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domenica 13 agosto 2017

LA PRIMA CHIESA DEL PINOCCHIO: L'ORATORIO DI SAN MICHELE ARCANGELO E DI SANT'ANTONIO ABATE

a cura di Francesco Fiumalbi

Indice del post:
01_PREMESSA
02_INTRODUZIONE
03_L'ORATORIO DEI SS. MICHELE ARCANGELO E ANTONIO ABATE
04_BACCIO MORALI E LA COSTRUZIONE DELL'ORATORIO
05_IL PATRONATO MORALI
06_DAI MORALI AI BERTACCHI
07_DAI BERTACCHI AI ROSSI
08_LA VENERAZIONE DI SAN MICHELE ARCANGELO
09_L'ORATORIO E L'OSTERIA “DELLA BILANCIA”
10_LA VENERAZIONE DI SANT'ANTONIO ABATE
11_IL PANE DI SANT'ANTONIO A SAN MINIATO BASSO
12_LA COSTRUZIONE DELLA PIAZZA E LA DEMOLIZIONE DELL'ORATORIO
13_NOTE E RIFERIMENTI

01_PREMESSA
In questo post parleremo della piccola chiesetta che si trovava al centro di San Miniato Basso, in prossimità dell'incrocio fra la via Tosco-Romagnola Est – SS. n. 67 e il viale Guglielmo Marconi, esattamente davanti alla pensilina di Piazza della Pace e a pochi metri dall'antico ponte sul Rio Pidocchio (oggi invisibile sotto l'incrocio).
E' proposta anche la trascrizione di vari documenti d'archivio, rintracciati partendo dai riferimenti delle pubblicazioni fin qui edite ed in particolare nell'articolo del canonico F. M. Galli Angelini, S. Miniato Basso e le sue vicende storiche [in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», Anno VI, Fascicolo 1-2, San Miniato, 1925], nelle note proposte in M. Parentini, Quando San Miniato Basso si chiamava Il Pinocchio, [FM Edizioni, San Miniato, 2002] e poi nell'articolo di D. Fiordispina e M. Parentini, Quattro chiese scomparse [in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 76, 2009].
Un particolare e sentito ringraziamento va alla Dott.ssa Francesca Ruta per le preziosa e dettagliata ricerca nei documenti che sono conservati presso l'Archivio Storico della Diocesi di San Miniato. Ulteriori informazioni sono state rintracciate nell'Archivio Storico del Comune di San Miniato.

02_INTRODUZIONE
La popolazione di San Miniato Basso indica abitualmente la chiesa dei SS. Martino e Stefano come la “chiesa vecchia”, in virtù della costruzione di quella “nuova” inaugurata il 4 aprile 2009. Tuttavia forse non tutti sanno che prima della “chiesa vecchia”, costruita alla fine del '700, esisteva un edificio religioso più antico e demolito nel 1920. Un'epoca ormai lontana – è passato quasi un secolo – tanto che non ci sono più persone viventi in grado di ricordarlo. Volutamente nel titolo del post si parla della prima chiesa del “Pinocchio”, proprio perché il nome di San Miniato Basso fu dato solamente nel 1924.

L'oratorio dei SS. Michele e Antonio al Pinocchio
Fotoinserimento di Francesco Fiumalbi

03_L'ORATORIO DEI SS. MICHELE ARCANGELO E ANTONIO ABATE
La chiesa fu costruita fra il 1739 e il 1740 ed era una “cappella privata”, o meglio un “oratorio”, anche se per alcuni decenni venne utilizzata dalla popolazione locale. D'altra parte il nucleo del Pinocchio cominciava a contare un buon numero di abitanti e non c'era ancora una chiesa. Infatti la Parrocchia dei SS. Martino e Stefano fu istituita nel 1780 e la chiesa fu inaugurata il 15 agosto 1783, per la Festa dell'Assunta (01).
L'oratorio aveva una duplice dedicazione a San Michele Arcangelo e a Sant'Antonio Abate. Architettonicamente doveva essere molto piccolo, costituito da un'unica piccola aula, con lo spazio appena sufficiente a contenere l'altare e a consentire ad un piccolo gruppo di persone di poter partecipare alle funzioni religiose. Probabilmente era del tutto simile alle tante chiesette che si trovano lungo le strade della Toscana. Per rimanere in zona, si può ricordare l'oratorio di San Genesio fra La Scala e Ponte a Elsa.
Da un punto di vista ecclesiastico, all'epoca della sua erezione, ricadeva nella giurisdizione parrocchiale di San Martino in Faognana (02). Si trattava di una chiesa parrocchiale sorta anticamente a San Miniato (zona dei vecchi macelli, appena fuori dall'antico abitato) che fu soppressa e unita a quelle di Santa Lucia a Scoccolino, di Santa Maria a Soffiano e di Santo Stefano all'Ontraino, per costituire la nuova Parrocchia dei SS. Martino e Stefano “al Pinocchio” nel 1780 (03).

L'oratorio dei SS. Michele e Antonio al Pinocchio
Fotoinserimento di Francesco Fiumalbi

04_BACCIO MORALI E LA COSTRUZIONE DELL'ORATORIO
Il giorno 5 giugno 1739 Baccio Morali presentò ufficialmente la propria supplica a Mons. Giuseppe Suares de la Concha Vescovo di San Miniato, al fine di poter erigere un oratorio all'interno del territorio giurisdizionale della Prepositura di San Martino in Faognana (04):

Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Vescovo
Il Cav. Baccio Morali […] domanda con tutto l'ossequio che rappresenta, come desiderando d'erigere una cappella, o sia oratorio, col titolo di S. Michele Arcangelo e S. Antonio Abbate nel luogo detto al Pidocchio, dentro aj confini della Propositura di S. Martino, supplica la somma bontà di Vostra Signoria Illustrissima, e Reverendissima, a concedergliene l'opportuna licenza...

