domenica 8 dicembre 2019

PRIGIONIERO! IL CAPITANO MEDICO ARIBERTO BRASCHI DA BARDIA ALL'INDIA - San Miniato 7 dicembre 2019

Nessun commento:
a cura di Francesco Fiumalbi

Sabato 7 dicembre 2019, presso il Museo della Memoria di San Miniato si è tenuta una serata in ricordo del dottor Ariberto Braschi. Un’iniziativa organizzata dall’Accademia degli Euteleti, in collaborazione con il Comune di San Miniato, Musei Civici di San Miniato, Coop. La Pietra d’Angolo.

L'immagine può contenere: 1 persona, testo

La serata si è aperta con la proiezione del video realizzato da Giuseppe Chelli e Daniele Benvenuti dal titolo “Ariberto Braschi. Il medico dei poveri”, in cui è proposta una docu-intervista ad Anna Braschi e ad altri sanminiatesi in cui è stata ripercorsa tutta la vita del dott. Braschi, a partire dalla sua professione di medico condotto, svolta con passione, dedizione e grande umanità. Senza dimenticare i suoi interessi sportivi, essendo stato per molti anni presidente della squadra calcistica di San Miniato. Di seguito il video.

Ariberto Braschi. Il medico dei poveri
Video di Giuseppe Chelli e Daniele Benvenuti

Successivamente è stato presentato il libro di Claudio Biscarini “Prigioniero! Il capitano medico Ariberto Braschi da Bardia all’India” (edizioni dell’Erba, Fucecchio, 2019), che ripercorre la prigionia dal momento della cattura in Africa Settentrionale e poi l’internamento presso il campo inglese di Yol in India. Dopo 6 anni rientrò a San Miniato, trovando un Paese e una città completamente stravolti dalla guerra. Di seguito il video e alcune immagini della serata.

Prigioniero!
Il capitano medico Ariberto Braschi da Bardia all’India
Presentazione del libro di Claudio Biscarini





Nessuna descrizione della foto disponibile.

sabato 7 dicembre 2019

APSM-ISVP-035 EDICOLA MARIANA IN VIA DALMAZIA, BORGHIGIANA - SAN MINIATO

Nessun commento:
di Francesco Fiumalbi


APSM-ISVP-035
EDICOLA MARIANA IN VIA DALMAZIA, BORGHIGIANA

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, Loc. Borghigiana, via Dalmazia 132
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: Statua
Soggetto: Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Altri soggetti: No
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: Si
Indulgenza: No
Periodo: anni '60 del XX secolo (1958?)
Riferimenti: nessuno
Id: APSM-ISVP-035

L'edificio su cui è collocato il simulacro della Madonna
situato in via Dalmazia a San Miniato, Loc. Borghigiana
Foto di Francesco Fiumalbi

DESCRIZIONE
Lungo via Dalmazia, in località Borghigiana, si trova un edificio sulla cui facciata è ricavata una nicchia in cui è collocata una statua raffigurante l'Immacolata Concezione della Vergine Maria. Si tratta di un simulacro, probabilmente in terracotta o gesso, dipinto e smaltato.
Da un punto di vista iconografico riproduce la cosiddetta "Madonna di Lourdes": la Vergine, con le mani giunte raccolte in preghiera, volge lo sguardo verso l'alto, ed ha la testa coronata dalle 12 stelle. Ai piedi della statua è presente un'iscrizione il cui testo è proposto di seguito:

SOFFERMATI O PASSEGGERO
E INNALZA UNA PRECE
AL RALENTAR DEL PASSO
CHI NON SALUTA MARIA
HA IL CUOR DI SASSO



La statua dell'Immacolata Concezione della B.V. Maria
situata in via Dalmazia a San Miniato, loc. Borghigiana
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 6 dicembre 2019

DBDSM - SALVADORI ERIVO

Nessun commento:
DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO


DBDSM – Salvadori Erivo
Erivo Salvadori di Sante e Olga Malucchi [San Miniato, 22 aprile 1922 - Castelfranco di Sotto, 22 luglio 1944]. Residente a Cigoli, aderì alla Brigata Partigiana che successivamente prese il nome di “Corrado Pannocchia”, a partire dal 1 giugno 1944. Il comandante del gruppo partigiano di San Romano - il Brigadiere della Guardia di Finanza Mario D'Amato - informò che da una azione contro una numerosa e bene armata pattuglia tedesca venne fatto prigioniero il partigiano Salvadori Erivo, il quale fu fucilato in Castelfranco di Sotto. Il luogo dove avvenne l'esecuzione è stato individuato presso la località "Casa Remorini" nel Comune di Castelfranco di Sotto. Nel dopoguerra la salma fu inumata nel Cimitero di Cigoli. Il suo nome è riportato nell'epigrafe dedicata ai Caduti civili per cause di guerra, apposta sul monumento collocato in piazza a Stibbio. Tuttavia il suo nome non è riportato negli elenchi stilati dal Comune di San Miniato e neppure nella banca dati dei Partigiani Toscani a cura dell'Istituto Storico della Resistenza della Toscana.
Nel 2012 gli fu dedicata una strada presso l'abitato di La Catena.

