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domenica 12 febbraio 2023

IL CROCIFISSO PER IL GIUBILEO DELLA DIOCESI DI SAN MINIATO - PRESENTAZIONE 11 FEBBRAIO 2023

Nella mattina di sabato 11 febbraio 2023, presso la Cattedrale dei SS. Maria e Genesio, si è svolta la cerimonia di presentazione e donazione del Crocifisso realizzato dal pittore Luca Macchi per celebrare il Giubileo della Diocesi di San Miniato, nel 400° anno dalla fondazione.

Alla cerimonia, oltre all'autore, hanno preso parte le autorità civili e religiose, con gli interventi di Giovanni Urti (Fondazione CRSM), don Francesco Zucchelli (parroco di San Miniato), mons. Andrea Migliavacca, Vescovo di Arezzo, Cortona, Sansepolcro e Amministatore Apostolico della Diocesi di San Miniato.

L'opera di Luca Macchi è intitolata Gesù in croce tra i Santi Maria e Giovanni, Miniato e Genesio. E' stata realizzata nel corso dell'anno 2022 e da un punto di vista materico è una tempera e foglia d'oro su tavola sagomata di dimensioni 295x170 cm.

Il Crocifisso per il Giubileo della Diocesi di San Miniato
appena completata ed ancora era nello studio del pittore Luca Macchi

Di seguito il video della presentazione e della cerimonia di donazione, a cura di Alexander Di Bartolo e Carlo Fermalvento:


Un commento a caldo di Alexander Di Bartolo:
Quella di Luca Macchi, è un'opera degna di essere definita l'opera di arte sacra contemporanea più importante del Duomo di San Miniato. La collocazione in Cattedrale la rende autorevole e ancora più prestigiosa. Le figure hanno una forza espressiva notevole, per non parlare della composizione equilibrata e della ricchezza dell'apparato simbolico. Tuttavia mi ha colpito un particolare. Il blu che fa da sfondo e che non è affatto scontato per opere del genere, che ci aspetteremmo in fondo oro (alla maniera dei primitivi) o al massimo in tonalità del legno. Invece il blu, che tanto Luca ha usato e sta usando nelle ultime fatiche pittoriche e che apprezzo particolarmente per i suoi rimandi alla dimensione della notte, della quiete notturna di una serata limpida di mezza estate quando la luce della luna schiarisce il nero del cielo buio cangiandolo in tonalità di blu. È lo sfondo di una notte non oscura ma illuminata, come il sacrificio della Croce illumina tutti noi dalle tenebre degli inferi nei quali, senza la Salvezza, saremmo altrimenti destinati.

domenica 7 febbraio 2016

ULISSE DE MATTEIS E L'ASSUNZIONE DI MARIA VERGINE. UN PICCOLO CAPOLAVORO SU VETRO PER LA CATTEDRALE DI SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

Indice del post:
INTRODUZIONE A ULISSE DE MATTEIS
L'ASSUNZIONE DI MARIA – DESCRIZIONE E ICONOGRAFIA
I RESTAURI DELL'800 E LE VECCHIE APERTURE DELLA FACCIATA
LA COMMISSIONE DELL'OPERA
LE OPERE DI ULISSE DE MATTEIS
NOTE E RIFERIMENTI

INTRODUZIONE A ULISSE DE MATTEIS

Ulisse De Matteis (Firenze, 1828 – 4 febbraio 1910) è considerato uno dei maggiori artisti fiorentini della seconda metà del XIX secolo, allievo e amico di Stefano Ussi, legato a personalità del calibro di Nicolò Barabino, Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Da questi si distinse per la sua particolare “specializzazione”: la pittura a smalto su vetro.
Nel 1859, su consiglio del pittore e restauratore Gaetano Bianchi, fondò un'impresa per l'impianto dello smalto sul vetro con Natale Bruschi. L'attività, situata a Firenze in via Guelfa, era direttamente collegata a quella dei maestri vetrai Carlo e Giuseppe Francini che avevano sede in Piazza del Duomo. Grazie a Gaetano Bianchi, con ogni probabilità, Ulisse De Matteis poté ricevere le prime commissioni di prestigio e proseguire attraverso una carriera fatta di tanti piccoli grandi capolavori, tuttavia sconosciuti ai più. Uno di questi è la finestra circolare della Cattedrale dei SS. Maria Assunta e Genesio Martire di San Miniato, realizzata collaborando con i Francini, incentrata sull'immagine dell'Assunzione di Maria in onore del titolo della chiesa. L'opera fu realizzata nel 1861 ed è, dunque, una delle sue prime realizzazioni.

La facciata della Cattedrale dei SS. Maria e Genesio di San Miniato
durante l'apertura della Porta Santa del Giubileo della Misericordia
Si noti la vetrata con l'Assunzione di Maria al Cielo di Ulisse De Matteis
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ASSUNZIONE DI MARIA – DESCRIZIONE E ICONOGRAFIA

La vetrata con l'immagine dipinta da Ulisse De Matteis è una discreta presenza, anche se collocata al centro della facciata della Cattedrale dei SS. Maria Assunta e Genesio Martire di San Miniato. Per apprezzarne i tratti occorre entrare all'interno e volgere le spalle all'altar maggiore, oppure, dalla piazza, attendere quei momenti in cui le luci interne della chiesa sono accese durante le celebrazioni in orario serale. Inoltre, la sua altezza rispetto alla quota del pavimento o della piazza, fa sì che i dettagli rimangano comunque poco definiti. Fortunatamente una buona immagine della vetrata è pubblicata nel volume La Cattedrale di San Miniato, curato da G. C. Romby, per la Cassa di Risparmio di San Miniato nell'anno 2004, a pagina 220.

La figura Vergine è iscritta all'interno di una aurea vesica pescis – meglio nota forse come “mandorla” – coronata dallo Spirito Santo nelle sembianze di una colomba bianca. La particolare costruzione geometrica del simbolo, ottenuto mediante l'intersezione di due cerchi, è frequentemente utilizzato nell'iconografia cristiana per rappresentare l'incontro fra i due “mondi”, quello terreno e quello celeste. Per utilizzare un termine coniato dalla cinematografia fantascientifica, si tratta di una sorta di stargate. E' quindi appropriato per rappresentare il tema dell'Assunzione di Maria al Cielo, ovvero il passaggio della Madonna dalla vita sulla Terra a quella del Cielo.

Più in dettaglio, all'interno della mandorla, Maria appare come seduta su soffici nubi bianche – quasi una “maestà”, ma senza il trono – circondata da tre serafini, riconoscibili dalla classica rappresentazione a sei ali: due per volare, due per coprirsi il volto, due per celare i piedi. Le ali scarlatte degli angeli sono dello stesso rosso intenso che caratterizza l'abito della Madonna, coperto da un manto di colore blu che fa il paio con il cielo che avvolge la mandorla. Le finiture verdi del mantello, riprendono invece la bella ghirlanda circolare riccamente decorata con fasci, frutti e fiori colorati, che contorna la composizione.

