giovedì 4 giugno 2020

ADDSM – 880, 1 SETTEMBRE – LIVELLO CASA A CISIANO SITUATO PRESSO CORAZZANO

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ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
880, 1 settembre – Livello di una casa Cisiano situato presso Corazzano

L'ORIGINALE
Il documento originale, la cui trascrizione è proposta in questa pagina, è conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico, *E.51, da cui è tratta l’edizione di D. Barsocchini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, F. Bertini Tip. Ducale, Lucca, 1837, Tomo V, parte II, p. 551.

SPOGLIO [Barsocchini] Il sudd. Vescovo (Gherardo, n.d.r.) allivella a Tachinardo ed altri la metà di una casa coi suoi beni in Cisiana presso Quaraziana, nell’anno sudd. 880. Arc. Arc. *E.51.

TRASCRIZIONE Di seguito la trascrizione del testo del manoscritto conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico Antico, *E.51, ed. D. Barsocchini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, F. Bertini Tip. Ducale, Lucca, 1837, Tomo V, parte II, p. 551:

In Dei Omnipotentis nom. Regnante dn. nostro Karolus ec. anno ec. primo, kal. septembris, indit. tertia decima. Manifesti sumus nos Tachinardo et Savino gg. filio qd. Marini, et Tachiperto filio qd. Odalperti, quia tu Gherardus gratia Dei ec. per cartula livell. nom. firmasti nos in medietate de case et rebus illis in loco Cisano prope Quaratiana, pertinentes Epis. vestro S. Martini, et nos ipsi modo ad manus nostra abemus, tam casis cum fundamentis curtis ortaliis terris vineis olivis silvis ec. omnia quantum ad suprascripta medietas de casis est pertinentes, et nos ipsi modo exinde ad manus nostra abemus, nobis dediste in integrum. Tali tinore ut nos vel nostris heredibus in ipsis medietas de casis residere et abitare debeamus, et tam ipsis casis quam et rebus per sing. annos bene laborare ec. Nisi tantum pro omni justitia exinde tibi vel ad subcess. tuis ad parte Epis. vestri, per sing. annos in mense augusto ad Eccles. S. Viti, reddere debeamus per nos aut per misso nostro vel ad misso vestro arg. den. bonos expend. numero duodeci, et uno pario pulli cum ovas decem tantum: et a mandato vestro venire ec. Et si nos vobis ec. spondimus nos cum heredibus nostri comp. tibi q.s. Gherardus Epis. Vel ad subcess. tuis penam argen. solid. Triginta, quia taliter ec. et duos inter nos libelli Atrualdum not. scriber rogavimus. Actum Luca.
Signum ms. Tachinardi et Savini gg. et Tachiperti qui hunc ec.
ⴕ Ego Gherardo rogatus ec.
ⴕ Ego Fraolmi rogatus ec.
ⴕ Ego Lambertus rogatus ec.
ⴕ Ego Liutfridi rogatus ec.
ⴕ Ego Alboni rogatus ec.
Gerimundo rogatus ec.
Atrualdus not. post traditam ec.

COMMENTO (a cura di Francesco Fiumalbi)
Il documento proposto in questa pagina, in ordine cronologico, rappresenta la seconda attestazione documentaria riguardante il nucleo demico situato in località Cisiano/Cissiano, probabilmente identificabile col toponimo di Cigliano, presso Collegalli, oggi nel Comune di Montaione, ma afferente al territorio giurisdizionale della pieve di Corazzano, attestata per la prima volta nell’anno 892.
Il protagonista è il Vescovo di Lucca Gherardo, il cui ministero episcopale durò dall’anno 869 all’anno 895. Gli altri co-protagonisti sono Tachinardo e Savino, figli del fu Marino e Tachiperto figlio del fu Odalperto, i quali dichiarano di aver ricevuto a livello la metà (evidentemente una metà ciascuno) dell’abitazione e delle pertinenze. Infatti, il documento può essere descritto come l'antesignano di un moderno contratto di affitto. Da una parte il proprietario dei beni, il Vescovo di Lucca, e dall'altra gli affittuari, due privati. Più nel dettaglio si tratta di una cartula livell., cioè di un contratto a “livello”, che prevedeva il pagamento di un canone. Tale somma, consistente in 12 “buoni” denari d'argento, doveva essere corrisposta ogni anno, nel mese di agosto, alla vicina chiesa di San Vito di Collegalli (attestata dall’anno 866) nelle mani di un misso del presule. Nell'atto viene specificato che il contratto avrebbe avuto valore anche per gli heredibus dei sottoscrittori dell’atto e avrebbe mantenuto la sua efficacia anche con i subcessoribus  del Vescovo, che in futuro si sarebbero avvicendati. Se una delle parti avesse voluto sciogliere il contratto unilateralmente avrebbe dovuto pagare una “penale” di 30 soldi d'argento. L’intervento diretto del Vescovo, rispetto alla precedente attestazione nell’ambito del Monastero di San Gimignano, a sua volta dipendente dal monastero di San Romano, lascia ipotizzare che all’epoca dell’atto fosse concluso quel processo lungo e articolato che portò alla formazione di una vasta curtis vescovile nell’ambito della media Valdegola, in Quarantiana, corrispondente al territorio giurisdizionale della pieve di Corazzano.
Inoltre, occorre notare che questo secondo documento riguardante Cisiano/Cissiano non compare l’indicazione della chiesa di Santo Stefano (presente nell’atto precedente dell’anno 800 e del successivo dell’anno 910), ma solamente le pertinenze agricole, ovvero terreni coltivati ad orto e con presenza di vigne e oliveti, ma anche di porzioni coperte da boschi.


