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domenica 7 settembre 2014

IN RICORDO DI DON VINICIO VIVALDI – SAN MINIATO BASSO 6-7 SETTEMBRE 2014

di Francesco Fiumalbi

Nel decimo anniversario dalla morte, la comunità di San Miniato Basso ricorda Don Vinicio Vivaldi, parroco al “Pinocchio” per quasi 50 anni. Lo fa attraverso un apposito comitato, sostenuto dalla Parrocchia dei SS. Martino e Stefano, dalla Fraternità di Misericordia, dal Gruppo Donatori di Sangue “Fratres”, dalla Folgore Pallavolo e dalla Casa Culturale.

La prima giornata dedicata alla memoria del “Proposto” ha visto la celebrazione della Santa Messa con il ricordo lasciato alle parole di Mons. Idilio Lazzeri (che fu suo compagno in Seminario e col quale celebrò la prima Messa) e del Sindaco Vittorio Gabbanini.

Al termine è stata inaugurata la mostra fotografica presso la Sala Parrocchiale in cui, attraverso le immagini, è possibile ripercorrere, anno dopo anno, tutta la vita di Don Vinicio a San Miniato Basso: dal suo ingresso, fino agli ultimi anni, passando per le tantissime attività, non solo religiose, e con un occhio sempre rivolto ai giovani e alle persone in difficoltà, attraverso lo sport e le varie realtà associative.

Nella seconda giornata si è svolta la "tavola rotonda", coordinata da Marzio Gabbanini e che ha visto la partecipazione anche di molti "Pinocchini" che hanno ricordato, ciascuno per la propria esperienza, la figura di Don Vinicio.

Di seguito sono proposti tre video (i primi due di sabato 6 settembre, il terzo di domenica 7) e alcune immagini. La qualità dei filmati purtroppo non è delle migliori, sia per lo strumento con cui sono stati realizzati, sia per le difficili condizioni ambientali.


Il ricordo di Mons. Lazzeri e del Sindaco Gabbanini
al termine della celebrazione, 6 settembre 2014



L'apertura della mostra fotografica, 6 settembre 2014
Interventi di Marzio Gabbanini e Pierluigi Lari detto “Larone”


La tavola rotonda, 7 settembre 2014
Coordina Marzio Gabbanini, vari interventi


Il taglio del nastro alla mostra

Il cartello all'ingresso della mostra

L'esposizione delle fotografie

L'esposizione delle fotografie

L'esposizione delle fotografie

L'esposizione delle fotografie

L'esposizione delle fotografie


L'esposizione delle fotografie


L'esposizione delle fotografie

lunedì 1 settembre 2014

RICORDO DI DON VINICIO VIVALDI - SAN MINIATO BASSO 6-7 SETTEMBRE 2014

L'8 settembre 2004 moriva Don Vinicio Vivaldi, parroco, o per meglio dire, “proposto” di San Miniato Basso dal 1966 al 2000. Successe a Don Nello Micheletti del quale era stato coadiutore. Per quasi 50 anni è stato uno dei punti di riferimento per la popolazione di San Miniato Basso, con un occhio di riguardo rivolto ai giovani, a quei giovani che una volta diventati adulti lo ricordano sempre con grande affetto.

A 10 anni dalla morte, la Parrocchia dei SS. Martino e Stefano, la Fraternità di Misericordia, il Gruppo Donatori di Sangue “Fratres”, la Folgore Pallavolo e la Casa Culturale di San Miniato Basso ricordano Don Vinicio Vivaldi:

RICORDO DI
DON VINICIO VIVALDI
Mezzo secolo al servizio del “Pinocchio” e della sua gente
Nel decimo anniversario dalla morte 2004-2014




PROGRAMMA

Sabato 6 settembre 2014
ore 18.00 – Santa Messa solenne in memoria di Don Vinicio, presso la Chiesa della Trasfigurazione.
ore 19.00 – Inaugurazione della mostra fotografica Don Vinicio: un lungo squarcio di storia del paese e della sua vita, presso la Sala Parrocchiale