La vetrata con l'Assunzione di Maria al Cielo di Ulisse De Matteis
Foto di Francesco Fiumalbi

I RESTAURI DELL'800 E LE VECCHIE APERTURE DELLA FACCIATA

L'argomento del restauro ottocentesco della Cattedrale è stato già affrontato nel saggio di Roberta Roani Villani dal titolo Restauri a San Miniato al Tedesco: documenti per una storia, contenuto nel Bollettino dell'Accademia degli Euteleti n. 63 del 1996 (poi anche in Id, Restauri in Toscana tra Settecento e Ottocento, Edifir, Firenze, 2005) e in quello di Stefano Renzoni dedicato a La ristrutturazione della Cattedrale tra Ottocento e Novecento, all'interno del volume La Cattedrale di San Miniato, curato Carla Giuseppina Romby per la CRSM nel 2004.
Senza entrare troppo nei dettagli, grosso modo a partire dal gennaio 1858 e fino al dicembre 1861 la Cattedrale dei SS. Maria e Genesio di San Miniato fu interessata da un considerevole intervento di ristrutturazione e rinnovamento stilistico, sotto la guida dell'Arch. Pietro Bernardini. Per dirla con termini mutuati dall'Industrial Design: non un semplice restyling, quanto un vero e proprio revamping. L'apparato delle aperture della facciata fu tra le parti che furono risistemate.

Un'idea circa la configurazione delle finestre della facciata del Duomo precedentemente ai lavori di metà '800, si può avere osservando l'immagine proposta nel Viaggio Pittorico della Toscana di Francesco Fontani, stampato negli anni 1801-1803 (ristampato varie volte nel 1817, 1822 e 1827-34). Si tratta dell'incisione Veduta della Cattedrale di San Miniato, realizzata da Antonio e Jacopo Terreni a corredo della dissertazione. Rappresenta l'unica testimonianza iconografica conosciuta dello stato della facciata conseguentemente ai lavori promossi dal Vescovo Domenico Poltri fra il 1766 e il 1769 e di cui abbiamo parlato nel post 1759 – LA RIAPERTURA DEL DUOMO DI SAN MINIATO.

In particolare, grazie all'immagine dei Terreni, si nota l'ampio finestrone rettangolare al centro della facciata, accordato ad altre due aperture più piccole e della medesima forma, situate al di sopra dei portali laterali. Il progetto ottocentesco del Bernardini, infatti, prevedeva anche la realizzazione di una nuova facciata. Per questo motivo, la tamponatura delle vecchie aperture avvenne in maniera piuttosto grossolana, cosicché i segni e le forme rimangono avvertibili ancora oggi.

Antonio e Jacopo Terreni, Veduta della Città di San Miniato,
in Francesco Fontani, Viaggio Pittorico della Toscana,
Tomo IV, Firenze, 1817, p. 229.

La facciata della Cattedrale di San Miniato
con l'individuazione delle vecchie aperture
Foto di Francesco Fiumalbi

LA COMMISSIONE DELL'OPERA

Già nelle prime indicazioni progettuali del 20 gennaio 1858 formulate dall'architetto Pietro Bernardini e della commissione del clero sanminiatese che sovrintendeva ai lavori di restauro della Cattedrale, veniva individuata la necessità di ripristinare l'originaria forma circolare delle finestre laterali e la sistemazione di quella centrale, caratterizzata da un'Assunzione in forma ellittica, ormai rovinatissima (01).

La commissione era presieduta dal Proposto della Cattedrale Giuseppe Conti, che prese contatto con l'artista e restauratore Guglielmo Botti, il quale poteva vantare importanti commissioni nell'ambito pisano, in cui era molto attivo. I primi due bozzetti inviati a San Miniato dal Botti e presentati l'8 aprile 1859 – uno per l'oculo principale, l'altro per quelli laterali – sconsigliavano di riutilizzare gli elementi della vecchia vetrata e prevedevano l'immagine della Madonna circondata da teste di cherubino a chiaroscuro su fondo oro (02).
Nel frattempo, visto l'insorgere di esitazioni e complicazioni di varia natura, il Proposto Giuseppe Conti cominciò a guardasi intorno alla ricerca di valide alternative, interpellando i maestri vetrai fiorentini Carlo e Giuseppe Francini. Questi, il 22 ottobre 1859, preso atto delle condizioni della vetrata, proposero subito di progettarne una nuova, cercando di salvare il salvabile della vecchia (03).

In questo frangente la commissione dovette avere non poche difficoltà nel decidere sul da farsi. Gugliemo Botti, in un paio di missive datate 27 ottobre e 16 novembre 1859, manifestò ulteriori indugi tecnici e stilistici, oltre a difficoltà economiche per l'accettazione dell'incarico. L'artista pisano, infatti, aveva avanzato l'ipotesi di sistemare in forma circolare l'originaria vetrata ellittica, sostituendo i cherubini con frutti; aveva proposto, inoltre, di rivedere la proposta economica a meno di posticipare la consegna all'anno 1861, viste anche le importanti commesse da evadere (04). Più o meno negli stessi giorni, il 16 e il 25 novembre 1859, i Francini proposero un loro primo bozzetto che, tuttavia, per loro stessa ammissione, risultò assai modesto. Si trattava della vecchia figura della Vergine, da reimpiegare su un nuovo campo celeste, contornato da un nastro a frutte (05).

La questione rimase in sospeso per più di un anno, risolvendosi nell'estate del 1861, quando i lavori alla Cattedrale si avviavano verso la conclusione. Infatti, solamente il 31 agosto 1861 venne stipulata l'“impegnativa” con i Francini, che coinvolsero Ulisse De Matteis per la figura della Vergine Assunta e Natale Bruschi per i dettagli (06).
Il risultato finale fu un compromesso fra le varie proposte. Rimase la forma ellittica, o meglio a “mandorla”, in cui venne iscritta la nuova figura della Madonna del De Matteis, furono accolti i cherubini del Botti – anche se poi furono disegnati dei serafini – il tutto inserito in una ghirlanda di fiori e frutti come suggerito dai Francini. La vetrata, così composta, venne installata nell'oculo centrale della facciata della Cattedrale il 15 dicembre 1861 (07). La chiesa, così rinnovata, venne solennemente riaperta al pubblico il successivo 26 dicembre 1861 (08).

La facciata della Cattedrale dei SS. Maria e Genesio di San Miniato
durante l'apertura della Porta Santa del Giubileo della Misericordia
Si noti la vetrata con l'Assunzione di Maria al Cielo di Ulisse De Matteis
Foto di Francesco Fiumalbi

LE OPERE DI ULISSE DE MATTEIS

Nel primo paragrafo di questo post è stata proposta una breve e sintetica nota su Ulisse De Matteis. Abbiamo visto come la scelta della Commissione per i restauri della Cattedrale cadde su i Francini e di conseguenza sul De Matteis. E' noto, tuttavia, che De Matteis fosse legato a Stefano Ussi, amico a sua volta di Augusto Conti. Il celebre filosofo sanminiatese aveva già felicemente suggerito i nomi degli scultori Giovanni e Amalia Dupré al Proposto Giuseppe Conti. Appare lecito, quindi, ipotizzare un nuovo interessamento dello stesso Augusto Conti.

