domenica 28 luglio 2013

CORNIANO [SAN MINIATO] - DIZIONARIO REPETTI


Corniano
Foto di Francesco Fiumalbi

CORNIANO [Comune di San Miniato]

CORLIANO (S. ANDREA A) in Val d’Evola. Casale con parrocchia filiale della pieve di Corazzano, Comunità Giurisdizione Diocesi e 4 miglia toscane a scirocco di Sanminiato, Compartimento di Firenze.
È una delle antiche ville del distretto Sanminiatese, situata in una piaggia cretosa, che ha dal lato di levante il fosso Ensi, e dalla parte di ponente la fiumana dell’Evola.
Riferisce probabilmente a questo Corliano quella corte di Coriano rammentata sino dal 780 dai nobili fondatori della badia di S. Savino presso Pisa, i quali possedevano molte corti nel Val d’Arno inferiore, e nel territorio di S. Miniato (1). La parrocchia di S. Andrea a Corliano conta 101 abitanti.

Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze, 1833, Vol. I, p. 800.

NOTE E RIFERIMENTI
(1) Questa notizia non è verificata. Probabilmente si tratta di un'altra località.

venerdì 26 luglio 2013

IN PILLOLE [012]: 1767 - IL ROYAL BABY DEL GRANDUCA PIETRO LEOPOLDO DI TOSCANA

a cura di Francesco Fiumalbi
Da che mondo è mondo, quando la moglie di un sovrano aspetta un figlio, i sudditi elevano preghiere (più o meno sincere) affinché il parto vada a buon fine e la dinastia reale prosegua nei secoli dei secoli amen. La cosa diventava particolarmente intensa quando si avvicinava il parto, specialmente se si trattava del primogenito. Lo stesso è successo anche molto recentemente con la nascita del “Royal Baby”, il figlio di William e Kate, e probabilmente futuro re d'Inghilterra [ed è successo nuovamente per la secondogenita il 2 maggio 2015].
Così accadde anche in Toscana nei primi giorni del 1767. Il ventenne Granduca Pietro Leopoldo d'Asburgo Lorena, da due anni sul trono, era prossimo a diventare padre. La moglie Maria Luisa di Borbone, due anni più grande del marito, stava per dare alla luce una bambina: Maria Teresa, che nacque il 14 gennaio 1767.
In tutta la Toscana si elevarono preghiere, scoprimenti d'immagini sacre, processioni, riti straordinari, etc. Anche la comunità di San Miniato non fu certo da meno: venne scoperto eccezionalmente il SS. Crocifisso di Castelvecchio. Successivamente, una volta andato a buon fine il parto, ulteriori celebrazioni di ringraziamento, con il canto del Te Deum, sempre nel Santuario  del SS. Crocifisso perché la Cattedrale era chiusa per i rifacimenti settecenteschi operati per volontà del Vescovo Poltri. Ovviamente anche tutta la popolazione fu coinvolta nelle celebrazioni e gli strati più poveri poterono godere di elemosine straordinarie, mentre per i nobili furono allestiti lauti rinfreschi a cura dell'allora Vicario di San Miniato, messer Rinaldo Alticozzi di Anghiari.

Il Santuario del SS. Crocifisso
Foto di Francesco Fiumalbi

Di seguito sono proposti due estratti dalla “Gazzetta Toscana”, Tomo 2, Anton Giuseppe Pagani Stampatore, Firenze, 1767, n. 2, p. 7 e n. 6, p. 28.*


SAMMINIATO 3. Gennaio.
Negli ultimi giorni di Dicembre con decorosa illuminazione, e coll'intervento di Mons. Poltri Vescovo di questa Città, del Sig. Alticozzi Vicario, e di tutto il corpo del Magistrato fu scoperta la sacra Immagine di Gesù Crocifisso, che si conserva in un Tempio di tal nome. Alla Porta del medesimo si leggeva la seguente Inscrizione composta dal prefato Sig. Vicario.

D.O.M.
Pro. Incolumitate. Principis. Amatissimi.
Leopoldi. Archiducis. Austriaci.
Magnique. Etruriae. Ducis.
Et. Alcysiae. Borboniae. Regiae. Coniugis.
Iamque. Maturo. Prosperante. Partu.
Sobolis. foeliciter. nasciturae.
Veta. publica. suscipienda. decrevit.
S. P. Q. Miniat.

