sabato 13 luglio 2019

NON REVOCATE LA CITTADINANZA A MUSSOLINI

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di Francesco Fiumalbi

Non revocate la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Si, avete capito bene e non mi sono bevuto il cervello. Sono stato io a creare questo “imbarazzo”, andando a rispolverare una vecchia delibera del 1924 con la quale il Comune di San Miniato concesse l’onorificenza al capo del fascismo. Adesso, con questo post desidero togliere i miei concittadini da un sì grave turbamento, proponendo un’argomentazione che spero possa essere facilmente e largamente condivisa. Ma andiamo con ordine.

A partire dal ritrovamento di quella delibera del 1924 si è aperto un vivace dibattito sull'opportunità di revocare il riconoscimento, un po' come avvenuto negli ultimi due anni nei comuni circonvicini: Empoli, Castelfiorentino, Vinci, Fucecchio, Montopoli e Santa Croce sull’Arno. Come era prevedibile si sono formate due “fazioni” contrapposte: da una parte i fautori della revoca, motivata dal fatto che l'Italia è una Repubblica democratica che annovera l’antifascismo fra i suoi valori fondanti (si veda la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, e la cosiddetta “Legge Scelba”, la n. 645/1952); di opinione opposta chi ritiene che un simile provvedimento sia un'inutile perdita di tempo, un'operazione nostalgia, buona a distogliere l'attenzione da problemi contingenti più gravi e imminenti, appellandosi anche alla “storicizzazione” del provvedimento.


L’aspetto che ha destato maggiore curiosità è stato proprio quello della storicizzazione dell’onorificenza. Per quale motivo la questione della cittadinanza onoraria a Mussolini è venuta fuori solamente nel 2019 – attraverso un post pubblicato su questo blog – e nessuno, in passato, si è mai sognato di toglierla? Come mai non nel 1945, non nel 1960, non nel 1985? Dobbiamo chiedercelo davvero, poiché il Comune di San Miniato è stato amministrato da sindaci che sono stati partigiani, cioè che hanno partecipato attivamente alla lotta contro il fascismo. Senza dimenticare che nel secondo dopoguerra i partiti che hanno governato il municipio – su tutti il Partito Comunista d’Italia – hanno goduto di un consenso larghissimo, con percentuali schiaccianti. Ed è proprio la risposta a tale domanda che ci fornisce la chiave per “leggere” la delibera del 1924 e proporre una convincente argomentazione sul perché oggi, nel 2019, non vada tolta la cittadinanza onoraria al duce del fascismo.

L’interrogativo è serio, ma non dobbiamo fermarci alle prime impressioni. Qualcuno ha parlato di “ignoranza”: nessuno avrebbe pensato a revocare l’onorificenza a Mussolini, semplicemente perché nessuno ne era conoscenza. L’ipotesi è suggestiva, ma non sta in piedi: figurarsi se nel 1945 non c’era possibilità di memoria per una delibera del 1924! È un po’ come se oggi, nel 2019, nessuno si ricordasse di una cosa accaduta nel 1998. Alcuni avranno dimenticato, ma non certo tutti. Va poi ricordato che il Comune di San Miniato ha una lunghissima tradizione archivistica e i documenti storici sono stati visionati, analizzati e studiati da centinaia e centinaia di studiosi dal 1945 ad oggi. Per favore, non raccontiamoci balle.

Altri hanno avanzato l’ipotesi che la mancata revoca sia il frutto di una scelta ben ponderata, al fine di condannare all'oblio la figura del capo del fascismo, considerando le polemiche che avrebbe suscitato l’annullamento della cittadinanza. Figuriamoci se chi aveva impugnato le armi contro il fascismo poteva farsi scrupolo di una eventuale polemica su una cosa del genere: chiunque avesse mosso anche una piccola obiezione ad una tale decisione, sarebbe stato subito bollato come fascista, con le inevitabili conseguenze del caso.

Insomma, affermare che sia stata una dimenticanza o una precisa strategia di gestione della memoria si fa offesa all'intelligenza dei nostri nonni e dei nostri padri, che hanno costruito l’Italia democratica in cui viviamo oggi. A nessuno è venuto il dubbio che una cosa del genere sia semplicemente inspiegabile con i soli nostri criteri contemporanei?

Viviamo in un tempo in cui in Italia, ma anche in Europa e in buona parte del mondo, in molti gridano ad un possibile ritorno del fascismo. Nel recente saggio Chi è fascista oggi [Laterza, 2019], Emilio Gentile – uno dei maggiori storici del fascismo italiano – sostiene che si stia assistendo alla formulazione di una teoria che propugna l’esistenza di un “fascismo eterno”, basata sull'uso di analogie che spesso tendono a produrre falsificazioni della conoscenza storica, in un processo che tende a sostituire la storiografia con una sorta di astoriologia, dove il passato storico viene continuamente adattato ai desideri, alle speranze, alle paure attuali.
Emilio Gentile mette in guardia sulle conseguenze di un tale fenomeno: penso che la tesi dell’eterno ritorno del fascismo possa favorire la fascinazione del fascismo sui giovani, che poco o nulla sanno del fascismo storico, ma si lasciano suggestionare da una visione mitica, che verrebbe ulteriormente ingigantita  dalla presunta eternità del fascismo. Lo storico va oltre e spiega che se oggi siamo di fronte al ritorno del fascismo, dobbiamo allora riconoscere che l’antifascismo non ha veramente debellato il fascismo nel 1945. Se così fosse, la celebrazione della Festa della Liberazione sarebbe la celebrazione di un falso storico, o comunque un abuso celebrativo, perché nel 1945 l’antifascismo avrebbe vinto una battaglia contro il fascismo e non la guerra.

