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mercoledì 24 marzo 2021

SAN FRANCESCO A SAN MINIATO TRA STORIA E TRADIZIONE

a cura di Francesco Fiumalbi

Indice del post:
INTRODUZIONE
IL PASSAGGIO DI SAN FRANCESCO
LA DONAZIONE DEL CONVENTO
LA CHIESA DI SAN MINIATO E IL CONVENTO FRANCESCANO
I NOTABILI A LA CATENA
FRATE ELIA E LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA
CONCLUSIONI

INTRODUZIONE
Fra le tante personalità storiche legate a San Miniato, troviamo anche San Francesco. Il Poverello d’Assisi, infatti, sarebbe passato dal nostro territorio nel 1211. Come narra la tradizione, alcuni notabili sanminiatesi sarebbero accorsi incontro al Santo, presso La Catena, donandogli l’antica chiesa di San Miniato, attorno alla quale sarebbe stato edificato il monumentale complesso conventuale. In questo post tratteremo le fonti storiche che documentano tale accadimento e cercheremo riscontri scientifici alla tradizione.

Cimabue, Maestà d’Assisi,
particolare raffigurante San Francesco
Assisi, Basilica Inferiore

IL PASSAGGIO DI SAN FRANCESCO
Innanzitutto, il primo a parlare in un testo a stampa di San Francesco a San Miniato fu Luke Wadding, frate francescano di origine irlandese, vissuto nel XVII secolo e autore degli Annales Minorum, la prima opera a carattere storico dedicata alla vita di San Francesco e allo sviluppo dell’Ordine dei Minori francescani. Nel tomo I degli Annales (Lugduni, 1625, p. 86), riportò tale informazione:

Dilapsus exinde ad castrum S. Miniati, cognomento Teutonis (cui Henricus I Imperator Ecclesiam ad muros Florentiae aedificavit) ad dexteram (sic!) Elsae fluvij extructum, ubi oblatum sibi Conventum admisit, eorumdem hodie Patrum & Provinciae, sed Custodiae Lucensis.

TRADUZIONE: Di là (da Pisa, n.d.r.) raggiunse il castello di San Miniato, detto “al Tedesco” (dove l’Imperatore Enrico I aveva costruito una chiesa presso le mura dalla parte di Firenze) su un’altura alla destra (sic!) del Fiume Elsa, dove gli venne offerto un Convento, che subito fu accettò in quella Patria e Provincia e Custodia Lucchese.

Innanzitutto, va osservato un errore storico circa la fondazione di una chiesa dedicata a San Miniato da parte dell’imperatore Enrico I di Sassonia. Al tempo in cui venne dato alle stampe il volume non era ancora noto il documento (male interpretato) circa la fondazione della chiesa di San Miniato in loco Quarto, assegnabile agli inizi dell’VIII secolo. Infatti, quel documento venne pubblicato da Ludovico Antonio Muratori nel 1742, ripreso da Giovanni Lami nel 1758 e poi da tutti gli storici sanminiatesi fino alla corretta interpretazione elaborata da Paolo Tomei negli ultimi anni. Al tempo del Wadding poteva essere nota soltanto la tradizione scaturita da Lorenzo Bonincontri nel XV secolo, circa la fondazione del castello di San Miniato da parte dell’Imperatore Ottone I di Sassonia intorno all’anno 961. Dunque, siamo di fronte ad una tradizione, forse ancora più antica? L’autore ha fatto confusione? Con le informazioni disponibili non possiamo saperlo. Tuttavia, sicuramente, siamo di fronte ad un’informazione erronea, non corrispondente ai dati storici. Osserviamo poi un secondo errore, stavolta geografico: San Miniato viene collocato alla destra dell’Elsa, quando invece si trova a sinistra. Infatti, nella successiva edizione del 1737, questo aspetto viene corretto.

La chiesa di San Francesco a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

LA DONAZIONE DEL CONVENTO
In ogni caso, dal testo di Wadding apprendiamo gli spostamenti che effettuò San Francesco, muovendosi da Pisa verso Siena nell’anno 1211. Tuttavia, non c’è nessun riferimento all’incontro fra il Poverello e i notabili sanminiatesi. Genericamente parla di un Conventum che offrirono (oblatum sibi) e che venne accettato immediatamente, in quello stesso giorno (eorumdem hodie), nella Provincia Toscana (Patrum & Provinciae), specificando nella Custodia di Lucca (sed Custodiae Lucensis), dal momento che il territorio sanminiatese apparteneva giurisdizionalmente alla Diocesi lucchese. Per quel che riporta il Wadding, San Francesco potrebbe anche non essere passato da La Catena ed essere salito per altre strade sul colle di San Miniato, dove avrebbe ricevuto ed accettato un nuovo convento. Non si parla dell’antico oratorio di San Miniato, ma di una generica “chiesa”.

F. M. Galli Angelini, San Francesco
Lunetta di ingresso alla chiesa di San Francesco a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

LA CHIESA DI SAN MINIATO E IL CONVENTO FRANCESCANO
Nel 1741 Giovanni Lami pubblicò il testo Charitonis et Hippophili Hodoeporici, Parte Prima, nella collana Deliciae Eruditorum seu veterum anekdoton opuscolorum collectanea, dove ebbe modo di affermare:

[…] si fermò col Bonincontri, che Sanminiato fosse fondato nel DCCCCLXII o lì intorno; onde ancora in quel tempo, o alquanto innanzi, vi fu fondata forse qualche Chiesa dedicata a San Miniato Martire, da cui dee aver preso il nome la Terra. E se la Chiesa antica di San Miniato, è la Chiesa detta in oggi di San Francesco, ampliata, e rifatta, come si dice; è evidente, che questa Chiesa ha mutato nome.

