sabato 28 marzo 2020

LE FORTIFICAZIONI DI SAN MINIATO SECONDO ROHAULT DE FLEURY

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a cura di Francesco Fiumalbi

In questa pagina è proposto lo studio architettonico-archeologico relativo alle fortificazioni di San Miniato in epoca medievale, condotto da Charles e George Rohault de Fleury e pubblicato nel volume, La Toscane au Moyen Âge. Lettres sur l'architecture civile et militaire en 1400 (La Toscana nel Medioevo. Lettere sull'architettura civile e militare nel 1400), pubblicato a Parigi nel 1874. Lo studio dei Rohault de Fleury è molto importante per vari motivi: rappresenta il primo tentativo di “rilievo” e ricostruzione grafica della Rocca di San Miniato, condotto prima dei restauri della fine dell’800, ma soprattutto è significativo poiché influenzerà notevolmente gli studi successivi, come quello di Maria Laura Cristiani Testi (San Miniato al Tedesco. Saggio di storia urbanistica e architettonica, Marchi & Bertolli, Firenze, 1967).

G. Rohault de Fleury, La Toscane au Moyen Âge. 
Lettres sur l'architecture civile et militaire en 1400
Parigi, 1874, Vol. II, tavola XLVIII.

Georges Rohault de Fleury (Parigi, 1835-1904) è stato uno storico e archeologo francese vissuto nel XIX secolo. Membro dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze e dell’Accademia delle Belle Arti di Pisa, fu introdotto all’architettura dal padre, architetto, Charles Rohault de Fleury (Parigi, 1801-1875). Il padre è il “disegnatore”, il figlio lo “storico”. L’altro fratello, Hubert, divenne un valente pittore, ma non sembra coinvolto negli studi sui monumenti italiani.
Fra il 1858 e il 1859, Charles e George Rohault de Fleury visitarono l’Italia, visitando Pisa, Napoli e Pompei. Ritornarono in Italia nel 1874, girando la Toscana in lungo e in largo. I viaggi in Italia produssero furono accompagnati da numerosissimi disegni, realizzati da Charles, che poi vennero dati alle stampe, in volumi appositamente concepiti. Siamo in un periodo in cui si fondono insieme, per la prima volta, l’attenzione per i monumenti antichi e medievali, il pensiero romantico e l’attitudine scientifica a catalogare ed analizzare. Per la Toscana le pubblicazioni di riferimento sono due.

G. Rohault de Fleury, La Toscane au Moyen Âge. 
Lettres sur l'architecture civile et militaire en 1400
Parigi, 1874, Vol. II, frontespizio.

La prima, importantissima soprattutto come testimonianza documentaria, è la pubblicazione Monuments de Pise au Moyen Âge, pubblicata a Parigi nel 1866, con i disegni di Charles Rohault de Fleury. La seconda, anch’essa importante come fonte iconografica e documentaria, è La Toscane au Moyen Âge. Lettres sur l'architecture civile et militaire en 1400, firmata da George Rohault de Fleury, data alle stampe a Parigi nel 1874. Questa seconda pubblicazione si compone di due volumi: il primo è costituito prevalentemente da un testo, redatto sotto forma di lettere, corrispondenti ad altrettante tappe o capitoli per affrontare un viaggio in Toscana; il secondo, invece, contiene gli apparati grafici, costituiti da tavole realizzate dal padre Charles. Ed è qui, alla tavola n. XLVIII, che è rappresentata la rocca di San Miniato in un’ipotetica ricostruzione del suo stato originario.

 
G. Rohault de Fleury, La Toscane au Moyen Âge. 
Lettres sur l'architecture civile et militaire en 1400
Parigi, 1874, Vol. II, tavola XLVIII.
Particolare del prospetto della torre

G. Rohault de Fleury, La Toscane au Moyen Âge. 
Lettres sur l'architecture civile et militaire en 1400
Parigi, 1874, Vol. II, tavola XLVIII.
Particolare della pianta della torre

La cosa interessante è che non si tratta di un mero disegno. Nella tavola si notano le “quote”, le indicazioni dimensionali degli elementi architettonici, ovvero delle misure. Si tratta dunque di un vero e proprio “rilievo”: Charles e George Rohault de Fleury sono venuti a San Miniato e, metro alla mano, hanno misurato la Rocca, in pianta e in alzato. Tuttavia sono andati oltre, poiché nella restituzione grafica, la torre appare completa e perfetta in ogni sua parte, mentre sappiamo benissimo che il suo stato di conservazione era molto precario, quasi un rudere.
Da osservare la rappresentazione dell'apertura di accesso al camminamento sul circuito murario, ancora presente al momento del disegno, ma scomparsa definitivamente con i restauri del 1888.

