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sabato 27 giugno 2026

C’ERA UN PORTICO SULLA FACCIATA DELLA CATTEDRALE DI SAN MINIATO?

 
di Francesco Fiumalbi
 
La facciata del Duomo rappresenta una delle più significative testimonianze sanminiatesi in epoca medievale. La sua immagine apparentemente può sembrare netta, ma ha subito innumerevoli alterazioni nel corso di circa 800 anni. 
In questo post parleremo della possibile presenza di un portico sulla facciata. Può sembrare strano, d’altra parte siamo abituati a vedere la facciata della Cattedrale nella sua interezza, senza discontinuità, dal livello della piazza fino al coronamento, dove il rosso del laterizio incontra l’azzurro del cielo, creando quel connubio suggestivo, tanto familiare ai sanminiatesi.
 
ESONARTECI: PORTICI E PROTIRI
Non solo le grandi chiese cittadine, ma anche le pievi rurali, spesso avevano elementi architettonici che anticipavano o segnalavano l’ingresso. Avevano funzione di esonartece, una sorta di “vestibolo” esterno, tipico delle chiese paleocristiane, che anticipava l’ingresso vero e proprio. In epoca medievale, nell’Occidente cristiano, l’esonartece conobbe un’evoluzione in protiro o in porticato. Tali elementi sono stati spesso rimossi, magari durante restauri o rifacimenti moderni, ma in molti casi sono sopravvissuti.
 
La porzione basamentaria della Cattedrale di San Miniato con il portico
Immagine realizzata da Francesco Fiumalbi con ChatGPT
 
Nella basilica di San Zeno a Verona o nel Duomo di Modena, per citare due fra gli esempi più significativi, è presente un protiro: si tratta di una struttura sporgente dal filo della facciata, a forma di edicola, ad uno o più piani, sorretta da pilastri o colonne, alla cui base sono collocati leoni stilofori. La stessa funzione di protiro, nelle chiese minori, era assolta mediante strutture meno complesse, come piccoli portici o tettoie, come nel caso della pieve di San Lazzaro a Lucardo e come era presente nella pieve di San Giovanni a Corazzano (01).
 
Tuttavia, spesso sono presenti dei veri e propri porticati. Per rimanere in Toscana, possiamo ricordare la basilica della SS. Annunziata a Firenze, chiesa di Santa Maria a Impruneta, la chiesa di Santa Lucia alla Castellina, la chiesa della Vergine a Fucecchio. Gli esempi citati sono seicenteschi, ma sono significativi per capire di cosa si sta parlando. In altri casi come la Cattedrale di Lucca o la chiesa di San Zeno a Pisa, il porticato coincide con la porzione basamentaria della facciata. Fin dall’epoca epoca medievale erano presenti porticati antistanti le chiese principali, come aveva certamente la chiesa di Santa Reparata a Firenze, demolita alla fine del ‘200 per costruire la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Molti di questi porticati medievali erano realizzati in legno e dunque col tempo vennero demoliti e solo in alcuni casi sostituiti da strutture in muratura.
 
IL PORTICO DEL DUOMO DI SAN MINIATO:
UN’IPOTESI NON PRIVA DI FONDAMENTO
Dunque, è possibile, che la facciata della Cattedrale di San Miniato, avesse un porticato, che è venuto meno precocemente?
Osservando la facciata, all’altezza del fregio del portale centrale, si nota una fascia dello spessore di circa un paio di mattoni, perfettamente orizzontale, in cui muratura è disomogenea. Si tratta di una “ferita”, di un segno netto e preciso, che testimonia come in quel punto ci fosse qualcosa. È interrotta solamente in corrispondenza del portale settecentesco.
Tale discontinuità orizzontale, in realtà, era già stata osservata da Maria Laura Cristiani Testi: «per quanto riguarda […] la fascia di abrasione, si può supporre che un elemento sovrapposto, forse marmoreo, segnasse una partizione orizzontale del prospetto» e che secondo la studiosa costituiva la linea di appoggio delle bifore (02).
 
Questa “fascia di abrasione”, in realtà, potrebbe rappresentare proprio il punto di attacco di un portico che occupava tutto il fronte della costruzione. Osservando più in dettaglio, sotto a questa fascia, si notano molte altre “cicatrici” nella muratura, frutto di vari interventi di tamponamento e/o di cuci-scuci (rimozione della muratura esistente e ricucitura con nuovi elementi). Queste cicatrici potrebbero coincidere proprio con gli alloggi tamponati di travi in legno. All’estremità sinistra si nota perfettamente, ma anche in adiacenza del portale centrale.
 
