Visualizzazione post con etichetta Caduti della Prima Guerra Mondiale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Caduti della Prima Guerra Mondiale. Mostra tutti i post

sabato 14 settembre 2019

CORAZZANO - LA LAPIDE DEI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

di Francesco Fiumalbi

A Corazzano, lungo via Zara, nello spazio fra il Teatro Quaranthana e la Farmacia, si trova una epigrafe dedicata ai Caduti della Prima Guerra Mondiale.
L’iscrizione, originariamente, si trovava all’interno dell’edificio della vecchia Casa del fascio costruita negli anni ‘30. Il fabbricato, nel Secondo Dopoguerra cambiò destinazione molte volte: divenne Casa del Popolo, Scuola Elementare, Stazione dei Carabinieri fino all’attuale struttura teatrale e sede della casa editrice Titivillus. Fu proprio al momento della riconversione a teatro, nella seconda metà degli anni ’90, che l’epigrafe fu collocata all’esterno, nella posizione attuale.

L’epigrafe in memoria dei Caduti di Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi

La lastra è sormontata da una cornice aperta al centro, dove è collocato il simbolico elmetto Adrian mod. 16, con due baionette intrecciate sorrette dal soggolo dell’elmetto. Nella parte inferiore due mensole indicano i termini della Grande Guerra: 1915 e 1918. Al centro una piccola nicchia, con un portacandele (o portalampada) a mensola. Rispetto al testo, ai lati dell’epigrafe sono presenti due ampi spazi vuoti. Notiamo che sono presenti dei piccoli fori, ovvero dei piccoli punti di connessione fra gli originari elementi decorati e la lastra di supporto. Probabilmente, considerando anche l’originaria funzione dell’edificio, potevano trovarsi due fasci littori in bronzo. Infatti, negli anni ’30 era ormai completata l’identificazione del regime con lo Stato.

L’epigrafe in memoria dei Caduti di Corazzano
Foto di Francesco Fiumalbi

Sulla lapide commemorativa sono indicati i nomi di nove caduti originari di Corazzano. Occorre ricordare che nell’intero territorio comunale di San Miniato, si contarono oltre 500 caduti. Rispetto al manifesto realizzato dal Canonico Galli Angelini in occasione dell’inaugurazione del Faro votivo nel 1928, manca il nome di Francesco Scali. Al momento non conosciamo il motivo di tale esclusione.
In ogni caso, l’epigrafe di Corazzano è una delle ultime realizzazioni in memoria dei Caduti della Grande Guerra. Infatti, maggior parte delle epigrafi e dei monumenti sparsi nel territorio comunale fu realizzata negli anni ’20, mentre nel caso di Corazzano siamo alla metà degli anni ’30. Per questo motivo sono presenti elementi significativi come l'elmetto e le due baionette, ma soprattutto la nicchia porta lume. Questo dettaglio richiama alla religione laica della Patria, che trovava il suo nucleo proprio nel culto dei Caduti.

Di seguito il testo dell’iscrizione.
(cliccando sui nominativi è possibile consultare le pagine personali dedicate a ciascuno)


IL POPOLO DI CORAZZANO
COSTRUIVA QUESTO EDIFICIO
DEDICANDOLO ALLA MEMORIA DEI SUOI EROICI CADUTI
CHE NELLA GRANDE GUERRA DI REDENZIONE
COLL’OLOCAUSTO DELLA PROPRIA VITA
APRIRONO IL CAMMINO ALLA GLORIOSA RINASCITA DELLA PATRIA












L’epigrafe in memoria dei Caduti di Corazzano
Particolare dell'elmetto con le due baionette
Foto di Francesco Fiumalbi

L’epigrafe in memoria dei Caduti di Corazzano
Particolare della nicchia porta lume
Foto di Francesco Fiumalbi

DBDSM - VILLANELLI GIOVANNI

DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO


VILLANELLI GIOVANNI
Villanelli Giovanni (Montaione, 1 agosto 1898 - Austria, 25 dicembre 1917), originario del Comune di Montaione, ma residente a Corazzano. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale come Soldato inquadrato nel 158° Reggimento Fanteria. Morì a seguito di ferite riportate in combattimento mentre si trovava in un campo di prigionia in Austria.
Il suo nome è inserito nell'elenco dei Caduti di Corazzano, contenuto nell'epigrafe commemorativa inizialmente collocata all'interno della Casa del fascio, oggi davanti al Teatro Quaranthana: L'EPIGRAFE DEI CADUTI DI CORAZZANO >>>

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 843.

DBDSM - TONI CESARE

DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO



TONI CESARE
Cesare Toni di Natale (San Miniato, 2 dicembre 1892 - Firenze, 7 novembre 1918), abitante Corazzano. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale come soldato inquadrato nel 178° Battaglione della Milizia Territoriale. Morì per malattia mentre si trovava in convalescenza a Firenze.
Il suo nome è inserito nell'elenco dei Caduti di Corazzano, contenuto nell'epigrafe commemorativa inizialmente collocata all'interno della Casa del fascio, oggi davanti al Teatro Quaranthana: L'EPIGRAFE DEI CADUTI DI CORAZZANO >>>

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 804.

DBDSM - TOGNETTI ULTIMO

DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO


TOGNETTI ULTIMO
Ultimo Tognetti di Pietro (Palaia, 25 maggio 1881 - Loc. Imprecisata, 18 maggio 1918), originario del Comune di Palaia, ma residente a Corazzano. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale come soldato inquadrato nel 3° Reggimento Artiglieria da Montagna. Morì a seguito di un infortunio causato da  un fatto di guerra presso la 22° sezione di sanità
Il suo nome è inserito nell'elenco dei Caduti di Corazzano, contenuto nell'epigrafe commemorativa inizialmente collocata all'interno della Casa del fascio, oggi davanti al Teatro Quaranthana: L'EPIGRAFE DEI CADUTI DI CORAZZANO >>>

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIV, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 663.

