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giovedì 8 agosto 2019

[VIDEO] LA RIAPERTURA DEL MONASTERO DI SAN PAOLO NEL 1890 - MERCOLEDI' 7 AGOSTO 2019

In preparazione al 766° anniversario della Rinascita al Cielo di Santa Chiara d'Assisi, mercoledì 7 agosto 2019, presso la chiesa del Monastero di San Paolo, gremita per l'occasione, si è tenuto un incontro ricco di interventi.

Fra Roberto Berini (OFMConv) ha relazionato sul tema "Vita e opere di S. Chiara". E' stata l'occasione anche per parlare un po' di storia: Francesco Fiumalbi ha parlato di una fase cruciale della storia del Monastero, "La riapertura di San Paolo nel 1890" dopo la soppressione del 1810. Alexander Di Bartolo ha approfondito tale passaggio, sottolineando il proficuo legame fra il Monastero e il Vescovo di San Miniato Mons. Pio Alberto Del Corona.
Il tutto accompagnato dalle Musiche francescane proposte da Carlo Fermalvento. A coordinare la serata Don Francesco Ricciarelli (Direttore de "La Domenica") e Fabrizio Mandorlini (Presidente UCAI San Miniato). E' intervenuto anche Francesco Mugnari dell'Associazione Teatro Tra i Binari e Direttore del Festival del Pensiero Popolare - Palio di San Rocco, per presentare l'esposizione realizzata nella stanza adiacente alla chiesa di San Paolo.

Di seguito il video e alcune immagini della serata:




lunedì 30 luglio 2018

[VIDEO] L’ARCHIVIO SCONOSCIUTO DI SAN PAOLO – 27 LUGLIO 2018

Da alcuni mesi è cominciata l’attività di riordito ed inventariazione dell’Archivio del Monastero di San Paolo. Si tratta di un’iniziativa che non poteva più essere rimandata e che sta facendo emergere l’eredità storica dell’ultima comunità religiosa, dedita alla vita contemplativa, rimasta nella città di San Miniato: un vero e proprio scrigno di spiritualità e di storia attraverso i secoli, finora rimasto sconosciuto agli studiosi.

Francesco Fiumalbi e Alexander Di Bartolo, nella serata di venerdì 27 luglio 2018, hanno presentato al pubblico i primi risultati di questo lavoro. Quando l’attività di riordino e inventariazione sarà completata l’archivio potrà essere messo a disposizione degli studiosi e costituirà un’importante punto di riferimento per la ricerca storiografica sanminiatese e non solo.

Di seguito il video e alcune immagini della serata:

L’archivio sconosciuto
Video di Francesco Fiumalbi

Un momento dell’introduzione di Don Francesco Ricciarelli
Foto di Fabrizio Mandorlini

Un momento della relazione di Alexander Di Bartolo
Foto di Fabrizio Mandorlini

Un momento della relazione di Francesco Fiumalbi
Foto di Fabrizio Mandorlini

giovedì 6 dicembre 2012

PISA - SAN PAOLO A RIPA D'ARNO

di Francesco Fiumalbi


Assieme al complesso monumentale di Piazza dei Miracoli, la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno è considerato uno dei massimi esempi del cosiddetto romanico pisano. La chiesa, con annesso convento, è situata nel cosiddetto Quartiere di Sant'Antonio, a poca distanza da Porta a Mare e vicina alla sponda, o "ripa", sinistra del fiume Arno. Sul retro si trova la Cappella di Sant'Agata.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

