lunedì 22 luglio 2024

LO SCOPRIMENTO DELLA COPIA DEL BASSORILIEVO DI GIROLDO DA COMO – 22 LUGLIO 2024 NELL’80° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DEL DUOMO DI SAN MINIATO

Il 22 luglio 2024, in occasione della commemorazione nell’80° anniversario della Strage del Duomo di San Miniato, è stata scoperta la copia del bassorilievo di Giroldo da Como. L’originale, conservato presso il Museo Diocesano d’Arte Sacra e raffigurante il tema iconografico dell’Annunciazione, proprio la mattina del 22 luglio 1944, venne danneggiato dalla cannonata statunitense che determinò la morte di 55 civili.

Il bassorilievo di Giroldo da Como danneggiato
Foto Cesare Barzacchi (luglio-agosto 1944)

La cerimonia di scoprimento è stata officiata dal Vescovo di San Miniato mons. Giovanni Paccosi ed ha visto la partecipazione di numerose autorità.
Di seguito il video del momento dello scoprimento, qui pubblicato per gentile disponibilità dell’autore Michele Fiaschi.


Di seguito la trascrizione del discorso pronunciato dal Vescovo Paccosi:

Il 22 luglio 1944 a San Miniato, proprio qui, una bomba uccise 55 innocenti, che avevano cercato riparo tra le mura della Cattedrale che, come un luogo sacro, avrebbe dovuto proteggerli dalla violenza degli scontri e dai bombardamenti.

Per questo mi appresto a ricollocare, nel punto previso dove si trovava fino a quel giorno, il bassorilievo di Giroldo da Como, che è l’unica opera superstite della primitiva chiesa, che poi sarebbe diventata la Cattedrale. Proprio lì [indicando il luogo dove è collocata l’opera] fu oggetto dell’impatto con la bomba che, entrando da quella finestra che ora è chiusa [indicando l’apertura semicircolare, oggi tamponata], la spezzò, senza distruggerla, […] poi rimbalzò e scoppiò in mezzo alla gente.

L’opera fu raccolta nei vari pazzi e ricomposta, pochi anni dopo, senza ricostruire le parti mancanti, nel Museo Diocesano dove si trova attualmente. Si lasciò rotta l’immagine proprio a ricordare la strage, ma la sua collocazione ne fece perdere poi il ruolo di testimone muto dell’orrore e le parti mancanti resero anche impossibile comprenderne il valore altissimo da un punto di vista artistico e anche il suo valore storico. Diciamo così, cadde un po’ nell’oblio.

Rivederla qui, come faremo adesso, in una copia fedele, fatta con le tecniche della scansione 3D e con l’opera artistica di coloro che l’hanno realizzata, è una documentazione che abbiamo potuto fare grazie alla reintegrazione delle parti mancanti, grazie a delle foto a grande risoluzione che l’Archivio Alinari conservava. E quindi la possiamo anche apprezzare nel suo valore artistico e simbolico, oltre che per la sua importanza storica.

Come vedrete, si è voluto apporre una luce rossa, che provenendo dalla finestra riproduce la traiettoria della cannonata, a ricordo di quella mattina. Colpisce proprio come la bomba colpì proprio il cuore della Madonna nell’immagine, quasi a significare che quel colpo spezzò il cuore della comunità civile e religiosa di San Miniato, che da quasi otto secoli si ritrova in questa Cattedrale per celebrare le gioie e i dolori della Città.