Nelle immagini qua sotto, in rosso è evidenziata la “fascia di abrasione”, mentre in blu sono evidenziate le zone dove potevano essere inserite le travi. La linea continua indica quelle porzioni in cui il segno è visibile ed evidente, mentre la linea tratteggiata quelle parti in cui non è leggibile, magari a causa di ulteriori interventi successivi.
 
Porzione basamentaria della Cattedrale di San Miniato
Con indicata la fascia di abrasione e l’ipotetica posizione delle travature
Foto e schema di Francesco Fiumalbi

Porzione basamentaria della Cattedrale di San Miniato
Con indicata la fascia di abrasione e l’ipotetica posizione delle travature
Foto e schema di Francesco Fiumalbi

Porzione basamentaria della Cattedrale di San Miniato
Con indicata la fascia di abrasione e l’ipotetica posizione delle travature
Foto e schema di Francesco Fiumalbi
 
IPOTESI DI RICOSTRUZIONE
Nessuno ne ha mai parlato, d’altronde non esistono attestazioni documentarie in tal senso. Tuttavia, l’architettura spesso è il primo documento da interrogare e indagare per ricostruire la storia materiale di un edificio. Certo, documenti scritti o disegni d’epoca toglierebbero ogni dubbio. Ma l’architettura non mente: quella fascia esiste ed esistono varie ricuciture del brano murario proprio in corrispondenza di dove potevano essere collocate delle travi.
 
Procedendo con la logica, possiamo immaginare che le travi inserite nella muratura, dall’altra parte appoggiassero su una travatura principale, ancora lignea, sostenuta da almeno 4 montanti (pilastri o colonne). La conferma definitiva a tale ipotesi potrebbe avvenire soltanto rintracciando un documento rimasto finora sconosciuto oppure attraverso un’indagine archeologica sul sagrato della chiesa. Se effettivamente ci fossero stati elementi strutturali verticali, le fondazioni potrebbero essere rimaste interrate sotto il piano della piazza.
 
E quando sarebbe venuto meno il portico? Certamente entro il 1575, poiché a quell’anno risale la pianta denominata “modello di accomodare la collegiata di S. Miniato” (03) e non vi è alcuna indicazione circa la presenza di elementi esterni sulla facciata. Dunque il pensiero va al periodo fra il 1370 e il 1488, in cui la chiesa venne chiusa al culto in conseguenza dell’assedio e della sottomissione di San Miniato a Firenze. Una struttura lignea di quel genere, in oltre un secolo, senza la necessaria manutenzione, potrebbe essersi deteriorata significativamente per poi risultare irrecuperabile. Potrebbe persino essere crollata. E in seguito non venire più ripristinata.
 
Facendoci supportare da ChatGPT possiamo anche proporre un’immagine evocativa che può aiutarci a comprendere come dovesse presentarsi l’ipotetico portico.
 
La Cattedrale di San Miniato con il portico
Immagine realizzata da Francesco Fiumalbi con ChatGPT

NOTE E RIFERIMENTI:
(01) F. Fiumalbi, Un’architettura pluristratificata. La Pieve di Corazzano dal Medioevo alla costruzione dell’immagine medievale, in «Bollettino dell’Accademia degli Euteleti», n. 90 (2003), pp. 319-354.
(02) M. L. Cristiani Testi, San Miniato al Tedesco. Saggio di storia urbanistica e architettonica, Marchi & Bertolli, Firenze, 1967, pp. 37-39.
(03) F. Onnis, Biografia di una architettura, in AA.VV., La Cattedrale di San Miniato, Fondazione CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 65.

mercoledì 26 marzo 2014

IN PILLOLE [025] - A CHI NON PIACE MI RINCARI IL FITTO

a cura di Francesco Fiumalbi

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[1° revisione - 27 marzo 2014]
Grazie al gruppo Facebook “Sei di San Miniato se...” sono venute fuori tante piccole curiosità sanminiatesi. Ma una le ha davvero superate tutte!
Una delle abitazioni che si affacciano su Piazza XX Settembre (Piazza dell'Ospedale o di Santa Caterina che dir si voglia), quella confinante con il giardino dei Migliorati, aveva impressa sulla facciata un'iscrizione, buffa e categorica allo stesso tempo:

"A CHI NON PIACE MI RINCARI IL FITTO”

La scritta, in robusta tempera nera su sfondo bianco, viene fatta risalire concordemente ai primi del '900, e rimase visibile almeno per tutti gli anni '60, seppur sbiadita dal tempo e dalle intemperie. Successivamente, una nuova tinteggiatura della facciata andò a cancellare l'iscrizione.
E di questa scritta abbiamo anche una fotografia, fornitaci da Giorgio Giolli, che proponiamo più avanti.

L'abitazione in Piazza XX Settembre
Foto di Francesco Fiumalbi

Le “cronache” narrano che il proprietario dell’abitazione, data in affitto ad un inquilino, ebbe l’idea di ridipingere la facciata. Secondo Giuseppe Chelli il proprietario era il Marchese Lapo Migliorati, che risiedeva nel palazzo di fronte. Non trovando altri riscontri circa la proprietà Migliorati, aggiungo che Lapo Migliorati mi parrebbe improbabile visto che nacque nel 1918 e morì nel 1970 e se la casa fu ridipinta nei primi del secolo, Lapo o non era nato o era un ragazzino. Più probabile invece il padre Borghese Migliorati, nato nel 1890 e morto nel 1965 [R. Boldrini, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi, Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2004, p. 198].

E così, il padrone fece mettere il ponteggio e cominciò l'operazione. La cosa sarebbe stata del tutto normale, se non fosse per il colore che egli scelse: un rosso, rosato tendente al violetto... in una parola “vinaccia”. Non si sa per quale preciso motivo utilizzò quella tempera, anche se probabilmente si trattava di una questione economica. Forse aveva acquistato la vernice ad un prezzo conveniente, molto più basso rispetto ad una tinta “normale”.
Sempre le “cronache” narrano che l’inquilino, vedendo il principiare della ritinteggiatura, avesse sporto le proprie rimostranze al padrone. Ce lo possiamo immaginare...

"Bene che ritingi la casa, ma con codesto colore proprio no!"

Il proprietario non si fece intimorire dall’affittuario e, anzi, probabilmente rispose a tono. Non sappiamo come siano andati i fatti con esattezza, ed è facile che durante la discussione il padrone avesse proposto un rincaro dell’affitto. Della serie...

"Io c’ho solo questa tinta, l’ho comprata d’occasione, la casa è mia e la tingo così! Se non ti garba, tu mi dai di più d’affitto, e io compro una tinta differente! Così ti tingo la facciata come vuoi te!".

L'inquilino, evidentemente, di fronte a tale proposta non poté far altro che rinnovare la lamentela, che però non sortì alcun effetto. Anzi, quando il ponteggio fu rimosso, ecco che sulla facciata comparve la scritta, in chiara polemica con l’affittuario... come si può vedere da questo fotomontaggio!

L'abitazione in Piazza XX Settembre
Fotomontaggio di Francesco Fiumalbi


Ed ecco la fotografia che ci ha fornito Giorgio Giolli, a cui va un sentito e sincero ringraziamento. Infatti, proprio grazie a questa immagine, è stato corretto un errore! La casa non era quella al centro, bensì la prima sulla sinistra entrando in piazza da via Bagnoli. Quella confinante con il giardino dei Migliorati.
Ed ora non si può sbagliare più nemmeno la posizione, fra le due fine di finestre, e neanche la dimensione!

Processione a San Miniato. Sulla destra si intravede 
la scritta "A chi non piace mi rincari il fitto"
Foto gentilmente messa a disposizione da Giorgio Giolli, Autore (?)
Immagine utilizzata ai sensi della
L. 22 aprile 1941, n. 633, art. 70, comma 1-bis.


Tra l'altro questa immagine ci propone anche una "misteriosa" presenza. Fra le due finestre del primo piano della casa, di poco sotto rispetto alla scritta, compare una testa!
Sembra avere una folta chioma riccioluta, e poco più in basso sbuca dal muro una mano con tanto di penna! Gli manca solo il calamaio... Chi è?  Si tratta di un poeta?
Qualcuno ne sa qualcosa?
Alessio Guardini sostiene che si tratta di uno stemma in pietra visto di scorcio. E quasi sicuramente ha ragione! E quella specie di manina bianca che sembra tenere una penna, in realtà è una piccola abrasione della foto.