Per dare un'idea della levatura di questo artista e restauratore fiorentino, vale la pena di proporre le parole utilizzate da Angelo De Gubernatis nel suo Dizionario degli artisti italiani viventi: pittori, scultori e architetti, pubblicato nel 1889:

«De Matteis (Ulisse) pittore sul vetro, toscano, nato a Firenze nel 1828. Fece dapprima, per bisogno, l'intagliatore, trovando modo, mentre esercitava l'arte, che gli dava i mezzi per vivere, di coltivare anche la pittura, studiando all'Accademia, alle lezioni del nudo. L'amicizia di Stefano Ussi, col quale aveva passato insieme i pericoli delle armi a Curtatone e Montanara, e la prigionia a Theresienstadt in Austria, gli fu d'aiuto o d'incoraggiamento per dedicarsi completamente all'arte, e lavorò dapprima copiando e vendendo i quadri copiati ai forestieri o ai negozianti. Consigliato dal prof. Gaetano Bianchi, il De Matteis insieme con Natale Bruschi si dedicava all'impresa della pittura a smalto, e dopo lunghe e faticose lotte, aiutati dal Frangini, negoziante vetraio a Firenze, i due amici fondarono una società per l'impianto dello smalto sul vetro, che, approvata dall'Accademia di Belle Arti, ebbe ampio svolgimento e fruttò onori al De Matteis e al Bruschi, che furono anche eletti Accademici residenti. Avviata in tal guisa sì artistica industria, non mancarono al De Matteis lavori e tra questi importantissimi, le due grandi vetrato del tempio di Santa Croce a Firenze, una finestra nella chiesa di Or San Michele , i finestroni della Cappella Mortuaria, alcuni finestroni al Castello di Vincigliata, pure a Firenze; un gran lavoro nella Cattedrale di Genova, le vetrate della cappella Rabattino a Genova; un gran finestrone circolare per la cattedrale di San Miniato al Tedesco, ed uno per una chiesa di Sesto in Toscana; vari lavori nelle cattedrali di Siena, Lucca e Prato ed in altre chiese di queste e di altre città. Il De Matteis, per tali lavori, per le sue stupende opere esposte a Londra, a Parigi, a Vienna ed in Italia, ha ricevuto moltissimi premi ed è stato nominato membro dell'Accademia Ligustica e di altri sodalizi artistici, e Cavaliere della Corona d' Italia. Anche oggi, sebbene in età avanzata, il De Matteis è appassionato per la sua nobile arte, cui si può dire è stato il rinnovatore o meglio il creatore in Firenze; e mentre scriviamo si propone di fondare una scuola, alla quale auguriamo, quando che sia, prospera sorte.» Testo tratto da A. De Gubernatis, Dizionario degli artisti italiani viventi: pittori, scultori e architetti, Le Monnier, Firenze, 1889, pp. 174-175.

Ulteriori informazioni e dettagli si trovano anche nell'articolo pubblicato in occasione della sua morte sul quotidiano “La Nazione”, Anno 52, n. 36, sabato 5 febbraio 1910, p. 4.

LA MORTE DEL PITTORE ULISSE DE MATTEIS
«Ieri si è spento, ottantenne, in Firenze, il cav. professor De Matteis, artista valente, modesto gregario della gloriosa pleiade che ebbe Niccolò Barabino, Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, amicissimi suoi.
Con i due suoi fratelli, di lui maggiori di età, fu a Curtatone col battaglione dei volontari toscani e passò con loro la prigionia dell'Austria a Theresenstadt, dove Stefano Ussi con affetto più che fraterno, mai venuto meno, lo addestrò nel magistero dell'arte.
Intagliatore col Cheloni, coltivò con assidua cura e tenace volere la pittura finché si dette esclusivamente a questa, fondando con Giuseppe Francini uno stabilimento di pittura a smalto su vetro, che poi condusse da sé, seguendo per poco il gusto del tempo e quindi, con opere magistrali innumerevoli in ogni parte d'Italia, in Inghilterra, in Russia, in America, di mano in mano tornando alle forme ed alla tecnica del più fulgido periodo di quell'arte in Italia: stabilimento ed opere che lascia onorato e rinomato retaggio di una vita integra per onestà e virilità di carattere e laboriosissima.
Padre esemplare, educò rigidamente la numerosa famiglia ai sentimenti della dignità e del dovere, ne sviluppò la inclinazione naturale all'arte e ne fece abilissimi continuatori dell'opera sua. Di fortissima tempra, resse alla sventura che di recente gli strappò un figliuolo ed una figliuola che erano il suo orgoglio; ha lottato ora più giorni contro una fierissima bronco-polmonite, che finalmente lo ha vinto.»

L'ampia produzione del De Matteis è contenuta nel “catalogo” pubblicato nel 1915: Officina De Matteis, vetraria: per la costruzione e per il restauro di vetrate dipinte a smalto a gran fuoco, secondo il sistema degli antichi maestri. Per citare alcune realizzazioni:
Decorazione e pitture delle vetrate (Madonna con Bambino e gli stemmi di John Temple Leader e della consorte) per la cappella adiacente la Villa di Maiano nel comune di Fiesole, oltre a varie finestre al vicino castello di Vincigliata (1863-64).
Vetrata con le raffigurazioni Vergine Immacolata, Sacro Cuore di Gesù, San Girolamo, San Germano, San Tarario e San Sofronio presso al Cappella Spinelli nella Basilica di Santa Croce a Firenze (1869).
Pitture sulla cupoletta vetrata della Cappella Rubattino presso il cimitero di Staglieno a Genova, dove lavorò a fianco di Nicolò Barabino (1871).
Profeti dell'Antico Testamento sovrastati dalle Virtù Cardinali e Santi: Abramo e S. Giuseppe, S. Gioacchino, Davide e Sant’Anna, Daniele e presso la Cappella di San Giovanni nella Cattedrale di San Lorenzo a Genova (1875).

Recenti pubblicazioni di interesse per Ulisse De Matteis:

Marilena Caciorgna, Le «idee artistiche… sono variabili secondo le teste e secondo i tempi». Le vetrate attribuite alla bottega di Domenico Ghirlandaio nel Duomo di Siena, l’intervento di Giuseppe Partini, il restauro di Ulisse De Matteis, in «Quaderni dell’Opera», 13-14, 2009-2010, pp. 215-280.

Nancy Thompson, The State of Stained Glass in 19th-Century Italy: Ulisse De Matteis and the vitrail archéologique, in «Journal of Glass Studies», The Corning Museum of Glass, Corning, New York, n. 52, 2010, 217-231.