Nel medesimo giorno, il Vescovo concesse la licenza richiesta, fissando tuttavia alcune condizioni. Baccio Morali doveva stabilire l'entità della dote, dei frutti, degli obblighi e si sarebbe dovuto accollare la manutenzione in perpetuo della fabbrica. L'oratorio, inoltre, doveva essere dotato di tutto il necessario pro ornamento Altari, qua pro celebratione sacrificij. Confermò la dedicazione a San Michele Arcangelo e a Sant'Antonio Abate proposta da Baccio Morali e fissò la condizione che l'oratorio non arrecasse pregiudizio alla Prepositura di San Martino, nel cui territorio giurisdizionale doveva essere costruito. Per questo motivo, il prelato stabilì che la licenza da lui accordata potesse avere effetto a condizione che anche il Preposto della chiesa di San Martino fosse concorde.
Appena tre giorni dopo, il sacerdote Carlo Portigiani, in qualità di rettore della Prepositura di San Martino, manifestò formalmente il proprio assenso. Queste le sue parole:

Adì 8 Jugnio 1739
Io Carlo Portigiani Preposto della Propositura di S. Martino vicino alle mura della città di S. Miniato, spontaneamente acconsente che il Nobilissimo Illustrissimo Cavaliere Baccio Morali della città suddetta, essendo stata la licenza dall'Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Vescovo di Sanminiato di potere fabbricare nella Propositura di Sammartino in luogo detto al Pidocchio, lontano dalla chiesa propositura suddetta, un Oratorio sotto il titolo di S. Michele Arcangiolo e di S. Antonio Abbate...

Estratto dal Catasto Generale della Toscana (1834)
con l'indicazione dell'Oratorio dei SS. Michele e Antonio Abate
Progetto CASTORE, Geoscopio – Regione Toscana

05_IL PATRONATO MORALI
A seguito della licenza accordata, Baccio Niccolò Morali costruì l'oratorio al Pidocchio/Pinocchio, dove possedeva un consistente numero di terreni. Baccio Niccolò Morali [San Miniato, 31 agosto 1680 – Pisa, 25 settembre 1749] si sposò con la nobildonna pisana Barbara Vittoria Ceuli-Gaetani, dalla quale ebbe Ranieri Maria [Pisa, 16 giugno 1721 – 31 gennaio 1800] (05). Alla morte del padre, i beni, comprensivi anche della cappella, passarono al figlio che ne detenne il “patronato”, così come risulta dalla Visita Pastorale del 6 ottobre 1777 (06):

Oratorio di San Michele al Pidocchio
Visitò l'Oratorio di S. Michele e di S. Antonio Abate al Pidocchio di padronato dell'Ill.mo Sig.re Ranieri Morali, che trovò ben tenuto e ben corredato l'unico Altare che vi esiste, non vi sono obblighi, ma per devozione vi si fa la Festa ogn'anno di detti Santi; come pure trovò esser provvisto di tutto il bisognevole per celebrarvi la S. Messa, e rimessosi in viaggio, arrivò al Palazzo Vescovile all'Ave Maria della Sera.

Stesse identiche parole anche per la visita del 27 giugno 1782 (07):

Oratorio di S. Michele Arcangelo al Pidocchio
Mons.re Ill.mo e R.mo visitò l'Oratorio di S. Michele e S. Antonio Ab.e al Pidocchio di Padronato del Nobile Sig. Ranieri Morali, il quale trovò ben tenuto, e corredato l'unico altare che vi esiste, come provvisto di tutto il bisognevole per celebrare la S. Messa; non vi sono obblighi, ma si fa la festa ogn'anno di detti Santi per devozione del Sudd.to...

Ranieri Maria Morali si era sposato nel 1754 con Maria Caterina di Benedetto Lanfranchi Lanfreducci, dalla quale ebbe diversi figli, fra cui Giuseppe [San Miniato, 29 giugno 1764 – 4 giugno 1835] al quale pervenne l'eredità paterna, fra cui la cappella (08). Infatti, negli atti della Visita Pastorale del 1814, la chiesa risultava di patronato proprio di Giuseppe Morali (09).
Nel 1822 l'oratorio fu visitato un'altra volta dal Vescovo Pietro Fazzi. Di seguito la descrizione e le disposizioni impartite in quell'occasione (10):

[Adì 15 Ottobre 1822]
«Oratorio dei Sigg.ri Morali
Dopo di ciò visitò l'Oratorio di San Michele di patronato del Sig. Giuseppe Morali, poco distante dalla sud.a chiesa [la chiesa del Pinocchio, n.d.r.] e fu ordinato che fossero rinnovati i fogli delle Cantaglorie, ridorata la patena e il gambo dell'ostensorio, anzi del calice, che fossero apposti i segnaletti al Canone del Messale, da crin., fatta la croce ad alcuni corporali, palle, e quinficatoj, e che fosse provveduta una berretta.
Quindi si andò tutti in Canonica del Pinocchio e vi si desinò.»

Estratto dal Catasto Generale della Toscana (1834)
con l'indicazione delle proprietà Morali nella zona del Pinocchio
Progetto CASTORE, Geoscopio – Regione Toscana
Schema di Francesco Fiumalbi

06_DAI MORALI AI BERTACCHI
L'oratorio passò poi alla famiglia dei Bertacchi in seguito al matrimonio fra Leopoldo di Giuseppe Bertacchi [Pisa, 1802 – San Miniato, 5 aprile 1883] con Caterina figlia di Giuseppe Morali, che fu celebrato il 24 dicembre 1834. A seguito di queste nozze, nel 1838 i Bertacchi furono ammessi alla nobiltà di San Miniato (11).
Ed infatti, la mutata proprietà fu registrata negli atti della Visita Pastorale del Vescovo Francesco Maria Alli Maccarani, che il 5 maggio 1855 visitò la Parrocchia del Pinocchio e il vicino oratorio (12):

[Adì 5 Maggio 1855]
«Fu visitato l'Oratorio di S. Michele Arcangelo di proprietà della famiglia Bertacchi da S. Signoria Ill.ma e Rev.ma unita al R.mo Can.co Dori, e tutto fu trovato decentemente tenuto.»

Una nuova visita si tenne a distanza di quattro anni esatti, il 5 maggio 1859 (13):

«Oratorio di S. Michele Arcangelo in Cura del Pinocchio
Fu visitato l'Oratorio di S. Michele Arcang. dal Sacerd. Luigi Biagioni e dal sottoscritto per ordine dell'Ill.mo e R.mo Monsignor Vescovo, e nulla fu ritrovato degno di censura»

Tuttavia, negli atti della visita del 21 novembre 1867, compiuta dal Vescovo Annibale Barabesi, si legge solamente che l'oratorio era di patronato dei Morali (14). Probabilmente si tratta della “memoria” del suo patronato originario per cui la piccola chiesetta, nel lessico comune, poteva essere indicata come l'“Oratorio dei Morali”:

«Nel dopo pranzo di sabato 21 9mbre, circa le ore 3, il Prelato accompagnò con l'ombrellino il SS. Viatico ad una inferma della cura del Pinocchio, e al ritorno visitò l'Oratorio di S. Michele dei Sigg. Morali. Quindi tornato alla Can.ca....»