La rocca in una forografia della seconda metà del XIX secolo
prima dei lavori di restauro del 1888, così come deve essere stata 
osservata da Charles e George Rohault de Fleury

Oltre alla torre e alla fortificazione apicale, i due Rohault de Fleury riportano anche una piantina della città di San Miniato, con l’indicazione del perimetro difensivo, o meglio, con quello che loro ritenevano essere il perimetro delle mura difensive. Come hanno fatto a rilevare tutto l’abitato? Beh, dalla dovizia dei dettagli, ma soprattutto dal fatto che per le chiese sono indicate le piante interne e non una mera campitura, si può affermare che la planimetria cittadina sia stata desunta direttamente dalla tavola catastale, che all’epoca era l’unica rappresentazione cartografica scientifica disponibile. Inoltre, osservando bene, ci accorgiamo che quelle che per i Rohault de Fleury sono le “mura”, indicate attraverso una linea nera molto marcata, in realtà sono i percorsi dei vicoli carbonari. Le strade, invece, sono indicate con i due margini laterali, indicati con due linee più sottili e il centro, la carreggiata, lasciato di colore bianco. A ciò si può ricondurre direttamente il perimetro difensivo sanminiatese che viene proposto nelle tavole grafiche da Maria Laura Cristiani Testi (figure n. 35, n. 37, n. 44). Oggi, attraverso numerose fonti, sappiamo benissimo che San Miniato non possedeva un circuito difensivo tale da inglobare tutto il centro abitato. I muri degli orti delle case, le cui aperture potevano essere tamponate all’occorrenza, unitamente alla situazione orografica, costituivano una barriera difensiva sufficiente, almeno secondo i canoni della guerra medievale.

La planimetria urbana di San Miniato 
riportata da Charles e George Rohault de Fleury
e desunta dal Catasto Generale della Toscana (1834)

domenica 16 febbraio 2020

[VIDEO] L'UOMO DELLA MELAGRANA - PRESENTAZIONE DEL LIBRO - 15 FEBBARIO 2020

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Sabato 15 febbraio 2020, presso i locali della Biblioteca Comunale di San Miniato, si è tenuta la presentazione del libro di Andrea Mancini L'uomo della melagrana. Vita di Luciano Marrucci poeta e prete (ed. La Conchiglia di Santiago, 2019).


Alla presentazione erano presenti tantissimi amici di Don Luciano Marrucci, sacerdote, filosofo, poeta, uomo di teatro, amante delle arti e della stampa, figura poliedrica della comunità sanminiatese, felicemente definito "L'uomo della melagrana" sia per la citazione di una delle sue opere narrative più belle - Vanni della Melagrana, edizioni dell'Orcio d'oro, 1990 - sia per l'accostamento alla balausta: un frutto con una ricchezza sorprendente di semi.

Le molte persone che sono intervenute - oltre ai due presentatori ufficiali Don Francesco Ricciarelli e Roberto Cerri - hanno tenuto, ciascuno per la propria esperienza, a sottolineare la straordinarietà di Don Luciano Marrucci.

Di seguito il video e alcune immagini della presentazione:






Di seguito il comunicato stampa (fonte: Andrea Mancini, La Conchiglia di Santiago):

