giovedì 5 novembre 2020

DBDSM - BARANI CORRADO

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 DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO



BARANI CORRADO
Corrado Barani di Enrico (San Miniato, 2 giugno 1897 - Carso, 29 agosto 1917), abitante a San Miniato capoluogo, partecipò alla Prima Guerra Mondiale come soldato inquadrato nel 1° Reggimento Genio. Morì per ferite riportate in combattimento.
 
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 47.

DBDSM - BANTI ATTILIO

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BANTI ATTILIO
Attilio Banti di Luigi (San Miniato, 26 gennaio 1891 - Loc. Imprecisata, 27 ottobre 1918), abitante a Ponte a Elsa, partecipò alla Prima Guerra Mondiale come soldato inquadrato nel 111° Gruppo Bombardieri. Morì per malattia mentre si trovava all'Ospedaletto da Campo n. 061.
 
FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 46.

venerdì 23 ottobre 2020

DBDSM - BALSOTTI GUIDO

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 DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO



BALSOTTI GUIDO
Guido Balsotti di Enrico (Empoli, 6 febbraio 1897 - San Miniato, 14 maggio 1920), abitante a Ponte a Elsa, partecipò alla Prima Guerra Mondiale come soldato inquadrato nel 6° Reggimento Alpini. Morì per malattia mentre si trovava in convalescenza a San Miniato.

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 40.

sabato 10 ottobre 2020

LA MIA GIOVENTU’ AL TEMPO DEL FASCIO – INTERVISTA A GIUSEPPE CHELLI

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a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
Molti di noi hanno avuto la fortuna di ascoltare le storie dell’infanzia dei propri nonni. Come vivevano, come giocavano, come andavano a scuola, la pagella, ma anche del sabato fascista e della camicia nera. E poi la guerra, quel grande spartiacque che ha segnato il passaggio fra la “vita di prima” e la “vita di dopo” e che per molti ha segnato il passaggio dalla spensieratezza dell’infanzia alla consapevolezza dell’età adulta. Nella maggior parte dei casi si tratta di un patrimonio di memoria orale che rischia di andare perduto ogni giorno di più. Per questo motivo abbiamo scelto di intervistare Giuseppe Chelli, classe 1933, che ha vissuto l’infanzia durante gli ultimi anni del fascismo e ricorda molto bene la vita del tempo.

Beppe, durante gli ultimi anni del fascismo, tu eri un bambino. Come sei entrato in contatto con il regime?
Sono venuto a contatto col regime fascista nel 1939, cioè quando ho cominciato ad andare a scuola. Di prima non potrei e non posso dire nulla se non una sbiadita immagine di un fantoccio tutto nero portato per le vie di San Miniato e bruciato  notte tempo. Forse era il Negus sconfitto nella guerra di Abissinia nel 1936: avevo appena tre anni!
 
Il regime, per la sua natura totalitaria, cercò di regolare anche il mondo scolastico, tant’è che una delle prime riforme dopo la marcia su Roma fu proprio la cosiddetta Riforma Gentile del 1923. Quanto penetrava il regime nelle aule del tempo, specialmente in un contesto di provincia come era il territorio sanminiatese?
Allora, intanto devo dire che la scuola l’ho iniziata a Roffia, dove sono rimasto per il primo triennio. La quarta e la quinta, invece, le ho fatte a San Miniato.
A Roffia c’era una sola pluriclasse del corso  elementare inferiore e si trovava esattamente sopra il Circolo, al primo piano di quello stabile che c’è ancora oggi. La maestra unica era la signorina Luigia Simoncini che ogni giorno da San Miniato veniva a piedi a Roffia e si tratteneva fino al pomeriggio, forse perché la terza classe aveva il secondo turno. Non ricordo che la maestra ci facesse apologie del regime, ma nel libro di testo in molte parti venivano proposti brani e immagini inneggianti a modi di vita circa l’amor di patria, la bellezza del lavoro. Ricordo l’immagine dell’aratro con il vomere lucido, che era una delle immagini più eclatanti per illustrare il concetto che il lavoro rende belli a differenza del vomere inattivo che arrugginisce. E poi veniva mostrata la fierezza del bambino che faceva azioni coraggiose o le bambine che avevano cura della casa e soprattutto del giardinetto attorno che curavano con fiori e alberelli.
 
Ma il sabato…
Solo il sabato, che chiamavamo il sabato fascista  la maestra  pretendeva che si venisse in classe vestiti a seconda dell’età da Figli della lupa (prima e seconda classe) o da Balilla (terza).
 
In cosa consisteva questo abbigliamento?
Per i figli della Lupa la montura era questa: scarpe nere, calzettoni grigio verde con risvolti neri fini al ginocchio, pantaloni grigioverde corti, camicina nera con  il cinturone bianco che raccoglieva le due bretelle bianche incrociate. Nel mezzo alle bretelle una M di metallo lucido, mentre in testa era d’obbligo portare il fez, un cappello nero con una nappa appesa ad un lego. Anche il cappello aveva  in fronte un’insegna, un piccolo simbolo: non ricordo bene se fosse stata l’immagine del Duce con l’elmetto o la scritta Dux. Oppure due teste di lupa.
Anche le bambine, le Figlie della Lupa (prima e seconda classe), avevano la loro montura. Scarpe con il laccio sulla fiocca, calzettoni bianchi, sottanina scura (blue/nero), camicetta bianca con dei fregi e un fiocco bianco in testa.
La montura da Balilla o da Giovane italiana non cambiava molto e si cominciava a portare dalla terza classe. Per i primi l’unica differenza era che al posto del cinturone e bretelle c’era un fazzoletto celeste avvolto al collo, con le cocche racchiuse nel davanti da un anello con la testa del Duce con l’elmetto. Le seconde avevano di diverso la sottana che era pieghettata e di colore blue e mi pare che invece del fiocco portassero un cicì bleu sulle 23.
 

Quindi il sabato, così vestiti…
Appena arrivati davanti la scuola, la maestra ci radunava ed in fila per due si saliva in classe cantando Giovinezza. Dopo la consueta preghiera si faceva  la lezione ascoltando le trasmissioni La Radio per le scuole, oppure leggendo racconti patriottici e cantando canzoni inneggianti il Duce o altri avvenimenti storici. Poi cominciava la ginnastica. Se pioveva o era troppo freddo si faceva in fondo all’aula, se la stagione lo permetteva si andava fuori, in campagna. In fila per due si attraversava le vie piene di polvere in estate e motose quando pioveva cantando la canzone del Balilla (Fischia il sasso/il nome squilla/del ragazzo di Portoria/ sta l’intrepido balilla/ sta gigante nella storia…) oppure quello dei Figli della lupa: Siamo i figli della lupa / dell’Italia il primo fior / e donato abbiamo il cuor / al suo grande Condottier...). Poi si scioglievano le righe e di corsa sull’argine a fare la corsa campestre. Il ritorno a scuola si faceva in libertà attraverso le prode o i campi di erba medica.
 
Cosa ti ricordi della scuola? Ve lo davano il famoso olio di fegato di merluzzo?
Certo! Tutte le mattine prima di iniziare la lezione veniva distribuito a tutti con un cucchiaio e subito dopo una tazza di latte bello caldo che Pia di Mero, la moglie del carraio che stava sotto la scuola e che faceva la custode, riscaldava in un pentolone in casa sua. Ci dicevano che ce lo mandava il Direttore da San Miniato!
 
Spesso venivano indette gare o concorsi a tema nelle scuole…
Sì, è vero. A volte si partecipava a concorsi di pittura o di altre esibizioni oppure a gare di recitazione. In terza venne indetto un concorso di recitazione di poesie fra tutte le classi delle scuole elementari, medie e avviamento del Comune, che si tenne a San Miniato.
La maestra scelse me per partecipare alla gara e mi fece imparare una poesia che diceva così: Padre e figlio si alzan presto / Chi dei due sarà più lesto? / L’un la falce dal letto stacca / l’altro il suo moschetto / L’uno miete / l’altro spara / così a vivere s’impara…  Il continuo non lo ricordo.
Il giorno fissato per la gara, un sabato, tutti i ragazzi delle scuole del comune si presentarono alla sede della GIL a San Miniato, dove ora è il Museo della Memoria. Di fronte ad una commissione, rigorosamente in camicia nera, uno ad uno, i ragazzi recitarono la poesia imparata. Io fui tanto bravo che mi classificai primo tra le scuole elementari! Per questo fui inviato a Pisa assieme agli altri vincitori di categoria per la gara provinciale. La maestra mi fece imparare tre poesie e tutti i giorni dovevo recitarle davanti a tutti gli alunni. Finalmente venne il giorno di andare a Pisa e la maestra mi disse che se mi facevano scegliere la poesia dovevo dire quella… di cui ora non ricordo il nome. Non ero mai montato sul treno e a Pisa mi ci accompagnò mia madre. Stetti tutto il tempo al finestrino a vedere correre i campi, le case, i paesi: non mi raccapezzavo! Successe però che sbagliammo orario e quando si arrivò a Pisa al Giardino Scotto la audizione dei ragazzi della provincia era terminata e la commissione stava per andarsene. In fretta e furia mi fecero dire una poesia a piacere, ma dall’emozione non dissi quella che mi aveva consigliato la maestra. E così finì la mia corsa, altrimenti, forse, sarei potuto andare a Roma a recitare davanti al Duce in persona!
 