FONTI E RIFERIMENTI: Archivio Storico del Comune di San Miniato, Corrispondenza, Anno 1945, Atti del Comune già carte raccolte dall'assessore Renzo Caponi. Materiali originali eccidio Duomo. Relazione Giannattasio e altro, F200 S062 UF184, Cittadini deceduti per vicende belliche durante il passaggio del fronte da San Miniato – periodo dal 12-2-44 al 17-10-45. Banca dati dei Partigiani Toscani a cura dell'Istituto Storico della Resistenza della Toscana, consultabile on-line. F. Fiordispina, Giuseppe Gori e compagni, Comitato “Giuseppe Gori” Cigoli, Arti Grafiche Palagini, San Miniato, 1994, p. 126. E. Cintelli, Un baule per la libertà. La Catena 1944. Un borgo prima, durante e dopo il passaggio della Seconda Guerra Mondiale. Fatti, testimonianze, documenti, FM Edizioni, San Miniato, 2005, pp. 194-195.

martedì 1 ottobre 2019

ADDSM – 1209, 14 DICEMBRE – OTTONE IV E SAN MINIATO

Nessun commento:
ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1209, 14 dicembre, Ottone IV e l’amministrazione imperiale a San Miniato


In questa pagina è proposto il commento e la trascrizione di un diploma dell'Imperatore Ottone IV ai Senesi, i cui dettagli rivelano un particolare interessante per la storia sanminiatese.

SPOGLIO. [Regesto ASSi] Ottone IV concede ai Senesi, suoi fedeli, la libera elezione dei consoli, la piena giurisdizione all'interno della città di Siena e fuori, in quei luoghi già concessi al vescovo di Siena da Enrico VI, confermando una serie di diritti, riservandosi l'appello nelle cause da oltre 20 lire e imponendo ai Senesi un censo annuale di 70 marche d'argento da pagarsi quindici giorni dopo Pasqua, nel castello di San Miniato. [J. F. Boehmer] Otto IV verleiht denen von Siena die wahl der consuln, die gerichtsbarkeit unnd das fodrum in angegebenem umfange und das münzrecht unter vorbehalt des thorgehles und eines Idhrlichen Zinses. Foligno 1209 dec. 14.

L’ORIGINALE. Il documento originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Siena, Archivio Diplomatico, Fondo Diplomatico Riformagioni – Pergamena n. 0161 – 1209 dicembre 14, consultabile on-line >>>

COMMENTO a cura di Francesco Fiumalbi
Il 4 ottobre 1209, a Roma, il Papa aveva incoronato Imperatore Ottone di Brunswick [1175-1218]. Costui era il rivale “guelfo” di Federico II per il trono del Regno di Sicilia, lo stesso Federico che lo priverà della corona imperiale con l’elezione a Re dei Romani (1211).
Il documento proposto in questa pagina, datato 14 dicembre 1209, si inserisce nel vivo della controversia per il Regno di Sicilia, che fin dai giorni dell’incoronazione aveva determinato lo scontro con Papa Innocenzo III, fautore di Federico II. Il novello Imperatore aveva occupato militarmente vasti territori della Chiesa (fra cui Montefiascone, Viterbo, Perugia e Orvieto) ed aveva aggredito il Regno di Sicilia in Puglia e in Campania. Fin dai primi giorni, dunque, l’Imperatore cercò di trovare sostegno nelle città della Toscana, in particolare con Siena e Pisa, ma indirettamente anche con Volterra, per poter realizzare il suo disegno politico e riunire l’Italia Meridionale con il resto dell’Impero. Tuttavia, questa sua attività politica e militare gli varrà l’inimicizia di Papa Innocenzo III, che lo scomunicherà il 18 novembre 1210, segnandone il declino.

Dopo il passaggio da San Miniato – dove è attestato con certezza fra il 29 ottobre e il 4 novembre 1209 – Ottone proseguì con rafforzare l’alleanza con Siena, dopo il primo atto redatto un mese e mezzo prima [ADDSM – 1209, 29 ottobre >>>]. Con questo nuovo provvedimento, l’Imperatore concesse al Comune di Siena la piena giurisdizione sul contado, salvo avocare a sé il diritto d’appello per le cause superiori a 20 Lire [A. Zorzi, La trasformazione di un quadro politico. Ricerche su politica e giustizia a Firenze dal comune allo Stato territoriale, Firenze University Press, Firenze, 2008, p. 12].

Di per sé l’atto non riguarderebbe direttamente San Miniato, salvo per la clausola che prevedeva la corresponsione di un censo annuo di 70 marche d’argento da parte dei Senesi, a compensazione di tutte le concessioni imperiali, che avrebbero comportato evidenti benefici alla città. Il fatto interessante è tale somma di denaro sarebbe stata riscossa dalla Corona – nei 15 giorni successivi alla Pasqua – proprio presso il castello di San Miniato [Pro hac tam liberall imperatorie maiestatis nostre concessione Senenses nobis et suecessoribus nostris imperatoribus sive regibus augustis annuatim in perpetiiuni xv. diebus post pasca apud Castrum Sancti Miniatis septuaginta marcas puri argenti persolvent ad pondus camere nostre].
Questo dettaglio è significativo, poiché testimonia la “restaurazione” del presidio imperiale a San Miniato, proprio come sede stabile dell’amministrazione a cui erano assegnati compiti politici, militari, ma anche e soprattutto amministrativi e giudiziari, così come era stato durante il regno di Federico I. Nel documento non si parla né di "castellani", né di "vicari", né di "tesorieri", tuttavia è sottinteso che presso il castello di San Miniato vi fossero figure con un grado di responsabilità elevato e investite di ruoli specializzati, così come sono attestate in altri periodi.