Immagine aerea dell'attuale abitato di San Miniato Basso
con l'indicazione delle proprietà Morali (dal CGT, 1834)
Geoscopio – Fototeca, Regione Toscana
Schema di Francesco Fiumalbi

07_DAI BERTACCHI AI ROSSI
Successivamente, come si apprende dalla visita del 1914, l'oratorio cambiò nuovamente proprietà, passando alla famiglia Rossi di Ponte a Egola (15):

«Oratorio pub.o di S. Michele presso il ponte del Pinocchio di proprietà del Sig. Rossi del Ponte a Egola, nel quale vengono celebrate una o due messe all'anno quasi costantemente. Esso oratorio è sprovvisto di quasi tutto il necessario ed è in stato mediocre.»

Nel conclusivo elenco degli oratori pubblici, viene specificata meglio la proprietà, ovvero la chiesetta risultava appartenere alla Signora Amalia Rossi (16):

«Oratorio Bertacchi – oggi della Sig.ra Amalia Rossi del Ponte a Egola. Trovato in mediocre stato. Si ordina di provvedere l'inceratino per la Pietra Sacra e per le Carteglorie.»

Infine, l'ultima memoria negli atti delle visite pastorali, risale al 1931 quando venne ricordata la presenza della chiesa, demolita per far spazio al nuovo piazzale (17):

«L'Oratorio Bertacchi sulla strada provinciale fu distrutto a tempo del Parroco Sestini per la costruzione del Piazzale.»

08_LA VENERAZIONE DI SAN MICHELE ARCANGELO
«Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo» [Daniele, 12,1]. San Michele Arcangelo, in generale, è considerato protettore del “popolo cristiano”: non a caso è raffigurato con la spada, intento a sconfiggere il maligno rappresentato con le sembianze di un drago. Spesso in mano ha una bilancia (che utilizzerebbe per “pesare le anime”, anche se questo particolare non trova fondamento nelle scritture cristiane). E' considerato il “protettore” di varie categorie, ed in particolare delle forze di polizia. Tuttavia sembra che venisse invocato anche dai pellegrini medievali, e più in generale dai viandanti, che chiedevano protezione contro le malattie, contro lo scoraggiamento dovuto all'azione del maligno, nonché contro le imboscate dei banditi. Non è un caso che l'oratorio sorgesse lungo una delle strade più antiche e importanti della Toscana: la via Tosco-Romagnola Est era la vecchia Strada Regia, che in epoca medievale veniva chiamata Strata Pisana, erede della romana via Quinctia (anche se probabilmente i tracciati non coincidono).

09_L'ORATORIO E L'OSTERIA “DELLA BILANCIA”
La chiesetta si trovava nell'attuale Piazza della Pace, con la facciata rivolta in direzione sud, ovvero verso la via Tosco Romagnola Est. Dall'altro lato della strada, di fianco alla Piazzetta XXV Aprile, proprio nel caseggiato che oggi ospita alcune attività commerciali, era presente l'antica “Osteria del Pidocchio” o “del Pinocchio”. Praticamente la chiesetta e l'osteria si trovavano una di fronte all'altra, a pochi metri dal ponte del Rio Pidocchio.
Non è certamente un caso che l'osteria venisse chiamata anche “Osteria della Bilancia”. Come riporta il Canonico Galli Angelini, aveva «per insegna San Michele con la bilancia nella mano sinistra e la spada in quella destra» (18).
L'osteria è documentata già nelle Piante di Popoli e Strade redatte dai Capitani di Parte Guelfa fra il 1580 e il 1595 (19), mentre l'oratorio è del 1740. E' possibile che i proprietari della locanda avessero tratto l'insegna dal titolo del vicino oratorio, dedicato a San Michele Arcangelo e a Sant'Antonio Abate? Oppure, proprio nel luogo dove venne costruita la chiesetta esisteva un più antico tabernacolo con l'immagine dell'Arcangelo? Pur non essendo disponibili documenti che lo attestano, vicino alle infrastrutture stradali come i ponti, generalmente era presente un'immagine sacra a titolo di protezione. E gli episodi che vedono la costruzione di un oratorio a partire da un'immagine sacra preesistente sono innumerevoli. Non va poi dimenticato che l'osteria si rivolgeva prevalentemente ai viandanti e dunque il richiamo a San Michele sarebbe stato ugualmente coerente.

10_LA VENERAZIONE DI SANT'ANTONIO ABATE
Sant'Antonio Abate è considerato il protettore dei contadini e degli allevatori, ma anche soprattutto degli animali domestici, e per questo nell'iconografia lo ritroviamo spesso affiancato da un maiale. E' invocato anche per il soccorso dalle malattie (fra tutte il cosiddetto “Fuoco” di Sant'Antonio). Il legame fra Sant'Antonio Abate e gli animali è una tradizione antichissima, che si perde nei secoli del medioevo, forse legata ai doni – sotto forma di animali – che venivano portati agli ospedali gestiti dall'ordine ospedaliero e monastico militare dei Canonici Regolari di Sant'Antonio di Vienne. Tali istituti si ispiravano ai carismi dell'Abate e furono fondati nella cittadina francese di Vienne. Erano chiamati anche “Cavalieri del Tau”, dal simbolo che portavano sulla veste (da non confondere con i Cavalieri del Tau di Altopascio!). L'ordine fu poi inglobato in quello dei Cavalieri di Malta nella seconda metà del '700. Uno di questi ospedali si trovava anche a San Miniato, presso la chiesa dei SS. Stefano e Michele, eretto nel 1352 (20). A San Miniato è ancora presente la tradizione della benedizione degli animali in occasione della festività di Sant'Antonio Abate.

