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giovedì 19 gennaio 2023

[VIDEO] ANNA MATTEOLI – Storie di Donne – Sulle orme delle grandi figure femminili di San Miniato

Sabato 14 gennaio 2023, presso l'Accademia degli Euteleti, si è svolta la conferenza dedicata ad Anna Matteoli, valentissima studiosa e socia dell'Accademia, fra i protagonisti della rinascita culturale sanminiatese dei decenni successivi al secondo conflitto bellico mondiale.
L'iniziativa è stata promossa dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di San Miniato in Collaborazione con la Conchiglia di Santiago, nell'ambito del progetto DIDO - Storie di Donne - Sulle orme delle grandi figure femminili di San Miniato. Numerosi interventi da parte dei presenti.

Di seguito il video della serata a cura di Alexander Di Bartolo:




sabato 26 gennaio 2019

"SIC NOS IN SCEPTRA REPONIS" PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MICHELE FIASCHI - SAN MINIATO 26 GENNAIO 2019

Nella mattina di sabato 26 gennaio 2019 si è tenuta la presentazione del libro di Michele Fiaschi dal titolo “Sic nos in sceptra reponis”, dedicato allo stemma del Comune di San Miniato. Nell’affollata aula consiliare, sono intervenuti, oltre all’autore, il Sindaco Vittorio Gabbanini, Fabrizio Mandorlini e Francesco Fiumalbi.

Di seguito il video della presentazione:

sabato 14 maggio 2016

IN PILLOLE [040] LOTTA CONTRO LE MOSCHE – MEDAGLIA DI BRONZO AL COMUNE DI SAN MINIATO NEL 1938

a cura di Francesco Fiumalbi

LA MEDAGLIA DI BRONZO CONCESSA AL COMUNE PER LA LOTTA CONTRO LE MOSCHE
La Commissione Provinciale per la lotta contro le mosche, dopo aver valutato gli elementi di giudizio per l'attribuzione dei premi stabiliti dall'Amministrazione Provinciale, col bando di concorso in data 28 Gennaio 1938, a favore dei Comuni riconosciuti più meritevoli, è venuta nella determinazione di assegnare al nostro Comune la medaglia di bronzo.
Estratto da «La Domenica», anno III, n. 2, 8 gennaio 1939, p. 3.

Il contenuto di questo piccolo trafiletto di giornale sanminiatese, ad una prima occhiata, potrebbe strappare un piccolo sorriso. Tuttavia l'argomento è davvero molto serio.
Negli anni '20 e '30 del '900, in Italia furono introdotti importanti interventi nel campo della salute pubblica. Come ogni altra cosa del tempo, anche questo campo non sfuggì alla propaganda mediatica e sensazionalista dell'allora regime fascista. Pensiamo, ad esempio, alle grandi bonifiche e alla lotta contro le zanzare e la malaria.

Un intervento parallelo, forse meno conosciuto, fu invece improntato contro le mosche, ritenute la causa principale della diffusione del colera. A tale scopo il Ministero dell'Interno, attraverso la Direzione Generale della Sanità Pubblica, aveva diffuso un piccolo opuscolo contenente le Istruzioni per impedire la moltiplicazione e la disseminazione delle mosche e relative disposizioni legislative e regolamentari [Stabilimento Tipografico San Bernardino, Siena, 1938]. Tale pubblicazione, costituì un piccolo vademecum sulle caratteristiche della diffusione della mosca, sui sistemi e le trappole anti-mosca, nonché su veri e propri impianti da realizzare nelle stalle per renderle a prova di insetto.

Contemporaneamente, il Ministero assegnò un “monte premi”, su base provinciale, da elargire a quei comuni che si fossero particolarmente distinti nella lotta contro le mosche. I municipi si impegnarono attraverso campagne informative (manifesti, giornali, opuscoli) o con sussidi per l'acquisto di strumenti utili. In questa “battaglia” il Comune di San Miniato ottenne ottimi risultati, ricevendo la Medaglia di Bronzo nella Provincia di Pisa. 

Bisogna considerare che in ogni podere c'erano la stalla, la concimaia e i campi venivano concimati proprio con le deiezioni animali e con altri elementi di scarto. Per cui si potevano verificare situazioni e condizioni non proprio salubri.




domenica 10 gennaio 2016

ADDSM – COMMENTO – 1274, 9 NOVEMBRE – I BENI DEL TESORIERE REALE A SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

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[prima revisione 9 novembre 2016]

ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO
ADDSM – 1274, 9 novembre – I beni del tesoriere reale a San Miniato

In questa pagina è proposto il commento relativo ad un interessante documento conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze (ASFi, Diplomatico, Comune di San Miniato, 1274 novembre 9).
Fu pubblicato da Giovanni Lami all'interno del primo tomo dell'opera Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta, data alle stampe in Firenze nell'anno 1758. Il testo è alle pagine 494-495.

