venerdì 24 agosto 2018

SAN GIUSTO AL PINONE - UNA CHIESA MEDIEVALE SUL MONTALBANO

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a cura di Francesco Fiumalbi

Il Montalbano inalza la sua vetta maestosa che domina il Valdarno e la pianura pistojese. Su quella vetta è possibile godere il panorama infinito che da ogni lato attorno ad esso si distende. DI lassù l'occhio si posa su Firenze mollemente assisa fra la deliziosa corona dei suoi colli, si spinge fino alle vette eccelse e nevose dell'Apennino, dopo aver passato sui caseggiati delle città di Prato e di Pistoja; sull'opposto lato la visuale va fino ai monti di Volterra ed al lontano Monte Amiata, per giungere, seguendo il corso dell'Arno, fino al mare, che nei lieti tramonti estivi scintilla come un'aurea lastra, come una linea di fuoco”. G. Carocci, Il Valdarno. Da Firenze al mare, Istituto Italiano d'Arti Grafiche Editore, Bergamo, 1906, p. 59.

Con queste parole Guido Carocci agli inizi del '900 descrive lo straordinario panorama offerto dal crinale del Montalbano ed in particolare dalla sua porzione più meridionale, laddove si erge la sorprendente architettura della chiesa di San Giusto. La zona era abitata fin da epoche remote, come testimoniano i vicini resti di un insediamento datato fra il VII e il I secolo a.C, oggi organizzati nell'Area archeologica e naturalistica di Pietramarina.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Foto di Francesco Fiumalbi

LA CHIESA DI SAN GIUSTO
San Giusto al Montalbano, o San Giusto al Pinone, o San Giustone, è un edificio religioso di origine medievale situato nel Comune di Carmignano (PO), all'intersezione fra la direttrice di crinale del Montalbano e le viabilità che scendono a Vitolini, Castra e Carmignano.
Non sono noti i termini della sua fondazione e spesso lo troviamo qualificato come “abbazia”, che alcune tradizioni vorrebbero addirittura di origine francese ed in particolare cistercense. Tuttavia non vi sono documenti che dimostrino tale asserzione. Anzi si tratta evidentemente di una speculazione storiografica, dal momento che per via documentaria non sembra possibile soddisfare le seguenti domande: come è possibile che in un luogo tanto ameno sia stata costruita una chiesa di tali proporzioni, un edificio di tale grandezza e dotato di un transetto triabsidato di ampiezza monumentale? E che dire poi della cripta, così suggestiva e così simile all'abbazia di San Baronto? Chi l'ha costruita? Quando? Addirittura, negli anni ’50 e ’60 del ‘900 uno storico dell’architettura del calibro di Mario Salmi, si chiedeva quali fossero le ragioni di ordine storico che potrebbero spiegarci perché nel San Giusto sul Monte Albano sovrabbondino motivi propri del romanico di oltralpe (01). A tal proposito Salmi osservava che le sue tre absidi ed il transetto, alti su di una cripta in parte modificata, si uniscono ad un braccio longitudinale scandito da semipilastri e coperto da volte a botte, secondo una struttura diffusa in chiese francesi (02). Cercheremo di rispondere più avanti, ma possiamo anticipare che l’errore sta nel guardare un edificio come un oggetto finito, immodificato e immodificabile dalla sua costruzione, e non come il risultato di una plurisecolare stratificazione di interventi, che ne hanno alterato in parte o in tutto i caratteri formali.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Fronte tergale del transetto triabsidato
Foto di Francesco Fiumalbi

L’ARCHITETTURA DELLA CHIESA
La chiesa, rivolta versus solem orientem, si presenta come un edificio ad unica navata, innestata su un ampio transetto triabsidato, rialzato di circa due metri, che costituisce il presbiterio. Al di sotto è presente una cripta, con dimensione e forma pari a quella del transetto. Nel presbiterio sono presenti tre altari, corrispondenti alle tre esedre absidali. L’apparente unità organica della costruzione, tuttavia, non deve trarre in inganno: si tratta di un edificio che nel corso dei secoli ha subito innumerevoli interventi, passando da periodi di decadenza ad operazioni di ripristino e ricostruzione, influenzate dalle sensibilità dell’epoca. Ad esempio probabilmente la chiesa primigenia era costituita dalla sola aula liturgica (XI secolo?), mentre in epoca successiva fu ampliata del transetto (XIII secolo?).
La facciata si presenta con forme severe. L’unica traccia di decorazione è limitata alla bicromia dell’arco che sovrasta il portale di ingresso e dai conci che costituiscono la bifora nella porzione superiore. L’unico elemento lapideo lavorato sembra essere posizionato all’apice della facciata e presenta un incavo circolare che lascia pensare ad un inserto in marmo o in ceramica decorata (un bacino ceramico?). La porzione tergale è caratterizzata dai corpi cilindrici delle tre absidi, la cui solida staticità è determinata dall’uso di bozze di grandi dimensioni. Ogni abside presenta due finestre: una sul presbiterio, l’altra per illuminare la cripta sottostante, alla quale è possibile accedere da un’apertura esterna ricavata al di sotto della porzione meridionale del transetto. A giudicare dalla presenza di una cornice sul fronte laterale destro, parrebbe che alla chiesa fosse addossato un edificio minore, probabilmente con funzione di canonica o sacrestia.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Schema compositivo di Francesco Fiumalbi

Internamente la chiesa appare molto stretta: la dimensione longitudinale prevale nettamente su quella trasversale secondo un rapporto di circa 1:2, amplificata dalla notevole altezza dell’ambiente. Lo spazio dell’aula è suddiviso in 4 campate, scandite dalla presenza di tre lesene a tutt’altezza e di altrettanti archi robusti che sostengono la copertura a capanna, realizzata con struttura lignea. La campata prossima al presbiterio presenta una volta a botte.
Le pareti sono completamente spoglie e non vi sono tracce di intonaco o di decorazioni: sia all’interno che all’esterno, il paramento murario è costituito da elementi lapidei. Nella porzione basamentaria le pietre presentano una dimensione considerevole, una squadratura uniforme, una relativamente precisa disposizione a filaretto, con scarso utilizzo di malta alle giunzioni. In elevato l’uniformità materica e dimensionale progressivamente viene meno, con l’inserto di laterizi, bozze non squadrate, sistemazione a filaretto imprecisa e poco rispettata, utilizzo più massiccio di malta. Tale situazione dipende senz’altro dal numero e dalla qualità degli interventi che si sono susseguiti nel corso degli ultimi tre secoli, volti a ripristinare quegli apparecchi murari che per varie ragioni sono venuti meno, in particolare sul fronte meridionale dell’edificio.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Particolare del fronte meridionale