Domenica 7 settembre 2014
ore 17.00 – Tavola rotonda Don Vinicio, un sacerdote, un amico, un infaticabile animatore dell'associazione giovanile del Pinocchio, presso la Sala Parrocchiale.
Coordina Marzio Gabbanini. Partecipano: il Sindaco Vittorio Gabbanini, il parroco Don Luciano Niccolai, il Governatore della Misericordia Alessandro Mancini, il Vicepresidente dei Fratres Vladimiro Adorni, il Presidente della Casa Culturale Gabbriello Bertini, il Dirigente della Folgore Pallavolo Mario Maltini, Pierluigi Lari, Gino Mazzoni e Marco Caponi del Comitato organizzatore.


giovedì 8 maggio 2014

L'OMAGGIO DI SAN MINIATO BASSO A SAN GIOVANNI XXIII PAPA


Nel pomeriggio di domenica 4 maggio 2014, presso la chiesa dei SS. Martino e Stefano di San Miniato Basso, si è tenuto l'omaggio a Papa Giovanni XXIII, proclamato Santo da Papa Francesco lo scorso 27 aprile.
Di fronte alla chiesa gremita, Don Luciano Niccolai e Gino Mazzoni hanno ripercorso il forte sentimento affettivo che da sempre ha legato la comunità parrocchiale di San Miniato Basso alla figura del “Papa Buono”. Un legame che si è manifestato anche attraverso le opere d'arte firmate da Alberto Sparapani, apprezzato scultore carrarese, scomparso nel 2004. Si tratta del bassorilievo e del busto, entrambi in bronzo, descritti e illustrati dalla critica d'arte Enrica Frediani. La commissione delle opere, così come la realizzazione del monumento antistante la chiesa, furono due momenti di grande aggregazione per la comunità di San Miniato Basso, e a cui contribuirono in maniera determinante anche Don Vinicio Vivaldi e il Dott. Claudio Gagliardi, oltre allo stesso Gino Mazzoni, amico personale dello scultore.
Il Vescovo Mons. Fausto Tardelli ha ricordato la figura di San Giovanni XXIII e la sua grande opera a servizio della Chiesa, che ha conosciuto nell'apertura del Concilio Vaticano II il momento più alto e significativo.
Inoltre, Stefano Cappelli e Simona Della Maggiore hanno offerto la lettura di un testo dattiloscritto, conservato nell'archivio della Parrocchia di San Miniato Basso, dal titolo “I miei incontri con Papa Giovanni”. Fu redatto da Mons. Antonio Pesenti, scomparso nel 2009, già Cancelliere della Curia di Bergamo e Superiore della Comunità dei Preti del Sacro Cuore, di cui fece parte anche Angelo Roncalli. Il testo fu lasciato dallo stesso Mons. Pesenti, inviato da Loris Capovilla (oggi Cardinale, e già Segretario Particolare di Papa Giovanni), in occasione dell'inaugurazione, avvenuta il 17 novembre 1996, del busto dedicato al Pontefice.
Presenti anche il Sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini, che ha rivolto un saluto alla comunità parrocchiale, il Presidente del Consiglio Comunale di Firenze Eugenio Giani e il Maestro Silla Sparapani, figlio di Alberto.
















domenica 7 ottobre 2012

LA STELLA PIU’ FULGIDA - IL MONUMENTO A GIOVANNI XXIII E AL CONCILIO VATICANO II

di Francesco Fiumalbi

[il post è stato compilato in occasione del 50° anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II]

