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lunedì 22 luglio 2024

LO SCOPRIMENTO DELLA COPIA DEL BASSORILIEVO DI GIROLDO DA COMO – 22 LUGLIO 2024 NELL’80° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DEL DUOMO DI SAN MINIATO

Il 22 luglio 2024, in occasione della commemorazione nell’80° anniversario della Strage del Duomo di San Miniato, è stata scoperta la copia del bassorilievo di Giroldo da Como. L’originale, conservato presso il Museo Diocesano d’Arte Sacra e raffigurante il tema iconografico dell’Annunciazione, proprio la mattina del 22 luglio 1944, venne danneggiato dalla cannonata statunitense che determinò la morte di 55 civili.

Il bassorilievo di Giroldo da Como danneggiato
Foto Cesare Barzacchi (luglio-agosto 1944)

La cerimonia di scoprimento è stata officiata dal Vescovo di San Miniato mons. Giovanni Paccosi ed ha visto la partecipazione di numerose autorità.
Di seguito il video del momento dello scoprimento, qui pubblicato per gentile disponibilità dell’autore Michele Fiaschi.


Di seguito la trascrizione del discorso pronunciato dal Vescovo Paccosi:

Il 22 luglio 1944 a San Miniato, proprio qui, una bomba uccise 55 innocenti, che avevano cercato riparo tra le mura della Cattedrale che, come un luogo sacro, avrebbe dovuto proteggerli dalla violenza degli scontri e dai bombardamenti.

Per questo mi appresto a ricollocare, nel punto previso dove si trovava fino a quel giorno, il bassorilievo di Giroldo da Como, che è l’unica opera superstite della primitiva chiesa, che poi sarebbe diventata la Cattedrale. Proprio lì [indicando il luogo dove è collocata l’opera] fu oggetto dell’impatto con la bomba che, entrando da quella finestra che ora è chiusa [indicando l’apertura semicircolare, oggi tamponata], la spezzò, senza distruggerla, […] poi rimbalzò e scoppiò in mezzo alla gente.

L’opera fu raccolta nei vari pazzi e ricomposta, pochi anni dopo, senza ricostruire le parti mancanti, nel Museo Diocesano dove si trova attualmente. Si lasciò rotta l’immagine proprio a ricordare la strage, ma la sua collocazione ne fece perdere poi il ruolo di testimone muto dell’orrore e le parti mancanti resero anche impossibile comprenderne il valore altissimo da un punto di vista artistico e anche il suo valore storico. Diciamo così, cadde un po’ nell’oblio.

Rivederla qui, come faremo adesso, in una copia fedele, fatta con le tecniche della scansione 3D e con l’opera artistica di coloro che l’hanno realizzata, è una documentazione che abbiamo potuto fare grazie alla reintegrazione delle parti mancanti, grazie a delle foto a grande risoluzione che l’Archivio Alinari conservava. E quindi la possiamo anche apprezzare nel suo valore artistico e simbolico, oltre che per la sua importanza storica.

Come vedrete, si è voluto apporre una luce rossa, che provenendo dalla finestra riproduce la traiettoria della cannonata, a ricordo di quella mattina. Colpisce proprio come la bomba colpì proprio il cuore della Madonna nell’immagine, quasi a significare che quel colpo spezzò il cuore della comunità civile e religiosa di San Miniato, che da quasi otto secoli si ritrova in questa Cattedrale per celebrare le gioie e i dolori della Città.

Ci sarebbe molto da dire anche sul valore storico di quest’opera d’arte, che fu fatta realizzare nel 1274 – sono 750 anni - da quel Dego de’ Cancellieri che proprio solo in quell’anno fu Podestà del Comune San Miniato. Fu nominato dal Re Carlo d’Angiò e dal Papa Beato, Gregorio X, per sottrarre San Miniato dal controllo imperiale. Infatti di lì a poco, i Vicari poi lasciarono San Miniato e la città fu libera. […] Sono lieto che l’Accademia degli Euteleti, con una decisione presa già prima di questa iniziativa, ha deciso di dedicare un convegno di studi, il primo dedicato proprio a Giroldo da Como e a quest’opera così importante da riscoprire. Nella legenda abbiamo posto sotto l’immagine un codice QR, [che rimanda ad una pagina] in cui si può trovare una spiegazione dettagliata dell’opera e soprattutto dei fatti di quel giorno. Tutti coloro che entrano qui – entrano anche tanti turisti – possano vedere e capire.

Ringrazio tutte le autorità presenti, ma in particolare la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato: con il contributo economico che ci ha elargito ha reso possibile questa iniziativa. Poi ringrazio la ditta Paolo Costa di Carrara, per la realizzazione della copia con le moderne tecniche di lavorazione e con tanta maestria. E poi ringrazio Opera Laboratori per l’illuminazione, la Soprintendenza di Pisa che ci ha seguito in questo lavoro e la nostra Elisa Barani che ha seguito passo passo il processo di realizzazione dell’opera che ora scopriamo.

La locandina dell’iniziativa
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mercoledì 20 settembre 2023

SAN MINIATO 1622. NASCITA DI UNA DIOCESI - Presentazione del libro 19 settembre 2023

Presso la Biblioteca del Seminario Vescovile, martedì 19 settembre 2023 si è svolta la presentazione del libro San Miniato 1622. Nascita di una diocesi. La pubblicazione si compone di due parti: la prefazione redatta dal prof. Gaetano Greco e dalla trascrizione, curata da Graziano Concioni (scomparso nel 2017) dei documenti conservati nel fascicolo Processo relativo alla erezione della Diocesi (1622) presso l'Archivio Vescovile di San Miniato. Si tratta di un manoscritto settecentesco, che ripropone in copia il carteggio e i documenti prodotti durante la fase che portò all'erezione della Cattedra Vescovile di San Miniato.


Alla presentazione sono intervenuti mons. Giovanni Paccosi Vescovo di San Miniato, Don Francesco Ricciarelli Direttore della Biblioteca del Seminario, l'avv. Giovanni Urti per la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato che ha finanziato l'opera e il prof. Gaetano Greco, Ordinario di Storia Moderna presso il Dipartimento di Filologia e critica delle letterature antiche e moderne dell'Università di Siena.

Di seguito il video e alcune immagini della presentazione (a cura di Francesco Fiumalbi):






sabato 3 dicembre 2022

[VIDEO] DON NELLO MICHELETTI: L'IMPEGNO CIVILE E CULTURALE DI UN PARROCO DEL NOVECENTO - 25 NOVEMBRE 2022

 a cura di Francesco Fiumalbi

Venerdì 25 novembre 2022, presso la chiesa dei SS. Martino e Stefano di San Miniato Basso, si è svolta la conferenza sul tema Don Nello Micheletti: l'impegno civile e culturale di un parroco del Novecento. L'iniziativa è stata organizzata dalla Fondazione Istituto Dramma Popolare, in collaborazione con l'Accademia degli Euteleti e con la Parrocchia di San Miniato Basso.