Processione a San Miniato. Particolare. "Poeta misterioso"?
Foto gentilmente messa a disposizione da Giorgio Giolli, Autore (?)
Immagine utilizzata ai sensi della
L. 22 aprile 1941, n. 633, art. 70, comma 1-bis.

Desidero ringraziare (in ordine di intervento su FB): Paolo Fanciullacci, che è stato il primo a tirar fuori la cosa, Alberto Vincenti, Carla Pieri e Angela Bulleri per le preziose indicazioni... anche se alcune si sono dimostrate fuorvianti!
Un ringraziamento speciale va a Giorgio Giolli per l'immagine che ci ha permesso di fare chiarezza!



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giovedì 6 dicembre 2012

PISA - SAN PAOLO A RIPA D'ARNO

di Francesco Fiumalbi


Assieme al complesso monumentale di Piazza dei Miracoli, la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno è considerato uno dei massimi esempi del cosiddetto romanico pisano. La chiesa, con annesso convento, è situata nel cosiddetto Quartiere di Sant'Antonio, a poca distanza da Porta a Mare e vicina alla sponda, o "ripa", sinistra del fiume Arno. Sul retro si trova la Cappella di Sant'Agata.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

LA STORIA

Non è conosciuta con precisione la data di fondazione della chiesa e dell'annesso cenobio benedettino; stando a diverse tradizioni, sarebbe avvenuta fra il IX e il X secolo, anche se il primo documento che la attesta è datato 1032.
A partire dal 1092 vi presero dimora i monaci benedettini Vallombrosani che vi rimasero per poco più di tre secoli. Nei primi decenni del XII secolo la chiesa fu notevolmente ampliata, fu aggiunto il transetto e riconsacrata nel 1149, come ricordato da una epigrafe collocata sul retro dell'altare maggiore. Di poco posteriore la formazione della facciata, datata fra 1148 e 1165. Secondo la tradizione, durante la costruzione della Cattedrale, la chiesa di San Paolo ospitò le principali funzioni religiose e civiche, tanto da essere chiamata "Duomo Vecchio".
Nel 1409 sia la chiesa, che l'annesso cenobio vallombrosano, costituì beneficio dato in commenda ad alti prelati, il primo dei quali fu il Cardinale Landolfo di Marramauro. Nel 1552 il complesso monastico fu affidato alla tutela dei Grifoni (famiglia di origine sanminiatese), prima di passare nel 1565 al neocostituito Ordine di Santo Stefano, sempre sotto il patronato dei Grifoni, fino al 1798 quando divenne chiesa parrocchiale. Nei secoli XVI e XVII l'edificio fu oggetto di numerosi restauri, fino all'intervento di Pietro Bellini, che nel 1853 tentò di riportare il complesso monumentale alle presunte forme originarie, cancellando di fatto sei secoli di storia. Durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa e il cenobio subirono diversi bombardamenti, che provocarono ingenti danni. Il monastero e il campanile, così come gran parte dell'interno, andarono distrutti. Fra il 1949 e il 1952 la chiesa fu interessata da consistenti lavori di ripristino, anche se il campanile e gran parte degli ambienti conventuali non furono ricostruiti.
Recentemente la situazione strutturale dell'edificio appare critica e per questo motivo la chiesa al momento è chiusa al pubblico in attesa dei necessari interventi di consolidamento (vedi articolo de IL TIRRENO, 22 luglio 2012).

BIBLIGRAFIA DI RIFERIMENTO
Paliaga F. e Renzoni S., Chiese di Pisa. Guida alla conoscenza del patrimonio artistico, vol. 1, ETS, Pisa, 1991, pp. 19-21.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