Lo scorso 11 ottobre 2012 è ricorso il cinquantenario dell’apertura del Concilio Vaticano II. Dopo secoli di concili incentrati su questioni dottrinali, per la prima volta la Chiesa guarda se stessa con occhi nuovi, al suo interno e verso il mondo contemporaneo. Un evento destinato a segnare un’epoca nuova, fondata anche sull’ecumenismo e il dialogo con il mondo delle altre religioni e con quello laico. Il Concilio fu il risultato, assolutamente non scontato, del grande fermento che animava la Chiesa in quegli anni e di cui si fece interprete Giovanni XXIII, divenendone lo straordinario elemento propulsivo.
A San Miniato Basso questo evento è ricordato nel monumento dedicato ad Angelo Roncalli, il Papa “Buono”, edificato nel ventennale della sua morte. L’opera, espressione del forte legame tra la famiglia di Gino Mazzoni e lo scultore Alberto Sparapani (Casale Marittimo, 14 maggio 1911 – Carrara, 10 gennaio 2004), il quale fu presentato a Don Vinicio Vivaldi. L’artista carrarino tradusse in bronzo, il bassorilievo di gesso patinato (conservato in collezione privata) che risultò vincitore del 2° premio al Concorso Internazionale “La Bontà di Papa Giovanni”, indetto dalla Galleria “Lo Sprone” di Firenze nel 1963, e dal titolo La stella più fulgida. Fu inaugurato la domenica del 21 agosto 1983, in occasione dei festeggiamenti che annualmente la parrocchia dei SS. Martino e Stefano dedica all’Assunzione di Maria in Cielo, e alla presenza di Mons. Capovilla, già segretario particolare di Papa Giovanni.

Monumento a Papa Giovanni XXIII
San Miniato Basso, Parrocchia SS. Martino e Stefano
Foto di Francesco Fiumalbi

Ad una prima visione, ci accorgiamo subito che quella di Sparapani è un’opera complessa e densa di significati. Alla base si trova la vita pontificale di Giovanni XXIII, con otto episodi da leggere come un ideale orologio, in senso orario. In alto a destra della parte basamentale, l’elezione al Soglio Pontificio, nel particolare dell’incoronazione, con l’apposizione della tiara papale da parte del Cardinale Protodiacono, circondato dagli altri membri del Conclave. Alcuni raggi di luce scendono a simboleggiare l’approvazione e il sostegno divino, che guiderà il Card. Angelo Roncalli nel suo difficile compito al servizio di Dio e della Chiesa.
Di seguito, in senso orario, è raffigurato il Papa nel suo studio, nell’atto di scrivere. Al di sotto si notano uomini che lavorano, un fabbro che batte il ferro sull’incudine, una fabbrica con le ciminiere e un contadino che semina la sua terra. Con queste immagini viene ricordata l’enciclica Mater et Magistra, promulgata il 15 maggio del 1961. La lettera coglie temi come l’iniziativa privata e l’intervento dei poteri pubblici in campo economico, sollecita criteri di giustizia ed equità nella remunerazione del lavoro, auspica l’adeguamento tra progresso sociale e sviluppo economico. Assumono un ruolo fondamentale la dignità dell’uomo, del suo lavoro e del luogo entro cui esso viene svolto, e questo sia nelle imprese artigiane, cooperative, che nelle medie e grandi imprese, ma anche nel settore agricolo, in quegli anni fortemente depresso dal boom industriale.

Monumento a Papa Giovanni XXIII, particolare
San Miniato Basso, Parrocchia SS. Martino e Stefano
Foto di Francesco Fiumalbi

