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lunedì 18 settembre 2017

LA LAPIDE DEI CADUTI ALLA CROCETTA

a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE In questo post parleremo dell'epigrafe dedicata ai Caduti della Prima Guerra Mondiale che si trova collocata sul fronte laterale della ex-chiesa della Crocetta, che si affaccia su via Giosuè Carducci a San Miniato.

STORIOGRAFIA L'iscrizione si trova fra quelle censite da Anna Matteoli nel Corpus delle iscrizioni sanminiatesi e fra le Lepidi e monumenti celebrativi in San Miniato (seconda parte) catalogati da Manuela Parentini e Delio Fiordispina in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 80, 2013, pp. 471-473.

La chiesa della Crocetta
Foto di Francesco Fiumalbi

L'EPIGRAFE E I RESTAURI Fu collocata e inaugurata il 25 settembre 1921, a seguito del “ripristino” della chiesa della Crocetta, che era servita come lazzeretto e magazzino militare. La chiesa fu rinnovata completamente nell'apparato decorativo, per volontà del parroco Almachide Profeti e con l'intervento pittorico del Can. Francesco Maria Galli Angelini. Tale sistemazione è poi andata perduta nei decenni successivi, per cui oggi non è più apprezzabile.

LA CERIMONIA La cerimonia si svolse in due momenti: al mattino la celebrazione di ribenedizione dell'edificio religioso, alla presenza del Vescovo Mons. Carlo Falcini, e la sera lo scoprimento dell'epigrafe, con ricevimento e messa in suffragio dei caduti e l'intervento dell'ex cappellano militare Can. Genesio Chelli.

L'epigrafe sulla chiesa della Crocetta
Foto di Francesco Fiumalbi

IL TESTO Di seguito il testo dell'iscrizione. Cliccando sui nominativi è possibile accedere alla pagina dedicata a ciascuno con le relative note biografiche disponibili.

I NOMI DEI VALOROSI DEL POPOLO DELLA CROCETTA
CHE NELLA IV. GUERRA PER L'INDIPENDENZA
GLORIOSAMENTE MORIRONO
PERCHE' I VIVI RAFFERMASSERO LA FEDE
DISCIPLINASSERO I VOLERI AGGUERRISSERO LE FORZE
PER L'AVVENIRE GIURATO DELLA PATRIA ITALIANA
--------------
BADALASSI ROBERTO 9 SETT. 15
VITALI GIULIO 28 OTT. 15
CASTALDI LUIGI 11 NOV. 15
GAZZARRINI AUGUSTO 12 NOV. 15
GAZZARRINI EMILIO 13 DIC. 15
GIGLIOLI GIOVANNI 27 GENN. 16
NACCI VIRGILIO 15 APR. 16
MARCHI MARIO 21 MAGG. 16
BADALASSI GIUSEPPE 1 LUGL. 16
CAMPIGLI DIONISIO 5 AGOS. 16
BAGNOLI VIRGILIO 11 NOV. 16
ULIVIERI SILVIO 8 MARZ. 17
CIAMPINI GIUSEPPE 20 AGOS. 17
GHERARDINI REMIGIO 24 OTT. 17
SCARSELLI SANTI 24 OTT. 17
OSTINATI ULTIMO 17 NOV. 17
TELLESCHI PIETRO 17 NOV. 17
GIORGI ADRIANO 29 NOV. 17
BUGGIANI VITTORIO 12 DIC. 17
MORELLI GABBRIELLO 4 FEBB. 18
FRESCHI DARIO 8 MARZ. 18
GIGLIOLI LUIGI 12 APR. 18
SANTINI PIETRO 20 AG.18
ROSSI LUIGI 24 SETT. 18
BASSI AMADIO 30 SETT. 18
VITALI NELLO 3 NOV. 18
TURBINI GUIDO 4 NOV. 18
FIUMALBI PRIMO 18 NOV, 18
TONI FAUSTINO 19 DIC. 18

MCMXXI

LA NOTIZIA SUI PERIODICI DEL TEMPO Della cerimonia troviamo ampia rassegna sulla stampa del tempo, proposta di seguito.

Estratto da «La Vedetta», Anno III, n. 37, 18 settembre 1921, p. 3:

Ven. Compagnia della Crocetta
Domenica 25 corrente sarà solennemente riaperto al culto l'altica Chiesa della nostra Venerabile Compagnia.
Dopo essere stata per oltre cinque anni adibita ad uso di lazzaretto e di magazzino militare durante l'immane guerra europea, ora restaurata e riccamente decorata viene a portare un nuovo contributo all'arte sacra cittadina.
Rivivrà così nell'animo dei fedeli la costante tradizione locale che si ricollega ai tempi dei quali in essa si raccoglievano i devoti Samminiatesi a pregare per la liberazione della Terra Santa dal giogo mussulmano e per versare le loro elemosine onde riscattare gli schiavi dai Turchi per lo zelo dei Monaci Trinitari dai quali la Chiesa e la Compagnia trassero l'appellativo “della Crocetta”.
In tale occasione sulla parete esterna della Chiesa sarà scoperta una lapide commemorativa con i nomi dei trentuno valorosi della Parrocchia, caduti per la Patria.
La cerimonia si svolgerà nel modo seguente:
MATTINA – Ore 10,30 – Solenne benedizione della Chiesa fatta da S.E. Illma e Revma Mons. CARLO FALCINI, nostro Vescovo, Ore 11 – Messa solenne cantata, con assistenza di S.E. Mons. Vescovo. Sarà eseguita la Messa a due voci pari Monstra le esse Matrem del M. Ferro, dalla “Schola cantorum” samminiatese. Ore 12 – Dedicazione di un'altare a Maria SS.ma sotto il titolo della Mercede, supplica e benedizione.
SERA – Ore 16 – Ricevimento delle Autorità ed Associazioni cittadine. Ore 16,30 – Scoprimento della lapide commemorativa con discorso dell'Ill.mo e Revmo Signor Can.co GENESIO CHELLI, ex-Cappellano Militare. Ore 17 – Funzione espiatoria in suffragio dei Caduti, Miserere e Tentum ergo in musica, eseguiti dalla Schola Cantorum, Benedizione Eucaristica.
S. Miniato, dalla Sede della Vener. Comp. Li 14 Settembre 1921
IL CONSIGLIO DELLA COMPAGNIA

Estratto da «La Vedetta», Anno III, n. 38, 25 settembre 1921, p. 2:

