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domenica 12 febbraio 2023

IL CROCIFISSO PER IL GIUBILEO DELLA DIOCESI DI SAN MINIATO - PRESENTAZIONE 11 FEBBRAIO 2023

Nella mattina di sabato 11 febbraio 2023, presso la Cattedrale dei SS. Maria e Genesio, si è svolta la cerimonia di presentazione e donazione del Crocifisso realizzato dal pittore Luca Macchi per celebrare il Giubileo della Diocesi di San Miniato, nel 400° anno dalla fondazione.

Alla cerimonia, oltre all'autore, hanno preso parte le autorità civili e religiose, con gli interventi di Giovanni Urti (Fondazione CRSM), don Francesco Zucchelli (parroco di San Miniato), mons. Andrea Migliavacca, Vescovo di Arezzo, Cortona, Sansepolcro e Amministatore Apostolico della Diocesi di San Miniato.

L'opera di Luca Macchi è intitolata Gesù in croce tra i Santi Maria e Giovanni, Miniato e Genesio. E' stata realizzata nel corso dell'anno 2022 e da un punto di vista materico è una tempera e foglia d'oro su tavola sagomata di dimensioni 295x170 cm.

Il Crocifisso per il Giubileo della Diocesi di San Miniato
appena completata ed ancora era nello studio del pittore Luca Macchi

Di seguito il video della presentazione e della cerimonia di donazione, a cura di Alexander Di Bartolo e Carlo Fermalvento:


Un commento a caldo di Alexander Di Bartolo:
Quella di Luca Macchi, è un'opera degna di essere definita l'opera di arte sacra contemporanea più importante del Duomo di San Miniato. La collocazione in Cattedrale la rende autorevole e ancora più prestigiosa. Le figure hanno una forza espressiva notevole, per non parlare della composizione equilibrata e della ricchezza dell'apparato simbolico. Tuttavia mi ha colpito un particolare. Il blu che fa da sfondo e che non è affatto scontato per opere del genere, che ci aspetteremmo in fondo oro (alla maniera dei primitivi) o al massimo in tonalità del legno. Invece il blu, che tanto Luca ha usato e sta usando nelle ultime fatiche pittoriche e che apprezzo particolarmente per i suoi rimandi alla dimensione della notte, della quiete notturna di una serata limpida di mezza estate quando la luce della luna schiarisce il nero del cielo buio cangiandolo in tonalità di blu. È lo sfondo di una notte non oscura ma illuminata, come il sacrificio della Croce illumina tutti noi dalle tenebre degli inferi nei quali, senza la Salvezza, saremmo altrimenti destinati.

domenica 8 settembre 2019

[VIDEO] INCONTRO CON PABLO SOLARI - SAN MINIATO, 7 SETTEMBRE 2019

Sabato 7 settembre 2019, presso l'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, si è tenuto l'incontro con l'artista argentino Pablo Solari [Buenos Aires, 1953]. Un'occasione speciale, dovuta alla presenza del pittore a San Miniato presso il fratello Luigi, sacerdote e parroco a Marcignana.


Pablo Solari è uno dei più vivaci artisti sudamericani. Di recente ha esposto alla Biennale di Pechino,  alla Fiera Internazionale dell'Accademia dell'Arte dell'India e alla Fiera dell'Arte di Saint Jean Cap Ferrat Côte d'Azur in Francia.

Nella conversazione il pittore si è "aperto" al pubblico interessato dell'Accademia, parlando della sua poetica attraverso un particolare uso del colore, del linguaggio e dei temi su cui si incentrano le sue opere, degli elementi ricorrenti come l'attenzione per gli sguardi e per i gesti delle mani, del suo modo di operare.

Di seguito il video della serata:



domenica 10 febbraio 2019

[VIDEO] BISSIETTA – INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA, SAN MINIATO 9 FEBBRAIO 2019

a cura di Francesco Fiumalbi

Nel pomeriggio di sabato 9 febbraio 2019 è stata inaugurata, presso Palazzo Grifoni, la mostra “Bissietta – Giuseppe Fontanelli. La vita e l’arte, il ritorno a San Miniato”.

Il manifesto della mostra

Si tratta della prima grande esposizione di opere dedicate all’artista Giuseppe Fontanelli, in arte “Bissietta”, nato a San Miniato nel 1910 e morto nel 1977. Dopo la formazione presso l’Istituto d’Arte di Porta Romana, si trasferì a Milano, poi a Firenze e il primo ritorno a San Miniato. Nel Secondo Dopoguerra partì per l’Australia, dove rimase per un ventennio, prima di far ritorno a San Miniato. Non solo un pittore, ma un artista completo: nella sua produzione figurano anche opere scultoree, scenografiche, letterarie.
La mostra è stata organizzata dal Comune di San Miniato, col sostegno della Fondazione CRSM e Crédit Agricole. L’allestimento è stato curato da Luca Macchi. All’inaugurazione erano presenti anche i nipoti: Jeanette Maier, parlando a nome di tutti, ha ricordato la figura del nonno, l’umanità che lo contraddistingueva, l’amore per l’arte in tutte le sue forme. Presenti Vittorio Gabbanini, Sindaco di San Miniato, il Vescovo Mons. Andrea Migliavacca, oltre al critico d’arte Nicola Miceli, che ha curato la prefazione al catalogo della mostra, ed ha sottolineato l’importanza e la qualità artistica di Giuseppe Fontanelli “Bissietta”, allargando lo sguardo ben oltre l’orizzonte cittadino sanminiatese.

Prima di questa mostra erano visibili "pubblicamente" solo poche opere di Bissietta: la più importante è la "Pala della Misericordia", realizzata nel 1974 a memoria della Strage del Duomo, oltre alla sua casa-atelier, "Il Rosicchio", situata fra San Miniato e Cigoli, all'incrocio tra via Francesco Sforza e via Paesante.

Di seguito il video e alcune immagini della serata:

“Bissietta – Giuseppe Fontanelli. La vita e l’arte, il ritorno a San Miniato”
Inaugurazione della mostra
Video di Francesco Fiumalbi

Un momento durante la presentazione
Foto di Francesco Fiumalbi

Un momento durante la presentazione
Foto di Francesco Fiumalbi

Un momento durante la presentazione
Foto di Francesco Fiumalbi

Il taglio del nastro
Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 19 marzo 2018

PIER GIORGIO BALDI


di Andrea Mancini – La Conchiglia di Santiago

Pier Giorgio Baldi, grande e discretissimo pittore e uomo di cultura, è scomparso la settimana scorsa. Lascia una San Miniato da lui molto amata

Pier Giorgio Baldi si era trasferito a San Miniato dal 2006, insieme a Paola Mazzanti, abitavano all'inizio di via Maioli, nella casa che fu dello zio di Napoleone, il canonico Jacopo Buonaparte. Quale amante delle Arti e del bello, Pier Giorgio sosteneva che ciò che si poteva godere dagli affacci della sua casa, era lo stesso panorama che aveva potuto vedere Leonardo.

