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martedì 30 giugno 2020

REGESTO DEL MONASTERO DELLA SS. ANNUNZIATA

a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
Presso l'Archivio di Stato di Firenze sono conservati numerosi documenti appartenenti ad istituzioni sanminiatesi. Si tratta per la maggior parte di atti molto antichi, che riguardano anche le comunità conventuali e monastiche che un tempo erano presenti a San Miniato e che vennero soppresse o che comunque pervennero alla cessazione. Fra questi troviamo anche gli atti del Monastero della SS. Annunziata (comunemente ed erroneamente chiamato di San Martino, oggi Hotel San Miniato), che al momento della soppressione ospitava una comunità di Domenicane.
Grazie alla vasta catalogazione e al regesto operato nei primi anni del secolo scorso, abbiamo preziose informazioni circa la consistenza e i contenuti di migliaia e migliaia di documenti medievali conservati presso l'Archivio di Stato di Firenze. E fra questi ci sono anche quelli del Monastero della SS. Annunziata (comunemente ed erroneamente chiamato di San Martino, oggi Hotel San Miniato). Si tratta di 6 atti sottoscritti in un arco temporale che va dal 1374 al 1451. Va segnalato che molti dei documenti potrebbero sembrare non inerenti alla comunità religiosa. In realtà potrebbero essere stati utilizzati per dimostrare la proprietà di immobili al momento della loro donazione o in cui pervennero al convento. In questa pagina, più avanti, è proposta la trascrizione integrale dello “spoglio” dei documenti di questa comunità religiosa nata a San Miniato nel medioevo.

IL MONASTERO DELLA SS. ANNUNZIATA A SAN MINIATO
Il Monastero della SS. Annunziata, comunemente ed erroneamente detto di “San Martino”, nacque nel 1503 grazie all’impegno del Comune di San Miniato e della Compagnia della SS. Annunziata della chiesa domenicana dei SS. Jacopo e Lucia. Col permesso del Vescovo di Lucca, decisero quindi di ripristinare un’antica comunità di agostiniane che era sorta presso Monte Donico (zona Cimitero di San Miniato), grazie anche all’arrivo di alcune monache dal Monastero di Santa Cristiana di Santa Croce sull’Arno. Come luogo fu scelto uno spazio accanto ad un oratorio fondato precedentemente dalla Compagnia della SS. Annunziata nella Contrada di Faognana. Fu dunque costruito il convento e venne utilizzata la vecchia chiesa, che poi fu demolita allorché venne costruita la nuova agli inizi del ‘600 (oggi adibita a sala conferenze, ricevimenti) sul lato opposto della strada. Successivamente le monache abbracciarono la Regola di San Domenico, dal momento che la direzione spirituale era svolta dai Domenicani. Il Monastero fu soppresso nel 1810 e trasformato dapprima in caserma e poi in carcere. Oggi è sede di una struttura ricettiva. Nel Monastero visse la monaca Maria Caterina del Mazza, morta in concetto di santità.
Oltre alla documentazione presente all’Archivio di Stato di Firenze, alcuni documenti sono conservati presso l’Archivio Storico del Comune di San Miniato ed altri presso l’Archivio dell’Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato.

IL VERSAMENTO DEI DOCUMENTI ALL'ARCHIVIO DIPLOMATICO
POI CONFLUITO NELL'ARCHIVIO DI STATO
Con motuproprio del 24 dicembre 1778, il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo istituì il cosiddetto Archivio Diplomatico. Tale provvedimento prevedeva l'obbligo di consegna dei documenti pergamenacei da parte degli uffici periferici del Granducato, i Comuni, i conventi e i monasteri, nonché le università e le opere pie. Rimase un provvedimento facoltativo per i soggetti privati. Il versamento dei documenti all'Archivio Diplomatico fu effettuato, infatti, dal Monastero della SS. Annunziata nel 1779. Questo archivio confluì nel 1852 all'Archivio Centrale dell'allora Granducato di Toscana (istituito da Leopoldo II con decreto del 30 settembre 1852), divenuto Archivio di Stato di Firenze con l'Unità d'Italia.

IL REGESTO DEI DOCUMENTI PROVENIENTI
DAL MONASTERO DELLA SS. ANNUNZIATA
Di seguito è proposta la trascrizione integrale dello spoglio dei documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Firenze, fondo Diplomatico, inerenti il Monastero della SS. Annunziata di San Miniato, estratta dal Tomo di spoglio n. 25.2 – Monasteri Regolari (anno 1913), consultabile anche on-line sul sito dell'Archivio di Stato di Firenze.
I documenti oggetto del regesto, antecedenti l'anno 1400, sono stati digitalizzati e sono oggi disponibili per la consultazione via web. Per ciascuno di questi è proposto anche il link alla pagina specifica.

AVVERTENZA: per facilitare la lettura ad un pubblico più vasto possibile, le abbreviazioni sono state tutte esplicitate. In azzurro le indicazioni del numero di carta.

[033r]
Monastero della SS.ma Annunziata di Samminiato

[033v] [034r] [034v] [035r]
1
14 marzo 1374 indizione XIII
Buccio del fu ser Giovanni da San Miniato vende a Antonio di Filippo de’ Pineresi di detto luogo compratore a nome di detto Filippo, un pezzo di terra posta a Monte Bicchieri, descritta nei suoi confine, per prezzo di Lire 10 e Denari 8.
Fatto in San Miniato
Copiati dall’Imbreviatore di ser Vanni del fu ser Ferrino da San Miniato, per mano di ser Polito del fu Cenni di detto luogo.