Partendo da questo assunto, ricordiamo che il 25 aprile 1945 il fascismo è stato sconfitto storicamente e definitivamente. Dalle macerie del ventennio, è nata una nuova Italia: il 2 giugno 1946 il popolo italiano scelse l’istituzione repubblicana e dall’Assemblea Costituente nacque una nuova Costituzione, basata su valori democratici e, perciò, antifascisti.
Checché se ne dica la Repubblica Italiana è un nuovo Stato. Tuttavia, è anche vero che giuridicamente le leggi e i contratti in vigore precedentemente hanno continuato a valere, ma solo perché la nuova Italia non piombasse in un nuovo caos. Non hanno continuato a valere le determinazioni politico-ideologiche e anticostituzionali, cioè in contrasto con la nuova Costituzione, che sono decadute. E quindi sono decadute anche tutte le determinazioni, tutte le onorificenze e tutto ciò che poteva essere legato alla sfera propriamente fascista. E’ questo il motivo per cui nessuno ha mai pensato di togliere la cittadinanza a Mussolini. Perché è decaduta, in automatico, con la nascita della nuova Italia democratica.

I nostri nonni, i nostri padri, coloro che hanno costruito l'Italia democratica, non erano né ignoranti, né sprovveduti, né avevano la memoria corta. Il fascismo è stato sconfitto e il 25 aprile è un giorno di festa, indiscutibile e irrevocabile. Associandomi al ragionamento proposto da Emilio Gentile, trovo pericoloso pensare che quella delibera abbia un valore oggi. Sarebbe come voler affermare che il fascismo, in realtà, non sia stato sconfitto storicamente e definitivamente. Nessuno oggi si sognerebbe di revocare una deliberazione ideologica del Granducato di Toscana o del Regno delle due Sicilie. Sono due stati che, storicamente, sono stati aboliti, così come storicamente è stato sconfitto e abolito il fascismo, il suo apparato istituzionale e il suo corpo ideologico.

Per dimostrare la fondatezza di questa tesi, porterò un esempio sanminiatese. Durante il ventennio i nomi di alcune strade e piazze cittadine subirono una ridenominazione in senso fascista: piazza Giovacchino Taddei (già Piazza San Domenico) divenne piazza dell’Impero, la piazzetta di fianco al Municipio nel 1933 fu dedicata ad Arnaldo Mussolini, l’antica via di Sant’Andrea venne denominata viale Umberto Pontanari (un “martire” della rivoluzione fascista), la via di San Francesco fu ribattezzata viale 9 maggio, a memoria della data dell’annessione dell’Etiopia e della costituzione dell’impero. Queste denominazioni furono cambiate nel dopoguerra con due provvedimenti che presentano modalità diverse. Per capire bisogna fare attenzione alle date.

Il 2 agosto 1945 il Sindaco Concilio Salvadori comunicò all'Ufficio di Stato Civile che con la Deliberazione dell’11 ottobre 1944, n. 18, venne provveduto alla modifica delle seguenti denominazioni di alcune Vie e Piazze del Comune fra cui via 9 Maggio posta in Parrocchia di S. Stefano prenderà il nome di via Don Minzoni, [...] Viale Umberto Pontanari posto in Parrocchia di S. Stefano, prenderà il nome di Viale Giacomo Matteotti, Piazza dell'Impero posta in Parrocchia di S. Iacopo e Lucia prenderà il nome di Piazza del Popolo, […] Piazza A. Mussolini posta in Parrocchia della Cattedrale, prenderà il nome di Piazza Beccaria [il documento è pubblicato in San Miniato durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Documenti e cronache, Amministrazione Comunale San Miniato, Biblioteca Comunale San Miniato, Giardini Editori, Pisa, 1986, p. 259]

Occorre notare che la prima delibera è dell’11 ottobre 1944, quando l’Italia era ancora divisa in due dalla guerra. La comunicazione del Sindaco all’Ufficio di Stato Civile è del 2 agosto 1945, a guerra conclusa, ma con il medesimo apparato istituzionale: l’Italia era ancora un regno, sul trono sedeva ancora Vittorio Emanuele III e il Governo era di unità nazionale, sotto la guida di Ferruccio Parri. Lo Stato di diritto era il medesimo, pertanto alle deliberazioni fasciste si oppone una nuova deliberazione antifascista.

Invece, nella seduta del Consiglio Comunale del 22 giugno 1946, l'Assessore Giulio Mario Conforti spiegò che la Piazza Vittorio Emanuele, la piazzetta adiacente al Municipio e la via che va dall'Arco del Seminario alla via Mangiadori, erano attualmente prive di targa e di nome, per avvenuto abbattimento delle targhe indicative. Pertanto propose al Consiglio:
(1) che la Piazza Vittorio Emanuele venga denominata Piazza della Repubblica;
(2) che la piazza adiacente al Municipio venga denominata Piazza Giuseppe Mazzini;
(3) che il tratto di via del Capoluogo, dall'arco del Seminario alla via Mangiadori venga denominata Via Martiri del Duomo, in omaggio alle Vittime innocenti che ignare della sorte che le attendeva, furono spinte in chiesa dai tedeschi e quindi massacrate nel modo che tutti sanno. Il Consiglio approvò la proposta all'unanimità, anche se la Prefettura di Pisa impose una variazione: da via Martiri del Duomo a via Vittime del Duomo, visto che la vicenda, già all'epoca, presentava contorni poco chiari e che solo dopo molti anni è stato possibile far luce sul drammatico episodio che vide la morte di 55 civili la mattina del 22 luglio 1944 all'interno della Cattedrale [ASCSM, Archivio Postunitario, Deliberazioni del Consiglio Comunale, F200 S010 UF19, Delibera n. 21 del 22 giugno 1946].