Ci sarebbe molto da dire anche sul valore storico di quest’opera d’arte, che fu fatta realizzare nel 1274 – sono 750 anni - da quel Dego de’ Cancellieri che proprio solo in quell’anno fu Podestà del Comune San Miniato. Fu nominato dal Re Carlo d’Angiò e dal Papa Beato, Gregorio X, per sottrarre San Miniato dal controllo imperiale. Infatti di lì a poco, i Vicari poi lasciarono San Miniato e la città fu libera. […] Sono lieto che l’Accademia degli Euteleti, con una decisione presa già prima di questa iniziativa, ha deciso di dedicare un convegno di studi, il primo dedicato proprio a Giroldo da Como e a quest’opera così importante da riscoprire. Nella legenda abbiamo posto sotto l’immagine un codice QR, [che rimanda ad una pagina] in cui si può trovare una spiegazione dettagliata dell’opera e soprattutto dei fatti di quel giorno. Tutti coloro che entrano qui – entrano anche tanti turisti – possano vedere e capire.

Ringrazio tutte le autorità presenti, ma in particolare la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato: con il contributo economico che ci ha elargito ha reso possibile questa iniziativa. Poi ringrazio la ditta Paolo Costa di Carrara, per la realizzazione della copia con le moderne tecniche di lavorazione e con tanta maestria. E poi ringrazio Opera Laboratori per l’illuminazione, la Soprintendenza di Pisa che ci ha seguito in questo lavoro e la nostra Elisa Barani che ha seguito passo passo il processo di realizzazione dell’opera che ora scopriamo.

La locandina dell’iniziativa
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domenica 21 aprile 2024

[VIDEO] FRONTE DELL'ARNO - PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI CLAUDIO BISCARINI - 20 APRILE 2024

Il 20 aprile 2024 si è tenuta la presentazione del libro di Claudio Biscarini dal titolo "Fronte dell'Arno. Luglio-Settembre 1944. La guerra da San Miniato a Empoli nei documenti inediti degli archivi tedeschi", tenutasi al Museo della Memoria di San Miniato.



Un'iniziativa organizzata dal Comune di San Miniato in collaborazione con Coop Culture.

Presenti, oltre all'autore, il Senatore Dario Parrini, il Sindaco Simone Giglioli e il Consigliere con delega alla Memoria Michele Fiaschi.

Di seguito il video e alcune immagini della serata.








venerdì 22 dicembre 2023

BOLLETTINO ACCADEMIA EUTELETI N. 90 – 2023


INDICE DEL VOLUME
 
Cipriani Giovanni, Una interessante edizione delle operette minori del Canonico samminiatese Pietro Bagnoli, p. 9
 
Galanti Antonio, Composizione per Viola e Pianoforte per i duecento anni della fondazione dell’Accademia degli Euteleti di San Miniato, p. 21
 
Fabrizi Angelo, Brunetto Latini e San Miniato, p. 41
 
Fabrizi Angelo, Maria Fancelli, insigne interprete della cultura tedesca, p. 49
 
Cipollini Marco, L’anima con le suole consumate. Charles Péguy (1873-1914), p. 55
 
Fancelli Maria, L’Abbazia di San Godenzo e i suoi Convegni Danteschi, p. 79
 
Nistri Rossano, Filastrocca docet. Sulla funzione educativa dei testi ritmici infantili nella società tradizionale, p. 85
 
Ricciarelli Francesco, La Sagra dei Vescovi di Giulio Delli, p. 123
 
Caciagli Mario, Gli inquilini del Quirinale, p. 131
 
Bocchini Camaiani Bruna, Sullo sfondo del Movimento cristiano sociale a Livorno: gli “Spiriti liberi” di Angela Gatti Pellegrini, p. 135
 
Fiaschi Michele, Origine del Leone di San Miniato, p. 139
 
Bucelli Claudia Maria, La difesa delle bellezze artistiche e naturali di Firenze e d’Italia come custodia di cultura e umanità. La società “Amici del Paesaggio”, l’intellettualità fiorentina, Pietro Porcinai, p. 159
 
Giovannelli Roberto, Divagazioni pittoriche intorno a Michelangelo che sospende di scolpire la statua del Mosè per riflettere sul suo lavoro, p. 169
 
Renzoni Stefano, Quasi sconosciuto. Giuseppe Ercoli, un pittore pisano tra ritrattistica e insegnamento, p. 179
 