11_IL PANE DI SANT'ANTONIO A SAN MINIATO BASSO
Ancora oggi, nel giorno della memoria liturgica di Sant'Antonio Abate, il 17 gennaio, nella Parrocchia di San Miniato Basso viene distribuito il cosiddetto “Pane di Sant'Antonio”. E' una tradizione che l'attuale parroco Don Luciano Niccolai ha raccolto dal predecessore Don Vinicio Vivaldi, che a sua volta aveva preso da Don Nello Micheletti e, ancora prima, da Don Pio Sestini. Probabilmente si potrebbe andare ancora più indietro.
A San Miniato Basso la tradizione del “Pane di Sant'Antonio” è legata, verosimilmente, proprio alle celebrazioni che venivano officiate in onore del co-titolare dell'oratorio fatto costruire dai Morali nel 1740. Abbiamo visto, infatti, che la chiesetta fu il punto di riferimento degli abitanti della zona per alcuni decenni, prima che venisse costruita la chiesa parrocchiale. La venerazione di Sant'Antonio Abate era diffusissima in tutte le campagne. Intorno ad ogni casa di contadino c'era infatti una moltitudine di animali, utili per il sostentamento domestico, ma anche come valido supporto alle attività agricole. Non dobbiamo dimenticare che fino a pochi decenni fa la popolazione di San Miniato Basso era costituita prevalentemente da contadini e la devozione per l'Abate probabilmente era molto sentita.

12_LA COSTRUZIONE DELLA PIAZZA E LA DEMOLIZIONE DELL'ORATORIO
Nel 1919 la Giunta Municipale di San Miniato deliberò di costruire i due “piazzali” a La Scala e al Pinocchio, ovvero le attuali Piazza Trieste e Piazza della Pace. Certamente i due centri urbani, di recente espansione, avevano maturato la necessità di poter disporre di uno spazio pubblico come la piazza: un luogo di ritrovo, di socializzazione, ma adatto anche per lo svolgersi di mercati, senza contare che le due piazza si trovavano lungo l'attuale Strada Statale n. 67 “Tosco-Romagnola Est”, una delle strade più importanti della Toscana. E poi mancavano, al di fuori del capoluogo, gli spazi per le adunanze, le commemorazioni e tutto ciò che atteneva alle ritualità civili, nonché per i comizi elettorali che rappresentavano lo strumento più efficace della comunicazione politica, in un epoca in cui i mezzi di comunicazione di massa erano solo una lontana utopia. Per dare un'idea, la prima emittente radio italiana nacque nel 1924.
E poi la costruzione dei due piazzali avrebbe dato lavoro e dunque sollievo ad una popolazione alle prese con la difficile congiuntura economica del primo dopoguerra.

Di seguito la trascrizione della Delibera di Giunta n. 398 del 15 settembre 1919: si tratta del primo atto formale che il Comune di San Miniato predispone per la costruzione dei nuovi piazzali, anche se i costi preventivati fanno sì che la proposta sia lasciata in sospeso (21).

Proposte per costruzione di Piazzali al Pinocchio e Scala
Viste le informative dell'Ing. Comunale relative alle proposte di costruzione di un Piazzale Pubblico al Pinocchio ed alla Scala, il I° per la spesa di £ 24,200 e il II° per la spesa di £32,500

LA GIUNTA

ne prende atto e stante la rilevante spesa passa all'ordine del Giorno le dette proposte.

La questione venne nuovamente affrontata dalla Giunta quasi un anno dopo, nel luglio del 1920. In quest'occasione venne deliberata la sottoscrizione di un mutuo presso la Cassa di Risparmio di San Miniato per poter finanziare i lavori di costruzione dei due piazzali, di cui uno al Pinocchio e uno a La Scala. Di seguito il testo (22):

Mutuo di £ 62,000# con la locale Cassa di Risparmio per la costruzione di Piazzali al Pinocchio e alla Scala
Visto come i lavori approvati con deliberazione d'urgenza della Giunta Comunale, in data 1 marzo 1920 ratificata dal Consiglio Comunale in prima e seconda lettura nelle sedute del 28.4 e 26.5 stesso anno per l'importo di £ 240,000 previste anche in Bilancio e da conseguirsi mediante Mutuo per provvedere ai lavori di varia natura, sì anzi per quelli per la costruzione di due pubblici piazzali di cui uno nella frazione del Pinocchio e l'altro in quella della Scala.
Visto come in attesa delle ulteriori pratiche da espletarsi per il conseguimento del mutuo per la suddetta somma con la locale Cassa di Risparmio in ordine a Deliberazione d'urgenza della Giunta Comunale del 31 maggio p.p. Approvata dalla G.P.A. Con decisione 30 giugno u.s. Ne 1920 urga metter mano alla costruzione dei piazzali anzidetti per i quali secondo il rapporto dell'Ing. Comunale in data 1° maggio detto occorre la spesa di £ 62,000 considerato come tale somma possa conseguirsi dalla Cassa di Risparmio suddetta come anticipo del maggior mutuo da contrarsi con la medesima in ordina alle sopra citate deliberazioni della Giunta e del Consiglio,

LA GIUNTA

Assunti i poteri del consiglio delibera 1° di contrarre con la locale Cassa di Risparmio un mutuo cambiario per l'anzidetta somma di £ 62,000 per provvedere alla spesa soprindicata del maggior mutuo di £ 240,000 come sopra autorizzato all'epoca del suo conseguimento.

A questo punto, fatto il progetto e trovati i soldi, i lavori poterono iniziare. Tuttavia c'era un ultimo ostacolo da superare: il luogo dove costruire la piazza del Pinocchio non era completamente libera. Proprio sul lato della Strada Statale c'era la vecchia cappella dei Morali, ormai passata attraverso varie proprietà. La chiesetta andava abbattuta e presso l'Archivio Storico della Diocesi di San Miniato è conservato il carteggio inerente la richiesta di demolizione dell'oratorio avanzata dal Comune di San Miniato alla Curia Vescovile nel settembre 1920 (23).

Lettera datata 6 settembre 1920 dell'Assessore Alfredo Conti per conto del Sindaco, indirizzata a Mons. Carlo Falcini Vescovo di San Miniato a richiesta del consenso per la demolizione dell'oratorio:

COMUNE DI S. MINIATO
6 Settembre 1920

OGGETTO: Costruzione di piazzale al Pinocchio

A nome di questa Amministrazione Comunale rivolgo vive preghiere all’E.V. onde voglia compiacersi disporre perché sia concesso l’opportuno consenso per la demolizione della Cappella posta al Pinocchio lungo la via della Stazione, significandole che la Sacra verrebbe passata alla Chiesa del Pinocchio e l’ossario al vecchio Cimitero della stessa frazione.
Con distinto ossequio ringrazio
IL SINDACO (per il sindaco) Alfredo Conti

Memoria datata 11 settembre 1920 redatta da Mons. Giovacchino Rosati per Mons. Carlo Falcini Vescovo di San Miniato a motivo della richiesta di demolizione dell'oratorio:

VICARIATO VESCOVILE DI SAN MINIATO
11 settembre 1920


La cappella situata al quadrivio nel paese del Pinocchio era di proprietà dei Rossi figlii di Leopoldo. Vi ufficiava il Can. Morandi nel Novembre di ogni anno, celebrandovi 3 o 4 volte fino agli ultimi anni della sua vita. Era forse un obbligo esistente al Canonicato? Ora tale cappella è stata acquistata dal Comune che chiede il consenso per demolirla. Il defunto Can. Morandi celebrava ogni anno sulla d.a cappella alcune Messe per incarico della Sig. Amelia V.a Rossi, la quale sembra ne avesse l’obbligo.