In questo caso osserviamo che la delibera del 22 giugno 1946 fu approvata a pochissimi giorni dal Referendum Istituzionale e dalla proclamazione della nascente Repubblica Italiana. Lo Stato istituzionale era cambiato e per cambiare il nome alle vie e alle piazze non venne cancellata alcuna deliberazione precedente. Semplicemente erano rimaste prive di denominazione, per avvenuto abbattimento delle targhe indicative ed erano spazi lasciati “vuoti”, dalla definitiva sconfitta della vecchia Italia fascista e monarchica, che furono riempiti dalla nuova Italia democratica e repubblicana. Non c’era più il bisogno di negare il passato, poiché il passato aveva già perso il proprio valore. L’Assessore Conforti non nomina nemmeno due delle tre vecchie denominazioni (piazza Arnaldo Mussolini e via Umberto I) poiché, essendo cambiato lo Stato, non avevano più ragione d’esistere. L’unico citato è Vittorio Emanuele, considerato un padre del Risorgimento, ma è stato un monarca e l’Italia era ormai diventata una repubblica democratica, distante dal vecchio modello di Stato monarchico e liberale.

In conclusione, la deliberazione del 1924 non ha più alcun valore dal 1946, poiché le forze antifasciste hanno vinto la guerra e il fascismo è stato sconfitto storicamente e definitivamente. Dalla guerra è nato un nuovo Stato: repubblicano, democratico e antifascista. Revocare la cittadinanza a Benito Mussolini, ovvero annullare la delibera del 1924, significa affermare che quella determinazione ha conservato la propria validità fino oggi, in aperta contraddizione con quanto affermato fin qui.

A chi sostiene che il Comune di San Miniato non possa sottrarsi, dal momento che gli altri comuni della zona hanno revocato le rispettive cittadinanze onorarie, rispondo che gli “errori” altrui non devono giustificarne altri. E per errore mi riferisco a quel fenomeno, descritto da Emilio Gentile, che vede la sostituzione della storiografia con l’astoriologia. E’ corretto usare la storia per aggiornare i nostri criteri e cercare di comprendere il presente attraverso le esperienze del passato, ma lasciamo il passato dov’è.

Sono consapevole che probabilmente queste mie parole cadranno nel vuoto. Mi piacerebbe sapere cosa penseranno gli storici se fra cent’anni troveranno una deliberazione sanminiatese del 2019 che revoca un provvedimento del 1924. Se va bene ci si faranno una grassa risata, ma se va male esprimeranno un giudizio molto severo. Fate vobis, ma non dite che non ve l’aveva detto nessuno.

martedì 25 giugno 2019

[VIDEO] - LA PACE DI MONTOPOLI (1329) - INCONTRO DI STUDIO - 22 GIUGNO 2019

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Sabato 22 giugno 2019, presso la Sala Consiliare del Comune di Montopoli si è tenuto l'Incontro di Studio sul tema "La Pace di Montopoli (1329): la Toscana e il Basso Valdarno nella prima metà del Trecento".
L'iniziativa è stata organizzata dalla Pro Loco di Montopoli in collaborazione con il Comune di Montopoli e il Sistema Museale Montopolese. Sono interventuti di Ignazio del Punta, Serena Nazzi (per Mario Montorzi) e Monica Baldassarri, coordinati da Alberto Malvolti. 

Di seguito il video dell'iniziativa:





lunedì 24 giugno 2019

[VIDEO] IL PIEVANO DI MONTOPOLI PIETRO MORI - PRESENTAZIONE DEL LIBRO - 20 GIUGNO 2019

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Venerdì 20 giugno 2019, presso l'aula magna del Seminario di San Miniato si è tenuta la presentazione del secondo volume della collana "Historia Ecclesiae Miniatensis", dedicata alla storia della chiesa sanminiatese.

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Questo secondo numero, realizzato da Silvio Ficini, è dedicato alla figura del Pievano di Montopoli Pietro Mori (1808-1860), originario di Santa Maria a Monte e figura estremamente interessante: autore di numerose opere ed in contatto con alcune personalità del Risorgimento Italiano: con i sanminiatesi Torello Pierazzi (Vescovo), Gioacchino Taddei (chimico di fama internazionale) e Augusto Conti (filosofo e patriota), ma anche con grandi protagonisti del tempo come Gino Capponi - che era proprietario della Villa di Varramista vicino Montopoli - Alessandro Manzoni (amico e frequentatore del Capponi), oltre a Niccolò Tommaseo.

Di seguito il video della presentazione:


Il video della presentazione

domenica 23 giugno 2019

LA DISTRUZIONE DEL BORGO DI SAN GENESIO

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di Francesco Fiumalbi

Sommario del post:
INTRODUZIONE: UNA PICCOLA GUERNICA
LA DISTRUZIONE DEL BORGO: NUOVI EQUILIBRI NEL MEDIO VALDARNO INFERIORE
LE FONTI STORICHE
LA MEMORIA E IL RITROVAMENTO DEL BORGO DI SAN GENESIO
NOTE E RIFERIMENTI

INTRODUZIONE
UNA PICCOLA GUERNICA
In questo post parleremo della distruzione del Borgo di San Genesio, operata dai sanminiatesi nel 1248. Purtroppo conosciamo pochissimo di questo episodio: sappiamo a mala pena la data, non vi sono fonti diplomatiche che ne parlino e le poche notizie derivano dalle fonti cronachistiche coeve o successive di qualche decennio. Quel che è certo è che si trattò di un episodio determinante per la storia sanminiatese nel Basso Medioevo.