Spinelli Riccardo, Un dipinto mediceo di Ottavio Vannini, p. 201
 
Belli Sandro, Genesi e sviluppi per un quadro mediceo di Antonio Franchi, p. 213
 
Roani Roberta, Sculture del fiorentino Giovanni Battista Capezzuoli da rintracciare a Londra, p. 221
 
Fatichi Luigi, Sull’arte contemporanea, p. 233
 
Micieli Nicola, San Miniato al Tedesco. Grafica ed editoria d’arte. Un laboratorio xilografico, p. 241
 
Coppola Giovanni, L’arte della poliorcetica nell’Italia meridionale normanna, p. 283
 
Vanni Desideri Andrea, Fortunio Desideri, il Granduca e il “gran pesce”. Un curioso episodio di storia familiare, p. 301
 
Fiumalbi Francesco, Un’architettura pluristratificata. La Pieve di Corazzano dal Medioevo alla costruzione dell’immagine medievale, p. 319
 
Hadda Lamia, Architettura khuradanide nella medina di Tunisi (XI-XII secolo), p. 355
 
Ceccanti Federico, La Tribuna della Cattedrale di San Zeno a Pistoia: un’architettura “serliana” di Jacopo Lafri, p. 371
 
Lenzi Iacomelli Carlotta, “La serenità acquisita con la fatica tutto governa con un solo cenno”: un affresco celebra la famiglia pratese dei Gini
 
Posarelli Paolo, Progetto Urbano. Riflessioni sulle dinamiche di trasformazione della città Europea, p. 415
 
Bruschi Mario, L’oratorio della villa dei Fucini a Dianella ai primi dell’Ottocento, p. 419
 
Sottili Fabio, Villa Marsuppi Boccini a Scandicci e la cappellina di Carlo Marcellini, p. 433
 
Bertini Antonella, La nascita dell’Assistenza Pubblica a Empoli nel 1883, p. 453
 
Vita dell’Accademia nell’anno 2023


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venerdì 22 settembre 2023

IL PALAZZO VESCOVILE DI SAN MINIATO - PRESENTAZIONE DEL LIBRO 22 SETTEMBRE 2023

a cura di Francesco Fiumalbi

Nel pomeriggio di venerdì 22 settembre 2023, presso la Biblioteca del Seminario, si è svolta la presentazione del libro "Il palazzo vescovile di San Miniato al Tedesco. Vicende storiche, analisi e nuove funzioni" di Dalia Bimbi ed Emanuela Vigneri.


Un'iniziativa promossa dall'Accademia degli Euteleti che ha visto l'intervento di numerose personalità fra cui Mons. Giovanni Paccosi Vescovo di San Miniato, il Sindaco Simone Giglioli, il Soprintendente Valerio Tesi, il prof. Francesco Gurrieri, il prof. Saverio Mecca, la prof. Maria Fancelli e il prof. Andrea Vanni Desideri.

Di seguito il video della presentazione:

mercoledì 20 settembre 2023

SAN MINIATO 1622. NASCITA DI UNA DIOCESI - Presentazione del libro 19 settembre 2023

Presso la Biblioteca del Seminario Vescovile, martedì 19 settembre 2023 si è svolta la presentazione del libro San Miniato 1622. Nascita di una diocesi. La pubblicazione si compone di due parti: la prefazione redatta dal prof. Gaetano Greco e dalla trascrizione, curata da Graziano Concioni (scomparso nel 2017) dei documenti conservati nel fascicolo Processo relativo alla erezione della Diocesi (1622) presso l'Archivio Vescovile di San Miniato. Si tratta di un manoscritto settecentesco, che ripropone in copia il carteggio e i documenti prodotti durante la fase che portò all'erezione della Cattedra Vescovile di San Miniato.