Foto di Francesco Fiumalbi

SUGGESTIONI STILISTICHE FRANCESI
Abbiamo detto che molti studiosi, a partire da Mario Salmi, hanno proposto suggestioni stilistiche che richiamano modelli "francesi". In realtà, appurato che il fatto che il transetto è un elemento aggiunto in un secondo momento (XIII secolo?) rispetto alla chiesa primigenia (XI secolo?), tutte queste considerazioni appaiono ormai superate e prive di ogni fondamento. Senza considerare che chiese dotate di transetti "importanti" non mancano in Toscana. Pensiamo alla Pieve di Santa Maria a Chianni presso Gambassi, addirittura dotata di cinque absidi. Quello che porta fuori strada è la dimensione del transetto che risulta "sproporzionato" rispetto all'aula. Probabilmente quando venne realizzato c'era l'idea di ampliare anche l'aula, magari rendendola a 3 navate. E ciò spiegherebbe la demolizione della porzione meridionale della chiesa per la realizzazione della navata laterale, poi non andata a buon fine e ricomposta grossolanamente. L'altro elemento giudicato "francese" da Salmi è la volta a botte. A quel che ne sappiamo questo elemento di copertura potrebbe essere stato realizzato in un'epoca anche molto più tarda, magari fra il XVII e il XVIII secolo quando la chiesa era sotto il patronato mediceo.
Vale la pena ripetere che si tratta di un errore guardare ad un edificio come un oggetto finito, immodificato e immodificabile dalla sua costruzione, e non come il risultato di una plurisecolare stratificazione di interventi, che ne hanno alterato in parte o in tutto i caratteri formali.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Particolare del fronte principale
Foto di Francesco Fiumalbi

LA TORRE CAMPANARIA
Il campanile di San Giusto si presenta come un edificio a torre staticamente autonomo rispetto alla chiesa: la sua struttura a pianta quadrangolare, infatti, non è direttamente collegata ai setti portanti dell’aula liturgica o del transetto. Il paramento murario è costituito da elementi lapidei disposti in maniera meno accurata rispetto a quelli della chiesa e questo ulteriore dettaglio potrebbe far pensare che la torre presenti un’epoca di costruzione diversa. Le aperture della cella campanaria sono state completamente occluse per cui la costruzione si presenta come un solido completamente chiuso. Ha perso l’originaria copertura a padiglione e probabilmente ha subito uno scapitozzamento per ovviare ai dissesti della porzione superiore.

La torre campanaria di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Foto di Francesco Fiumalbi

LA PRIMA ATTESTAZIONE DOCUMENTARIA
Partiamo dai dati oggettivi. La prima attestazione documentaria della chiesa è contenuta nell'elenco della Decima del 1286 dove è indicata come Canonica S. Iusti de Monte Albano, suffraganea della Pieve di Santa Maria a Bacchereto, con una imposizione di 7 lire e 14 soldi. A partire dalla metà dell'XI secolo, per impulso di vari pontefici, la Chiesa iniziò una profonda e complessa stagione di cambiamento che prende il nome di Riforma Gregoriana, anche se sarebbe più corretto indicarla genericamente come “Riforma dell'XI secolo” in cui furono affrontate varie questioni fra cui il celibato del clero e la simonia, ovvero il mercato e la contrattazione delle cariche ecclesiastiche, pratica che all'epoca era assai diffusa. In questo contesto, l'istituzione delle cosiddette “canoniche” deve essere considerata come l'espediente per favorire l'elevazione spirituale e morale del clero secolare, cioè di quegli ecclesiastici che non si riconoscevano negli ordini monastici. La vita comunitaria si configurava, così, come una vera e propria forma di controllo reciproco. E proprio questo tipo di regolamentazione, seppur molto diversa rispetto alla “regola” degli ordini monastici, costituiva appunto il “canone”, da cui trasse origine il termine di “canonica”. Dunque, nessun monastero e nessuna abbazia.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Foto di Francesco Fiumalbi

IL DOMINIO SIGNORILE DEL VESCOVO DI PISTOIA
A questo punto occorre fare un passo indietro. Nel fondo Diplomatico dell'Archivio di Stato di Firenze è conservato un atto del 20 settembre 1138 (XII Kal. Octobris) rogato nella chiesa di San Bartolomeo di Tizzana nell'odierno Comune di Quarrata (03). I protagonisti di questo documento sono il Vescovo di Pistoia Atto o Attone e una donna di nome Mingarda, vedova di Pietro di Ranieri da Vignole, la quale, con la licenza di Lotteringo suo mundualdo, pro redenmptione anime mee peccatorum, donò ad Attoni gratia Dei pistoriensi episcopi il castello et curte de Tizana et burgo de castello et curte et burgo de Bacareto. Fra i testimoni compaiono vari sacerdoti fra cui presbiter Ildibrandri de Bacareto. E' in questi anni, infatti, che va consolidandosi una sorta di dominio signorile da parte dell'episcopio pistoiese nella porzione meridionale del Montalbano. Il defunto marito di Mingarda, Pietro di Ranieri, apparteneva al gruppo familiare dei filii Rodulfi, che avevano maturato e sviluppato una signoria proprio fra Tizzana e Bacchereto e che appartenevano alla schiatta dei fideles del Vescovado pistoiese (04). Vale la pena ricordare che la zona di Bacchereto e dunque di San Giusto, era una sorta di “cuneo” fra i territori controllanti dai Conti Guidi (Vinci, Cerreto, Vitolini), dai Conti Alberti (Capraia) e dallo stesso episcopio pistoiese (Lamporecchio, Artimino).

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Foto di Francesco Fiumalbi

L'AFFERMAZIONE EPISCOPALE SULLA ZONA
La Pieve di Bacchereto non compare nel privilegio di Ottone III del 997 al Vescovo di Pistoia Antonino (05) e nemmeno in quello di Federico I “Barbarossa” del 1155 al Vescovo Tracia (06). Nessuna menzione neppure nella Bolla di Innocenzo II del 1134 (07). In realtà compare una “corte” e una “pieve” di San Giusto, ma si tratta della Pieve di San Giusto a Piazzanese, oggi nel Comune di Prato. In effetti fino a quel momento la chiesa di Bacchereto (San Bartolomeo) faceva parte del pievanato di Seano. Solo successivamente la chiesa di Bacchereto (Santa Maria) costituirà una nuova unità pievanale con giurisdizione anche sulla zona di crinale del Montalbano e dunque anche sulla chiesa di San Giusto. Quando può essere avvenuta l'istituzione di questo nuovo pievanato? Con ogni probabilità proprio a partire dalla donazione di Mingarda vedova di Pietro di Ranieri al Vescovo Atto del 1138, citata in precedenza.