Baldi era un importante ma discretissimo personaggio della cultura, del design e dell’industria italiane, ha abitato a San Miniato negli ultimi anni della sua vita ed è scomparso da qualche giorno.
Nella città della Rocca aveva ripreso una importante attività di pittore, dopo che negli anni Cinquanta aveva intrapreso con successo la carriera artistica, quella che gli aveva fatto realizzare opere prestigiose, come una splendida Via Crucis in ceramica restaurata di recente ed esposta in una mostra prestigiosa che partì nel 2011 da San Gimignano, per poi toccare varie città d’Italia, tra le quali anche San Miniato, dove Baldi espose proprio in via Maioli, durante il Festival del pensiero popolare / Palio di San Rocco Pellegrino. Adesso le ceramiche sono tornate a decorare l’antica chiesa di Sant'Agostino a Colle val d'Elsa, per le quali Baldi le aveva realizzate. La mostra del 2011 giocava sul tema dell’uovo, alla ricerca di un’armonia segreta che si respira dentro questo straordinario involucro realizzato dalla natura. Nei testi critici di quella mostra, curata da Andrea Mancini, si faceva riferimento al tondo Doni di Michelangelo, ma anche alla cosiddetta pala di Brera Piero Della Francesca, dove l’uovo è l'elemento centrale, che dà il là all'intera opera.

Certo per Baldi la forma ovale era diventato una specie di ossessione, da riempire con eccezionale maestria con le altre forme che gli si potevano presentare, dai paesaggi alle immagini di città, dagli animali ai bellissimi nudi, che si intrecciano in una splendide sinuosità. Tutto nasce da questa specie di placenta primordiale dalla quale ogni cosa ha origine. Una esigenza intima che si fa vivida e che insegue il nuovo e l’inedito, privilegiando la varietà del ritmo, l’armonia del tono, il sottofondo poetico e musicale di un segno fluido e libero, coglie il dato oggettivo e si dilata in dimensione futura.

Pier Giorgio Baldi era nato a San Gimignano e cresciuto tra Genova e la Toscana, scoprì una passione per la pittura e la scultura durante l’adolescenza grazie al prof. Neonato. Le prime prove sono per il disegno, la libera tecnica del nudo, gli oli e gli acquerelli. Architetto di professione, Pier Giorgio gira l’Italia, l’Africa ed il Medio Oriente, lavorando alla progettazione di edifici pubblici di vario tipo per importanti società multinazionali. A Milano collabora tra gli altri con il grande Marcello Nizzoli e intanto continua a dipingere, scolpire, studiare nuove tecniche, come la grafica che scopre negli anni ’80. Negli anni, Pier Giorgio ha partecipato a numerose mostre di pittura a Milano, Genova, Ancona, Pontedera, Colle Val d’Elsa ricevendo premi e riconoscimenti ufficiali. Una sua pittura, “Cristo Lavoratore”, fu donata a Papa Paolo VI ed altre pitture si trovano nel Palazzo Comunale di Colle Val d’Elsa. 

Pier Giorgio Baldi

San Miniato (Sogno presente), 2009

Chiare, fresche e dolci acque, 2008

Sole nascente, 2007

lunedì 1 maggio 2017

[VIDEO] “LE MURA DI ORFEO” - CONVERSAZIONE CON LUCA MACCHI – UCAI SAN MINIATO 28 APRILE 2017

a cura di Francesco Fiumalbi

Sabato 28 aprile 2017, nell’ambito della mostra “Le Mura di Orfeo e altre edicole del sacro e del mito” si è svolta un’interessante conversazione curata dall’UCAI sez. San Miniato.


“Le Mura di Orfeo” – Conversazione con Luca Macchi
Palazzo Grifoni, 28 aprile 2017

Foto di Francesco Fiumalbi

È stata l’occasione anche per parlare con Luca Macchi delle opere in mostra, ma anche per ripercorrere brevemente il suo percorso artistico, sottolineando, in particolare, quanto parola e pittura siano legate intimamente e reciprocamente. La mostra è stata inaugurata l’8 aprile e rimarrà aperta fino al 28 maggio 2017.
Di seguito è proposto il video (peccato per l’audio non buono!) e alcune immagini della serata:

“Le Mura di Orfeo” – Conversazione con Luca Macchi
Palazzo Grifoni, 28 aprile 2017
Video di Francesco Fiumalbi

“Le Mura di Orfeo” – Conversazione con Luca Macchi
Palazzo Grifoni, 28 aprile 2017
Foto di Francesco Fiumalbi



mercoledì 12 ottobre 2016

OPERE DI DILVO LOTTI IN COLLEZIONI PRIVATE - IL CATALOGO ON-LINE




 
OPERE DI DILVO LOTTI IN COLLEZIONI PRIVATE
UN PROGETTO DI CATALOGAZIONE
Dilvo Lotti [San Miniato, 27 giugno 1914 – 22 aprile 2009] è indubbiamente uno degli artisti sanminiatesi più conosciuti e apprezzati di sempre. La sua vastissima produzione, accompagnata da una vitalità senza eguali nel panorama culturale, lo pone tra le figure più rappresentative di San Miniato per tutto il XX secolo e i primi anni 2000.
Per iniziativa di Cristina Gazzarrini – una dei nipoti dell'artista sanminiatese – è nato un gruppo Facebook denominato Opere di Dilvo Lotti in collezioni private VAI AL GRUPPO ↗
Grazie ai cataloghi pubblicati negli ultimi anni, molte opere dell'artista sanminiatese sono state rese note al grande pubblico. Tuttavia si tratta solamente di una parte, consistente, ma non completa. Lo scopo del gruppo è quello di colmare il più possibile eventuali lacune e di arricchire la conoscenza della sua produzione, magari facendo emergere anche aspetti più intimi ed ancora sconosciuti del celebre artista sanminiatese. Si tratta di un qualcosa che ogni giorno si arricchisce di nuove opere, molte collocate nelle abitazioni di amici e parenti dello stesso pittore.

IL CATALOGO ON-LINE SU SMARTARC
Fin dall'inizio, sul gruppo è emersa la necessità di creare una forma di catalogazione più organica che, oltre a raccogliere l'immagine delle singole opere, possa rendere conto anche di altri dati come il soggetto, la collocazione, la tecnica, la dimensione e l'anno.
Smartarc, in accordo con l'ideatrice del gruppo, è a disposizione del progetto per creare in maniera semplice, ma comunque rigorosa, una prima forma organica di catalogazione. Il tutto a costo zero, come è nei principi di Smartarc, che vuole proporsi come strumento libero e gratuito di ricerca, documentazione e divulgazione dedicato a San Miniato e al suo territorio.