Alla presentazione sono intervenuti mons. Giovanni Paccosi Vescovo di San Miniato, Don Francesco Ricciarelli Direttore della Biblioteca del Seminario, l'avv. Giovanni Urti per la Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato che ha finanziato l'opera e il prof. Gaetano Greco, Ordinario di Storia Moderna presso il Dipartimento di Filologia e critica delle letterature antiche e moderne dell'Università di Siena.

Di seguito il video e alcune immagini della presentazione (a cura di Francesco Fiumalbi):






domenica 25 giugno 2023

Presentazione della pala d'altare di Benedetto Veli - San Miniato 23 giugno 2023 - Fondazione CRSM

Venerdì 23 giugno 2023, presso Palazzo Grifoni, la Fondazione CRSM ha presentato al pubblico la pala d’altare firmata da Benedetto Veli nel 1594 e raffigurante una Madonna col Bambino con San Baudolino d’Asti e Giovanni Oldrati da Meda (dim. 204x145).

La tela è stata acquistata dalla Fondazione CRSM da una casa d’aste svedese, poiché secondo gli studi del dott. Alessandro Nesi proverrebbe dalla chiesa di Cigoli, dalla quale sarebbe partita agli inizi del ‘900 per motivi ad oggi non conosciuti.
I santi appartenevano all’Ordine degli Umiliati che fu soppresso nel 1571 ma, a uno dei suoi ultimi frati, fu permesso da Papa Pio V di risiedere a Cigoli, con funzioni di custode del Santuario.
Alla presentazione sono intervenuti Antonio Guicciardini Salini Presidente della Fondazione CRSM, mons. Giovanni Paccosi Vescovo di San Miniato, il Sindaco Simone Giglioli, don Francesco Ricciarelli parroco di Cigoli, oltre allo storico dell’arte Alessandro Nesi.




Di seguito il video e alcune immagini dell'iniziativa:






sabato 15 aprile 2023

QUANTI ANNI HA LA ROCCA DI SAN MINIATO?


di Francesco Fiumalbi
 
La recente iniziativa promossa dal Comune di San Miniato per “celebrare” gli 800 anni della Rocca, mi ha offerto lo spunto per questo post. Quanti anni ha veramente la rocca di San Miniato? 800 come è stato detto? La domanda è semplice ma la risposta è abbastanza complessa.
 
Innanzitutto va detto che a San Miniato facciamo largo uso di una sineddoche, quella figura retorica per la quale si prende il tutto per una parte oppure una parte per il tutto. Infatti per “rocca” si deve intendere una fortificazione d’altura, un complesso militare difensivo costituito da varie strutture ed edifici, fra cui mura, torri, fossati, etc… per cui, in virtù della sineddoche, quando a San Miniato diciamo “rocca” molto spesso intendiamo la “torre”.

La Torre della Rocca di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Se consideriamo la definizione di “rocca” come fortificazione militare d’altura, allora, la prima attestazione di un castello sulla cima del colle sanminiatese risale all’anno 904. Il documento riguarda il monastero lucchese di San Ponziano e contiene la “dotazione” patrimoniale dello stesso cenobio, tra cui la curiam di Faognana, indicata nel territorio giurisdizionale della pieve di San Genesio, prope castrum Sancti Miniatis (01).
 
Quindi se facciamo riferimento a questo, la prima struttura difensiva sanminiatese avrebbe almeno 1119 anni! Dico almeno, perché la prima attestazione è del 904, ma vuol dire che il castello è stato costruito precedentemente. Tuttavia non conosciamo l’anno esatto.
 
Se poi per “rocca” intendiamo quella organizzata nell’ambito dell’amministrazione imperiale, allora arriviamo ad un periodo compreso fra il 1160-63 e il 1174.
 
Fra il 1160 e il 1163, infatti, a San Miniato viene insediato il primo vicario imperiale, con il passaggio dal sistema marchionale a quello vicariale promosso dall’Imperatore Federico I di Svevia “Barbarossa”. In proposito si veda il post: L’ARRIVO DELL’AMMINISTRAZIONE IMPERIALE A SAN MINIATO .
 
