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lunedì 22 luglio 2024

LO SCOPRIMENTO DELLA COPIA DEL BASSORILIEVO DI GIROLDO DA COMO – 22 LUGLIO 2024 NELL’80° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DEL DUOMO DI SAN MINIATO

Il 22 luglio 2024, in occasione della commemorazione nell’80° anniversario della Strage del Duomo di San Miniato, è stata scoperta la copia del bassorilievo di Giroldo da Como. L’originale, conservato presso il Museo Diocesano d’Arte Sacra e raffigurante il tema iconografico dell’Annunciazione, proprio la mattina del 22 luglio 1944, venne danneggiato dalla cannonata statunitense che determinò la morte di 55 civili.

Il bassorilievo di Giroldo da Como danneggiato
Foto Cesare Barzacchi (luglio-agosto 1944)

La cerimonia di scoprimento è stata officiata dal Vescovo di San Miniato mons. Giovanni Paccosi ed ha visto la partecipazione di numerose autorità.
Di seguito il video del momento dello scoprimento, qui pubblicato per gentile disponibilità dell’autore Michele Fiaschi.


Di seguito la trascrizione del discorso pronunciato dal Vescovo Paccosi:

Il 22 luglio 1944 a San Miniato, proprio qui, una bomba uccise 55 innocenti, che avevano cercato riparo tra le mura della Cattedrale che, come un luogo sacro, avrebbe dovuto proteggerli dalla violenza degli scontri e dai bombardamenti.

Per questo mi appresto a ricollocare, nel punto previso dove si trovava fino a quel giorno, il bassorilievo di Giroldo da Como, che è l’unica opera superstite della primitiva chiesa, che poi sarebbe diventata la Cattedrale. Proprio lì [indicando il luogo dove è collocata l’opera] fu oggetto dell’impatto con la bomba che, entrando da quella finestra che ora è chiusa [indicando l’apertura semicircolare, oggi tamponata], la spezzò, senza distruggerla, […] poi rimbalzò e scoppiò in mezzo alla gente.

L’opera fu raccolta nei vari pazzi e ricomposta, pochi anni dopo, senza ricostruire le parti mancanti, nel Museo Diocesano dove si trova attualmente. Si lasciò rotta l’immagine proprio a ricordare la strage, ma la sua collocazione ne fece perdere poi il ruolo di testimone muto dell’orrore e le parti mancanti resero anche impossibile comprenderne il valore altissimo da un punto di vista artistico e anche il suo valore storico. Diciamo così, cadde un po’ nell’oblio.

Rivederla qui, come faremo adesso, in una copia fedele, fatta con le tecniche della scansione 3D e con l’opera artistica di coloro che l’hanno realizzata, è una documentazione che abbiamo potuto fare grazie alla reintegrazione delle parti mancanti, grazie a delle foto a grande risoluzione che l’Archivio Alinari conservava. E quindi la possiamo anche apprezzare nel suo valore artistico e simbolico, oltre che per la sua importanza storica.

Come vedrete, si è voluto apporre una luce rossa, che provenendo dalla finestra riproduce la traiettoria della cannonata, a ricordo di quella mattina. Colpisce proprio come la bomba colpì proprio il cuore della Madonna nell’immagine, quasi a significare che quel colpo spezzò il cuore della comunità civile e religiosa di San Miniato, che da quasi otto secoli si ritrova in questa Cattedrale per celebrare le gioie e i dolori della Città.

Ci sarebbe molto da dire anche sul valore storico di quest’opera d’arte, che fu fatta realizzare nel 1274 – sono 750 anni - da quel Dego de’ Cancellieri che proprio solo in quell’anno fu Podestà del Comune San Miniato. Fu nominato dal Re Carlo d’Angiò e dal Papa Beato, Gregorio X, per sottrarre San Miniato dal controllo imperiale. Infatti di lì a poco, i Vicari poi lasciarono San Miniato e la città fu libera. […] Sono lieto che l’Accademia degli Euteleti, con una decisione presa già prima di questa iniziativa, ha deciso di dedicare un convegno di studi, il primo dedicato proprio a Giroldo da Como e a quest’opera così importante da riscoprire. Nella legenda abbiamo posto sotto l’immagine un codice QR, [che rimanda ad una pagina] in cui si può trovare una spiegazione dettagliata dell’opera e soprattutto dei fatti di quel giorno. Tutti coloro che entrano qui – entrano anche tanti turisti – possano vedere e capire.

