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venerdì 30 marzo 2018

SAN MINIATO 1923: IL PRIMO VIALE DELLA RIMEMBRANZA D’ITALIA

di Francesco Fiumalbi

Sommario del post:
PREMESSA
LA FINE DELLA GUERRA E LA MEMORIA DEI CADUTI
IL CONTESTO SANMINIATESE DEL DOPOGUERRA
IL SOCIALISMO E I “FATTI DI EMPOLI”
IL FASCISMO AL GOVERNO
LA POLITICA DELLA MEMORIA FASCISTA
LA NASCITA DEI VIALI DELLA RIMEMBRANZA
L’ALLESTIMENTO DEL VIALE A SAN MINIATO
L’INAUGURAZIONE A SAN MINIATO DEL PRIMO VIALE D’ITALIA

PREMESSA
Stando alle cronache del tempo, quello di San Miniato è stato il primo viale della Rimembranza realizzato in Italia, inaugurato l’8 febbraio 1923. Coincideva con le attuali via XXIV maggio e viale Don Minzoni, fra Piazza del Duomo, Piazza San Francesco e Corso Garibaldi. Oggi è rimasto poco di quel viale, rimaneggiato in varie occasioni nel corso dei decenni. Tuttavia raccontare la storia della sua realizzazione ci offre l’occasione per parlare, seppur in maniera sintetica, anche del clima che si respirava nel primo Dopoguerra e nei giorni in cui il fascismo prese il potere.

Il Viale della Rimembranza di San Miniato
all'intersezione con Corso Garibaldi
in un'immagine dell'epoca (anni '20-'30 del '900)
Utilizzo ai sensi dell'art. 70 c. 1-bis della Legge 22 aprile 1942 n. 633

LA FINE DELLA GUERRA E LA MEMORIA DEI CADUTI
«L'Austria ha capitolato», così il titolo a sei colonne del Corriere della Sera del 5 novembre 1918. L'Italia aveva raggiunto i termini sacri che natura pose a confine della Patria, ma al prezzo di 680 mila vittime militari che affrontarono impavidi morte gloriosa (01). Subito la vittoria si rivelò un’epopea di gloria e di martirio che è stata scritta col sangue della nostra gioventù più bella (02). Nessuno poteva dimenticare: i familiari bramavano consolazione cercando un senso alla morte dei propri cari, ma anche i reduci, che avevano visto cadere i compagni di battaglia, sopportarono dolore e sofferenze. Ciò fa comprendere il significato, la dimensione e la diffusione delle iniziative in memoria dei Caduti nel territorio sanminiatese – dove il tributo ascese ad oltre 500 uomini – e riscontrabili attraverso i “luoghi della memoria” attualmente presenti, più o meno alterati e modificati, nonché scomparsi. Sono spazi sociali deputati ai rituali commemorativi, con il loro carico di connotazioni simboliche, proposti come traduzione materiale del ricordo istituzionalizzato legato alla guerra – volto ad identificare i tratti preziosi, fondativi, identitari ed esemplari, come il “sacrificio” dei Caduti – ma anche come punti d’incontro fra la memoria pubblica e quella individuale dei reduci, dei familiari dei Caduti e, più in generale, di tutti coloro che contribuirono alla vittoria in termini di sacrifici materiali ed affettivi.
Fin da subito, la memoria dei Caduti fu considerata un tema di rilevanza statale: presso il Ministero dell'Interno fu istituita una Commissione per onorare la memoria dei soldati d’Italia e dei paesi alleati morti in guerra, che si occupò dei cimiteri di guerra e, successivamente, del rientro delle salme nei territori d'origine (R.D. 24-08-1919), mentre le cerimonie e l'erezione di monumenti commemorativi furono lasciati alle iniziative delle autorità e delle associazioni locali. In una prima fase prevalse l’aspetto dell’elaborazione del lutto, della ricostruzione e del riequilibrio socio-affettivo a partire dal dolore. In un secondo momento, col fascismo e la pretesa monopolizzazione del patriottismo, si delineò una strategia politica con precise formalizzazioni rituali ed iconografiche: la memoria ufficiale fu proposta come affermazione di valori identitari indiscutibili e obbligatori, su cui costruire una narrazione nazionale priva di complessità e ambiguità, rimuovendo quei punti di tensione e conflittualità, che pure erano proposti nell’immediato Dopoguerra (03).

IL CONTESTO SANMINIATESE DEL DOPOGUERRA
Il ritorno alla vita civile di milioni di soldati e le difficoltà nella riconversione dell’industria – fino a quel momento interamente votata allo sforzo bellico – determinarono un netto peggioramento delle condizioni socio-economiche. Il fenomeno del reducismo, l'impegno popolare e i riflessi della Rivoluzione Russa, segnarono i primi due anni dalla fine delle ostilità con gravi tensioni sociali, scioperi e agitazioni in ogni campo della vita economica, oltre al progredire violento della reazione fascista (04). Nel territorio sanminiatese, il settore conciario – attivissimo durante la guerra per le commesse dell’esercito – fu interessato da un crollo produttivo che determinò una grave crisi occupazionale (05). Contro il “caro-viveri”, il Sindaco di San Miniato Egisto Elmi dispose la requisizione di generi alimentari, con il coordinamento prestato anche da “Guardie Rosse” (06). Dunque il Comune, impegnato a gestire l'emergenza sociale, economica e sanitaria – dovuta all’influenza “spagnola” – rimase inizialmente inattivo sul fronte della memoria dei Caduti. Solamente i funerali che si tennero il 2 marzo 1919 e resi possibili dall'abrogazione dei provvedimenti straordinari in materia di pubblica sicurezza del 1915, furono indetti dal Capitolo unitamente al Municipio e ad altre congregazioni […] in suffragio dei prodi caduti nella recente guerra fatta per la grandezza della Patria e pertanto la Giunta deliberò di intervenire in forma ufficiale ai funerali medesimi, unitamente ai membri del Consiglio.