Infatti, a partire dal 1160-63 con l’intervento del Barbarossa, il castello sanminiatese era diventato il centro dell’amministrazione imperiale per la Toscana. Tuttavia, alla morte del Barbarossa, San Miniato aderì alla Lega di San Genesio (1197) e probabilmente, per un certo periodo, poté godere di una relativa autonomia. Il passaggio e la sosta dell’Imperatore da San Miniato nell’ottobre-novembre 1209 segnò, dopo oltre un decennio, un netto riavvicinamento alla Corona. Verosimilmente, Ottone si preoccupò di riattivare la funzione amministrativa e militare del castello sanminiatese, in modo da raccordare con più efficacia la sua politica nella regione. Tale circostanza è dimostrata proprio dall’atto proposto in questa pagina. Tuttavia, la necessità di favorire gli alleati Pisani – che disponevano di una flotta navale capace di effettuare una spedizione in Sicilia – costringerà l’Imperatore a sacrificare l’autonomia dei sanminiatesi.


TRASCRIZIONE. Il testo del documento proposto di seguito è tratto da J. F. Boehmer, Acta Imperii selecta. Urkunden Deutscher Konige und Kaiser mit einem anhange von reichssachen, Innsbruck, 1870 n. 1070, pp. 766-767.

In nomine sancte et individue trinitatis. Otto quartus divina favente clementia Romanoram imperator et semper augustus. Gratiose liberalitatis et munificentie largitatem imperialis benignitatis nostre clementia passim erga fideles nostros exercere consuevimus, ut cetero plenins ad obsequium nostre maiestatis invitemus; uberiori vero copia largitatis sinum eis aperimus, quorum fidelitatis et devotionis constantia ex antecedentibus meritis profecto speratar in obsequiis imperii et nostris iugiter perseveratura. Notum igitur facimus universis imperii fldelibus presentibtis et futuris, quod nos ex ampla liberalitatis nostre gratia respicientes merita fidelium nostroram civium Senensium, concedimus universitati ipsorum liberum consulum electionem. Investitorum autemdemanu nostra vel successorum nostrorum Romanorum imperatorum seu regum annuatim reeipient, si fuerit imperator vel rex in Ytalia, vel a legato sive nuntio nostro, qui tunc temporis erit in Tuscya, gratis et sine omni exaetione. Quod si forte legatus sive nuntius noster non vult investituram prestare, sufficiat eam petivisse. Si autem nee imperator nec rex nec certus imperii legatus fuerit in Ytalia, quolibet quinquennio consules electi ad nostre maiestatis vel successorum nostrorum presentiam venientes vel certum nuntium transmittentes investituram consulatus vel rectoris, si eum elegerint, de manu nostra vel successoris nostri sine gravamine reeipient.
Ad hec ipsis concedimus plenam iurisdictionem in civitate Senensi et extra civitatem de hominibus, quos habuit episcopus Senensis libere ad manum suam et quicumque habitator Senensis in comitatu Senensi eo tempore, cum a predecessore nostro imperatore Henrico hec concessio ipsis facta fuit. Salvo iure appellationum in causis transcendentibus summam XX. librarum; sed in his causis, que de re XX. librarum vel infra consistant, appellationes fieri ad maiestatis nostre presentiam inhibemus. Insuper concedimus eidem universitati Senensium fodrum de eisdem hominibus et possessionibus habitis iure proprietatis vel iure feudi tunc, sicut prescriptum est, ab episcopo Senensi vel quocumque habitatore Senensi pro comitatu Senensi perpetuo tenendum a nobis et divis successoribus nostris, salva in omnibus imperialis maiestatis et regie auetoritatis iustitia. Excipimus autem fideles nostros Iacobum, Ildebrandinum et Henricum, filios Ildebrandini losep, perpetuo cum hominibus et possessionibus suis, quia in eisdem cum hominibus et possessionibus eorum civibus Senensibus nullam potestatem habere permittimus. Similiter in feudo, quod inclite recordationis Fredericus Romanorum imperator Gwidoni Macz concessit, civibus Senensibus nullam permittimus potestatem. Omnesque nobiles extra civitatem et omnes alios per totum comitatum Senensem homines preter eos, quos determinate in suprascriptis imperialis sublimitatis apicibus pernotavimus, cum omni iuris iurisdictione, fodro et honore ac servitio in potestate nostra libere retinemus. Item ex uberiori gratia benignitatis nostre concedimus ipsis civibus Senensibus imperiali auctoritate potestatem cudende et fadende monete in civitate Senensi. Portam autem in civitate Senensi et pedagium ad manum nostram libere retinemus. Item iuxta sententiam in curia imperatoris Henrici, set tunc rogis, latam Castrum Montis Caprili, sicut et tunc iudicatum fuit, quod est iuxta Orgium, indicamus destruendum, nec illud amplius edificandum. Similiter iuxta antiquam constitutionem statuimus destruendum edificium, quod in Podio Liciniano est inceptum et ulterius non edificabitur. Pro hac tam liberall imperatorie maiestatis nostre concessione Senenses nobis et suecessoribus nostris imperatoribus sive regibus augustis annuatim in perpetiiuni xv. diebus post pasca apud Castrum Sancti Miniatis septuaginta marcas puri argenti persolvent ad pondus camere nostre. Ut autem hec omnia in perpetuum inviolabiliter observentur, presentem inde paginam conscribi et maiestatis nostre sigillo iussimus insigniri. Statuentes et imperiali auctoritate sanecientes, ut nulla omnino persona humilis vel alta, secolaris vel ecclesiastica hanc nostre maiestatis confirmationem audeat infringere vel aliquo modo attemptare. Quod qui facere presumpserit, centum libras auri puri pro pena componat, dimidium camere nostre, reliquum passis iniuriam persolvatur.
Huius rei testes sunt: Wolfgerius patriarcha Aquilegensis, Azzelinus marchio Astensis, Ezzelinus de Tyrvisio, comes lldibrandinus, Henricus marscalcus de Callendin, Gunzelinus dapifer imperii, Passawerra, Monachus de Villa, Albertus Strucius imperialis aule iudices, Cono de Minzeberg, Averardus de Lutri, lacobus lldebrandini et alii plures.
Signum domini Ottonis (M.) quarti Romanorum imperatoris iavictissimi.
Ego Cunradus Spirensis episcopus imperialis aule cancellarius vice domini Teodorici Coloniensis archiepiscopi et totius Ytalie archicancellarius recognovi.
Acta sunt autem hec anno dominice incarnationis M.CC.VIIII. , regnante domino Ottone quarto Romanomm imperatore glorioso, anno regni eius XII., imperii vero primo. Datum in civitate Fulginea, XVIIII. Kal. ianuarii, indictione XIII, per manus Waltherii imperiale aule protonotarii.