DBDSM - ROVINI ETTORE

DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO


ROVINI ETTORE
Rovini Ettore di Enrico (Montespertoli, 2 maggio 1891 - Francia, 15 luglio 1918), originario di Montespertoli, ma residente a Corazzano. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale come soldato inquadrato nel 52° Reggimento Fanteria. Morì in Francia a seguito di ferite riportate in combattimento.
Il suo nome è inserito nell'elenco dei Caduti di Corazzano, contenuto nell'epigrafe commemorativa inizialmente collocata all'interno della Casa del fascio, oggi davanti al Teatro Quaranthana: L'EPIGRAFE DEI CADUTI DI CORAZZANO >>>

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 721.

DBDSM - PESCINI ADOLFO

DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO


PESCINI ADOLFO
Adolfo Pescini di Angiolo (San Miniato, 20 novembre 1888 - Cremona, 17 agosto 1915), partecipò alla Prima Guerra Mondiale come soldato inquadrato nel 126° Reggimento Fanteria. Morì a Cremona per malattia.
Il suo nome è inserito nell'elenco dei Caduti di Corazzano, contenuto nell'epigrafe commemorativa inizialmente collocata all'interno della Casa del fascio, oggi davanti al Teatro Quaranthana: L'EPIGRAFE DEI CADUTI DI CORAZZANO >>>

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 643

DBDSM - GUARDINI GIOVANNI

DBDSM - DIZIONARIO BIOGRAFICO DIGITALE DI SAN MINIATO


GUARDINI GIOVANNI
Giovanni Guardini di Eugenio (Castelfiorentino, 29 agosto 1879 - Austria, 16 aprile 1918), originario del Comune di Castelfiorentino, ma abitante a Corazzano. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale come soldato inquadrato nel 242° Reggimento Fanteria. Morì per malattia mentre si trovava in prigionia in Austria.
Il suo nome è inserito nell'elenco dei Caduti di Corazzano, contenuto nell'epigrafe commemorativa inizialmente collocata all'interno della Casa del fascio, oggi davanti al Teatro Quaranthana: L'EPIGRAFE DEI CADUTI DI CORAZZANO >>>

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 423.

DBDSM - BULLERI CESARE


BULLERI CESARE
Cesare Bulleri di Sabatino (San Miniato, 4 febbraio 1891 - Osp. Campo 76, 11 dicembre 1917), abitante a Corazzano, partecipò alla Prima Guerra Mondiale come Soldato inquadrato nel 251° Reggimento Fanteria. Morì all'ospedaletto da campo n. 76 a seguito di ferite riportate in combattimento.
Il suo nome è inserito nell'elenco dei Caduti di Corazzano, contenuto nell'epigrafe commemorativa inizialmente collocata all'interno della Casa del fascio, oggi davanti al Teatro Quaranthana: L'EPIGRAFE DEI CADUTI DI CORAZZANO >>>

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Albo d'Oro dei Caduti Militari della Guerra 1915-18, Vol. XXIII, Toscana I, Ministero della Guerra, 1926, p. 158.

domenica 14 aprile 2019

[VIDEO] A CENTO ANNI DA VITTORIO VENETO - PRESENTAZIONE DEL LIBRO - 13 APRILE 2019

Sabato 13 aprile 2019, presso l'Accademia degli Euteleti di San Miniato, si è svolta la presentazione del libro "A cento anni da Vittorio Veneto. I sanminiatesi che non fecero ritorno", di Michele Fiaschi e Francesco Fiumalbi, pubblicato da FM Edizioni. La pubblicazione è dedicata alla memoria dei caduti sanminiatesi durante la Prima Guerra Mondiale: sono indicate le tappe che hanno portato al conferimento della cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto e contiene un saggio incentrato sulla memoria e il culto dei caduti negli anni del primo dopoguerra, con particolare riferimento al territorio sanminiatese e all'uso ideologico dei Caduti da parte del fascismo.

Di seguito il video dell'iniziativa:







domenica 24 febbraio 2019

[VIDEO] RES BELLICA - PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA E DEL LIBRO "A CENTO ANNI DA VITTORIO VENETO" - 23 FEBBRAIO 2019

a cura di Francesco Fiumalbi

Nel pomeriggio di sabato 23 febbraio 2019 è stata inaugurata, presso la Biblioteca Comunale "M. Luzi", la mostra “Res Bellica - La prima guerra totale del XX secolo”, promossa dal Comune di Vittorio Veneto per il Centenario della fine della Grande Guerra 1918-2018. A seguire il conferimento della cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto per i comuni di Casciana Terme - Lari, Pieve Fosciana e Terricciola. Un riconoscimento che era già stato conferito al Comune di San Miniato il 20 ottobre 2018.


L'inaugurazione della mostra
Foto di Francesco Fiumalbi

E' stato un momento di riflessione sul tema della Grande Guerra, con la partecipazione di Barbara De Nardi, Assessore del Comune di Vittorio Veneto, con particolare attenzione a Brandolino Brandolini d'Adda e ai 565 caduti di San Miniato. Nell'occasione è stata presentata la pubblicazione "A cento anni da Vittorio Veneto. I sanminiatesi che non fecero ritorno" di Michele Fiaschi e Francesco Fiumalbi, FM edizioni, 2019.