Tutte le attività ordinarie o straordinarie, comunque, cercavano di coinvolgere i bambini nella vita del regime, dando loro l’idea di far parte di un qualcosa di importante. A proposito di cose importanti, ti ricordi quando l’Italia entrò in guerra?
Certo! Avevo appena finito la prima elementare. Non ricordo chi o come, ma ci venne detto che quel pomeriggio dovevamo andare tutti a San Miniato in piazza dell’Impero, l’attuale piazza del Popolo, perché parlava Mussolini a tutta la nazione. Di certo non ce lo disse la maestra, perché la scuola era finita il 30 maggio, mentre Mussolini parlò il 10 giugno 1940. Ricordo esattamente che in quel pomeriggio, poco dopo le ore 18, mi trovavo in piazza dell’Impero gremita di persone in camicia nera, ma anche vestite in abiti normali o da lavoro perché tanti smisero di lavorare appositamente. C’erano pure i preti. La gente occupava anche via Ser Ridolfo e via Augusto Conti, tanto c’erano gli altoparlanti che permettevano di sentire a distanza. Ce n’erano almeno due a forma di imbuto, che uscivano dalle finestre del palazzo Cheli-Giannarelli ed io con i miei amici – forse uno era Mario Ciarini – stavamo seduti sulla soglia del portone del palazzo, proprio dove ora c’è l’ingresso di Essenza, accanto alla farmacia. Ricordo benissimo che la gente applaudiva, gridava Duce! Duce! Duce! Tutto come fosse una festa, una vincita, uno spettacolo divertente. La mia età non mi permetteva di capire il pericolo che si andava delineando. Quel giorno fu per me e per i miei amici una serata di allegria: ce ne fossero state di così divertenti! La “festa” durò anche dopo la fine del discorso, con la gente che si trattenne  a parlare, a cantare e a schiamazzare per San Miniato fino a buio. Solo a sera tardi andando in piazzetta del Comune con i vicini di casa a prendere un po’ di fresco, ricordo bene che mia madre disse: nella confusione si sono dimenticati di accendere il faro in rocca. La ragione poi sapemmo che non fu una dimenticanza.
 
 Il momento in cui Mussolini fece la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940

Eh sì, fra le disposizioni dello stato di guerra c’era anche l’oscuramento notturno. Torniamo alla scuola…
Finita la terza elementare a Roffia, passai alle scuole elementari di San Miniato e la maestra di quarta tutta maschile era la signora Ada Capponi, sorella di Ugo, un pezzo grosso del fascio sanminiatese. Il clima qui era diverso! A scuola si parlava della patria in guerra, di stare attenti con chi si parlava e non parlare mai male del Duce e del fascio. Invece dell’olio di fegato di merluzzo e della tazza di latte ci davano la refezione.  Nello stanzone all’ultimo piano c’era il refettorio e a fine delle lezioni si andava a desinare. Il pranzo consisteva in una ciotola di minestra di fagioli, di verdura o brodo vegetale o di carne con pasta e spesso il riso. Per secondo una bella fetta di pane con marmellata e sempre una frutta di stagione. Ricordo benissimo che un giorno c’era la minestra in brodo con riso e pezzi di cavolfiore. Casualmente mi era toccato un pezzo grosso di cavolfiore che era un cibo raro in casa mia e allora mangiai tutto il riso e il brodo lasciando per ultimo il cavolo pensando che fosse un pezzo prelibato. Che delusione quando lo misi in bocca: era stracotto: una poltiglia!
Quasi ogni giorno la maestra ci faceva sentire le trasmissioni La Radio per la scuola e a volte ci faceva fare il tema su quello che avevano trasmesso. Oltre al ricordo nitido di uno di questi eventi conservo ancora il tema ed il disegno che la maestra Ada ci fece fare dopo aver ascoltato la trasmissione sulle rondini. Ecco cosa scrissi ed il disegno che feci.
 
Il disegno realizzato dopo la trasmissione sulle rondini
Disegno di Giuseppe Chelli
 
Devo però confessare che il disegno non mi veniva bene e allora mi dette una grossa mano mio fratello Carlo. La Patria ovunque! La maestra volle la cornice  avesse i colori della nostra bandiera, in omaggio dei soldati al fronte. Molte erano le canzoni che ci insegnava e tutte inneggianti la guerra, il valore dei soldati, la grandezza dell’impero. Alcune già le sapevo come La Canzone del Balilla o Giovinezza. Altre erano Faccetta Nera, l’Inno dei sommergibili, la Canzone di Giarabub (Colonnello non voglio  pane / dammi piombo per il mio moschetto / C’è la terra del mio sacchetto che per oggi mi basterà…).
 
Com’era il sabato fascista a San Miniato? Che differenza c’era rispetto a Roffia?
Il sabato mattina non ricordo se andavamo a scuola in montura, però il pomeriggio si doveva andare “vestiti” alla sede della Gioventù Italiana Littorio (GIL), sotto i chiostri di San Domenico. Da lì, se non c’erano manifestazioni particolari, si andava sul piazzale a fare la ginnastica divisi per categoria e sesso. Gli istruttori erano gli avanguardisti oppure quelli del GUF (Gruppo Universitari Fascisti) che avevano la camicia nera di seta, i pantaloni alla zuava e mi pare le fasce. Anche gli avanguardisti avevano i pantaloni grigioverde e la camicia nera con in capo il fez. Devo dire che molti istruttori appena passato il fronte, cambiarono camicia e alcuni spergiuravano che non erano mai stati fascisti. Almeno una volta all’anno le “prove ginniche” si concludevano con il Saggio Ginnico (maschile e femminile e per categoria) al campo sportivo di Santa Maria a Fortino di fronte  a tutti i capoccioni fascisti, alle persone ed agli invitati da parte del PNF.
 
Si poteva non andare a queste manifestazioni?
Erano obbligatorie, come la scuola. Se non andavi, la prima volta ci passavano sopra. Però, se un ragazzo si assentava una seconda volta, veniva inviata una lettera dal comandante della Coorte alla direzione della scuola, in modo che avvertisse il genitore del ragazzo dell’assenza!
 
D’estate, finita la scuola, cosa facevano i bambini e i ragazzi? C’era anche a San Miniato una colonia elioterapica?
In estate c’erano i campi solari che, qui a San Miniato, si facevano alla Villa Antonini (attuale Caserma della Compagnia dei Carabinieri). Non ricordo in quale anno incominciarono e se durarono per più anni, di sicuro ricordo quello a cui presi parte. Forse fu l’anno 1941 o 1942. Al mattino si doveva arrivare alla Villa Anronini, ci davano una maglietta bianca, pantaloncini corti neri e scarpe da ginnastica. Dopo l’alzabandiera, c’era la colazione e gli esercizi ginnici: flessioni, torsioni, saltelli a gambe divaricate e altri ancora. Poi c’era il tempo della terapia solare. Su delle stuoie, dato che il terreno era ghiaioso, ci si stendeva a prendere il sole con  solo pantaloncini ed un cappellino per il capo. Al termine si andava a fare la doccia, tutti nudi, con le assistenti che ci insaponavano e poi ci asciugavano. Di tutte le assistenti (credo fossero maestre) io ricordo Paolina Neri. Dopo il pranzo ci facevano fare un riposino sulle brandine e poi finivamo la sera con giochi liberi: rimpiattino, rubabandiera e canti, ovviamente fascisti. Con l’ammaina bandiera finiva la nostra giornata al campo solare e si ritornava ognuno a casa nostra, a piedi, come eravamo venuti. E così tutti i giorni, escluso la domenica, per due settimane, quanto durava un turno. Non ricordo se anche alle bambine erano riservati  dei turni o se fossero solo per i figli della lupa.
 
Quando la guerra cominciò ad andare male e specialmente dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, cambiarono le cose?
L’ultimo anno delle elementari cominciò già con un clima nuovo rispetto a come si era concluso l’anno precedente: l’infatuazione fascista era quasi scomparsa dalla scuola! Il maestro Mario Zucchelli si occupava e preoccupava soprattutto di insegnarci le materie, senza troppo “fascismo”. Da poco era successo il 25 luglio e ancora più ravvicinato ai primi giorni di scuola l’8 settembre. Mi pare che per un po’ non si andasse più il sabato alla GIL. Forse ci tornammo qualche volta verso la fine dell’anno 1943 o comunque quando si restaurò la RSI.
Una volta radunarono tutte le classi quinte del plesso e ci insegnarono una nuova canzone, stavolta di origine tedesca: Lili Marleen. Mi ricordo che cominciava così: “Tutte le sere/sotto quel fanal/presso la caserma/ti stavo ad aspettar..”. Ce la facevano cantare per omaggiare i tedeschi che erano venuti ad aiutarci contro i nemici americani e inglesi.
 
Come arrivò la guerra? Cosa ti ricordi dell’inverno e della primavera fra il 1943 e il 1944?
Alla fine dell’anno 1943 cominciarono i bombardamenti delle città vicine e dei ponti: quello della Motta a Marcignana, quello di Fucecchio e quello della ferrovia . San Miniato pareva sicura e quindi da tutti i paesi e città bombardate (Pisa, Pontedera, Empoli e Livorno specialmente) arrivarono tanti sfollati. I figli dei cittadini furono integrati con noi, tanto da diventare una classe di oltre 40 alunni, fra cui si contavano tanti ripetenti da anni. Accanto a casa mia venne ad abitare una famiglia di livornesi: la madre si chiamava Cecilia ed aveva tre figli giovani. Questa donna non sapeva come sfamarli, dal momento che la tessera annonaria non gli bastava. Allora lei ogni mattina partiva con una valigia vuota e andava con il treno a Livorno o verso Firenze. Quasi ogni giorno i treni venivano mitragliati e quindi si fermavano e i passeggeri scendevano. Allora lei rimaneva sul treno da sola, scorreva tutti i compartimenti e quando occhiava una valigia in cui era certa che fosse piena di qualcosa lasciava la sua e prendeva quella. Ci trovava sempre qualcosa: spesso roba da mangiare, a volte vestiario. Tornata a San Miniato apparecchiava una cena abbondante e chiamava anche noi a parteciparvi, perché mia madre spesso gli allungava qualche filino di pane.
 
Devono essere stati momenti davvero difficili, una vera lotta per la sopravvivenza…
E’ stata davvero una lotta per la sopravvivenza. Però noi eravamo fortunati, il pane non ci mancava! Lo zio prete di Roffia, Don Lionello Benvenuti, via via ci faceva arrivare sacchetti di farina con cui mia madre faceva 4/5 scole di pane che andavamo a cuocere nottetempo al forno della Pippotta, vicino al ricovero. Avveniva questo: io andavo avanti rasente i muri e, quando non vedevo nessuno, facevo cenno a mio padre di venire con la tavola del pane sulle spalle. Tappa dopo tappa si arrivava al forno.
 