LA STORIA

Non è conosciuta con precisione la data di fondazione della chiesa e dell'annesso cenobio benedettino; stando a diverse tradizioni, sarebbe avvenuta fra il IX e il X secolo, anche se il primo documento che la attesta è datato 1032.
A partire dal 1092 vi presero dimora i monaci benedettini Vallombrosani che vi rimasero per poco più di tre secoli. Nei primi decenni del XII secolo la chiesa fu notevolmente ampliata, fu aggiunto il transetto e riconsacrata nel 1149, come ricordato da una epigrafe collocata sul retro dell'altare maggiore. Di poco posteriore la formazione della facciata, datata fra 1148 e 1165. Secondo la tradizione, durante la costruzione della Cattedrale, la chiesa di San Paolo ospitò le principali funzioni religiose e civiche, tanto da essere chiamata "Duomo Vecchio".
Nel 1409 sia la chiesa, che l'annesso cenobio vallombrosano, costituì beneficio dato in commenda ad alti prelati, il primo dei quali fu il Cardinale Landolfo di Marramauro. Nel 1552 il complesso monastico fu affidato alla tutela dei Grifoni (famiglia di origine sanminiatese), prima di passare nel 1565 al neocostituito Ordine di Santo Stefano, sempre sotto il patronato dei Grifoni, fino al 1798 quando divenne chiesa parrocchiale. Nei secoli XVI e XVII l'edificio fu oggetto di numerosi restauri, fino all'intervento di Pietro Bellini, che nel 1853 tentò di riportare il complesso monumentale alle presunte forme originarie, cancellando di fatto sei secoli di storia. Durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa e il cenobio subirono diversi bombardamenti, che provocarono ingenti danni. Il monastero e il campanile, così come gran parte dell'interno, andarono distrutti. Fra il 1949 e il 1952 la chiesa fu interessata da consistenti lavori di ripristino, anche se il campanile e gran parte degli ambienti conventuali non furono ricostruiti.
Recentemente la situazione strutturale dell'edificio appare critica e per questo motivo la chiesa al momento è chiusa al pubblico in attesa dei necessari interventi di consolidamento (vedi articolo de IL TIRRENO, 22 luglio 2012).

BIBLIGRAFIA DI RIFERIMENTO
Paliaga F. e Renzoni S., Chiese di Pisa. Guida alla conoscenza del patrimonio artistico, vol. 1, ETS, Pisa, 1991, pp. 19-21.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

ARCHITETTURA

La chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno presenta un impianto planimetrico dalla forma a "T", costituita dall'unione del transetto con il corpo basilicale a tre navate. Ciascuna navata è costituita da sei campate, per cinque colonne, sormontate da capitelli corinzi romanici (fra questi si segnala il secondo di sinistra, connotato dalle figure in altorilievo di San Pietro e San Paolo). Dietro l'altar maggiore si apre l'abside, la cui volumetria contraddistingue il fronte tergale dell'edificio che si affaccia sulla vicina Cappella di Sant'Agata. Attualmente l'interno è spoglio, ma, prima dei restauri ottocenteschi, ospitava diversi altari laterali e numerose tombe terragne. All'intersezione del transetto con il corpo basilicale si eleva la cupola a sesto rialzato.
La parte sicuramente più rilevante della costruzione è la facciata, realizzata alla metà del XII secolo, rifacendosi formalmente alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Mutuati dal Duomo, gli elementi caratteristici sono le teorie di logge, disposte su quattro livelli: quella della parte basamentaria è cieca, in sovrapposizione al tema delle fasce bicrome, chiare e scure, con questa orchestrazione che si ripete sul fronte laterale sinistro; il secondo ordine è costituito da 13 campate pensili, con altezza pari ad un dodicesimo del totale; il terzo ordine di campate ne ha 7 ed ha la medesima elevazione del precedente; il quarto, presenta ancora 7 campate, ma con andamento digradante dal centro verso i lati. Gli elementi verticali sono costituiti nella parte basamentaria da paraste, dotate di piccolo basamento, e con capitello mutuato dalle forme corinzie. Gli archi che raccordano le paraste e quelli che sovrastano i portali, contengono losanghe, intarsi ed elementi decorativi circolari. Gli altri ordini sono costituiti da colonne di varia natura, forse risultato di operazioni di spoliazione, con capitello ancora corinzio, sormontato da figure antropomorfe.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ideatore del prospetto principale è riuscito ad esprimere una raffinata capacità compositiva, denotando la conoscenza di rapporti geometrici desunti dalla trigonometria e dalla celebre successione di Fibonacci. Per farlo ha potuto utilizzare strumenti semplicissimi: una riga, un compasso e una matita. Vediamo come.
La facciata è inscrivibile all'interno di un rettangolo, i cui lati sono in rapporto fra loro di circa 0,866. Non è un numero casuale, infatti, un triangolo equilatero di lato unitario, cioè che misura 1, ha l'altezza che misura esattamente 0,866 (che corrisponde al coseno di 60° o π/3). Quindi per tracciare il rettangolo di partenza, basta disegnare un triangolo equilatero in posizione verticale, dove il lato coinciderà con la misura dell'altezza del rettangolo e l'altezza del triangolo coinciderà con la base del rettangolo.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Schema compositivo della facciata
Disegno di Francesco Fiumalbi