2
21 maggio 1377 indizione XV
Donna Lippa del fu Brigato da Meleto, moglie di Bindo Buti da Casalino, Donna Jacopa del fu Covero del suddetto luogo, moglie di Stefano Buti da Casalino, e donna Piera figlia di Nuto da Firenze, moglie di Antonio del suddetto Bindo, col consenso e licenza del medesimo Bindo, loro legittimo mondualdo, renunziano qualunque diritto dotale, che essere possono avere sopra una casa posta a Barbialla, venduta nel 1375 da Stefano e da Bindo fratelli, e da Antonio di lui figlio a Giovanni del fu Jacopo da San Miniato per prezzo di fiorini 19.
Fatto in Casalino.
Rogato ser Ferrino del fu Casimiro da Collepatti

[035v] 3
29 Aprile 1391 indizione XIV
Piero e Domenico del fu Bindo di Ugo da San Miniato, per sé ed a nome di Ricovero loro fratello Vendono a Giovanni del fu Jacopo di detto luogo una casa posta in San Miniato, descritta nei suoi confini, per prezzo di fiorini 55.
Fatto in San Miniato.
Rogato ser Giovanni di ser Pietro di Guccio di detto luogo.

4
7 marzo 1420 indizione XIV
Domenico del fu Pardo da Barbialla vende a ser Luca del fu Filippo di detto luogo un pezzo di terra lavorativa posta a Barbialla descritta nei suoi vocaboli e confini per prezzo di Lire 8.
Fatto in Barbialla.
Rogato ser Michele del fu Antonio all’Abbazia di Monte Muro (Radda in Chianti, Siena) della Lega del Chianti.

5
31 Ottobre 1444 indizione VIII
Donna Lena del fu Francesco di Michele da San Miniato, moglie di Jacopo di detto luogo, col consenso del suo mondualdo fa fine e quietanza e patto di non chiedere in avvenire cosa alcuna ai suoi fratelli, nominati nella carta, di come [036r] doveva avere alla dote della di lei madre.
Fatto in San Miniato.
Copiato dall’Imbreviature di ser Filippo del fu ser Ricovero di detto luogo, per mano di ser Benedetto di lui fratello.

6
30 Ottobre 1451 Indizione XV
Giovanni del fu Francesco da San Miniato confessa aver ricevuto da donna Filippa del fu Tommaso di detto luogo, vedova di Jacopo di Giovanni (suo secondo marito perché moglie del suddetto Giovanni) in dote di donna mea, loro figlia, diversi pezzi di terra con casa da lavoratore, posti a Barbialla descritti nei suoi vocaboli e confini, parte come beni del primo marito di detta Filippa, e parte come beni del secondo, stimati in tutto fiorini 300.
Fatto in San Miniato nel popolo ei SS. Jacopo e Filippo a Pancole.
Rogato ser Niccolo del fu ser Lodovico di detto luogo.

mercoledì 24 febbraio 2016

LA CASERMA MILITARE DI SAN MINIATO 1850-1852

a cura di Francesco Fiumalbi

INDICE DEL POST
INTRODUZIONE
IL CONTESTO: L'OCCUPAZIONE AUSTRIACA DELLA TOSCANA
IL GENERALE DE LAUGIER DE BELLACOUR
LA RIORGANIZZAZIONE DELL'ESERCITO TOSCANO
LA CASERMA E LE SCUOLE REGGIMENTARIE DI SAN MINIATO
IL BATTAGLIONE DELLE GIOVANI RECLUTE DI SAN MINIATO
LA FORMAZIONE DELLE RECLUTE A SAN MINIATO
I VANTAGGI PER LA CITTA' SAN MINIATO
UN GRANDE DISPENDIO PER SOLI DUE ANNI
LA CASERMA DI SAN MINIATO: UNA SCELTA DISCUSSA

INTRODUZIONE
In questo post sono proposte alcune interessanti notizie circa la riduzione a “caserma” dell'ex-monastero domenicano della SS. Annunziata di San Miniato – soppresso nel 1810 – comunemente ed erroneamente detto di “San Martino”, che oggi ospita l'Hotel San Miniato.
La caserma militare rimase in funzione solamente due anni, dal 1850 al 1852, prima che i locali dell'ex-convento venissero dati in affitto a privati, salvo poi essere trasformati in carcere mandamentale dal Comune di San Miniato nel 1856. Era una caserma un po' particolare, infatti ospitava le giovani reclute che frequentavano le Scuole Reggimentarie, e che necessitavano di una adeguata formazione prima di proseguire gli studi nelle Scuole di Plotone o di essere inviate nei campi di battaglia. Per la Toscana di quei tempi si trattava quasi di una novità assoluta. Cercheremo di ripercorrere le vicende che portarono all'istituzione della caserma e di osservare il contesto storico del tempo.