Ringrazio tutte le autorità presenti, ma in particolare la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato: con il contributo economico che ci ha elargito ha reso possibile questa iniziativa. Poi ringrazio la ditta Paolo Costa di Carrara, per la realizzazione della copia con le moderne tecniche di lavorazione e con tanta maestria. E poi ringrazio Opera Laboratori per l’illuminazione, la Soprintendenza di Pisa che ci ha seguito in questo lavoro e la nostra Elisa Barani che ha seguito passo passo il processo di realizzazione dell’opera che ora scopriamo.

La locandina dell’iniziativa
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giovedì 12 maggio 2022

L’ANNUNCIAZIONE DI GIROLDO DA COMO DA SAN MINIATO ALLA MOSTRA DI VILLA LA FARNESINA A ROMA

 a cura di Francesco Fiumalbi
 
E’ la scultura più antica conservata a San Miniato: il bassorilievo raffigurante l’Annunciazione, fu realizzato nel 1274 da Giroldo da Como o, per meglio dire, da Giroldo di Jacopo da Lugano. Si tratta di uno dei pannelli che fungevano da balaustra al primigenio pulpito dell’allora Pieve dei SS. Maria e Genesio, oggi Cattedrale, di San Miniato.
Un’opera straordinaria che, dopo il danneggiamento dovuto alla cannonata statunitense che il 22 luglio 1944 determinò la morte di 55 civili nella cosiddetta Strage del Duomo di San Miniato, trovò definitiva collocazione nell’ambito del Museo Diocesano d’Arte Sacra, inaugurato nel 1966.
 
Annunciazione, Giroldo di Jacopo da Lugano, 1274
Foto pubblicata da Guido Carocci, Il Valdarno. Da Firenze al mare,
Istituto Italiano d'Arti Grafiche, Bergamo, 1906, p. 85
(prima del danneggiamento del 1944)
Utilizzo ai sensi dell'art. 70 c. 1-bis della Legge 22 aprile 1942 n. 633
 
In questi giorni il bassorilievo ha lasciato la sala del museo sanminiatese per essere esposto a Roma, presso la Mostra Con gli occhi di Dante. L’Italia artistica nell’età della Commedia, promossa dall’Accademia Nazionale dei Lincei, curata da Maria Luisa Meneghetti e Alessio Monciatti e allestita presso la Palazzina dell’Auditorio nel comprensorio di Villa Farnesina, visitabile fino al 25 giugno 2022.
 
La locandina della mostra
 
Si tratta di una mostra importante, in cui l’opera sanminiatese riveste un ruolo centrale. La curatrice Maria Luisa  Meneghetti, intervistata dalla RAI, non ha esitato a descrivere il bassorilievo come di una raffinatezza straordinaria.
 
Di seguito le sue parole:
Le lastre del pulpito, che stava nella Cattedrale di San Miniato, in Provincia di Pisa, di Giroldo di Jacopo da Lugano sono interessantissime per varie ragioni. In primo luogo è di una raffinatezza straordinaria e si legge questa nuova spazialità, che è dominante. [Ad esempio] la spazialità dell’angelo che è dotato di movimento che prima non c’era nella tradizione bizantina, l’angelo nunziante era molto statico. In più [nel bassorilievo] c’è il ritrattino, probabilmente dell’autore, ed è una cosa molto interessante: Giroldo, nel suo piccolo, fa quello che farà sempre Dante, ovvero è autore e personaggio presente nella sua opera. Ebbene questo scultore fa la stessa operazione [di Dante], si piazza in un angolo, come se stesse vedendo lui stesso la scena. Nella lastra sono scolpite le parole dell’angelo e la risposta della Vergine, ma la cosa ancora più interessante è che le parole dell’angelo vanno da sinistra a destra, la risposta della Vergine va da destra verso sinistra, cioè proprio per indicare il senso dello scambio del dialogo.
 
