giovedì 5 aprile 2018

7 APRILE 1944: IL BOMBARDAMENTO DELLA STAZIONE DI SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

Era il 7 aprile 1944, il Venerdì Santo. Quell'anno si prospettava una Pasqua davvero molto difficile, con l’Italia spaccata in due: al centro-nord la Repubblica Sociale Italiana e l'occupazione tedesca, a sud l’Italia liberata. Gli eserciti si stavano fronteggiando a sud di Roma e le linee di difesa germaniche opponevano una forte resistenza all'avanzata alleata. E’ in questo contesto che prese avvio la cosiddetta “Operation Strangle”, l’operazione “strangolamento”. La strategia era quella di interrompere o ridurre il più possibile le linee di approvvigionamento tedesche attraverso l’uso massiccio dell’aviazione, con operazioni di interdizione aerea, bombardamenti e incursioni. Nelle intenzioni degli Alleati ciò avrebbe dovuto costringere la Wehrmacht a ritirarsi, cosa che in effetti avvenne, ma solo dopo l’Operazione Diadem, o Quarta Battaglia di Montecassino nel maggio successivo. Dal luglio 1944 la difesa si spostò sulle rive dell'Arno e dall'autunno sulla linea Gotica.

La stazione ferroviaria di San Miniato-Fucecchio
Foto di Francesco Fiumalbi

Dunque, agli inizi di aprile, le forze aeree alleate erano impegnate a colpire gli obiettivi strategici, i depositi e le vie di comunicazione dell’Italia centro-settentrionale per “strangolare” il nemico tedesco. Inutile dire che i bersagli più importanti erano le linee ferroviarie ed in particolare i ponti, poiché una volta danneggiati o distrutti venivano ripristinati con maggiore difficoltà e potevano passare anche diverse settimane prima che la linea fosse di nuovo percorribile. Bloccare una ferrovia significava arrecare gravi danni con uno sforzo relativamente limitato, e costringere l'avversario a dover adoperare decine e decine di camion per trasportare le truppe, le munizioni e i generi alimentari che potevano essere caricate su un unico treno. Nel caso di San Miniato Basso, la stazione era situata all’intersezione fra la ferrovia e l’unica strada che metteva in comunicazione San Miniato al ponte di Fucecchio: colpire in quel punto avrebbe significato interrompere non solo la viabilità ferroviaria, ma anche quella veicolare.

In realtà non si trattò di un vero e proprio bombardamento. Con tale appellativo, infatti, vengono indicate le operazioni pianificate: una squadra di bombardieri, scortata dai caccia, si alza in volo con un obiettivo specifico, lo colpisce e fa rientro alla base. Invece nel caso della stazione di San Miniato si trattò di un’incursione aerea, ovvero di un’operazione estemporanea: alcuni aerei, passando dalla zona, si resero conto che quello poteva essere un nodo strategico e quindi non esitarono a colpirlo. La vera novità dell'operazione Strangle, infatti, fu l'utilizzo di cacciabombardieri, ovvero aerei in grado di sostenere il combattimento aereo ma anche di sganciare ordigni e quindi di colpire bersagli a terra. Erano aerei che non avevano la capacità distruttiva delle “fortezze volanti”, ma erano in grado di svolgere operazioni molto più rapidamente (erano molto più veloci dei bombardieri) e soprattutto potevano scendere in picchiata e raggiungere un grado di precisione nettamente superiore. Proprio a partire dall'aprile del 1944 i cacciabombardieri statunitensi P47 “Thunderbolt” “fulmine” di nome e di fatto cominciarono ad attaccare quotidianamente le vie di comunicazione toscane, ed in particolare le ferrovie. La base di partenza era la Corsica liberata: dall'Aeroporto di Bastia e dalla base di Alto (oggi dismessa). Qui erano dislocate le “ali” della Twelfth Air Force statunitense ed in particolare del 57th Fighter Group che nei primi giorni di aprile 1944 superò le 50 sorties al giorno.
Da un punto di vista tattico, durante le sortite aeree i piloti, oltre a cercare di colpire obiettivi prestabiliti e pianificati, avevano carta bianca sui cosiddetti targets of opportunity, i bersagli estemporanei dettati dall'opportunità del momento. E uno di questi fu proprio la stazione di San Miniato-Fucecchio. Per chi desiderasse approfondire l'argomento delle operazioni aeree alleate sui cieli della Toscana durante la Seconda Guerra Mondiale, rimando all'articolo di Claudio Biscarini dal titolo Bombs away! pubblicato sul sito Della Storia d'Empoli.

I cacciabombardieri statunitensi P47 Thunderbolt
Immagine tratta da Wikipedia
Utilizzo ai sensi dell'art. 70 c. 1-bis della Legge 22 aprile 1942 n. 633

Nel drammatico episodio, che scosse la comunità di San Miniato Basso, persero la vita quattro persone: Pietro Chiavarelli, 47 anni, originario di San Giovanni Valdarno (FI) e “gestore” per le Ferrovie; la moglie Matilde Zazzeri, 43 anni insegnante elementare, e la figlia Piera Chiaravelli di 8 anni. Gli altri due figli, Vilna e Vico, sopravvissero miracolosamente. La quarta vittima fu Rosa Ulivieri di 67 anni, vedova. Insomma, se l'Italia viveva la “guerra ai civili” determinata dall'occupazione tedesca, anche gli Alleati non si fecero scrupolo a colpire la popolazione civile. Basti pensare che nel territorio sanminiatese le vittime civili per mano alleata superarono abbondantemente quelle causate dall'esercito germanico. Per chi desiderasse approfondire la storia della famiglia Chiavarelli e di Rosa Ulivieri può consultare la pubblicazione curata da Don Luciano Niccolai, Una lapide per non dimenticare. Le vittime dell'ultima guerra a San Miniato Basso, Parrocchia dei Santi Martino e Stefano – San Miniato Basso, 2013, pp. 41-44.