Un volume importante quello appena uscito per La conchiglia di Santiago, si tratta del libro di Andrea Mancini, L’uomo della melagrana. Luciano Marrucci poeta e prete, una pubblicazione (sono quasi duecento pagine, con un trentaduesimo di immagini anche mai viste) realizzata nel novantesimo anno dalla nascita di don Luciano Marrucci (1929-2015), grande e singolare figura di sacerdote sanminiatese, importante soprattutto per i suoi meriti letterari. Il libro ha avuto l’apporto del Movimento Shalom e del Consiglio regionale della Toscana, che ne ha parzialmente finanziato la pubblicazione in occasione della Festa della Toscana 2019, nel bando: I Grandi Toscani. Celebrazione di personalità illustri e istituzioni storiche toscane. Don Marrucci è stato direttore per quasi quindici anni (tra il 1976 e il 2000) dell’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, il più antico festival teatrale italiano, attivo ininterrottamente dal 1947. Il sacerdote fu scoperto come poeta dal grande critico Sergio Solmi, che oltre a farlo uscire nel 1973 nella prestigiosa Antologia dello Specchio di Mondadori, ne curò una raccolta di liriche per l’editore Scheiwiller di Milano. Nella sua vita don Luciano ha pubblicato numerosi libri, ma si segnala la traduzione di “Pittura su legno” di Ingmar Bergman per l’editore Einaudi. Ha diretto per molti anni il settimanale La Domenica e una prestigiosa casa editrice di libri d’arte, L’Orcio d’Oro, con la quale ha pubblicato edizioni pregiate. Molti suoi testi teatrali sono andati in scena, con grandi attori e in festival importanti. Si ricorda ad esempio Il principe felice di Wilde, in un adattamento, andato in scena a Roma, con Alessandro Preziosi, La profuga e Pittura su legno, ambedue prodotti dall’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato. Il racconto di Mancini parte dall'infanzia di don Luciano, facendo scoprire al lettore momenti di grande intensità, a partire dagli anni Trenta, quando Marrucci frequentava le scuole dentro al convento di San Paolo, con una singolare figura di insegnante, il maestro Bohner, di origine austriaca, con difficoltà a parlare dei “nostri” nella prima guerra mondiale. I suoi “nostri” erano evidentemente assai diversi da quelli dei ragazzi italiani. Poi tante “avventure”, compresa la ricerca del padre in Africa, i viaggi in tutto il mondo, che gli ispirarono il suo “Taccuino del viandante” e tanto altro. Tra l’altro nel 1990, insieme al Movimento Shalom, nelle persone di don Andrea Cristiani e di don Donato Agostinelli, andò in Amazzonia, rimanendo colpito dalle persone e dai luoghi, da quella che allora si chiamava Teologia della Liberazione. In tutto questo importante anche il suo “ritorno a casa”, sulla collina amata di Moriolo. È su quel colle, del resto, che don Luciano ha voluto anche la sua sepoltura. In appendice San Miniato nel tempo, antologia di testi inediti che Marrucci ha dedicato alla sua città. 

ANDREA MANCINI lavora come attore, regista, drammaturgo. Ha scritto numerosi libri e articoli di storia ed organizzazione del teatro e del cinema e realizzato mostre e spettacoli in ogni parte del mondo, fino al Lincoln Center di New York. È stato docente universitario, editore, operatore nelle carceri, nei manicomi, creatore di festival. Ha diretto numerosi teatri e più di recente (2011) ha fondando La conchiglia di Santiago, una casa di produzione cinematografica e teatrale. L’ultimo libro è “Orestea Africana,. Un’esperienza di teatro con richiedenti asilo”, Cesvot edizioni 2019. 




La foto (uno scatto di Massimo Agus) documenta la lezione tenuta da don Luciano a Mercantia, la manifestazione sul Teatro da Quattro Soldi, diretta da Alessandro Gigli a Certaldo. Don Luciano sta parlando di oratoria sacra, mostrando come alla voce si affianchi l'azione mimica del sacerdote.

domenica 9 febbraio 2020

ADDSM – 943, 13 MAGGIO – PIEVE DI BARBINAIA, PRESBITERO PIETRO

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a cura di Francesco Fiumalbi

ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
943, 13 MAGGIO – Pieve di Barbinaia, Presbitero Pietro

I resti della Pieve di Barbinaia
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ORIGINALE
Il documento originale, la cui trascrizione è proposta in questa pagina, è conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico, *E.84, da cui è tratta l'edizione di D. Barsocchini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, F. Bertini Tip. Ducale, Lucca, 1843, Tomo V, parte III, pp. 198-199.

SPOGLIO [D. Barsocchini] Il Vescovo Corrado ordina il prete Pietro nella pieve di Berbinaia al di là del fiume Arno, nell’anno sudd. 943. Arch. Arc. *E.84.

Trascrizione del testo contenuto in D. Barsocchini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, F. Bertini Tip. Ducale, Lucca, 1843, Tomo V, parte III, pp. 198-199.