IL DOCUMENTO
Il documento riporta la dichiarazione rilasciata da Iacobus de Bufona (nome italianizzato di Jacques de Bourson, nobile provenzale), Vicario Regio per la Toscana, per l'avvenuta consegna dei beni appartenuti a Magistri Rainaldi de Campis, Tesoriere Regio per la Toscana, morto durante il suo mandato nell'anno 1274. La dichiarazione è corredata con tanto di “Inventario” degli oggetti che fino a quel momento erano rimasti in custodia presso il Comune di San Miniato. Tali beni erano stati recapitati per tramite di Domino Gerardo Rodulfi, definito iusperito, cioè esperto in diritto, in veste di rappresentante del Comune di San Miniato. L'atto venne registrato il 9 novembre 1274 presso Montepulciano, ma dal testo non è chiaro in quale luogo fosse avvenuta la morte di Rainaldo. Viene specificato solamente che i beni erano rimasti in San Miniato ed erano stati tenuti e conservati dal Comune. Da ciò si può ipotizzare che proprio presso San Miniato si trovasse la “sede” tributaria e quindi l'“ufficio” del tesoriere, un po' come avvenuto fin dall'epoca di Federico I “Barbarossa”. D'altra parte San Miniato, assieme a Prato e Montepulciano, mantenne la prerogativa della sede del Tribunale, come era fin dai tempi di Federico I "Barbarossa" ed è probabile che avesse mantenuto anche prerogative fiscali.
Da un punto di vista giuridico, la dichiarazione del Vicario può essere vista come una sorta di “attestato di avvenuta consegna”. Infatti, al termine dell'atto troviamo specificato che hoc presens publicum Instrumentum fu redatto ad foturam memoriam, e più precisamete a cautelam del “sindaco” (cioè del rappresentante) e del Comune di San Miniato stesso. In questo modo qualsiasi cosa fosse accaduto ai beni del tesoriere, Domino Gerardo Rodulfi e il Comunis Sancti Miniatis sarebbero stati sollevati da ogni responsabilità, e al tempo stesso dichiaravano di rinunciare a qualsiasi diritto sui medesimi oggetti.
Si può pensare che il Vicario, una volta ottenuta la disponibilità dei beni, si fosse adoperato alla contabilizzazione dei tributi raccolti dal defunto e alla restituzione dei beni personali alla famiglia del tesoriere.

IL CONTESTO TOSCANO DOPO LA MORTE DI FEDERICO II
Siamo nel periodo che va dalla morte di Federico II di Svevia (1250) alla definitiva cacciata dei Vicari Imperiali di stanza a San Miniato (1288). E' un quarantennio caratterizzato da aspri contrasti sia a livello toscano (contrapposizione fra Guelfi e Ghibellini, intessuta dalla lotta dei vari centri per l'egemonia sulla regione) che a livello europeo, con il cosiddetto periodo del “Grande Interregno” (1245-1273), superato con l'elezione di Rodolfo I d'Asburgo. Quest'ultimo formalmente era Re di Germania e Re dei Romani, ma non ebbe mai il titolo di “Imperatore”. In Toscana, proprio negli stessi anni, faceva valere la propria supremazia Carlo I d'Angiò (figlio del Re di Francia Luigi VIII), Re di Sicilia e Re di Napoli collegato alla parte guelfa. Infatti, nel documento proposto, sia il vicario che il tesoriere di stanza a San Miniato non vengono qualificati come “imperiali”, bensì come “reali”, poiché referenti del Re Carlo. D'altra parte, anche il centro sanminiatese aveva prestato giuramento di fedeltà a Carlo d'Angiò nel 1272 e quindi era entrato a far parte stabilmente dell'orbita guelfa [in proposito F. Salvestrini, Il nido dell'aquila. San Miniato al Tedesco dai vicari dell'Impero al vicariato fiorentino del Valdarno Inferiore (secc. XI-XIV) in Il Valdarno Terra di confine nel Medioevo (Secoli XI-XIV), a cura di A. Malvolti e G. Pinto, Atti del Convegno di Studi, 30 settembre – 2 ottobre 2005, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008, p. 251].

CARLO D'ANGIO' E LA TOSCANA - PRIMA FASE
I rappresentanti di Carlo d'Angiò in Toscana non seguivano proprio lo stesso schema dei “vicari imperiali” – documentati a San Miniato a partire dal 1160, quando sul trono sedeva l'Imperatore Federico I “Barbarossa” – sebbene avessero compiti militari e amministrativi. Per circa un quindicennio Carlo d'Angiò esercitò una "superiore podestà" sui principali Comuni toscani.
Nella prima fase di questo periodo, indicativamente dal 1267 al 1270, Carlo d'Angiò raccolse le adesioni delle due principali città guelfe: Firenze e Lucca. A queste poi si affiancarono gli altri centri che storicamente gravitavano all'interno della Lega Guelfa come Pistoia, San Gimignano, Colle Valdelsa, Volterra, Arezzo, Cortona, Montepulciano e Borgo San Sepolcro.
Si trattava di una forma di sudditanza che formalmente era solo un'alleanza. Le comunità toscane si impegnavano nei confronti di Carlo d'Angiò a combattere i comuni nemici, mentre il re angioino offriva la promessa di un'alta protezione. In questa fase non era previsto il pagamento di tributi e nemmeno l'interferenza circa l'elezioni delle cariche politiche.
Fin dal 1267 Carlo d'Angiò aveva disposto la presenza di "Vicario Generale", ovvero un suo rappresentante con il compito di curare i rapporti con i centri della Toscana. Tale Vicario aveva anche il titolo di "Maresciallo", con evidenti richiami anche alla sfera militare. Una scelta che in qualche modo ricordava lo schema organizzativo imperiale, a cui le città toscane erano abituate, forti di una consuetudine plurisecolare. A Lucca e Firenze, dove a Carlo era attribuita la carica diretta di Podestà, il sovrano aveva provveduto a creare dei "Vicari Cittadini".
[per chi desidera approfondire G. taddei, La coordinazione politica di Carlo I d'Angiò sulle città toscane. Modelli monarchici in terra di Comuni, in Le signorie cittadine in Toscana: esperienze di potere e forme di governo personale (secoli XIII-XIV), a cura di A. Zorzi, Roma, Viella, 2013, pp. 59-61]