Al 1172, invece, risale il giuramento dei sanminiatesi con i fiorentini ed i pisani, i quali si proponevano di recuperare il controllo sul centro sanminiatese anche sine superiori incastellatura, ovvero anche senza la fortificazione d’altura (02). In proposito si veda il post: IL GIURAMENTO DEI SANMINIATESI E LA NASCITA DEL COMUNE .
 
Nel 1172 scoppiò la guerra contro Pisa, Firenze e San Miniato, da parte di Genova, Lucca e Siena assieme al cancelliere imperiale Cristiano di Buch, arcivescovo di Magonza, che portò alla distruzione di San Miniato, come concordano varie fonti (su tutti Bernardo Maragone). Nel 1174 invece i sanminiatesi sconfitti poterono rientrare a San Miniato, trovando una situazione ormai normalizzata. Ovvero l’abitato che un tempo si trovava attorno alla fortificazione d’apice, e che era stato distrutto con la guerra, fu ricostruito a distanza di sicurezza, lungo la strada di crinale del colle sanminiatese. In questo modo si creò un’ampia zona, corrispondente effettivamente con il complesso difensivo di epoca imperiale. Inoltre, è davvero significativo la circostanza secondo la quale, quattro anni più tardi, il 20 gennaio 1178 l’Imperatore Federico “Barbarossa” si trovasse a San Miniato, dove rilasciò un diploma all’Abbazia di San Salvatore ad Isola nell’odierno Comune di Monteriggioni (SI). L’atto fu registrato im palacio apud castrum sancti Miniatis, quindi all’interno del “palazzo” presso il castello di San Miniato, quindi l’amministrazione imperiale aveva provveduto ad organizzare la rocca. (03).
 
Come osservato da Emilia Marcori, entro la rocca va situato poi l’edificio atto ad ospirtare i funzionari imperiali e la guarnigione di presidio, descritto nelle relazioni cinquecentesche come un palazzo in grave stato di decadenza (04).
 
Quindi se facciamo riferimento a questa seconda fase della fortificazione, la rocca avrebbe all’incirca 850-860 anni, anno più, anno meno.
 
Ma allora perché sono stati celebrati gli 800 anni della rocca?
 
La cosa nasce da una notizia che non ha una fonte diplomatica, bensì narrativa. Si tratta della Cronica di Giovanni Villani, vissuto nella Firenze della prima metà del ‘300. Egli scrive la storia del suo tempo e dei tempi più antichi, a partire dalla fondazione della città di Firenze. Per gli eventi di cui è testimone diretto è considerato una fonte abbastanza attendibile, mentre è considerato attendibile solo parzialmente per tutte quelle informazioni più antiche, e sempre meno attendibile man mano che si allontanano dal periodo in cui egli visse. L’episodio in questione risale al 1220, quindi alcuni decenni prima della sua nascita e della compilazione della sua cronica, che inizia nel 1300 e porta avanti fino alla morte nel 1348.
 
In particolare Villani scrisse «Negli anni di Cristo MCCXX, il dì di santa Cecilia di novembre, fue coronato e consecrato a Roma a imperadore Federigo secondo re di Cicilia, figliuolo che fu dello ’mperadore Arrigo di Svevia […] Questo Federigo regnò XXX anni imperadore, e fue uomo di grande affare e di gran valore, savio di scrittura e di senno naturale, universale in tutte cose; […] E più altre notabili cose fece fare: il castello di Prato, e la rocca di Samminiato, e molte altre cose, come innanzi faremo menzione.» (05)
 
Anche altri autori, contemporanei del Villani, riportano la medesima notizia, più o meno con gli stessi termini, come nel caso di Ricordano Malispini. Tuttavia questi autori, tutti fiorentini, sono debitori del testo di Giovanni Villani. I cronisti lucchesi, pisani, senesi, pistoiesi o di altri centri, non riportano questa notizia. E questo in qualche modo ci dovrebbe far suonare un campanellino. Si noti poi che si parla genericamente di rocca, del complesso fortificato d’altura, senza mai parlare di una torre. D’altra parte il binomio rocca e torre non è affatto scontato: esistono rocche senza torri, ma anche torri senza rocca.
 