San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

domenica 29 settembre 2019

ADDSM - 1209, 31 OTTOBRE - IMPERATORE OTTONE IV A SAN MINIATO

Nessun commento:

ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1209, 31 ottobre, l’Imperatore Ottone IV di Brunswick a San Miniato

In  questa pagina è proposta la trascrizione e il commento dell'atto rilasciato dall'Imperatore Ottone IV di Brunswick all’Abbazia di San Galgano il 31 ottobre 1209.

SPOGLIO. Privilegio dell’Imperatore Ottone IV all’abbazia benedettina cistercense di San Galgano, in cui vengono confermati le proprietà, le pertinenze e ogni altro diritto del cenobio, contro ogni eventuale usurpatore.

L’ORIGINALE. Allo stato attuale degli studi non è stato possibile individuare la collocazione archivistica del documento originale, che risulta noto solamente attraverso alcune pubblicazioni. Una copia antica è conservata in un Cartolurio confluito nell'Archivio di Stato di Firenze, Archivio Diplomatico, San Frediano in Cestello (Cistercensi).

COMMENTO a cura di Francesco Fiumalbi
Con questo atto l’Imperatore Ottone IV di Brunswick riconobbe le proprietà, le pertinenze, le rendite e ogni altro diritto all’Abbazia di San Galgano, presso Chiusdino in val di Merse, in Diocesi di Volterra. Anche se nel documento non si trova scritto, in pratica concesse la propria “protezione” al cenobio benedettino cistercense che era nato nel 1201, a partire dalla comunità eremitica sopravvissuta al fondatore Galgano. Tuttavia, alle istanze di tipo religioso, vanno individuate motivazioni di tipo economico e politico: il controllo sull’area, ricca di coltivazioni  minerarie, del Vescovo di Volterra Ildebrandino Pannocchieschi si stava progressivamente erodendo, minacciando anche il centro di Montieri, caposaldo del potere episcopale, a vantaggio dei Gherardeschi alleati con i Senesi. Presso Chiusdino, inoltre, era presente l’Abbazia di Santa Maria di Serena, vero e proprio monastero “privato” dei Gherardeschi. Dunque la nuova Abbazia di San Galgano doveva porsi come un nuovo centro stabile, in grado di limitare l’erosione del controllo del Vescovo di Volterra e controbilanciare l’espansione Gherardesca nella zona. Non va dimenticato, infatti, che Volterra era una signoria vescovile, ovvero il capo politico della comunità era rappresentato dal presule e il sistema ecclesiastico delle pievi costituiva l’ossatura portante del governo del territorio [A. Barlucchi, Il patrimonio fondiario dell'abbazia di San Galgano (secc. XIII – inizi XIV), in «Rivista di Storia dell’Agricoltua», Accademia dei Georgofili di Firenze, anno XXXI, n. II, 1991, pp. 63-64].