A questo link è possibile approfondire sul sito dell'Accademia Nazionale dei Lincei

A questo link è possibile ascoltare il Podcast su RaiPlaySound dedicato alla mostra



lunedì 17 aprile 2017

ISVP-030 L'EDICOLA DELLA MADONNA CON BAMBINO A SAN MINIATO BASSO IN VIALE MARCONI

di Francesco Fiumalbi


APSM-ISVP-030
L'EDICOLA DELLA MADONNA CON BAMBINO LUNGO VIALE MARCONI A SAN MINIATO BASSO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, fraz. San Miniato Basso, viale G. Marconi
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: Bassorilievo in ceramica smaltata
Soggetto: Madonna con Bambino
Altri soggetti: NO
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: NO
Indulgenza: NO
Periodo: anni '60-'70 del XX secolo circa
Riferimenti: nessuno
Id: APSM-ISVP-030

L'edicola della Madonna con Bambino
San Miniato Basso, viale Marconi
Foto di Francesco Fiumalbi

DESCRIZIONE
A San Miniato Basso, all'intersezione fra viale G. Marconi e via Selene, e in prossimità di Piazza C. Collodi, è situata un'edicola votiva. Si tratta di un manufatto realizzato in muratura e interamente intonacato. E' caratterizzato da un robusto basamento quadrangolare di colore grigio, da cui prende avvio il corpo parallelepipedo in elevazione dove si apre la nicchia e da una terminazione cuspidata, segnalata da una cornice in leggero aggetto. Una piccola croce metallica sovrasta la copertura e conclude la composizione.
La nicchia risulta chiusa da una grata priva di particolari decorazioni. Al suo interno è collocata l'immagine votiva, raffigurante una Madonna con Bambino. Si tratta di una piccola formella in ceramica smaltata con le figure in bassorilievo.

L'edicola della Madonna con Bambino
San Miniato Basso, viale Marconi
Foto di Francesco Fiumalbi

La particolarità dell'immagine è rappresentata dal tenero abbraccio fra la Madonna e Gesù Bambino, che apparentemente non sembra riferirsi ad un modello iconografico famoso. L'unico colore presente è l'azzurro dello sfondo che rimanda vagamente alle realizzazioni rinascimentali della bottega dei Della Robbia. Pur gradevole nelle forme, si tratta tuttavia di un bassorilievo “moderno”, realizzato con tecnica seriale, e che nulla ha a che vedere con le quattrocentesche opere di Luca, Andrea e Giovanni Della Robbia.
Da un punto di vista temporale, l'edicola sembra appartenere ai decenni centrali del '900, verosimilmente agli anni '60-'70. Non è da escludere che la posizione originaria fosse più avanzata e che sia stato operato un arretramento per allargare l'intersezione stradale e consentire una svolta più agevole in via Selene anche per i mezzi pesanti, coinvolti nella attività della vicina zona artigianale.

L'edicola della Madonna con Bambino
Particolare dell'interno con l'immagine votiva
San Miniato Basso, viale Marconi
Foto di Francesco Fiumalbi

giovedì 18 ottobre 2012

LA "MADONNA DELLA FRITTATA"

di Francesco Fiumalbi
APSM-ISVP-001
SACRA FAMIGLIA, VIA RONDONI ANGOLO VIA MANGIADORI A SAN MINIATO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Formella con Sacra Famiglia
Luogo: San Miniato, via Rondoni angolo via Mangiadori
Tipologia: Formella in ceramica
Tipologia immagine: Formella in ceramica dipinta
Soggetto: Sacra Famiglia (Gesù Bambino, San Giuseppe e Madonna)
Altri soggetti: No
Autore: Dilvo Lotti
Epigrafe: SI
Indulgenza: SI, 100gg
Periodo: 1957
Riferimenti: Ente Provinciale per il Turismo di Pisa, Mons. Felice Beccaro, Dilvo Lotti
Id: APSM-ISVP-001

