mercoledì 24 marzo 2021

SAN FRANCESCO A SAN MINIATO TRA STORIA E TRADIZIONE

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a cura di Francesco Fiumalbi

Indice del post:
INTRODUZIONE
IL PASSAGGIO DI SAN FRANCESCO
LA DONAZIONE DEL CONVENTO
LA CHIESA DI SAN MINIATO E IL CONVENTO FRANCESCANO
I NOTABILI A LA CATENA
FRATE ELIA E LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA
CONCLUSIONI

INTRODUZIONE
Fra le tante personalità storiche legate a San Miniato, troviamo anche San Francesco. Il Poverello d’Assisi, infatti, sarebbe passato dal nostro territorio nel 1211. Come narra la tradizione, alcuni notabili sanminiatesi sarebbero accorsi incontro al Santo, presso La Catena, donandogli l’antica chiesa di San Miniato, attorno alla quale sarebbe stato edificato il monumentale complesso conventuale. In questo post tratteremo le fonti storiche che documentano tale accadimento e cercheremo riscontri scientifici alla tradizione.

Cimabue, Maestà d’Assisi,
particolare raffigurante San Francesco
Assisi, Basilica Inferiore

IL PASSAGGIO DI SAN FRANCESCO
Innanzitutto, il primo a parlare in un testo a stampa di San Francesco a San Miniato fu Luke Wadding, frate francescano di origine irlandese, vissuto nel XVII secolo e autore degli Annales Minorum, la prima opera a carattere storico dedicata alla vita di San Francesco e allo sviluppo dell’Ordine dei Minori francescani. Nel tomo I degli Annales (Lugduni, 1625, p. 86), riportò tale informazione:

Dilapsus exinde ad castrum S. Miniati, cognomento Teutonis (cui Henricus I Imperator Ecclesiam ad muros Florentiae aedificavit) ad dexteram (sic!) Elsae fluvij extructum, ubi oblatum sibi Conventum admisit, eorumdem hodie Patrum & Provinciae, sed Custodiae Lucensis.

TRADUZIONE: Di là (da Pisa, n.d.r.) raggiunse il castello di San Miniato, detto “al Tedesco” (dove l’Imperatore Enrico I aveva costruito una chiesa presso le mura dalla parte di Firenze) su un’altura alla destra (sic!) del Fiume Elsa, dove gli venne offerto un Convento, che subito fu accettò in quella Patria e Provincia e Custodia Lucchese.

Innanzitutto, va osservato un errore storico circa la fondazione di una chiesa dedicata a San Miniato da parte dell’imperatore Enrico I di Sassonia. Al tempo in cui venne dato alle stampe il volume non era ancora noto il documento (male interpretato) circa la fondazione della chiesa di San Miniato in loco Quarto, assegnabile agli inizi dell’VIII secolo. Infatti, quel documento venne pubblicato da Ludovico Antonio Muratori nel 1742, ripreso da Giovanni Lami nel 1758 e poi da tutti gli storici sanminiatesi fino alla corretta interpretazione elaborata da Paolo Tomei negli ultimi anni. Al tempo del Wadding poteva essere nota soltanto la tradizione scaturita da Lorenzo Bonincontri nel XV secolo, circa la fondazione del castello di San Miniato da parte dell’Imperatore Ottone I di Sassonia intorno all’anno 961. Dunque, siamo di fronte ad una tradizione, forse ancora più antica? L’autore ha fatto confusione? Con le informazioni disponibili non possiamo saperlo. Tuttavia, sicuramente, siamo di fronte ad un’informazione erronea, non corrispondente ai dati storici. Osserviamo poi un secondo errore, stavolta geografico: San Miniato viene collocato alla destra dell’Elsa, quando invece si trova a sinistra. Infatti, nella successiva edizione del 1737, questo aspetto viene corretto.

La chiesa di San Francesco a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

LA DONAZIONE DEL CONVENTO
In ogni caso, dal testo di Wadding apprendiamo gli spostamenti che effettuò San Francesco, muovendosi da Pisa verso Siena nell’anno 1211. Tuttavia, non c’è nessun riferimento all’incontro fra il Poverello e i notabili sanminiatesi. Genericamente parla di un Conventum che offrirono (oblatum sibi) e che venne accettato immediatamente, in quello stesso giorno (eorumdem hodie), nella Provincia Toscana (Patrum & Provinciae), specificando nella Custodia di Lucca (sed Custodiae Lucensis), dal momento che il territorio sanminiatese apparteneva giurisdizionalmente alla Diocesi lucchese. Per quel che riporta il Wadding, San Francesco potrebbe anche non essere passato da La Catena ed essere salito per altre strade sul colle di San Miniato, dove avrebbe ricevuto ed accettato un nuovo convento. Non si parla dell’antico oratorio di San Miniato, ma di una generica “chiesa”.