Di seguito il video e alcune immagini della serata:

Il video

Un momento della serata
Foto di Giacomo Benedettini

Un momento della serata
Foto di Francesco Fiumalbi

La locandina dell'iniziativa

La copertina della pubblicazione
A cento anni da Vittorio Veneto.
I sanminiatesi che non fecero ritorno

lunedì 29 ottobre 2018

[VIDEO] LA CITTADINANZA ONORARIA DI VITTORIO VENETO AI 565 CADUTI SANMINIATESI

a cura di Francesco Fiumalbi

Nell’ottobre 2017, il Consiglio Comunale di Vittorio Veneto ha deliberato di conferire la cittadinanza onoraria ai quasi 6 milioni di soldati italiani che parteciparono alla Prima Guerra Mondiale. Il riconoscimento è stato rivolto sia ai caduti nel conflitto, sia agli ex militari deceduti prima del 1968, quando, in occasione del 50° anniversario della fine della Grande Guerra, fu deliberato di conferire la cittadinanza agli ex combattenti ancora viventi. Nella medesima circostanza il Governo decise di istituire l’Ordine dei Cavalieri di Vittorio Veneto.

La corona deposta dal Comune di San Miniato
 al Monumento ai Caduti situato 
in Piazza del Popolo a Vittorio Veneto
Foto di Francesco Fiumalbi

Il 20 ottobre 2018 il Sindaco Vittorio Gabbanini ha ricevuto la cittadinanza onoraria conferita alla memoria dei 565 Caduti sanminiatesi. La giornata ha avuto inizio in Piazza del Popolo, dove è stata deposta una corona d’alloro al Monumento ai Caduti di Vittorio Veneto. La delegazione sanminiatese, a cui ha preso parte il Consigliere Michele Fiaschi, è stata poi accolta in Municipio dal Sindaco di Vittorio Veneto e dalla Giunta. Qui, presso la Sala Brandolino Brandolini d’Adda, si è svolta la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria, officiata dal Sindaco Roberto Tonon affiancato da Barbara De Nardi, Assessore con delega al Centenario della Grande Guerra. Il lungo elenco dei Caduti sanminiatesi - riportato in un'unica pergamena lunga più di un metro e suddivisa in tre colonne - ha destato una grandissima impressione nei presenti, a testimonianza della dimensione della tragedia provocata dalla Grande Guerra anche in una comunità relativamente piccola, come quella di San Miniato, che all'epoca contava 21mila abitanti.

Di seguito i video e alcune immagini della cerimonia:

 
Il momento della deposizione della corona al Monumento ai Caduti
Video di Francesco Fiumalbi

Il momento del conferimento della cittadinanza onoraria ai Caduti sanminiatesi
Video di Francesco Fiumalbi


 Il momento del conferimento della cittadinanza onoraria
con il Sindaco di Vittorio Veneto e la delegazione sanminiatese
Foto di Luca Fiumalbi 

 Il Sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini 
assieme al Sindaco di Vittorio Veneto Roberto Tonon
A destra Francesco Fiumalbi autore della ricerca storica
Foto di Fabrizio Mandorlini

Nella medesima occasione Michele Fiaschi ha presentato il libro dedicato a Brandolino Brandolini d'Adda, dal titolo Impavidum ferient, scritto dallo stesso Michele Fiaschi e Rosaria De Biasio, pubblicato dal Notiziario Araldico per il Comune di Vittorio Veneto.

Un momento della presentazione del libro su Brandolino Brandolini d'Adda
Foto di Francesco Fiumalbi

 
La presentazione del libro su Brandolino Brandolini d'Adda
 Video di Francesco Fiumalbi


venerdì 30 marzo 2018

SAN MINIATO 1923: IL PRIMO VIALE DELLA RIMEMBRANZA D’ITALIA

di Francesco Fiumalbi

Sommario del post:
PREMESSA
LA FINE DELLA GUERRA E LA MEMORIA DEI CADUTI
IL CONTESTO SANMINIATESE DEL DOPOGUERRA
IL SOCIALISMO E I “FATTI DI EMPOLI”
IL FASCISMO AL GOVERNO
LA POLITICA DELLA MEMORIA FASCISTA
LA NASCITA DEI VIALI DELLA RIMEMBRANZA
L’ALLESTIMENTO DEL VIALE A SAN MINIATO
L’INAUGURAZIONE A SAN MINIATO DEL PRIMO VIALE D’ITALIA

PREMESSA
Stando alle cronache del tempo, quello di San Miniato è stato il primo viale della Rimembranza realizzato in Italia, inaugurato l’8 febbraio 1923. Coincideva con le attuali via XXIV maggio e viale Don Minzoni, fra Piazza del Duomo, Piazza San Francesco e Corso Garibaldi. Oggi è rimasto poco di quel viale, rimaneggiato in varie occasioni nel corso dei decenni. Tuttavia raccontare la storia della sua realizzazione ci offre l’occasione per parlare, seppur in maniera sintetica, anche del clima che si respirava nel primo Dopoguerra e nei giorni in cui il fascismo prese il potere.

Il Viale della Rimembranza di San Miniato
all'intersezione con Corso Garibaldi
in un'immagine dell'epoca (anni '20-'30 del '900)
Utilizzo ai sensi dell'art. 70 c. 1-bis della Legge 22 aprile 1942 n. 633

