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lunedì 13 aprile 2020

IN PILLOLE [045] – E VISSERO FELICI E CONTENTI… NEL 1637

a cura di Francesco Fiumalbi

Il Repertorio del Tribunale Ecclesiastico Diocesano di San Miniato – pubblicato nel volume Processi informativi ed atti criminali dal 1622 al 1707, a cura di L. Tognetti, Accademia degli Euteleti, San Miniato, 1994 – ci offre un preciso spaccato della vita sociale del XVII secolo. La storia proposta in questa pagina è ispirata proprio dagli atti processuali ed in particolare dal procedimento n. 8 del 1637, a p. 64 del libro. In fondo al testo ci sono le poche parole del repertorio. Una storia d’amore d’altri tempi, con alcuni elementi curiosi, ma soprattutto con lieto fine.

Giovanni Zambelli aveva superato da poco la trentina e per l’epoca era un uomo più che maturo. Non aveva avuto una vita facile, i genitori erano morti di malattia quando era ancora un bambino. I parenti più vicini abitavano lontano e non potevano prendersi cura di lui. Per questo, fin da giovanissimo, si era sempre dato da fare per guadagnarsi un tozzo di pane: aiutava i frati di San Francesco a fare l’orto, dava una mano ai coloni della mensa vescovile durante la mietitura e durante la vendemmia. Poi crescendo imparò a trattare con gli animali, prima a mungere le vacche e poi a sellare i cavalli nelle proprietà dei Morali. Piano piano, cominciò anche a guidare le carrozze. Fu la sua fortuna, perché quando Mons. Alessandro Strozzi fu destinato alla Diocesi di San Miniato, aveva bisogno di un cocchiere e, tramite un canonico di casa dei Morali, si propose al prelato. Fu messo alla prova portando il Vicario in visita a Santa Maria a Monte. Si comportò bene e il Vescovo lo assunse come “cocchiere”.

Tutte le sere, prima di ritirarsi nella sua stanzetta, faceva il giro della stalla, che si trovava precisamente dove ora c’è un negozio. Verificava che al cavallo non mancasse il fieno e l’acqua. Poi spalava il letame che l’indomani avrebbe preso il contadino che riforniva il vescovado, per farne dell’ottimo concime. Quindi passava dalla rimessa, proprio dove oggi parcheggia la macchina il Vescovo. Spolverava la carrozza perché se l’indomani Mons. Strozzi diceva di muoversi, tutto doveva essere pronto. E così, ogni sera, mentre passava dalla piazza, in quel breve tragitto dalla stalla alla rimessa, spesso incrociava lo sguardo di lei.

Lei si chiamava Domenica Scali, aveva quasi trent’anni e abitava a pigione in una stanza di un modesto casamento affacciato sulla piazza della Cittadella, proprio davanti al palazzo vescovile. Il Seminario non c’era – sarebbe stato costruito dal Vescovo Poggi all’inizio del ‘700 – e la piazza era contornata da numerose abitazioni. Domenica era vedova già da alcuni anni. Si era sposata giovanissima, ma il marito era morto di peste nel 1630. Non avevano avuto il tempo di avere figli e solo per caso non si era ammalata anche lei. Si guadagnava da vivere facendo qualche rammendo per i preti. Un giorno, riportando alla perpetua del Vescovo la tovaglia dell’altar maggiore della Cattedrale che aveva sistemato, conobbe l’uomo che si aggirava per le stalle dell’episcopio.

Giovanni, dandosi un po’ di arie, si presentò come il cocchiere di sua Eminenza Reverendissima. A Domenica, parve comunque simpatico. Umile e dimessa, nonostante il viso seminascosto dal velo nero, rispose con la dolcezza del suo sguardo. Si piacquero subito.
Ogni sera si rinnovava l’appuntamento. Lui passava dalla stalla alla rimessa e lei si faceva trovare alla finestra. Un saluto fugace e via, fino alla sera successiva. Poi Giovanni cominciò a portarle alcuni piccoli oggetti non più utilizzati in episcopio. Un vaso incrinato, un cucchiaio piegato, un cesto sfilacciato. Tutta roba modesta, ma che, in un mondo poverissimo, potevano tornare utili e che Domenica trovava la mattina sul davanzale della finestra.

Un bel giorno, Domenica non comparve più alla finestra. Giovanni rimase sorpreso da questo appuntamento perduto. La prima sera non se ne fece, era già capitato altre volte che lei fosse chiamata dalla padrona di casa a fare delle faccende. La seconda sera cominciò a preoccuparsi, forse poteva essersi ammalata. Poi, dopo più di una settimana, la vide mentre andava a fare delle commissioni in giro per San Miniato. Non ci vide più. Quella sera Domenica aveva lasciato la finestra socchiusa e lui ne approfittò per introdursi all’interno dell’abitazione. Quando lei lo vide, lì nella sua cucina, emise un urlo talmente forte che si svegliò anche il Vescovo, che nel frattempo era andato a dormire nel suo appartamento. I vicini si precipitarono fuori e la padrona di casa prese la scopa. Con tutta la sua forza, cominciò a colpire Giovanni che fu costretto a scappare in piazza.

Tutti videro la scena. Come poteva giustificarsi Giovanni dell’accaduto? Rischiava grosso, perché poteva anche essere accusato di aver tentato violenza nei confronti della povera vedova indifesa. Arrivarono gli uomini del Bargello. Presero Giovanni e di forza lo condussero nella cella ricavata al piano terreno della torretta. Si trattava di una sorta di “camera di sicurezza” che esiste ancora oggi, all’interno della piccola torre all’angolo del Miravalle. Passò la notte in quell’anfratto umido e buio. La mattina, monsignor Vescovo, pretese che il suo cocchiere venisse rilasciato sulla sua parola e il Vicario, il cui ruolo gli assegnava anche compiti di polizia, acconsentì.