Il Viale della Rimembranza di San Miniato
all'intersezione con Corso Garibaldi come si presenta oggi
Foto di Francesco Fiumalbi

IL SOCIALISMO E I “FATTI DI EMPOLI”
In occasione del primo anniversario della vittoria, il Presidente del Consiglio Nitti vietò ogni manifestazione, in vista delle prime elezioni politiche del Dopoguerra – fissate per il 16 novembre 1919 – che si svolsero fra violenze, scioperi e tumulti. Il 4 novembre 1919 il marchese Gino Incontri, candidato liberale, rimase vittima di un'aggressione a San Miniato, dove si era recato per tenere un comizio presso piazza Taddei (attuale piazza del Popolo) assieme al candidato Guicciardini. Egli fu circondato da un gruppo di socialisti e gettato al suolo da un colpo di bastone alla testa (10). Visto l’esito delle elezioni, la Sezione Socialista, la Lega Pellettieri e la Lega Proletaria Reduci chiesero le doverose dimissioni dell'Amministrazione Comunale sanminiatese, non rappresentando più questa la maggioranza degli elettori (11). La richiesta si rivelò velleitaria, ma alle successive amministrative del 31 ottobre 1920 i Socialisti ottennero la maggioranza, forti della capillare organizzazione (12). Fu eletto Sindaco l’avv. Giovanni Manetti, il quale si disinteressò alle iniziative patriottiche, poiché distante ideologicamente ed impegnato a fronteggiare le difficoltà del momento. La situazione precipitò dopo i “fatti di Empoli” del 1 marzo 1921 (13): nella “reazione” scaturita dopo l'infame macello (14) si costituì il fascio di S. Miniato (15), i cui membri costrinsero il Sindaco e il Consiglio a dimettersi il 21 aprile (16). Si aprì la crisi politica, tamponata dall’invio del Commissario Prefettizio Attilio Masiani il 4 maggio successivo.

IL FASCISMO AL GOVERNO
Nel 1922 le iniziative per l'anniversario della vittoria si intrecciarono con l'avvento del fascismo al potere. Anche la sezione sanminiatese, forte di 600 iscritti e 180 squadristi, prese parte alla mobilitazione nazionale (17) che si concretizzò, fra il 27 e il 28 ottobre, con la cosiddetta marcia su Roma a cui parteciparono anche alcuni sanminiatesi. Come nel resto d'Italia, furono occupati gli uffici pubblici e venne posto a fianco del Commissario Prefettizio un fiduciario dei Fasci […], con l'incarico di collaborare e controllare l'operato del Commissario e di far pressioni per la sollecita convocazione dei comizi elettorali amministrativi. Il 30 ottobre giunse la notizia dell’affidamento del Governo a Mussolini: immediatamente fu organizzata una manifestazione, con un grande corteo che da piazza Taddei (attuale piazza del Popolo) sfilò fino in piazza XX Settembre, dove il Monumento ai Caduti fu salutato romanamente. Il segretario politico del fascio di San Miniato Giulio Giani pronunciò un discorso alla folla festante (18).
La successiva commemorazione del 4 novembre avvenne senza il concorso del Municipio, bensì per iniziativa dell’Ass. Combattenti e Reduci, dei Mutilati e Invalidi e della sezione del PNF (19). Il fascismo, attraverso le azioni di violenza e dominio, promosse un fanatismo per cui lo stesso partito intendeva identificarsi con la nazione, arrogandosi il monopolio del patriottismo (20). Dunque, se da una parte approfittò dei sentimenti patriottici, dall'altra ne corroborò lo spirito attraverso tutte le sue componenti e in ogni occasione. Completata la presa di potere, ne risultò l'ideologia per cuiVittorio Veneto e la marcia su Roma si completano l'un l'altra; onore agli artefici delle due Vittorie e dell'unica Gloria comune! Da oggi incomincia quel nuovo periodo di storia che determinavano insieme i fanti e le «camicie nere»: il periodo dell'Italia giovane, produttiva, cosciente e superba della sua fierezza!”. Queste le parole del Segretario Politico Giulio Giani, pubblicate all'indomani del 4 novembre 1922 (21).

Il Viale della Rimembranza di San Miniato
all'arrivo in Piazza del Duomo
in un'immagine dell'epoca (anni '20-'30 del '900)
Utilizzo ai sensi dell'art. 70 c. 1-bis della Legge 22 aprile 1942 n. 633

LA POLITICA DELLA MEMORIA FASCISTA
Da quel momento fu intrapresa una vera e propria “politica della memoria”: una sorta di “religione della Patria” fondata sui temi dell'eroismo e del sacrificio (22), costitutivi della nuova “razza italiana” che noi vogliamo prendere, sagomare, forgiare per tutte le battaglie necessarie nella disciplina, nel lavoro e nella fede – come ebbe a dire Benito Mussolini nel discorso pronunciato a Sassari l’11 giugno 1923 – e dunque quale preludio alle nuove e più grandi vittorie a cui l'Italia fascista sarebbe stata destinata. La successione degli eventi provocò importanti ripercussioni anche a S. Miniato: il Commissario Prefettizio Attilio Masiani, il 5 novembre, rassegnò le proprie dimissioni al Prefetto di Firenze, il quale lo sostituì con Alfonso Afferni, membro del fascio fiorentino. Masiani fu accusato di immobilismo e di distacco rispetto al fascismo, e dunque costretto alle dimissioni. Lo dimostra il componimento anonimo, intitolato “Il 5 novembre 1922”: “Ei fu. Siccome immobile/dato un fatal sospiro/stette Masiano immemore/orbo sul reo papiro,/tal S. Miniato attonita/al grande annuncio sta./Muta pensando all'ultima/che fece quel furbone/né sa quando una simile/orma di gran pappone/la sua fetente polvere/a calpestar verrà(23).