Ancora nel 1758 Giovanni Lami dette alle stampe il primo volume Sanctae Ecclesiae Fiorentinae Monumenta, dove, relativamente alla chiesa di San Miniato, a p. 335 troviamo una sostanziale riaffermazione delle cose dette precedentemente:

Vetustam D. Miniatis Ecclesiam, quae huic oppido initium dedit, fama est eam esse quae nunc refecta et ampliata domini Francisci vocatur et a Minoritis una cum additio monasterio pessieditur.

TRADUZIONE: L’antica chiesa di San Miniato, dalla quale trasse il nome il castello, è tradizione che attualmente sia tenuta dai Minori, ingrandita e dedicata a San Francesco, con annesso il convento.

Giovanni Lami, dunque, non è interessato al passaggio del Poverello d’Assisi, quanto al fatto che l’antica chiesa di San Miniato, sebbene rifatta e ingrandita, corrisponda alla chiesa di San Francesco. A sostegno di questa circostanza, troviamo un’importante conferma negli Statuti sanminiatesi del 1336 (Libro IV, Rubrica 90 <94>). A proposito dei festeggiamenti in onore di San Miniato, si specifica che tutti gli ufficiali eletti (defensoris, capitanei et patroni terre Sancti Miniati […] et alios amnes et singulos officiales terre predicte) avrebbero dovuto recarsi alla chiesa dei Frati Minori (apud locum fratrum minorum) per la funzione di devota reverenza e solenne munificenza che lì si teneva ogni anno (devota reverhenria et solempni munificentia, die solepnitatis sive festivitatis ipsius annis singulis celebratur). Dunque, nella prima metà del XIV secolo, il Comune di San Miniato riconosceva nella chiesa di San Francesco il luogo dove si celebrava l’annuale festa dedicata al martire fiorentino.

A partire da questo collegamento, generazioni di studiosi hanno cercato di individuare all’interno del complesso francescano, il luogo fisico della prima chiesa di San Miniato. Teorie e ipotesi si sono sprecate. Questo o quel locale sotterraneo sono stati indicati come il nucleo originario. Nessuno è riuscito a dimostrare niente, anche perché c’è qualcosa che non torna!
Infatti, nell’atto con il quale il Vescovo di Lucca Corrado allivellò la chiesa di San Miniato e le relative pertinenze ad Odalberto (il capostipite dei Signori di San Miniato), datato all’anno 938, la chiesa viene indicata sita loco infra castello meo, ovvero all’interno (infra) del castello dello stesso Odalberto [Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico Antico, *F.89; ed. D. Bertini, Documenti e memorie per servire all’Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, Parte II, Lucca, 1836, n. LXIV, p. 87].

La chiesa di San Francesco a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Il castello, con buona ragionevolezza, al X secolo occupava la sommità della collina e forse si estendeva verso sud, ovvero verso l’attuale Piazza del Duomo, arrivando successivamente a comprendere la zona della chiesa di Santo Stefano (XI secolo). La chiesa, dunque, si trovava all’interno, non fuori. Con ogni probabilità era proprio in cima, nel nucleo più antico dell’abitato. Curiosamente, a partire dall’XI secolo, si perdono le tracce della chiesa. Poi sappiamo che l’instaurarsi dell’amministrazione imperiale, determinò lo svuotamento dell’apice della collina e l’allontanamento dell’abitato verso la linea del crinale. All’interno della fortezza imperiale fu costruita una nuova chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo. E allora, come è possibile che la chiesa di San Miniato, ormai distrutta o scomparsa nel XII secolo (non è citata nelle due bolle del 1195 e del 1205), sia stata donata a San Francesco nel 1211? E se era dentro al castello, come è possibile che la grande fabbrica francescana sia stata costruita appena fuori da quello che era il circuito delle mura agli inizi del XIII secolo?

La risposta è semplice: ai francescani non è stato donato alcun edificio, bensì un terreno, presso le mura dalla parte nord-orientale della fortezza, ovvero dalla parte di Firenze; qui è stata costruita una nuova chiesa e l’annesso convento, il cui titolo è appunto di San Miniato. In altre parole, ai Minori non fu data materialmente la chiesa, ma il suo titolo, assieme a tutte le connotazioni simboliche di cui era portatore. Infatti, lo ripetiamo, la chiesa è dedicata a San Francesco (come giustamente rilevava Giovanni Lami), ma il convento è intitolato a San Miniato. In altre parole, da quel momento, i Francescani sono stati i depositari e i custodi della memoria religiosa di San Miniato e, per estensione, anche dell’intero abitato, della sua storia, della sua antica origine. Ecco il motivo per cui la celebrazione della festa di San Miniato, alla presenza di tutte le autorità civiche, avveniva presso il locum fratrum minorum.

I NOTABILI A LA CATENA
Per trovare ulteriori informazioni si dovrà attendere la pubblicazione di Giuseppe Conti dedicato alla Storia della Venerabile Immagine e dell’Oratorio del SS. Crocifisso detto di Castelvecchio nella Città di Samminiato (Firenze, 1863). Dopo aver trattato l’argomento principale della pubblicazione, il proposto della Cattedrale di San Miniato aggiunse in appendice alcuni Ricordi di Storia patria e informazioni storiche circa le Istituzioni ecclesiastiche. In questa sezione (pp. 93-94) troviamo le notizie circa il passaggio di San Francesco:

Convento di San Francesco
I Borromei, i Buonincontri, ed i Buonaparte con altri tra i principali Sanminiatesi andarono ad incontrare S. Francesco di Assisi alla Catena, ed invitatolo a Sanminiato gli donarono l’antico Oratorio di S. Miniato, il che avvenne nel 1211. Le abbondanti elemosine, che quelle doviziose e grandi famiglie concessero ai figli di S. Francesco fecero sì, che col disegno di frate Elia venne trasformato l’Oratorio in una vasta basilica […].