F. M. Galli Angelini, San Francesco
Lunetta di ingresso alla chiesa di San Francesco a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

LA CHIESA DI SAN MINIATO E IL CONVENTO FRANCESCANO
Nel 1741 Giovanni Lami pubblicò il testo Charitonis et Hippophili Hodoeporici, Parte Prima, nella collana Deliciae Eruditorum seu veterum anekdoton opuscolorum collectanea, dove ebbe modo di affermare:

[…] si fermò col Bonincontri, che Sanminiato fosse fondato nel DCCCCLXII o lì intorno; onde ancora in quel tempo, o alquanto innanzi, vi fu fondata forse qualche Chiesa dedicata a San Miniato Martire, da cui dee aver preso il nome la Terra. E se la Chiesa antica di San Miniato, è la Chiesa detta in oggi di San Francesco, ampliata, e rifatta, come si dice; è evidente, che questa Chiesa ha mutato nome.

Ancora nel 1758 Giovanni Lami dette alle stampe il primo volume Sanctae Ecclesiae Fiorentinae Monumenta, dove, relativamente alla chiesa di San Miniato, a p. 335 troviamo una sostanziale riaffermazione delle cose dette precedentemente:

Vetustam D. Miniatis Ecclesiam, quae huic oppido initium dedit, fama est eam esse quae nunc refecta et ampliata domini Francisci vocatur et a Minoritis una cum additio monasterio pessieditur.

TRADUZIONE: L’antica chiesa di San Miniato, dalla quale trasse il nome il castello, è tradizione che attualmente sia tenuta dai Minori, ingrandita e dedicata a San Francesco, con annesso il convento.

Giovanni Lami, dunque, non è interessato al passaggio del Poverello d’Assisi, quanto al fatto che l’antica chiesa di San Miniato, sebbene rifatta e ingrandita, corrisponda alla chiesa di San Francesco. A sostegno di questa circostanza, troviamo un’importante conferma negli Statuti sanminiatesi del 1336 (Libro IV, Rubrica 90 <94>). A proposito dei festeggiamenti in onore di San Miniato, si specifica che tutti gli ufficiali eletti (defensoris, capitanei et patroni terre Sancti Miniati […] et alios amnes et singulos officiales terre predicte) avrebbero dovuto recarsi alla chiesa dei Frati Minori (apud locum fratrum minorum) per la funzione di devota reverenza e solenne munificenza che lì si teneva ogni anno (devota reverhenria et solempni munificentia, die solepnitatis sive festivitatis ipsius annis singulis celebratur). Dunque, nella prima metà del XIV secolo, il Comune di San Miniato riconosceva nella chiesa di San Francesco il luogo dove si celebrava l’annuale festa dedicata al martire fiorentino.

A partire da questo collegamento, generazioni di studiosi hanno cercato di individuare all’interno del complesso francescano, il luogo fisico della prima chiesa di San Miniato. Teorie e ipotesi si sono sprecate. Questo o quel locale sotterraneo sono stati indicati come il nucleo originario. Nessuno è riuscito a dimostrare niente, anche perché c’è qualcosa che non torna!
Infatti, nell’atto con il quale il Vescovo di Lucca Corrado allivellò la chiesa di San Miniato e le relative pertinenze ad Odalberto (il capostipite dei Signori di San Miniato), datato all’anno 938, la chiesa viene indicata sita loco infra castello meo, ovvero all’interno (infra) del castello dello stesso Odalberto [Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico Antico, *F.89; ed. D. Bertini, Documenti e memorie per servire all’Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, Parte II, Lucca, 1836, n. LXIV, p. 87].

