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domenica 2 dicembre 2018

[VIDEO] "LOCUS EST FAMOSUS" - PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PAOLO TOMEI - 1 DICEMBRE 2018

Sabato 1 dicembre 2018, presso l'Accademia degli Euteleti e con l'adesione della Società Storica della Valdelsa, si è tenuta la presentazione del libro di Paolo Tomei "Locus est Famosus" Come nacque San Miniato al Tedesco. Si tratta di una pubblicazione assai interessante che propone una ricostruzione delle vicende che portarono alla nascita e al successivo sviluppo dell'abitato sanminiatese.


Di seguito il video della serata:

lunedì 16 gennaio 2017

ADDSM - COMMENTO - 783, 16 GENNAIO - SAN MINIATO, IL PRIMO (ERRONEO) DOCUMENTO


ARCHIVIO DOCUMENTARIO DIGITALE DI SAN MINIATO [ADDSM]
783, 16 gennaio, San Miniato – Il primo (erroneo) documento

Il documento originale è conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico antico, *B.60. VAI ALLA TRASCRIZIONE

San Miniato, immagine panoramica
Foto di Francesco Fiumalbi

a cura di Francesco Fiumalbi

PREMESSA
La Storia (intesa come disciplina scientifica) non può e non deve accontentarsi dei risultati di volta in volta raggiunti. Capita, così, che un episodio, o un documento, letto e riletto a distanza di anni, o addirittura di secoli, possa fornire esiti in parte o completamente diversi rispetto alle conclusioni fino a quel momento consolidate. In tale circostanza, la storia deve essere riscritta alla luce delle nuove deduzioni. E' il caso del documento proposto in questa pagina.

COMMENTO:
In sintesi, l'atto datato 16 gennaio 783 vede protagonista il Vescovo di Lucca Giovanni, impegnato a confermare il sacerdote Aucthis nel governo di una chiesa dedicata a San Miniato, indicata geograficamente in un luogo di nome “Quarto”. Il documento contiene anche altre informazioni relative alla storia dell'edificio, dei suoi fondatori e dei suoi rettori: era una chiesa semplice, ovvero un oratorio, ed era stata fondata da 17 uomini al tempo del Vescovo Balsari (menzionato nell'anno 700 e sicuramente morto nel 713) e poi officiata da altri presbiteri, di cui è specificato il nome e il rapporto di parentela fra loro. Dal momento che il territorio sanminiatese è stato fino al 1622 all'interno della giurisdizione della Diocesi di Lucca, questo documento è stato considerato l'atto con cui venne fondata la chiesa di San Miniato e che dette avvio alla nascita del centro abitato o che comunque ne segnò una delle fasi iniziali.

LA MANCATA MENZIONE DI SAN GENESIO
Un elemento che doveva far riflettere gli studiosi nel tempo e in qualche modo far suonare un campanellino d'allarme, è senza dubbio la mancata menzione della Pieve di San Genesio, ovvero la "chiesa madre" del territorio sanminiatese. La Pieve è attestata fin dall'anno 715 (in proposito si veda il COMMENTO e la TRASCRIZIONE del documento conservato nell'Archivio Capitolare d’Arezzo, n. 3 e datato 5 luglio 715) e gli scavi archeologici ne hanno attestata la funzionalità fin dall'epoca tardoantica. Non sarebbe questo l'unico caso, ma è assolutamente inconsueto che l'indicazione di un oratorio semplice, come quello indicato nella pergamena in oggetto, non sia accompagnata anche dalla menzione della pieve alla cui giurisdizione apparteneva.

QUARTO, RISPETTO A COSA?
A partire dal collegamento della chiesa con il centro urbano di San Miniato, negli anni gli studiosi si sono chiesti cosa significasse questa loc. “Quarto”, ovvero a cosa fosse riferita. Toponimi come “Terzo”, “Quarto”, “Quinto”, “Sesto”, “Settimo”, “Ottavo”, “Nono” e “Decimo” si ritrovano anche in Toscana, nelle aree circostanti i grandi insediamenti urbani d'epoca romana sedi di altrettanti municipi (Pisae, Florencia, Faesule, Arretioum, Volaterrae, Sena Julia, Lucae), rivelando l'indicazione della distanza in miglia. Tuttavia, nel Medio Valdarno Inferiore non sono attestati grandi insediamenti romani (se non Empoli, anticamente In portu) tali da dar vita a toponimi di questo tipo. Un miglio romano misurava all'incirca 1480 m, dunque “Quarto” avrebbe indicato una distanza di poco meno di 6 km: troppi rispetto a Vico Wallari – Borgo San Genesio, troppo pochi rispetto ad Empoli e alle altre città della Toscana.
La mancanza di corrispondenze oggettive (documentali o archeologiche) rispetto ad un punto di riferimento “forte”, tale da aver determinato un toponimo come quello di “Quarto”, doveva far sorgere il dubbio circa l'attendibilità della deduzione. Così non è stato fino agli anni recenti, quando due studiosi sono arrivati, autonomamente, alle medesime conclusioni. Ovvero che il documento c'è, esiste ed è autentico, ma che è stato male interpretato da tutti coloro che si sono occupati di storia sanminiatese negli ultimi due secoli e mezzo.

