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lunedì 19 marzo 2018

PIER GIORGIO BALDI


di Andrea Mancini – La Conchiglia di Santiago

Pier Giorgio Baldi, grande e discretissimo pittore e uomo di cultura, è scomparso la settimana scorsa. Lascia una San Miniato da lui molto amata

Pier Giorgio Baldi si era trasferito a San Miniato dal 2006, insieme a Paola Mazzanti, abitavano all'inizio di via Maioli, nella casa che fu dello zio di Napoleone, il canonico Jacopo Buonaparte. Quale amante delle Arti e del bello, Pier Giorgio sosteneva che ciò che si poteva godere dagli affacci della sua casa, era lo stesso panorama che aveva potuto vedere Leonardo.

Baldi era un importante ma discretissimo personaggio della cultura, del design e dell’industria italiane, ha abitato a San Miniato negli ultimi anni della sua vita ed è scomparso da qualche giorno.
Nella città della Rocca aveva ripreso una importante attività di pittore, dopo che negli anni Cinquanta aveva intrapreso con successo la carriera artistica, quella che gli aveva fatto realizzare opere prestigiose, come una splendida Via Crucis in ceramica restaurata di recente ed esposta in una mostra prestigiosa che partì nel 2011 da San Gimignano, per poi toccare varie città d’Italia, tra le quali anche San Miniato, dove Baldi espose proprio in via Maioli, durante il Festival del pensiero popolare / Palio di San Rocco Pellegrino. Adesso le ceramiche sono tornate a decorare l’antica chiesa di Sant'Agostino a Colle val d'Elsa, per le quali Baldi le aveva realizzate. La mostra del 2011 giocava sul tema dell’uovo, alla ricerca di un’armonia segreta che si respira dentro questo straordinario involucro realizzato dalla natura. Nei testi critici di quella mostra, curata da Andrea Mancini, si faceva riferimento al tondo Doni di Michelangelo, ma anche alla cosiddetta pala di Brera Piero Della Francesca, dove l’uovo è l'elemento centrale, che dà il là all'intera opera.

Certo per Baldi la forma ovale era diventato una specie di ossessione, da riempire con eccezionale maestria con le altre forme che gli si potevano presentare, dai paesaggi alle immagini di città, dagli animali ai bellissimi nudi, che si intrecciano in una splendide sinuosità. Tutto nasce da questa specie di placenta primordiale dalla quale ogni cosa ha origine. Una esigenza intima che si fa vivida e che insegue il nuovo e l’inedito, privilegiando la varietà del ritmo, l’armonia del tono, il sottofondo poetico e musicale di un segno fluido e libero, coglie il dato oggettivo e si dilata in dimensione futura.

Pier Giorgio Baldi era nato a San Gimignano e cresciuto tra Genova e la Toscana, scoprì una passione per la pittura e la scultura durante l’adolescenza grazie al prof. Neonato. Le prime prove sono per il disegno, la libera tecnica del nudo, gli oli e gli acquerelli. Architetto di professione, Pier Giorgio gira l’Italia, l’Africa ed il Medio Oriente, lavorando alla progettazione di edifici pubblici di vario tipo per importanti società multinazionali. A Milano collabora tra gli altri con il grande Marcello Nizzoli e intanto continua a dipingere, scolpire, studiare nuove tecniche, come la grafica che scopre negli anni ’80. Negli anni, Pier Giorgio ha partecipato a numerose mostre di pittura a Milano, Genova, Ancona, Pontedera, Colle Val d’Elsa ricevendo premi e riconoscimenti ufficiali. Una sua pittura, “Cristo Lavoratore”, fu donata a Papa Paolo VI ed altre pitture si trovano nel Palazzo Comunale di Colle Val d’Elsa. 