Dopo i saluti iniziali del Vescovo di San Miniato mons. Andrea Migliavacca e del Sindaco di San Miniato Simone Giglioli sono intervenuti Marzio Gabbanini, Alexander Di Bartolo e Francesco Fiumalbi. 

Don Nello Micheletti è stato parroco di San Miniato Basso dal 1924 al 1966 ed ha fondato il settimanale diocesano La Domenica nel 1937, da cui fu allontanato per le posizioni critiche rispetto ad alcune tematiche legate al regime. Convinto antifascista, fu nominato assessore della Giunta Municipale del Comune San Miniato dal settembre 1944 al luglio 1945. Presidente dell'Accademia degli Euteleti, nel 1947 fu tra i fondatori dell'Istituto Dramma Popolare e contribuì alla realizzazione di numerose iniziative a carattere culturale, fra cui la Mostra del Cigoli e del suo Ambiente nel 1959. Nel 1952 fu tra i promotori della proposta di unire San Miniato e San Miniato Basso in un'unica grande città.


Di seguito il video della serata:








sabato 21 luglio 2018

LA CHIESA SANMINIATESE E IL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DEL DUOMO

di Francesco Fiumalbi


INTRODUZIONE
Il primo anniversario della Strage del Duomo di San Miniato fu uno dei momenti cruciali del Dopoguerra per la comunità cittadina e per la Curia diocesana. La triste ricorrenza coincise con la presentazione degli esiti della “Commissione d’Inchiesta”, costituita all’indomani del passaggio del fronte bellico (21 settembre 1944) dalla nuova Giunta Comunale nominata dal Governo Alleato su indicazione del CLN di San Miniato. La commissione – presieduta dal Sindaco Emilio Baglioni – svolse una lunga istruttoria, raccolse informazioni, testimonianze e perizie sull'esplosione che provocò la morte di 55 civili all'interno della Cattedrale la mattina del 22 luglio 1944. Nell'ultima seduta, tenutasi il 27 giugno 1945, la commissione affidò la redazione delle conclusioni ad una persona estranea all'ambiente cittadino, individuata nel Giudice del Tribunale di Firenze Dott. Carlo Giannattasio. Quest'ultimo, il giorno 13 luglio 1945, inviò la relazione alla commissione d'inchiesta, poi trasmessa al sindaco il 17 luglio successivo [cfr. M. Battini e P. Pezzino, Guerra ai Civili. Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944, Saggi Marsilio, Venezia, 1997, pp. 107-108].

LA CIRCOLARE DI MONS. ROSATI VICARIO GENERALE
Appresi i risultati della cosiddetta Relazione Giannattasio, la Curia vescovile prese una posizione ufficiale attraverso una lettera circolare, a firma del Vicario Generale Mons. Gioacchino Rosati e inviata a tutti i parroci della Diocesi di San Miniato. Questa lettera, rimasta finora sconosciuta alla storiografia, è stata rinvenuta all’interno di un archivio privato e in questo post è riproposta e analizzata in ogni sua parte.
Il 22 luglio 1945 cadeva di domenica e la relazione fu concepita come un vero e proprio comunicato diffuso in tutte le parrocchie affinché fosse letta ai fedeli in tutte le Messe e nelle Funzioni serali della Domenica successiva al ricevimento della stessa. La lettera riporta la data del 22 luglio 1945, ma si può immaginare che la sua stesura sia avvenuta qualche giorno prima, visto che la Relazione Giannattasio era nota almeno dal 13 luglio.
Inoltre l’intervento fu affidato al Vicario Generale, dal momento che sul Vescovo Ugo Giubbi pendeva la volgata diffamatoria che lo voleva complice degli autori della strage, all’epoca individuati in ignoti militari germanici. D’altra parte l’interpretazione della drammatica concatenazione degli eventi che si susseguirono la mattina del 22 luglio 1944, culminati con l’eccidio, ha da sempre diviso la comunità sanminiatese. La storiografia più recente, tuttavia, ha ormai chiarito che la strage fu un drammatico “effetto collaterale” di un violento cannoneggiamento statunitense.


LA POSIZIONE DELLA DIOCESI RISPETTO ALLA RELAZIONE GIANNATTASIO
La Diocesi sottoscrisse in pieno le conclusioni della Relazione Giannattasio, così sintetizzabili:
  1. il    Vescovo Giubbi era assolutamente estraneo all’eccidio; 
  2. l’opera che il Clero di S. Miniato svolse, in quei tristissimi giorni, fu superiore ad ogni elogio.
Tuttavia, quello della difesa del Vescovo appare centrale e prioritario. D’altra parte lo stesso Mons. Giubbi, sulle pagine del suo diario in data 25 settembre 1944, ebbe ad annotare: «seppi ancora che è quasi generale l’accusa che mi si muove circa i fatti del 22 luglio. E persi tempo a discutere… sempre le solite cose, i soliti argomenti che non levano un ragno da un buco, perché non si arriverà mai a persuadere che non si vuol persuadere. Mi si dice: “perché non parla per difendersi”. Ma mi pare di non doverlo fare: primo perché davanti a Dio sono certamente colpevole, non della cosa, ma di non essere stato tanto buono da meritare dal Signore la grazia che essa non avvenisse: e poi mi pare brutto che dopo 16 anni che sono qui e sono conosciuto, mi debba scagionare di una cosa che sarebbe peggiore di ogni assassinio…». E poi ancora «Io voglio lasciare tutto nelle mani di Gesù. Sopportare questa menomazione del mio nomee (oh! La mia fama e il credere che tutti mi volessero bene!...) per sconto dei miei peccati e non lasciarmi distrarre da ciò che è il mio dovere: ricercare Gesù, fino a farne veramente la mia vita, sia di ufficio: curare, meglio che non abbia fatto fin qui la Diocesi». [estratto da Il segreto del Vescovo Giubbi pastore della Diocesi di San Miniato dal 1928 al 1946, a cura di F. Mandorlini, Ufficio Comunicazione Sociali e Cultura della Diocesi di San Miniato, Supplemento al n. 33 di Toscana Oggi del 24/09/2006]