QUARTO DI LUCCA, A CAPANNORI
Alcune indicazioni circa l'esistenza in epoca medievale di un insediamento denominato “Quarto” nella piana lucchese, entro le sei miglia dalla città, erano state formulate da Chris Wickham nel suo testo Comunità e clientele nella Toscana del XII secolo: le origini del comune rurale nella Piana di Lucca, I Libri di Viella, Roma, 1995, pp. 69-71.
Il primo, in assoluto, a mettere in relazione il documento con una chiesa dedicata al medesimo martire Miniato, sorta in Loc. Quarto nella piana lucchese (oggi Capannori) è stato Marco Stoffella nella sua Tesi di dottorato presso l'Università Ca’ Foscari di Venezia (A.A. 2004-2005), dal titolo Fuori e dentro le città. La Toscana occidentale e le sue élites (secoli VIII-XI) (pp. 81-92).
In maniera del tutto autonoma, Paolo Tomei ebbe modo di chiarire meglio tutte le circostanze relative al documento, consultato in originale, e anche rispetto al contesto storico, geografico, sociale e patrimoniale del tempo, arrivando a smentire tutta la storiografia sanminiatese dalla metà del '700 fino al XXI secolo. I risultati sono stati ampiamente esposti in P. Tomei, Il villaggio di Wallari, la chiesa di Autchis: San Genesio e San Miniato nei secoli VIII-IX, Tesi di Laurea, Università di Pisa, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 2008-2009, pp. 31-45 e, del medesimo, «Locus est famosus» Borgo San Genesio e il suo territorio (secc. VIII-XII), Tesi di Laurea Università degli Studi di Pisa, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea Specialistica in Storia e civiltà, A.A. 2010-2011, pp. 32-33.

LA TESI DI PAOLO TOMEI
Di questo particolare argomento, Paolo Tomei ebbe modo di relazionare a San Miniato il 10 novembre 2012 nell'ambito del primo incontro del ciclo di conferenze sotto il titolo “San Miniato. Nuovi contributi per la storia urbana”, promosso dalle associazioni Moti Carbonari “Ritrovare la strada”, Architettura e Territorio “Lanfranco Benvenuti” e Pro Loco di San Miniato. Di seguito è proposta la porzione dell'intervento di Paolo Tomei relativa allo specifico del documento, trascritta fedelmente dalla registrazione della serata:

«Il punto di avvio di questo intervento rappresenterà, per gli appassionati di storia locale, una sorta di “colpo di scena”. La fondazione della chiesa privata dedicata a San Miniato, rispetto alla cronologia elaborata da eruditi e storici del passato (una ricostruzione che gode ancora oggi di una grande eco) deve infatti essere posticipata di almeno un secolo e mezzo. Il primo nucleo dell'abitato, una chiesa intitolata al martire fiorentino Miniato, non risale come si credeva al primo quarto dell'ottavo secolo, bensì alla seconda metà del nono, ovvero alla matura età carolingia.
[…] La tradizione riferiva a San Miniato una pergamena del 16 gennaio del 783, conservata nel Diplomatico dell'Archivio Storico Diocesano di Lucca. […] Mediante tale atto, una “cartula confermationis”, il Vescovo di Lucca Giovanni I confermava l'ordinazione del nuovo rettore di questa chiesa intitolata a San Miniato. Il “consilium” e il “consensum” vescovili erano richiesti in maniera consuetudinaria sin da quando l'edificio di culto era stato costruito e quindi nel documento si fa una piccola storia dell'edificio, partendo dalla sua fondazione avvenuta al tempo del vescovo Balsari (attestato a Lucca attorno all'anno 700), per mano di diciassette persone non legate da vincoli di sangue, ma piuttosto da una solidarietà di tipo orizzontale e, fra questi, un uomo di nome Autchis.
La carta prosegue, passando a citare gli ultimi tre rettori di questa chiesa dedicata a San Miniato, i quali appartenevano tutti alla stessa famiglia, ovvero erano i figli di un tale Autchis, cioè discendenti dallo stesso Autchis I, ricordato tra i fondatori. Infatti il prete Bonichis aveva adottato il figlio di Autchis, che si chiamava Austripert, il quale poi aveva nominato come suo successore Autchis II, colui che nel 783 chiedeva, come da consuetudine, la conferma vescovile della sua ordinazione.
Veniamo al punto fondamentale ovvero al modo con cui questa chiesa nel 783 veniva localizzata, cioè detta “in loco Quarto”. Questa localizzazione ha sempre creato problemi, perché San Miniato, come è noto, è soprannominata la “Città delle Venti Miglia” in quanto si trova a circa 20 miglia dalle città romane più importanti (Lucca, Pisa e Firenze). Per superare questa difficoltà sono state avanzate nel tempo diverse spiegazioni, le quali però non trovano alcun appiglio certo nelle fonti scritte.
[…] La spiegazione diventa immediatamente semplice se si pone attenzione [...] su chi fossero i figli di questo Autchis, ovvero su chi fossero i rettori della chiesa di San Miniato “in loco Quarto”. Analizzando gli esponenti di questa famiglia, studiando anche le altre pergamene lucchesi nel loro complesso, […] si scopre che queste persone detenevano una posizione di preminenza nelle zone di Capannori e Tassignano, quindi nella piana di Lucca, dove allora si trovavano per l'appunto una località denominata “Quarto” e un'altra detta “Rocta”. Proprio a “Rocta” questa famiglia deteneva un piccolo oratorio familiare intitolato a San Quirico. Come ha dimostrato Chris Wickham, “Quarto” e “Rocta” erano due insediamenti, tanto vicini, da risultare praticamente indistinti. Molte volte, infatti, ritroviamo nei secoli successivi la chiesa di San Quirico una volta ubicata a Quarto e una volta indicata a “Rocta”. Quindi la famiglia possedeva beni in una zona che non c'entrava niente con San Miniato.
[…] Quindi l'ipotesi che l'eccessiva prossimità delle due chiese (San Miniato di Quarto e San Quirico di Rocta) possa avere provocato la scomparsa di San Miniato di Quarto, a vantaggio della chiesa di San Quirico (che poi è l'attuale chiesa parrocchiale di Capannori) pare tutt'altro che remota. Anche perché, nel territorio di San Miniato il Vescovo non possedeva assolutamente niente. Leggendo tutte le pergamene, mentre l'area delle “sei miglia”, del Capannorese e più in generale nella piana di Lucca, sono attestati vastissimi possedimenti del Vescovo, nel territorio di San Miniato non aveva alcun rilevante complesso patrimoniale in questo periodo. Le uniche due testimonianze d'epoca longobarda sul territorio riguardano la Pieve di San Genesio, che aveva uno status particolare e una grandissima rilevanza dal punto di vista politico ed economico poiché era un centro di pertinenza fiscale. […] Dunque la localizzazione di tale chiesa nell'area sanminiatese, a mio avviso, non è accettabile.»

UN RIFERIMENTO IMPORTANTE
IL MONASTERO DI SAN QUIRICO A QUARTO A ROTTA
Seguendo le indicazioni fornite da Paolo Tomei, effettivamente i contenuti di vari documenti sembrano confermare la posizione di Quarto nell'area lucchese.
In particolare, in una pergamena coeva, datata all'anno 786, i medesimi protagonisti si ritrovano legati ad un monastero dedicato a San Quirico. Questo risultava essere stato fondato in loco Quarto ad Rotta da Autchis I e, al momento della stesura dell'atto, l'abate era proprio il figlio Austripertus. Quest'ultimo, per l'appunto, elegge quale suo successore Autchis II.
In pratica abbiamo lo stesso luogo (Quarto), gli stessi protagonisti (Autchis I, Austripertus, Autchis II) e il medesimo sviluppo della vicenda (fondazione del "nonno", subentro del "figlio" ed elezione del "nipote"). Più chiaro di così...
[Il documento è conservato presso l'Archivio Arcivescovile di Lucca, Diplomatico Antico, +N.89; ed. D. Bertini, Memorie e documenti per servire all’istoria del Ducato di Lucca, Francesco Bertini Tipografo Granducale, Lucca, 1818, Appendice, doc. XCVI, pp. 152-153]