Quel 30 giugno 1248 era una giornata calda e afosa? Oppure era una giornata nuvolosa e piovigginosa? Quando avvenne l'attacco? All'alba, al tramonto, durante le ore più calde della giornata oppure di notte? Quanti sanminiatesi presero parte all'aggressione? Quanti abitanti di San Genesio erano presenti? Come avvenne lo scontro? Fu un piccolo assedio o un'incursione fulminea?  Ci fu un tentativo di difesa oppure fu un fuggi fuggi generale? Quanti furono i morti da entrambe le parti? Come si comportarono gli aggressori nei confronti della pieve, rispettarono l'antico edificio religioso oppure prevalse la furia devastatrice? Purtroppo non è possibile rispondere a nessuna di queste domande.

Usando un po’ la fantasia, possiamo immaginare il terrore, la morte e la distruzione che avvennero a San Genesio e, cercando un’immagine evocativa, potremmo scegliere Guernica. Sicuramente fu qualcosa di molto più piccolo, di meno tecnologico e meno devastante, ma passatemi il paragone. D'altra parte la celebre opera di Pablo Picasso, nell'immaginario collettivo, è diventata il simbolo del terrore, della disperazione, della morte e delle distruzioni causate dalla guerra. 

Guernica, Pablo Picasso, 1937
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid

LA DISTRUZIONE DEL BORGO:
NUOVI EQUILIBRI NEL MEDIO VALDARNO INFERIORE
Il 30 giugno dell’anno 1248, i sanminiatesi scesero in pianura e distrussero il borgo di San Genesio. Alcune fonti indicano il 22 giugno o il 1 luglio 1248, ma la sostanza non cambia. Il drammatico episodio segnò una svolta epocale per il nostro territorio e sancì la definitiva affermazione di San Miniato nell’area fra la Valdelsa e la Valdegola, nonché una ridefinizione degli equilibri politici nel Medio Valdarno Inferiore. Infatti, la città di Lucca vantava – almeno fin dall’epoca longobarda – un’influenza politica e religiosa sulla zona, forte dell’asse tra San Genesio e Santa Maria a Monte. Distrutto il Borgo di San Genesio, i Lucchesi si adoperarono immediatamente per rafforzare la presenza nella zona, fondando le cosiddette “terre nuove” di Santa Croce sull’Arno e Castelfranco di Sotto (1250 circa). L’influenza politica lucchese nel Medio Valdarno Inferiore si concluse definitivamente dopo la Pace di Montopoli del 1329, quando le comunità di Fucecchio, Santa Croce, Castelfranco, Montopoli e Santa Maria a Monte si assoggettarono a Firenze. L’influenza religiosa terminò nel 1622 con l’erezione della nuova Diocesi di San Miniato.

San Miniato, invece, si mise in luce nel panorama toscano come un centro in grado di autodeterminarsi, di muoversi secondo una propria politica, non necessariamente legata agli equilibri regionali. Sviluppatosi come castello signorile a partire dal IX secolo, dal 1160-62 ospitò stabilmente la residenza dei rappresentanti della Corona in Toscana. Tuttavia l’istituzione comunale, la cui prima attestazione risale al 1172, si mosse cercando di trarre vantaggio dai mutevoli rapporti di forza tra il potere imperiale e le città toscane. E così nel 1197 il Comune di San Miniato partecipò attivamente alla Lega di San Genesio, o Prima Lega Guelfa Toscana, in chiave antimperiale. Nel 1209 con l’ascesa di Ottone di Brunswick, ma soprattutto con Federico II, la comunità sanminiatese cercò di massimizzare i vantaggi dovuti alla presenza dell’amministrazione imperiale e ai legami politico-economici che potevano essere intessuti.

Di questo ne è la prova il diploma rilasciato nel 1217 da Federico II di Svevia ai rappresentanti del Comune di San Miniato presso Ulma. Con tale atto, il non ancora imperatore donò agli homines Sancti Minatis fideles nostri il borgo di San Genesio, le sue pertinenze e una strada, non ben specificata, che sarebbe dovuta passare per ipsa terram Sancti Miniati (01). La messa in pratica di questa concessione provocò una serie di vicissitudini che portarono allo spopolamento del borgo,  alla traslazione del fonte battesimale (1236), ad una prima devastazione e ricostruzione (1240), alla definitiva distruzione dell’abitato (1248) e al trasferimento del titolo della pieve (post 1248) a favore della chiesa di Santa Maria, situata all'interno del castello sanminiatese, e che dopo circa quattro secoli verrà elevata a Cattedrale (02).

Da quel giorno il Borgo di San Genesio, indicato come Vico Wallari in epoca altomedievale, ma che vantava una frequentazione antichissima, risalente addirittura fin dall’epoca etrusca, scomparve per sempre. Una storia millenaria quasi del tutto cancellata.
Con il borgo venne meno la prestigiosa Pieve di San Genesio, la chiesa da cui probabilmente si era irradiato il Cristianesimo nel Medio Valdarno Inferiore, il luogo dove si tennero numerose assemblee ed assise – la prima addirittura nell’anno 715 – l’edificio che aveva ospitato imperatori, vicari e alti prelati, su tutti il celebre Sigeric Arcivescovo di Canterbury nel 991. Senza dimenticare il passaggio nel 1046 di Arrigo o Enrico III detto il Nero (1017-1056) e del suo cancelliere Suidgerio Vescovo di Bamberga che dopo il Concilio di Sutri divennero rispettivamente Imperatore e Papa. E poi ancora le assise promosse dall’arcicancelliere e legato imperiale Rainaldo di Dassel Arcivescovo di Colonia (1161) e dal suo successore Cristiano di Buch Arcivescovo di Magonza (1165).