Posizione di Cisiano/Cissiano ovvero Cignano
presso Collegalli (Montaione)
Base cartografica CTR Regione Toscana

Posizione di Cisiano/Cissiano ovvero Cignano
presso Collegalli (Montaione) rispetto a Corazzano
Base cartografica CTR Regione Toscana


ADDSM – 800 – PRIMA ATTESTAZIONE CHIESA E CASA A CISIANO, CORAZZANO

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ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
800 – Prima attestazione chiesa e casa a Cisiano presso Corazzano

L'ORIGINALE
Il documento originale, la cui trascrizione è proposta in questa pagina, è conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico, *O.26, da cui è tratta l’edizione di D. Bertini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, F. Bertini Tip. Ducale, Lucca, 1837, Tomo V, parte II, pp. 172-173.

SPOGLIO [Bertini] Monasteri esistenti nella diocesi di Lucca appartenenti a S. Pietro di Roma nell’anno 800. Arch. Arc. *O.26

TRASCRIZIONE Di seguito la trascrizione del testo del manoscritto conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico Antico, *O.26, ed. D. Bertini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, F. Bertini Tip. Ducale, Lucca, 1837, Tomo V, parte II, pp. 172-173:

Breve de ipse Monasterio de Luca, qui pertinent de S. Petro de Roma.
Monasterio S. Petri, que dicitur Bellerifonsi: abeat pertinentia curte una dominicata in loco Flexo; in Carfaniana abet manentes decem; in Arena curte una domnicata cum sortes sex ab se pertenet ispius Monasterio; in Sexto manentes uno, et uno in Elsa. Abet tesauro calice uno de argento, et una patina de argento, turabulo uno de argento; libri tres.
Monasterio S. Salvatoris qui pertinet ipsi Ecclesie S. Petri de Roma, abet manentes septem.
Monasterio S. Romani, qui est majore abet in Petrurio manentes tres; in Farriano uno; ad S. Machario uno; ad Monticlo manentes uno, in Repentina manentes uno; in Tempaniano manentes uno cum Ecclesia S. Matthei; ad S. Maria que dicitur Pontetecto manentes uno cum una petia de terra.
S. Teodoro abet una petia de vinea cum petia de orto; in Piscalia manentes uno; in Gemini manentes quinque; in Corsanicho manentes uno; in Rogio manentes uno.
De Monasterio S. Marie, que est de suppotestatem S. Romani abet pertinentes Eccles. S. Donnini cum una petia de terra et una petia de vinea.
De Monasterio S. Geminiani, qui est suppotestatem prefate Eccles. S. Romani abet pertinentia una Eccles. S. Stefani, cum una petia de terra et uno orto; in Cisiano abet sorte una ab se.
De Monasterio S. Petri, qui est de suppotestatem S. Romani abet in Flabbiana manentes uno; in Roncho abet una petia de terra; in Vico abet una petia de terra.
De Monasterio S. Pauli, qui est de suppotestatem S. Romani, abet in Vaccule Eccl. una cum una petia de vinea, et una de petia de terra; in Vico qui dicitur Asulari abet petie de terra tres cum una casella, et una petia de orto, in Umbrelio abet manentes… manentes uno; in Flexo abet una petia de terra et una petia de vinea.
De Monasterio S. Genesii, qui pertinet ipsius S: Romani, abet pertinentia in Salissimo Eccl. una cum quattor petiole de terra; in Deccio abet sorte una ab se.
De Monasterio S. Bartholomei, qui pertinet prefati S. Romani, abet pertinentia in Umbrelio manentes duo, cum una petia de terra in Roncho.
…. Petri qui est de suppotestate ipsius S. Romani, abet pertinentia… manentes duo; in Soborbano abet Eccl. una, cum tres petie de terra…
abet una petia de vinea; in Umbrelio abet una alia petia de vinea.

