giovedì 22 agosto 2019

LA STRAGE DI VAGHERA-STIBBIO - 23 AGOSTO 1944

di Francesco Fiumalbi

PREMESSA
In questo post parleremo della strage di civili avvenuta a Stibbio il 23 agosto 1944 e lo faremo grazie alle testimonianze orali di Maria Sordi, Attilio Mazzetti e Regina Matteoli, raccolte da Primo Sordi, a cui va il nostro ringraziamento.
Probabilmente qualcuno potrebbe giudicare questo contributo troppo lungo e articolato. Tuttavia, l’episodio drammatico fu il risultato di una serie di circostanze determinate dalla complessità del contesto e del momento, dalle scelte personali e anche da circostanze casuali. Tutti i dati e le informazioni proposte, nonchè i salti di scala – dal contesto generale al particolare delle vicende personali e viceversa – vogliono costituire uno spunto di riflessione sulla tragicità e l’assurdità della guerra, ma anche sulle difficoltà patite dalla popolazione toscana nell’estate del 1944. D’altra parte la storia di questa strage è la storia di tante altre stragi, spesso taciute o dimenticate, che avvennero in Italia durante la cosiddetta “guerra di liberazione”, fra il 1943 e il 1945.

INTRODUZIONE
Il monumento che campeggia al centro della piazza di Stibbio fu realizzato nel 1934 per commemorare i caduti della Prima Guerra Mondiale. L’obelisco, nella sua sistemazione originaria, era il baricentro di un Parco della Rimembranza, ricavato acquistando il terreno dalla vicina Parrocchia di San Bartolomeo (01). Il parco fu dismesso nel secondo Dopoguerra, utilizzato come piazzale e poi come parcheggio a servizio della popolazione. Nel 1974 fu risistemato e furono aggiunte le epigrafi dedicate ai caduti e alle vittime civili della Seconda Guerra Mondiale. In tutto il territorio del Comune di San Miniato, fra l’inizio del 1944 e la fine della guerra, si contarono circa 240 vittime civili per cause di guerra e la lapide presente sul monumento di Stibbio ne riporta 17:

CADUTI CIVILI
PER CAUSE DI GUERRA
BILLI GUIDO
FRESCHI FAUSTINA
GIOVANNONI DARIO
GIOVANNONI FIDALMA
GIOVANNONI MARISA
MALUCCHI SEVERINA
MAZZETTI A. MARIA
MAZZETTI NORMA
MONTI GIUSEPPE
RINALDI PIETRO
ROSSI GIOVANNA
SALVADORI VIRGINIA
SORDI ROSA
TESTAI FRANCO
GIOVANNONI SPERANZA NEI MAZZETTI
SALVADORI ERIVO

Fra questi 17 nominativi, 8 appartengono a persone che morirono in una medesima circostanza, un drammatico episodio che vide morire 3 donne, 3 ragazze e 2 bambine mentre cercavano di sopravvivere alla guerra assieme ai propri familiari. La strage avvenne il 23 agosto 1944, quando il peggio sembrava ormai alle spalle, quando i combattimenti campali nella zona erano passati da circa un mese e l’inerzia era favorevole agli Alleati che di lì a breve avrebbero oltrepassato l’Arno.

Il Monumento ai Caduti di Stibbio
Foto di Francesco Fiumalbi

IL CONTESTO GENERALE
Alla fine di agosto 1944 stava per concludersi la “quarantena” – come è stata definita da Claudio Biscarini e Giuliano Lastraioli – degli Alleati di fronte alla linea dell’Arno. Bloccati fin dal 25 luglio dalla resistenza tedesca sul principale corso d’acqua della Toscana, le truppe Alleate già intravedevano quegli Appennini su cui si sarebbe consumata l’ultima grande battaglia sul fronte italiano. L’arresto di circa 40 giorni fu dovuto anche alla necessità di riorganizzare i reparti in vista dell’assalto alla Linea Gotica. Per questo l’Arno-stellung fu superata solamente fra il 1 e il 2 settembre (02).

Mappa pubblicata in G. R. Sullivan, Rome-Arno. The U.S. Campaigns of World War II, p. 25.

LA FAMIGLIA SORDI-GIOVANNONI
DI CASTELLONCHIO – LA CATENA
In uno dei poderi della villa-fattoria del Castellonchio, di proprietà del Barone Livio Carranza e della moglie Pia Bertolli, viveva la famiglia Sordi. Erano mezzadri e oltre all’allevamento di bovini, coltivavano cereali, barbabietole destinate allo zuccherificio di Granaiolo e pomodori per la fabbrica SAIAT di San Miniato Basso. La famiglia era composta da Emilio “Miglio” Sordi, dalla moglie Liduina Brotini e dai figli Duilio e Mario. Con loro abitava Fidalma Giovannoni – vedova di Primo Sordi, fratello di Emilio – assieme alle figlie Maria e Rosa Sordi. La guerra aveva portato i tre figli maschi lontano da casa. Pietro Sordi era soldato a Civitavecchia, Luigi Sordi si trovava a Parma. Dopo l’Armistizio di Cassibile dell’8 settembre 1943 erano riusciti a tornare a casa, ma entrambi furono costretti alla clandestinità per sfuggire ai rastrellamenti tedeschi e repubblichini. Il terzo fratello, Agostino Sordi, era soldato in Sardegna e, a causa anche di una ferita alla gamba a causa di una caduta da cavallo, fece ritorno a casa solamente a guerra conclusa. Quest’ultimo era fidanzato con Regina Matteoli di Montopoli, ma il matrimonio era stato rimandato a causa della guerra.
La famiglia Sordi abitava di fianco alla Villa del Castellonchio, che fu occupata dai militari della Wehrmacht a partire dai primi mesi del 1944. Proprio la presenza di soldati germanici pose la famiglia di fronte ad una scelta difficile: abbandonare la propria abitazione o lavorare per i tedeschi. Nonostante le titubanze, i Sordi rimasero e cercarono di sopravvivere facendo alcuni lavori per gli occupanti: gli uomini macellavano gli animali, mentre le donne erano impegnate a cucinare, lavare e cucire. Le figlie più giovani furono mandate a stare dai Marrucci, che abitavano nel vicino Podere Le Tagliate, fra il Rio San Bartolomeo e la villa-fattoria del Castellonchio (03).

LA FAMIGLIA MAZZETTI-GIOVANNONI
DI CASOTTI DI SAN ROMANO E DA RODI
Primo Mazzetti e Speranza Giovannoni, assieme al figlio Attilio, erano partiti per Rodi, una delle isole del Dodecaneso. A seguito della Guerra Italo-Turca e dopo la Prima Guerra Mondiale, era entrata a far parte dell’allora Regno d’Italia, dopo un periodo di occupazione (1912-1923). A Rodi, la famiglia di Primo Mazzetti era rientrata nel rinnovato programma di “italianizzazione” promosso dal Governatore Cesare De Vecchi (1936). Pertanto, raggiunta l’isola, andò ad abitare nel centro di Savona-San Benedetto (oggi Kolymbia), uno dei villaggi di colonizzazione appositamente fondati per ospitare i coloni italiani che nel 1936 erano circa 7000 unità. La famiglia Mazzetti aveva raggiunto una certa stabilità e dopo il figlio Attilio nacquero due bambine: Annamaria e Norma.
Con l’Armistizio dell’8 settembre 1943 anche Rodi fu occupata dalle forze germaniche. Mentre i militari italiani acquartierati nell’isola del Mar Egeo vennero deportati in massa verso la Germania, le donne e i bambini vennero rimpatriati. Fu così che Speranza Giovannoni, assieme ai figli Attilio, Annamaria e Norma – che all’epoca avevano rispettivamente 8, 4 e 3 anni – si imbarcarono su una nave che li condusse al porto del Pireo, presso Atene. Da qui proseguirono il viaggio in treno, attraverso la regione balcanica occupata dalla Wehrmacht, passarondo da Trieste, Venezia, Bologna, Firenze, raggiungendo infine San Romano. Primo Mazzetti, rimasto a Rodi e internato in un campo di prigionia, rientrerà solamente a guerra conclusa, quando l’isola passò dall’amministrazione britannica alla Grecia. Morì nel 1959 a causa di un incidente avvenuto in una conceria di Ponte a Egola.