LA NASCITA DEI VIALI DELLA RIMEMBRANZA
Già nelle settimane successive alla costituzione del Governo Mussolini, prese avvio la “politica della memoria” fascista. Infatti, con la circolare del 27 dicembre 1922 il Sottosegretario al Ministero dell'Istruzione Pubblica on. Dario Lupi, sollecitò tutti i Provveditori agli Studi affinché “le scolaresche d’Italia si facciano iniziatrici dell’attuazione di una idea nobilissima e pietosa: quella di creare in ogni città, in ogni paese, in ogni borgata, la Strada o il Parco della Rimembranza. Per ogni caduto nella grande guerra, dovrà essere piantato un albero(24). Fu dunque realizzato un piccolo fascicolo contenente le Norme per i viali e parchi della rimembranza, che fu inviato alle amministrazioni comunali (25).

Il Viale della Rimembranza di San Miniato
all'arrivo in Piazza del Duomo come si presenta oggi
Foto di Francesco Fiumalbi

L’ALLESTIMENTO DEL VIALE A SAN MINIATO
Ricevuto l'opuscolo, il nuovo Commissario Prefettizio fascista Cav. Alfonso Afferni si mosse con alacrità e rapidità, probabilmente anche per segnare il cambio di passo rispetto al predecessore, al fine di realizzare a S. Miniato il primo Viale della Rimembranza d'Italia. Venne costituito un apposito comitato esecutivo, presieduto dal medesimo Afferni, che si adoperò a realizzare il progetto redatto dall'Ufficio tecnico comunale sulla base di un iniziale schizzo dimostrativo del 30 dicembre 1922 (26). Il Commissario Prefettizio, con lettera dell'8 gennaio 1923, informò l'on. Dario Lupi circa la volontà di realizzare a S. Miniato un viale nei pressi della passeggiata pubblica che domina tutta la Valle dell'Arno e, vista la ristrettezza dei tempi e delle risorse economiche a disposizione dell'Amministrazione Comunale, pregò il Sottosegretario affinché voglia interessare il Ministero di Agricoltura per l'invio i 80 piante di pino parasole, con l'augurio che Ella voglia fin d'ora accogliere il fervido invito che a nome del Comune le rivolgo per onorare della sua ambita presenza la cerimonia inaugurale (27).

Il 10 gennaio Lupi espresse il più vivo compiacimento per l'opera entusiasta, manifestando al contempo l'adesione all'invito. Comunicò, inoltre, di aver immediatamente interessato il Ministero di Agricoltura, raccomandando la maggior sollecitudine all'invio (28). Il giorno successivo, il Ministro Giuseppe De Capitani d'Arzago scrisse al Commissario Prefettizio di avere disposto perché l'Ispettore Capo forestale di Roma Le invii sollecitamente, 80 piante di pino marittimo di ottimo stato di sviluppo, in sostituzione degli 80 pini parasole, chiesti da codesto On. Comitato per la formazione del Parco della Rimembranza (29). Il 20 gennaio 1923 l'Ispettore Capo del Corpo Reale delle Foreste, Dipartimento di Roma, informò Alfonso Afferni dell'avvenuta spedizione di 80 pini marittimi scelti dal vivaio forestale di S. Alessio che sarebbero arrivati presso la stazione di S. Miniato (Firenze) (30). Avuta conferma dell'invio anche dall'Ispettore Capo dell'Ispettorato Forestale di Firenze (31), il Commissario Prefettizio contattò il Direttore Istituto Archimede di Roma – facente parte della Società Italiana per il materiale scientifico-didattico – poiché occorrono a questo Comune n. 66 ripari per una prima piantata di alberi pel Viale della Rimembranza, che abbiamo in animo di inaugurare entro il corrente mese o nei primi giorni del prossimo febbraio (32). Il 24 gennaio successivo, il Direttore confermò di poter esaudire la richiesta di Afferni, specificando che la spedizione avverrà non oltre i 15 giorni, tempo sufficiente per la preparazione delle targhe (33).

A questo punto il Comitato Esecutivo ebbe a disposizione tutti gli elementi materiali per procedere alla realizzazione del Viale della Rimembranza e il Commissario Prefettizio, assumendo i poteri del Consiglio e con l'assistenza del Segretario del Comune di S. Miniato dette la necessaria ufficialità il 25 gennaio 1923: nell'intendimento di perpetuare il culto della religione della Patria in un pensiero di riverenza e di gratitudine alla mestizia dei Caduti nella Grande Guerra di redenzione, creando anche in S. Miniato il “Viale della Rimembranza”, deliberò di denominare “Viale della Rimembranza” il viale attualmente privo di denominazione, che staccandosi dal viale Garibaldi, sale da un lato alla Chiesa di S. Francesco e dall'altro al piazzale del Duomo. La decisione tenne conto dell'impossibilità, anche per ragioni topografiche, di poter ricordare in un solo tempo tutti i quattrocentoquarantasette Samminiatesi caduti per la patria e come convenga in vece limitarsi per ora ai Caduti appartenenti al capoluogo ed alle contigue frazioni creando di poi, di mano in mano, Viali o Parchi della rimembranza anche nelle altre frazioni del Comune. Fu così stabilito di piantare lungo tale viale tanti pini marittimi quanti sono i caduti in guerra appartenenti al Capoluogo del Comune ed alle contigue frazioni di Crocetta e di S. Caterina, Calenzano e Marzana e ascendenti a circa ottanta complessivamente. Ed inoltre di apporre ad ogni albero una targhetta recante il grado, il cognome e il nome del Caduto, la data e il combattimento in cui dette la sua fiorente giovinezza alla Patria (34).

Il Viale della Rimembranza di San Miniato
lungo Viale Don Minzoni come si presenta oggi
Foto di Francesco Fiumalbi

L’INAUGURAZIONE A SAN MINIATO DEL PRIMO VIALE D’ITALIA
L'inaugurazione avvenne l'8 febbraio 1923 e trovò ampia eco sulla stampa locale. Così «La Vedetta»: “Grazie alla lodevole iniziativa del Commissario Prefettizio Cav. Alfonso Afferni, sarà oggi inaugurato in questa città un viale della Rimembranza. Presieduto dal Commissario stesso si è costituito un apposito comitato che ha scelta la località, e cioè la via soprastante il Piazzale Dante Alighieri. La cerimonia inaugurale avverrà in forma solenne ed è già assicurato l'intervento di S. E. l'on. Lupi. Sarà in questo il primo viale che s'inaugura in Toscana col quale sarà eternata la memoria dei valorosi caduti della grande guerra. In tale occasione verrà pure fatta la distribuzione delle medaglie e delle croci di guerra ai combattenti sanminiatesi(35).

