martedì 26 maggio 2020

TERZIERI E CONTRADE DI SAN MINIATO NEL ‘300

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a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
In epoca medievale, più o meno tutti i maggiori centri urbani avevano una suddivisione interna. Genova, Milano, Firenze e Venezia erano suddivise in “sestieri” (6 parti),  Pisa e Arezzo in “quartieri” (4 parti), Siena e Lucca in “terzieri” (3 parti). A cosa servivano queste suddivisioni interne? Erano un modo per garantire una certa misura di omogeneità alla partecipazione alla vita politica e militare della città. Da un certo punto di vista funzionavano come i moderni “collegi elettorali”, ovvero i rappresentanti delle maggiori assemblee civiche venivano eletti proporzionalmente fra i vari cittadini di ciascuna contrada. Tuttavia avevano anche altre funzioni, come quella di provvedere alla guardia delle mura: ogni “settore” organizzava il servizio di guardia fra i propri cittadini e doveva provvedere al controllo di uno specifico tratto del sistema difensivo. Oppure doveva provvedere alla manutenzione di alcune opere pubbliche, principalmente le strade, ma anche scoli, fossi e quant’altro.

LA VITA CIVICA A SAN MINIATO NEL XIV SECOLO
San Miniato era suddivisa in 3 terzieri, che a loro volta erano suddivisi in 7 contrade. Interessante notare come le giurisdizioni amministrative coincidessero con quelle ecclesiastiche: le 7 contrade corrispondevano ad altrettante parrocchie. Negli Statuti del 1337 (1336) abbiamo una completa descrizione delle circoscrizioni cittadine e del loro ruolo nella composizione delle principali istituzioni civiche che erano il Consiglio del Popolo e la Società di Giustizia. Il primo, convocato attraverso il suono della campana situata sulla torre della rocca, si riuniva nel nuovo edificio appositamente realizzato, la domus nova leonis (l’odierno Palazzo Comunale), ed aveva il compito di legiferare su qualsiasi materia, fra cui le regole statutarie e le opere pubbliche, oltre sull’assegnazione degli emolumenti destinati agli ufficiali forestieri. Dai membri di tale assemblea venivano eletti i Signori Dodici, in relazione alla popolazione delle varie contrade cittadine (4 per ogni terziere). I Dodici, fra le altre cose, avevano il compito di nominare il Podestà e il Capitano del Popolo, di norma due forestieri, la cui investitura doveva comunque essere confermata dall’assemblea riunita in forma plenaria. La Società di Giustizia, come suggerito dal nome, si occupava dell’amministrazione della giustizia, con giurisdizione sulle liti pubbliche e private, e della somministrazione delle pene. Tale organo era investito anche del potere di polizia, e più in generale del mantenimento dell’ordine costituito, oltre alle mansioni relative alla manutenzione e all’accrescimento delle fortificazioni difensive. Si componeva di 100 membri, in proporzione fra le varie contrade cittadine, fra cui venivano eletti il Priore e il Gonfaloniere. Ogni contrada aveva un luogo di ritrovo, che generalmente coincideva con uno spazio pubblico. [ASCSM, Preunitario, Comune di San Miniato, n. 2247. Edizione a cura di F. Salvestrini, Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco (1337), Comune di San Miniato, ETS, Pisa, 1994., Libro IV, rubrica <13>, p. 295; Libro IV, rubrica 84 <88>, p. 376].
Nel caso di San Miniato occorre osservare anche un’altra cosa. Il centro si era sviluppato a partire dal “Castelvecchio”, per poi svilupparsi anche in Poggighisi e in Fuoriporta. Avendo probabilmente mantenuto le antiche porte di Castelvecchio, in caso di invasione nemica, all’occorrenza ciascun terziere poteva essere chiuso, in modo che il nemico non potesse occupare tutto l’abitato. E’ una tecnica largamente diffusa e che oggi possiamo ritrovare nelle compartimentazioni che vengono utilizzate nelle navi o nei sistemi antincendio degli edifici.

Le contrade e i terzieri di San Miniato
Schema di Francesco Fiumalbi

L’estensione dei terzieri di San Miniato nel ‘300
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana

L’estensione delle contrade di San Miniato nel ‘300
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana

CASTELVECCHIO
Il Terziere di Castelvecchio comprendeva la parte più antica della città, corrispondente al poggio della Rocca e alla zona di Piazza del Duomo, dell’odierna Piazza della Repubblica (Seminario), di via Vittime del Duomo e di via Pietro Rondoni. Il terziere, al suo interno, era ulteriormente suddiviso in due contrade: la contrada della Pieve o di Santa Maria e la contrada di Santo Stefano che corrispondevano alle rispettive circoscrizioni parrocchiali.

La contrada della Pieve o di Santa Maria

La Contrada della Pieve aveva come simbolo un libro d’oro, circondato da fiori e su campo azzurro (librum giallo cum florettis in campo açurro). In alcuni disegni compare un giglio (Galli Angelini) o un albero (Vensi), ma si tratta di interpretazioni prive di attendibilità. Giurisdizionalmente comprendeva la porzione dell’abitato fra la Portam Fundi e la Portam Gargoççii, ovvero inglobava l’interno poggio della Rocca e le odierne piazza del Duomo e piazza della Repubblica (Seminario), oltre al primo tratto dell’antica via di Castelvecchio, oggi via Vittime del Duomo, fino allo sdrucciolo di Gargozzi. Gli abitanti dovevano radunarsi in platea Sancte Marie et iuxta palatium capitanei, ovvero in Piazza del Duomo o presso il Palazzo del Capitano del Popolo, corrispondente alla porzione occidentale dell’odierno episcopio [Statuti, Libro IV, rubrica 22 <24>, 24 <26>, pp. 315-317].

Emblema della Contrada della Pieve
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

L’Estensione della Contrada della Pieve
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana

Contrada di Santo Stefano
Alla contrada di Santo Stefano non risulta attribuito alcun blasone. I disegni che si vedono in giro, compreso il dipinto del can. Galli Angelini nella Sala del Consiglio Comunale (riprende la croce dell’Ordine di Santo Stefano), sono frutto di ipotesi e fantasia, privi di riscontri documentari. La contrada si estendeva dall’odierna Piazza Buonaparte fino alla Portam Gargoççii, sovrapponendosi al territorio curato dell’omonima chiesa. Gli uomini di Santo Stefano dovevano radunarsi presso il palatium potestatis, ovvero presso il Palazzo del Podestà che occupava il corpo orientale del fabbricato che attualmente ospita la Scuola Secondaria di Grado Inferiore dove, nell’atrio, sono ancora visibili tracce di decorazione pittorica.

Emblema della Contrada di Santo Stefano (sconosciuto)
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

L’Estensione della Contrada di Santo Stefano
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana


FUORIPORTA
Il terziere di Fuoriporta comprendeva la porzione occidentale della città, sviluppatasi lungo tutto il XIII secolo. Comprendeva l’abitato che si affacciava sulle odierne via Augusto Conti, via Ser Ridolfo, via IV novembre, piazza del Popolo, via Cesare Battisti, via Francesco Guicciardini, vicolo dell’Inferno, costa dei SS. Cosma e Damiano. Il terziere, al suo interno, era ulteriormente suddiviso in due contrade: la contrada di Fuoriporta e la contrada di Faognana, corrispondenti rispettivamente alle giurisdizioni parrocchiali della chiesa dei SS. Jacopo e Lucia e della chiesa di San Martino.