In ogni caso, nel 1223, l’accordo commerciale fra il Comune di San Miniato e quello di San Gimignano, venne stipulato in cassaro sancti Miniatis ante ecclesiam beati Michaelis, ovvero nel cassero della rocca, davanti alla chiesa di San Michele Arcangelo (06). Anche in questo caso si parla della fortificazione genericamente, senza documentare la presenza di una torre.
 
A partire dalla fonte narrativa di Giovanni Villani e considerando il termine “cassaro”, attestato per la prima volta nel 1223 in luogo di altri termini come castello o incastellatura, Maria Laura Cristiani Testi, ha proposto di inquadrare fra il 1220 e il 1223 il periodo in cui Federico II avrebbe promosso un considerevole intervento edilizio che avrebbe portato la fortificazione sanminiatese, ovvero la rocca, completa anche della torre, nella sua configurazione definitiva (07). Tuttavia non ci sono attestazioni documentarie certe, ma labili informazioni (provenienti solo da un autore e dai suoi seguaci) e ragionamenti più o meno sofisticati. Come detto esistono anche rocche senza torri.
 
E la faccenda non finisce qua. Se volessimo essere pignoli e trovare la prima attestazione documentaria relativa alla torre (indicata modernamente come Torre di Federico II) dobbiamo arrivare al XIV secolo…. Quindi, addirittura, allo stato attuale degli studi e delle informazioni documentarie disponibili, potrebbe anche darsi che Federico II con la torre non c’entri nulla!
 
Nel 1258, fra la morte di Federico II (1250) e la battaglia di Montaperti (1260), si ha notizia di come i lucchesi avessero la custodia, pagata a loro spese, della rocca di San Miniato (08). Ancora una volta si parla di rocca ma non della torre.
 
Nel Diario di Giovanni di Lemmo da Comugnori, che copre un arco temporale fra il 1299 e il 1319, ancora una volta non si parla mai di torre della rocca, bensì di fortiam Comunis, ovvero di fortezza comunale, del comune di San Miniato. (09).
 
Negli Statuti del 1337 si parla della campana rocche da suonare per radunare il Consiglio del Popolo nel nuovo palazzo comunale (domo nova leonis) (10). Negli stessi Statuti si dice anche di quando, in caso di incendio, i custodi della rocca debbano pulsare campanellam minorem que est super arce (11). Si potrebbe ammettere che un tale apparato campanario, costituito da una campana più grande ed una più piccola, non possa che avere come naturale collocazione la cella campanaria in cima ad una torre. In realtà esistono anche altri sistemi, come i cosiddetti campanili a vela. Tuttavia, in tutti gli Statuti del 1337, non è mai, e sottolineo mai, citata la torre della rocca. E’ invece attestata la turrim vel palatium populi – la torre o palazzo del Capitano del Popolo, con relativa campana, che corrisponde alla porzione occidentale dell’attuale palazzo vescovile (12).
 
Infine, la prima attestazione documentaria certa della presenza della torre è contenuta nella riforma degli Statuti del 1354, in cui si parla della custodia della rocca e della relativa turris roche, che per tre anni veniva affidata ad una guarnigione fiorentina (13).
 