Pier Giorgio Baldi

San Miniato (Sogno presente), 2009

Chiare, fresche e dolci acque, 2008

Sole nascente, 2007

mercoledì 19 luglio 2017

[VIDEO] GASTONE RINALDI – INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA, SAN MINIATO 15 LUGLIO 2017

a cura di Francesco Fiumalbi

Sabato 15 luglio 2017 è stata inaugurata, presso l'Accademia degli Euteleti, la mostra Da São Paulo con colore, dedicata all'artista Gastone Rinaldi [Padova, 1923 – San Paolo del Brasile, 1991]: una personalità purtroppo non molto nota fra gli artisti sanminiatesi del '900, comunque con una produzione estremamente interessante, idealmente sintetizzata nell'esposizione. 
Dopo l'introduzione del Presidente Saverio Mecca, è intervenuto Luca Macchi che ha tracciato un profilo dell'artista durante il periodo fra la Seconda Guerra Mondiale e il 1951, anno in cui Rinaldi si trasferì in Sudamerica. Sono anni in cui ebbe modo di partecipare attivamente alla vita culturale sanminiatese: il manifesto dell'Assassinio nella Cattedrale per il Dramma Popolare (regia di G. Strehler), le illustrazioni per la riedizione delle carducciane Risorse di San Miniato al Tedesco (Tip. Palagini, 1949), ma anche la frequentazione di Dilvo Lotti, suo vicino di casa.

Un momento della presentazione
Foto di Francesco Fiumalbi

Andrea Mancini, oltre a narrare come è nata e si è sviluppata la ricerca sulla figura e sulla produzione di Gastone Rinaldi, ha ricordato le circostanze che portarono l'artista ad intraprendere il viaggio in Sudamerica e del suo stabilirsi definitivamente in Brasile.
Un affettuoso saluto è stato riservato ad Helena Rinaldi, figlia di Gastone, ma anche alla sorella Annamaria.
E' poi intervenuto Gianfranco Giannoni, il quale ha proposto alcuni suoi ricordi personali legati a Gastone Rinaldi. Ed ancora Pier Giuseppe Leo, che ha sottolineato la spontaneità, la versatilità, la capacità e il gusto nel disegno dell'artista.

La mostra rimarrà esposta fino al 15 settembre 2017 ed è stato realizzato anche un interessante catalogo: G. Rinaldi. Da São Paulo con colore, testi di L. Macchi, A. Mancini, R. Nistri e con contributi di H. Rinaldi Rosa e Maysa S. Penna, Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, 2017, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato.

Di seguito il video della serata:

Gastone Rinaldi. Da São Paulo con colore
Inaugurazione della mostra
Video di Francesco Fiumalbi


sabato 30 luglio 2016

SAN MINIATO IN “TRAVELS IN ITALY, GREECE AND THE IONIAN ISLANDS” DI H. W. WILLIAMS - 1820

a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
In questo post è proposta la trascrizione di un breve testo dedicato a San Miniato, redatto da un viaggiatore d'eccezione: il pittore inglese Hugh William Williams (1773-1829). Stabilitosi in Scozia, nel 1816 intraprese un vero e proprio “Grand Tour” attraverso l'Europa Mediterranea, che lo portò a visitare l'Italia e la Grecia, e che lo tenne lontano dall'isola britannica fino al 1818. Durante le fasi iniziali della sua “esplorazione”, nell'estate del 1816 mentre si trovava in viaggio tra Firenze e Livorno, lo sguardo di H. W. Williams fu catturato dal profilo della collina sanminiatese e dall'inconfondibile sagoma della Rocca.
Da questo suo viaggio attraverso l'Italia e la Grecia ricavò il materiale per dare alle stampe la pubblicazione H. W. Williams, Travels in Italy, Greece, and the Ionian Islands in a series of letters, descriptive manners, scenery, and the fine arts, 2 Voll. Edimburgo, 1820, da cui è tratto il testo proposto più avanti.

Fra il 1827 e il 1829 pubblicò una raccolta di incisioni, ricavate dai suoi quadri, denominata Select Views of Greece. Molte sue opere furono acquistate dalla National Gallery of Scotland e dal South Kensington Museum. Altre, invece, entrarono a far parte del Museo Benaki di Atene.
Williams era un abilissimo ed efficace disegnatore di paesaggi, attento alle testimonianze del passato ed in particolare alle rovine dell'antichità. Divenne particolarmente famoso grazie ai suoi “panorami” della Grecia, puntellati dai ruderi monumentali dell'antica civiltà classica. Questa sua produzione artistica affascinò enormemente il pubblico britannico, tanto da conquistarsi il soprannome di Grecian Williams, ovvero “Williams Il Greco”.