Toni più solenni e moltissimi dettagli sulle colonne de «La Voce Fascista»: Oggi S. Miniato è in festa. Gli edifici pubblici e privati sono tutti imbandierati, sulla storica rocca sventola il tricolore, alle finestre delle abitazioni sono appesi gli arazzi. […] Ricevuto alla stazione dal Commissario prefettizio del Comune, Cav. Alfonso Afferni, arriva S.E. L'On. Dario Lupi Sottosegretario di Stato per la P. I. accompagnato dal suo segretario particolare avv. Pompeo Ligi”. Giunsero a S. Miniato molte altre autorità e innumerevoli associazioni provenienti dalle frazioni e dai comuni limitrofi, che si radunarono al Piazzale Dante Alighieri. Da qui, accompagnate dalla “Canzone del Piave”, attraversarono le vie cittadine e raggiunsero il Teatro “G. Verdi”, che fu presto gremito. Intervennero il Commissario Prefettizio sanminiatese e l'On. Dario Lupi: “Non è senza una profonda commozione che io porto in questa solenne patriottica cerimonia il saluto e la parola del Governo della rinascita nazionale. In S. Miniato, oggi si inaugura il primo viale della Rimembranza, il viale che è il segno di nobiltà che voi avete impresso con la vostra amorosa sollecitudine alla Patria”. L'orazione proseguì ricordando l'opera e le benemerenze del fascismo, presentato e descritto come ideale attuazione de il pensiero di Mazzini e l'azione di Garibaldi. Ma, soprattutto, espresse come un vero e proprio manifesto ideologico, il nuovo programma “educativo” del fascismo, che nella coltivazione della memoria dei Caduti trovava l'elemento fondativo: “vogliamo innestare i sacrifici dei morti alle anime più giovani, ecco perché gli alunni di tutte le scuole, finora abbandonati, dovranno compiere l'atto di riconoscenza. Sorgeranno gli alberi quali monumenti viventi che in tutte le primavere daranno i loro fiori. I viali della Rimembranza sono affidati alle cure di tutte le classi sociali: i morti non hanno partito! Appartengono al grande patrimonio della razza”. Conclusi gli interventi, il corteo tornò al Piazzale Dante Alighieri. La terrazza soprastante il loggiato del mercatale fu occupata dagli alunni delle Scuole Elementari, i quali, diretti dal Maestro Francesco Pisano e accompagnati dalla Filarmonica “G. Verdi”, cantarono la “Canzone degli Alberi” appositamente composta per l'occasione dello stesso Pisano. Affacciato dalla medesima terrazza, il Can. Francesco Giuntini Proposto della Cattedrale impartì la solenne benedizione. Quindi i bambini ricoprirono gli alberi di fiori e poi cantarono la “Canzone del Piave” (36).

Parteciparono alla cerimonia inaugurale il Comm. Giovanni Garzaroli Prefetto di Firenze, S. E. il Generale De Marchi Comandante della Divisione Militare di Firenze, il Cav. Uff. Emanuele Vittorio per l'Amministrazione Provinciale, l'avv. Carlo Montanelli per il Comune di Firenze, il Tenente Colonnello Tripopi per la Legione dei R. Carabinieri. Gli ospiti d'onore furono ricevuti in Municipio e poi accompagnati al Circolo Ricreativo adiacente al Teatro “G. Verdi” dal Commissario Prefettizio Afferni. Qui erano presenti altre autorità come il Sottoprefetto di S. Miniato Marchese Incisa di Camerana, l'avv. Giulio Franchi Pres. del Tribunale, il Cav. Avv. Oscar Muzzi Procuratore del Re, il Pretore avv. Rocco Martorano, il Capitano dei R. Carabinieri Giulio Gamucci, il Conciliatore Cav. Antonio Pucci, il Generale Briccola, i commissari prefettizi del Comune di S. Croce sull'Arno avv. Torquato Lami, del Comune di Certaldo Colonnello Luchini Garibaldo, del Comune di Fucecchio avv. Alberto Dondoli, del Comune di S. Maria a Monte rag. Caciafaglia, l'Ufficiale di Ordinanza dell'on. Lupi Carlo Sestini, Giulio Dal Canto, il Comandante di Corte Tenente Bracci, Raffaello Suggi in rappresentanza del R. Provveditore agli Studi, Giuseppe Chiti Delegato ufficiale di Stato Civile, l'ing. Comunale Gino Ostorero. Il corteo delle associazioni era composto dal Corpo dei Pompieri, dalla Filarmonica “G. Verdi” di S. Miniato, dai familiari dei Caduti, dalle sezioni sanminiatese e fucecchiese dell'Ass. Naz. Combattenti e Reduci, dalla locale sezione dell'Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra, e poi il Tiro a Segno nazionale, il R. Conservatorio di S. Chiara, la Scuola Tecnica pareggiata, le Scuole Elem. di S. Miniato e di Fucecchio, il Patronato Scolastico, l'Accademia degli Euteleti, gli Spedali Riuniti, la Congreg. di Carità, le Società Operaie di S. Miniato e del Pinocchio, l'Asilo “Umberto I”, il Ricovero di Mendicità, le Misericordie di S. Miniato, Ponte a Egola e Pinocchio, le Pubbliche Assistenze di S. Miniato, Isola, Ponte a Elsa, Corazzano, l'Ass. Magistrale, l'Unione “Tommaseo”, la Cassa di Risparmio di S. Miniato, il Monte dei Paschi, la Banca Popolare, il Comizio Agrario, il Consorzio Agrario, il Delegato antifillosserico Ing. Ciampini, in rappresentanza anche del Partito Popolare, la Società degli Industriali, le Cooperative di Consumo di Bucciano, Balconevisi e Pinocchio, l'Unione Sportiva, i Circoli Ricreativi di S. Miniato, Isola, La Scala, Ponte a Elsa, le Filarmoniche di La Scala e di Cigoli. Oltre al Gonfalone del Comune di S. Miniato erano presenti le rappresentanze dei comuni di Fucecchio, S. Maria a Monte, Certaldo, S. Croce sull'Arno. Vi erano poi le squadre fasciste di S. Miniato con il Segretario politico Giulio Giani ed i Comandanti di centuria Tenente Adolfo Bondi e il Sottotenente Antonio Rigatti, il fascio femminile di S. Miniato con l'avanguardia fascista sanminiatese. A questi si aggiunsero il Segretario politico del fascio di Ponte a Egola Carlo Giusti, accompagnato dal Comandante di centuria Giuseppe Giusti e i rappresentanti dei fasci di Ponte a Elsa, Fucecchio, Capraia e Montopoli, oltre ai Ferrovieri fascisti di S. Romano (37).