Portato in episcopio, Mons. Alessandro Strozzi, volle capire come stavano le cose. Giovanni gli raccontò tutto, di come aveva conosciuto Domenica e delle piccole attenzioni che si rivolgevano. Poi la preoccupazione perché lei non si faceva più vedere: che avesse un altro uomo?
Impietosito dalla storia di Giovanni, del suo fidato cocchiere, sempre ligio al suo lavoro, il Vescovo fece chiamare Domenica. Lei confermò quanto affermato da lui: i due, a modo loro e nel massimo rispetto, si “frequentavano”. Poi lei si era stufata perché lui era un inconcludente. Erano passati mesi e sapeva solo farle trovare qualche rottame sul davanzale della finestra.  Se lui ci avesse tenuto davvero, avrebbe dovuto inventarsi qualcosa. E così aveva fatto, effettivamente, ma si era ricoperto di ridicolo di fronte a tutta la città.

Il Vescovo capì che se non ci metteva una pezza lui, i due non avrebbero compicciato nulla. Con fare risoluto chiese al suo cocchiere: «Giovanni, ma ancora giochi con le donne? Hai più di trent’anni, non ti sembrerebbe arrivato il momento di mettere la testa a posto e fare una famiglia?». Giovanni fece un cenno di assenso col capo. Poi si rivolse a lei: «Domenica, sei vedova già da molti anni e vivi in una condizione difficile. Che ne diresti di avere al tuo fianco un uomo che ti voglia bene?» Lei annuì. Il Monsignore guardò entrambi ed esclamò: «La soluzione, per tutti e due, è un bel matrimonio! »Giovanni e Domenica si guardarono negli occhi e, all’unisono, esclamarono: «Si!»

Il giorno dopo, in Duomo, Giovanni e Domenica furono uniti in matrimonio dal Vescovo. E vissero felici e contenti, o almeno così ci piace immaginare.

Chiaramente, la narrazione è di fantasia. Il repertorio del Tribunale è estremamente sintetico e povero di dettagli: Giovanni Zambelli, cocchiere del Vescovo, ha una relazione con la vedova Domenica Scali. A seguito di un litigio per gelosia entra in casa della donna e si prende tutto ciò che le aveva regalato. Viene denunciato, ma alla fine tutto si risolve col matrimonio.


Fiori d'arancio

sabato 17 dicembre 2016

FERDINANDO PAOLETTI E L'ACCADEMIA DEL SEMINARIO A SAN MINIATO NEL '700

a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
In questo post sono proposte alcune notizie in merito al sacerdote Ferdinando Paoletti [Bagno a Ripoli, 23 dicembre 1717 – 1 dicembre 1801] che per alcuni anni fu a San Miniato. Nell'introduzione al volume San Miniato nel Settecento (Pacini Editore, Pisa, 2003, pp. 11-12), Paolo Morelli rileva come al Vescovo di San Miniato Giuseppe Suarez de la Concha si debba anche la nomina a rettore del seminario di quel Ferdinando Paoletti che divenuto poi pievano di Villamagna, in diocesi di Firenze, si dedicherà come Landeschi a studi di agronomia. E' una figura interessantissima per lo studio del pensiero scientifico e socio-economico del tempo. Per certi aspetti anticipò proprio Giovan Battista Landeschi, ma non è questa la sede per parlare della sua attenzione al mondo agricolo o sociale del tempo.

A SAN MINIATO
Ferdinando Paoletti venne chiamato dal Vescovo Suarez della Concha nei primi anni '40 del '700 con il ruolo di “rettore” del Seminario Vescovile e vi rimase fino al 1746. Gli successe Rinaldo Lanini che veniva da Ronta, vicino Borgo San Lorenzo [«Novelle Letterarie», Tomo XII, Stamperia della SS. Annunziata, Firenze, 1751, n. 28, 9 luglio 1751, coll. 434-435]. Il Seminario di San Miniato, lo ricordiamo, era stato fondato da Mons. Angelo Pichi (Vescovo dal 1648 al 1653), ingrandito da Mons. Michel Carlo Visdomini Cortigiani (Vescovo dal 1683 al 1703) e infine ampliato e rinnovato in forme monumentali da Mons. Francesco Poggi (Vescovo dal 1703 al 1719).

Per avere qualche dettaglio in più sulla vita di Ferdinando Paoletti di seguito è proprosto il testo R. Nobili, Elogio del sacerdote Fernando Paoletti pievano di Villa-magna, in «Il Nuovo Giornale dei Letterati», n. V, Pisa, 1803, pp. 9-10:

Da Gio. Battista Paoletti di civil famiglia di industriosi possessori oriundi di Sesto, luogo centrale della Comunità, e Podesteria di tal nome presso Firenze, nacque nel luogo detto alla Croce distante circa quattro miglia dalla Capitale per la strada Aretina il dì 23 Dicembre 1717 Ferdinando Paoletti, che dati prematuri saggi di un genio elevato, e non comune fu dal Padre affidato alla cura del celebre Dott. Giuseppe Maria Brocchi Rettore del Seminario Arcivescovile Fiorentino, che educollo con tal predilezione, e riguardi, che giunto sollecitamente al termine degli studj, e presentasegli la congiuntura di spedire un Maestro di Belle Lettere col carico di dirigere un Collegio a Palermo, non esitò un momento a destinarvi il nostro Abate Ferdinando, che ambizioso di gloria, e di onore si diresse immediatamente a quella volta per la via di Livorno.
Era già ivi pronto alla partenza un legno sul quale caricò i pochi suoi affetti con la sua prediletta strettissima collezione di libri, quando assalito da una fierissima malattia biliosa gli convenne rimanervi a curarsi, vedendo col massimo dei dolori trafugarsi e perdersi la libreria già imbarcata, che non gli fu più possibile di rinvenire.
Sdegnato perciò con il mare, cui attribuiva tanta sciagura, determinò di preferire uno stabilimento, che venivagli offerto nella Città di S. Miniato, ove si occupò con indefesso zelo nella direzione di quel Seminario Vescovile, in cui insegnava ancora le Belle Lettere. Nell’anno 1746 fu chiamato alla Cura della Pievanìa di s. Donnino a Villamagna distante sei miglia da Firenze verso Levante, e ne accettò volentieri l'incarico, perché vide che avrebbe potuto più comodamente spaziarsi il suo genio negli studj ameni, che preferiva ad ogni altra occupazione.