Risposta del 16 settembre 1920 redatta da Mons. Giovacchino Rosati per conto di Mons. Carlo Falcini Vescovo di San Miniato indirizzata al Sindaco del Comune di San Miniato, in cui è espresso il consenso alla demolizione dell'oratorio:

CURIA VESCOVILE DI S. MINIATO
16 settembre 1920

[all'] Ill.mo Sig. Cav. Sindaco del Comune di S. Miniato


Oggetto: Consenso di demolizione della Cappella del Pinocchio lungo via della Stazione

Sua Ecc. Rev.ma Mons. Vescovo concorde a cotesta rispettabile Amministrazione Comunale il richiesto consenso per la demolizione della Cappella posta al Pinocchio lungo la via della Stazione, approvando che la Pietra Sacra venga passata alla Chiesa del Pinocchio e l’ossario venga trasferito nel vecchio Cimitero della stessa frazione. Significa pure alla prelod. Amministrazione di avere deputato il M.R. Parroco del Pinocchio per assistere a detto trasferimento, ricevere la Pietra Sacra, e per quante altre cose possa occorrere. Dichiara infine che con tale consenso non sieno pregiudicati diritti dell’Ordinario che possano a lui spettare circa legati ed obblighi spirituali annessi a detta cappella. 

Con perfetto ossequio Can. Giovacchino Rosati V.C.le


13_NOTE E RIFERIMENTI
(01) M. Parentini, Quando San Miniato Basso si chiamava Il Pinocchio, FM Edizioni, San Miniato, 2002, p. 28.
(02) F. M. Galli Angelini, S. Miniato Basso e le sue vicende storiche, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», Anno VI, Fascicolo 1-2, San Miniato, 1925, p. 19.
(03) D. Fiordispina e M. Parentini, Quattro chiese scomparse, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 76, 2009, pp. 258-267.
(04) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Atti beneficiali, n. 327; cfr. F. M. Galli Angelini, S. Miniato Basso e le sue vicende storiche, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», Anno VI, Fascicolo 1-2, San Miniato, 1925, p. 19; cfr. M. Parentini, Quando San Miniato Basso si chiamava Il Pinocchio, FM Edizioni, San Miniato, 2002, pp. 28; 32.
(05) F. Catta, La commenda Morali, in San Miniato e l'Ordine di Santo Stefano, a cura di D. Marrara, Atti del Convegno, San Miniato 14 maggio 2004, Edizioni ETS, Pisa, 2004, pp. 137-140; 143.
(06) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Visite Pastorali, n. 66.
(07) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Visite Pastorali, n. 67 (1780-1783); cfr. M. Parentini, Quando San Miniato Basso si chiamava Il Pinocchio, FM Edizioni, San Miniato, 2002, p. 32.
(08) F. Catta, La commenda Morali, in San Miniato e l'Ordine di Santo Stefano, a cura di D. Marrara, Atti del Convegno, San Miniato 14 maggio 2004, Edizioni ETS, Pisa, 2004, pp. 143-146.
(09) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Visite Pastorali, n. 69 (1814); cfr. M. Parentini, Quando San Miniato Basso si chiamava Il Pinocchio, FM Edizioni, San Miniato, 2002, p. 32.
(10) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Visite Pastorali, n. 70 (1822).
(11) R. Boldrini, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, p. 38.
(12) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Visite Pastorali, n. 74 (1855)
(13) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Visite Pastorali, n. 75 (1855-1862); cfr. M. Parentini, Quando San Miniato Basso si chiamava Il Pinocchio, FM Edizioni, San Miniato, 2002, p. 32.
(14) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Visite Pastorali, n. 76 (1867).
(15) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Visite Pastorali, n. 79 (1914).
(16) Ibidem.
(17) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Visite Pastorali, n. 81 (1931).
(18) F. M. Galli Angelini, S. Miniato Basso e le sue vicende storiche, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», Anno VI, Fascicolo 1-2, San Miniato, 1925, p. 19.
(19) Piante di Popoli e Strade. Capitani di Parte guelfa (1580-1595). Archivio di Stato di Firenze, a cura di G. Pansini, Olschki Editore, Firenze, 1989, vol. II, c. 651.
(20) G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco. Con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia M. Ristori, San Miniato, 1894, p. 119.
(21) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Postunitario, F200 S020 UF02, Deliberazioni della Giunta Municipale, p. 237, delibera n. 398 del 15 settembre 1919.
(22) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Postunitario, F200 S020 UF025, Deliberazioni della Giunta Municipale, p. 61, delibera n. 321 del 17 luglio 1920.
(23) Archivio Storico Diocesi di San Miniato, Atti Beneficiali, n. 440 (1920), fasc. 55.

giovedì 24 novembre 2016

LA LAPIDE DEI CADUTI DELLA «FIDES» SULLA FACCIATA DELLA CHIESA DI SANTA CATERINA A SAN MINIATO - 1920

a cura di Francesco Fiumalbi

Col finire della Prima Guerra Mondiale furono davvero tantissime le epigrafi dedicate alla memoria dei Caduti sparse in tutto il territorio sanminiatese. La gran parte è sopravvissuta fino ai giorni nostri, mentre alcune sono scomparse. E di queste ne abbiamo notizia solamente grazie a documenti o articoli di giornale.