LA STORIOGRAFIA SANMINIATESE SETTE-OTTOCENTESCA
Dopo aver riportato la tesi di Paolo Tomei, di seguito sono proposte le tappe iniziali della storiografia sanminiatese a proposito della nascita dell'abitato e della sua chiesa e della località Quarto. Di fatto la notizia è rimasta pressoché la stessa fin dal 1758, senza che nessuno abbia avanzato, negli anni, particolari perplessità o considerazioni diverse.

LUDOVICO ANTONIO MURATORI – 1742
La prima edizione di questa pergamena è quella di Ludovico Antonio Muratori nel tomo VI delle Antiquitates Italicae Medii Aevi [Milano, 1742, coll. 405-406] con la seguente indicazione: Literae Johannis Lucensis, per quas Rectorem Ecclesiae Sancti Miniati in loco Quarto constituit, sive confirmat Autchis Clericum, Anno 783. Il Muratori, tuttavia, non collegò (almeno nel testo) la chiesa di San Miniato al castello, poi Città, di San Miniato. Si limitò solamente a constatare che si trattava di un oratorio semplice, senza aggiungere nulla di più.

GIOVANNI LAMI – 1758
Giovanni Lami, attentissimo all'opera del Muratori, fu il primo a notare il testo della pergamena pubblicata nel 1742 e ad associarlo con la città di San Miniato. Nel primo tomo della sua opera G. Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta (pubblicata in Firenze nel 1758), parlando del monastero fiorentino di San Miniato al Monte, ebbe modo di confutare (pp. 333-334) che «in Dioecesi quoque Lucensi, ubi nunc Sancti Miniatis urb est in Valle Arni Inferiori, Ecclesiam hujus Martyris honori constructam ab antiquis temporibus exstitisse, & oppidum illud nomed ab ea mutuatum esse, non est dubitandum. […] Nisi autem fallor, Ecclesia, qua de agimus, illa est, quae antiquitus S. Miniatis in Quarto, in Dioecesi Lucensi, vocabatur».
A queste considerazioni, fece seguire in nota una nuova edizione della pergamena derivante direttamente dal testo muratoriano (pp. 334-335). E quindi, di seguito, aggiunse:
«Ex hac charta etiam coniugium, seu concessinatus, Clericorum illius temporis, existat. Episcopi Lucenses, qui in ea membrantur, sunt Balsarius, qui anno DCC. vivebat: Walprandus, qui etiam Tusciae Dux erat, quique anno DCCXLII fioruit: Peredeus, qui in Aule Regis Franciae versatus est, & post Walprandum, secundum hoc Instrumentum, Lucensem Ecclesiam rexit, praecessitque άμεσωϛ Episcopum Ioannem, qui hanc chartam scribi iussit. Quum autem aliam Ecclesiam D. Mineati sacram in Lucana Diocesi olim exstitisse, nisi eam, unde nomen accepit oppidum S. Miniatis, minime constet, si excipias Ecclesiam D. Mineatis in Faugnana, suburbio oppidi Miniatensi; adfirmare probabiliter possumus, Ecclesiam D. Miniatis in Quarto, in illa Diocesi, esse han eamdem Ecclesiam; adeoque ex adlato instrumento patet, eam aedificatam fuisse anno circiter DCC. Hinc habemus prima initis huius oppide, quod ab huius Ecclesiae celebratione, & frequenti populorum….»