NOTE E RIFERIMENTI
(01) Archivio Vescovile di San Miniato, n. 1547, c. 183, documento del 20 gennaio 1858; cfr. S. Renzoni, La ristrutturazione della Cattedrale tra Ottocento e Novecento, in La Cattedrale di San Miniato, a cura di C. G. Romby, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 222.
(02) Archivio Vescovile di San Miniato, n. 1547, c. 474, documento del 8 aprile 1859; cfr. S. Renzoni, La ristrutturazione della Cattedrale tra Ottocento e Novecento, in La Cattedrale di San Miniato, a cura di C. G. Romby, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 222; cfr. R. Roani, Restauri a San Miniato al Tedesco: documenti per una storia, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 63, San Miniato, 1996, pp. 179, 192; poi anche in R. Roani, Restauri in Toscana tra Settecento e Ottocento, Edifir, Firenze, 2005, pp. 95-96. Secondo Roani, la data sarebbe da leggere come 28 aprile 1859.
(03) Archivio Vescovile di San Miniato, n. 1547, documento del 22 ottobre 1859; cfr. S. Renzoni, La ristrutturazione della Cattedrale tra Ottocento e Novecento, in La Cattedrale di San Miniato, a cura di C. G. Romby, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 222.
(04) Archivio Vescovile di San Miniato, n. 1546, lettera del 27 ottobre 1859 e lettera del 16 novembre 1859; cfr. S. Renzoni, La ristrutturazione della Cattedrale tra Ottocento e Novecento, in La Cattedrale di San Miniato, a cura di C. G. Romby, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 222. cfr. R. Roani, Restauri a San Miniato al Tedesco: documenti per una storia, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 63, San Miniato, 1996, pp. 179, 192; poi anche in R. Roani, Restauri in Toscana tra Settecento e Ottocento, Edifir, Firenze, 2005, pp. 95-96. Secondo Roani, la data del 16 novembre sarebbe da leggere come 5 novembre 1859.
(05) Archivio Vescovile di San Miniato, n. 1546, lettera del 16 novembre 1859 e lettera del 25 novembre 1859; cfr. R. Roani, Restauri a San Miniato al Tedesco: documenti per una storia, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 63, San Miniato, 1996, pp. 179-180; cfr. S. Renzoni, La ristrutturazione della Cattedrale tra Ottocento e Novecento, in La Cattedrale di San Miniato, a cura di C. G. Romby, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 223.
(06) Archivio Vescovile di San Miniato, n. 1546, c. 92, documento del 31 agosto 1861; cfr. R. Roani, Restauri a San Miniato al Tedesco: documenti per una storia, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 63, San Miniato, 1996, pp. 180, 192; cfr. S. Renzoni, La ristrutturazione della Cattedrale tra Ottocento e Novecento, in La Cattedrale di San Miniato, a cura di C. G. Romby, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 223.
(07) Archivio Vescovile di San Miniato, n. 1546, c. 194, documento del 15 dicembre 1861; cfr. S. Renzoni, La ristrutturazione della Cattedrale tra Ottocento e Novecento, in La Cattedrale di San Miniato, a cura di C. G. Romby, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 223.
(08) G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco. Con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia M. Ristori, San Miniato, 1894, p. 49.

domenica 31 gennaio 2016

ADDSM – 21 NOVEMBRE 1940 – LA CATTEDRALE DI SAN MINIATO DICHIARATA MONUMENTO NAZIONALE


ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]

1940, 21 novembre – La Cattedrale dichiarata Monumento Nazionale

COMMENTO [a cura di Francesco Fiumalbi]
In questa pagina è proposto il testo del Regio Decreto n. 1746 del 21 novembre 1940, attraverso il quale il Re Vittorio Emanuele III dichiarò "Monumenti Nazionali" le cattedrali italiane, fra cui quella di San Miniato.

Il contesto storico italiano. Siamo in un periodo molto particolare: l'Italia, guidata da Benito Mussolini, aveva dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna il 10 giugno 1940. La cosiddetta "campagna di Grecia" era cominciata da neanche un mese (28 ottobre) e i fatti della "Notte di Taranto" erano avvenuti appena dieci giorni prima (11 novembre). Nonostante ciò, il clima nazionale che si continuava a respirare, coltivava ancora l'illusione di una facile e rapida vittoria militare grazie anche alla supremazia dell'alleato tedesco. Tuttavia le motivazioni che portarono alla firma del decreto non devono essere ricercate nella guerra, bensì all'interno del dibattito culturale italiano.

Il contesto normativo italiano. Gli ultimi anni '30 del '900 rappresentano una stagione particolarmente importante per il riconoscimento e la tutela dei cosiddetti Beni Culturali. Infatti, l'impianto normativo costituito in quegli anni, con la Legge 1089/39 e la 1497/39 (le cosiddette “Leggi Bottai”), è rimasto sostanzialmente invariato fino all'avvento del D.Lgs. 490/99 “Testo Unico delle disposizioni legislative in materia beni culturali e ambientali", col quale furono abrogate in quanto recepite dalla nuova norma. Tuttavia le innovazioni arrivarono solamente col D.Lgs. 42/2004 "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio". Per dare un'idea, ancora oggi, nella modulistica per le pratiche edilizie di molti comuni, come riferimento alle norme in materia di beni culturali o del paesaggio, compare ancora, magari fra parentesi, la notazione ex-L.1089/39 o ex-L.1497/38.
Il Regio Decreto n. 1746 del 21 novembre 1940, proposto in questa pagina, deve essere letto in quest'ottica, in un contesto di rinnovata attenzione per il patrimonio storico-artistico italiano. Con tale provvedimento il Re Vittorio Emanuele III riconobbe la qualifica di “monumento nazionale” a tutte le chiese cattedrali italiane, comprese quelle di Pola e Zara, i cui territori all'epoca facevano parte dello Regno d'Italia. Nell'elenco fu compresa anche la Cattedrale dei SS. Maria Assunta e Genesio Martire di San Miniato.

Il precedente impianto normativo. In realtà la Cattedrale sanminiatese faceva già parte dell'Elenco degli Edifizi Monumentali in Italia “meritevoli di essere tutelati” pubblicato dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 1902. In quello stesso anno, infatti, era stata emanata la Legge 12 giugno 1902 n. 185 (la prima vera legge dedicata ai "beni culturali", la cosiddetta “Legge Nasi” per la conservazione dei monumenti e degli oggetti d’antichità e d’arte, con cui venne istituito il Catalogo Unico dei monumenti e delle opere di interesse storico, artistico e archeologico). Tale provvedimento fu poi dettagliato dal Regio Decreto del 17 luglio 1904 n. 431 Regolamento per la esecuzione della legge sulla conservazione dei monumenti e degli oggetti d’antichità e d’arte e di quella sulla esportazione all’estero degli oggetti antichi di scavo e degli altri oggetti archeologici od artistici. Una sostanziale modifica alla legge 185/1902 fu approntata con la Legge 20 giugno 1909 n. 364 (legge Rosadi-Rava). Proprio a quest'ultimo testo normativo si riferiranno i “decreti di vincolo” emanati fra il giugno e il luglio del 1913 e riguardanti gli edifici sanminiatesi contenuti nell'elenco pubblicato nel 1902.