L'inaugurazione del viale doveva essere uno degli ultimi atti del Commissario Prefettizio, poiché il 18 febbraio si tennero le amministrative. Tuttavia i contrasti fra i fasci di Ponte a Egola e S. Miniato determinarono lo scioglimento del Consiglio Comunale e il prolungamento del mandato di Afferni. Il Viale della Rimembranza fu rimaneggiato in varie circostanze, che portarono all’attuale sistemazione di piazza del Duomo, viale XXIV Maggio e viale Don Minzoni. Ad esempio, all'intersezione con Corso Garibaldi era collocata un'iscrizione oggi scomparsa:

PER RIVENDICARE
I TERMINI SACRI
CHE NATURA POSE
A CONFINE DELLA PATRIA
AFFRONTARONO IMPAVIDI
MORTE GLORIOSA

L'epigrafe in un'immagine dell'epoca (anni '20-'30 del '900)
Utilizzo ai sensi dell'art. 70 c. 1-bis della Legge 22 aprile 1942 n. 633

NOTE E RIFERIMENTI
(01) Le parole sono tratte dall'iscrizione che era presente all'inizio del Viale della Rimembranza di S. Miniato.
(02) «La Rocca», anno I, n. 6 del 25 mag. 1919, p. 1.
(03) Per una complessiva riflessione a proposito dei “luoghi della memoria” da un punto di vista antropologico si rimanda a F. Dei, Antropologia Culturale, 2° Ed., Il Mulino, Bologna, 2016, pp. 197-203; 264-267.
(04) F. Fabbri, Le origini della guerra civile. L'Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921, UTET, Torino, 2009.
(05) «La Rocca», anno I, n. 14 del 6 apr. 1919, p. 4; n. 11 del 10 ago. 1919, p. 3. Cfr. S. Ficini, Il comprensorio del cuoio nella bufera: dalla rivoluzione al regime (1918-1922), Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 1998, pp. 24-31.
(06) «Il Piccolo», anno XIV, n. 14 del 13 lug. 1919, p. 2.
(07) Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 127 del 23 maggio 1915. Furono vietate le riunioni pubbliche, le processioni civili e religiose, le passeggiate in forma militare con o senza armi e gli assembramenti in luogo pubblico o aperto al pubblico.
(08) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Deliberazioni della Giunta Comunale, F200S020UF024, n. 49 del 22 feb. 1919; n. 225 del 17 mar. 1919. «La Rocca», Anno I, n. 1 del 16 mar. 1919, p. 4; «La Riscossa», Anno I, n. 3 dell'11 mag. 1919; «Il Piccolo», Anno XIV, n. 7 del 30 mar. 1919, p. 2
(09) E. Gentile, E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma, Editori Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 16.
(10) «Il Corriere della Sera», anno 44, n. 305 del 5 novembre 1919, p. 2.
(11) «Vita Nuova», anno XIV, n. 14 del 12 dicembre 1919, p. 3.
(12) «La Vedetta», anno II, n. 46 del 7 novembre 1920, p. 1.
(13) In proposito P. Pezzino, Empoli antifascista: i fatti del 1 marzo 1921, la clandestinità e la resistenza, Pacini Ed., Pisa, 2007; cfr. S. Ficini, Il comprensorio del cuoio nella bufera: dalla rivoluzione al regime (1918-1922), Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 1998, pp. 171-179.
(14) Così titolava «Il Piccolo», Anno XVI, n. 6 del 13 marzo 1921 all'indomani dei cosiddetti “Fatti di Empoli”.
(15) «La Voce Fascista», anno I, edizione straordinaria a supplemento del n. 6 del 24 marzo 1921, p. 2.
(16) «La Vedetta», anno III, n. 17 del 1 maggio 1921, p. 2.
(17) «La Voce Fascista», Anno I, n. 21 del 4 novembre 1922, p. 1.
(18) «La Voce Fascista», Anno I, n. 21 del 4 novembre 1922, p. 2.
(19) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1922, F200S062UF006, Cat. 6, Cl. 3, lettera del Comitato al Commissario Prefettizio Masiani del 2 novembre 1922.
(20) E. Gentile, E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma, Editori Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 75-77.
(21) «La Voce Fascista», Anno I, n. 21 del 4 novembre 1922, p. 2.
(22) In proposito V. Gigante, L. Kocci e S. Tanzarella, La grande menzogna. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla I guerra mondiale, Edizioni Dissensi, Viareggio, 2015.
(23) «La Voce Fascista», Anno I, n. 22 del 19 novembre 1922, p. 3.
(24) D. Lupi, Parchi e viali della Rimembranza, Bemporad, Firenze, 1923.
(25) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per categorie, Anno 1923, F200S062UF16, “Parco della Rimembranza” dove è conservata una copia D. Lupi, Norme per i viali e parchi della rimembranza, Ministero della Pubblica Istruzione, Tip. Operaia Romana Cooperativa, Roma, 1922.
(26) Schizzo Dimostrativo della parte a Tramontana del Prato del Duomo, trasmesso all'Ing. Comunale Gino Ostorero il 30 dicembre 1922. Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”.
(27) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera del Commissario Prefettizio Afferni al Sottosegretario di Stato On. Dario Lupi dell'8 gennaio 1923. Nel medesimo fascicolo è contenuta ampia corrispondenza con vari enti per il reperimento degli alberi e di altre attrezzature.
(28) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera del Sottosegretario di Stato on. Dario Lupi al Comm. Prefettizio Alfonso Afferni dell'10 gennaio 1923.
(29) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera del Ministro dell'Agricoltura Giuseppe De Capitani d'Arzago al Commissario Prefettizio Alfonso Afferni dell'11 gennaio 1923.
(30) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera dell'Ispettore Capo del Corpo Reale delle Foreste di Roma al Commissario Prefettizio Alfonso Afferni dell'20 gennaio 1923.
(31) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera dell'Ispettore Capo dell'Ispettorato Forestale di Firenze al Commissario Prefettizio Alfonso Afferni dell'22 gennaio 1923.
(32) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera del Commissario Prefettizio Alfonso Afferni al Direttore Istituto Archimede di Roma del 23 gen. 1923.
(33) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera del Direttore Istituto Archimede di Roma al Comm. Prefettizio Alfonso Afferni del 24 gen. 1923.
(34) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Deliberazioni del Consiglio Comunale, F200S010UF16, delibera n. 11 del 25 gennaio 1923.
(35) «La Vedetta», anno V, n. 3 del 4 febbraio 1923, p. 3.
(36) «La Voce Fascista», Anno II, n. 2 dell'11 febbraio 1922, pp. 1-2.
(37) Ibidem.