Stabilito il rettangolo, per determinare quelli che saranno gli assi orizzontali della facciata, si fa uso di una delle infinite terne della successione di Fibonacci: 2, 3 e 5. Per farlo, basta suddividere l'altezza in dieci parti uguali, e poi partendo dal basso verso l'alto, prenderne 5, 3 e 2.
A questo punto la parte basamentaria (5 unità) è trattata diversamente rispetto alla parte superiore (3+2 unità). Il rettangolo di partenza che abbiamo tracciato all'inizio ha anche un'altra particolarità. Puntando il compasso alle estremità della linea orizzontale mediana, si determinano due semicirconferenze, con raggio pari alla metà dell'altezza del rettangolo. Le due semicirconferenze intersecano la mediana orizzontale in due punti; il segmento che li unisce ha una misura che si avvicina molto ad un quinto del totale orizzontale. In questo modo è possibile suddividere la parte basamentaria in rettangoli uguali. La parte superiore invece sarà suddivisa in tre parti, simmetricamente, con la porzione centrale della larghezza pari a 4 volte il modulo ottenuto dalla successione di Fibonacci.
Per determinare la pendenza degli spioventi, che formano la cuspide della facciata, occorre unire il punto medio della linea orizzontale superiore con le estremità della seconda linea orizzontale. Analogamente, gli spioventi laterali sono determinati unendo il punto medio della seconda linea orizzontale con le estremità della mediana orizzontale.
In conclusione, la composizione della facciata è espressa attraverso una complessa orchestrazione di elementi, disposti secondo precisi rapporti geometrico-matematici.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

SCULTURA E DECORAZIONE

Il portale principale - Uno degli aspetti maggiormente curati sono i tre ingressi della facciata. Quello al centro è il principale ed è delimitato da una struttura trilitica caratterizzata da due piedritti laterali, dotati di basamento, e da un architrave finemente scolpito con motivi geometrici circolari, una sorta di "catena". Questo elemento è sovrastato da due ordini di cornici, la prima con motivi floreali circolari concatenati, la seconda costituita da foglie di acanto. Al di sopra un arco, leggermente oblungo, quasi a ferro di cavallo, poggiante su due pilastri, e rifinito con motivi floreali. Il tutto è sormontato da un ulteriore arco, a tutto sesto, caratterizzato da conci bicromi Quest'ultimo si appoggia alle due paraste che inquadrano il portale, e che presentano una terminazione a capitello corinzio sovrastate da altrettante figure leonine. Fra i due archi, un piccolo rosone circolare, costituito da motivi geometrici in negativo. Al di sopra di tutta la composizione, due figure in bassorilievo, identificate con la Madonna (questa ipotesi è un po' dubbia, potrebbero raffigurare due sante non identificate).

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale principale
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Cornice del portale principale
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Leone su capitello del portale principale
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Bassorilievo (Madonna?)
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Bassorilievo (Madonna?)
Foto di Francesco Fiumalbi

Il portale sinistro. Come quello principale, il portale laterale sinistro è inquadrato da un ordine trabeato, costituito da due pilastri con capitello corinzio (su quello di destra, tra le foglie di acanto compare la testa di un leone). L'architrave è caratterizzato da intarsi marmorei, fra cui spiccano le due croci patenti ad otto punte; al di sopra una cornice finemente modellata con motivi floreali. Un arco a tutto sesto con conci bicromi chiude la composizione che si arricchisce di una losanga.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale sinistro
Foto di Francesco Fiumalbi

Il portale destro. Più semplificate le forme che contraddistinguono il portale destro, inquadrato da una struttura trilitica, composta da due pilastri laterali che sorreggono un massiccio architrave, sulla cui superficie si possono leggere graffiti, forse di epoca altomedievale, raffiguranti un complesso intreccio amorfo di linee che al centro si dispongono a formare la figura di una stella. Il tutto è sormontato da un arco modanato, leggermente arcuato, che contiene una losanga bicroma con al centro un motivo floreale.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale destro
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale destro, particolare dell'incisione
Foto di Francesco Fiumalbi


Il portale del transetto. Nella fianco laterale sinistro, sulla parete del transetto che si affaccia lungo via San Paolo, si apre un quarto portale. E' incorniciato da due pilastri, con capitello corinzio, che sostengono un architrave che presenta una cornice con ovuli ed elementi floreali, forse di origine classica. Al di sopra si apre un arco a conci bicromi, bianco e marrone, al cui interno è collocato un intarsio policromo, con disegno geometrico, che richiama nelle forme e nei colori alcuni esempi che si possono ammirare nel paramento della Cattedrale. Più in alto è collocato un bassorilievo datato all'epoca tardo romana (anche se sembra più recente).