Il 4 ottobre 1209, a Roma, il Papa incoronò Imperatore Ottone di Brunswick [1175-1218]. Costui  era il rivale “guelfo” di Federico II per il trono del Regno di Sicilia, lo stesso Federico che lo priverà della corona imperiale con l’elezione a Re dei Romani (1211).
Il documento proposto in questa pagina, datato 31 ottobre 1209, si inserisce nei giorni immediatamente successivi alla sua incoronazione. Proprio la controversia per il Regno di Sicilia determinò lo scoppio dello scontro con Papa Innocenzo III, fautore di Federico II. Il novello Imperatore occupò militarmente vasti territori della Chiesa (fra cui Montefiascone, Viterbo, Perugia e Orvieto) ed aggredì il Regno di Sicilia in Puglia e in Campania. Fin dai primi giorni, dunque, l’Imperatore cercò di trovare sostegno nelle città della Toscana, in particolare con Siena e Pisa, ma indirettamente anche con Volterra, per poter realizzare il suo disegno politico e riunire l’Italia Meridionale con il resto dell’Impero. Tuttavia, questa sua attività politica e militare gli varrà l’inimicizia di Papa Innocenzo III, che lo scomunicherà il 18 novembre 1210, segnandone il declino.
L’atto presenta motivo di interesse poiché fu redatto presso San Miniato. Nel testo viene indicato solamente il nome del centro abitato, San Miniato, senza ulteriori indicazioni. Per cui non sappiamo se il termine utilizzato, apud (vicino, presso), indichi l’effettiva presenza di Ottone IV all’interno del castello che, a partire dal 1160-63 con l’intervento di Federico I Barbarossa, era diventato il centro dell’amministrazione imperiale per la Toscana. Tuttavia, ulteriori documenti, ci informano che Ottone rimase effettivamente a San Miniato dal 29 ottobre fino al 4 novembre 1209, mentre il 6 novembre successivo si era spostato a Fucecchio. Tale circostanza è significativa, poiché alla morte del Barbarossa, San Miniato aderì alla Lega di San Genesio (1197) e probabilmente, per un certo periodo, poté godere di una relativa autonomia. Il passaggio e la sosta dell’Imperatore da San Miniato segnò, dopo oltre un decennio, un netto riavvicinamento alla Corona. Verosimilmente, Ottone si preoccupò di riattivare la funzione amministrativa e militare del castello sanminiatese, in modo da raccordare con più efficacia la sua politica nella regione. Di questo ne è testimonianza l'accordo sancito con i Senesi (14 dicembre 1209), i quali si obbligarono a pagare un censo annuo alla Corona da pagare entro 15 giorni dopo la Pasqua presso il castello di San Miniato. Tuttavia, la necessità di favorire gli alleati Pisani – che disponevano di una flotta navale capace di effettuare una spedizione in Sicilia – costringerà l’Imperatore a sacrificare l’autonomia dei sanminiatesi.
Grazie alla serie di documenti pervenuti siamo in grado di seguire gli spostamenti di Ottone dopo la sua incoronazione: il 4 ottobre è a Roma, il 12 ottobre è a Montefiascone, il 21 ottobre è a Siena, il 25 ottobre a Poggibonsi, il 27 ottobre è a Castelfiorentino, il 28 è nuovamente a Poggibonsi, il 29 è a San Miniato fino al 4 novembre, fra il 6 e l’8 novembre è a Fucecchio e a partire dal 16 novembre è attestato a Lucca. Il 20 novembre è a Pisa, il 3 dicembre a Firenze, il 12 dicembre a Foligno.

TRASCRIZIONE. Di seguito è proposta la trascrizione del documento ricavata da F. Ughelli, Italia sacra sive de episcopis Italiae, et insularum adjacentium, rebusque ab iis praeclare gestis, deducta fserie ad nostra usque aetatem, Venezia, 1716, Tomo I, cc. 1147-1148. Un’altra edizione del testo è pubblicata in G. Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta, Tomo I, Firenze, 1758, p. 351.