Uno degli scorci più caratteristici di San Miniato è sicuramente l'angolo fra via Pietro Rondoni e via Mangiadori. E' qui che dal 1957 è collocato un bassorilievo in ceramica, realizzato da Dilvo Lotti, e raffigurante La Sacra Famiglia (1).
L'opera fu commissionata al celebre artista sanminiatese dall'Ente Provinciale per il Turismo di Pisa, all'interno di un programma di valorizzazione della Città di San Miniato, gravemente rimaneggiata dopo la Seconda Guerra Mondiale. Fu così, per esempio, che furono commissionate negli stessi anni, le pitture sotto la Loggetta del Fondo.
Trattandosi di un crocicchio, venne naturale pensare ad un'immagine a tema religioso in analogia con l'altra realizzazione di Dilvo Lotti, La Crocifissione, collocata, nello stesso periodo, all'incrocio fra viale Matteotti, via Pietro Rondoni e via Angiolo Del Bravo.

Dilvo Lotti, La Sacra Famiglia, San Miniato, 1957
comunemente detta "Madonna della Frittata"
Foto di Francesco Fiumalbi

Si tratta di un'opera in ceramica che si inserisce nella variegata, e mai banale, ricerca formale di Dilvo Lotti (2) che nelle forme appare molto diversa rispetto ad una immagine sacra di tipo "tradizionale", anche se concettualmente molto vicina. L'ideale unità della famiglia di Nazareth è interpretata da Dilvo Lotti attraverso una complessa orchestrazione, con contorni non propriamente definiti, con innesti inconsueti, e con quella dinamicità interna che coinvolge le figure di San Giuseppe, di Maria e di Gesù Bambino.
I sanminiatesi, lo sappiamo, sanno essere anche molto pungenti. E di fronte a questa ceramica, alla sua complessità, al suo sistema figurativo per parti disomogeneo ma omogeneo nella sua unità, è scappata quella battuta irriverente che ha segnato, e segna ancora oggi, il bassorilievo del Lotti.

Ma quale Sacra Famiglia! Quella è la Madonna della Frittata!!

Effettivamente i personaggi risultano un po' schiacciati ed anche la tecnica con la quale è stata modellata la ceramica, contribuisce a creare quell'effetto "pasticcio" (si vedano, per esempio, le aureole), che ha ispirato l'ilarità dei sanminiatesi.

Dilvo Lotti, La Sacra Famiglia, San Miniato, 1957
comunemente detta "Madonna della Frittata"
Foto di Francesco Fiumalbi

Tuttavia l'opera presenta diversi spunti di interesse. Certamente la figura di Maria è centrale in questa opera, ma quella da notare con particolare attenzione è il Bambino.
Gesù è raffigurato come un fanciullo vivace, che quasi "scappa" dall'abbraccio della Madre, la quale sembra scambiare uno sguardo preoccupato con San Giuseppe. E' una figura che manifesta chiaramente la propria autonomia: le dita della mano destra sono in segno benedicente, mentre la mano destra tiene in mano un uccello, il cardellino. La sua connessione con il Bambino deriva da una antica leggenda cristiana: sorvolando la testa di Gesù durate la salita verso il Monte Calvario, il cardellino tolse una spina dalla fronte di Cristo, macchiandosi con una goccia del suo sangue. Quindi la presenza del Cardellino è un'allusione ad un momento della Passione di Cristo, e quindi alle vicende terrene che Gesù dovrà superare per compiere la sua missione, prima ricongiungersi col Padre. Si tratta di una "prolessi", cioè di un elemento che anticipa una situazione appartenente alla parte conclusiva di un periodo. Questo particolare è molto frequente nell'iconografia di Gesù Bambino, come ad esempio, nella cosiddetta Madonna di Cigoli che certamente Lotti aveva avuto modo di apprezzare (3).
Al di sopra della testa di Gesù, si staglia chiaramente la figura di una colomba, lo Spirito Santo, che guida Cristo attraverso la sua vita. Tutt'attorno gli angeli, che circondano anche le due figure di Maria e Giuseppe. Interessanti anche le parole Ave Maria, che costituiscono la frase pronunciata dall'Arcangelo Gabriele nell'episodio dell'Annunciazione. Le parole sono affiancate da tre stelle, simbolo della verginità della Madonna, prima, durante e dopo il parto.
Sotto alla ceramica è collocata una targa che informa dell'indulgenza concessa a chi, soffermandosi, reciterà una Ave Maria:

