di Francesco Fiumalbi
La facciata del Duomo
rappresenta una delle più significative testimonianze dell’importanza sociale e
politica di San Miniato nel Medioevo. La sua immagine appare netta, ma ha
subito diverse alterazioni nel corso di circa 800 anni. In questo post
parleremo della possibile presenza di un portico sulla facciata. Può sembrare
strano, d’altra parte siamo abituati a vedere la facciata della Cattedrale
nella sua interezza, senza discontinuità, dal livello della piazza fino al
coronamento, dove il rosso del laterizio si incontra con l’azzurro del cielo,
creando un connubio suggestivo, familiare ai sanminiatesi.
ESONARTECI: PORTICI E PROTIRI
La facciata della Cattedrale di San
Miniato aveva un portico? Non solo le grandi chiese cittadine, ma anche le pievi
rurali, spesso avevano elementi architettonici che anticipavano o segnalavano
l’ingresso. Avevano funzione di esonartece, una sorta di “vestibolo” esterno,
tipico delle chiese paleocristiane, che anticipava l’ingresso vero e proprio.
In epoca medievale, nell’Occidente cristiano, l’esonartece conobbe
un’evoluzione in protiro o in porticato. Tali elementi sono stati spesso
rimossi, magari durante restauri o rifacimenti moderni, ma in molti casi sono
sopravvissuti.
Immagine realizzata da
Francesco Fiumalbi con ChatGPT
Nella basilica di San Zeno a Verona o nel Duomo di Modena, per citare
due fra gli esempi più significativi, è presente un protiro: si tratta di una
struttura sporgente dal filo della facciata, a forma di edicola, ad uno o più
piani, sorretta da pilastri o colonne, alla cui base sono collocati leoni
stilofori. La stessa funzione di protiro, nelle chiese minori, era assolta
mediante strutture meno complesse, come piccoli portici o piccole tettoie, come
nel caso della pieve di San Lazzaro a Lucardo e come era presente nella pieve di San Giovanni a
Corazzano (01).
Tuttavia, spesso sono presenti dei veri e propri porticati. Per
rimanere in Toscana, possiamo ricordare la basilica
della SS. Annunziata a Firenze, chiesa
di Santa Maria a Impruneta, la chiesa
di Santa Lucia alla Castellina, la chiesa
della Vergine a Fucecchio. Gli esempi citati sono seicenteschi,
ma sono significativi per capire di cosa si sta parlando. In altri casi come la
Cattedrale
di Lucca o la chiesa di San
Zeno a Pisa, il porticato coincide con la porzione basamentaria della
facciata. Fin dall’epoca epoca medievale erano presenti porticati antistanti le
chiese principali, come aveva certamente la chiesa
di Santa Reparata a Firenze, demolita alla fine del ‘200 per
costruire la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Molti di questi porticati
medievali erano realizzati in legno e dunque col tempo vennero demoliti e solo
in alcuni casi sostituiti da strutture in muratura.
IL PORTICO DEL DUOMO DI SAN MINIATO:
UN’IPOTESI NON PRIVA DI FONDAMENTO
Dunque, è possibile, che la facciata della Cattedrale di San
Miniato, avesse un porticato, che è stato demolito precocemente?
Osservando la facciata, all’altezza del fregio del portale
centrale, si nota una fascia spessa un paio di mattoni, perfettamente
orizzontale, in cui muratura è disomogenea. Si tratta di una “ferita”, di un
segno netto e preciso, che testimonia come in quel punto ci fosse qualcosa. È
interrotta solamente in corrispondenza del portale settecentesco.
Tale discontinuità orizzontale, in realtà, era già stata osservata
da Maria Laura Cristiani Testi: «per quanto riguarda […] la fascia di
abrasione, si può supporre che un elemento sovrapposto, forse marmoreo,
segnasse una partizione orizzontale del prospetto» e che secondo la
studiosa costituiva la linea di appoggio delle bifore (02).