LA FONDAZIONE E LA DATAZIONE PROBLEMATICA
Esisteva la chiesa di San Giusto nel 1138? Checché se ne dica, è impossibile da provare. In varie pubblicazioni, la datazione proposta per la costruzione della chiesa (attribuita ai secoli XI-XII) è genericamente provata attraverso i caratteri architettonici dell'edificio. Tuttavia non si può fare riferimento né ai materiali da costruzione, dal momento che la pietra abbonda in tutta la zona e si continuerà per secoli a costruire con blocchi lapidei, secondo criteri e metodi che possono collocarsi fra l'XI e il XIV secolo. Come detto in precedenza, dalle forme architettoniche, parrebbe esistere una chiesa primigenia (probabilmente esistente al 1138) che poi fu ampliata del transetto in un secondo momento (XIII secolo?). Quello che colpisce è la totale assenza di apparati decorativi, sia scultorei che pittorici, senza considerare le profonde alterazioni dovuti ai restauri novecenteschi che hanno portato alla sostituzione dei capitelli e al reintegro di quelli non esistenti. E ciò non aiuta. Per quello che possiamo ricavare dall’edificio, siamo in presenza di un edificio di origine medievale, alterato e rimaneggiato da vari interventi durante i secoli, che potrebbe essere stato realizzato in un arco temporale relativamente ampio, che va dall’XI secolo al 1286, anno della prima attestazione documentaria certa. Escluderei che la chiesa possa essere assegnata ad un’epoca anteriore all’anno 1000, anche se non si può scartare la possibilità che vi fosse una preesistenza. Considerando poi la dimensione monumentale dell’edificio non mi stupirebbe se l’iniziativa della costruzione fosse stata del Vescovo di Pistoia, probabilmente l’unico a disporre dei mezzi e delle sostanze, per realizzare un presidio a controllo dell’importante snodo stradale e in prossimità di un limes multiplo fra i territori controllati dai Guidi e dagli Alberti. D’altra parte, dall’XI secolo i presuli pistoiesi raggiunsero una forma di dominio temporale paragonabile a quella del “conte”, pur senza averne il titolo e i cui fideles costituiranno una sorta di consilium episcopale – documentato dalla metà dell’XI secolo – da cui poi trasse origine l’istituzione comunale all’inizio del XII secolo con l’elezione dei primi consoli civici (08).

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Particolare della ghiera bicroma che sovrasta il portale
Foto di Francesco Fiumalbi

ALTRE NOTIZIE DEI SECOLI SUCCESSIVI
Nel 1376 il Vescovo di Pistoia Giovanni Vivenzi visitò la chiesa di San Giusto. Ad accoglierlo il rettore Tegghia di Tegghia, il quale riferì al presule circa lo stato decadente dell’edificio, in cui non era presente un luogo sicuro dove custodire l’Eucaristia e gli olii santi. Anche l’apparato di suppellettili, arredi e paramenti sacri risultava modesto ed erano costituiti da un calice in argento con smalti all’altezza del nodo, un crocifisso antico, una pianeta di seta rossa, un camice con stola e amitto, oltre a quattro tovaglie (09). Da tale descrizione si può ipotizzare ragionevolmente che la “canonica” – intesa come comunità di sacerdoti secolari – avesse cessato di esistere.
Un secolo e mezzo più tardi, nel 1535 la chiesa viene nuovamente visitata e nel repertorio viene indicata come Santo Iusto de Poggiolo. Nel 1582 la chiesa viene indicata come “oratorio”, sotto la “cura” del Granduca. Infatti proprio a partire dal XV secolo i Medici avevano provveduto a costituire una vasta tenuta sulle pendici sud-occidentali del Montalbano, da Artimino a San Baronto, organizzata come una grande riserva di caccia, chiamata “Barco Reale Mediceo”. Dunque non deve stupire l’attenzione e l’interesse dei granduchi toscani per l’area e la chiesa di San Giusto. In ogni caso l’edificio sembra mostrasse gravi segni di degrado, se non proprio di abbandono. Il visitatore impose il restauro complessivo del fabbricato, nonché l’allontanamento degli oggetti non pertinenti alle funzioni liturgiche, in modo da evitare l’aggravarsi della situazione e consentire la sua regolare officiatura (10). Si tratta della prima visita dopo il Concilio di Trento e da questo momento si osserva una maggiore attenzione per la cura e le condizioni di manutenzione e di uso dell’edificio religioso.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Particolare della bifora
Foto di Francesco Fiumalbi

Alla fine del XVI secolo sono databili le prime testimonianze iconografiche della chiesa di San Giusto, contenute nelle Piante di Popoli e Strade redatte dai Capitani di Parte Guelfa. In particolare, l’edificio compare sia nel Popolo di Mezzana che nel Popolo di Bacchereto. Si tratta di un disegno schematico, il cui intento non era quello di descrivere puntualmente i caratteri architettonici degli edifici bensì di indicarne la posizione e di fissare i punti di riferimento nelle aree rappresentate. La chiesa è raffigurata in maniera praticamente simbolica: si riconosce il tetto a capanna e il campanile a torre (11).
Il patronato mediceo sulla chiesa determinò, nel medesimo periodo, accorpamento al monastero fiorentino di Santa Maria Assunta detto di “Montedomini”, probabilmente per sostenere lo sforzo economico della comunità religiosa costretta a trasferirsi all’interno delle mura di Firenze in conseguenza dell’assedio di Firenze del 1529, attraverso l’utilizzo delle rendite e dei frutti su cui poteva contare la chiesa di San Giusto. Era questo il motivo dell’accorpamento e non il contrario, come sostenuto in altre pubblicazioni, ovvero affinché il Monastero di Montedomini si preoccupasse del mantenimento della fabbrica di San Giusto (12).
La successiva visita pastorale del 1603 offre una descrizione più accurata dell’edificio, dotato di un altare maggiore sul quale venivano officiate sporadicamente le funzioni da parte di un presbitero retribuito direttamente dal Granduca. Erano altresì presenti due altari secondari, in condizioni fatiscenti e non utilizzati. La chiesa che rimaneva pressoché chiusa, aveva un pavimento in lastre di pietra e presentava una copertura voltata nella zona presbiteriale, mentre l’aula aveva un tetto a capanna in cattive condizioni (13).

