mercoledì 10 marzo 2021

21 APRILE 1921: QUANDO I FASCISTI FECERO DIMETTERE LA GIUNTA SOCIALISTA A SAN MINIATO

 INTRODUZIONE
Il 21 aprile 1921 i fascisti sanminiatesi costrinsero alle dimissioni l’amministrazione comunale socialista, l’ultima democraticamente eletta. Cominciava, anche a San Miniato, quel processo che portò al regime totalitario. Si chiudeva una stagione, quella dell’Italia liberale, e se ne apriva un’altra, bagnata dal sangue della Grande guerra e da un generale clima di violenza (la Guerra Civile, il Biennio rosso e il Biennio nero), anche se il fascismo andò al governo solo dopo la marcia su Roma. Per trovare una nuova amministrazione democraticamente eletta si dovrà attendere il 1946.
 
L’AMMINISTRAZIONE SOCIALISTA
Alle elezioni amministrative del 31 ottobre 1920, venne eletto, per la prima volta, un Consiglio Comunale a maggioranza socialista. [«La Vedetta», anno II, n. 46 del 7 nov. 1920, p. 1]. 

La vittoria di San Miniato è stata festeggiata con una grandiosa manifestazione di giubilo. Un corteo imponente ha percorso le vie della città. Sono intervenute numerose organizzazioni politiche ed economiche del circondario ed erano rappresentati i comuni socialisti di Empoli, Fucecchio e Santa Croce sull'Arno. Sono pure intervenute le bande di Fucecchio e San Miniato e le fanfare di Cigoli e Ponte a Elsa. Il corteo, composto di parecchie migliaia di persone ha sostato dinnanzi al palazzo comunale. Dal balcone hanno parlato applauditissimi i compagni avv. Giovanni manetti, avv. Ernesto Pero, il neo consigliere provinciale Luigi Genzini, Cecconi per il Comune di Fucecchio e Raffaele Busoni per il Comune di Empoli. [Avanti, anno XXIV, n. 264 del 4 novembre 1920, p. 1]

Sconfitto il blocco popolare, guidato da Alfredo Conti, Durante la prima seduta consiliare fu eletto sindaco l’avv. Giovanni Manetti, appartenente all’ala moderata e riformista del partito. La vittoria socialista, sebbene netta nei numeri, non era stata così schiacciante come negli altri territori circonvicini. Per questi motivi, l’azione di governo ne risultò più moderata che altrove e il passaggio dalla giunta liberal-conservatrice di Egisto Elmi a quella socialista guidata da Manetti non fu troppo traumatico. Anche la scissione di Livorno (21 gennaio 1921), che sancì la nascita del Partito Comunista d’Italia, non provocò significative ripercussioni nel governo municipale.

Tessera del Partito Socialista, anno 1921
 
IL CLIMA DA GUERRA CIVILE: I FATTI DI EMPOLI
Dopo i fatti di Palazzo d’Accursio a Bologna, si erano moltiplicati gli episodi di violenza, soprattutto nelle città, che videro contrapporsi i fascisti ai socialisti. Nel febbraio 1921 la crescente tensione divampò anche a Firenze, dove il 27 di quel mese venne ucciso il sindacalista Spartaco Lavagnini. Per protesta di fronte all’uccisione del sindacalista da parte di squadristi fascisti, il giorno successivo, i ferrovieri entrarono in sciopero e bloccarono tutte le linee ferroviarie del nodo fiorentino. La situazione non accennava a sbloccarsi e il clima rimaneva estremamente teso. Il 1 marzo vennero inviati a Firenze alcuni marinai caldaisti, in modo da riattivare la circolazione ferroviaria senza i ferrovieri. I marinai caldaisti, vestiti in borghese, erano scortati dai carabinieri e procedevano su due camionette. Durante la strada da Livorno a Firenze, entrati in Empoli, vennero aggrediti dalle “Guardie Rosse”. Fu una strage: 9 morti e 18 feriti. Per anni, nella storiografia ufficiale, si è parlato di uno drammatico scambio: i marinai e i carabinieri sarebbero stati scambiati per squadre fasciste [J. Busoni, L’eccidio di Empoli del 1° marzo 1921. Cronistoria e testimonianze di uno dei protagonisti, Partito Socialista Italiano, Roma, 1945]. Tuttavia, negli ultimi anni, si è fatta avanti la drammatica verità: gli organizzatori dell’agguato sapevano benissimo che si trattava di marinai e carabinieri, chiamati per sbloccare lo sciopero fiorentino, ma avrebbero fomentato la folla per evitare il fallimento dello sciopero, con lo spauracchio dei fascisti, in un clima di esasperazione e paura collettiva [G. Lastraioli, R. Nannelli, Empoli in gabbia, le sentenze del processone per l'eccidio del 1º marzo 1921, Nuova IGE, Empoli, 1995].
 