Questa “fascia di abrasione”, in realtà potrebbe rappresentare proprio
il punto di attacco di un portico che occupava tutto il fronte della
costruzione. Osservando più in dettaglio, sotto a questa fascia, si notano molte
altre “cicatrici” nella muratura, frutto di vari interventi di tamponamento e/o
di cuci-scuci (rimozione della muratura esistente e ricucitura con nuovi
elementi). Queste cicatrici potrebbero coincidere proprio con gli alloggi
tamponati di travi in legno. All’estremità sinistra si nota perfettamente, ma
anche in adiacenza del portale centrale.
Nelle immagini qua sotto, in rosso è evidenziata la “fascia di abrasione”,
mentre in blu sono evidenziate le zone dove potevano essere inserite le travi.
La linea continua indica quelle porzioni in cui il segno è visibile ed
evidente, mentre la linea tratteggiata quelle parti in cui non è leggibile,
magari a causa di ulteriori interventi successivi.
Con indicata la fascia di abrasione e l’ipotetica
posizione delle travature
Foto e schema di Francesco Fiumalbi
Porzione basamentaria della Cattedrale di San Miniato
Con indicata la fascia di abrasione e l’ipotetica posizione delle travature
Foto e schema di Francesco Fiumalbi
Porzione basamentaria della Cattedrale di San Miniato
Con indicata la fascia di abrasione e l’ipotetica posizione delle travature
Foto e schema di Francesco Fiumalbi
IPOTESI DI RICOSTRUZIONE
Nessuno ne ha mai parlato, d’altronde non esistono attestazioni
documentarie in tal senso (03). Tuttavia, l’architettura spesso è il
primo documento da interrogare e indagare per ricostruire la storia materiale
di un edificio. Certo, documenti scritti o disegni d’epoca toglierebbero ogni
dubbio. Ma l’architettura non mente: quella fascia esiste ed esistono varie
ricuciture del brano murario proprio in corrispondenza di dove potevano essere
collocate delle travi.
Procedendo con la logica, possiamo immaginare che le travi inserite
nella muratura, dall’altra parte appoggiassero su una travatura principale,
ancora lignea, sostenuta da almeno 4 montanti (pilastri o colonne). La conferma
definitiva a tale ipotesi potrebbe avvenire soltanto rintracciando un documento
rimasto finora sconosciuto oppure attraverso un’indagine archeologica sul
sagrato della chiesa. Se effettivamente ci fossero stati elementi strutturali
verticali, le fondazioni potrebbero essere rimaste interrate sotto il piano
della piazza.
E quando sarebbe venuto meno il portico? Certamente entro il 1575,
poiché a quell’anno risale la pianta denominata “modello di accomodare la
collegiata di S. Miniato” e non vi è alcuna indicazione circa la presenza
di elementi esterni sulla facciata. Dunque il pensiero va al periodo fra il 1370
e il 1488, in cui la chiesa venne chiusa al culto in conseguenza dell’assedio e
della sottomissione di San Miniato a Firenze. Una struttura lignea di quel
genere, in oltre un secolo, senza la necessaria manutenzione, potrebbe essersi
deteriorata significativamente per poi risultare irrecuperabile. Potrebbe
persino essere crollata. E in seguito non venire più ripristinata.
Facendoci aiutare da ChatGPT possiamo anche proporre un’immagine
evocativa che può aiutarci a comprendere come dovesse presentarsi l’ipotetico
portico.
Immagine realizzata da
Francesco Fiumalbi con ChatGPT
NOTE E RIFERIMENTI:
(01) F. Fiumalbi, Un’architettura pluristratificata. La
Pieve di Corazzano dal Medioevo alla costruzione dell’immagine medievale,
in «Bollettino dell’Accademia degli Euteleti», n.
90 (2003), pp. 319-354.
(02) M.
L. Cristiani Testi, San Miniato al Tedesco. Saggio di storia urbanistica e
architettonica, Marchi & Bertolli, Firenze, 1967, pp. 37-39.
(03) F. Onnis, Biografia
di una architettura, in AA.VV., La Cattedrale di San Miniato,
Fondazione CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 65.

