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venerdì 14 agosto 2020

PIAZZA DEL SEMINARIO PRIMA DEL SEMINARIO - FINE XVII SECOLO

di Francesco Fiumalbi
 
Sommario:
IL SEMINARIO: BREVE NOTA STORICO-ARCHITETTONICA
L’ESTIMO TARDOSEICENTESCO
LA PIAZZA DELLA CITTADELLA 1370-1488
LA PIAZZA DELLA CITTADELLA 1488-1704
LE ABITAZIONI ALLA FINE DEL ‘600
IL DETTAGLIO DELL’ESTIMO
NOTE E RIFERIMENTI
 
Piazza del Seminario, ovvero Piazza della Repubblica a San Miniato è uno degli interni urbani più affascinanti che si possano ammirare in Toscana. Come tutte le altre parti della città, anche piazza del Seminario è il risultato di una stratificazione di interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli.
 
La domanda a cui cercheremo di rispondere in questo post è la seguente: come si presentava la piazza prima della costruzione del Seminario?
 
IL SEMINARIO: BREVE NOTA STORICO-ARCHITETTONICA
Il Seminario come lo conosciamo oggi è il risultato di un processo edilizio durato alcuni secoli. Il tutto partì da una abitazione acquistata dal Vescovo Angelo Pichi nel 1650. Successivamente, il Vescovo Michele Cortigiani acquistò altre due abitazioni contermini, che collegò al giardino adiacente la Cattedrale, attraverso un sovrappasso. L'inaugurazione avvenne il 25 novembre del 1685, nel giorno dedicato a Santa Caterina d'Alessandria, a cui fu intitolato il collegio dei seminaristi (01). Circa vent’anni dopo, prese avvio l’intervento promosso dal Vescovo Francesco Poggi, iniziato nel 1704 (02) e concluso nel 1713 (03): il prelato acquistò tutti gli edifici che si affacciavano sulla piazza, lì demolì e costruì il nuovo istituto di formazione per i nuovi sacerdoti che andò a coprire l’intero perimetro della piazza e la sua facciata fu completamente decorata con le pitture di Francesco Chimenti. Altri interventi minori furono realizzati nel corso dell’800. Poi, negli anni ’30 del ‘900 –  durante il ministero episcopale del Vescovo Ugo Giubbi – la sopraelevazione dell’ultimo piano  e altri interventi significativi all’interno: la realizzazione della nuova cappella (con la pala dipinta da Ippolita Gargini Briccola in stile neogiottesco), la sistemazione della biblioteca, i nuovi dormitori, il laboratorio scientifico, etc. Questa, in estrema sintesi, è la storia dell’edificio.
 
Piazza della Repubblica o del Seminario a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi
 
L’ESTIMO TARDOSEICENTESCO
Grazie ai registri dell’Estimo tardoseicentesco, conservati all’Archivio Storico del Comune di San Miniato, possiamo avere un’idea di come doveva presentarsi la piazza alla fine del XVII secolo, ovvero fra l’inaugurazione del Cortigiani (1685) e l’ampliamento del Poggi (1704-1713). L’Estimo era un grande registro dei beni immobili – terreni e fabbricati – su cui veniva pagata la cosiddetta “decima”. Era, né più né meno, un registro catastale. Tale sistema impositivo derivava dalla riforma fiscale operata durante il regime repubblicano di Girolamo Savonarola (1494-1498), che prevedeva la tassazione dei beni immobili e l’esclusione di imposizioni sulle attività produttive, commerciali e finanziarie (04). I beni venivano accampionati in appositi registri, organizzati per “luogo”: nel nostro caso il Comune di San Miniato, che apparteneva giurisdizionalmente al Quartiere di Santo Spirito di Firenze (era un po’ come se il territorio fosse diretta emanazione della città capoluogo). Infatti, nel frontespizio del registro troviamo Estimo di S. Spirito, n. 88, Comune di San Miniato, Podesteria di detto luogo (cioè Podesteria di San Miniato). Come nel moderno catasto, venivano registrati i cambi di proprietà – arroti o volture – e tutto l’estimo era soggetto periodicamente a revisioni e aggiornamenti. Per garantire il corretto e costante aggiornamento, tale prerogativa venne assegnata nel 1560 alla nuova magistratura dei Nove Conservatori. Nel nostro caso il registro non è datato, ma è assegnabile all'ultimo decennio del ‘600.
 
Veduta del Sinodo del 1707
Si nota il fabbricato del Seminario in costruzione
 
LA PIAZZA DELLA CITTADELLA 1370-1488
Dopo la conquista fiorentina del 1370, ma soprattutto dopo i vari tentativi di rivolta (specialmente quelli di Benedetto Mangiadori del 1397), San Miniato divenne un centro parzialmente militarizzato. In particolare, nella sua zona baricentrica, nella sede della Società di Giustizia furono installati gli uffici del Vicario fiorentino (odierna porzione occidentale del Palazzo Vescovile), con gli spazi necessari per ospitare vari ufficiali e un piccolo contingente armato. Fu chiusa al culto la Pieve dei SS. Maria e Genesio (l’attuale Cattedrale), furono abbattuti diversi edifici e venne realizzata un’ampia muraglia difensiva, comprendente tutto il perimetro della piazza. Il tutto venne a costituire una vera e propria fortificazione incuneata nel baricentro cittadino. Per dare un’idea, un documento relativo ad una sentenza del 1443 fu registrato nel Palazzo del Vicario posto nella Rocca di Sotto (05).
Fu così che la zona rimase pressoché militarizzata per circa un secolo, fino ai provvedimenti distensivi del 1488. E’ in questo periodo che la “piazza” principale di San Miniato, l’antica Platea di Santa Maria – così indicata negli Statuti del 1337 (1336), dove si svolgeva il mercato delle granaglie e da non confondere con l’odierna Piazza del Duomo – fu ribattezzata “Piazza della Cittadella”. Il nome deriva proprio dalla sua funzione militare, di presidio intercluso all'interno dello spazio urbano. Questa non è una prerogativa sanminiatese, infatti esistono anche altre “cittadelle” in Toscana. A Pisa, ad esempio, c’è la Cittadella, detta “Cittadella Vecchia” che fu realizzata intorno alla più antica Torre Ghibellina a partire dalla conquista fiorentina del 1406. Nel capoluogo pisano esiste anche la “Cittadella Nuova”, anch'essa realizzata dai Fiorentini a partire dal 1440 e corrispondente all'attuale Giardino Scotto. Anche Empoli aveva la sua “Cittadella” (06). A Siena, la cosiddetta Fortezza Medicea fu realizzata su una precedente struttura militare che veniva chiamata proprio “Cittadella”. Analoghe “cittadelle” le troviamo anche a Pistoia e Lucca.
 
