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domenica 7 maggio 2017

[VIDEO] "LA MORTE DELLE STELLE" PRESENTAZIONE DI LEONARDO MICHELETTI - SAN MINIATO, 6 MAGGIO 2017

a cura di Francesco Fiumalbi

Sabato 6 maggio 2017, presso il Circolo ricreativo “A. Cheli”, si è tenuta la presentazione di una ricerca storica interessante e inedita: “La morte delle stelle”, ovvero l'arrivo dell'illuminazione elettrica a San Miniato. Un'iniziativa curata dalla Biblioteca Comunale “M. Luzi” nell'ambito della rassegna “Il Maggio dei Libri” edizione 2017.
L'autore, Leonardo Micheletti, ha indagato nell'Archivio Storico del Comune di San Miniato ed ha ricostruito il percorso, talvolta accidentato, che ha portato anche la nostra città a diventare una piccola “ville lumière” nei primissimi anni del '900. Una ricerca che diventerà presto una pubblicazione cartacea, attualmente in corso di stampa.

La morte delle stelle” presentazione di Leonardo Micheletti
a cura della Biblioteca Comunale “M. Luzi” di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Tantissimi gli spunti offerti dalla ricerca ed esposti da Leonardo Micheletti. San Miniato, dall'essere una città più arretrata rispetto ad altri centri circonvicini, si dotò di un impianto all'avanguardia per l'epoca: quando il Comune deliberò la realizzazione di una linea elettrica, si apprende che Empoli e Santa Croce sull'Arno avevano già un tale servizio, anche se con alterne fortune. L'impianto per la produzione della corrente era esclusivamente idroelettrico, con le turbine elettrogene posizionate sulla traversa dell'Elsa al Molin Nuovo, nel Comune di Empoli. Dunque la corrente era prodotta da “fonti rinnovabili” al 100%! Tuttavia non mancavano alcuni limiti: l'impianto non era in “rete”, la portata e il “salto” dell'Elsa non erano molto grandi, per cui il servizio nasceva praticamente già saturo, senza possibilità di essere incrementato. E così la corrente elettrica veniva “razionata”: l'illuminazione poteva avvenire solamente di notte, secondo un orario e un calendario prestabiliti, pena multe salatissime. Di giorno, invece, veniva utilizzata come forza motrice, per far muovere i motori elettrici di alcune fabbriche e non solo. E poi il ruolo dei fratelli Elmi, gli “imprenditori” che misero a disposizione il mulino, i “capitali” e la rete di relazioni (uno divenne sindaco, l'altro era direttore della CRSM). Tutto questo e molto altro!

Per gli amanti della storia sanminiatese è stato davvero molto interessante!

Di seguito il video della serata:

La morte delle stelle” presentazione di Leonardo Micheletti
a cura della Biblioteca Comunale “M. Luzi” di San Miniato
Video di Francesco Fiumalbi

La morte delle stelle” presentazione di Leonardo Micheletti
a cura della Biblioteca Comunale “M. Luzi” di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi



lunedì 16 maggio 2016

IN PILLOLE [041] IL BIBLIOTECARIO SANMINIATESE UN PO' IGNORANTELLO – 1919

a cura di Francesco Fiumalbi
In questo post è proposto un curioso episodio avvenuto nella Biblioteca Comunale di San Miniato nell’aprile 1919. L’allora bibliotecario si dimostrò non molto preparato: ignorante su un’opera di Gabriele D'Annunzio, attribuì poi al Petrarca un soggetto appartenente invece alla Divina Commedia di Dante Alighieri.

La sede attuale della Biblioteca del Comune di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Il fattarello trovò spazio sulle colonne del quindicinale sanminiatese «La Rocca», Anno I, n. 3 del 13 aprile 1919. Di seguito il testo:

IN BIBLIOTECARIO
(AUTENTICA)
Approfittai che il “baccano” degli innumerevoli ragazzi cessasse per avvicinarmi al bibliotecario e chiedergli la “Francesca da Rimini” di Gabriele d'Annunzio.
Il bibliotecario spalancò gli occhi, indi con un sorriso di compatimento mi disse: «Scusi, vorrà dire la Francesca da Rimini di F. Petrarca? ...».
«No, proprio la Francesca del D'Annunzio» risposi trasecolando.
Nuova prolungata meditabonda sorpresa.
Poi siccome a vedere tanta «distrazione» non potei fare a meno di atteggiare la bocca ad un sorriso, il buon bibliotecario, quasi stizzito, quasi offeso, accennandomi il mucchio di fogli di carta bollata che aveva dinanzi, mi disse «Mi faccia il piacere signore, ho un monte da fare e non posso perder tempo a trovare un libro che non esiste...... La “Francesca da Rimini” di Gabriele D'Annunzio? ….....ma …...sarà …...ma non l'ho mai sentita dire......».
Me ne andai, pensando con ilarità alla smorfia di sorpresa, che farebbe il buon bibliotecario samminiatese, se uno, puta caso, gli chiedesse la “Divina Commedia” di Dante Alighieri!
IL GIROVAGO