COME ADERIRE
Chi avesse un'opera di Dilvo Lotti da condividere nel gruppo, oppure per chi fosse curioso e interessato a conoscere e ad approfondire il progetto, può collegarsi su Facebook alla pagina dedicata al gruppo: OPERE DI DILVO LOTTI IN COLLEZIONI PRIVATE
Partecipare al progetto di catalogazione è semplicissimo! Chiunque può aderire in forma libera e gratuita. Basta fotografare l'opera ed indicare il titolo, o il soggetto, l'anno e la dimensione. E' importante, per evitare spiacevoli equivoci, che l'autore della foto coincida con il proprietario dell'opera o da questi abbia ottenuto specifica autorizzazione.
Una volta che l'opera sarà pubblicata nel gruppo di Facebook, sarà cura di Smartarc trasferirla sul blog e inserirla nell'apposita catalogazione e indicizzata secondo le proprie caratteristiche. Per eventuali integrazioni o correzioni al catalogo on-line di Smartarc è possibile inviare una e-mail a smartarc.blogspot@gmail.com

mercoledì 14 settembre 2016

DILVO LOTTI – UN PROGETTO DI CATALOGAZIONE DELLE OPERE IN COLLEZIONI PRIVATE

a cura di Francesco Fiumalbi

Dilvo Lotti [San Miniato, 27 giugno 1914 – 22 aprile 2009] è indubbiamente uno degli artisti sanminiatesi più conosciuti e apprezzati di sempre. La sua vastissima produzione, accompagnata da una vitalità senza eguali nel panorama culturale, lo pone tra le figure più rappresentative di San Miniato per tutto il XX secolo e i primi anni 2000.

Da qualche giorno, per iniziativa di Cristina Gazzarrini – una dei nipoti dell'artista sanminiatese – è nato un gruppo Facebook denominato Opere di Dilvo Lotti in collezioni private VAI AL GRUPPO

Come da titolo, l'idea è quella di raccogliere e catalogare le opere di Dilvo Lotti conservate nelle “collezioni private”. Grazie ai cataloghi pubblicati negli ultimi anni, molte opere dell'artista sanminiatese sono state rese note al grande pubblico. Tuttavia si tratta solamente di una parte, consistente, ma non completa. Lo scopo del gruppo è quello di colmare il più possibile eventuali lacune e di arricchire la conoscenza della sua produzione, magari facendo emergere anche aspetti più intimi ed ancora sconosciuti del celebre artista sanminiatese. Si tratta di un qualcosa nato da poco e che ogni giorno si arricchisce di nuove opere, molte collocate nelle abitazioni di amici e parenti dello stesso pittore.

Sempre nel gruppo è emersa la necessità di creare una forma di catalogazione più organica che, oltre a raccogliere l'immagine delle singole opere, possa rendere conto anche di altri dati come il soggetto, la collocazione, la tecnica, la dimensione e l'anno.

In attesa di nuovi sviluppi, il blog Smartarc è a disposizione del progetto per creare in maniera semplice, ma comunque rigorosa, una prima forma organica di catalogazione. Un po' come da tempo sta avvenendo per i “Racconti”, per i documenti d'archivio e le fonti cronachistiche, per le epigrafi e le edicole votive sparse per il territorio sanminiatese. Il tutto a costo zero, come è nei principi di Smartarc, che vuole proporsi come strumento libero e gratuito di ricerca, documentazione e divulgazione dedicato a San Miniato e al suo territorio.

Chi avesse un'opera di Dilvo Lotti da condividere nel gruppo, oppure per chi fosse curioso e interessato a conoscere e ad approfondire il progetto, può collegarsi su Facebook alla pagina dedicata al gruppo:

Nel frattempo, per il prossimo fine settimana è stata promossa un'iniziativa davvero molto interessante: l'apertura della casa-museo di Dilvo Lotti.
Orari: Sabato 17 e domenica 18 settembre 2016
1° visita ore 16.00
2° visita ore 17.00
L'ingresso è libero, ma sarà allestita una cassetta per la raccolta delle offerte da destinare alle popolazioni terremotate. E' un'iniziativa del Sistema Museale di San Miniato.
Per prenotarsi o avere informazioni: sistemamuseale@comune.san-miniato.pi.it – 348.1129154

La casa-museo di Dilvo Lotti
San Miniato, via Paolo Maioli
Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 9 maggio 2016

ALESSANDRO FEI A SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
In questa pagina è proposto il testo dedicato al pittore fiorentino Alessandro Fei conosciuto anche come Alessandro “del Barbiere” [Firenze, 1538 o 1543 – 7 dicembre 1592] contenuto ne Il Riposo di Raffaello Borghini. Oscurato dai giganti del tempo, praticamente sconosciuto al pubblico dei non specialisti, Alessandro Fei fu comunque un importante artista fiorentino attivo nella seconda metà del XVI secolo. In Toscana lavorò praticamente ovunque, specialmente a Firenze, ma anche a Roma e perfino a Messina e in Francia. Importantissima la sua collaborazione col Vasari.

«Venne ancora fra noi in questi tempi il rinomatissimo Alessandro Fei, detto altrimenti il barbiere, il quale ebbe per patria Firenze, e fu uno de' primi pittori del suo tempo. Nacque l'anno 1538, ed ebbe per maestri, i più grandi uomini che allora vi fossero»
[G. Grosso Cacopardo in Memorie de' pittori messinesi e degli esteri che in Messina fiorirono dal secolo XII sino al secolo XIX ornate di ritratti, 1821 a p. 71]

IL RIPOSO DI RAFFAELLO BORGHINI
Tornando a Il Riposo di Raffaello Borghini, è una sorta di trattato a forma di dialogo, composto nel 1584 e costituito da quattro volumi. Trae il proprio nome dalla Villa “Il Riposo” appartenuta a Bernardo Vecchietti nei pressi di Ponte a Ema, in cui si immagina fosse avvenuto il dialogo. Da un punto di vista della letteratura non ha avuto molta fortuna, ma per la storia dell'arte è considerato una piccola miniera di informazioni riguardanti la vita e le opere di molti artisti del tempo. Fra questi troviamo Alessandro Fei, del quale Il Riposo costituisce la fonte primaria per ricostruirne la biografia e l'attività artistica.