Il valore del "Monumento Nazionale". Tornando al Regio Decreto n. 1746 del 21 novembre 1940, possiamo intravedere un duplice obiettivo: sottolineare la massima tutela ai principali edifici religiosi italiani (già tutelati da appositi decreti puntuali) e riconoscere alla Chiesa il ruolo di portatrice di valori fondamentali e fondanti della cultura e della società italiana, in virtù dello straordinario patrimonio storico, architettonico e artistico. Infatti, con tale provvedimento legislativo, le cattedrali non furono solamente le “chiese principali” per la Chiesa Cattolica, ma ciascuna di esse acquistò il rango di “Monumento della Nazione” per l'allora Regno d'Italia, oltrepassando l'insito valore spirituale o cultuale. Non dobbiamo nemmeno dimenticare la stipula dei cosiddetti "Patti Lateranensi" del 1929, quindi il Regio Decreto si inseriva in un clima  di rapporti Stato-Chiesa relativamente disteso.
La portata del valore culturale al livello “nazionale”, piuttosto che regionale o locale, marcava la differenza sostanziale fra un Edifizio Monumentale e un Monumento Nazionale, che attraverso appositi decreti veniva manifestata.

Gli altri Monumenti Nazionali di San Miniato. Per rimanere a San Miniato, gli altri “Monumenti Nazionali” (tali per legge o regio decreto) sono la Torre o “Rocca” di Federico II (dichiarata tale nel 1888) e la Pieve di San Giovanni Battista a Corazzano (decreto del 1899).




La Cattedrale dei SS. Maria Assunta e Genesio Martire di San Miniato

Foto di Francesco Fiumalbi



Di seguito è proposto il testo del Regio Decreto del 21 novembre 1940, n. 1746.



RIFERIMENTI E AVVERTENZE:
Il testo del Regio Decreto è tratto dalla banca dati "Normattiva" e non ha carattere di ufficialità.
L'unico testo ufficiale e definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana a mezzo stampa, che prevale in casi di discordanza. Per consultare la pagina del sito http://www.normattiva.it da cui è tratto il Regio Decreto cliccare su questo collegamento.

REGIO DECRETO 21 novembre 1940, n. 1746


Dichiarazione di monumento nazionale di Chiese cattedrali. (040U1746) (GU n.2 del 3-1-1941 )

VITTORIO EMANUELE III
PER GRAZIA DI DIO
E PER VOLONTA' DELLA NAZIONE
RE D'ITALIA E DI ALBANIA IMPERATORE D'ETIOPIA

Considerata l'opportunità di elevare alla, dignità di monumenti nazionali le Chiese cattedrali di alcune città d'Italia, particolarmente importanti per il loro pregio storico od artistico;
Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale;


Abbiamo decretato e decretiamo:

Sono dichiarate monumenti nazionali le Chiese cattedrali delle città indicate nell'elenco annesso al presente decreto e firmato d'ordine Nostro dal Ministro proponente.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi' 21 novembre 1940-XIX

VITTORIO EMANUELE
BOTTAI
Visto, il Guardasigilli: GRANDI
Registrato alla Corte dei conti, addi' 30 dicembre 1940-XIX
Atti del Governo, registro 428, foglio 103. - MANCINI

(allegato)

Elenco delle città le cui Chiese cattedrali vengono dichiarate monumenti nazionali 

Acerenza (Potenza), Acireale (Catania), Acquapendente (Viterbo), Acquaviva delle Fonti (Bari), Acqui (Alessandria), Adria (Rovigo), Agrigento, Alatri (Frosinone), Alba (Cuneo), Albenga (Savona), Ales (Cagliari), Alessandria, Alghero (Sassari), Altamura (Bari), Amalfi (Salerno), Anagni (Frosinone), Ancona, Andria (Bari), Aosta, L'Aquila, Aquino (Frosinone), Arezzo, Ariano Irpino (Avellino), Ascoli Piceno, Ascoli Satriano (Foggia), Assisi (Perugia), Asti, Atri (Teramo), Aversa (Napoli);

Bagnoregio (Viterbo), Bari, Barletta (Bari), Belluno, Benevento, Bergamo, Bertinoro (Forli'), Biella (Vercelli), Bisceglie (Bari), Bitonto (Bari), Bobbio (Piacenza), Bologna, Bovino (Foggia), Brescia, Bressanone (Bolzano);

Cagli (Pesaro Urbino), Cagliari, Caltagirone (Catania), Caltanissetta, Calvi (Benevento), Camerino (Macerata), Canosa di Puglia (Bari), Capodistria (Pola), Capua (Napoli), Carrara, Casale Monferrato (Alessandria), Caserta (Napoli), Catania, Cefalu' (Palermo), Cesena (Forli'), Chiavari (Genova), Chieti, Chioggia (Venezia), Chiusi (Siena), Cingoli (Macerata), Civitacastellana (Viterbo), Colle di Val d'Elsa (Siena), Comacchio (Ferrara), Como, Concordia (Venezia), Conversano (Bari), Corfinio (Aquila), Cortona (Arezzo), Cosenza, Crema (Cremona), Cremona, Cuneo;

Fabriano (Ancona), Faenza (Ravenna), Fano (Pesaro), Ferentino (Frosinone), Fermo (Ascoli Piceno), Ferrara, Fidenza (Parma), Fiesole (Firenze), Firenze, Foggia, Foligno (Perugia), Forli', Fossano (Cuneo), Fossombrone (Pesaro Urbino);

Gaeta (Littoria), Gallipoli (Lecce), Genova, Gerace (Reggio Calabria); Giovinazzo (Bari), Gravina (Bari), Grosseto;

Iesi (Ancona), Iglesias (Cagliari), Imola (Bologna), Ivrea (Aosta);

Lanciano (Chieti), Larino (Campobasso), Lecce, Lipari (Messina), Livorno, Lodi (Milano), Lucca, Lacera (Foggia), Luni (La Spezia);

Macerata, Mantova, Massa (Massa Carrara), Massa Marittima (Grosseto), Matelica (Macerata), Matera, Mazara del Vallo (Trapani), Messina, Milano, Modena, Mola (Bari), Molfetta (Bari), Mondovi' (Cuneo), Monopoli (Bari), Montalto Marche (Ascoli Piceno), Montalcino (Siena), Montecassino (Frosinone), Montefeltro (Pesaro), Montefiascone (Viterbo), Monteoliveto Maggiore (Siena), Montepulciano (Siena);

Napoli, Nardo' (Lecce), Narni (Terni), Nepi (Viterbo), Nicosia (Enna), Nonantola (Modena), Noto (Siracusa), Novara;

Oristano (Cagliari), Ortona (Aquila), Orvieto (Terni), Osimo (Ancona), Ostuni (Brindisi), Otranto (Lecce);