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale laterale del transetto
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Portale laterale del transetto, particolare
Foto di Francesco Fiumalbi

Cornici. Nella chiesa di San Paolo a Ripa, specialmente nella facciata, alle cornici è riservata una cura particolare, e riprendono formalmente quelle della Cattedrale. La cornice più lavorata è quella che separa la parte basamentaria dalle logge pensili, contraddistinta da intrecci di motivi floreali, popolati da vari animali, fra cui spicca il leone situato esattamente al di sopra del portale principale. Anche alle estremità laterali sono collocati elementi di straordinario interesse, come quello che sembra un lupo nell'atto di cacciare una lepre (forse un'allusione alla Pasqua? Si veda Sant'Ambrogio), mentre dall'altro lato un uomo tiene un leone con una catena (un'allusione alle persecuzioni dei primi cristiani?). Attualmente non sembra possibile stabilire il significato di tali elementi.
Le cornici superiori, meno elaborate stilisticamente, presentano tutte una fascia inferiore a dentelli, che sostengono idealmente le altre, variamente plasmate.


Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Leone nella cornice del primo livello
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Lupo che caccia una lepre cornice del primo livello
Foto di Francesco Fiumalbi

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Uomo che tiene un leone incatenato
Foto di Francesco Fiumalbi

Lo stemma. Sullo spigolo del transetto, lungo via San Paolo, è collocato uno stemma marmoreo, raffigurante un animale con il corpo di leone, le ali del drago e la testa d'aquila. Si tratta di un "grifone", ed è l'emblema della famiglia Grifoni, di origine sanminiatese, che deteneva il patronato della chiesa nel XVII secolo. Da notare la croce nella parte alta dello stemma, ovvero la Croce di Santo Stefano, emblema dell'omonimo Ordine, di cui i Grifoni fecero parte fin dalla sua costituzione.

Pisa, Chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno
Stemma Grifoni
Foto di Francesco Fiumalbi


lunedì 30 aprile 2012

DELLA VITA DI PIETRO BAGNOLI (seconda parte)

di Francesco Fiumalbi


In questa seconda parte, continueremo a parlare della vita di Pietro Bagnoli, una delle figure di maggior rilievo della prima metà dell’800 a San Miniato. La fonte principale è ancora la sua Autobiografia, una raccolta di carte da lui scritte e conservate presso al Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Nella prima parte abbiamo parlato della sua giovinezza a San Miniato, dei suoi studi presso l’ateneo pisano, e del suo servizio alla corte di Ferdinando III, dapprima a Firenze, poi a Vienna, Salisburgo e Wurtzburg.

Pietro Bagnoli
Disegno di Francesco Fiumalbi
(sulla base del monumento funebre collocato nel Duomo di San Miniato)

LA RESTAURAZIONE E IL RITORNO A SAN MINIATO
Napoleone era stato sconfitto definitivamente e il Congresso di Vienna riportò la situazione allo stato precedente alla rivoluzione francese. “In patria, dimorando sotto una carta di sicurezza, senza essere stato mai suddito d’altri che del mio Principe, accadde quel gran rovescio di cose, per la quali il Padrone e Sovrano di Toscana ritornò felicemente al suo governo colla Real Sua famiglia, e con quel caro Figlio (Leopoldo, n.d.r.) che ora fa la felicità e la gloria della Toscana. E me accolsero per loro clemenza con quella medesima bontà, in cui mi avevano tenuto in Germania; ciò è a tutti noto, che basta per testimonianza e premio di mia fedeltà, perché trovai in loro quell’amore nelle parole e nei fatti, che aveva lasciato a Wurtzburgo” (1).
Pietro Bagnoli nei primi anni Dieci dell’800 aveva fatto ritorno in Toscana, proprio nella sua città natale: San Miniato.
“Samminiato di Toscana, torno qui a ripeterlo, in Italia è la mia patria. Piccola città in mezzo posta tra Firenze e Pisa in quella catena di colline che dalla Val d’Evola alla Val d’Elsa si estendono (…). Dolce è ritornare indietro sulle vestigia della prima età, che si ritrovano nel cuore, e ricordar dosi più delle persone, dei luoghi trastulli sicuri da ogni dolore e cura, di noiosi pensieri e di bisogni, che portano seco gli anni seguenti e li addossano alla crescente vita” (2).
Il Granduca Ferdinando III, per gratitudine e riconoscenza nei confronti di Pietro Bagnoli, gli concesse la medaglia d’oro intitolata “MERENTIBUS” e qualche anno dopo lo nominò Cavaliere di Santo Stefano (3).