Il nominato Monsig. Vescovo Poltri, oltre l'avere ordinato a tutte le Chiese, e Parrocchie della sua Diocesi di porger voti all'Altissimo per un'occasione sì premurosa ha fatto distribuire a tutti i poveri della Città una larga elemosina di pane.


SAMMINIATO 1. Febbraio.
Nella Chiesa del Santissimo Crocifisso, ove presentemente ufizia nostro Reverendimo Capitolo, per esser la Cattedrale impedita dai rifacimenti, che ivi si fanno, fu questa mattina dopo la Messa cantata dal nostro Monsig. Vescovo intuonato il “Te Deum”, e di poi proseguito da copiosa musica in rendimento di grazie all'Altissimo per la nata Arci-Duchessa, essendovi intervenuto il Magistrato in corpo, e il restante della Nobiltà: in quest'occasione si vide sulla porta della Chiesa la seguente inscrizione composta dal medesimo Sig. Vicario Alticozzi, come parlò in altra gazzetta.

D.O.M.
Mariae. Theresiae. Austriacae. Neonatae.
Et. Optumorum. Etruriae. Principam.
Soboli. Primigeniae. Exoptatipfumae.
Quoique. Longaeram. Foelicemque. Vitam.
Et. Regys. Inclutisque. Coniugibus.
Uberiores. Fratius. Celeriter. Universa. Thuscia.
Auguratur.
Sacra. Solemniaque. Eponicia. Lactussione. Comenis.
Sancivis. S. P. Q. Miniaten.

La sera poi fu da detto Sig. Vicario fatto uno sfarzoso festino, nel quale fu la Nobiltà servita di lauti rinfreschi.
*La Gazzetta Toscana era un po' come la nostra Gazzetta Ufficiale, usciva con cadenza settimanale e fu creata nel 1766 dal Governo Toscano per diffondere in maniera sintetica i provvedimenti legislativi, ma soprattutto per informare di quanto concerneva più in generale la sfera pubblica. Le notizie dai territori del Granducato venivano direttamente dagli uffici locali delle Comunità, oppure come nel caso di San Miniato e dei centri principali, anche da quelli del Vicariato. Spesso sono riportati anche curiosi episodi di cronaca.

CORAZZANO [SAN MINIATO] - DIZIONARIO REPETTI


CORAZZANO [Comune di San Miniato]

La Pieve di San Giovanni Battista a Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi

CORAZZANO (già Quaratiana) in Val d’Evola. Casale con antica pieve (S. Giovanni) nella Comunità Giurisdizione Diocesi e circa 5 miglia toscane a ostro di Sanminiato, Compartimento di Firenze. Esiste sulla ripa destra della fiumana Evola lungo la strada provinciale che da Sanminiato guida a Montajone.
È in Corazzano una delle più vetuste pievi della Diocesi di Lucca, della quale si riscontrano memorie sino dal secolo VIII. Nel luogo di Corazzano (Quaratiana) risiedeva nell’anno 793 un gastaldo per conto del vescovo e della mensa di S. Martino di Lucca. (BERTINI, Mem. lucch. T. IV) (1)
I beni e tributi di questa pieve nei primi secoli dopo il mille furono in gran parte concessi ad enfiteusi dai vescovi lucchesi ai conti della Gherardesca, cui appartenevano quei conti Ugo e Tedice, il primo avo, e il secondo genitore di un’altro Ugo giuniore, il quale ultimo conte, nel 1109 ai 18 settembre, promise di rilasciare libere a Rangerio vescovo di Lucca le decime che percepiva nel piviere di Quarazzana. – Vedere BARBIALLA.
La pieve di Corazzano nel secolo XIII era matrice delle seguenti dodici chiese: S. Vito di Colle galli e S. Michele al Castello; S. Paolo di Colle galli; S. Giusto di Monte Odori; S. Lucia di Cusignano; SS. Pietro e Paolo di Valconeghisi (Balconevisi); SS. Cristofano e Jacopo di Scopeto; S. Jacopo di Colle; S. Andrea di Corliano; S. Germano di Moriolo; S. Lorenzo di Casale; S. Gregorio e S. Michele di Caselle (2).
Allorchè il piviere di Corazzano fu assegnato alla diocesi di Sanminiato (anno 1622) le filiali dello stesso piviere erano ridotte a sole 5 tuttora esistenti, cioè: 1. S. Pietro di Balconevisi con l’annesso di S. Jacopo di Scopeto; 2. SS. Vito e Modesto di Colle galli; 3. S. Andrea di Corliano; 4. S. Lucia di Cusignano; 5. S. Germano di Moriolo.
La pieve di Corazzano è da gran tempo di padronato del capitolo della Metropolitana di Firenze; ond’è che molti di quei canonici ottennero in benefizio cotesta chiesa plebana. – Essa conta 105 abitanti.

Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze, 1833, Vol. I, p. 796.

NOTE E RIFERIMENTI
(1) Domenico Bertini, Memorie e documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte I, Francesco Bertini Editore, Lucca, 1818, appendice, doc. CXII, p. 172.
(2) L'elenco delle chiese della Diocesi di Lucca, conosciuto anche come “Estimo”, datato 1260, fu edito per la prima volta in Domenico Bertini, Memorie e documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IV, parte I, Francesco Bertini Editore, Lucca, 1818, appendice, doc. XXVII, pp. 37-48. Una più recente edizione si deve a Pietro Guidi, Tuscia. Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Vol. I, La decima degli anni 1274-1280, Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma, 1932, Appendice, pp. 243-273.

COMUGNORI [SAN MINIATO] - DIZIONARIO REPETTI


COMUGNORI [Comune di San Miniato]

L'attuale pianoro di Comugnori, con i resti di quella che è stata indicata
come la chiesa di S. Silvestro, anche se non ci sono prove concrete.
Foto di Francesco Fiumalbi

COMUGNORI nella Valle dell'Evola Casale perduto che ebbe nome di castello con chiesa (S. Silvestro) nel pievanato di Fabbrica di Cigoli, Comunità e Giurisdizione di S. Miniato, Diocesi medesima, già di Lucca, Compartimento di Firenze.
Dalla cronaca Sanminiatese di Giovanni Lelmi, nativo di Comugnori, si rileva che questa sua patria era un piccolo castelluccio situato nei colli fra Stibbio, Montopoli e S. Romano (1).
È forse il Lelmi l'unico storico del secolo XIV che parli di Comugnori dove fu alloggiato dai fratelli del cronista preaccennato il capitano Uguccione della Faggiuola, dell'aprile del 1316, mentre alla testa di un esercito pisano guerreggiava contro i Fiorentini.

Repetti Emanuele, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze, 1833, Vol. I, p. 790.

NOTE E RIFERIMENTI
(1) Si tratta del Diario del notaio e cronista sanminiatese Giovanni di Lemmo da Comugnori. Al tempo in cui scrive Emanuele Repetti, il suo “Diario” non era ancora stato stampato integralmente, ma Giovanni Lami vi aveva attinto notevolmente. La prima edizione fu inserita nella raccolta curata da Luigi Passerini, Cronache dei secoli XIII e XIV, Documenti di Storia d'Italia, Vol. VI, coi tipi di M. Cellini e C., Firenze, 1876. Più recentemente è uscita una nuova edizione curata da Vieri Mazzoni: Ser Giovanni di Lemmo Armaleoni da Comugnori, Diario. 1299-1319, Deputazione di Storia Patria per la Toscana, Documenti di Storia Italiana, Serie II – Volume XIV, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008.

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lunedì 22 luglio 2013

GIORGIO GIOLLI - 22 LUGLIO 1944 - VIA CRUCIS DI GUERRA

di Giorgio Giolli


SAN MINIATO, 22 LUGLIO '44
"Via crucis di guerra" [1984]
Stazione sesta - Invasione fra gli sfollati
tecnica mista su carta pacchi.

SAN MINIATO, 22 LUGLIO '44
"Via crucis di guerra" [1984]
Stazione ottava (?) - L'amore in Gargozzi
tecnica mista su carta pacchi.