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Particolare dell'elemento decorato in facciata, 
probabilmente l'alloggio di un intarsio marmoreo o un bacino ceramico
Foto di Francesco Fiumalbi

Lo stato di degrado dell’edificio, specialmente della porzione dell’aula, non sembra arrestarsi. Probabilmente la pietra traslucida (fengite?) utilizzata per chiudere la finestra in facciata doveva essere malridotta o comunque non asserviva più alla sua funzione. Infatti durante una nuova visita del 1652 venne imposta l’installazione di una rete, evidentemente affinché i volatili non penetrassero all’interno dell’edificio (14). A pochi anni di distanza, durante la visita del 1674, viene indicata la presenza di un dipinto “dignitoso”, probabilmente una pala, collocato sull’altar maggiore. Purtroppo negli atti non è specificato né il soggetto né l’autore della pittura (15).
Durante il XVIII secolo la situazione pare essere più stabile: L’officiatura della chiesa veniva svolta regolarmente, nel 1725 a cura del sacerdote della chiesa di Verghereto (16) mentre nel 1737 era presente un religioso eremita che abitava presso la chiesa stessa (17). Tuttavia probabilmente durante il periodo napoleonico, la chiesa – formalmente era un oratorio semplice sotto la giurisdizione della Pieve di Bacchereto – venne soppressa, come risulta dagli atti della visita del 1811. Privato di ogni cura e manutenzione, le condizioni del fabbricato peggiorarono notevolmente. Si registrarono i crolli di parte della copertura e di una porzione del setto murario che delimitava l’aula liturgica sul lato meridionale (18). E’ in questo passaggio, dopo la soppressione, che probabilmente l’edificio venne venduto a privati.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno. Da Firenze al mare,
Istituto Italiano d'Arti Grafiche Editore, Bergamo, 1906, p. 58.

I RESTAURI OTTOCENTESCHI
Antonio Ricci nel volume Memorie Storiche del Castello e Comune di Carmignano, alla fine del’800 annotò una serie di interventi promossi dal neonato Stato Italiano al fine di consolidare e conservare quanto rimasto dell’antico e monumentale edificio. Tra l’altro propone una datazione del fabbricato genericamente al XIII secolo che appare attendibile e corretta. Inoltre ci informa circa il proprietario dell’epoca e la sua donazione al demanio statale. Queste le sue parole:

La Chiesa ed il Campanile di San Giusto, a Montalbano, edifizi monumentali del secolo XIII, erano ridotti a tale rovina che il Regio Ministero della Istruzione, considerando come avrebbe potuto conservarli sia pure allo stato di rudere, commise all’ufficio Regionale la esecuzione dei lavori necessari a consolidarne le parti superstiti. Compiutisi tali lavori necessari, il signor Tino Cinotti, proprietario di quegli edifizi, con animo liberale, cedeva ogni suo diritto allo Stato, ed il Ministero ne prendeva possesso per mezzo dell’ufficio Regionale. La loro custodia è già stata affidata, per disposizioni ministeriali, al Comune di Carmignano. (19)

Purtroppo, allo stato attuale degli studi, non è possibile risalire all’entità degli interventi promossi dal Ministero nella seconda metà dell’800. Molto probabilmente, trattandosi di “consolidamenti”, furono approntate operazioni di cuci-scuci alla porzione basamentaria, oltre alla sostituzione e ricomposizione di porzioni ammalorate di muratura.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno. Da Firenze al mare,
Istituto Italiano d'Arti Grafiche Editore, Bergamo, 1906, p. 58.

IL RESTAURO DI SANPAOLESI NEGLI ANNI ’40 DEL ‘900
Piero Sanpaolesi, allora giovane funzionario della Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, a cavallo tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’40 del XX secolo, si trovò ad operare in vari cantieri fra le province di Firenze, Pistoia ed Arezzo. In questi anni fu chiamato ad occuparsi anche della chiesa di San Giusto sul Montalbano. In particolare il Preventivo di Spesa, datato 20 novembre 1940, prevedeva tutta una serie di interventi volti non solo a consolidare l’edificio ma a ristabilirne l’unità architettonica, secondo un modus operandi che nei decenni successivi, probabilmente, sarebbe stato ritenuto impensabile dallo stesso Sanpaolesi. Diciamo che in questo caso, è da considerarsi una mera sfumatura linguistica la differenza fra la ricostituzione dell’unità architettonica e la ricostruzione “in stile”. Un approccio, pur fatto con tutte le migliori intenzioni, che oggi non sarebbe possibile.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Estratto dal Catasto Generale Toscano, Comunità di Carmignano
Sezione E, Ginestre, foglio 7. Immagine tratta dal progetto CASTORE
Regione Toscana – Per gentile disponibilità

Gli interventi si concentrarono sul consolidamento strutturale dell’edificio e sul ripristino del tetto: costruzione delle 4 lesene con basamenti e capitelli in pietra, corrispondenti ai due arconi di nuova realizzazione per il sostegno del nuovo tetto con struttura in legno poggiata su cordoli di cemento armato (!); restauro dell’unica volta a crociera esistente nell’ultima campata della chiesa e di cui era prevista la realizzazione di una nuova cornice d’imposta; nuove finte volte “a rete”, cioè realizzate con una rete metallica che ne conferiva la forma e ne costituiva l’anima portante; interventi di cuci-scuci nella zona presbiteriale e riprese saltuarie, a piccole partite, nei muri perimetrali all’aula liturgica; consolidamento della torre campanaria, con la ripresa della muratura a filaretto e demolizione delle murature sui quattro lati per la ricostituzione della cella campanaria, dotata di un nuovo solaio realizzato in cemento armato (!); demolizione e ricostruzione del tetto a padiglione del campanile; nuova scaletta in legno per l’accesso ai piani alti della torre.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Ortofoto anno 2011 – SITA Geoscopio – Regione Toscana
Per gentile disponibilità