Il Seminario Vescovile di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ACCADEMIA IN SEMINARIO
Nel suo compito alla guida del Seminario, profuse il suo impegno alla preparazione, non solo morale e spirituale, ma anche culturale dei giovani seminaristi. Il suo programma educativo e scolastico – non senza l'appoggio del Vescovo – nel 1744 si concretizzò con l'istituzione di una “accademia”, individuata come strumento di formazione e crescita dei ragazzi. Di questa accademia troviamo una interessantissima lettera inviata dallo stesso Ferdinando Paoletti a Giovanni Lami, curatore delle «Novelle Letterarie», dove non esitò a pubblicarla. Il testo completo è proposto più avanti.

L'accademia, una volta al mese, offriva momenti di confronto, di condivisione, di discussione ed era il luogo dove alcune tematiche potevano essere trattate con maggiore facilità e libertà, al di fuori dei rigidi schemi imposti dall'istituto seminariale. Giovanni Lami a commento della lettera pubblicata sulle «Novelle Letterarie», si complimentò con il rettore del Seminario per una tal iniziativa, dal momento che ai futuri sacerdoti era necessario molto altro, che qualche lambruccio di Teologia Morale, perché sieno a portata d'istruire i popoli, come conviene.
Come afferma lo stesso Ferdinando Paoletti, l'idea di fondare una simile accademia era nata per dar qualche lustro a questo Seminario, che in simil sorta di letterari esercizi può considerarsi al momento molto oscuro. E poi per infondere negli studenti spirito di osservazione e capacità critica, per distinguere il millantamento e la ciarlaneria dalla vera e soda scienza, che invece stimano i valent'uomini. Infine come momento di educazione “al bello”, ovvero per promuovere nella studiosa gioventù il buon gusto, e l'avanzamento delle lettere.

Gli argomenti affrontati erano molto vari: Filosofia, Storia, Letteratura ma anche questioni storico-teologiche (come i Magi e la Stella Cometa, a cui seguì anche una vivace polemica contro lo stesso Paoletti). Non mancavano tematiche legate all'Astronomia (il moto perpetuo dei corpi), alla Geologia (terremoti) e alla Medicina (come il funzionamento del corpo umano attraverso il cuore e la circolazione sanguigna, la cui dissertazione fu curata dal dott. Ranieri Gamucci, medico di origine sanminiatese che ritroviamo in varie località della Toscana, fra cui ad Anghiari). E che dire poi della dissertazione del dott. Buonaparte (probabilmente Ranieri Simone, medico e titolare di una cattedra presso l'Università di Pisa, morto nel 1761), che trattò il tema sopra le voglie delle donne.
Di tutto questo siamo a conoscenza grazie al testo pubblicato nelle «Novelle Letterarie», Tomo VI, Stamperia della SS. Annunziata, Firenze, 1745, n. 30, 23 luglio 1745, coll. 468-471, proposto di seguito:

[468] SANMINIATO
Il Signor Ferdinando Paoletti che molta lode esercita l'uffizio di Rettore del Seminario di Sanminiato, mi ha scritto una Lettera, la quale sembrami degna d'essere inserita in queste novelle, ed è la seguente:

Ho osservato in alcune date delle Novelle letterarie, che V.S. da notizia di varie Accademie nuovamente erette da alcuni Prelati nel Regno di Napoli. Io per questo mi son mosso a darle avviso d'una simile Accademia da me istituita fin dall'anno decorso in questo Seminario; acciocché, sebbene io non la stimi punto paragonabile con le notate nelle Novelle Letterarie, pure V.S. se le parrà bene, dia notizia ancora di questa. Io mi muovo a pregarla di ciò, prima per dar qualche lustro a questo Seminario, che in simil sorta di letterari esercizi può considerarsi almeno al presente [469] molto oscuro; poi perché si sappia dagli ignoranti impostori, specialmente, che tali cose non sono se non degne di lode, che tali veramente la stimano i valent'uomini, e quei, che son dotati di una vera e soda scienza, opposta totalmente a quella, che può dirsi comodamente, millantamento, e ciarlaneria; e perché si vede, che io con ciò promuovo nella studiosa gioventù il buon gusto, e l'avanzamento delle lettere. Questo congresso adunque si aduna una volta il mese colla recita di una dissertazione, e qualche volta ancora di qualche componimento Poetico, quale non ho giudicato bene promettere molto frequentemente, per non far perdere la gioventù dietro a simili studi, che sono per lo più di poco, o di niuno vantaggio. La materia per le dissertazioni è totalmente libera; sicché ci se ne leggono delle Teologiche, delle Filosofiche, delle Storiche, sì in genere di Storia Ecclesiastica, come profana. In genere di Storia Ecclesiastica si è trattato criticamente de i Magi adoratori di Cristo, e della Stella, che servì loro di scorta. Questa dissertazione mosse alcuni Frati a lacerarmi fieramente, perché non avevo seguitato le opinioni volgari, e vi fu chi mi trattò di poco pio. Si è trattato ancora de' i supposti prodigi, [470] che da alcuni impostori discorsi seguiti nella nascita del Redentore; e questo non mi cagionò contro alcuna diceria, non so come, forse perché dopo le taccie datemi, come sopra, sferzai da diritto, e da rovescio, quei buon'uomini in un altro congresso, in cui trattai del vero, e buon metodo di studiare, e del fine principale, che si dee proporre ognuno, che studia. In altre materie, si è trattato della Teologia degli Egiziani: dell'origine de i Templi de i Gentili; dell'origine, e fondazione di Roma. Sopra le voglie delle donne lesse una bellissima dissertazione il Sig. Dottore Buonaparte Lettore di Pisa; e il Signor Dottore Ranieri Gamucci una anch'egli ne lesse molto bella, in cui mostrò, che la vita del corpo umano consiste nella circolazione del sangue; e gli piacque nello stesso tempo di farci vedere l'anatomia del cuore. Si è trattato ancora dell'Attrazione, del Voto, del perpetuo moto de i corpi, del Tremoto. E qui piacemi farle note ancora, che questo Monsig. Vescovo ha introdotto in questo suo Seminario la lezione di Filosofia Neutoniana, dove prima non ce ne era di alcuna sorte.