L’area archeologica di San Genesio (2013)
Aerofoto tratta dalla Fototeca della Regione Toscana
Geoscopio – Regione Toscana
Per gentile disponibilità

LE FONTI STORICHE
Non esistono documenti diplomatici che attestino la distruzione del borgo da parte dei sanminiatesi. Tuttavia, la notizia è riportata senza contraddizioni nelle fonti narrative fiorentine e lucchesi del XIII e del XIV secolo:

1248. A die XXII Giugno lo Borgo a San Gigegi fue arso [Gesta Lucanorum, Lucca, XIII sec. (03)]

Anno Domini MCCXLVIII. […] Eodem anno destructus fuit burgo Sancti Genesii, qui edificatus fuerat in plano Sancti Miniatis, ut in predicti Gestis habetur [Bartolomeo Fiadoni, Lucca, XIII sec. (04)]

L'anno di .MCCXLVIII. […] fu sfacto lo Borgo Sanginiegio da quelli di Saminiato [Giovanni Sercambi, Lucca, XIV-XV secc. (05)]

Nel Ccxlviij anni fue disfatto il Borgo a Sanginegio, die primo iulii per li… [Pseudo Brunetto Latini, Firenze, XIII sec. (06)]

Ma poi l'anno MCXLVIII, l'ultimo di giugno, [il borgo di San Genesio] fu disfatto per modo, che mai più non si rifece [Giovanni Villani, Firenze, XIV sec. (07)]

Ma poi negli anni di Cristo mille dugento quaranta otto, l'ultimo di' di Giugno [il borgo di San Genesio] fu disfatto per modo, che mai non si rifece [Ricordano Malispini, Firenze, XIV sec. (08)]

MCCXLVIII. […]. E in questo anno adì uno anzi Luglio fue disfatto il Borgo a San Ginegio nel piano di San Miniato. [Simone della Tosa, Firenze, XIV sec. (09)]

Nel mille dugento quarant'otto […] fu disfatto il Borgo a San Ginegio, che era rifatto appié di San Miniato del Tedesco, il quale più volte era stato disfatto e rifatto, & fu il sezzajo* dì di Giugno nel quarantanove più di mille dugento. [Paolino Pieri, Firenze, XIV sec. (10)]

Nel MCCXL. si rifece il borgo à San Giniegio à piè di San Miniato per lo buono sito del passo & nel MCCXLVIII. fu disfatto, & mai poi non si rifece. [Piero Domenico Buonsinsegni, Firenze, XIV-XV sec. (11)]

L’area archeologica di San Genesio
Foto di Francesco Fiumalbi

LA MEMORIA E IL RITROVAMENTO DEL BORGO DI SAN GENESIO
Il Borgo di San Genesio rimase per secoli nella memoria toponomastica della zona. Ad esempio, negli Statuti sanminiatesi del 1336, un piccolo corso d’acqua nominato rivum Vadoli è indicato in plano Sancti Miniatis, iuxta pleme veterem de Sancto Genesio (12). Proprio questa indicazione ha lasciato ipotizzare che la distruzione del 1248 abbia riguardato solamente l’abitato e non la pieve, che sarebbe stata “smontata” ed utilizzata come cava di materiali da costruzione in epoca successiva. In ogni caso, pur essendo plausibile come ipotesi, manca di ulteriori riscontri.
In un atto del 1365 Michele del fu Ser Ugolino da San Miniato vendette a Paolo di Ser Francesco di detto luogo un terreno situato nel piano di San Miniato indicato nel luogo detto “Borgo vecchio” (13). Ed ancora, nel 1366 Jacopo e Girolamo fratelli e figli di Ser Niccolò di Ser Jacopo da San Miniato vendettero a Paolo di Francesco di detto luogo e permuta a Ser Ambrogio del fu Marcovaldo un terreno indicato nel Piano di S. Miniato, nel luogo detto “la Pieve vecchia” (14).

Tuttavia fu solamente nell’XIX secolo, col progredire degli studi storico-letterari e una rinnovata attenzione alla storia sanminiatese in epoca medievale, che il Vescovo di San Miniato Mons. Torello Pierazzi fece costruire l’oratorio di San Genesio all’intersezione fra la SS. n. 67 “Tosco-Romagnola Est” e via Capocavallo (1841).
Il borgo fu definitivamente ritrovato e riportato alla luce nel giugno 2001, quando venne avviata la prima campagna archeologica coordinata dall’archeologo Federico Cantini per conto della cattedra di Archeologia Medievale del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena,  del Museo Archeologico e della Ceramica di Montelupo Fiorentino e del Comune di San Miniato, in accordo con la Soprintendenza Archeologica della Toscana, coinvolgendo successivamente altre università italiane (15). Tredici anni più tardi, nel 2014, fu inaugurato il Museo e l’annessa struttura di supporto.

