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sabato 16 luglio 2016

L'EPIGRAFE DEI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE SULLA CHIESA DELLA SS. TRINITA' A SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

Indice del post:
INTRODUZIONE
L'ISCRIZIONE SULLA CHIESA DELLA SS. TRINITA'
I NOMI DEI CONFRATELLI CADUTI
LE DELIBERAZIONI DEL MAGISTRATO DELLA MISERICORDIA
L'INAUGURAZIONE E IL DISCORSO DI EGISTO ELMI

INTRODUZIONE
In questo post sono proposte le informazioni relative all'epigrafe commemorativa collocata nel 1920 sulla chiesa della SS. Trinità in via Pietro Rondoni (proprio accanto alle scuole) e in cui sono scolpiti i nomi dei confratelli della Misericordia di San Miniato che persero la vita durante la Prima Guerra Mondiale.
In tutto il territorio sanminiatese, a partire dal 1919, furono eretti monumenti, creati parchi e viali della Rimembranza e installate numerose epigrafi commemorative dedicate alla memoria di quei soldati che morirono durante la “Grande Guerra” e che nell'intero Comune di San Miniato furono quasi 500. [VAI AL POST: I CADUTI SANMINIATESI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE ]
In particolare, le epigrafi commemorative ebbero una maggiore diffusione in quanto elementi di più rapida ed economica realizzazione. D'altra parte la costituzione di un parco o di un viale della Rimembranza o l'erezione di un vero e proprio monumento richiedevano risorse e impegno che non tutte le comunità erano in grado sostenere. Quasi tutti i “popoli”, idealmente coincidenti con le singole unità parrocchiali, si adoperarono per fissare sul marmo la memoria dei propri congiunti che non fecero ritorno a casa. Inoltre, specialmente nelle borgate più piccole non vi erano luoghi o edifici pubblici. Quindi la “memoria” venne affidata alle pareti delle chiese che al tempo erano senz'altro gli unici luoghi, presenti in tutto il territorio, in cui le comunità si raccoglievano e in cui si sentivano rappresentate.

L'epigrafe commemorativa
San Miniato, via Pietro Rondoni
facciata della Chiesa della SS. Trinità
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ISCRIZIONE SULLA CHIESA DELLA SS. TRINITA'
Un caso del tutto particolare è costituito dall'epigrafe inaugurata il 13 settembre 1920 sulla parete esterna della chiesa della SS. Trinità a San Miniato: tale edificio religioso non è a servizio di un'unità parrocchiale, bensì della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato che in quegli anni aveva sede proprio nei locali adiacenti alla chiesa. Fu solamente a partire dal 1923, infatti, che la sede della Misericordia fu spostata presso Palazzo Roffia, pur mantenendo l'officiatura della chiesa [VEDI IL POST: GENTILUOMINI – PALAZZO ROFFIA SEDE DELLA MISERICORDIA DI SAN MINIATO ].

Questo il testo dell'epigrafe:
A Ω
I NOMI DEI VALOROSI CONFRATELLI
CHE PER LA LIBERTA' E LA GIUSTIZIA
NEL SACRO NOME D'ITALIA
IMMOLARONO LA GIOVENTU' LA VITA
NELLA GUERRA MONDIALE
L'ARCICONFRATERNITA DI MISERICORDIA
VOLLE QUI ETERNATI

GENERALE PAOLO MAIOLI
CAPORALE GIUSEPPE BAGLIONI
SOLDATO UGO BRUCCI
CAPORALE FRANCESCO BENVENUTI
SOLDATO RAINALDO GAZZARRINI

I NOMI DEI CONFRATELLI CADUTI
Sull'epigrafe troviamo cinque nomi di “confratelli”, cioè iscritti e aderenti all'Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato.
Per primo è collocato il Generale Paolo Maioli, dal 1917 Presidente Onorario della Misericordia, la cui figura è stata già trattata nei post IL GENERALE PAOLO MAIOLI e PAOLO MAIOLI – DOCUMENTI E TESTIMONIANZE↗. Gli altri sono elencati in ordine alfabetico.
Il secondo nome è quello del Caporale Giuseppe Baglioni [vedi voce del DBDSM – BAGLIONI GIUSEPPE ↗], certamente originario di San Miniato, ma forse trasferito altrove. Troviamo poi il Soldato Ugo Brucci, morto ventiquattrenne per malattia presso un ospedale militare e la cui salma fece rientro a San Miniato solamente nel 1924 [vedi voce del DBDSM – BRUCCI UGO ↗].
Il quarto nome è quello di Francesco Benvenuti, che abbiamo già incontrato nel post UMBERTO BONGI E FRANCESCO BENVENUTI - DUE CADUTI SANMINIATESI DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE ↗. Infine il nome di Rainaldo Gazzarrini [vedi voce del DBDSM – GAZZARRINI RAINALDO ↗].

Facciata della Chiesa della SS. Trinità
San Miniato, via Pietro Rondoni
Foto di Francesco Fiumalbi

LE DELIBERAZIONI DEL MAGISTRATO DELLA MISERICORDIA
Presso l'Archivio della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato, sono state individuate alcune deliberazioni del Magistrato relative proprio alla realizzazione e all'inaugurazione dell'epigrafe. A presiedere la Misericordia c'era il Conte Federigo Ubaldini della Carda e la proposta venne avanzata dal Consigliere Corrado Casalini che ricopriva anche il ruolo di Residente, cioè il membro “anziano” del Consiglio. [Archivio della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato, Protocolli delle deliberazioni del Consiglio e del Magistrato, 1914-1925].