LA FINE DELLA GUERRA E LA MEMORIA DEI CADUTI
«L'Austria ha capitolato», così il titolo a sei colonne del Corriere della Sera del 5 novembre 1918. L'Italia aveva raggiunto i termini sacri che natura pose a confine della Patria, ma al prezzo di 680 mila vittime militari che affrontarono impavidi morte gloriosa (01). Subito la vittoria si rivelò un’epopea di gloria e di martirio che è stata scritta col sangue della nostra gioventù più bella (02). Nessuno poteva dimenticare: i familiari bramavano consolazione cercando un senso alla morte dei propri cari, ma anche i reduci, che avevano visto cadere i compagni di battaglia, sopportarono dolore e sofferenze. Ciò fa comprendere il significato, la dimensione e la diffusione delle iniziative in memoria dei Caduti nel territorio sanminiatese – dove il tributo ascese ad oltre 500 uomini – e riscontrabili attraverso i “luoghi della memoria” attualmente presenti, più o meno alterati e modificati, nonché scomparsi. Sono spazi sociali deputati ai rituali commemorativi, con il loro carico di connotazioni simboliche, proposti come traduzione materiale del ricordo istituzionalizzato legato alla guerra – volto ad identificare i tratti preziosi, fondativi, identitari ed esemplari, come il “sacrificio” dei Caduti – ma anche come punti d’incontro fra la memoria pubblica e quella individuale dei reduci, dei familiari dei Caduti e, più in generale, di tutti coloro che contribuirono alla vittoria in termini di sacrifici materiali ed affettivi.
Fin da subito, la memoria dei Caduti fu considerata un tema di rilevanza statale: presso il Ministero dell'Interno fu istituita una Commissione per onorare la memoria dei soldati d’Italia e dei paesi alleati morti in guerra, che si occupò dei cimiteri di guerra e, successivamente, del rientro delle salme nei territori d'origine (R.D. 24-08-1919), mentre le cerimonie e l'erezione di monumenti commemorativi furono lasciati alle iniziative delle autorità e delle associazioni locali. In una prima fase prevalse l’aspetto dell’elaborazione del lutto, della ricostruzione e del riequilibrio socio-affettivo a partire dal dolore. In un secondo momento, col fascismo e la pretesa monopolizzazione del patriottismo, si delineò una strategia politica con precise formalizzazioni rituali ed iconografiche: la memoria ufficiale fu proposta come affermazione di valori identitari indiscutibili e obbligatori, su cui costruire una narrazione nazionale priva di complessità e ambiguità, rimuovendo quei punti di tensione e conflittualità, che pure erano proposti nell’immediato Dopoguerra (03).

IL CONTESTO SANMINIATESE DEL DOPOGUERRA
Il ritorno alla vita civile di milioni di soldati e le difficoltà nella riconversione dell’industria – fino a quel momento interamente votata allo sforzo bellico – determinarono un netto peggioramento delle condizioni socio-economiche. Il fenomeno del reducismo, l'impegno popolare e i riflessi della Rivoluzione Russa, segnarono i primi due anni dalla fine delle ostilità con gravi tensioni sociali, scioperi e agitazioni in ogni campo della vita economica, oltre al progredire violento della reazione fascista (04). Nel territorio sanminiatese, il settore conciario – attivissimo durante la guerra per le commesse dell’esercito – fu interessato da un crollo produttivo che determinò una grave crisi occupazionale (05). Contro il “caro-viveri”, il Sindaco di San Miniato Egisto Elmi dispose la requisizione di generi alimentari, con il coordinamento prestato anche da “Guardie Rosse” (06). Dunque il Comune, impegnato a gestire l'emergenza sociale, economica e sanitaria – dovuta all’influenza “spagnola” – rimase inizialmente inattivo sul fronte della memoria dei Caduti. Solamente i funerali che si tennero il 2 marzo 1919 e resi possibili dall'abrogazione dei provvedimenti straordinari in materia di pubblica sicurezza del 1915, furono indetti dal Capitolo unitamente al Municipio e ad altre congregazioni […] in suffragio dei prodi caduti nella recente guerra fatta per la grandezza della Patria e pertanto la Giunta deliberò di intervenire in forma ufficiale ai funerali medesimi, unitamente ai membri del Consiglio.

Il Viale della Rimembranza di San Miniato
all'intersezione con Corso Garibaldi come si presenta oggi
Foto di Francesco Fiumalbi

IL SOCIALISMO E I “FATTI DI EMPOLI”
In occasione del primo anniversario della vittoria, il Presidente del Consiglio Nitti vietò ogni manifestazione, in vista delle prime elezioni politiche del Dopoguerra – fissate per il 16 novembre 1919 – che si svolsero fra violenze, scioperi e tumulti. Il 4 novembre 1919 il marchese Gino Incontri, candidato liberale, rimase vittima di un'aggressione a San Miniato, dove si era recato per tenere un comizio presso piazza Taddei (attuale piazza del Popolo) assieme al candidato Guicciardini. Egli fu circondato da un gruppo di socialisti e gettato al suolo da un colpo di bastone alla testa (10). Visto l’esito delle elezioni, la Sezione Socialista, la Lega Pellettieri e la Lega Proletaria Reduci chiesero le doverose dimissioni dell'Amministrazione Comunale sanminiatese, non rappresentando più questa la maggioranza degli elettori (11). La richiesta si rivelò velleitaria, ma alle successive amministrative del 31 ottobre 1920 i Socialisti ottennero la maggioranza, forti della capillare organizzazione (12). Fu eletto Sindaco l’avv. Giovanni Manetti, il quale si disinteressò alle iniziative patriottiche, poiché distante ideologicamente ed impegnato a fronteggiare le difficoltà del momento. La situazione precipitò dopo i “fatti di Empoli” del 1 marzo 1921 (13): nella “reazione” scaturita dopo l'infame macello (14) si costituì il fascio di S. Miniato (15), i cui membri costrinsero il Sindaco e il Consiglio a dimettersi il 21 aprile (16). Si aprì la crisi politica, tamponata dall’invio del Commissario Prefettizio Attilio Masiani il 4 maggio successivo.