Contrada di Fuoriporta
Lo stemma della contrada di Fuoriporta era un leone rampante, sbarrato con una fascia rossa (leonem balçanum cum sbarra rubea). La contrada coincideva con il perimetro parrocchiale della chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, ed andava dalla Portam Fundi fino alla Portam Ser Rodulfi in direzione de Le Colline, ovvero dall’arco all’ingresso di Piazza del Seminario fino alla discesa della Nunziatina dove si trovava la Porta di Ser Ridolfo. Il luogo di raccolta della popolazione era la platea iuxta ecclesiam Sancti Iacobi, la piazza davanti alla chiesa di San Jacopo, ovvero l’odierna Piazza del Popolo.

Emblema della Contrada di Fuoriporta
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

 
L’Estensione della Contrada di Fuoriporta
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana


Contrada di Faognana
La contrada di Faognana, che comprendeva il territorio parrocchiale della chiesa di San Martino e si estendeva dall’omonima porta fino all’odierna Piazza del Popolo. Gli abitanti, che si riconoscevano sotto l’insegna del dragone coronato di rosso su sfondo bianco (draconem choronatum rubeum in campo albo). Si raccoglievano in loco dicto a La Crociata, località oggi non individuabile, ma comunque all’interno del perimetro urbano. Probabilmente si trattava dell’incrocio fra l’attuale via Cesare Battisti e la Costa dei SS. Cosma e Damiano.

Emblema della Contrada di Faognana
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

 
L’Estensione di Faognana
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana


POGGIGHISI
Il terziere di Poggighisi corrispondeva alla porzione orientale dell’abitato, sviluppatasi nel XIII secolo. Comprendeva parte dell’attuale Piazza Buonaparte e andava da una parte fino alla Porta San Benedetto, che si trovava in via Francesco Ferrucci, estendendosi in via Paolo Maioli e via Pietro Bagnoli. Dall’altra arrivava fino alla Porta di Sant’Andrea che si trovava proprio sotto San Francesco, comprendendo viale Giacomo Matteotti, via San Francesco e via Angiolo Del Bravo. Il terziere, al suo interno, era ulteriormente suddiviso in tre contrade: la contrada di Sant’Andrea, la contrada di Pancole e la contrada di Poggighisi, corrispondenti rispettivamente alle giurisdizioni parrocchiali delle chiese di Sant’Andrea, dei SS. Jacopo e Filippo di Pancole e di Santa Caterina.

Contrada di Poggighisi
Seguendo i limiti giurisdizionali della parrocchia di Santa Caterina, la contrada di Poggighisi si estendeva dal limite orientale del centro abitato fino alla portam Pancoli, situata alla metà presso l’odierna Piazzetta di Pancole, alla confluenza fra via Pietro Bagnoli e via Paolo Maioli. In caso di necessità, gli abitati della contrada dovevano riunirsi nella piazza vicino alla Turrim Manardorum, cioè presso l’odierno monumento ai Caduti di Piazza XX Settembre. L’arme di Poggighisi era una lonza, cioè un felino di grandi dimensioni, colorata d’oro e punteggiata di nero (quindi molto simile ad un leopardo), su sfondo azzurro (lonçam ad aurum puntatam de nigro in campo açurro).

Emblema della Contrada i Poggighisi
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

L’Estensione della Contrada di Poggighisi
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana


Contrada di Pancole
La Contrada di Pancole comprendeva la porzione dell’abitato posto lungo la via di Poggighisi fra la Porta di Pancole e l’odierna Piazza Buonaparte corrispondente all’attuale via Paolo Maioli. Coincideva con i limiti parrocchiali della chiesa dei SS. Jacopo e Filippo di Pancole che si trovava esattamente dove adesso c’è la Casa di Riposo “Del Campana-Guazzesi”. Gli uomini di questa contrada dovevano radunarsi presso la chiesa suddetta, e come blasone avevano un grifone dorato (creatura leggendaria con il corpo di leone, la testa e le ali d’aquila) su sfondo azzurro (grifonem aureum in campo açurro).

Emblema della Contrada di Pancole
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

 
L’Estensione della Contrada di Pancole
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana


Contrada di Sant’Andrea
La Contrada di Sant’Andrea comprendeva i limiti della cura d’anime dell’omonima chiesa, situata al di fuori del centro abitato in Loc. Il Riposo, e cioè dall’odierna Piazza Buonaparte fino alla Porta di Sant’Andrea che si trovava in asse con l’asse tergale della chiesa francescana. Gli abitanti della contrada dovevano raccogliersi presso la cruciatam, un incrocio di strade (attuale incrocio fra via Pietro Rondoni e via Angiolo del Bravo?) o, in alternativa presso la casa di Ser Bindi Baroncini. L’arme si presentava con una vipera azzurra su sfondo giallo (viperam aççurram in campo giallo).

Emblema della Contrada di Sant’Andrea
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

L’Estensione della Contrada di Sant’Andrea
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana

domenica 17 maggio 2020

DBDSM - NACCI EZIO

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DBDSM – NACCI EZIO
Ezio Nacci (San Miniato, 29 agosto 1899 - Masegoso, 8 marzo 1937) figlio di Raffaele e Emilia Rossetti. Reduce della Prima Guerra Mondiale, partecipò nel Corpo Truppe Volontarie alla Guerra Civile Spagnola. Perse la vita durante gli scontri nella Spagna centrale per il controllo della capitale, in località Masegoso, a 180 km ad ovest di Valencia. Era inquadrato come “camicia nera” nella 730a Bandera, comandata dal 1° Seniore Calzonsori. Il suo reparto faceva parte dell’8° Gruppo Banderas della 2° Divisione “Fiamme Nere”, comandata dal Generale Guido Coppi. L’8 marzo 1937, durante uno scontro armato, dopo che altri commilitoni erano stati uccisi dal fuoco nemico, aveva tentato di resistere in posizione avanzata e scoperta, rimanendo ucciso. Per questa sua azione fu insignito della medaglia d’argento alla memoria. 

Nacci Ezio, Medaglia d’Argento alla memoria, 8 marzo 1937
NACCI EZIO di Raffaele e di Rosetti Emilia, da San Miniato, camicia nera 730° bandera (alla memoria). Porta arma, con calma e coraggio esemplari, pur vedendo cadere al suo fianco due compagni, postava la propria arma in posizione avanzata e scoperta e neutralizzava il fuoco di una mitragliatrice avversaria finché non cadde colpito a morte. – Masegoso, 8 marzo 1937-XV. 