COMMENTO (Francesco Fiumalbi)
Il documento proposto in questa pagina è un Breve, ovvero un elenco di beni scritto in forma sintetica. E’ una sorta di inventario di beni immobili, relativi al Monastero di San Pietro di Bellerifonsi di Lucca (oggi scomparso), che tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo era pertinente direttamente a San Pietro di Roma, ovvero alla Santa Sede.
In particolare, in questo breve possiamo riconoscere due “elementi” che in qualche modo sono collegati al territorio San Miniato.
Il primo è l’insediamento di Cisiano/Cissiano, probabilmente l’odierno “Cignano” presso Collegalli, oggi nel Comune di Montaione, ma afferente giurisdizionalmente alla Pieve di Corazzano. In realtà, al momento della stipula di questo atto, la pieve non risulterebbe ancora attestata. L’unità abitativa e l’annessa chiesa di Santo Stefano facevano parte delle pertinenze del Monastero lucchese di San Gimignano, dipendente dal Monastero di San Romano a Lucca a sua volta dipendente da San Pietro. Questa filiazione fra monasteri all’epoca era del tutto usuale e non deve stupirci.
In ogni caso il documento ci riporta al tema più generale della situazione altomedievale della media Valdegola, che nei documenti lucchesi dei secoli VIII, IX e X è indicata come Quarantiana (odierno toponimo Corazzano), un toponimo areale corrispondente alla giurisdizione ecclesiastica della pieve di Corazzano. In questa zona, infatti, sono attestati numerosi beni patrimoniali afferenti a istituzioni religiose lucchesi, come il Monastero di San Ponziano o la chiesa di Santa Maria di Sesto di Moriano. Si trattava di istituti che gravitavano nell’orbita pubblica e i cui possedimenti, nel giro di un paio di secoli, andarono a confluire nella mensa vescovile. Sotto il controllo del Vescovo di Lucca, costituirono il nucleo fondante di una curtis, una unità produttiva agricola, che assommava beni di varia provenienza e che poi fu legata alla costituzione e alla gestione della Pieve di Corazzano. Il nucleo di Cisiano/Cissiano costituiva uno dei nuclei demici di questa vasta curtis di Quarantiana, che in seguito verrà più o meno fatta coincidere con il territorio plebano della Pieve di Corazzano, che tuttavia è attestata solamente dall’anno 892. [P. Tomei, Locus est famosus. Come nacque San Miniato al Tedesco (secoli VIII-XII), Edizioni ETS, Pisa, 2018, pp. 32-35].
Nel successivo documento in cui compare Cisiano/Cissiano, datato all’anno 880, il nucleo demico è inequivocabilmente indicato come pertinentes Epis. vestro S. Martini, ovvero di pertinenza del Vescovo di Lucca. In questo arco temporale, fra l’800 e l’880, c’è stato il passaggio chiave e la costituzione della curtis. Scorrendo i vari documenti afferenti alla Pieve di Corrazzano, possiamo seguire le vicende di Cisiano/Cissiano fino al X secolo, quando la località compare nell’elenco delle ville, la cui decima veniva allivellata ad alcuni clientes del vescovado lucchese.
Altro aspetto da sottolineare è poi un “manente”, legato al Monastero di San Pietro di Bellerinfonso che viene indicato “in Elsa”, ovvero in Valdelsa, probabilmente alle estremità sud-orientali della Diocesi Lucchese, nel territorio giurisdizionale della Pieve di San Genesio.


Posizione di Cisiano/Cissiano ovvero Cignano
presso Collegalli (Montaione)
Base cartografica CTR Regione Toscana

Posizione di Cisiano/Cissiano ovvero Cignano
presso Collegalli (Montaione) rispetto a Corazzano
Base cartografica CTR Regione Toscana


mercoledì 3 giugno 2020

LO STEMMA DEL VICARIO DOMENICO DI PIERO PUCCINI A SAN MINIATO

1 commento:
di Francesco Fiumalbi

All’imbocco di Corso Garibaldi, proprio davanti alla Piazza del Bastione, possiamo apprezzare il fronte laterale di un edificio che si affaccia su Piazzetta del Fondo. Ne abbiamo già parlato di questa costruzione, a proposito dell’iscrizione realizzata durante il ventennio fascista [vedi il post “CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE SU UNA PARETE DI SAN MINIATO”].
In questo post focalizzeremo l’attenzione su un elemento della medesima facciata, che si trova esattamente accanto alla porta di accesso al balconcino. Si tratta di una lastra di pietra molto speciale poiché contiene un’iscrizione e uno stemma.