LA FAMIGLIA GIOVANNONI-TADDEI
DI CASOTTI DI SAN ROMANO
Ai “Casotti”, la porzione di San Romano che ricade nel Comune di San Miniato, risiedeva Dario Giovannoni, fratello di Fidalma, che abitava con la moglie Ottavia Maria Taddei e i figli Nello e Marisa. Erano mezzadri e abitavano in un’abitazione situata vicino alla Strada Statale, all’inizio di via San Lorenzo. Dario Giovannoni soffriva di una grave forma di diabete e il generale stato di guerra aveva provocato un peggioramento delle sue condizioni. Nello, classe 1920, era militare e dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 riuscì a rientrare a casa, sebbene costretto alla clandestinità.
Insieme ai genitori era tornata a vivere Speranza Giovannoni, rientrata da Rodi con i tre figli Attilio, Annamaria e Norma. I bambini conobbero i nonni: quando erano partiti Attilio non aveva nemmeno due anni, mentre le due sorelline erano nate sull’isola del Mar Egeo. La Toscana dovette sembrargli un altro mondo e, soprattutto, nel giro di pochi mesi divenne uno dei luoghi più pericolosi dove abitare.


Schema dei legami di parentela fra le persone coinvolte nella strage
Schema di Francesco Fiumalbi

I FATTI DE LA CATENA
Fra il 10 e il 17 luglio, mentre i reparti dell’88th Divisione Fanteria americana stavano procedendo da Volterra a Palaia, a La Catena avvennero alcuni episodi drammatici che fecero propendere la famiglia Sordi-Giovannoni ad abbandonare la propria abitazione. L’11 luglio 1944 fu ucciso un graduato tedesco – i documenti e le testimonianze indicano un “maresciallo” – da Duilio “Giorgio” Romagnoli e Alvaro Marrucci, due giovani del posto che partecipavano alle attività delle bande partigiane presenti fra l’Empolese e la Valdelsa. I giovani erano armati e per sfuggire ad una perquisizione all’incrocio fra la Statale e la via che sale a Cigoli, aprirono il fuoco contro i tedeschi. I militari germanici attuarono una feroce rappresaglia. Furono incendiate e distrutte tre abitazioni, fra cui la casa dei Marrucci – la famiglia di Alvaro – dove erano ospitate le bambine dei Sordi. Inoltre dieci persone furono prese in ostaggio, con la minaccia di passarle per le armi. Gli ostaggi furono condotti a Pontedera e poi trasferiti a Staffoli. Furono liberati  il 17 luglio, fortunatamente senza conseguenze, a seguito del pagamento di una “riscatto” di 150.000 lire da parte dell’Amministrazione Comunale che trovò la somma necessaria grazie alla disponibilità della Cassa di Risparmio di San Miniato, e grazie anche alla mediazione del Vescovo Mons. Ugo Giubbi, di Ugo Capponi e di altre persone (04). Mentre erano in corso le ricerche dei responsabili materiali dell’omicidio, il 13 luglio i tedeschi individuarono Domenico Di Resta e Felice Mazzeo, due militari originari di Sessa Aurunca (Caserta) che dopo l’8 settembre erano stati catturati e destinati all’internamento in Germania. I due erano riusciti a rendersi irreperibili e trovarono ospitalità presso le famiglie de La Catena. Dopo mesi di clandestinità, furono catturati e condotti al comando presso la villa del Castellonchio, dove furono interrogati e uccisi sommariamente (05). Questi episodi, unitamente all’intensificarsi delle incursioni aeree alleate – che avevano come obiettivo le infrastrutture utili alla ritirata tedesca come la SS. n. 67 Tosco-Romagnola Est e la ferrovia tra Pisa e Firenze – determinarono lo sfollamento della famiglia Sordi-Giovannoni verso Stibbio, nella casa dove abita la famiglia di Orlando Giovannoni, fratello di Fidalma.

Il luogo dove fu ucciso il militare tedesco, presso La Catena
Foto di Francesco Fiumalbi

IL PRIMO SFOLLAMENTO DEI SORDI A STIBBIO
Fidalma Giovannoni, assieme alle figlie Maria e Rosa Sordi, dopo un breve passaggio da Ersilia Giovannoni – sorella di Fidalma, che abitava presso l’Arno a Santa Croce sull’Arno – raggiunsero la famiglia di Orlando Giovannoni che abitava vicino a Stibbio, con la moglie Virginia Salvadori e la figlia Giovanna. La loro casa era situata lungo la propaggine meridionale del crinale di Montalto, affacciata sulla valle del Rio Vaghera, nel “popolo” di Stibbio, in località ai “Tre Pini” e faceva parte della Fattoria del Conservatorio di Santa Chiara di San Miniato. Non conosciamo la data esatta in cui arrivarono, ma verosimilmente fu tra il 15 e il 17 luglio 1944.

La casa ai “Tre Pini”, Vaghera-Stibbio
dove abitava la famiglia di Giovannoni Orlando
Foto di Francesco Fiumalbi

I “BLUE DEVILS” ARRIVANO TRA MONTOPOLI E SAN MINIATO
Nel frattempo, i Blue Devils dell’88th Divisione americana erano giunti fra la Valdegola e la Valdichiecina. Il 349th Infantry Regiment, partendo da Palaia, il 18 luglio aveva preso Montebicchieri (I° Battaglione) e Bucciano (II° e III° Battaglione), salvo poi spostarsi verso l’obiettivo San Miniato che raggiunse il 24 luglio (06). Il 351st Infantry Regiment, partendo da Partino, il 18 luglio aveva posto il controllo su Montopoli (II° Battaglione), Marti (III° Battaglione) e sulla zona a sud di Varramista (I° Battaglione). La notte fra il 22 e il 23 luglio gli statunitensi arrivarono all’Angelica (III° Battaglione) e ai Casotti (II° Battaglione), mentre San Romano rimase occupata dai tedeschi della 26. Panzer-Division almeno fino al 25 luglio successivo. In questi giorni, a fronte dell’inerzia delle due fanterie, fervevano le sortite delle pattuglie e l’attività delle artiglierie: gli americani cannoneggiavano verso San Romano e i tedeschi rispondevano sparando verso Montopoli, la Valdegola e la Valdichiecina (07).

Mappa pubblicata in J. P. Delaney, The Blue Devils in Italy. A history of the 88th Infantry Division in World War II, Infantry journal press, Washington, 1947, p. 115.