La chiesa di San Francesco a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Il castello, con buona ragionevolezza, al X secolo occupava la sommità della collina e forse si estendeva verso sud, ovvero verso l’attuale Piazza del Duomo, arrivando successivamente a comprendere la zona della chiesa di Santo Stefano (XI secolo). La chiesa, dunque, si trovava all’interno, non fuori. Con ogni probabilità era proprio in cima, nel nucleo più antico dell’abitato. Curiosamente, a partire dall’XI secolo, si perdono le tracce della chiesa. Poi sappiamo che l’instaurarsi dell’amministrazione imperiale, determinò lo svuotamento dell’apice della collina e l’allontanamento dell’abitato verso la linea del crinale. All’interno della fortezza imperiale fu costruita una nuova chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo. E allora, come è possibile che la chiesa di San Miniato, ormai distrutta o scomparsa nel XII secolo (non è citata nelle due bolle del 1195 e del 1205), sia stata donata a San Francesco nel 1211? E se era dentro al castello, come è possibile che la grande fabbrica francescana sia stata costruita appena fuori da quello che era il circuito delle mura agli inizi del XIII secolo?

La risposta è semplice: ai francescani non è stato donato alcun edificio, bensì un terreno, presso le mura dalla parte nord-orientale della fortezza, ovvero dalla parte di Firenze; qui è stata costruita una nuova chiesa e l’annesso convento, il cui titolo è appunto di San Miniato. In altre parole, ai Minori non fu data materialmente la chiesa, ma il suo titolo, assieme a tutte le connotazioni simboliche di cui era portatore. Infatti, lo ripetiamo, la chiesa è dedicata a San Francesco (come giustamente rilevava Giovanni Lami), ma il convento è intitolato a San Miniato. In altre parole, da quel momento, i Francescani sono stati i depositari e i custodi della memoria religiosa di San Miniato e, per estensione, anche dell’intero abitato, della sua storia, della sua antica origine. Ecco il motivo per cui la celebrazione della festa di San Miniato, alla presenza di tutte le autorità civiche, avveniva presso il locum fratrum minorum.

I NOTABILI A LA CATENA
Per trovare ulteriori informazioni si dovrà attendere la pubblicazione di Giuseppe Conti dedicato alla Storia della Venerabile Immagine e dell’Oratorio del SS. Crocifisso detto di Castelvecchio nella Città di Samminiato (Firenze, 1863). Dopo aver trattato l’argomento principale della pubblicazione, il proposto della Cattedrale di San Miniato aggiunse in appendice alcuni Ricordi di Storia patria e informazioni storiche circa le Istituzioni ecclesiastiche. In questa sezione (pp. 93-94) troviamo le notizie circa il passaggio di San Francesco:

Convento di San Francesco
I Borromei, i Buonincontri, ed i Buonaparte con altri tra i principali Sanminiatesi andarono ad incontrare S. Francesco di Assisi alla Catena, ed invitatolo a Sanminiato gli donarono l’antico Oratorio di S. Miniato, il che avvenne nel 1211. Le abbondanti elemosine, che quelle doviziose e grandi famiglie concessero ai figli di S. Francesco fecero sì, che col disegno di frate Elia venne trasformato l’Oratorio in una vasta basilica […].

La Badia di Santa Gonda presso La Catena
Foto di Francesco Fiumalbi

Non sappiamo da dove, Giuseppe Conti, abbia tratto le informazioni. Probabilmente ha mescolato tradizioni che si tramandavano nel Convento di San Francesco con informazioni riscontrabili nei documenti storici.
Al tempo di San Francesco, non abbiamo alcuna attestazione documentaria relativa a membri delle famiglie Borromei, Buonincontri o Buonaparte. E’ plausibile che l’antichità di tali casate fosse tale, ma sicuramente non appartenevano al rango più elevato della società sanminiatese, poiché non risultano attestazioni, al contrario di altre (Ciccioni-Malpigli, Mangiadori, etc).

Epigrafe sulla parete della Badia di Santa Gonda
collocata nel 1926, in occasione del VII Centenario della morte
Foto di Francesco Fiumalbi

IN QUESTO LUOGO DETTO LA CATENA
PERCHE' VI SI ESIGEVA UN PEDAGGIO
SCESERO I SAMMINIATESI AD INCONTRARE
NEL 1211 SAN FRANCESCO D'ASSISI CHE
PERCORREVA LA TOSCANA PREDICANDO
CONCORDIA E PACE INVITATO DAI MAGGIORENTI
IL SANTO SALI' A S. MINIATO OVE POSE LE
FONDAMENTA DELLO STORICO CONVENTO

Il fatto che l’incontro sia avvenuto a La Catena non è documentato, ma è plausibile. Non tanto perché lì c’era la dogana, anzi, al tempo di San Francesco, probabilmente lì non c’era alcun punto di riscossione del pedaggio, come invece è attestato nel corso del ‘300. A La Catena, infatti, si trovava l’Abbazia dei SS. Bartolomeo e Gioconda, comunemente nota come Badia di Santa Gonda, dove risiedeva una comunità di monaci benedettini camaldolesi. E’ assai probabile che il Poverello d’Assisi, transitando da Pisa verso Siena, abbia trovato ospitalità proprio presso la struttura abbaziale.