Adunanza del 30 luglio 1920
XII. Proposta per una lapide commemorativa dei Fratelli caduti in guerra
Il Residente Casalini propone che nella facciata della Chiesa della nostra Arciconfraternita sia apposta una lapide commemorativa dei nostri Fratelli caduti in guerra, come già fu posta altra lapide in ricordo dei benemeriti che si distinsero nell'Epidemia colerica del 1855. Il Magistrato facendo plauso alla proposta del Residente Sign. Casalini, delibera che tale proposta sia inserita nell'Ordine del Giorno della futura Adunanza del Consiglio già stabilita, come sopra al n. VII, per il 5 Agosto p.v., e di appoggiarla moralmente per l'attuazione, essendo essa un tributo di affetto e di riconoscenza a coloro che pugnando fecero olocausto della loro vista per la Patria.

Adunanza del 5 agosto 1920
II. Lapide commemorativa dei Fratelli caduti in guerra
Il Presidente riferisce la nobile proposta del Consigliere Casalini di apporre una lapide sulla Facciata della Chiesa della nostra Arciconfraternita in ricordo dei prodi confratelli caduti in guerra e
IL CONSIGLIO
facendo plauso alla proposta stessa, ad unanimità di voti approva l'apposizione della lapide stessa da effettuarsi in uno dei tre giorni delle feste solennissime che avranno luogo nel prossimo Settembre in onore del SS. Crocifisso [Festività dell'Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, n.d.r.]

Adunanza del 12 agosto 1920
III. Lapide commemorativa dei Fratelli Caduti in guerra
Il Magistrato, in ordine alla Deliberazione del Consiglio del dì 5 Agosto 1920, dà incarico al suo Presidente ed al Provveditore di provvedere all'esecuzione della lapide commemorativa dei nostri Ascritti caduti in guerra e di procurare la composizione della iscrizione opportuna che dovrà precedere i nomi dei caduti, con avvertenza che solamente coloro che al giorno della morte trovavansi inscritti nei Ruoli di questo Pio Sodalizio, dovranno essersi scritti.

Adunanza del 4 settembre 1920
I. Lapide commemorativa dei Fratelli Caduti in guerra
Viste le precedenti Deliberazioni Magistrale e Consiliare con le quali venne stabilito di apporre una lapide in marmo nella facciata della Chiesa di quest'Arciconfraternita in ricordo degli Ascritti Defunti in guerra,
Con voti unanimi il Magistrato delibera:
I. Di stanziare la somma preventivata in £ 150.
II. Di scoprire la lapide nella data del dì 13 Settembre corrente alle ore 17 invitando le Autorità Cittadine, le Famiglie dei caduti, le Misericordie e Affiliazioni del Comune coi Vessilli che si dovranno riunire in Piazza Vittorio Emanuele (Piazza della Repubblica o del Seminario, n.d.r.) per recarsi quindi in corteggio alla sede della Misericordia.
III. Invitare un Oratore per il discorso commemorativo.
IV. Pubblicare relativo manifesto ed incaricare i giovani della Guardia per l'esecuzione.

L'INAUGURAZIONE E IL DISCORSO DI EGISTO ELMI
Della cerimonia di scoprimento è rimasta memoria in due articoli pubblicati su «La Vedetta», settimanale sanminiatese di ispirazione cattolico-popolare. Il primo testo non è altro che l'annuncio, la notizia dello scoprimento della lapide. Il secondo brano, invece, offre il resoconto della cerimonia svoltasi il 13 settembre 1920 e riporta il discorso pronunciato dall'allora Sindaco di San Miniato, il Cav. Egisto Elmi.

Estratto da «La Vedetta», anno II, n. 36 del 12 settembre 1920, p. 2:

Scoprimento di una lapide
Lunedì 13 corr. alle ore 17 sulla facciata della Chiesa della Misericordia, sarà scoperta a cura dell'Arciconfraternita una lapide in memoria dei fratelli caduti in guerra.
Un illustre oratore commemorerà i morti.
Per iniziativa dei Giovani della Squadra di P.S. [Pronto Soccorso, n.d.r.] alla lapide sarà apposta una palma di bronzo con lo stemma della Arciconfraternita.