LO SFOLLAMENTO DEI GIOVANNONI-MAZZETTI A STIBBIO
Fra il 18 e il 25 luglio il crinale di San Romano, fra l’Angelica e i Casotti, fu tempestato dal fuoco dell’artiglieria statunitense (18-24 luglio) e dell’artiglieria tedesca (22-25 luglio). Dal Libro dei Morti della Parrocchia di San Romano, apprendiamo che il 21 luglio morirono i coniugi Eliseo Pupeschi e Gabriella Bonaccini, rispettivamente di 86 e 82 anni, a seguito del crollo della casa dovuto ad un cannoneggiamento. Il 22 luglio morì Pietro Costagli, di 57 anni, a causa delle ferite riportate per lo scoppio di un proiettile d’artiglieria presso la sua abitazione. Nel medesimo giorno i tedeschi uccisero Teresa Giglioli di 70 anni e Luigi Giovanni Dani di 72 anni d’età, mentre si trovavano nelle rispettive abitazioni presso ai Casotti. Il 25 luglio morirono Bracci Cesira, di 68 anni, e Paris Iacopini, di 67 anni, per il crollo delle rispettive abitazioni situate ai Casotti e all’Angelica (08).
Furono questi episodi che fecero propendere la famiglia Giovannoni-Mazzetti a lasciare la propria abitazione ai Casotti, nonostante le gravi condizioni di salute di Dario Giovannoni. Intorno al 20 luglio decisero di raggiungere la famiglia di Orlando Giovannoni, fratello di Dario e di Fidalma, che abitava vicino a Stibbio.

LA SITUAZIONE A STIBBIO FRA IL 18 E IL 25 LUGLIO
Fra il 18 e il 25 luglio San Romano rimase occupata dai militari germanici della 26. Panzer-Division, che continuarono ad imperversare nella zona operando continue sortite. In questo frangente Stibbio e la valle del rio Vaghera rimasero per alcuni giorni nella terra di nessuno.
Dal 18 luglio gli americani del 349th Infantry Regiment si trovavano a Montebicchieri, ma il loro obiettivo era San Miniato, per cui non avanzarono verso Stibbio anche per la resistenza opposta dai militari germanici (09). L’abitato di San Romano fu raggiunto solamente nella notte fra il 22 e il 23 luglio dai reparti del 351st Infantry Regiment, che da Montopoli si mossero in varie direzioni in modo da occupare simultaneamente l’intero crinale dall’Angelica (III° Battaglione, dal crinale di Fornoli e Masoria) ai Casotti (II° Battaglione, dal crinale di Montebicchieri). Durante tali operazioni il II° Battaglione pose il controllo su Ponte a Egola (Compagnia L) e su Stibbio (Compagnia G) dove si sistemò in posizione difensiva. La situazione era in rapida evoluzione e le pattuglie statunitensi erano impegnate in continue attività di ricognizione e controllo degli spostamenti delle forze germaniche che almeno fino al 25 luglio riuscirono a mantenere il controllo sul centro di San Romano e su Le Buche (10). Una pattuglia americana – probabilmente fra il 21 e il 22 luglio – raggiunse l’abitazione di Orlando Giovannoni, dove erano sfollati i Sordi-Giovannoni e i Giovannoni-Mazzetti. I militari statunitensi informarono che la zona era potenzialmente pericolosa ed invitarono i civili ad allontanarsi, dal momento che a breve avrebbero operato l’avanzata verso San Romano.

IL SECONDO SFOLLAMENTO A MARTI
A seguito delle informazioni rilasciate dalla pattuglia statunitense, gli abitanti della casa ai “Tre pini”, affacciata sul rio Vaghera, decisero di separarsi. Le donne e i bambini avrebbero lasciato l’abitazione, mentre gli uomini sarebbero rimasti per mantenere gli animali. Partirono Fidalma Giovannoni con le figlie Maria e Rosa Sordi, Speranza Giovannoni con la sorella Marisa e i figli Attilio, Annamaria e Norma Mazzetti. Con loro anche Virginia Salvadori e la figlia Giovanna Giovannoni.
Rimasero Orlando Giovannoni, Ottavia Maria Taddei e il marito Dario Giovannoni, le cui condizioni di salute si erano aggravate e probabilmente era impossibilitato a muoversi. Con loro probabilmente c’erano anche due dei soldati rientrati dopo l’8 settembre e che vivevano in clandestinità: Nello Giovannoni figlio di Dario e Pietro Sordi figlio di Fidalma Giovannoni.
Fatti i fagotti e presa una capretta per dare il latte ai bambini, si incamminarono in direzione di Montebicchieri senza una meta precisa. Lungo la strada si unirono ad un gruppo di sfollati provenienti da San Romano, formando un gruppo di circa cinquanta persone, decidendo di raggiungere Marti. La scelta, probabilmente, fu determinata dal fatto che il paese era stato occupato dagli statunitensi e che proprio lì avevano stabilito il Command Post reggimentale. Dunque era un luogo sufficientemente sicuro e riparato. Dopo un lungo girovagare gli sfollati di Stibbio trovarono ospitalità in un fienile “ammattonato”, ovvero dotato di pavimento in mattoni, messo a disposizione da alcuni contadini del posto. Ciò avvenne fra il 22 e il 25 luglio 1944.

Marti, veduta panoramica
Foto di Francesco Fiumalbi

LA MORTE DI DARIO GIOVANNONI
Mentre le donne e i bambini erano a Marti, il 29 luglio 1944, morì Dario Giovannoni all’età di 58 anni. Le testimonianze concordano sull’aggravarsi delle condizioni di salute a causa anche e soprattutto delle privazioni patite per lo stato di guerra. Visto il pericolo dovuto ai cannoneggiamenti tedeschi sulla zona, il corpo fu sepolto sommariamente nelle vicinanze dell’abitazione dal fratello Orlando Giovannoni, dal figlio Nello Giovannoni e dal nipote Pietro Sordi.
Nel dopoguerra la salma sarà inumata nel cimitero di San Romano.

LA QUARANTENA DURANTE IL MESE DI AGOSTO
Il 26 luglio giunse l’ordine di avvicendamento: le posizioni tenute dall’88th Infantry Division furono rilevate dal II° Battaglione del 362nd (10). Il 362nd “combat team” apparteneva alla 91st Infantry Division Powdrer River ed era un reggimento di fanteria a cui erano assegnati un numero maggiore di carri armati, artiglieria, genieri, unità meccanizzate, ricognitori, segnalatori, polizia militare e medici. Dal 13 luglio al 18 luglio risalì la Valdera e si arrestò lungo il rilevato ferroviario fra La Rotta e Pontedera, dopodiché al 91st fu assegnato il compito di mantenere la difesa della linea dell’Arno e di proteggere il fianco destro della Fifth Army, per consentire agli altri reparti di riorganizzarsi e prepararsi all’attacco sulla Linea Gotica. In particolare, il 362nd doveva coprire un fronte di circa 8 miglia – quasi 13 km – lungo il corso dell’Arno e si stabilì presso “Le Buche” di San Romano, a cavallo fra i comuni di San Miniato e Montopoli, con il preciso compito di raccogliere più informazioni possibili circa la forza, le posizioni e i movimenti del nemico, in vista dell’attraversamento del fiume previsto per la fine del mese di agosto. Per questo motivo gli fu affiancato il 316th Engineer Battalion (battaglione genieri). Inoltre, come secondo compito, doveva difendere la posizione da eventuali sortite tedesche, coprire il fronte divisionale e impedire al nemico di conoscere la disposizione e i movimenti delle truppe americane (11). Il 13 agosto, la posizione del 362nd fu rilevata dal 363rd. Tuttavia, il 17 agosto la 91st lasciò il posto all’85th Infantry Division, i cui reparti avevano raggiunto la linea dell’Arno attraverso spostamenti notturni effettuati a partire dal 14 agosto (12).  All’85th – che fino a quel momento aveva operato fra la Valdelsa e la Valdipesa – fu assegnato il fronte da Montelupo a Capanne e al posto del 363rd fu posizionato il 337th Regiment Combat Team a cui fu affiancato l’85th Reconnaissance Troop. Tuttavia il 26 agosto l’85th lasciò il posto alla 6th Armored Division sudafricana e alla 1st Armored Division statunitense (13). Questione di giorni e gli Alleati avrebbero oltrepassato la Arno-Stellung.