A SAN MINIATO NEL CONVENTO DI SAN FRANCESCO
UN'OPERA PERDUTA?
Secondo il Borghini, Alessandro Fei fu attivo anche a San Miniato ed in particolare nel Convento di San Francesco. Qui avrebbe realizzato un affresco con la figura di San Francesco d'Assisi sopra il mondo. Stando al testo, quella di San Miniato sarebbe la sua seconda opera realizzata in completa autonomia e potrebbe collocarsi fra il 1560 e il 1570. Tuttavia, allo stato attuale degli studi, l'affresco sembra essere perduto: non sappiamo se distrutto, rovinato o semplicemente coperto sotto una ridipintura successiva. In tutta la letteratura storico-artistica sanminiatese non se ne trova traccia. L'unico indizio a disposizione è relativo alla posizione: doveva essere nel convento, e non nella chiesa, poiché il Borghini nel descrivere la collocazione di altre sue opere specifica quando si trovano nel luogo di culto vero e proprio. Un piccolo mistero che per il momento non trova soluzione.

San Miniato, Convento di San Francesco
Foto di Francesco Fiumalbi

Estratto da R. Borghini, Il Riposo, appresso Giorgio Marescotti, Firenze, 1784, Libro IV, pp. 632-635:

«[632] [e ritorniamo a' maestri principali] Fra' quali Alessandro di Vincentio Fei detto del Barbiere si esercita con molta sua laude. Egli hebbe i primi principi del disegno da Ridolfo del Ghirlandai, essendo dimorato in casa sua alquanto tempo, poscia apprese à maneggiare i colori da Pier Francia, & ultimamente lavorò appresso à Tommaso da San Friano. La prima opera che facesse Alessandro di sua inventione fu una tavola della historia di Santa Caterina, quando è sposata da Giesu Christo con altre figure, la quale si vede nella Compagnia di Santa Caterina dietro alla Nuntiata. Lavorò poi à San Miniato al Tedesco nel convento de' frati Zoccolanti un San Francesco sopra una palla figurata per lo mondo à fresco. Una tavola di sua mano è nella Chiesa di Vicchio in Mugello rappresentante il Rosaio [633] della gloriosa Vergine; un’altra di detto misterio ne è in Peccioli nella chiesa de’ frati di San Domenico. A Chiusure, in quel di Siena, nella Pieve de’ frati di Montuliveto ha dipinto una facciata d’un Cristo di chiaro oscuro, entrovi il Giudicio Universale et in una cappellina, che è nel mezo Cristo in atto di giudicare e sopra la porta di detta Pieve un Cristo morto. In Chianti, nella chiesa di Brolio, per li Ricasoli ha lavorato tre cappelle a fresco, nella prima è la Vergine col figliuolo in collo et altre figure, nella seconda alcuni dottori della chiesa che disputano e nella terza alcune sante per sodisfacimento de’ padroni. In Valdelsa nella pieve di San Brancazio fece una tavola non molto grande, in cui è figurata la Reina de’ Cieli con alcuni Santi. Nel monasterio delle monache di Lapo fuor di Firenze è di suo una tavola dimostrante nella parte bassa la Madonna col figliuolo et alcuni Santi e nella parte più alta Dio Padre in mezo al Paradiso. A Messina in tre volte ha mandato molte sue opere: la prima fu una tavola per la chiesa grande, in cui aveva dipinto la Nostradonna con Giesù, due angeli et alcuni santi; la seconda un quadro di tre braccia della adorazione de’ Magi e la terza dodici istorie di San Giovambatista a olio in tela, che sono state poste nella chiesa de’ Fiorentini, i quali avevan mandato a Firenze a farle fare. Dipinse poscia due quadri, nell’uno ritrasse Antonio del Bene in abito di Gonfaloniere con un paggio a lato, [634] che tiene in mano uno stendardo dell’insegna della città e nell’altro fece una Firenze e questi furono mandati in Francia. In Pistoia è di sua mano lavorata a fresco una cappella nella Madonna della Umiltà, dove sono undici istorie della vita della gloriosa Vergine e nella tavola a olio è una Nunziata et il Paradiso con angeli e con Dio Padre e parimente è fatta da lui in detta città la tavola dell’Assunta con gli apostoli posta nella Madonna del Letto. A Vernio nella badia per lo Signor Pierantonio de’ Bardi ha fatto una tavola della Concezzione con molte figure e vi è ritratto di naturale ginocchioni tutto armato esso Signor Pierantonio. In Firenze sono di sua mano queste opere: una tavola nella Compagnia di Santa Brigida entrovi un Cristo in croce con quattro Santi; in San Niccoló oltr’Arno n’una cappella fatta con suo disegno la tavola, in cui è effigiata la Vergine, che riceve l’angelico saluto. In San Brancazio la tavola dell’istoria di San Bastiano; nel monasterio della Crocetta in testa dell’orto n’una cappella dipinta a fresco la Resurrezzione di Cristo con molte figure in variate attitudini; in Santa Croce alla Cappella de’ Corsi la tavola, in cui si vede Cristo alla colonna con molte figure benissimo accomodate et una prospettiva fatta con arte grandissima et è divero quest’opera degna di considerazione per esser bene osservata in ogni parte e la migliore, che abbia fatto Alessandro. Nella medesima chiesa alcuni quadri a oilo posti [635] a una colonna con istorie della Madonna e l’ornamento col padiglione et angeli a fresco, che sono sopra la Nunziata di Donatello. Ha nel suo scrittoio il Serenissimo Gran Duca Francesco un quadro fatto da lui a concorrenza con gli altri pittori, in cui si veggono tutti i modi del lavorare de gli orefici contrafatti molto vivamente. Un altro suo quadretto di figure piccole dimostranti la stagione del verno si trova nello scrittoio del Cavaliere Gaddi, al quale ha fatto ancora molte altre pitture in certi fregi nella sua casa nuova del giardino. Nel mio scrittoio sono di sua mano due quadri di bellissime prospettive, i quali io gli feci fare per accompagnare certi quadri di Francesco Salviati e mi dipinse etiandio il palco della detta stanza, dove sono le nove muse, l’istoria di Zeusi quando prese le belle parti di più fanciulle a Crotone per figurarne la sua nominata Venere e molte grottesche.»

domenica 22 novembre 2015

DONNA PERCHE' PIANGI - PRESENTAZIONE DEL DIPINTO DI LUCA MACCHI A MARZANA

a cura di Francesco Fiumalbi

Domenica 15 novembre 2015, presso la chiesa parrocchiale dei SS. Ippolito e Cassiano di Marzana, si è svolta la presentazione dell’opera di Luca Macchi dal titolo “Donna perché piangi”, che propone l’immagine dell’incontro fra Maria di Magdala e Cristo Risorto fuori dal sepolcro. La pittura, realizzata con tempera vinilica su tavola, ha dimensioni davvero notevoli, ben 202x262 cm, e fa il paio con un'altra pittura (opera di Gianfranco Giannoni) sulla parte opposta della controfacciata. L'opera di Luca Macchi è collocata sul lato destro, entrando in chiesa.