IL FASCISMO AL GOVERNO
Nel 1922 le iniziative per l'anniversario della vittoria si intrecciarono con l'avvento del fascismo al potere. Anche la sezione sanminiatese, forte di 600 iscritti e 180 squadristi, prese parte alla mobilitazione nazionale (17) che si concretizzò, fra il 27 e il 28 ottobre, con la cosiddetta marcia su Roma a cui parteciparono anche alcuni sanminiatesi. Come nel resto d'Italia, furono occupati gli uffici pubblici e venne posto a fianco del Commissario Prefettizio un fiduciario dei Fasci […], con l'incarico di collaborare e controllare l'operato del Commissario e di far pressioni per la sollecita convocazione dei comizi elettorali amministrativi. Il 30 ottobre giunse la notizia dell’affidamento del Governo a Mussolini: immediatamente fu organizzata una manifestazione, con un grande corteo che da piazza Taddei (attuale piazza del Popolo) sfilò fino in piazza XX Settembre, dove il Monumento ai Caduti fu salutato romanamente. Il segretario politico del fascio di San Miniato Giulio Giani pronunciò un discorso alla folla festante (18).
La successiva commemorazione del 4 novembre avvenne senza il concorso del Municipio, bensì per iniziativa dell’Ass. Combattenti e Reduci, dei Mutilati e Invalidi e della sezione del PNF (19). Il fascismo, attraverso le azioni di violenza e dominio, promosse un fanatismo per cui lo stesso partito intendeva identificarsi con la nazione, arrogandosi il monopolio del patriottismo (20). Dunque, se da una parte approfittò dei sentimenti patriottici, dall'altra ne corroborò lo spirito attraverso tutte le sue componenti e in ogni occasione. Completata la presa di potere, ne risultò l'ideologia per cuiVittorio Veneto e la marcia su Roma si completano l'un l'altra; onore agli artefici delle due Vittorie e dell'unica Gloria comune! Da oggi incomincia quel nuovo periodo di storia che determinavano insieme i fanti e le «camicie nere»: il periodo dell'Italia giovane, produttiva, cosciente e superba della sua fierezza!”. Queste le parole del Segretario Politico Giulio Giani, pubblicate all'indomani del 4 novembre 1922 (21).

Il Viale della Rimembranza di San Miniato
all'arrivo in Piazza del Duomo
in un'immagine dell'epoca (anni '20-'30 del '900)
Utilizzo ai sensi dell'art. 70 c. 1-bis della Legge 22 aprile 1942 n. 633

LA POLITICA DELLA MEMORIA FASCISTA
Da quel momento fu intrapresa una vera e propria “politica della memoria”: una sorta di “religione della Patria” fondata sui temi dell'eroismo e del sacrificio (22), costitutivi della nuova “razza italiana” che noi vogliamo prendere, sagomare, forgiare per tutte le battaglie necessarie nella disciplina, nel lavoro e nella fede – come ebbe a dire Benito Mussolini nel discorso pronunciato a Sassari l’11 giugno 1923 – e dunque quale preludio alle nuove e più grandi vittorie a cui l'Italia fascista sarebbe stata destinata. La successione degli eventi provocò importanti ripercussioni anche a S. Miniato: il Commissario Prefettizio Attilio Masiani, il 5 novembre, rassegnò le proprie dimissioni al Prefetto di Firenze, il quale lo sostituì con Alfonso Afferni, membro del fascio fiorentino. Masiani fu accusato di immobilismo e di distacco rispetto al fascismo, e dunque costretto alle dimissioni. Lo dimostra il componimento anonimo, intitolato “Il 5 novembre 1922”: “Ei fu. Siccome immobile/dato un fatal sospiro/stette Masiano immemore/orbo sul reo papiro,/tal S. Miniato attonita/al grande annuncio sta./Muta pensando all'ultima/che fece quel furbone/né sa quando una simile/orma di gran pappone/la sua fetente polvere/a calpestar verrà(23).

LA NASCITA DEI VIALI DELLA RIMEMBRANZA
Già nelle settimane successive alla costituzione del Governo Mussolini, prese avvio la “politica della memoria” fascista. Infatti, con la circolare del 27 dicembre 1922 il Sottosegretario al Ministero dell'Istruzione Pubblica on. Dario Lupi, sollecitò tutti i Provveditori agli Studi affinché “le scolaresche d’Italia si facciano iniziatrici dell’attuazione di una idea nobilissima e pietosa: quella di creare in ogni città, in ogni paese, in ogni borgata, la Strada o il Parco della Rimembranza. Per ogni caduto nella grande guerra, dovrà essere piantato un albero(24). Fu dunque realizzato un piccolo fascicolo contenente le Norme per i viali e parchi della rimembranza, che fu inviato alle amministrazioni comunali (25).

Il Viale della Rimembranza di San Miniato
all'arrivo in Piazza del Duomo come si presenta oggi
Foto di Francesco Fiumalbi

L’ALLESTIMENTO DEL VIALE A SAN MINIATO
Ricevuto l'opuscolo, il nuovo Commissario Prefettizio fascista Cav. Alfonso Afferni si mosse con alacrità e rapidità, probabilmente anche per segnare il cambio di passo rispetto al predecessore, al fine di realizzare a S. Miniato il primo Viale della Rimembranza d'Italia. Venne costituito un apposito comitato esecutivo, presieduto dal medesimo Afferni, che si adoperò a realizzare il progetto redatto dall'Ufficio tecnico comunale sulla base di un iniziale schizzo dimostrativo del 30 dicembre 1922 (26). Il Commissario Prefettizio, con lettera dell'8 gennaio 1923, informò l'on. Dario Lupi circa la volontà di realizzare a S. Miniato un viale nei pressi della passeggiata pubblica che domina tutta la Valle dell'Arno e, vista la ristrettezza dei tempi e delle risorse economiche a disposizione dell'Amministrazione Comunale, pregò il Sottosegretario affinché voglia interessare il Ministero di Agricoltura per l'invio i 80 piante di pino parasole, con l'augurio che Ella voglia fin d'ora accogliere il fervido invito che a nome del Comune le rivolgo per onorare della sua ambita presenza la cerimonia inaugurale (27).