Tuttavia le operazioni di restauro riguardarono anche gli elementi stilistici, i materiali di finitura e l’apparato liturgico: lavatura e pulitura di tutto il pietrame delle murature in elevazione; demolizione del vecchio pavimento in cotto dell’aula, da sostituire con uno nuovo in quadrotti, sempre di laterizio, ma realizzato sopra un nuovo vespaio dello spessore di 30 cm; sostituzione completa del pavimento in pietra del presbiterio e inserimento di nuovi scalini in lastre; realizzazione di nuovo pavimento della cripta con elementi di pietra disposti alla rinfusa; realizzazione di un’intercapedine perimetrale con funzione di scannafosso, utile a preservare l’edificio dall’umidità e controllare lo stato manutentivo a livello delle fondazioni; il rifacimento degli stipiti in pietra della porta di ingresso, sostituendo gli elementi esistenti, e realizzazione della porta d’ingresso in legno di castagno; ricostruzione della lunetta sopra la portale d’accesso; ripristino della bifora della facciata principale, con l’impiego di colonnine a doppia mensola e la realizzazione della nuova vetrata a trafila di piombo; restauro delle finestre absidali, compresa la sostituzione delle cornici di pietra sagomata e la realizzazione dei nuovi infissi in legno e lastre di alabastro; costruzione di tre nuovi altari in pietra, costituiti da basamento e mense; ripristino della porta della cripta con sostituzione degli elementi lapidei; sostituzione dei quattro pilastri con capitelli in pietra a sostegno della volta della cripta, anch’essa da restaurare e consolidare; costruzione del nuovo altare nella cripta, costituito da basamento e mensa; ricostruzione delle quattro bifore della cella campanaria in pietra sagomata (20).

Dal confronto con l’architettura, è possibile osservare come alcuni degli interventi programmati non siano stati effettivamente realizzati, come le due finte volte con struttura a rete e la sistemazione della pavimentazione della cripta, ma anche la ricomposizione della cella campanaria e della copertura della torre.

La chiesa di San Giusto sul Montalbano – Carmignano (PO)
Particolare dell'abside centrale

Foto di Francesco Fiumalbi

NOTE E RIFERIMENTI:
(01) M. Salmi, Prolusione, in Il Romanico Pistoiese nei suoi rapporti con l’arte romanica dell’Occidente. Atti del I Convegno Internazionale di Studi Medioevali di Storia e d’Arte, Pistoia – Montecatini, 27 settembre – 3 ottobre 1964, Ente Provinciale per il Turismo, Pistoia, 1965, p. 15.
(02) M. Salmi, Chiese romaniche della campagna toscana, Federazione Casse di Risparmio della Toscana, Electa Editrice, Milano, 1958, p. 14.
(03) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Pistoia, Vescovado, 1138 settembre 20 Consultabile on-line.
(04) In proposito G. Francesconi, Districtus Civitatis Pistorii. Strutture e trasformazioni del potere in un contado toscano (secoli XI-XIV), Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia, 2007, pp. 14-15.
(05) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Pistoia, Vescovado, 997 febbraio 25 Consultabile on-line; ed. T. von Sickel, Ottonis II et III Diplomata, Diplamatum Regum et Imperatorum Germaniae, Tomo II, Monumenta Germaniae Historica, Hannover, 1893, n. 284, pp. 709-710.
(06) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Pistoia, Vescovado, 1155 luglio 4 Consultabile on-line; ed. H. Appelt, Friderici I Diplomata inde ab a. MCLII usque ad a. MCLVIII, Diplamatum Regum et Imperatorum Germaniae, Tomo X, parte I, Monumenta Germaniae Historica, Hannover, 1975, n. 109, pp. 184-185.
(07) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Pistoia, Vescovado, 1134 dicembre 21 Consultabile on-line; ed. parz. J. P. Migne, Innocenti II Pontificis Romani. Epistolae et Privilegia, in Patrologia Latina, vol. n. 179, doc.  n. CXLIX, coll. 192-193.
(08) N. Rauty, Poteri civili del Vescovo di Pistoia fino all’età comunale, in Vescovo e città nell’Alto Medioevo: quadri generali e realtà toscane, a cura di G. Francesconi, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Pistoia 16-17 Maggio 1998, Centro Italiano di Studi di Storia e d’Arte, Pistoia, 2001, pp. 35-50: 48-49.
(09) Archivio Diocesi di Pistoia, Documenti, 2, c.102v; cfr. C. Cerretelli, Note storiche. San Giusto in Montalbano, in C. Cerretelli, M. Ciatti, M. G. Trenti Antonelli, Le chiese di Carmignano e Poggio a Caiano, Claudio Martini Editore, Prato, 1994, p. 194.
(10) Archivio Capitolare Vescovile di Pistoia, I B 1/10, f. 3 n.c.; Archivio Diocesi di Pistoia, Documenti, 18; cfr. C. Cerretelli, Note storiche. San Giusto in Montalbano, in C. Cerretelli, M. Ciatti, M. G. Trenti Antonelli, Le chiese di Carmignano e Poggio a Caiano, Claudio Martini Editore, Prato, 1994, p. 194.
(11) Archivio di Stato di Firenze, Capitani di parte Guelfa, Piante di Popoli e Strade, Tomo n. 121, parte II, cc. 548 Popolo di Mezzana, 554 Popolo di Bacchereto.
(12) C. Cerretelli, Note storiche. San Giusto in Montalbano, in C. Cerretelli, M. Ciatti, M. G. Trenti Antonelli, Le chiese di Carmignano e Poggio a Caiano, Claudio Martini Editore, Prato, 1994, p. 194.
(13) Archivio Diocesi di Pistoia, Documenti, 20, c. 33; cfr. C. Cerretelli, Note storiche. San Giusto in Montalbano, in C. Cerretelli, M. Ciatti, M. G. Trenti Antonelli, Le chiese di Carmignano e Poggio a Caiano, Claudio Martini Editore, Prato, 1994, p. 194.
(14) Archivio Diocesi di Pistoia, Documenti, 23, c. 345; cfr. C. Cerretelli, Note storiche. San Giusto in Montalbano, in C. Cerretelli, M. Ciatti, M. G. Trenti Antonelli, Le chiese di Carmignano e Poggio a Caiano, Claudio Martini Editore, Prato, 1994, p. 194n.
(15) Archivio Diocesi di Pistoia, Documenti, 24, c. 33; cfr. C. Cerretelli, Note storiche. San Giusto in Montalbano, in C. Cerretelli, M. Ciatti, M. G. Trenti Antonelli, Le chiese di Carmignano e Poggio a Caiano, Claudio Martini Editore, Prato, 1994, p. 194n.
(16) Archivio Diocesi di Pistoia, Documenti, 36; cfr. C. Cerretelli, Note storiche. San Giusto in Montalbano, in C. Cerretelli, M. Ciatti, M. G. Trenti Antonelli, Le chiese di Carmignano e Poggio a Caiano, Claudio Martini Editore, Prato, 1994, p. 194.
(17) Archivio Capitolare Vescovile di Pistoia, Varie (documenti non inventariati), n. 8, 9; cfr. N. Rauty, Annuario diocesano del 1986, Pistoia, 1986, p. 66; C. Cerretelli, Note storiche. San Giusto in Montalbano, in C. Cerretelli, M. Ciatti, M. G. Trenti Antonelli, Le chiese di Carmignano e Poggio a Caiano, Claudio Martini Editore, Prato, 1994, p. 194.
(18) Archivio Diocesi di Pistoia, Documenti, 55; cfr. C. Cerretelli, Note storiche. San Giusto in Montalbano, in C. Cerretelli, M. Ciatti, M. G. Trenti Antonelli, Le chiese di Carmignano e Poggio a Caiano, Claudio Martini Editore, Prato, 1994, p. 194.
(19) A. Ricci, Memorie Storiche del Castello e Comune di Carmignano, Stefano Belli Editore Libraio, Prato, 1895, p. 5.
(20) Archivio Centrale dello Stato di Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, Divisione II (1934-1940), busta n. 218, fasc. 6, Monumenti Firenze, XXIX, Relazione sui lavori in corso per il restauro di S. Giusto sul Monte Albano; XIX, Preventivo di spesa pei lavori da eseguirsi in restauro della Chiesa di S. Giusto sul Monte Albano (detta San Giuntone) aggiornata secondo i nuovi prezzi in vigore alla data odierna; cfr. A. Spinosa, Piero Sanpaolesi. Contributi alla cultura del restauro del Novecento, Alinea Editrice, Firenze, 2011, p. 55n.