CARLO D'ANGIO' E LA TOSCANA - SECONDA FASE
A partire dal 1270 si assiste all'instaurazione di una seconda fase nel rapporto fra Carlo d'Angiò e la Toscana, a seguito di iniziative di tipo autoritario da parte della Corona. Innanzitutto impose la scelta dei rappresentanti politici: le città e i comuni presentavano al sovrano una rosa di nominativi fra i quali sarebbe caduta la scelta del sovrano. In questo modo il sovrano entrava nella politica delle singole realtà cittadine e comunali, controllando l'elezione del Podestà.
Inoltre entrarono a far parte della sfera di influenza di Carlo anche quei centri storicamente vicini all'Impero e alle posizioni ghibelline, come Pisa e Siena. E' in questo frangente che anche San Miniato, nel 1272, fece giuramento di fedeltà al Re di Sicilia e di Napoli.
In questa fase Carlo d'Angiò applicò una sorta di dominazione "leggera", utile tuttavia a garantirsi importanti alleanze militari contro Corradino di Svevia, in una terra, come la Toscana, solcata storicamente da profonde divisioni e lacerazioni, e in un clima tutt'altro che stabile.
Da un punto di vista organizzativo, Carlo d'Angiò separò le competenze politiche da quelle strettamente militari, affiancando alla figura del Vicario Generale quella autonoma del Maresciallo. Un elemento, quest'ultimo, certamente indicatore del mutato rapporto. 
[per chi desidera approfondire G. taddei, La coordinazione politica di Carlo I d'Angiò sulle città toscane. Modelli monarchici in terra di Comuni, in Le signorie cittadine in Toscana: esperienze di potere e forme di governo personale (secoli XIII-XIV), a cura di A. Zorzi, Roma, Viella, 2013, pp. 60-62]

LA POLITICA FISCALE DI CARLO D'ANGIO' IN TOSCANA

Sempre nella seconda fase il sovrano angioino iniziò una politica "fiscale", tuttavia senza imporre tassazioni periodiche vere e proprie. E' forse nell'assenza di un vero e proprio "fodro", fondamentale per la politica degli imperatori svevi, che si può osservare una delle chiavi dell'iniziale successo della politica di Carlo in Toscana. I tributi infatti erano piuttosto delle "taglie" occasionali, dettate da motivazioni specifiche e contingenti, contrattate di volta in volta. Per la riscossione dei tributi era stata istituita una figura di riferimento: il "Tesoriere Generale" per la Toscana. All'atto pratico fu un mero esattore, senza incidere sui sistemi fiscali delle singole realtà cittadine e comunali. [per chi desidera approfondire G. taddei, La coordinazione politica di Carlo I d'Angiò sulle città toscane. Modelli monarchici in terra di Comuni, in Le signorie cittadine in Toscana: esperienze di potere e forme di governo personale (secoli XIII-XIV), a cura di A. Zorzi, Roma, Viella, 2013, pp. 63-64]
In ogni caso, nel tesoriere era riposta la massima fiducia da parte della corona, proprio perché da tale figura dipendeva la sopravvivenza “finanziaria” della corte e le varie iniziative, su tutte le campagne militari. Tra l'altro Carlo I d'Angiò era molto attivo: tra le altre cose, aveva partecipato alla settima (1249-50) e ottava (1270) crociata, a fianco del fratello Luigi IX. Ancora, era stato fra i protagonisti, assieme ad Edoardo I d'Inghilterra, della nona ed ultima crociata (1271-72). Senza dimenticare la campagna militare in Albania (1271-72) e le operazioni contro Genova (1273) in cui uscì sconfitto. E poi, nel maggio precedente all'atto, durante il Concilio di Lione, Papa Gregorio X aveva proclamato la decima crociata che, tuttavia, non prese mai corpo. Tutte iniziative che richiedevano considerevoli impegni finanziari.

GLI OGGETTI DEL TESORIETE
Magistri Rainaldi de Campis era il “tesoriere” regio, cioè era colui che aveva il compito di raccogliere i tributi dalle varie popolazioni della toscana, custodirli e contabilizzarli (con ogni probabilità, presso San Miniato), per poi inviarli al sovrano o comunque nel luogo dove si trovava la sede amministrativa della corte reale. Dunque svolgeva un ruolo molto importante e poteva godere di condizioni di vita relativamente agiate, almeno secondo i canoni dell'epoca. L'inventario dei suoi oggetti, di cui è rimasta memoria in questo documento, ne rivela il tenore. Si tratta di manufatti di uso comune, tuttavia realizzati con materiali di notevole pregio come l'argento, l'avorio o il corallo, oltre ad una serie di indumenti, vari capi d'abbigliamento e due cavalli. Per il tenore di vita contemporaneo possono sembrare cose modeste, ma all'epoca (seconda metà del '200) molti di questi oggetti potevano essere considerati dei veri e propri beni di lusso. Vi sono poi i soldi, frutto evidentemente della sua attività di riscossione tributaria. Rispetto al denaro nella sua disponibilità personale, le monete erano contenute in sacchetti “sigillati”, cioè chiusi ermeticamente con un sigillo di cera appositamente marchiato. Era l'unico espediente dell'epoca, per evitare o comunque tentare di limitare, il “peculato”. Infatti nell'atto viene specificato che la stima del denaro è fatta “a peso” (“ut apparebas per pondus”), proprio per non rompere i sigilli.