San Miniato, veduta panoramica
Foto di Francesco Fiumalbi

LE SCUOLE REGIE E LA RESTITUZIONE DI SAN FRANCESCO
Pietro Bagnoli si occupò anche dell’organizzazione scolastica in San Miniato presso il Granduca Ferdinando III. Propose San Miniato quale sede per un collegio da affidare ai Padri Scolopi (la scelta cadde su Empoli), ma nella “Città della Rocca” arrivarono soltanto Maestri non regolari e con essi furono le Scuole formate, che esistono, con vantaggio del paese e della pubblica istruzione (4). Per la sede della scuole pubbliche propose il convento di San Francesco, che era stato confiscato in ordine al decreto del 25 aprile 1810 promulgato da Napoleone e la cui proprietà era passata al Granducato di Toscana. Il concordato del 4 dicembre 1815 fra Toscana e Santa Sede, infatti, non prevedeva il ripristino del convento francescano di San Miniato. La cosa non andò in porto poiché la spesa per trasformare il convento in collegio si presentava ingentissima. Così, furono acquistati i locali del convento di SS. Trinità nel 1818 (5) (ancora oggi sede delle scuole elementari e medie), mentre il complesso francescano rimase abbandonato, e i frati ancora sistemati nel monastero di San Paolo (6).

San Miniato, Chiesa di San Francesco
Foto di Francesco Fiumalbi

“Ora stando in quello stato di abbandono S. Francesco, accadde un avvenimento che parve del Santo medesimo mandato, che standomi io un giorno nella Reale Biblioteca domestica, a cui il principe mi aveva gratificato l’accesso, ecco che egli entrò; e fermatosi ivi, perché aspettava il suo maggior Domo per andar fuori, cominciò a parlare come affabile e […?] e per incidenza del discorso entrato a dire di San Miniato, dov’Egli non era mai stato, mi domandò di quella gran fabbrica che lassù si vedeva, passando dalla Scala. Mi sentii come ispirato la mente a quella domanda, e la risposta andò dritta al suo scopo.
Lo informai di quanto sopra ho esposto. Aggiunsi la santità del luogo, l’essere la Chiesa contigua e non interna alla città, e dominante l’adiacenza della vasta pianura del Valdarno, grande e comoda, ed effigiata, richiamava tutta la gente del contado alle Perdonanze, ed alle altre ritornate di devozione dell’anno, nelle quali alle confessioni grande sempre era il concorso. Ora i Frati interni nella città con una piccola Chiesa quasi inutili al Sacro Ministero, col loro patrimonio, l’uso del quale sarebbe servito anco a conservare quella dignitosa fabbrica, d’onde era la loro origine che gran danno veramente era quello di vederla deperire, ed annidarvi animati, e servire chi si nascondesse, a chi volesse romperne qualche pezzo per materiali o ad altra più […?] opera. E così, dettemi Egli alcune cose, e risposto avendo io sempre diretto alla reintegrazione di quel convento, si venne al punto di dire, che una sola sua parola poteva restituirlo. Questa parola venne.
Domandai di […?] un Memoriale. L’accettò, fu fatto, e riscritto. E quando si venne ai sussidi per restaurarlo, il io Signore ne dette il primo esempio con settanta zecchini d’elemosina; qualche altra somma dette l’Arciduchessa Luisa, altra il Maggior Domo, ed altre pie persone della corte. E fu in San Miniato una deputazione magistrale all’uopo del rifacimento preposta, fatta giurare una nota, e noi paesani ci prestammo in modo che si fece una somma competente che il convento e la Chiesa restituì in grado che non tale sarà stata quando era nuova. I frati vi tornarono in gran festa, venderono la fabbrica di S. Paolo, su cui fondarono un annuo livello per il mantenimento di S. Francesco” (7). Il ripristino ufficiale avvenne nel 1817 e i francescani poterono farvi ritorno solo nel 1827, dopo che la chiesa e il convento furono restaurati (8).
Il convento di San Paolo fu acquistato dallo stesso Pietro Bagnoli, per la somma di 900 scudi, dove prese residenza assieme ai suoi familiari; la situazione del convento rimase inalterata fino al 1889, anno in cui fu riacquistato e vi tornarono le monache clarisse (9).