VERSO CASA
Dopo circa un mese dal secondo sfollamento a Marti, intorno al 20-22 agosto 1944, sembrava giunto il momento propizio per tornare a casa. D’altra parte il peggio sembrava davvero passato: i tedeschi si trovavano ancora a nord dell’Arno, ma l’attraversamento del fiume era questione di giorni. Le truppe Alleate avevano ampia disponibilità di uomini e di mezzi, addirittura distribuivano caramelle ai bambini. Nulla a che vedere con i militari germanici, che avevano spostato il grosso delle truppe ai piedi dell’Appennino, lasciando una modesta retroguardia asserragliata sulle sponde del fiume, che agiva in ranghi ridotti e con scarsità di mezzi.
Fu così che le donne e i bambini si incamminarono verso Stibbio, dove la sera del 22 agosto ritrovarono gli altri familiari e possiamo immaginare la loro contentezza.
Fidalma Giovannoni, assieme alle figlie Maria e Rosa Sordi, intendeva rientrare a La Catena, presso la casa del Castellonchio che aveva lasciato oltre un mese prima. Tuttavia, Ottavia Maria Taddei – vedova di Dario Giovannoni – le chiese di passare la notte con loro. Ormai era sera, le bambine erano stanche e sarebbero arrivate a casa dopo il tramonto. Inoltre, la donna chiese un aiuto per fare il bucato. Fidalma Giovannoni acconsentì e passarono la notte nella casa di Orlando Giovannoni.

Gli spostamenti dei nuclei familiari dal 15 luglio al 23 agosto
Schema di Francesco Fiumalbi
Base cartografica Carta Topografica Regione Toscana

LA STRAGE
Il giorno successivo, di prima mattina, le donne avevano provveduto a fare il bucato. Probabilmente era state ai lavatoi delle Fonti di Stibbio e una volta rientrate a casa, iniziarono a stendere i panni. Dall’abitazione transitò una pattuglia statunitense. Le donne offrirono da bere e, dopo essersi dissetati, i soldati ripartirono velocemente sulla propria camionetta. Il clima era disteso. Con loro c’erano anche le bambine che giocavano sull’aia, mentre il piccolo Attilio era montato su un fico, forse per gioco o per mangiare un frutto.
Sul gruppo di persone piombò improvvisamente una cannonata. Le schegge, che si irradiano in tutte le direzioni, colpirono i presenti. Fu una strage.
Morirono immediatamente 7 persone: Fidalma Giovannoni (52 anni) e la figlia Rosa (12 anni), le sorelline Annamaria Mazzetti (5 anni) e Norma Mazzetti (4 anni), Virginia Salvadori (57 anni) e la figlia Giovanna Giovannoni (18 anni), Marisa Giovannoni (15 anni).
Rimasero gravemente feriti Attilio Mazzetti (9 anni) colpito all’addome, Maria Ottavia Taddei (54 anni), Maria Sordi (14 anni) colpita alla gamba e alla testa e Speranza Giovannoni (28 anni) colpita ad una gamba, che morirà a Volterra il 7 settembre a causa di un’infezione (probabilmente tetano) causata dalle schegge della cannonata. Anche Maria Sordi fu trasportata a Volterra e lì rimase in convalescenza. Il piccolo Attilio, invece, era intrasportabile date le sue condizioni e per questo rimase al campo del Palagio e successivamente trasferito all’Ospedale di Pontedera. L’unico a rimanere incolume fu Orlando Giovannoni, che si trovava nella stalla ad accudire gli animali.
I cadaveri, straziati dalle schegge, furono messi in casse di legno fatte da Nello Giovannoni, Pietro e Luigi Sordi e trasportate al cimitero di Stibbio. Successivamente le salme furono traslate a San Romano, a Cigoli e a San Miniato.

Le vittime della strage
Foto gentilmente messe a disposizione
da Primo Sordi, Maria Sordi e Attilio Mazzetti

DINAMICA DELLA CANNONATA
Il colpo d’artiglieria tedesca fu un tiro isolato. Se si fosse trattato di un vero e proprio cannoneggiamento le persone si sarebbero messe in fuga in una zona più riparata. Invece furono tutti investiti dalle schegge. Probabilmente la pattuglia statunitense aveva attirato l’attenzione delle vedette tedesche situata a nord dell’Arno.
Le testimonianze concordato che il punto di impatto del proiettile col terreno fu l’aia della casa, che rispetto all’abitazione si trova in posizione sud-occidentale. Se la cannonata fosse venuta dalla zona di Castelfranco (nord) o di Santa Croce (nord-est), il colpo avrebbe colpito il casolare e probabilmente non sarebbe avvenuta la strage. Dunque, considerando l’orientamento dell’abitazione e l’altezza della collina (71 metri sul livello del mare) rispetto al crinale di San Romano e Casotti (60-65 mslm) l’edificio e i suoi abitanti sarebbero stati praticamente invisibili a nord e a est. Il colpo non può che essere partito da nord-ovest, ovvero dalla zona di Ponticelli e Santa Maria a Monte. Da quella direzione, in particolare da Santa Maria a Monte, la casa è visibile poiché il crinale all’altezza dell’Angelica è più basso, fra i 40 e i 25 mslm.