FRATE ELIA E LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA
Il Conti, poi, si pronuncia anche sull’autore del progetto della nuova fabbrica francescana a San Miniato: addirittura Frate Elia!
Elia da Cortona fu Vicario Generale dell’Ordine dal 1221 al 1227, mentre l’anno successivo risulta impegnato nella costruzione della Basilica di Assisi, dove, nel 1230 fu traslata la salma di San Francesco. Non sappiamo per quale motivo, ma nel 1239 abbandonò l’Ordine francescano per trovare rifugio presso l’Imperatore Federico II di Svevia, all’epoca già colpito dalla scomunica. Rimase accanto a Federico negli anni successivi, seguendolo ovunque, e arrivando in Oriente nel 1243 proprio per incarico imperiale. Rientrato in Toscana, si ritirò a Cortona dove si impegnò nella costruzione della chiesa di San Francesco.

Assisi, Basilica di San Francesco
Foto di Francesco Fiumalbi

Effettivamente, osservando l’edificio cortonese, notiamo una serie di somiglianze con la fabbrica sanminiatese: la facciata a capanna con un grande oculo al centro, sebbene costruita in pietra e non in laterizio; l’interno con un presbiterio caratterizzato da tre cappelle e le pareti laterali scanditi da finestroni oblunghi con terminazione acuta. Tuttavia sono elementi abbastanza comuni fra le chiese conventuali due-trecentesche. Volendo essere pignoli, ci sono maggiori e più evidenti assonanze nella chiesa di San Francesco di Pisa, i cui lavori di ampliamento furono diretti da Giovanni di Simone (1265-1270).
L’accostamento con Frate Elia, molto probabilmente, è venuto fuori considerando la sua vicinanza con Federico II di Svevia che è stato a San Miniato in varie occasioni, una nel 1240. E’ plausibile che Elia da Cortona abbia contribuito alla costruzione della chiesa e del convento sanminiatese? Temporalmente e geograficamente, in teoria, sarebbe possibile, ma non abbiamo nessun riscontro in tal senso.

Va detto che, comunque, rispetto alla prima metà del XIII secolo, la chiesa ha avuto nei decenni successivi una serie di interventi e di ampliamenti che l’hanno portata alla dimensione odierna, a partire dal provvedimento del Vescovo di Lucca Paganello nel 1276 (indulgenza per la costruzione della nuova chiesa di San Francesco), fino all’ampliamento del 1343. Insomma se anche Frate Elia ci avesse messo del suo, di certo è rimasto poco o niente.

Epigrafe sulla parete del convento di San Francesco
collocata nel 1926, in occasione del VII Centenario della morte

+ SU QUESTA BALZA OVE NEL 783 SEDICI DEVOTI LONGOBARDI
AVEVANO DEDICATA UNA CHIESA AL MARTIRE S. MINIATO
SALI' NEL 1211 SAN FRANCESCO PER FAR RISUONARE AI PIE' DELLA
ROCCA SVEVA LA DOLCE PAROLA DI CONCORDIA E DI PACE
FONDO' IL SANTO QUESTO STORICO CONVENTO CHE DETTE
ALL'ORDINE SERAFICO I BEATI BORROMEO BONINCONTRO E
GHERARDO UOMINI DI GRANDI VIRTU' ALLE UNIVERSITA' DI BO-
LOGNA, PADOVA, PARIGI, OXFORD MAESTRI INSIGNI IN
SCIENZA E DOTTINA
NEL SETTIMO CENTENARIO DELLA MORTE DI S. FRANCESCO

CONCLUSIONI
In conclusione, la tradizione francescana a San Miniato affonda certamente le sue radici nel XIII secolo. Tuttavia, almeno da un punto di vista storico-scientifico, non vi sono evidenze tali da confermare o smentire nessuno dei vari punti toccati. L'elemento più improbabile pare essere il nome dei notabili sanminiatesi che scesero ad incontrare San Francesco. A quel tempo, infatti, non risultano membri di quelle casate fra i maggiorenti di San Miniato. L'altra incongruenza pare essere la donazione dell'antico oratorio altomedievale dedicato al martire fiorentino e da cui trasse il nome l'intero insediamento fin dal X secolo. E' molto più plausibile che si sia trattato, non tanto di una donazione materiale, quanto del trasferimento del titolo, con tutte le connotazioni simboliche di cui era portatore. Per il resto, tutto è possibile.