La Francesca da Rimini è un'opera drammatica scritta da Gabriele D'Annunzio e musicata da Riccardo Zandonai, rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino nel 1914. Il soggetto è tratto dal V Canto dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Francesca da Rimini / tragedia in quattro atti
di Gabriele D'Annunzio per la Musica di Riccardo Zandonai
G. Ricordi, Milano, 1914, frontespizio

La Biblioteca Comunale di San Miniato rappresenta un piccolo scrigno in cui sono contenuti migliaia e migliaia di libri. Un servizio prezioso per l'intera comunità: è frequentata quotidianamente da decine di persone e nel corso dell'anno promuove molte iniziative interessanti. Anche il personale è sempre gentile e disponibile.
Oggigiorno il mestiere del bibliotecario ha ricevuto un grande aiuto dall'avvento dell'informatica. Basta un click e sul monitor appare il libro richiesto, la sua schedatura sintetica e la posizione sugli scaffali. Se non è presente, è possibile richiederlo presso un'altra biblioteca della rete, oppure può essere avanzata la proposta di acquisto. Tutto questo in pochi secondi.

In passato non era così. Il bibliotecario aveva apposite schede, registri, in cui erano riportate la collocazione, l'edizione ed altre informazioni utili. Se il libro non c'era, l'interessato doveva iniziare un “pellegrinaggio” presso altre biblioteche, sperando che fosse presente in quelle più grandi e meglio fornite.

Spesso quello del bibliotecario era un lavoro fatto di memoria ed erudizione. Doveva conoscere i libri, saper consigliare, conoscere l'edizione da comprare, sapersi destreggiare fra autori, titoli e case editrici. Anche oggi sono richieste competenze specialistiche, non a caso per operare in biblioteca occorre aver conseguito una laurea. In passato, tuttavia, l'aspetto della conoscenza poteva fare molta più differenza rispetto ad oggi. Conoscenza che, evidentemente, non era proprio il maggior pregio del nostro povero bibliotecario.

sabato 28 giugno 2014

[LIBRI] DIZIONARIO BIOGRAFICO DEI SANMINIATESI

scheda di Francesco Fiumalbi
ID. Smartarc: BOLDRINI-2001

Titolo completo: Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX)
Autore/Curatore: Roberto Boldrini
Casa Editrice: Pacini Editore
Luogo: Pisa, Loc. Ospedaletto
Anno: 2001
Note/Altro: Comune di San Miniato, con il contributo della Cassa di Risparmio di San Miniato
Copertina:


Citazione tradizionale: R. Boldrini (a cura di), Dizionario Biografico dei San Miniatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001.

Indice:
Prefazione (pp. 5-6)
Introduzione (pp. 7-9)
Dizionario (pp. 10-291)
Bibliografia (pp. 293-303)

Breve descrizione:
Il Dizionario Biografico dei Sanminiatesi rappresenta una sorta di versione “locale” dei più celebri “Dizionari Biografici”. Il lavoro di Roberto Boldrini ha il pregio di individuare, con dovizia di informazioni, l'elenco dei Sanminiatesi (intesi in senso ampio, cioè personalità riconducibili al territorio del Comune di San Miniato), senza intenti celebrativi o agiografici, includendo figure note e meno note, anche di epoca contemporanea, che hanno avuto un ruolo più o meno incisivo nella vita della comunità sanminiatese e afferenti alla sfera politica, sociale, artistica, storica, produttiva, associativa. Rappresenta, dunque, un buon compendio sintetico, utile sia a persone curiose e interessate al proprio territorio, sia a quanti si cimentano in ricerche a carattere storico o documentario.


mercoledì 25 giugno 2014

IN PILLOLE [029] L'EPIGRAFE E IL MURO “FASCISTI” DI SAN MINIATO

di Francesco Fiumalbi

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1° revisione - 4 gennaio 2015

E' noto che il fascismo fece un ampio uso della retorica confacente alle proprie iniziative, di qualsiasi genere e tipo. Alcune furono manifestazioni eclatanti, altre più “discrete” e sottili. Dall'intitolazione di strade e piazze a personaggi vicini al regime (si veda il post PIAZZA MUSSOLINI A SAN MINIATO e il post IL 25 APRILE 1939 E IL VIALE GUGLIELMO MARCONI), all'apposizione dei “motti” mussoliniani sulle pareti di edifici che si affacciavano su luoghi pubblici (si veda il post CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE SU UNA PARETE DI SAN MINIATO e il post QUANDO I SANMINIATESI SE NE FREGARONO DELLE SANZIONI). Una vera e propria grande operazione mediatica continua, che interessò anche altri aspetti della vita sanminiatese, e di cui sono visibili, ancora oggi a distanza di molti decenni, le flebili testimonianze. Nonostante la damnatio memoriae promossa nell'immediato Dopoguerra, per uno strano caso, da attribuire probabilmente a circostanze fortuite, sono sopravvissuti fino ai giorni nostri un paio di segni, apparentemente celati, di quell'epoca.