La Badia di Santa Gonda presso La Catena
Foto di Francesco Fiumalbi

Non sappiamo da dove, Giuseppe Conti, abbia tratto le informazioni. Probabilmente ha mescolato tradizioni che si tramandavano nel Convento di San Francesco con informazioni riscontrabili nei documenti storici.
Al tempo di San Francesco, non abbiamo alcuna attestazione documentaria relativa a membri delle famiglie Borromei, Buonincontri o Buonaparte. E’ plausibile che l’antichità di tali casate fosse tale, ma sicuramente non appartenevano al rango più elevato della società sanminiatese, poiché non risultano attestazioni, al contrario di altre (Ciccioni-Malpigli, Mangiadori, etc).

Epigrafe sulla parete della Badia di Santa Gonda
collocata nel 1926, in occasione del VII Centenario della morte
Foto di Francesco Fiumalbi

IN QUESTO LUOGO DETTO LA CATENA
PERCHE' VI SI ESIGEVA UN PEDAGGIO
SCESERO I SAMMINIATESI AD INCONTRARE
NEL 1211 SAN FRANCESCO D'ASSISI CHE
PERCORREVA LA TOSCANA PREDICANDO
CONCORDIA E PACE INVITATO DAI MAGGIORENTI
IL SANTO SALI' A S. MINIATO OVE POSE LE
FONDAMENTA DELLO STORICO CONVENTO

Il fatto che l’incontro sia avvenuto a La Catena non è documentato, ma è plausibile. Non tanto perché lì c’era la dogana, anzi, al tempo di San Francesco, probabilmente lì non c’era alcun punto di riscossione del pedaggio, come invece è attestato nel corso del ‘300. A La Catena, infatti, si trovava l’Abbazia dei SS. Bartolomeo e Gioconda, comunemente nota come Badia di Santa Gonda, dove risiedeva una comunità di monaci benedettini camaldolesi. E’ assai probabile che il Poverello d’Assisi, transitando da Pisa verso Siena, abbia trovato ospitalità proprio presso la struttura abbaziale.

FRATE ELIA E LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA
Il Conti, poi, si pronuncia anche sull’autore del progetto della nuova fabbrica francescana a San Miniato: addirittura Frate Elia!
Elia da Cortona fu Vicario Generale dell’Ordine dal 1221 al 1227, mentre l’anno successivo risulta impegnato nella costruzione della Basilica di Assisi, dove, nel 1230 fu traslata la salma di San Francesco. Non sappiamo per quale motivo, ma nel 1239 abbandonò l’Ordine francescano per trovare rifugio presso l’Imperatore Federico II di Svevia, all’epoca già colpito dalla scomunica. Rimase accanto a Federico negli anni successivi, seguendolo ovunque, e arrivando in Oriente nel 1243 proprio per incarico imperiale. Rientrato in Toscana, si ritirò a Cortona dove si impegnò nella costruzione della chiesa di San Francesco.

Assisi, Basilica di San Francesco
Foto di Francesco Fiumalbi

Effettivamente, osservando l’edificio cortonese, notiamo una serie di somiglianze con la fabbrica sanminiatese: la facciata a capanna con un grande oculo al centro, sebbene costruita in pietra e non in laterizio; l’interno con un presbiterio caratterizzato da tre cappelle e le pareti laterali scanditi da finestroni oblunghi con terminazione acuta. Tuttavia sono elementi abbastanza comuni fra le chiese conventuali due-trecentesche. Volendo essere pignoli, ci sono maggiori e più evidenti assonanze nella chiesa di San Francesco di Pisa, i cui lavori di ampliamento furono diretti da Giovanni di Simone (1265-1270).
L’accostamento con Frate Elia, molto probabilmente, è venuto fuori considerando la sua vicinanza con Federico II di Svevia che è stato a San Miniato in varie occasioni, una nel 1240. E’ plausibile che Elia da Cortona abbia contribuito alla costruzione della chiesa e del convento sanminiatese? Temporalmente e geograficamente, in teoria, sarebbe possibile, ma non abbiamo nessun riscontro in tal senso.

Va detto che, comunque, rispetto alla prima metà del XIII secolo, la chiesa ha avuto nei decenni successivi una serie di interventi e di ampliamenti che l’hanno portata alla dimensione odierna, a partire dal provvedimento del Vescovo di Lucca Paganello nel 1276 (indulgenza per la costruzione della nuova chiesa di San Francesco), fino all’ampliamento del 1343. Insomma se anche Frate Elia ci avesse messo del suo, di certo è rimasto poco o niente.

Epigrafe sulla parete del convento di San Francesco
collocata nel 1926, in occasione del VII Centenario della morte

+ SU QUESTA BALZA OVE NEL 783 SEDICI DEVOTI LONGOBARDI
AVEVANO DEDICATA UNA CHIESA AL MARTIRE S. MINIATO
SALI' NEL 1211 SAN FRANCESCO PER FAR RISUONARE AI PIE' DELLA
ROCCA SVEVA LA DOLCE PAROLA DI CONCORDIA E DI PACE
FONDO' IL SANTO QUESTO STORICO CONVENTO CHE DETTE
ALL'ORDINE SERAFICO I BEATI BORROMEO BONINCONTRO E
GHERARDO UOMINI DI GRANDI VIRTU' ALLE UNIVERSITA' DI BO-
LOGNA, PADOVA, PARIGI, OXFORD MAESTRI INSIGNI IN
SCIENZA E DOTTINA
NEL SETTIMO CENTENARIO DELLA MORTE DI S. FRANCESCO