In Xti. nom. qualiter ego Conradus gratia Dei ec. una per consensum sacerdotum meorum, seu filii ipsius Ecclesie, ordinare videor te Petrus presbit. filio qd. Adalberti in eo ordine sicut supter adnexum fuerit, in Eccl. illa cui vocabulum est beati S. Johan. Baptiste, et S. Marie sita loco et finibus Berbinaria, quod est ultra fluvio Arno, que est de suppotestate ipsius Epis. Vestro S. Martini. Suprascripta Eccl. S. Johan. Baptiste et S. Maria una cum omnibus casis et rebus domnicatis et massariciis ipsa plebis pertinentibus, cum fundamentis et omnem edificiis vel universis ec. seu curtis ortis terris vineis olivetis ec. omnia et in omnibus casis et rebus, quantas ubique in qualiber ec. ad suprascripta Eccl. Plebis sunt pertinentibus, in integrum te inibidem ordinare videor. Quatenus ut a presenti die dum vita tua fuerit, in tua q.s. Petrus presb. sint et permaneant potestate eas abendi ec. et tibi eas priv. nom. Usufructuandi omnibus diebus vite tue tantum: et in ipsia Dom. Ecclesia per te aut per tuam dispositionem offium Dei et luminaria, seu missarum solemnia fieri debeam, et mihi q.s. Conradus Epis. vel posterisque ec. singulis quibusque annis obediendi et deserviendi canonicho ordine ut mos est. Sic potestatem ec. Unde duo ordinationis uno tinore conscriptas, una ad pars ispius Episc. nosto abendi et ostendenti; et illa alia in qua q.s. Petrus presb. sint potestatem ec. Unde duo notitia ordinationis Amalbertum not. dn. reg. scriber rogavimus. Actum Luca.
Et hec ordinationis cartula scripte sunt anno dn. Hughoni gratia Dei rex Deo propitio septimo decimo, et filio ejus dn. Hlotario idemque rex, anno tertiodecimo, tertio idus magii.
† Ego Conradus gratia Dei hum. Epis. in hac ordinationis cartula a me facta subs.
† Ego Grimaldo archid. consensi et subs.
† Ego Martinus archip. ec.
† Ego Johan presb. Et primic. et. card. ec.
† Ego Johannes diac. card. consensi et sub.
† Ego Daiprandus presb. card. ec.
† Ego Gundalprando presb. et viced. cc..
† Ego Boso presb. et card. ec.
† Ego Benedictus presb. et card. ec.
† Ego Ardimannus diac. et card. ec.
† Ego Leo presb. et card. ec.
† Ego Johan presb. et card. ec.
† Ego Petrus diac. et card. ec.
† Ego Stefanus diac. et card. ec.
† Ego Eribandus subd. in hac ord. Ec.
† Ego Ada subd. ec.
† Ego Leo judex dn. reg. subs.
† Ego Leo rog. A Conrado Epis ec.
† Hildegisus not. sacri palatii rogatus teste subs. ec.
† Ego Almabertus not. dn. reg. post traditam ec.

COMMENTO di Francesco Fiumalbi
L’atto proposto in questa pagina risulta essere la terza attestazione documentaria relativa alla Pieve di Santa Maria a Barbinaia, situata in Val di Chiecina, fra Bucciano ed Agliati. A partire dal XIV secolo la pieve subirà un processo di decadenza che porterà l’edificio ad uno stato di degrado e abbandono. Alcuni resti lapidei sono oggi conservati presso il Museo Diocesano d’Arte Sacra (monofora, basi di colonne), mentre alcune porzioni murarie sono ancora visibili nella vecchia casa colonica, disabitata da molti anni, costruita in adiacenza all'antico edificio religioso.

L’ATTO. Da un punto di vista tipologico, l’atto è sostanzialmente identico al precedente documento del 917. Addirittura, riguarda lo stesso presbitero Pietro, ordinato dal Vescovo Pietro II (in carica dall’896 al 932). Dunque anche se formalmente siamo di fronte ad una cosiddetta cartula ordinationis – ovvero un atto formale con cui viene ordinato un sacerdote e immesso nel governo di una chiesa – nella sostanza si tratta di una cartula confermationis poiché il Vescovo Corrado non fece altro che confermare quanto già deliberato dal predecessore. Di solito la cartula ordinationis faceva il paio con la cartula repromissionis: da una parte il vescovo ordinava, investiva e concedeva, dall’altra il beneficiario prometteva la propria fedeltà e riconosceva i limiti del proprio agire. Lo stesso poteva valere per la cartula confermationis.