LA PIAZZA DELLA CITTADELLA 1488-1704
A partire dai provvedimenti distensivi del 1488, San Miniato riacquistò una significativa “normalità” cittadina. Venne riaperta al culto la Pieve, venne istituito il Collegio dei Canonici (insediato nell'odierno Episcopio, per cui la sede del Vicario si spostò nell'odierno Miravalle), ma soprattutto venne meno la militarizzazione del baricentro urbano. E’ a partire da questo momento che anche la piazza principale dell’abitato, la “Piazza della Cittadella”, venne ad assumere una connotazione civile, contornata da abitazioni. Purtroppo, non disponiamo di documenti in tal senso, ma è un fatto acclarato che ai sanminiatesi fu consentito di costruire nuove abitazioni affacciate sulla piazza e addossate al circuito difensivo realizzato dopo il 1370. Questa la situazione documentata dall'Estimo tardoseicentesco: una serie di edifici residenziali, caratterizzati da attività commerciali a piano terra. Fu il Vescovo Poggi, agli inizi del ‘700, ad acquistare tutti i fabbricati civili che si affacciavano sulla piazza e che furono demoliti per costruire il nuovo e grande Seminario Vescovile. Dalle planimetrie del Seminario si osserva come ancora oggi la spina dorsale del complesso sia rappresentato da un muro molto spesso, corrispondente al circuito murario difensivo realizzato dopo il 1370. Il resto della costruzione, da un punto di vista compositivo, si presenta omogeneo e organizzato serialmente, per cui gli edifici preesistenti furono demoliti completamente. Il Vescovo, dunque, acquistò dal demanio anche la muraglia difensiva – che venne riutilizzata come dorsale strutturale – ma anche lo spazio della piazza, che ancora oggi appartiene alla Curia sanminiatese.
 
Piazza della Cittadella alla fine del ‘600
Schema di Francesco Fiumalbi
 
LE ABITAZIONI ALLA FINE DEL ‘600
Nell'Estimo tardoseicentesco sono indicate con precisione le abitazioni che si affacciavano sulla Piazza della Cittadella, l’odierna Piazza del Seminario. Sono indicate complessivamente 9 unità immobiliari, di cui 7 abitazioni, un’osteria e 6 botteghe:
- l’Osteria di Antonio di Giuseppe Scala da Milano;
- un’abitazione con bottega del medesimo Antonio Scala da Milano;
- un’ulteriore casa con bottega e annesso terreno edificabile (casalino) dello stesso Antonio Scala da Milano;
- una bottega appartenente agli eredi di Niccolò Tellucci;
- l’abitazione che fu di Giovanni Pasqualetti, acquistata dal Vescovo Cortigiani per ampliare il Seminario;
- una casa di Filippo Bondi gestiva l’osteria a La Scala;
- due abitazioni con botteghe del medesimo Filippo Bondi;
- una casa con bottega degli eredi di Lorenzo Buratti;
 
Sono indicati anche altre proprietà contermini, probabilmente terreni o spazi comunque non edificati, situati nelle vicinanze e indicati nelle descrizioni dei confini:
- beni di Niccolò e Carlo Ansaldi;
- beni di Vincenzo Portigiani;
- beni di Jacopo Roffia;
- beni degli eredi di Maria Mercati;
- beni di Francesco Bettini;
- beni di Giovan Battista Fiamminghi;
- beni degli eredi di Giovanni Piero da Empoli.
 
Non va comunque dimenticato che l’Estimo è incompleto: le famiglie sanminiatesi residenti a Firenze pagavano le tasse a Firenze, anche per quegli immobili che possedevano a San Miniato. Infatti, nell’Estimo sanminiatese non compaiono i principali edifici appartenenti alle famiglie nobiliari, ma solamente quelli di coloro che qui risedevano.
 
IL DETTAGLIO DELL’ESTIMO
Di seguito sono riportate le voci dell’Estimo in cui vengono indicati gli edifici che si affacciavano sulla Piazza della Cittadella:
 
Archivio Storico di San Miniato, 3844, Estimo, c. 96
Alessandro, Anton Mario, Liborio e Giovanni Battista di Niccolò d'Alessandro Tellucci
Campione di S. Miniato 991
Una bottega con una stanza sopra di essa posta in Santo Miniato in Piazza di Cittadella nel Popolo di S. Ginesio e S. Maria di detto luogo, al quale confina a p:mo [primo] detta Piazza 2° Francesco Bondi Oste alla Scala, 3° ms Antonio Scala con Xma [decima granducale] di  6 soldi e denari quattro
 
Archivio Storico di San Miniato, 3844, Estimo, c. 92
Antonio di Giuseppe Scala Milanese
[..]
Arroto 2645, n. 2
Una casa ad uso d'Osteria posta nella Città di S. Miniato in Piazza d.a [detta] di Cittadella nel Popolo di S. Ginesio e Maria di detto luogo alla quale confina a primo una anzi casa di Seminario di S. Miniato, 2° detta Piazza, 3° Cavaliere Niccolò e Carlo Ansaldi, 4° Mura di detta Città di infrascritta con decima di 13 soldi e 10 denari.
 