sabato 4 febbraio 2012

SECESSIONISMO PONTAEGOLESE (seconda parte)

di Francesco Fiumalbi

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Nella prima parte di questo argomento, cercando di ricostruire per sommi capi la vicenda che portò alla domanda di separazione e costituzione di un nuovo comune da parte della frazione Ponte a Egola nel 1923, abbiamo fatto accenno ad alcuni documenti.
Dopo i primi contrasti dovuti, pare, alla nomina del medico condotto a Ponte a Egola e i contrasti fra le due sezioni del Partito Fascista, si arrivò alle vie istituzionali. Pur non essendo riusciti a rintracciare l’originale della domanda pontaegolese, essa può essere ricostruita anche attraverso gli altri documenti prodotti. Di seguito proponiamo la relazione prodotta dal Commissario Prefettizio del Comune di San Miniato, con la quale viene legittimata la domanda ad essere trasmessa al Consiglio Provinciale, organo che dovrà valutare la richiesta.

Oratorio dedicato a San Luigi Gonzaga, Marianellato, Ponte a Egola
Foto di Francesco Fiumalbi


Relazione del Sig. Commissario Prefettizio
Del Comune di S. Miniato

L’anno 1923, a questo dì 26 del mese di maggio, in S. miniato

IL COMMISSARIO PREFETTIZIO

Vista la officiale della locale R. Sottoprefettura in data 5 maggio 1923 N. 146515 Div. Gab. Con la quale si chiede al Commissario Prefettizio di questo Comune, in ordine all’art. 120 della legge Comunale e Prov: (testo unico 4 febbraio 1915 N. 148.) di volere esprimere, con apposita motivata deliberazione, il proprio parere sulla domanda con la quale alcuni elettori di Ponte a Egola, Stibbio (Buche e Casotti di San Romano), Cigoli e Serra (Agliati e Montebicchieri) chiedono che dette frazioni, ora facenti parte del territorio del Comune di S. Miniato, siano da questo distaccate e costituite in un nuovo da Comune denominarsi <<Ponte a Egola>>.
Visti i documenti allegati alla precitata e cioè:
a) sette fascicoli contenenti la domanda e le firme di N. 1001 elettori delle frazioni suddette, firme autenticate dal R. Notaro avv. Vittorio Boari del fu Tito, residente in Fucecchio ed iscritto al Consiglio Notarile della Provincia di Firenze, e due fascicoli contenenti la dichiarazione di 419 elettori analfabeti che chiedono anch’essi la separazione delle predette frazioni dal Comune di S. Miniato e la loro costituzione in Comune separato da denominarsi Ponte a Egola, dichiarazioni ricevute nelle forme legali dal precitato R. Notaro Avv. Vittorio Boari, ecosì in complesso numero nove fascicoli contenenti la richiesta di N. 1420 elettori;
b) copia di dieci lettere a firma dei signori: March. Portinari-Gentile-Farinola, Duca Di Somma, avv. Giovanni Vittorio nella sua qualità di Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale Amerigo Vespucci di Firenze, sigg. Pietro e Attilio Cantini, sig. Domenico Pignatari, sigg. C e G Morresi, Conte Lorenzo Bini-Smaghi, prof. Banti. Sig. Pietro Bencini, Conte Niccolò Guicciardini, tutti proprietari terrieri nelle predette frazioni, i quali fanno, con le lettere stesse, adesione alla domanda di costituzione del nuovo Comune;
c) relazione del perito agrimensore sig. Olinto Roini del fu Adolfo al Presidente del Comitato per la costituzione del nuovo Comune;
d) estratto del Bilancio preventivo per l’anno 1923 del Comune di S. Miniato, redatto dal perito agrimensore di cui sopra;
e) bilancio preventivo per il Comune di cui si chiede la costituzione, compilato anch’esso dal perito agrimensore signore Olinto Roini;
Vista l’altra lettera della R. Prefettura in data 16 Maggio corr: N: 51 Div. Gab. Con la quale si accompagna un esposto illustrativo ed aggiuntivo alla precedente relazione redatto, esso pure, dal perito agrimensore sig. Olinto Roini.
Visto il primo capoverso dell’art. 120 della legge comunale e provinciale vigenre e l’art. 47 del regolamento del 17 Febbraio 1911 N. 297 per la sua applicazione.
Esaminati con serenità e obiettività, i documenti suddetti; assumento i poteri del Consiglio; con l’assistenza del Segretario del Comune;