CONCLUSIONI
In conclusione, la tradizione francescana a San Miniato affonda certamente le sue radici nel XIII secolo. Tuttavia, almeno da un punto di vista storico-scientifico, non vi sono evidenze tali da confermare o smentire nessuno dei vari punti toccati. L'elemento più improbabile pare essere il nome dei notabili sanminiatesi che scesero ad incontrare San Francesco. A quel tempo, infatti, non risultano membri di quelle casate fra i maggiorenti di San Miniato. L'altra incongruenza pare essere la donazione dell'antico oratorio altomedievale dedicato al martire fiorentino e da cui trasse il nome l'intero insediamento fin dal X secolo. E' molto più plausibile che si sia trattato, non tanto di una donazione materiale, quanto del trasferimento del titolo, con tutte le connotazioni simboliche di cui era portatore. Per il resto, tutto è possibile.


lunedì 9 maggio 2016

ALESSANDRO FEI A SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
In questa pagina è proposto il testo dedicato al pittore fiorentino Alessandro Fei conosciuto anche come Alessandro “del Barbiere” [Firenze, 1538 o 1543 – 7 dicembre 1592] contenuto ne Il Riposo di Raffaello Borghini. Oscurato dai giganti del tempo, praticamente sconosciuto al pubblico dei non specialisti, Alessandro Fei fu comunque un importante artista fiorentino attivo nella seconda metà del XVI secolo. In Toscana lavorò praticamente ovunque, specialmente a Firenze, ma anche a Roma e perfino a Messina e in Francia. Importantissima la sua collaborazione col Vasari.

«Venne ancora fra noi in questi tempi il rinomatissimo Alessandro Fei, detto altrimenti il barbiere, il quale ebbe per patria Firenze, e fu uno de' primi pittori del suo tempo. Nacque l'anno 1538, ed ebbe per maestri, i più grandi uomini che allora vi fossero»
[G. Grosso Cacopardo in Memorie de' pittori messinesi e degli esteri che in Messina fiorirono dal secolo XII sino al secolo XIX ornate di ritratti, 1821 a p. 71]

IL RIPOSO DI RAFFAELLO BORGHINI
Tornando a Il Riposo di Raffaello Borghini, è una sorta di trattato a forma di dialogo, composto nel 1584 e costituito da quattro volumi. Trae il proprio nome dalla Villa “Il Riposo” appartenuta a Bernardo Vecchietti nei pressi di Ponte a Ema, in cui si immagina fosse avvenuto il dialogo. Da un punto di vista della letteratura non ha avuto molta fortuna, ma per la storia dell'arte è considerato una piccola miniera di informazioni riguardanti la vita e le opere di molti artisti del tempo. Fra questi troviamo Alessandro Fei, del quale Il Riposo costituisce la fonte primaria per ricostruirne la biografia e l'attività artistica.

A SAN MINIATO NEL CONVENTO DI SAN FRANCESCO
UN'OPERA PERDUTA?
Secondo il Borghini, Alessandro Fei fu attivo anche a San Miniato ed in particolare nel Convento di San Francesco. Qui avrebbe realizzato un affresco con la figura di San Francesco d'Assisi sopra il mondo. Stando al testo, quella di San Miniato sarebbe la sua seconda opera realizzata in completa autonomia e potrebbe collocarsi fra il 1560 e il 1570. Tuttavia, allo stato attuale degli studi, l'affresco sembra essere perduto: non sappiamo se distrutto, rovinato o semplicemente coperto sotto una ridipintura successiva. In tutta la letteratura storico-artistica sanminiatese non se ne trova traccia. L'unico indizio a disposizione è relativo alla posizione: doveva essere nel convento, e non nella chiesa, poiché il Borghini nel descrivere la collocazione di altre sue opere specifica quando si trovano nel luogo di culto vero e proprio. Un piccolo mistero che per il momento non trova soluzione.

San Miniato, Convento di San Francesco
Foto di Francesco Fiumalbi

Estratto da R. Borghini, Il Riposo, appresso Giorgio Marescotti, Firenze, 1784, Libro IV, pp. 632-635:

«[632] [e ritorniamo a' maestri principali] Fra' quali Alessandro di Vincentio Fei detto del Barbiere si esercita con molta sua laude. Egli hebbe i primi principi del disegno da Ridolfo del Ghirlandai, essendo dimorato in casa sua alquanto tempo, poscia apprese à maneggiare i colori da Pier Francia, & ultimamente lavorò appresso à Tommaso da San Friano. La prima opera che facesse Alessandro di sua inventione fu una tavola della historia di Santa Caterina, quando è sposata da Giesu Christo con altre figure, la quale si vede nella Compagnia di Santa Caterina dietro alla Nuntiata. Lavorò poi à San Miniato al Tedesco nel convento de' frati Zoccolanti un San Francesco sopra una palla figurata per lo mondo à fresco. Una tavola di sua mano è nella Chiesa di Vicchio in Mugello rappresentante il Rosaio [633] della gloriosa Vergine; un’altra di detto misterio ne è in Peccioli nella chiesa de’ frati di San Domenico. A Chiusure, in quel di Siena, nella Pieve de’ frati di Montuliveto ha dipinto una facciata d’un Cristo di chiaro oscuro, entrovi il Giudicio Universale et in una cappellina, che è nel mezo Cristo in atto di giudicare e sopra la porta di detta Pieve un Cristo morto. In Chianti, nella chiesa di Brolio, per li Ricasoli ha lavorato tre cappelle a fresco, nella prima è la Vergine col figliuolo in collo et altre figure, nella seconda alcuni dottori della chiesa che disputano e nella terza alcune sante per sodisfacimento de’ padroni. In Valdelsa nella pieve di San Brancazio fece una tavola non molto grande, in cui è figurata la Reina de’ Cieli con alcuni Santi. Nel monasterio delle monache di Lapo fuor di Firenze è di suo una tavola dimostrante nella parte bassa la Madonna col figliuolo et alcuni Santi e nella parte più alta Dio Padre in mezo al Paradiso. A Messina in tre volte ha mandato molte sue opere: la prima fu una tavola per la chiesa grande, in cui aveva dipinto la Nostradonna con Giesù, due angeli et alcuni santi; la seconda un quadro di tre braccia della adorazione de’ Magi e la terza dodici istorie di San Giovambatista a olio in tela, che sono state poste nella chiesa de’ Fiorentini, i quali avevan mandato a Firenze a farle fare. Dipinse poscia due quadri, nell’uno ritrasse Antonio del Bene in abito di Gonfaloniere con un paggio a lato, [634] che tiene in mano uno stendardo dell’insegna della città e nell’altro fece una Firenze e questi furono mandati in Francia. In Pistoia è di sua mano lavorata a fresco una cappella nella Madonna della Umiltà, dove sono undici istorie della vita della gloriosa Vergine e nella tavola a olio è una Nunziata et il Paradiso con angeli e con Dio Padre e parimente è fatta da lui in detta città la tavola dell’Assunta con gli apostoli posta nella Madonna del Letto. A Vernio nella badia per lo Signor Pierantonio de’ Bardi ha fatto una tavola della Concezzione con molte figure e vi è ritratto di naturale ginocchioni tutto armato esso Signor Pierantonio. In Firenze sono di sua mano queste opere: una tavola nella Compagnia di Santa Brigida entrovi un Cristo in croce con quattro Santi; in San Niccoló oltr’Arno n’una cappella fatta con suo disegno la tavola, in cui è effigiata la Vergine, che riceve l’angelico saluto. In San Brancazio la tavola dell’istoria di San Bastiano; nel monasterio della Crocetta in testa dell’orto n’una cappella dipinta a fresco la Resurrezzione di Cristo con molte figure in variate attitudini; in Santa Croce alla Cappella de’ Corsi la tavola, in cui si vede Cristo alla colonna con molte figure benissimo accomodate et una prospettiva fatta con arte grandissima et è divero quest’opera degna di considerazione per esser bene osservata in ogni parte e la migliore, che abbia fatto Alessandro. Nella medesima chiesa alcuni quadri a oilo posti [635] a una colonna con istorie della Madonna e l’ornamento col padiglione et angeli a fresco, che sono sopra la Nunziata di Donatello. Ha nel suo scrittoio il Serenissimo Gran Duca Francesco un quadro fatto da lui a concorrenza con gli altri pittori, in cui si veggono tutti i modi del lavorare de gli orefici contrafatti molto vivamente. Un altro suo quadretto di figure piccole dimostranti la stagione del verno si trova nello scrittoio del Cavaliere Gaddi, al quale ha fatto ancora molte altre pitture in certi fregi nella sua casa nuova del giardino. Nel mio scrittoio sono di sua mano due quadri di bellissime prospettive, i quali io gli feci fare per accompagnare certi quadri di Francesco Salviati e mi dipinse etiandio il palco della detta stanza, dove sono le nove muse, l’istoria di Zeusi quando prese le belle parti di più fanciulle a Crotone per figurarne la sua nominata Venere e molte grottesche.»

domenica 6 marzo 2016

[VIDEO] I FRATI LASCIANO IL CONVENTO DI SAN FRANCESCO A NUOVI ORIZZONTI - 5 MARZO 2016

a cura di Francesco Fiumalbi

Sabato 5 marzo 2016 è stata una data storica: l'Ordine dei Frati Minori Conventuali lascia San Miniato dopo oltre otto secoli. La notizia adesso ha il carattere di ufficialità, sebbene fosse nota da tempo. Ad annunciarlo il Ministro Provinciale per la Toscana, Padre Roberto Bernini, davanti a Mons. Andrea Migliavacca Vescovo di San Miniato, al Sindaco Vittorio Gabbanini e alle oltre cento persone raccolte all'interno dell'Auditorium “Dilvo Lotti” presso il Convento di San Francesco.

Sono passati la bellezza di 805 anni da quell'ottobre 1211, cioè da quando, secondo la tradizione, alcuni dignitari sanminiatesi incontrarono San Francesco d'Assisi presso la Badia di Santa Gonda, offrendogli l'antica chiesetta di San Miniato, ormai abbandonata e in rovina. Lo stesso episodio che, fissato in pittura da Dilvo Lotti, ha fatto da sfondo all'incontro. Ed ora, nel 2016, nell'ambito di una generale riorganizzazione delle Province dell'OFMC nell'Italia centrale, ben cinque conventi toscani sono destinati alla chiusura, fra cui quello di San Miniato. L'unica ragione alla base di questa dolorosa decisione, a detta del Ministro Provinciale, è la forte riduzione del numero di frati.

Tuttavia la struttura monumentale del convento non sarà venduta, ma conoscerà una nuova stagione, fatta di accoglienza e di spiritualità, grazie all'arrivo della Onlus “Nuovi Orizzonti”. Rimanendo nella disponibilità dell'OFMC, il convento sanminiatese potrà comunque ospitare i frati, seppur occasionalmente, e magari, chissà, far sperare in un futuro ritorno.

Di seguito è proposto il video integrale dell'incontro, con gli interventi di Andrea Mancini e Luca Macchi (Comitato “Amici di San Francesco”), Padre Roberto Bernini (Min. Prov. OFMC Toscana), Mons. Andrea Migliavacca (Vescovo di San Miniato), Vittorio Gabbanini (Sindaco di San Miniato) e Angela Croce (Nuovi Orizzonti). Si ringrazia Padre Roberto Bernini per aver acconsentito alla ripresa del video.


