Il castello di
Balconevisi era un antico centro fortificato organizzato attorno ad
un piccolo rilievo tufaceo. Questo era situato esattamente dove oggi
c'è piazza I Maggio, la piazza centrale del paese, realizzata negli
anni '80 spianando la collinetta (in realtà il castello primigenio si trovava sul rilievo a sud del paese).
Quello
di Balconevisi fu uno dei castelli sanminiatesi interessati dalle
mire espansionistiche dei Pisani, i quali, guidati da Uguccione della
Faggiuola, fra il 1314 e il 1316 misero a ferro e a fuoco la parte
occidentale del contado. Fra i castelli che i Pisani si impegnarono a
restituire al Comune di San Miniato con la Pace di Napoli del 1317,
c'era anche quello di Valconeghisi,
come ricordato anche da Giovanni di Lemmo da Comugnori nel suo Diario
(c. 60v). Anche se di fatto i castelli furono restituiti solamente
con la Pace di Montopoli del 1329.
Evidentemente, in quel
frangente, il castello si era rivelato vulnerabile agli attacchi
nemici. Per questo motivo il Comune di San Miniato, riavuto il
controllo su Balconevisi, deliberò importanti lavori di
fortificazione, fra cui la realizzazione della merlatura e di una
nuova porta castellana, in modo da costituire una difesa sufficiente
in caso di attacco nemico. Ovviamente dei lavori dovevano occuparsi
gli abitanti di Balconevisi, definiti “comune”, col significato
di “comunità”. A supervisionare i lavori doveva essere il
Capitano del Popolo, che era la massima autorità relativamente agli
aspetti militari e all'ordine pubblico.
Di
questo ne abbiamo notizia negli Statuti
del 1337:
103
<108> Quod murus de Valconeghisi merletur et alçetur et de
porta ibi fienda rubrica
Comune
et universitas hominum et personarum de Valconeguisi teneantur et
debeant facere et costruere quandam portam bonam et sufficientem ad
burgum dicte terre de Valconeguisi, et murum ipsius porte et burgi
merlare seu merlari facere ac etiam inalçare facere, si esset
conveniens vel expediret dictum murum altius elevari, ita quod dicta
terra sive sit casus necessitatis emergeret defendi possit ab
inimicis et inimicorum incursibus, ab aliis quibuscunque ipsam
occupare volentibus. Et ad predicta facienda cogantur et conpellantur
persone et homines dicti comunis per capitaneum populi et eius
curiam, ad petitione cuiuscunque petentis.