I PROTAGONISTI. Il sottoscrittore dell’atto, il soggetto attivo, è il Vescovo Corrado, appartenente alla famiglia lucchese dei Rolandinghi e che rimase in carica dall’anno 935 al 964. Come il predecessore si trovò impegnato a gestire gli innumerevoli interessi patrimoniali ecclesiastici. La data del documento è il terzo giorno precedente alle idi di maggio, ovvero il 13 maggio, nel diciassettesimo anno del regno di Ugo di Provenza (che fu incoronato a Pavia l’8 luglio 926), ovvero nel 943. L’altro protagonista dell’atto è il presbitero Petrus figlio del fu Adalberti, che era stato ordinato dal Vescovo Pietro II nel 917 nella chiesa battesimale dedicata ai SS. Maria e Giovanni Battista, situata a Barbinaia, venendo investito della gestione pastorale delle chiese suffraganee e dell’amministrazione patrimoniale. Questi probabilmente costituivano una o più unità produttive, ed erano costituiti da case e da cose, tanto afferenti alla parte domenicale (gestita direttamente dal padrone o dominus) che a quella masserizia (data in gestione ai coloni o massari), oltre a poter contare su un numero non specificato di “servi” e “ancelle”. Questo è un aspetto significativo, poiché nel precedente atto dell’896, il Vescovo Gherardo aveva investito il nuovo pievano del governo della pieve, ma si era riservato il controllo sulla gestione. Oggi si direbbe una deregulation. Tuttavia, l’ordinazione era avvenuta col consenso degli altri sacerdoti (una cum consensum sacerdotum meorum, seu filii ipsius Ecclesie), probabilmente l’antesignano del Capitolo dei Canonici della Cattedrale, la cui formazione germinale era già avvenuta da alcuni anni.
Nell’atto, inoltre, vengono specificati alcuni obblighi liturgici spettanti al pievano: celebrare la liturgia delle ore (officium dei), la luminaria notturna e le celebrazioni solenni. Ciò deve essere interpretato come l’obbligo di amministrare direttamente e personalmente le funzioni liturgiche della pieve, ovvero come l’obbligo di residenza del pievano presso la chiesa. Infatti, capitava frequentemente che il pievano abitasse altrove lasciando l’amministrazione liturgica ad altri sacerdoti di rango inferiore, benché godesse delle rendite e dei benefici ecclesiastici legati al suo ruolo di rettore della chiesa. Dunque al pievano, assunto al ruolo di rettore della pieve, con i conseguenti benefici economici e i doveri amministrativi e gestionali, era fatto obbligo di ottemperare direttamente agli impegni liturgici e quindi a risiedere presso la chiesa stessa. Nel provvedimento è specificato che gli obblighi avrebbero continuato a valere anche dopo la morte del presule, ovvero con i successori del Vescovo Pietro.
Da notare una più significativa presenza di notai regi, ovvero investiti di funzioni e prerogative di pubblico interesse. Ciò potrebbe indicare un aumento del livello di burocratizzazione del regnum Ytaliae, probabilmente promosso dal sovrano di origine francese.

LA PIEVE. L’atto rappresenta la terza attestazione in ordine cronologico della Pieve di Barbinaia che era stata fondata precedentemente, forse addirittura in epoca tardoantica (V-VI secolo). Era una Plebem Bactismalis, ovvero la chiesa più importante della zona, l’istituto dove veniva somministrato il sacramento del Battesimo e dunque dotata del fonte. Dal documento apprendiamo che possedeva un insieme di beni, costituiti da “case” e “cose” (casis & rebus), oltre alle relative pertinenze. Si trattava evidentemente di piccole unità produttive di tipo agricolo, ovvero case e campi dati a livello a coltivatori che corrispondevano alla pieve un censo annuo. Il “livello” era una forma di contratto antesignana del moderno “affitto”. Come nel primo documento, dal testo apprendiamo che alla pieve facevano riferimento anche aliis Ecclesiis, ovvero altre chiese suffraganee, che purtroppo non sono indicate. Sarebbe stato interessante conoscere i nomi e le localizzazioni delle altre chiese, in modo da poter avanzare alcune considerazioni circa le caratteristiche insediative e il popolamento nella zona fra la Val d'Egola e la Val di Chiecina. In ogni caso il documento testimonia che a Barbinaia – nell’alta Val di Chiecina, al confine fra gli attuali comuni di San Miniato e Palaia – nel X secolo esisteva una pieve e dunque doveva essere presente un insediamento importante e un significativo popolamento.