Importanti e artistici restauri
La Chiesa della Crocetta in S. Miniato costruita circa la metà del '400 dalla compagnia della SS.ma Annunziata che ebbe origine nel 1349 per somministrare i beni del Monastero delle Domenicane della SS.ma Annunziata (oggi Chiesa delle Carceri) dopo che esse vennero tutte a morire per la terribile pestilenza dell'anno precedente.
La Chiesa della Crocetta fu aperta al Culto nel 1503.
Ridotta in cattive condizioni dal tempo e dai militari che l'occuparono è ora stata restaurata a cura del Sac. Almachide Profeti, che volle affidata la direzione dei lavori al Canco Francesco M. Galli, Commissario Diocesano per la Conservazione dei monumenti sacri. Il detto Canonico non solo ha diretto i lavori ed ha fatti i disegni delle decorazioni secondo lo stile del basso quattrocento, ma ha anche di sua mano restaurati, e quasi salvati dalla completa rovina i quadri ed i dipinti della Chiesa, e cioè due mirabili figure rappresentanti il Salvatore e la Vergine che possono attribuirsi a Matteo Rosselli, i ritratti dei dodici apostoli, a grandezza naturale, di buona scuola fiorentina del XVI secolo e le pitture dei due altari laterali.
L'Altare di destra con una tela di mirabile fattura dei primitivi del cinquecento, presenta i Santi Giovanni di Matha, Niccola da Tolentino e le Sante Caterina d'Alessandria ed Agnese. Questa pittura completamente deperita per le ingiurie del tempo e degli uomini, aperta in più luoghi ed anche mancante di alcune sue parti, è stata dal Canco Galli restaurata ed integrata con intelletto di amore e con mirabile opera di monastica pazienza, di modo che si è potuto salvare dalla totale rovina. L'altro Altare dedicato all'Angelo Custode ha pure una bella tela attribuita a Cosimo Ulivelli, pittura molto deteriorata ma oggi quasi tornata a nuovo per i bene intesi restauri eseguiti dallo stesso Canonico Galli.
In una parola questa Chiesa è divenuta quasi una galleria di Arte Sacra del XVI e XVII Secolo ed è una delle Chiese che meritano di essere visitate dall'intelligente viaggiatore.

Estratto da «La Vedetta», Anno III, n. 39, 9 ottobre 1921, p. 3:

L'inaugurazione della Chiesa della Crocetta
Domenica mattina, 25 settembre, ha avuto luogo la solenne riconciliazione della detta chiesa, secondo le cerimonie prescritte dal Pontificale Romano. S. E. Mons. Carlo Falcini, nostro Vescovo, assistito dai Canonici della Cattedrale, in pontificalibus ha compiuta la lunga e bellissima cerimonia davanti ad una folla enorme di fedeli, accorsi a vedere questa funzione che avviene sì raramente. Terminata la benedizione è stata cantata la solenne Messa dal Rev.mo Can. Dott. Francesco M. Galli, autore dei restauri, con l'assistenza del prelodato Monsignor Vescovo, che dopo il Vangelo ha benamente illustrato il significato della cerimonia compiutasi. Fu eseguita la Messa a due voci pari Monstra te esse Matron del maestro Ferro, della Schola Cantorum Samminiatese celebrandosi la festa della Madonna della Mercede, la di cui antica statua fu ricollocata nell'urna dell'altare in cornu epistolae.
Nella sera si svolse poi la cerimonia dello scoprimento di una lapide commemorativa con i nomi dei trentuno valorosi della Parrocchia, caduti per la Patria, ed apposta alla parete esterna della chiesa. Davanti alle autorità ecclesiastiche, civili e militari ed alle numerose associazioni cittadine intervenute, niuna eccettuata, disse alcune parole di circostanza il sac. Profeti, Vicario Spirituale della Parrocchia ed ideatore della festa religiosa e civile; lesse le adesioni, fra le quali quelle degli onorevoli Martini e Brunelli, quindi presentò l'oratore ufficiale Rev.mo Can. Cav. Genesio Chelli ex-Cappellano militare e decorato al valore. Il Can. Chelli con parole facile e prenetrante, con entusiasmo giovanile, commemorò i valorosi caduti, commosse l'uditorio e fu più volte interrotto da calorosi applausi, specialmente quando disse che la nostra Italia sempre e dovunque grande, deve ritemprarsi nei sacri nomi di famiglia, religione e patria, per giungere alla vera pacificazione degli animi ed al completo godimento della vittoria che costò il sacrificio di tante nobili vite.
Dopo il discorso, le autorità e le Associazioni presero posto in apposite bancate entro la chiesa restaurata, ed esposto il Santissimo Sacramento furono cantati un solenne Miserere ed il Tantum ergo in musica, magnificamente eseguiti dalla predetta Schola Cantorum, e fu impartita la benedizione eucaristica dal Rev. Can.co Galli.
Della magnifica riuscita della festa civile e religiosa, che ha lasciato negli animi di tutti il più grato ricordo, tutto il merito è del sac. A. Profeti che la ideò e la condusse a termine, del Can. Galli che disinteressatamente ha per circa un anno lavorato al restauro dei dipinti e della Ven. Compagnia della Crocetta che concorse alle ingenti spese.

domenica 19 febbraio 2017

BUCCIANO: L'EPIGRAFE DEI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE SULLA FACCIATA DELLA CHIESA DI SAN REGOLO

a cura di Francesco Fiumalbi

Indice del post:
INTRODUZIONE
IL COMITATO PER LA COMMEMORAZIONE DEI CADUTI
LO SCOPRIMENTO DELL'ISCRIZIONE
LA POLEMICA FASCISTA E IL CLIMA DI QUEI GIORNI
IL TESTO DELLA EPIGRAFE: I NOMI DEI CADUTI DI BUCCIANO
UN PICCOLO MISTERO: IL MAGGIORE GUIDO PIRAGINO
GLI ARTICOLI SULLA STAMPA DEL TEMPO