mercoledì 10 marzo 2021

21 APRILE 1921: QUANDO I FASCISTI FECERO DIMETTERE LA GIUNTA SOCIALISTA A SAN MINIATO

1 commento:
 INTRODUZIONE
Il 21 aprile 1921 i fascisti sanminiatesi costrinsero alle dimissioni l’amministrazione comunale socialista, l’ultima democraticamente eletta. Cominciava, anche a San Miniato, quel processo che portò al regime totalitario. Si chiudeva una stagione, quella dell’Italia liberale, e se ne apriva un’altra, bagnata dal sangue della Grande guerra e da un generale clima di violenza (la Guerra Civile, il Biennio rosso e il Biennio nero), anche se il fascismo andò al governo solo dopo la marcia su Roma. Per trovare una nuova amministrazione democraticamente eletta si dovrà attendere il 1946.
 
L’AMMINISTRAZIONE SOCIALISTA
Alle elezioni amministrative del 31 ottobre 1920, venne eletto, per la prima volta, un Consiglio Comunale a maggioranza socialista. [«La Vedetta», anno II, n. 46 del 7 nov. 1920, p. 1]. 

La vittoria di San Miniato è stata festeggiata con una grandiosa manifestazione di giubilo. Un corteo imponente ha percorso le vie della città. Sono intervenute numerose organizzazioni politiche ed economiche del circondario ed erano rappresentati i comuni socialisti di Empoli, Fucecchio e Santa Croce sull'Arno. Sono pure intervenute le bande di Fucecchio e San Miniato e le fanfare di Cigoli e Ponte a Elsa. Il corteo, composto di parecchie migliaia di persone ha sostato dinnanzi al palazzo comunale. Dal balcone hanno parlato applauditissimi i compagni avv. Giovanni manetti, avv. Ernesto Pero, il neo consigliere provinciale Luigi Genzini, Cecconi per il Comune di Fucecchio e Raffaele Busoni per il Comune di Empoli. [Avanti, anno XXIV, n. 264 del 4 novembre 1920, p. 1]

Sconfitto il blocco popolare, guidato da Alfredo Conti, Durante la prima seduta consiliare fu eletto sindaco l’avv. Giovanni Manetti, appartenente all’ala moderata e riformista del partito. La vittoria socialista, sebbene netta nei numeri, non era stata così schiacciante come negli altri territori circonvicini. Per questi motivi, l’azione di governo ne risultò più moderata che altrove e il passaggio dalla giunta liberal-conservatrice di Egisto Elmi a quella socialista guidata da Manetti non fu troppo traumatico. Anche la scissione di Livorno (21 gennaio 1921), che sancì la nascita del Partito Comunista d’Italia, non provocò significative ripercussioni nel governo municipale.

Tessera del Partito Socialista, anno 1921
 
IL CLIMA DA GUERRA CIVILE: I FATTI DI EMPOLI
Dopo i fatti di Palazzo d’Accursio a Bologna, si erano moltiplicati gli episodi di violenza, soprattutto nelle città, che videro contrapporsi i fascisti ai socialisti. Nel febbraio 1921 la crescente tensione divampò anche a Firenze, dove il 27 di quel mese venne ucciso il sindacalista Spartaco Lavagnini. Per protesta di fronte all’uccisione del sindacalista da parte di squadristi fascisti, il giorno successivo, i ferrovieri entrarono in sciopero e bloccarono tutte le linee ferroviarie del nodo fiorentino. La situazione non accennava a sbloccarsi e il clima rimaneva estremamente teso. Il 1 marzo vennero inviati a Firenze alcuni marinai caldaisti, in modo da riattivare la circolazione ferroviaria senza i ferrovieri. I marinai caldaisti, vestiti in borghese, erano scortati dai carabinieri e procedevano su due camionette. Durante la strada da Livorno a Firenze, entrati in Empoli, vennero aggrediti dalle “Guardie Rosse”. Fu una strage: 9 morti e 18 feriti. Per anni, nella storiografia ufficiale, si è parlato di uno drammatico scambio: i marinai e i carabinieri sarebbero stati scambiati per squadre fasciste [J. Busoni, L’eccidio di Empoli del 1° marzo 1921. Cronistoria e testimonianze di uno dei protagonisti, Partito Socialista Italiano, Roma, 1945]. Tuttavia, negli ultimi anni, si è fatta avanti la drammatica verità: gli organizzatori dell’agguato sapevano benissimo che si trattava di marinai e carabinieri, chiamati per sbloccare lo sciopero fiorentino, ma avrebbero fomentato la folla per evitare il fallimento dello sciopero, con lo spauracchio dei fascisti, in un clima di esasperazione e paura collettiva [G. Lastraioli, R. Nannelli, Empoli in gabbia, le sentenze del processone per l'eccidio del 1º marzo 1921, Nuova IGE, Empoli, 1995].
 