Al termine della celebrazione eucaristica sono intervenuti la Prof. Anna Padoa Rizzo (Università degli Studi di Firenze), l'autore Luca Macchi e Don Antonio Sergianni. Successivamente l'opera è stata benedetta.

Di seguito il video con gli interventi:

"Donna perché piangi" - Presentazione del dipinto di Luca Macchi
Video di Francesco Fiumalbi

Luca Macchi e Don Antonio Sergianni di fronte all'opera
Foto di Francesco Fiumalbi

mercoledì 11 novembre 2015

“DONNA PERCHE’ PIANGI” – PRESENTAZIONE DEL DIPINTO DI LUCA MACCHI – DOM 15 NOVEMBRE 2015

Domenica 15 novembre 2015, presso la chiesa parrocchiale dei SS. Ippolito e Cassiano di Marzana, si terrà la presentazione dell’opera di Luca Macchi dal titolo “Donna perché piangi”, che propone l’immagine dell’incontro fra Maria di Magdala e Cristo Risorto fuori dal sepolcro.

La pittura, realizzata con tempera vinilica su tavola, ha dimensioni 202x262 e sarà presentata dall’autore e dalla Prof. Anna Padoa Rizzo (Università degli Studi di Firenze) alle ore 11.00, al termine della celebrazione eucaristica.

Di seguito la locandina:


lunedì 24 marzo 2014

JOSE' CHAPELLIER IN MOSTRA A SAN MINIATO FINO AL 27 APRILE 2014

In occasione del 10° anniversario del gemellaggio con la cittadina di Silly, il Comune di San Miniato, in collaborazione con Fondazione San Miniato Promozione, Fondazione CRSM e Teatrino dei Fondi, propone un'interessante mostra delle opere di José Chapellier, poliedrico artista belga, che vanta esposizioni anche in Francia, Spagna e Stati Uniti.

La mostra, che si terrà a Palazzo Grifoni, sarà inaugurata giovedì 27 marzo 2014 e rimarrà aperta fino al 27 aprile successivo, con il seguente orario:
Da lunedì a venerdì 10.00-13.00, 15.30-17.30
Sabato e domenica 11.00-17.00
Aperta anche domenica 20 aprile (Pasqua) e lunedì 21 aprile, con orario 14,30-18
Domenica 27 aprile 11.00-18.00

INGRESSO LIBERO





domenica 2 marzo 2014

SAN MINIATO A FUMETTI

Domenica 2 marzo 2014. Una splendida mattina quasi primaverile dopo diverse giornate grigie e piovose. L'ideale per fare un salto in centro, dove, sotto le volte della “Loggetta del Fondo”, l'infaticabile associazione “Moti Carbonari – Ritrovare la Strada” ha organizzato una cosa molto carina.

L'inizio della presentazione

Si tratta delle presentazione di 16 illustrazioni, realizzate da Sauro Mori su piccole tele della misura di 40x40 cm, e raffiguranti in maniera sintetica ed intuitiva la storia di San Miniato. L'idea è stata ribattezzata “San Miniato a Fumetti”, proprio a voler sottolineare anche il pubblico a cui si rivolge, i giovanissimi. Inoltre, le "formelle" dipinte sono fatte per essere un gioco nel gioco. Infatti una volta ricomposto il puzzle, per procedere in ordine cronologico, si deve seguire una linea spiraliforme. Occorre partire dalla 1a, quella con la data 713, a cui viene fatta risalire la fondazione della chiesa dedicata a San Miniato.

La presentazione è stata curata da Anna Braschi e si è incentrata su una breve performance di Andrea Mancini, che ha descritto recitando le 16 “tappe” della storia sanminiatese, così sintetizzate da Manuela Parentini, consulente storica.

Sauro Mori e le 16 illustrazioni

Di seguito è proposto il video della presentazione di Andrea Mancini e le 16 illustrazioni di Sauro Mori.

La presentazione di Andrea Mancini


1 – LA FONDAZIONE DELLA CHIESA DI SAN MINIATO


2 – LA NASCITA DEL BORGO E DEL CASTELLO


3 – L'ARRIVO DELL'AMMINISTRAZIONE IMPERIALE


4 – LA DISTRUZIONE DI SAN GENESIO


5 – IL PERIODO DI FEDERICO II E IL SUICIDIO DI PIER DELLE VIGNE


6 – VITA SANMINIATESE IN EPOCA COMUNALE


7 – UTILIZZO DEI VICOLI COME ELEMENTO DI CONNESSIONE


8 – IL DOMINIO DI SAN MINIATO NEL MEDIO VALDARNO INFERIORE


9 – SAN MINIATO E LE CONTESE FRA PISANI E FIORENTINI


10 – LA CONQUISTA DI SAN MINIATO DA PARTE DI FIRENZE


11 – MARIA MADDALENA D'AUSTRIA E LA NASCITA DELLA DIOCESI


12 – I RIVOLUZIONARI E LA DISTRUZIONE DEGLI STEMMI


13 – LA RESTAURAZIONE E LEOPOLDO II


14 – LA GUERRA A SAN MINIATO


15 – IL BOOM ECONOMICO E L'ABBANDONO DEI VICOLI


16 – LA NASCITA DELL'ASSOCIAZIONE “MOTI CARBONARI” E IL RECUPERO DEI VICOLI


martedì 27 agosto 2013

SAN MINIATO NEL "VIAGGIO" DI GUIDO CAROCCI

INTRODUZIONE 
a cura di Francesco Fiumalbi

Su segnalazione degli amici di “Della Storia d'Empoli”, a cui va il nostro più sentito ringraziamento, proponiamo l'estratto di un interessante volumetto dei primi anni del '900. Si tratta del testo redatto da Guido Carocci (Firenze, 1851-1916), dal titolo Il Valdarno. Da Firenze al mare”, edito a cura dell'Istituto Italiano d'Arti Grafiche di Bergamo, nel 1906.