Sempre nella parte destra, ancora più in basso due episodi densi di significato che sorpresero il mondo intero. La visita all’Ospedale “Bambin Gesù” di Roma il 25 dicembre del 1958 e la visita al Carcere romano di Regina Coeli il seguente 26 dicembre, ad appena due mesi dalla sua elezione. Due gesti semplici, ma rivoluzionari, mai accaduti prima. Furono la testimonianza della vicinanza di Dio nei confronti delle persone che soffrono o che si trovano in situazioni difficili, e proprio nei giorni in cui si festeggia la sua nascita: la venuta di Gesù per tutti gli uomini, anche per gli ultimi e i disperati. E se questi non possono andare a far visita a Gesù appena nato nell’ideale del presepio, sarà Egli stesso ad andare a visitare loro, portando ai bambini e ai carcerati una carezza attraverso le mani del Papa.
Sul lato sinistro del basamento, troviamo l’episodio, forse più conosciuto e ricco di significato: il “Discorso della Luna”, pronunciato la sera dell’11 ottobre 1962, dopo l’apertura dei lavori del Concilio Vaticano II. Si rivolse alla piazza gremita di persone che lo acclamavano a gran voce con queste parole: «Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. (…) Si direbbe che persino la Luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare a questo spettacolo (…). Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza». Nell’immagine realizzata da Sparapani, il Papa accarezza la Luna, la quale con i suoi raggi riflessi, va ad illuminare le madri che tengono in braccio i propri bambini. Il riferimento ai piccoli richiama ancora una volta alla portata epocale del Concilio, rivolto soprattutto alle generazioni che sarebbero venute.
Più in alto, ancora in senso orario, è rappresentato il pellegrinaggio ad Assisi e a Loreto, compiuto il 4 ottobre 1962. Papa Giovanni XXIII, era dall’età di 14 anni un terziario francescano, e volle affidare a San Francesco e alla Madonna le sorti del Concilio che si sarebbe aperto la settimana successiva. Era la prima volta dal 1861 che un pontefice oltrepassava i confini del Lazio per recarsi in pellegrinaggio. L’evento, di grande portata storica, fu accompagnato da impressionanti bagni di folla durante tutte le soste del viaggio.
I due episodi conclusivi, in alto a sinistra, narrano delle ultime settimane di vita di Giovanni XXIII. Il primo è la cerimonia di consegna del premio Balzan, l’11 maggio 1963, per l’Umanità, pace e fratellanza tra i popoli, assegnatogli dopo la promulgazione dell’enciclica Pacem in Terris l’11 aprile 1963. Con questa sua ultima lettera richiamò il mondo al valore della Pace, quando pochi mesi prima stava per consumarsi lo scoppio del terzo conflitto mondiale a seguito della crisi cubana.
Infine, l’ultimo episodio, il 23 maggio 1963 il Papa, ormai consapevole di essere sul letto di morte, si rivolse verso la folla per recitare il Regina Coeli nella solennità dell’Ascensione di Gesù. Furono le sue ultime parole in pubblico, prima della sua morte avvenuta il 3 giugno successivo.

Monumento a Papa Giovanni XXIII, particolare
San Miniato Basso, Parrocchia SS. Martino e Stefano
Foto di Francesco Fiumalbi

Come abbiamo detto, la parte basamentale va letta come un orologio. Al centro una grande freccia, che scandisce il tempo, che accoglie l’immagine della Terra con al suo interno il Papa, circondato dalle colombe, simbolo di pace, il Pastore che col bastone indica al suo gregge la strada. Otto episodi disposti come una stella ad otto punte, come una stella polare che indica la direzione da seguire per i naviganti. E’ la direzione che conduce all’ora più alta, al momento massimo del suo pontificato: l’apertura del Concilio Vaticano II.

Monumento a Papa Giovanni XXIII, particolare
San Miniato Basso, Parrocchia SS. Martino e Stefano
Foto di Francesco Fiumalbi

E’ questa la sintesi della sua vita, della sua missione sulla Cattedra di San Pietro. Giovanni XXIII è in piedi, il viso sereno, la bocca socchiusa. Le braccia sono allargate, la sinistra spinge la porta, la destra invita ad avvicinarsi. Oltre, l’immagine solenne del Concilio all’interno della Basilica Vaticana, sapientemente sintetizzata da Sparapani, nel baldacchino berniniano, simbolo del Papa, e dal profilo della cupola michelangiolesca, allegoria della Chiesa. In alto il cielo, con il Padre alla sinistra e il Figlio alla destra che gioiscono, assieme agli angeli, per l’avvenimento. Nella lanterna della cupola lo Spirito Santo, che si irradia ed illumina i padri conciliari. E’ questa la stella più luminosa: l’opera di Dio che si compie.
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