Estratto da Il Corriere della Sera, 4 marzo 2021, p. 1.

LA NASCISTA DELLE SEZIONI FASCISTE
Se l’azione empolese doveva, nelle intenzioni, frenare i fascisti, in realtà ottenne l’effetto opposto, innescando una violenta repressione. Squadre del fascio fiorentino imperversarono ad Empoli e nei territori limitrofi. Poiché collegati con l’eccidio empolese, erano stati arrestati i sindaci di Santa Croce e di Montopoli, mentre il sindaco di Fucecchio si era reso irreperibile. Ad Empoli, e in tutti i comuni limitrofi, nacquero sezioni locali del partito fascista. Prima di quel momento sono attestati gruppetti o personalità isolate, ma niente di organizzato. Immediatamente costrinsero alle dimissioni i Consiglieri Comunali socialisti e nei vari comuni furono inviati altrettanti commissari prefettizi.
Nei primi giorni di marzo, i fascisti si costituirono in sezione anche a San Miniato, sebbene l’amministrazione socialista della città non fosse stata toccata dai fatti di Empoli. A San Miniato, le dimostrazioni conseguenti all’eccidio empolese furono incanalate entro un clima relativamente pacifico. Ad una settimana dal tragico episodio, l’8 marzo 1921 a San Miniato si svolse una manifestazione, dove non si registrarono violenze, ma dove comparirono pubblicamente i primi fascisti. 

Tessera dei fasci italiani di combattimento, anno 1921

Di seguito l’articolo de «La Vedetta», anno III, n. 11 del 13 marzo 1921, p. 3:
 
Il tricolore in Rocca
In protesta per i fatti luttuosi di Empoli, martedì scorso tutta S. Miniato si è levata spontanea in una manifestazione entusiastica di italianità-
Il tricolore issato da pochi animosi in Rocca è stato il segnale e la parola d’ordine. In un batter d’occhio ogni casa ha liberato ai venti la bandiera d’Italia, quella bandiera che ieri sembrava delitto esporre.
Anche dalla terrazza del Comune sventolava il tricolore.
Sono avvenute in Città scene gustosissime. Individui rossi scarlatti sono scesi nella strada a gridare e documentare il loro patriottismo: s’è veduto perfino il semibolscevico assessore mostrare in piazza la croce di guerra. Per tutta risposta i ragazzi, che giravano al canto di inni patriottici, hanno posto il tricolore alle finestre delle case del Sindaco e degli assessori socialisti.
Alla sera s’è improvvisato un imponente corteo con numerose bandiere preceduto dalla fanfara cittadina sorta per l’occasione. Il corto ha percorso tutte le vie della Città al suono ed al canto d’inni patriottici sotto una pioggia di fiori che cadevano dalle finestre. Le signorine della città son poi scese, ricoperte di infiniti nastri tricolori, ad ingrossare il già numerosissimo corteo che ha finalmente sostato in piazza Giovacchino Taddei dove hanno parlato applauditissimi il Maestro Salvadori, il prof. Novi, il cav. uff. Egisto Elmi, il signor Bencini a nome dei fasci di combattimento di Firenze.
Tutti gli oratori hanno avuto parole di esecrazione per i feroci assassini empolesi che hanno gettato nel fango per oltre sette generazioni il gentil nome della nostra regione. Alle vittime della selvaggia imboscata hanno mandato il saluto reverente della intiera cittadinanza commossa.
On. signor Sindaco! On. sigg. Assessori socialisti di S. Miniato! i vostri corti con i neri vessilli della morte, con i rossi vessilli della strage fratricida, avevano mai unito tutta la Città in un palpito grande di sì sano e festante entusiasmo come avvenne martedì sera?
Ricordate l’aspetto tetro di S. Miniato otto giorni prima, il mercoledì specialmente, quando sbarrate le porte delle case e delle botteghe, quando chiuse ermeticamente le finestre i vostri organizzati della campagna, muniti di nodosi bastoni, scorrazzavano per la nostra città in un silenzio agghiacciante di tomba?
A proposito! sapreste, egregi Signori, dirci chi adunò tanta grazia di Dio mercoledì sera in S. Miniato e con quali scopi? Le voci insistenti che corrono sarebbero poco benevole al vostro riguardo e noi chiediamo all’autorità competente un’inchiesta in proposito perché la luce si faccia.
 