SAN MINIATO, 22 LUGLIO '44
"Via crucis di guerra" [1984]
Stazione nona - Prima dell'eccidio
tecnica mista su carta pacchi.

(…) Nella stessa riproposizione del dolore,(..) Giolli, un quindicennio avanti aveva dato vita a una “Via Crucis di guerra” per il quarantennio dell’eccidio. Quei fogli, a ben guardarli, mantengono ancora oggi una loro drammatica e presaga freschezza, quasi l’artista volesse insistere nel sottolineare l’attualità di un evento feroce che non cessa mai – purtroppo – di porsi come contemporaneo.
E’ il diario di un delitto nato nel sangue e concluso nella ricerca dei morti e delle cose perdute, realizzato con una tecnica mista che ben si adattava nella promiscuità delle materie al caos delle vicende. Un calvario che da corale si presta a caratterizzazioni individuali: la via crucis di una popolazione, di un paese, del mondo intero.
Il paese di San Miniato si erge a simbolo di una storia di popolo, – di qualunque popolo – votato alla superficie del nemico. La storia inizia con una “colpa”, cioè con la sofferenza di un “oppressore ucciso”, già autore di chissà quante stragi, che nel bluastro della notte è disteso, enorme e livido, a disposizione per una specie di rendiconto morale di chi lo guarda, con se stesso e con la storia, e anche con le ombre circostanti colme di risentimento e di vergogna, in un alone di espressionistica perdizione.
Poi “l’invasione del tedesco nella comunità”: un angolo acuto nello spazio tra la tavola dei frati e i mobili rovesciati: il bagliore delle armi si placa in un leggio abbandonato quale momento di ravvedutezza perduta con i cibi offerti ad una ipotetica quiete del cuore.
Poi “l’invasione nella famiglia” raccolta intorno al desco, col tedesco sulla porta come ombra dell’imminente terrore: un bambino ci guarda per chiamarci a testimoni del male. 
La quarta “stazione” di questa passione di morte segna il trasferimento dal convento dei frati alla Cattedrale: si delinea l’eccidio tra le carrette inutili e il passo lento della gente. 
[testo di Dino Carlesi]

domenica 21 luglio 2013

IL VIDEO DI GIUSEPPE CHELLI IN OCCASIONE DEL 69° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DEL DUOMO


Quello proposto è lo straordinario video realizzato da Giuseppe Chelli in occasione del 69° Anniversario della “Strage del Duomo” di San Miniato. Accadde la mattina del 22 luglio 1944: 55 vittime, centinaia di feriti. Ci sono voluti più di cinquanta anni per acclarare la Verità, quella Verità negata, sottaciuta, camuffata. Quella Verità che fin dai primi momenti era evidente, palese, come ci dimostrano le ricerche “indipendenti” del Canonico Giannoni, omaggiato da Giuseppe Chelli con la prima immagine del video. Ci sono voluti molti anni e storici veri per provare l'incontrovertibile e superare la cortina di ghiaccio, fredda, apparentemente inscalfibile, ma dissoltasi completamente una volta messa davanti al sole estivo, lo stesso sole che picchiava rovente quella mattina del 22 luglio 1944. Un filmato che vuole essere un documentario, dove mostrare la Storia. Non esiste una Storia vera e una Storia falsa. Esiste solo una Storia, quella realmente accaduta. Ed è quello che mostra Giuseppe Chelli, attraverso il montaggio delle ben note fotografie scattate da Cesare Barzacchi nei giorni immediatamente successivi alla strage. Una Storia che è terribilmente semplice, dolorosa, tragica e che non ha più bisogno di polemiche, di dibattiti, depistaggi, posizioni preconcette. Anche questo aspetto, altrettanto drammatico, può, anzi deve, essere consegnato alla Storia. E in questo senso Giuseppe Chelli ci offre, con il suo video, un ulteriore spunto su cui riflettere: di lapidi ce ne sono troppe e l'unica epigrafe veramente commemorativa, quella che vuole ricordare l'unica Storia, è quella collocata all'interno della Cattedrale, all'ingresso della cappella di destra del presbiterio. Le altre, entrambe, andrebbero consegnate alla Storia, all'interno di un museo, a perpetua memoria, affinché tutto ciò non accada nuovamente in futuro. Come ripete spesso Giuseppe Chelli a proposito delle due epigrafi: "una è falsa e l'altra non dice il vero". Chissà, magari nel 2014, dopo 70 anni...