La premura del Vicario Rosati, oltre a voler ribadire i fatti per come erano stati ricostruiti dalla Relazione Giannattasio – Oggi però che la luce è fatta  sembra anche voler ricucire quelle posizioni critiche assunte da alcuni sacerdoti rispetto all’operato del Vescovo. Infatti Mons. Giubbi nel suo diario, il 1 novembre 1944, ebbe a scrivere: «Stasera ho saputo che un sacerdote va sparlando di me in pubblico (affare del Duomo, lettera del Gennaio…) tanto che è stato ripreso dai secolari… Capisco che non ha buon sangue con me, perché ho dovuto richiamarlo più volte al dovere per cose assai gravi… Ed ora… si vendica. Mi è dispiaciuto e in un primo momento di risentimento interno avrei voluto punirlo di quello che va dicendo… ma voglio pregare prima perché se anche sarà bene far questo non lo voglio fare per difendere me, ma Gesù… e per il suo bene. Voglio pensare bene come agire. Se mai gli scriverò una lettera e tenterò di parlargli di cuore. Ma se esso è così, non può dipendere che io non ho saputo prenderlo e perché io non ho pregato molto per la sua conversione? C sarà in lui della cattiveria, a c’è anche molta poca luce… e se fosse per causa mia? Gesù perdonami e perdonalo! Abbi pietà di me». [Relazione della commissione di studio sula figura del Vescovo Ugo Giubbi, a cura di P. Morelli, Tip. Palagini, San Miniato, 2002, pp. 78-79]

E proprio su questo punto si sofferma Mons. Rosati, tanto da chiudere la Circolare con questa citazione che ha il sapore di un’ammonizione rispetto alla posizione e al comportamento da tenere: «Iddio non dovrà ripetere quanto dettò al Salmista: “Non toccate le persone a me consacrate e non malignate contro di esse” (Salmo CIV, v. 15) né la Chiesa, a riguardo del Vescovo dovrà suscitare l’eco delle gravi parole che a Lui disse nel consacrarlo: “Chi lo avrà maledetto, sia egli maledetto e chi lo avrà benedetto sia ricolmo di benedizioni” (Pont. Rom.): ma userà misericordia il Signore a chi non fu cauto nel prestare orecchio alle voci calunniose; e benedirà a chi, col Vescovo, pianse e pregò e perdonò». Sono parole che sembrano davvero essere scritte per far presa sul “lettore” – verosimilmente il sacerdote – e non sul “popolo” che difficilmente avrebbe compreso le colte citazioni.

Infine, è da notare l’assoluto silenzio a proposito delle responsabilità sulla strage. Alcuni sacerdoti – come il Can. Enrico Giannoni – sostennero fin da subito la “tesi americana”, ma nella Circolare il Vicario Rosati non fece cenno né ai tedeschi né agli Alleati. Il 22 luglio 1945 la Cattedrale era ancora chiusa, la comunità cittadina era ancora impegnata ad affrontare il difficile dopoguerra e la Curia era lacerata dalla diffamazione al Vescovo. È comprensibile, dunque, che una volta rese note le conclusioni della relazione Giannattasio, la Diocesi non potesse far altro che stemperare le tensioni e sollevare il macigno che pesava su Mons. Giubbi, accogliendo in toto le affermazioni del Giudice del Tribunale di Firenze. E tutto questo senza preoccuparsi delle responsabilità militari, avendo acclarato che il Vescovo era stato dichiarato assolutamente estraneo all’eccidio. In quel momento, la Chiesa sanminiatese aveva altre priorità, rispetto a lanciarsi in una polemica fra tedeschi e americani che non avrebbe fatto altro che alimentare tensioni, divisioni e lacerazioni.

Di seguito il testo della Circolare:



CURIA VESCOVILE DI S. MINIATO
PRIM ANNIVERSARIO DELL’ECCIDIO NELLA CATTEDRALE
Circolare di Mons. Vicario Generale
     M. R. Signore,
in seguito all’eccidio avvenuto il 22 luglio 1944, nella nostra Cattedrale, la Giunta Municipale di S. Miniato nominava una Commissione allo scopo che “nell’Archivio cittadino rimanesse un Documento che fissasse nel tempo come era avvenuto il luttuoso fatto ed eventualmente ne stabilisse la responsabilità”.
Al termine dell’inchiesta “fu deciso, molto saggiamente, di affidarne la relazione a persona competente, ma estranea all’ambiente Samminiatese, onde assicurare alle conclusioni finali la massima serenità e obbiettività”.
Il Dott. Carlo Giannattasio, Giudice del Tribunale di Firenze, è stata la persona competente ed estranea cui fu affidato l’incarico.
Egli, il 13 luglio corr. Mese ha rimesso la relazione la quale, ormai, è in dominio del pubblico. Questa relazione, per la parte delle eventuali responsabilità del tragico avvenimento, così conclude: “Le Autorità religiose, che si sostituirono alle Autorità civili mancanti, dettero alla popolazione ogni assistenza spirituale e materiale, comunicando ai cittadini gli ordini che il comando germanico trasmetteva verbalmente. Mons. Vescovo non si trovò presente nella Cattedrale nel momento più doloroso, perché si era recato a celebrare la Messa nella Cappella del rifugio, ma era stato fino a poco tempo prima fra i fedeli a pronunciare parole di incoraggiamento, ad incitare alla preghiera e, appena possibile, ritornò nella Cattedrale, ove altri Sacerdoti impartivano l’assoluzione ai morenti e davano soccorso ai feriti. L’opera che il Clero di S. Miniato svolse, in quei tristissimi giorni, è superiore ad ogni elogio…”
Stando così le cose, a me, quale Vicario Generale della Diocesi, non resterebbe che prendere atto, con compiacenza, di tale conclusione, e limitarmi ad esortare gli amati e venerabili Parroci di curare la più ampia diffusione della relazione stessa.
Ma poiché, nei primi tempi dell’eccidio, si osò, con inqualificabile calunnia, coinvolgere nelle responsabilità del tragico fatto, il ven.mo ed amat.mo Nostro Vescovo, credo mio dovere il dichiarare oggi quanto segue:
1. Addolorò al sommo anche l’animo mio, tale calunnia; ma non intervenni a rivelarla ed a sfatarla, perché mi sembrava di fare offesa alla cittadinanza ed alla Diocesi, col solo pensare che, in S. Miniato e tra i nostri popoli, vi fosse chi potesse prestar la minima fede a tale voce calunniosa,
2. Quando però dovetti, purtroppo, constatare, che sfruttandosi semplici apparenze, tale voce calunniosa si diffondeva, io voleva allora intervenire e controbatterla, ma fui trattenuto dal farlo dalle seguenti ragioni:
I.  S. Ecc. Mons. Vescovo non volle la difesa della sua innocenza dagli uomini; ma la rilasciò a Dio, l’unico infallibile giudice delle azioni umane e difensore della innocenza. In ciò l’amato Pastore imitava il Santo Vescovo Francesco di Sales, il quale, a chi lo eccitava a difendersi da ignominiose calunnie, rispondeva: “Lo so che a Parigi mi si stracciano le vesti; ma Iddio penserà a rassettarle”.
II. Non mi sembrò, e non lo era prudente, che io intervenissi, con un atto ufficiale, quando la inchiesta, voluta lodevolmente dalla Giunta Comunale, ormai era in corso. Un mio intervento poteva giustamente essere interpretato nocivo al tranquillo e sereno svolgimento della istruttoria.
3. Oggi però che la luce è fatta, ed è fatta in modo il più oggettivo, debbo a ragione sperare che la fosca nube “che si osò stendere ad ombra sinistra” sull’operato del degno Presule, sia ormai dissipata; e si ricordino invece e si valorizzino i gesti nobili del nostro Vescovo nel triste periodo della emergenza e cioè:
I. gli sforzi fatti, purtroppo senza meritato effetto, “per far dichiarare, dalle Autorità militari tedesche, città aperta, S. Miniato”.
II. L’opera prestata, e questa con pieno effetto, “per liberare DODICI ostaggi della Catena (frazione di S. Miniato) presi dalle Autorità tedesche per vendicare la uccisione di un loro Ufficiale in quella località, compiuta da un civile”.
4. Voglio pur credere che l’opera del Clero non solo di Samminiato, ma di tutta la Diocesi spiegata per il popolo durante l’emergenza di Guerra, sarà oggettivamente riconosciuta e meritamente apprezzata.
Se così sarà, Iddio non dovrà ripetere quanto dettò al Salmista: “Non toccate le persone a me consacrate e non malignate contro di esse” (Salmo CIV, v. 15) né la Chiesa, a riguardo del Vescovo dovrà suscitare l’eco delle gravi parole che a Lui disse nel consacrarlo: “Chi lo avrà maledetto, sia egli maledetto e chi lo avrà benedetto sia ricolmo di benedizioni” (Pont. Rom.): ma userà misericordia il Signore a chi non fu cauto nel prestare orecchio alle voci calunniose; e benedirà a chi, col Vescovo, pianse e pregò e perdonò.
Questa mia circolare sia letta ai fedeli in tutte le Messe e nelle Funzioni serali della Domenica successiva al ricevimento della stessa.