Guido Carocci, Il Valdarno. Da Firenze al mare
Istituto Italiano d'Arti Grafiche, Bergamo, 1906, frontespizio

E' interessante per vari aspetti. Prima di tutto per il tema del viaggio, che riprende idealmente l'opera di Francesco Fontani, Viaggio Pittorico della Toscana, dato alle stampe un secolo prima e di cui abbiamo già avuto modo di parlare. Tuttavia il testo di Carocci va oltre alla dissertazione puramente storica del Fontani, o storico-geografica del Repetti, andando ad indagare anche, e soprattutto, la sfera artistica. In questo senso Carocci riconosce all'Arte il ruolo di massima testimonianza della cultura e della storia dei luoghi. Non a caso egli fondò nel 1882, e diresse per tutta la durata della sua vita, la rivista “Arte e Storia”. Il dichiarato intento del periodico era quello di “patrocinare gli interessi dell'arte, tener vivo l'amore per gli interessi storici”, quindi di legare l'arte alla storia, che insieme formano un tutt'uno: l'Arte quale espressione tangibile, lascito materiale di un'eredità culturale, di cui siamo i depositari; un patrimonio che viene dal passato, da chi ci ha preceduto, dalla nostra Storia e che fa parte della nostra identità.
In secondo luogo, il “Viaggio” di Carocci è assai interessante perché arricchito da splendide illustrazioni fotografiche, a differenza delle incisioni pubblicate dal Fontani. L'intero volume conta 138 immagini, e quelle dedicate a San Miniato, alla Città, al suo territorio e alle opere di interesse artistico, sono ben 14. Nove di queste vengono indicate come di proprietà dell'Istituto Italiano di Arti Grafiche, mentre le cinque rimanenti vennero fornite da Vittorio Alinari (Firenze, 1859-1932), che proseguì il lavoro iniziato dal padre e dagli zii. Quindi, grazie a questa pubblicazione, abbiamo a disposizione un'importante documentazione sulla San Miniato dell'epoca, sullo stato di conservazione degli edifici monumentali e su molte delle opere artistiche che possiamo ammirare ancora oggi, conservate in apposite strutture museali. Nelle immagini, invece, molte di queste opere si trovano nella loro collocazione originaria.
Tuttavia è bene ricordare che questa non è la prima pubblicazione del genere su San Miniato. Già tre anni prima, nel 1903, sempre per cura dell'Istituto Italiano d'Arti Grafiche di Bergamo, era stato dato alle stampe il volume n. XVIII della rivista “Emporium”, contenente un bell'articolo firmato da Guido Battelli. Certamente il Carocci prende ampio spunto dal lavoro di Battelli, così come molte delle illustrazioni, per le quali nella rivista vengono ringraziati Bernard Berenson e Filippo Del Campana. Alcune immagini sono davvero le stesse, ma ve ne sono anche di nuove.
Tornando al “Viaggio” del Carocci, non staremo a sindacare sulle attribuzioni, su alcune imprecisioni o su quelle notizie storiche che si sono rivelate inesatte, trattandosi di un testo che ha più di un secolo. Ci riserviamo tuttavia, in un secondo momento, di commentare le singole immagini che in questo post trovate assieme al testo.
Per chi desiderasse leggere o scaricare l'intero volume, dal momento che i copyrights sono scaduti, è possibile farlo attraverso il sito Archive.org.
Buona lettura!

ESTRATTO
da Guido Carocci, Il Valdarno. Da Firenze al mare, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, Bergamo, 1906, pp. 83-99.

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 83.

[pagina 84] SAN MINIATO.
All'estremità occidentale del piano empolese, sopra il vertice ondulato di un poggio che a guisa di sprone si protende verso la valle dell'Arno, distende la lunga

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 84.

linea dei suoi edifizi la città di San Miniato, alternativamente chiamata al Tedesco e al Fiorentino, capoluogo di un vasto circondario della provincia di Firenze. La lunga e irregolare distesa delle sue case biancheggianti, interrotta di tanto in tanto dalla massa grandiosa di chiese e di palagi, coronata di torri e di campanili, segue le sinuosità del monte ed a chi la guarda da lontano dà l'idea che San Miniato sia una ampia e popolosa città. Invece, San Miniato, se possiede una storia e tradizioni gloriose da fare invidia a centri molto più importanti, non può considerarsi che come un lunghissimo borgo che di tanto in tanto si allarga per costituire delle piazze e che si dirama in piccole e brevi strade minori.
San Miniato non ha che 3500 abitanti o giù di lì, ma, in compenso, offre l'aspetto e l'importanza di una piccola capitale, di un centro di movimento e di affari

[pagina 85] tutt'altro che insignificante, essendo sede di numerosi uffici pubblici. Ma queste sue qualità, diremo così, officiali, sono di gran lunga superate dalle attrattive che San Miniato offre per la sua meravigliosa situazione, per la vaghezza dei giardini che l'allietano, per la ricchezza infinita di edifizi e di opere d'arte che la rendono una delle più simpatiche e delle più leggiadre fra le città secondarie della Toscana.
L'origine sua si perde nel mistero de' tempi lontani, e le vicende della sua storia molteplici e fortunose mal si riassumerebbero in questa modesta illustrazione. Forse fu qui un villaggio o vicoromano al quale si sostituì nel basso medioevo un castello posseduto da nobili Longobardi. Certo è che fin dal secolo IX, dopo una non breve permanenza fattavi da Ottone I Imperatore, San Miniato, che dal titolare d'un'antica chiesetta ebbe nome, divenne la residenza d'un rappresentante o Vicario degl'Imperatori

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 85.

di Germania che in Toscana ne tutelava l'autorità e gl'interessi. Gli abitanti però male si assoggettarono al dominio della signoria straniera e per due volte, nel XII e nel XIII secolo, devastarono e abbandonarono la loro terra, andando a popolare due sottostanti borghi della pianura: Vico Wallauri che si chiamò poi San Genesio e Santa Gonda. Ma irrequieti, desiderosi di libertà e d'indipendenza, si rivolsero anche contro chi li aveva ospitati, e, distrutto San Genesio, annientato il borgo di Santa Gonda, tornarono al loro dolce colle, contendendo i diritti degl'Imperatori e de' loro Vicarî.
Riuscirono così ad acquistarsi una certa autonomia, perchè gl'Imperatori, pur di non perdere quella specie di vedetta che nel cuore della Toscana rappresentava tuttora quell'autorità feudale che sfuggiva loro dalle mani, cercarono di cattivarsi l'animo dei Sanminiatesi e permisero loro di costituirsi in libero comune, il quale, proprio sotto gli occhi del Vicario Imperiale, giunse fino a far parte della lega guelfa.
Federigo Barbarossa e poi Federico II dimorarono lungamente nella loro rocca, esercitarono di lassù l'autorità loro, tentarono di raccogliere e di animare le forze del partito ghibellino; ma la marea guelfa incalzava senza tregua e nello stesso castello

[pagina 86] di San Miniato s'accendevano di continuo le contese più violente fra i partigiani delle due opposte fazioni. Il potere imperiale scomparve travolto dall'irruenza di parte guelfa ed i Fiorentini, profittando delle discordie intestine che agitavano senza tregua l'ultimo propugnacolo dell'autorità degl'Imperatori, strinsero d'assedio