Di seguito l'elenco degli oggetti catalogati:
  • due nappi d'argento senza piedini (erano vasi o bacinelle usati per lavare il corpo);
  • una coppa in argento con piedistallo a cui era stata rimossa la doratura originaria;
  • tre anelli in argento;
  • un anello in oro;
  • un bracciale dentellato in argento;
  • un bracciale “muscolare” in argento;
  • una piccola cintura in argento ornata con un “siriaco” nero;
  • uno specchio in avorio “secco” con lacci e palline “siriaci”;
  • due infule “siriaca” (bende di lana, usate in ambito religioso, come nella mitra vescovile, o comunque per segnalare il il ruolo e il rango elevato);
  • un “manubrio” (un manico?) in avorio con argento;
  • una infula di panno (benda comune);
  • un marsupio “sirico”, con all'interno delle spezie, un coltello rotto col manico in corallo, due coppie di bilancini con relativi pesi;
  • una verga con coltello;
  • una coppia di cesoie;
  • un marsupio “sirico” vecchio;
  • due guanti con all'interno 21 fiorini d'oro;
  • una “traversagna” malandata;
  • due sacchi;
  • una guarnacca foderata di vario (una sopravveste);
  • un cappuccio foderato di vario;
  • una guarnacca senza maniche;
  • un “confetto” con finiture in corallo (probabilmente era un piccolo porta oggetti);
  • un “capace” (un altro tipo di porta oggetti, forse un piccolo sacco);
  • una tunica di “tritana” (stoffa con ordito di lino o di cotone e la trama di lana);
  • una guarnacca;
  • un sopratunica con due “capaci” (tasche?) di “tratana stamellina”, foderati di zendado (tessuto per lo più di seta) di colore nero;
  • un cappuccio;
  • una cappellina di “perso” (un tessuto orientale, “persiano”) foderato di vario;
  • una guarnacca di “perso”;
  • un “doppiello” di “pingolato” (??);
  • una fodera di “mufelli” (?) vari;
  • una coperta di panno rosso foderata di zampa di lepre;
  • una cultra (coperta pesante) di zendado rosso;
  • dieci “biancherie” (mutande o qualcosa del genere?);
  • un guanciale;
  • nove capitergi (potrebbero essere delle “pezzole”, piccoli pezzi di panno di lino o cotone, utili per asciugare o coprire la testa);
  • una “causape” (?);
  • due manutergia (asciugamani o qualcosa di simile);
  • tre strabule (“brache”), di cui una per “molare”, una come fodera di zendado giallo invecchiato e una per “manicare” il panno “carbonato”;
  • due pezzi di zendado rosso e uno di zendado verde, oltre ad un cappello di feltro e a due paia di fiaschi di “tramericio” (bevanda liquorosa?);
  • un piccolo contenitore portametalli (“ferreriam”) con dodici piccoli spicchi d'argento;
  • cinquantaquattro “solidi” o “soldi”, oltre a sette “denari” pisani tenuti in alcuni piccoli sacchetti non sigillati;
  • trenta “soldi” e quattro spicchi di “aquilino grosso” d'argento (moneta coniata a Merano nel XII sec.), oltre a quattro “soldi” e sette “denari” pisani, inseriti in un sacchetto sigillato con cera rossa in modo che non potessero essere usati;
  • sessantadue “libbre” pisane piccole, contenute in alcuni sacchetti con lo stesso sigillo (stima a peso);
  • cinquanta “libbre” pisane piccole e tre spicchi in un sacchetto con lo stesso sigillo, ma in cera verde (stima a peso);
  • altri oggetti;
  • due cavalli, di cui uno a pelo rosso e uno a pelo nero, che è un “ronzino”.
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G. Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta,
Firenze, 1758, frontespizio.


[prima revisione 9 novembre 2016]

ADDSM – 1274, 9 NOVEMBRE – I BENI DEL TESORIERE REALE A SAN MINIATO

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ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO

ADDSM – 1274, 9 novembre – I beni del tesoriere reale a San Miniato

Il documento originale è conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico, Comune di San Miniato, 1274 novembre 9.

REGESTO [tomo III, c.215r]
Iacopo de Bufona Vicario generale in Toscana fa la seguente testimonianza di tenere appresso di Sè diversi mobili e argenti che furono di messero Rainaldo de Canpij già Tesoriere in Toscana, e questi dopo la di lui morte erano rimasti nelle mani di detto Comune; quindi sono descritte le dette robe minutamente. Fatto appresso Montepulciano Rogato Orlandinello notaio imperiale.

CONTENUTO IN SINTESI [F. Fiumalbi]
Iacobus de Bufona, Vicario Regio per la Toscana, alla presenza di Domino Gerardo Rodulfi esperto in diritto, in veste di rappresentante del Comune di San Miniato, dichiara di aver ricevuto in consegna i beni appartenuti a Magistri Rainaldi de Campis, Tesoriere Regio per la Toscana, morto durante il suo mandato nell'anno 1274. La dichiarazione è corredata con tanto di “Inventario” degli oggetti che fino a quel momento erano rimasti in custodia presso il Comune di San Miniato. L'atto venne registrato presso Montepulciano. Si può ipotizzare che l'inventario fosse finalizzato alla contabilizzazione dei tributi nelle mani del Vicario e della restituzione dei beni personali alla famiglia del tesoriere.

Di seguito è proposta la trascrizione pubblicata in G. Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta, Tomo I, Firenze, 1758, pp. 494-495.

