domenica 22 gennaio 2012

SECESSIONISMO PONTAEGOLESE (prima parte)

di Francesco Fiumalbi
Con questo e con i successivi posts cercheremo di indagare le ragioni per le quali la frazione Ponte a Egola ha avuto, negli anni,  propositi di indipendenza rispetto al Comune di San Miniato. Proporremo interessanti documenti d’archivio relativi agli anni ’20 del secolo scorso e ripercorreremo la storia della ricerca dell’autonomia fino ai giorni nostri (vedi articoli de Il Tirreno del 30 novembre 2010 e del 2 dicembre 2010). Precisiamo subito che questi posts non saranno “di parte”, ma proporranno una chiave di lettura “storico-sociale”.

“Noi non siamo sanminiatesi”
Ponte a Egola, via Carli angolo Piazza Rossa
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Comune di San Miniato ha un’estensione ragguardevole, ben 102,56 chilometri quadrati (1). Per dare un’idea, il Comune di Firenze è leggermente più piccolo, “appena”, si fa per dire, 102,41 kmq (2), mentre quello di Livorno è 104,79 kmq (3). Mentre gli altri due comuni rappresentano rispettivamente la prima e la seconda delle città toscane per numero di abitanti, San Miniato capoluogo è un piccolo centro che conta circa 3000 persone. Significa che a fronte di un territorio paragonabile a quello di grandi centri, il capoluogo è rimasto relativamente molto piccolo.
Ciò è spiegabile per varie ragioni, di natura orografica e di natura urbanistica. Andando indietro nei secoli, gli imperatori svevi avevano scelto il colle sanminiatese, proprio perché non facilmente accessibile. E se questo comportava grandissimi vantaggi in epoca medioevale, altrettanto non può dirsi per le esigenze moderne. Arrivò, poi, nel 1960 il Piano Regolatore Generale (PRG) firmato da Edoardo Detti, lo stesso che si era occupato di quello di Firenze. Anche se criticabile da molti punti di vista, il PRG “Detti” aveva chiaro l’ambizioso obiettivo di non permettere zone di espansione sulla collina di San Miniato (se non in determinate aree come Poggio di Cecio) al fine di salvaguardare l’integrità storico-paesaggistica della Città della Rocca. Sono anni in cui il tema dei centri storici è molto sentito, tanto che proprio nel 1960 viene sancita la cosiddetta Carta di Gubbio.

Panorama di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Questa premessa abbastanza articolata per dire che, a differenza di altri comuni più o meno vicini (per esempio Fucecchio, Certaldo, Castelfiorentino, solo per citarne alcuni) il capoluogo non ha mantenuto, quel peso demografico che lo ha contraddistinto per secoli, a fronte di un vasto territorio scarsamente popolato e di una piana, invece, fortemente urbanizzata.
In questo discorso potenzialmente infinito, entrano in gioco altri fattori come, ad esempio, la rete socio-economica, in generale troppo spesso relegata ad una posizione marginale se non dimenticata del tutto nello studio delle dinamiche sociali e demografiche di un territorio.
Le ragioni dell’abitare su di un territorio sono molteplici, ma quella predominante è sempre stata la capacità di un determinato territorio di dare di che mangiare ai propri abitanti. Ecco perché almeno fino alla metà dell’800 i popolosi centri della piana come San Miniato Basso e Ponte a Egola non esistevano: le persone vivevano in case sparse nella campagna, all’interno del sistema socio-economico mezzadrile. L’abitare in un centro abitato, escludendo i pochi piccoli artigiani e commercianti, non dava possibilità di sussistenza. Tuttavia, già sul finire dell’800 iniziò a Santa Croce sull’Arno da una parte e a Ponte a Egola dall’altra, un periodo di forte espansione industriale. L’industria è un grande “magnete” per la popolazione. Ponte a Egola da poche case raccolte al Marianellato e vicino al ponte (si veda il post TOPONOMASTICA PONTAEGOLESE) cominciò a diventare un centro di tutto rispetto, che sfiorava i 2000 abitanti già nei primi anni ’20 del ‘900 (4), a fronte di un capoluogo che allora ne contava circa 4000.
A San Miniato avevano sede tutte le istituzioni di riferimento, tuttavia la frazione di Ponte a Egola voleva che le fosse riconosciuto istituzionalmente il peso economico e demografico che andava acquisendo.