Ponte a Egola, incrocio fra via Gramci
(già via di Giuncheto) e via Diaz (già via Pisana)
Foto di Francesco Fiumalbi

Precisa quanto segue:
1. – Che le 1001 firme e 419 dichiarazioni, formanti un complessivo numero di 1420 elettori richiedenti la costituzione del nuovo comune da denominarsi Ponte a Egola, dovrebbero, alla stregua degli accertamenti fatti, essere ridotte alla minor cifra di 1214 per le seguenti ragioni:
a) per N. 78 richiedenti non iscritti alla lista elettorale amministrativa resa esecutoria dalla Commissione elettorale provinciale il 22 aprile 1922;
b) per N. 17 elettori residenti in frazioni diverse da quelle di cui si domanda il distacco;
c) per N. 110 elettori delle frazioni di Cigoli, Stibbio, Ponte a Egola e Serra le cui firme sono state erroneamente autenticate dal R.° Notaro avv. Vittorio Boari o delle quali manca assolutamente la prescritta autentificazione.
2. – Che il numero totale degli elettori amministrativi delle predette frazioni ascende a 2328 dimodochè la percentuale sui 1214 richiedenti risulta essere del 52,1%.
3. – Che ponendo a raffronto la cifra della popolazione residente nelle singole frazioni e quella degli elettori approvata come sopra, con quella dei firmatari richiedenti la costituzione del nuovo comune, (accertamento questo che non risulta dalla citata relazione del perito agrimensore sig. Olinto Roini) si hanno i risultati seguenti:



Denominazione delle frazioni
Popolazione
Elettori
Firmatari
Proporzione
Ponte a Egola e S. Croce
2033
738
392
53,1
Stibbio, Buche e Casotti di San Romano
2115
737
398
54
Cigoli
1932
604
302
50
Serra, Agliati e Montebicchieri
832
249
122
48,9
TOTALI
6882
2328
1214




4. – Che il bilancio preventivo per l’esercizio finanziario 1923 del Comune di S. Miniato, approvato dalla G.P.A. il 14 Febbraio 1923 presenta, nell’estratto fattone dal citato perito agrimensore sig. Olinto Roini, un errore non live, laddove precisa un disavanzo di lire 8355,70. Tale errore non lieve deriva dal fatto che dal predetto perito agrimensore furono omesse:
Nella parte entrata:
a) per sovrimposta sui redditi R.M. L. 30000
b) per entrate straordinarie L. 3225
Nella parte uscita:
a) per movimento capitali L. 15324
Dimodochè l’estratto del bilancio di previsione indicato nelle cifre seguenti:
Entrata L. 1808064,36
Uscita   L. 1816415,11
deve essere modificato come appresso:
Entrata L. 1841290,01
Uscita   L. 1831740,01
Con un avanzo, quindi, di L. 9550,00

5. – Che il bilancio del Comune di S. Miniato, qualora venisse effettuato il distacco delle precitate frazioni, presenterebbe le seguenti differenze:
a) per minori entrate L. 582455,77
b) per minori spese    L. 449685,64
con seguenti risultati complessivi:
a) Entrata L. 1258834,24
b) Uscita   L. 1382054,37
con un disavanzo, quindi, di L. 123220,13

6. – Che lo schema del bilancio del Comune di cui si chiede la costituzione, per quanto compilato in forma assai sommaria, presenta, in genere, una eccessiva larghezza nella previsione per le entrate e particolarmente nei riguardi della sovraimposta sui fabbricati e sui terreni, la cui valutazione, allorquando saranno eseguiti concreti progetti di delimitazione territoriale, dovrà necessariamente essere ridotta nei suoi veri termini.
7. – La parte Uscita del bilancio stesso è inspirata a tali concetti di economie che non potrebbero, se attuate, assicurare il normale svolgimento della vita amministrativa e gli indispensabili e obbligatori servizi per le popolazioni (allegato g)
8. – Che le maggiori spese da iscriversi nel bilancio di previsione per il Comune di cui si chiede la costituzione, precisate nella relazione aggiuntiva del perito agrimensore Olinto Roini, più sopra citata, ed ascendenti a Lire 33428,42, non possono alterare le deduzioni suddette inquantochè si riferiscono o ad oneri speciali derivanti dall’impianto e funzionamento del nuovo Comune o a spese che non possono diminuire quelle corrispondenti sostenute attualmente dal Comune di S. Miniato come ad es. quella per il Segretario Comunale, pel Veterinario, per Direttore didattico etc.