In nomine Sanctae, & individuae Trinitatis.
Octo IV divina favente clementia Romanorum Imperator, & semper Augustus. Ad eternae vitae premium, & temporalis Imperii icrementum, apud Creatorem omiunm nobis maxime proficere non ambigimus, si in Ecclesia Dei, & religiosis personis gratie nostreae subsidum, & Imperialis deensionem majestatis siudeamus propensius impertiri. Quapropter notum facimus universis imperii fidelibus praesentibus, & futuris, quod nos intuiu Divine retributionis monasterium, & totum conventum S. Galvani Cisterciensis ordinis, quod monasterium situm est in Episcopatu Volaterrano in monte Sepio, eo quod personas ibi existentes in eo ordine devotas, & Deo, & maxime religiosae esse audivimus, cum personis omnibus ibidem Deo famulantibus, & universis bonis, obedientiis, & pertinentiis suis, in spiritualem majestatis nostre protectionem recipimus ispusm monasterium, & locum, personas omnes, & obedientias, & universa ad ipso pertinentia, quae nunc habent, vel in posterum dante Domino poterunt juste adipisci, ab omni data, collecta, tributis, Angaria, seu Pangaria manere publicae functionis, & ab omni gravamine, vel exactione cujuscumque personae in perpetuum libera esse decernentes, quorum quaedam certis nominibus duximus exprimentda; Montem Sepium, in quo ispsum Monasterium est fundatum cum nemere, & omnibus adjacentibus, & quidquid habentur in curte, & districtu de Berignone, cum suis pertinentiis, & quidquid…. In villa de Lamole, in curte de Clusino, & de Fruofine de Monticiano, sicut Ildebrandus Vulterranus Episcopus haec omni ipsi dedit, & concessit. Adjiimus etiam quidquid habent in curtibus de Sticiano, & de Lactaria, Campum, quoque de Valorosi situm juxta Abbatiam Ardingam ab Antecessore nostro Henrico Romanorum Serenissimo Imperatore ipsis datum, & concessum insuper Abbatiam de Guiniano à Romano Innocentio summo Pontifice ipsius concessam, cum omnibus suis obedientiis, & pertinentiis. Haec autem omnia sicut praenotata sunt, cum pascuis, nemoribus, silvis, terris, cultis, & incultis, aquis, aquarumvè decursibus, & cum omni utilitate ispi confirmamus. Concedentes, ut in causis forensibus licitum eis sit syndicum, vel procuratorem constituire. Nullae quoque constitutions locorum, vel civitatum contra ius… ipsois praejudicet. Nulla quoque persona, nullaque Civitas, vel Commune, vel locus ipsos prohibire debeat, quominus extrabant vel exportent, quae ispsium ad domos, & fratrum in victum, & personarum suarum sustentationem sunt necessaria. Statuimus quoque, & jubemus, ut fires adique praedicte domui, & suis pertinentiis ab aliqua, vel aliquibus fuerint ablatae, & ad manus aliquorum devenerint locorum, tamdiu eas retineant, quousqj debitum unde praedicti fratres accipiant justitia. Ad haec de speciali liberalitatis nostrae gratia ipsis indulgemus, quatenus omnes, qui se ad ordinem illum transferre nolverint, licite, & libere ipsium possint cum omnibus rebus suis mobilibus, & immobilibus, quas eis dederint, recipere, nisi sit servus, volentes, & statuentes, ut ab omni passagio, vel pedagio, quod possessionibus, rebus, personis, & animalibus eorum ad ipsas aliquo modo pertinentibus omnino liberi sint, & absoluti. Sancimus itaque, & constituimus, ut nullus Archiepiscopus, Episcopus, Dux, Marchio, Comes, VIcecomes, nulla Civitas, nullumque Commune, nullaque omnino persona humulis, vel alia, seaecolaris, vel ecclesiastica contra hanc serenitatis nostrae concessionem venire audeat, vel in aliquo praedictum Monasterium, aut fratres aliquatenus perturbare, quod qui fecerit, in ulrionem suae temeritatis 60. Libras auri puri pro poena componat, dimidium Camerae nostrae, & reliquum passis iniuriam. Ad cuius rei certam in perpetuum evidentiam praesentem paginam inde conscribi iussimus, & majestatis nostrae sigillo communiri.
Signum + Domini Ottonis. Datum apud S. Miniatum per manum Gualterii Imperialis Aulae Prothonotarii, anno Inc. 1209, pridie Kalendis Novembris, indictione XII.

San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

sabato 28 settembre 2019

ADDSM - 1209, 29 OTTOBRE - IMPERATORE OTTONE IV A SAN MINIATO

Nessun commento:
ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
1209, 29 ottobre, l’Imperatore Ottone IV di Brunswick a San Miniato
In  questa pagina è proposta la trascrizione e il commento dell'atto rilasciato dall'Imperatore Ottone IV di Brunswick alla città di Siena il 29 ottobre 1209.

L’ORIGINALE. Il documento originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Siena, Fondo Diplomatico, Diplomatico Riformagioni Balzana, Pergamena 009 – 1209 ottobre 29, casella 32. Il documento è visualizzabile on-line al seguente link >>>.

SPOGLIO. [Regesto ASSi] Ottone IV, volendo punire i ribelli e premiare i fedeli, riceve i Senesi suoi devoti sotto la sua protezione e rimette loro tutti i tributi non pagati dalla morte dell'imperatore Enrico VI fino a quel giorno. [J. F. Boehmer] Otto IV nimmt die von Siena wieder in seine gnade, erlässt ihnen alle seit dem tode Kaiser Heinrichs nicht geleisteten zahlungen und befreit sie vom ersatze inzwischen angerichteten schadens. San Miniato 1209 oct. 29. [G. Tommasi] (Ottone IV) si condusse da Chiuci a S. Miniato, dove a 27. Di Ottobre per mezzo degli Ambasciadori Sanesi, che lo havevan sempre seguitato, ricevè la Repubblica, e tutta la città nella pienezza della grazia sua, e promesse relassarle tutte le gravezze, e tributi soliti pagarsi agli Imperadori, ed in tutto liberarla, pur che mandassero seco in Puglia sua gente contro a Federigo: e pagassero i feudi decorsi dalla morte di Arrigo VI fin a quel giorno; e fù l’uno, e l’altro partito accettato.