Il 10 gennaio Lupi espresse il più vivo compiacimento per l'opera entusiasta, manifestando al contempo l'adesione all'invito. Comunicò, inoltre, di aver immediatamente interessato il Ministero di Agricoltura, raccomandando la maggior sollecitudine all'invio (28). Il giorno successivo, il Ministro Giuseppe De Capitani d'Arzago scrisse al Commissario Prefettizio di avere disposto perché l'Ispettore Capo forestale di Roma Le invii sollecitamente, 80 piante di pino marittimo di ottimo stato di sviluppo, in sostituzione degli 80 pini parasole, chiesti da codesto On. Comitato per la formazione del Parco della Rimembranza (29). Il 20 gennaio 1923 l'Ispettore Capo del Corpo Reale delle Foreste, Dipartimento di Roma, informò Alfonso Afferni dell'avvenuta spedizione di 80 pini marittimi scelti dal vivaio forestale di S. Alessio che sarebbero arrivati presso la stazione di S. Miniato (Firenze) (30). Avuta conferma dell'invio anche dall'Ispettore Capo dell'Ispettorato Forestale di Firenze (31), il Commissario Prefettizio contattò il Direttore Istituto Archimede di Roma – facente parte della Società Italiana per il materiale scientifico-didattico – poiché occorrono a questo Comune n. 66 ripari per una prima piantata di alberi pel Viale della Rimembranza, che abbiamo in animo di inaugurare entro il corrente mese o nei primi giorni del prossimo febbraio (32). Il 24 gennaio successivo, il Direttore confermò di poter esaudire la richiesta di Afferni, specificando che la spedizione avverrà non oltre i 15 giorni, tempo sufficiente per la preparazione delle targhe (33).

A questo punto il Comitato Esecutivo ebbe a disposizione tutti gli elementi materiali per procedere alla realizzazione del Viale della Rimembranza e il Commissario Prefettizio, assumendo i poteri del Consiglio e con l'assistenza del Segretario del Comune di S. Miniato dette la necessaria ufficialità il 25 gennaio 1923: nell'intendimento di perpetuare il culto della religione della Patria in un pensiero di riverenza e di gratitudine alla mestizia dei Caduti nella Grande Guerra di redenzione, creando anche in S. Miniato il “Viale della Rimembranza”, deliberò di denominare “Viale della Rimembranza” il viale attualmente privo di denominazione, che staccandosi dal viale Garibaldi, sale da un lato alla Chiesa di S. Francesco e dall'altro al piazzale del Duomo. La decisione tenne conto dell'impossibilità, anche per ragioni topografiche, di poter ricordare in un solo tempo tutti i quattrocentoquarantasette Samminiatesi caduti per la patria e come convenga in vece limitarsi per ora ai Caduti appartenenti al capoluogo ed alle contigue frazioni creando di poi, di mano in mano, Viali o Parchi della rimembranza anche nelle altre frazioni del Comune. Fu così stabilito di piantare lungo tale viale tanti pini marittimi quanti sono i caduti in guerra appartenenti al Capoluogo del Comune ed alle contigue frazioni di Crocetta e di S. Caterina, Calenzano e Marzana e ascendenti a circa ottanta complessivamente. Ed inoltre di apporre ad ogni albero una targhetta recante il grado, il cognome e il nome del Caduto, la data e il combattimento in cui dette la sua fiorente giovinezza alla Patria (34).

Il Viale della Rimembranza di San Miniato
lungo Viale Don Minzoni come si presenta oggi
Foto di Francesco Fiumalbi

L’INAUGURAZIONE A SAN MINIATO DEL PRIMO VIALE D’ITALIA
L'inaugurazione avvenne l'8 febbraio 1923 e trovò ampia eco sulla stampa locale. Così «La Vedetta»: “Grazie alla lodevole iniziativa del Commissario Prefettizio Cav. Alfonso Afferni, sarà oggi inaugurato in questa città un viale della Rimembranza. Presieduto dal Commissario stesso si è costituito un apposito comitato che ha scelta la località, e cioè la via soprastante il Piazzale Dante Alighieri. La cerimonia inaugurale avverrà in forma solenne ed è già assicurato l'intervento di S. E. l'on. Lupi. Sarà in questo il primo viale che s'inaugura in Toscana col quale sarà eternata la memoria dei valorosi caduti della grande guerra. In tale occasione verrà pure fatta la distribuzione delle medaglie e delle croci di guerra ai combattenti sanminiatesi(35).

Toni più solenni e moltissimi dettagli sulle colonne de «La Voce Fascista»: Oggi S. Miniato è in festa. Gli edifici pubblici e privati sono tutti imbandierati, sulla storica rocca sventola il tricolore, alle finestre delle abitazioni sono appesi gli arazzi. […] Ricevuto alla stazione dal Commissario prefettizio del Comune, Cav. Alfonso Afferni, arriva S.E. L'On. Dario Lupi Sottosegretario di Stato per la P. I. accompagnato dal suo segretario particolare avv. Pompeo Ligi”. Giunsero a S. Miniato molte altre autorità e innumerevoli associazioni provenienti dalle frazioni e dai comuni limitrofi, che si radunarono al Piazzale Dante Alighieri. Da qui, accompagnate dalla “Canzone del Piave”, attraversarono le vie cittadine e raggiunsero il Teatro “G. Verdi”, che fu presto gremito. Intervennero il Commissario Prefettizio sanminiatese e l'On. Dario Lupi: “Non è senza una profonda commozione che io porto in questa solenne patriottica cerimonia il saluto e la parola del Governo della rinascita nazionale. In S. Miniato, oggi si inaugura il primo viale della Rimembranza, il viale che è il segno di nobiltà che voi avete impresso con la vostra amorosa sollecitudine alla Patria”. L'orazione proseguì ricordando l'opera e le benemerenze del fascismo, presentato e descritto come ideale attuazione de il pensiero di Mazzini e l'azione di Garibaldi. Ma, soprattutto, espresse come un vero e proprio manifesto ideologico, il nuovo programma “educativo” del fascismo, che nella coltivazione della memoria dei Caduti trovava l'elemento fondativo: “vogliamo innestare i sacrifici dei morti alle anime più giovani, ecco perché gli alunni di tutte le scuole, finora abbandonati, dovranno compiere l'atto di riconoscenza. Sorgeranno gli alberi quali monumenti viventi che in tutte le primavere daranno i loro fiori. I viali della Rimembranza sono affidati alle cure di tutte le classi sociali: i morti non hanno partito! Appartengono al grande patrimonio della razza”. Conclusi gli interventi, il corteo tornò al Piazzale Dante Alighieri. La terrazza soprastante il loggiato del mercatale fu occupata dagli alunni delle Scuole Elementari, i quali, diretti dal Maestro Francesco Pisano e accompagnati dalla Filarmonica “G. Verdi”, cantarono la “Canzone degli Alberi” appositamente composta per l'occasione dello stesso Pisano. Affacciato dalla medesima terrazza, il Can. Francesco Giuntini Proposto della Cattedrale impartì la solenne benedizione. Quindi i bambini ricoprirono gli alberi di fiori e poi cantarono la “Canzone del Piave” (36).