lunedì 30 luglio 2018

[VIDEO] L’ARCHIVIO SCONOSCIUTO DI SAN PAOLO – 27 LUGLIO 2018

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Da alcuni mesi è cominciata l’attività di riordito ed inventariazione dell’Archivio del Monastero di San Paolo. Si tratta di un’iniziativa che non poteva più essere rimandata e che sta facendo emergere l’eredità storica dell’ultima comunità religiosa, dedita alla vita contemplativa, rimasta nella città di San Miniato: un vero e proprio scrigno di spiritualità e di storia attraverso i secoli, finora rimasto sconosciuto agli studiosi.

Francesco Fiumalbi e Alexander Di Bartolo, nella serata di venerdì 27 luglio 2018, hanno presentato al pubblico i primi risultati di questo lavoro. Quando l’attività di riordino e inventariazione sarà completata l’archivio potrà essere messo a disposizione degli studiosi e costituirà un’importante punto di riferimento per la ricerca storiografica sanminiatese e non solo.

Di seguito il video e alcune immagini della serata:

L’archivio sconosciuto
Video di Francesco Fiumalbi

Un momento dell’introduzione di Don Francesco Ricciarelli
Foto di Fabrizio Mandorlini

Un momento della relazione di Alexander Di Bartolo
Foto di Fabrizio Mandorlini

Un momento della relazione di Francesco Fiumalbi
Foto di Fabrizio Mandorlini

martedì 24 luglio 2018

[VIDEO] MUSEO DELLA MEMORIA DI SAN MINIATO - INAUGURAZIONE 24 LUGLIO 2018

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Nel tardo pomeriggio di martedì 24 luglio 2018, nel giorno del 74° Anniversario della Liberazione di San Miniato, è stato inaugurato il nuovo “Museo della Memoria” che raccoglie oggetti e testimonianze del passaggio del fronte della Seconda Guerra Mondiale dal territorio sanminiatese, offerte dalla cittadinanza. Si tratta di un progetto che, da questo punto di vista, si presenta molto innovativo e interessante da un punto di vista metodologico.

Inaugurazione del Museo della Memoria di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

La sede del nuovo museo è un luogo ricco di storia: inizialmente convento dei Domenicani, poi passato al demanio pubblico con le soppressioni del 1865 e ridotto ad uffici e a pubblico passeggio, poi sede della GIL (Gioventù Italiana Littorio), quindi Biblioteca Comunale e infine Museo della Memoria. A segnalare il nuovo spazio le due lapidi relative alla Strage del Duomo, che un tempo si trovavano sul Municipio e ora campeggiano sopra le porte di ingresso. All’interno è collocato l’allestimento, curato dalla dott. Barbara Pasqualetti e dall’arch. Serena Chiarugi del Comune di San Miniato, con la collaborazione della Scuola Normale e il contributo della Fondazione CRSM. Notevole l’apparato multimediale, arricchito di numerosi contributi video fra cui molti realizzati da Giuseppe Chelli e Daniele Benvenuti.

A presenziare all’inaugurazione il Sindaco Vittorio Gabbanini e la Giunta al completo, il Capo di Gabinetto della Prefettura di Pisa Dott. Roberta Monni, l’on. Carla Federica Nespolo Presidente Nazionale dell’ANPI, il prof. Vincenzo Barone Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa ed il Presidente del Consiglio della Regione Toscana Eugenio Giani, oltre ad innumerevoli altre personalità del mondo politico e delle associazioni.

Di seguito il video e alcune foto della serata:

Inaugurazione del Museo della Memoria di San Miniato
Video di Francesco Fiumalbi

Inaugurazione del Museo della Memoria di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Inaugurazione del Museo della Memoria di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Inaugurazione del Museo della Memoria di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi


sabato 21 luglio 2018

LA CHIESA SANMINIATESE E IL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DEL DUOMO

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di Francesco Fiumalbi


INTRODUZIONE
Il primo anniversario della Strage del Duomo di San Miniato fu uno dei momenti cruciali del Dopoguerra per la comunità cittadina e per la Curia diocesana. La triste ricorrenza coincise con la presentazione degli esiti della “Commissione d’Inchiesta”, costituita all’indomani del passaggio del fronte bellico (21 settembre 1944) dalla nuova Giunta Comunale nominata dal Governo Alleato su indicazione del CLN di San Miniato. La commissione – presieduta dal Sindaco Emilio Baglioni – svolse una lunga istruttoria, raccolse informazioni, testimonianze e perizie sull'esplosione che provocò la morte di 55 civili all'interno della Cattedrale la mattina del 22 luglio 1944. Nell'ultima seduta, tenutasi il 27 giugno 1945, la commissione affidò la redazione delle conclusioni ad una persona estranea all'ambiente cittadino, individuata nel Giudice del Tribunale di Firenze Dott. Carlo Giannattasio. Quest'ultimo, il giorno 13 luglio 1945, inviò la relazione alla commissione d'inchiesta, poi trasmessa al sindaco il 17 luglio successivo [cfr. M. Battini e P. Pezzino, Guerra ai Civili. Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944, Saggi Marsilio, Venezia, 1997, pp. 107-108].