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 86

il castello, lo espugnarono e nel 1369 lo aggregarono senz'altro al territorio della loro potente Repubblica.
Il castello di S. Miniato ebbe in origine modesta estensione e le sue solide mura racchiudevano appena il cocuzzolo del poggio sul quale sorgeva la rocca imperiale. Di questa rocca, che fu gettata al suolo ed abbandonata, altro non resta oggi che l'alta e smantellata torre, che, simbolo di una potenza e di una grandezza

[pagina 87] tramontate, domina una gran parte del Valdarno e le vicine valli dell'Elsa e dell'Evola. Su quel prato deserto e silenzioso dove crescono e prosperano i fiori, a formare uno strano contrasto collo squallore di quel cupo rudere, fu la residenza degli orgogliosi Imperatori tedeschi, fu la dimora dei loro Vicarî e fra quelle mura, oggi

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 87

rase al suolo, si svolsero truci e misteriosi drammi. Di uno, specialmente, è giunto fino a noi il ricordo, tramandato dagli storici: la fine infelicissima di Pier della Vigna, il celebre ministro di Federigo II, che caduto in disgrazia del suo signore, fu qui tratto in catene nel marzo del 1249 e barbaramente acciecato, sicché in un impeto di disperazione si uccise fracassandosi il cranio contro le pareti del carcere.
Accanto alla torre eccelsa, dall'alto della quale lo sguardo può errar libera

[pagina 88] mente attraverso a mezza Toscana, sono stati incisi a ricordo del caso pietoso i versi di Dante:
«Io son colui che tenni ambo le chiavi
del cuor di Federigo e che le volsi,
serrando e disserrando, sì soavi
che dal segreto suo quasi ogni uom tolsi»

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 88.

Poco al disotto della rovina della Rocca, è la Cattedrale dedicata a S. Maria e a S. Genesio per rievocare il ricordo della chiesa di Vico Wallauri e quasi ad espiazione dell'ingratitudine che i Sanminiatesi addimostrarono per quel borgo ospitale. La facciata della chiesa, a cortina di mattoni, serba le tracce delle trasformazioni e degli ampliamenti succedutisi dal XII al XVII secolo. Degli ornamenti di terracotta stampata, delle scodelle di majolica infisse nella cortina sono i resti della primitiva facciata. Nell'interno la chiesa è stata modernamente rifatta. Delle opere d'arte il corredo è piuttosto scarso. Più interessanti d'ogni altra cosa sono tre parti degli specchi del vecchio pergamo, scolpiti di bassorilievo colla rappresentazione dell'Annunciazione ed uno stemma; interessanti per antichità loro e perché sono illustrati da iscrizioni che ne riassumono la storia. Le sculture sono di Giroldo di Jacopo da Como, scultore lombardo che lavorò al Duomo di Milano, alla Certosa di Pavia, al Duomo di Lucca, a Massa Marittima, alla Badia di Montepiano ed in altre località della Toscana; furono eseguite nel 1274 a tempo del Podestà Ugo de' Cancellieri da Pistoja. Una tavola dipinta nel 1463 da Neri di Bicci, il fonte battesimale di marmo che potrebbe attribuirsi a Pagno Portigiani discepolo di Donatello, che si sa aver lavorato a San Miniato, ed una piletta del XV secolo, completano il patrimonio artistico del Duomo. Il campanile di mattoni era una delle salde e gagliarde torri del vecchio castello, del quale facevano parte i palazzi vicini, oggi del Vescovado e della Sottoprefettura.
Più importante della Cattedrale è la chiesa di S. Francesco che maestosa s'inalza dalle balze del monte, sostenuta da sproni e da arcate di proporzioni gigantesche.

[pagine 89] Cominciata a costruire nel 1343 sul luogo di un antico oratorio, la chiesa di S. Francesco restò compiuta nel 1480 e della costruzione sua originaria serba tuttora in gran parte i caratteri. Non così sono giunti fino a noi i molti oggetti d'arte e le decorazioni che, a similitudine di tutte le altre chiese francescane, dovevano adornarla. Unico resto delle sue dovizie artistiche sono de' frammenti di un bellissimo affresco gaddiano (che decorava un giorno la sala del Capitolo), oggi quasi nascosti in uno stambugio al disotto del campanile.
Ma quello fra gli edifizi religiosi di San Miniato che presenta grande importanza artistica, non tanto per i pregi architettonici, quanto per la ricchezza infinita delle opere d'arte che vi sono raccolte, è la chiesa dei Domenicani intitolata ai Ss. Jacopo e Lucia. Pur essa, alla pari di quella di S. Francesco, sorge dalla balza del

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 89.

[pagina 90] monte, sostenuta da immensi piloni. In origine era a tre navate, oggi è ad una sola ed ampia nave con cinque cappelle di carattere ogivale. Essa fu cominciata a costruire nel 1330 dai frati Domenicani di Firenze e le più illustri e potenti famiglie di San Miniato la corredarono di cappelle, ricche di pregevolissimi affreschi che nei tempi della decadenza artistica scomparvero sotto il bianco.

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 90.

Recentemente però, importanti restauri sono stati eseguiti a questa chiesa, restituendo all'aspetto originario le tre cappelle di prospetto e rimettendo in luce non pochi affreschi interessantissimi. Quelli della cappella degli Armaleoni, che rappresentano storie della Madonna, sono della scuola dei Gaddi ed appartengono forse a Niccolò di Piero Gerini. In fondo alla chiesa poi, dov'erano in origine due cappelle, sono venuti in luce altri interessanti affreschi che possono attribuirsi a qualche scolaro dell'Angelico che li eseguì sotto la guida o l'ispirazione del maestro. Per dovizia

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., pp. 91-92.

[pagina 93] di opere d'arte la chiesa dei Domenicani può considerarsi come il museo cittadino. Tolte dalla sagrestia e dalle altre parti del convento e disposte convenientemente nella chiesa, esse sono ora oggetto della giustificata ammirazione del visitatore. Vi sono tavole e frammenti di ancone di scuola giottesca, altre de' primi del XV secolo attribuite a Rossello di Jacopo Franchi, diverse della maniera di Fra

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 93.