INTRODUZIONE
In questo post sono proposte le informazioni relative all'epigrafe commemorativa collocata nel 1922 sulla facciata della chiesa di San Regolo a Bucciano e in cui sono scolpiti i nomi degli abitanti di quella parrocchia che morirono durante la Prima Guerra Mondiale. Occorre precisare che all'epoca facevano parte del “Popolo di Bucciano” gli abitanti di una vasta area della Valdegola, comprendente anche l'odierno centro di La Serra e di una buona fetta della Valdichiecina (Barbinaia, Casaccia, Santa Barbara, etc). Va detto che in questi luoghi, relativamente lontani dai centri urbani più grandi, la chiesa rappresentava non solo il punto di riferimento religioso, ma anche quello sociale dell'intera comunità, che era costituita da decine di famiglie sparse in un territorio molto ampio.
Entro i confini del Comune di San Miniato, a partire dal 1919, furono eretti monumenti, creati parchi e viali della Rimembranza e installate numerose epigrafi commemorative dedicate alla memoria di quei soldati che morirono durante la “Grande Guerra” e che nell'intero territorio furono quasi 500. [VAI AL POST: I CADUTI SANMINIATESI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE ]

La chiesa di San Regolo a Bucciano
Foto di Francesco Fiumalbi

IL COMITATO PER LA COMMEMORAZIONE DEI CADUTI
Un po' come avvenuto in altre comunità sanminiatesi, anche a Bucciano l'iniziativa di rendere omaggio ai Caduti fu presa da un apposito comitato costituito da personalità locali, senza il diretto coinvolgimento dell'Amministrazione Comunale.
Il comitato esecutivo Pro lapide caduti in guerra fu presieduto dal Cav. Alfonso Lorenzelli (che nel 1911 aveva acquistato la Villa di Bucciano, già dei Morali, e aveva preso parte alla Prima Guerra Mondiale), affiancato dal Vicepresidente Vincenzo Morelli, dal Parroco Don Carlo Caponi e da altri abitanti come Primo Mannucci, Pompeo Bulleri, Pellegrino Rossi, Luigi Benedetti, Giuseppe Boldrini e Michele Mannucci.

LO SCOPRIMENTO DELL'ISCRIZIONE
L'inaugurazione dell'epigrafe avvenne nella mattina di sabato 14 ottobre 1922, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose presenti in San Miniato come il Sottoprefetto Giovanni Munichi, il Commissario Prefettizio Attilio Masiani, il Commissario di Pubblica Sicurezza Stoia, il Capitano dei Carabinieri Gamucci, il Vescovo Mons. Carlo Falcini. Presente anche il Canonico Genesio Chelli, allora parroco della chiesa di Santa Caterina, già Cappellano Militare durante la Prima Guerra Mondiale e personalità molto attiva nel mantenere viva la memoria dei Caduti, intervenendo in prima persona nei vari comitati e alle varie cerimonie commemorative.

La facciata della chiesa di San Regolo a Bucciano
Foto di Francesco Fiumalbi

LA POLEMICA FASCISTA E IL CLIMA DI QUEI GIORNI
La cerimonia di scoprimento destò una vivace polemica alimentata dalle colonne del periodico sanminiatese «La Voce Fascista», in cui fu denunciato il mancato coinvolgimento dell'Associazione Nazionale Combattenti e delle altre associazioni cittadine, nonché l'inopportuno “passaggio” offerto al Can. Genesio Chelli dal camion della Pubblica Sicurezza. Aspre critiche furono riservate anche ad Alfonso Lorenzelli.
La velleità di tali denunce, inizialmente esposte in forma anonima, fu oggetto di una determinata risposta da parte del medesimo Canonico Chelli sulle colonne de «La Vedetta», periodico sanminiatese di ispirazione cattolico-popolare. Il botta-risposta sulle pagine della carta stampata è rivelatore del clima del tempo: fra il 27 e il 28 ottobre 1922 si svolse la cosiddetta “Marcia su Roma” che culminò con l'ingresso delle camicie nere nella Capitale e l'incarico di formare il governo, dato dal Re Vittorio Emanuele III a Benito Mussolini, il successivo 30 ottobre. Dunque lo scoprimento dell'epigrafe di Bucciano avvenne appena due settimane prima di tali episodi. Inoltre, il Cav. Alfonso Lorenzelli faceva parte della classe dirigente sanminiatese, era stato membro della Giunta comunale dal 1915 al 1920 ed era stato tra i fondatori della sezione cittadina del Partito Popolare (formazione politica d'ispirazione cattolica e in forte polemica sia col fascismo che con i socialisti e i comunisti).
L'ulteriore controreplica sul giornale fascista avvenne il 4 novembre 1922, con Mussolini ormai al governo, assieme ad un comunicato dell'Associazione Nazionale Combattenti (sodalizio in cui militavano i reduci della guerra e, di questi, molti avevano manifestato la propria adesione al fascismo). Sull'episodio poi cadde il silenzio.
C'è da dire che senza questi interventi sulla stampa, non sarebbe rimasto un riscontro dell'inaugurazione dell'epigrafe di Bucciano e non avremmo avuto idea del clima di quei giorni, che andava ad influenzare anche episodi come questo.

IL TESTO DELLA EPIGRAFE: I NOMI DEI CADUTI DI BUCCIANO
Di seguito è proposta la trascrizione delle parole contenute nell'epigrafe collocata sulla facciata della chiesa di San Regolo a Bucciano. Rispetto all'elenco ufficiale dei Caduti sanminiatesi, redatto nel 1928, manca il nominativo di Piampiani Ersilio. Al momento si ignora il motivo di tale esclusione (forse si era trasferito o apparteneva ad una comunità limitrofa).
N.B. Con il segno dell'asterisco sono contrassegnate quelle date di morte che differiscono da quelle indicate nell'Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18. Su ciascun nominativo è presente un link che rimanda alle singole note biografiche.

NELLA GUERRA MONDIALE 1915-1918
DI QUESTO POPOLO VITTIME GLORIOSE
FURONO

PIRAGINO MAGG.RE CAV. GUIDO    DEF. 4-6-1917
BENEDETTI ZELINDO                            "   15-2-1917
BIANCHI ARMANDO                             "     6-7-1916
  CACIAGLI ANGIOLO                               "   7-12-1915*
DOLFINI PARIS                                       "   11-7-1919
  FALORNI ANGIOLO                               " 26-11-1916*
GALLERINI QUINTILIO                          "    31-8-1916
GIUNTI ARISTIDE                                   " 26-11-1918
  MANNUCCI LUCHINO                           " 14-12-1918*
RINALDI OLINTO                                    "    16-9-1917
  ROSSI MARIANO                                    "   16-3-1616*
SENESI EUGENIO                                   "   13-4-1916
 QUAGLI QUINTILIO                                "  1-12-1917*
TAVERNI ORESTE                                   "   31-5-1917
TELLESCHI CESARE                                "   17-5-1917
TERRENI GIOVANNI                               "   19-4-1916
 TESTI SABATINO                                      "  21-8-1917*
TOGNETTI PRIMO                                  "   24-5-1918