Ti è mai capitato di assistere ad un bombardamento o comunque ad un’incursione aerea?
Con la primavera, le incursioni aeree si intensificarono e quindi appena suonava la sirena si doveva lasciare la scuola ed andare fuori. La nostra classe infilava il vicolo di Gargozzi e si fermava in fondo, sul muricciolo, aspettando il fine allarme fumando le vitalbe. Succedeva anche che  in classe ,qualche ripetente di 13 o 14 anni, se non aveva più voglia di stare a scuola, si mettesse a fare il verso della sirena con le mani alla bocca… e allora tutti via di gran carriera in Gargozzi! Il maestro ci urlava dietro che non era vero nulla, che non c’era nessun allarme, ma  noi via di corsa che non ci pareva vero di uscire dalla scuola! Il maestro, affacciato alla finestra che dava su Gargozzi, ci chiamava a rientrare e spesso i ragazzi della borghesia sanminiatese gli obbedivano, anch’io per la verità, ma quelli grandi prendevano i vicoli e andavano a casa.
 
Ad un certo punto il fronte fu vicinissimo…
La pagella aveva nel frontespizio immagini di propaganda con l’acronimo del fascio, “PNF”, sui cui si scherzava dicendo nel giorno della consegna che ci davano Pane, Noce e Fisisecchi! L’anno scolastico finì mi pare a maggio e fummo tutti promossi senza dare gli esami. La guerra si avvicinava, anche se per il momento non avvertivamo i pericoli che ci sarebbero capitati. Eravamo ragazzi, ma meno vogliosi di ruzzare o di allontanarsi da casa. Spesso si andava alla Madonnina al Riposo a vedere bombardare Empoli. Oppure la notte andavamo sul prato del duomo a vedere cadere i bengala su Pontedera, Pisa e sentire gli schianti dei bombardamenti. Era rischioso perché era entrato in vigore il coprifuoco e alle sette, in pieno giorno, si doveva stare chiusi in casa. Se passava la ronda dei polizei, ti portavano alla casa del fascio che era nel palazzo oggi del Dott. Piccolo! Si era già vicini all’estate e allora stare chiusi in casa era un gran sacrificio.
 
Ricordi qualche episodio di questi tedeschi impegnati a fare servizio d’ordine? Come si comportavano con la popolazione?
Noi avevamo cambiato casa e si era tornati in via Umberto I (oggi via Rondoni) dove attualmente c’è un terrazzino. La casa però aveva anche una finestra  che dava in via Del Bravo (oggi) e quindi si poteva vedere tutta la piazza Buonaparte. I polizei non volevano neppure che si stesse affacciati alle finestre a frescheggiare e parlare da finestra  a finestra, ma la gente se ne fregava e stava alle finestre.
Una sera i polizei cominciarono a sbraitare di andare dentro, ma improvvisamente partì una pernacchia talmente grande che la sentimmo tutti scoppiando a ridere!
Forse fu uno che abitava nel palazzo dov’è la lapide che ricorda Napoleone a San Miniato. Incattivitisi, i polizei cominciarono a sbattere con il calcio dei fucili la porta, a sparare verso le finestre, ma tutto inutile. Allora i polizei si radunarono davanti alla chiesa di San Rocco, per ripararsi, ed uno tirò fuori una bomba a mano con l’idea di lanciarla contro il portone della casa presa d’assalto. Forse sbagliò a contare per lanciarla, forse un difetto della bomba… sta di fatto che la bomba gli scoppiò in mano amputandogliela! I polizei, tutti impauriti, soccorsero immediatamente il collega ferito e lo portarono a braccia all’ospedale, che era lì vicino. Tutto questo tra le grida di gioia, le risate e batter di mani di tutti quelli che avevano visto dalle finestre.
Capitava anche che durante il coprifuoco girassero pattuglie tedesche alla ricerca del cibo e trovando tutto chiuso si accanivano contro saracinesche, porte, urlando e minacciando. Una sera, in casa eravamo solo io e mia madre. I tedeschi, risalendo via Del Bravo, urlavano e danneggiavano  tutte le porte. Mia madre, impaurita che arrivassero anche da noi, voleva farmi star sveglio, ma io appena aperti gli occhi mi riaddormentavo con grande angoscia per mia madre. Aveva paura che se fossero entrati in casa potessero abusare di lei. Era giovane e anche molto bella, nonostante avesse quasi 50 anni. Meno male che arrivati in Sant’Andrea presero viale Umberto Pontanari (oggi viale Matteotti) e calarono verso La Scala.
 
Quale fu il momento in cui capiste che ormai la guerra era arrivata a San Miniato?
Sarà stato verso la fine della primavera che una notte si sentì una grossa deflagrazione nella valle di Gargozzi, nella zona sotto gli orti delle monache di San Paolo. Mai successo nulla che facesse temere  un bombardamento aereo su San Miniato, per cui quello scoppio fu interpretato come un avviso che da lì a poco San Miniato sarebbe stata bombardata. Fu tutto un passa parola e la gente uscì di casa. Si formarono gruppi un po’ ovunque nello Scioa decisi a lasciare San Miniato. Una fiumana di persone, donne, uomini e bambini si incamminarono verso il Convento dei Cappuccini sicuri di essere ospitati. Anche noi, i miei genitori e mio fratello Carlo – che non intendeva lasciare il letto dove era ospitato in clandestinità – fu costretto da mia madre a venire. I frati ci accolsero in chiesa e nelle stanze adiacenti in attesa del bombardamento. Mio fratello per un po’ stette lì, poi prese e tornò a dormire a casa, sicuro che non sarebbe successo nulla. Infatti, sul far del giorno ,riprendemmo la via di casa mezzi assonnati. Si seppe, poi, che un apparecchio solitario in avaria per alleggerirsi aveva sganciato uno spezzone in piena campagna, proprio in Gargozzi, dove non c’erano abitazioni.
 
Siamo a luglio e la guerra è ormai vicina. Le incursioni erano cosa di tutti i giorni ed io appena sentivo la sirena scappavo di casa e correvo nella valle di Calvano con mia madre che mi seguiva in affanno. Spesso vedevo i caccia sganciare le bombe sulla ferrovia: da sotto la pancia dell’aereo partivano due bombe appaiate, come se fossero due bottiglie, che poi andavano a scoppiare verso Isola al ponte di ferro della ferrovia… che non colpivano mai in pieno.
L’arrivo del fronte produsse prima la distruzione di mezza San Miniato da parte dei tedeschi che minarono case e palazzi. Poi l’eccidio del Duomo, l’abbattimento della torre di Federico II, infine arrivarono gli americani!
 
Per 40 giorni circa  continuò il fronte e le cannonate tedesche arrivavano dalla riva dell’Arno. Io con i miei amici sfollati nel convento di San Francesco avevamo imparato le ore in cui i tedeschi facevano fuoco su San Miniato. Poche cannonate sparate qua e là. Negli intervalli correvamo già nella valle di Calvano, o di Cencione a far razzia di frutta che quell’anno ce ne fu in abbondanza. Se per caso i tedeschi cambiavano orario e le cannonate ci prendevano in campagna, ci si riparava nelle fosse e da una fossa all’altra si cercava di arrivare sani e salvi al Convento. Furono mesi e mesi di paura , ma la nostra incoscienza ce le fece vivere anche come un tempo di grande divertimento.  Poi col 1 settembre la guerra qui da noi finì.
 
Cosa successe ai fascisti sanminiatesi dopo la guerra?
Subito prima dell’arrivo del fronte sparirono tutti i polizei. Ed anche molti fascisti si allontanarono. Uno andò a Toiano di Palaia e tornò dopo alcuni anni. Finì a fare il sacrestano in Duomo. Ricordo che una volta andai a casa sua e in cima di scale aveva una gigantografia di Mussolini. Altri rimasero, a badare i moschetti della GIL e dopo poco a vendere l’Unità casa per casa. I Turini, i Pellicini e il prof. Novi lasciarono la Città e alcuni non ci fecero più ritorno. Solo i figli continuarono a frequentare San Miniato.
Qualche giorno dopo la Liberazione di San Miniato, i partigiani si misero subito a dare la caccia alle ragazze e alle donne che aveva avuto rapporti con i tedeschi o che erano fasciste, tagliando loro i capelli in pubblico. Anche  nel rifugio di San Francesco “raparono” varie donne, tra gli schiamazzi della gente, tra cui mia zia Beppa. Lei non aveva fatto nulla, ma era la sorella del prete di Roffia, Don Lionello Benvenuti, il quale fu fatto allontanare dalla parrocchia dai partigiani Baglioni, sindaco e dal maggiore Salvadori perché aveva avuto simpatie fasciste. Fu trasferito a Cevoli, presso Lari (oggi Casciana Terme – Lari) dove morì nel 1948.
  

martedì 1 settembre 2020

[VIDEO] MEMORIA DELLE VITTIME DELL'ESTATE 1944 A STIBBIO - 31 agosto 2020

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Nella serata di lunedì 31 agosto 2020, presso il Circolo G. Monti di Stibbio, si è svolta un’iniziativa promossa dal Comune di San Miniato dedicata alla Memoria delle vittime dell’estate del 1944 a Stibbio. In particolare gli interventi sono andati a ricordare le stragi di civili dell’8 agosto e del 23 agosto 1944, e dei quattro partigiani morti a Stibbio. A coordinare la serata Michele Fiaschi, Consigliere con delega alla Memoria. Sono intervenuti Francesco Fiumalbi, Enzo Cintelli, Bruno Possenti, Giacomo Pannocchia, Vittorio Gasparri. In conclusione l’intervento del Sindaco Simone Giglioli. 

 Di seguito il video della serata:

 



 



lunedì 17 agosto 2020

IL REGESTO DEI DOCUMENTI DEL CONVENTO DI SAN DOMENICO DI SAN MINIATO CONSERVATI ALL'ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE

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cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE 
Presso l'Archivio di Stato di Firenze sono conservati numerosi documenti appartenenti ad istituzioni sanminiatesi. Si tratta per la maggior parte di atti molto antichi, che riguardano anche le comunità conventuali e monastiche che un tempo erano presenti a San Miniato e che vennero soppresse o che comunque pervennero alla cessazione. Fra questi troviamo anche gli atti del Convento di San Domenico presso la chiesa dei SS. Jacopo e Lucia.
Grazie alla vasta catalogazione e al regesto operato nei primi anni del secolo scorso, abbiamo preziose informazioni circa la consistenza e i contenuti di migliaia e migliaia di documenti medievali conservati presso l'Archivio di Stato di Firenze. E fra questi ci sono anche quelli del Monastero di Santa Chiara. Si tratta di 59 atti sottoscritti in un arco temporale che va dal XII secolo al 1540. Va segnalato che molti dei documenti potrebbero sembrare non inerenti alla comunità religiosa. In realtà potrebbero essere stati utilizzati per dimostrare la proprietà di immobili al momento della loro donazione al convento. In questa pagina, più avanti, è proposta la trascrizione integrale dello “spoglio” dei documenti di questa comunità religiosa nata a San Miniato nel medioevo.

