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mercoledì 6 aprile 2016

MICHELE MERCATI E L’ORTO BOTANICO VATICANO

a cura di Francesco Fiumalbi

In questo post è proposta la trascrizione di un interessante articolo dedicato ai due orti botanici presenti in Vaticano fra il ‘500 e il ‘600. Nel testo si fa riferimento anche al sanminiatese Michele Mercati (San Miniato, 6 aprile 1541 – Roma, 26 giugno 1593). Quest’ultimo è stato una figura straordinaria all'interno dell'ambiente scientifico del XVI secolo, raccoglitore di minerali e metalli nella celebre “Metalloteca”, e i cui risultati furono divulgati come opera postuma, ad oltre un secolo di distanza [Vedi il post: LA METALLOTECA DI MICHELE MERCATI NEL “POLIORAMA PITTORESCO”]. Fra le varie cose, fu “archiatra” (ovvero “medico principale”) dei pontefici e durante il suo soggiorno romano, si occupò anche dell’Orto Botanico, che doveva presentarsi più come “Giardino dei Semplici”, cioè una coltivazione di varietà vegetali considerate con virtù medicamentose. Secondo Misael Pieragnoli, autore di un’ampia biografia sul Mercati, il suo arrivo a Roma coincise proprio con la chiamata di Papa Pio V ad assumere il ruolo di “Prefetto degli Orti Botanici”. Per approfondire: DELLA VITA E DELLE OPERE DI MICHELE MERCATI – MISAEL PIERAGNOLI.

Michele Mercati, incisione tratta da un dipinto di Tintoretto
a corredo della Metallotheca, Roma, 1719

Mercati fu importante anche per la storia sanminiatese, poiché acquistò l’intero poggio della Rocca di San Miniato, dismessa dai fiorentini, e immortalata in suo onore all'interno della carta dell'Etruria, nella Galleria delle Carte Geografiche del Palazzo Apostolico Vaticano, su iniziativa del Pontefice Gregorio XIII [per chi desidera approfondire questo l'aspetto della dismissione della rocca, si rimanda a E. Marcori, Decadenza e cessione del sistema difensivo di San Miniato al Tedesco, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 77, San Miniato, 2010, pp. 309-318]. A San Miniato, da sempre, si favoleggia sulla possibilità che, durante la vita di Michele Mercati, il colle intorno alla Rocca fosse diventato un grandioso giardino botanico. La circostanza, parrebbe trovare conferme nella lettera inviata al Mercati da San Filippo Neri il 3 maggio 1591, conservata presso l'Archivio Vescovile di San Miniato e pubblicata nel già citato testo di M. Pieragnoli, alle pp. 35-36 [VEDI IL POST>>]. In particolare vi si legge: La sua Rocca di più, che le gusta per la vaghezza de' giardini, de' salvatichi, de' pomarij, et altre vaghezze, che lei gode mi recca similmente contentezza; perchè insieme con lei mi contento, et allegro di qualunche vaghezza ivi si trova: et lei la gode presenzialmenle, et io mi godo, che ella ne gioisca; et con l'animo ho la mia parte della contentezza che ella ne prende». Tuttavia, i prolungati soggiorni romani e l'assenza di ulteriori testimonianze (dirette o indirette) lasciano più di qualche interrogativo circa le possibili iniziative, in fatto di botanica, del Mercati a San Miniato.

«Atti dell’Accademia Pontificia de’ Nuovi Lincei»,
Tomo n. XXXII, Tip. delle Scienze Matematiche e Fisiche,
Roma, 1879, frontespizio.

Di seguito è proposta la trascrizione del testo di G. Lais, I due orti botanici vaticani, in «Atti dell’Accademia Pontificia de’ Nuovi Lincei», Tomo n. XXXII, Tipografia delle Scienze Matematiche e Fisiche, Roma, 1879, pp. 63-69.
N.B. Per rendere più agevole la lettura del testo, le parti riguardanti Michele Mercati sono segnate in grassetto.