L’elemento lapideo con l’iscrizione e lo stemma
Foto di Francesco Fiumalbi

DOMENICO DI PIERO
PUCCINI V[ICARI]O L’ANNO 1616

Al centro dell’iscrizione compare anche uno stemma, raffigurante un monte a sei cime su cui si elevano tre spighe di grano. Corrisponde allo stemma della famiglia fiorentina dei Puccini, in seguito attestata nel Sestiere di Santo Spirito nel Gonfalone del Nicchio (la zona compresa tra Ponte Vecchio e Palazzo Pitti) (01). Domenico di Pietro Piccini fu Vicario di San Miniato dal 21 agosto 1616 al 20 febbraio 1617, coadiuvato dal notaio Asdrubale Gonnelli da Loro Ciuffenna. Del suo mandato rimangono due registri: uno con gli atti civili e uno con quelli criminali (02). Tuttavia, al momento in cui visse, la famiglia non doveva ancora essersi inurbata a Firenze. Lo stesso Domenico di Piero Puccini lo ritroviamo a Prato, dove fra il 1591 e il 1597 risulta essere “Governatore” e “Spedalingo” della locale Confraternita della Misericordia, che gestiva anche un ospedale (03). Dunque sembra un personaggio ben inserito nella società pratese del suo tempo. Apparteneva certamente ad un rango elevato, tanto da ricoprire ruoli e incarichi politici di rilievo, come quello di Vicario di San Miniato.

L’elemento lapideo nel suo contesto
Foto di Francesco Fiumalbi

Concentriamoci sull’elemento di pietra. Di cosa si tratta? Quale significato dargli? Innanzitutto, osserviamo che si tratta di un parallelepipedo disteso, lungo circa 1 m e alto circa 20 cm. Ha tutta l’aria di essere un architrave. Una porta o una finestra? Difficile dirlo, sicuramente si trattava di un’apertura non molto ampia, non più di 70-75 cm di larghezza. Anche i due fori che si trovano alle estremità fanno pensare alla presenza di elementi metallici di collegamento con i piedritti o stipiti laterali, oppure, più verosimilmente, di fori per l’alloggiamento di una grata (in questo caso sarebbe una finestra) o di due ganci funzionali al posizionamento di un traverso reggitenda. In ogni caso, era molto frequente “marchiare” e/o “firmare” un architrave da parte del committente. Di esempi del genere ne troviamo anche a San Miniato. Dunque, essendo il committente un vicario fiorentino, l’elemento proviene quasi certamente dal Palazzo dei Vicari, ovvero dall’attuale complesso dell’Hotel Miravalle. Ed effettivamente all’anno 1616 sono attestati interventi edilizi, compatibili con la realizzazione di un nuovo architrave (04).
Probabilmente fu rimosso dalla sua sede originaria durante uno dei numerosi interventi edilizi, su tutti quello di ristrutturazione e di riadattamento a Sotto-Prefettura nella seconda metà del XIX secolo. Inoltre, sfuggì alle distruzioni giacobine del 1799 e questo fa propendere per l’idea che la sua collocazione fosse all’interno oppure in posizione elevata e inaccessibili, in un luogo comunque riparato da eventuali razzie e furie devastatrici. Sicuramente, ad un certo punto, è diventato un elemento di cui disfarsi, ma in una società povera di risorse nulla va buttato e tutto può essere riutilizzato. E probabilmente fu preso e reimpiegato per il muro che si vede adesso.

L’elemento lapideo con l’iscrizione e lo stemma
Foto di Francesco Fiumalbi


Corso Garibaldi verso Piazzetta del Fondo
Foto di Francesco Fiumalbi

NOTE E RIFERIMENTI:
(01) Archivio di Stato di Firenze, Ceramelli Papiani, fasc. 3880, fam. Puccini.
(02) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Preunitario, Fondo Vicariato di San Miniato, Atti Civili, n. 246; Atti Criminali, n. 792.
(03) Archivio di Stato di Prato, Archivio Storico dell’Ospedale della Misericordia e Dolce di Prato, Amministrazione Ospedaliera, Ospedale della Misericordia e Dolce, Amministrazione dell’Ospedale della Misericordia, Debitori e Creditori, n. 1595, Campione E, (1592-1595); n. 1596, Campione giallo F (1596-1602); Libri Giornale, n. 1656, Giornale (1591 giu. 1 – 1592 mag. 31); n. 1657 , Giornale (1592 giu. 1 – 1593 mag. 31); n. 1658 , Giornale (1593 giu. 1 – 1594 giu. 30); n. 1659, Giornale (1594 lug. 1 – 1595 giu. 30); n. 1660, Giornale (1595 lug. 1 – 1596 giu. 30); n. 1661, Giornale (1596 lug. 1 – 1597 giu. 30); n. 1662, Giornale (1597 lug. 1 – 1598 giu. 30); Cassa, n. 2016, Entrata et Uscita (1592, giu. – 1593, mag.); Registri dei socci per le stime del bestiame, n. 4540 (1597); Registri delle tele, n. 4909, (1591-1593); Registri dei Baliatici, n. 5266, Baliatici (1594-1598).
(04) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Preunitario, Fondo Vicariato di San Miniato, Deliberazioni dei rappresentanti del Vicariato, n. 1178 (1612 mag. 6 - 1654 ago. 25). Si ringrazia Christian Ristori per la segnalazione.