La chiesa dei SS. Jacopo e Lucia a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi
 
IL CONVENTO DI SAN DOMENICO A SAN MINIATO
La nascita del Convento di San Domenico a San Miniato deriva dal grave conflitto che si era venuto a creare fra l’Impero e il Papato. Da una parte Ludovico di Baviera detto il Bavaro, che non riconobbe l’autorità pontificia per legittimare la propria incoronazione ed anzi dichiarò il Papa deposto e nominò al suo posto Pietro da Corvara col nome di Niccolò V. Dall’altra Giovanni XXII, il quale, una volta che l’Imperatore fece ritorno in Germania, riuscì a riportare le forze italiane dalla sua parte, si fece consegnare dai Pisani l’antipapa Niccolò V e scomunicò Ludovico il Bavaro (1329-1330). In questo contesto si erano create due grandi fazioni, anche in seno alla Chiesa, fra quanti erano rimasti fedeli a Giovanni II e fra coloro che avevano appoggiato Niccolò V, in chiave filoimperiale. Fra quest’ultimi anche un numero considerevole di Padri Predicatori (ed in particolare quelli delle comunità di Pisa, Lucca, Arezzo, Città di Castello, Viterbo, Todi, Tivoli e Sarzana), che dopo la scomunica di Ludovico e la caduta di Niccolò avevano trovato rifugio presso altri conventi che in quel momento si trovavano in gravi difficoltà economiche. A tal ragione, Barnaba da Vercelli chiese e ottenne da Papa Giovanni XXII di poter fondare nuove comunità presso San Gimignano, San Miniato e Montepulciano (Archivio Segreto Vaticano, Fondo Domenicani, n. 404). Tale atto fu sancito ad Avignone il 22 febbraio 1329. La Diocesi di Lucca, durante il conflitto, aderì al partito scismatico, tuttavia il territorio valdarnese fu amministrato dal pievano di San Miniato Ugone Malpigli in virtù del ruolo di vicario assegnatogli dal cardinale Giovanni Orsini, legato pontificio per la Toscana. Resasi vacante la chiesa di San Jacopo, il rettore della pieve dei SS. Maria e Genesio a San Miniato, e considerata la ribellione della chiesa lucchese, il 12 luglio 1329 assegnò la cura della parrocchia ai Padri Predicatori [P. Morelli, La nascita del convento domenicano di S. Jacopo in San Miniato: appunti per un’indagine sulle istituzioni ecclesiastiche di un centro minore della Toscana fra Due e Trecento, in T. S. Centi, P. Morelli, L. Tognetti, SS. Jacopo e Lucia: una chiesa, un convento. Contributi per la storia della presenza dei Domenicani in San Miniato, Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, Tip. Palagini, San Miniato, 1995, p. 24].
Da quel momento nacque il convento di San Domenico presso la chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, che rimase attivo fino al 1977. Una volta preso possesso della chiesa, i Predicatori iniziarono la ricostruzione dell’edificio, nelle dimensioni odierne, oltre alla realizzazione di tutte le strutture necessarie ad ospitare la vita della comunità: la sagrestia, il dormitorio, il cimitero e poi il chiostro su tre livelli, secondo un programma edilizio che poté dirsi concluso solamente nel ‘700. Nel corso del XIV e del XV secolo si osserva un consistente numero di lasciti testamentari destinati alla costruzione di nuove cappelle, che indirettamente indicano l’avvenuto ampliamento della chiesa, lo sviluppo delle compagnie laicali (su tutte la Compagnia della SS. Annunziata) e un significativo fermento di iniziative legate alla spiritualità e alla vivacità della comunità domenicana.
 
IL VERSAMENTO DEI DOCUMENTI ALL'ARCHIVIO DIPLOMATICO
POI CONFLUITO NELL'ARCHIVIO DI STATO
Con motuproprio del 24 dicembre 1778, il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo istituì il cosiddetto Archivio Diplomatico. Tale provvedimento prevedeva l'obbligo di consegna dei documenti pergamenacei da parte degli uffici periferici del Granducato, i Comuni, i conventi e i monasteri, nonché le università e le opere pie. Rimase un provvedimento facoltativo per i soggetti privati. Il versamento dei documenti all'Archivio Diplomatico fu effettuato, infatti, dal Convento di San Domenico nel 1779 all’Archivio centrale delle corporazioni religiose soppresse che nel 1822 fu unito all’Archivio Diplomatico. Questo archivio confluì nel 1852 all'Archivio Centrale dell'allora Granducato di Toscana (istituito da Leopoldo II con decreto del 30 settembre 1852), divenuto Archivio di Stato di Firenze con l'Unità d'Italia. Ai primi 50 documenti, dopo il 1885 ne furono aggiunti altri 9, per cui il totale complessivo delle pergamene del Convento di San Domenico raggiunge il numero di 59.
 
IL REGESTO DEI DOCUMENTI PROVENIENTI
DAL CONVENTO SANT'AGOSTINO A SAN MINIATO
Di seguito è proposta la trascrizione integrale dello spoglio dei documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Firenze, fondo Diplomatico, inerenti il Convento di San Domenico presso la chiesa dei SS. Jacopo e Lucia a San Miniato, estratta dal Tomo di spoglio n. 48 – Monasteri, Regio acquisto e particolari (anno 1913), consultabile anche on-line sul sito dell'Archivio di Stato di Firenze.
I documenti oggetto del regesto, antecedenti l'anno 1400, sono stati digitalizzati e sono oggi disponibili per la consultazione via web.
 
AVVERTENZA: per facilitare la lettura ad un pubblico più vasto possibile, le abbreviazioni sono state tutte esplicitate. In azzurro le indicazioni del numero di carta.
 
[195r]
Spoglio delle Cartapecore del Convento di S. Jacopo di Samminiato dal Sec. XII al 1540. 17. Ottobre
[195v]
[196r]
 
1.
Secolo XII.
Descrizione dei beni dello Spedale di S. Leonardo di Stagno, posti in Val d’Arno, e seguitamente nella Villa di Ciciliano in Macera, in Marciana, in Cascina, nella Villa di Visignano, ed in molti altri luoghi ivi menzionati.
 
2.
21 maggio 1318 [1317] Indizione XV
Mandato di procura fatto da Mondino di Lucca Vicario di Messer Gentile da Casaglia Podestà del Comune di S. Miniato, e da Messer Pino da Bologna Sindaco maggiore del detto Comune e dei Dodici componenti il Consiglio di detta Terra, in nome del medesimo Comune, nella persona [196v] di Ugolino del fu Panuccio di detta Terra per la vendita da farsi a Prucino di Baldino da San Miniato, Operario della Chiesa di S. Jacopo di detta Terra, comprane per la medesima, di una Piazza e Casolare, poste in San Miniato, descritta ne’ suoi confini, e spettante una volta ai figli di Guidarello di Messer Gherardo di Barattelli, ribelli del detto Comune pel prezzo di Lire 116 col patto di ridurre la detta Piazza per uso di Cimitero della detta Chiesa. Fatto in San Miniato. Rogato Jacopo di Messer Segna Giudice e Notaio. Ne segue il contratto della surriferita vendita fatta nel dì ed anno suddetto, secondo lo stile dei [197r] Notari di detto Comune. Fatto e Rogato. Cassato.
 
3.
31 ottobre 1330 Indizione XIII
Testamento nuncupativo di donna Maria del fu Lotto di San Miniato, col quale ordina d’esser seppellita presso la Chiesa del Convento de’ Frati Predicatori di San Miniato Apostolo di San Miniato, al quale Convento lascerà a titolo di Legato la quarta parte per indiviso o una casa di proprietà di detta Donna, posta in detto luogo, e descritta ne’ suoi confini, ed istituisce sua erede universale Donna Buona sua madre, ecc. Fatto in San Miniato. Rogato per Meglio del fu Puccio da San Miniato.
 
[197v]
4.
18 Gennaio 1332 Indizione XV
Carta alquanto corrosa in principio, contenente il testamento nuncupativo di Vanni del fu Pigiano da San Miniato, nel quale dispone d’essere seppellito presso la Chiesa di San Jacopo di San Miniato de’ Frati Predicatori, ed istituisce suo erede universale Puccetto di lui figlio, coll’obbligo di soddisfare alcuni legati, tra quali quello di dare annualmente in perpetuo ai detti Frati un cero del valore di Soldi 40, come pure di dare ai medesimi ogni anno tutta quella quantità di vino, che loro potessi occorrere per la celebrazione della Messa, quando piacesse a detto Puccetto di vendere il Vino, o di farlo vendere in sua casa etc. Fatto in S. Miniato ecc. [198r] Rogato Ser Manighello del fu Meo da San Miniato Notaio ecc.
 
5.
1340
Carta molto corrosa dal lato destro contenente il testamento nuncupativo di Donna Gemma del fu Rimbotino, moglie del fu Biagio da San Miniato, col quale dispone d’essere seppellita presso al Chiesa di San Jacopo Apostolo di San Miniato, e dopo molti legati pii, ivi descritti, istituisce suoi eredi i poveri di Cristo, ordinando per tale oggetto al Priore attuale del Convento de’ Frati Predicatori della suddetta Chiesa, ed a Donna Lucia sua madre, come esecutori di detto testamento, di vendere ed alienare tutti i suoi [198v] beni in vantaggio de’ suddetti eredi. Fatto nella detta Chiesa. Rogato Meglio del fu Puccio da San Miniato Notaio etc.
 
6.
4 settembre 1345 [1346] Indizione XII
Testamento nuncupativo di donna Marchesana figlia del fu Neri da San Miniato, moglie di messer Meglio di Puccioro da San Miniato col quale dispone d’essere seppellita presso la chiesa di San Jacopo di Samminiato de’ Frati Predicatori, e dopo vari legati istituisce erede universale il suddetto Meglio suo marito etc. Fatto in San Miniato etc Rogato Ser Niccolò del fu Borromeo da San Miniato Notaio etc.
 