COMMENTO a cura di Francesco Fiumalbi
Il 4 ottobre 1209, a Roma, il Papa incoronò Imperatore Ottone di Brunswick [1175-1218]. Costui  era il rivale “guelfo” di Federico II per il trono del Regno di Sicilia, lo stesso Federico che lo priverà della corona imperiale con l’elezione a Re dei Romani (1211).
Il documento proposto in questa pagina, datato 29 ottobre 1209, si inserisce nei giorni immediatamente successivi alla sua incoronazione. Proprio la controversia per il Regno di Sicilia determinò lo scoppio dello scontro con Papa Innocenzo III, fautore di Federico II. Il novello Imperatore occupò militarmente vasti territori della Chiesa (fra cui Montefiascone, Viterbo, Perugia e Orvieto) ed aggredì il Regno di Sicilia in Puglia e in Campania. Fin dai primi giorni, dunque, l’Imperatore cercò di trovare sostegno nelle città della Toscana, in particolare con Siena e Pisa (indirettamente anche con Volterra), per poter realizzare il suo disegno politico e riunire l’Italia Meridionale con il resto dell’Impero. Tuttavia, questa sua attività politica e militare gli varrà l’inimicizia di Papa Innocenzo III, che lo scomunicherà il 18 novembre 1210, segnandone il declino.

L’atto presenta motivo di interesse poiché fu redatto presso San Miniato. Nel testo viene indicato solamente il nome del centro abitato, San Miniato, senza ulteriori indicazioni. Per cui non sappiamo se il termine utilizzato, apud (vicino, presso), indichi l’effettiva presenza di Ottone IV all’interno del castello che, a partire dal 1160-63 con l’intervento di Federico I Barbarossa, era diventato il centro dell’amministrazione imperiale per la Toscana. Tuttavia, ulteriori documenti, ci informano che Ottone rimase effettivamente a San Miniato almeno fino al 4 novembre 1209, mentre il 6 novembre successivo si era spostato a Fucecchio. Tale circostanza è significativa, poiché alla morte del Barbarossa, San Miniato aderì alla Lega di San Genesio (1197) e probabilmente, per un certo periodo, poté godere di una relativa autonomia. Il passaggio e la sosta dell’Imperatore da San Miniato segnò, dopo oltre un decennio, un netto riavvicinamento alla Corona. Verosimilmente, Ottone si preoccupò di riattivare la funzione amministrativa e militare del castello sanminiatese, in modo da raccordare con più efficacia la sua politica nella regione. Di questo ne è testimonianza l'accordo sancito con i Senesi (14 dicembre 1209), i quali si obbligarono a pagare un censo annuo alla Corona da pagare entro 15 giorni dopo la Pasqua presso il castello di San Miniato. Tuttavia, la necessità di favorire gli alleati Pisani – che disponevano di una flotta navale capace di effettuare una spedizione in Sicilia – costringerà l’Imperatore a sacrificare l’autonomia dei sanminiatesi.

Grazie alla serie di documenti pervenuti siamo in grado di seguire gli spostamenti di Ottone dopo la sua incoronazione: il 4 ottobre è a Roma, il 12 ottobre è a Montefiascone, il 21 ottobre è a Siena, il 25 ottobre a Poggibonsi, il 27 ottobre è a Castelfiorentino, il 28 è nuovamente a Poggibonsi, il 29 è a San Miniato fino al 4 novembre, fra il 6 e l’8 novembre è a Fucecchio e a partire dal 16 novembre è attestato a Lucca. Il 20 novembre è a Pisa, il 3 dicembre a Firenze, il 12 dicembre a Foligno.

Fonti e riferimenti bibliografici. G. Tommasi, Dell’Historie di Siena, Parte I, Venezia, 1625, p. 198; F. Salvestrini, Il nido dell’aquila. San Miniato al Tedesco dai Vicari dell’Impero al Vicariato Fiorentino del Valdarno Inferiore (secc. XI-XIV), in Il Valdarno Inferiore terra di confine nel Medioevo (Secoli XI-XV), a cura di A. Malvolti e G. Pinto, Atti del convegno di studi 30 settembre – 2 ottobre 2005, Deputazione di Storia Patria per la Toscana, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008, p. 245.
TRASCRIZIONE. Il testo del documento proposto di seguito è tratto da J. F. Boehmer, Acta Imperii selecta. Urkunden Deutscher Konige und Kaiser mit einem anhange von reichssachen, Innsbruck, 1870 n. 1068, pp. 764-765.

Otto quartus divina favente clementia Romanorum imperator et semper augustus. Imperatorie maiestatis nostre serenitas, sicut rebelles quosque debita animadversione ducit puniendos, ita devotos et fideles suos consueta benignitatis sue clementia iudicat respiciendos. Quapropter notum facimus universis imperii nostri fidelibus presentibus et futuris, quod nos inspecta ferventi devotione, quam fideles nostri cives Senenses circa sublimitatis nostre obsequia constanter se exibent exhibituros, ad instautem ipsorum postulationem universos et singulos in plenitudinem gracie nostre recepimus, pie et clementer remittentes singulis et universis omne tributum sive tributa annualia et debita, quecumque retinuerunt et non solverunt a tempore mortis antecessoris nostri Heinrici illustrissimi Romanorom imperatoris divi augusti usque nunc, et omnes exactiones, iniurias, molestias, maleficia et dapna facta sive illata ubique vel quibuscumque personis. Statuentes itaque imperiali decernimus auctoritate, quatinus predicti fideles nostri cives Senenses non teneantur in toto vel in parte inde alicui vel aliquibus personis de iure vel de facto aut aliquo alio modo respondere; volumus enim et sanccimus, ut inde sint in perpetuum liberi et absoluti. Ad cuius rei certam in posterum evidentiam presentem paginam inde conscriptam maiestatis nostre sigillo iussimus communiri.
Datum apud Sanctum Miniatem, anno dominice incarnationis MCCVIIII., indictione XIII., IIII. kalendas novembris.

