venerdì 24 giugno 2016

IL DISCORSO DELL'ON. MARTELLI PER IL “BATTESIMO" DI S. MINIATO BASSO - 1924

a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
In questa pagina è proposto il discorso di Alessandro Martelli in occasione del “battesimo” di San Miniato Basso, nome nel quale si erano unite le frazioni di Pinocchio, Case Nuove e Ontraino con la delibera del Consiglio Comunale di San Miniato del 9 giugno 1924 [ASCSM, F200 S010 UF016, n. 65]. La cerimonia e i festeggiamenti si tennero il giorno 19 ottobre 1924, alla presenza delle autorità cittadine, del Sindaco Piero Folgo Gentile Farinola, del parroco Don Pio Sestini, oltre che dell'onorevole Alessandro Martelli.
Alessandro Martelli [Caltanissetta, 25 novembre 1876 – Firenze, 5 ottobre 1934] fu un geologo e politico fiorentino, originario di Vinci, poi docente universitario a Firenze e a La Sapienza di Roma. Partito volontario durante la Prima Guerra Mondiale, si avvicinò poi al fascismo e partecipò alla “marcia su Roma”. Nel 1924 fu eletto alla Camera dei Deputati nel collegio toscano per il PNF. In seguito fu nominato Ministro dell'Economia (1928-29), occupandosi, fra le varie cose, della costruzione dell'Autostrada Firenze-Mare e della ristrutturazione dell'Agip. A pochi mesi dalla morte, venne eletto Senatore. [per approfondire si veda il Dizionario Biografico degli Italiani ]

L'epigrafe a ricordo del “battesimo” di San Miniato Basso
San Miniato Basso, via Tosco-Romagnola Est angolo via Aldo Moro
Foto di Francesco Fiumalbi

IL DISCORSO DI BATTESIMO
Il compito di pronunciare il discorso di “battesimo” fu assegnato proprio ad Alessandro Martelli, invitato quale ospite d'onore, in virtù della carica di onorevole e personalità vicina al governo nazionale. D'altra parte, ancora oggi è largamente diffusa la consuetudine di invitare personalità del mondo politico ed istituzionale a presenziare cerimonie, inaugurazioni o particolari commemorazioni. Questo è ciò che avvenne anche il 19 ottobre 1924.

Il discorso, in sintesi, si compone di due parti: una vasta introduzione storica, a ricordo dell'importanza nei secoli passati di San Miniato, definita “città madre”, e l'auspicio di pari grandezza per la città nuova, dove finalmente sarebbero potute fiorire attività produttive e commerciali.
Non mancano nemmeno alcuni spunti della retorica del tempo, come il collegamento fra l'unità nazionale e quella di San Miniato Basso, oltre allo spirito del tempo dovuto alla “rivoluzione fascista”.
C'è poi l'immagine della Rocca di Federico II “che da ogni parte del circondario si contempla snella e solenne” a cui viene assegnato l'auspicio che possa al pari di un faro luminoso additare la città di S. Miniato come un porto al sicuro da ogni tempesta”. Questo è un particolare assai interessante, in quanto proprio in quegli anni si era costituito il Comitato “Pro Monumento ai Caduti” che il 24 maggio 1928 inaugurò il “Faro Votivo” sul rocchetto più alto della torre. Evidentemente l'on. Martelli era a conoscenza di tale progetto e volle in qualche modo richiamarlo nel suo discorso.

Di seguito è proposta la trascrizione del Discorso pronunziato per la cerimonia di battesimo di S. Miniato Basso dall'On. Prof. Alessandro Martelli, pubblicato sul «Bollettino dell'Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato», anno VI, fasc. 1-2, ottobre 1925, pp. 27-31:



[027] DISCORSO
PRONUNZIATO PER LA CERIMONIA DI BATTESIMO DI S. MINIATO BASSO
DALL'ON. PROF. ALESSANDRO MARTELLI

Non è un esodo dal colle al piano quello che oggi celebrate, ma è un'intima fusione di anime, di interessi e di propositi per imprimere un nuovo ritmo alla vita economica e apportare nuovi fastigi, all'autorità dello storico Comune di S. Miniato.
Le tre borgate, che fanno gettito del loro vecchio nome per integrare quello del Capoluogo, portano, si, a S. Miniato il tributo delle loro forze operose, e la gagliardia dei loro intendimenti, ma vengono pure a fruire dell'immenso patrimonio morale che nei suoi secoli di storia S. Miniato seppe accumulare.
La vecchia città dominatrice della via da Firenze al mare, sorge, lassù, sul colle magnifico fra l'Elsa e l'Evola, per volere di imperatori; così come anche nei secoli più oscuri fiorì per favore di Signorie e di Pontefici.
La generazione odierna fiera del suo passato, fidente appieno nel suo avvenire, vuol far vibrare più forte e più ammonitore che mai proprio palpito di fratellanza e di concordia. Le popolazioni del piano dedite ad una diuturna vita di lavoro presso alle più battute vie del traffico, si rivolgono alla città madre, [028] che dall'alto le contempla, le assiste, le protegge, con una rinnovata prova di devozione e con la risoluta conferma di serbarsi degne di una terra che ha offerto alla Patria largo contributo di opere, durante la pace; e non meno ampio contributo di sangue e di sacrificio, di gloria e di giovinezze, durante la guerra.
La Rocca ghibellina – su cui si elevarono le insigne di quella podestà, che pur nella fantasia di Dante apparve come il risorgere del sacro romano impero, dominatore del mondo.... spicca all'orizzonte come una mole tutelare del Valdarno inferiore a testimonianza perenne di una grandezza passata, ma riconquistabile ancora attraverso le opere di una città nuova, alimentata dal lavoro fecondo.
Si addensano le nebbie nello sfondo dei secoli, ma l'ardore del popolo nella ricerca affannosa delle sue glorie riesce a diradarle per ritrovare le fonti e le vie della sua odierna prodigiosa grandezza.
Le grandi figure e gli avvenimenti che furono, pur con le linee confuse ed i particolari affievoliti dal tempo, si succedono fulgide alla nostra mente come le leggende dell'eterna poesia popolare, che commuovono l'anima umana anche se imprecisate nei confini e nell'età.
Passano oggi in una visione affascinatrice di fronte a noi i tempi di Ottone I che fondò la sede dei Vicari Imperiali presso la vecchia Pieve vostra, o Samminiatesi. Passano sullo schermo magico della storia ad uno ad uno i Vicari e gli Imperatori. E' avanti a tutti quell'Arnolfo Tedesco il cui attributo rimase come marca di origine al vecchio S. Miniato; e lo segue pochi anni dopo Bonifacio Marchese di Toscana, che dette all'Italia Matilde di Canossa, la donna che più d'ogni altra ha impresso un'orma profonda negli avvenimenti medioevali della stirpe nostra.
Come avvolte in un bagliore d'incendi noi vediamo ancora attraversare nel firmamento storico di S. Miniato le schiere del Barbarossa, che imperversarono [029] sull'Italia e dal mal domato spirito di nostra gente ebbero a Legnano la prova della possanza Lombarda.
Ma ecco che alle visioni guerresche delle frotte di armati e di condottieri, succede il ricordo dell'ingiusto martirio e della fine violenta di costui che tenne «ambo le chiavi del Cor di Federigo». E sembra che, al frastuono delle trombe e al fragore delle armi, succeda attorno alla Rocca che tanto scempio conobbe, un inno di gloria in onore di Pier delle Vigne, che alla Corte di Svevia con Federico II, dette all'eloquio italico consacrazione e vita.
Le fiumane degli anni travolgono le vicende. Cadono anche gli Svevi e si annega alla Meloria la potenza pisana; ed ecco S. Miniato aderente alla lega Guelfa con Firenze e con la sua Repubblica. Si hanno ancora, sì, tentativi di ribellione sanguinosa nel nome di una libertà Samminiatese, ma sono vani conati, che il principio dell'unità regionale in definitivo trionfa sì che a rampogna del vieto campanilismo si sfoga la vena giocosa di Ippolito Neri. Intravediamo ancora confuse le gesta rivendicatrici dei fuoriusciti Ghibellini e un lampo di maggior luce segna il passaggio di Ferruccio; ma con la caduta della Repubblica fiorentina la Storia di S. Miniato finisce, per fondersi con quella di Firenze, dei Medici e dei Lorena.
Il richiamo alla storia giova a dimostrare che Signorie e Repubbliche preparano ovunque i fermenti dell'unità nazionale, così come le vicende fra castellani e terrieri maturano il destino per una più stretta attività comunale. Il popolo italiano intende valersi anche del proprio passato, per ricostruire il grande avvenire della Patria sua.
Le cronache di Dino Compagni e le istorie del Guicciardini e del Muratori, e lo stesso Macchiavelli, fanno accenni infiniti alla irrefrenabile irrequietudine civica della Toscana ed anche al suo difetto di qualità rivoluzionarie. Ma ora in pieno compimento dell'unità [030] nazionale, dopo esserci dimostrati resistenti e vittoriosi nelle grandi imprese collettive della guerra e della rivoluzione, le reliquie delle virtù guerriere dei vecchi Comuni e delle miserande competizioni locali, vanno relegate per sempre nei Musei d'antichità. Bene hanno fatto le popolazioni del piano a unirsi in un abbraccio indissolubile nel nome di S. Miniato Basso ad esempio in uno spirito nuovo, sorto dal tormento infinito per conseguire la vittoria e scaturito dalla rivoluzione fascista, per l'offerta alla madre Patria di ogni più fervida aspirazione e di ogni più grave sacrificio individuale, di ogni egoismo di classe, di ogni egoismo di paese.
Perché un Comune viva e rigogli deve conservare intatte le sue forze e le sue risorse. La vita di un Comune è vita di una grande famiglia, è corrispondenza di sentimenti, è affiatamento di energie unificate, per essere condotte, poderose e compatte, a costituire la grande realtà della Patria. La politica nazionale è permeata infatti di tutte le attività del Paese, e quanto giova a rinsaldare i vincoli di una sempre più ampia vitalità comunale e regionale, è opera somma di saggezza civile. Ecco perché il benemerito Comitato può andare superbo per l'iniziativa qui oggi attuata.
Sia salda anche S. Miniato Basso nella sua Missione di ausilio al benessere della città madre. Né lo arrestino i deprecabili antagonisti, che tendono a dilaniare ed annullare le opere migliori. Per conseguire l'intento si incoraggino i volenterosi e si sospingano gli inerti, per esigere che tutti, e grandi e piccoli, portino il proprio sassolino alla costruzione dell'edificio mirabile.
Assecondino questa opera di concordia civile tutte le energie fattive, tutte le anime migliori, quanti per aver combattuto nella grande guerra o per avervi perduto delle persone care, sentono di amare l'Italia tanto più forte quanto più per essa soffrirono e piansero.
[031] Quest'appello non sarà vano nei nostri paesi di provincia e nelle nostre campagne, ove le anime sono più sincere e le passioni più pure.