Estratto da Il Corriere della Sera, 4 marzo 2021, p. 1.

LA NASCISTA DELLE SEZIONI FASCISTE
Se l’azione empolese doveva, nelle intenzioni, frenare i fascisti, in realtà ottenne l’effetto opposto, innescando una violenta repressione. Squadre del fascio fiorentino imperversarono ad Empoli e nei territori limitrofi. Poiché collegati con l’eccidio empolese, erano stati arrestati i sindaci di Santa Croce e di Montopoli, mentre il sindaco di Fucecchio si era reso irreperibile. Ad Empoli, e in tutti i comuni limitrofi, nacquero sezioni locali del partito fascista. Prima di quel momento sono attestati gruppetti o personalità isolate, ma niente di organizzato. Immediatamente costrinsero alle dimissioni i Consiglieri Comunali socialisti e nei vari comuni furono inviati altrettanti commissari prefettizi.
Nei primi giorni di marzo, i fascisti si costituirono in sezione anche a San Miniato, sebbene l’amministrazione socialista della città non fosse stata toccata dai fatti di Empoli. A San Miniato, le dimostrazioni conseguenti all’eccidio empolese furono incanalate entro un clima relativamente pacifico. Ad una settimana dal tragico episodio, l’8 marzo 1921 a San Miniato si svolse una manifestazione, dove non si registrarono violenze, ma dove comparirono pubblicamente i primi fascisti. 

Tessera dei fasci italiani di combattimento, anno 1921

Di seguito l’articolo de «La Vedetta», anno III, n. 11 del 13 marzo 1921, p. 3:
 
Il tricolore in Rocca
In protesta per i fatti luttuosi di Empoli, martedì scorso tutta S. Miniato si è levata spontanea in una manifestazione entusiastica di italianità-
Il tricolore issato da pochi animosi in Rocca è stato il segnale e la parola d’ordine. In un batter d’occhio ogni casa ha liberato ai venti la bandiera d’Italia, quella bandiera che ieri sembrava delitto esporre.
Anche dalla terrazza del Comune sventolava il tricolore.
Sono avvenute in Città scene gustosissime. Individui rossi scarlatti sono scesi nella strada a gridare e documentare il loro patriottismo: s’è veduto perfino il semibolscevico assessore mostrare in piazza la croce di guerra. Per tutta risposta i ragazzi, che giravano al canto di inni patriottici, hanno posto il tricolore alle finestre delle case del Sindaco e degli assessori socialisti.
Alla sera s’è improvvisato un imponente corteo con numerose bandiere preceduto dalla fanfara cittadina sorta per l’occasione. Il corto ha percorso tutte le vie della Città al suono ed al canto d’inni patriottici sotto una pioggia di fiori che cadevano dalle finestre. Le signorine della città son poi scese, ricoperte di infiniti nastri tricolori, ad ingrossare il già numerosissimo corteo che ha finalmente sostato in piazza Giovacchino Taddei dove hanno parlato applauditissimi il Maestro Salvadori, il prof. Novi, il cav. uff. Egisto Elmi, il signor Bencini a nome dei fasci di combattimento di Firenze.
Tutti gli oratori hanno avuto parole di esecrazione per i feroci assassini empolesi che hanno gettato nel fango per oltre sette generazioni il gentil nome della nostra regione. Alle vittime della selvaggia imboscata hanno mandato il saluto reverente della intiera cittadinanza commossa.
On. signor Sindaco! On. sigg. Assessori socialisti di S. Miniato! i vostri corti con i neri vessilli della morte, con i rossi vessilli della strage fratricida, avevano mai unito tutta la Città in un palpito grande di sì sano e festante entusiasmo come avvenne martedì sera?
Ricordate l’aspetto tetro di S. Miniato otto giorni prima, il mercoledì specialmente, quando sbarrate le porte delle case e delle botteghe, quando chiuse ermeticamente le finestre i vostri organizzati della campagna, muniti di nodosi bastoni, scorrazzavano per la nostra città in un silenzio agghiacciante di tomba?
A proposito! sapreste, egregi Signori, dirci chi adunò tanta grazia di Dio mercoledì sera in S. Miniato e con quali scopi? Le voci insistenti che corrono sarebbero poco benevole al vostro riguardo e noi chiediamo all’autorità competente un’inchiesta in proposito perché la luce si faccia.
 