Sin qui il Signor Paoletti, col quale, siccome col suo degno Prelato, mi rallegro di cuore, vedendo il zelo, che nutrono per [471] l'avanzamento de' buoni studi negli Ecclesiastici, a' quali è necessario molto altro, che qualche lambruccio di Teologia Morale, perché sieno a portata d'istruire i popoli, come conviene.

«Novelle Letterarie», Tomo VI,
Stamperia della SS. Annunziata, Firenze, 1745
Frontespizio

domenica 6 marzo 2016

[VIDEO] I FRATI LASCIANO IL CONVENTO DI SAN FRANCESCO A NUOVI ORIZZONTI - 5 MARZO 2016

a cura di Francesco Fiumalbi

Sabato 5 marzo 2016 è stata una data storica: l'Ordine dei Frati Minori Conventuali lascia San Miniato dopo oltre otto secoli. La notizia adesso ha il carattere di ufficialità, sebbene fosse nota da tempo. Ad annunciarlo il Ministro Provinciale per la Toscana, Padre Roberto Bernini, davanti a Mons. Andrea Migliavacca Vescovo di San Miniato, al Sindaco Vittorio Gabbanini e alle oltre cento persone raccolte all'interno dell'Auditorium “Dilvo Lotti” presso il Convento di San Francesco.

Sono passati la bellezza di 805 anni da quell'ottobre 1211, cioè da quando, secondo la tradizione, alcuni dignitari sanminiatesi incontrarono San Francesco d'Assisi presso la Badia di Santa Gonda, offrendogli l'antica chiesetta di San Miniato, ormai abbandonata e in rovina. Lo stesso episodio che, fissato in pittura da Dilvo Lotti, ha fatto da sfondo all'incontro. Ed ora, nel 2016, nell'ambito di una generale riorganizzazione delle Province dell'OFMC nell'Italia centrale, ben cinque conventi toscani sono destinati alla chiusura, fra cui quello di San Miniato. L'unica ragione alla base di questa dolorosa decisione, a detta del Ministro Provinciale, è la forte riduzione del numero di frati.

Tuttavia la struttura monumentale del convento non sarà venduta, ma conoscerà una nuova stagione, fatta di accoglienza e di spiritualità, grazie all'arrivo della Onlus “Nuovi Orizzonti”. Rimanendo nella disponibilità dell'OFMC, il convento sanminiatese potrà comunque ospitare i frati, seppur occasionalmente, e magari, chissà, far sperare in un futuro ritorno.

Di seguito è proposto il video integrale dell'incontro, con gli interventi di Andrea Mancini e Luca Macchi (Comitato “Amici di San Francesco”), Padre Roberto Bernini (Min. Prov. OFMC Toscana), Mons. Andrea Migliavacca (Vescovo di San Miniato), Vittorio Gabbanini (Sindaco di San Miniato) e Angela Croce (Nuovi Orizzonti). Si ringrazia Padre Roberto Bernini per aver acconsentito alla ripresa del video.


I frati lasciano il convento di San Francesco a San Miniato a Nuovi Orizzonti
Video di Francesco Fiumalbi

Un momento dell'incontro
Foto di Francesco Fiumalbi

L'intervento iniziale di Andrea Mancini
Foto di Francesco Fiumalbi

L'intervento di Padre Roberto Bernini
Foto di Francesco Fiumalbi

L'intervento del Sindaco Vittorio Gabbanini
Foto di Francesco Fiumalbi

L'intervento del Vescovo Andrea Migliavacca
Foto di Francesco Fiumalbi

L'intervento di Angela Croce
Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 25 gennaio 2016

[VIDEO] IL VESCOVO MIGLIAVACCA E L'ACCADEMIA DEGLI EUTELETI DI SAN MINIATO - 22 GENNAIO 2016

a cura di Francesco Fiumalbi

Venerdì 22 gennaio 2016 il nuovo Vescovo di San Miniato Mons. Andrea Migliavacca è stato accolto dall'Accademia degli Euteleti. Per l'occasione ha ricevuto l'attestato di “Socio Onorario” e ha potuto apprezzare la mostra dedicata ad un suo predecessore, il Beato Mons. Pio Alberto del Corona curata dal Dott. Alexander di Bartolo.