L'ex-Monastero della SS. Annunziata
(detto erroneamente San Martino)
Foto di Francesco Fiumalbi

IL CONTESTO: L'OCCUPAZIONE AUSTRIACA DELLA TOSCANA
La caserma militare di San Miniato fu istituita in un clima di grandi tensioni ed incertezze. Il 23 marzo 1848 era iniziata la Prima Guerra d'Indipendenza e anche Leopoldo II, cercando di dare sfogo alle tensioni interne, dichiarò guerra all'Austria, affiancando l'esercito toscano (costituito per buona parte da volontari, ovvero studenti, artisti e intellettuali fra cui i sanminiatesi Augusto Conti e Gaetano Pini) a quello piemontese e a quello pontificio. Nel frattempo, la difficile situazione interna sul finire del 1848, portò il Granduca ad affidare il governo ai democratici e ben presto fu costretto ad abbandonare Firenze nel gennaio successivo. Di lì a poco fu proclamata la Repubblica Toscana (febbraio 1849), ma Leopoldo II chiese ed ottenne aiuto agli austriaci dell'Imperatore Francesco Giuseppe I, suo parente. Questi, forti di un contingente di 18000 uomini, penetrarono in Toscana nel maggio di quell'anno e restaurarono il governo granducale. Leopoldo II rientrò a Firenze nel luglio 1849, anche se le truppe austriache si ritirarono definitivamente dalla regione solamente nel 1855. E' quindi nei primi due anni dell'occupazione austriaca della Toscana che venne costituita la caserma sanminiatese.

IL GENERALE DE LAUGIER DE BELLACOUR
Durante la Prima Guerra d'Indipendenza, a seguito di alterne vicende, il comando del contingente toscano venne affidato al Generale Cesare de Laugier de Bellacour [Porto Ferraio, 15 ottobre 1789 – Fiesole, 25 maggio 1871]. Questi, impossibilitato a riorganizzare le sue truppe, si trovò nella difficile situazione di dover fronteggiare un esercito molto più numeroso e meglio organizzato come era quello austriaco. Nonostante queste difficoltà, il Generale De Laugier riuscì comunque a far fallire la manovra austriaca volta ad aggirare le truppe piemontesi, nella cosiddetta Battaglia di Curtatone e Montanara. Rimasto fedele a Leopoldo II durante le vicende della prima metà del 1849, una volta restaurata l'autorità granducale fu nominato Ministro della Guerra nel nuovo Governo Baldasserori. In questa veste ebbe un duplice incarico: tenere i rapporti con il Maresciallo Kostantit D'Aspre, comandante delle forze di occupazione austriache, e riorganizzare l'esercito toscano. Rimase in carica fino all'ottobre del 1851 e fu lui ad istituire la caserma militare di San Miniato.

Luigi Pampaloni, Simulacro di Leopoldo II Granduca di Toscana,
detto “Il Canapone”, San Miniato, Piazza Buonaparte, 1843
Foto di Francesco Fiumabo

LA RIORGANIZZAZIONE DELL'ESERCITO TOSCANO
Fin dai primi momenti dell'occupazione austriaca, Leopoldo II – probabilmente spinto dall'Imperatore Francesco Giuseppe – si preoccupò di organizzare un valido esercito che potesse difendere i confini, ma anche e soprattutto mantenere l'ordine interno alla luce dei rivolgimenti del 1848-49. La riorganizzazione, pianificata attraverso il Decreto granducale del 19 settembre 1849, venne affidata al Ministero della Guerra, presieduto dal Generale Cesare de Laugier de Bellacour. La prima operazione programmatica del Ministero fu quella di istituire delle vere e proprie scuole militari, in modo da poter formare un corpo d'armata adeguato per le esigenze belliche dell'epoca.
Vennero istituiti il Liceo Militare Arciduca Ferdinando (della durata di 5 anni), il Collegio per i figli dei militari (6 anni), la Scuola d'Artiglieria (4 anni), le Conferenze Istruttive per gli Uffiziali, le Scuole Reggimentarie, la Scuola del Soldato e del Plotone (5 anni) detta anche Plotone di Scuola.

LA CASERMA E LE SCUOLE REGGIMENTARIE DI SAN MINIATO
A San Miniato, almeno formalmente venne istituita una sede delle Scuole Reggimentarie, così descritte da Attilio Zuccagni-Orlandini nel Tomo Secondo delle Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, stampato presso la Tipografia Tofani a Firenze nel 1850 alla p. 477:
« […] nel riordinare i regolamenti della milizia si diè facoltà ai Comandanti dei diversi corpi di aprire scuola in tutte le guarnigioni, per iniziarvi il soldato nella lettura, nella calligrafìa, nell'aritmetica e nella ginnastica. La suprema vigilanza e la direzione di tali Scuole, che si vollero distinguere col vocabolo di Reggimentarie, è affidata agli Uffizia li superiori, i quali scelgono i Maestri tra i Sottouffiziali del loro Corpo. Conseguentemente il Battaglione dei Veliti in Firenze; il Primo Reggimento di Linea in Pisa, Lucca, Arezzo, Volterra, S. Miniato, Orbetello, Piombino e Portoferraio; i Cacciatori a Cavallo in Firenze, Siena, Pisa e Lucca; il Reggimento di Artiglieria in Firenze, Livorno, Viareggio, Rosignano, Piombino, Grosseto, Orbetello, Portercole e Portoferraio; il Battaglione dei Cannonieri insulari, e le Compagnie di Correzione e di Disciplina in Lungone, hanno ora il vantaggio di poter frequentare Scuole di Reggimento.»