TORNA ALL'INDICE ADDSM

San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

mercoledì 25 settembre 2019

SAN MINIATO NELLA CRONICA DI DINO COMPAGNI

Nessun commento:
a cura di Francesco Fiumalbi


In questa pagina è proposto il regesto in chiave sanminiatese della Cronica delle cose occorrenti ne’ tempi suoi, redatta da Dino Compagni nel secondo decennio del XIV secolo. Aldobrandino o Ildebrandino, detto “Dino”, Compagni nacque a Firenze intorno al 1246-47 e morì nel 1324. Faceva parte di una ricca famiglia fiorentina di origine popolare, dedita alla mercatura (commercio) e per questo inserita nel cosiddetto “popolo grasso”. Con la discesa dell’imperatore Enrico VII di Lussemburgo (1310) e l’occasione di rivincita dei Guelfi Bianchi, iniziò la redazione della sua narrazione cronachistica. A differenza di Giovanni Villani e di altri autori coevi, Dino Compagni si preoccupò di narrare solamente gli episodi a lui coevi, di cui fu testimone diretto o indiretto, senza impegnarsi nel ricostruire le vicende legate alla fondazione di Firenze e le notizie più antiche. La Cronica, infatti, copre un arco temporale che va dal 1280 al 1312, fino alla morte di Enrico VII, avvenuta presso Buonconvento. La prima edizione risale al XVIII, quando fu pubblicata da Antonio Lodovico Muratori nel Tomo IX delle Rerum Italicarum Scriptores (1726). Numerose riedizioni furono date alle stampe successivamente, fra cui quella curata da Isidoro Del Lungo (che tra l’altro, la suddivise in capitoli).

Le notizie sanminiatesi sono sei. Oltre alla menzione inserita nella descrizione di Firenze [01/06], troviamo San Miniato nella narrazione della Battaglia di Campaldino (1289). Infatti, quella di Dino Compagni, è considerata la cronaca più precisa e circostanziata di quell’episodio bellico [02/06] [03/06] [04/06]. D’altra parte, durante la campagna militare contro Arezzo, Dino Compagni ricopriva la carica di Priore delle Arti e dunque poté disporre di notizie diretti o di fonte molto attendibile. Per questo sappiamo che a Campaldino furono impegnate due “squadre” di sanminiatesi: una guidata da Malpiglio dei Ciccioni-Malpigli e l’altra da Barone Mangiadori, indicato come franco et esperto cavaliere in fatti d’arme, che avrebbe anche suggerito la strategia vincente su come condurre la battaglia. Gli aggettivi utilizzati dal Compagni per descrivere Benedetto Mangiadori sono estremamente significativi: egli è indicato come “franco”, ovvero “libero”, probabilmente sinonimo di “mercenario”, assoldato appositamente per l’occasione; è valutato “esperto”, cioè dotato di esperienza di guerra, evidentemente impegnato in numerose attività belliche negli anni precedente e quindi persona molto competente. Malpiglio dei Ciccioni-Malpigli, invece, non può vantare i medesimi aggettivi del Mangiadori, ma è probabile che il suo ruolo fosse parimenti quello di mercenario. Curioso che egli avesse ricoperto la carica di Podestà di Arezzo nel 1276 e nel 1278 e dunque aveva maturato importanti legami con la classe dirigente aretina. Ma forse è proprio per riscattare il suo passato nella città nemica che lo troviamo impegnato in prima linea. D’altra parte il centro di San Miniato, dopo la cacciata dei Vicari Imperiali (1288), era entrato nell’orbita guelfa, così come la sua classe dirigente, sebbene composta in larga parte da magnati, tendenzialmente avversari dei popolani.

Troviamo poi San Miniato nelle vicende conseguenti alla cacciata da Firenze di Giano della Bella, che aveva dominato la scena politica fiorentina dal 1292 al 1295. Infatti intervenne Giovanni di Chalon che era stato nominato Vicario Imperiale per la Toscana che ben presto entrò in rotta di collisione con i magnati fiorentini. Dopo alcune vicissitudini, i Fiorentini cercarono di sostenere Giovanni in una “azione” volta a recuperare San Miniato che dicea appartenersi a lui per vigore d’Inperio In realtà, come spiegato da Dino Compagni, si sarebbe trattato di un tentativo dei Fiorentini di assestare un nuovo duro colpo agli Aretini che sostenevano il vicario. Tuttavia l’intendimento venne scoperto e non trovò messa in pratica [05/06].
L’ultima menzione sanminiatese riguarda la partecipazione di San Miniato agli scontri fra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri del 1301 [06/06]. Si tratta di quegli scontri che fecero da preludio alla cacciata di Dante Alighieri da Firenze (1302).

Di seguito il regesto:


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...