Va detto, poi, che molti studiosi, negli anni, hanno osservato numerose assonanze formali fra la torre della rocca di San Miniato e la cosiddetta torre di Arnolfo, che campeggia sopra Palazzo Vecchio a Firenze e che fu costruita intorno al 1310. In almeno un paio di occasioni ho sentito dire che la torre sanminiatese avrebbe fatto da modello a quella fiorentina. Ora, considerando che la prima attestazione documentaria della torre di San Miniato è del 1354, potrebbe anche darsi che la situazione sia opposta: le forme della struttura sanminiatese potrebbero dipendere da quelle della torre fiorentina. Chi può escluderlo?
 
Infine, nei documenti trecenteschi, a partire proprio dagli atti di riforma degli Statuti datati 1354, si parla sempre di “torre della rocca” o “torre del castello”. Per trovare la torre associata all’imperatore Federico II si dovrà attendere la produzione storiografica della seconda metà del XIX secolo (prima Lami, Fontani e Repetti non accostano Federico II alla costruzione della rocca). È curioso osservare come si evolve la storia attraverso gli autori ottocenteschi… si passa dalle parole del proposto Giuseppe Conti, che parla della chiesa di San Michele dentro la fortezza (come dice il documento del 1223), alle parole più decise ma anche al punto interrogativo di Giuseppe Rondoni, fino alle certezze di Giuseppe Piombanti, ma ancor di più del Can. Francesco Maria Galli Angelini, per il quale la rocca e quindi anche la torre fu costruita per volontà di Federico II. Una circostanza che non è mai stata messa in discussione, ma, come abbiamo visto, priva di adeguati riscontri documentari.
 
Così il Conti nel 1863:
«1218. Corrado Spirense vicario di Federigo II (Tommasi, Storia di Siena) risiedeva in Sanminiato (Boninc. Hist. Sic. P.2) munisce a guisa di fortezza la chiesa di S. Michele. Ricordano Malaspina, Villani e Buoninc. All’anno 1226. Federigo II nel mese di Luglio di detto anno trovavasi in Sanminiate, come apparisce da un privilegio conceduto alla chiesa di S. Salvatore di Fucecchio, Datum apud S. Miniatum, e pubblicato dal Soldani nella storia di Passignano(14)
 
Così il Rondoni nel 1876:
«Corrado [di Spira] suo prefetto [di Federico II] innanzi di passare nell’Umbria, aveva munita a guisa di fortezza la chiesa di S. Michele posta sulla cima del poggio di S. Miniato, e vi faceva innalzare una rocca (1236?) che rimane anche oggi, benché quasi in rovina, e donde lo sguardo corre su mezza Toscana(15)
 
Così il Piombanti nel 1894:
«Concedeva [Federico II] quindi al nostro comune la terza parte delle alluvioni dell'Arno nel territorio samminiatese; ordinava vi risiedesse stabilmente il giudice degli appelli per la Toscana tutta; faceva circondare a guisa di fortezza, sulla cima del poggio, la chiesa di S. Michele, sopra edificandovi l'eccelsa rocca, d'onde tu puoi vedere mezza la Toscana.» (16).
 
Così il Galli Angelini nel 1928:
«Sulla vetta del colle Federico II fece costruire nel 1218 da Corrado da Spira la celebre rocca [intesa come torre per sineddoche), oggi monumento nazionale.» (17).
 
Quindi, per concludere, cosa rispondere alla domanda:
quanti anni ha la rocca di San Miniato?
 
Io personalmente risponderei:
bella domanda! Ma non ho una risposta certa!
Sicuramente c’era un castello nel 904, che diventa sede dell’amministrazione imperiale fra il 1160 e il 1163, strutturato e organizzato entro il 1174, al tempo di Federico Barbarossa. Il nipote Federico II non si sa bene cosa abbia fatto costruire, forse anche niente. Di sicuro la storia va fatta con i documenti, non con le chiacchiere o con le speculazioni storiografiche. E se si bada ai documenti la rocca (intesa come fortificazione d’altura) è sicuramente precedente al 1223. Mentre la torre (chiamata come rocca per sineddoche) è attestata per la prima volta nel 1354!
 
Quale data scegliereste?
 