ANTONIO MARIA VANNUCCHI - 1758
L'erudito Antonio Maria Vannucchi, essendo in corrispondenza con Giovanni Lami e da esso debitamente edotto, non mancò di inserire una tal informazione nella pubblicazione dal titolo Ragionamento storico al nobil giovane Gio. Battista Gucci gentiluomo samminiatese sopra la nobiltà della sua patria e della sua famiglia, edita presso la stamperia fiorentina di Gaetano Albizzini, nel 1758. Vedi il post IL RAGIONAMENTO STORICO SANMINIATESE DI A. M. VANNUCCHI AL GIOVANE G. B. GUCCI
In particolare alle pp. 21-22 ebbe a scrivere:
«Qual si fosse cotesto Colle, sovra cui stendesi la Città vostra, o nel fiorire, o sul cadere del Romano Imperio, malagevole cosa è il dimostrarvi. Certo prima dell'ottavo secolo ei si chiamava Quarto, come abbiamo dallo Strumento della fondazione della Chiesa di Samminiato; ma donde, e come in tal guisa si denominasse, non saprei ridirvelo sicuramente. I nomi, che quasi sempre sono più durevoli delle cose da loro significate, niente qui ci manifestano per la proposta materia. […] Ma discendendo alle più sicure memorie, circa il 700 di nostra salute, sotto Belsario Vescovo di Lucca, fu edificata in Quarto la Chiesa di Samminiato, sommessa alla Prepositura di S. Genesio, siccome a più antica; e questa fabbrica richiedeva bene, che già vi fosse all'intorno qualche Borgata, ai comodi della quale essa servisse, e questa diede senza dubbio nome, e popolazione a cotesta Patria.»

GIOVANNI LAMI - 1766
Le medesime considerazioni furono nuovamente esposte da Giovanni Lami nel suo Lezioni di Antichità Toscane e spezialmente della Città di Firenze recitate nell’Accademia della Crusca da Giovanni Lami pubblico professore, pubblicato appresso Andrea Bonducci in Firenze l'anno 1766 [Parte Seconda, pp. 323-342]. Vedi il post: SAN MINIATO, DESIDERIO RE DEI LONGOBARDI E I FOCENSI SECONDO GIOVANNI LAMI
In particolare egli scrisse [p. 332]: «In altra parte, ma sempre non lungi dalla Valdelsa, era stata fabbricata altra Chiesa sotto il titolo di S. Miniato Martire, nella Diogesi di Lucca: e siccome quel Santo era un Martire Fiorentino sì famoso, che dedicate a lui si ritrovano da trenta Chiese; quella divenne un celebre Santuario, e i popoli la cominciarono a frequentare; onde ivi ancora furono costruite abitazioni diverse, che cominciavano già a prender forma di Terra […] Quella poi di San Miniato è sicuro, che è stata edificata intorno all'anno settecento di Cristo, riconoscendosi da antica Carta riportata dal famoso Lodovico Antonio Muratori nelle Antichità Italiche del Medio Evo, qualmente fu fondata, essendo Vescovo di Lucca Balsario.»

DOMENICO BERTINI – 1818
Anche in ambito lucchese venne accolta la deduzione di Giovanni Lami. E' il caso di Domenico Bertini che nella sua dissertazione a proposito della storia ecclesiastica lucchese contenuta nel quarto volume de Memorie e documenti per servire all’istoria del Ducato di Lucca, (presso Francesco Bertini Tipografo Granducale, Lucca, 1818, p. 12) ebbe a scrivere:
«Fu scritta una tal pergamena l'anno IX di Carlo Magno, e II di Pipino ai 16 gennajo, Indizione VI vale a dire al principio del 782. Ci narra la stessa, che poco tempo innanzi, “qualiter ante hos annos”, alcune persone, il nome delle quali ce le dimostra per la maggior parte Longobarde fondarono la nuova Chiesa di S. Miniato “in loco Quarto”, ed alla custonia della medesima posero un tal “Naudolfo, cum licentia consilii bone memorie Balsari, hujus Lucensis Ecclesie Episcopi”. Dipoi il Prete Bonichis, col permesso del nostro Vescovo Valprando, pose per Rettore di detta Chiesa Austriperto suo figlio adottivo ed erede. Questi pure vi pose Autchis cherico, senza permesso del nostro Vescovo Peredeo, perché in tal tempo trovavasi in Francia al servizio del Re. Autchis dunque prega il Vescovo Giovanni a volerlo confermrar nella rettorìa, lo che ottiene con certe condizioni. Ecco l'origine di Samminiato, ora detto del Tedesco Città posta nel Valdarno inferiore, distante da Pisa, e da Lucca 22 miglia, e 23 da Firenze. Inanto il Vescovato di Balsari, col permesso del quale si fondò una tal Chiesa, è compreso fra gli anni 700, e 713: e siccome i successivi Vescovi Lucchesi esercitarono fino al Secolo XVII sul luogo stesso la loro di autorità, è chiaro, che colà si estese la Diocesi nostra per tutto il corso del tempo accennato.»