[063]
ATTI
DELL'ACCADEMIA PONTIFICIA
DE' NUOVI LINCEI

SESSIONE II DEL 19 GENNAIO 1879
PRESIDENZA DEL SIG. COMM. ALESSANDRO CIALDI

MEMORIE E NOTE
DEI SOCI ORDINARI E DEI CORRISPONDENTI

I DUE ORTI BOTANICI VATICANI
NOTA
DEL P. GIUSEPPE LAIS

La varietà dell'apprezzamento ed interpretazione data ad alcuni fatti primitivi dagli scrittori che si occuparono di priorità nella storia degli Orti Botanici Italiani, ha dato origine a diverse opinioni munite dell'appoggio di un grado più o meno eminente di probabilità. Cosi dell'orto padovano alcuni assegnano il principio all'anno 1533, altri al 1535, altri al 1540, altri al 1545, ed in diverse sentenze piegarono il Bauhino, il Toumefort, l'Aller, Linneo, Castelli, ed il Devisiani. Quelli che ne assegnano l' anno 1533 prendono per punto di origine la fondazione della cattedra di botanica: alcuni partono dal grado di pubblicità della prima raccolta di piante, altri dal riconoscimento dello stato, che a proprie spese segue l'iniziativa del professore insegnante; così si avvicinano le due più estreme date del 1533 col 1545, e nessuna merita censura, perché la cattedra istituita nel 1533 trasse con sé un primo nucleo di formazione d'orto botanico, che per essere stato creato in ajuto della cattedra era può dirsi semipubblico, e che in seguito andò svolgendosi e perfezionandosi.
[064] Infatti Francesco Buonafede padovano, che occupò la cattedra dei semplici per decreto pubblico ivi fondata nel 1533 collo stipendio di 120 fiorini, fu poi stipendiato con un accrescimento di 120 a 180 tre anni appresso, perché potesse più agevolmente da ogni parte raccogliere erbe e piante, il cui uso doveva pubblicamente spiegare (Nota 1: Mazzuchelli. Scrittori Italiani. Tomo II, p. III, pag. 1540.); ma un professore non potea sostenere le spese a ciò necessarie ed ecco la necessita dell'orto botanico riconosciuta, ed il soccorso del senato veneto, che nel 30 Giugno 1545 ordina a pubbliche spese la l'accrescimento dell'orto, e questa data segna l'epoca del maggiore sviluppo ed incremento che potesse accogliere. Quindi è, che secondo l'una data o l'altra o le intermedie da me considerate, è da preporsi l'orto Padovano a quello di Pisa, che fu costituito l'anno 1544 da Luca Ghini, chiamato alla sua fondazione. E se il merito di aver fatto progredire la scienza di un nuovo passo è da rifondersi più in chi ne ha dato le prime mosse, che in quello, che ne ha seguito l'esempio, e ne ha favorito l'ampiazione, all'orto pisano il padovano sarebbe da anteporsi.
Una cattedra di botanica sorta in que' tempi, ne' quali il lodevole spirito d'osservazione s'innestava allo studio dei classici antichi, reclamava fin dar principio un orto botanico rudimentario, che avesse somministrato i materiali necessarii all'insegnamento sia teorico chi pratico. Così è, che noi vediamo che in Bologna all'orto botanico precedette un viridario per l'insegnamento di quella scienza, e che l'orto di Firenze, quando fu terminato, ebbe il Ghini per primo dimostratore dei semplici.
Secondo questo modo di vedere altrettanto dovremmo dire essere avvenuto in Roma all'epoca della prima istituzione della cattedra di botanica, la quale, per esser di lungi più antica di tutte le altre, deve aver recato con sé il più antico rudimentario orto dei semplici Ad declarationem simplicium, nelle letture di botanica tenute nella Romana Università.
Che l'onore della prima cattedra di botanica sia riserbata a Roma, e che Giuliano da Fuligno, sia stato primo docente lo ha mostrato il Renazzi (Nota 2, Renazzi, l'Archiginnasio della Sapienza. Vol. 2, pag. 65) nei ruoli della Romana Università del 1514. «Una tal notizia, egli dice, quanto certa per l'autorità del documento d'onde risulta, tanto sin ora a tutti ignota, quel nuovo splendidissimo lustro arreca all'Università Romana, e come dà sempre maggiore rilievo alle provvide cure del di lei insigne Restauratore e Amplificatore Leone X! Taccia dunque il Facciolati sempre impegnatissimo ad esaltare ogni pregio della sua università patavina, poiché [065] in Roma vedesi introdotta la pubblica lettura di Botanica molto innanzi che in Padova, dove non s'incontra sino all'anno 1533. Qualche anno avanti, cioè nel 1527 al riferire del Ch. Com. Fantuzzi, si ebbe nell'Università di Bologna una lezione anche di Botanica; ma oltreché fu essa straordinaria, il primato nell'introduzione di tal lettura rimane sempre a gloria della Romana Università».