FONTI E RIFERIMENTI: Si veda anche l’elenco dei caduti della Battaglia di Madrid, pubblicato su «La Stampa», Anno 71, n. 140 del 14 giugno 1937, p. 1; Regio Decreto 16 dicembre 1937, registrato alla Corte dei conti li 25 gennaio 1938 guerra, Registro n. 2, foglio n. 221, in Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali, n. 42 del 27 luglio 1939, Ministero della Guerra, p. 3597; cfr. R. Boldrini, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, p. 207. Si veda il post I SANMINIATESI E LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA 1936-1939.

DBDSM - GROSSI ADONE

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DBDSM – GROSSI ADONE
Adone Grossi (San Miniato, 6 agosto 1901 - Alhama de Aragòn, 4 aprile 1938) figlio di Benedetto. Partecipò nel Corpo Truppe Volontarie alla Guerra Civile Spagnola, dove morì presso Alhama de Aragón, a circa 70 km a sud-ovest di Saragozza, a seguito dell’insorgenza della setticemia dopo essere rimasto ferito in combattimento. Il suo nome figura, infatti, nell’elenco dei caduti italiani sepolti nel Sacrario Militare Italiano di Saragozza, annesso alla chiesa di Sant’Antonio di Padova, realizzato fra il 1937 e il 1940.

FONTI E RIFERIMENTI: I 204 Legionari italiani caduti nella battaglia dell’Ebro, su «La Stampa», Anno 72, n. 93 del 19 aprile 1938, p. 2; cfr. R. Boldrini, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, p. 149. Si veda il post I SANMINIATESI E LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA 1936-1939.

DBDSM – EUFEMI FLORINDO

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DBDSM – EUFEMI FLORINDO
Florindo Eufemi (Grasse, 5 agosto 1912 - Albacete, 13 settembre 1938) figlio di Paolo e Nella Caparrini, emigrati in Francia. All’età di pochi anni, assieme ai genitori, rimpatriò a San Miniato e condusse una vita “normale”, aiutando la famiglia nel lavoro di venditore ambulante e impegnandosi nel ciclismo. Nel periodo 1933-34 aveva prestato regolarmente il servizio militare, inquadrato nel 3° Reggimento Bersaglieri. Concluso il periodo di leva, conseguì numerose vittorie nelle gare ciclistiche. La più prestigiosa fu nell’agosto 1936 al Giro della Corsica, per la quale ottenne il passaporto con validità fino al 6 settembre. Il Consolato di Bastia riferì che Eufemi si era dimostrato fervente fascista, anzi esuberante nelle manifestazioni esteriori di attaccamento al Regime. Poco dopo, ottenne un secondo passaporto per partecipare alla gara Genova-Nizza che si tenne il 22 novembre 1936. Chiese di poter prolungare il passaporto, ma gli fu negato dal Consolato di Nizza. Da quel momento si rese irreperibile. Nel febbraio 1937 la sua foto segnaletica apparve sul Bollettino dei ricercati, indicato come “sovversivo” e residente in Spagna.
Durante la Battaglia dell’Ebro, il 13 settembre 1938, perse la vita Florindo Eufemi, colpito mortalmente durante il cannoneggiamento della città di Albacete, a circa 140 km a sud-ovest di Valencia. In Spagna, infatti, si era arruolato nella “Brigata Garibaldi”, comandata da Rodolfo Picciardi, ex Segretario del Partito Repubblicano ed esule in Svizzera, poi Vicepresidente del Consiglio dei Ministri fra il 1947 e il 1948. Nella Brigata erano presenti anarchici (circa il 10%), comunisti (circa il 40%), socialisti, repubblicani e altri (circa il 10%), mentre il restante 40% era costituito da persone la cui appartenenza rimane sconosciuta e probabilmente si tratta di non aderenti formalmente a formazioni politiche organizzate. La “Brigata Garibaldi” era organizzata in quattro battaglioni e Florindo Eufemi faceva parte di una Compagnia di Mitraglieri del 4° Battaglione, comandato da Ignacio Muniz e il cui commissario politico era Enrique Flores.

A Florindo Eufemi è intitolata la piazza antistante l'Istituto Tecnico "C. Cattaneo", lungo via Catena a San Miniato.



FONTI E RIFERIMENTI: Archivio dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione In Italia, Fondo  Archivio dell'Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna, Busta 4, Fasc. 23; D. Fiordispina, Giuseppe Gori e compagni, San Miniato, 1994, p. 147-142; Il Battaglione Garibaldi, a cura di A. Lopez, Quaderni dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna, n. 7, Roma, 1990; R. Boldrini, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, p. 109. Si veda il post I SANMINIATESI E LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA 1936-1939.

DBDSM - INDICE ALFABETICO - LETTERA "E"

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In questa pagina è proposto l'Indice Alfabetico del Dizionario Biografico Digitale di San Miniato alla LETTERA "E" 
N.B. Per facilitare la ricerca, tra parentesi sono indicati gli anni in cui hanno notizie "sanminiatesi".

EUFEMI, Florindo. [1912-1938]


sabato 2 maggio 2020

I SANMINIATESI E LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA 1936-1939

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di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
La cosiddetta “Guerra civile spagnola” fu combattuta fra il luglio del 1936 e l’aprile del 1939. Il conflitto vide fronteggiarsi l’Ejército Popular de la República e il Bando Nacional, dopo il colpo di stato operato fra il 17 e il 18 luglio 1936. Il primo era composto da formazioni costituitesi all’interno del Fronte Popolare (Repubblicani, Socialisti, Comunisti ed altri) e da quella porzione di esercito rimasto fedele al Governo legittimamente eletto. Il secondo, invece, era quella parte dell’esercito che aveva aderito al colpo di stato e che era sostenuto dalla Falange Española, movimento politico d’ispirazione fascista, da cui nacque il Movimiento National capeggiato dal generale Francisco Franco. Da molti è considerata un’anticipazione della Seconda Guerra Mondiale, poiché il conflitto vide la partecipazione diretta o indiretta di potenze straniere che, per la prima volta, adoperarono armi e tattiche proprie della “guerra totale”, poi largamente usate fra il 1939 e il 1945. A sostegno del Fronte Popolare si costituirono le Brigate Internazionali, composte da volontari che si recarono in spagna appositamente per sostenere la causa popolare. L’Italia e la Germania, invece, sostennero il partito golpista.


17 luglio 1936: scoppia la Guerra civile spagnola

L’INTERVENTO ITALIANO
In particolare, l’Italia, già nell’agosto 1936 aveva inviato aerei da bombardamento pilotati da “volontari” fascisti. Dal dicembre 1936 prese avvio un intervento più massiccio nella cosiddetta Missione Militare Italiana in Spagna o MMIS. Nel febbraio 1937 l’organizzazione fu sottoposta al Comando Truppe Volontarie che ebbe il compito di gestire le attività di combattimento del Corpo Truppe Volontarie, composto da circa 20.000 uomini della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, organizzati in tre divisioni disposte come fanteria semi-motorizzata. I volontari antifascisti italiani furono circa 4000, di cui 1800 del PCI, oltre a Socialisti, Anarchici, Repubblicani e altri. Ed è proprio all’inizio del 1937 che si hanno le prime notizie, anche a San Miniato, circa il coinvolgimento nel conflitto spagnolo. In particolare conosciamo i nomi di 9 volontari che andarono a sostenere il Bando Nazionale e i nomi di 2 volontari antifascisti che andarono a combattere a fianco del Fronte Popolare.