L’oratorio di San Genesio
Foto di Francesco Fiumalbi

NOTE E RIFERIMENTI
(01) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Comunità di San Miniato, febbraio 1216; ed. J. L. A. Huillard-Breholles, Historia Diplomatica Friderici Secundi sive costitutiones, privilegia, mandata, instrumenta, quae supersunt istius imperatoris et filiorum ejus, Tomo I, Parte II, Parisiis, 1852, pp. 497-499.
(02) G. Concioni, Le vicende di una Pieve nella cronologia dei suoi pievani. San Genesio di Vico Wallari 715-1466, Accademia Lucchese di Scienze, Arti e Lettere, 2010, pp. 41-44; P. Morelli, Borgo San Genesio, la Strata Pisana e la via Francigena, Vico Wallari – San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del medio Valdarno Inferiore fra Alto e Pieno Medioevo, a cura di F. Cantini e F. Salvestrini, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo di San Miniato, Firenze University Press, Firenze, 2010, pp. 135-138; F. Salvestrini, San Genesio. La comunità e la pieve fra VI e XIII secolo, Vico Wallari – San Genesio… cit., pp. 72-80.
(03) Die Gesta Lucanorum, a cura di B. Schmeidler, in «Monumenta Germaniae Historica», Scriptores Rerum Germanicarum, Nova Series, Tomo VIII, Tholomei Lucensis Annales, Berolini, Weimannos, 1930, p. 311.
(04) Tholomei Lucensis AnnaleDie Annalen des Tholomeus von Lucca in doppelter fassung nebst teilen der Gesta Florentinorum und Gesta Lucanorum, a cura di B. Schmeidler, in «Monumenta Germaniae Historica», Scriptores Rerum Germanicarum, Nova Series, Tomo VIII, Berlino, 1930.
(05) Le Croniche di Giovanni Sercambi, a cura di S. Bongi, 3 Voll., Tip. Giusti, Lucca, 1892, n. LXV, p. 33.
(06) Cronica fiorentina compilata nel secolo XIII, in P. Villari, I primi due secoli della Storia di Firenze, Vol. II, Sansoni, Firenze, 1894, p. 246.
(07) Croniche di Giovanni, Matteo e Filippo Villani secondo le migliori stampe e corredate di note filologiche e storiche, Vol. I, Sezione Letterario-artistica del Lloyd Austriaco, Trieste, 1857, vol. I, Libr. VI, Cap. XXXI, p. 86.
(08) Storia Fiorentina di Ricordano Malispini col seguito di Giacotto Malispini dalla edificazione di Firenze sino all'anno 1286, a cura di V. Follini, Gaspero Ricci, Firenze, 1816, Cap. CXXXI, p. 106.
(09) Annali di Simone della Tosa, in Cronichette Antiche di varj scrittori del buon secolo della lingua toscana, a cura di D. M. Manni, Firenze, 1733, p. 134.
(10) Cronica di Paolino Pieri fiorentino delle cose d'Italia dall'anno 1080 fino all'anno 1305, a cura di A. F. Adami, Roma, 1755, pp. 23-24.
(11) Piero [Domenico] Buoninsegni, Historia Fiorentina, appresso Giorgio Marescotti, Firenze, 1581, Libro Primo, p. 40.
(12) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Preunitario, Comune di San Miniato (1297-1370), Atti vari, Statuti (1337), n. 2247, Libro V, rubr. 56 <57>, c. 205v; ed. Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco (1337), a cura di F. Salvestrini, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo, Comune di San Miniato, Edizioni ETS, Pisa, 1994, p. 458.
(13) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, San Miniato, Monastero di San Paolo, 19 agosto 1365.
(14) Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, San Miniato, Monastero di San Paolo, 26 maggio 1366.
(15) F. Cantini, S. Miniato (Pisa), Loc. San Genesio. Notizie e lavori sul campo, in «Archeologia Medievale», n. XVIII, 2001, p. 407; F. Cantini, San Genesio. Primi risultati dello scavo archeologico del 2001, Comune di San Miniato, Tip. Bongi, San Miniato, 2002.

domenica 16 giugno 2019

[VIDEO] "UN SECOLO IN MOVIMENTO" - GIORNATA DI STUDI - SAN MINIATO, 7 GIUGNO 2019

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Venerdì 7 giugno 2019, presso la Sala Consiliare del Comune di San Miniato si è tenuta la Giornata di Studi "Un secolo in Movimento. Mobilità geografica e Mobilità sociale dei Toscani nel Trecento", organizzata dal Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo, in collaborazione con il Comune di San Miniato e la fondazione CARISMI.



Di seguito il video della sessione mattutina, con gli interventi di Alma Poloni, Franco Franceschi, Paolo Pirillo, Alberto Luongo.

Video a cura di Cristiana Antonelli

Di seguito il video della sessione pomeridiana, con gli interventi di Elisabetta Scarton, Beatrice Del Bo, Giuseppe Petralia, Sandro Carocci.

Video a cura di Cristiana Antonelli



lunedì 10 giugno 2019

BENITO MUSSOLINI CITTADINO DI SAN MINIATO

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a cura di Francesco Fiumalbi

Come tutti i municipi italiani, anche il Comune di San Miniato omaggiò Benito Mussolini della “cittadinanza onoraria”, con provvedimento del 12 maggio 1924. L’attribuzione fu deliberata dal Commissario Prefettizio cav. Giulio Jahn durante il suo mandato, durato nemmeno un mese. In seguito, la decisione fu ratificata dal Consiglio Comunale durante la seduta di insediamento del 1 giugno 1924.