Padova, Palermo, Parenzo (Pola), Parma, Patti (Messina), Pavia, Penne (Pescara), Pergola (Pesaro), Perugia, Pesaro, Pescia (Pistoia), Piacenza, Piazza Armerina (Enna), Pienza (Siena), Pinerolo (Torino), Pisa, Pistoia, Pitigliano (Grosseto), Pola, Pontremoli (Massa), Pozzuoli (Napoli), Prato (Firenze), Priverno (Littoria);

Ravello (Salerno), Ravenna, Recanati (Macerata), Reggio Emilia, Rieti, Rimini (Forli'), Ripatransone (Ascoli Piceno), Rovigo, Ruvo di Puglia (Bari);

Salerno, Saluzzo (Cuneo), S. Martino al Cimino (Viterbo), San Miniato (Pisa), S. Sepolcro (Arezzo), Sanseverino (Macerata), Santa Lucia del Mela (Messina), S. Agata dei Goti (Benevento), S. Angelo in Vado (Pesaro Urbino), Sarsina (Forti), Sarzana (La Spezia), Savona, Sassari, Segni (Roma), Senigallia (Ancona), Sessa Aurunca (Napoli), Sezze (Littoria), Siena, Siracusa, Sorrento (Napoli), Sovana (Grosseto), Spoleto (Perugia), Sulmona (Aquila), Susa (Torino), Sutri (Viterbo);

Taranto, Tarquinia (Viterbo), Teramo, Termoli (Campobasso), Terracina (Littoria); Tivoli (Roma), Todi (Perugia), Tolentino (Macerata), Torino, Tortona (Alessandria), Trani (Bari), Trapani, Tre Fontane (Roma), Treia (Macerata), Trento, Treviso, Trieste, Troja (Foggia), Tuscania (Viterbo);

Udine, Urbania (Pesaro Urbino), Urbino;

Valva (Salerno), Vasto (Chieti), Venezia, Ventimiglia (Imperia), Vercelli, Veroli (Frosinone), Verona, Vicenza, Vigevano (Pavia), Viterbo, Vittorio Veneto (Treviso), Volterra (Pisa);

Zara.

Visto, d'ordine di Sua Maesta' il Re d'Italia e di Albania Imperatore d'Etiopia l
Ministro per l'educazione nazionale BOTTAI

sabato 16 maggio 2015

[VIDEO] LA STRAGE DEL DUOMO DI SAN MINIATO – DIBATTITO PEZZINO LASTRAIOLI - 15 MAGGIO 2015

a cura di Francesco Fiumalbi

Nella serata di venerdì 15 maggio 2015, presso la Sala del Bastione a San Miniato, si è tenuto un pubblico dibattito organizzato dal Comitato “Giuseppe Gori” dal titolo: "SAN MINIATO 1944: IL PASSAGGIO DELLA GUERRA, LA STRAGE DEL DUOMO, LA LIBERAZIONE”.

Dopo la presentazione e il saluto di Lia Bertini (Presidente del Comitato “G. Gori”), e di Delio Fiordispina, il dibattito è stato animato dagli interventi del Prof. Paolo Pezzino e dell'Avv. Giuliano Lastraioli, i quali si sono confrontati, a dispetto del più ampio titolo, solamente sul drammatico episodio della Strage del Duomo. Il numeroso pubblico accorso per l'occasione ha assistito alla disamina delle due tesi contrapposte (bomba tedesca o cannonata americana), attraverso l'esposizione di prove documentarie, testimonianze e discussione punti irrisolti. Nella seconda parte della serata non sono mancati diversi interventi da parte dei presenti, a cui sono seguite le conclusioni di Lastraioli e Pezzino.

Di seguito sono proposti i video della serata.

PRIMA PARTE [hh:mm.ss inizio – hh:mm.ss fine]
Saluto di Lia Bertini [00:00.00-00:02.07]
Presentazione di Delio Fiordispina [00:02.08-00:06.57]
Intervento del Prof. Paolo Pezzino [00:06.58-00:34.00]
Intervento dell'Avv. Giuliano Lastraioli [00:34.01-00:59.50]
Interventi dal pubblico:
Enzo Cintelli [01:01.45-01:11.38]
Sergio Matteoli [01:11.39-01:18.12]
Giuseppe Chelli [01:18.13-01:23.50]
Francesco Taddei [01:23.51-01:31.55]
Renzo Ulivieri [01:31.56-01:38.50]
Mario Rossi [01:38.51-01:48.55]


San Miniato 1944: il passaggio della guerra, la strage del Duomo, la Liberazione
Pubblico dibattito – PRIMA PARTE
Video di Francesco Fiumalbi

SECONDA PARTE [hh:mm.ss inizio – hh:mm.ss fine]
Mario Rossi [00:00.00-00:04.12]
Francesco Faraoni [00:04.13-00:07.35]
Gabbriello Bertini [00:07.36-00:13.50]
Conclusioni di Giuliano Lastraioli [00:14.55-00:23.11]
Conclusioni di Paolo Pezzino [00:23.12-00:30.42]


San Miniato 1944: il passaggio della guerra, la strage del Duomo, la Liberazione
Pubblico dibattito – SECONDA PARTE
Video di Francesco Fiumalbi


Un momento dibattito
Foto di Carlo Pagliai


Un momento dibattito
Foto di Carlo Pagliai


Un momento dibattito
Foto di Carlo Pagliai

giovedì 24 luglio 2014

SAN MINIATO: DAL “GELIDO ECCIDIO NAZISTA” ALL'INUTILE CRIMINE DI GUERRA AMERICANO

SAN MINIATO: DAL “GELIDO ECCIDIO NAZISTA” ALL'INUTILE CRIMINE DI GUERRA AMERICANO

di Paolo Paoletti e Francesco Guidotti

Il 22 luglio 1944 le truppe di terra americane si trovavano a circa 6 chilometri dalla dorsale collinare di S. Miniato al Tedesco, in Provincia di Pisa. Le artiglierie erano nascoste dietro piccoli rilievi boschivi a circa 10 km. in linea d’aria, in località Bucciano e Montebicchieri.

Almeno dal giorno 20, le bandiere pontificie sventolavano su alcuni edifici religiosi posti poche decine di metri sotto alla torre di Federico II, il punto più alto della città. Ne fa fede il diario di don Francesco Galli, che alla data del 20 luglio scriveva: "Bandiere papali su San Francesco, San Domenico e Vescovado". Anche Don Livio Tognetti scriveva che "sul tetto della chiesa del convento di San Jacopo sventolava una grande bandiera pontificia" [01]. Si intende la bandiera dello Stato vaticano, bianca e gialla con le chiavi di San Pietro. Accanto al Vescovado stava il Duomo, un edificio che da Sud si apprezzava in tutta la sua lunghezza, con il suo campanile. Anche il giorno della strage, il 22 luglio, le bandiere papali sventolavano su quei tre edifici religiosi di San Miniato. Se ne trova ulteriore conferma nella testimonianza di Alessandra Donati che davanti alla Commissione d'inchiesta italiana nel 1945 dichiarò: "Io e il Prof. Fiore andammo al Comando tedesco.... Fu chiesto ad uno dei militari se potevamo usare la bandiera bianca e il detto militare rispose che non importava perché bastavano quelle papali che sventolavano già su alcuni edifici della città...".