Quanto al fatto di un orto botanico vaticano annesso alla cattedra della quale si ragionò, abbiamo autori che ne hanno parlato, ed un Bonelli (Nota 1: Hortus Botanicus. Edizione del 1772 in foglio con tavole colorate.) che a tessuto ben anche un elenco dei custodi dell'orto e dei docenti universitarii, di cui nella presente memoria. Ma quel elenco è incompleto, e manca principalmente di ciò che maggiormente c'interessa, cioè della sua antichità, per il confronto cogli altri stabilimenti di egual genere. Fino ad un certo punto possiamo ravvicinare la sua esistenza con quella del padovano e pisano. Perocché se nel 1587 secondo il Bonelli l'amministrazione di quell'orto era stata data al Bono botanico e docente universitario, dobbiamo ammetterne già l'esistenza se non nel primo precettore Giuliano dell' anno 1514, almeno nel successore di questo e predecessore del Bono, che fu Giuseppe Cenci, che dal 1539 al 1548 tenne quella cattedra, con che si ha già quanto basta a dare all'orto un vanto di antichità eguale agli altri.
Ma vi ha di più. (Nota 2: Una menzione specialissima pel ristoramento dell'orto vaticano è dovata all'insigne naturalista Michele Mercati, che la s. memoria di S. Pio V applicò alla cura di quell'orto come ne parla la vita scritta del Majella. Dall'archivio secreto vaticano sotto la rubrica. Politicorum d. 77. p. 2. abbiamo una data storica importante per il fornimento dell' orto vaticano, che mi piace qui trascrivere. Eccola. 1571, 10 Marzo. Ordine del Card. D. Michele Bonelli a tutti i guardiani» ed altre persone da campo, et a Portiana di non molestare, anzi prestare ogni opera a Mons. Michele Mercati semplicista di N. S. che va a far provisione di piante di semplici ed a cavarle da vari luoghi.) L'interpretazione più facile di un testo della vita del Pontefice Nicolò Quinto registrata negli annali muratoriani (Nota 3: Muratori. Scriptor. Rerum Ital. Voi. III. part. 2. pag. 933.) c'induce a credere aver cotesto Pontefice fatto qualche cosa di simile ad un orto botanico, imperocché si scrive così Primo enim ab inferiori Palatii parte magnus pulcherrimusque hortus cunctis herbarum atque omnium generibus refertus. Potrebbe credersi qui indicato un luogo di delizie più che un apparecchio allo studio di botanica, ma come spiegare le ultime parole che suonano per una ragguardevole collezione? Certamente che i generi di tutte le piante non potevano costituire qualche cosa di per se essenzialmente delizioso, perché la scelta e la disposizione, e non la sola molteplicità forma il [066] bello: e che bellezza di grazia potevano produrre le piatite esotiche colle ortive? La vita poi di quel gran Pontefice inteso a cose utilissime e profittevolissime per la scienza letteraria non dà luogo a sospettare, che suo intendimento fosse di formare un luogo di delizie, e nulla più.
Non mancano poi gravi sospetti, che alla coltura di piante esotiche a modo di orto botanico in Roma, si fosse dedicato Simone lanuense o da Cordò, che fu medico e suddiacono di Nicolò IV (1288-l292), e scrisse tra le altre cose un repertorio di rimedii intitolato Clavis sanationis, dove è detto del modo di allevar piante e trasferirle da luogo a luogo. Sembra che Alfonso Decandolle arrivasse a qualche notizia più positiva, perché il celebre naturalista fu richiesto per lettera dal Prof. Sanguinetti sulla verità dell'asserzione, e sulla fonte della notizia; ma troppo tardi, che in quella lettera conservata dal Ch. Prof. Scalzi Medico primario dell'Ospedale di S. Spirito in Sassia, della quale per suo favore mi ha dato lettura, si scusava di non poter soddisfare alla sua ragionevole dimanda, che il lungo tempo passato dalla ricerca alla richiesta (trent'anni circa) avea posto il Professore nella inabilita di ricordare l'opera e l'autore, e chiudeva la lettera con quelle informazioni, che di questo autore avevano scritto il Tiraboschi nel Vol. IV. p. 151 e 200 della sua storia della letteratura, e il Meyer nel Gerchicte der Botaniche. Vol. 4, pag. 160-167.
Si raccoglie da questo^ che l'origine del 1° orto vaticano deve ricercarsi nella più grande antichità, ed al disopra delle epoche che segnano le date di costruzione degli altri orti botanici d'Italia.
Quale fosse il luogo occupato nell'area dei giardini vaticani, il Lancisi, nella prefazione che accompagna la pubblicazione della Metalloteca di Michele Mercati pag. XV, indica il giacimento dell'orto presso il luogo occupato da quel celebre monumento, cioè l'impluvio del Museo Pio Clementino, come si raccoglie dalla poesia del Carega in lode di Michele Mercati, e da quello, che questi medesimo dice nell'opera della Metelloteca all'Armario X cap. III. Il Lancisi ne parla cosi. «Etenim locus theatri instar longitudinis ubi major est ambitus palmorum 150 et amplius, latitudinis vero 16. Horto medico ad austrum imminet, Villamque Pii IV per fenestras ad africum prospectat.».