L'ex-chiesa conventuale della SS. Annunziata
(detta erroneamente San Martino)
Foto di Francesco Fiumalbi

IL BATTAGLIONE DELLE GIOVANI RECLUTE DI SAN MINIATO
Rispetto alle altre Scuole Reggimentarie, a partire dal marzo 1851, quella sanminiatese ebbe una prerogativa “speciale”: quella di formare le reclute fra le quali sarebbero stati scelti i 70 soldati da inviare alla nuova Scuola di Plotone. Ancora Attilio Zuccagni-Orlandini, alla medesima p. 477:
«Lo zelo di chi dilesse nei suoi primordii quella militare istituzione, rese sollecito il Ministro promotore della medesima a determinarne meglio i Regolamenti nel Marzo del 1851. Fu confermato il titolo di Plotone di Scuola o Scuola di Plotone; si decretò che fosse formata quella nuova famiglia degli Uffiziali che allora vi si trovavano, di un Sergente maggiore, di un Foriere e di 70 soldati: questi poi dovevano essere scelti nel Battaglione delle giovani reclute, alle quali fu modernamente assegnato quartiere nella città di S. Miniato.»

LA FORMAZIONE DELLE RECLUTE A SAN MINIATO
Le giovani reclute delle Scuole Reggimentarie di San Miniato dovevano sottostare ad un rigido e intenso programma di formazione, stabilito da appositi regolamenti. I ragazzi imparavano a leggere e a scrivere, erano impegnati in aritmetica elementare, oltre a cimentarsi in attività motorie come la scherma e il ballo [Attilio Zuccagni-Orlandini, Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, Tipografia Tofani, Firenze, 1850, p. 392]. Certamente curiosa l'educazione alla danza, che richiama ritualità e cerimonie fortemente radicate nell'immaginario collettivo. Pensiamo, ad esempio, al cosiddetto “ballo delle debuttanti”, in cui ragazze e giovani militari trascorrono una serata a ritmo di valzer.
San Miniato, a detta dello stesso Zuccagni-Orlandini, si prestava felicemente per la formazione delle reclute in quanto era una località centrale, equidistante da tutte le città più popolose, che potevano comunque essere facilmente raggiunte grazie alla ferrovia (realizzata fra il 1844 e il 1848). Inoltre era lontana da quei vecchi soldati e in luogo appartato, tale da non offrire distrazioni in divertimenti cittadineschi. San Miniato era piccola, ma aveva il necessario: un ospedale pubblico (attivo dalla fine del '700), un ampio piazzale per le esercitazioni (l'attuale Piazza Dante Alighieri, realizzata fra il 1844 e il 1846) e prezzi a buon mercato.

A. Zuccagni-Orlandini, Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana,
Tomo Secondo, Tipografia Tofani, Firenze, 1850, frontespizio.

I VANTAGGI PER LA CITTA' DI SAN MINIATO
Un così nutrito apporto di giovani reclute, nonché di personale utile a garantire il funzionamento della caserma, dovette generare benefici economici a tutta la comunità sanminiatese. Ne trassero certamente giovamento le attività commerciali al dettaglio, ma anche il mercato immobiliare ed in particolare il mercato degli affitti. Gli ufficiali-docenti, infatti, non risiedevano assieme alle reclute, bensì dovevano trovare abitazioni in città, in cui poter ospitare anche le rispettive famiglie.
Inoltre si può immaginare anche la formazione di un piccolo “indotto” attorno alla caserma, legato agli approvvigionamenti di generi alimentari.

UN GRANDE DISPENDIO PER SOLI DUE ANNI
Giuseppe Piombanti, nella sua Guida della Città di San Miniato al Tedesco (S. Miniato, 1894) lamentò che per procedere all'operazione di costituire la nuova caserma, adeguata e ristrutturata per ospitare la scuola militare sanminiatese, era occorso un grande dispendio per soli due anni. Queste le sue parole:
«Nel 1850 il generale De Lauger (sic!) avendo scelto S. Miniato come luogo atto alle esercitazioni militari, vi mandò il battaglione dei soldati novelli, che giornalmente ricevevano l'istruzione sul piazzale da poco finito. Essi dimoravano nel soppresso monastero della SS. Annunziata, con grande dispendio ridotto a caserma, e soli due anni vi stettero. […] Questo grande monastero domenicano, che godeva bella fama in Toscana, fu soppresso nel 1810. Ripristinati i domenicani a S. Miniato, ebbero anche il possesso di questo monastero, a condizione di lasciarci tornare le religiose, che ancor vivessero, le quali avevano ottenuto di poterci finire la vita (1818). Nel 1850 lo prese in affitto il governo per ridurlo a caserma, come è stato già detto, facendone uscire, con dispiacere di tutti, le ultime due domenicane, che allora vi erano. Poi l'ebbero in affitto i fratelli Federigo e Giorgio Salvatori; ma tutta quella parte che è accanto alla chiesa, nel 1856, la prendeva il comune e a carceri la riduceva, togliendole dal palazzo della Sotto-Prefettura» Estratto da G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco. Con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia M. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 46, 60-61.