In Dei nomine, amen. Nos Iacobus de Bufona Regius in Tuscia Vicarius generalis. Per hoc publicum presens Instrumentum fatemur nos habere, & in veritate habemus apud nos, a Domino Gerardo Rodulfi Iurisperito, Sindico Comunis & Universitatis Sancti Miniatis, dante & solvente, vice & nomine dicti Comunis Sancti Miniatis, & pro ispo Comuni, infrascriptas res, de rebus, que fuerunt Magistri Rainaldi de Campis, olim in Tuscia Regii Thesaurarii, & que post mortem eiusdem remanserunt penes Comune Sancti Miniatis prefati, videlicet duos Nappos argenti sine pedibus, unam Coppam argenti deauratam cum pede, tre Anulos argenti, unum Anulum auri, unum Dentellerium argenti, unam Musculam argenti, una Cinturam parvam argenti ornatam de sirico nigro, unum Speculum de ebore sicum, & laqueos sirici, & globos siricos, duas infulas de sirico, unum Manubrium eburneum cum argento, unam Infulam de panno, unum Marsupium de sirico, in quo sunt speties, unum Cultellum fractum cum manubrio coralli, duo paria Bilanciarum cum ponderibus. Item unum Baculum cum cultello, unum par Forsicicularum, unum Marsupium de sirico vetus, duas Cirotecas cum vigintiuno flor. auri. Intem unam malam Traversagnam, duos Saccules, unam Tanicam, unam Guarnachiam de brunecta moream foderatam de variis, unum Capucium foderatum de variis, una Guarnachiam sine manicis de tritana, unum Confectum de perso foderatum de scoralis, unum Capacium foderatum de gulis varinis, unam Tunicam de tritana, una Guarnaciam, & Superunicale cum duobus Capaciit de tritana stamellina, fodevatis de zendalo nigro, unum Cappuccium, & una Cappellinam de perso foderatam de variis, unam Guarnaciam de perso, unum Doppiellum de pingolato, unam Foderam de mufellis variis, unum Copertorium de panno rubeo foderato de cruribus leporum, unam Cultram de zendado rubeo, decem Linteamina, unum Guanciale, novem Capitergia, unam Causape, & due Manutergia. Tres strabules, unum par Molearum, unam Federam de zendado giallo vetus, unum per Manicarum panni Carbonecte. Item due petia Zendadi rubei, unam petriam Zendadi viridis, unum Galerum de feltro, duo paria Fiaschorum de tramaricio. Item Ferreriam, duodecim Aglinos argenteos. Intem Solidos quinquagintaquator, & denarios septem Pisane monete in quibusdam sacculis, qui sigillati non erant. Item triginta Solidos, & quatuor Aglinos de aquilinis grossis argenteis, & Solidos quatuor & denarios septem Pisane monete parve, in quodam sacculo qui sigillatus erat cum sigillo cere rubee, cum scribere non poterant bene ad imaginem adoptari. Item sexuagintaduas libras Pisanorum parvorum vel circa, ut apparebas per pondus in quodam alio sacculo, qui sigillus erat de ipso sigillo. Item libras quiquaginta Pisanorum parvorum cum tribus Aglinis vel circa, ut apperebat per pondas in quodam alio sacculo, qui sigillatus ert de cera viridi quasi de ipso sigillo. Item due Cosinos, & unum Celone coloris viridis. Item duos Equos, unus pili rubei, & alium pili nigri, qui est ronzinui. Que omnia apid nos havere consessi simas, renuntiando exceptioni pecunie non habite, & non numerate, & rerum non habitarum, & non receptarum, quare exceprionem promittimus non opponere in causa, vel extra. Insuper Vicariatus nomine, & etiam nostro proprio, & privato nomine promittimus tibi Sindico... pro dicto Comuni Sancti Miniatos stipulanti, & recipienti, & pro dicto Comune, & ipsum Comune conservare indepnem, & indepnes a Regia Curia, & ab omni alia persona, & personis, loco, vel locis sub pena dupli suprascripte rei, quam tamen predicto Comuni, & ipsi Comuni dare promittimus Vicariatus nomine, & etiam nostro proprio, & privato nomine, se hec omnia, ut dictam est non observaremus, & ad penam dictam, & regiminis, sub quo fuerunt pro tempore consueto, & ea soluta, vel non, hic contractus in sua permaneat firmitate. Renunciando omnibus exceptionibus, constitutionibus a quo, vel quibus, a singulis, vel aliquo predictorum nos iurare, vel defendere possemus. Et hec omnia facta sunt per predictum Sindicus & Comune de mandato, & coactione suprascripti Domini Vicarii. Et ad foturam memoriam, & cautelam tui Sindici factam, & tui Comunis Sancti Miniato hoc presens publicum Instrumentum factam per Orlandinellum Not. infrascriptam bulla nostri Sigilli predicti iussimus reboravi.
Actum apud Montepulcianum presentibus Dominis Gerardo Iudice Vicecomitis, & Domino Rosso Vicecomite de Pisis, Domino Guilelmo Malfiliasti, Nactio Marescalco, & Pulianese Not. testibus ad hec rogatis & vocatis. Dominice Incarnarionis anno MCCLXXIV, die Iovis nono Novembris secunde Indict.
Ego Orlandinellum Sacri Imperii Notarius his omnibus interfui, & rogat. in publicam formam redegi, ideoque meo signo, & nomine confirmavi, & de mandato soprascripti Vicarii.
G. Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta,
Firenze, 1758, frontespizio.

venerdì 11 luglio 2014

GIUSEPPE RONDONI – UN PICCOLO ED IMPORTANTE COMUNE MEDIEVALE TOSCANO – SAN MINIATO AL TEDESCO

Giuseppe Rondoni (San Miniato, 17 novembre 1853 – 16 novembre 1919), già Direttore della Miscellanea Storica della Valdelsa e Presidente dell'Accademia degli Euteleti, è senza dubbio una figura molto importante per i suoi contributi sulla storia sanminiatese.
In questo post è proposto una breve comunicazione, dedicata a San Miniato, che il Prof. Rondoni ebbe modo di esporre durante il Congresso Internazionale di Scienze Storiche – Seconda Sezione, Storia Medievale e Moderna, tenutosi all'Accademia dei Lincei di Roma, nell'aprile del 1903. Di seguito la trascrizione. Anche se Rondoni non dice niente di nuovo, rispetto ad altre sue pubblicazioni dedicate a San Miniato, la sua presenza a tale congresso, dimostra l'elevata considerazione che lo stesso poteva vantare nel mondo scientifico e accademico dell'epoca.

Atti del Congresso Internazionale di Scienze Storiche
(Roma, 1-9 aprile 1903) – Vol. III – Sez. II – Roma, 1906
Frontespizio

Estratto da G. Rondoni, Un piccolo ed importante comune medievale toscano. S. Miniato al Tedesco, in Atti del Congresso Internazionale di Scienze Storiche (Roma, 1-9 aprile 1903), Vol. III, Atti della Sezione II: Storia Medievale e Moderna – Metodica – Scienze Storiche Ausiliarie, Accademia dei Lincei, Roma, 1906, pp. 529-531.

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[529] XXXVII.

UN PICCOLO ED IMPORTANTE COMUNE MEDIEVALE TOSCANO
S. MINIATO AL TEDESCO.

Comunicazione del prof. Giuseppe Rondoni.