Il Museo Pio Clementino corrisponde secondo il Bonanni all'atrio ornato da Pio IV delle statue del Laocoonte, Apolline e Venere, e trovandosi fatta menzione della prima di queste opere d'arte nei versi del Carega, per indicare il luogo della celebre Metalloteca, veniamo in cognizione particolareggiata [067] del luogo al Sud del quale, dobbiamo rinvenire l'orto medico menziooato dal Lancisi. L'area che racchiude i requisiti di prossimità ed orientazione può stimarsi nella vaticana topografia quella parte dell'antica Villa Innocenziana, che forma oggi il giardino della Pigna, a meno che non voglia supporsi nelle vicinanze del palazzotto di Pio IV, come farebbe credere l'Ab. Gaetano Marini, (Nota 1: Lettera edita e diretta a Mons. Giuseppe Muti Papazzurri già Casali. Roma 1798. Tip. Puccinelli.) sebbene in grado di minore propinquità: e questo dovette essere il teatro delle prime osservazioni e dei primi botanici sperimenti.
L'elenco dei docenti botanici posto in calce della presente memoria, mostra il tramonto dell'orto botanico sotto il Panarola ed il Sinibaldi, cui tenne dietro una nuova aurora, il rinascimento cioè del 2° nuovo orto botanico sorto sul colle vaticano per cura del botanico Mons. Filippo Luigi Gilli; il quale cominciò a studiare la natura e la proprietà di alcuni vegetabili non indigeni del nostro suolo, in un piccolo giardino situato alle radici del monte Giannicolo, finché non gli venne aperta la strada a sperimentare e studiare in un campo più vasto, che fu un area situata sul colle vaticano.
Ecco come egli stesso ci descrive la cosa. «L'elegante forma nella quale vedesi ridotto al presente questo nostro giardino, per l'acquisto che abbiamo fatto di uno più grande e migliore situato alla falda orientale del colle vaticano, di assoluta proprietà della R. Fabbrica di S. Pietro, lo dobbiamo a Mons. Giovanni Bufalini, che essendo attualmente economo della medesima Reverenda Fabbrica, si compiacque a nostra istigazione così di ridurlo, con toglierne via alcune semidirute fabbriche non ad altro buone se non ad occupar terreno, ed a privare lo stesso giardino di quella amena apertura nella quale vedesi ora restituito; e siccome un qualunque giardino od orto che sia, di questa natura, e tutto dedicato alle botaniche osservazioni, merita di essere con qualche particolar nome conosciuto; così col nome di Orto Vaticano-indico ci è piaciuto di distinguere il nostro, avendo riflesso ed al luogo della sua situazione per molti capi celebratissimo, ed alle piante che in esso coltiviamo indigene la maggior parte delle indie sì orientali che occidentali.» (Nota 2: Osserv. Filologiche. Roma 1790.)
Le particolarità che si raccolgono dalla descrizione, limitano la giacitura del giardino descritto a quella parte dell'area orientale del monte vaticano racchiusa tra la via della tribuna, e le vie della zecca e del mosaico, che ne formano il confine; e posso aggiungere, che lungo la via del mosaico si trova una piccola zona di terreno di proprietà un tempo della R. Fabbrica [068] di S. Pietro, oggi della Eccellentissima Casa del Duca Fiano, ad uso di vaccheria, dove prospera tutt'ora una bella Palma, e si veggono piccoli arbusti avanzi di un viridario, che dalla giacitura conviene benissimo colla posizione dell'Orto Vaticano-indico del Gilli. Col materiale raccolto in Roma ed in lontani paesi, Mons. Gilli col socio di studio Gaspare Suarez, intrapresero un corso di osservazioni fitologiche su di alcuni esotici vegetali, ragionando della coltivazione di ciascuno di essi adattata al nostro clima, e delle loro proprietà ed usi nella medicina e nella domestica economia. Ottennero dal Ruiz, la più scelta parte delle esotiche piante e si servirono dell'opera del P. Cesare Majoli per la pubblicazione dei loro disegni. In tal modo le effemeridi letterarie di Roma del 1788, 89, 91, 93 furono arricchite dai sudori di questi due dotti ed abili osservatori.
Dopo la totale scomparsa dei materiali scientifici che arricchirono il Vaticano di due orti botanici, sarebbe utile alla storia della scienza ricomporre con notizie apprese su codici o su libri l'elenco delle piante allevate in ambedue gli orti vaticani. Cotesto desiderio, che mi è venuto meno pel 1°, non mi è riuscito vano pel 2°, chi svolgendo le memorie manoscritte del Gilli, conservate nella Vaticana, ho trovato tre elenchi, che ordinati per lettera s'inseriscono in un solo a pié della presente nota.
Altra grandissima ventura è stata il ritrovamento di ricchissimo erbario di oltre a 1200 esemplari fornito dalle piante del 2° orto botanico, che ordinato, classificato disposto potrà formare un piccolo gabinetto vegetale vaticano di piante nostrane ed esotiche.
Tutto questo è una novella prova, contro un recente ed empio libercolo del Draper, che la Religione e la scienza mirabilmente si accordano a nobilitare l'uomo ed a sollevarlo al disopra della condizione dei bruti, e che i Romani Pontefici furono sempre intesi a promuovere incoraggiare, ed ebbero grandissima parte nello sviluppo dell'umano intelletto ospitando le scienze che lo perfezionano.