REQUIESCANT

L'iscrizione dedicata ai Caduti della Prima Guerra Mondiale
sulla facciata della chiesa di San Regolo a Bucciano
Foto di Francesco Fiumalbi

UN PICCOLO MISTERO: IL MAGGIORE GUIDO PIRAGINO
Il primo posto in alto nell'elenco dei Caduti appartiene al Maggiore Guido Piragino, originario del teramano, morto sul Carso nel 1917 e decorato con Medaglia d'Oro al Valor Militare. Il suo nome, tuttavia, non compare nell'elenco ufficiale dei Caduti sanminiatesi redatto nel 1928 e al momento non è stato possibile individuare le ragioni che portarono all'inserimento del suo nome sull'iscrizione commemorativa di Bucciano. Probabilmente si tratta di un legame familiare o affettivo con una persona del luogo, ma per ora non ci è dato sapere e perciò rimane un piccolo mistero.

GLI ARTICOLI SULLA STAMPA DEL TEMPO
Di seguito sono proposte le trascrizioni degli articoli di giornale da cui sono tratte tutte le informazioni contenute in questa pagina.

Estratto da «La Voce Fascista», anno I, n. 20 bis, del 17 ottobre 1922, p. 2:

BUCCIANO
Dopo che l'azione Fascista ha richiamato alla realtà il nostro popolo traviato dai mestieranti della politica, dopo che si è risvegliato negli animi il sentimento di Patria e di Nazione, in ogni borgata anche la più meschina si vogliono onorare e ricordare, affidando il ricordo alla tenace pietra, gli eroici soldati caduti per la Patria nell'ultima nostra grande guerra.
Anche Bucciano decise di onorare i suoi morti, i suoi più grandi figli, i suoi eroi e gl'instancabili coloni di quella borgata diedero l'incarico ai festaioli di portare a termine il loro nobile divisamento. Ma ci fu a chi non piacque che dei semplici coloni si prendessero gli onori di una così bella e lodevole impresa. Il Cav. Lorenzelli, assurgendo alla qualità di Signorotto medioevale, fece sua l'iniziativa del popolo di Bucciano rappresentato dai festaioli e si fece nominare Presidente del Comitato “Pro lapide caduti in guerra” aggregandosi i Sigg. Morelli Vincenzo Vice-Presidente, Mannucci Primo, Bulleri Pompeo, Rossi Pellegrino, Caponi Don Carlo Priore, Benedetti Luigi, Boldrini Giuseppe e Mannucci Michele.
Il giorno 14 c.m. alle ore 10,30 sulla facciata della Chiesa venne finalmente scoperta la lapide commemorativa dei caduti in guerra.
Presenziavano la cerimonia il Cav. Munichi Giovanni ff. di Sottoprefetto, il Commissario Prefettizzio Cav. Dott. Attilio Masiani e il Commissario di P.S. Cav. Stoia per l'autorità civile, il Capitano Gamucci comandante la locale compagnia dei RR. CC. ed 8 Carabinieri per l'autorità militare, Mons. Vescovo Falcini per l'autorità ecclesiastica. Pronunziò un discorso d'occasione il Can.co Genesio Chelli.
Terminata la mesta ed austera cerimonia le autorità convenute, il comitato, i festaioli ed altri invitati si riversarono in una sala della Canonica ed allegramente banchettarono ringraziandosi scambievolmente con discorsetti da dopo arrosto.
Fin qui la cronaca. Ma la critica oltrepassa gli ordinari limiti della semplice cronachetta e si sappia che l'osservatore estraneo alla festa critica e dice: «Lodevolissima l'iniziativa e l'opera del comitato ma perché non sono state invitate le Associazioni cittadine? Forse perché si temeva che anch'esse volessero banchettare? Ma almeno l'Associazione Nazionale Combattenti, che meglio di ogni altra si addiceva all'occasione, poteva essere invitata! Che forse l'Associazione Nazionale Combattenti non è ben vista dall'Egregio Presidente Dott. Lorenzelli Cavaliere della Corona d'Italia?
E le Autorità non si sono accorte di tutto questo? Perché (è sempre l'osservatore estraneo che critica e dice), per la festa del XX Settembre la Sottoprefettura era rappresentata da un semplice impiegato ed a Bucciano per una festa, che si può chiamare clandestina, si vedeva il ff. di Sottoprefetto Cav. Manichi con il Commissario di F. S. Cav. Stoia? Forse perché per il XX Settembre la cerimonia si fece dopo pranzo?
E la benzina sprecata per i viaggi fatti a Bucciano col camion della P. S. che fu adibito al trasporto di mobilie e di estranei come il Can. Chelli e qualche altro chi paga? E' naturale: Pantalone. E dire che io osservavo estraneo che critico e dico che una cellula vitale di quel Gran Pantalone che paga e lascia fare?» Che se ne pensa in San Miniato?
A nessuno certo dovrà far piacere la bella festa che faceva il Camion dell'«Autorità» che tornava dallo sbafo fatto di casinipista, da Sacerdoti quodavi processati per disfattismo, con la prova simile del colono il fachiano del PP. Cav. Chelli a braccetto del ff. di Sottoprefetto e del Capitano dei Carabinieri.
Che bella compagnia da calebrisella!