LA STRAGE DEL DIANA: I FASCISTI SI SCOPRONO POTENTI
Il 23 marzo 1921, un gruppo di anarco-individualisti posizionò un ordigno all’interno del Circolo Kursaal Diana, oggi in Viale Piave, a Milano. L’obiettivo dell’attentato era quello di colpire il questore Giovanni Gasti. Il funzionario rimase incolume, ma a terra si contarono 21 morti e circa 80 feriti. Ciò provocò un’ondata di indignazione che si diffuse in tutto il territorio nazionale. Anche a San Miniato, la locale sezione del fascio di combattimento cercò di imporre una manifestazione contro il tragico attentato milanese. I fascisti sanminiatesi, giunti in municipio, chiesero ed ottennero di esporre il tricolore “abbrunato”, ovvero cinto dal nastro bruno o nero, in segno di lutto. La facilità con cui l’amministrazione socialista fece la concessione stupì gli stessi fascisti: scoprirono così la fragilità dei socialisti. Da quel momento i fascisti prepararono il colpo di mano. Questione di giorni e i socialisti sarebbero caduti.

Estratto da Il Corriere della Sera, 25 marzo 1921, p. 1.

Di seguito l’articolo de «La Vedetta», anno III, n. 14 del 3 aprile 1921, p. 2:

Lutto Nazionale
Per invito pubblico del locale Fascio di Combattimento, Venerdì 25 Marzo u.s. il tricolore abbrunato fu esposto su quasi tutte le case ed alle sedi delle associazioni ed istituzioni cittadine in segno di lutto per i fatti criminali di Milano.
Un gruppo di fascisti si diresse anche al Comune, ove fra numeroso intervento di popolo si teneva consiglio, per ottenere dall’amministrazione socialista l’esposizione del tricolore abbrunato. Ciò fu concesso con una strabiliante remissività che onorerebbe gli attuali amministratori del Comune se questo non si risolvesse in un comodo e poco leale adattamento al nuovo vento che spira.
 
IL NATALE DI ROMA: LA CADUTA DEI SOCIALISTI
In un clima di continua esasperazione e nonostante la presenza di militari in città (dopo i fatti di Empoli si alternarono il 1° Reggimento Fanteria e l’8° Bersaglieri di Firenze), i fascisti sanminiatesi decisero di passare all’azione e far cadere la sempre più fragile amministrazione socialista.
Scelsero, non una data qualsiasi, ma un giorno particolare: il 21 aprile 1921, in cui tradizionalmente si fa risalire la fondazione dei Roma. Il 3 aprile 1921, infatti, lo stesso Benito Mussolini, durante il discorso per la cerimonia inaugurale del primo convegno dei Fasci dell’Emilia e della Romagna  a Bologna, aveva proclamato il Natale di Roma quale festa ufficiale del fascismo: Altro elemento di vita del fascismo è l'orgoglio della nostra italianità. A questo proposito sono lieto di annunziarvi che abbiamo già pensato alla giornata fascista: se i socialisti hanno il 1° maggio se i popolari hanno il 15 maggio se altri partiti di altro colore hanno altre giornate noi fascisti ne avremo una: ed è il Natale di Roma il 21 aprile. In quel giorno noi nel segno di Roma Eterna nel segno di quella città che ha dato due civiltà al mondo e darà la terza noi ci riconosceremo e le legioni regionali sfileranno col nostro ordine che non è militaresco e nemmeno tedesco ma semplicemente romano. Noi anche così abbiamo abolito e tendiamo ad abolire il gregge la processione: noi aboliamo tutto ciò e sostituiamo a queste forme di manifestazioni passatiste la nostra marcia che impone un controllo individuale ad ognuno che impone a tutti un ordine ed una disciplina. Perché noi vogliamo appunto instaurare una solida disciplina nazionale perché pensiamo che senza questa disciplina l'Italia non può divenire la nazione mediterranea e mondiale che è nei nostri sogni. [Opera Omnia di Benito Mussolini, a cura di E. e D. Susmel, Vol. XVI, La Fenice, Firenze, 1955, p. 44].