martedì 26 maggio 2020

TERZIERI E CONTRADE DI SAN MINIATO NEL ‘300

1 commento:
a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
In epoca medievale, più o meno tutti i maggiori centri urbani avevano una suddivisione interna. Genova, Milano, Firenze e Venezia erano suddivise in “sestieri” (6 parti),  Pisa e Arezzo in “quartieri” (4 parti), Siena e Lucca in “terzieri” (3 parti). A cosa servivano queste suddivisioni interne? Erano un modo per garantire una certa misura di omogeneità alla partecipazione alla vita politica e militare della città. Da un certo punto di vista funzionavano come i moderni “collegi elettorali”, ovvero i rappresentanti delle maggiori assemblee civiche venivano eletti proporzionalmente fra i vari cittadini di ciascuna contrada. Tuttavia avevano anche altre funzioni, come quella di provvedere alla guardia delle mura: ogni “settore” organizzava il servizio di guardia fra i propri cittadini e doveva provvedere al controllo di uno specifico tratto del sistema difensivo. Oppure doveva provvedere alla manutenzione di alcune opere pubbliche, principalmente le strade, ma anche scoli, fossi e quant’altro.

LA VITA CIVICA A SAN MINIATO NEL XIV SECOLO
San Miniato era suddivisa in 3 terzieri, che a loro volta erano suddivisi in 7 contrade. Interessante notare come le giurisdizioni amministrative coincidessero con quelle ecclesiastiche: le 7 contrade corrispondevano ad altrettante parrocchie. Negli Statuti del 1337 (1336) abbiamo una completa descrizione delle circoscrizioni cittadine e del loro ruolo nella composizione delle principali istituzioni civiche che erano il Consiglio del Popolo e la Società di Giustizia. Il primo, convocato attraverso il suono della campana situata sulla torre della rocca, si riuniva nel nuovo edificio appositamente realizzato, la domus nova leonis (l’odierno Palazzo Comunale), ed aveva il compito di legiferare su qualsiasi materia, fra cui le regole statutarie e le opere pubbliche, oltre sull’assegnazione degli emolumenti destinati agli ufficiali forestieri. Dai membri di tale assemblea venivano eletti i Signori Dodici, in relazione alla popolazione delle varie contrade cittadine (4 per ogni terziere). I Dodici, fra le altre cose, avevano il compito di nominare il Podestà e il Capitano del Popolo, di norma due forestieri, la cui investitura doveva comunque essere confermata dall’assemblea riunita in forma plenaria. La Società di Giustizia, come suggerito dal nome, si occupava dell’amministrazione della giustizia, con giurisdizione sulle liti pubbliche e private, e della somministrazione delle pene. Tale organo era investito anche del potere di polizia, e più in generale del mantenimento dell’ordine costituito, oltre alle mansioni relative alla manutenzione e all’accrescimento delle fortificazioni difensive. Si componeva di 100 membri, in proporzione fra le varie contrade cittadine, fra cui venivano eletti il Priore e il Gonfaloniere. Ogni contrada aveva un luogo di ritrovo, che generalmente coincideva con uno spazio pubblico. [ASCSM, Preunitario, Comune di San Miniato, n. 2247. Edizione a cura di F. Salvestrini, Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco (1337), Comune di San Miniato, ETS, Pisa, 1994., Libro IV, rubrica <13>, p. 295; Libro IV, rubrica 84 <88>, p. 376].
Nel caso di San Miniato occorre osservare anche un’altra cosa. Il centro si era sviluppato a partire dal “Castelvecchio”, per poi svilupparsi anche in Poggighisi e in Fuoriporta. Avendo probabilmente mantenuto le antiche porte di Castelvecchio, in caso di invasione nemica, all’occorrenza ciascun terziere poteva essere chiuso, in modo che il nemico non potesse occupare tutto l’abitato. E’ una tecnica largamente diffusa e che oggi possiamo ritrovare nelle compartimentazioni che vengono utilizzate nelle navi o nei sistemi antincendio degli edifici.

Le contrade e i terzieri di San Miniato
Schema di Francesco Fiumalbi

L’estensione dei terzieri di San Miniato nel ‘300
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana

L’estensione delle contrade di San Miniato nel ‘300
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana

CASTELVECCHIO
Il Terziere di Castelvecchio comprendeva la parte più antica della città, corrispondente al poggio della Rocca e alla zona di Piazza del Duomo, dell’odierna Piazza della Repubblica (Seminario), di via Vittime del Duomo e di via Pietro Rondoni. Il terziere, al suo interno, era ulteriormente suddiviso in due contrade: la contrada della Pieve o di Santa Maria e la contrada di Santo Stefano che corrispondevano alle rispettive circoscrizioni parrocchiali.