Estratto da «La Vedetta», anno II, n. 37 del 19 settembre 1920, p. 3:

[…] Nel pomeriggio, presenti le Autorità Cittadine, le Arciconfraternite del Comune, le Associazioni paesane, sulla facciata della Chiesa dell'Arciconfraternita è stata inaugurata una lapide commemorativa sulla quale sono stati scolpiti i nomi dei «fratelli» caduti in guerra.
Il Presidente della Misericordia Conte Ubaldini ha detto brevi parole di circostanza.
La lapide è stata scoperta ed il Sindaco cav. Elmi ha letto questo discorso:

«Cittadini,
il velario è caduto ed ha scoperto il ricordo che l'affetto del popolo di S. Miniato, ha voluto imprimere per tramandare la memoria di coloro che soffrirono e s'immolarono per noi; che seppero dare il loro sangue senza tradire il dovere, senza tradire la coscienza e negli ultimi aneliti ebbero la sicura visione di quel premio che avanza i desideri, sentirono per guadagnare la luce senz'ombra, la verità senz'errore, la vita senza la morte.
Serenamente vissero con noi lavorando, e nell'immane tragedia il triste fato li colpì, nella loro ineffabile dolcezza silenzioso e lante come neve immacolata le loro anime lasciarono nei gelidi sudari le mortali spoglie e nell'azzurro profondo si congiunsero a tante anime buone, in mezzo a noi soffersero ed amarono.
Se questa terra non hanno potuto godere il premio del grande sacrificio e la loro vita si chiuse come un dramma su cui pesa gravemente il fato ineluttabile.
L'ordine mesto di questa solenne cerimonia imponga silenzio e rispetto, la cittadinanza saluti quest martiri del dovere, ed il pensiero di tutti ricorra pietoso alle madri che per tanto tempo ed invano attesero il ritorno dei cari, alle spose che contarono i ritmi stanchi dei loro cuori minati, che chiesero alle immagini sacre aiuto e protezione, che non ebbero più lacrime, ma portarono nei volti i segni di averne sparse tante, che videro nel fosco delle notti mutarsi d'un tratto di vite liete e sorridenti in un eterno funerale, ai figli innocenti e buoni a cui la carità della cittadinanza supplisce alla loro esistenza.
Ma l'onda di dolore immenso sotto cui gemono tante creature è dolore di tutti, né possiamo diminuirne la intensità.
Guerre, malattie sterminatrici, inondazioni, carestia, terremoti tutto ha concorso a colpire il nostro paese che deve ritornare alle feconde gare della pace propugnatore quale è sempre stato di libertà e di giustizia nel mondo, tutto sembra scatenarsi contro di noi per abbreviarci la nostra esistenza dolorante, ma in alto è una stella che irraggia quale meteora luminosa il nostro destino, per essere veduta non ha bisogno di nessun strumento d'ottica, il nostro sguardo la scorge nella sua vivida luce, si affissa in quella e sembra a un tratto che cielo e terra abbiano esaurite tutte le loro forze sconvolgitrici perché queste improvvisamente si placano, la notte viene illuminata, le nubi si squarciano e per quelle aperture il nostro sguardo si spinge senza limiti, intravede orizzonti sconosciuti e accanto al nostro infinito dolore che ci brucia e consumo questa fiaccola risplende.
Siete Voi morti che stasera onoriamo che insieme agli altri alimentate questa face, che risplendete nella nostra stella luminosa, siete voi che in un regno di eternità date il riso ai nostri bambini, coraggio alle spose abbandonate, preghiere alle madri, voi che infondete nuove speranze alla inclemenza dei tempi e delle fortune, sono le vostre voci ispiratrici di egregi cose, sono le vostre tombe che danno a noi il raggio vitale della libertà.
Si alla vostr amemoria ed ai vostri sepolcri, sorrida la morbida carezza del sole, profusi vi odorino i fiori, lieve vi spiri il vento di primavera, mite lavacro sia la rugiada e la pioggia, balsamo gl'inni di ringraziamento, di preghiera e di pace sia all'animo vostro benedetto, che nella morte trovarono la vita e si spensero come tremole stelle del mattino non per precipitare nelle tenebre, ma per svanire nello sconfinato azzurro del nostro cielo, in una gloria di luce».

Alla fine, l'indovinato discorso è stato applaudito.

Il Can.co Chelli ha rievocato i morti della sua parrocchia ed ha dette belle parole stimmatizzando i falsi pionieri della libertà. [...]

domenica 26 giugno 2016

[VIDEO] SOCIETA' DI MISERICORDIA DI SAN MINIATO – PRESENTAZIONE DEL LIBRO – 25 GIUGNO 2016

a cura di Francesco Fiumalbi

Nel pomeriggio di sabato 25 giugno 2016 si è tenuta la presentazione del libro Società di Misericordia di San Miniato. Trecentesimo anno 1716-2016, realizzato da Bruno Bellucci, Giuseppe Chelli, Luca Macchi e Manuela Parentini, edito dalla Tipografia Bongi di San Miniato.

Numerosissime le persone accorse alla presentazione per quello che rappresenta il volume celebrativo in occasione del 300° anniversario della Ven. Arciconfraternita di Misericodia di San Miniato. E' una pubblicazione assai interessante, poiché abbraccia tre secoli di vita sanminiatese osservati dall'ottica della Misericordia, una delle istituzioni più antiche della città. L'iniziativa è stata coordinata da Fabio Nacci in qualità di Governatore della Misericordia ed ha visto l'intervento degli autori. La serata si è conclusa con una visita al Museo della Misericordia, con Luca Macchi a fare da guida d'eccezione.