Parteciparono alla cerimonia inaugurale il Comm. Giovanni Garzaroli Prefetto di Firenze, S. E. il Generale De Marchi Comandante della Divisione Militare di Firenze, il Cav. Uff. Emanuele Vittorio per l'Amministrazione Provinciale, l'avv. Carlo Montanelli per il Comune di Firenze, il Tenente Colonnello Tripopi per la Legione dei R. Carabinieri. Gli ospiti d'onore furono ricevuti in Municipio e poi accompagnati al Circolo Ricreativo adiacente al Teatro “G. Verdi” dal Commissario Prefettizio Afferni. Qui erano presenti altre autorità come il Sottoprefetto di S. Miniato Marchese Incisa di Camerana, l'avv. Giulio Franchi Pres. del Tribunale, il Cav. Avv. Oscar Muzzi Procuratore del Re, il Pretore avv. Rocco Martorano, il Capitano dei R. Carabinieri Giulio Gamucci, il Conciliatore Cav. Antonio Pucci, il Generale Briccola, i commissari prefettizi del Comune di S. Croce sull'Arno avv. Torquato Lami, del Comune di Certaldo Colonnello Luchini Garibaldo, del Comune di Fucecchio avv. Alberto Dondoli, del Comune di S. Maria a Monte rag. Caciafaglia, l'Ufficiale di Ordinanza dell'on. Lupi Carlo Sestini, Giulio Dal Canto, il Comandante di Corte Tenente Bracci, Raffaello Suggi in rappresentanza del R. Provveditore agli Studi, Giuseppe Chiti Delegato ufficiale di Stato Civile, l'ing. Comunale Gino Ostorero. Il corteo delle associazioni era composto dal Corpo dei Pompieri, dalla Filarmonica “G. Verdi” di S. Miniato, dai familiari dei Caduti, dalle sezioni sanminiatese e fucecchiese dell'Ass. Naz. Combattenti e Reduci, dalla locale sezione dell'Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra, e poi il Tiro a Segno nazionale, il R. Conservatorio di S. Chiara, la Scuola Tecnica pareggiata, le Scuole Elem. di S. Miniato e di Fucecchio, il Patronato Scolastico, l'Accademia degli Euteleti, gli Spedali Riuniti, la Congreg. di Carità, le Società Operaie di S. Miniato e del Pinocchio, l'Asilo “Umberto I”, il Ricovero di Mendicità, le Misericordie di S. Miniato, Ponte a Egola e Pinocchio, le Pubbliche Assistenze di S. Miniato, Isola, Ponte a Elsa, Corazzano, l'Ass. Magistrale, l'Unione “Tommaseo”, la Cassa di Risparmio di S. Miniato, il Monte dei Paschi, la Banca Popolare, il Comizio Agrario, il Consorzio Agrario, il Delegato antifillosserico Ing. Ciampini, in rappresentanza anche del Partito Popolare, la Società degli Industriali, le Cooperative di Consumo di Bucciano, Balconevisi e Pinocchio, l'Unione Sportiva, i Circoli Ricreativi di S. Miniato, Isola, La Scala, Ponte a Elsa, le Filarmoniche di La Scala e di Cigoli. Oltre al Gonfalone del Comune di S. Miniato erano presenti le rappresentanze dei comuni di Fucecchio, S. Maria a Monte, Certaldo, S. Croce sull'Arno. Vi erano poi le squadre fasciste di S. Miniato con il Segretario politico Giulio Giani ed i Comandanti di centuria Tenente Adolfo Bondi e il Sottotenente Antonio Rigatti, il fascio femminile di S. Miniato con l'avanguardia fascista sanminiatese. A questi si aggiunsero il Segretario politico del fascio di Ponte a Egola Carlo Giusti, accompagnato dal Comandante di centuria Giuseppe Giusti e i rappresentanti dei fasci di Ponte a Elsa, Fucecchio, Capraia e Montopoli, oltre ai Ferrovieri fascisti di S. Romano (37).

L'inaugurazione del viale doveva essere uno degli ultimi atti del Commissario Prefettizio, poiché il 18 febbraio si tennero le amministrative. Tuttavia i contrasti fra i fasci di Ponte a Egola e S. Miniato determinarono lo scioglimento del Consiglio Comunale e il prolungamento del mandato di Afferni. Il Viale della Rimembranza fu rimaneggiato in varie circostanze, che portarono all’attuale sistemazione di piazza del Duomo, viale XXIV Maggio e viale Don Minzoni. Ad esempio, all'intersezione con Corso Garibaldi era collocata un'iscrizione oggi scomparsa:

PER RIVENDICARE
I TERMINI SACRI
CHE NATURA POSE
A CONFINE DELLA PATRIA
AFFRONTARONO IMPAVIDI
MORTE GLORIOSA

L'epigrafe in un'immagine dell'epoca (anni '20-'30 del '900)
Utilizzo ai sensi dell'art. 70 c. 1-bis della Legge 22 aprile 1942 n. 633