Con riverente affetto
S. Miniato, dalla Curia Vescovile
Il 22 luglio 1945
IL VICARIO GENERALE
Mons. G. Rosati

domenica 3 aprile 2016

SAN MINIATO NELL' "ORBE CATTOLICO" DI GIROLAMO PETRI

a cura di Francesco Fiumalbi

In questo post è proposto il breve testo dedicato a San Miniato contenuto nell'Orbe Cattolico, pubblicato a partire dal 1858 da Girolamo Petri (Onano, VT, 1806 – Roma, 1871), già minutante (cioè si occupava di scrivere le “minute” di corrispondenza fra uffici, etc) presso la Segreteria di Stato Pontificio dal 1847.
La premessa all'opera sta nel fatto che «la Storia sacra espone per successione di tempi l’origine, i progressi ed i trionfi della fede; la Geografia sacra presenta allo sguardo i luoghi dove la fede stessa ebbe culla, ove si diffuse e si stabilì, e dove questo prezioso dono si mantiene tuttavia. Pubblicandosi adunque un'Atlante completo di Geografia sacra, accompagnato da brevi notizie storiche [...]».
Siamo in un periodo, quello alla metà dell'800, in cui la ricerca storico geografica fece notevoli passi avanti. L'impulso a questo progresso sta certamente nella formazione ed elaborazione di un vero e proprio “pensiero scientifico”, con la ricerca di modalità di elaborazione e comunicazione delle informazioni innovative. Si sviluppano vari livelli di conoscenza: quella tematica, specifica, minuta, destinata ad una platea ridotta (attenta ai dettagli di un episodio, di un luogo o di un'istituzione) e quella generale, organizzata, destinata ad un pubblico ampio (attenta ad abbracciare in forma sintetica fenomeni o situazioni complesse). L'opera di Petri si inserisce in questa seconda categoria.

Negli stessi anni era in corso di pubblicazione anche il Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai giorni nostri di Gaetano Moroni, in 103 volumi editi dal 1840 al 1879 [vedi il post SAN MINIATO NEL DIZIONARIO DI ERUDIZIONE STORICO-ECCLESIASTICA]. Tuttavia l'opera di Petri si distingue da questa per due aspetti: la modalità sintetica con cui sono proposte le informazioni, e la “componente” geografica. Si tratta, infatti, di un “Atlante” organizzato in Tavole grafiche, per ciascuna delle quali è proposta una descrizione delle varie Diocesi.
L'opera di Petri è suddivisa in tre volumi: nella prima parte la Giudea, i Patriarcati antichi il Planisfero e gli Stati Italiani la Corsica e la Svizzera, nella seconda l'Europa e, infine, nella terza parte l'Asia, l'Africa, l'Oceania e le Americhe. Quella di San Miniato è inserita nella cosiddetta “Provincia Ecclesiastica” di Firenze, all'interno del primo volume.

G. Petri, L'Orbe Cattolico
ossia Atlante Geografico Storico Ecclesiastico, Parte Prima,
Tipografia della Reverenda Camera Apostolica, Roma, 1858,
frontespizio.

Di seguito è proposto l'estratto da G. Petri, L'Orbe Cattolico ossia Atlante Geografico Storico Ecclesiastico, Parte Prima, Tipografia della Reverenda Camera Apostolica, Roma, 1858, pp. 340-341.

S. MINIATO
S. Miniati

Città fregiata della sede vescovile da papa Gregorio XV con bolla Pro excellenti etc. del 17 dicembre 1622. Anticamente fu residenza de' vicarj imperiali, e di un tribunale di appello. Sostenne spesse guerre con Firenze, cui soggiacque nel 1370. La granduchessa Maddalena d'Austria fu larga di beneficenze pe' Samminiatesi, e la statua a Lei eretta addita la gratitudine de' medesimi. Si ritiene per fermo che le famiglie Borromeo e Bonaparte quivi avessero culla. - La cattedrale è sacra a Maria Vergine ed a S. Ginnesio.

Caposesti n. 6. - Parrocchie n. 97. - Anime n. 92225

Province Ecclesiastiche di Pisa e Firenze
ed altre Diocesi nella Toscana Superiore
Tav. XXXII, a corredo de L'Orbe Cattolico
ossia Atlante Geografico Storico Ecclesiastico,
Parte Prima, Tipografia della Reverenda
Camera Apostolica, Roma, 1858.