Di seguito il video e alcune immagini della presentazione:

Società di Misericordia di San Miniato.
Trecentesimo anno 1716-2016
Presentazione del libro
Video di Francesco Fiumalbi

Società di Misericordia di San Miniato.
Trecentesimo anno 1716-2016
Presentazione del libro
Foto di Francesco Fiumalbi

Società di Misericordia di San Miniato.
Trecentesimo anno 1716-2016
Presentazione del libro
Foto di Francesco Fiumalbi

Società di Misericordia di San Miniato.
Trecentesimo anno 1716-2016
Frontespizio

mercoledì 13 aprile 2016

LO STEMMA DELLA MISERICORDIA DI SAN MINIATO

di Francesco Fiumalbi

Lo stemma di un’istituzione – quello che possiamo chiamare anche “marchio” o, per sineddoche, “logo” – è un segno grafico attraverso il quale vengono manifestati e veicolati valori, ideali, sia morali che programmatici. Talvolta può contenere anche richiami a circostanze ed episodi storici che sono risultati determinanti e particolarmente significativi. La complessità, che spesso si cela dietro a molti stemmi, li rende talvolta di non facile ed immediata comprensione. In questo post parleremo di quell'immagine che costituisce il “simbolo” di una delle più antiche istituzioni sanminiatesi ancora attiva, ovvero l’Arciconfraternita di Misericordia.

La Misericordia di San Miniato ha uno stemma particolare, decisamente “insolito”. Infatti il tipico simbolo delle confraternite è la croce latina di colore rosso a cui sono affiancate le lettere F e M, con caratteri pseudo gotici, a significare “Fraternita di Misericordia”. A titolo di esempio si veda quello della Confraternita di San Miniato Basso.

Stemma della Confraternita di Misericordia di San Miniato Basso
San Miniato Basso, parete su via Torta
Foto di Francesco Fiumalbi

Nello statuto approvato da Mons. Torello Pierazzi nel 1834 viene fatto cenno allo stemma, senza tuttavia specificare i tratti caratteristici. In ogni caso, il simbolo antico dovrebbe essere pressoché simile a quello odierno. Nello Statuto attuale si legge:
«Art.2 STEMMA DELL´ARCICONFRATERNITA. Lo stemma dell´Arciconfraternita è formato dalle lettere M e S intrecciate, in stile gotico, poste al di sopra del cuore trafitto da sette spade, sormontate dalla corona della Vergine e con la scritta San Miniato.» [Tratto dallo Statuto dell’Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato, testo approvato dalla seduta di Magistrato del 13 marzo 2006]
Come mai questa differenza così evidente? Perché uno stemma così distante dalle altre confraternite? La risposta sta tutta nella storia plurisecolare della Misericordia di San Miniato, ed in particolare nelle modalità e nelle istituzioni da cui prese avvio.

Stemma “storico” dell’Arciconfraternita di Misericordia
San Miniato, via Augusto Conti
Foto di Francesco Fiumalbi

Stemma “moderno” dell’Arciconfraternita di Misericordia
realizzato da Annarita Tapinassi
San Miniato, via Augusto Conti
Foto di Francesco Fiumalbi

Nel testo di U. Patella, Le Confraternite di Misericordia in Toscana. Cenni storici circa la loro origine ed il loro sviluppo, Società Anonima Arti Grafiche S. Bernardino, Siena, 1926, pp. 257-261 [pubblicato nel post BREVE STORIA SUI PRIMI DUE SECOLI DELLA MISERICORDIA DI SAN MINIATO] vengono specificati i termini e le modalità con cui avvenne la fondazione della confraternita: «Il Pio Sodalizio è sorto dalla fusione della «Compagnia dei Sette Dolori» con quella di «S. Filippo Benizi» detta della Misericordia». La «Compagnia dei Sette Dolori» era stata istituita [...] nel 1683 nella Cattedrale, all'altare della Cappella dell'Addolorata [...]. Monsignor Michele Carlo Visdomini Cortigiani – Vescovo di S. Miniato – approvava l'anno successivo i Capitoli o Costituzioni di detta Compagnia, [...] curando in più l'aggregazione della medesima all'Ordine dei Servi di Maria il che avvenne con Breve del Generale di quell'Ordine, P. Giulio Arrighetti, datato dal Convento della SS. Annunziata in Firenze il 24 Luglio 1688».

La parte centrale dello stemma della Misericordia, costituita dalle lettere M e S intrecciate, è infatti del tutto simile al simbolo dell’Ordo Servorum Beatae Virginis Mariae, meglio conosciuto come l’Ordine dei Servi di Maria. L'OSM nacque dalla prima "Compagnia dell'Addolorata" della storia, costituita nel 1233 da sette fiorentini che si ritirarono nell'eremo del Montesenario. La confraternita prese poi il nome di "Servi di Maria" e acquisì in Firenze l'oratorio dove poi fu edificata la Basilica della SS. Annunziata, che ne divenne la sede centrale. A questa istituzione religiosa appartenne anche Mons. Francesco Poggi, Vescovo di San Miniato dal 1703 al 1718. VAI AL POST IL VESCOVO FRANCESCO POGGI ↗. Tra l’altro, fu proprioMons. Francesco Poggi (che fu Generale dell'OSM dal 1691 al 1703, quando divenne Vescovo di San Miniato) che sancì, nel 1716, la nascita della Compagnia di San Filippo Benizi (vissuto nel XIII secolo, appartenuto all'OSM e santificato nel 1671) detta anche “della Misericordia”.