[199r] 7.
12 aprile 1349 [1348] Indizione I
Altro testamento noncupativo di Donna Lancia, moglie del fu Piero di Puccio de’ Rustici da San Miniato, col quale dispone d’essere tumulata presso la surriferita chiesa di San Jacopo di San Miniato, volendo essere vestita coll’Abito dell’Ordine di San Domenico, e dopo varj legati, ivi minutamente descritti, istituisce erede universale Simone suo fratello carnale, a cui lascia anche l’usufrutto sua vita natural durante, d’alcuni appezzamenti di terra ivi descritti ne’ suoi vocaboli e confini, ordinando per altro che dei suddetti beni, dopo la morte del predetto erede Simone, se ne dovesse disporre per la costruzione d’una Cappella, sotto il titolo [199v] di Santa Croce, e di Maria Vergine nella detta Chiesa di San Jacopo e per corredarla di tutto il necessario per la celebrazione de’ divini uffizi etc. Fatto in San Miniato etc. Rogato Francesco del fu ser Archeruolo da San miniato Notaio e Giudice etc.
 
8.
3 maggio 1349 [1348] Indizione I
Donazione inter vivos fatta da Fra’ Filippo del fu Puccio da San Miniato dell’Ordine de’ Predicatori, a Pietro di Giovanni di Pietro, ricevente per sé e per gli eredi del mercatante, ed altri ivi nominati per di tutto quello che gli perveniva per l’eredità de’ suoi fratelli carnali, Simone e Meo, con patto [200r] però che i suddetti cessionari debbono pagare al Convento de’ Padri Predicatori di San Miniato la somma di Fiorini 400 d’oro: ché fiorini 300 per la costruzione d’un dormitorio in detto Convento e fiorini 100 in vantaggio spirituale di detto donatore ed arbitro de’ suddetti Giovanni. Fatto in San Miniato etc. Rogato ser Jacopo del fu ser Filippo da San Miniato Giudice e Notaio etc.
 
9.
12 maggio 1349 [1348] Indizione I
Testamento nuncupativo di Meo del fu Puccio mercatante di San Miniato, col quale dispone d’esser seppellito presso il Cimitero della Chiesa di San Jacopo di detto luogo [200v] coll’Abito dell’Ordine di San Domenico, e dopo alcuni legati, istituisce eredi universali per egual porzione Donna Cecca sua madre e vedova di detto Puggio, e Fra’ Filippo suo fratello carnale. Fatto in San Miniato etc. Rogato ser Niccolò del fu Simone Notaio, etc.
 
10
26 maggio 1349 [1348] Indizione I
Altro testamento nuncupativo di Bindo del fu Giovanni da San Miniato, col quale elegge la sua sepoltura presso la Chiesa di San Jacopo di San Miniato, volendo essere vestito coll’Abito di San Domenico e dopo molti legati istituisce eredi universali, per egual porzione, Ghisello suo fratello, Nardo, [201r] e Getto figli di ser Gherarduccio, unitamente ad altri ivi nominati. Fatto nelle Colline di San Miniato in casa di detto Nardo etc. Rogato ser Francesco di Francuccio da San Miniato.
 
11
2 giugno 1349 [1348] Indizione I
Donazione inter vivos d’un pezzo di terra per indivisa di staia 18 posto in luogo detto Spallioro, e descritto ne’ suoi confini, fatto da ser Piero figlio emancipato di ser Borromeo da San Miniato a Fra’ Giovanni di Cherico del Convento de’ Frati di San Domenico da San Miniato, ricevente per detto Convento. Fatto in San Miniato etc. Rogato ser Piero del fu [201v] Guccio da San Miniato Notaio etc.
 
12
9 giugno 1349 [1348] Indizione I
Testamento nuncupativo di Jacopo del fu Fecino di San Miniato, col quale dispone d’esser seppellito presso la chiesa di San Jacopo di San Miniato dell’Ordine de’ Frati Predicatori, e dopo varj legati, ordina che sia portata a fine una Cappella già cominciata nella detta Chiesa, sotto il titolo di Santa Maria Annunziata, coll’assegno di Lire 400 da erogarsi in detta edificazione, lasciando eredi universali Tommaso e Donato suoi figli. Fatto in San Miniato etc. Rogato Piero del fu Gherardo da San Miniato Notaio etc.
 
[202r] 13
4 novembre 1351 [1353] Indizione VI
Altro testamento nuncupativo di Franco del fu Covero di San Miniato col quale elegge la sua sepoltura presso la chiesa del Convento di San Jacopo di detto luogo dell’Ordine de’ Predicatori, e dopo varj legati, istituisce erede universale il suddetto Convento, lasciando usufruttuaria donna Pina sua moglie coll’obbligo per altro di condurre a fine la Cappella sotto il titolo della Croce, già da esso testatore cominciata nella detta chiesa e di celebrare inoltre in detta Cappella ogni anno la festa dell’Invenzione e dell’Esaltazione della Santa Croce, lasciando perciò obbligato in perpetuo per le spese di detta Festa un pezzo di terra vignata [202v] posto ne’ confini di Casale ivi descritti etc. Fatto in San Miniato nella detta chiesa. Rogato Pietro del fu Guccio di San Miniato Giudice e Notaio.
 
14
4 febbraio 1353 Indizione VI
Testamento nuncupativo di Francesco de fu Gardo da Stibbio, col quale lascia diversi legati al Convento di San Jacopo dell’Ordine de’ Predicatori, con alcune condizioni ivi espresse, ed istituisce erede universale la sua figlia Tinga moglie di Carlino di Vanni da San Miniato etc. Fatto in San Miniato etc. Rogato Filippo del fu ser Giovanni da San Miniato etc. Ne segue un codicillo [203r] fatto nel dì 8 febbraio di detto anno, da suddetto Francesco, col quale lascia al suddetto monastero il prezzo d’un pezzo di terra venduto a Francesco Sala ammontante alla somma di Lire 320 coll’obbligo però d’erogare la detto somma per terminare la fabbrica della Cappella di San Francesco in detta chiesa. Fato e Rogato come sopra etc.
 
15
27 ottobre 1355 Indizione VIII
Vendita d’una casa con sue pertinenze posta in San Miniato e descritta ne’ suoi confini fatta da Tommaso del fu Moccio da San Miniato a Jacopo del fu Bonfiglio di detto luogo, comprante per sé e suoi eredi [203v] pel prezzo di 200 Fiorini d’oro. Fatto in San Miniato nel Convento di San Jacopo. Rogato Francesco del fu Gherardo da San Miniato Notaio etc. Nella medesima carta trovasi la donazione inter vivos di detta casa fatta dal predetto Jacopo a R. Ghisello del fu Talivo da San Miniato, Religioso del detto Convento di San Jacopo dell’Ordine de’ Predicatori ricevente pel convento medesimo. Fatto e Rogato come sopra.
 
16
18 agosto 1358 [1357] Indizione X
Testamento nuncupativo di Tuccino del fu ser Jacopo da San Miniato il quale dopo vari legati istituisce eredi universali il figlio e figli del quale era gravida donna [204r] Giovanna sua moglie, sostituendo nel caso di mancanza de’ suddetti eredi l’Opera della chiesa di San Jacopo di San Miniato, coll’onere di fare ogni anno in perpetuo la Festa di Sant’Antonio in suffragio dell’anima suo e de’ suoi parenti. Fatto in San Miniato. Rogato ser Filippo di Lazzarino da San Miniato Notaio etc.
 
17
16 ottobre 1359 Indizione XIII
Altro testamento nuncupativo di messer Ricupero del fu Guglielmo di Spadalunga da San Miniato al Tedesco, Dottore dei Decreti, nel quale dopo varj legati in favore dei Frati Domenicani di San Miniato, e d’altri istituisce [204v] suoi eredi universali per egual porzione Francesco, Simone e Lodovico suoi figli unitamente al nascituro da donna Riccarda sua moglie già incinta. Fatto in Firenze nel Popolo di Santa Maria in Campo in casa del suddetto testatore. Copiò Francesco d’Jacopo di Cannamello da Firenze dall’imbreviatore di ser Falconieri di Francesco parimenti di Firenze.
 
18
17 ottobre 1359 [1360] Indizione XIII
Codicillo del prenominato ser Recupero col quale conferma in tutte le sue parti il detto suo testamento, aggiungendo soltanto che se alcuno de’ suddetti eredi morisse senza successione si dovese allora sostituire al mancato l’altro superstite per modo dei fide commisso, e [205r] fatto come sopra. Copiò il suddetto Francesco Legatore e Commissario dell’ambasciatore dei detti ser Falconieri e di ser Donanico di ser Betto da Firenze.
 
19
20 Novembre 1363 Indizione I
Testamento nuncupativo di ser Baldo del fu Baldo da San Miniato, col quale dispone d’esser tumulato presso la chiesa di San Jacopo coll’abito di San Domenico, e dopo varj legati ivi descritti, tra i quali uno in perpetuo d’una casa posta fuori la Porta di Ser Rodolfo di detto luogo descritta ne’ suoi confini coll’obbligo all’infrascritto fu erede di spendere annualmente lire dieci per fare la festa di Santa Caterina nella Cappella di Sant’Antonio [205v] di proprietà di ser Filippo di Lazzarino, istituisce erede universale Antonio suo figlio colla condizione che se la moglie di detto testatore fosse gravida e partorisca un maschio allora per metà, assegnando una dote di Lire 400 qualora fosse femmina. In mancanza poi dei suddetti eredi ordina al suo fratello Ghisello che sia divisa la detta eredità in più legati a diverse chiese ivi nominate col patto che per la detta sua moglie goda l’usufrutto di detta eredità vita natural durante etc. Fatto in San Miniato nella Sagrestia della chiesa di San Jacopo etc. Rogato ser Vanni del fu ser Ferrino di Vanni da San Miniato Giudice e Notaio.
 