Dinamica della cannonata
Schema di Francesco Fiumalbi
Base cartografica CTR Regione Toscana

NOTE E RIFERIMENTI
(01) F. Fiumalbi, Parchi e viali della Rimembranza nel territorio sanminiatese, in «Bollettino dell’Accademia degli Euteleti», n. 85, San Miniato, 2018, pp. 265-300: 279-280, 298; F. Fiumalbi, La memoria dei caduti della “Grande Guerra” a San Miniato e nel suo territorio, in San Miniato negli anni del primo conflitto mondiale. Storie di uomini e donne nell’epopea della Grande Guerra, a cura di A. De Blasio, Consiglio Regionale della Toscana, Comune di San Miniato, Edizioni dell’Assemblea, Firenze, 2019, pp. 65-146: 86-87, 141.
(02) C. Biscarini e G. Lastraioli, «Arno-Stellung». La quarantena degli Alleati davanti a Empoli (22 luglio – 2 settembre 1944), «Bullettino Storico Empolese», n. 9, Anni XXXII/XXXIV, 1988/1990, Associazione Turistica Pro Empoli, Empoli, 1991.
(03) E. Cintelli, Un baule per la libertà. La Catena 1944. Un borgo prima, durante e dopo il passaggio della Seconda Guerra Mondiale. Fatti, testimonianze, documenti, FM Edizioni, San Miniato, 2005, pp. 61-63.
(04) San Miniato durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Documenti e cronache, Amministrazione Comunale di San Miniato, Biblioteca Comunale di San Miniato, Giardini Editori, Pisa, 1986, pp. 136-138; E. Cintelli, Un baule per la libertà. La Catena 1944. Un borgo prima, durante e dopo il passaggio della Seconda Guerra Mondiale. Fatti, testimonianze, documenti, FM Edizioni, San Miniato, 2005, pp. 19-44; F. Mandorlini, La Diocesi di San Miniato, in Abbiamo fatto quello che dovevamo. Vescovi e clero nella provincia di Pisa durante la Seconda Guerra Mondiale, a cura di S. Sodi e G. Fulvetti, Edizioni ETS, Pisa, 2009, pp. 154-155.
(05) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Corrispondenza, Anno 1945, Atti del Comune già carte raccolte dall'assessore Renzo Caponi. Materiali originali eccidio Duomo. Relazione Giannattasio e altro, F200 S062 UF184, Cittadini deceduti per vicende belliche durante il passaggio del fronte da San Miniato – periodo dal 12-2-44 al 17-10-45; Archivio della Parrocchia di San Giovanni di Cigoli, Libro dei Morti, anno 1944, ed. in G. Ugolini, Il prete che non porse l'altra guancia. Il passaggio della guerra a Cigoli, Montebicchieri, La Catena, Ponte a Egola, FM Edizioni, San Miniato, 1997, pp. 59-60; E. Giani, Una ferrovia sulla linea del fronte. 1942-1944 Diario di Enzo Giani, a cura di C. Giani, F. Mandorlini, L. Niccolai, A. Zizzi, FM Edizioni, San Miniato, 2003, pp. 168-169; E. Cintelli, Un baule per la libertà. La Catena 1944. Un borgo prima, durante e dopo il passaggio della Seconda Guerra Mondiale, FM Edizioni, San Miniato, 2013, pp. 64-70.
(06) National Archives and Records Administration, Washington, Record Group 388 – Records of U.S. Army Operational, Tactical, and Support Organizations (World War II and Thereafter), Series Unit Histories, 349st Infantry Regiment, n. 1206215, History of the 349st Infantry Regiment – 88th Infantry Division for the month of July 1944, pp. 15-20.
(07) National Archives and Records Administration, Washington, Record Group 388 – Records of U.S. Army Operational, Tactical, and Support Organizations (World War II and Thereafter), Series Unit Histories, 351st Infantry Regiment, n. 1206223-1206248, History of the 351st Infantry Regiment – 88th Infantry Division for the month of July 1944, pp. 16-18; cfr. C. Biscarini, F. Mandorlini e L. Niccolai, Montopoli 1940-1944. Il passaggio della Guerra nei documenti italiani, alleati e Tedeschi, FM Edizioni, San Miniato, 1998, pp. 37-57.
(08) Archivio della Parrocchia “La Madonna” di San Romano, Libro dei Morti, anno 1944; ed. C. Biscarini, F. Mandorlini e L. Niccolai, Montopoli 1940-1944. Il passaggio della Guerra nei documenti italiani, alleati e Tedeschi, FM Edizioni, San Miniato, 1998, pp. 137-140.
(09) National Archives and Records Administration, Washington, Record Group 388 – Records of U.S. Army Operational, Tactical, and Support Organizations (World War II and Thereafter), Series Unit Histories, 349st Infantry Regiment, n. 1206215, History of the 349st Infantry Regiment – 88th Infantry Division for the month of July 1944, pp. 15-20.
(10) National Archives and Records Administration, Washington, Record Group 388 – Records of U.S. Army Operational, Tactical, and Support Organizations (World War II and Thereafter), Series Unit Histories, 351st Infantry Regiment, n. 1206223-1206248, History of the 351st Infantry Regiment – 88th Infantry Division for the month of July 1944, pp. 16-23.
(10) National Archives and Records Administration, Washington, Record Group 388 – Records of U.S. Army Operational, Tactical, and Support Organizations (World War II and Thereafter), Series Unit Histories, 351st Infantry Regiment, n. 1206223-1206248, History of the 351st Infantry Regiment – 88th Infantry Division for the month of July 1944, pp. 16-23; cfr. C. Biscarini, F. Mandorlini e L. Niccolai, Montopoli 1940-1944. Il passaggio della Guerra nei documenti italiani, alleati e Tedeschi, FM Edizioni, San Miniato, 1998, pp. 37-57.
(11) R. A. Robbins, The 91st Infantry Division in World War II, Infantry Journal Press, Washington, 1947, pp. 61-76, 83-84.
(12) Ivi, p. 84-91.
(13) P. L. Schultz, The 85th Infantry Division in World War II, Infantry Journal Press, Washington, 1949, pp. 117-119.

giovedì 8 agosto 2019

[VIDEO] LA RIAPERTURA DEL MONASTERO DI SAN PAOLO NEL 1890 - MERCOLEDI' 7 AGOSTO 2019

In preparazione al 766° anniversario della Rinascita al Cielo di Santa Chiara d'Assisi, mercoledì 7 agosto 2019, presso la chiesa del Monastero di San Paolo, gremita per l'occasione, si è tenuto un incontro ricco di interventi.

Fra Roberto Berini (OFMConv) ha relazionato sul tema "Vita e opere di S. Chiara". E' stata l'occasione anche per parlare un po' di storia: Francesco Fiumalbi ha parlato di una fase cruciale della storia del Monastero, "La riapertura di San Paolo nel 1890" dopo la soppressione del 1810. Alexander Di Bartolo ha approfondito tale passaggio, sottolineando il proficuo legame fra il Monastero e il Vescovo di San Miniato Mons. Pio Alberto Del Corona.
Il tutto accompagnato dalle Musiche francescane proposte da Carlo Fermalvento. A coordinare la serata Don Francesco Ricciarelli (Direttore de "La Domenica") e Fabrizio Mandorlini (Presidente UCAI San Miniato). E' intervenuto anche Francesco Mugnari dell'Associazione Teatro Tra i Binari e Direttore del Festival del Pensiero Popolare - Palio di San Rocco, per presentare l'esposizione realizzata nella stanza adiacente alla chiesa di San Paolo.

Di seguito il video e alcune immagini della serata:




lunedì 5 agosto 2019

[VIDEO] IL MULINO DI CAPOCAVALLO - INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA - ISOLA - 3 AGOSTO 2019

a cura di Francesco Fiumalbi

In questa pagina è proposto il video della presentazione della mostra dedicata al Mulino di Capocavallo, tenutasi sabato 3 agosto 2019 presso la Casa del Popolo di Isola (fraz. San Miniato). Si tratta di un’iniziativa realizzata nell’ambito della 12° Rievocazione Storica dell’Aratura e della Battitura del Grano, una manifestazione organizzata dall’Associazione “Isola in Festa” e dal Circolo Arci di Isola, con il Patrocinio del Comune di San Miniato.