LA CIRCOLARE DI MONS. ROSATI VICARIO GENERALE
Appresi i risultati della cosiddetta Relazione Giannattasio, la Curia vescovile prese una posizione ufficiale attraverso una lettera circolare, a firma del Vicario Generale Mons. Gioacchino Rosati e inviata a tutti i parroci della Diocesi di San Miniato. Questa lettera, rimasta finora sconosciuta alla storiografia, è stata rinvenuta all’interno di un archivio privato e in questo post è riproposta e analizzata in ogni sua parte.
Il 22 luglio 1945 cadeva di domenica e la relazione fu concepita come un vero e proprio comunicato diffuso in tutte le parrocchie affinché fosse letta ai fedeli in tutte le Messe e nelle Funzioni serali della Domenica successiva al ricevimento della stessa. La lettera riporta la data del 22 luglio 1945, ma si può immaginare che la sua stesura sia avvenuta qualche giorno prima, visto che la Relazione Giannattasio era nota almeno dal 13 luglio.
Inoltre l’intervento fu affidato al Vicario Generale, dal momento che sul Vescovo Ugo Giubbi pendeva la volgata diffamatoria che lo voleva complice degli autori della strage, all’epoca individuati in ignoti militari germanici. D’altra parte l’interpretazione della drammatica concatenazione degli eventi che si susseguirono la mattina del 22 luglio 1944, culminati con l’eccidio, ha da sempre diviso la comunità sanminiatese. La storiografia più recente, tuttavia, ha ormai chiarito che la strage fu un drammatico “effetto collaterale” di un violento cannoneggiamento statunitense.


LA POSIZIONE DELLA DIOCESI RISPETTO ALLA RELAZIONE GIANNATTASIO
La Diocesi sottoscrisse in pieno le conclusioni della Relazione Giannattasio, così sintetizzabili:
  1. il    Vescovo Giubbi era assolutamente estraneo all’eccidio; 
  2. l’opera che il Clero di S. Miniato svolse, in quei tristissimi giorni, fu superiore ad ogni elogio.
Tuttavia, quello della difesa del Vescovo appare centrale e prioritario. D’altra parte lo stesso Mons. Giubbi, sulle pagine del suo diario in data 25 settembre 1944, ebbe ad annotare: «seppi ancora che è quasi generale l’accusa che mi si muove circa i fatti del 22 luglio. E persi tempo a discutere… sempre le solite cose, i soliti argomenti che non levano un ragno da un buco, perché non si arriverà mai a persuadere che non si vuol persuadere. Mi si dice: “perché non parla per difendersi”. Ma mi pare di non doverlo fare: primo perché davanti a Dio sono certamente colpevole, non della cosa, ma di non essere stato tanto buono da meritare dal Signore la grazia che essa non avvenisse: e poi mi pare brutto che dopo 16 anni che sono qui e sono conosciuto, mi debba scagionare di una cosa che sarebbe peggiore di ogni assassinio…». E poi ancora «Io voglio lasciare tutto nelle mani di Gesù. Sopportare questa menomazione del mio nomee (oh! La mia fama e il credere che tutti mi volessero bene!...) per sconto dei miei peccati e non lasciarmi distrarre da ciò che è il mio dovere: ricercare Gesù, fino a farne veramente la mia vita, sia di ufficio: curare, meglio che non abbia fatto fin qui la Diocesi». [estratto da Il segreto del Vescovo Giubbi pastore della Diocesi di San Miniato dal 1928 al 1946, a cura di F. Mandorlini, Ufficio Comunicazione Sociali e Cultura della Diocesi di San Miniato, Supplemento al n. 33 di Toscana Oggi del 24/09/2006]

La premura del Vicario Rosati, oltre a voler ribadire i fatti per come erano stati ricostruiti dalla Relazione Giannattasio – Oggi però che la luce è fatta  sembra anche voler ricucire quelle posizioni critiche assunte da alcuni sacerdoti rispetto all’operato del Vescovo. Infatti Mons. Giubbi nel suo diario, il 1 novembre 1944, ebbe a scrivere: «Stasera ho saputo che un sacerdote va sparlando di me in pubblico (affare del Duomo, lettera del Gennaio…) tanto che è stato ripreso dai secolari… Capisco che non ha buon sangue con me, perché ho dovuto richiamarlo più volte al dovere per cose assai gravi… Ed ora… si vendica. Mi è dispiaciuto e in un primo momento di risentimento interno avrei voluto punirlo di quello che va dicendo… ma voglio pregare prima perché se anche sarà bene far questo non lo voglio fare per difendere me, ma Gesù… e per il suo bene. Voglio pensare bene come agire. Se mai gli scriverò una lettera e tenterò di parlargli di cuore. Ma se esso è così, non può dipendere che io non ho saputo prenderlo e perché io non ho pregato molto per la sua conversione? C sarà in lui della cattiveria, a c’è anche molta poca luce… e se fosse per causa mia? Gesù perdonami e perdonalo! Abbi pietà di me». [Relazione della commissione di studio sula figura del Vescovo Ugo Giubbi, a cura di P. Morelli, Tip. Palagini, San Miniato, 2002, pp. 78-79]

E proprio su questo punto si sofferma Mons. Rosati, tanto da chiudere la Circolare con questa citazione che ha il sapore di un’ammonizione rispetto alla posizione e al comportamento da tenere: «Iddio non dovrà ripetere quanto dettò al Salmista: “Non toccate le persone a me consacrate e non malignate contro di esse” (Salmo CIV, v. 15) né la Chiesa, a riguardo del Vescovo dovrà suscitare l’eco delle gravi parole che a Lui disse nel consacrarlo: “Chi lo avrà maledetto, sia egli maledetto e chi lo avrà benedetto sia ricolmo di benedizioni” (Pont. Rom.): ma userà misericordia il Signore a chi non fu cauto nel prestare orecchio alle voci calunniose; e benedirà a chi, col Vescovo, pianse e pregò e perdonò». Sono parole che sembrano davvero essere scritte per far presa sul “lettore” – verosimilmente il sacerdote – e non sul “popolo” che difficilmente avrebbe compreso le colte citazioni.