Province Ecclesiastiche di Pisa e Firenze
ed altre Diocesi nella Toscana Superiore
Tav. XXXII, a corredo de L'Orbe Cattolico
ossia Atlante Geografico Storico Ecclesiastico,
Parte Prima, Tipografia della Reverenda
Camera Apostolica, Roma, 1858,
con l'indicazione della Diocesi di San Miniato.

domenica 3 gennaio 2016

IL VESCOVO MORIGIA NELLE "MEMORIE STORICHE DE' CARDINALI" DI L. CARDELLA

a cura di Francesco Fiumalbi

In questa pagina è proposta la trascrizione del testo dedicato a Jacopo Antonio Morigia ( Milano, 23 febbraio 1633 – Pavia, 8 ottobre 1708), settimo Vescovo della Diocesi di San Miniato, dal 1 settembre 1681 al 15 febbraio 1683 (quando fu eletto Arcivescovo della Diocesi di Firenze, prendendone possesso il 18 febbraio), contenuto nell'opera di Lorenzo Cardella, dal titolo Memorie Storiche de' Cardinali di Santa Romana Chiesa, tomo VIII, pubblicato in Roma nel 1794. Si tratta di una sintetica nota biografica del Jacopo Antonio Morigia, che ebbe una “carriera” ecclesiastica molto importante, divenendo Arcivescovo di Firenze (1683), Cardinale col titolo di Santa Cecilia (1695), Arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore ed eletto, infine, Vescovo della Diocesi di Pavia (1700) dove rimase fino alla morte.

Lo stemma del Vescovo Jacopo Antonio Morigia
Tratto da Cronologia Sacra de' Vescovi dell'Arcidiocesi di Firenze
composta da Luca Giuseppe Cerracchini, Firenze, 1716, p. 234

Estratto da Lorenzo Cardella, Memorie Storiche de' Cardinali di Santa Romana Chiesa, tomo VIII, Stamperia Pagliari, Roma, 1794, pp. 26-29:

«[026] Jacopo Antonio Morigia di rispettabile famiglia Milanese, abbracciato nel 1651. in età di tredici anni l'Istituto dei Religiosi detti Barnabiti, divenne insigne filosofo, e teologo, ed eccellente oratore. Insegnò in Macerata, ed in Milano le filosofiche facoltà e predicò la divina parola nei pulpiti più rispettabili dell'Italia con plauso universale. Promosso alle prime cariche dell'Ordine, con virtuosa costanza sempre rinunziolle. Ma non così agevolmente gli riuscì di ricusare i favori di Cosimo III. Granduca di Toscana, che trasceltolo a suo teologo, e precettore di suo figlio primogenito Ferdinando, poco appressò cioè nel 1681. lo nominò al Vescovado di Sanminiato, e non già di Prato, come scrive il Battaglini nel luogo prossimo a citarsi, che il Morigia non seppe indursi ad accettare, se non costretto da un'espresso comando del Papa Innocenzio XI. Trasferito dallo stesso Innocenzio nel 1683. all'Arcivescovado di Firenze, si dolse sinceramente presso il Granduca di cotale traslazione, accaduta contro sua volontà, ma gli convenne sottomettersi ai volèri, non meno del Pontefice, che del Sovrano. E qui è da notarsi la differenza, che passa tra l'Ughellio, e il Richa nelle Notizie Storiche delle Chiese Fiorentine, intorno all'anno, in cui avvenne la traslazione del Cardinale Morigia dal Vescovado di S. Miniato [027] all'Arcivescovado di Firenze. Il primo nel T. 3. dell'Italia Sacra alla pag. 193. scrive, che quella seguì il giorno 11. di Gennaro del 1683. Il secondo per lo contrario nel Tomo sesto pag. 322. afferma senza indicare nè il mese, nè il giorno: che succedè nell'anno 1682. Noi non sappiamo a chi prestar fede fra quelli due Scrittori, i quali però si possono agevolmente insieme conciliare dicendo, che il primo averà forse inteso parlare dell'elezione, e il fecondo della confermazione, onde non è suor di proposito che fosse eletto nel Decembre del 1682, e preconizzato o sia confermato nel Concistoro degli 11. di Gennaro del 1683. II Guarnacci però dice chiaro, che tale traslazione avvenne nel 1682., scrivendo, che anno vix elapso, quo pastorale munus impleverat, Archiepiscopatui admovetur Fiorentino, onde pare sia fuor di dubbio, che nel 1682, fosse fatto Arcivescovo di Firenze. Nel governo di quella Metropolitana, alla quale presiedè con somma lode, e plauso universale per lo spazio di diciassette anni, ed in cui due volte celebrò il sinodo, ed ebbe idea di aprire il Seminario, il qual utilissimo progetto per allora non andò avanti, si diportò il Morigia con estrema dolcezza, e benignità, conciliandoli non meno l'amore del Clero, che della Nobiltà, e la venerazione del popolo, e singolarmente della povera gente, che riguardavate qual'amorosissimo padre. Nella nuova dignità ebbe varie occasioni di dar pascolo alla sua pietà e divozione; conciosiaché dovette assistere alle solenne traslazioni delle Reliquie di S. Zanobi; e di S. Maria Maddalena de' Pazzi, ed alla ricognizione dell'incorrotto cadavero di S. Andrea Corsini a motivo del trasporto di detto Santo dalla vecchia cappella alla nuova, e maestosa, avvenuto nel 1688. Nell'anno stesso benedì nella sua Metropolitana la reale sposa del gran Principe Ferdinando, Violante Beatrice dì Baviera, e nel 1691. diede l'anello nuziale alla Principessa Anna Luisa de' Medici, sposa di Giangulielmo Elettore Palatino, e nella Basilica Laurenziana nel 1693. diede la funerale assoluzione al cadavero della [028] Granduchessa Vittoria della Rovere. Incontrò però una fiera lite col Vescovo di Fiesole Filippo Neri Altoviti per cause giurisdizionali, la quale dopo lungo dibattimento, fu alla fine composta dal supremo tribunale di Roma, a cui le parti litiganti avvanzato ne avevano giuridico appello. Il Pontefice, che aveva una stima singolare del distinto merito di quello degno Prelato, gli volle dare il primo luogo tra le sue creature, e nel giorno degli 11. di Decembre del 1695. lo nominò Prete Cardinale del titolo di. S. Cecilia. Recò il corriere al Morigia quella inaspettata novella a notte già innoltrata, onde destato dal sonno, si fece sgridare il corriere medesimo, che avesse il coraggio di prenderti giuoco di un vecchio, che non aveva giammai pensato di essere Cardinale, nè tampoco avealo desiderato. Ma lette le lettere consegnategli dallo stesso corriere, e conosciuta la verità del fatto, cambiò tuono, e i suoi familiari, ebbero molto, che fare, e dire a trattenerlo dal ricusare la conferitagli dignità. Portatosi a Roma, il Pontefice cominciò forte a stimolarlo alla rinunzia della sua Chiesa, al che il Morigia non sapeva indurli, atteso l'affetto grande, che aveva pel Granduca suo benefattore, e per lo popolo Fiorentino. Finalmente per condiscendere a' voleri del Sommo Pontefice , sebbene a suo malincuore, vi s'indusse. Venne quindi tosto provveduto di altri benefici e fatto Arciprete di S. Maria Maggiore, di cui nell'anno del Giubbileo del 1700. aprì, e chiuse la porta detta Santa. Clemente XI. alla cui elezione contribuì col suo suffragio, lo promosse nel 1700. al Vescovado di Pavia. L'Argelati nel Tomo secondo della sua Biblioteca degli Scrittori Milanesi pag 968. ci fa sapere, che gli fu offerto l'Arcivescovado di Milano, vacato per morte del Cardinale Caccia, qual fu da lui con invitta costanza ricusato. II mentovato Scrittore nel luogo poc'anzi allegato ci somministra un breve catalogo delle opere di quello Cardinale. Finalmente consumato dalle fatiche cessò di vivere nel 1708. In età di settant'anni, e tredici di cardinalato, e in [029] quella Cattedrale rimase onorevolmente sepolto con un breve elogio. Non è da passarsi sotto silenzio l'anacronismo in cui è caduto Marco Battagliai nel Tomo quarto de' suoi Annali pag. 517., dove riporta la promozione del Cardinale Morigia al giorno 22. di Giugno del 1697., quando ella avvenne alli 12. di Decembre del 1695.»