[069] ELENCO COMPARATIVO DI DOCENTI UNIVERSITARI
E CUSTODI DELL'ORTO BOTANICO VATICANO

Docenti Universitari
di Botanica
(Estratto dal Bonelli)

Leone X. an. II. 1514.
Ad declarationem Simpl. Medic.
Magister Julianus de fulgineo.

Paolo III. an. 1539-1548
Ad declarationem Simpl. Medic.
Magister Joseph Cincius.

Pio IV. an. II. 1561
In Simplicib. Medicinal.
Jacobus Bonus Ferrarensis

an. 1587
Caesar Durantes Gualdensis

Clemente VIII. an. IV. 1596
Simpl. Medic.
Andreas Baccius

an. 1601.
Simpl. Medic.
Johannes Faber.

an. 1653.
In Simplicib. Medicamentis.
Magister Dominicus Panarolus Romanus.

In Sim. Med.
Magister Jacobus Sinibaldus Rom. cum ostensine, de alexipharmacis et venenis.

Custodi dell'Orto
Botanico Vaticano

(Ricavati dalla Storia del Renazzi)

In elenco lectorum Sapientiae invenimus Josephum Cincium professorem sub Paulo III, tum Jacobum Bonum Ferrariensem, qui hortum simplicium sub Pio IV administravit, ….

Michaelis Mercatus, qui annum vix dum aetatis vigesimum excessisset a S. Pio V P. M. horto botanico praefectus est...