Ingresso del Monastero di San Paolo
Da notare le iniziali “PB” nella rostra
Foto di Francesco Fiumalbi

IL NUOVO PONTE SULL’ARNO
Nel frattempo era morto il Granduca Ferdinando III, e il suo posto fu occupato dal figlio Leopoldo II, il quale, abbiamo visto nella prima parte, aveva avuto per maestro proprio Pietro Bagnoli.
In quegli anni il Bagnoli si occupò, fra le varie cose, anche del ponte in progetto nei pressi di Bocca d’Elsa a Marcignana. Bagnoli si oppose a costruire l’importante infrastruttura in quella località, puntando sull’asse viario San Miniato-Fucecchio. Nonostante l’opposizione di Bagnoli, il ponte fu costruito a Marcignana e inaugurato il 16 dicembre 1835 (10).

L’ACCADEMIA DEGLI EUTELETI
Non mancò il Bagnoli, neppure di partecipare alla vita culturale sanminiatese, con la sua adesione all’Accademia degli Euteleti (rifondata nel 1822 sulle ceneri della vecchia Accademia degli Affidati (11). “Incominciarono l’Accademia degli Euteleti alcuni scolari miei di Greco nel tempo delle vacanze; e volendosi denominare volontari sbagliarono il termine dicendosi Eutelici; e sotto questo nome avanzarono la domanda al governo per la sanzione che ottennero. Essendo venuti ad invitarmi perché volessi assisterli, gli avvertì del nome errato, che non significava quello che volevano, anzi presso che il contrario. E i vari nomi dal Greco dissi loro, come Protimi, o altro simile, ma essi vergognandosi di esser usciti col nome di Eutelici in faccia al pubblico, e al governo stesso, mi pregarono di un nome più somigliante all’esposto, e non trovai che Eutelete altro che più si accostasse, benché si trovi parola nel greco di cui siano i Greci giovati, mettendo l’al […?]. Pure la feci così accoppiando semplici usatissime a elementi legittimi, e per legittimo fu adottato. Quindi l’insegna inventai allusiva, Il cavallo non spronato nell’arena che significa i volontari senza impulso estraneo e la società fu formata, e cumulata di un numero abondantissimo ed insigne di corrispondenti toscani, Italiani, ed Europeo, oltre i dodici ordinari che leggono la Prosa ad ogni tenuta. E le tenute sono mensuali ogni secondo giovedì del mese, dal settembre ed ottobre in fuori. L’apertura si fece nella casa paterna del Sig. Canonico Torello Pierazzi istitutore primiero, insieme al di lui fratello Gabriello (…), ed ivi si tennero le adunanze, e crebbero e fiorirono, finché per insigni meriti il canonico, già per anni Vicario Generale, e poi capitolare della Città e della Diocesi, fu innalzato alla cattedra vescovile (…). Io fui eletto Presidente perpetuo dell’Accademia. E quando il canonico istiture fu fatto vescovo traslocò dalla casa nativa nel palazzo vescovile dov’è al presente” (12).