È il caso della lapide collocata sulla facciata della chiesa di Santa Caterina a San Miniato, dedicata ai caduti della Società Cattolica «Fides». Fu inaugurata il giorno 8 agosto 1920, alla presenza del Sindaco Egisto Elmi e delle principali personalità cittadine: i due Marescialli della Compagnia dei Carabinieri, l’Avv. Ruggini in rappresentanza della Sottoprefettura, il Pretore Martorano, il Presidente della Ven. Arciconfraternita di Misericordia Conte Ubaldini della Carda, il Canonico Francesco Maria Galli-Angelini e il Presidente della Sezione sanminiatese dell’Associazione Nazionale Combattenti e Mutilati Torquato Salvadori. A questi si aggiunsero il Consigliere Provinciale Avv. Carlo Alberto Conti, il Tenente Briccola con sua moglie, il Notaio Gino Mori Taddei, oltre ai rappresentanti del Circolo cattolico “Augusto Conti” e del Circolo cattolico “Silvio Pellico” Dott. Agnoloni. Temporalmente è una delle prime lapidi.
L'iniziativa partì dal Canonico Genesio Chelli, al tempo parroco della chiesa di Santa Caterina e che era stato Cappellano Militare durante la guerra.

La chiesa di Santa Caterina a San Miniato in Piazza XX Settembre
Foto di Francesco Fiumalbi

Al contrario delle altre iscrizioni presenti all’interno o all’esterno delle chiese sanminiatesi, questa fu rimossa in epoca imprecisata e per motivi al momento sconosciuti. Forse per il cattivo stato di manutenzione o per nuovi gusti estetici. Non lo sappiamo. Sta di fatto che questa iscrizione al momento non esiste più e non sembra essere rimasta nemmeno una memoria fotografica. Non è computata neppure nel Corpus delle iscrizioni sanminiatesi, pubblicato da Anna Matteoli in quattro “puntate” sul Bollettino dell'Accademia degli Euteleti (nn. 46/1976, 47/1977, 49/1982 e 50/1983). Anche il testo preciso dell'iscrizione non è conosciuto, ma sono noti solamente i nomi dei Caduti che, al momento della morte in guerra, avevano aderito al sodalizio della «Fides»:
Mancini Gabbriello e Mandorlini Enrico abitanti a San Miniato. Campani Michele, Mandorlini Giuseppe e Palagini Ugo che venivano da Sant'Angelo a Montorzo, Bianchi Gino da San Lorenzo a Nociccio, Gazzarrini Ernesto da Calenzano e Terreni Giovanni da Bucciano. Tutti ragazzi molto giovani, d'età compresa fra i 18 e i 28 anni.

Di questo è rimasta notizia grazie ad un paio d’articoli pubblicati sul settimanale sanminiatese di ispirazione cattolico-popolare «La Vedetta». Di seguito i testi.

Estratto da «La Vedetta», anno II, n. 30 del 1 agosto 1920, p. 2:

Commemorazione
Domenica prossima 8 agosto nella Chiesa di S. Caterina a cura della Società Cattolica «Fides» saranno celebrate solenni funzioni di suffragio per i caduti in guerra; alla sera, verrà inaugurata sulla facciata della Chiesa una Lapide-Ricordo, con l'intervento delle Autorità e delle Associazioni cittadine. Si raccomanda a tutti di non mancare a questa manifestazione di riconoscente pietà verso i nostri caduti in guerra.

Estratto da «La Vedetta», anno II, n. 32 del 15 agosto 1920, p. 2:

Solenne funzione a S. Caterina per i caduti in guerra
Domenica passata per cura della Società Cattolica «Fides» è stata scoperta in piazza XX Settembre una lapide che ne ricorda gli ascritti caduti in guerra.
Per la circostanza la Chiesa parrocchiale era splendidamente addobbata ed illuminata. Vi è stato un gran concorso di popolo per tutta la mattina sia alle S. Messe sia alla Comunione.
Alla sera dopo l'ufficio dei morti il parroco Can.co Chelli ha tenuto un bellissimo discorso ricordando i forti giovani della nostra guerra, i giovani della «Fides» caduti e tributando alla loro memoria un riverente elogio.
Erano presenti alla cerimonia: Il nostro Sindaco cav. Elmi; l'avv. Ruggini in rappresentanza del Sotto-Prefetto; il Cons. Provinc. Avv. Carlo Alberto Conti, il Pretore Avv. Martorano, il Tenente Generale Briccola con la sua Signora, la R. Misericordia con il suo Presidente Conte Ubaldini della Carda, ed il Can. Galli, il Notaro Gino Mori Taddei, i due Marescialli del Comando di Compagnia dei CC. RR. Con sei militi in alta uniforme, l'Associazione Nazionale Combattenti e Mutilati, col suo Presidente Salvadori e vari ascritti; il nostro Circolo A. Conti; il Circolo Cattolico Silvio Pellico con il dottore Agnoloni.
Dopo il discorso del parroco si è formato il corteo. Il Sindaco Cav. Egisto Elmi ha quindi ringraziato dell'invito e ha mandato un riverente saluto ai caduti.
La lapide ricordo è scoperta. Grande il concorso di popolo alla commovente cerimonia.
Crediamo doveroso dare i nomi degli ascritti alla Fides, Caduti in guerra:
         Mandorlini Enrico
         Mandorlini Giuseppe
         Mancini Gabbriello
         Campani Michele
         Bianchi Gino
         Terreni Giovanni
         Palagini Ugo
         Gazzarrini Ernesto

sabato 16 luglio 2016

L'EPIGRAFE DEI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE SULLA CHIESA DELLA SS. TRINITA' A SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

Indice del post:
INTRODUZIONE
L'ISCRIZIONE SULLA CHIESA DELLA SS. TRINITA'
I NOMI DEI CONFRATELLI CADUTI
LE DELIBERAZIONI DEL MAGISTRATO DELLA MISERICORDIA
L'INAUGURAZIONE E IL DISCORSO DI EGISTO ELMI

INTRODUZIONE
In questo post sono proposte le informazioni relative all'epigrafe commemorativa collocata nel 1920 sulla chiesa della SS. Trinità in via Pietro Rondoni (proprio accanto alle scuole) e in cui sono scolpiti i nomi dei confratelli della Misericordia di San Miniato che persero la vita durante la Prima Guerra Mondiale.
In tutto il territorio sanminiatese, a partire dal 1919, furono eretti monumenti, creati parchi e viali della Rimembranza e installate numerose epigrafi commemorative dedicate alla memoria di quei soldati che morirono durante la “Grande Guerra” e che nell'intero Comune di San Miniato furono quasi 500. [VAI AL POST: I CADUTI SANMINIATESI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE ]
In particolare, le epigrafi commemorative ebbero una maggiore diffusione in quanto elementi di più rapida ed economica realizzazione. D'altra parte la costituzione di un parco o di un viale della Rimembranza o l'erezione di un vero e proprio monumento richiedevano risorse e impegno che non tutte le comunità erano in grado sostenere. Quasi tutti i “popoli”, idealmente coincidenti con le singole unità parrocchiali, si adoperarono per fissare sul marmo la memoria dei propri congiunti che non fecero ritorno a casa. Inoltre, specialmente nelle borgate più piccole non vi erano luoghi o edifici pubblici. Quindi la “memoria” venne affidata alle pareti delle chiese che al tempo erano senz'altro gli unici luoghi, presenti in tutto il territorio, in cui le comunità si raccoglievano e in cui si sentivano rappresentate.