Gli Statunitensi le osservarono il 21 luglio, fraintendendole nella forma, in quanto nel sole estivo credettero di vederle tutte bianche, ma non nella loro sostanza di segnale di non belligeranza. Recita il diario di guerra americano della 88° Divisione alle ore 14,50 di quel giorno:"Il 3° Battaglione ha riferito che alle 14,40 il posto d'osservazione della Compagnia M ha osservato una bandiera bianca che veniva innalzata su un edificio in San Miniato...." [02].

Oltre agli osservatori a terra, c’era almeno un aereo alleato che volteggiava in cielo. Ne fanno cenno quattro testimoni: il domestico del Vescovo, Mario Del Bubba, Mario Caponi e Maria Chimenti nello loro deposizioni per la stessa commissione [03]. Lo conferma infine l’allora undicenne Beppe Chelli che poi scriverà in un suo recente articolo: “Mentre andavamo in Duomo in alto vegliava silenziosa e lenta la cicogna[04]. Molti cittadini di San Miniato cercarono rifugio infatti nel Duomo stesso, come nei secoli più bui, probabilmente confidando anche nella protezione di quella bandiera. Dal punto di vista del diritto di guerra l’apposizione della bandiera non generava obblighi vincolanti, in quanti gli edifici non erano territorio vaticano (né extraterritoriali) né ospitavano cittadini vaticani. Era però ben chiaro il significato, che gli Americani avevano in modo fortuito recepito, equiparando il vessillo ad una bandiera bianca: esse indicavano luoghi religiosi, non difesi. Ciò non li influenzò minimamente nella vicenda del 22 Luglio.

Il giornale di guerra del 337° battaglione d’artiglieria [05] attesta che alle 10.15 di quel giorno la batteria A sparò 47 colpi dirompenti da 105 mm. contro EN.M.G., cioè enemy machine gun, ovvero mitragliatrice nemica, individuata dagli osservatori a terra [06]. Alle 10.30 i colpi sparati dalla stessa batteria furono 51 e sempre contro mitragliatrice nemica (non è possibile stabilire se si tratti della stessa, o di altra, o di più mitragliatrici; il testo comunque non porta la “s” del plurale). Dunque l’obiettivo non era l’ipotizzato osservatorio tedesco sul campanile del Duomo o sulla torre della Rocca, come taluno ha sostenuto. Le due postazioni tedesche si trovavano nascoste tra gli oliveti a mezza collina e sotto la Rocca. Sorattutto il tiro non era richiesto da necessità tattiche, non doveva precedere un’avanzata delle truppe di terra: si cannoneggiò il 22 luglio, non il 23, giorno di tregua, non il 24, giorno dell’avanzata americana e della liberazione. Si badi bene, dunque: quel cannoneggiamento di medi calibri era la semplice reazione all’individuazione di un obiettivo militare. Non importava la quantità o la qualità del target. Come per gli aerei in volo, qualunque essere vivente od artefatto sospetto era un opportunity target, ovvero un obiettivo utile.

Anche così, dal punto di vista dell’arte militare lo strumento era inappropriato. Si trattava di mirare ad una superficie di 3 mq., cioè una mitragliatrice poggiata su bipiede con due serventi, da circa 6 km di distanza. Faccia la prova chi vuole: è come cercare di centrare una moneta da due euro lanciando petardi da trenta metri di distanza. E dietro la “moneta” vi era un abitato segnalato da bandiere bianche. In altri eserciti si sarebbe fatta avanzare una pattuglia, e questa avrebbe guidato il tiro dei mortai, con il duplice probabile vantaggio di evitare “danni collaterali” e di colpire davvero le mitragliatrici. Ma ciò avrebbe esposto gli osservatori avanzati a qualche rischio personale, il che nell’U.S. Army era (e continua ad essere) anatema. Si scelse quindi, per conseguire comunque lo scopo, di effettuare quel che equivale a tutti gli effetti ad un tiro di saturazione. E grandinarono i colpi di cannone. Bisogna aggiungere che gli artiglieri dovevano inoltre essere coscienti che il tiro dei loro pezzi sarebbe stato estremamente impreciso, in quanto era molto prossimo alla gittata massima.

Racconta un testimone oculare, don Enrico Giannoni, che si trovava in località “Al Tufo”: “Erano circa le 9,30 [07], quando da sud ovest, sulla linea tra Montebicchieri e Montopoli si scatena un bombardamento americano che, colpendo prima la collina stessa ove io ero, e poi le pendici del colle della città, e, alzando, sempre più il tiro, gli orti prospicienti ..giunge, con un proietto al Seminario, lato ovest; al Municipio lato idem; con due alla mia casa; con altri due al Vescovado; con uno al Miravalle (albergo a fianco del Vescovado nda); con molti altri al lato destro di via del Piazzale e al viale della Rimembranza; con varii scoperchiando la lapide dell’acquedotto, sul prato del Duomo e sul tetto della sagrestia; con uno sul Duomo, tra il muro e la grondaia, senza sfondare all’interno; fra il tetto più alto ed il muro del campanile; nel campanile presso la prima e la seconda campana; con molti nel poggio della Rocca, compresa la villa Donati; con uno entro la finestra, lato ovest della Cappella del Santissimo Sacramento, quello che ha causato tanto sangue e tante lacrime” [08]. Come è noto, un proiettile da 105 mm penetrò nel Duomo da una finestra, ed esplose uccidendo 55 persone e ferendone molte altre.

Dalla precisa descrizione di questo testimone oculare che si trovava sul colle di Scacciapuce prospiciente la città, risulta evidente come il cannoneggiamento americano fu intenso [09], e si concentrò rapidamente sul centro storico e sugli edifici sacri. Oggi si sa perché: Vittorio Campani ricorda che nel 1945, nel corso delle riparazioni sul tetto della chiesa del Santissimo Crocifisso, che si trova a fianco del Duomo, venne ritrovato un proiettile fumogeno. Questa la sua testimonianza: “Avevo 15 anni, e come tutti i ragazzi dell’epoca, aiutavo mio padre, che faceva il muratore. Un giorno, insieme ad un terzo operaio, salimmo sul tetto della chiesa del Santissimo Crocifisso perché pioveva all’interno. Scoprimmo subito da dove veniva il guasto: con nostra sorpresa trovammo lassù un proiettile di cannone, che era rotto solo in basso. Sembrava che non fosse esploso, ma l’eccitazione fu tale che con delicatezza lo portammo a terra. Mio padre non lo fece vedere a nessuno e lo portò a casa. Poi un giorno fissò un gancio a L nel muro di casa nostra, riempì il fondo spaccato della bomba con il calcestruzzo e murò il proiettile per ritto, come fosse un trofeo. E’ stato lì sull’aia per 55 anni, a ricordarci la guerra passata. Poi nel 2000 lessi sul giornale, che un fiorentino aveva scritto un libro sulla strage del Duomo e attraverso un amico lo contattai”.
Il Col. Massimo Cionci ha potuto esaminare il proiettile il 15.12.2000 concludendo trattarsi senza dubbio di un proiettile fumogeno, e se si lancia un fumogeno prima o durante un cannoneggiamento è per indirizzare il tiro. Siccome il 21 e il 23 luglio l’artiglieria americana non sparò su S. Miniato, occorre dedurre che quel proietto arrivò sulla chiesa del SS. Crocifisso quella mattina e finì per dirigere il fuoco proprio sul paese, ed in particolare sugli edifici sacri con le bandiere vaticane.