LA SITUAZIONE SANMINIATESE
Dalla primavera del 1921, infatti, il Comune di San Miniato era amministrato da un Commissario Prefettizio. Il 21 aprile 1921 – nella data simbolica del “Natale di Roma” – i fascisti sanminiatesi furono autori di una "azione" presso il municipio, costringendo il Sindaco socialista avv. Giovanni Manetti e il Consiglio Comunale a rassegnare le dimissioni. A tale iniziativa non fu opposta resistenza – era già accaduto ad Empoli, a Fucecchio, a Santa Croce e a Montopoli – e a San Miniato si aprì la crisi politica, tamponata dall'invio del Commissario Prefettizio Attilio Masiani il 4 maggio successivo (01). Masiani rimase in carica fino al 5 novembre 1922 quando, accusato di immobilismo e inettitudine rispetto alla “marcia su Roma” e al nuovo corso fascista, rassegnò le proprie dimissioni nelle mani del Prefetto di Firenze Vincenzo Pericoli (02). A sostituirlo fu chiamato il cav. Alfonso Afferni, membro del fascio di combattimento fiorentino, che rimase in carica fino al marzo del 1924. Fino alla fine dell’aprile successivo l’amministrazione fu commissariata dall’ing. Aurelio Giglioli – in seguito Sindaco di San Miniato dal marzo al settembre 1946 – poi sostituito dal cav. Giulio Jahn che era stato nominato con preciso e tassativo incarico di formare e insediare la amministrazione comunale, espressione della legittima aspirazione di tutto il Comune. Le elezioni amministrative, infatti, furono fissate per il 18 maggio 1924 (03).

Giulio Jahn, originario del Friuli, trovò impiego come ragioniere presso la Prefettura di Como (1885-1896) e successivamente alla Prefettura di Firenze (1916-1924). Ricoprì la carica di Commissario Prefettizio del Comune di San Miniato (aprile-maggio 1924) (04) e in seguito fu podestà di Aquileia.

IL CONTESTO NAZIONALE
Per quale motivo tale deliberazione fu approntata proprio nel maggio 1924? Il fascismo, dopo la marcia su Roma e la presa di potere (fine 1922), durante gli ultimi mesi del 1923 visse un periodo di crisi. Tanto che sia gli oppositori interni che gli osservatori stranieri consideravano l’esperienza del Governo Mussolini prossima alla conclusione. Lo stesso capo del fascismo cercava di dare stabilità tanto al partito quanto al governo, preoccupato dalle fratture interne. Tuttavia, le elezioni politiche del 6 aprile 1924 decretarono un’ampia affermazione del PNF (64,9%) che, grazie al nuovo sistema maggioritario ottenne 374 seggi su 535. Una maggioranza schiacciante, superiore ad ogni previsione iniziale. A quel punto fu chiaro che il regime fascista poteva operare in modo incontrastato, tanto da eliminare ogni tipo di opposizione, come avvenne col delitto di Giacomo Matteotti (10 giugno 1924) (05).

LA CITTADINANZA ONORARIA
Cosa significa concedere la “cittadinanza onoraria”? Si tratta dell’attribuzione di un’onorificenza da parte di un’amministrazione comunale ad una personalità che, attraverso il suo impegno e le sue opere, sia legata alla comunità locale o si sia distinta in azioni a vantaggio degli abitanti del comune, o dal cui valore abbia tratto vantaggio, il comune, lo Stato o addirittura tutta l’umanità.
Lo stesso Commissario Prefettizio dichiarò che l’idea di insignire Mussolini della cittadinanza onoraria fu lanciata dall’assemblea capitolina, nell’ambito delle celebrazioni del “Natale di Roma” (21 aprile 1924). Da quel momento il duce del fascismo divenne “cittadino onorario” praticamente in tutti i comuni dell’allora Regno d’Italia, come anche a San Miniato con la deliberazione del 12 maggio 1924.
Il mandato Giulio Jahn si esaurì con le elezioni amministrative che si svolsero il 18 maggio 1924. Gli ultimi provvedimenti del Commissario Prefettizio sono datati 30 maggio 1924. Il nuovo Consiglio Comunale eletto, nella seduta di insediamento del 1 giugno 1924, oltre ad eleggere il Sindaco Piero Folco Gentile Farinola e gli assessori della nuova Giunta, ratificò la precedente deliberazione. Insomma, ci misero il cappello sopra.

LE DELIBERAZIONI DEL COMMISSARIO E DEL CONSIGLIO COMUNALE
Di seguito la delibera del Commissario Prefettizio Giulio Jahn [Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Postunitario, Deliberazioni del Consiglio Comunale, F200S010UF16, Delibera n. 39 del 12 maggio 1924]:

Cittadinanza onoraria a S.E. Benito Mussolini
L’anno millenovecentoventiquattro, a questo dì dodici del mese di maggio in S. Miniato nel Palazzo Comunale, il Commissario Prefettizio:
Ritenuto che il nobile gesto compiuto dall’Amministrazione comunale di Roma, il giorno 21 aprile u.s. nel conferire la cittadinanza onoraria a S. E. Benito Mussolini meriti di essere imitata da quanti altri Comuni del Regno, sicuri interpreti del sentimento delle rispettive popolazioni, seguono con favore di propositi e di opere l’azione restauratrice del Governo.
Considerato che tale attestazione di benemerenza al Capo del Governo assumerà uno speciale significato se posta in atto nel giorno in cui ricorre l’anniversario dell’entrata in guerra da parte dell’Italia.
Assunti i poteri del Consiglio Comunale e con l’assistenza del Segretario del Comune,

DELIBERA

di conferire nel giorno 24 maggio p.v. la cittadinanza onoraria samminiatese a S. E. Benito Mussolini, Presidente del Consiglio dei Ministri e duce del fascismo.