Firenze, Basilica della SS. Annunziata
Foto di Francesco Fiumalbi

Stemma dell’Ordine dei Servi di Maria
nei medaglioni della Loggia dei Servi di Maria
Firenze, Piazza SS. Annunziata
Foto di Francesco Fiumalbi

L'aggregazione di una confraternita o compagnia ad un ordine religioso avveniva per una affinità carismatica, che si traduceva con l'ingresso nella comunione e nei privilegi o vantaggi spirituali dell'istituto aggregante. E infatti la compagnia sanminiatese si ispirava proprio all'esperienza dell'OSM.
La comunione spirituale spesso si manifestava anche in una comunione “estetica”: le confraternite talvolta prendevano a prestito i “simboli” o i “colori” caratteristici dell'ordine religioso. La Compagnia dei Sette Dolori, una volta sancita l'aggregazione, probabilmente poté assumere lo stemma dell'OSM e metterlo assieme a quello tradizionalmente legato all'AddolorataQuest'ultimo è un titolo attribuito a Maria per ricordare e celebrare i “sette dolori” patiti dalla donna durante la sua vita al fianco del figlio Gesù. Da un punto di vista iconografico, la Madonna Addolorata è contraddistinta dalla presenza, sul petto della Vergine, di un cuore trafitto da sette pugnali o spade. Fu così che il "cuore trafitto" venne assunto quale simbolo principale dalle varie Compagnie dedicate all'Addolorata o ai Sette Dolori.
Tra l'altro i fondatori dell'OSM, inizialmente pregavano la Madonna sotto l'invocazione di "Maria Regina Coeli" e, per questo motivo, spesso troviamo presente una sfarzosa corona regale. Proprio come nello stemma della Misericordia.

In conclusione, lo stemma dell'Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato deriva direttamente da quello dell'antica Compagnia dei Sette Dolori, a sua volta “arricchito” con l'aggregazione all'Ordine dei Servi di Maria. E si deve forse al Vescovo Francesco Poggi, che sancì l'unione fra le due compagnie, il fatto che la nuova Compagnia di SS. Maria Addolorata e di S. Filippo Benizi, "detta della Misericordia", assumesse il simbolo di quella dei Sette Dolori o dell'Addolorata. D'altra parte abbiamo visto che anche San Filippo Benizi era appartenuto all'OSM e quindi la sigla costituita dalle lettere M e S intrecciate, tipiche di quell'ordine religioso, oltre agli altri simboli mariani (i Sette Dolori e la Corona) potevano ben rappresentare anche la nuova compagnia.


Stemma dell’Arciconfraternita di Misericordia
nella targa che indica il Sacrario presso S. Maria al Fortino
Foto di Francesco Fiumalbi

sabato 9 aprile 2016

LA CURIOSA EPIGRAFE SUL PALAZZO DELLA MISERICORDIA A SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

Sulla facciata del piccolo corpo di fabbrica addossato alla cosiddetta “Porta Toppariorum”, lungo via Augusto Conti, si trova collocata una curiosa iscrizione. E' sotto gli occhi di tutti da molti decenni, ma nessuno sembra averci prestato attenzione. Non è citata nella Guida di Giuseppe Piombanti e non è presente neppure nell'attento e puntale Corpus delle iscrizioni sanminiatesi, pubblicato da Anna Matteoli in quattro “puntate” sul Bollettino dell'Accademia degli Euteleti (nn. 46/1976, 47/1977, 49/1982 e 50/1983). Nessuno, nella storiografia sanminiatese, sembra essersene occupato. Si tratta, dunque, di una iscrizione “inedita”.

La posizione dell'epigrafe nei pressi della cosiddetta “Porta Toppariorum”
San Miniato, via Augusto Conti
Foto di Francesco Fiumalbi

La posizione dell'epigrafe nei pressi della cosiddetta “Porta Toppariorum”
San Miniato, via Augusto Conti
Foto di Francesco Fiumalbi

D'altra parte un'ampia porzione dell'iscrizione risulta illeggibile, irrimediabilmente consunta. Questa circostanza dipende dal fatto che quella odierna non è la sua collocazione originaria. Dal modo con cui è stata “consumata” si può facilmente ipotizzare che fosse sistemata “a terra”, probabilmente a mo' di soglia per una porta, in un luogo, cioè, dove le persone transitavano frequentemente. Questa la trascrizione del frammento ancora leggibile:

+ QUESTA CAPPELLA E OPERA FU
FACTA E RECTA TUCTA COLLE SPESE
                                           MATTEO DI
                                            GUENTINO
                                               FORTINO
                                             SUA EDITU
                                           DELL’ANNO
                            MESE DI GUNGNIO

L'iscrizione sulla facciata dell'edificio in via Augusto Conti
Foto di Giuseppe Chelli, per gentile disponibilità