LA STRAGE DEL DIANA: I FASCISTI SI SCOPRONO POTENTI
Il 23 marzo 1921, un gruppo di anarco-individualisti posizionò un ordigno all’interno del Circolo Kursaal Diana, oggi in Viale Piave, a Milano. L’obiettivo dell’attentato era quello di colpire il questore Giovanni Gasti. Il funzionario rimase incolume, ma a terra si contarono 21 morti e circa 80 feriti. Ciò provocò un’ondata di indignazione che si diffuse in tutto il territorio nazionale. Anche a San Miniato, la locale sezione del fascio di combattimento cercò di imporre una manifestazione contro il tragico attentato milanese. I fascisti sanminiatesi, giunti in municipio, chiesero ed ottennero di esporre il tricolore “abbrunato”, ovvero cinto dal nastro bruno o nero, in segno di lutto. La facilità con cui l’amministrazione socialista fece la concessione stupì gli stessi fascisti: scoprirono così la fragilità dei socialisti. Da quel momento i fascisti prepararono il colpo di mano. Questione di giorni e i socialisti sarebbero caduti.

Estratto da Il Corriere della Sera, 25 marzo 1921, p. 1.

Di seguito l’articolo de «La Vedetta», anno III, n. 14 del 3 aprile 1921, p. 2:

Lutto Nazionale
Per invito pubblico del locale Fascio di Combattimento, Venerdì 25 Marzo u.s. il tricolore abbrunato fu esposto su quasi tutte le case ed alle sedi delle associazioni ed istituzioni cittadine in segno di lutto per i fatti criminali di Milano.
Un gruppo di fascisti si diresse anche al Comune, ove fra numeroso intervento di popolo si teneva consiglio, per ottenere dall’amministrazione socialista l’esposizione del tricolore abbrunato. Ciò fu concesso con una strabiliante remissività che onorerebbe gli attuali amministratori del Comune se questo non si risolvesse in un comodo e poco leale adattamento al nuovo vento che spira.
 
IL NATALE DI ROMA: LA CADUTA DEI SOCIALISTI
In un clima di continua esasperazione e nonostante la presenza di militari in città (dopo i fatti di Empoli si alternarono il 1° Reggimento Fanteria e l’8° Bersaglieri di Firenze), i fascisti sanminiatesi decisero di passare all’azione e far cadere la sempre più fragile amministrazione socialista.
Scelsero, non una data qualsiasi, ma un giorno particolare: il 21 aprile 1921, in cui tradizionalmente si fa risalire la fondazione dei Roma. Il 3 aprile 1921, infatti, lo stesso Benito Mussolini, durante il discorso per la cerimonia inaugurale del primo convegno dei Fasci dell’Emilia e della Romagna  a Bologna, aveva proclamato il Natale di Roma quale festa ufficiale del fascismo: Altro elemento di vita del fascismo è l'orgoglio della nostra italianità. A questo proposito sono lieto di annunziarvi che abbiamo già pensato alla giornata fascista: se i socialisti hanno il 1° maggio se i popolari hanno il 15 maggio se altri partiti di altro colore hanno altre giornate noi fascisti ne avremo una: ed è il Natale di Roma il 21 aprile. In quel giorno noi nel segno di Roma Eterna nel segno di quella città che ha dato due civiltà al mondo e darà la terza noi ci riconosceremo e le legioni regionali sfileranno col nostro ordine che non è militaresco e nemmeno tedesco ma semplicemente romano. Noi anche così abbiamo abolito e tendiamo ad abolire il gregge la processione: noi aboliamo tutto ciò e sostituiamo a queste forme di manifestazioni passatiste la nostra marcia che impone un controllo individuale ad ognuno che impone a tutti un ordine ed una disciplina. Perché noi vogliamo appunto instaurare una solida disciplina nazionale perché pensiamo che senza questa disciplina l'Italia non può divenire la nazione mediterranea e mondiale che è nei nostri sogni. [Opera Omnia di Benito Mussolini, a cura di E. e D. Susmel, Vol. XVI, La Fenice, Firenze, 1955, p. 44].