Ponte a Egola, via Gramsci intersezione con via Diaz
Foto di Francesco Fiumalbi

La domanda di separazione e costituzione di una nuova unità comunale fu presentata alla Regia Prefettura di Firenze il 24 aprile del 1923. Purtroppo sembra che questo documento sia andato perduto. Le nostre ricerche presso l’Archivio di Stato di Firenze (che contiene il Fondo relativo alla Prefettura fiorentina) e presso l’Archivio Storico del Comune di San Miniato (che contiene numerosi documenti della Sottoprefettura di San Miniato, distaccamento di quella di Firenze) non hanno dato esito. Tuttavia abbiamo rintracciato il memoriale, coevo, redatto dal Comitato Cittadino per la difesa dell’integrità del Comune di San Miniato (5), al fine di dimostrare l’inconsistenza della domanda. Qui è contenuto il parere del Commissario Prefettizio del Comune di San Miniato che, seguendo i termini di legge, rinviò qualsiasi decisione al Consiglio Provinciale. Una volta ottenuto parere positivo a livello provinciale, la decisione definitiva sarebbe dovuta spettare al Governo. Per questo motivo si costituì il Comitato Cittadino contrario alla richiesta pontaegolese che stese il Memoriale presentato al Consiglio Provinciale, il quale rispose negativamente al distaccamento.
Anche se il documento iniziale, ovvero la domanda di separazione e costituzione del comune autonomo, non è stato ritrovato, il suo contenuto è desumibile da quelli che vi faranno seguito.

Schematicamente possiamo sintetizzare la vicenda in questo modo:
1 – Primi anni del ‘900: contrasti riguardanti la nomina del medico condotto nella frazione di Ponte a Egola.
2 – Inizi del 1923: contrasti tra il “Fascio” sanminiatese e quello di Ponte a Egola.
3 – Marzo 1923: a Ponte a Egola si tengono alcuni comizi; si costituisce un comitato per l’erezione del nuovo comune; viene nominato Presidente Onorario del Comitato il marchese Perrone Compagni.
4 – 24 aprile 1923: viene presentata la domanda ufficiale alla Regia Prefettura di Firenze per la costituzione del nuovo comune.
5 – Aprile-maggio 1923: a San Miniato si costituisce il Comitato per la difesa dell’integrità del Comune di San Miniato; viene nominato presidente il Cav. Avv. Giovanni Boeri.
6 – 26 maggio 1923: il Commissario Prefettizio del Comune di San Miniato, sig. Afferni, presenta la propria relazione, rinviando qualsiasi decisione al Consiglio Provinciale.
7 – giugno 1923: il Comitato sanminiatese presenta il Memoriale al Consiglio Provinciale.
8 – seconda metà del 1923: il Consiglio Provinciale si oppone alla separazione e costituzione del comune autonomo di Ponte a Egola.

Nei prossimi interventi analizzeremo i documenti che siamo riusciti a rintracciare.

Post correlati:
SECESSIONISMO PONTAEGOLESE (seconda parte)
SECESSIONISMO PONTAEGOLESE (terza parte)
QUESTIONE DI CAMPANILE

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(4) Vallini Valerio, Storia di Ponte a Egola, Edizioni Ponte Blu, Santa Croce sull’Arno, 1990, pagg. 63-75.
(5) Vallini, Op. Cit., pp 78-82.

2 commenti:

  1. Tu ci hai lavorato sodo su questo argomento: Complimenti! Ora io mi domando: se fosse stata fatta questa scissione che ci avrebbe guadagnato? Ponte a Egola o San Miniato? Io mi azzardo a dire: Tutti e due!

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  2. Francesco Fiumalbi22 gennaio 2012 19:23

    Sinceramente non so chi ci avrebbe guadagnato e in che misura. La storia è piena di se, di ma e di però.
    Tuttavia, il discorso iniziale sulla vastità del territorio non è casuale, perchè territorio vasto comporta movimenti centrifughi. E' pur vero che bisogna guardare al sistema territoriale... e da questo punto di vista vedrei bene i comuni di San Miniato, Fucecchio, Santa Croce, Castelfranco e Montopoli uniti in un'unica entità. E visti i tempi che corrono... cito il primo verso di una massima... "in necessariis unitas".
    Opininione personale, ci mancherebbe!

    RispondiElimina

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