A fare gli onori di casa il Presidente Saverio Mecca che, fra le altre cose, ha ricordato il tradizionale legame fra l'Accademia e il clero sanminiatese. Infatti, gli Euteleti nacquero da un gruppo di persone fra cui spiccava Mons. Torello Pierazzi, poi Vescovo di San Miniato. E poi il Can. Pietro Bagnoli, primo presidente “onorario” il quale, fra le altre cose, coniò il neologismo “Euteleti”. E ancora il Can. Francesco Maria Galli Angelini, per molti anni presidente nella prima metà '900, e senza dimenticare personalità come Don Nello Micheletti, Don Lelio Mannari e Don Luciano Marrucci (anch'essi tutti canonici) che animarono la vita dell'Accademia in tempi più recenti.

Di seguito il video e alcune immagini dell'incontro.

L'accoglienza del Vescovo Mons. Andrea Migliavacca
all'Accademia degli Euteleti di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Saluto e accoglienza del Presidente Saverio Mecca
Foto di Francesco Fiumalbi

Il momento della consegna al Vescovo Migliavacca del "diploma" di Socio Onorario
Foto di Francesco Fiumalbi

Il momento della consegna al Vescovo Migliavacca del "diploma" di Socio Onorario
Foto di Francesco Fiumalbi

domenica 3 gennaio 2016

IL VESCOVO MORIGIA NELLE "MEMORIE STORICHE DE' CARDINALI" DI L. CARDELLA

a cura di Francesco Fiumalbi

In questa pagina è proposta la trascrizione del testo dedicato a Jacopo Antonio Morigia ( Milano, 23 febbraio 1633 – Pavia, 8 ottobre 1708), settimo Vescovo della Diocesi di San Miniato, dal 1 settembre 1681 al 15 febbraio 1683 (quando fu eletto Arcivescovo della Diocesi di Firenze, prendendone possesso il 18 febbraio), contenuto nell'opera di Lorenzo Cardella, dal titolo Memorie Storiche de' Cardinali di Santa Romana Chiesa, tomo VIII, pubblicato in Roma nel 1794. Si tratta di una sintetica nota biografica del Jacopo Antonio Morigia, che ebbe una “carriera” ecclesiastica molto importante, divenendo Arcivescovo di Firenze (1683), Cardinale col titolo di Santa Cecilia (1695), Arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore ed eletto, infine, Vescovo della Diocesi di Pavia (1700) dove rimase fino alla morte.

Lo stemma del Vescovo Jacopo Antonio Morigia
Tratto da Cronologia Sacra de' Vescovi dell'Arcidiocesi di Firenze
composta da Luca Giuseppe Cerracchini, Firenze, 1716, p. 234

Estratto da Lorenzo Cardella, Memorie Storiche de' Cardinali di Santa Romana Chiesa, tomo VIII, Stamperia Pagliari, Roma, 1794, pp. 26-29:

«[026] Jacopo Antonio Morigia di rispettabile famiglia Milanese, abbracciato nel 1651. in età di tredici anni l'Istituto dei Religiosi detti Barnabiti, divenne insigne filosofo, e teologo, ed eccellente oratore. Insegnò in Macerata, ed in Milano le filosofiche facoltà e predicò la divina parola nei pulpiti più rispettabili dell'Italia con plauso universale. Promosso alle prime cariche dell'Ordine, con virtuosa costanza sempre rinunziolle. Ma non così agevolmente gli riuscì di ricusare i favori di Cosimo III. Granduca di Toscana, che trasceltolo a suo teologo, e precettore di suo figlio primogenito Ferdinando, poco appressò cioè nel 1681. lo nominò al Vescovado di Sanminiato, e non già di Prato, come scrive il Battaglini nel luogo prossimo a citarsi, che il Morigia non seppe indursi ad accettare, se non costretto da un'espresso comando del Papa Innocenzio XI. Trasferito dallo stesso Innocenzio nel 1683. all'Arcivescovado di Firenze, si dolse sinceramente presso il Granduca di cotale traslazione, accaduta contro sua volontà, ma gli convenne sottomettersi ai volèri, non meno del Pontefice, che del Sovrano. E qui è da notarsi la differenza, che passa tra l'Ughellio, e il Richa nelle Notizie Storiche delle Chiese Fiorentine, intorno all'anno, in cui avvenne la traslazione del Cardinale Morigia dal Vescovado di S. Miniato [027] all'Arcivescovado di Firenze. Il primo nel T. 3. dell'Italia Sacra alla pag. 193. scrive, che quella seguì il giorno 11. di Gennaro del 1683. Il secondo per lo contrario nel Tomo sesto pag. 322. afferma senza indicare nè il mese, nè il giorno: che succedè nell'anno 1682. Noi non sappiamo a chi prestar fede fra quelli due Scrittori, i quali però si possono agevolmente insieme conciliare dicendo, che il primo averà forse inteso parlare dell'elezione, e il fecondo della confermazione, onde non è suor di proposito che fosse eletto nel Decembre del 1682, e preconizzato o sia confermato nel Concistoro degli 11. di Gennaro del 1683. II Guarnacci però dice chiaro, che tale traslazione avvenne nel 1682., scrivendo, che anno vix elapso, quo pastorale munus impleverat, Archiepiscopatui admovetur Fiorentino, onde pare sia fuor di dubbio, che nel 1682, fosse fatto Arcivescovo di Firenze. Nel governo di quella Metropolitana, alla quale presiedè con somma lode, e plauso universale per lo spazio di diciassette anni, ed in cui due volte celebrò il sinodo, ed ebbe idea di aprire il Seminario, il qual utilissimo progetto per allora non andò avanti, si diportò il Morigia con estrema dolcezza, e benignità, conciliandoli non meno l'amore del Clero, che della Nobiltà, e la venerazione del popolo, e singolarmente della povera gente, che riguardavate qual'amorosissimo padre. Nella nuova dignità ebbe varie occasioni di dar pascolo alla sua pietà e divozione; conciosiaché dovette assistere alle solenne traslazioni delle Reliquie di S. Zanobi; e di S. Maria Maddalena de' Pazzi, ed alla ricognizione dell'incorrotto cadavero di S. Andrea Corsini a motivo del trasporto di detto Santo dalla vecchia cappella alla nuova, e maestosa, avvenuto nel 1688. Nell'anno stesso benedì nella sua Metropolitana la reale sposa del gran Principe Ferdinando, Violante Beatrice dì Baviera, e nel 1691. diede l'anello nuziale alla Principessa Anna Luisa de' Medici, sposa di Giangulielmo Elettore Palatino, e nella Basilica Laurenziana nel 1693. diede la funerale assoluzione al cadavero della [028] Granduchessa Vittoria della Rovere. Incontrò però una fiera lite col Vescovo di Fiesole Filippo Neri Altoviti per cause giurisdizionali, la quale dopo lungo dibattimento, fu alla fine composta dal supremo tribunale di Roma, a cui le parti litiganti avvanzato ne avevano giuridico appello. Il Pontefice, che aveva una stima singolare del distinto merito di quello degno Prelato, gli volle dare il primo luogo tra le sue creature, e nel giorno degli 11. di Decembre del 1695. lo nominò Prete Cardinale del titolo di. S. Cecilia. Recò il corriere al Morigia quella inaspettata novella a notte già innoltrata, onde destato dal sonno, si fece sgridare il corriere medesimo, che avesse il coraggio di prenderti giuoco di un vecchio, che non aveva giammai pensato di essere Cardinale, nè tampoco avealo desiderato. Ma lette le lettere consegnategli dallo stesso corriere, e conosciuta la verità del fatto, cambiò tuono, e i suoi familiari, ebbero molto, che fare, e dire a trattenerlo dal ricusare la conferitagli dignità. Portatosi a Roma, il Pontefice cominciò forte a stimolarlo alla rinunzia della sua Chiesa, al che il Morigia non sapeva indurli, atteso l'affetto grande, che aveva pel Granduca suo benefattore, e per lo popolo Fiorentino. Finalmente per condiscendere a' voleri del Sommo Pontefice , sebbene a suo malincuore, vi s'indusse. Venne quindi tosto provveduto di altri benefici e fatto Arciprete di S. Maria Maggiore, di cui nell'anno del Giubbileo del 1700. aprì, e chiuse la porta detta Santa. Clemente XI. alla cui elezione contribuì col suo suffragio, lo promosse nel 1700. al Vescovado di Pavia. L'Argelati nel Tomo secondo della sua Biblioteca degli Scrittori Milanesi pag 968. ci fa sapere, che gli fu offerto l'Arcivescovado di Milano, vacato per morte del Cardinale Caccia, qual fu da lui con invitta costanza ricusato. II mentovato Scrittore nel luogo poc'anzi allegato ci somministra un breve catalogo delle opere di quello Cardinale. Finalmente consumato dalle fatiche cessò di vivere nel 1708. In età di settant'anni, e tredici di cardinalato, e in [029] quella Cattedrale rimase onorevolmente sepolto con un breve elogio. Non è da passarsi sotto silenzio l'anacronismo in cui è caduto Marco Battagliai nel Tomo quarto de' suoi Annali pag. 517., dove riporta la promozione del Cardinale Morigia al giorno 22. di Giugno del 1697., quando ella avvenne alli 12. di Decembre del 1695.»

L. Cardella, Memorie Storiche de' Cardinali di Santa Romana Chiesa,
tomo VIII, Stamperia Pagliari, Roma, 1794, Frontespizio

lunedì 21 dicembre 2015

L'APERTURA DELLA PORTA SANTA E L'INGRESSO IN CATTEDRALE DEL VESCOVO MIGLIAVACCA

a cura di Francesco Fiumalbi

Nel pomeriggio di domenica 20 dicembre 2015, Mons. Andrea Migliavacca ha fatto solenne ingresso nella Cattedrale dei SS. Maria Assunta e Genesio Martire, dando avvio al suo ministero pastorale nella Diocesi di San Miniato.

Dopo essere arrivato in Piazza del Popolo e aver ricevuto il saluto del Sindaco Gabbanini, il nuovo Vescovo ha incontrato i giovani della Diocesi nella chiesa dei SS. Jacopo e Lucia (comunemente detta di San Domenico). Successivamente ha raggiunto il Seminario dove, all'interno della Biblioteca, ha ricevuto il saluto delle autorità, alla presenza di tutti i sindaci dei comuni della Diocesi. Al termine di questo incontro si è formata una processione verso la Cattedrale. Qui si è svolta la solenne cerimonia di apertura della “Porta Santa” del Duomo, presenziata dal Cardinale Betori Arcivescovo di Firenze. Infatti, come previsto dal Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco, ogni chiesa cattedrale ha una Porta Santa. Nelle altre diocesi la cerimonia era avvenuta la scorsa domenica, mentre a San Miniato il momento dell'apertura della Porta è stato fatto coincidere con l'ingresso in Cattedrale del nuovo Vescovo di San Miniato. Una festa nella festa. Termina così il lungo periodo della “vacanza” vescovile, che durava da più di un anno, dall'8 dicembre del 2014.

Di seguito il video dell'apertura della Porta Santa presso la Cattedrale e alcune immagini salienti.