La contrada della Pieve o di Santa Maria

La Contrada della Pieve aveva come simbolo un libro d’oro, circondato da fiori e su campo azzurro (librum giallo cum florettis in campo açurro). In alcuni disegni compare un giglio (Galli Angelini) o un albero (Vensi), ma si tratta di interpretazioni prive di attendibilità. Giurisdizionalmente comprendeva la porzione dell’abitato fra la Portam Fundi e la Portam Gargoççii, ovvero inglobava l’interno poggio della Rocca e le odierne piazza del Duomo e piazza della Repubblica (Seminario), oltre al primo tratto dell’antica via di Castelvecchio, oggi via Vittime del Duomo, fino allo sdrucciolo di Gargozzi. Gli abitanti dovevano radunarsi in platea Sancte Marie et iuxta palatium capitanei, ovvero in Piazza del Duomo o presso il Palazzo del Capitano del Popolo, corrispondente alla porzione occidentale dell’odierno episcopio [Statuti, Libro IV, rubrica 22 <24>, 24 <26>, pp. 315-317].

Emblema della Contrada della Pieve
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

L’Estensione della Contrada della Pieve
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana

Contrada di Santo Stefano
Alla contrada di Santo Stefano non risulta attribuito alcun blasone. I disegni che si vedono in giro, compreso il dipinto del can. Galli Angelini nella Sala del Consiglio Comunale (riprende la croce dell’Ordine di Santo Stefano), sono frutto di ipotesi e fantasia, privi di riscontri documentari. La contrada si estendeva dall’odierna Piazza Buonaparte fino alla Portam Gargoççii, sovrapponendosi al territorio curato dell’omonima chiesa. Gli uomini di Santo Stefano dovevano radunarsi presso il palatium potestatis, ovvero presso il Palazzo del Podestà che occupava il corpo orientale del fabbricato che attualmente ospita la Scuola Secondaria di Grado Inferiore dove, nell’atrio, sono ancora visibili tracce di decorazione pittorica.

Emblema della Contrada di Santo Stefano (sconosciuto)
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

L’Estensione della Contrada di Santo Stefano
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana


FUORIPORTA
Il terziere di Fuoriporta comprendeva la porzione occidentale della città, sviluppatasi lungo tutto il XIII secolo. Comprendeva l’abitato che si affacciava sulle odierne via Augusto Conti, via Ser Ridolfo, via IV novembre, piazza del Popolo, via Cesare Battisti, via Francesco Guicciardini, vicolo dell’Inferno, costa dei SS. Cosma e Damiano. Il terziere, al suo interno, era ulteriormente suddiviso in due contrade: la contrada di Fuoriporta e la contrada di Faognana, corrispondenti rispettivamente alle giurisdizioni parrocchiali della chiesa dei SS. Jacopo e Lucia e della chiesa di San Martino.

Contrada di Fuoriporta
Lo stemma della contrada di Fuoriporta era un leone rampante, sbarrato con una fascia rossa (leonem balçanum cum sbarra rubea). La contrada coincideva con il perimetro parrocchiale della chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, ed andava dalla Portam Fundi fino alla Portam Ser Rodulfi in direzione de Le Colline, ovvero dall’arco all’ingresso di Piazza del Seminario fino alla discesa della Nunziatina dove si trovava la Porta di Ser Ridolfo. Il luogo di raccolta della popolazione era la platea iuxta ecclesiam Sancti Iacobi, la piazza davanti alla chiesa di San Jacopo, ovvero l’odierna Piazza del Popolo.

Emblema della Contrada di Fuoriporta
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

 
L’Estensione della Contrada di Fuoriporta
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana


Contrada di Faognana
La contrada di Faognana, che comprendeva il territorio parrocchiale della chiesa di San Martino e si estendeva dall’omonima porta fino all’odierna Piazza del Popolo. Gli abitanti, che si riconoscevano sotto l’insegna del dragone coronato di rosso su sfondo bianco (draconem choronatum rubeum in campo albo). Si raccoglievano in loco dicto a La Crociata, località oggi non individuabile, ma comunque all’interno del perimetro urbano. Probabilmente si trattava dell’incrocio fra l’attuale via Cesare Battisti e la Costa dei SS. Cosma e Damiano.