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venerdì 7 febbraio 2020

ADDSM – 917 – PIEVE DI BARBINAIA, PRESBITERO PIETRO

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a cura di Francesco Fiumalbi

ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
917 – Pieve di Barbinaia, Presbitero Pietro

I resti della Pieve di Barbinaia
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ORIGINALE
Il documento originale, la cui trascrizione è proposta in questa pagina, è conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico, +L.38, da cui è tratta l'edizione di D. Barsocchini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, F. Bertini Tip. Ducale, Lucca, 1843, Tomo V, parte III, p. 94.

SPOGLIO [D. Barsocchini] Il Vescovo Pietro ordina il prete Pietro figlio di Adalberto nella Chiesa battesimale di S. Giov[anni] Batt[ista] e S. Maria, probabilmente nell’anno 917. Arch. Arc. *L.38

Trascrizione del testo contenuto in D. Barsocchini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, F. Bertini Tip. Ducale, Lucca, 1843, Tomo V, parte III, p. 94.

In Xti. nom. qualiter ego Petrus gratia Dei ec. una cum consensum sacerdotum meorum, seu filii ipsius Ecclesie, ordinare videor te Petrus presbit. filio qd. Adalberti in eo ordine sicut supter adnexum fuerit, in Eccl. illa cui vocabulum est beati S. Johan. Baptiste, et S. Marie, quod est plebe baptismale sita loco et finibus Berbinaria, pertinentes ipsius Epis. Vestro S. M. In dicta Eccl. S. Johan. et S. Maria te inibi ordinare et confirmare videor ut in tua sint potestatem diebus vite tue, cum aliis Ecclesiis subjectis ipsius plebis, sive cum omnibus casis et rebus domnicatis et massariciis ad eas pertinentes cum fundamentis et edificiis suis, curtis ortis terris vineis olivis silvis virghareis pratis pascuis, cultis rebus vel incultis, movile vel inmovile seo qui se moventibus, servos et ancillas, omina et omnibus, quantum ubique in qualibet locas vel vocabulas ad jam dicta Ecc. S. Joh. Baptiste et S. Marie quod est blebe baptismale perten…. tibi dare videor. Tali ordinem, ut ab hac die in tua q.s. Petrus presb. sint potestatem eas abendi ec. et tibi eas priv. nom. usufructuandi diebus omnibus vite tue tantum, et ispsius Eccl. qua stibi dedi, per te. Aut per tua dispositionem officium Dei et luminaria, seu missarum solemnia adque incensum dieri debeam, et mihi q.s. Petrus Epis. vel posterisque successoribus meis singulis quibusque anni obediendi et deserviendi ut mox est… que vero ut non abeas potestatem neque licentiam tu qui supra Petrus presb. de ispis casis et rebus et ipsis Eccl., qua stibi dedi, pertinentibus, cuilibet hominem per cartulam, neque per nulla scriptionis firmitatis dare et emittere ec. unde duas ordinationis cartula uno tinore conscriptas, una ad pars ispius Episcopatu abendi et ostendenti; alia in qua q.s. Petrus presb. sint potestatem abendi et ostendendi, Fraimundus not. scribere rogavi. Actum Luca.
† Ego Petrus gratia Dei hum. Epis. in hac ordinationis cartula a me facta subs.
† Daiprandus archid. in hac ec.
† Ego Johann. diac. card. et cantor subs.
† Ego Ropprandum hum. presb. et card. post lectam subs.
† Ego Daniel presb. card. consensi et sub.
† Ego Benedicto presb. card. consensi et sub.
† Ego Siccardus presb. card. et primicer cons. et sub.
† Ego Natalis presb. card. cons. et sub.
† Ego Gisalprando presb. card. cons. et sub.
† Ego Ropperto presb. card. ec.
† Ego Andrea presb. card. cons. et subs.
† Ego Lopo presb subs.
† Ego Petrus pres. card. ec.
† Ego Ghisalprando presb. cons. et sub.
† Ego Fraimundum not. post traditam ec.