L'epigrafe commemorativa
San Miniato, via Pietro Rondoni
facciata della Chiesa della SS. Trinità
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ISCRIZIONE SULLA CHIESA DELLA SS. TRINITA'
Un caso del tutto particolare è costituito dall'epigrafe inaugurata il 13 settembre 1920 sulla parete esterna della chiesa della SS. Trinità a San Miniato: tale edificio religioso non è a servizio di un'unità parrocchiale, bensì della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato che in quegli anni aveva sede proprio nei locali adiacenti alla chiesa. Fu solamente a partire dal 1923, infatti, che la sede della Misericordia fu spostata presso Palazzo Roffia, pur mantenendo l'officiatura della chiesa [VEDI IL POST: GENTILUOMINI – PALAZZO ROFFIA SEDE DELLA MISERICORDIA DI SAN MINIATO ].

Questo il testo dell'epigrafe:
A Ω
I NOMI DEI VALOROSI CONFRATELLI
CHE PER LA LIBERTA' E LA GIUSTIZIA
NEL SACRO NOME D'ITALIA
IMMOLARONO LA GIOVENTU' LA VITA
NELLA GUERRA MONDIALE
L'ARCICONFRATERNITA DI MISERICORDIA
VOLLE QUI ETERNATI

GENERALE PAOLO MAIOLI
CAPORALE GIUSEPPE BAGLIONI
SOLDATO UGO BRUCCI
CAPORALE FRANCESCO BENVENUTI
SOLDATO RAINALDO GAZZARRINI

I NOMI DEI CONFRATELLI CADUTI
Sull'epigrafe troviamo cinque nomi di “confratelli”, cioè iscritti e aderenti all'Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato.
Per primo è collocato il Generale Paolo Maioli, dal 1917 Presidente Onorario della Misericordia, la cui figura è stata già trattata nei post IL GENERALE PAOLO MAIOLI e PAOLO MAIOLI – DOCUMENTI E TESTIMONIANZE↗. Gli altri sono elencati in ordine alfabetico.
Il secondo nome è quello del Caporale Giuseppe Baglioni [vedi voce del DBDSM – BAGLIONI GIUSEPPE ↗], certamente originario di San Miniato, ma forse trasferito altrove. Troviamo poi il Soldato Ugo Brucci, morto ventiquattrenne per malattia presso un ospedale militare e la cui salma fece rientro a San Miniato solamente nel 1924 [vedi voce del DBDSM – BRUCCI UGO ↗].
Il quarto nome è quello di Francesco Benvenuti, che abbiamo già incontrato nel post UMBERTO BONGI E FRANCESCO BENVENUTI - DUE CADUTI SANMINIATESI DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE ↗. Infine il nome di Rainaldo Gazzarrini [vedi voce del DBDSM – GAZZARRINI RAINALDO ↗].

Facciata della Chiesa della SS. Trinità
San Miniato, via Pietro Rondoni
Foto di Francesco Fiumalbi

LE DELIBERAZIONI DEL MAGISTRATO DELLA MISERICORDIA
Presso l'Archivio della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato, sono state individuate alcune deliberazioni del Magistrato relative proprio alla realizzazione e all'inaugurazione dell'epigrafe. A presiedere la Misericordia c'era il Conte Federigo Ubaldini della Carda e la proposta venne avanzata dal Consigliere Corrado Casalini che ricopriva anche il ruolo di Residente, cioè il membro “anziano” del Consiglio. [Archivio della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato, Protocolli delle deliberazioni del Consiglio e del Magistrato, 1914-1925].

Adunanza del 30 luglio 1920
XII. Proposta per una lapide commemorativa dei Fratelli caduti in guerra
Il Residente Casalini propone che nella facciata della Chiesa della nostra Arciconfraternita sia apposta una lapide commemorativa dei nostri Fratelli caduti in guerra, come già fu posta altra lapide in ricordo dei benemeriti che si distinsero nell'Epidemia colerica del 1855. Il Magistrato facendo plauso alla proposta del Residente Sign. Casalini, delibera che tale proposta sia inserita nell'Ordine del Giorno della futura Adunanza del Consiglio già stabilita, come sopra al n. VII, per il 5 Agosto p.v., e di appoggiarla moralmente per l'attuazione, essendo essa un tributo di affetto e di riconoscenza a coloro che pugnando fecero olocausto della loro vista per la Patria.

Adunanza del 5 agosto 1920
II. Lapide commemorativa dei Fratelli caduti in guerra
Il Presidente riferisce la nobile proposta del Consigliere Casalini di apporre una lapide sulla Facciata della Chiesa della nostra Arciconfraternita in ricordo dei prodi confratelli caduti in guerra e
IL CONSIGLIO
facendo plauso alla proposta stessa, ad unanimità di voti approva l'apposizione della lapide stessa da effettuarsi in uno dei tre giorni delle feste solennissime che avranno luogo nel prossimo Settembre in onore del SS. Crocifisso [Festività dell'Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, n.d.r.]

Adunanza del 12 agosto 1920
III. Lapide commemorativa dei Fratelli Caduti in guerra
Il Magistrato, in ordine alla Deliberazione del Consiglio del dì 5 Agosto 1920, dà incarico al suo Presidente ed al Provveditore di provvedere all'esecuzione della lapide commemorativa dei nostri Ascritti caduti in guerra e di procurare la composizione della iscrizione opportuna che dovrà precedere i nomi dei caduti, con avvertenza che solamente coloro che al giorno della morte trovavansi inscritti nei Ruoli di questo Pio Sodalizio, dovranno essersi scritti.