I VOLONTARI FASCISTI – UNA TESTIMONIANZA
Sul “volontariato” fascista a San Miniato, disponiamo della testimonianza di Ermanno Barsotti (che sarà poi Segretario del CLN di San Miniato, membro del Partito d’Azione e Consigliere Comunale eletto per il Partito Socialista. Nell’intervista rilasciata nel 1984, ricordò che «tanto in Africa che in Spagna il famoso volontarismo [fascista] era dato dal vitellonismo paesano, gente che non aveva né arte, né parte; che un giorno partiva e andava in Africa, partiva e andava in Spagna; [mentre] la gente che avrebbe potuto in virtù di una convinzione fare quelle scelte rimaneva [a casa]» [tratto da San Miniato durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Documenti e testimonianze, Amministrazione Comunale di San Miniato, Biblioteca Comunale di San Miniato, Giardini Editori, Pisa, 1986, p. 22]. Chiaramente si tratta di una testimonianza “di parte”, per di più rilasciata quasi mezzo secolo più tardi. Tuttavia contiene elementi che, almeno in parte, possono essere considerati verosimili e attendibili. La situazione, contrariamente alle semplificazioni proposte da Ermanno Barsotti, era sicuramente più complessa. Speso, infatti, “lo spirito di sacrificio” dei volontari fascisti, anziché dettato dal mero “vitellonismo paesano”, fu suscitato anche dalla promessa di un lavoro sicuro nella pubblica amministrazione e quindi da un miglioramento delle proprie condizioni socio-economiche. In ogni caso ci furono anche molti volontari che partirono effettivamente con spirito ideologico. Probabilmente non furono la maggioranza, ma costituirono un numero tutt’altro che insignificante.

GLI ANTIFASCISTI SANMINIATESI
Alla metà degli anni '30 si costituì un'organizzazione antifascista anche nel territorio sanminiatese. Si trattava per lo più di giovani aderenti al Partito Comunista, che iniziarono anche una vera e propria attività di contropropaganda. Fra questi, ricordiamo Giuseppe Gori di Cigoli, Omero Franceschi, Curzio Baldini di Ponte a Egola e molti altri, che erano entrati in contatto con l'empolese Gino Ragionieri e che nel 1938 furono tratti in arresto. Omero Franceschi, che nel dopoguerra sarà Consigliere eletto nel PCI, in una testimonianza rilasciata nel 1984 ricordò come per la Guerra di Spagna avvenisse la distribuzione di materiale clandestino e fosse attivato anche nella zona il Soccorso Rosso, a sostegno dei prigionieri del Fronte Popolare caduti in mano alle forze nazionaliste. [San Miniato durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Documenti e testimonianze, Amministrazione Comunale di San Miniato, Biblioteca Comunale di San Miniato, Giardini Editori, Pisa, 1986, p. 35]
Bruno Falaschi, che nel Dopoguerra sarà eletto Sindaco di San Miniato, ricordò che durante la Guerra di Spagna il gruppo comunista che agiva in clandestinità acquistò un apparecchio radio per ascoltare Radio Spagna Libera o Radio Mosca [D. Fiordispina, Giuseppe Gori e compagni, San Miniato, 1994, p. 97].
Tuttavia gli antifascisti non erano in contatto con i due sanminiatesi che presero parte attiva nella guerra, sostenendo il Fronte Popolare.

PER IL FRONTE POPOLARE – FLORINDO EUFEMI
Florindo Eufemi era nato a Grasse, in Francia, il 5 agosto 1912 da Paolo e Nella Caparrini. All’età di pochi anni, assieme ai genitori, rimpatriò a San Miniato e condusse una vita “normale”, aiutando la famiglia nel lavoro di venditore ambulante e impegnandosi nel ciclismo. Nel periodo 1933-34 aveva prestato regolarmente il servizio militare, inquadrato nel 3° Reggimento Bersaglieri. Concluso il periodo di leva, conseguì numerose vittorie nelle gare ciclistiche. La più prestigiosa fu nell’agosto 1936 al Giro della Corsica, per la quale ottenne il passaporto con validità fino al 6 settembre. Il Consolato di Bastia riferì che Eufemi si era dimostrato fervente fascista, anzi esuberante nelle manifestazioni esteriori di attaccamento al Regime. Poco dopo, ottenne un secondo passaporto per partecipare alla gara Genova-Nizza che si tenne il 22 novembre 1936. Chiese di poter prolungare il passaporto, ma gli fu negato dal Consolato di Nizza. Da quel momento si rese irreperibile. Nel febbraio 1937 la sua foto segnaletica apparve sul Bollettino dei ricercati, indicato come “sovversivo” e residente in Spagna. [D. Fiordispina, Giuseppe Gori e compagni, San Miniato, 1994, p. 147-148].

Florindo Eufemi
Archivio dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione In Italia, Fondo  Archivio dell'Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna, Busta 4, Fasc. 23.

PER IL FRONTE POPOLARE – ORESTE RISTORI
Un altro sanminiatese che andò in Spagna a sostenere il Fronte Popolare fu Oreste Ristori. La sua è una storia molto particolare e merita di essere riportata in sintesi. Nacque da Egisto e Massimina Giani in Loc. Pino, a Ponte a Elsa, frazione del Comune di San Miniato nel 1874. Intorno al 1890 si avvicinò ad un gruppo anarchico empolese e fu arrestato varie volte fra il 1892 e il 1897, poi nel 1898 emigrò clandestinamente in Francia. Nel 1903 andò in Argentina, dove venne arrestato. Riuscito a fuggire, si rifugiò a Montevideo, in Uruguay. Nel 1904 si trasferì in Brasile dove negli anni ’20 aderì al “Movimento Comunista”. Rimase in Brasile fino al 1936, quando, fallito il colpo di stato rivoluzionario contro il Governo del Presidente Vargas, fu accusato (pare ingiustamente) di aver partecipato al tentativo di golpe e per questo fu rimpatriato forzatamente. Giunto in Italia, nel 1937 da Livorno si portò a Barcellona, dove collaborò con le forze del Fronte Popolare. Purtroppo non abbiamo contezza delle sue attività durante la Guerra Civile spagnola, ma data l’età superiore ai 60 anni, è probabile che non prendesse parte attiva alle azioni di combattimento.
Successivamente, lo ricordiamo, Oreste Ristori si trasferì in Francia. A seguito dell’occupazione tedesca, fu estradato in Italia nel 1940, dove visse ad Empoli in regime di “residenza sorvegliata”. Dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943), scese in piazza a festeggiare. Tale comportamento gli costò l’internamento nel carcere fiorentino delle Murate. Il 2 dicembre 1943 fu giustiziato al campo di tiro delle Cascine, come rappresaglia per l’uccisione del Tenente Colonnello Gino Gobbi, Capo del Comando Militare di Firenze, da parte di una formazione gappista.