Epigrafe commemorativa posizionata nella Cattedrale
di San Miniato nel 50° Anniversario della Strage
Foto di Giuseppe Chelli


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sabato 20 luglio 2013

RESTAURATA LA “MADONNINA AL RIPOSO”

di Francesco Fiumalbi

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APSM-ISVP-004
EDICOLA MARIANA A SAN MINIATO, LOC. IL RIPOSO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, viale G. Matteotti, già via Sant'Andrea
Tipologia: Edicola in muratura
Tipologia immagine: Terracotta dipinta e smaltata
Soggetto: Madonna Incoronata
Altri soggetti: No
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: SI
Indulgenza: NO
Periodo: fine '700-inizi '800
Riferimenti: -
Id: APSM-ISVP-004

L'edicola “Modonnina al Riposo”
Foto di Francesco Fiumalbi

L'elegante edicola votiva situata sotto San Francesco, e più precisamente all'incrocio fra viale Matteotti, Corso Garibaldi e via Sanminiatese, nei mesi scorsi era stata oggetto di lavori di sistemazione. Tuttavia nel giorno 16 luglio 2013, i lavori possono dirsi davvero compiuti: è stata posizionata la targa di ringraziamento alle imprese che hanno contribuito al suo restauro. Un piccolo elemento sanminiatese, la cosiddetta “Madonnina del Riposo”, che torna a godere di un aspetto completamente rinnovato.
L'operazione di restauro era stata inserita dal Comune di San Miniato all'interno dell'elenco delle opere “da adottare”, ovvero piccoli lavori di recupero o restauro in cerca di uno sponsor privato. La “Madonnina” è stata quindi adottata dalle imprese Benvenuti Piero e Pertici Moreno, anche se un contributo determinante va riconosciuto anche a Giovanni Brotini, referente del “Gruppo Decoro” della Consulta di San Miniato, che si è dato molto da fare.

Un momento dell'intervento di restauro
Foto di Giuseppe Chelli

La targa di ringraziamento alle imprese
Benvenuti Piero” e “Pertici Moreno”
Foto di Francesco Fiumalbi

L'edicola è relativamente antica: il primo documento che ne attesta la presenza risale al 1826, ma è probabile che un'immagine sacra fosse collocata in quel punto già da diversi anni [in proposito Manuela Parentini, L'edicola della Madonna via del Poggio, in Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, n. 79, 2012, pp. 469-476].
La prima immagine fotografica che ritrae l'edicola risale ai primissimi anni del '900, e ci mostra la piccola struttura nello stesso punto e nelle stesse forme odierne.

S. Miniato – Abside della Chiesa di S. Francesco e Chiostro
Particolare tratto dall'immagine pubblicata in Guido Battelli, Luoghi romiti: San Miniato al Tedesco – Cigoli, in Emporium, vol. XVIII, n. 103, Ist. Storico Arti Grafiche, Bergamo, luglio 1903, p. 72

Da un punto di vista architettonico, l'edicola è costituita da un semplice parallelepipedo con terminazione a due spioventi. E' intonacata su tutti e quattro i lati, e quello che si affaccia sulla strada è caratterizzato da una sorta di incorniciatura in colore grigio, sovrastata da un timpano da cui emerge una piccola croce metallica. All'interno è collocata un'immagine mariana in terracotta smaltata, di buona fattura, probabilmente tardosettecentesca. Anche se ne riprende vagamente un po' i colori, non è assolutamente un'opera da attribuirsi alla bottega dei Della Robbia (scultori e maestri della terracotta invetriata, attivi a Firenze fra il '400 e il '500), come invece era stato ipotizzato in un articolo di un noto quotidiano locale. Da un punto di vista iconografico rappresenta la cosiddetta “Madonna Incoronata”, ovvero l'immagine utilizzata per descrivere Maria come la Regina del cielo e della terra.

L'edicola “Modonnina al Riposo”
Foto di Francesco Fiumalbi

L'immagine mariana in terracotta smaltata
Foto di Francesco Fiumalbi
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