Se molto e bene è stata studiata la storia dei maggiori Comuni italiani del medioevo, non così può dirsi di quella dei medi e dei piccoli, numerosi e fiorenti specialmente in Toscana, dove solo S. Gemignano e pochissimi altri, soprattutto senesi, furono fatti segno di assidue ricerche, secondo i dettami del buon metodo e della sana critica. Ecco perchè mi propongo dettare una monografia su S. Miniato al Tedesco, per la quale da vario tempo sto raccogliendo il materiale. Ma vi è di più. Unica questa cittadina conserva vivo nel nome il ricordo del sacro romano impero. Essa fu sede principalissima dei vicari imperiali, e centro per la Toscana del sistema col quale gli Svevi vollero raffermare e svolgere un effettivo e gagliardo potere in Italia, onde il Carducci la disse : «alabarda ghibellina eretta a minacciare il guelfo Valdarno» . Eppure ebbe anch'essa un Comune, che divenne autonomo, e si mantenne tale fino al 1370, finendo per cadere nell'orbita del dominio di Firenze.
Come sorse e si svolse il Comune in questa terra d'imperio, e quali caratteri peculiari esso offre, mi parve studio da avere importanza più che di storia puramente municipale; tanto più che nessuno fino a qui ha trattato di proposito l'argomento.
Come dai tempi nei quali imperatori e vicari cogli armigeri tedeschi invigilavano di lassù tanta parte della Toscana, e specialmente i più potenti Comuni, venner fuori quelli nei quali un Comune che si inspira agli esempì di Firenze e di Lucca, sorse e s'impose intorno alla rôcca imperiale di Federigo II divenuta così rôcca comunale, ed infine fiorentina? Ho studiato documenti editi ed inediti, e, sebbene poco mi sia stato dato conoscere di nuovo intorno all'età dei vicari ed al vicariato, pure da documenti posteriori, e soprattutto da due redazioni inedite di statuti del secolo XIV, contenenti evidentemente [530] disposizioni molto più antiche, e da qualche altro documento può ricavarsi che Firenze mirasse fino dai tempi della Lega guelfa a tirare a sé con ogni sforzo quel forte luogo centralissimo e adattatissimo a dominare il Valdarno e le valli che vi fanno capo, sottraendolo all'influsso imperiale, e che anche l'impero alla sua volta cercasse di affezionarselo e di render vani ed inutili i conati de' Fiorentini con concessioni e privilegi. Ciò spiega le divisioni fierissime che travagliarono S. Miniato, e come per ben due volte parte dei Samminiatesi scendessero al piano, per fare, come scrisse il Villani, una nuova terra, e magari una città. Caduta la potenza sveva, S. Miniato poco a poco si dà in braccio ai Fiorentini, che vi si sostituiscono all'impero con gran danno e dispetto de' Pisani, eppoi dei Visconti. Questi ultimi, nella loro qualità di vicari imperiali, accampando diritti su quella antica sede del vicariato, cercarono indefessamente di occuparla a detrimento del Comune di Firenze, fomentandovi le parti, e per ultimo ponendovi presidio. Ciò anzi indusse i Fiorentini a fare un ultimo sforzo, ad assediarla ed a farla passare nel proprio dominio, esercitandovi la più gelosa custodia.
Quanto ai caratteri del Comune vi s'incontra una Società di giustizia, antichissima, e che fu il primo nucleo del Comune stesso, organizzato dapprima a guisa di Ghilda, e che poi imitò gli Ordinamenti di giustizia di Firenze: Comune formato da concessioni imperiali e da una lega di protezione e di resistenza contro l'impero e sotto gli auspici guelfi e fiorentini, e così da due Comuni primitivi fra loro in contrasto, e che infine le vicende dei tempi e l'interesse fusero in uno appunto colla Società di giustizia della quale facevano parte i veri ed originari cittadini. Non riuscì mai però, nonostante le sue gelose precauzioni ed i rigori, a fiaccare veramente la potenza dei nobili, che sovrastavano di leggieri e s'imponevano, audaci forse e prepotenti più che in altri Comuni. Il nostro fu un consorzio più specialmente agricolo, e che si prevalse della situazione felicissima in mezzo al Val d'Arno di Sotto, fra Pisa, Lucca, Siena e Firenze. Per quanto in quel consorzio presto si formasse, come si è detto, una lega di resistenza, che ambì d'imitare Firenze, e prevalersi del suo aiuto, il popolo non riuscì mai a vincere i grandi, i quali, essendo i proprietari del suolo s'imponevano necessariamente, mentre il popolo non ebbe né poteva avere la forza delle corporazioni sorte dal prosperare rigoglioso dei commerci e delle industrie. Ebbe sì le arti; ma furon poche e non fiorirono. Infine il Comune per aver pace dovè sacrificare a Firenze la sua autonomia. Certe particolarità curiose del modo come era organizzata e funzionava la Società di giustizia, e come si svolse [531] poi ed ebbe fine, non è qui il luogo di esporre; ma piuttosto, concludendo, noterò che l'impero non dimenticò questo curioso ed irrequieto Comune, sorto intorno ad una cittadella imperiale, e che i Samminiatesi non dimenticarono l'impero, del quale cercarono di farsi schermo contro Firenze che li assoggettava, come già parte di loro si erano fatti schermo di questa città contro i vicari imperiali.
L'imperatore Sigismondo, essendo in Siena, fece capo e centro S. Miniato di trame, che dovevano forse concludere ad una specie di rivendicazione, che avrebbe del resto giovato più specialmente ai Senesi; se non che Firenze vegliava, e la congiura non fece che fruttare esili e condanne. Un quadro completo al possibile della vita di questo Comune e delle sue relazioni coll'impero e colle altre città grandi e piccole della Toscana; un quadro delle sue istituzioni e del carattere che le impronta, riflettendo contrasti tanto più aspri e minuti quanto più s'incrociavano e si combattevano su di un breve territorio pieno di tradizioni cosi diverse e contrarie, ecco, riepilogando, quanto mi parve utile, non solo per la storia regionale, ma ancora per quella generale, che de' particolari più minuti sente sempre più vivo il bisogno di far largo ed opportuno tesoro, assorgendo da questi a sintesi sempre più vaste e precise (*).