Stemma dell’Accademia degli Euteleti, ideato da Pietro Bagnoli
Foto di Francesco Fiumalbi

LA BANCA E IL TRIBUNALE
Grazie all’influenza che Pietro Bagnoli poté esercitare sul Granduca Leopoldo II, suo allievo in tenera età, la città di San Miniato fu dotata di importanti istituzioni.
Nel 1829 alcuni membri dell’Accademia degli Euteleti presentarono istanza presso il Granduca, affinché potessero costituire una cassa di risparmio affiliata a quella fiorentina. La risposta affermativa non tardò ad arrivare, anche perché tra i firmatari figurava proprio il Can. Pietro Bagnoli (13). Il decreto granducale fu promulgato il 23 gennaio 1830 e l’accordo con il Consiglio della Cassa di Risparmio di Firenze fu sancito il 25 febbraio 1830. La Cassa di Risparmio San Miniato aprì la prima filiale il 6 luglio 1830 (14).
Con il motuproprio del 2 agosto 1838, Leopoldo II istituì i cosiddetti tribunali collegiali di prima istanza, civili e criminali, nelle città di Firenze, Livorno, Pisa, Siena, Arezzo, Grosseto, Pistoia, Montepulciano, Rocca San Casciano e, appunto, di San Miniato (15). Anche questa conquista per la “Città della Rocca” è da attribuire al vivo e stretto rapporto tra Pietro Bagnoli e Leopoldo II. Di lì a pochi anni, giunse anche la Sottoprefettura, come distaccamento di quella fiorentina.
In virtù degli importanti istituti, si formò nel 1838 una deputazione cittadina, presieduta da Pietro Bagnoli, per l’erezione di una statua in onore al Granduca Leopoldo II (16). Tale monumento fu inaugurato con una solenne cerimonia nel 1843.

Palazzo Grifoni, oggi sede della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, tra i cui fondatori  risulta Pietro Bagnoli.
Foto di Francesco Fiumalbi

GLI ULTIMI ANNI
Ormai ottantenne, Pietro Bagnoli si ritirò definitivamente a San Miniato nel 1845, non prima di aver ricevuto dal municipio una medaglia commemorativa per gli onori che aveva portato alla nativa città, con su scritto “TANTO FILIO PATRIA” (17)
Pietro Bagnoli spirò il 22 ottobre del 1847 e il suo corpo fu sepolto all’interno della chiesa di San Paolo (18). “Lo accompagnava al sepolcro tutto il clero secolare e regolare, a capo il Vescovo vestito degli abiti pontificali; del quale era il Bagnoli Vicario Generale. Il feretro, sorretto dai fratelli della Misericordia, era circondato dai reali Carabinieri. Seguivano la banda in corrotto, la Deputazione delle regie scuole e quella dell’Accademia degli Euteleti di cui era il Bagnoli Presidente perpetuo. Terminarono il sacro corteggio due lunghe file di cittadini; né il dolore dei volti era mentito. Sulle fredde spoglie nella Cattedrale il Prof. Santi Neri diceva in encomio del Defunto parole di dolore sentito e ricche di pensiero e di affetto” (19).
Sul monumento funebre vi si legge (20):
NOBILTA’ E RETTITUDINE DELL’ANIMO – ACUME DI INTELLETTO – GENTILEZZA DI COSTUME INNOCENZA DI VITA – RELIGIONE EVANGELICA – ALLA VASTA SAPIENZA PARI LA MODESTIA – APOSTOLATO DELLA CATTEDRA – LEPOLDO SECONDO – PIU’ CHE DISCEPOLO AMICO – ITALIA IN CIMA A TUTTI AFFETTI  - E DI AUREI VOLUMI ARRICCHITA – IN NATIO LOCO BENEFICATO – LA STORIA RICORDANO AD ESEMPIO – AI POSTERI DIRA’ QUAL FOSSE – PIETRO BAGNOLI – FATTO CELESTE AI 22 D’OTTOBRE 1847 – OTTANTESIMOTERZO DI SUA MORTALITA’.
P. PIETRO CONTRUCCI
Frontespizio de L’Orlando Savio