[206r] 20
19 gennaio 1364 Indizione II
Sentenza proferita da Cristiano Giudice della Curia Civile della Terra di San Miniato ad istanza di Fra’ Domenico del fu Cecco dell’Ordine de’ Predicatori di detto luogo contro gli eredi del fu Piero del fu Barone da Samminiato, colla quale dichiarò che fosse aggiudicata al suddetto Fra’ Domenico una casa posta in detto luogo unitamente ad un pezzo di terra in detto luogo descritto ne’ suoi confini ed ammontante per le stime alla somma di Lire 600 che tanti erano dovuti dai suddetti eredi a donna Pisanella vedona di detto Piero per restituzione di sua dote, ordinando di più al Nunzio del Comune di detta Terra di mettere al possesso de’ suddetti beni il nominato Fra’ Domenico etc. [206v] Dato nel Palazzo di Residenza di detto Giudice. Scrisse e pubblicò dai Libri delle Liti di detta Curia, Niccolò del fu Puccioro da San miniato Giudice e Notaio etc.
 
21
24 maggio 1364 [1363] Indizione I
Cessione e trasmissione a titolo di vendita fatta da Donna Pisanella figlia del fu Astancova e vedova di Piero del fu Barona da San Miniato a Fra’ Domenico del fu Cecco da San Miniato dell’Ordine Domenicano di detto luogo i diritti ed azioni che ella aveva contro gli eredi di detto Piero suo marito per causa di dote ad essa spettante ed ascendente alla somma di Lire 600. [207r] Fatto in San Miniato. Rogato Polito del fu ser Cenni da San Miniato Giudice e Notaio.
 
22
4 Luglio 1364 [1363] Indizione I
Testamento nuncupativo del nobil donzello Barduccio del fu messer Lambertuccio de’ Ciccioni da San Miniato col quale dispone d’esser seppellito presso la chiesa di San Jacopo di detto luogo al di cui condizione lascia a titolo di legato quaranta fiorini d’oro coll’obbligo di comprare e ordinare una tavola per l’altare maggiore di detta chiesa ad onore di Dio, della Beata Vergine e di San Jacopo titolare della chiesa medesima e dopo altri legati ivi espressi istituisce suo erede universale Cecco suo fratello e figlio del suddetto Lambertuccio e di donna Tessa [207v]  del fu Meuccino da San Miniato. Fatto in San Miniato etc. Rogato Gherardo del fu ser Cione da San Miniato Giudice e Notaio.
 
23
25 aprile 1365 [1364] Indizione II
Cessione ed aggiudicazione fatta da ser Ghisello del fu Talino da San Miniato dell’Ordine de’ Predicatori come esecutore testamentario di ser Baldo del fu Baldo da San Miniato a Fra’ Niccolò del fu ser Cione da San Miniato di detto Ordine, Sindaco e Procuratore del Convento di San Jacopo di San Miniato per detto Convento, di due case contigue con terra ortiva poste fuori la porta di Ser Ridolfo nel luogo delle Colline, descritte ne’ suoi confini e già spettanti a detto ser Baldo, e disposte con suo testamento in favore di detto [208r] Convento. Fatto in San Miniato. Rogato Gherardo del fu ser Cione da San Miniato Notaio. Segue in detta carta un’altra cessione ed assegnazione fatta in tutto come sopra di due pezzi di terra con sue pertinenze poste in San Miniato e descritti de’ suoi vocaboli e confini lasciati per legato dal predetto Baldo al suddetto Convento, col patto però che il detto Fra’ Ghisello dovesse godere l’usufrutto de’ suddetti bene, sua vita natural durante. Fatto e Rogato come sopra. Ne segue un’altra cessione ed assegnazione fatta dal predetto ser Ghisello a Cecco del fu Jacopo, chiamato = Carta fede = da Montebicchieri del distretto di San Miniato ricevente per sé e per Giovanni suo fratello, d’un [208v] pezzo di terra posto ne’ suoi confini di Montebicchieri lugo detto “al Bagno”, descritto de’ suoi confini, lasciato per legato dal predetto testatore ser Baldo etc. Fatto e Rogato come sopra etc.
 
24
9 marzo 1366 Indizione IV
Testamento nuncupativo di donna Caterina vedova di ser Piero di Cecco da San Miniato col quale dispone della sua sepoltura presso la chiesa di San Jacopo di San Miniato, e dopo diversi più legati, fra i quali uno di varj pezzi di terra descritti ne’ suoi vocaboli e confini in favore della Cappella di San Giovanni posta nella suddetta chiesa coll’obbligo di non alienarli in alcun modo ma di servirsi del provento dei medesimi per celebrare annualmente [209r] in perpetuo la Festa di San Giovanni Battista e di Santa Caterina Vergine, ed inoltre un anniversario in suffragio della sua anima e de’ suoi parenti colla spesa di lire 5 per ciascuno dei suddetti obblighi, istituisce suo erede universale l’Opera della suddetta chiesa di San Jacopo, come poveri di Cristo, a solo intuito di pietà. Fatto in San Miniato etc. Rogato ser Tommaso di ser Andrea da San Miniato Giudice e Notaio.
 
25
1 luglio 1366 [1365] Indizione III
Offerta di sé e di tutti i suoi beni mobili ed immobili, come pure di ogni suo diritto ed azione, fatta da donna Becca vedova di Paolo [209v] di Castelfalfi del Distretto di San Miniato per rimedio dell’anima sua, nelle mani di R. Jacopo di ser Andrea da Siena dell’Ordine de’ Predicatori, Maestro in Sacra Teologia e Provinciale della Romana Provincia ricevente pel Convento de’ Frati di San Jacopo di San Miniato coll’obbligo dell’osservare d’alcuni annui patti, ivi descritti e segnatamente d’un anniversario nel giorno della di lei morte. Fatto e Rogato come sopra etc.
 
26
12 luglio 1367 [1366] Indizione IV
Testamento nuncupativo di Simone del fu Guarduccio da Sassoli del Contado una volta di Lucca, dimorante in San Miniato, col quale elegge la sua sepoltura nella chiesa del [210r] Convento di San Jacopo di San Miniato, lascia al detto Convento a titolo di legato diversi pezzi di terra ivi descritti ne’ suoi vocaboli e confini, ed istituisce suoi eredi universali Guarnieri e Luca suoi figli. Fatto in San Miniato. Rogato Pietro di ser Niccolò da Collegalli Giudice e Notaio, etc.
 
27
29 gennaio 1369 Indizione VII
Testamento nuncupativo di Giovanni del fu Vanni da San Miniato, dimorante nella Villa di Caselle nelle pendici di detto luogo, col quale ordina d’essere seppellito presso la chiesa di San Jacopo del medesimo luogo, coll’abito de’ Frati Predicatori dell’Ordine di San Domenico, e dopo varj legati [210v] tra i quali uno in favore della chiesa di San Michele di Caselle, lascia usufruttuaria di tutta la sua eredità donna Margherita figlia del fu Pietro da Roffia e mogli di detto testatore, finché per altro si mantenga nello stato vedovile, ed istituisce sua erede universale la detta chiesa col patto di non alienare giammai alcuni beni immobili di detta eredità ivi descritti, e di conservarli in memoria dei detti testatori, ed inoltre coll’onere di far celebrare ogni anno in perpetuo nella detta chiesa una festa solenne colle spese di Lire 5, ed i servirsi del restante di detta eredità per l’aumento della fabbrica della medesima chiesa. Fatto in San Miniato etc. Rogato Tommaso del fu [211r] ser Andrea da San Miniato Giudice e Notaio.
 
28
31 luglio 1370 [1369] Indizione VII
Testamento nuncupativo d’Jacopo del fu Pigliuccio da San Miniato col quale dispone d’esser seppellito presso la chiesa di San Jacopo di San Miniato, lascia a titolo di legato per rimedio dell’anima sua all’Opera di detta chiesa fiorini 200 d’oro, e dopo diversi altri legati ivi descritti  istituisce erede universale donna Mattea sua figlia con alcune condizioni espresse in detta carta etc. Fatto in San Miniato. Rogato Donato del fu ser Jacopo da San Miniato Giudice e Notaio etc.
 
[211v] 29
22 febbraio 1373 [1374] Indizione XII
Testamento nuncupativo di Pace, detto Ciafferi, del fu Jacopo da San Miniato col quale elegge la sua sepoltura presso la chiesa di San Jacopo di detto luogo, dispone che si debba prendere la somma di 3 fiorini d’oro per fare una sepoltura o monumento in detta chiesa per sé e per la sua famiglia, ordina a donna Pina sua moglie usufruttuaria di tutti i suoi beni che debba dare annualmente in perpetuo alla detta chiesa per il meno 5 lire per celebrare la festa di San Jacopo e dopo alcuni altri legati istituisce suoi eredi universali per ugual porzione Francesco e Miniato di lui fratelli e figli del fu Jacopo da Ceuli, ai quali eredi ingiunge parimenti l’obbligo di fare la detta festa dopo la morte della suddetta donna Pia [212r] con più un uffizio annuo di requiem nella medesima chiesa in di lui suffragio colla spesa di due fiorini etc. Fatto in San Miniato. Copiò Domenico di ser Andrea del fu Tommaso da San Miniato dall’imbreviature di ser Tommaso di ser Andrea di detto luogo Giudice e Notaio.
 
30
11 ottobre 1396 [1397] Indizione V
Testamento nuncupativo di Marco del fu Francesco d’Angiolo da San Miniato col quale dispone d’esser seppellito presso la chiesa di San Jacopo di detto luogo a cui lascia a titolo di legato la somma di 200 fiorini d’oro coll’obbligo di far costruire in detta chiesa una Cappella sotto il titolo di San Giovanni Battista assegnando per dote alla medesima [212v] tre pezzi di terra poste nelle pendici di San Miniato e descritti ne’ suoi vocaboli e confini, e dopo altri legati in favore di donna Gangia sua sorella ivi espressi, fra i quali uno d’un podere ivi parimente espresso ne’ suoi vocaboli e confini coll’onere di spendere annualmente fiorini 2 d’oro per un ufizio da farsi in detta chiesa in di lui pregio, istituisce erede universale donna Giovanna sua madre etc. Fatto in San Miniato etc. Rogato Giovanni di ser Pietro di Guccio da San Miniato Giudice e Notaio.
 