DAMIANO MORALI – 1834
Dopo la pubblicazione del Vannucchi, nel 1758, ormai la notizia fu accettata universalmente a San Miniato. Fu così che anche l'Accademico degli Euteleti Damiano Morali, riportò le considerazioni dei precedenti, nel libro Un cenno sulle Memorie di Sanminiato, pubblicato in San Miniato presso la tipografia di Antonio Canesi nel 1834, vedi il post [LIBRO] UN CENNO SULLE MEMORIE DI SAN MINIATO
In particolare, il Morali a p. 5 ebbe a scrivere: «Cresciuto sotto il nome di Quarto, per la sua centrale posizione venne anco aumentato per opera dei Re Longobardi: nel 573 secondo la cronaca del Bardi fu edificata la fortezza, e nel 782 fuvvi fabbricata una chiesa col titolo di S. Miniato martire, da cui prese la nuova nomenclatura».

DOMENICO BARSOCCHINI – 1837
Domenico Barsocchini curò l'edizione di centinaia e centinaia di pergamene conservate presso l'Archivio Arcivescovile della Diocesi di Lucca. In particolare nella parte II del Tomo V delle Memorie e Documenti per servire all'Istoria del Ducato di Lucca [doc. CLXXXIX, p. 111], ritroviamo anche quella in oggetto, precedentemente pubblicata da Ludovico Antonio Muratori nel 1742 (e riproposto poi da Giovanni Lami nel 1758). Al pari dello stesso Muratori, a corredo del testo propose una breve nota, una sorta di “spoglio”, utile ad indicare il contenuto sintetico dell'atto, senza tuttavia avanzare alcuna considerazione circa il collegamento con la primigenia chiesa che dette origine all'abitato di San Miniato.
Queste le sue parole: «Giovanni Vescovo conferma nella Chiesa di S. Miniato del luogo Quarto Autchis, il quale n'era stato eletto rettore precedentemente, nel tempo che il vescovo Peredeo trovavasi in Francia in servizio di Carlomagno, nell'anno 783. Arch. Arc. *B.60»

EMANUELE REPETTI – 1843
Anche Emanuele Repetti, attento ricercatore di memorie storiche nel suo Dizionario Geografico, Fisico, Storico della Toscana, vol. V, pubblicato in Firenze nel 1843 prese per buone le indicazioni dei precedenti. Addirittura attribuì tutto al Muratori, l'edizione e il collegamento con la città di San Miniato (cosa che invece deve essere attribuita al Lami e poi al Vannucchi). Di seguito il testo che possiamo leggere a p. 79:
«Il fatto meno soggetto a controversia è che forse la vera origine di questa città trovasi registrata in una membrana dell'Arch. Arciv. di Lucca, scritta lì 16 gennajo dell'anno 788,la quale ne avvisa della fondazione di una chiesa fatta verso l' anno 700 sotto il titolo di S. Miniato in loco Quarto dentro i confini del piviere di S. Genesio. Il Muratori, che nelle sue Ant. M. Aevi (Vol. VI) rese di pubblico diritto quell'istrumento, rilevò, che la chiesa di S. Miniato in quel tempo era un oratorio semplice, sottoposto fino dalla sua erezione alla chiesa plebana di S. Genesio situata presso la confluenza dell' Elsa in Arno e forse quattro miglia romane distante dal luogo Quarto».

GIUSEPPE CONTI - 1863
Le stesse notizie, riprese dal testo del Bertini del 1818, vennero proposte anche dal Proposto della Cattedrale Mons. Giuseppe Conti, nel suo testo dedicato alla Storia della venerata immagine del SS. Crocifisso detto di Castelvecchio nella Città di Sanminiato (Tip. Cellini, Firenze, 1863) in cui propose anche notizie e considerazioni sulla storia sanminiatese in generale:
«700. Fu fondato l'Oratorio di S. Miniato martire dai Longobardi padroni del castello, sotto Barsari vescovo di Lucca, come apparisce da un diploma del 783 pubblicato tra le memorie e i documenti per servire alla 'Storia di Lucca', T. IV, pag. 12».