Di seguito la delibera di ratifica del Consiglio Comunale [Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Postunitario, Deliberazioni del Consiglio Comunale, F200S010UF16, Delibera n. 53 del 1 giugno 1924]:

Ratifica della deliberazione relativa al conferimento della Cittadinanza onoraria a S. E. Mussolini
Il presidente, facendo, con calde parole, ancora una volta vibrare il più schietto sentimento di devozione al Capo del Governo e Duce del fascismo, propone che il Consiglio ratifichi la deliberazione del Commissario Prefettizio con cui venne conferita a S. E. Benito Mussolini la cittadinanza samminiatese. La poposta del Presidente viene approvata per acclamazione.

Durante la seduta successiva, il Sindaco Piero Folco Gentile Farinola dette lettura del telegramma di ringraziamento inviato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giacomo Acerbo [Archivio Storico del Comune di San Miniato, Archivio Postunitario, Deliberazioni del Consiglio Comunale, F200S010UF16, Delibera n. 56 del 9 giugno 1924]:

Risposta del Presidente del Consiglio pel conferimento della cittadinanza onoraria
Il Sindaco, fa quindi dare lettura al Segretario del seguente telegramma pervenutogli in data 3 giugno u.s.:
“Il Presidente del Consiglio mi incarica ringraziare cotesto Consiglio Comunale del conferimento della cittadinanza onoraria, che egli accetta, formulando i più fervidi voti per l’avvenire di cotesto Comune. Sottosegretario alla Presidenza. Firmato Acerbo. La lettura del seguente telegramma è accolta con unanime applauso.

NOTE E RIFERIMENTI:
(01) «La Vedetta», anno III, n. 17 del 1 maggio 1921, p. 2.
(02) «La Voce Fascista», Anno I, n. 22 del 19 novembre 1922, p. 3.
(03) «Il Circondario», Anno I, n. 3 del 27 aprile 1924, p. 3.
(04) Annuario toscano. Guida Amministrativa, Commerciale e Professionale della Regione, anno 1916, XI Edizione, Firenze, 1916, pp. 120, 149; anno 1924, XVI edizione, Firenze, 1924, pp. 115; 142.
(05) R. De Felice, Mussolini il fascista. La conquista del potere (1921-1925), Edizioni Einaudi, Torino, 1966, pp. 518-658.

domenica 5 maggio 2019

IN PILLOLE [044] IL MACELLAIO D’ETIOPIA IN VISITA A SAN MINIATO NEL 1939

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a cura di Francesco Fiumalbi


Rodolfo Graziani [Filettino, 1882 – Roma, 1955] fu una delle personalità di maggior spicco durante il periodo fascista. Dopo aver combattuto durante la Prima Guerra Mondiale, aderì al fascismo e fu protagonista di tutte le guerre coloniali intraprese dal regime: la riconquista Libia (1921-1931), l’invasione dell’Etiopia (1935-1936) e la repressione in Abissinia (1935-1937). Fu Vice Governatore della Tripolitania e della Cirenaica (1930-1934), Governatore della Somalia (1935-1936), Viceré d’Etiopia (1936-1937), Maresciallo d’Italia e Marchese di Neghelli (1936), poi Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito (1939-1941), Governatore della Libia (1940-1941), nonché Ministro della Guerra durante la Repubblica Sociale Italiana. I suoi metodi violenti e brutali, le spietate azioni di massacro e di sterminio condotte durante le dure repressioni contro le popolazioni civili dei territori africani, gli valsero l’appellativo di “Macellaio d’Etiopia”. E proprio per cercare di stemperare il clima di tensione venutosi a creare in Africa Orientale a causa dell’operato del viceré, nel 1938 Mussolini richiamò Graziani in Italia, dove rimase fino alla fine del 1939, in parte emarginato dal regime, fino alla sua nomina a Capo di Stato Maggiore che ne segnò la riabilitazione.

Rodolfo Graziani
Immagine tratta da Wikipedia

Rodolfo Graziani fu a San Miniato il 28 giugno 1939. Al momento si ignorano le ragioni di questa sua breve visita, tuttavia è assai probabile che Graziani prendesse parte ad una delle numerose iniziative fasciste che si svolsero durante la 1° Mostra delle Attività Empolesi (8 giugno – 2 luglio 1939) a cui presenziarono numerosi gerarchi fascisti. In ogni caso i sanminiatesi accolsero benevolmente la presenza del "Macellaio". D'altra parte, anche volendo, non avrebbero potuto fare diversamente. Va poi ricordato che la martellante propaganda del regime esaltava in ogni modo le "vittorie" del regime, celando o ridimensionando gli episodi spiacevoli e drammatici che potevano compromettere l'immagine del fascismo. All'epoca Graziani veniva presentato come un "eroe nazionale" e non certo come un sanguinario gerarca di un regime razzista e imperialista, che si era macchiato di atrocità e crimini di guerra.

Della rapida sosta sanminiatese si ha riscontro da un breve articolo del settimanale diocesano «La Domenica», Anno III, n. 27 del 2 luglio 1939. Di seguito il testo:

Il Maresciallo d’Italia
S. E. Graziani
Nella nostra città
Giovedì mattina giunse nella nostra Città il Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani.
Dopo una visita alla Cattedrale, l’illustre ospite si recava all’Albergo Miravalle, sostandovi brevemente.
Esprimendo la sua ammirazione per le bellezze naturali e panoramiche di S. Miniato e promettendo una sosta più lunga, il Marchese di Neghelli ripartiva alla volta di Firenze, fatto segno alle più vive acclamazioni delle persone che si trovavano in piazza del Duomo.


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