 Dunque, i fascisti sanminiatesi, corroborati da un gruppo di Fucecchio e sospinti dal discorso mussoliniano, la mattina del 21 aprile 1921 si recarono per le vie cittadine in una vera e propria “caccia al socialista”. Sotto la minaccia della violenza, costrinsero il Sindaco, la Giunta e i Consiglieri comunali alle dimissioni. Di seguito l’articolo de «La Vedetta», anno III, n. 17 del 1 maggio 1921, p. 2:

Dimissioni
Il 21 c.m. i fascisti samminiatesi, coadiuvati da quelli di Fucecchio, si son messi in giro alla ricerca del Sindaco e dell’intero Consiglio Comunale per chiedere le dimissioni. Nessuno ha opposto la minima resistenza alle ingiunzioni fasciste, neppure coloro che si scalmanavano protestando di voler essere espulsi soltanto morti dal palazzo comunale.
Dove si dimostra il coraggio e la buona fede di certi caporioni arbitri fin qui d’una folla incosciente ed ubbriacata.
Il buon senso popolare così commentava e commenta le dimissioni dei socialisti: «Con la violenza conquistarono l’Amministrazione Comunale, con la violenza ne sono stati scacciati. Chi semina vento raccoglie tempesta»
 
L’INVIO DEL COMMISSARIO PREFETTIZIO
Le dimissioni dell’Amministrazione comunale portarono alla nomina di un Commissario Prefettizio. I militari presenti a San Miniato non mossero un dito, così come il Sotto-Prefetto e le autorità di pubblica sicurezza. I fascisti sanminiatesi potevano cantare vittoria.

Relazione di S.E. il ministro segretario di Stato per gli affari dell’interno, presidente del Consiglio dei Ministri, a S.E. il Re, in udienza del 12 maggio 1921, sul decreto che scioglie il Consiglio comunale di S. Miniato (Firenze).
SIRE!
in seguito alle dimissioni presentate dal sindaco e dalla Giunta del comune di S. Miniato la civica azienda è stata affidata ad un commissario prefettizio.


Non potendo detta gestione provvisoria protrarsi per lungo periodo di tempo, si rende indispensabile, per ragioni di ordine pubblico, lo scioglimento del Consiglio comunale con la conseguente nomina di un Regio commissario.
A ciò provvede l’unito schema di decreto, che ho l’onore di sottoporre all’augusta firma di Vostra Maestà.
VITTORIO EMANUELE III
per grazia di Dio e per volontà della Nazione
RE D’ITALIA
 Sulla proposta del Nostro ministro segretario di Stato per gli affari dell’interno, presidente del Consiglio dei ministri:
Visti gli articoli 323 e 324 del testo unico della legge comunale e provinciale, approvato con R. decreto 4 febbraio 1915, n. 148.

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1
Il Consiglio comunale di S. Miniato in provincia di Firenze è sciolto.

Art. 2
Il sig. cav. dott. Attilio Masiani è nominato commissario straordinario per l’amministrazione provvisoria di detto Comune, sino all’insediamento del nuovo Consiglio comunale, ai termini di legge.

Il Nostro ministro predetto è incaricato della esecuzione del presente decreto.

Dato a Roma, addì 12 maggio 1921

VITTORIO EMANUELE

GIOLITTI


 «Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia», anno 1921, n. 135 del 9 giu. 1921, Parte Seconda, p. 794.
 

SINTESI CRONOLOGICA
1 marzo 1921 – I fatti di Empoli
3 marzo 1921 – Costituzione del fascio di combattimento a San Miniato
8 marzo 1921 – Commemorazione fatti di Empoli, compaiono i primi fascisti in pubblico
25 marzo 1921 – I fascisti sanminiatesi costringono l’amministrazione socialista ad esporre il tricolore a lutto per la strage del Circolo Kursaal Diana a Milano.
3 aprile 1921 – Costituzione del fascio femminile.
21 aprile 1921 – I fascisti costringono il sindaco, la giunta e i consiglieri socialisti alle dimissioni.
12 maggio 1921 – Viene inviato un commissario prefettizio nella persona di Attilio Masiani.

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