Monumento a Stellato Spalletti, Ponte a Egola
Foto di Francesco Fiumalbi


Premessi questi dati di fatto

OSSERVA

1. – Che le frazioni che oggi chiedono il distacco fanno parte da tempo immemorabile del territorio del Comune di S. Miniato il quale, anche per conferma di coloro che chiedono la costituzione del nuovo Comune, le ha sempre bene e saggiamente amministrate mai anteponendo i desideri e gli interessi del capoluogo alle aspirazioni giuste e legittime delle altre frazioni, interessi ed aspirazioni che ha sempre cercato di esaudire entro i limiti della possibilità finanziaria.
2. – Che le difficoltà di natura topografica esistenti tra il capoluogo e le frazioni che chiedono di essere costituite in Comune distinto sono da considerarsi di valore meramente relativo inquantochè il capoluogo si trova quasi equidistante dalle frazioni che compongono il suo territorio, se si fa eccezione per quelle di Agliati e di S. Romano che si trovano quasi al confine l’una col Comune di Palaia l’altra con quello di Montopoli.
Infatti, in linea d’aria, la distanza tra il capoluogo e le varie frazioni sono le seguenti:
Dal centro abitato di S. Miniato a Isola Km. 4.500, a Roffia Km. 3.500, a Ponticelli Km. 3.250, a Ponte a Egola Km. 4.250, a S. Romano Km. 7.000, a Stibbio Km. 6.000, a Montebicchieri Km. 5.500, a Agliati Km. 8.000, a Bucciano Km. 6.000, a Balconevisi Km. 5.500, a Cigoli Km. 3.250, a Corazzano Km. 6.500, a Campriano 6.000, a Canneto Km. 5250, a Ponte a Elsa Km. 4.000.
In ogni modo è da tener presente che per recarsi da una ad altra frazione del Comune non è affatto necessario passare per il capoluogo, e all’infuori delle denunzie per atti di stato civile, tutte le altre formalità di natura obbligatoria, compreso il pagamento delle imposte, si compiono nell’abitato di Ponte a Egola.
Il disagio derivante dalla necessità di recarsi nel capoluogo per farvi le denunzie di stato civile, (nascite, morti e movimenti anagrafici) potrebbe facilmente eliminarsi con la creazione a Ponte a Egola di un Ufficio succursale dello stato civile in conformità delle norme vigenti in materia.
3. – Che le distanze, sempre in linea d’aria, tra le frazioni del Ponte a Egola e le altre frazioni che verrebbero a costituire il nuovo Comune non sarebbero molto diverse da quelle ora esistenti col capoluogo.
Infatti dal Ponte a Egola a Badia la distanza è di Km. 2.300, a S. Romano di Km. 3.000, a Romaiano di Km. 2.300, a Stibbio di Km. 3.250, a Montebicchieri di Km. 4.250, a Agliati di Km. 7.300, a Bucciano di Km. 6.000. a Cigoli di Km. 1500, a Ponticelli di Km. 2.500.
4. – Che il territorio dei due comuni (come risulta dalla carta topografica disegnata dal perito agrimensore sig. Olinto Roini) non viene interamente delimitato da confini propri determinati dalla natura, fatta eccezione del breve tratto della via provinciale a confine con Fucecchio, delimitato dal Rio di Ribecco, e del più breve ancora (M. 250) formato dal torrente Chiecina.
Le altre delimitazioni sono costituite da strade comunali o vicinali e in molti tratti manca affatto ogni e qualsiasi demarcazione.
Sembra che nella delimitazione dei due Comuni sia stato tenuto conto dei confini parrocchiali piuttosto che di quelli naturali come prescrive la legge Comunale e provinciale.

Ponte a Egola, via 1 Maggio, dal Marianellato verso Tognarino
Foto di Francesco Fiumalbi

Premesso e rilevato quanto sopra:

FA PRESENTE

che la separazione dal Comune di S. Miniato di importanti frazioni come quelle di Ponte a Egola, Stibbio, Cigoli, e Serra, zone agricole fertilissime e, alcune, centro di industrie assai floride, unite da secoli all’antico e glorioso Comune, è tale atto, anche per le sole immediate conseguenze di natura finanziaria, di sì peculiare importanza che, certo, trascende ed esorbita dalle contingenze dell’ora e dalle funzioni che la legge affida, in via meramente provvisoria, all’amministrazione straordinaria del Commissario Prefettizio.
L’opera del Commissario Prefettizio, limitata a funzioni strettamente amministrative e di rappresentanza, esula da soluzioni che possano implicare valutazioni di natura politica o toccare rilevanti interessi presenti e futuri di numerose popolazioni, soluzioni che potrebbero essere la causa, qualunque possa essere la decisione che crederà di adottare il Governo del Re, di perturbamenti e di agitazioni dannose e pericolose al normale svolgimento delle attività comunali.
Ne consegue che la soluzione del problema di sì vitale importanza per le popolazioni interessate, non può essere affidata se non a chi delle popolazioni stesse ne è il legittimo rappresentante e cioè al Consiglio Comunale sorto dal libero suffragio degli elettori.
Qualora, tuttavia, in considerazione della situazione creatasi in questo Comune con le dimissioni dei consiglieri eletti nel 18 Febbraio p. p. si opini che lo studio e il voto su tale questione (che oggi vivamente e intensamente interessa, nelle due diverse soluzioni, il capoluogo e le frazioni aderenti al movimento separatista) non possa essere procrastinato e giovi anzi risolvere la questione stessa sollecitatamente.

“L’Orologio”, Conceria dell’Orologio, Ponte a Egola
Foto di Francesco Fiumalbi

RITIENE

Il Commissario Prefettizio che possa la domanda per la costituzione del nuovo Comune essere trasmessa all’on. Consiglio Provinciale di Firenze, unitamente ai risultati dell’esame sereno ed obiettivo da esso fatto sulla scorta dei documenti posti a sua disposizione e sui risultati delle indagini eseguite negli atti del Comune di San Miniato.
Tale procedura trova il suo fondamento anche nel fatto che la legge non reputa indispensabile, ai fini dell’accoglimento o meno della domanda di separazione, il parere favorevole o sfavorevole del Consiglio comunale, mentre è tassativamente richiesto il voto favorevole del Consiglio Provinciale perché la domanda stessa possa essere, di poi, presentata al Governo del RE per il corso ulteriore.
Ritiene pure il Commissario Prefettizio di avere espletato l’incarico affidatogli, con una serena ed obiettiva valutazione dei documenti sottoposti al suo esame,

ED ESPRIME IL PARERE

che possano la domanda e gli atti alla stessa allegati trasmessi, coi rilievi e le osservazioni fatte, all’On. Consiglio Provinciale di Firenze perché questi sia in grado di emettere il proprio voto sulla domanda con la quale alcuni elettori delle frazioni di Ponte a Egola, Stibbio, Cigoli e Serra chiedono che dette frazioni siano staccate dal Comune di S. Miniato e costituite in Comune distinto da denominarsi << Ponte a Egola >>.

Il Segretario
Ruggini

Il Commissario Prefettizio
A. Afferni

Nei posts che seguiranno, sarà preso in esame il Memoriale composto dal Comitato cittadino per la difesa dell’integrità del Comune di San Miniato.

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