Il Mulino di Capocavallo è complesso architettonico molto interessante. Ci racconta una storia lontana nel tempo (circa 500 anni), ma molto vicina nello spazio, nella campagna fra San Miniato ed Empoli, lungo la riva sinistra del Fiume Elsa. Una storia che ci ricorda di un tempo in cui le risorse erano estremamente limitate: si tratta di un sistema sostenibile (no fonti di energia fossili, no energia elettrica, no emissioni di anidride carbonica), rinnovabile (le macine sono mosse dall’energia meccanica prodotta dall’acqua), ma anche a “km 0”. Lungo il tratto conclusivo dell’Elsa sono storicamente documentati almeno 6 mulini e quello di Capocavallo è uno di essi: appartenuto alla famiglia Bucalossi, è documentato dalla metà del XV secolo.

In mostra gli elaborati grafici redatti da Elena Cioni nell’ambito della sua Tesi di Laurea in Restauro dell’Architettura, le fotografie scattate da Antonio Continanza e una piccola testimonianza storica di Alessio Guardini.

Di seguito il video e alcune immagini della mostra.







domenica 21 luglio 2019

SAN MINIATO ATTRAVERSO GLI OCCHI DEI DALTONICI


a cura di Francesco Fiumalbi

Essendo architetto, quotidianamente ho a che fare con i colori. Proporre un gradevole abbinamento cromatico è fondamentale per presentare un progetto ad un committente o per aiutare i clienti a scegliere le finiture in corso d’opera. Non dico spesso, ma qualche volta mi è capitato di incontrare persone che avessero una percezione cromatica completamente diversa dalla mia. Le piccole differenze, invece, sono all’ordine del giorno.

Spesso, quando sono in giro e mi capita di osservare un monumento, un’opera d’arte o un bel panorama, mi chiedo cosa significhi essere daltonici, quale sia la differenza nella percezione cromatica. Penso, ad esempio, a San Miniato: una città ricca di monumenti in laterizio e con molto verde. Come appare la Rocca a chi confonde il rosso col verde? E la Cattedrale? E Piazza del Seminario? I Giardini Bucalossi?

Per chi non lo sapesse, il “daltonismo” prende il nome dal chimico inglese John Dalton, il primo a dare una descrizione del fenomeno alla fine del ‘700. In termini scientifici si parla di discromatopsia, ovvero l’inabilità a distinguere o percepire i colori che dipende dalla capacità di cogliere le diverse lunghezze d’onda della radiazione luminosa, ovvero dalla percezione cromatica degli occhi. Essendo dovuta ad un allele recessivo del cromosoma X, è più frequente negli uomini e meno nelle donne.
La discromatopsia più diffusa è la deuteranopia (4-5% della popolazione) che riguarda la cecità al colore verde. Meno diffusa la protanopia (1% della popolazione) che riguarda la cecità al colore rosso. Molto rara è la tritanopia, ossia la cecità al colore blu. Rarissima la acromatopsia, ovvero la totale incapacità di percepire i colori.

Se non ce l’hai non puoi capire”. Così mi rispose un amico a cui avevo chiesto cosa volesse dire essere daltonici davanti alla facciata del Duomo. Rimasi senza risposta, ma oggi, grazie ad alcuni software o risorse on-line come Coblis, è possibile realizzare immagini che simulano gli effetti discromatoptici, come quelle proposte di seguito: San Miniato, nella versione “normale”, “deuteranopia”, “protanopia” e “tritanopia”.

 I Giardini Bucalossi (tritanopia)

I Giardini Bucalossi (deuteranopia)

I Giardini Bucalossi (protanopia)

I Giardini Bucalossi (normale)

La Cattedrale dei SS. Maria e Genesio (tritanopia)

La Cattedrale dei SS. Maria e Genesio (deuteranopia)

La Cattedrale dei SS. Maria e Genesio (protanopia)

La Cattedrale dei SS. Maria e Genesio (normale)

La Torre di Federico II (tritanopia)

La Torre di Federico II (deuteranopia)

La Torre di Federico II (protanopia)

La Torre di Federico II (normale)

Piazza del Seminario (tritanopia)

Piazza del Seminario (deuteranopia)

Piazza del Seminario (protanopia)

Piazza del Seminario (normale)

Il Santuario del SS. Crocifisso di Castelvecchio (tritanopia)

Il Santuario del SS. Crocifisso di Castelvecchio (deuteranopia)

Il Santuario del SS. Crocifisso di Castelvecchio (protanopia)

Il Santuario del SS. Crocifisso di Castelvecchio (normale)

Panoramica dello Sciòa, la zona orientale di San Miniato (tritanopia)
 
Panoramica dello Sciòa, la zona orientale di San Miniato (deuteranopia)
 
Panoramica dello Sciòa, la zona orientale di San Miniato (protanopia)
 
Panoramica dello Sciòa, la zona orientale di San Miniato (normale)

sabato 20 luglio 2019

IL REGESTO DEI DOCUMENTI DEL MONASTERO DI SANTA CHIARA DI SAN MINIATO CONSERVATI ALL’ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE

a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
Presso l'Archivio di Stato di Firenze sono conservati numerosi documenti appartenenti ad istituzioni sanminiatesi. Si tratta per la maggior parte di atti molto antichi, che riguardano anche le comunità conventuali e monastiche che un tempo erano presenti a San Miniato e che vennero soppresse o che comunque pervennero alla cessazione. Fra questi troviamo anche gli atti del Monastero di Santa Chiara.
Grazie alla vasta catalogazione e al regesto operato nei primi anni del secolo scorso, abbiamo preziose informazioni circa la consistenza e i contenuti di migliaia e migliaia di documenti medievali conservati presso l'Archivio di Stato di Firenze. E fra questi ci sono anche quelli del Monastero di Santa Chiara. Si tratta di 14 atti sottoscritti in un arco temporale che va dal 1338 al 1540. Va segnalato che molti dei documenti potrebbero sembrare non inerenti alla comunità religiosa. In realtà potrebbero essere stati utilizzati per dimostrare la proprietà di immobili al momento della loro donazione al convento. In questa pagina, più avanti, è proposta la trascrizione integrale dello “spoglio” dei documenti di questa comunità religiosa nata a San Miniato nel medioevo.