Arroto 2664, n. 22
Una casa fatta di nuovo con bottega e due stanze sopra posta in S. Miniato in su la Piazza di Cittadella popolo del Duomo alla quale confina il primo Messer Antonio, da due parti le mura castellane e Piazza infrascritta. Decima di soldi 4 e denari 18.
 
Arroto 2665, n. 17
Una casa con bottega et un casalino contiguo posto in S. Miniato in Piazza di Cittadella al popolo di S. Ginesio e Maria di detto luogo. Alle quali casa e casalino confina a primo Piazza, 2° Mr. Antonio Scala comp.re, 3° Mura Castellane, 4° Eredi di Gio. Piero Micheli infra. Decima di soldi 5.
 
Archivio Storico di San Miniato, 3844, Estimo, c. 100
Beni che furono di Giovanni di Francesco di Paquale Pasqualetti passa Seminario da Chierici di S. Miniato. Estimo S. Spirito n. partita a 116 dare a 30 aprile 1703 a 6 cavati da messer Filippo dei Bondi per la partita in…
 
Archivio Storico di San Miniato, 3844, Estimo, c. 120
Ms. Filippo di Filippo di Domenico di Bondo Bondi
Estimo di Santo Spirito n. 908
Una casa da cielo a terra posta nella Città di S. Miniato Popolo di S. Maria alla Cattedrale, et in luogo detto Piazza alla Cittadella et a confini primo Vincenzo Portigiani, 2° Jacopo Antonio Roffia, 3° Piazza, 4° Eredi di Mariano Mercatj
Due casette da cielo a terra con sue botteghe poste in detto Popolo e Piazza di Cittadella a primo Francesco di Domenico Bettinj, 2° Gio. Battista Fiamminghio, 3° Eredi di Gio. Piero di Niccolo da Empolio, 4° Piazza, con decima di 11 soldi e 2 denari di somma.
 
Archivio Storico di San Miniato, 3844, Estimo, c. 120 1/3
Giovanni Maria Caterina e Domenica di Lorenzo di... Buratti
Estimo di Santo Spirito n. 953
Una casa posta in S. Miniato nella piazza di Cittadella consistente in due stanze, cioè una bottega, et una stanza qual bottega non è appigionata.
E perché detta casa, e bottega, non si è trovata decimata si descrive perciò senza decima. Per servirsene p. uso…
Decimata di nuovo per la partita in c. 181 di n. 316. per Arroto 1696, n.82.
 
NOTE E RIFERIMENTI
(01) A. Danti, Vita di Monsignore Michel Carlo Visdomini Cortigiani, Patrizio Fiorentino, Vescovo di Samminiato, poi di Pistoja e di Prato, Stamperia Bernardo Paperini, Firenze, 1736, pp. 49-58.
(02) P. Richetti, Il vescovo Poggi a San Miniato: arte e devozione nel primo Settecento, in La chiesa del SS. Crocifisso a San Miniato, restauro e storia, a cura di M. A. Giusti e D. Matteoni, Umberto Allemandi & C, Torino, 1991, pag. 39.
(03) G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tip. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 75-76.
(04) A. Contini, F. Martelli, Catasto, fiscalità e lotta politica nella Toscana nel XVIII secolo, in «Annali di Storia di Firenze», n. II, Firenze, 2007, pp. 150-183: 155-158.
(05) Archivio di Stato di Firenze, Archivio Diplomatico, San Miniato al Tedesco, San Jacopo (Domenicani), 1443, 9 aprile: Sentenza proferita da Francesco del fu ser Michele Tucci da Vinci Giudice ed Assessore di Lorenzo di Niccolino Serigatti Vicario della terra di San Miniato ad istanza di ser Anselmo di ser Giovanni di detta terra, come Procuratore di donna Fiore vedova di Manni di Manetto di detto luogo, e alla presenza di messer Barbaba di messer Jacopo d’Arezzo Giudice ed Assessore del nobile uomo Lorenzo di Antonio Spinelli, colla quale dichiarò che gl’eredi di detto Manni e segnatamente Michele e Giulione suoi figli dovessero pagare la detta donna Fiore in vigore delle disposizioni testamentarie del loro padre la somma di 40 fiorini d’oro per restituzione di dote ed inoltre 20 fiorini d’oro lasciati ad essa a titolo di legato, aggiungendo per la suddetta somma alcuni beni mobili ivi descritti e condannando i detti eredi a tutte le spese etc. Dato in San Miniato nel Palazzo di Residenza di detto Vicario posto nella Rocca di Sotto etc. Rogato Piero del fu Andrea di Ciano da San Miniato Giudice e Notaio. Tomo n. 48, Monasteri, Regio acquisto e particolari, Inventario 1913, 115, cc. 114r-115r.
(06) L. Lazzeri, Storia di Empoli: Con aggiunta di biografie dei più illustri cittadini empolesi, Tip. Monti, Empoli, 1873, pp. 12, 15, 18, 98, 102.

sabato 17 dicembre 2016

FERDINANDO PAOLETTI E L'ACCADEMIA DEL SEMINARIO A SAN MINIATO NEL '700

a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
In questo post sono proposte alcune notizie in merito al sacerdote Ferdinando Paoletti [Bagno a Ripoli, 23 dicembre 1717 – 1 dicembre 1801] che per alcuni anni fu a San Miniato. Nell'introduzione al volume San Miniato nel Settecento (Pacini Editore, Pisa, 2003, pp. 11-12), Paolo Morelli rileva come al Vescovo di San Miniato Giuseppe Suarez de la Concha si debba anche la nomina a rettore del seminario di quel Ferdinando Paoletti che divenuto poi pievano di Villamagna, in diocesi di Firenze, si dedicherà come Landeschi a studi di agronomia. E' una figura interessantissima per lo studio del pensiero scientifico e socio-economico del tempo. Per certi aspetti anticipò proprio Giovan Battista Landeschi, ma non è questa la sede per parlare della sua attenzione al mondo agricolo o sociale del tempo.