(*) Con altra recente sua pubblicazione: Uno sguardo alla rócca ed alla storia di S. Miniato al Tedesco (Miscellanea storica della Valdelsa, anno XII, fase. 2-3), Castelfiorentino, 1904, il prof. Rondoni ha illustrato sotto altri punti di vista il medesimo Comune di S. Miniato al Tedesco. 



sabato 17 maggio 2014

FOTO E VIDEO – SAN GENESIO – INAUGURAZIONE STRUTTURA DI SUPPORTO – 17 MAGGIO 2014

Finalmente, dopo oltre 10 anni di scavi e di studi (che ebbero inizio nel 2001), è stata inaugurata la struttura di supporto all'Area Archeologica di San Genesio, l'antichissima pieve medievale, circondata da un vasto borgo, e tappa obbligata lungo la Via Francigena.
Una costruzione che nasce non solo come spazio espositivo, ma anche per attività laboratoriali e di coordinamento. All'esterno il parco, finalmente fruibile, con un percorso in dodici stazioni in cui sarà possibile accedere a informazioni e contenuti multimediali attraverso l'utilizzo di pannelli e qr-code. Un progetto realizzato dal Comune di San Miniato, con i contributi della Regione Toscana e Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato.

Di seguito è proposto il video e le immagini dell'inaugurazione. Sono intervenuti:

Giacomo Gozzini - Ass. Turismo Comune S. Miniato
Mariateresa Piampiani - Ass. Lavori Pubblici Comune S. Miniato
Giovan Barrista Mattii - Fondazione CRSM
Beatrice Fatighenti - Associazione Archeo & Tech
Federico Cantini - Università degli Studi di Pisa
Fausto Tardelli - Vescovo della Diocesi di San Miniato
Andrea Pieroni - Presidente Provincia di Pisa
Vittorio Gabbanini - Sindaco di San Miniato
Al coordinamento Francesca Pinochi, Ufficio Stampa Comune S. Miniato.

Inaugurazione della struttura di supporto San Genesio
Interventi delle autorità presenti.
Video di Francesco Fiumalbi

L'area archeologica di San Genesio e la nuova struttura
Foto di Francesco Fiumalbi

Il momento del taglio del nastro
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ingresso alla struttura
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Prof. Federico Cantini illustra il materiale espositivo
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Prof. Federico Cantini illustra il materiale espositivo
Foto di Francesco Fiumalbi

L'inizio del percorso tematico
Foto di Francesco Fiumalbi

L'area archeologica e la nuova struttura
Foto di Francesco Fiumalbi

mercoledì 7 maggio 2014

IN PILLOLE [028] IL PROGETTO DEI BAGNI POPOLARI A SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi
In questo post è proposto un interessante progetto, relativo alla costruzione di un Piccolo Stabilimento di Bagni Popolari, che doveva essere costruito sopra il loggiato del mercatale, in posizione sopraelevata rispetto al Piazzale Dante Alighieri.
Il progetto, redatto nel 1913 dall'Ing. Raffaello Ciampalini, Capo dell'Ufficio Tecnico Comunale, per conto della Pubblica Assistenza, doveva servire la Città di San Miniato di un piccolo impianto “termale”, probabilmente fornito anche di bagno turco e solario per le cure elioterapiche. Era dunque una struttura di tipo “sanitario”, contrariamente all'odierna vocazione turistico-ricettiva di tali strutture. E infatti, non a caso, troviamo coinvolta la Pubblica Assistenza. 
In quegli anni erano in pochissimi ad avere una sorta di "bagno" in casa, e molti abitanti dei centri urbani spesso vivano in condizioni igienico-sanitarie ben peggiori rispetto a quanti abitavano in campagna. In molti non avevano né lo spazio, né gli strumenti per farsi il bagno in casa. Rossano Nistri, ricorda che un piccolo "bagno pubblico" era situato nel piano seminterrato sul lato settentrionale dei Chiostri di San Domenico (il lato verso la strada).
Infine, non dobbiamo dimenticare che all'epoca erano molto frequenti malattie come la tubercolosi, che richiedevano una lunga degenza in strutture sanitarie e tale scopo nacquero un po' in tutta Europa i cosiddetti “sanatori”. Per citare due esempi famosissimi, basta ricordare il Sanatorio di Purkersdorf progettato da Josef Hoffmann e il Sanatorio di Paimio in Finlandia progettato da Alvar Aalto.
In ogni caso, è evidente che la redazione del progetto fu possibile grazie anche al fatto che nel 1903 era entrato in funzione, seppur con alterni risultati, il primo acquedotto pubblico che portava l'acqua dalle Fonti di San Pietro fino al Capoluogo [in proposito: D. Fiordispina, M. Parentini, Pozzi, fonti, cisterne e acquedotti. L'approvvigionamento idrico a San Miniato e nel suo territorio dal XVIII all'inizio del XX secolo, FM Edizioni, 2009, pp. 21-27].

Il progetto sanminiatese non trovò compimento. Al momento se ne ignorano le ragioni, che possono essere state le più varie: dai problemi strutturali per la costruzione sopra il loggiato (che ha manifestato precocemente segni di instabilità), a problemi economici legati ai costi di costruzione, di gestione e di approvvigionamento dell'acqua necessaria al funzionamento dell'impianto, alla morte in guerra dell'Ing. Ciampalini nel 1916, fino alla successiva costruzione del Padiglione Montegrappa nei pressi dell'Ospedale, costruito probabilmente per sopperire anche alle medesime necessità.
Il progetto prevedeva un edificio quadrangolare, collocato all'estremità sinistra del loggiato, e quindi, doveva in qualche modo assecondarne la curvatura. Due piani fuori terra, con l'accesso che probabilmente era stato pensato dalla terrazza sopra il mercatale, ancora oggi accessibile. Un'edificio abbastanza semplice, composto, senza apparenti divagazioni formali. Non ci è dato sapere circa la sistemazione degli elementi di finitura che, assecondando le istanze estetiche del periodo, avrebbero potuto accogliere le nuove linee dal gusto Liberty, o proporre una sorta patchwork neogoticheggiante, come avverrà negli anni successivi in alcune realizzazioni sanminiatesi (si veda, per esempio, la nuova sede della Cassa di Risparmio, inaugurata nel 1922).