Il primo, in ordine cronologico, è inserito nell'epigrafe collocata sulla parete destra dei chiostri di San Domenico. Ve ne sono diverse, ma quella che ci interessa è l'ultima, quella in fondo alla parete, proprio di fianco all'ingresso di quei locali che all'epoca ospitavano la Gioventù Italiana del Littorio (GIL) ed oggi sono la sede della Biblioteca Comunale.
E' dedicata a Francesco Ferrucci, e fu collocata nel 1930, nel IV centenario di quell'operazione militare, condotta dallo stesso Ferrucci, che portò alla temporanea riconquista del castello di San Miniato, nella più ampia controffensiva fiorentina nei confronti delle truppe imperiali di Carlo V d'Asburgo e capitanate da Filiberto di Chalon Principe d'Orange. [Per chi desidera approfondire sull'epigrafe si rimanda a M. Parentini e D. Fiordispina, Lapidi e Monumenti celebrativi in San Miniato, in «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», n. 79, 2012, pp. 437-439].
Ebbene, già da una prima occhiata si nota che manca un simbolo sulla parte sinistra. Grazie alla preziosa testimonianza di Sauro Mori apprendiamo che si trattava di un giglio, simbolo della città di Firenze. [in un primo momento era stata ipotizzata la presenza dello stemma di casa Savoia]. Tuttavia osservando con attenzione la cornice, formata da elementi in Pietra della Lessinia, si scorge quelli che sembrano dei graffiti apparentemente insignificanti. In realtà sono tre lettere: A. IX. Il significato è abbastanza semplice: si tratta della formula che sta per “Nono Anno dell'Era Fascista”, che veniva fatta cominciare simbolicamente dal 28 ottobre 1922, giorno della “Marcia su Roma”, che fece da preludio all'incarico di formare il Governo, conferito dal Re Vittorio Emanuele III a Benito Mussolini. Infatti, i primi mesi del 1930, periodo in cui fu installata l'epigrafe, appartenevano proprio al “nono anno”. Probabilmente l'incisione non fu cancellata perché avrebbe compromesso la qualità estetica della cornice e, comunque, perché è anche poco visibile. Passa inosservata allo sguardo poco attento.

L'epigrafe dedicata a Francesco Ferrucci
San Miniato, Loggiati di San Domenico
Foto di Francesco Fiumalbi

L'epigrafe dedicata a Francesco Ferrucci
Particolare con il “Nono Anno dell'Era Fascista”
Foto di Francesco Fiumalbi

Il secondo “marchio di fabbrica”, se così si può definire, è quello situato su un apparentemente anonimo muro di sostegno. L'opera fu realizzata per contenere il terreno nei pressi del punto dove l'odierno Viale Don Minzoni si immette in Piazza del Duomo. Lo si può scorgere dal basso, da Corso Garibaldi, a metà strada fra la cosiddetta Scala Santa e l'incrocio con Viale XXIV Maggio. Dall'alto, invece, può essere facilmente individuato grazie alla presenza del caratteristico parapetto in ferro, verniciato di rosso. Non si vede bene, bisogna aguzzare la vista. D'altra parte, l'alto ciglione è interamente coperto da una rigogliosa vegetazione per molti mesi all'anno. E forse è stata proprio questa sua posizione, lontana dalla strada e seminascosta dalle piante, a “conservarlo” fino ai giorni nostri.
In ogni caso, facendo attenzione, si scorgono due lettere, una X e una V, che stanno per “Quindicesimo Anno dell'Era Fascista”, ovvero il 1937, l'anno in cui fu portato a termine il muro di sostegno.

Il muro con la data in “anni fascisti”
visto da Corso Garibaldi
Foto di Francesco Fiumalbi

Il muro con la data in “anni fascisti”
visto da Corso Garibaldi
Foto di Francesco Fiumalbi

Ci sono, a San Miniato, altri simboli o “marchi di fabbrica” del periodo fascista che sono sopravvissuti fino ai giorni nostri? E nelle frazioni?

Per il momento non ne conosciamo. Se qualcuno avesse qualcosa da segnalare ci scriva all'indirizzo che si trova nella pagina dei CONTATTI, o nei vai profili Facebook, Twitter o Google+. Grazie!

1° revisione - 4 gennaio 2015


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