L. Cardella, Memorie Storiche de' Cardinali di Santa Romana Chiesa,
tomo VIII, Stamperia Pagliari, Roma, 1794, Frontespizio

venerdì 11 dicembre 2015

L'ORDINAZIONE EPISCOPALE DI ANDREA MIGLIAVACCA VESCOVO DI SAN MINIATO – 9 DICEMBRE 2015

Mercoledì 9 dicembre 2015, presso la Cattedrale di Pavia, si è svolta l'ordinazione episcopale di mons. Andrea Migliavacca, 25° Vescovo di San Miniato.

Di seguito è proposto il video realizzato dal canale televisivo Catholic Sat.

Ordinazione Episcopale di Andrea Migliavacca Vescovo di San Miniato
Video realizzato da Catholic Sat

martedì 3 novembre 2015

[VIDEO] INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA DEDICATA AL VESCOVO DEL CORONA

Sabato 31 ottobre 2015 alle ore 18.00, presso la sede dell’Accademia degli Euteleti di San Miniato si è tenuta l’inaugurazione della mostra dal titolo:

Il Beato Pio Alberto Del Corona:
documenti e testimonianze dal Fondo Galli Angelini dell’Accademia

Curatore dell’esposizione il Dott. Alexander Di Bartolo, esperto di storia con particolare inclinazione verso la storia ecclesiastica, nonché responsabile della Biblioteca del Seminario Vescovile di San Miniato, che ha presentato l'esposizione, come è nata e quali documenti sono proposti.

Di seguito il video della presentazione:



Presentazione della mostra: Il Beato Pio Alberto Del Corona:
documenti e testimonianze dal Fondo Galli Angelini dell’Accademia
curata dal Dott. Alexander Di Bartolo
Video di Francesco Fiumalbi

La mostra si pone l’obiettivo di tracciare un quadro di Mons. Pio Del Corona, già Vescovo di San Miniato, e beatificato con solenne cerimonia il 19 settembre scorso, attraverso i documenti conservati presso l’Archivio dell’Accademia degli Euteleti, ed in particolare dal fondo di Mons. Francesco Maria Galli Angelini, erudito raccoglitore di testimonianze storiche sanminiatesi.

La mostra rimarrà aperta fino al 30 gennaio 2016 e sarà visitabile col consueto orario di apertura dell’Accademia.


Un momento della presentazione
Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 5 ottobre 2015

NOMINATO IL NUOVO VESCOVO DI SAN MINIATO MONS. ANDREA MIGLIAVACCA

Di seguito è proposto il comunicato ufficiale pubblicato sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede in data 5 ottobre 2015, relativo alla nomina di Mons. Andrea Migliavacca quale 25° Vescovo della Diocesi di San Miniato.

Nomina del Vescovo di San Miniato (Italia)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo della diocesi di San Miniato (Italia) il Rev.do Can. Andrea Migliavacca, del clero della diocesi di Pavia, finora Rettore del Seminario Diocesano, Vicario Giudiziale della medesima diocesi e Canonico del Capitolo Cattedrale.

Rev.do Andrea Migliavacca

Il Rev.do Andrea Migliavacca è nato a Pavia il 29 agosto 1967. Ha conseguito il diploma delle medie superiori presso l’Istituto di ragioneria “Bordoni” di Pavia. Entrato nel Seminario diocesano nell’anno 1986, ha frequentato gli studi in preparazione all’ordinazione sacerdotale, che ha ricevuto il 27 giugno 1992, incardinandosi nella diocesi di Pavia.
Dal 1992 al 1996 è stato alunno del Pontificio Seminario lombardo a Roma, dove ha conseguito la laurea in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana nel 1996.
Ha svolto i seguenti incarichi: Vice Assistente di Azione Cattolica dei ragazzi dal 1996 al 2001; Notaio del Tribunale Ecclesiastico Diocesano dal 1996 al 2004 e Vicario Giudiziale aggiunto dal 1997 al 2005. Nel 1998 è stato nominato Segretario del Sinodo Diocesano. È stato Assistente Unitario di Azione Cattolica e Assistente Regionale del settore giovani dal 1998 al 2001; Incaricato per la Pastorale Giovanile dal 1999 al 2009; Assistente dei Giovani di Azione Cattolica dal 2001 al 2008; Amministratore Parrocchiale di San Genesio ed Uniti in Pavia dal 2007 al 2009; Assistente Scout AGESCI Pavia 1 dal 1996; Vice Cancelliere e Giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo dal 1997; Rettore del Seminario Diocesano e Incaricato per le vocazioni dal 2001; Vicario Giudiziale dal 2007 e Canonico del capitolo della Cattedrale dal 2012.

La Cattedrale di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

giovedì 30 luglio 2015

IL DOCUMENTARIO SUL BEATO PIO ALBERTO DEL CORONA VESCOVO DI SAN MINIATO

Mons. Pio Alberto del Corona, nato a Livorno il 5 luglio 1837 è stato Vescovo di San Miniato per ben 32 anni, dal 1875 al 1907. In occasione della prossima cerimonia di beatificazione, prevista per il prossimo 19 settembre 2015, è stato realizzato un interessante documentario dal titolo Mons. Beato Pio Alberto Del Corona. Un Vescovo tra la gente.

La produzione, promossa dalla Diocesi di San Miniato in collaborazione con la rete televisiva TVL col contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato e Incas Spa, è stato curato da Michael Cantarella, per la regia di Lorenzo Petrucciani. Responsabile di produzione Paola Bardelli, riprese e montaggio di Andrea Palumbo. Mons. Del Corona è stato interpretato dall'attore e regista sanminiatese Andrea Mancini.

