sabato 27 giugno 2026

C’ERA UN PORTICO SULLA FACCIATA DELLA CATTEDRALE DI SAN MINIATO?

 
di Francesco Fiumalbi
 
La facciata del Duomo rappresenta una delle più significative testimonianze dell’importanza sociale e politica di San Miniato nel Medioevo. La sua immagine appare netta, ma ha subito diverse alterazioni nel corso di circa 800 anni. In questo post parleremo della possibile presenza di un portico sulla facciata. Può sembrare strano, d’altra parte siamo abituati a vedere la facciata della Cattedrale nella sua interezza, senza discontinuità, dal livello della piazza fino al coronamento, dove il rosso del laterizio si incontra con l’azzurro del cielo, creando un connubio suggestivo, familiare ai sanminiatesi.
 
ESONARTECI: PORTICI E PROTIRI
La facciata della Cattedrale di San Miniato aveva un portico? Non solo le grandi chiese cittadine, ma anche le pievi rurali, spesso avevano elementi architettonici che anticipavano o segnalavano l’ingresso. Avevano funzione di esonartece, una sorta di “vestibolo” esterno, tipico delle chiese paleocristiane, che anticipava l’ingresso vero e proprio. In epoca medievale, nell’Occidente cristiano, l’esonartece conobbe un’evoluzione in protiro o in porticato. Tali elementi sono stati spesso rimossi, magari durante restauri o rifacimenti moderni, ma in molti casi sono sopravvissuti.
 
La porzione basamentaria della Cattedrale di San Miniato con il portico
Immagine realizzata da Francesco Fiumalbi con ChatGPT
 
Nella basilica di San Zeno a Verona o nel Duomo di Modena, per citare due fra gli esempi più significativi, è presente un protiro: si tratta di una struttura sporgente dal filo della facciata, a forma di edicola, ad uno o più piani, sorretta da pilastri o colonne, alla cui base sono collocati leoni stilofori. La stessa funzione di protiro, nelle chiese minori, era assolta mediante strutture meno complesse, come piccoli portici o piccole tettoie, come nel caso della pieve di San Lazzaro a Lucardo e come era presente nella pieve di San Giovanni a Corazzano (01).
 
Tuttavia, spesso sono presenti dei veri e propri porticati. Per rimanere in Toscana, possiamo ricordare la basilica della SS. Annunziata a Firenze, chiesa di Santa Maria a Impruneta, la chiesa di Santa Lucia alla Castellina, la chiesa della Vergine a Fucecchio. Gli esempi citati sono seicenteschi, ma sono significativi per capire di cosa si sta parlando. In altri casi come la Cattedrale di Lucca o la chiesa di San Zeno a Pisa, il porticato coincide con la porzione basamentaria della facciata. Fin dall’epoca epoca medievale erano presenti porticati antistanti le chiese principali, come aveva certamente la chiesa di Santa Reparata a Firenze, demolita alla fine del ‘200 per costruire la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Molti di questi porticati medievali erano realizzati in legno e dunque col tempo vennero demoliti e solo in alcuni casi sostituiti da strutture in muratura.
 
IL PORTICO DEL DUOMO DI SAN MINIATO:
UN’IPOTESI NON PRIVA DI FONDAMENTO
Dunque, è possibile, che la facciata della Cattedrale di San Miniato, avesse un porticato, che è stato demolito precocemente?
Osservando la facciata, all’altezza del fregio del portale centrale, si nota una fascia spessa un paio di mattoni, perfettamente orizzontale, in cui muratura è disomogenea. Si tratta di una “ferita”, di un segno netto e preciso, che testimonia come in quel punto ci fosse qualcosa. È interrotta solamente in corrispondenza del portale settecentesco.
Tale discontinuità orizzontale, in realtà, era già stata osservata da Maria Laura Cristiani Testi: «per quanto riguarda […] la fascia di abrasione, si può supporre che un elemento sovrapposto, forse marmoreo, segnasse una partizione orizzontale del prospetto» e che secondo la studiosa costituiva la linea di appoggio delle bifore (02).
 