COMMENTO di Francesco Fiumalbi
L’atto proposto in questa pagina risulta essere la seconda attestazione documentaria relativa alla Pieve di Santa Maria a Barbinaia, situata in Val di Chiecina, fra Bucciano ed Agliati. La prima risulta essere anteriore solamente di pochi anni, come abbiamo visto nel post ADDSM 898, 27 APRILE – PIEVE DI BARBINAIA – 1° DOCUMENTO. A partire dal XIV secolo la pieve subirà un processo di decadenza che porterà l’edificio ad uno stato di degrado e abbandono. Alcuni resti lapidei sono oggi conservati presso il Museo Diocesano d’Arte Sacra (monofora, basi di colonne), mentre alcune porzioni murarie sono ancora visibili nella vecchia casa colonica, disabitata da molti anni, costruita in adiacenza all'antico edificio religioso.

L’ATTO. Da un punto di vista tipologico siamo di fronte ad una cosiddetta cartula ordinationis, ovvero un atto formale con cui viene ordinato un sacerdote e immesso nel governo di una chiesa. Di solito la cartula ordinationis faceva il paio con la cartula repromissionis: da una parte il vescovo ordinava, investiva e concedeva, dall’altra il beneficiario prometteva la propria fedeltà e riconosceva i limiti del proprio agire.

I PROTAGONISTI. Il sottoscrittore dell’atto, il soggetto attivo, è Vescovo Pietro, che rimase in carica dall’anno 898 al 932 e si trovò impegnato a gestire gli innumerevoli interessi patrimoniali ecclesiastici. Non essendo trascritta la data all’interno del testo (cosa abbastanza frequente), il parametro di riferimento utilizzato dal Barsocchini per individuare l’anno 917 è rappresentato dai soggetti sottoscrittori, ma soprattutto dalla presenza del notaio Fraimundus che è circoscritta ad un periodo molto limitato. L’altro protagonista dell’atto è il presbitero Petrus figlio del fu Adalberti, che venne ordinato nella chiesa battesimale dedicata ai SS. Maria e Giovanni Battista, situata a Barbinaia, venendo investito della gestione pastorale delle chiese suffraganee e dell’amministrazione patrimoniale. Questi probabilmente costituivano una o più unità produttive, ed erano costituiti da case e da cose, tanto afferenti alla parte domenicale (gestita direttamente dal padrone o dominus) che a quella masserizia (data in gestione ai coloni o massari), oltre a poter contare su un numero non specificato di “servi” e “ancelle”. Questo è un aspetto significativo, poiché nel precedente atto dell’896, il Vescovo Gherardo aveva investito il nuovo pievano del governo della pieve, ma si era riservato il controllo sulla gestione. Oggi si direbbe una deregulation. Tuttavia, l’ordinazione era avvenuta col consenso degli altri sacerdoti (una cum consensum sacerdotum meorum, seu filii ipsius Ecclesie), probabilmente l’antesignano del Capitolo dei Canonici della Cattedrale, la cui formazione germinale era già avvenuta da alcuni anni.
Nell’atto, inoltre, vengono specificati alcuni obblighi liturgici spettanti al pievano: celebrare la liturgia delle ore (officium dei), la luminaria notturna e le celebrazioni solenni. Ciò deve essere interpretato come l’obbligo di amministrare direttamente e personalmente le funzioni liturgiche della pieve, ovvero come l’obbligo di residenza del pievano presso la chiesa. Infatti, capitava frequentemente che il pievano abitasse altrove lasciando l’amministrazione liturgica ad altri sacerdoti di rango inferiore, benché godesse delle rendite e dei benefici ecclesiastici legati al suo ruolo di rettore della chiesa. Dunque al pievano, assunto al ruolo di rettore della pieve, con i conseguenti benefici economici e i doveri amministrativi e gestionali, era fatto obbligo di ottemperare direttamente agli impegni liturgici e quindi a risiedere presso la chiesa stessa. Nel provvedimento è specificato che gli obblighi avrebbero continuato a valere anche dopo la morte del presule, ovvero con i successori del Vescovo Pietro.