ARCHITETTURA

La chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno presenta un impianto planimetrico dalla forma a "T", costituita dall'unione del transetto con il corpo basilicale a tre navate. Ciascuna navata è costituita da sei campate, per cinque colonne, sormontate da capitelli corinzi romanici (fra questi si segnala il secondo di sinistra, connotato dalle figure in altorilievo di San Pietro e San Paolo). Dietro l'altar maggiore si apre l'abside, la cui volumetria contraddistingue il fronte tergale dell'edificio che si affaccia sulla vicina Cappella di Sant'Agata. Attualmente l'interno è spoglio, ma, prima dei restauri ottocenteschi, ospitava diversi altari laterali e numerose tombe terragne. All'intersezione del transetto con il corpo basilicale si eleva la cupola a sesto rialzato.
La parte sicuramente più rilevante della costruzione è la facciata, realizzata alla metà del XII secolo, rifacendosi formalmente alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Mutuati dal Duomo, gli elementi caratteristici sono le teorie di logge, disposte su quattro livelli: quella della parte basamentaria è cieca, in sovrapposizione al tema delle fasce bicrome, chiare e scure, con questa orchestrazione che si ripete sul fronte laterale sinistro; il secondo ordine è costituito da 13 campate pensili, con altezza pari ad un dodicesimo del totale; il terzo ordine di campate ne ha 7 ed ha la medesima elevazione del precedente; il quarto, presenta ancora 7 campate, ma con andamento digradante dal centro verso i lati. Gli elementi verticali sono costituiti nella parte basamentaria da paraste, dotate di piccolo basamento, e con capitello mutuato dalle forme corinzie. Gli archi che raccordano le paraste e quelli che sovrastano i portali, contengono losanghe, intarsi ed elementi decorativi circolari. Gli altri ordini sono costituiti da colonne di varia natura, forse risultato di operazioni di spoliazione, con capitello ancora corinzio, sormontato da figure antropomorfe.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ideatore del prospetto principale è riuscito ad esprimere una raffinata capacità compositiva, denotando la conoscenza di rapporti geometrici desunti dalla trigonometria e dalla celebre successione di Fibonacci. Per farlo ha potuto utilizzare strumenti semplicissimi: una riga, un compasso e una matita. Vediamo come.
La facciata è inscrivibile all'interno di un rettangolo, i cui lati sono in rapporto fra loro di circa 0,866. Non è un numero casuale, infatti, un triangolo equilatero di lato unitario, cioè che misura 1, ha l'altezza che misura esattamente 0,866 (che corrisponde al coseno di 60° o π/3). Quindi per tracciare il rettangolo di partenza, basta disegnare un triangolo equilatero in posizione verticale, dove il lato coinciderà con la misura dell'altezza del rettangolo e l'altezza del triangolo coinciderà con la base del rettangolo.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Schema compositivo della facciata
Disegno di Francesco Fiumalbi

Stabilito il rettangolo, per determinare quelli che saranno gli assi orizzontali della facciata, si fa uso di una delle infinite terne della successione di Fibonacci: 2, 3 e 5. Per farlo, basta suddividere l'altezza in dieci parti uguali, e poi partendo dal basso verso l'alto, prenderne 5, 3 e 2.
A questo punto la parte basamentaria (5 unità) è trattata diversamente rispetto alla parte superiore (3+2 unità). Il rettangolo di partenza che abbiamo tracciato all'inizio ha anche un'altra particolarità. Puntando il compasso alle estremità della linea orizzontale mediana, si determinano due semicirconferenze, con raggio pari alla metà dell'altezza del rettangolo. Le due semicirconferenze intersecano la mediana orizzontale in due punti; il segmento che li unisce ha una misura che si avvicina molto ad un quinto del totale orizzontale. In questo modo è possibile suddividere la parte basamentaria in rettangoli uguali. La parte superiore invece sarà suddivisa in tre parti, simmetricamente, con la porzione centrale della larghezza pari a 4 volte il modulo ottenuto dalla successione di Fibonacci.
Per determinare la pendenza degli spioventi, che formano la cuspide della facciata, occorre unire il punto medio della linea orizzontale superiore con le estremità della seconda linea orizzontale. Analogamente, gli spioventi laterali sono determinati unendo il punto medio della seconda linea orizzontale con le estremità della mediana orizzontale.
In conclusione, la composizione della facciata è espressa attraverso una complessa orchestrazione di elementi, disposti secondo precisi rapporti geometrico-matematici.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