Part of Misitra. The Ancient Sparta
Incisione di W. Miller su disegno di H. W. Williams
in H. W. Williams, Select Views of Greece with classical illustration,
vol. II, Londra, Edimburgo, 1829

SAN MINIATO CON GLI OCCHI DI “WILLIAMS IL GRECO”
Nel breve testo dedicato a San Miniato si nota subito lo sguardo, il punto di vista, proprio di un osservatore attento e sensibile. Durante la tappa che lo condusse da Firenze a Livorno, non poté fare a meno di apprezzare il panorama del Valdarno Inferiore: i vasti vigneti e le ampie coltivazioni di mais (indian corn). Nota l'evolvere del corso dell'Arno: da un piccolo corso d'acqua ad un fiume più profondo e ondeggiante. E poi il paesaggio collinare, puntellato di castelli e di palazzi, ma anche di boschi ombrosi che solleticarono la fantasia del viaggiatore.

E' evidente come l'animo di Williams fosse pervaso da uno spirito “romantico”, attento agli stimoli proposti dall'ambiente circostante, alla continua ricerca dell'insolito, dell'antico, dell'onirico e del fantastico. Uno spirito comunissimo ai viaggiatori Britannici e dell'Europa continentale, così affascinati dall'Italia e dalla Grecia, dalla bellezza dei panorami, dai colori e dalle testimonianze del glorioso passato.

In questo panorama curioso e stimolante, a metà via tra Firenze e Livorno, ecco manifestarsi la “Torre di San Miniato”. Viene presentata come già di proprietà (sic!) della famiglia Bonaparte, prima del suo insediamento in Corsica. E' indicata vicino al borgo di “Scalla”, ovvero La Scala, importante stazione di posta lungo la via maestra e dove, probabilmente, W. H. Williams poté fare una breve sosta ristoratrice. Con buona probabilità a La Scala poté scambiare due parole con qualcuno del luogo. Dal testo sembrerebbe che l'unica informazione ricevuta fu che da San Miniato avesse origine la famiglia di Napoleone, che al tempo (1816) era ancora in vita, seppur in esilio sull'Isola di Sant'Elena. Non dobbiamo dimenticare, poi, le difficoltà di comunicazione che poteva avere, in quegli anni, un viaggiatore inglese nella campagna toscana.

La torre viene poi descritta come “circondata da muri in rovina”, ovvero da ciò che al tempo rimaneva dell'antica fortificazione. Forse qualcosa in più di quanto sia rimasto visibile oggi. Viene presentata come un'importante punto di osservazione, da cui dominare la Valle dell'Arno, delimitata dagli Appennini, e Pisa. E qui ritroviamo certamente l'attenzione di Williams per l'antico, per la rovina monumentale, incredibile testimonianza di un passato glorioso, misterioso e dunque affascinante. Non una parola sugli imperatori germanici e nemmeno sugli altri edifici sanminiatesi, per cui è ragionevole ipotizzare che Williams si sia fermato solamente a La Scala, rimanendo colpito dalla vista della torre, senza salire all'abitato, e raccogliendo dai passanti poche informazioni che ebbe appena il tempo di annotare.

H. W. Williams, Travels in Italy, Greece, and the Ionian Islands
in a series of letters, descriptive manners, scenery, and the fine arts,
2 Voll. Edimburgo, 1820, frontespizio.

IL TESTO DEDICATO A SAN MINIATO
Estratto da W. H. Williams, Travels in Italy, Greece, and the Ionian Islands in a series of letters, descriptive manners, scenery, and the fine arts, Volume I, Edimburgo, 1820, Letter XVI, pp. 192-193.

[192] LEGHORN.

Road o Pisa Tower of San Miniato. — Pisa. — Road to Leghorn.— Remarks on Brilliancy of Colouring. — Leghorn. — Taste for Dancing.— Lazarettos.— Fate of Dr Smollel's Diploma. —Remarks on Cemeteries.