La testimonianza già ricordata del Canonico Giannoni sembra ipotizzare altre armi pesanti nel verde del centro cittadino, e in particolare "la permanenza, nella corte della Misericordia,... di un lungo cannone mimetizzato e, nell'orto della stessa Misericordia, infilate nel muro di cinta, e nell'orto del Seminario, fra i tronchi di vecchi ulivi, fitte mitragliatrici". Verosimilmente quel cannone e quelle mitragliatrici si trovavano lì da tempo in attesa del trasferimento al momento del ritiro definitivo. Dubitiamo molto che “nel muro di cinta, e nell'orto del Seminario, fra i tronchi di vecchi ulivi, fossero infilate fitte mitragliatrici": non è certo così che si dispongono. Inoltre non sarebbe stato tatticamente corretto concentrare in quell'unico punto della collina e per giunta accanto al cannone tutta la forza difensiva tedesca. Ma al di là di quello che vide o che credette di vedere Don Giannoni, l’unico dato da considerare è la percezione che ebbero gli Americani delle difese tedesche della città. E ciò è scritto nel giornale di guerra del 337° battaglione d’artiglieria [10]: due mitragliatrici leggere.

E a questo punto la colpa degli artiglieri appare davvero gravissima. L’ipotesi è che (almeno) il fumogeno sia stato centrato. L’artiglieria americana avrebbe quindi preso di mira il paese, al quale corrispondono le coordinate di tiro Q-46.48/59.50, mentre quelle dei supposti nidi di mitragliatrice erano 46.37 / 59.22 per quella a mezza costa e 46.48 / 59.50 per quella sotto la Rocca Questa è uguale!. Ma se anche così non fosse, rimane comunque grave e criminale la negligenza di aver aperto il fuoco su di un obiettivo sbagliato (sul quale sventolava una bandiera quantomeno bianca) senza osservare e senza correggere. Ed emerge con forza il sospetto, già tante volte affacciato, che per gli Statunitensi l’unica vita umana che aveva valore fosse quella dei loro militari.

Per tutto quanto sopra, il cannoneggiamento americano si deve configurare come una evidente violazione dell’allegato alla Prima Convenzione dell'Aja del 1899, possibile riguardo all’articolo 25 e conclamata rispetto all’articolo 27. Mentre l’art. 25 vieta l’attacco ed il bombardamento di città o paesi indifesi (sotto il quale rispetto S. Miniato è un caso limite, in quanto le posizioni tedesche gli erano in effetti molto vicine), flagrante è la violazione dell'art. 27, che recita: "Negli assedi e cannoneggiamenti si devono prendere tutte le misure necessarie per risparmiare per quanto possibile gli edifici dedicati al culto, all'arte, alla scienza e alla beneficenza, i monumenti storici, gli ospedali e i punti di raccolta per malati e feriti, premesso che essi non vengano contemporaneamente usati per scopi militari". In questo caso, gli artiglieri non presero alcuna precauzione, ed agirono invece in modo tale da fare il massimo del danno gratuito: nonostante il fatto che il centro del paese inerme, e gli edifici religiosi certamente non difesi, fossero addirittura segnalati con bandiere (che avevano avvistato), essi aprirono il fuoco da grande distanza per evitarsi il disturbo ed il pericolo di individuare esattamente le posizioni nemiche, e colpirono obiettivi civili ben segnalati sbagliando le coordinate o quantomeno non curandosi di osservare il tiro.

Il risultato di quelle 98 cannonate sparate contro quegli edifici, sacri e indifesi, fu, come era ampiamente prevedibile, di morti e feriti tra i civili e nessuna conseguenza per i soldati tedeschi [11].

Per concludere, una domanda: per quante S. Miniato d’Italia i fatti sono stati ricostruiti correttamente? Basti pensare che per più di cinquant’anni la strage del Duomo è stata attribuita ad un ordigno tedesco. E poi c’è la politica. Anche quando, recentemente, il Comune ha preso atto che i morti erano stati vittime di un cannoneggiamento americano, ha messo accanto alla lapide “sbagliata” un’altra targa in cui si sostiene che, al di là del fatto contingente, la responsabilità dell’eccidio restava nazista in quanto era stato Hitler a scatenare la guerra…

La Cattedrale di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

NOTE E RIFERIMENTI
[01] In "Chiese Toscane. Cronache di guerra. 1940-1945" L.E.F., 1995 p. 595.
[02] "3rd Bn reported that at 1440 Co M's O.P. observed white flag being raised above building in S. Miniato....”
[03] Paolo Paoletti “1944, S.Miniato: tutta la verità sulla strage”, Mursia 2000.
[04] L’articolo dal titolo “Quel 22 luglio 1944” è apparso sulla rivista mensile “AERONAUTICA” N° 9 dell'ottobre 1994, pagg.31-32. “Cicogna” era il nome, tradotto, del ben noto aereo germanico da osservazione e collegamento Fieseler 156 “Storch”. Per la sua grande diffusione, ed il suo impiego anche da parte della Regia Aeronautica, passò nel lessico comune ad indicare genericamente tutti gli aerei provvisti della medesima funzione.
[05] Si veda, fra le varie opere dedicate all’argomento da Giuliano Lastraioli e Claudio Biscarini (Autori entrambi di scoperte e studi fondamentali in materia), il breve saggio “La prova”.
[06] Indicati nel diario con le abbreviazioni OP OBS.
[07] Don Giannoni usa l’ora solare mentre era in vigore l’ora legale, come si evince da tutte le altre dichiarazioni testimoniali e dalla documentazione americana, in particolare il Journal of the 337th Field Artillery Bataillon.
[08] in “Il Giornale del Mattino” di Firenze del 21.7.1954.
[09] Così continuava il già citato Enrico Giannoni: “Non si possono citare le cento e cento altre granate insabbiatesi nel terreno, ma sono già troppe le citate a dirci l’entità di quel bombardamento. Ne sono visibili anche oggi le profonde scheggiature o i segni delle riparazioni
[10] Si veda ancora il saggio di Giuliano Lastraioli e Claudio Biscarini “La prova”.
[11] Le mitragliatrici germaniche rimasero, come era prevedibile, del tutto indisturbate e la 3° Div. Panzergrenadiere non lamentò né morti né feriti a S. Miniato.
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