Si tratta di un'iscrizione in volgare, non in latino. Dai caratteri e dalle parole usate potrebbe essere tre-quattrocentesca. Essendo l'anno illeggibile, non è possibile stabilirlo.
Innanzitutto il testo fa riferimento ad una “cappella”, ad un luogo religioso, che tuttavia non doveva essere “parrocchiale”, altrimenti si sarebbe utilizzato un termine come “chiesa” o “ecclesia”. Una cappella che fu costruita affiancata ad un'“opera”, ovvero ad un'istituzione (oggi si direbbe una “fondazione” o una “associazione”) appositamente dedita al suo funzionamento e con finalità benefiche e/o assistenziali. L'“opera” in questo caso non va confusa con la “fabbrica”, ma con l'attività che in essa veniva svolta.
Sempre dal testo troviamo la parola “fortino” ed è facile ipotizzare che la cappella in questione sia proprio Santa Maria al Fortino. La circostanza, infatti, è molto plausibile. La piccola chiesetta situata all'intersezione fra le attuali , via Roma, via Catena e via Dalmazia è di proprietà dell'Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato, a cui appartiene anche il muro su cui è collocata l'epigrafe. Tra l'altro, fra il 1930 e il 1932, grazie ai proventi di una Lotteria Nazionale, la stessa Misericordia poté entrare in possesso del Palazzo Roffia e dell'edificio attiguo, oltre a restaurare l'oratorio di Santa Maria al Fortino che divenne il “Sacrario” per i Caduti della Prima Guerra Mondiale, inaugurato alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. Di tutto questo ne abbiamo parlato nei post: GALANTUOMINI – PALAZZO ROFFIA SEDE DELLA MISERICORDIA DI SAN MINIATO e IL RE A SAN MINIATO.

L'oratorio di Santa Maria al Fortino
Foto di Francesco Fiumalbi

E, forse, fu proprio in occasione dei restauri, condotti sotto la supervisione del Canonico Francesco Maria Galli Angelini, che l'epigrafe fu tolta dalla sua collocazione originaria e risistemata dove la possiamo vedere ancora oggi.

E' probabile che quel Matteo citato nell'iscrizione sia proprio quel “Meo” di Stracollo che viene ricordato quale fondatore dell'Ospedale delle Colline o di Santa Maria al Fortino, attraverso il lascito di una casa e un orto “ai poveri di Dio”, affinché l'abitazione servisse da ospedale. Il nome, tra l'altro è ricavato dalla “cronaca” quattro-cinquecentesca del convento di San Domenico e può darsi che “Teo” (diminutivo di Matteo), nella trascrizione sia diventato proprio “Meo”.

Tornando alla donazione, questa fu stabilita attraverso un atto datato 12 aprile 1298 e prevedeva che, alla sua morte, la direzione dell'ospedale andasse alla moglie. Alla morte di entrambi sarebbe subentrato il Comune di San Miniato che avrebbe dovuto scegliere il nuovo “spedalingo” entro un mese, altrimenti il diritto sarebbe passato al rettore della chiesa di S. Jacopo. Si trattava della chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, comunemente detta di San Domenico perché retta, fin dal 1331, da una comunità di Frati Predicatori. E fu così che l'ospedale entrò nell'orbita dei Domenicani, i quali provvidero all'ospedale e alla costruzione della cappella, beneficiando anche di generose elargizioni da parte di Giovanni Chellini, celebre medico sanminiatese che abbiamo già incontrato nel post UN SANMINIATESE A LONDRA. [per approfondire L. Tognetti, Il convento dei SS. Jacopo e Lucia di San Miniato nel racconto del primo libro della Cronaca, in T. S. Centi, P. Morelli, L. Tognetti, SS. Jacopo e Lucia: una chiesa, un convento. Contributi per la storia della presenza dei Domenicani in San Miniato, Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, Tip. Palagini, San Miniao, 1995, pp. 99-100].

Sfortunatamente la porzione illeggibile dell'iscrizione non fornisce ulteriori elementi. Si legge, ad esempio, anche la parola “Guentino”. Si tratta di un'altra persona coinvolta nelle donazioni all'ospedale? Oppure M[att]eo di Stacollo era originario di San Quintino, che nei documenti più antichi spesso viene indicato proprio come San Guentino? E' impossibile stabilirlo.
E poi, il mese di “giugno”, senza conoscere l'anno. L'atto di donazione abbiamo visto essere dell'aprile 1298, ma poi l'ospedale rimase comunque nella disponibilità di Meo e poi della moglie. Quindi potrebbero essere trascorsi anche molti anni prima che il tutto finisse sotto la direzione dei Domenicani. E se l'iscrizione facesse riferimento al momento in cui i frati presero il controllo della struttura, allora non è possibile ottenere conferme o indicazioni in proposito.

Con questi pochi elementi a disposizione non si può dire altro e molti interrogativi rimangono al momento irrisolti. La ricerca continua... chiunque avesse elementi o informazioni utili alla comprensione del testo dell'epigrafe....

domenica 13 marzo 2016

BREVE STORIA SUI PRIMI DUE SECOLI DELLA MISERICORDIA DI SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

Il 14 marzo 1716 veniva fondata la Compagnia della Misericordia, sotto il titolo di San Filippo Benizi, nella Cattedrale di San Miniato. In questo post proponiamo una breve storia dell'istituzione sanminiatese, oggi raccolta anche nell'ampio volume celebrativo Società di Misericordia di San Miniato [clicca qui per il video della presentazione]. Il testo proposto in questa pagina fu redatto da Umberto Patella ed è contenuto nel volume dal titolo Le Confraternite di Misericordia in Toscana. Cenni storici circa la loro origine ed il loro sviluppo, pubblicato a Siena nel 1926. Alcune pagine che, più o meno, ripercorrono i primi due secoli dell'Arciconfraternita.