Il complesso monumentale dell'ex Monastero di Santa Chiara
Foto di Francesco Fiumalbi

IL MONASTERO DI SANTA CHIARA A SAN MINIATO
Il Monastero di Santa Chiara, secondo la tradizione riportata da vari autori, sarebbe stato fondato nella prima metà del '300, a partire da un lascito testamentario del 1338 e intorno ad un precedente cenobio benedettino [G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco. Con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia M. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 73-75]. Tuttavia la fondazione del Monastero di Santa Chiara va retrodatata al XIII secolo, anche se in circostanze non conosciute.  Infatti, già nel 1298 la comunità beneficiò di un lascito da parte di donna Ciarfa [Archivio di Stato di Firenze, Notarile Antecosimiano, Lascito di donna Ciarfa alle clarisse di S. Miniato, 8 marzo 1298; cfr. G. Giannoni Rocchi, Santa Chiara. Venerabile monastero e regio conservatorio, Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, Tip. Palagini, San Miniato, 1996, p. 28].
Successivamente nel 1315 le religiose si trovarono coinvolte nelle azioni militari operate da Uguccione della Faggiola per sottoporre il territorio sanminiatese alla dominazione pisana [Ser Giovanni di Lemmo Armaleoni da Comugnori, Diario (1299-1319), edizione a cura di V. Mazzoni, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008, cc. 44r, 50r e 54v, pp. 55, 60 e 65].
Il Monastero è documentato anche negli Statuti sanminiatesi del 1336, in cui viene concessa da parte del Comune un'oblazione annuale di 100 libbre in denaro, da corrispondere metà nel mese di febbraio e metà in quello di settembre [Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco (1337), a cura di F. Salvestrini, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo, Comune di San Miniato, Edizioni ETS, Pisa, 1994, Libro IV, rubr. 85 <89>, pp. 377-378].
Con le riforme leopoldine, nel 1785 il Monastero divenne Conservatorio e in questo modo, essendo sottoposto all’autorità civile e non a quella religiosa, non fu colpito dalle soppressioni napoleoniche (1810). Con l’Unità d’Italia mantenne il ruolo di centro di educazione femminile, passando al Ministero della Pubblica Istruzione nel 1935, gestito da un ordine religioso fino al 1975. Dal 2006 il patrimonio è gestito dalla Fondazione Conservatorio di Santa Chiara.


IL VERSAMENTO DEI DOCUMENTI ALL'ARCHIVIO DIPLOMATICO
POI CONFLUITO NELL'ARCHIVIO DI STATO
Con motuproprio del 24 dicembre 1778, il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo istituì il cosiddetto Archivio Diplomatico. Tale provvedimento prevedeva l'obbligo di consegna dei documenti pergamenacei da parte degli uffici periferici del Granducato, i Comuni, i conventi e i monasteri, nonché le università e le opere pie. Rimase un provvedimento facoltativo per i soggetti privati. Il versamento dei documenti all'Archivio Diplomatico fu effettuato, infatti, dal Monastero di Santa Chiara nel 1779. Questo archivio confluì nel 1852 all'Archivio Centrale dell'allora Granducato di Toscana (istituito da Leopoldo II con decreto del 30 settembre 1852), divenuto Archivio di Stato di Firenze con l'Unità d'Italia.

IL REGESTO DEI DOCUMENTI PROVENIENTI
DAL MONASTERO DI SANTA CHIARA
Di seguito è proposta la trascrizione integrale dello spoglio dei documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Firenze, fondo Diplomatico, inerenti il Monastero di Santa Chiara di San Miniato, estratta dal Tomo di spoglio n. 25 – Monasteri Regolari (anno 1913), consultabile anche on-line sul sito dell'Archivio di Stato di Firenze.
I documenti oggetto del regesto, antecedenti l'anno 1400, sono stati digitalizzati e sono oggi disponibili per la consultazione via web. Per ciascuno di questi è proposto anche il link alla pagina specifica.

AVVERTENZA: per facilitare la lettura ad un pubblico più vasto possibile, le abbreviazioni sono state tutte esplicitate. In azzurro le indicazioni del numero di carta.

[054r]
Monastero di S. Chiara
di S. Miniato

[054v] [055r]
1
3 maggio 1338
Sentenza data dal Dottore Pollio di Trento nelle cause vertenti fra le Monache di San Paolo di San Miniato del Comune di Firenze, e quelle di San Jacopo e San Filippo di Castelfranco del Val d’Arno. Rogato per Ser Piero del fu Michele di Rainaldo Portigiani di San Miniato.

2
28 gennaio 1371 Indizione X
Naparello del fu Nepi di Cojano del Comune di San Miniato vende, per il prezzo di 15 fiorini d’oro del conio fiorentino, a Michele di Ser Niccolò di Carmignano del Comune di Firenze, abitante nella Cura di S. Frediano, un pezzo di terra, posto nei confini di Cojano, luogo detto Cerreta, dentro i suoi confini, facendo al medesimo donazione fra i vivi del di più che esso pezzo di terra valeva. E donna Tessa del fu Corsi di Cojano cede al suo compratore le ragioni che per sicurtà delle sue doti in esso pezzo ritiene. [055v] Il compratore poi affitta il pezzo di terra al venditore sotto l’obbligo di [?]ivi. Fatto nel pezzo di terra medesimo, e rogato per Ser Ferdinando del fu Coverino di Collepatti del Comune di San Miniato di Firenze.

3
16 novembre 1371 Indizione X
Gino del fu Tommaccio di Cojano del Distretto di San Miniato di Firenze per Guido Gnolfi del distretto medesimo, indicato a procuratore, vende per il prezzo di 14 fiorini d’oro ad Antonio del Provinciale del Comune di Santo Stefano di San Miniato suddetto, tre pezzi di terra lavorati, vitati, dei quali il primo situato nel detto Comune di Santo Stefano luogo detto Ponte, il secondo luogo detto Fontanelle del Comune medesimo, ed il terzo Camporsi del suddetto Comune, dentro i loro propri confini. Dei quali 14 fiorini fa la dovuta ricevuta al detto compratore solvente. Fatto nel Castello di Santo Stefano di San Miniato, e rogato per Ser Niccolò del fu Michele di Carmignano Giudice Ordinario Notaro pubblico.

4
29 Giugno 1384 Indizione VII
Michele del fu Martino Cecchi di San Miniato vende per il prezzo di 30 fiorini d’oro, donando fra vivi la maggior valuta, a Antonio del Provinciale una casa posta nella Contrada di Pancoli di San Miniato descritta nei suoi confini. Fatto nella Contrada Pancoli di San Miniato e rogato per Ser Orlandino di Jacopo del fu Drea del detto luogo Giudice ordinario e Notaio pubblico.

[056r]
5
8 settembre 1388 Indizione XII
Michele del fu Gherardo Ceuli del Comune di Firenze confessa aver ricevuto da Jacopo figlio di Buccio di Ser Giovanni di San Miniato, fiorini d’oro 16 in prestito, quali s’obbliga restituire dentro il termine di mesi tre, al pagamento dei quali fu mallevadore Miniato del fu Jacopo Ceuli del luogo suddetto. Fatto in San Miniato, nel Contrafforte e nella bottega di Marchionne del fu Bartolommeo.
Nel 15 settembre 1392 Indizione I, Iacopo suddetto, col consenso di detto suo padre ivi presente, costituisce procuratore a risquotere il detto credito da Michele debitore a Miniato mallevadore Nerio del fu Redi di San Miniato. Fatto in San Miniato avanti la bottega di Giovanni di Jacopo Franchini e rogato per Ser Giovanni di Ser Pietro Gucci di San Miniato Giudice Ordinario e Notaio pubblico.

6
26 novembre 1390 Indizione XI
Frammento d’imbreviature di Meo di Jacopo di Ser Matteo del fu Zanni pubblico notaio di Pistoia, scritto e rogato per Ser Luca del fu Beghino del fu Nello di Pistoia Giudice ordinario e notaio pubblico.

7
20 gennaio 1393 e 1394 Indizione II
Commissioni, Atti e Sentenze del Dottor Giovanni Ciacchi dall’Alto Giudice Assessore, e Potestà del Comune di San Miniato, nel tempo della Potesteria in Firenze del nobilissimo e potente milite Michele de’ Medici. Scritta da Tommaso del fu Gherardo di San Miniato notaio pubblico e scrivano del detto Comune.