Andreas Baccius Medicus ac philosophus omniscius ac politissimus excepit Mercatum, Baccio successit Castor Durando de Gualdo, post, Joannis Faber bambergensis, in celebri Linceorum societate nobilissimus: tres annos Pauli V jussu peregrinatus est herbarum conquirendarum caussa: novas plantas laboriose curavit eumdemque hortum per annos triginta circiter cum laude administravit …........

Interea horti custodia demandata 1636 Benedicto Sinibaldo Leonissano, 1646 Dominico Panarolae, tum 1667 Francisco Sinibaldo per annos 14.

sabato 13 febbraio 2016

LA METALLOTECA DI MICHELE MERCATI NEL “POLIORAMA PITTORESCO”

a cura di Francesco Fiumalbi

Più o meno alla metà del XIX secolo si assiste ad una rinnovata attenzione per la Metalloteca Vaticana del sanminiatese Michele Mercati. L'opera, frutto dell'esperienza di raccolta e catalogazione di metalli e minerali presso la sede pontificia, fu oggetto anche di un volume a stampa, pubblicato postumo nel 1717.

Abbiamo già incontrato il saggio di Misael Pieragnoli dal titolo Della vita e delle opere di Michele Mercati Junore. Cenni biografici letti all'Accademia degli Euteleti di S. Miniato nell'adunanza del dì 14 luglio 1853 dal socio onorario Dottor. Misael Pieragnoli, stampato presso la Stamperia Ristori di San Miniato nel 1853. Questa riscoperta “sanminiatese” operata dal Pieragnoli va senza dubbio inquadrata nell'ambito del dibattito storiografico cittadino, avido di informazioni a riguardo degli illustri concittadini dei secoli che furono.

Completamente diverso, invece, il contesto e il respiro con cui si parla della Metalloteca nell'articolo proposto in questa pagina. La pubblicazione fa parte di un periodico, il Poliorama Pittoresco, che venne stampato fra il 1836 e il 1860 con cadenza settimanale, a Napoli, nell'allora Regno delle Due Sicilie.

Poliorama Pittoresco, Anno Nono, Napoli, 1845
Frontespizio

Come si legge nel sottotitolo presente nel frontespizio, si trattava di un'opera periodica diretta a spandere in tutte le classi della società utili conoscenze di ogni genere e a rendere gradevoli e proficue le letture in famiglia. Di fatto fu un'interessante raccolta di notizie, più o meno approfondite, su tematiche scientifiche, sui progressi della tecnica e della tecnologia, sull'arte, e senza tralasciare note e approfondimenti biografici dedicati ad personalità illustri. Per certi aspetti, il Poliorama Pittoresco anticiperà di oltre un secolo molti spunti editoriali che ritroveremo in Italia solo nel Secondo Dopoguerra.

Il concetto di “pittoresco” contenuto nel titolo, infine, è un qualcosa che rimanda all'immaginario onirico, al tema del viaggio, della scoperta, della meraviglia per la novità, per l'insolito, l'antico o l'esotico. E forse fu proprio questa una delle chiavi del successo del periodico che ebbe una straordinaria diffusione e una considerevole attenzione da parte del pubblico. Non dobbiamo poi dimenticare che la città partenopea, governata al tempo dai Borboni, da un punto di vista socio-culturale non aveva niente da invidiare rispetto agli altri centri italiani. Anzi.

Poliorama Pittoresco, Anno Nono, n. 20, Napoli, 21 dicembre 1844
Particolare di pagina 160 con il ritratto di Michele Mercati

Le notizie riportate dall'articolo del Poliorama Pittoresco sono tratta unicamente dalla “prefazione” di Giovanni Lancisi (archiatra pontificio e in qualche modo successore del Mercati), contenuta nella Metalloteca Vaticana.
Di seguito l'estratto da Poliorama Pittoresco, Anno Nono, Semestre Primo, Dal 10 agosto 1844 al 4 febbraio 1845, Tipografia e litografia del Poliorama Pittoresco, Napoli, 1845, n. 20 del 21 dicembre 1844, pp. 160-161.