A SAN MINIATO
Ferdinando Paoletti venne chiamato dal Vescovo Suarez della Concha nei primi anni '40 del '700 con il ruolo di “rettore” del Seminario Vescovile e vi rimase fino al 1746. Gli successe Rinaldo Lanini che veniva da Ronta, vicino Borgo San Lorenzo [«Novelle Letterarie», Tomo XII, Stamperia della SS. Annunziata, Firenze, 1751, n. 28, 9 luglio 1751, coll. 434-435]. Il Seminario di San Miniato, lo ricordiamo, era stato fondato da Mons. Angelo Pichi (Vescovo dal 1648 al 1653), ingrandito da Mons. Michel Carlo Visdomini Cortigiani (Vescovo dal 1683 al 1703) e infine ampliato e rinnovato in forme monumentali da Mons. Francesco Poggi (Vescovo dal 1703 al 1719).

Per avere qualche dettaglio in più sulla vita di Ferdinando Paoletti di seguito è proprosto il testo R. Nobili, Elogio del sacerdote Fernando Paoletti pievano di Villa-magna, in «Il Nuovo Giornale dei Letterati», n. V, Pisa, 1803, pp. 9-10:

Da Gio. Battista Paoletti di civil famiglia di industriosi possessori oriundi di Sesto, luogo centrale della Comunità, e Podesteria di tal nome presso Firenze, nacque nel luogo detto alla Croce distante circa quattro miglia dalla Capitale per la strada Aretina il dì 23 Dicembre 1717 Ferdinando Paoletti, che dati prematuri saggi di un genio elevato, e non comune fu dal Padre affidato alla cura del celebre Dott. Giuseppe Maria Brocchi Rettore del Seminario Arcivescovile Fiorentino, che educollo con tal predilezione, e riguardi, che giunto sollecitamente al termine degli studj, e presentasegli la congiuntura di spedire un Maestro di Belle Lettere col carico di dirigere un Collegio a Palermo, non esitò un momento a destinarvi il nostro Abate Ferdinando, che ambizioso di gloria, e di onore si diresse immediatamente a quella volta per la via di Livorno.
Era già ivi pronto alla partenza un legno sul quale caricò i pochi suoi affetti con la sua prediletta strettissima collezione di libri, quando assalito da una fierissima malattia biliosa gli convenne rimanervi a curarsi, vedendo col massimo dei dolori trafugarsi e perdersi la libreria già imbarcata, che non gli fu più possibile di rinvenire.
Sdegnato perciò con il mare, cui attribuiva tanta sciagura, determinò di preferire uno stabilimento, che venivagli offerto nella Città di S. Miniato, ove si occupò con indefesso zelo nella direzione di quel Seminario Vescovile, in cui insegnava ancora le Belle Lettere. Nell’anno 1746 fu chiamato alla Cura della Pievanìa di s. Donnino a Villamagna distante sei miglia da Firenze verso Levante, e ne accettò volentieri l'incarico, perché vide che avrebbe potuto più comodamente spaziarsi il suo genio negli studj ameni, che preferiva ad ogni altra occupazione.

Il Seminario Vescovile di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

L'ACCADEMIA IN SEMINARIO
Nel suo compito alla guida del Seminario, profuse il suo impegno alla preparazione, non solo morale e spirituale, ma anche culturale dei giovani seminaristi. Il suo programma educativo e scolastico – non senza l'appoggio del Vescovo – nel 1744 si concretizzò con l'istituzione di una “accademia”, individuata come strumento di formazione e crescita dei ragazzi. Di questa accademia troviamo una interessantissima lettera inviata dallo stesso Ferdinando Paoletti a Giovanni Lami, curatore delle «Novelle Letterarie», dove non esitò a pubblicarla. Il testo completo è proposto più avanti.

L'accademia, una volta al mese, offriva momenti di confronto, di condivisione, di discussione ed era il luogo dove alcune tematiche potevano essere trattate con maggiore facilità e libertà, al di fuori dei rigidi schemi imposti dall'istituto seminariale. Giovanni Lami a commento della lettera pubblicata sulle «Novelle Letterarie», si complimentò con il rettore del Seminario per una tal iniziativa, dal momento che ai futuri sacerdoti era necessario molto altro, che qualche lambruccio di Teologia Morale, perché sieno a portata d'istruire i popoli, come conviene.
Come afferma lo stesso Ferdinando Paoletti, l'idea di fondare una simile accademia era nata per dar qualche lustro a questo Seminario, che in simil sorta di letterari esercizi può considerarsi al momento molto oscuro. E poi per infondere negli studenti spirito di osservazione e capacità critica, per distinguere il millantamento e la ciarlaneria dalla vera e soda scienza, che invece stimano i valent'uomini. Infine come momento di educazione “al bello”, ovvero per promuovere nella studiosa gioventù il buon gusto, e l'avanzamento delle lettere.