GIUSEPPE RONDONI - 1876
Anche Giuseppe Rondoni, autore di un volume dedicato alle Memorie della Città di San Miniato (stampato presso al Tip. Ristori a San Miniato nel 1876) ripropone la medesima notizia:
«Anche S. Miniato, da parte le ipotesi intorno al villaggio romano di 'Quarto' ed al suo tempo di 'Pane'', deve la propria e vera sua origine ad una chiesa. Nell'anno 783, regnante Carlo Magno, fu edificato un tempietto in collina a due miglia da S. Genesio, in onore di S. Miniato martire, da sedici devote persone, cioè Bonomo, Aidualdo, Ropualdo, Teodilapo, Manolfo, Kaleuso, Muroaldo, Teodosi o Teudizio, Auchis, Geminiano, Ferminoso, Fermiciano, Tecudaldo o Taginaldo, Candolo, Wilinando, e Gundualdo. A giudicare dal nome la maggior parte di costoro sembrerebbero longobardi; ma tal criterio dei nomi, sebbene adottato quasi generalmente, non presenta sempre molta sicurezza [...] cosicché i nostri sedici supposti longobardi potevano essere lucchesi con nome longobardo, o meglio e lucchesi e longobardi insieme. [...] Costoro posero a capo della nuova chiesa un certo Naudolfo con licenza di Balsari, vescovo di Lucca, e Naudolfo adottò il successore non Austriperto, come erroneamente crede il Lami, ma Bonichi prete, secondo è notato nelle 'Memorie lucchesi' il quale, col permesso del vescovo della diocesi, Walprando, assunse rettore della chiesa Austriperto, suo figlio adottivo ed erede. A lui seguì Autchis chierico, senza il permesso del vescovo lucchese Peredeo, che allora trovavasi in Francia a servizio del re, di modo che in progresso troviamo che Autchis prega il Vescovo Giovanni a volerlo confermare nella rettoria, il che ottenne facilmente, anzi egli solo poté conseguire l'usufrutto e la potestà piena».

GIUSEPPE PIOMBANTI - 1892
Più onesto, si fa per dire, Giuseppe Piombanti, il quale nella sua Guida della Città di San Miniato al Tedesco (Tip. Ristori, San Miniato, 1894, p.14) ammise che circa l'origine della città non vi fosse nulla di certo. Queste le sue parole:
«Intorno alla sua origine nulla si può asserir con certezza. Havvi una tradizione che dice esserci stato, nell'età romana, un villaggio, chiamato Quarto, con tempio dedicato al dio Pane, dipoi convertito in chiesa cristiana, in luogo detto Pancole, cioè dove Pane ebbe adorazione. [...] Il fatto meno controverso, al dire del Repetti, si è che, nel secolo VIII, dove ora sorge il tempio di S. Francesco, i vinti e dispersi longobardi, uniti per avventura ai lucchesi, erigessero una chiesa in onore del martire S. Miniato, assai venerato in quei tempi, cui il vescovo di Lucca Balsari prepose un tal prete Naudolfo. Presto aumentò intorno ad essa il numero delle abitazioni; e pare che il villaggio fosse di giurisdizione ecclesiastica, poiché doveva pagare un annuo tributo alla mensa vescovile di Lucca».

FEDOR SCHNEIDER – 1914
Lo studioso tedesco F. Schneider, nel suo Reichsverwaltung in Toscana von der Gründung des Langobardenreichs bis zum Ausgang der Staufer, 568-1268, (Verlag Von Loescher, Roma, 1914) sostenne che il toponimo di “Quarto” andasse riferito alla distanza rispetto ad un ponte sul fiume Elsa, presente lungo una strada romana (che da una cartografia storica aveva dedotto essere la via Clodia nova). Queste le sue parole a p. 230n: «Der Ort, wo S. Miniato gegrundet ist, hiess Quarto, er liegt 4 romische Meilen von der Elsa-brucke entfernt, offenbar an einer Romerstrasse, die von dieser ab die Entfernung Mass.»

sabato 28 giugno 2014

ARCHEOLOGIA MEDIEVALE A SAN MINIATO – GIOVEDI 17 LUGLIO 2014 – ORE 21,15

Nell'ambito de “Le Notti dell'Archeologia”, giovedì 17 luglio 2014, presso il nuovo Centro Visite dell'Area Archeologica di San Genesio in via Capocavallo, si è tenuta un'interessante conferenza dal titolo:

Archeologia medievale nel territorio di San Miniato: da San Genesio a Podere Migliana.
L'aggiornamento dei risultati delle ricerche archeologiche nel territorio di San Miniato dopo l'apertura dell'area archeologica di San Genesio e l'inizio dei nuovi scavi di Migliana, raccontato dai ricercatori dell'Università di Pisa, F. Cantini, B. Fatighenti e P. Tomei.