Estratto da «La Vedetta», anno IV, n. 34, del 24 ottobre 1922, p. 3:

DOPO LA FESTA DI BUCCIANO
Riceviamo e pubblichiamo

Pregiatissimo Sig. Direttore
Le sarei oltremodo grato se volesse pubblicare la presente mia lettera aperta, in risposta ad un articolo comparso su “Voce Fascista”...
Ringraziandosi
Can. Genesio Chelli

Mi è capitata in mano la «Voce Fascista» n. 20 del 18 u.s. e vi ho letto una lunga corrispondenza da Bucciano, contenente il resultato di una cerimonia patriottica-religiosa svoltasi in quella Chiesa il mattino del 14 u.s. A ore 12 e non ad ore 10,30.
Io non mi curo affatto di quanto, l'autore di tale corrispondenza, va scrivendo a carico di popolazioni e di persone: chi è stato colpito, pensi lui a difendersi: io, io solo, difenderò me stesso.
Anzitutto son dispiacente di non poter far la conoscenza con questo egregio scrittore di corrispondenze, in ogni modo egli sappia che l'ha da far con me, con uno che se non va bastonando né noiando alcuno, sa però tenere alta la fronte, e volgere più sereno lo sguardo, perché il suo passato, come il presente, è così fulgido così glorioso, da non temere niente neppur per l'avvenire, anche quando il signore sconosciuto, istigasse la popolazione a prender posizione e a fare reazione, (ma siamo sul Piave o nel Valdarno?).
In ogni modo mi è piaciuta l'osservazione che egli ha fatto, per il mancato invito della Sezione Samminiatese dei Combattenti, osservazione che avrei fatta anche io (scusi, ma lei è socio come me della Sezione Combattenti?) se non mi sovvenisse, che in occasioni simili verificatesi a S. Quintino, S. Lorenzo, S. Angiolo, Cusignano, Calenzano, e ultimamente a S. Pietro per l'inaugurazione di una lampada votiva, non partecipò mai il Consiglio della Seziona Samminiatese ufficialmente, ma vi partecipò il gruppo di Soci di quella Parrocchia ove si svolgeva tale cerimonia, e mai il Consiglio stesso ebbe a protestare.
E così fu a Bucciano: ma guarda proprio a Bucciano, fu un Socio della Sezione Combattenti che tenne non un semplice discorso, una canzoncina qualunque imparata a memoria, ma un'orazione se non splendida per la forma, commoventissima però al cuore di chi la fece, e di chi l'ascoltò, ispirata ai più alti sentimenti di patriottismo (vedi i quotidiani fiorentini!). Chi parlava in Bucciano, non era un mestierante della politica, (s'interroghi chi vi era presente!) non era un sobillatore di fosse, non era un factotum del P.P., era nient'altro che un autentico Sacerdote e un autentico Italiano le cui glorie militari posson suscitare la rabbia e il livore del corrispondente da Bucciano: era uno, che per tre anni sperimentò i dolori della trincea: era uno che può fare a meno di strombazzare le sue medaglie al valore e le sue onorificenze cavalleresche ed altro, quando più eloquemente può parlare l'anchilosato ginocchio destro, che colpito da pallottola, lo ha reso invalido per tutta la vita. Non fu mai il Can. Chelli factotum di alcun partito, perché se simpatizzò per il Popolare, lo riconobbe sempre e in coscienza come un partito bene armonizzante con i sublimi ideali di Religione e di Patria: no, il Can. Chelli non è il factotum della Politica, me è sempre l'anima di ogni forma di assistenza civile e religiosa a quanti sentono i terribili disagi di una lunga guerra: parlino per lui, i poveri vecchi, le madri, le vedove, gli orfani di guerra, e diranno la premurosa opera da lui svolta a loro vantaggio: ma più di loro, egregio sig. fascista anonimo, parla la sua coscienza, che non ho niente da rimproverargli.
Io andai a Bucciano poco dopo dell'alba di sabato scorso, trasportatovi da un discreto puledro, col quale potevo benissimo ritornare alla sera, se non fosse stata la gentilezza di un'illustre personaggio che mi avesse dato il modo di compire il viaggio di ritorno con un mezzo più celere di quello di un calesse di campagna. In ogni modo se per trasportare la mia persona, in camion, occorsero alcune goccie di più di benzina, non mi sgomenti, egregio sig. anonimo, sappia che ho del credito collo Stato, ho dei conti aperti con lui; per me Pantalone non da fallito: stia sicuro.
Io non tengo alla popolarità, non tengo a far chiasso, non tengo a cariche o a poteri: solo quando parlo di disgrazie o di fortune d'Italia, di sue glorie e di suoi trionfi, so quel che dico, sento profondamente quel che esprimo a parole, lavoro per l'Italia, per quell'Italia cui diedi la mia gioventù e il mio sangue, pronto a versarne dell'altro pur di vederla quale la vollero i nostri morti, temuta e grande.
E ciò sia suggello a maldicenze poco onorevoli in chi si rispetta e dovrebbe rispettar anche gli altri.
Can. Genesio Chelli

Estratto da «La Voce Fascista», anno I, n. 20 bis, del 4 novembre 1922, p. 2:

Per una corrispond. da Bucciano
Avrei replicato lungamente allo sproloquio del Cav. Can. Genesio Chelli in risposta ala mia corrispondenza da Bucciano, se la Direzione del Giornale, ritenendo un enorme banalità il rispondere nel momento attuale tanto fulgido di gloria per il Partito Nazionale Fascista ad una lettera provocante e zeppa di livore antifascista, non me l'avesse giustamente vietato.
Quale Fascista disciplinato ho obbedito. Quale uomo, che sa mostrare alta la sua fronte e che sa rispondere delle sue azioni, sento il dovere di farmi conoscere per dire al Cav. Can. Chelli: che un combattente ha stigmatizzato il mancato invito a Bucciano dell'Associazione Nazionale Combattenti e che un'altra volta faccia a meno di difendersi non accusato, (vedasi la sua corrispondenza da Bucciano che non tocca affatto il M. R. Can. Cav. Chelli) poiché un vecchio adagio latino dice “Excusatio non petita accusatio manifesta”
Rag. Vannini Alamanno
Associaz. Nazionale Combattenti
Sezione di S. Miniato
----------
Festa a Bucciano
Questo Consiglio Direttivo approva pienamente quanto il corrispondente nella Voce Fascista ha rilevato sul mancato invito della nostra Associazione alla festa religioso-patriottica di Bucciano.
Desidereremmo conoscere per quali ragioni i diversi comitati formatisi nelle varie frazioni in occasione di analoghe feste non hanno sentito il dovere d'invitare alla cerimonia una rappresentanza della nostra Associazione.
Protestiamo fin d'ora verso i responsabili dei mancati inviti augurando che l'episodio di Bucciano sia l'ultimo e che per l'avvenire non si ripeta altrettanto, poiché nessuno più dei Combattenti può degnamente tessere l'elogio dei compagni Caduti.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO


giovedì 24 novembre 2016

LA LAPIDE DEI CADUTI DELLA «FIDES» SULLA FACCIATA DELLA CHIESA DI SANTA CATERINA A SAN MINIATO - 1920

a cura di Francesco Fiumalbi

Col finire della Prima Guerra Mondiale furono davvero tantissime le epigrafi dedicate alla memoria dei Caduti sparse in tutto il territorio sanminiatese. La gran parte è sopravvissuta fino ai giorni nostri, mentre alcune sono scomparse. E di queste ne abbiamo notizia solamente grazie a documenti o articoli di giornale.