A chi reciterà l'Ave Maria
davanti a questa immagine
è concessa l'indulgenza
di cento giorni ogni volta
21.4.1957 Felice Beccaro Vescovo


Al di sotto della composizione del Lotti trova posto una fontanella, con una piccola e graziosa vasca in pietra, sorretta da un basamento in mattoni. Un piccolo angolo, ricco di particolari e di spunti, che sicuramente ha arricchito uno degli scorci più caratteristici, e amati, di San Miniato.


NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) Macchi Luca, Immagini sacre per le pubbliche vie di San Miniato e del suo territorio comunale, in Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, n. 61, San Miniato, 1994, n. 26, p. 198.
(2) Macchi Luca, Dilvo Lotti, l'arte e la fede. L'impegno di un artista nella vita del suo tempo, in Macchi Luca (a cura di), Dilvo Lotti. L'arte e la fede, Edizioni ETS, Pisa, 2008, pp. 29-30.
(3) Dilvo Lotti, fra il 1935 e il 1937, dipinge presso il Santuario di Cigoli la Storia del grande miracolo. Macchi Luca, Dilvo Lotti: l'itinerario artistico di un maestro della pittura, in Luca Macchi (a cura di), Dilvo Lotti. Un maestro della pittura, Cassa di Risparmio di San Miniato, pp. 26, 228-229.

domenica 7 ottobre 2012

LA STELLA PIU’ FULGIDA - IL MONUMENTO A GIOVANNI XXIII E AL CONCILIO VATICANO II

di Francesco Fiumalbi

[il post è stato compilato in occasione del 50° anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II]

Lo scorso 11 ottobre 2012 è ricorso il cinquantenario dell’apertura del Concilio Vaticano II. Dopo secoli di concili incentrati su questioni dottrinali, per la prima volta la Chiesa guarda se stessa con occhi nuovi, al suo interno e verso il mondo contemporaneo. Un evento destinato a segnare un’epoca nuova, fondata anche sull’ecumenismo e il dialogo con il mondo delle altre religioni e con quello laico. Il Concilio fu il risultato, assolutamente non scontato, del grande fermento che animava la Chiesa in quegli anni e di cui si fece interprete Giovanni XXIII, divenendone lo straordinario elemento propulsivo.
A San Miniato Basso questo evento è ricordato nel monumento dedicato ad Angelo Roncalli, il Papa “Buono”, edificato nel ventennale della sua morte. L’opera, espressione del forte legame tra la famiglia di Gino Mazzoni e lo scultore Alberto Sparapani (Casale Marittimo, 14 maggio 1911 – Carrara, 10 gennaio 2004), il quale fu presentato a Don Vinicio Vivaldi. L’artista carrarino tradusse in bronzo, il bassorilievo di gesso patinato (conservato in collezione privata) che risultò vincitore del 2° premio al Concorso Internazionale “La Bontà di Papa Giovanni”, indetto dalla Galleria “Lo Sprone” di Firenze nel 1963, e dal titolo La stella più fulgida. Fu inaugurato la domenica del 21 agosto 1983, in occasione dei festeggiamenti che annualmente la parrocchia dei SS. Martino e Stefano dedica all’Assunzione di Maria in Cielo, e alla presenza di Mons. Capovilla, già segretario particolare di Papa Giovanni.

Monumento a Papa Giovanni XXIII
San Miniato Basso, Parrocchia SS. Martino e Stefano
Foto di Francesco Fiumalbi