31
28 gennaio 1398 Indizione VII
Testamento nuncupativo di donna Caterina moglie del fu Manno di Guidone da San Miniato col quale elegge la [213r] sua sepoltura presso la chiesa di San Jacopo di detto luogo e dopo varj legati istituisce eredi universali
per egual porzione la detta chiesa e la Società del Beato Urbano della detta terra di San Miniato eretta nella medesima chiesa in suffragio della suddetta testatrice. Fatto in San Miniato etc. Rogato Tommaso del fu ser Andrea da San Miniato Giudice e Notaio.
 
32
16 giugno 1407 Indizione XV
Licenza accordata da Fra’ Angiolo del fu Marco da Chiusi, Guardiano del Convento di San Francesco di San Miniato e da altri frati di detto convento ivi nominati, ad istanza del Priore ed uomini della Società di Santa Maria Annunziata di detto luogo [213v] ai Padri della chiesa e convento di San Jacopo di San Miniato dell’Ordine de’ Predicatori di poter vendere due case unite insieme ed un pezzo di terre con sue pertinenze, il tutto posto fuori la Porta di Ser Ridolfo e descritto ne’ suoi vocaboli e confini, già lasciato per legato alla detta chiesa da ser Baldo del fu Baldo da San Miniato con suo testamento e richiesto dalla predetta Società ad oggetto d’ampliare lo spedale contiguo colle dette case, fabbricato in vantaggio de’ poveri, e di formare in esso un Oratorio per le divine Lodi. La detta facoltà fu per altro concessa da’ suddetti Frati di San Francesco, ai quali erano devoluti detti beni per disposizione testamentaria di detto Baldo nel solo caso che il predetto Convento di San Jacopo fosse venuto nella [214r] determinazione d’alienare contro la volontà del testatore, coll’obbligo di rinvestire il prezzo per poter continuare ad adempiere gli annui obblighi imposti in perpetuo dal detto testatore in suffragio della di lui anima. Fatto in San Miniato nel Capitolo della detta chiesa di San Francesco. Rogato Simone figlio di Tommaso da San Miniato Giudice e Notaio etc.
 
33
9 aprile 1443 Indizione VI
Sentenza proferita da Francesco del fu ser Michele Tucci da Vinci Giudice ed Assessore di Lorenzo di Niccolino Serigatti Vicario della terra di San Miniato ad istanza di ser Anselmo di ser [214v] Giovanni di detta terra, come Procuratore di donna Fiore vedova di Manni di Manetto di detto luogo, e alla presenza di messer Barbaba di messer Jacopo d’Arezzo Giudice ed Assessore del nobile uomo Lorenzo di Antonio Spinelli, colla quale dichiarò che gl’eredi di detto Manni e segnatamente Michele e Giulione suoi figli dovessero pagare la detta donna Fiore in vigore delle disposizioni testamentarie del loro padre la somma di 40 fiorini d’oro per restituzione di dote ed inoltre 20 fiorini d’oro lasciati ad essa a titolo di legato, aggiungendo per la suddetta somma alcuni beni mobili ivi descritti e condannando i detti eredi a tutte le spese etc. Dato in San Miniato nel Palazzo di Residenza di detto Vicario [215r] posto nella Rocca di Sotto etc. Rogato Piero del fu Andrea di Ciano da San Miniato Giudice e Notaio.
 
34
20 luglio 1450 Indizione
Carta corrosa in varj posti contenente una donazione “inter vivos” fatta da Frate Pier Francesco del fu Michele di ser Francesco Priore del Convento di San Jacopo di San Miniato dell’Ordine de’ Predicatori alla Cappella di San Pietro Martire posta nella chiesa di [San Jacopo di San Miniato] d’un podere con casa colonica, bestiame, posto in Magnana nella Val d’Ebola, e ciò perché si celebri in perpetuo una Messa a detto Altare in tutte le domeniche [215v] dell’anno e si faccia perpetuamente la Festa di detto Santo etc. Fatto nella Sagrestia di San Jacopo suddetto etc. Rogato Luca Beccalozzi [Beccalossi] fu Antonio di Filippo di Jacopo de’ Franchini da San Miniato Notaio etc.
 
35
19 maggio 1451
5 giugno 1452 Indizione XV
Testamento nuncupativo di donna Diore vedova del fu Manni di Manetto da San Miniato con il quale dopo varj legati ivi descritti istituisce suo erede universale l’Opera della Sagrestia di San Jacopo fuori della Porta di San Miniato con l’obbligo di fare ogni anno in perpetuo la Festa di San Tommaso ed un ufizio dei morti. Fatto in San Miniato [216r] etc. Rogato Pasqua di Melchiorre del fu Michele de’ Ruffelli da San Miniato Notaio.
 
36
14 giugno 1452 Indizione I
Cessione fatta da donna Tita figlia di Cambio da Calenzano e moglie di Pietro di Piero detto Petorlino da San Miniato con licenza di suo marito suo legittimo mondualdo in favore del Padre Pier Francesco del fu ser Michele da San Miniato Priore del Convento di San Jacopo dell’usufrutto lasciato da detto Tita da donna Fiore sua madre, con l’oneri descritti nello spoglio antecedente etc. Fatto.. Rogato Cristofano del fu [216v] ser Benedetto di Pietro degli Armaleoni da San Miniato Notaio etc.
 
37
13 maggio 1454 Indizione II
Donazione “inter vivos” di una casa posta in San Miniato nel Terziere di Fuor di Porta, nella Contrada di Cisterna, descritta nei propri confini e di tutti i diritti dotati dall’infrascritta donatrice, fatta per remedio dell’anima sua da donna Caterina figlia del fu Antonio di Menico da Monte Bicchieri, e moglie del fu Lando da San Miniato con consenso di suo legittimo mondualdo al Convento di San Jacopo e San Domenico fuori della [217r] Porta di San Miniato etc. Fatto in Sagrestia di detta chiesa. Rogato Benedetto del fu ser Jacopo di Lancillotti da San Miniato Notaio etc.
 
38
23 gennaio 1459 Indizione VIII
Donazione “inter vivos” fatta dall’esimio dottore di Medicina Maestro Giovanni del fu Maestro Antonio Chellini da San Miniato, cittadino fiorentino, in proprio e come erede ab intestato in solido di Tommaso suo figlio emancipato, al Convento di San Jacopo di San Miniato di tutti i mobili, panni, mercanzie, masserizie atte all’esercizio dell’Arte della lana, e i crediti e tutti i diritti spettanti ad [217v] esso donatore sopra una bottega ad uso dell’arte della lana posta in San Miniato e ciò all’oggetto di fabbricare un dormitorio per il detto Convento con certe condizioni ivi descritte etc. Fatto in Firenze nel Popolo di San Michele Visdomini. Rogato Piero di Carlo di Viva cittadino e notaio fiorentino etc.
 
39
19 maggio 1451 Indizione XIV
Donazione fatta da ser Giovanni di ser Piero de’ Borromei da San Miniato alla Cappella di Sant’Antonio posta nella chiesa di San Jacopo di San Miniato della somma di fiorini 20 d’oro, d’avere effetto dopo la morte di detto donatore etc [218r]. Fatto in San Miniato etc. Rogato Giovanni del fu ser Borromeo di ser Niccolò da San Miniato Notaio etc.
 
40
20 … 1461 Indizione IX
Donazione fatta da ser Nardo del fu Leonardo di ser Donato da San Miniato in proprio nome e di …. suo fratello carnale alla Cappella della SS. Vergine Annunziata posta nella chiesa di San Jacopo di San Miniato di staia 50 di grano all’anno etc. Fatto in San Miniato etc. Rogato Battista di Antonio di Filippo di Jacopo di Franchino da San Miniato Notaio.
 
[218v] 41
14 settembre 1469 Indizione II
Donazione fatta da Santi del fu Biagio di Frandro da San Miniato di tutti i suoi beni mobili ed immobili alla Cappella di San Pietro Martire posta nella chiesa di San Jacopo di San Miniato, con l’obbligo, che dopo la morte di detto donatore, sia celebrata ogni anno la festa di detto Santo, ed il giorno seguente sia fatto celebrare un ufizio dei morti e quindi in tutte le domeniche dell’anno ed un giorno la settimana sia celebrata una Messa per l’anima di detto donatore. Fatto in San Miniato etc. Rogato Filippo del fu Riccio di ser Michele di [219r] Filippo dei Roffia da San Miniato Notaio etc.
 
42
20 luglio 1470 Indizione III
Donazione “inter vivos” di un podere con casa, bestiame e pertinenze, posto in Val d’Ebola, corte di San Miniato, in luogo detto Mugnana, fatta da Fra Pietro Francesco di ser Michele di ser Francesco de’ Grifoni Priore del Convento di San Jacopo di San Miniato alla Cappella di San Pietro Martire, da avere effetto dopo la morte di detto donatore, coll’obbligo di far celebrare una Messa in tutte le domeniche dell’anno, fare la Festa di detto Santo e di tenere una lampada accesa all’Altare di detto Santo. [219v] Fatto in San Miniato etc. Rogato Simone di ser Bartolomeo da San Miniato Notaio.
 
43
15 maggio 1472 Indizione V
Fede dell’infrascritto notaro con la quale testifica che donna Caterina figlia del fu Piero di Tommaso, e moglio di Piero di Fabiano di Moro da San Miniato, con suo testamento de’ 10 maggio 1472 ordinò che i di lei eredi dovessero pagare in elemosina ai Frati di San Jacopo ogni anno un sestiero di pane cotto, 8 fiaschi di vino, due caci, e 55 soldi per conservare la carne e libbre 1. 1/2 di cera per celebrare l’ufizio per l’anima di detta testatrice ogni anno nel [220r] mese di novembre e per il quale lasciò ai detti frati Lire 60 di piccoli fiorini. Fatto e Rogato da Silvestro di Francesco di Silvestro degli Stefani da San Miniato Notaio.
 
44
12 Gennaio 1475 Indizione IX
Facoltà data da Francesco del fu ser Piero de’ Borromei ai figli ed eredi del fu ser Giovanni de’ Borromei di pagare i 20 fiorini a forma della disposizione del detto ser Giovanni a favore della Cappella di Sant’Antonio Vedi lo Spoglio 1461, 19 Maggio. Fatto in San Miniato etc. Rogato Michele del fu ser Michele di ser Francesco [220v] de’ Grifoni da San Miniato Notaio.
 