Emblema della Contrada di Faognana
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

 
L’Estensione di Faognana
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana


POGGIGHISI
Il terziere di Poggighisi corrispondeva alla porzione orientale dell’abitato, sviluppatasi nel XIII secolo. Comprendeva parte dell’attuale Piazza Buonaparte e andava da una parte fino alla Porta San Benedetto, che si trovava in via Francesco Ferrucci, estendendosi in via Paolo Maioli e via Pietro Bagnoli. Dall’altra arrivava fino alla Porta di Sant’Andrea che si trovava proprio sotto San Francesco, comprendendo viale Giacomo Matteotti, via San Francesco e via Angiolo Del Bravo. Il terziere, al suo interno, era ulteriormente suddiviso in tre contrade: la contrada di Sant’Andrea, la contrada di Pancole e la contrada di Poggighisi, corrispondenti rispettivamente alle giurisdizioni parrocchiali delle chiese di Sant’Andrea, dei SS. Jacopo e Filippo di Pancole e di Santa Caterina.

Contrada di Poggighisi
Seguendo i limiti giurisdizionali della parrocchia di Santa Caterina, la contrada di Poggighisi si estendeva dal limite orientale del centro abitato fino alla portam Pancoli, situata alla metà presso l’odierna Piazzetta di Pancole, alla confluenza fra via Pietro Bagnoli e via Paolo Maioli. In caso di necessità, gli abitati della contrada dovevano riunirsi nella piazza vicino alla Turrim Manardorum, cioè presso l’odierno monumento ai Caduti di Piazza XX Settembre. L’arme di Poggighisi era una lonza, cioè un felino di grandi dimensioni, colorata d’oro e punteggiata di nero (quindi molto simile ad un leopardo), su sfondo azzurro (lonçam ad aurum puntatam de nigro in campo açurro).

Emblema della Contrada i Poggighisi
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

L’Estensione della Contrada di Poggighisi
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana


Contrada di Pancole
La Contrada di Pancole comprendeva la porzione dell’abitato posto lungo la via di Poggighisi fra la Porta di Pancole e l’odierna Piazza Buonaparte corrispondente all’attuale via Paolo Maioli. Coincideva con i limiti parrocchiali della chiesa dei SS. Jacopo e Filippo di Pancole che si trovava esattamente dove adesso c’è la Casa di Riposo “Del Campana-Guazzesi”. Gli uomini di questa contrada dovevano radunarsi presso la chiesa suddetta, e come blasone avevano un grifone dorato (creatura leggendaria con il corpo di leone, la testa e le ali d’aquila) su sfondo azzurro (grifonem aureum in campo açurro).

Emblema della Contrada di Pancole
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

 
L’Estensione della Contrada di Pancole
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana


Contrada di Sant’Andrea
La Contrada di Sant’Andrea comprendeva i limiti della cura d’anime dell’omonima chiesa, situata al di fuori del centro abitato in Loc. Il Riposo, e cioè dall’odierna Piazza Buonaparte fino alla Porta di Sant’Andrea che si trovava in asse con l’asse tergale della chiesa francescana. Gli abitanti della contrada dovevano raccogliersi presso la cruciatam, un incrocio di strade (attuale incrocio fra via Pietro Rondoni e via Angiolo del Bravo?) o, in alternativa presso la casa di Ser Bindi Baroncini. L’arme si presentava con una vipera azzurra su sfondo giallo (viperam aççurram in campo giallo).

Emblema della Contrada di Sant’Andrea
Ipotetica ricostruzione di Francesco Fiumalbi

L’Estensione della Contrada di Sant’Andrea
Schema di Francesco Fiumalbi
Base Cartografica: CTR Regione Toscana

domenica 17 maggio 2020

DBDSM - NACCI EZIO

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DBDSM – NACCI EZIO
Ezio Nacci (San Miniato, 29 agosto 1899 - Masegoso, 8 marzo 1937) figlio di Raffaele e Emilia Rossetti. Reduce della Prima Guerra Mondiale, partecipò nel Corpo Truppe Volontarie alla Guerra Civile Spagnola. Perse la vita durante gli scontri nella Spagna centrale per il controllo della capitale, in località Masegoso, a 180 km ad ovest di Valencia. Era inquadrato come “camicia nera” nella 730a Bandera, comandata dal 1° Seniore Calzonsori. Il suo reparto faceva parte dell’8° Gruppo Banderas della 2° Divisione “Fiamme Nere”, comandata dal Generale Guido Coppi. L’8 marzo 1937, durante uno scontro armato, dopo che altri commilitoni erano stati uccisi dal fuoco nemico, aveva tentato di resistere in posizione avanzata e scoperta, rimanendo ucciso. Per questa sua azione fu insignito della medaglia d’argento alla memoria. 

Nacci Ezio, Medaglia d’Argento alla memoria, 8 marzo 1937
NACCI EZIO di Raffaele e di Rosetti Emilia, da San Miniato, camicia nera 730° bandera (alla memoria). Porta arma, con calma e coraggio esemplari, pur vedendo cadere al suo fianco due compagni, postava la propria arma in posizione avanzata e scoperta e neutralizzava il fuoco di una mitragliatrice avversaria finché non cadde colpito a morte. – Masegoso, 8 marzo 1937-XV. 