Ingresso gratuito.
Maggiori info e dettagli:
telefono: 0571 406700
e-mail: mvincenti@comune.san-miniato.pi.it

Inoltre si ricorda che in occasione dello svolgimento della XIV campagna di scavo sul sito di San Genesio (30 giugno-15 agosto) l'area archeologica sarà aperta al pubblico anche il martedì e il giovedì dalle ore 18 alle ore 20. I visitatori avranno così l'occasione di osservare direttamente il lavoro sul campo degli archeologi.

Di seguito il video della serata:

 




Il Centro Visite dell'Area Archeologica di San Genesio
Foto di Francesco Fiumalbi

domenica 6 ottobre 2013

VIDEO – SAN MINIATO STORIA E OREFICERIA

Venerdì 20 settembre 2013 sono state presentate due tesi di laurea relative a San Miniato e al suo territorio. L'incontro, curato da Smartarc e dell'Ass. Kampino si è svolto all'interno dell'Aula Pacis e per questo un doveroso ringraziamento va alla Parrocchia dei SS. Jacopo e Lucia e all'Ass. Pro Loco per la disponibilità e la gentilezza dimostrate.


Dott. PAOLO TOMEI
Università degli Studi di Pisa, Dipartimento Civiltà e Forme del Sapere
«Locus est Famosus» Borgo San Genesio ed il suo territorio (secc. VIII-XII)

Dott.ssa VERONICA SENIGAGLIESI
Università degli Studi di Pisa, Dipartimento Civiltà e Forme del Sapere
Oreficeria sacra d’età medievale nell’attuale Diocesi di San Miniato. Calici e reliquiari.

Di seguito è proposto il video della presentazione, realizzato da Alessio Guardini.



INDICE DEL VIDEO [per visionare il filmato dal punto desiderato]





Dott. PAOLO TOMEI
Università degli Studi di Pisa, Dipartimento Civiltà e Forme del Sapere
«Locus est Famosus» Borgo San Genesio ed il suo territorio (secc. VIII-XII)

Grazie allo spoglio delle pergamene conservate nell’Archivio Storico Diocesano di Lucca, la tesi vuole ricostruire dall’VIII al pieno XII secolo la storia di Borgo San Genesio, insediamento del Medio Valdarno distrutto a metà Duecento, e del territorio circostante, area nella quale sorge l’odierna cittadina di San Miniato. Borgo San Genesio, conosciuto in età longobarda come vicus Wallari, è tornato recentemente alla luce grazie agli scavi archeologici condotti da Federico Cantini dell’Università di Pisa, dai quali emerge la straordinaria rilevanza politica ed economica del centro. La tesi presenta il primo e inedito ritratto dello scomparso borgo valdarnese e contribuisce a chiarire alcuni snodi fondamentali della storia del castello di San Miniato: la sua fondazione da parte di una famiglia aristocratica lucchese e il suo passaggio sotto il controllo imperiale, episodi che vanno posticipati rispettivamente alla seconda metà del IX e agli anni Sessanta del XII secolo.


Dott.ssa VERONICA SENIGAGLIESI
Università degli Studi di Pisa, Dipartimento Civiltà e Forme del Sapere
Oreficeria sacra d’età medievale nell’attuale Diocesi di San Miniato. Calici e reliquiari.

Nel territorio corrispondente all’odierna Diocesi di San Miniato sopravvive un ricco patrimonio di oreficeria sacra risalente ai secoli XIV e XV. Dell’intero corpus di opere, mai studiato prima d’ora in termini monografici, la tesi indaga i calici ed i reliquiari, la cui successione consente di ripercorrerne le tappe problematiche fino alle soglie del Rinascimento. Avvalendosi del confronto tra i dati documentari a nostra disposizione e gli esiti di una rigorosa analisi stilistica, si è giunti ad una puntuale lettura di ciascun manufatto. Nel caso del sostegno in argento firmato dall’orafo Nofri di Buto, l’interpretazione dello stemma sul basamento ha consentito di identificare negli Embriachi – ben noti agli storici dell’arte per aver fondato a Venezia nel 1396 una fiorente impresa di lavorazione dell’osso – i committenti dell’opera, facendo luce sul “periodo fiorentino” della casata, quando, verso il 1380, ordinarono a Nofri l’opera che tutt’oggi ammiriamo.
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