Ad una prima visione, ci accorgiamo subito che quella di Sparapani è un’opera complessa e densa di significati. Alla base si trova la vita pontificale di Giovanni XXIII, con otto episodi da leggere come un ideale orologio, in senso orario. In alto a destra della parte basamentale, l’elezione al Soglio Pontificio, nel particolare dell’incoronazione, con l’apposizione della tiara papale da parte del Cardinale Protodiacono, circondato dagli altri membri del Conclave. Alcuni raggi di luce scendono a simboleggiare l’approvazione e il sostegno divino, che guiderà il Card. Angelo Roncalli nel suo difficile compito al servizio di Dio e della Chiesa.
Di seguito, in senso orario, è raffigurato il Papa nel suo studio, nell’atto di scrivere. Al di sotto si notano uomini che lavorano, un fabbro che batte il ferro sull’incudine, una fabbrica con le ciminiere e un contadino che semina la sua terra. Con queste immagini viene ricordata l’enciclica Mater et Magistra, promulgata il 15 maggio del 1961. La lettera coglie temi come l’iniziativa privata e l’intervento dei poteri pubblici in campo economico, sollecita criteri di giustizia ed equità nella remunerazione del lavoro, auspica l’adeguamento tra progresso sociale e sviluppo economico. Assumono un ruolo fondamentale la dignità dell’uomo, del suo lavoro e del luogo entro cui esso viene svolto, e questo sia nelle imprese artigiane, cooperative, che nelle medie e grandi imprese, ma anche nel settore agricolo, in quegli anni fortemente depresso dal boom industriale.

Monumento a Papa Giovanni XXIII, particolare
San Miniato Basso, Parrocchia SS. Martino e Stefano
Foto di Francesco Fiumalbi

Sempre nella parte destra, ancora più in basso due episodi densi di significato che sorpresero il mondo intero. La visita all’Ospedale “Bambin Gesù” di Roma il 25 dicembre del 1958 e la visita al Carcere romano di Regina Coeli il seguente 26 dicembre, ad appena due mesi dalla sua elezione. Due gesti semplici, ma rivoluzionari, mai accaduti prima. Furono la testimonianza della vicinanza di Dio nei confronti delle persone che soffrono o che si trovano in situazioni difficili, e proprio nei giorni in cui si festeggia la sua nascita: la venuta di Gesù per tutti gli uomini, anche per gli ultimi e i disperati. E se questi non possono andare a far visita a Gesù appena nato nell’ideale del presepio, sarà Egli stesso ad andare a visitare loro, portando ai bambini e ai carcerati una carezza attraverso le mani del Papa.
Sul lato sinistro del basamento, troviamo l’episodio, forse più conosciuto e ricco di significato: il “Discorso della Luna”, pronunciato la sera dell’11 ottobre 1962, dopo l’apertura dei lavori del Concilio Vaticano II. Si rivolse alla piazza gremita di persone che lo acclamavano a gran voce con queste parole: «Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. (…) Si direbbe che persino la Luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare a questo spettacolo (…). Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza». Nell’immagine realizzata da Sparapani, il Papa accarezza la Luna, la quale con i suoi raggi riflessi, va ad illuminare le madri che tengono in braccio i propri bambini. Il riferimento ai piccoli richiama ancora una volta alla portata epocale del Concilio, rivolto soprattutto alle generazioni che sarebbero venute.
Più in alto, ancora in senso orario, è rappresentato il pellegrinaggio ad Assisi e a Loreto, compiuto il 4 ottobre 1962. Papa Giovanni XXIII, era dall’età di 14 anni un terziario francescano, e volle affidare a San Francesco e alla Madonna le sorti del Concilio che si sarebbe aperto la settimana successiva. Era la prima volta dal 1861 che un pontefice oltrepassava i confini del Lazio per recarsi in pellegrinaggio. L’evento, di grande portata storica, fu accompagnato da impressionanti bagni di folla durante tutte le soste del viaggio.
I due episodi conclusivi, in alto a sinistra, narrano delle ultime settimane di vita di Giovanni XXIII. Il primo è la cerimonia di consegna del premio Balzan, l’11 maggio 1963, per l’Umanità, pace e fratellanza tra i popoli, assegnatogli dopo la promulgazione dell’enciclica Pacem in Terris l’11 aprile 1963. Con questa sua ultima lettera richiamò il mondo al valore della Pace, quando pochi mesi prima stava per consumarsi lo scoppio del terzo conflitto mondiale a seguito della crisi cubana.
Infine, l’ultimo episodio, il 23 maggio 1963 il Papa, ormai consapevole di essere sul letto di morte, si rivolse verso la folla per recitare il Regina Coeli nella solennità dell’Ascensione di Gesù. Furono le sue ultime parole in pubblico, prima della sua morte avvenuta il 3 giugno successivo.