NOTE E RIFERIMENTI
(01) Archivio di Stato di Lucca, Diplomatico, San Ponziano, 904; ed. Memorie e documenti per servire all’Istoria del Ducato di Lucca, Tomo V, parte III, a cura di D. Barsocchini, Lucca, 1841, n. MLXXXV, p. 29.
(02) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, San Miniato, n. 1, 1172, maggio 5; ed. Documenti dell’antica costituzione del Comune di Firenze, a cura di P. Santini, Documenti di Storia Italia, tomo X, Firenze, 1895, pp. 363-364.
(03) Archivio di Stato di Siena, Diplomatico, S. Eugenio di Siena, 1178 gennaio 20; ed. T. von Sickel, Friderici I. Diplomata inde ab a. MCKXVIII ad a. MCLXXX., Monumenta Germaniae Historica, Diplomata regum et imperatorum Germaniae, Tomo X, Parte III, Hannoverae, 1985, n. 726, pp. 263-264.
(04) E. Marcori, Difesa da Santi, leoni e un Crocifisso. Appunti sull’origine civile e militare di San Miniato al Tedesco, in «Bollettino dell’Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 78, San Miniato, 2011, p. 163.
(05) Croniche di Giovanni, Matteo e Filippo Villani secondo le migliori stampe e corredate di note filologiche e storiche, Vol. I, Trieste, 1857, pp. 75-76.
(06) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Comune di San Gimignano, 15 gennaio 1223; ed. J. Ficker, Forschungen zur reichs und rechtsgeschichte Italiens, Innsbruck, 1874, n. 304, pp. 338-339.
(07) M. L. Cristiani Testi, San Miniato al Tedesco. Saggio di Storia Urbanistica e Architettonica (Firenze, 1967, pp. 58-67.
(08) Archivio di Stato di Lucca, Diplomatico, Archivio di Stato, Tarpea, 1258 febbraio 26.
(09) Ser Giovanni di Lemmo da Comugnori, Diario (1299-1319), a cura di V. Mazzoni, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008, c. 36v, p. 48.
(10) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Fondo Comune di San Miniato, Atti Vari, Statuti, n. 2247, Libro IV, rubrica <13>, c. 116v; ed. Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco, a cura di F. Salvestrini, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo, Comune di San Miniato, Edizioni ETS, p. 295.
(11) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Fondo Comune di San Miniato, Atti Vari, Statuti, n. 2247, Libro V, rubrica 42 <43>, c. 198r; ed. Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco, a cura di F. Salvestrini, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo, Comune di San Miniato, Edizioni ETS, p. 443.
(12) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Fondo Comune di San Miniato, Atti Vari, Statuti, n. 2247, Libro IV, rubrica 48 <51>, c. 139r; ed. Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco, a cura di F. Salvestrini, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo, Comune di San Miniato, Edizioni ETS, p. 337.
(13) Archivio di Stato di Firenze, Statuti delle comunità autonome e soggette, n. 734, Statuti di S. Miniato, Riforme di S. Miniato dall’Anno 1354 al 1496, c. 8v; ed. Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco, a cura di F. Salvestrini, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo, Comune di San Miniato, Edizioni ETS, Appendice II, p. 482.
(14) G. Conti, Storia della venerabile immagine e dell'Oratorio del SS. Crocifisso detto di Castelvecchio nella città di Sanminiato, M. Cellini, Firenze, 1863, p. 86.
(15) G. Rondoni, Memorie storiche di S. Miniato al Tedesco con documenti inediti e le notizie degl’illustri samminiatesi, Tip. Massimo Ristori, San Miniato, 1876, p. 47.
(16) G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco. Con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia M. Ristori, San Miniato, 1894, p. 20.
(17) F. M. Galli Angelini, San Miniato. La sveva città del Valdarno, Le Cento Città d’Italia, fasc. 86, Casa Editrice Sonzogno, Bergamo, 1928, p. 3.
 
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