Gli argomenti affrontati erano molto vari: Filosofia, Storia, Letteratura ma anche questioni storico-teologiche (come i Magi e la Stella Cometa, a cui seguì anche una vivace polemica contro lo stesso Paoletti). Non mancavano tematiche legate all'Astronomia (il moto perpetuo dei corpi), alla Geologia (terremoti) e alla Medicina (come il funzionamento del corpo umano attraverso il cuore e la circolazione sanguigna, la cui dissertazione fu curata dal dott. Ranieri Gamucci, medico di origine sanminiatese che ritroviamo in varie località della Toscana, fra cui ad Anghiari). E che dire poi della dissertazione del dott. Buonaparte (probabilmente Ranieri Simone, medico e titolare di una cattedra presso l'Università di Pisa, morto nel 1761), che trattò il tema sopra le voglie delle donne.
Di tutto questo siamo a conoscenza grazie al testo pubblicato nelle «Novelle Letterarie», Tomo VI, Stamperia della SS. Annunziata, Firenze, 1745, n. 30, 23 luglio 1745, coll. 468-471, proposto di seguito:

[468] SANMINIATO
Il Signor Ferdinando Paoletti che molta lode esercita l'uffizio di Rettore del Seminario di Sanminiato, mi ha scritto una Lettera, la quale sembrami degna d'essere inserita in queste novelle, ed è la seguente:

Ho osservato in alcune date delle Novelle letterarie, che V.S. da notizia di varie Accademie nuovamente erette da alcuni Prelati nel Regno di Napoli. Io per questo mi son mosso a darle avviso d'una simile Accademia da me istituita fin dall'anno decorso in questo Seminario; acciocché, sebbene io non la stimi punto paragonabile con le notate nelle Novelle Letterarie, pure V.S. se le parrà bene, dia notizia ancora di questa. Io mi muovo a pregarla di ciò, prima per dar qualche lustro a questo Seminario, che in simil sorta di letterari esercizi può considerarsi almeno al presente [469] molto oscuro; poi perché si sappia dagli ignoranti impostori, specialmente, che tali cose non sono se non degne di lode, che tali veramente la stimano i valent'uomini, e quei, che son dotati di una vera e soda scienza, opposta totalmente a quella, che può dirsi comodamente, millantamento, e ciarlaneria; e perché si vede, che io con ciò promuovo nella studiosa gioventù il buon gusto, e l'avanzamento delle lettere. Questo congresso adunque si aduna una volta il mese colla recita di una dissertazione, e qualche volta ancora di qualche componimento Poetico, quale non ho giudicato bene promettere molto frequentemente, per non far perdere la gioventù dietro a simili studi, che sono per lo più di poco, o di niuno vantaggio. La materia per le dissertazioni è totalmente libera; sicché ci se ne leggono delle Teologiche, delle Filosofiche, delle Storiche, sì in genere di Storia Ecclesiastica, come profana. In genere di Storia Ecclesiastica si è trattato criticamente de i Magi adoratori di Cristo, e della Stella, che servì loro di scorta. Questa dissertazione mosse alcuni Frati a lacerarmi fieramente, perché non avevo seguitato le opinioni volgari, e vi fu chi mi trattò di poco pio. Si è trattato ancora de' i supposti prodigi, [470] che da alcuni impostori discorsi seguiti nella nascita del Redentore; e questo non mi cagionò contro alcuna diceria, non so come, forse perché dopo le taccie datemi, come sopra, sferzai da diritto, e da rovescio, quei buon'uomini in un altro congresso, in cui trattai del vero, e buon metodo di studiare, e del fine principale, che si dee proporre ognuno, che studia. In altre materie, si è trattato della Teologia degli Egiziani: dell'origine de i Templi de i Gentili; dell'origine, e fondazione di Roma. Sopra le voglie delle donne lesse una bellissima dissertazione il Sig. Dottore Buonaparte Lettore di Pisa; e il Signor Dottore Ranieri Gamucci una anch'egli ne lesse molto bella, in cui mostrò, che la vita del corpo umano consiste nella circolazione del sangue; e gli piacque nello stesso tempo di farci vedere l'anatomia del cuore. Si è trattato ancora dell'Attrazione, del Voto, del perpetuo moto de i corpi, del Tremoto. E qui piacemi farle note ancora, che questo Monsig. Vescovo ha introdotto in questo suo Seminario la lezione di Filosofia Neutoniana, dove prima non ce ne era di alcuna sorte.

Sin qui il Signor Paoletti, col quale, siccome col suo degno Prelato, mi rallegro di cuore, vedendo il zelo, che nutrono per [471] l'avanzamento de' buoni studi negli Ecclesiastici, a' quali è necessario molto altro, che qualche lambruccio di Teologia Morale, perché sieno a portata d'istruire i popoli, come conviene.

«Novelle Letterarie», Tomo VI,
Stamperia della SS. Annunziata, Firenze, 1745
Frontespizio

sabato 3 gennaio 2015

NATALE A SAN MINIATO 2014 - PRESENTAZIONE DEL CALENDARIO DELL'AVVENTO

a cura di Francesco Fiumalbi

Nella mattina di sabato 27 dicembre 2014 si è tenuta la presentazione del Calendario dell'Avvento, a cura del comitato Terre di Presepi e dell'Associazione UCAI – Sez. San Miniato. E' stata l'occasione per conoscere le persone che hanno contribuito alla realizzazione di quella che può ben definirsi un'opera d'arte collettiva.

Il Calendario dell'Avvento, realizzato da numerosi artisti utilizzando come supporto l'elegante e monumentale facciata del Seminario Vescovile, è certamente una delle principali novità a San Miniato, per il Natale 2014. Una iniziativa che è nata piano piano, in un continuo crescendo. Infatti ogni giorno è stata “scoperta” una nuova opera, fino alla Vigilia di Natale, quando il Calendario si è mostrato nella sua completezza.


Video della conferenza stampa di presentazione
Sono intervenuti Fabrizio Mandorlini, Luca Macchi e Andrea Mancini
Riprese di Francesco Fiumalbi

Il tema di questo primo Calendario dell'Avvento in salsa sanminiatese è stato: Il Natale nel mondo per una pace tra i popoli.