Giovanni Angelico. Ma l'opera più interessante è la tavola che è stata posta a decorazione della cappella degli Armaleoni, nella quale le figure della Vergine in trono col bambino Gesù e dei santi Sebastiano, Rocco, Giovanni Battista e Martino vescovo mostrano tutta la leggiadrìa dell'arte fiorentina del 400.
Interessante è pure la tavola del XV secolo che adorna la vicina cappella, un giorno dei Samminiati.
In questa stessa cappella è il monumento funebre di Giovanni Chellini, celebre medico fiorentino morto nel 1468. È un'opera incompleta, perchè il frontespizio è

[pagina 94] un'aggiunta posteriore, il medaglione colla Vergine e il bambino è un calco di stucco ed il fondo del vano è deturpato da goffe e volgari decorazioni moderne che dovrebbero esser tolte. Tradizionalmente, il cenotafio si attribuisce a Donatello e al discepolo suo Pagno Portigiani che lavorarono insieme a San Miniato; ma l'attribuzione regge difficilmente alla critica, perché, alla morte del Chellini, Donatello era decrepito ed il Portigiani pure era già molto vecchio.
Altra opera di pregio singolare è un tondo di terracotta invetriata rappresentante

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 94.

l'Annunciazione, leggiadrissimo lavoro di Andrea o, meglio, di Giovanni Della Robbia, proveniente dalla soppressa chiesa monastica di S. Martino. Al disotto del piano della chiesa è l'ampia cappella di S. Urbano, tutta decorata di buoni affreschi del XVI secolo.
Grandiosi palazzi di buona architettura sorgono sulle piazze e lungo le strade pittoresche di questa quieta e caratteristica città.
Il Palazzo Comunale, fondato nel XIV secolo per uso di residenza de' magistrati cittadini, non ha esternamente interesse di sorta; ma nell'interno conserva intatto il salone o l'Udienza del Consiglio, salone che pochi anni addietro venne convenientemente ristaurato. In una delle sue pareti è un affresco della maniera dei Gaddi dipinto nel 1393 a tempo di un vicario di casa Guicciardini e rappresenta la

[pagina 95] Vergine in trono, circondata dalle Virtù Teologali. Tutte le altre pareti e le vôlte sono adorne di stemmi e d'imprese dei Vicarî della Repubblica Fiorentina.
Al pianterreno, sotto la sala del Consiglio, è l'Oratorio della Madonna di Loreto detto del Loretino, che serviva alle cerimonie religiose pubbliche e private della

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 95.

magistratura cittadina. La cappella è di forma graziosa e ricca di adornamenti che un recente incendio espose ai più gravi rischi. Le pareti sono adorne di affreschi assai deteriorati della prima metà del XV secolo e l'altare di legname è di squisitissimo e delicato lavoro del XVI secolo. Framezzo alle leggiadre decorazioni intagliate e dorate è un gradino con piccole storie che sanno della maniera di Ridolfo

[pagina 96] del Ghirlandajo o del Sogliani. Il bel cancello di ferro battuto che chiude la cappella porta il nome dell'artefice, Lello di Siena.
Dei palazzi privati, il più vasto e il più artisticamente pregevole è quello Grifoni, oggi Catanti, di severa architettura toscana del XVI secolo. Giuliano di Baccio d'Agnolo ne fece il disegno per Messer Ugolino Grifoni monsignore d'Altopascio e il Vasari dice che «fu cosa magnifica». Pur troppo il lungo abbandono ha ridotto

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 96.

oggi la facciata in condizioni deplorevoli. Artisticamente importanti sono anche il palazzo Formichini, già Morali, del XVI secolo, quello Salvadori, già Franchini, Del Campana, già Roffia, e quelli che furono un giorno dei Borromei e dei Buonaparte, celebri famiglie sanminiatesi, posti sulla piazza del Tribunale.
Subito fuori della città, dal lato di ponente, è il R. Conservatorio di S. Chiara, dove fu un monastero eretto nel secolo XIV dalla famiglia Portigiani. Sull'altar maggiore della chiesa è una bella tavola dell'Empoli rappresentante la Concezione. Di eleganti forme ogivali è l'attigua sagrestia, un giorno chiesa dedicata a S. Maria Maddalena, fondata nel 1352 dai Bonincontri; sull'altare è una delle migliori tavole di

[pagina 97]Lodovico Cardi da Cigoli raffigurante Gesù Cristo che appare alla Maddalena sotto le spoglie di un ortolano.
Proseguendo la via, si trova la piccola chiesa di S. Maria del Fortino, leggiadra costruzione del XIV secolo che era già annessa ad uno spedaletto, oggi distrutto.

Immagine tratta da G. Carocci, Il Valdarno... cit., p. 97.

Sull'altare esiste l'antica tavola danneggiata assai dall'umidità e dall'incuria. Nel centro della tavola, in una specie di tabernacolo sostenuto da angeli volanti, è la Vergine col bambino Gesù; in basso stanno S. Sebastiano, S. Bartolommeo, S. Cosimo, S. Damiano e S. Caterina d'Alessandria; è opera assai importante di scuola del Ghirlandajo.

[pagina 98] Nei dintorni di San Miniato, fra le valli dell'Arno, dell'Elsa, dell'Evola e dell'Era, sorgono villaggi, castelli e casali che fecero parte del territorio della piccola repubblica costituitasi dopo la decadenza del dominio imperiale e molti di essi offrono tuttora un interesse speciale per i resti di antiche rocche, per edifizi di carattere medioevale, per le chiese di bella costruzione e non sprovviste di qualche pregevole opera d'arte.

Fra i castelli, quello che conserva maggiormente l'originario carattere, colla vecchia cinta di mura e le torri di difesa, è Monte Bicchieri, che per lungo corso di secoli appartenne ai Compagni, la cospicua famiglia fiorentina dalla quale nacque Dino, il celebre storico. Fra le chiese va ricordata la Pieve di S. Giovanni Battista a Corazzano, severa costruzione di laterizio del XI secolo, nella quale sono da ammirarsi un singolare affresco colla Vergine, opera del XV secolo, ed un'interessante tavola della maniera di Alessio Baldovinetti.
De' castelli sanminiatesi uno dei più importanti è Cigoli, in antico Ceuli, noto più specialmente sotto il nome di Fabbrica di Cigoli. Nel luogo della rocca è oggi la splendida villa Sonnino, che porta appunto il nome di Castelvecchio. L'ampia Pieve

[pagina 99] di S. Giovanni Battista, che nonostante le infinite trasformazioni, serba ancora tracce della sua ricostruzione del XIII secolo, perché l'origine sua data dall'VIII secolo, ebbe annesso un convento di frati Umiliati che fu soppresso prima del XV secolo. Opera fatta eseguire dagli Umiliati è lo stupendo tabernacolo di pietra che racchiude un'antichissima immagine della Madonna. Squisiti lavori ornamentali che evocano la maniera del fiorentino Neri di Fioravanti ne adornano le singole parti, indegnamente ricoperte da una moderna quanto vandalica verniciatura. Nell'imbotte di questo tabernacolo, che venne eretto nel 1381 da sette frati Umiliati, sono i resti d'interessanti affreschi della maniera di Agnolo Gaddi.
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