Quella proposta di seguito è l'unica immagine che sembra essere rimasta del progetto. E' tratta dal numero UNICO “di saggio”, Anno I, del periodico quindicinale “L'Aurora”, pubblicato a San Miniato il 15 luglio del 1913. Tra l'altro, nella redazione del giornale, col ruolo di “Amministratore” figura proprio il nome dell'Ing. Raffaello Ciampalini, lo stesso del progetto.

Piccolo Stabilimento di bagni popolari
progettato dall'Ing. Raffaello Ciampalini e che
dovrebbe sorgere in San Miniato, sul loggiato del Piazzale, per
iniziativa della locale Società di Pubblica Assistenza
Ripr. Fot. V. Mannelli – Fotoincisione Lunati Firenze
Immagine tratta da “L'Aurora”, Anno I, numero Unico,
San Miniato, 1913, pagina n. 3.


giovedì 6 marzo 2014

9 MARZO 2014 - ORE 10.00 - PRESENTAZIONE DEI LAVORI PIAZZA XX SETTEMBRE A SAN MINIATO


Domenica 9 marzo 2014, alle ore 10.00, presso la sede dell'Accademia degli Euteleti, si terrà la presentazione dei lavori di riqualificazione di piazza XX settembre, la “porta” orientale di San Miniato. La cittadinanza è invitata a partecipare.

Interverranno:
Giacomo Gozzini, Ass. Turismo Comune di San Miniato
Antonio Guicciardini Salini, Pres. Fondazione CRSM
Alessandro Bandini, Pres. CRSM
Arch. Emilio Bertini, Progettista
Sandro Saccuti, Ass. Architettura e Territorio “L. Benvenuti”
Mariateresa Piampiani, Ass. LL.PP. Comune di San Miniato
Un rappresentante della Sopr. Beni Architettonici Paesaggistici Artistici Storici ed Etnoantropologici per le Province di Pisa e Livorno


martedì 4 marzo 2014

PIAZZA XX SETTEMBRE COME ERA (MESSA MALE)

di Francesco Fiumalbi

Domenica 9 marzo 2014, alle ore 10.00, è stata inaugurata la “nuova” Piazza XX Settembre, al termine dei lavori di riqualificazione che hanno restituito un nuovo volto alla piazza più orientale di San Miniato. VEDI POST - LA "NUOVA" PIAZZA XX SETTEMBRE A SAN MINIATO

Le foto pubblicate qui sotto sono da considerarsi come un "reperto" storico. Sono state scattate nel 2012, e mostrano la situazione di Piazza XX Settembre com'era prima della riqualificazione.
Rivedere le vecchie foto genera sempre qualche emozione! Per esempio, quante volte, vedendo le cartoline storiche della nostra Città ci viene da sorridere!? Ma guarda la gente che vestiti buffi che indossava! E quelle automobili, com'erano vecchie! Ah, che bei tempi! Quando s'andava, si faceva, si correva....
Ecco, magari l'immagine “vecchia” della piazza è ancora ben impressa nella memoria di tutti noi... ma fra qualche anno, quando per caso ci capiterà di rivedere queste foto, scommetto che penseremo tutti la stessa cosa: ma come siamo stati “bischeri” con tutte quelle macchine in mezzo alla piazza?!

La Piazza era rimasta tale solo perché c'era scritto nel cartello: “Piazza Venti Settembre”. Di “piazza” c'era rimasto ben poco, con lo spazio pubblico piegato con violenza alle automobili. L'aiuola, verde e ricca di fiori (come si vede nelle cartoline d'inizio '900) era stata completamente e brutalmente ricoperta di asfalto. La vecchia cisterna ottocentesca, sciupata e malmessa, galleggiava ormai in un mare grigio, fatto di cemento e bitume. D'altra parte l'esigenza di un facile parcheggio, vicino a quello che era l'ospedale cittadino, con tutti i suoi reparti attivi, aveva superato quell'ideale di armonia con cui era stata concepita la precedente sistemazione.

Piazza XX Settembre”
Foto di Francesco Fiumalbi

Quando fu inaugurato il Parcheggio del Cencione, Piazza del Duomo e Piazza del Seminario furono "liberate" dalle auto. Allo stesso modo, quando fu aperto il nuovo parcheggio a Pian delle Fornaci, l'Amministrazione Comunale pose l'esigenza di procedere alla riqualificazione della piazza, eliminando, o riducendo fortemente la sosta delle auto.

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Era il 25 novembre 2010, quando il progetto fu presentato alla Consulta Territoriale dall'arch. Emilio Bertini, in una Sala del Consiglio piena di gente. Nella penombra, scorrevano le slides della presentazione. L'idea era semplicissima, ma non certo scontata: restituire quello spazio alla vita delle persone, quello spazio che era stato invaso dalle auto. Una delle critiche più feroci, nei mesi successivi, fu la necessità di un nuovo collegamento fra Pian delle Fornaci e la piazza, che poi è stato risolto con una nuova scalinata. A quel punto poterono iniziare i lavori veri e propri.

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Finalmente abbiamo avuto modo di vedere il lavoro finito. Una piazza rinnovata costituisce pur sempre un cambiamento e offre potenzialità che prima non erano possibili e forse nemmeno immaginabili. Le sfide per il domani non mancano. L'ospedale, da qualche anno, sta andando verso un progressivo depotenziamento e sempre più spesso si sente dire che cambierà la sua destinazione, in un futuro più o meno prossimo. Lì accanto c'è una chiesa, Santa Caterina, che risale al XIII secolo e che è molto bella, anche se poco conosciuta. Sulla piazza si affacciano gli uffici comunali, situati all'interno dell'elegante Palazzo Migliorati, dove tra le altre cose, c'è anche la sede dell'Accademia degli Euteleti. Insomma, uno spazio che acquista una nuova veste, circondato da edifici importanti. E' un luogo chiamato ad accogliere e a connettere, a mettere in relazione, con la difficile eredità di un parcheggio, che fino ad ora ha respinto e allontanato la vita a livello della piazza.

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi


Piazza XX Settembre, anno 2012
Foto di Francesco Fiumalbi


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