The country between Florence and Pisa, by Empoli and Portadera, is rich with vineyards and Indian corn. The Arno changes character with the varied ground, gliding, rippling, or murmuring. Our fancy, yielding to the shifting effects, sometimes skimmed with the shadows of the clouds along the vale to dusky woods, hills, and valleys, and entered the sparkling cottage, the castle, or the palace; sometimes it followed the illuminated sails upon the river, and threaded with them the intricacies of the scenery. In this delightful manner we reached the peaceful town of Pisa. But before I speak of it I must not forget the Tower of San Miniato, said to have been the property of the family of Napoleon before their settlement in Corsica. It stands upon a rising hill near the little town of Scalla, surrounded by some ruined walls which seem to have been intended for defence. Its lofty situation commands Val d'Arno, bounded by the Apennines, Pisa. [193] beyond which we distinguished the peaks of the Madonna rising bright with snow. These mountains, formidable as they appear, were no defence to effeminate and voluptuous Italy, when opposed to the irruption of the hardy nations of the north, who were attracted by its rich luxuriance and its genial climate.
The Arno flows through Pisa, whose beautiful buildings are reflected in its tranquil bosom. The air, elastic and bland, is free from that overpowering heat which we occasionally felt in Florence; for the vicinity of Pisa to the sea gives it the advantage of cool refreshing breezes. […]

The Temple of Theseus, at Athens
Incisione di W. Miller su disegno di H. W. Williams
in H. W. Williams, Select Views of Greece with classical illustration,
vol. II, Londra, Edimburgo, 1829

martedì 17 giugno 2014

IL CIGOLI NELLE “VITE DEGLI ARCHITETTI” DI FRANCESCO MILIZIA

a cura di Francesco Fiumalbi

In questo post è proposto il testo dedicato a Lodovico Cardi, detto “Il Cigoli” [Cigoli, San Miniato, 21 settembre 1559 - Roma, 8 giugno 1613], tratto dal volume di Francesco Milizia, Le Vite de’ più celebri Architetti d’ogni nazione e d’ogni tempo precedute da un saggio sopra l’Architettura, Roma, 1768.
Francesco Milizia [Oria (Brindisi), 1725 – Roma, 1798] fu uno scrittore d’arte ed è ricordato soprattutto per il suo contributo teorico al neoclassicismo settecentesco. Fu autore di numerosi testi, inerenti soprattutto l’architettura. Oltre all’opera già citata vale la pena di ricordare: Principî di architettura civile, Finale, 1781; Dell'arte di vedere nelle belle arti del disegno secondo i principî di Sulzer e di Mengs, Venezia, 1781; Roma nelle belle arti del disegno, Bassano, 1787.
La sua prima opera, dedicata alle biografie degli architetti si ispira esplicitamente ai lavori di Giorgio Vasari Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, Giunti, Firenze, 1568 e di Filippo Baldinucci Notizie de’ professori del disegno da Cimabue in qua, 3 voll., Firenze, 1681, (più tre usciti postumi dal 1767 al 1774), che a sua volta si poneva come continuazione delle “Vite” di Giorgio Vasari.

F. Milizia, Le Vite de’ più celebri Architetti…, Roma, 1768.
Frontespizio

Ed è proprio da Filippo Baldinucci che Francesco Milizia trae la gran parte delle informazioni relative a Lodovico Cardi, il quale viene erroneamente, e inspiegabilmente, indicato con il nome di “Luigi Cigoli”. La biografia proposta dal Milizia ha la bontà di elencare in maniera sintetica le opere d’architettura a cui si era adoperato il Cigoli, seppur con alcune imprecisioni e senza indicare l’epoca o l’anno di esecuzione. Per questo motivo il testo è accompagnato da alcune note esplicative.

Trascrizione del testo in F. Milizia, Le Vite de’ più celebri Architetti d’ogni nazione e d’ogni tempo precedute da un saggio sopra l’Architettura, Roma, 1768, pp. 324-325.

LUIGI CIGOLI (1) n. 1559. m. 1613.