LA CASERMA DI SAN MINIATO: UNA SCELTA DISCUSSA
La lontananza dai grandi centri della regione e l'essere un luogo “appartato”, che per Attilio Zuccagni-Orlandini costituivano un vantaggio utile alla formazione delle reclute, erano probabilmente anche i maggiori difetti attribuiti alla scuola militare sanminiatese. Si può immaginare una certa ritrosia da parte degli ufficiali a venir destinati a San Miniato, luogo tanto ameno quanto di scarsa attrattiva sociale. Che la decisione di costituire una caserma a San Miniato non avesse trovato unanime entusiasmo è lo stesso Zuccagni-Orlandini ad ammetterlo. Addirittura, essendo egli il Segretario-Capo della Sezione Statistica del Ministero delle Finanze, si trovò nella posizione di dover giustificare l'operazione. Tuttavia il malcontento dello Stato Maggiore, unitamente al ritiro dal Ministero e dall'Esercito del Generale Cesare de Laugier de Bellacour nel febbraio 1851 – il quale aveva condotto la riorganizzazione dell'esercito e aveva costituito la scuola a San Miniato – rese insostenibile il mantenimento della caserma sanminiatese. Nel 1852 la struttura venne dismessa e affittata ai privati, prima che subentrasse il Comune di San Miniato per insediare in quel luogo il nuovo carcere mandamentale.

Molte delle informazioni contenute in questo post sono tratte dal testo redatto da Attilio Zeccagni-Orlandini nel volume Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, Tomo Secondo, pubblicato a Firenze nel 1850:

«[491] III. Quartiere per le Reclute in S. Miniato. — L' articolo precedente collegasi con questo, destinato a dare un cenno della moderna apertura di un Quartiere per le giovani reclute nella città di S. Miniato. Giovi qui il ricordare che nei primi anni del corrente secolo, prima della invasione e dominazione dei francesi dai quali fu introdotto in Toscana l'ordinamento della Coscrizione, praticavasi infelicemente di provvedere al personale delle truppe con Leve forzate di scostumati giovani, ossia collo spurgo della popolazione; quindi in Firenze erasi introdotta la voce discolame, come sinonimo di leva di soldati! Ed infatti, in buona lingua chiamasi discolo il riottoso e il malvivente, e talvolta l'idiota. Se nonché i moderni regolamenti per raccogliere reclute sarebbero poco dissimili da quelli della Coscrizione, se, come di sopra fu avvertito, l'insaziabile voracità dei monopolisti non avesse trovato il modo di intrudersi anco nelle scelte dei soldati, facendo mercato dei peggiori soggetti per cambio dei migliori. E convien dire che un tal monopolio produca conseguenze funeste, poiché il Ministero trovò nel 1850 necessaria la misura, di formare un deposito delle giovani reclute in un luogo appartato, perché il contatto coi vecchi soldati più non le guastasse.
Ma la soverchia moderna smania di propor sempre cose nuove, potrebbe far nascere il dubbio, se la scelta di un Locale in S. Miniato debbasi riguardare come conveniente e opportuna: la risposta é semplicissima. Siede S. Miniato in sito discretamente elevato, ridentissimo e di aria eccellente: oltre di ciò quella posizione può considerarsi come centrale, perché posta
[492] quasi in mezzo tra Firenze, Pisa, Livorno, Lucca, Siena, e con Via Ferrata in vicinanza, che molto facilita quei differenti accessi.
L'edifizio destinato all'uso predetto è di una vastità sufficiente, e sebbene alquanto vetusto fu migliorato con opportuni restauri, e non può ora abbisognare che di vigilante conservazione; per cui resta solamente a desiderarsi la formazione entro il medesimo di un quartiere per Uffiziali, per rendere più diretta la sorveglianza. Che se nel caso di siccità straordinaria la truppa dové talvolta provvedersi d'acqua in qualche distanza, tal contrarietà non fu che accidentale e sembra che vi sarà in breve provveduto dal Municipio.
Risentì frattanto quella piccola città vantaggi moltiplici e notabilissimi; primario dei quali l'aumento di popolazione proveniente da classe di soggetti mantenuti a pubbliche spese, e che posero per conseguenza in circolo non tenue somma di denaro: nel tempo stesso si aumentarono i mezzi di industria ai manifattori e ai trafficanti, e ne trassero profitto anco i possidenti, affittando quartieri agli Uffiziali, senza aumento di pigione per le casette della classe indigente. Certo è insomma che la istituzione di un Tribunale di prima Istanza e di un Quartiere militare, fecero cambiar d'aspetto a quella città, che in passato contar non poteva se non che sopra i soli prodotti del suolo. E non potrebbesi ragionevolmente muover lagnanza, se alcun poco aumentarono di prezzo i generi di prima necessità, senza cadere in un grave errore di pubblica economia. Al ché si aggiunga, che la popolazione indigena non ebbe da risentirne il minimo danno nemmeno per la parte della costumatezza, poiché la condotta dei giovani soldati si mantenne irreprensibile, grazie alla rigorosa disciplina tenuta in vigore da chi ne ha il comando. Ne resta finalmente da notare che in S. Miniato trovano i soldati il necessario a buon mercato : in caso di malattie evvi la comodità di uno spedale; né manca una vasta Piazza per gli esercizii militari. Certo è frattanto che il Ministero della Guerra non molti mesi dopo l'apertura del predetto Quartiere, poté ottenere da quel Battaglione di reclute un'ottima compagnia di guarnigione per Volterra, estrarne 200 soldati che furono incorporati ne' Veliti, ed altri aggregarne al Plotone di Scuola, esistente allora in S. Iacopo della capitale. Concludesi che chi facesse voti per veder soppresso il Quartiere di S. Miniato, manifesterebbe oblique mire contro le utili istituzioni, o come parte interessata farebbe supporre negli Uffiziali destinati al comando e all'istruzione, il desiderio, ben poco lodevole in prodi soldati, di maggiori agiatezze e di distrazioni in divertimenti cittadineschi.»