È il caso della lapide collocata sulla facciata della chiesa di Santa Caterina a San Miniato, dedicata ai caduti della Società Cattolica «Fides». Fu inaugurata il giorno 8 agosto 1920, alla presenza del Sindaco Egisto Elmi e delle principali personalità cittadine: i due Marescialli della Compagnia dei Carabinieri, l’Avv. Ruggini in rappresentanza della Sottoprefettura, il Pretore Martorano, il Presidente della Ven. Arciconfraternita di Misericordia Conte Ubaldini della Carda, il Canonico Francesco Maria Galli-Angelini e il Presidente della Sezione sanminiatese dell’Associazione Nazionale Combattenti e Mutilati Torquato Salvadori. A questi si aggiunsero il Consigliere Provinciale Avv. Carlo Alberto Conti, il Tenente Briccola con sua moglie, il Notaio Gino Mori Taddei, oltre ai rappresentanti del Circolo cattolico “Augusto Conti” e del Circolo cattolico “Silvio Pellico” Dott. Agnoloni. Temporalmente è una delle prime lapidi.
L'iniziativa partì dal Canonico Genesio Chelli, al tempo parroco della chiesa di Santa Caterina e che era stato Cappellano Militare durante la guerra.

La chiesa di Santa Caterina a San Miniato in Piazza XX Settembre
Foto di Francesco Fiumalbi

Al contrario delle altre iscrizioni presenti all’interno o all’esterno delle chiese sanminiatesi, questa fu rimossa in epoca imprecisata e per motivi al momento sconosciuti. Forse per il cattivo stato di manutenzione o per nuovi gusti estetici. Non lo sappiamo. Sta di fatto che questa iscrizione al momento non esiste più e non sembra essere rimasta nemmeno una memoria fotografica. Non è computata neppure nel Corpus delle iscrizioni sanminiatesi, pubblicato da Anna Matteoli in quattro “puntate” sul Bollettino dell'Accademia degli Euteleti (nn. 46/1976, 47/1977, 49/1982 e 50/1983). Anche il testo preciso dell'iscrizione non è conosciuto, ma sono noti solamente i nomi dei Caduti che, al momento della morte in guerra, avevano aderito al sodalizio della «Fides»:
Mancini Gabbriello e Mandorlini Enrico abitanti a San Miniato. Campani Michele, Mandorlini Giuseppe e Palagini Ugo che venivano da Sant'Angelo a Montorzo, Bianchi Gino da San Lorenzo a Nociccio, Gazzarrini Ernesto da Calenzano e Terreni Giovanni da Bucciano. Tutti ragazzi molto giovani, d'età compresa fra i 18 e i 28 anni.

Di questo è rimasta notizia grazie ad un paio d’articoli pubblicati sul settimanale sanminiatese di ispirazione cattolico-popolare «La Vedetta». Di seguito i testi.

Estratto da «La Vedetta», anno II, n. 30 del 1 agosto 1920, p. 2:

Commemorazione
Domenica prossima 8 agosto nella Chiesa di S. Caterina a cura della Società Cattolica «Fides» saranno celebrate solenni funzioni di suffragio per i caduti in guerra; alla sera, verrà inaugurata sulla facciata della Chiesa una Lapide-Ricordo, con l'intervento delle Autorità e delle Associazioni cittadine. Si raccomanda a tutti di non mancare a questa manifestazione di riconoscente pietà verso i nostri caduti in guerra.

Estratto da «La Vedetta», anno II, n. 32 del 15 agosto 1920, p. 2:

Solenne funzione a S. Caterina per i caduti in guerra
Domenica passata per cura della Società Cattolica «Fides» è stata scoperta in piazza XX Settembre una lapide che ne ricorda gli ascritti caduti in guerra.
Per la circostanza la Chiesa parrocchiale era splendidamente addobbata ed illuminata. Vi è stato un gran concorso di popolo per tutta la mattina sia alle S. Messe sia alla Comunione.
Alla sera dopo l'ufficio dei morti il parroco Can.co Chelli ha tenuto un bellissimo discorso ricordando i forti giovani della nostra guerra, i giovani della «Fides» caduti e tributando alla loro memoria un riverente elogio.
Erano presenti alla cerimonia: Il nostro Sindaco cav. Elmi; l'avv. Ruggini in rappresentanza del Sotto-Prefetto; il Cons. Provinc. Avv. Carlo Alberto Conti, il Pretore Avv. Martorano, il Tenente Generale Briccola con la sua Signora, la R. Misericordia con il suo Presidente Conte Ubaldini della Carda, ed il Can. Galli, il Notaro Gino Mori Taddei, i due Marescialli del Comando di Compagnia dei CC. RR. Con sei militi in alta uniforme, l'Associazione Nazionale Combattenti e Mutilati, col suo Presidente Salvadori e vari ascritti; il nostro Circolo A. Conti; il Circolo Cattolico Silvio Pellico con il dottore Agnoloni.
Dopo il discorso del parroco si è formato il corteo. Il Sindaco Cav. Egisto Elmi ha quindi ringraziato dell'invito e ha mandato un riverente saluto ai caduti.
La lapide ricordo è scoperta. Grande il concorso di popolo alla commovente cerimonia.
Crediamo doveroso dare i nomi degli ascritti alla Fides, Caduti in guerra:
         Mandorlini Enrico
         Mandorlini Giuseppe
         Mancini Gabbriello
         Campani Michele
         Bianchi Gino
         Terreni Giovanni
         Palagini Ugo
         Gazzarrini Ernesto