Questo il programma iconografico:
01 dicembre – Sauro MoriLa stirpe di David
02 dicembre – Lorenzo TerreniI profughi di ogni tempo
03 dicembre – Wilma ChecchiL'Annuncio
04 dicembre – Silvia Giannoni e Patrizia BianconiLa parola. Crocevia dell'umanità
05 dicembre – Luca Macchi – Settanta anni dopo. La guerra tra noi, la strage in duomo
06 dicembre – Alma FrancescaLa memoria. I campi di sterminio
07 dicembre – Wilma ChecchiL'Immacolata
08 dicembre – Silvia Giannoni e Patrizia Bianconi – La parola. Cadono come semi
09 dicembre – Gramoz Mukja AmosCento anni dopo. La prima guerra mondiale
10 dicembre – Silvia Giannoni e Patrizia BianconiLa parola. Sguardi
11 dicembre – Pier Paolo Pernici Speranza per Africa
12 dicembre – Gramoz Mukja AmosSettanta anni dopo. L'uomo durante la seconda guerra mondiale
13 dicembre – Carla BilleriSanta Lucia
14 dicembre – Silvia Giannoni e Patrizia BianconiLa parola. Senza confini
15 dicembre – Lorenzo TerreniBarconi nel mediterraneo
16 dicembre – Rosi De BiasoLa festa della Luce
17 dicembre – Romina GobboMedio Oriente. Speranza in Afghanistan
18 dicembre – Fabio ZorattiIndia, Religiosità nel Gange
19 dicembre – Silvia Giannoni e Patrizia BianconiLa parola. Luce
20 dicembre – Carla BilleriSanta Sofia
21 dicembre – Sauro MoriSan Giuseppe
22 dicembre – Giulio Greco e Sauro MoriAngeli
23 dicembre – Alma FrancescaLa Madonna
24 dicembre – Luca MacchiGesù Bambino

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Calendario dell'Avvento sulla facciata del Seminario Vescovile
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 27 luglio 2012

PIAZZA DEL SEMINARIO, DI GIORNO E DI NOTTE

di Francesco Fiumalbi

Piazza della Repubblica, comunemente detta del Seminario, è l’interno urbano sanminiatese più scenografico e per questo è uno dei luoghi più apprezzati dai turisti e anche dagli stessi sanminiatesi.
E’ un luogo totalizzante, avvolgente, che non si fa mai cogliere nella sua interezza, ma sempre di scorcio, che cattura magneticamente lo sguardo attraverso il ritmo vibrante che caratterizza la trama compositiva della facciata del Seminario. Un microcosmo conchiuso, dalla straordinaria capacità di accogliere, quasi come un ideale abbraccio materno. E’ il centro, l’ombelico, che separa, ed al tempo stesso unisce, la parte di qua con la parte di là di San Miniato, da qualsiasi punto la si guardi.

Piazza del Seminario
Foto di Francesco Fiumalbi

Il ritmo vibrante delle fasce, bianche e rosate, asseconda un’orchestrazione scandita da pieni e vuoti che, partendo da un basamento orizzontale compatto, raggiungono verticalmente il coronamento, alleggerendone la struttura, ed evitando spiacevoli effetti claustrofobici. Durante il giorno è, quindi, un luogo chiuso che non ammette divagazioni e dove soltanto il cielo riesce a penetrarvi. Ma è forse questa chiusura spaziale, in forte contrasto con l’infinità celeste, che suggerisce quel sentimento di pittoresco, dal carattere onirico, scenografico, quasi teatrale: guardando la struttura compositiva del palazzo del Seminario, come non pensare ai palchi di un teatro? Tuttavia è un teatro senza proscenio, dove la scenografia è rappresentata dalla stessa architettura, dalla sua trama, dalle Massime e dai medaglioni che le descrivono. Un luogo dove ciascuno di noi può essere attore e spettatore al tempo stesso.
A questa immagine si affianca quella notturna caratterizzata da una maggiore fluidità spaziale, con il profilo degli edifici che, dolcemente, sfumano verso l’oscurità del cielo. I contorni divengono indeterminati, diminuisce il contrasto fra le tonalità cromatiche, così accese durante il giorno; le ombre non sono più così nette, grazie anche all’illuminazione giallo ocra che smorza i colori e le forme, una sorta di effetto meguilp, quella vernice ambrata composta da mastice e olio, molto usata nei restauri pittorici otto-novecenteschi. Tale colorazione era utilizzata per creare sull’immagine quella patina, quel segno dell’inesorabile scorrere del tempo e della storia, così ricercato da certi aspetti del gusto, a tratti nostalgico, tipico del Romanticismo ottocentesco e, perché no, anche del Neoromanticismo in chiave contemporanea.

Piazza del Seminario
Foto di Francesco Fiumalbi

Nei giorni scorsi, grazie al ciclo di eventi organizzati dalla Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato, Piazza del Seminario ha goduto di una rinnovata illuminazione. Si tratta di una operazione che ha suscitato apprezzamento, gratificando i sanminiatesi e non solo.
Particolare attenzione è stata rivolta alla valorizzazione della facciata del Seminario, accentuandone la geometria compositiva, sottolineando il contrasto cromatico e la verticalità delle fasce bianche e rosate. All’edificio è stato conferito un deciso risalto, in contrapposizione al grigio del ciottolato della pavimentazione e all’azzurro del cielo.

Piazza del Seminario
Foto di Francesco Fiumalbi

E che dire poi, quando la sera si è fatta notte, e la luce del crepuscolo è diventata piena oscurità, quando la facciata del Seminario è apparsa come un elegante abito da sera. Si tratta di un momento in cui alcune caratteristiche propriamente diurne, si fondono con quelle notturne, creando una combinazione nuova, inaspettata. Siamo avidi di queste immagini, e molti vorrebbero vedere la piazza sempre così, vestita a festa; ma se rendiamo quotidiano ciò che è straordinario, non si corre forse il rischio di banalizzarlo, di renderlo ovvio, di farne evaporare la magia? Forse è più incisivo riverberarne il ricordo, attendere il prossimo evento, per tornare a godere e ad apprezzare questo spettacolare paesaggio urbano sanminiatese. E voi che ne pensate? Dite la vostra!