Infine, è da notare l’assoluto silenzio a proposito delle responsabilità sulla strage. Alcuni sacerdoti – come il Can. Enrico Giannoni – sostennero fin da subito la “tesi americana”, ma nella Circolare il Vicario Rosati non fece cenno né ai tedeschi né agli Alleati. Il 22 luglio 1945 la Cattedrale era ancora chiusa, la comunità cittadina era ancora impegnata ad affrontare il difficile dopoguerra e la Curia era lacerata dalla diffamazione al Vescovo. È comprensibile, dunque, che una volta rese note le conclusioni della relazione Giannattasio, la Diocesi non potesse far altro che stemperare le tensioni e sollevare il macigno che pesava su Mons. Giubbi, accogliendo in toto le affermazioni del Giudice del Tribunale di Firenze. E tutto questo senza preoccuparsi delle responsabilità militari, avendo acclarato che il Vescovo era stato dichiarato assolutamente estraneo all’eccidio. In quel momento, la Chiesa sanminiatese aveva altre priorità, rispetto a lanciarsi in una polemica fra tedeschi e americani che non avrebbe fatto altro che alimentare tensioni, divisioni e lacerazioni.

Di seguito il testo della Circolare:



CURIA VESCOVILE DI S. MINIATO
PRIM ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO NELLA CATTEDRALE
Circolare di Mons. Vicario Generale
     M. R. Signore,
in seguito all’eccidio avvenuto il 22 luglio 1944, nella nostra Cattedrale, la Giunta Municipale di S. Miniato nominava una Commissione allo scopo che “nell’Archivio cittadino rimanesse un Documento che fissasse nel tempo come era avvenuto il luttuoso fatto ed eventualmente ne stabilisse la responsabilità”.
Al termine dell’inchiesta “fu deciso, molto saggiamente, di affidarne la relazione a persona competente, ma estranea all’ambiente Samminiatese, onde assicurare alle conclusioni finali la massima serenità e obbiettività”.
Il Dott. Carlo Giannattasio, Giudice del Tribunale di Firenze, è stata la persona competente ed estranea cui fu affidato l’incarico.
Egli, il 13 luglio corr. Mese ha rimesso la relazione la quale, ormai, è in dominio del pubblico. Questa relazione, per la parte delle eventuali responsabilità del tragico avvenimento, così conclude: “Le Autorità religiose, che si sostituirono alle Autorità civili mancanti, dettero alla popolazione ogni assistenza spirituale e materiale, comunicando ai cittadini gli ordini che il comando germanico trasmetteva verbalmente. Mons. Vescovo non si trovò presente nella Cattedrale nel momento più doloroso, perché si era recato a celebrare la Messa nella Cappella del rifugio, ma era stato fino a poco tempo prima fra i fedeli a pronunciare parole di incoraggiamento, ad incitare alla preghiera e, appena possibile, ritornò nella Cattedrale, ove altri Sacerdoti impartivano l’assoluzione ai morenti e davano soccorso ai feriti. L’opera che il Clero di S. Miniato svolse, in quei tristissimi giorni, è superiore ad ogni elogio…”
Stando così le cose, a me, quale Vicario Generale della Diocesi, non resterebbe che prendere atto, con compiacenza, di tale conclusione, e limitarmi ad esortare gli amati e venerabili Parroci di curare la più ampia diffusione della relazione stessa.
Ma poiché, nei primi tempi dell’eccidio, si osò, con inqualificabile calunnia, coinvolgere nelle responsabilità del tragico fatto, il ven.mo ed amat.mo Nostro Vescovo, credo mio dovere il dichiarare oggi quanto segue:
1. Addolorò al sommo anche l’animo mio, tale calunnia; ma non intervenni a rivelarla ed a sfatarla, perché mi sembrava di fare offesa alla cittadinanza ed alla Diocesi, col solo pensare che, in S. Miniato e tra i nostri popoli, vi fosse chi potesse prestar la minima fede a tale voce calunniosa,
2. Quando però dovetti, purtroppo, constatare, che sfruttandosi semplici apparenze, tale voce calunniosa si diffondeva, io voleva allora intervenire e controbatterla, ma fui trattenuto dal farlo dalle seguenti ragioni:
I.  S. Ecc. Mons. Vescovo non volle la difesa della sua innocenza dagli uomini; ma la rilasciò a Dio, l’unico infallibile giudice delle azioni umane e difensore della innocenza. In ciò l’amato Pastore imitava il Santo Vescovo Francesco di Sales, il quale, a chi lo eccitava a difendersi da ignominiose calunnie, rispondeva: “Lo so che a Parigi mi si stracciano le vesti; ma Iddio penserà a rassettarle”.
II. Non mi sembrò, e non lo era prudente, che io intervenissi, con un atto ufficiale, quando la inchiesta, voluta lodevolmente dalla Giunta Comunale, ormai era in corso. Un mio intervento poteva giustamente essere interpretato nocivo al tranquillo e sereno svolgimento della istruttoria.
3. Oggi però che la luce è fatta, ed è fatta in modo il più oggettivo, debbo a ragione sperare che la fosca nube “che si osò stendere ad ombra sinistra” sull’operato del degno Presule, sia ormai dissipata; e si ricordino invece e si valorizzino i gesti nobili del nostro Vescovo nel triste periodo della emergenza e cioè:
I. gli sforzi fatti, purtroppo senza meritato effetto, “per far dichiarare, dalle Autorità militari tedesche, città aperta, S. Miniato”.
II. L’opera prestata, e questa con pieno effetto, “per liberare DODICI ostaggi della Catena (frazione di S. Miniato) presi dalle Autorità tedesche per vendicare la uccisione di un loro Ufficiale in quella località, compiuta da un civile”.
4. Voglio pur credere che l’opera del Clero non solo di Samminiato, ma di tutta la Diocesi spiegata per il popolo durante l’emergenza di Guerra, sarà oggettivamente riconosciuta e meritamente apprezzata.
Se così sarà, Iddio non dovrà ripetere quanto dettò al Salmista: “Non toccate le persone a me consacrate e non malignate contro di esse” (Salmo CIV, v. 15) né la Chiesa, a riguardo del Vescovo dovrà suscitare l’eco delle gravi parole che a Lui disse nel consacrarlo: “Chi lo avrà maledetto, sia egli maledetto e chi lo avrà benedetto sia ricolmo di benedizioni” (Pont. Rom.): ma userà misericordia il Signore a chi non fu cauto nel prestare orecchio alle voci calunniose; e benedirà a chi, col Vescovo, pianse e pregò e perdonò.
Questa mia circolare sia letta ai fedeli in tutte le Messe e nelle Funzioni serali della Domenica successiva al ricevimento della stessa.

Con riverente affetto
S. Miniato, dalla Curia Vescovile
Il 22 luglio 1945
IL VICARIO GENERALE
Mons. G. Rosati
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