FONTI E RIFERIMENTI: Si veda anche l’elenco dei caduti della Battaglia di Madrid, pubblicato su «La Stampa», Anno 71, n. 140 del 14 giugno 1937, p. 1; Regio Decreto 16 dicembre 1937, registrato alla Corte dei conti li 25 gennaio 1938 guerra, Registro n. 2, foglio n. 221, in Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali, n. 42 del 27 luglio 1939, Ministero della Guerra, p. 3597; cfr. R. Boldrini, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, p. 207. Si veda il post I SANMINIATESI E LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA 1936-1939.

DBDSM - GROSSI ADONE

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DBDSM – GROSSI ADONE
Adone Grossi (San Miniato, 6 agosto 1901 - Alhama de Aragòn, 4 aprile 1938) figlio di Benedetto. Partecipò nel Corpo Truppe Volontarie alla Guerra Civile Spagnola, dove morì presso Alhama de Aragón, a circa 70 km a sud-ovest di Saragozza, a seguito dell’insorgenza della setticemia dopo essere rimasto ferito in combattimento. Il suo nome figura, infatti, nell’elenco dei caduti italiani sepolti nel Sacrario Militare Italiano di Saragozza, annesso alla chiesa di Sant’Antonio di Padova, realizzato fra il 1937 e il 1940.

FONTI E RIFERIMENTI: I 204 Legionari italiani caduti nella battaglia dell’Ebro, su «La Stampa», Anno 72, n. 93 del 19 aprile 1938, p. 2; cfr. R. Boldrini, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, p. 149. Si veda il post I SANMINIATESI E LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA 1936-1939.

DBDSM – EUFEMI FLORINDO

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DBDSM – EUFEMI FLORINDO
Florindo Eufemi (Grasse, 5 agosto 1912 - Albacete, 13 settembre 1938) figlio di Paolo e Nella Caparrini, emigrati in Francia. All’età di pochi anni, assieme ai genitori, rimpatriò a San Miniato e condusse una vita “normale”, aiutando la famiglia nel lavoro di venditore ambulante e impegnandosi nel ciclismo. Nel periodo 1933-34 aveva prestato regolarmente il servizio militare, inquadrato nel 3° Reggimento Bersaglieri. Concluso il periodo di leva, conseguì numerose vittorie nelle gare ciclistiche. La più prestigiosa fu nell’agosto 1936 al Giro della Corsica, per la quale ottenne il passaporto con validità fino al 6 settembre. Il Consolato di Bastia riferì che Eufemi si era dimostrato fervente fascista, anzi esuberante nelle manifestazioni esteriori di attaccamento al Regime. Poco dopo, ottenne un secondo passaporto per partecipare alla gara Genova-Nizza che si tenne il 22 novembre 1936. Chiese di poter prolungare il passaporto, ma gli fu negato dal Consolato di Nizza. Da quel momento si rese irreperibile. Nel febbraio 1937 la sua foto segnaletica apparve sul Bollettino dei ricercati, indicato come “sovversivo” e residente in Spagna.
Durante la Battaglia dell’Ebro, il 13 settembre 1938, perse la vita Florindo Eufemi, colpito mortalmente durante il cannoneggiamento della città di Albacete, a circa 140 km a sud-ovest di Valencia. In Spagna, infatti, si era arruolato nella “Brigata Garibaldi”, comandata da Rodolfo Picciardi, ex Segretario del Partito Repubblicano ed esule in Svizzera, poi Vicepresidente del Consiglio dei Ministri fra il 1947 e il 1948. Nella Brigata erano presenti anarchici (circa il 10%), comunisti (circa il 40%), socialisti, repubblicani e altri (circa il 10%), mentre il restante 40% era costituito da persone la cui appartenenza rimane sconosciuta e probabilmente si tratta di non aderenti formalmente a formazioni politiche organizzate. La “Brigata Garibaldi” era organizzata in quattro battaglioni e Florindo Eufemi faceva parte di una Compagnia di Mitraglieri del 4° Battaglione, comandato da Ignacio Muniz e il cui commissario politico era Enrique Flores.

A Florindo Eufemi è intitolata la piazza antistante l'Istituto Tecnico "C. Cattaneo", lungo via Catena a San Miniato.



FONTI E RIFERIMENTI: Archivio dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione In Italia, Fondo  Archivio dell'Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna, Busta 4, Fasc. 23; D. Fiordispina, Giuseppe Gori e compagni, San Miniato, 1994, p. 147-142; Il Battaglione Garibaldi, a cura di A. Lopez, Quaderni dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna, n. 7, Roma, 1990; R. Boldrini, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, p. 109. Si veda il post I SANMINIATESI E LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA 1936-1939.

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