L'apertura della Porta Santa
e l'ingresso in Cattedrale del Vescovo Migliavacca
Video di Francesco Fiumalbi

L'attesa per l'apertura della Porta Santa e l'arrivo del Vescovo Migliavacca
Foto di Francesco Fiumalbi

L'arrivo della processione guidata dal Card. Betori e dal Vescovo Migliavacca
Foto di Francesco Fiumalbi

La cerimonia di apertura della Porta Santa
Foto di Francesco Fiumalbi

L'apertura della Porta Santa
Foto di Francesco Fiumalbi

L'apertura della Porta Santa
Foto di Francesco Fiumalbi

domenica 20 dicembre 2015

L'ARRIVO A SAN MINIATO DEL VESCOVO ANDREA MIGLIAVACCA - 20 DICEMBRE 2015

a cura di Francesco Fiumalbi

Nel pomeriggio di domenica 20 dicembre 2015, Mons. Andrea Migliavacca ha fatto il suo primo ingresso “ufficiale” a San Miniato, in qualità di nuovo Vescovo.
Appena arrivato in piazza, il nuovo Vescovo di San Miniato si è rivolto alla folla con un gesto di saluto. Accompagnato dal suono della Filarmonica “G. Verdi”, ha poi raggiunto il palco assieme al Sindaco Vittorio Gabbanini. Il primo cittadino ha rivolto al Vescovo il saluto dell'Amministrazione Comunale e della cittadinanza tutta. Il Vescovo ha salutato a sua volta i numerosi presenti, prima di entrare nella chiesa dei SS. Jacopo e Lucia (comunemente detta San Domenico) dove ha incontrato i giovani della Diocesi.

Di seguito il video dell'arrivo di Mons. Andrea Migliavacca in Piazza del Popolo e alcune immagini salienti.

L'arrivo di Mons. Andrea Migliavacca in Piazza del Popolo
e il saluto del Sindaco Vittorio Gabbanini
Video di Francesco Fiumalbi

L'arrivo di Mons. Andrea Migliavacca in Piazza del Popolo
e il saluto verso la folla
Foto di Cristina Guerra

L'arrivo di Mons. Andrea Migliavacca in Piazza del Popolo
Foto di Cristina Guerra

Il saluto del Sindaco Vittorio Gabbanini
Foto di Cristina Guerra

Le prime parole di Mons. Andrea Migliavacca
Foto di Cristina Guerra

venerdì 11 dicembre 2015

L'ORDINAZIONE EPISCOPALE DI ANDREA MIGLIAVACCA VESCOVO DI SAN MINIATO – 9 DICEMBRE 2015

Mercoledì 9 dicembre 2015, presso la Cattedrale di Pavia, si è svolta l'ordinazione episcopale di mons. Andrea Migliavacca, 25° Vescovo di San Miniato.

Di seguito è proposto il video realizzato dal canale televisivo Catholic Sat.

Ordinazione Episcopale di Andrea Migliavacca Vescovo di San Miniato
Video realizzato da Catholic Sat

martedì 3 novembre 2015

[VIDEO] INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA DEDICATA AL VESCOVO DEL CORONA

Sabato 31 ottobre 2015 alle ore 18.00, presso la sede dell’Accademia degli Euteleti di San Miniato si è tenuta l’inaugurazione della mostra dal titolo:

Il Beato Pio Alberto Del Corona:
documenti e testimonianze dal Fondo Galli Angelini dell’Accademia

Curatore dell’esposizione il Dott. Alexander Di Bartolo, esperto di storia con particolare inclinazione verso la storia ecclesiastica, nonché responsabile della Biblioteca del Seminario Vescovile di San Miniato, che ha presentato l'esposizione, come è nata e quali documenti sono proposti.

Di seguito il video della presentazione:



Presentazione della mostra: Il Beato Pio Alberto Del Corona:
documenti e testimonianze dal Fondo Galli Angelini dell’Accademia
curata dal Dott. Alexander Di Bartolo
Video di Francesco Fiumalbi

La mostra si pone l’obiettivo di tracciare un quadro di Mons. Pio Del Corona, già Vescovo di San Miniato, e beatificato con solenne cerimonia il 19 settembre scorso, attraverso i documenti conservati presso l’Archivio dell’Accademia degli Euteleti, ed in particolare dal fondo di Mons. Francesco Maria Galli Angelini, erudito raccoglitore di testimonianze storiche sanminiatesi.

La mostra rimarrà aperta fino al 30 gennaio 2016 e sarà visitabile col consueto orario di apertura dell’Accademia.


Un momento della presentazione
Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 5 ottobre 2015

NOMINATO IL NUOVO VESCOVO DI SAN MINIATO MONS. ANDREA MIGLIAVACCA

Di seguito è proposto il comunicato ufficiale pubblicato sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede in data 5 ottobre 2015, relativo alla nomina di Mons. Andrea Migliavacca quale 25° Vescovo della Diocesi di San Miniato.

Nomina del Vescovo di San Miniato (Italia)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo della diocesi di San Miniato (Italia) il Rev.do Can. Andrea Migliavacca, del clero della diocesi di Pavia, finora Rettore del Seminario Diocesano, Vicario Giudiziale della medesima diocesi e Canonico del Capitolo Cattedrale.

Rev.do Andrea Migliavacca

Il Rev.do Andrea Migliavacca è nato a Pavia il 29 agosto 1967. Ha conseguito il diploma delle medie superiori presso l’Istituto di ragioneria “Bordoni” di Pavia. Entrato nel Seminario diocesano nell’anno 1986, ha frequentato gli studi in preparazione all’ordinazione sacerdotale, che ha ricevuto il 27 giugno 1992, incardinandosi nella diocesi di Pavia.
Dal 1992 al 1996 è stato alunno del Pontificio Seminario lombardo a Roma, dove ha conseguito la laurea in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana nel 1996.
Ha svolto i seguenti incarichi: Vice Assistente di Azione Cattolica dei ragazzi dal 1996 al 2001; Notaio del Tribunale Ecclesiastico Diocesano dal 1996 al 2004 e Vicario Giudiziale aggiunto dal 1997 al 2005. Nel 1998 è stato nominato Segretario del Sinodo Diocesano. È stato Assistente Unitario di Azione Cattolica e Assistente Regionale del settore giovani dal 1998 al 2001; Incaricato per la Pastorale Giovanile dal 1999 al 2009; Assistente dei Giovani di Azione Cattolica dal 2001 al 2008; Amministratore Parrocchiale di San Genesio ed Uniti in Pavia dal 2007 al 2009; Assistente Scout AGESCI Pavia 1 dal 1996; Vice Cancelliere e Giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo dal 1997; Rettore del Seminario Diocesano e Incaricato per le vocazioni dal 2001; Vicario Giudiziale dal 2007 e Canonico del capitolo della Cattedrale dal 2012.