I frati lasciano il convento di San Francesco a San Miniato a Nuovi Orizzonti
Video di Francesco Fiumalbi

Un momento dell'incontro
Foto di Francesco Fiumalbi

L'intervento iniziale di Andrea Mancini
Foto di Francesco Fiumalbi

L'intervento di Padre Roberto Bernini
Foto di Francesco Fiumalbi

L'intervento del Sindaco Vittorio Gabbanini
Foto di Francesco Fiumalbi

L'intervento del Vescovo Andrea Migliavacca
Foto di Francesco Fiumalbi

L'intervento di Angela Croce
Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 7 dicembre 2015

ADDSM - 1863, 28 GIUGNO - OCCUPAZIONE SAN FRANCESCO


ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1863, 28 giugno – Occupazione San Francesco

In questa pagina è proposta la trascrizione del Regio Decreto del 22 dicembre 1863 con cui Vittorio Emanuele II dispose l'occupazione per motivi militari del Convento di San Francesco a San Miniato. Sulle varie soppressioni, occupazioni e ripristini di San Francesco nel corso del XIX secolo si veda il post: LE SOPPRESSIONI E I RIPRISTINI DEL CONVENTO DI SAN FRANCESCO A SAN MINIATO.

Estratto dalla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 175 del 25 luglio 1863:

Il N. 1339 della Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d'Italia contiene il seguente Decreto:

VITTORIO EMANUELE II
Per grazia di Dio e per volontà della Nazione
RE D'ITALIA

Vista la Legge in data 22 dicembre 1861 sull'occupazione temporaria di Case religiose per cause di pubblico servizio sì militare che civile;
Sulla proporzione del Nostro Ministro Segretario di Stato per gli Affari della Guerra,
Abbiamo decretato e decretiamo quanto segue:

Articolo unico.

E' fatta facoltà al Ministero della Guerra di occupare temporariamente ad uso militare il Convento di S. Francesco in S. Miniato, provvedendo a termini dell'articolo 1 della legge suddetta a ciò che può riguardare il culto, la conservazione delle opere d'arte e l'alloggiamento dei Monaci ivi esistenti.
Ordiniamo che il presente Decreto, munito del Sigillo dello Stato, sia inserito nella Raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d'Italia, mandato a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Torino, addì 28 giugno 1863

VITTORIO EMANUELE

A. Della Rovere

Il Convento di San Francesco a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 19 dicembre 2014

LE SOPPRESSIONI E I RIPRISTINI DEL CONVENTO DI SAN FRANCESCO A SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

3° Revisione - 6 novembre 2016

Forse non tutti sanno che il convento sanminiatese di San Francesco nell'Ottocento ebbe una vita piuttosto travagliata, al pari di quasi tutte le altre istituzioni monastiche e conventuali. Accadde, infatti, che Napoleone Bonaparte prima (1810), e Vittorio Emanuele II poi (1866), con altrettanti provvedimenti legislativi, avevano “soppresso” buona parte delle comunità religiose del tempo. A motivi di natura puramente ideologica, si affiancarono certamente altrettante necessità economiche. D'altra parte sia i nascenti stati napoleonici, che, successivamente, il neocostituito Regno d'Italia avevano bisogno di avviare una complessa macchina burocratica, non senza tralasciare i dispendiosi conflitti bellici. Per cui necessitavano di risorse, di tante risorse. Per non colpire direttamente l'autorità pontificia, ma comunque incamerare i cospicui beni ecclesiastici, la scelta cadde sia sulle compagnie laicali, che sulle comunità religiose. E il Convento di San Francesco fu tra queste, assieme, per rimanere nella sola San Miniato, con S. Chiara, S. Paolo, S. Trinità, S. Agostino, SS. Annunziata “Nunziatina”, S. Domenico e la SS. Annunziata detta “San Martino”. Rimasero esclusi i beni legati alla Santa Sede, alle diocesi, e alle singole unità parrocchiali.

Il Convento di San Francesco fu confiscato una prima volta, in ordine al decreto del 25 aprile 1810 promulgato da Napoleone. La proprietà della grande struttura, a seguito della Restaurazione post Congresso di Vienna, era passata al Granducato di Toscana. Il concordato del 4 dicembre 1815 fra Toscana e Santa Sede, infatti, non prevedeva il ripristino del convento francescano di San Miniato.
Della questione se ne fece carico il canonico sanminiatese Pietro Bagnoli [vai al post: PIETRO BAGNOLI ], sfruttando la grande e personale influenza che poteva vantare direttamente sul Granduca Ferdinando III. Abbiamo visto infatti che il religioso, nonché letterato, sanminiatese era il tutore (cioè si occupava dell'educazione) dei suoi figli, ed in particolare del futuro Leopoldo II.