OPERE DI PIETRO BAGNOLI (21)
·         L’Agricoltura, poemetto pubblicato per la prima volta a Pisa nel 1795;
·         Ottave per la liberazione della Toscana, redatte per la breve restaurazione del Granducato di Toscana nel 1799 e pubblicate in Firenze lo stesso anno;
·         Sul problema perché i tedeschi riescono perfetti di gusto e di genio nella musica e non così nella poesia, poemetto pubblicato a Pisa nel 1804;
·         Per la Venere Italica scolpita da Antonio Canova, sonetto pubblicato a Pisa nel 1812;
·         Per il faustissimo ritorno in Toscana di S. A. I. e R. il Gran Duca Ferdinando III, nostro augusto sovrano, poemetto composto in occasione della restaurazione e pubblicato a Firenze nel 1814;
·         Stanze sul ritorno dei monumenti delle belle arti ricuperati dalla Toscana per la pace del 1815, raccolta di poesie, Firenze, 1815;
·         Stanze per l'avvenimento di Mons. Morali all'Arcivescovado di Firenze, raccolta di poesie, Firenze, 1815;
·         La felicità dell'Arno, poemetto, Firenze, 1817;
·         Per le R. Nozze del Principe di Carignano con S. A. I. e R. Maria Teresa d'Austria, poesia, Firenze, 1817;
·         Giove in Creta, dramma, Firenze, 1819;
·         Il Cadmo, ossia l'introduzione della civil cultura, poema in ottava rima, considerato la sua massima opera, pubblicata a Pisa nel 1821, ristampata a San Miniato nel 1836 e rammentata anche da Giosué Carducci in Le risorse di San Miniato al Tedesco.
·         Poesie varie, prima edizione pubblicata a Pisa nel 1822, ristampata nel 1834 a San Miniato e a Firenze nel 1857 con prefazione di Augusto Conti;
·         Canzone pel parto dell'Arciduchessa M. Anna di Sassonia Gran Principessa di Toscana, Pisa, 1822.
·         Orlando Savio, pubblicato per la prima volta nel 1835 e ristampato in Firenze nel 1843 con prefazione dell’Abate Giuseppe Bertini;
·         Collaborò con il Nuovo giornale dei letterati dal 1822 al 1827, nella cui sezione dedicata alla letteratura comparvero molti suoi scritti.


NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Bagnoli Pietro, Autobiografia, trascrizione a cura di Candela Sabina, Comune di San Miniato, 1998, originale conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, c.146r, p. 64.
(2) Bagnoli, Op. Cit., c.173r, p. 75.
(3) Bagnoli, Op. Cit., c.177r, c.178r, pp. 77-78.
(4) Micheletti Nello, Nel 1° centenario della morte del poeta Pietro Bagnoli, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 13, 1947, San Miniato, p. 14.
(5) Piombandi, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tipografia Ristori, San Miniato, 1894, p. 54, in Matteoli Anna (a cura di), Guida storico-artistica di San Miniato, Bollettino dell'Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975.
(6) Bagnoli, Op. Cit., c.178r, c.179r, p. 78-79.
(7) Bagnoli, Op. Cit., c.180r, c.181r, p. 79.
(8) Piombandi, Op. Cit., p. 107.
(9) Piombanti, Op. Cit., pp. 114-115.
(10) Repetti Emanuale, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, Firenze, 1841, vol. IV, p. 391, voce: PONTE NUOVO A BOCCA D’ELSA.
(11) Simoncini Vasco (a cura di), San Miniato e la sua Diocesi, CRSM, Edizioni del Cerro, 1989, p. 116.
(12) Bagnoli, Op. Cit., c.189r, pp. 83-84.
(13) Nanni Paolo, Profilo storico della Cassa di Risparmio di San Miniato, in A.A.V.V., Cassa di Risparmio di San Miniato 1830-2005, p. 62. I soci fondatori furono: Torello Pierazzi Vescovo di San Miniato, Cosimo Pini, Baldassare Ansaldi, Giovacchino Mantovani, Maurizio Alli Maccarani, Nicola Gazzarrini, Dario Mercati, can. Giuseppe Vallini, can. Cesare Lottini, Giuseppe Berni, Iacopo Toscani, can. Giuseppe Piccardi, Giuseppe Morali, Vincenzo Migliorati, Pietro Paroli, can. Vincenzo Giunti, Damiano Morali, can. Pietro Bagnoli, Giuseppe Pazzini, Michele Mannini, Andrea Mannini, Giuliano Gelati.
(14) Ibidem.
(16) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Fondo Preunitario, F4549.
(17) Micheletti, Op. Cit., p. 14.
(18) Rondoni Giuseppe, Memorie Storiche di San Miniato al Tedesco, Tip. Ristori, San Miniato, 1876, p. 344.
(19) Conti Giuseppe, Cenni biografici, elogio funebre e canto lirico in memoria di Pietro Bagnoli, San Miniato, Stamperia Vescovile, 1849, p. 8.
(20) Micheletti, Op. Cit., p. 15.
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