Un'altra raccolta sintetica di informazioni a proposito della Misericordia sanminiatese è contenuta in G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco. Con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia M. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 101-103. VAI AL TESTO
Alcune notizie riguardanti episodi e curiosità dell'Arciconfraternita, nel periodo a cavallo fra gli anni '20 e gli anni '30 del '900, si trovano anche qui su Smartarc: GALANTUOMINI – PALAZZO ROFFIA SEDE DELLA MISERICORDIA DI SAN MINIATO e LA VERGINE RAPITA di Giuseppe Chelli, oltre a IL RE A SAN MINIATO di Francesco Fiumalbi.

Lo stemma dell'Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato
collocato sopra la porta di accesso in via Augusto Conti
Foto di Francesco Fiumalbi

Estratto da U. Patella, Le Confraternite di Misericordia in Toscana. Cenni storici circa la loro origine ed il loro sviluppo, Società Anonima Arti Grafiche S. Bernardino, Siena, 1926, pp. 257-261:

[257] R. Venerabile Arciconfraternita di Misericordia
di S. MINIATO

Il Pio Sodalizio è sorto dalla fusione della «Compagnia dei Sette Dolori» con quella di «S. Filippo Benizi» detta della Misericordia. Già in S. Miniato erano esercitate le opere di carità dall'antichissima Compagnia di S. Pier Martire – fondata nella prima metà del 1300 – da Messer Riccio Roffia, per l'assistenza dei condannati a morte e dei signori poveri.
La «Compagnia dei Sette Dolori» era stata istituita per lo zelo del Sacerdote Paolo di Francesco Matteucci nel 1683 nella Cattedrale, all'altare della Cappella dell'Addolorata, ove esiste [258] tuttora una pregevolissima tavola, raffigurante Gesù deposto dalla Croce sulle ginocchia dell'Addolorata Madre, pittura attribuita a Francesco di Agnolo Lanfranchi detto Spillo. Monsignor Michele Carlo Visdomini-Cortigiani – Vescovo di S. Miniato – approvava l'anno successivo i Capitoli o Costituzioni di detta Compagnia, composta tanto di uomini che di donne, con un Priore per i primi ed un Priora per le seconde, curando in più l'aggregazione della medesima all'Ordine dei Servi di Maria il che avvenne con Breve del Generale di quell'Ordine, P. Giulio Arrighetti, datato dal Convento della SS. Annunziata in Firenze il 24 Luglio 1688. La N. D. Ortensia di Gio. Batta. Goti, madre del Vescovo Cortigiani, donava alla Compagnia una bellissima statua dell'Addolorata da portarsi in Processione nella 3a Domenica di Settembre, la quale il 15 Settembre 1714 fu solennemente incoronata da Monsignor Poggi e tuttora viene festeggiata.
L'altra «Compagnia di S. Filippo Benizi», il Santo fiorentino, propagatore dell'Ordine dei Serviti, fu fondata nella Cattedrale, con Decreto del Vescovo Poggi, ex generale dei Servi di Maria, il 14 Marzo 1716. L'erezione avvenne nella Cappella, dedicata al Santo, la quale insieme alle sacre reliquie, ai ricchi paramenti e ad una dotazione di 200 scudi toscani, la donò alla detta Compagnia facendole obbligo, a norma di Statuto, di trasportare gli infermi all'Ospedale ed i defunti alla sepoltura assegnandole il nome di «Compagnia della Misericordia».
L'opera del Vescovo Poggi, andò più oltre; animato da spirito evangelica carità verso i poveri infermi, si adoperò, con instancabile premura, affinché si costituisse in S. Miniato una vera e propria Venerabile Arciconfraternita di Misericordia la quale «l'opera sua potesse prestare, con trasferire i poveri infermi dalle loro dimore al pio stabilimento, affinché potessero ritrovarvi la salute del corpo e conforto dei sollievi che la religiorne di Cristo offre nelle calamità». Volle altresì che l'attività del Sodalizio non si limitasse soltanto alla pietosa assistenza per gli infermi, ma a tutte le opere di carità che quei fratelli «stabilirono di osservare inviolabilmente per loro ed in nome dei successori».
Costituitasi così la nuova Confraternita, venne aggregata nella Chiesa Cattedrale prendendo a Patrono S. Filippo Benizi; ne furono approvati i capitoli che la dovevano disciplinare: e dallo stesso Vescovo fu aggregata alla Venerabile Arciconfraternita di [259] S. Giovanni Decollato in Roma affinché gli ascritti potessero godere delle tante indulgenze concesse dai Sommi Pontefici; nell'Archivio è conservato il diploma di tale aggregazione. Negli anni 1750 e 1774 furono di nuovo ampliati e riformati i Capitoli per cura di Monsignor Domenico Poltri, confermati poi nel 1781 da Monsignor Brunone Fazzi Vescovo di S. Miniato.
In forza del mot-proprio leopoldino del 21 Marzo 1785, venne soppressa, ma, può dirsi, ai soli effetti civili, perché, sebbene trasformatasi in Compagnia di Carità, seguitò a mantenere quasi la stessa vita, benché privata di tutti i suoi vistosi beni immobili.