SCULTURA E DECORAZIONE

Il portale principale - Uno degli aspetti maggiormente curati sono i tre ingressi della facciata. Quello al centro è il principale ed è delimitato da una struttura trilitica caratterizzata da due piedritti laterali, dotati di basamento, e da un architrave finemente scolpito con motivi geometrici circolari, una sorta di "catena". Questo elemento è sovrastato da due ordini di cornici, la prima con motivi floreali circolari concatenati, la seconda costituita da foglie di acanto. Al di sopra un arco, leggermente oblungo, quasi a ferro di cavallo, poggiante su due pilastri, e rifinito con motivi floreali. Il tutto è sormontato da un ulteriore arco, a tutto sesto, caratterizzato da conci bicromi Quest'ultimo si appoggia alle due paraste che inquadrano il portale, e che presentano una terminazione a capitello corinzio sovrastate da altrettante figure leonine. Fra i due archi, un piccolo rosone circolare, costituito da motivi geometrici in negativo. Al di sopra di tutta la composizione, due figure in bassorilievo, identificate con la Madonna (questa ipotesi è un po' dubbia, potrebbero raffigurare due sante non identificate).

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale principale
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Cornice del portale principale
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Leone su capitello del portale principale
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Bassorilievo (Madonna?)
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Bassorilievo (Madonna?)
Foto di Francesco Fiumalbi

Il portale sinistro. Come quello principale, il portale laterale sinistro è inquadrato da un ordine trabeato, costituito da due pilastri con capitello corinzio (su quello di destra, tra le foglie di acanto compare la testa di un leone). L'architrave è caratterizzato da intarsi marmorei, fra cui spiccano le due croci patenti ad otto punte; al di sopra una cornice finemente modellata con motivi floreali. Un arco a tutto sesto con conci bicromi chiude la composizione che si arricchisce di una losanga.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale sinistro
Foto di Francesco Fiumalbi

Il portale destro. Più semplificate le forme che contraddistinguono il portale destro, inquadrato da una struttura trilitica, composta da due pilastri laterali che sorreggono un massiccio architrave, sulla cui superficie si possono leggere graffiti, forse di epoca altomedievale, raffiguranti un complesso intreccio amorfo di linee che al centro si dispongono a formare la figura di una stella. Il tutto è sormontato da un arco modanato, leggermente arcuato, che contiene una losanga bicroma con al centro un motivo floreale.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale destro
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale destro, particolare dell'incisione
Foto di Francesco Fiumalbi


Il portale del transetto. Nella fianco laterale sinistro, sulla parete del transetto che si affaccia lungo via San Paolo, si apre un quarto portale. E' incorniciato da due pilastri, con capitello corinzio, che sostengono un architrave che presenta una cornice con ovuli ed elementi floreali, forse di origine classica. Al di sopra si apre un arco a conci bicromi, bianco e marrone, al cui interno è collocato un intarsio policromo, con disegno geometrico, che richiama nelle forme e nei colori alcuni esempi che si possono ammirare nel paramento della Cattedrale. Più in alto è collocato un bassorilievo datato all'epoca tardo romana (anche se sembra più recente).

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale laterale del transetto
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale laterale del transetto, particolare
Foto di Francesco Fiumalbi

Cornici. Nella chiesa di San Paolo a Ripa, specialmente nella facciata, alle cornici è riservata una cura particolare, e riprendono formalmente quelle della Cattedrale. La cornice più lavorata è quella che separa la parte basamentaria dalle logge pensili, contraddistinta da intrecci di motivi floreali, popolati da vari animali, fra cui spicca il leone situato esattamente al di sopra del portale principale. Anche alle estremità laterali sono collocati elementi di straordinario interesse, come quello che sembra un lupo nell'atto di cacciare una lepre (forse un'allusione alla Pasqua? Si veda Sant'Ambrogio), mentre dall'altro lato un uomo tiene un leone con una catena (un'allusione alle persecuzioni dei primi cristiani?). Attualmente non sembra possibile stabilire il significato di tali elementi.
Le cornici superiori, meno elaborate stilisticamente, presentano tutte una fascia inferiore a dentelli, che sostengono idealmente le altre, variamente plasmate.


Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Leone nella cornice del primo livello
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Lupo che caccia una lepre cornice del primo livello
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Uomo che tiene un leone incatenato
Foto di Francesco Fiumalbi

Lo stemma. Sullo spigolo del transetto, lungo via San Paolo, è collocato uno stemma marmoreo, raffigurante un animale con il corpo di leone, le ali del drago e la testa d'aquila. Si tratta di un "grifone", ed è l'emblema della famiglia Grifoni, di origine sanminiatese, che deteneva il patronato della chiesa nel XVII secolo. Da notare la croce nella parte alta dello stemma, ovvero la Croce di Santo Stefano, emblema dell'omonimo Ordine, di cui i Grifoni fecero parte fin dalla sua costituzione.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Stemma Grifoni
Foto di Francesco Fiumalbi


giovedì 20 settembre 2012

IL SOGNO DEI DOMENICANI E DEI SANMINIATESI

di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

Nel 1329 i frati dell'Ordine dei Predicatori di San Domenico fecero il loro ingresso a San Miniato, prendendo possesso della chiesa parrocchiale dedicata ai SS. Jacopo e Lucia. Nel giro di circa 70 anni, l'edificio fu letteralmente ricostruito, assumendo la dimensione odierna, e decorato con pitture e opere d'arte sacra. Durante i secoli successivi i Domenicani concentrarono le risorse sull'ampliamento della fabbrica conventuale, realizzando il chiostro e gli altri ambienti annessi. Fra '600 e '700 ulteriori lavori riguardarono la chiesa, con i nuovi altari e la sopraelevazione della copertura, che permise al Bamberini di dipingere lo straordinario ciclo di affreschi sulla vita di San Domenico. In tutti questi secoli la facciata rimase incompiuta, così come la vediamo oggi. Non mancarono modifiche: per alloggiare un'edicola e ampliare la finestra, furono tagliate alcune di quelle mensole in laterizio pensate come sostegno di un paramento in pietra. L'unico elemento originale è il portale in pietra arenaria, mentre la lunetta è stata realizzata negli anni '60 del secolo scorso da Antonio Luigi Gajoni.

Chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, detta di San Domenico
San Miniato, Piazza del Popolo

Il recente incontro incentrato su Piazza del Popolo (nell'ambito del Workshop organizzato dall'Ass. Architettura e Territorio "Lanfranco Benvenuti", col patrocinio del Comune di San Miniato), ha promosso nella cittadinanza sanminiatese un ampio dibattito sulla piazza e non solo. Fra i vari aspetti trattati, è emersa anche la necessità di valorizzare la facciata della chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, detta di San Domenico, che ha risvegliato in noi una domanda che ci eravamo posti da tempo: come sarebbe potuta essere la facciata della chiesa se fosse stata finita?

Un po' per gioco, e un po' per curiosità, abbiamo cominciato ad analizzare la facciata da un punto di vista geometrico-compositivo. Il gioco è andato avanti, e alla fine ne è nato un progetto. Sogno, fantasia?
Siamo perfettamente consapevoli che un intervento del genere, nel 2012, sia assolutamente improponibile, per svariati motivi che non stiamo qui ad elencare. E' una provocazione, un gioco, un esercizio di composizione. Ma è anche un sogno, quello di immaginare la facciata cercando di mettersi nei panni di un architetto del '400, e di interpretare il desiderio dei Domenicani e dei Sanminiatesi. Non è mai stato trovato negli archivi un disegno, uno schema, un qualcosa che rimandi ad un progetto per questa facciata. Quello che trovate di seguito, quindi, è il risultato di un mix di fantasia e di imitazione di svariati modelli, come il Battistero di San Giovanni, le chiese di San Miniato al Monte e di Santa Maria Novella a Firenze, la Collegiata di Sant'Andrea di Empoli, e altre. D'altra parte, come testimoniano le opere d'arte sacra presenti all'interno della chiesa e nei locali annessi, il centro culturale di riferimento per i domenicani sanminiatesi è sempre stato Firenze, dove a partire dal 1219 era stata fondata una comunità di Frati Predicatori presso la chiesetta di Santa Maria delle Vigne, poi Santa Maria Novella. Da qui la scelta delle linee, e dei materiali: il verde di Prato e il bianco di Carrara, affiancati dalla pietra arenaria con cui è stato realizzato il portale. Il disegno che vedrete non è simmetrico, infatti contempla due possibili soluzioni compositive.

Ci piacerebbe far sognare i sanminiatesi, anche solo per un attimo. In fondo sognare non costa niente...

Schemi compositivi per la facciata della chiesa
dei SS. Jacopo e Lucia detta di San Domenico
Disegno di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

Ipotesi di ricostruzione per la facciata della chiesa
dei SS. Jacopo e Lucia detta di San Domenico
Disegno di Alessio Guardini e Francesco Fiumalbi

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