LA PIEVE. L’atto rappresenta la seconda attestazione in ordina cronologico della Pieve di Barbinaia che era stata fondata precedentemente, forse addirittura in epoca tardoantica (V-VI secolo). Era una Plebem Bactismalis, ovvero la chiesa più importante della zona, l’istituto dove veniva somministrato il sacramento del Battesimo e dunque dotata del fonte. Dal documento apprendiamo che possedeva un insieme di beni, costituiti da “case” e “cose” (casis & rebus), oltre alle relative pertinenze. Si trattava evidentemente di piccole unità produttive di tipo agricolo, ovvero case e campi dati a livello a coltivatori che corrispondevano alla pieve un censo annuo. Il “livello” era una forma di contratto antesignana del moderno “affitto”. Come nel primo documento, dal testo apprendiamo che alla pieve facevano riferimento anche aliis Ecclesiis, ovvero altre chiese suffraganee, che purtroppo non sono indicate. Sarebbe stato interessante conoscere i nomi e le localizzazioni delle altre chiese, in modo da poter avanzare alcune considerazioni circa le caratteristiche insediative e il popolamento nella zona fra la Val d'Egola e la Val di Chiecina. In ogni caso il documento testimonia che a Barbinaia – nell’alta Val di Chiecina, al confine fra gli attuali comuni di San Miniato e Palaia – nel X secolo esisteva una pieve e dunque doveva essere presente un insediamento importante e un significativo popolamento.

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domenica 12 gennaio 2020

[VIDEO] UN LEALE TRADIMENTO - CONFERENZA DI VIERI MAZZONI - 11 gennaio 2020

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UN LEALE TRADIMENTO
La conquista fiorentina di San Miniato a 650 anni di distanza (1370-2020)

Sabato 11 gennaio 2020 si è svolta presso l’Accademia degli Euteleti la conferenza di Vieri Mazzoni dal titolo Un leale tradimento. La conquista fiorentina di San Miniato a 650 anni di distanza (1370-2020). Nel gennaio del 1370, infatti, i Fiorentini sottomisero San Miniato dopo circa sei mesi d’assedio.
Dalla cacciata dei Vicari imperiali alla fine del XIII secolo, San Miniato era diventata una piccola città-stato, con proprio territorio incuneato tra la Valdelsa, la Valdera e il Medio Valdarno Inferiore. Era dotata di propri Statuti, con autonomia amministrativa e diplomatica. La conquista armata segnò la fine di tutto questo e San Miniato fu inserita nel territorio di Firenze, sottoposta al governo della città gigliata. Vieri Mazzoni, autore di numerosi studi e pubblicazioni inerenti l’area fiorentina, la Valdelsa e San Miniato, ha affrontato vari argomenti. Partendo dal contesto toscano del tempo, ha sottolineato i prodromi del conflitto tra i sanminiatesi e i fiorentini, passando per le fasi militari dell’assedio e le conseguenze più immediate della conquista.

Di seguito il video e alcune immagini della serata:





domenica 29 dicembre 2019

SANMINIATESI INSIGNITI - PRIMA GUERRA MONDIALE

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DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO


In questa pagina sono raccolti i nomi dei sanminiatesi che furono insigniti al Valor Militare durante la Prima Guerra Mondiale (1915-1918).


MEDAGLIA D'ORO

MEDAGLIA D'ARGENTO

MEDAGLIA DI BRONZO
Berti Ugo [22]
Chelli Genesio [43] x2
Lami Michele [36] insignito anche per la campagna di Libia

CROCE DI GUERRA
Chelli Genesio [43]

DBDSM - MORELLI QUINTO

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MORELLI QUINTO
Quinto o Quintino Morelli di Giovanni [San Miniato, 24 febbraio 1898 - Condino, 19 luglio 1918], abitante a Ponte a Egola, partecipò alla Prima Guerra Mondiale, inquadrato come soldato nell'8° Reggimento Artiglieria da Fortezza. Rimase ucciso in combattimento. Fu insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Regio Decreto del 2 giugno 1921), con la seguente motivazione:

MORELLI Quinto, da San Miniato (Firenze), soldato 8 reggimento artiglieria da fortezza, n. 10098 matricola. - Durante un'azione di fuoco della propria batteria, violentemente controbattuta da una batteria nemica, rimaneva impavido al suo posto di eliografista e continuava con singolare fermezza nelle proprie mansioni incurante del grave incombente pericolo, finché venne colpito a morte da una granata nemica. - Condino, 6 luglio 1918

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali e sottufficiali del R. Esercito italiano e nel personale dell'amministrazione militare, Ministero della Guerra, dispensa n. 33 del 3 giugno 1921, Ricompense al Valor Militare, Medaglia di Bronzo, p. 1632; Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 562.

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