Oreste Ristori in una foto segnaletica del 1937

GLI STUDENTI SANMINIATESI
Per l’anniversario della fondazione della Falange Spagnola, gli allievi della Scuola Professionale di San Miniato “Augusto Conti” avevano inviato una lettera in Spagna, per dimostrare la propria vicinanza al movimento nazionalista e alla guerra che stava combattendo. E così, il 4 marzo 1937, la Direttrice Prof.ssa Alessandra Donati, comunicò a tutte le classi della scuola sanminiatese che Radio Valladolid – una stazione radiofonica di contropropaganda fascista, che si contrapponeva alle radio del Fronte Popolare – aveva dato lettura e apprezzamento della missiva, onde esprimere ad essi la viva riconoscenza provata per i sentimenti che stringono gli animi dei nostri giovani ai sentimenti condivisi dai giovani di tutta la Spagna, pure essi inquadrati in Associazioni Giovanili per la difesa e la gloria della Patria. […] E caro soprattutto riesce ai combattenti il saluto dei giovani, in quest’ora in cui tanta parte del più vivo sangue spagnolo è minacciato di doloroso esodo […]. Ad uno ad uno la radio ha comunicato i nomi di tutti i numerosi alunni firmatari, che ad ognuno il proprio nome giungesse come segno di intima unione di cuori, ringraziamento e promessa di fede. [tratto da «La Domenica», Anno I, n. 10 del 7 marzo 1937, p. 3]. Attenzione alla data, siamo vicini alla “Battaglia di Guadalajara”, combattuta fra l’8 e il 23 marzo 1937 e che vide la sconfitta delle forze di Francisco Franco, affiancate dagli italiani del Corpo Truppe Volontarie.

I VOLONTARI SANMINIATESI PER IL BANDO NAZIONALE
All’inizio del mese di settembre 1937, immediatamente dopo la “Battaglia di Santander” favorevole alle forze nazionaliste – quella battaglia che Indro Montanelli “smontò” definendola una passeggiata, con unico nemico il caldo – al Palazzo Littorio di San Miniato si era riunito il direttorio fascista. Tutti i convenuti, interpretando l’unanime sentimento di tutto il Fascio sanminiatese, esprimono il loro profondo entusiasmo per la caduta di Santander, altra eroica tappa verso l’annientamento completo del bolscevismo in terra di Spagna […]. Ma soprattutto rivolsero il loro saluto cameratesco ai legionari sanminiatesi Capponi Dott. Ugo, Giglioli Ugo, Bertini Giuseppe, Falaschi Luigi, Martelloni Alessandro e Paletti Cesare, che nella lotta antibolscevica spagnola hanno tenuto e tengono alto il nome del Fascismo sanminiatese, dimostrando sempre e ovunque la fede, il coraggio e l’ardimento del vecchio squadrismo della vigilia. Nell’esaltazione della vittoria, il Fascismo sanminiatese inchina il suo gagliardetto e rivolge il suo deferente pensiero alla memoria dei camerati Nacci Ezio e Grossi Adon, che nella lotta antibolscevica hanno lasciato la vita sui campi di battaglia, in nome del Duce e per il trionfo del fascismo nel mondo. [tratto da «La Domenica», Anno I, n. 36 del 5 settembre 1937, p. 3].

Volontari italiani in Spagna
Immagine tratta da Italiani in Spagna, Prospettive, n. 6, 1939, p. 21

VERSO BILBAO
Fra i sanminiatesi partiti per la Spagna, si distinse Ugo Capponi, il quale ottenne numerose decorazioni al Valor Militare. Egli era nato a San Miniato il 22 maggio 1903, si era iscritto al PNF nel 1920 e si era laureato in Medicina Veterinaria a Pisa nel 1930. Nello stesso anno si era iscritto all’Albo dei Veterinari e al sindacato fascista. Partì per la Spagna e fu inquadrato col grado di Tenente, nel 3° Reggimento «Frecce Nere», con il ruolo di Comandante di Compagnia in Trincea. La Brigata “Frecce Nere”, era costituita da due reggimenti di fanteria – il 3° comandato dal Colonnello Renzoli, il 4° dal Colonnello Fiumara – oltre ad un raggruppamento artiglieria e da una compagnia mista del genio. La brigata era stata costituita nel gennaio 1937 ed iniziò ad operare a partire dal prima sul Jamara e poi verso Bilbao. Ugo Capponi partecipò alle operazioni belliche durante la cosiddetta Battaglia di Bilbao, nella primavera del 1937. In particolare, il 14 febbraio 1937 si guadagnò la prima medaglia d’argento, mentre si trovava presso Ondarroa, nel nord della Spagna, a circa 40 km ad est di Bilbao. Qui si impegnò in una ricognizione oltre le linee nemiche, culminata con un violento scontro a fuoco che lo vide protagonista nel disperdere i nemici lanciando bombe a mano. Rimasto ferito al petto e ad un braccio, provvide a curarsi da solo, rimanendo costantemente nella sua posizione di comando.

I nazionalisti premono su Bilbao
Corriere della Sera, Anno 62, n. 107 del 6 maggio 1937, p. 7

LA BATTAGLIA DI MADRID
Durante gli scontri nella Spagna centrale per il controllo della capitale, in località Masegoso, a 180 km ad ovest di Valencia, perse la vita Ezio Nacci. Figlio di Raffaele ed Emilia Rosetti, era nato a San Miniato il 29 agosto 1899 ed era un reduce della “Grande Guerra”. Dopo aver aderito al PNF, aveva deciso andare volontario in Spagna, dove fu inquadrato come “camicia nera” nella 730a Bandera, comandata dal 1° Seniore Calzonsori. Il suo reparto faceva parte dell’8° Gruppo Banderas della 2° Divisione “Fiamme Nere”, comandata dal Generale Guido Coppi. L’8 marzo 1937, durante uno scontro armato, dopo che altri commilitoni erano stati uccisi dal fuoco nemico, aveva tentato di resistere in posizione avanzata e scoperta, rimanendo ucciso. Per questa sua azione fu insignito della medaglia d’argento alla memoria. [si veda anche l’elenco dei caduti della Battaglia di Madrid, pubblicato su «La Stampa», Anno 71, n. 140 del 14 giugno 1937, p. 1]

LA BATTAGLIA DI BILBAO
Fra il 1 e il 3 maggio 1937, presso il Monte Sollube, a circa 15 km a nord-est da Bilbao, Ugo Capponi si rese protagonista di una azione che gli valse il secondo riconoscimento, stavolta una Medaglia di bronzo. La situazione vedeva le forze nazionaliste in rapido avanzamento su Bilbao. La velocità, tuttavia, aveva prodotto una punta avanzata che si trovava in una situazione di debolezza. Per questo motivo le forze del Fronte Popolare tentarono una controffensiva impiegando ben 5 battaglioni, costringendo le “Frecce Nere” a ripiegare ed a combattere per evitare l’accerchiamento. La situazione fu sbloccata solamente quando arrivò in soccorso la V Brigata di Navarra. In ogni caso le “Frecce Nere” contarono quasi 300 perdite su 700 effettivi. In questo contesto, Ugo Capponi, alla testa della sua compagnia, si spinse in posizioni molto avanzate, presso al nemico. In questo modo riuscì a facilitare lo schieramento della brigata, riuscendo a mantenere la posizione per circa tre giorni, respingendo una serie di attacchi delle forze del Fronte Popolare. Questa azione gli valse una medaglia di bronzo. Molto probabilmente, assieme ad altri sanminiatesi, rientrò in città per il Natale 1937.