Adunanza del 4 settembre 1920
I. Lapide commemorativa dei Fratelli Caduti in guerra
Viste le precedenti Deliberazioni Magistrale e Consiliare con le quali venne stabilito di apporre una lapide in marmo nella facciata della Chiesa di quest'Arciconfraternita in ricordo degli Ascritti Defunti in guerra,
Con voti unanimi il Magistrato delibera:
I. Di stanziare la somma preventivata in £ 150.
II. Di scoprire la lapide nella data del dì 13 Settembre corrente alle ore 17 invitando le Autorità Cittadine, le Famiglie dei caduti, le Misericordie e Affiliazioni del Comune coi Vessilli che si dovranno riunire in Piazza Vittorio Emanuele (Piazza della Repubblica o del Seminario, n.d.r.) per recarsi quindi in corteggio alla sede della Misericordia.
III. Invitare un Oratore per il discorso commemorativo.
IV. Pubblicare relativo manifesto ed incaricare i giovani della Guardia per l'esecuzione.

L'INAUGURAZIONE E IL DISCORSO DI EGISTO ELMI
Della cerimonia di scoprimento è rimasta memoria in due articoli pubblicati su «La Vedetta», settimanale sanminiatese di ispirazione cattolico-popolare. Il primo testo non è altro che l'annuncio, la notizia dello scoprimento della lapide. Il secondo brano, invece, offre il resoconto della cerimonia svoltasi il 13 settembre 1920 e riporta il discorso pronunciato dall'allora Sindaco di San Miniato, il Cav. Egisto Elmi.

Estratto da «La Vedetta», anno II, n. 36 del 12 settembre 1920, p. 2:

Scoprimento di una lapide
Lunedì 13 corr. alle ore 17 sulla facciata della Chiesa della Misericordia, sarà scoperta a cura dell'Arciconfraternita una lapide in memoria dei fratelli caduti in guerra.
Un illustre oratore commemorerà i morti.
Per iniziativa dei Giovani della Squadra di P.S. [Pronto Soccorso, n.d.r.] alla lapide sarà apposta una palma di bronzo con lo stemma della Arciconfraternita.

Estratto da «La Vedetta», anno II, n. 37 del 19 settembre 1920, p. 3:

[…] Nel pomeriggio, presenti le Autorità Cittadine, le Arciconfraternite del Comune, le Associazioni paesane, sulla facciata della Chiesa dell'Arciconfraternita è stata inaugurata una lapide commemorativa sulla quale sono stati scolpiti i nomi dei «fratelli» caduti in guerra.
Il Presidente della Misericordia Conte Ubaldini ha detto brevi parole di circostanza.
La lapide è stata scoperta ed il Sindaco cav. Elmi ha letto questo discorso:

«Cittadini,
il velario è caduto ed ha scoperto il ricordo che l'affetto del popolo di S. Miniato, ha voluto imprimere per tramandare la memoria di coloro che soffrirono e s'immolarono per noi; che seppero dare il loro sangue senza tradire il dovere, senza tradire la coscienza e negli ultimi aneliti ebbero la sicura visione di quel premio che avanza i desideri, sentirono per guadagnare la luce senz'ombra, la verità senz'errore, la vita senza la morte.
Serenamente vissero con noi lavorando, e nell'immane tragedia il triste fato li colpì, nella loro ineffabile dolcezza silenzioso e lante come neve immacolata le loro anime lasciarono nei gelidi sudari le mortali spoglie e nell'azzurro profondo si congiunsero a tante anime buone, in mezzo a noi soffersero ed amarono.
Se questa terra non hanno potuto godere il premio del grande sacrificio e la loro vita si chiuse come un dramma su cui pesa gravemente il fato ineluttabile.
L'ordine mesto di questa solenne cerimonia imponga silenzio e rispetto, la cittadinanza saluti quest martiri del dovere, ed il pensiero di tutti ricorra pietoso alle madri che per tanto tempo ed invano attesero il ritorno dei cari, alle spose che contarono i ritmi stanchi dei loro cuori minati, che chiesero alle immagini sacre aiuto e protezione, che non ebbero più lacrime, ma portarono nei volti i segni di averne sparse tante, che videro nel fosco delle notti mutarsi d'un tratto di vite liete e sorridenti in un eterno funerale, ai figli innocenti e buoni a cui la carità della cittadinanza supplisce alla loro esistenza.
Ma l'onda di dolore immenso sotto cui gemono tante creature è dolore di tutti, né possiamo diminuirne la intensità.
Guerre, malattie sterminatrici, inondazioni, carestia, terremoti tutto ha concorso a colpire il nostro paese che deve ritornare alle feconde gare della pace propugnatore quale è sempre stato di libertà e di giustizia nel mondo, tutto sembra scatenarsi contro di noi per abbreviarci la nostra esistenza dolorante, ma in alto è una stella che irraggia quale meteora luminosa il nostro destino, per essere veduta non ha bisogno di nessun strumento d'ottica, il nostro sguardo la scorge nella sua vivida luce, si affissa in quella e sembra a un tratto che cielo e terra abbiano esaurite tutte le loro forze sconvolgitrici perché queste improvvisamente si placano, la notte viene illuminata, le nubi si squarciano e per quelle aperture il nostro sguardo si spinge senza limiti, intravede orizzonti sconosciuti e accanto al nostro infinito dolore che ci brucia e consumo questa fiaccola risplende.
Siete Voi morti che stasera onoriamo che insieme agli altri alimentate questa face, che risplendete nella nostra stella luminosa, siete voi che in un regno di eternità date il riso ai nostri bambini, coraggio alle spose abbandonate, preghiere alle madri, voi che infondete nuove speranze alla inclemenza dei tempi e delle fortune, sono le vostre voci ispiratrici di egregi cose, sono le vostre tombe che danno a noi il raggio vitale della libertà.
Si alla vostr amemoria ed ai vostri sepolcri, sorrida la morbida carezza del sole, profusi vi odorino i fiori, lieve vi spiri il vento di primavera, mite lavacro sia la rugiada e la pioggia, balsamo gl'inni di ringraziamento, di preghiera e di pace sia all'animo vostro benedetto, che nella morte trovarono la vita e si spensero come tremole stelle del mattino non per precipitare nelle tenebre, ma per svanire nello sconfinato azzurro del nostro cielo, in una gloria di luce».

Alla fine, l'indovinato discorso è stato applaudito.

Il Can.co Chelli ha rievocato i morti della sua parrocchia ed ha dette belle parole stimmatizzando i falsi pionieri della libertà. [...]
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