«Il suo vero cognome era Cardi, ma perché nacque a Cigoli Terra della Toscana, portò il nome della patria. Fu Pittore di prima classe, Anatomico, Poeta, eccellente Sonatore di Liuto, ed Architetto. Egli fu incaricato degli Archi Trionfali e delle Decorazioni Teatrali per le pubbliche feste fatte in Firenze pel Matrimonio di Maria de' Medici col Grand'Enrico IV Re di Francia. Per queste opere soffrì con somma modestia l'impertinenze degl'invidiosi. Il piede stallo della Statua Equestre di bronzo eretta in onore d'Enrico IV sul Ponte Nuovo a Parigi, è disegno del Cigoli. In Firenze egli fece la Loggia de' Tornaquinci (2), la quale ha agli angoli pilastri dorici bugnati col loro sopraornato, su di cui è una ringhiera. In mezzo è un grand’arco fiancheggiato da due colonne isolate, e di qua e di là due minori archi in piano. Fece anche il Cortile del Palazzo Strozzi (3) porticato con archi alternativamente tondi ed in piano, e sopra finestre quadre incorniciate da tutti quattro i lati. Per la Facciata S. Maria del Fiore diede un disegno a due ordini, uno Corintio, e l'altro Composito con porte doriche, e viene questo il più stimato fra tanti (4). All'Orto de' Gaddi a piazza Madonna fece una porta d'ordine Toscano stimata assai bella (5). Avanti il Palazzo Pitti disegnò una piazza di figura elittica, che non ha avuto esecuzione. La sua miglior opera è il Palazzo Renuccini (6), ch'egli fece a Firenze a tre piani, semplice, ed in buone proporzioni. In Roma il Cigoli architettò per il Gran Duca quel Palazzo situato a Piazza Madama, e che ora appartine alla Dataria (7). Questo Palazzo è soverchiamente carico d'ornati, e d'ornati inutili, e di cariatidi alle finestre. Il Fregio sotto il cornicione ricco di sculture sembra troppo largo, e viene sconciamente tagliato dalle finestre de' mezzanini, le quali pajono sospese in aria, come tanti quadri colle loro cornici. Il portico, ch'è dentro al suo meschinello Cortile, fa pietà con quelle colonne, sul capitello delle quali fono appoggiati in falso tanti arch. Egli fece altre opere, e diede molti disegni per la Facciata e per i lati della Basilica Vaticana, ma non piacquero a Paolo V, invaghito del suo Maderno (8).
II Cigoli fu un uomo onorato, e visse Tempre modestamente, ma non mancò chi spesso si abusasse della sua modestia. Un Prelato per cui aveva fatto un bellissimo quadro, cha meritava 40 doppie, gli pose in mano dopo un diluvio di melate parole una cartaccia con 40 giulj dentro: il Cigoli, quando l'aprì in presenza de’ suoi scolari, non poté trattenersi di piangere, ma non fece alcun risentimento. Mentre egli se ne moriva, ebbe dal Papa un Brevetto di Cavalier Servente di Malta. Egli fu membro della puerile Accademia della Crusca, compose un dotto libro sopra la natura e qualità de’ Colori, ed il modo di perpetuarli; ma gli fu involato, e così questo libro è smarrito. Stampò un Trattato di Prospettiva Pratica (9)».

Palazzo Rinuccini a Firenze, via Santo Spirito
Foto di Francesco Fiumalbi

NOTE ESPLICATIVE
(1) Inspiegabilmente “Luigi” anziché Lodovico.
(2) Il Palazzo dei Tornaquinci, meglio conosciuti come Tornabuoni, si affaccia sull’omonima via di Firenze. La loggetta fu inaugurata nel 1608.
(3) Si tratta del cosiddetto Palazzo “Nonfinito”, in via del Proconsolo a Firenze, il cui cortile fu rielaborato dal Cigoli fra il 1602 e il 1604.
(4) Il progetto per la facciata del Duomo di Firenze trovò svolgimento nella realizzazione di un modellino ligneo del 1596.
(5) Il Palazzo Gaddi si trova a Firenze in via dell’Amorino. Il suo cortile, oggi scomparso, si affacciava su Piazza della Madonna Aldobrandini. L’intervento del Cigoli deve essere fatto risalire intorno al 1595.
(6) Palazzo Renuccini, o Rinuccini, si trova a Firenze in via Santo Spirito, realizzato a partire dal 1605.
(7) Si tratta proprio di Palazzo Madama, attuale sede del Senato della Repubblica, per il quale il Cigoli effettua un progetto di restauro e ampliamento intorno al 1610, di cui però non sono noti gli esiti. Il palazzo fu poi trasformato, specialmente riguardo la facciata, dall’architetto Paolo Maruscelli, che portò a termine il cantiere nel 1642.
(8) I due progetti per la facciata di San Pietro sono rispettivamente del 1604 e del 1606.
(9) In realtà il libro di prospettiva fu stampato soltanto quasi quattro secoli dopo. R. Profumo, Ludovico Cardi detto «il Cigoli». Trattato pratico di Prospettiva, Bonsignore Editore, Roma, 1992.
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