Le truppe rosse di Bilbao in rotta disastrosa
La Stampa, Anno 71, n. 140 del 14 giugno 1937, p. 1

VERSO IL SECONDO INVERNO
Nei giorni in cui il Governo repubblicano decise di spostarsi da Valencia a Barcellona, il sanminiatese Galliano Caciagli si trovava a Saragozza, nel quartiere “Valencia”, impegnato come Carabiniere nella
1° Sezione dei CC.RR. «Frecce». Faceva parte del contingente di Carabinieri Reali inviato in Spagna con compiti di polizia militare, oltre a scortare e facilitare il traffico dei convogli che trasportavano i rifornimenti per il Corpo Truppe Volontarie. La sera del 5 novembre 1937, una polveriera aveva preso fuoco a seguito di un’incursione aerea delle forze repubblicane e Galliano Caciagli si adoperò per mettere in salvo numerose persone, nonostante il pericolo. Questa azione gli valse una croce di guerra.

DOPO LA BATTAGLIA DI TERUEL
L’anno seguente Ugo Capponi era di nuovo in Spagna. In particolare, dopo la Battaglia di Teruel, il 9 marzo 1938 si trovava in località La Muela, presso Anadón, in Aragona, a circa 70 km a sud da Saragozza. Sempre inquadrato col grado di Tenente, adesso operava al comando di brigata – sempre la Brigata “Frecce Nere” – come ufficiale di collegamento. Inviato a portare alcuni ordini ad un reggimento, rimase coinvolto in una controffensiva nemica. Ugo Capponi, benché non fosse un suo compito, imbracciò un fucile e, carico di bombe a mano, si scagliò verso le linee nemiche. In particolare, si adoperò per mettere fuori combattimento una mitragliatrice nemica, prodigandosi poi in un inseguimento e facendo due prigionieri. Questa azione gli valse la seconda medaglia d’argento. L’onorificenza fu salutata con plauso a San Miniato: il Fascismo Samminiatese si sente veramente orgoglioso di questo suo camerata che in terra di Spagna, sotto le insegne dei neri gagliardetti dello squadrismo fascista, tiene così alto il nome della nostra città, combattendo eroicamente contro la barbaria bolscevica. L’esempio ed il valoroso contegno del camerata Capponi viene segnalato all’ammirazione di tutte le Camicie Nere Samminiatesi. [tratto da «La Domenica», Anno II, n. 15 del 10 aprile 1938, p. 3]

I nazionalisti all’offensiva
La Stampa, Anno 72, n. 59 del 10 marzo 1938, p. 1

SCONTRI SULL’EBRO
Il 4 aprile 1938, presso Alhama de Aragón, a circa 70 km a sud-ovest di Saragozza, morì Adone Grossi di Benedetto. Era nato a San Miniato il 6 agosto 1901 ed era partito volontario per la Spagna assieme agli altri sanminiatesi. Rimasto ferito durante un combattimento, morì a seguito dell’insorgenza della setticemia. Il suo nome figura, infatti, nell’elenco dei caduti italiani sepolti nel Sacrario Militare Italiano di Saragozza, annesso alla chiesa di Sant’Antonio di Padova, realizzato fra il 1937 e il 1940. [vedi articolo I 204 Legionari italiani caduti nella battaglia dell’Ebro, su «La Stampa», Anno 72, n. 93 del 19 aprile 1938, p. 2; cfr. R. Boldrini, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, p. 149]

LA BATTAGLIA DELL’EBRO-1
Il 15 luglio 1938, poco prima della Battaglia dell’Ebro, risulta ancora impegnato Cesare Paletti, nato a San Miniato il 18 luglio 1911, figlio di Fabio e Cesarina Tafani. Inquadrato col grado di soldato nel 2° Battaglione Carristi, si trovava ad Albentosa, in Aragona, in una zona montuosa a circa 80 km a nord di Valencia. Qui, dopo una giornata di combattimenti aveva preso parte ad un’operazione finalizzata al recupero di due uomini, i cui carri erano rimasti immobilizzati, probabilmente a causa della conformazione del terreno o per problemi meccanici ed erano rimasti esposti al nemico. L’operazione si concluse positivamente e Cesare Paletti venne insignito della sua prima croce di guerra. In Spagna era stato inviato un piccolo contingente corazzato, che in seguito prese il nome di “Raggruppamento Carristi”, suddiviso in due battaglioni. Il primo era organizzato in 4 compagnie carristi, da una sezione anticarro e da una compagnia di fanteria spagnola su tre plotoni. Il secondo battaglione, a cui apparteneva Cesare Paletti, era composto da due compagnie, una di automitragliatrici e una di motomitraglieri, e dalla 5° compagnia carristi, specializzata con lanciafiamme e armamenti chimici.

Carristi italiani in Spagna
Immagine tratta da Italiani in Spagna, Prospettive, n. 6, 1939, p. 63

LA BATTAGLIA DELL’EBRO-2
Durante la Battaglia dell’Ebro, il 13 settembre 1938, perse la vita Florindo Eufemi, colpito mortalmente durante il cannoneggiamento della città di Albacete, a circa 140 km a sud-ovest di Valencia. [D. Fiordispina, Giuseppe Gori e compagni, San Miniato, 1994, p. 147-152]. Abbiamo visto come nel novembre 1936 si fosse dato irreperibile dopo una corsa ciclistica in Francia. Entrato in Spagna, si era arruolato nella “Brigata Garibaldi”, comandata da Rodolfo Picciardi, ex Segretario del Partito Repubblicano ed esule in Svizzera, poi Vicepresidente del Consiglio dei Ministri fra il 1947 e il 1948. Nella Brigata erano presenti anarchici (circa il 10%), comunisti (circa il 40%), socialisti, repubblicani e altri (circa il 10%), mentre il restante 40% era costituito da persone la cui appartenenza rimane sconosciuta e probabilmente si tratta di non aderenti formalmente a formazioni politiche organizzate. La “Brigata Garibaldi” era organizzata in quattro battaglioni e Florindo Eufemi faceva parte di una Compagnia di Mitraglieri del 4° Battaglione, comandato da Ignacio Muniz e il cui commissario politico era Enrique Flores [Il Battaglione Garibaldi, a cura di A. Lopez, Quaderni dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna, n. 7, Roma, 1990].

Mitraglieri della Brigata Garibaldi in Spagna
Immagine tratta da L. Arbizzani, Spagna e Italia: una sola battaglia,
in Garibaldini in Spagna e nella Resistenza bolognese,
V Quaderno de “La Lotta”, Arte-Stampe, Bologna, 1966, p. 14.