45
24 febbraio 1479 Indizione III
Testamento nuncupativo di donna Maddalena vedova figlia del fu Giovanni di Jacopo di Moccio e moglie del fu Antonio di ser Donato di ser Jacopo da San Miniato con il quale lascia alla Cappella dell’Annunziata del detto suo marito fiorini 30 di sigillo per comprare dei beni immobili, con i frutti dei quali si facciano celebrare delle Messe per la di lei anima in detta Cappella ogni anno. Quindi istituisce suoi eredi universali ser Donato di Antonio di ser Donato suo figlio, Giovanni e Francesco di Taduccio di Antonio [221r] di ser Antonio, e Angiolo, Giovanni e Francesco fratelli e figli di ser Cristoforo d’Antonio di ser Donato nipote di detta testatrice, tanto i primi due che gl’altri tre per una terzia porzione. Fatto in Firenze etc. Rogato Antonio di Parente di Antonio Cittadino e Notaio fiorentino.
 
46
24 febbraio 1479 Indizione XIII
Copia informe del suddetto testamento.
 
47
28 giugno 1479 Indizione XII
Testamento nuncupativo di donna Vangelista vedova del fu [221v] Lancillotto de’ Lancillotti da San Miniato e figlia del fu ser Simone di ser Tommaso de’ Mosconi da San Miniato con il quale, dopo alcuni legati ivi descritti, istituisce suo erede universale Martino suo figlio legittimo e naturale. Fatto in San Miniato etc. Rogato Pietro Maria di ser Giovanni di ser Anselmo de’ Gucci da San Miniato Notaio.
 
48
31 ottobre 1489 Indizione
Lodo proferito da Don Matteo di Domenico da Valorano Diogesi di Luni, Priore di Santa Maria Maddalena di Castel Franco Diogesi di Lucca, eletto arbitro dai frati di San Jacopo da San Miniato da una parte, e da [222r] Francesco di ser Antonio di ser Piero da detto luogo, con il quale si attribuisce e si aggiudica ai detti frati un pezzo di terra lavorativa con casa, posta nell’appendice di detta terra di San Miniato in luogo detto Robalosco, descritto nei propri confini. Rogato Lazaro del fu Niccolò d’Antonio da Firenze Notaio.
 
49
16 gennaio 1512 Indizione VI
Donazione “inter vivos” di tutti i beni mobili ed immobili, azioni etc fatta da ser Altomanno del fu Mariano di ser Benedetto de’ Parmaleoni [Pallaleoni, n.d.r.] da San Miniato a Francesco del fu Cipriano de’ Guiducci da Spicchio [222v] Cittadino Fiorentino, con le seguenti condizioni: che erede di tutti i beni donati sia Don Giovanni figlio legittimo e naturale di detto Altomanno, e di donna Pippa sua moglie, figlia del fu Cipriano di Simone de’ Guiducci da Spicchio, esistente nelle terre dei Veneziani e dei figli legittimi e natuali di detto Giovanni, e se fosse morto, o morisse senza figli legittimi e naturali, allora la detta donazione resti di pieno diritto al suddetto Francesco. Che la detta donazione non sia di pregiudizio ai diritti dotali di detta donna Pippa. Che quello nel quale perverrà questa donazione sia [223r] tenuto a far celebrare la festa dei Santi Innocenti, e di Sant’Ippolito nella chiesa di San Jacopo di San Miniato ed uno Ufizio dei Morti ogni anno, nelle quali debba spendere Lire 50. Che sia tenuto di proprio a formare un’eredità pel Monte delle Donzelle di Firenze della somma di Fiorini 150 per dote di donna Mea figlia di Lapo di ser Jacopo di ser Lapo da San Miniato per quando sposerà. Fatto nel Castello d’Empoli. Rogato Niccolò del fu ser Barnaba di Gherardo da Empoli Notaio.
 
[223v] 50
17 settembre 1540 Indizione XIII
Riconduzione livellare d’un podere con casa colonica e pertinenze, posto nei confini di Castel Falfi fatta da Domenico e Giovanni e figli di Pino di mariano e da Niccolò e Vincenzio fratelli e figli di Pellegrino di Mariano da Castel Falfi con il Convento di San Jacopo di San Miniato a tenore del primo contratto de’ 3 gennaio 1501 ivi citato etc. Fatto in San Miniato etc. Rogato Marco del fu Paolo di Cristofano de’ Rossi da San Giovanni Val d’Arno Superiore Notaio etc.
 
[224r] Pergamene aggiunte 1461-1517 fattone lo spoglio del 1885 da Di Casellani.
 
1 [51]
8 settembre 1461
Donazione fatta da Verdiano del fu Donato del fu Jacopo di San Miniato a favore della Cappella di Santa Maria dell’Annunziata posta nella chiesa di San Jacopo predetta di staia 15 di grano da portarsi ogni anno dopo la sua morte dai suoi eredi. Fatto in Firenze. Gabriel olim ser Nicholini nutorii Folchi trasse dai protocolli di suo padre ser Niccolò.
 
2 [52]
20 luglio 1470
Pier Francesco di ser Michele di ser Francesco Grifoni da San Miniato dell’Ordine dei Predicatori e presentemente priore del Convento di San Jacopo in San Miniato fa donazione “inter vivos” alla Cappella di San Pietro Martire posta nella chiesa di San Jacopo predetto di un podere etc posto a Mugnana in val d’Ebola, descritto nei suoi vari confini, coll’obbligo che debba in perpetuo celebrarsi dai frati di San Jacopo ogni domenica una Messa in detta Cappella, sia tenuta accesa una lampada e celebrata la festa di San Pietro Martire. Fatto nella [224v] Sagrestia di San Jacopo predetto. Luca Beccalossi quondam Antonii Phiilippi Jacopo de’ Franchinis  trasse dai registri di ser Simone.
 
3 [53]
7 aprile 1483
Il priore e frati di San Jacopo danno in affitto a Michele di altro Michele Grifoni il podere di Mugnana già precedentemente stato donato da Pier Francesco Grifoni e il predetto affittuario promette e si obbliga pagare ogni anno ai detti frati nel mese d’agosto certa quantità di grano. Segue l’approvazione per tale affitto fatta da Fra’ Mariano da Roma, Provinciale dell’Ordine di San Domenico. Rogato Jacopus olim ser Lapi ser Tomasi da San Miniato.
 
4 [54]
15 maggio 1498
Comparazione e transazione fatta fra Simone di Domenico da Firenze Provinciale e Sindaco del Convento di San Jacopo da una parte e Paolo, Domenico Carlo ed altri figli del fu Jacopo di ser Verdiano da San Miniato dall’altra, relativamente al pagamento di staia 15 di grano che il loro avo ser Verdiano [225r] aveva ordinato doversi pagare ogni anno dopo la sua morte al detto Convento di San Jacopo per dotazione di una Cappella detta della Nunziata posta nella chiesa dei frati di San Jacopo. Essendo avvenuto che per più anni non era stato soddisfatto tale obbligo, i suddetti Paolo, Domenico e Carlo concordano di pagare detto Convento perciò che potesse esservi di arretrato staia 90 di grano dentro 6 anni e di soddisfare in avvenire il legato delle staia 15 annualmente alla sua vera pendenza. Fatto in Firenze. Bonaccursus quondam Leonardi de’ Bonaccorsis trasse dai rogiti di ser Pietro da Vinci.
 
5 [55]
23 settembre 1499
Lettere citatorie di Fra’ Girolamo da Porcariis mediatore del Sacro Palazzo e delle cause apostoliche, relative ad una lite e questione fra il Convento e Frati di San Jacopo di San Miniato da una parte [225v] e Michele Grifoni, Matteo, Bartolomeo Carlo ed altri fratelli dall’altra a proposito di certi beni dati in affitto a detti Grifoni dai predetti frati. Date da Roma. Rogato Heronimj Purcarino dal cler. Coloniensis Diocesis.
 
6 [56]
18 gennaio 1500
Altra causa del suddetto Fra’ Girolamo relativa alla stessa causa vertente come sopra. Data come sopra. Rogato il suddetto.
 
7 [57]
Altra causa dello stesso relativa sempre alla medesima causa, ed altri atti relativi. Data come sopra. Rogato Johannes Schernutragen Notaio.
 
8 [58]
27 luglio 1502
Lettera monirotira dello stesso Fra’ Girolamo da Porcarij ed altri atti che si riferiscono [226r] alla causa precedente. Dato come sopra. Rogato il suddetto.
 
9 [59]
11 gennaio 1517
Fra’ Carlo del fu Mariotto Davanzati di Firenze, come sindaco e procuratore dei Frati e Convento di San Jacopo di San Miniato da una parte, e Jacopo del fu ser Michele di altro Michele Grifoni di San Miniato dall’altra, in proprio e come procuratore ed amministratore di Francesco suo figlio, canonico della chiesa maggiore di San Miniato dall’altra, nell’intendimento di por fine e termine a tutte le questioni che precedentemente erano insorte e vigevano fra i detti frati e la famiglia Grifoni, a causa di certi beni che questi ultimi avevano preso in affitto, dichiarano revocati e cessati in tutte le sue parti il primitivo atto di affitto e quindi coll’atto presente lo stesso [226v] Fra Carlo Davanzati nei nomi predetti dà in affitto nuovamente al detto Jacopo Grifoni, accettante e stipulante per sé e suoi eredi, il podere di Mugnana con appezzamenti di terra e sue pertinenze, col patto che detto affittuario debba ogni anno pagare nel mese d’agosto staia 60 di grano da portarsi e farsi avere libero da ogni spesa al detto convento e con altri patti ivi espressi. Fatto in Pisa nella Cancelleria dello Spedale Nuovo. Rogato Bartholomeus filius olim Honofri quondam Benedicti de Ganidis cittadino volterrano notaio. Segue sotto la data del 17 gennaio susseguente la ratifica di quanto sopra per parte di Francesco di Michele Grifoni, e quindi con successivo atto del 22 dello stesso mese ed anno i Frati del Convento di San Jacopo predetto, adunatisi regolarmente a capitolo, ratificano ed approvano anch’essi [227r] il suddetto livello. Tali atti sono fatti ai rogiti di Ser Bartolomeo del fu Pietro de Chaseriis notaro di San Miniato.
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