Il video, della durata di circa 25 minuti, contiene anche i contributi di Mons. Morello Morelli attuale Amministratore Diocesano, Padre Francesco Maria Ricci vice postulatore causa, Don Francesco Ricciarelli Responsabile Ufficio per le Comunicazioni Sociali e la Cultura, Graziano Concioni Archivista della Diocesi, Alexander Di Bartolo Bibliotecario del Seminario.

Il documentario, andato in onda in anteprima su TVL domenica 12 luglio 2015 alle ore 21.15, adesso è disponibile on-line sul canale Youtube della Diocesi di San Miniato e quindi reso disponibile anche per coloro che non sono riusciti a sintonizzarsi alla tv.

Di seguito il video. Buona visione.

Documentario Mons. Beato Pio Alberto Del Corona. Un Vescovo tra la gente.
Realizzato dalla Diocesi di San Miniato per cura di Michael Cantarella

mercoledì 13 maggio 2015

IN PILLOLE [035] QUELLA “VEGGENTE” DELLA DOGANA

← TORNA ALL'INDICE DELLE “PILLOLE”

a cura di Francesco Fiumalbi

Presso la borgata di Dogana, al confine fra i comuni di San Miniato e Castelfiorentino, abitava una persona molto particolare. Il suo nome era Armanda Zingoni (7 febbraio 1875 – 20 luglio 1958) ed aveva una classica “bottega” di alimentari lungo la strada principale del paese. La donna aveva uno spiccato senso religioso e sembra fosse solita pregare, anche durante la sua normale attività di bottegaia. A circa metà degli anni '20 del secolo scorso, Armanda Zingoni asserì di aver avuto la visione della “Madonna di Lourdes”, apparsale in un campo situato proprio davanti la sua bottega. La Vergine avrebbe anche esortato la donna a pregare assiduamente.

L'episodio generò un gran clamore. Piano piano, dapprima in pochi dal vicinato, poi a decine e decine da ogni dove, la bottega si riempiva di persone ogni giorno. Nel retro della bottega teneva un'immagine della “Madonna di Lourdes”, davanti alla quale aveva posizionato una lampada alimentata ad olio d'oliva. Le persone che si recavano dalla Zingoni, portavano con sé una certa quantità d'olio, alimentavano la lanterna, e ne ritraevano una certa quantità che veniva cosparsa sulle parti del corpo affette dai malanni. In molti gridarono al “miracolo”. La donna, che non chiedeva soldi o elemosine, si ritrovò comunque letteralmente sommersa di “ricordi” e “ex-voto” da parte degli avventori.

La cosa giunse ovviamente alle orecchie dei sacerdoti, dapprima della Diocesi di Volterra (da cui dipende ancora oggi la Parrocchia di Santa Maria a Lungotuono presso Dogana) e poi anche di quelle confinanti, ovvero Firenze e San Miniato. Data la vicinanza, probabilmente anche molti sanminiatesi si recarono dalla “veggente”.
La Chiesa in questi casi mantiene sempre un atteggiamento molto prudente e difficilmente vede di buon occhio tali episodi. Fu così che Armanda Zingoni venne scomunicata, e con lei quanti si recavano “consapevolmente” in visita alla sua bottega (anche se pare che alcuni anni dopo le venisse revocata).
Le informazioni fin qui riportate sono tratte da R. Salvestrini, Castelnuovo in Valdelsa, pp. 42-43.

Di queste disposizioni rimane notizia anche nel Bollettino Ufficiale che, in quegli anni, la Diocesi di San Miniato stampava e distribuiva con cadenza mensile. Dal lessico e dal duro tono che vengono utilizzati dal Vicario Capitolare Mons. Rosati, si può forse intuire anche la dimensione che avesse raggiunto il fenomeno e la necessità di lanciare un monito categorico, incisivo e convincente. Di seguito è proposto il testo pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Diocesi di San Miniato, Tipografia Vescovile Taviani, San Miniato, 1928, pp. 23-24:

IV. - Circa la falsa veggente di Castelnuovo in Val d'Elsa e di chi si reca a consultarla

Constandoci della scarsa efficacia prodotta sull'animo di non pochi nostri diocesani dall'avvertimento loro dato circa la condotta da tenersi da veri cattolici a riguardo della falsa veggente della Parrocchia di Castelnuovo in Val d'Elsa in Diocesi di Volterra (Vedasi il nostro Bollettino Ufficiale del Decembre 1927 a pag. 93)
Ad evitare che si eludano, con grave iattura della religione e delle anime, le saggie disposizioni prese dalla Curia Vescovile di Volterra il 27 Dicembre 1927 e dalla Curia Arcivescovile di Firenze il 1 Febbraio c.m.,
Ad impedire che maggior iattanza si prenda dalle sconsigliate vittime della superstizione e del fanatismo, trovando esse nella Diocesi nostra un assoluzione loro a buon diritto negata nelle suddette due Diocesi limitrofe
Crediamo nostro preciso e imprescindibile dovere di ordinare, siccome ordiniamo quanto appresso:
  1. E' tolto ai nostri Sacerdoti secolari e regolari la facoltà di ricevere la sacramentale confessione della falsa veggente e si vieta ai medesimi di ammetterla alla SS.ma Comunione, sub poena suspensionis ipro facto incurrendae.
  2. E' ugualmente tolta ai nostri Sacerdoti la facoltà di assolvere Sacramentalmente i fedeli che, consapevoli delle presenti disposizioni, ricorrono alla veggente per grazie e responsi.
  3. I. M. RR. Parroci sono tenuti sub gravi a leggere al popolo, inter Missarum solemnia, la presente Notificazione.
S. Miniato – dalla Curia Capitolare
il 10 Febbraio 1928
IL VICARIO CAPITOLARE
Mons. Gioacchino Rosati

Bollettino Ufficiale della Diocesi di San Miniato,
Tipografia Vescovile Taviani, San Miniato, 1928

sabato 2 maggio 2015

LA LAPIDE COLLOCATA IN CATTEDRALE NEL 50° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE

di Giuseppe Chelli

PREMESSA
Le epigrafi poste sulla facciata del Municipio, dedicate alla strage avvenuta il 22 luglio del 1944, hanno sempre destato motivo di scontro all’interno della comunità sanminiatese, con inevitabili riflessi tra le formazioni politiche in cui essa si riconosce. Dapprima con l’apposizione della prima lapide, quella del 1954, successivamente con l’accostamento della seconda nel 2008 e, infine, con la rimozione di entrambe il 9 aprile scorso.
C’è invece una lapide, forse sconosciuta ai più, che ricompone in una memoria serena e condivisa il ricordo delle 55 vittime dell’eccidio del Duomo. E’ quella appunto che si trova in Cattedrale, voluta dall’affetto a volte desolato dei familiari. Vale la pena di raccontare come avvenne la collocazione, cominciando il racconto un po’ da lontano.