LA BATTAGLIA DELL’EBRO-3
Anche in virtù del precedente riconoscimento ottenuto nel luglio 1938, Cesare Paletti era stato promosso al grado di “camicia nera scelta”, corrispondente a quello di caporale nell’esercito. Va ricordato che, almeno ufficialmente, in Spagna erano andati i volontari della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN). Sul finire della Battaglia dell’Ebro, il 5 novembre 1938, si trovava a Benissanet, a circa 50 km ad ovest di Terragona. Qui si distinse nell’attività di collegamento fra il suo battaglione e il comando del “Raggruppamento Carristi” e per tale attività gli venne riconosciuta la seconda croce di guerra. Rientrato a San Miniato, Cesare Paletti nel Dopoguerra svolse il lavoro di meccanico, con officina in via Cesare Battisti.

VERSO LA CONCLUSIONE DELLA GUERRA CIVILE
A circa un mese dalla caduta di Barcellona, il giorno di Natale 1938, le forze militari nazionaliste erano impegnate ad attaccare il Fronte Popolare in Catalogna. In questo contesto troviamo Luigi Falaschi, nato a San Miniato da Faustino e Annunziata Giunti. Faceva parte del 2° Reggimento di fanteria delle Camicie Nere, organizzato in seno alla Divisione “Volontari del Littorio”, così come era stato organizzato il corpo dei volontari fascisti nel giugno del 1937. In località Granena de Las Garrigas, a circa 60 km a nord-ovest di Terragona, Luigi Falaschi rimase ferito furante un’azione d’assalto, ma continuò a combattere finché non venne colpito una seconda volta. Il suo comportamento gli valse una medaglia d’argento al valor militare.

A Madrid liberata
Immagine tratta da La Stampa, Anno 77, n. 73 del 31 marzo 1939

LA VITTORIA DEI NAZIONALISTI E LA POSIZIONE DELLA CHIESA SANMINIATESE
Dopo la presa di Barcellona e con la presa di Valencia e Alicante, a fine marzo 1939 si concluse la Guerra Civile. Dopo quasi 3 anni, la guerra era costata circa 270mila morti. In Italia la vittoria dei nazionalisti fu salutata con acclamazione, come una vittoria dello stesso regime fascista.
La Chiesa inizialmente aveva mantenuto una posizione di neutralità. Tuttavia, finì per sostenere convintamente le posizioni delle forze franchiste in conseguenza della repressione anti-cattolica che fu attuata nei territori controllati dal Fronte Popolare. Si stima, infatti, che nei tre anni di guerra siano stati uccisi 13 vescovi, circa 4000 sacerdoti e seminaristi, oltre a circa 2500 religiosi e religiose. Molti di essi sono stati poi dichiarati “martiri” e canonizzati o beatificati. Ciò portò al riconoscimento, nel 1938, del Governo di Franco da parte dello Stato Vaticano.

Chiaramente la situazione era molto complessa: non mancarono posizioni di sostegno al Governo legittimo, specialmente nei Paesi Baschi, ma anche di ecclesiastici che non videro favorevolmente l’intervento italiano in Spagna. Ad esempio, Don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito Popolare, costretto all’esilio nel 1924 dal regime fascista, cercò di far cessare la repressione anticristiana, ma al contempo di far sì che la Chiesa si smarcasse dal fronte dei nazionalisti.
In ogni caso, in un contesto di regime e nel clima post-riconciliazione, almeno ufficialmente la Chiesa italiana prese una posizione che fu sostenuta anche dalla Curia sanminiatese. Appresa la notizia della conclusione della guerra, il Vescovo Mons. Ugo Giubbi scrisse una lettera inviata a tutti i sacerdoti e che fu pubblicata sull’organo d’informazione diocesano. Di seguito il testo dell’intervento su La Domenica, Anno III, n. 14 del 2 aprile 1939, p. 1:

LA SPAGNA È RICONSACRATA ALLA FEDE E ALLA CIVILTÀ
Burgos, 29 marzo. Oggi, alle 13,30, tutta la Spagna si è sottomessa al Generale Franco. Tutte le città di provincia hanno dichiarato la loro capitolazione. L’Esercito Nazionale è accolto ovunque dalla popolazione come liberatore.

Notificazione Vescovile
Terminata gloriosamente la guerra di Spagna, come uomini, come italiani, ma soprattutto come cattolici, dobbiamo elevare al Signore le nostre azioni di grazie.
Come uomini, perché se la cessazione di una guerra, anche se giusta e santa, è sempre la fine di un male grande che porta con sé distruzione e morte e difficilmente va scompagnata da quelle crudeltà che abbrutiscono e sono contrarie ad ogni sentimento umano, quanto più questo male si verificava in ogni guerra diretta contro ogni ordine sociale e ogni forma di vivere civile.
Come italiani, perché sono stati i nostri valorosi volontari, che, a costo di grandi sacrifici e con largo tributo di sangue, hanno combattuto – molte volte come protagonisti – a fianco dell’esercito nazionale e, ricoprendosi di meritata gloria, hanno contribuito largamente al finale trionfo.
Ma soprattutto come cattolici, perché vediamo nella vittoria della Spagna nazionale, non solo la cessazione di quella persecuzione che satanicamente combatteva, nelle cose e nelle persone, ogni forma ed ogni senso religioso, unendo al sacrificio di tanti soldati, l’olocausto di migliaia di martiri, ma il trionfo della civiltà cristiana contro la barbarie di un ateismo, il più crudele e sfacciato.
Quindi è cosa giusta, doverosa e santa ringraziare il Signore.
A questo scopo i MM. RR. Parroci invitino i popoli a consacrare a questo ringraziamento la prossima Domenica di Pasqua.
Si elevino preghiere di riconoscenza al Signore ed insieme si chieda che, per i meriti del Sangue preziosissimo di Cristo, sia accolto il sacrificio di tante vite e di tanti cuori, per il bene della Spagna e per la giusta pace nel mondo.
La sera di detto giorno, qualora non sia stato fatto in precedenza, si canti il Te Deum dinnanzi a Gesù Sacramentato solennemente esposto.
I Sacerdoti tutti sospendono nella S. Messa la colletta N. 13 “pro quacumque tribulatione” e la sostituiscano, per tre giorni, colla colletta “pro gratiarum actione” tamquam pro re gravi.
In seguito si riprenda regolarmente l’ordine delle Collette, assegnato dal Calendario.
    S. Miniato
Giovedì di Passione del 1939
† UGO VESCOVO

I RICONOSCIMENTI AI MILIZIANI SANMINIATESI
Di seguito si riporta il testo delle motivazioni con cui furono insigniti i sanminiatesi che parteciparono alla Guerra Civile spagnola. Si tratta di atti ufficiali, pubblicati fra il 1939 e il 1941 sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia o nel Bollettino Ufficiale delle Nomine, Promozioni e Destinazioni del Ministero della Guerra.