Monumento a Papa Giovanni XXIII, particolare
San Miniato Basso, Parrocchia SS. Martino e Stefano
Foto di Francesco Fiumalbi

Come abbiamo detto, la parte basamentale va letta come un orologio. Al centro una grande freccia, che scandisce il tempo, che accoglie l’immagine della Terra con al suo interno il Papa, circondato dalle colombe, simbolo di pace, il Pastore che col bastone indica al suo gregge la strada. Otto episodi disposti come una stella ad otto punte, come una stella polare che indica la direzione da seguire per i naviganti. E’ la direzione che conduce all’ora più alta, al momento massimo del suo pontificato: l’apertura del Concilio Vaticano II.

Monumento a Papa Giovanni XXIII, particolare
San Miniato Basso, Parrocchia SS. Martino e Stefano
Foto di Francesco Fiumalbi

E’ questa la sintesi della sua vita, della sua missione sulla Cattedra di San Pietro. Giovanni XXIII è in piedi, il viso sereno, la bocca socchiusa. Le braccia sono allargate, la sinistra spinge la porta, la destra invita ad avvicinarsi. Oltre, l’immagine solenne del Concilio all’interno della Basilica Vaticana, sapientemente sintetizzata da Sparapani, nel baldacchino berniniano, simbolo del Papa, e dal profilo della cupola michelangiolesca, allegoria della Chiesa. In alto il cielo, con il Padre alla sinistra e il Figlio alla destra che gioiscono, assieme agli angeli, per l’avvenimento. Nella lanterna della cupola lo Spirito Santo, che si irradia ed illumina i padri conciliari. E’ questa la stella più luminosa: l’opera di Dio che si compie.

sabato 26 maggio 2012

SAN JACOPO IN LUPETA (PI)

SAN JACOPO IN LUPETA IN 2000 BATTUTE (di Francesco Fiumalbi)
Nei pressi di Vicopisano, su di una propaggine orientale del Monte Pisano, si trova la splendida vallata chiamata Lupeta, immersa tra vigneti e oliveti. Qui sorge un’antichissima chiesa, dedicata originariamente a San Mamiliano, Vescovo e Martire e parte integrante di un complesso monastico. Fu intitolata a San Jacopo nel XV secolo e divenne un eremo Agostiniano. La prima notizia di questo edificio risale alla metà dell’VIII secolo, datazione confermata anche dalle caratteristiche formali di due bassorilievi collocati rispettivamente sulla facciata e sul fianco sinistro della costruzione. Rappresentano la “Croce di Gerusalemme” assieme a quello che sembra un “Albero della Vita”, e un trittico le cui figure sono state identificate con i profeti Habacuc, Daniele e Giobbe.
L’edificio, dalla caratteristica pianta a “tau”, si presenta con un’aula semplice, a navata unica. Il paramento murario è costituito da conci in pietra locale calcarea, del tipo verrucano, disposti a filaretto, che, unitamente ad elementi decorativi di grande pregio storico-artistico, conferisce alla chiesa un aspetto austero e rigoroso. All’interno è visibile un ciclo di affreschi trecenteschi raffiguranti probabilmente San Mamiliano, San Giovanni Battista e Sant’Antonio Abate ed un altro bassorilievo con un episodio della Passione di Cristo e una mensola con la Dextera Domini.
Sull’architrave del portale d’ingresso, quasi non più visibile, è scolpita la seguente frase: K DE LUPETA ORNAVIT H. OPUS/PRO ETERNA VITA MAMILIANE SACER/PRO NOSTRIS ORA DELICTIS. In facciata è presente anche una testa di un animale cornuto, forse un ariete o un toro, la cui simbologia è molto dibattuta. Il partale laterale è costituito da un arco romanico, che poggia su due piedritti decorati a fasce, quello di sinistra, e spirali, quello di destra.
La torre campanaria, un tempo molto più alta, è stata rimaneggiata assieme alla parte absidale della chiesa, durante il passaggio del fronte della Seconda Guerra Mondiale.