giovedì 5 maggio 2016

UMBERTO BONGI E FRANCESCO BENVENUTI DUE CADUTI SANMINIATESI DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

a cura di Francesco Fiumalbi

In questa pagina sono contenute le informazioni relative a due sanminiatesi che morirono in combattimento durante la Prima Guerra Mondiale. Erano legati da una profonda amicizia, appartenevano alla medesima 655° Compagnia di Mitraglieri e trovarono la morte insieme sull'Altopiano del Carso fra l'11 e il 12 aprile del 1917. Si tratta del Caporale Francesco Benvenuti, di anni 22, e del Caporale Umberto Bongi, di anni 29, cugino del Canonico Genesio Chelli, Tenente Cappellano Militare, (successivamente rettore della chiesa di Santa Caterina e della Propositura di S. Maria Assunta a Casciana Terme) che fu testimone del tragico epilogo. Il sacerdote si occupò anche di trovare sepoltura ai due sanminiatesi presso Monfalcone (Gorizia). Le salme fecero ritorno successivamente a San Miniato e furono tumulate nella Cappella Votiva ricavata presso la chiesa di Santa Caterina (inaugurata nel 1925), quindi traslate nel 1957 nel Sacrario di Santa Maria al Fortino, dove si trovano attualmente. Il nome di Francesco Benvenuti è poi inserito nell'epigrafe collocata dalla Ven. Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato sulla parete della chiesa della SS. Trinità in via Pietro Rondoni. Quello di Umberto Bongi, invece, si trova nell'iscrizione collocata nel 1957, sulla parete sinistra della chiesa dei SS. Jacopo e Lucia detta di San Domenico, a memoria dei caduti di quella parrocchia.


Sepolture di Umberto Bongi e Francesco Benvenuti
presso il Sacrario di Santa Maria al Fortino
Foto di Francesco Fiumalbi

BENVENUTI FRANCESCO DI GAETANO
Caporale 655° compagnia mitraglieri, nato il 23 dicembre 1894 a San Miniato, distretto militare di Pistoia, morto il 12 aprile 1917 nell'ospedaletto da campo n. 46 per ferite riportate in combattimento.
Estratto da: Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 86.

BONGI UMBERTO DI VITTORIO
Caporale 655° compagnia mitraglieri, nato il 2 luglio 1887 a San Miniato, distretto militare di Pistoia, morto l'11 aprile 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento.
Estratto da: Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 131.

L'epigrafe alla memoria dei Caduti della Prima Guerra Mondiale
appartenenti alla Ven. Arciconfraternita di Misericordia
contenente anche il nome di Francesco Benvenuti
San Miniato, chiesa della SS. Trinità
Foto di Francesco Fiumalbi

Alla drammatica morte di Francesco Benvenuti e Umberto Bongi è dedicato un articolo che fu pubblicato sul settimanale «La Rocca», Anno I, n. 11 del 10 agosto 1919, pp. 2-3. L'articolo non è firmato e potrebbe essere stato redatto dal Direttore R. Volpini che riprese il racconto del Canonico Genesio Chelli, testimone della loro morte. Di seguito il testo:

ALBO D'ORO

Caporale Bongi Umberto
Caporale Benvenuti Francesco

Ambedue nostri concittadini, appartenevano alla medesima Compagnia Mitraglieri, la 655°: si amavano come due fratelli; tornavano alla fronte gli ultimi di Marzo 1917, e ahime! per rimanervi pochi giorni! Una delle zone più terribili del Carso fu assegnata alla loro Compagnia. Ivi giunti, il Bongi scriveva al cugino Genesio Canonico Chelli Tenente Cappellano di un Reggimento di Fanteria che operava ad un chilometro appena di distanza, sulla quota 208, pregandolo di venire a trovarlo insieme col Benvenuti.
La sera del giorno 11 Aprile 1917 il Tenente Cappellano Chelli accedeva a riposo col suo Reggimento data la vicinanza, volle, (e forse per un presentimento interno che ve lo spingeva) recarsi a trovarli in linea. Sceso al Vallone e passato il Lago di Doberdò, prese i camminamenti del rovescio di Quota 144. Fatti pochi metri, avvertì dei lamenti e delle grida... Non poté proseguire. Si trovò allora dinanzi ad una scena pietosa. Una bombarda aveva colpito il baracchino ove stavano i due caporali, ferendo mortalmente il Benvenuti all'addome e alla faccia, e uccidendo il Bongi. I compagni d'armi tutti ottimi giovani e in maggioranza toscani, prima di tutto raccolsero il caporale Benvenuti, che sollecitamente veniva ricevuto dalla 16° Sezione Sanità. Il cadavere del povero Bongi, pietosamente composto, veniva trasportato a S. Polo, in attesa della sepoltura. Il caporale Benvenuti dalla 16° Sezione Sanità veniva trasportato al vicinissimo Ospedaletto da Campo che funzionava nelle scuole di Ronchi, ove egregi Sanitari, apprestarono tutti i soccorsi del caso: ma niente valse!
Placidamente, confortato dai sacramenti, assistito dal Cappellano Chelli, che egli ringraziava di continuo, fra il ripetere dei dolci nomi di babbo e di mamma, moriva sulla mezzanotte fra l'11 e il 12 aprile 1917.
Ambedue le salme, furono composte in casse di legno, e il Tenente Cappellano Chelli volle scegliere per sepoltura loro il piccolo ma artistico Cimitero di S. Polo presso Monfalcone. Sulle due tombe furono eretti due artistici monumenti in cemento, con le seguenti iscrizioni:

ALLA MEMORIA DEL CAPORALE
BONGI UMBERTO
DELLA 655° COMP. MITRAGLIERI
M. L'11 APRILE 1917
------
IL CAPPELLANO DEL 141° FANTERIA
SUO CUGINO
PER LA DESOLATA FAMIGLIA, POSE


AL CAPORALE
BENVENUTI FRANCESCO
DELLA 655° COMP. MITRAGLIERI
MORTO IL 12 APRILE 1917
IL CAPPELLANO DEL 141° FANTERIA
DOLENTE CON LA FAMIGLIA
Q. M. P.

Ad ambedue questi nostri concittadini, che un sol proiettile nemico rapiva all'affetto delle loro famiglie, soldati d'Italia, le cui vite si immolarono per la Patria nell'adempimento del loro dovere, vada il pensiero riconoscente di quanti, ammirando il loro valore, godono oggi il frutto della vittoria: vittoria strepitosa che non poteva mancare ad un Esercito, eroico e forte come il nostro! Alle famiglie Bongi e Benvenuti, così duramente provate, valga la devota riconoscenza ai loro cari Estinti tributata dalla Città nostra, a lenire il loro dolore.
Ai caduti, eredità di glorie Italiane imperiture, immortali nella Storia del nostro Risorgimento, la pace di Dio, il culto della Nazione.