La chiesa e il convento di San Francesco a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Queste le parole del Bagnoli:
«Ora stando in quello stato di abbandono S. Francesco, accadde un avvenimento che parve del Santo medesimo mandato, che standomi io un giorno nella Reale Biblioteca domestica, a cui il principe mi aveva gratificato l’accesso, ecco che egli entrò; e fermatosi ivi, perché aspettava il suo maggior Domo per andar fuori, cominciò a parlare come affabile e […?] e per incidenza del discorso entrato a dire di San Miniato, dov’Egli non era mai stato, mi domandò di quella gran fabbrica che lassù si vedeva, passando dalla Scala. Mi sentii come ispirato la mente a quella domanda, e la risposta andò dritta al suo scopo.
Lo informai di quanto sopra ho esposto. Aggiunsi la santità del luogo, l’essere la Chiesa contigua e non interna alla città, e dominante l’adiacenza della vasta pianura del Valdarno, grande e comoda, ed effigiata, richiamava tutta la gente del contado alle Perdonanze, ed alle altre ritornate di devozione dell’anno, nelle quali alle confessioni grande sempre era il concorso. Ora i Frati interni nella città con una piccola Chiesa quasi inutili al Sacro Ministero, col loro patrimonio, l’uso del quale sarebbe servito anco a conservare quella dignitosa fabbrica, d’onde era la loro origine che gran danno veramente era quello di vederla deperire, ed annidarvi animati, e servire chi si nascondesse, a chi volesse romperne qualche pezzo per materiali o ad altra più […?] opera. E così, dettemi Egli alcune cose, e risposto avendo io sempre diretto alla reintegrazione di quel convento, si venne al punto di dire, che una sola sua parola poteva restituirlo. Questa parola venne.
Domandai di […?] un Memoriale. L’accettò, fu fatto, e riscritto. E quando si venne ai sussidi per restaurarlo, il io Signore ne dette il primo esempio con settanta zecchini d’elemosina; qualche altra somma dette l’Arciduchessa Luisa, altra il Maggior Domo, ed altre pie persone della corte. E fu in San Miniato una deputazione magistrale all’uopo del rifacimento preposta, fatta giurare una nota, e noi paesani ci prestammo in modo che si fece una somma competente che il convento e la Chiesa restituì in grado che non tale sarà stata quando era nuova. I frati vi tornarono in gran festa, venderono la fabbrica di S. Paolo, su cui fondarono un annuo livello per il mantenimento di S. Francesco».
[Estratto da P. Bagnoli, Autobiografia, trascrizione a cura di Candela Sabina, Comune di San Miniato, 1998, originale conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, c.180r, c.181r, p. 79.]

Il ripristino ufficiale avvenne nel 1817 e i francescani poterono farvi ritorno solo nel 1827, dopo che la chiesa e il convento furono restaurati. Ma l'epilogo definitivo non era ancora stato scritto.
Alcuni anni dopo l'Italia era stata finalmente unificata e il nuovo stato aveva bisogno di spazi ed edifici per poter dare avvio alla macchina organizzativa e amministrativa. Fra i vari provvedimenti di questo periodo troviamo la Legge n. 384 del 22 dicembre 1861 con cui il Governo aveva la possibilità di "occupare" temporaneamente gli edifici conventuali per esigenze civili o militari, previa apposito decreto reale.
E fu proprio sfruttando questa legge che il 28 giugno 1863 il Re Vittorio Emanuele II emanò il decreto affinché il convento di San Francesco venisse occupato in forza ad esigenze militari. D'altra parte a San Miniato, essendo sede di Circondario, era stato assegnato il 74° Battaglione del Regio Esercito e mancava una caserma all'uopo.


Estratto dalla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 175 del 25 luglio 1863:

Il N. 1339 della Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d'Italia contiene il seguente Decreto:

VITTORIO EMANUELE II
Per grazia di Dio e per volontà della Nazione
RE D'ITALIA

Vista la Legge in data 22 dicembre 1861 sull'occupazione temporaria di Case religiose per cause di pubblico servizio sì militare che civile;
Sulla proporzione del Nostro Ministro Segretario di Stato per gli Affari della Guerra,
Abbiamo decretato e decretiamo quanto segue:

Articolo unico.

E' fatta facoltà al Ministero della Guerra di occupare temporariamente ad uso militare il Convento di S. Francesco in S. Miniato, provvedendo a termini dell'articolo 1 della legge suddetta a ciò che può riguardare il culto, la conservazione delle opere d'arte e l'alloggiamento dei Monaci ivi esistenti.
Ordiniamo che il presente Decreto, munito del Sigillo dello Stato, sia inserito nella Raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d'Italia, mandato a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Torino, addì 28 giugno 1863

VITTORIO EMANUELE


A. Della Rovere


Il convento di San Francesco fu "occupato", ma non "confiscato", per cui la proprietà era rimasta ai Francescani, almeno formalmente. Inoltre lo Stato doveva farsi carico del mantenimento della struttura, della conservazione delle opere d'arte, di provvedere ai frati del convento, nonché di rispettare le esigenze legate al culto. A fronte di queste "limitazioni" possiamo ipotizzare che non venisse occupato l'intero complesso, ma solamente una sua buona parte, quella necessaria alle esigenze "militari", lasciando ai Francescani l'uso della chiesa e una porzione del convento.
Tale situazione durò per circa 3 anni, quando nel 1866 il Regno d'Italia, con la Legge del 28 giugno 1866, n. 2987, sancì una nuova “soppressione” dei conventi e delle case religiose, alla stessa stregua delle soppressioni Leopoldine e Napoleoniche. I beni furono poi “incamerati” con il provvedimento fissato nella Legge del 15 agosto 1867, n. 3848.
Siamo negli anni della “Questione Romana”, con la futura città Capitale che ancora mancava a completare la definitiva unità nazionale, basti ricordare che la breccia di Porta Pia avvenne nel 1870. Inoltre, proprio nell'estate del 1866 (dal 20 giugno al 12 agosto) l'Italia si trovò a combattere la sua Terza Guerra di Indipendenza contro l'Impero Austro-Ungarico. In tutto questo c'erano comunque le difficoltà del neonato Stato italiano nel dover avviare la propria macchina burocratica. Dunque c'era bisogno di spazi e di risorse economiche fresche.
I beni incamerati furono per buona parte ceduti ai Comuni e alle Province che li adoperarono per le necessità del tempo. Ad esempio, per rimanere a San Miniato, il Convento di S. Trinità divenne la sede delle scuole pubbliche, il Convento di San Domenico fu ridotto ad uffici comunali e il Monastero della SS. Annunziata in “San Martino” divenne il carcere mandamentale.