METALLOTECA VATICANA.
La Metalloteca del Vaticano offre un interessante particolare per essere stata la prima collezione di mineralogia in Europa. Essa fu fondata nel 1588 dal pontefice Sisto V, che ne confidò la direzione al celebre Mercati di Samminiato, famoso scienziato di quel tempo, e già da 20 anni direttore dell'orto boranico del Vaticano.
Michele Mercati nacque nel 1541. Studiò a Pavia, e fece sì rapidi progressi, che meritò a 20 anni che il pontefice Pio V gli affidasse la cura dell'orto botanico suddetto. Il cardinal Baronio ne' suoi Annali parla di lui con grandi elogi. Egli morì sotto il pontificato di Clemente VIII nel 1593, in età di 52 anni.
Era già molto tempo che Mercati andava raccogliendo gli elementi d'una collezione mineralogica, allorché il decreto di Sisto V fondò la Metalloteca Vaticana, e determinò il sito che quella collezione doveva occupare.
Codesta metalloteca, come risulta dalla descrizione che ha lasciata Mercati, era composta di due parti: una di minerali, l'altra di sostanze metallifere. La prima serie occupava 13 armadi, corrispondenti alle seguenti 13 divisioni: – terre – sale e nitro – allumine – sali aeri – sughi grassi – sostanze marine – pietre simili alla terra – pietre provenienti da animali – animali fossili – petrificazioni – marmi – silice e fluore – gomme.
La secondo serie era di sei soli armadi: – oro ed argento – rame – piombo e stagno – ferro e acciaio – sostanze metallifere – sostanze metallifere trovate nelle fornaci.
Sisto V aveva risoluto di far costruire una splendida galleria per servire di metalloteca, ed il qui unito disegno desunto dal volume in foglio che sotto il titolo di Metalloteca Vaticana si pubblicò in Roma nel 1717 arricchito di superbe incisioni, quelle stesse che ne fece incidere Mercati, darà un'idea di ciò che doveva essere. Essa avrebbe potuto meglio disporsi pel comodo degli studi; ma non poteva essere né più sontuosa, né più degna di quel gran pontefice che si proponeva altresì di farne pubblicare una descrizione con incisioni in rame; ma disgraziatamente codesto progetto, non si sa perché, fu abbandonato, e non si può dubitare che la drezioen già presa in quel tempo dalla geologia, non abbia in breve cessato di esser veduta con piacere.
Tuttavia, dopo la morte di Sisto V, il pontefice Clemente VIII mantenne la metalloteca sotto la direzione di Mercati, e fu ripreso per ordine suo il progetto della pubblicazione. La morte di lui fe' nuovamente svanir tutto, e la metalloteca andò a poco a poco in dimenticanze.
I dotti soli conservato ne avevano la memoria, quando verso il 1710 il manoscritto di Mercati cogli annessi rami fu trovato a Firenze nella biblioteca della famiglia Dati. Clemente XI, allora papa, ordinò di comprare a qualunque prezzo quel prezioso monumento, e confidò al suo medico Lancisi la cura di ripigliare quella pubblicazione, interrotta da più di 120 anni.
La prima cura di Lancisi fu di tentar di trovare nel Vaticano gli avanzi della Metalloteca. Si può prendere un'idea dell'immensità del palazzo Vaticano da quello solo, che la galleria, soltanto per essere andata in dimenticanza, era talmente perduta, che nessuno sapeva più dove fosse.
Lancisi era imbarazzatissimo, allorché alcuni versi del pote Carga, contemporaneo di Mercati, lo misero sulla traccia di quello che cercava: «e Forestiere, dicevano i versi, va nella galleria dove geme Laoconte e mira ciò che Mercati vi ha collocato, e ponilo fra le meraviglie di Roma.» Codesti versi, e un passo del manoscritto di Mercati, mi fecero pensare, scrive Lancisi, che dirigendo le mie ricerche negli appartamenti dai quali si scopre il giardino Medici, troverei finalmente la metalloteca.
Le congetture di Lancisi furono giustificate dal loro risultato; gli armadi esistevano ancora, ma voti; la galleria era sfigurata da vari tramezzi, per formarne camere da letto per gente di palazzo; è probabile che, dopo la morte di Mercati, tutto andò disperso e perduto.
La Metalloteca comparve in Roma nel 1717 in un magnifico volume in foglio con tavole bellissime in rame.
S.C.

Poliorama Pittoresco, Anno Nono, n. 20, Napoli, 21 dicembre 1844
Particolare di pagina 161 con l'immagine della Metalloteca
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