La zona della stazione prima della guerra in una foto d'epoca: a sx l'edificio dove attualmente c'è il bar e l'edicola; a dx la casa del gestore Chiaravelli distrutta durante l'incursione
La foto è stata pubblicata nel gruppo FB
Utilizzo ai sensi dell'art. 70 c. 1-bis della Legge 22 aprile 1942 n. 633

Dell'incursione aerea sulla stazione di San Miniato rimane memoria nel Diario di Enzo Giani. Di seguito è proposto un estratto di Una ferrovia sulla linea del fronte. 1942-1944 Diario di Enzo Giani, a cura di C. Giani, F. Mandorlini, L. Niccolai, A. Zizzi, F.M. Edizioni, San Miniato, 2003, pp. 105-106:

S. Miniato Basso – Venerdì Santo – 7 Aprile 1944
Dalle ore 14 circa e fino alle ore 16,30 sono passate tre o quattro volte le formazioni di bombardieri inglesi scortati da caccia. Alle ore 17,15 circa io stavo studiando e facendo il riassunto delle lezioni di movimento, quando ho sentito nominare il mio nome da Feliciana; mi sono affacciato alla finestra credendo che ci fossero il Marianelli e il Battini con i quali avevo fissato qui per poi andare alla stazione. Mi sono affacciato alla finestra ed ho sentito gli apparecchi. Mi sono gettato fuori di casa e siamo scappati sopra al rifugio. Erano apparecchi da caccia che giravano sopra alla stazione, si incrociavano, tornavano indietro, poi uno di questi si è lanciato in picchiata mentre noi siamo riusciti ad entrare nel rifugio. Abbiamo udito un'esplosione seguita da altre due o tre, e accompagnate dall'ululare dei motori in picchiata. La paura ci ha invaso in quei momenti terribili, tutti rannicchiati lì dentro fissi in un solo pensiero che si confonde fra la vita e la morte. Quando sono uscito ho veduto tutto il fumo dalla parte della stazione, e infatti è stato quello l'obiettivo di quei sedici cacciabombardieri. Poco dopo è tornata mamma che era andata a fare l'erba nei campi limitrofi alla ferrovia. Gli impianti colpiti sono la casa del gestire e di Matteucci, la ferrovia da ambedue le parti del fabbricato viaggiatori e lo scalo merci. Altre bombe sono cadute negli orti dei capi stazione. Il Brotini è rimasto ferito ad una spalla; la signorina Rossi ferina nel dorso ed il figlio del titolare ferito alla testa. Altri feriti: il Matteucci e sua moglie e contusioni le hanno riportate il capo stazione Rossi. Il Chiaravelli, sua moglie e sua figlia (la piccola), non li hanno ancora trovati perché sepolti dalle macerie. Speriamo che siano ancora vivi! E' cosa indegna e vergognosa per una umanità che si vanta civile il far guerra alle popolazioni inermi. […]

S. Miniato Basso – Sabato – 8 Aprile 1944
[…] Sono stato a far visita a Livia che era a casa, la quale se l'è cavata con qualche ammaccatura. Poi sono andato dal Brotini il quale è all'ospedale con una spalla rotta e poi da Gino alla Badia che è ferito alla testa ma sta abbastanza bene anche lui. Alla Badia vi era anche il capo stazione. Ieri sera il Capo non era neppure nelle facoltà mentali. Stasera sono andato alla stazione a vedere per bene dove è stata bombardata. Ho veduto anche i morti ma erano irriconoscibili perché tutti a pezzi. Solo la testa della bambina si riconosceva un poco. Tutti i brandelli dei cadaveri erano mischiati in una sola cassetta. Il Gestore non era stato ancora trovato.

S. Miniato Basso – Domenica di Pasqua – 9 aprile 1944
[…] Alle ore 18 sono state benedette le salme del Chiaravelli, della sua Signora, della Bimba e dell'altra Signora vittime dell'incursione aerea di Venerdì Santo. Il Proposto [Don Nello Micheletti, n.d.r.] ha fatto un breve discorso che ha commosso tutti. Erano presenti anche Vico e sua sorella [Vico e Vilna erano gli altri due figli del gestore Chiavavelli, sopravvissuti, n.d.r.] Dopo che il sacerdote ha dato la benedizione alle salme si è composto il corteo di accompagnamento che ha seguito i carri funebri fino al cimitero. Era presente moltissima gente.

La scalinata realizzata dove un tempo era la casa del gestore
presso la stazione ferroviaria di San Miniato-Fucecchio
Foto di Francesco Fiumalbi

1 commento:

  1. Erano i miei nonni e la mia piccola zia.....
    Ora io ho nipoti e spero che nessuna guerra li porti inutilmente via......

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