La Cattedrale di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

giovedì 30 luglio 2015

IL DOCUMENTARIO SUL BEATO PIO ALBERTO DEL CORONA VESCOVO DI SAN MINIATO

Mons. Pio Alberto del Corona, nato a Livorno il 5 luglio 1837 è stato Vescovo di San Miniato per ben 32 anni, dal 1875 al 1907. In occasione della prossima cerimonia di beatificazione, prevista per il prossimo 19 settembre 2015, è stato realizzato un interessante documentario dal titolo Mons. Beato Pio Alberto Del Corona. Un Vescovo tra la gente.

La produzione, promossa dalla Diocesi di San Miniato in collaborazione con la rete televisiva TVL col contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato e Incas Spa, è stato curato da Michael Cantarella, per la regia di Lorenzo Petrucciani. Responsabile di produzione Paola Bardelli, riprese e montaggio di Andrea Palumbo. Mons. Del Corona è stato interpretato dall'attore e regista sanminiatese Andrea Mancini.

Il video, della durata di circa 25 minuti, contiene anche i contributi di Mons. Morello Morelli attuale Amministratore Diocesano, Padre Francesco Maria Ricci vice postulatore causa, Don Francesco Ricciarelli Responsabile Ufficio per le Comunicazioni Sociali e la Cultura, Graziano Concioni Archivista della Diocesi, Alexander Di Bartolo Bibliotecario del Seminario.

Il documentario, andato in onda in anteprima su TVL domenica 12 luglio 2015 alle ore 21.15, adesso è disponibile on-line sul canale Youtube della Diocesi di San Miniato e quindi reso disponibile anche per coloro che non sono riusciti a sintonizzarsi alla tv.

Di seguito il video. Buona visione.

Documentario Mons. Beato Pio Alberto Del Corona. Un Vescovo tra la gente.
Realizzato dalla Diocesi di San Miniato per cura di Michael Cantarella

giovedì 11 dicembre 2014

IN PILLOLE [032] LA “VACANZA” VESCOVILE

a cura di Francesco Fiumalbi
Lunedì 8 dicembre 2014, in occasione della festività dell'Immacolata Concezione di Maria, mons. Fausto Tardelli ha fatto il suo ingresso ufficiale nella Diocesi di Pistoia. A San Miniato è così iniziato il periodo della cosiddetta “vacanza” vescovile.

Mons. Fausto Tardelli durante l'ultimo pellegrinaggio
al Santuario di Cigoli in data 6 dicembre 2014
Foto di Francesco Fiumalbi

Come ci spiega Ottorino Pianigiani nel suo Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, il termine “vacanza” rappresenta il participio presente del verbo “vacare”, che significa: “il rimanere vuoto di un ufficio”. Ed è esattamente quello che è successo: in attesa della nomina da parte del Papa di un nuovo Vescovo di San Miniato, infatti, la sede diocesana è “vacante”.

E' un periodo particolare per la Chiesa sanminiatese, in cui l'assenza del Vescovo si fa sentire, anche perché, come specificato nel Diritto Canonico, mentre la sede è vacante non si proceda a innovazioni (Can. 428). Innanzitutto, è notizia di questi giorni la nomina dell'Amministratore Diocesano nella persona di Mons. Morello Morelli. Secondo i termini del Diritto Canonico, l'Amministratore Diocesano deve essere eletto dal collegio dei consultori entro otto giorni dal momento in cui si è ricevuta notizia che la sede episcopale è vacante (Can. 421), ed è tenuto agli obblighi e ha la potestà del Vescovo diocesano, escluso ciò che non gli compete o per la natura della cosa o per il diritto stesso (Can. 427).

Anche nella liturgia della Santa Messa, i più attenti, si saranno accorti della modifica alla Preghiera Eucaristica che fino al 7 dicembre era questa: “Ricordati, Padre, della tua Chiesa diffusa su tutta la terra: rendila perfetta nell'amore in unione con il nostro Papa Francesco, il nostro Vescovo Fausto, e tutto l'ordine sacerdotale”. Nel momento della vacanza spariscono dalla formula le parole “il nostro Vescovo Fausto”, cosicché diventa: “Ricordati, Padre, della tua Chiesa diffusa su tutta la terra: rendila perfetta nell'amore in unione con il nostro Papa Francesco e tutto l'ordine sacerdotale”.

Infine, il periodo di vacanza è indicato anche con un simbolo evidente, o meglio con l’assenza di un simbolo. Infatti, sulla facciata del Palazzo Vescovile di San Miniato, al di sopra del portale di ingresso, sulla sinistra, è rimasto solamente lo stemma di Papa Francesco. Non è più presente, poiché rimosso l'8 dicembre, quello di Mons. Fausto Tardelli che campeggiava dalla parte destra fin dal 2004, anno in cui fece il suo ingresso a San Miniato. Lo spazio rimarrà vuoto fino all'arrivo del nuovo vescovo.

Il Palazzo Vescovile di San Miniato
senza lo stemma di Mons. Fausto Tardelli
Foto di Giuseppe Chelli

Il Palazzo Vescovile di San Miniato
con lo stemma di Mons. Fausto Tardelli presente
Foto di Francesco Fiumalbi


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