Estratto da A. Zuccagni-Orlandini, Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, Tomo Secondo, Tipografia Tofani, Firenze, 1850, pp. 491-492.

sabato 23 novembre 2013

MARIA CATERINA DEL MAZZA - SUPERIORA DEL MONASTERO DELLA SS. ANNUNZIATA A SAN MINIATO

a cura di Francesco Fiumalbi

Maria Caterina Del Mazza nacque a Livorno il 26 marzo del 1672. Dopo un infanzia difficile, trascorsa per lo più nella casa degli zii a Firenze, vestì l'abito domenicano nel Monastero della SS. Annunziata di San Miniato (oggi Hotel San Miniato). Vi fece ingresso il 24 giugno 1696 all'età di 24 anni, prendendo il nome di Teresa Caterina Maria. Nel 1703 fu eletta Superiora, carica che le fu rinnovata per ben due volte fino alla sua morte, avvenuta il 12 gennaio 1710, quando aveva 38 anni.


Monaca con abito dell'Ordine Domenicano

Le sue spoglie furono sepolte all'interno del perimetro del monastero, almeno fino alla prima metà dell'800. Dopo la soppressione del 1810 e il definitivo abbandono monache del 1850, nel 1853 la salma assieme ad alcuni "strumenti di penitenza" fu quindi traslata e tumulata all'interno della chiesa dei SS. Jacopo e Lucia (San Domenico), presso la Cappella Rimbotti o dell'Annunziata, collocata alla destra dell'altare e chiamata anche di San Vincenzo Ferreri. I resti furono accertati nel 1976 (D. Lotti, San Miniato Vita di un'antica Città, SAGEP, Genova, 1980, p. 479).
Durante la sua guida, per interessamento del Vescovo di San Miniato mons. Francesco Maria Poggi, il monastero ottenne dal Papa Clemente XI il riconoscimento ufficiale della regola di San Domenico, a cui era stato sottoposto a partire dal 1672 grazie al decreto del Vescovo mons. Carlo Corsi. La sua condotta proba, le valse una sorta di venerazione popolare, tanto che nei testi in cui viene rammentata o citata, spesso le viene attribuito impropriamente il titolo di “Beata”, e le spoglie sono indicate come “reliquie”. Nei 14 anni in cui fu Superiora il convento fu ampliato e ornato.
Un'unica testimonianza iconografica relativa a Maria Caterina Del Mazza, sembra essere un quadro in cui è raffigurata nell'atto di ricevere dal Papa Clemente XI il breve col quale viene confermata, ufficialmente, la regola domenicana per il monastero della SS. Annunziata. Sembra che il dipinto fosse visibile all'interno del Convento di San Domenico, almeno fino agli anni '60 del XIX secolo.

Ex-Monastero della SS. Annunziata
erroneamente detto di San Martino
Foto di Francesco Fiumalbi

BIBLIOGRAFIA:
– Giuseppe Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco con notizie storiche antiche e moderne, Tip. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 60-61
– Francesco Pera, Ricordi e biografie livornesi, Francesco Vigo Editore, Livorno, 1867, pp. 157-162.

Di seguito sono proposti gli estratti dalle pubblicazioni:

Estratto da Giuseppe Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco con notizie storiche antiche e moderne, Tip. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 60-61, 65-66.

[060] « […] Mauro Corsi, ai 7 marzo 1672, deliberò di appagare i loro voti, dando loro l'abito di S. Domenico e la sua regola, e dichiarandole domenicane del prim'ordine. Ma poiché tutto questo senza l'approvazione della santa [061] sede erasi fatto, le religiose, temendone l'irregolarità, al pontefice Clemente XI, per mezzo del vescovo Poggi, si rivolsero, il quale, nel 1706, l'operato di mons. Corsi confermava. Allora il Poggi, con molta solennità, di tutte quelle suore riceveva la professione sulla regola di S. Domenico, e alla pubblica festa prese parte con gioia la popolazione. Il 24 giugno 1696 v'indossava l'abito religioso la giovane livornese Maria Caterina del Mazza, cui fu posto nome Teresa, Caterina, Maria; ai 29 giugno dell'anno seguente faceva la professione, e il 12 gennaio 1710 di questa vita passava a soli 38 anni. Ebbe sempre fierissime infermità (dico le cronache del monastero) e pazienza invitta. Di anni 31 fu eletta priora e confermata due volte. Monastero e chiesa restaurò e ornò; fecevi rifiorire l'osservanza e la vita comune. Efficacemente concorse ad ottenere il breve di Clemente XI; fu benedizione del suo monastero, dove non visse che 14 anni; vi morì in odore di santità, e le sue reliquie si conservano nella chiesa di S. Domenico. Il prof. Francesco Pera ha scritto la sua tra le Biografie Livornesi. [...]» 
[065] «[...] Quella [la cappella, n.d.r.] che segue, dedicata a S. Vincenzo Ferreri, era della famiglia Armaleoni. Nella nicchia, che vi si trova, fu [066] collocato, l'anno 1853, un crocifisso, che nel monastero della SS. Annunziata ebbe grande venerazione; sotto il quale si riposero, in tre distinte cassette, le reliquie della domenicana venerabile suor Maria Teresa del Mazza livornese, cioè: teschio, ossa, strumenti di penitenza. [...]».