Ugo Capponi, Medaglia d’Argento 14 febbraio 1937:
CAPPONI UGO fu Umberto e di Lemi Italia, da S. Miniato (Pisa), tenente 3° reggimento «Frecce Nere». – Comandante di compagnia in trincea, avuto il sospetto della presenza del nemico sul fronte del proprio reparto, malgrado la notte tempestosa, si spingeva in ricognizione a capo di una pattuglia di soli quattro uomini, per oltre un chilometro al di là delle linee. Imbattutosi in un forte nucleo avversario in agguato, lo attaccava sorprendendolo e disperdendolo a colpi di bombe a mano. Ferito nello scontro al braccio e al petto, si curava da se stesso e rimaneva per tutta la notte e per tutto il giorno successivo al proprio posto di comando. – Ondarvea, 14 febbraio 1937-XV [Regio Decreto 10 maggio 1938, registrato alla Corte dei conti li 25 giugno 1938 guerra, Registro n. 17, foglio n. 385, in Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali, n. 42 del 27 luglio 1939, Ministero della Guerra, p. 3649]

Ugo Capponi, Medaglia di Bronzo 1-3 maggio 1937:
CAPPONI UGO fu Umberto e Lami Italia, da S. Miniato (Pisa), tenente 3° reggimento «Frecce Nere». – Comandante di compagnia alla testa del suo reparto, si spingeva su posizioni avanzatissime, poste sul fianco dell’avversario, ed, occupandole saldamente, garantiva lo schieramento della sua brigata. Per tre giorni consecutivi, resistendo sul posto, respingendo i contrattacchi nemici, contrattaccando a sua volta in condizione di quasi totale isolamento. Pendici di Monte Sallube, 1-3 maggio 1937-XV. [Regio Decreto 14 marzo 1938, registrato alla Corte dei conti li 10 maggio 1938 guerra, Registro n. 13, foglio n. 71, in Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali, n. 42 del 27 luglio 1939, Ministero della Guerra, p. 3680]

Ugo Capponi, Medaglia d’Argento 9 marzo 1938:
CAPPONI UGO fu Umberto e di Italia Lami, da S. Miniato (Firenze), tenente comando brigata «Frecce Nere». – Inviato dal comando di brigata in servizio di collegamento presso un reggimento attaccante in un momento molto critico del combattimento, in cui un reparto era stato costretto a ripiegare sotto la pressione di un contrassalto nemico, spontaneamente imbracciava un fucile, intascava bombe a mano e si slanciava isolato contro il nemico. Raggiungeva la linea avversaria precedendo i reparti assaltanti, con le sue armi impegnava combattimento sul fianco di una mitragliatrice avversaria obbligando il porta arma a fuggire. Inseguiva con altro ardito questo ed un altro rosso armato di fucile mitragliatore catturando i due nemici con le due armi. Esempio mirabile di ardimento e di eccezionale spirito animatore in combattimento. – La Muela de Anadon, 9 marzo 1938-XVI.
[Regio Decreto 25 gennaio 1940, registrato alla Corte dei conti li 23 febbraio 1940 guerra, Registro n. 7, foglio n. 321, in Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali, n. 59 del 17 ottobre 1940, Ministero della Guerra, p. 6144]

Paletti Cesare, Croce di Guerra al Valor Militare 15 luglio 1938:
PALETTI CESARE fu Fabio e di Tofani Cesarina, da San Miniato (Pisa), soldato 2° battaglione carristi. – Dopo una dura giornata di combattimento, chiedeva di unirsi ad una pattuglia di audaci che riusciva, nella notte, a salvare il capocarro ed il pilota di un carro rimasto immobilizzato. – Albentosa, 15 luglio 1938-XVI. [Regio Decreto 7 marzo 1940, registrato alla Corte dei Conti addì 4 aprile 1940, registro n. 11 guerra, foglio n. 66, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 20 del 25 gennaio 1941, p. 329]

Paletti Cesare, Croce di Guerra al Valor Militare 5 novembre 1938:
PALETTI CESARE fu Fabio e di Tafani Cesarina, da S. Miniato (Pisa), camicia nera scelta raggruppamento carristi. – Ardito pilota di carro d’assalto durante il combattimento dell’Ebro, attraversando zone fortemente battute dall’artiglieria nemica, provvedeva al collegamento del battaglione con il comando di raggruppamento. – Benisanet, 5 novembre 1938-XVII
[Regio Decreto 22 settembre 1939, registrato alla Corte dei conti li 23 ottobre 1939 guerra, Registro n.38, foglio n. 401, in Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali, n. 13 del 29 febbraio 1940, Ministero della Guerra, p. 1426]

Caciagli Galliano, Croce di Guerra al Valor Militare 5 novembre 1937:
CACIAGLI GALLIANO di Luigi e di Balducci Marianna, da S. Miniato (Pisa), carabiniere 1° Sezione dei CC.RR. «Frecce». – Accorso, con altri militari, nei pressi di una polveriera incendiatasi in seguito a bombardamento aereo, noncurante del pericolo concorreva al salvataggio di numerose persone. – Zaragoza, Barrio Venecia, 5 novembre 1937-XVI.
[Regio Decreto 14 marzo 1938, registrato alla Corte dei conti li 10 maggio 1938 guerra, Registro n. 13, foglio n. 71, in Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali, n. 42 del 27 luglio 1939, Ministero della Guerra, p. 3686]

Nacci Ezio, Medaglia d’Argento alla memoria, 8 marzo 1937
NACCI EZIO di Raffaele e di Rosetti Emilia, da San Miniato, camicia nera 730° bandera (alla memoria). Porta arma, con calma e coraggio esemplari, pur vedendo cadere al suo fianco due compagni, postava la propria arma in posizione avanzata e scoperta e neutralizzava il fuoco di una mitragliatrice avversaria finché non cadde colpito a morte. – Masegoso, 8 marzo 1937-XV. [Regio Decreto 16 dicembre 1937, registrato alla Corte dei conti li 25 gennaio 1938 guerra, Registro n. 2, foglio n. 221, in Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali, n. 42 del 27 luglio 1939, Ministero della Guerra, p. 3597]

Luigi Falaschi, Medaglia d’Argento 25 dicembre 1938:
FALASCHI LUIGI fu Faustino e fu Giunti Annunziata, da S. Miniato (Pisa), camicia nera 2° reggimento CC. NN. – All’assalto di una importante posizione nemica, dando prova di eccezionale sprezzo del pericolo, era di esempio nello slancio ammirevole del quale era animato. Ferito una prima volta, continuava nella sua azione trascinatrice, finché veniva colpito da un secondo proiettile ad una gamba che gli impediva di muoversi. Accortosi che poco lontano da lui altro compagno era ferito, con generoso spirito di cameratismo si trascinava fino a lui per recargli conforto ed aiuto. Sublime esempio di abnegazione ed alto sentimento del dovere. – Fronte di Catalogna, Granena de las Garrigas, 25 dicembre 1938-XVII.
[Regio Decreto 3 agosto 1940, registrato alla Corte dei conti li 29 agosto 1940 guerra, Registro n. 33, foglio n. 115, in Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali, n. 10 del 23 gennaio 1941, Ministero della Guerra, p. 3633]

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