COME PRESE AVVIO L’INIZIATIVA
Sfollata all’Ontraino, per fuggire dai bombardamenti americani, c’era la famiglia di Ugo Guerra, professore di educazione fisica a Pisa. La famiglia era composta dai coniugi e da tre figlie in tenera età. A metà luglio del ’44 i cinque sfollati dovettero venire via da Ontraino, come del resto tutti gli altri abitanti, a causa dello sfollamento forzato voluto dai tedeschi lungo la fascia di terra compresa tra l’Arno ed il rialzo ferroviario. Il 22 luglio anche la famiglia Guerra finì in Duomo, dove trovò la morte il capofamiglia Prof. Ugo.
La situazione familiare della sig.ra Guerra, rimasta sola con tre bambine da accudire, non le permise forse di seguire le vicende della sepoltura del marito, di cui se ne persero le tracce. L’impossibilità per i figli Guerra di non avere neppure un marmo su cui piangere la morte del padre aumentava l’angoscia che il tempo non sapeva lenire. Si decise Isa, la figlia più grande, a fare qualcosa di concreto nel cinquantesimo anniversario. Si presentò al Vescovo Mons. Edoardo Ricci a cui raccontò la vicenda e gli chiese di poter mettere una lapide in Cattedrale col nome del padre. Il Vescovo dette il suo consenso.
Venuto a sapere dell’iniziativa di Isa, da Piero Lotti, mi incontrai con lei e si convenne di collocare in Duomo un marmo con tutti i nomi dei caduti. Il Vescovo fu d’accordo in modo particolare quando gli dicemmo che la lapide avrebbe menzionato anche il Capitolo della Cattedrale. Isa lasciò a me e a Lotti la piena responsabilità e libertà di preparare la lapide, pur  rimanendo costantemente informata.

L’epigrafe collocata in Cattedrale di San Miniato
nel punto della deflagrazione
Foto di Giuseppe Chelli

LA MISERICORDIA, LA SOTTOSCRIZIONE E IL DEFINITIVO ELENCO DELLE VITTIME
Io, a quei giorni, ero Provveditore della Misericordia, che in quel tragico luglio ‘44 aveva accolto nel suo giardino molte vittime, lì provvisoriamente sepolte. Mi parve opportuno coinvolgere l’Istituzione a promuovere “una libera sottoscrizione” per rendere partecipi tutti coloro che volessero “che la memoria ed il ricordo delle vittime non andassero dispersi”.
Cominciava, per me, il lavoro più delicato: individuare esattamente il numero ed i nomi delle vittime. Alcuni elenchi riportavano 58 nominativi, altri 55, altri ancora 56 o 57. Cercai di ritracciare eventuali parenti aiutato in questo da tanti concittadini che mi fornirono indicazioni, a volte risolutive. Intanto il manifesto, preparato per informare la popolazione di tutto il comune, aveva toccato la sensibilità direi di tutti. Non fu raro che venissi fermato per strada da semplici cittadini e pensionati che volevano essere “presenti” con il loro contributo lasciando anche 500 lire con un certo pudore per non poter “far meglio”.
La ricerca del numero esatto durò molto tempo e quando parve definitiva Alberto Lotti, compilò graficamente il prototipo della lapide, da me scritta.
Il caso volle che Don Ezelino Arzilli, ebbe modo di vedere il prototipo della lapide e si accorse subito che il nome della mamma era indicata due volte: una volta col nome da sposata, un’altra con il nome da ragazza. Fu l’input a riesaminare ogni nome: scoprimmo che negli elenchi  figuravano tre nominativi col cognome da sposata e da ragazza. Ciò ci permise di fissare sicuramente il numero delle vittime a 55.

Il documento con cui la Misericordia
informava la cittadinanza dell'avvio dell'iniziativa
Archivio Ven. Arciconf. Misericordia di San Miniato

IL COMUNE
Quando sembrò di essere pronti il Canonico Simoncini chiamò  me e Piero Lotti per comunicarci la richiesta del Sindaco di scrivere sulla lapide anche il nome del Comune. La mia risposta fu tassativa:  si, a condizione che venisse tolta la lapide dalla facciata del Palazzo Comunale. Il Simoncini cercò di convincermi. Io fui irremovibile al punto di mandare tutto a monte e ripiegare sulla lapide col il solo nome di Ugo Guerra. Non c’era coerenza tra le ragioni della lapide del Comune e le motivazioni della lapide dei familiari. Il riferimento  invece alla partecipazione della  Cittadinanza lo ritenni coerente e doveroso per come privati, Enti pubblici, Associazioni avevano accolto l’iniziativa e avevano contribuito alle spese. Con la supervisione di Don Luciano Marrucci, per il nulla-osta del Capitolo, la lapide venne compilata nel marmo nella versione corrente. In tutta risposta il Comune eresse la Colonna in cotto, ancora sul piazzale del duomo.

La "colonna" con il relativo "braciere" opera di Silvano Bini
eretta in Piazza del Duomo dal Comune di San Miniato nel 1994
Foto di Francesco Fiumalbi

L’INAUGURAZIONE E IL “BENE PERPETUO”
La lapide fu solennemente inaugurata dal Vescovo Ricci al termine della Messa di suffragio il 22 luglio 1994 con la presenza del Sindaco, di Associazioni ed Enti e di una moltitudine di persone.
A conti fatti, pubblicai sulla stampa il resoconto economico:
Entrate :        da Associazioni                       £ 2.549,000
                        da Privati                                  “    655.000    
                        da Familiari e parenti            “ 4.020,000
Totale                                                               £ 7.224,000

Uscite  :          Lapide                                      £ 5.750,000
                        Messa in opera                        “    479,000
Totale                                                               £ 6.229,000

Avanzo                                                                £. 995,000

Con l’avanzo ( arrotondato a un milione) fu  costituito presso la Curia Vescovile di San Miniato un fondo per il “Bene Perpetuo” per la celebrazione di una Messa in suffragio dei caduti nel giorno 22 luglio di ogni anno ( ricevuta n.46 del 6 ottobre 1994 per legato Vittime del Duomo).
Nell’archivio della Misericordia al fascicolo.” Atti del 50° dell’eccidio del Duomo” è conservata la documentazione dettagliata delle entrate e delle spese e copie del manifesto, del prototipo della lapide composto da Alberto Lotti e scolpita da Franco Del Bubba.


Il documento che attesta il pagamento del "bene perpetuo"
da parte della Misericordia alla Diocesi di San Miniato
Archivio Ven. Arciconf. Misericordia di San Miniato

Il resoconto economico e i ringraziamenti nel registro delle delibere
Archivio Ven. Arciconf. Misericordia di San Miniato


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