Piazza del Seminario
Foto di Francesco Fiumalbi

sabato 11 febbraio 2012

IL VESCOVO FRANCESCO POGGI

di Francesco Fiumalbi

Il Vescovo Francesco Poggi (Firenze, 26 maggio 1661 – San Miniato, 15 aprile 1719) è considerato la figura che dette avvio ad una considerevole stagione di crescita per la Città di San Miniato nel Settecento.
Episcopo sanminiatese dal 1703 al 1719 (1), fu un uomo dotato di grande personalità: fervido ed umile assieme, attento alle tradizioni sanminiatesi, con lo sguardo decisamente volto al futuro.
Impressionante è il suo programma, dato che riuscì ad occuparsi della giovane Diocesi di San Miniato, eretta appena nel 1622 (2), da molti punti di vista.
E’ considerato un “vescovo costruttore”, attento sì agli sviluppi urbanistici e architettonici della sede diocesana, come trasposizione nella pietra del proprio programma pastorale.
E’ pur vero che i traguardi raggiunti non sarebbero stati possibili senza quei presupposti creati dai suoi predecessori, Mons. Pichi e Mons. Michele Carlo Cortigiani, di cui il Poggi si fece elemento propulsore straordinario (3).

Stemma episcopale di Giovanni Francesco Maria Poggi
Rielaborazione dello stemma stampato nella copertina del libro del Sinodo, 1707
Disegno di Francesco Fiumalbi

Il complesso rapporto fra istituzioni civili da una parte, ed ecclesiastiche dall’altra, che andò delineandosi fra il ‘600 e il ‘700, fu contraddistinto da spinte riformistiche volte a rafforzare il potere giurisdizionale granducale. I fermenti antiromani serpeggiavano ovunque in Toscana, e si fondavano in special modo sulla dottrina teologica Giansenista. In questo contesto, il programma del Poggi fu chiaramente improntato verso un sistematico recupero dei principi morali (4). Questo “manifesto” si tradusse, in buona parte, in un imponente programma architettonico: dignità della Cattedrale che fu significativamente restaurata; attenzione alla formazione del nuovo clero e quindi l’ampliamento del Seminario; coinvolgimento della popolazione alla vita cristiana e alle sue “opere” laicali, che si tradusse nella costruzione del Santuario del SS. Crocifisso di Castelvecchio, nella fondazione dell’Ospedale di San Nicola di Bari e nella costituzione della Confraternita di Misericordia; richiamo al diritto canonico e alle costituzioni apostoliche con la convocazione del sinodo diocesano (5). In questo suo difficilissimo programma, fu senz’altro determinante la sua grande preparazione teologica e filosofica come risulterà chiaro dalla bibliografia, che proponiamo più avanti.

Palazzo Vescovile, Diocesi di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Possiamo così sintetizzare la sua attività di riorganizzazione pastorale, e architettonica, nel periodo della sua carica episcopale:
1703, Giovanni Francesco Maria Poggi viene consacrato Vescovo di San Miniato (6). Eletto il 15 febbraio, consacrato a Roma il 24 febbraio 1703.
1704, inizio dei lavori per il Seminario (7).
1705, inizio della costruzione del Santuario del SS. Crocifisso di Castelvecchio (8).
1706, realizzazione il soffitto ligneo della navata centrale della Cattedrale (9); si adopera presso il Papa Clemente XI per confermare la regola domenicana presso il monastero della SS. Annunziata a San Miniato (10).
1707, viene indetto il Sinodo Diocesano (11) e vengono dipinti il coro e la volta e rialzato il “finestrone” all’interno della Cattedrale (12).
1708, vengono intagliati i soffitti delle navate laterali della Cattedrale (13)
1709, viene ridecorata la cappella concessa alla Congregazione del Suffragio nella Cattedrale (14) e dedicata a Santa Maria Maddalena dei Pazzi, i cui lavoro avranno termine l’anno seguente (15).
1710, promuove istruzioni e disposizioni per i monasteri femminili della Diocesi (16) e viene costruita la cappella di San Filippo Benizi nella Cattedrale (17)
1711, promosse la ristrutturazione della chiesa e l’ampliamento del monastero di Santa Maria Novella e San Michele Arcangelo a Santa Croce sull’Arno, detto Monastero di Santa Cristiana (18).
1713 si concludono i lavori al Seminario (19)
1714, viene fondato l’Ospedale di San Nicola di Bari presso la chiesa dei SS. Jacopo e Filippo di Pancole (20) e viene costruita la cappella di San Francesco di Paola nella Cattedrale (21).
1716, viene fondata la Confraternita Misericordia di San Miniato (22)
1718, si concludono i lavori di muratura al Santuario del SS. Crocifisso di Castelvecchio (23)
1719, il Vescovo Poggi muore dopo 16 anni alla guida della Diocesi di San Miniato (24)

Le pubblicazioni conosciute, curate direttamente dal Vescovo Poggi furono:
- Synodus Dioecesana Miniatensis Celebrata in Ecclesia Cathedrali [...] XII. et XI. Kal. Julii MDCCVII. , Lucca, Venturini, 1708.
- Documento contenente disposizioni per i monasteri femminili (?), Lucca, 1710
- Memorie della vita del servo di Dio P. Giulio Arrighetti, Lucca, Venturini, 1713.