Il Caporale Umberto Bongi
Immagine tratta da «La Rocca», Anno I, n. 11 del 10 agosto 1919, p. 2

Il Caporale Francesco Benvenuti
Immagine tratta da «La Rocca», Anno I, n. 11 del 10 agosto 1919, p. 3


Presso l'Archivio della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia di San Miniato, nel fascicolo Lettere ed Atti vari secc. XIX-XX, è conservato anche il manifesto realizzato dalla Misericordia nel maggio del 1923, in occasione del ritorno a San Miniato della salma di Francesco Benvenuti. Di seguito il testo:

                                            REGIA VEN. ARICONF. DI MISERICORDIA
                                                                    S. MINIATO
       L'11 aprile 1917, a quota 144 presso Monfalcone, colpito da scheggia di granata nemica,
cadeva gloriosamente il Caporale
                                                         FRANCESCO BENVENUTI
       Era un lutto che colpiva quella famiglia, la cittadinanza samminiatese e il nostro pio Sodalizio, che ebbe il giovane estinto fra i più attivi confratelli ed uno dei primi iscritti alla Squadra di Pronto Soccorso.
       Dopo sei anni dalle aspre ed insanguinate pendici che dal Carso scendono al mare, le sue ossa gloriose che giacquero accanto a quelle di tanti eroi, tornano a S. Miniato per essere contornate dal nostro pianto fraterno, dalle nostre preghiere, per ricevere l'ultimo tributo di gratitudine e di affetto.
       Ne volle l'Arciconfraternita già ricordato il nome in un marmo, insieme agli altri confratelli caduti in guerra, affinché da quel nome spirasse più solenne il sentimento del sacrificio, della virtù, dell'amore, che è carità; vuole ora che l'esempio magnanimo, che la memoria dell'estinto restino scolpiti nell'animo di tutti coloro che nel Santo Vessillo della Misericordia stanno compiendo le nobili opere della cristiana carità, e che i giovani specialmente iscritti alla Squadra di Pronto Soccorso, imparino dal Caporale BENVENUTI ad unire in un solo amplesso i sublimi affetti alla Patria ed alla Religione.
             CITTADINI
      L'ora dell'apoteosi dei martiri della Patria è suonata! Insieme a quella del Caporale BENVENUTI, altre due salme passeranno per le vie della nostra città; tutti accorriamo a suffragarne le anime immortali, a ricomporre le gloriose spoglie nella pace delle urne, davanti alle quali le madri ricorderanno ai figli gli esempi luminosi dei nostri concittadini che immolarono serenamente per l'Italia, tanta giovinezza, tanta bontà, tanti sogni di vita e di speranza.
         S. Miniato, 29 Maggio 1923
                                                                              IL MAGISTRATO

Del ritorno delle salme di Francesco Benvenuti e di Umberto Bongi, rimane memoria anche in un articolo pubblicato dal settimanale sanminiatese di ispirazione cattolico-popolare «La Vedetta», anno V, n. 12, del 10 giugno 1923, pp. 1-2. Di seguito la trascrizione.

In alto le bandiere!
Tornano gli Eroi della Patria

Caporale Francesco Benvenuti
Era egli uno di quei giovani, così rari ai giorni nostri, che non sanno vivere se non presso le ginocchia della mamma, che adorano i genitori ed i nonni con tale trasporto di affetto da renderli stimati e beneamati da tutti.
Giovane laborioso, intelligente, arguto, lo vedevi in Poggighisi, presso il nonno suo Niccolò Brunelli (antico ed esperto tenditore di uccelli, e come tale richiesto di sua opera da S.E. l'On. Ferdinando Marini che lo ebbe caro fino alla sua morte) parlare di tese e di uccelli, e con frizzi e motti tutti propri di chi è preso da la passione della caccia, far comitiva con i cacciatori, e con essi scherzare piacevolmente del più e del meno.
Ma sopraggiunge la guerra: Cecco Benvenuti, così lo chiamavano, abbandonava e tese e uccelli, nonché il povero nonno suo piangente, perché la patria lo chiamava a rendere il suo contributo di cittadino e di soldato.
E partì allegro come sempre, e con l'83 Fanteria ha ricordo a Primolano, a Grugno, a Strigno nel Trentino, prendere parte a numerose azioni. E di là scrivere lettere bellissime ai suoi genitori, al nonno suo, cui raccontava la lunga teoria di uccelli che gli passavano sopra la trincea nei bei valichi alpini, specie quelli uccelletti che sono chiamati montanelli.
Proprio nel Trentino ebbe durante una sanguinosissima azione il primo battesimo di sangue, e lo vedemmo ricoverato nell'Ospedale cittadino della Croce Rossa nelle Scuola Tecniche.
Il 1 di Aprile del 1917 partiva dal Deposito Mitraglieri di Brescia, e giungeva in seconda linea, e precisamente nel tratto più infernale del fronte, e cioè a Quota 144, quella quota che conobbe i migliori ardimenti e i più sublimi eroismi del nostro Esercito. E pochi giorni vi rimase. Il giorno 11 del medesimo mese, colpito da bombarda insieme coll'inseparabile compagno Caporale Bongi, pietosamente raccolto dal Cappellano Militare Can. Cav. Genesio Chelli che proprio in quell'ora si recava a trovarli ambedue, veniva ricoverato con tutta sollecitudine all'Ospedale Militare di Ronchi. Ivi le assidue cure di Chirurghi illustri non valsero a nulla: spirava verso l'una del 12 di Aprile.

Caporale Umberto Bongi
Operaio intelligente e laborioso e di cuore aperto ad ogni sventura, attendeva alla rivendita dei giornali. Con dolore sommo, specie per il distacco dai suoi genitori e dalla fidanzata Sig.na Bice Gazzini, lasciò S. Miniato all'inizio della guerra, e rimase a Pistoia nell'83 Fanteria, fino ai primi del 1917, perché inabile a qualsiasi fatica, per varie imperfezioni fisiche. Ma quando vi fu grande fabbisogno di militari per il fronte, anche il Caporale Bongi venne fatto abile e ascritto insieme al Caporale Benvenuti al Deposito Mitraglieri di Brescia. Di là partirono insieme per il fronte, e fatale sventura volle che una bombarda austriaca lo colpisse la sera dell'11 Aprile sulla quota 144, ricordata sopra. Non sopravvisse che pochi istanti e il Cugino Can.co Chelli lo trovò ormai cadavere.
Ambedue riposarono fino al 18 Maggio u.s. nel Cimitero Militare di S. Polo di Monfalcone ove vennero tumulati dallo stesso cugino Can. Chelli, che vi eresse due magnifici monumenti in cemento.


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