La chiesa di San Jacopo in Lupeta
Foto di Francesco Fiumalbi

La chiesa di San Jacopo in Lupeta
Foto di Francesco Fiumalbi

Bifora della chiesa di San Jacopo in Lupeta
Foto di Francesco Fiumalbi

Bassorilievo con i profeti Habacuc, Daniele e Giobbe
Chiesa di San Jacopo in Lupeta
Foto di Francesco Fiumalbi

Animale con le corna, ariete o toro?
Chiesa di San Jacopo in Lupeta
Foto di Francesco Fiumalbi

Portale d'ingresso
Chiesa di San Jacopo in Lupeta
Foto di Francesco Fiumalbi

Croce di Gerusalemme e Albero della Vita (?)
Chiesa di San Jacopo in Lupeta
Foto di Francesco Fiumalbi

Portale laterale
Chiesa di San Jacopo in Lupeta
Foto di Francesco Fiumalbi

Torre Campanaria
Chiesa di San Jacopo in Lupeta
Foto di Francesco Fiumalbi

Oliveti e vigneti a Lupeta
Foto di Francesco Fiumalbi

mercoledì 23 maggio 2012

VICOPISANO (PI)

VICOPISANO IN 2000 BATTUTE (di Francesco Fiumalbi)
Vicopisano è uno splendido borgo situato su una altura ai piedi del Monte Pisano. Fu fondato in epoca altomedioevale col nome di Vicos Auserrisola, perché era in una posizione strategica, alla confluenza dell’Arno e di un ramo dell’Auser (il Serchio) che proveniva da nord attraversando il Lago di Sesto (o di Bientina, prosciugato alla metà dell’800).
Il vicus originario si trovava in piano, attorno all’antica Pieve di Santa Maria Assunta (ricostruita nel XII secolo). Ben presto la popolazione si spostò all’interno del castello sotto l’ala protettrice della Repubblica Pisana, che aveva costituito una formidabile linea difensiva il cui fulcro era rappresentato dalla fortezza della Verruca.
Vicopisano era munito di possenti opere difensive, di cui rimangono ben 9 torri medievali (la Torre di Brunelleschi, le due Torri Gemelle,e le torri dei Serretti, dell’Orologio, Malanima, delle Quattro Porte, del Soccorso e di via Petraia), oltre a quattro bastioni lungo il perimetro delle mura.
Secondo la tradizione, San Francesco d’Assisi, nel 1211, passò da qui fondando una chiesa con annesso ospedale, i cui resti sono identificabili in un piccolo edificio ai piedi del cassero.
Vicopisano seguì le sorti di Pisa e, nel 1406 cadde in mano ai Fiorentini, i quali riconobbero l’importante ruolo strategico del castello, ponendovi la sede del Vicariato delle Valli dell’Arno e del Serchio, e ricostruendo la rocca su progetto del celebre Filippo Brunelleschi.
Nel 1560 il Granduca Cosimo I promosse grandi opere idrauliche nella zona, fra cui il taglio dell’Arno. Vicopisano, perdendo l’importante via di comunicazione fluviale,  da questo momento in poi, rimase in una posizione marginale.
Non mancano a Vicopisano opere artistiche di notevole interesse come il bassorilievo altomedievale raffigurante la Decollazione di San Giovanni Battista collocato sulla facciata Pieve di Santa Maria Assunta. Nella stessa chiesa è conservata una bellissima Deposizione del XIII secolo.

Panorama di Vicopisano

La Torre del Brunelleschi

Pieve di Santa Maria Assunta

Decollazione di San Giovanni Battista,
Pieve di Santa Maria Assunta

Opera Cardinale Maffi

Opera Cardinale Maffi, particolare

Le Torri "Gemelle"

Municipio

Torre dei Seretti

Verso la rocca

Torre dell'Orologio

Palazzo Pretorio, già Palazzo dei Vicari

Stemmi e pavesi, Palazzo Pretorio, già Palazzo dei Vicari

Scala in pietra

Torre delle Quattro Porte

Viale alberato

Antico ospedale fondato da San Francesco

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