Da Ferdinando III, con Rescritto della Segreteria del R. Diritto del 18 settembre 1791, venne ripristinata ed in parte reintegrata nei suoi averi assumendo la denominazione di «Compagnia della Misericordia», sotto il titolo di S. Filippo Benizi e Maria Vergine dei Sette Dolori.
Nell'anno 1833 il Vicario Capitolare della Diocesi di S. Miniato – Monsignor Torello Pierazzi, postosi a capo di una Deputazione, composta dei Signori Can. Giuseppe Piccardi, nob. Baldassare Ansaldi – in quel tempo Gonfaloniere – Damiano Morali, Vincenzo Migliorati e Nicola Vensi, la rinnovò quasi completamente, - mantenendole la protezione di S. Filippo Benizi – e con Decreto del 20 Dicembre 1833, da lui stesso emantao, ne furono approvati i nuovi Capitoli elevandola al titolo di Arciconfraternita.
Il Sodalizio dalla Cattedrale, alla quale era stato in sul primo aggregato, si era trasferito, fino dal 23 maggio 1818, nella Chiesa di S. Trinità, annessa al soppresso Convento delle Monache Agostiniane, e che ebbe in donazione da Monsignor Pietro Fazzi il quale, a sua volta, ne era venuto in possesso per concessione avuta dalla Commissione – Causa Pia Regolare – per la ripristinazione degli ordini monastici.
Tale la storia di questa Istituzione nella sua origine e trasformazione [Nota 1: Veggasi monografia stampata in Firenze a forma di tavola sinottica nel 1858 a cura di Rutilio Righi editore].
Mirabile fu l'opera compiuta dai fratelli della Misericordia durante l'epidemia colerica che funestò anche S. Miniato nel 1855 [260] giungendo al punto di istituire in uno dei chiostri del Convento di S. Francesco, un lazzaretto spendendovi tutto il proprio patrimonio ed incontrando anche dei debiti. In riconoscenza di un'opera così valida ed altamente meritoria e dei tanti servizi prestati, il Comune le donò una grande medaglia d'argento per pubblica benemerenza.
Lo Statuto attuale ha ottenuta l'ultima approvazione con R. Decreto del 7 Novembre 1912.
Ha la propria sede nell'antico e storico palazzo Roffia acquistato per L. 79 mila, ove sono magnifiche sale affrescate, una bellissima sala di medicazione, un apposito locale per ritrovo dei fratelli con buffet, sala di lettura ed un teatro in muratura.
Officia nella Chiesa della SS. Trinità, ora di sua proprietà; ga l'jus patronati sulle Cappelle di S. Filippo Benizi e dell'Addolorata nella Cattedrale e sull'Oratorio romanico – ogivale di S. Martino [sic! Santa Maria, n.d.r.] a Fortino.
Il numero attuale dei fratelli è di 488, delle sorelle 252: non deve destare sfavorevole impressione il numero esiguo degli ascritti, giacché nel Comune stesso esistono ben sei Confraternite e cioè S. Miniato Basso – Ponte a Egola – Scala – Montebicchieri – Isola e Balconevisi le quali, ad eccezione di una, furono tutte istituite da questo Sodalizio – come squadre succursali di pronto soccorso – che poi si sono rese autonome.
Il patrimonio consistente in titoli di rendita, censi e livelli risulta dall'ultimo consuntivo del 1923 in L. 27,426.40: tale cifra p a seconda della valutazione data ai vari cespiti ante bellum ed in essa non è compreso il valore della Chiesa, Coro e Sagrestia della SS. Trinità con le stanze annesse, il nuovo palazzo già Roffia – L. 79,000 – ed un pregevolissimo quadro del Ghirlandaio periziato oltre 90/mila lire.
Le sue opere di carità, alle quali provvede colla rendita del patrimonio e colle quote sociali, consistono, nel trasporto gratuito dei fratelli defunti al Cimitero e dei poveri delle Parrocchie di Città e dell'Ospedale e a quelle degli estranei improntando servizi a pagamento di 1a, 2a e 3a classe; provvede all'assistenza, facendo nottate ai fratelli ed agli infermi poveri, servizio di malati e di feriti per l'Ospedale, concedendo mute di letto, sussidi ai bisognosi e cartelle dotali. – Legato Piccardi – ; attende infine il servizio di pronto soccorso e di medicazione nell'ambulatorio, [261] gratuitamente per i poveri muniti di tessera del Comune, per gli altri dietro tariffa a seconda dell'entità della medicatura.
Questa Arciconfraternita, posta sotto l'Alto Patronato delle LL. Maestà il Re e la Regina d'Italia, sorretta dalla munificenza del Comune, costituita ed arricchita fin dal suo inizio dall'Autorità Ecclesiastica ed oggi accolta con benevolenza dalla cittadinanza, si presenta come la prima istituzione di beneficenza cittadina, il cui avvenire sempre migliore è affidato all'attività del suo Presidente Conte F. Ubaldini e del solerte e dotto Can. Cav. Don Francesco Galli.

Il Palazzo Roffia, sede dell'Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi
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