NOTE E RIFERIMENTI
(01) Le parole sono tratte dall'iscrizione che era presente all'inizio del Viale della Rimembranza di S. Miniato.
(02) «La Rocca», anno I, n. 6 del 25 mag. 1919, p. 1.
(03) Per una complessiva riflessione a proposito dei “luoghi della memoria” da un punto di vista antropologico si rimanda a F. Dei, Antropologia Culturale, 2° Ed., Il Mulino, Bologna, 2016, pp. 197-203; 264-267.
(04) F. Fabbri, Le origini della guerra civile. L'Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921, UTET, Torino, 2009.
(05) «La Rocca», anno I, n. 14 del 6 apr. 1919, p. 4; n. 11 del 10 ago. 1919, p. 3. Cfr. S. Ficini, Il comprensorio del cuoio nella bufera: dalla rivoluzione al regime (1918-1922), Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 1998, pp. 24-31.
(06) «Il Piccolo», anno XIV, n. 14 del 13 lug. 1919, p. 2.
(07) Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 127 del 23 maggio 1915. Furono vietate le riunioni pubbliche, le processioni civili e religiose, le passeggiate in forma militare con o senza armi e gli assembramenti in luogo pubblico o aperto al pubblico.
(08) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Deliberazioni della Giunta Comunale, F200S020UF024, n. 49 del 22 feb. 1919; n. 225 del 17 mar. 1919. «La Rocca», Anno I, n. 1 del 16 mar. 1919, p. 4; «La Riscossa», Anno I, n. 3 dell'11 mag. 1919; «Il Piccolo», Anno XIV, n. 7 del 30 mar. 1919, p. 2
(09) E. Gentile, E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma, Editori Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 16.
(10) «Il Corriere della Sera», anno 44, n. 305 del 5 novembre 1919, p. 2.
(11) «Vita Nuova», anno XIV, n. 14 del 12 dicembre 1919, p. 3.
(12) «La Vedetta», anno II, n. 46 del 7 novembre 1920, p. 1.
(13) In proposito P. Pezzino, Empoli antifascista: i fatti del 1 marzo 1921, la clandestinità e la resistenza, Pacini Ed., Pisa, 2007; cfr. S. Ficini, Il comprensorio del cuoio nella bufera: dalla rivoluzione al regime (1918-1922), Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 1998, pp. 171-179.
(14) Così titolava «Il Piccolo», Anno XVI, n. 6 del 13 marzo 1921 all'indomani dei cosiddetti “Fatti di Empoli”.
(15) «La Voce Fascista», anno I, edizione straordinaria a supplemento del n. 6 del 24 marzo 1921, p. 2.
(16) «La Vedetta», anno III, n. 17 del 1 maggio 1921, p. 2.
(17) «La Voce Fascista», Anno I, n. 21 del 4 novembre 1922, p. 1.
(18) «La Voce Fascista», Anno I, n. 21 del 4 novembre 1922, p. 2.
(19) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1922, F200S062UF006, Cat. 6, Cl. 3, lettera del Comitato al Commissario Prefettizio Masiani del 2 novembre 1922.
(20) E. Gentile, E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma, Editori Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 75-77.
(21) «La Voce Fascista», Anno I, n. 21 del 4 novembre 1922, p. 2.
(22) In proposito V. Gigante, L. Kocci e S. Tanzarella, La grande menzogna. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla I guerra mondiale, Edizioni Dissensi, Viareggio, 2015.
(23) «La Voce Fascista», Anno I, n. 22 del 19 novembre 1922, p. 3.
(24) D. Lupi, Parchi e viali della Rimembranza, Bemporad, Firenze, 1923.
(25) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per categorie, Anno 1923, F200S062UF16, “Parco della Rimembranza” dove è conservata una copia D. Lupi, Norme per i viali e parchi della rimembranza, Ministero della Pubblica Istruzione, Tip. Operaia Romana Cooperativa, Roma, 1922.
(26) Schizzo Dimostrativo della parte a Tramontana del Prato del Duomo, trasmesso all'Ing. Comunale Gino Ostorero il 30 dicembre 1922. Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”.
(27) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera del Commissario Prefettizio Afferni al Sottosegretario di Stato On. Dario Lupi dell'8 gennaio 1923. Nel medesimo fascicolo è contenuta ampia corrispondenza con vari enti per il reperimento degli alberi e di altre attrezzature.
(28) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera del Sottosegretario di Stato on. Dario Lupi al Comm. Prefettizio Alfonso Afferni dell'10 gennaio 1923.
(29) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera del Ministro dell'Agricoltura Giuseppe De Capitani d'Arzago al Commissario Prefettizio Alfonso Afferni dell'11 gennaio 1923.
(30) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera dell'Ispettore Capo del Corpo Reale delle Foreste di Roma al Commissario Prefettizio Alfonso Afferni dell'20 gennaio 1923.
(31) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera dell'Ispettore Capo dell'Ispettorato Forestale di Firenze al Commissario Prefettizio Alfonso Afferni dell'22 gennaio 1923.
(32) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera del Commissario Prefettizio Alfonso Afferni al Direttore Istituto Archimede di Roma del 23 gen. 1923.
(33) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Carteggio per Categorie, Anno 1923, Cat. 6, Cl. 3, F200S062UF16, inserto “Parco della Rimembranza”, lettera del Direttore Istituto Archimede di Roma al Comm. Prefettizio Alfonso Afferni del 24 gen. 1923.
(34) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Deliberazioni del Consiglio Comunale, F200S010UF16, delibera n. 11 del 25 gennaio 1923.
(35) «La Vedetta», anno V, n. 3 del 4 febbraio 1923, p. 3.
(36) «La Voce Fascista», Anno II, n. 2 dell'11 febbraio 1922, pp. 1-2.
(37) Ibidem.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...