.................................................................................................................................................................................................................................. [nota (1) L'On. Martelli espone quindi le attività economiche di S. Miniato, che qui tralasciamo, e passa di poi alla conclusione del suo magnifico discorso]

O S. Miniato, perpetua nell'avvenire la serena poesia dei secoli trascorsi e moltiplica le tue energie per un sempre florido dimani.
Possano in ogni tempo e in ogni evenienza i tuoi cittadini mantenere intatta quella unità di volere che rende potente ogni popolo e vittoriosa ogni sua impresa. Possano le forze vive della produzione e del commercio trovare sempre in S. Miniato Alto e Basso un campo di attività senza confini per assicurare vita prospera e degna al vecchio Comune, rafforzato dalla concordia e solidarietà cittadina entro e fuori delle sue mura. E la torre che da ogni parte del circondario si contempla snella e solenne possa al pari di un faro luminoso additare la città di S. Miniato come un porto al sicuro da ogni tempesta.
Davanti alla lapide oggi scoperta in ricordo di questa cerimonia battesimale arda sempre, accanto alla face della fraternità samminiatese, la fiamma di quella fede indomabile che pone sempre più in alto sempre più prossimo a Dio il culto della Patria grande e potente, per la quale la gioventù migliore ha saputo precocemente morire; per la quale tutti noi, sopravvissuti, dovremo degnamente operare.


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