[056v]
8
13??
Piero confessa d’aver ricevuto dalla signora Mea di Benedetto Grifoni 200 fiorini d’oro in dote, e si obbliga alla restituzione di quella in tutti i casi di ragione, alla qual restituzione pure si obbligano due suoi fratelli e la di lei madre. Rogato per Ser Giovanni del fu Piero d’Andrea Ciarri di San Miniato. La medesima è tagliata in principio.

9
1 luglio 1420 Indizione XIII
Testamento noncupativo di Aldo [?] del fu Gherardo Landucci di San Miniato di Firenze, mediante il quale dopo varj legati instituisce sua erede universale la fanciulla Margherita sua figlia legittima, e naturale, alla quale morendo senza marito, o maritata senza figli, sostituisca in generale tutti i poveri ad elezione dei curatori testamentari. Fatto in San Miniato nella casa di Marco di Bartolommeo Corri e rogato per Ser Bartolomeo del fu Ser Niccolò di San Miniato Giudice ordinario e Notaio pubblico.

10
19 gennaio 1434 Indizione XIII
Donna Mea del fu Giovanni Bottari di San Miniato di Firenze e moglie del fu Antonio di Giovanni per Ser Davino pure di San Miniato elegge per suo mondualdo Antonio di [??]gno Melchiorre di Firenze ivi abitante, col consenso e licenza del quale nomina, ed elegge, suo [057r] speciale e generale procuratore in tutte le sue liti, negozj, Ser Nanni di Niccolò Bottari di detto luogo. Fatto in San Miniato nella Contrada chiamata Lonferno [vicolo dell’Inferno? L’Ontraino?] e rogato per Ser Niccolò di Ser Lodovico di Ser Duccio di Giovannastra di detto luogo notaio fiorentino e giudice ordinario.

11
4 luglio 1444 Indizione XII
Sentenza data dai cinque ufficiali conservativi della comunità e distretto di Firenze, deputati sopra i contratti illeciti, ed usurarj, i nomi dei quali sono: Castello di Pietro Quaratesi; Piero di Simon Mariotto Orlandini; Dino di Matteo Azzi; Gentile di Ghino Cortigiani; Paolo di Niccolò Paolo Benci; onorati cittadini fiorentini, mediante la quale fu dichiarato come illecito, usurario e fatto con frode il contratto di cessione di una casa posta sulla piazza di San Miniato. Qual casa [che era di] Leonardo di Agnolo da San Miniato, essendo in prigione per non aver con che soddisfare a fiorini 31 dei quali andava creditore Lando di Andrea del Lando per aver pagati detti fiorini nell’anno 1432 a Niccolajo del Maestro Cristofano pagatore di fiorini 70 a Piero Baroncelli di Firenze, che ne aveva prestati 130 al detto Leonardo sulla fede e mallevadoria dei due suddetti, aveva ceduta al detto Lando d’Andrea per anni 8 con patto che pagando esso Leonardo al medesimo [057v] fiorini 36, egli dovesse a lui restituire il libero dominio della casa medesima, e nel tempo dell’inscritto debito permetta al cessionario e sua famiglia abitare una parte della casa medesima; quali patti di detto Lando non essendo stati osservati, [fu] anzi detto Leonardo discacciato dalla casa, né per molte istanze avendone potuto mallevare il dominio non ostante l’offerta di soddisfare ai detti fiorini 36; onde fu esso Leonardo costretto presentare la supplica ai suddetti 5 ufficiali incaricati sopra ai contratti illeciti ed usurarj, dai quali ventilata la causa fu dichiarato come sopra, e condannato il detto Lando a restituire la causa di cessione fattali da Leonardo, con obbligo al medesimo di pagare a detto Lando lire 92 quali trovando potesse detto creditore ritornare il dominio della casa senza alcuna pensione, od obbligo. Pronunziata nel luogo della solita residenza dei detti ufficiali. Scritta da Ser Pietro di Niccolò [058r] di Jacopo Giudice ordinario e Notaio fiorentino, per rogato da Ser Naldo di Giovanni Di Dio Giudice ordinario e Notaio pubblico fiorentino, e rogato dai detti 5 uffiziali, occupato allora in altrui affari, che si rogò dalla medesima.

12
11 giugno 1460 Indizione VIII
Piero del fu Bindo Peri di San Miniato del Contado di Firenze, in suo nome ed in nome di donna Betta del fu Lorenzo di Giovanni Pierucci sua moglie da una parte, e Giovanni Pierucci del fu Lazzaro di Lorenzo di Giovanni Pierucci di San Miniato dall’altra parte, fanno compromesso in Lodovico del fu Antonio di Ser Donato, cittadino fiorentino, e in Ser Andrea di Ser Cristofano di Benedetto notaio di San Miniato presenti, ed accettanti, di tutte le controversie e questioni fra di esse parti vertenti, i quali giudici compromissarj insieme uniti terminano amichevolmente; la medesima come sul lodo dei detti in essa cartapecora contenuto ritrovasi. Fatto in Firenze, nel Popolo di Santo Stefano Abbazia [presso l’Abbazia di Santa Maria, o Badia Fiorentina, presso cui esisteva una più antica chiesa dedicata a Santo Stefano detta “del Popolo”, n.d.r.] e rogato per Ser Jacopuccio figlio di Ser Marco di Ser Domenico di Matteo da Sofferroni.

13
18 novembre 1474 Indizione VIII
Antonio del fu Pietro Andrea di Santa Croce del Val d’Arno di Sotto, Distretto di Firenze, non revocando né annullando alcuno dei procuratori avuti da esso per il passato, anzi confermandoli, costituisce suoi irrevocabili procuratori da succedere ancora dopo la di lui morte ai suoi eredi [058v] gli illustri uomini Sig. Francesco di Ser Jacopo Donalotti di San Miniato, Ser Andrea di Ser Cristofano di detto luogo, Ser Donato di Antonio di San Miniato, Ser Lorenzo di Ser Niccolò di detto luogo, Ser Piero di Pietro dal Monte San Savino, e Ser Andrea di Cristofano Nacchianti notaio fiorentino assenti, ma come presenti, dando ad essi speciale e generale autorità di agire in tutti i suoi affari, liti, etc. Fatto nel Castello di Santa Croce del Val d’Arno di Sotto, in Casa del Comune di detto Ccastello, e rogato per Ser Giovanni del fu Michele di Michele di Bibbiena Giudice ordinario e Notaio pubblico fiorentino.

14
19 ottobre 1540 Indizione XI
Andrea del fu Marco di San Miniato in suo nome ed in nome di Benedetto suo figlio, vende per il prezzo di 40 fiorini d’oro di Lire 7 l’uno alla Reverenda Madre Aurelia del fu Antonio Rossi di Firenze, Monaca del Monastero di Santa Chiara di San Miniato, e a tutte l’altre Monache presenti, e future di detto Monastero, un pezzo di terra lavorativa, vitata e posta nell’appendici di San Miniato, luogo detto alle Calle, ed un altro pezzo di terra con la casa per il lavoratore, dei quali 40 fiorini fa alla detta monaca la ricevuta. [59r] Fatto fuori dalle mura di San Miniato e rogato per Ser Pietro del fu Ser Bartolommeo di Pietro di San Miniato del Contado di Firenze Giudice ordinario e Notaio pubblico.

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