Questa “fascia di abrasione”, in realtà potrebbe rappresentare proprio il punto di attacco di un portico che occupava tutto il fronte della costruzione. Osservando più in dettaglio, sotto a questa fascia, si notano molte altre “cicatrici” nella muratura, frutto di vari interventi di tamponamento e/o di cuci-scuci (rimozione della muratura esistente e ricucitura con nuovi elementi). Queste cicatrici potrebbero coincidere proprio con gli alloggi tamponati di travi in legno. All’estremità sinistra si nota perfettamente, ma anche in adiacenza del portale centrale.
 
Nelle immagini qua sotto, in rosso è evidenziata la “fascia di abrasione”, mentre in blu sono evidenziate le zone dove potevano essere inserite le travi. La linea continua indica quelle porzioni in cui il segno è visibile ed evidente, mentre la linea tratteggiata quelle parti in cui non è leggibile, magari a causa di ulteriori interventi successivi.
 
Porzione basamentaria della Cattedrale di San Miniato
Con indicata la fascia di abrasione e l’ipotetica posizione delle travature
Foto e schema di Francesco Fiumalbi

Porzione basamentaria della Cattedrale di San Miniato
Con indicata la fascia di abrasione e l’ipotetica posizione delle travature
Foto e schema di Francesco Fiumalbi

Porzione basamentaria della Cattedrale di San Miniato
Con indicata la fascia di abrasione e l’ipotetica posizione delle travature
Foto e schema di Francesco Fiumalbi
 
IPOTESI DI RICOSTRUZIONE
Nessuno ne ha mai parlato, d’altronde non esistono attestazioni documentarie in tal senso (03). Tuttavia, l’architettura spesso è il primo documento da interrogare e indagare per ricostruire la storia materiale di un edificio. Certo, documenti scritti o disegni d’epoca toglierebbero ogni dubbio. Ma l’architettura non mente: quella fascia esiste ed esistono varie ricuciture del brano murario proprio in corrispondenza di dove potevano essere collocate delle travi.
 
Procedendo con la logica, possiamo immaginare che le travi inserite nella muratura, dall’altra parte appoggiassero su una travatura principale, ancora lignea, sostenuta da almeno 4 montanti (pilastri o colonne). La conferma definitiva a tale ipotesi potrebbe avvenire soltanto rintracciando un documento rimasto finora sconosciuto oppure attraverso un’indagine archeologica sul sagrato della chiesa. Se effettivamente ci fossero stati elementi strutturali verticali, le fondazioni potrebbero essere rimaste interrate sotto il piano della piazza.
 
E quando sarebbe venuto meno il portico? Certamente entro il 1575, poiché a quell’anno risale la pianta denominata “modello di accomodare la collegiata di S. Miniato” e non vi è alcuna indicazione circa la presenza di elementi esterni sulla facciata. Dunque il pensiero va al periodo fra il 1370 e il 1488, in cui la chiesa venne chiusa al culto in conseguenza dell’assedio e della sottomissione di San Miniato a Firenze. Una struttura lignea di quel genere, in oltre un secolo, senza la necessaria manutenzione, potrebbe essersi deteriorata significativamente per poi risultare irrecuperabile. Potrebbe persino essere crollata. E in seguito non venire più ripristinata.
 
Facendoci aiutare da ChatGPT possiamo anche proporre un’immagine evocativa che può aiutarci a comprendere come dovesse presentarsi l’ipotetico portico.
 
La Cattedrale di San Miniato con il portico
Immagine realizzata da Francesco Fiumalbi con ChatGPT

NOTE E RIFERIMENTI:
(01) F. Fiumalbi, Un’architettura pluristratificata. La Pieve di Corazzano dal Medioevo alla costruzione dell’immagine medievale, in «Bollettino dell’Accademia degli Euteleti», n. 90 (2003), pp. 319-354.
(02) M. L. Cristiani Testi, San Miniato al Tedesco. Saggio di storia urbanistica e architettonica, Marchi & Bertolli, Firenze, 1967, pp. 37-39.
(03) F. Onnis, Biografia di una architettura, in AA.VV., La Cattedrale di San Miniato, Fondazione CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 65.

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