Ex-chiesa della SS. Annunziata
erroneamente detta di San Martino
Oggi Auditorium e sala congressi
Foto di Francesco Fiumalbi

Estratto da Francesco Pera, Ricordi e biografie livornesi, Francesco Vigo Editore, Livorno, 1867, pp. 157-162.

[157] MARIA DEL MAZZA. «Nelle vite degli antichi talora si legge, che il nascere di creature destinate a nobili fatti suole accompagnarsi a qualche circostanza notevole, quasiché la natura voglia dar segno di opera elaborata con magistero più fino. Se ciò potesse mai esser vero, troverebbesi qualcosa di osservabile pur nella nascita di Maria del Mazza: che la madre Alessandra essendo incinta di lei un giorno le venne fatto rigettare, senza rendersi ragione del rifiuto, una pietanza che molto le piaceva, offertale con insistenza dal suo consorte Benedetto; e questi allorché n'ebbe gustata corse rischio della vita, mentre un animale domestico per averne mangiata, poco stante morì. Superato dunque il pericolo della morte nel seno materno, Marietta venne [158] alla luce in Livorno a' dì 26 Marzo 1672. In età di cinque anni appena mostravasi schiva di quelle carezze che si usano ai bambini, educando fin d'allora l'anima tenerella a mirabile austerezza di vita per l'imitazione del Redentore , dinanzi alla cui immagine pregava tanto e piangeva. Prima testimone del suo fervore si fu la città di Firenze, dove trienne fu condotta dal genitore presso gli zii, ed ebbe educazione religiosa dai Padri Filippini, per la cui opera non è a dire quanto andasse innanzi nelle vie del Signore. Fanciullina di sette anni sapeva sottrarre qualche ora al sonno per occuparla nella preghiera; e nel giorno quando trovavasi con le sue piccole compagne, era bello vederla ripetere in sua maniera semplice e divota qualche utile avvertimento imparato a scuola o in famiglia, e insegnar l'abbiccì alle più ignorantelle, e mettere in mano con sorriso di gentil carità alle più poverine qualche quattrinello con puerile industria raccolto in famiglia; e tutte intrattenerle in certi giorni con prieghi e buone letture. Le quali cose faceva con tanto garbo, che innamorava solo a vederla; imperocché oltre alle rare doti dell'animo, aveva sortito da natura avvenenza di aspetto e grazia della persona. Di che non mai s'invanì: anzi come prima si accorse di tendere per nativa inclinazione ad ornarsi con qualche eleganza, scelse vesti grosse e dispette a velamento del suo corpicciuolo. Onde non è meraviglia se l'esempio ebbe grande efficacia sull'animo pur degli adulti, cominciando dalla sua zia, che cessò le troppo ricche vestimenta, e certi fronzoli men convenienti a donna cristiana, per indossare umili e semplici abiti, foggiati su quelli della buona nipote. Il padre medesimo, assai viziato nel giuoco, derivò in questo modo il suo emendamento dalla figliuoletta assennata. Una volta essendo rimasto al tutto sfornito di mezzi per nutrire la passione insaziabile, addimandò pecunia ai fratelli. Ma questi, per non aggiugnere esca a quel fuoco, [159] negarono. Non vi volle altro perché lo sciagurato venisse in discordia con loro, e prendesse ferma risoluzione di abbandonare la casa per non mai più vederli. Allora tra gli uni e l'altro s'interpose, angiolo di pace, Maria, che aveva undici anni soltanto; ma per questo primo atto d'intercessione amorosa n'ebbe in mercede una pesante guanciata. Non per tanto s'inasprisce o sgomenta il suo cuore ben fatto; anzi quel fiero trattamento la dispone ad opera di più raffinata pazienza: si getta ginocchione per terra dinanzi al padre adirato e gli addimanda perdono. Questi a tanta prova di mitezza è commosso, piange egli pure alle lacrime della innocente fanciulla, cede alle preghiere di lei con risoluta deliberazione di fare il contrario di quello che era usato, in modo da non riconoscerlo per quello di prima. Da quel dì abbandonò al postutto i tavolieri, e le bische, per darsi agli affari e alle cure della famiglia, in seno della quale, non passarono molti anni, rese l'anima a Dio dopo aver bene acconciate le cose dell'anima sua.
Con gli anni cresceva in Marietta il desiderio, il bisogno di beneficare: perciò dove facea mestieri un conforto, dove abbisognava tergere una lacrima, colà volentieri correva: e poiché negli spedali trova pascolo copioso la carità, a quegli usava di frequente, per offrire consolazione all' anima e salutari medicamenti al corpo degl'infelici ammalati. Tra' quali si avvenne una volta in cotal donna affetta di morbo sì stomachevole, che gl'infermieri le apprestavano con ribrezzo assistenza. Non così la Marietta: che anzi la stessa lordura del male valse ad avvicinarla all'inferma, e a prodigarle tutte le cure di cui la sola carità è ispiratrice operosa. Ma coli' andar del tempo la malata, o per fastidio del male o per cattività di natura, abusando di tal mansuetudine, levò sulla caritativa assistente siffatta arroganza, che il suo trattamento sarebbe paruto villano anche a prezzolata [160] infermiera. Eppure di quella bocca forbita dall'alito di Dio non uscì parola meno che umile e santa, finché pel contatto pressoché giornaliero dell'inferma la Marietta soggiacque a grave malore, da cui mirabilmente uscì libera.