 Dunque, i fascisti sanminiatesi, corroborati da un gruppo di Fucecchio e sospinti dal discorso mussoliniano, la mattina del 21 aprile 1921 si recarono per le vie cittadine in una vera e propria “caccia al socialista”. Sotto la minaccia della violenza, costrinsero il Sindaco, la Giunta e i Consiglieri comunali alle dimissioni. Di seguito l’articolo de «La Vedetta», anno III, n. 17 del 1 maggio 1921, p. 2:

Dimissioni
Il 21 c.m. i fascisti samminiatesi, coadiuvati da quelli di Fucecchio, si son messi in giro alla ricerca del Sindaco e dell’intero Consiglio Comunale per chiedere le dimissioni. Nessuno ha opposto la minima resistenza alle ingiunzioni fasciste, neppure coloro che si scalmanavano protestando di voler essere espulsi soltanto morti dal palazzo comunale.
Dove si dimostra il coraggio e la buona fede di certi caporioni arbitri fin qui d’una folla incosciente ed ubbriacata.
Il buon senso popolare così commentava e commenta le dimissioni dei socialisti: «Con la violenza conquistarono l’Amministrazione Comunale, con la violenza ne sono stati scacciati. Chi semina vento raccoglie tempesta»
 
L’INVIO DEL COMMISSARIO PREFETTIZIO
Le dimissioni dell’Amministrazione comunale portarono alla nomina di un Commissario Prefettizio. I militari presenti a San Miniato non mossero un dito, così come il Sotto-Prefetto e le autorità di pubblica sicurezza. I fascisti sanminiatesi potevano cantare vittoria.

Relazione di S.E. il ministro segretario di Stato per gli affari dell’interno, presidente del Consiglio dei Ministri, a S.E. il Re, in udienza del 12 maggio 1921, sul decreto che scioglie il Consiglio comunale di S. Miniato (Firenze).
SIRE!
in seguito alle dimissioni presentate dal sindaco e dalla Giunta del comune di S. Miniato la civica azienda è stata affidata ad un commissario prefettizio.


Non potendo detta gestione provvisoria protrarsi per lungo periodo di tempo, si rende indispensabile, per ragioni di ordine pubblico, lo scioglimento del Consiglio comunale con la conseguente nomina di un Regio commissario.
A ciò provvede l’unito schema di decreto, che ho l’onore di sottoporre all’augusta firma di Vostra Maestà.
VITTORIO EMANUELE III
per grazia di Dio e per volontà della Nazione
RE D’ITALIA
 Sulla proposta del Nostro ministro segretario di Stato per gli affari dell’interno, presidente del Consiglio dei ministri:
Visti gli articoli 323 e 324 del testo unico della legge comunale e provinciale, approvato con R. decreto 4 febbraio 1915, n. 148.

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1
Il Consiglio comunale di S. Miniato in provincia di Firenze è sciolto.

Art. 2
Il sig. cav. dott. Attilio Masiani è nominato commissario straordinario per l’amministrazione provvisoria di detto Comune, sino all’insediamento del nuovo Consiglio comunale, ai termini di legge.

Il Nostro ministro predetto è incaricato della esecuzione del presente decreto.

Dato a Roma, addì 12 maggio 1921

VITTORIO EMANUELE

GIOLITTI


 «Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia», anno 1921, n. 135 del 9 giu. 1921, Parte Seconda, p. 794.
 

SINTESI CRONOLOGICA
1 marzo 1921 – I fatti di Empoli
3 marzo 1921 – Costituzione del fascio di combattimento a San Miniato
8 marzo 1921 – Commemorazione fatti di Empoli, compaiono i primi fascisti in pubblico
25 marzo 1921 – I fascisti sanminiatesi costringono l’amministrazione socialista ad esporre il tricolore a lutto per la strage del Circolo Kursaal Diana a Milano.
3 aprile 1921 – Costituzione del fascio femminile.
21 aprile 1921 – I fascisti costringono il sindaco, la giunta e i consiglieri socialisti alle dimissioni.
12 maggio 1921 – Viene inviato un commissario prefettizio nella persona di Attilio Masiani.

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