Della questione del Convento di San Francesco se ne occupò anche il Proposto Giuseppe Conti, il quale inviò una supplica all'Imperatore Napoleone III, nipote di Napoleone Bonaparte, affinché una parte del convento rimanesse nella disponibilità dei frati e la chiesa fosse officiata. Il Conti giocò sul fatto che la chiesa di San Francesco ospitava le tombe di alcuni Buonaparte, ovvero gli antenati dell'Imperatore stesso. Di questo episodio è fatta memoria nell'Elogio funebre a Mons. Giuseppe Conti detto dal Prof. Ab. Massimo Taddei di Samminiato nelle solenni esequie fattegli celebrare a' 16 gennaio 1867, stampate nel medesimo anno in Firenze, dalla Tipografica Galileiana di M. Cellini. Di seguito il testo, contenuto nella nota 12 a pagina 26:

«Nell'anno 1863 un decreto reale dava facoltà al Governo di occupare per servizio militare il Convento di S. Francesco di questa Città. Il Proposto Conti s'impegnò generosamente a che parte del Convento medesimo fosse rilasciata ad abitazione dei Religiosi. Egli oltre ad avere ragionate memorie dimostrate al governo del re la convenienza di procedere con riguardi speciali in quell'affare, rivolse più in alto le sue buone pratiche. Diresse al Trono Imperiale di Francia una memoria, nella quale, ricordando al Siro francese come nella chiesa di S. Francesco in Samminiato fossero tombe de0 Suoi Antenati, invocato perciò il suo alto ed efficace intervento, perché in essa il culto venisse continuato con tutto lo splendore. La memoria era accompagnata dal dono per l'Imperatore, la Imperatrice, ed il Principe Imperiale della Bucolica di Virgilio, e della Storia della Immagine del Crocifisso. Il Conti non solo ebbe dal Gabinetto Imperiale lettere esprimenti il gradimento delle Auguste Persone, ma ottenne anche pienissimo appagamento dei suoi desideri.».

La chiesa e il convento di San Francesco a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Non conosciamo le sorti esatte del grande convento di San Francesco in questo frangente, utilizzato formalmente "per scopi militari", ed impegnativo dal punto di vista della gestione e/o definitiva trasformazione. Le risorse economiche necessarie per ridurlo ad uffici pubblici, a spazi per l'istruzione o ad altre funzioni governative avrebbero richiesto uno sforzo finanziario ingentissimo, che né il Comune di San Miniato, né la Provincia di Firenze (a cui San Miniato faceva capo all'epoca), e neppure lo stesso Regno d'Italia intendevano farsi carico. Il convento allora fu messo sul mercato per essere venduto al miglior offerente.
Sembra che nessuno si fosse fatto avanti. Una “speculazione” edilizia su un edificio del genere, in un centro di provincia come San Miniato, era assolutamente impensabile. Nessun imprenditore avrebbe mai tentato un “affare” del genere. Fu la popolazione, invece, che, raccolta in un apposito “comitato”, riuscì a mettere insieme la cifra di 10.000 lire del tempo. Per dare un'idea, l'ISTAT stabilisce per quegli anni un coefficiente di rivalutazione monetaria pari a 9000, cioè alle 10.000 lire del tempo corrispondono 90mln di lire attuali, ovvero circa 45.000 euro. Era una cifra che, certamente, era irrisoria per comprare a pieno valore l'interno complesso monumentale francescano. Ma, di fronte ad un enorme edificio praticamente inservibile, un edificio che in ogni caso avrebbe richiesto almeno di essere manutenuto, il rischio per il Regno d'Italia era quello di trasformare una risorsa in una rimessa. Quindi, seppur “simbolica”, la somma fu accettata e il convento riacquistato. Della serie, meglio che niente.
Dunque, nel 1872, a 6 anni dalla seconda soppressione, i Francescani poterono far ritorno al convento. Il “ripristino” avvenne con una solenne celebrazione che si tenne nel giorno dell'Immacolata Concezione di Maria, ovvero l'8 dicembre del 1872.

Di questa secondo episodio travagliato, ci fornisce un resoconto Giuseppe Piombanti:

«Ripristinati nel 1817 i benemeriti religiosi, che alle vicende dell’antico castello avevan preso parte quasi messaggeri di concordia e di pace, per dieci anni dimorarono nell’abbandonato monastero di S. Paolo. Nel 1827 all’amata loro dimora tornarono, dopo che e chiesa e convento coll’aiuto dei benefattori furono restaurati. Di nuovo soppressi nel 1866, provvisoriamente lasciarono aperta la chiesa con due custodi. Ma quell’antico ricordo di S. Francesco d’Assisi, che fu il santo più popolare dei suoi tempi; quel tempio dedicato al patrono della città, dove pur riposano le ceneri di tanti illustri concittadini; quel monumentale avanzo di architettura toscana non poteva essere dimenticato e abbandonato dai samminiatesi. Per toglierlo dalle mani del demanio, che lo poneva in vendita, un comitato di cittadini si formò, il quale raccolse circa diecimila lire; ed efficacemente i religiosi, nel 1872 venne riacquistato. Il dì 8 dicembre dell’anno stesso fu solennissima festa. Riaperta la chiesa, mirabile per la sua magnificenza e per la sveltezza degli archi, cantato il Te Deum dal vescovo, dal clero, dal popolo, i figli di S. Francesco tornarono al possesso di quel grandioso sacro monumento, che piccolo e umile, sette secoli prima, al loro santo patriarca era stato donato. Prendendone un’altra volta possesso, i minori conventuali ne fecero un collegio di studenti per inviarli poi, fatti sacerdoti, alle missioni estere.»
Estratto da G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia Ristori, San Miniato, 1894, pp. 107-108.

3° Revisione - 6 novembre 2016
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