Ristorato a salute il corpo , continuò a governarsi con ogni maniera di mortificazioni: tra le quali primeggiava il contrasto alla propria volontà, parendole questa l'abnegazione più accetta. Per tale abitudine faceva sì che il volere di Dio fosse pur suo volere; e studiavasi in tutto di soddisfare gli altrui onesti desiderj, quantunque non fossero i suoi. Perciò riusciva carissima alla terra e al paradiso, del quale era innamorata: e ben appariva in lei quest'amore nel tempo della preghiera e del Sacrifizio: che allora quasi rapita in soavissima estasi l'avresti somigliata ad un angiolo assorto nelle visioni belle del Cielo.
Non pertanto, vedi scelleraggine umana! a tanta purezza di vita non mancarono persecuzioni ed accuse di magiche arti, come a colei che sotto ipocrito manto di penitenza e pietà covasse mene turpi e nefandi commerci. Allorché l'innocente verginella per queste scellerate imputazioni fu citata dinanzi al S. Uffizio, vi comparve rassegnata e umile come Cristo davanti al Pretorio: e ne uscì in pieno concetto di esemplarissima vita, lasciando gli esaminatori commossi di tanta moderazione e virtù; sì che tornò a sua gloria la nota d'infamia onde i maligni tentaron macchiarla.
Già di ventiquattro anni sentendosi chiamata alle solitudini del chiostro, aveva indossato l'abito Domenicano nel convento dell'Annunziata di San Miniato; ove sin da quando era soltanto educanda osservava le regole dell'Ordine più che non facessero le religiose medesime, le quali, per vero, tenevano poco all'austerità de' primitivi statuti.
Il suo bell'esempio, vivo rimprovero alla rilassatezza di quegli abusi monastici, non ebbe sulle prime fortunata [161] accoglienza; ma poi a grado a grado ricondusse l'istituzione a' suoi principj, ripristinando l'osservanza delle regole cadute in disuso. A queste le suore furono allettate dalle dolci maniere e dalle soavi esortazioni della loro compagna, che ancora quando parlava od operava solea tener sempre rivolta la mente a Dio, recando gli atti più comuni della vita ad argomento di contemplazione divota. Nel vestirsi levava il pensiero a quell'abito di gloria immortale che indosseranno gli eletti; il versare delle acque la richiamava alle vivaci sorgenti della grazia divina, che si spande sull'anima e la feconda a virtù; la quiete della notte le rammentava il silenzio del sepolcro; e da un breve sollievo preso a ristoro dell'animo, quel pio intelletto facilmente saliva alla gioconda immortalità dei beati.
Il legno (usava ripetere) finché tiene dell'umido non è atto a bruciare; né il cuore dell'uomo finché sente di mondo può ardere dell'amore di Dio.
Simili ammonimenti sulle sue labbra riuscivano di molta edificazione, perché ne mandava innanzi la pratica: e le furono presto affidate alcune fanciulle, che sotto la guida di siffatta maestra crebbero studiose delle più elette virtù. Continuava ad esercitare con ardente zelo il ministero dell'educazione, allorché avendo per ben tre anni dato prova di molta prudenza, fu eletta a superiora del monastero. Al quale ufficio avrebbe voluto sottrarsi, adducendo l' età di trent'anni sempre minore al difficile incarico. Ma fu tolto l'ostacolo da un Breve pontificio, che le dava gli opportuni permessi: allora mise innanzi altre cause suggerite dalla sua rara umiltà. Invano, bisognò che accettasse il malagevole ufficio. Seppe quindi sostenerlo con tanta saggezza, che ogni qual volta cessava il termine assegnato , veniva rieletta: e questo si rinnuovò finché non cadde inferma di quel male, sopportato per varj mesi con vero coraggio di cristiana eroina fino alla morte, che la colpì nell'età di soli trentott'anni. Le sue [162] spoglie vennero sotterrate in un luogo del monastero, poi ridotto a sepolcreto comune delle monache: ma quando fu soppresso il convento, le reliquie di lei passarono ai Domenicani di S. Miniato , che le riposero nella cappella di S. Vincenzo Ferreri. I medesimi custodivano un quadro ov'essa è dipinta in atto di ricevere un Breve pontificio dalle mani del suo Pastore; e possedevano ancora il copioso manoscritto della sua vita, da cui furono estratte queste notizie, assai brevi rispetto alle molte che in quello si narrano.
Ragguardevoli personaggi del sacerdozio e del laicato la tennero in altissima stima. Le sue consorelle affermavano aver ella un modo suo proprio di farsi amare; fu sempre da esse rispettata e obbedita; i suoi consigli erano tanto cari quanto quelli della loro madre medesima. Per queste e altre doti merita essere proposta ad esempio di quelle femmine, a cui per doveri di sangue o di ufficio viene affidato il governo di una famiglia, il reggimento di un sodalizio».
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