Francesco Poggi nell’arte:
- Anonimo, Ritratto di Giovanni Francesco Maria Poggi, olio su tela, San Miniato, Palazzo Vescovile.
- Masi Tommaso, Monumento funebre di Giovanni Francesco Maria Poggi, marmo bianco, San Miniato, Cattedrale.
- Amalia e Giovanni Duprè (?), Mezzobusto per il monumento funebre di Giovanni Francesco Maria Poggi, marmo bianco, San Miniato Cattedrale.
- Anonimo, Ritratto di Giovanni Francesco Maria Poggi, affresco, Firenze, convento della SS. Annunziata, chiostro.
Seminario Vescovile di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Di seguito sono proposti due brani, pubblicati rispettivamente nel 1719 e nel 1722, che forniscono una serie di dati biografici del Vescovo Poggi finora poco conosciuti (nelle pubblicazioni recenti non se ne fa menzione).

Giornale de’ Letterati d’Italia, Tomo XXXII, anno 1719, Gio. Gabriello Hertz, Venezia, 1719, pagg. 513-514.

ARTICOLO XV
VI

Di Monsig. GIOVANFRANCESCOMARIA POGGI, Vescovo di San Miniato, morto quest’anno, il dì 15 aprile, poco più noi ora diremo, di quel che leggesi nell’aggiunte fatte dal Sig. Dottore Niccolò Coletti all’Italia Sacra dell’Ughelli, tomo III, dell’ultima edizione, col. 282. Fu egli cittadino Fiorentino, nato l’anno 1647. 26. Maggio; l’anno 1661. 26. Maggio vestì l’abito dell’ordine de’ Servi di Maria Vergine. Lesse filosofia e teologia più anni in sua religione, e v’ebbe il titolo di Maestro. Il credito sella sua bontà, senno, e dottrina gli fecero avere la carica di Consultore del Santo ufficio in Firenze, e la lettura di teologia nell’Università di Pisa. Governò più conventi della sua religione; fu segretario del Provinciale di Toscana; e finalmente Commessario Generale per lo spazio di dodici anni, allorchè l’anno 1703. Il dì 24. Di febbraio fu consacrato in Roma Vescovo di San Miniato, la qual dignità egli tenne finchè visse. Morì nella sua residenza, essendo nell’anno settantesimo secondo, e nella sua cattedrale ebbe decente sepoltura, lasciando ottima fama del suo sapere nell’opere da se scritte; della sua vigilanza e del suo zelo nelle sante ordinazioni da se date alla sua diocesi; e un ottimo odore dell’integrità de’ suoi costumi. Il Padre Maestro Fr. Costantitomaria Baccioni, Fiorentino, religioso del Convento della Nunciata, ne ha tenuto esatta memoria delle cose appartenenti alla vita di questo degnissimo Prelato e delle stesse promette a noi una persona assai erudita di raccoglierne più distinte notizie, per poi tessere un elogio convenevole, da inserirsi in uno dei seguenti Giornali.
A.R.

Ospedale San Nicola di Bari
oggi Casa di cura per anziani “Del Campana Guazzesi”
Foto di Francesco Fiumalbi


Giornale de’ Letterati d’Italia, Tomo XXXIII, parte II, anni 1719-1720, Gio. Gabriello Hertz, Venezia, 1722, pagg. 262-272

ARTICOLO XI

Elogio di Monsig. GIOVAN-FRANCESCO-MARIA POGGI, Vescovo di San Miniato al Tedesco, descritto dal Sig. SALVINO SALVINI, Canonico della metropolitana di Firenze

L’Insigne religione de’ Servi di Maria Vergine, nata in Firenze l’anno 1233. da sette nobili Beati Fiorentini, che ne furono i felici fondatori, produsse in ogni tempo uomini famosissimi non meno nella santità della vita, che nell’eccellenza della dottrina, e nelle cariche e dignità di primo lustro nella Chiesa di Dio. Già nel tomo XXXII del Giornale de’ letterati d’Italia (a) s’è fatta menzione di Monsignor GIOVAN-FRANCESCO-MARIA POGGI, illustre figliuolo di quella religione, e morto Vescovo vigilantissimo di San Miniato, e in tale occasione si promesse di darne più distinto ragguaglio. Per servire dunque all’impegno, si aggiungerà qui poco più di quello, che in detto Giornale è disteso, oltre a quel che di lui si parla dal Sig. Dottore Niccolò Coleti nel III. Tomo dell’Italia Sacra dell’Ughelli.
Giovanmaria d’Antonio Poggi, e Santa di Cosimo Tofani, onorati cittadini Fiorentini, furono i genitori di Lucantonio, che tale ebbe nome al sacro fonte di nostro Prelato.
Rinacque poi a nuova vita nella religione nel giorno anniversario della sua nascita, che cadde allora nella solennità dell’Ascensione del Signore, e dell’età sua l’anno quattordicesimo, prendendo il nome di Fra Giovan-francesco-maria, nel celebratissimo convento della Nunziata di Firenze. E appunto dagli anni suoi teneri prendendo l’aria e l’educazione della religione, quivi diede ottimi saggi di sua pietà e di sua dottrina; mentre, essendo salito per tutti i gradi al meritato posto di Generale del suo ordine, fu stimato poi degno del carattere di Vescovo. Di anni ventisette ricevé in patria la laurea dottorale di teologia nell’università de’ teologi Fiorentini. Quindi assunto alla cattedra di tal facultà nello studio pubblico di Pisa, ebbe campo di far conoscere il suo profondo sapere in quella celebre università; onde poté meritar l’onore di Teologo del Principe Cardinale Francesco-maria di Toscana, e in Roma la carica di Consultore della disciplina regolare, oltre a tutte le altre onoranze mentovate nell’antecedente Giornale. Per anni dodici sostenne con molta sua gloria il generalato di sua religione, nel qual tempo egli promosse le sontuose fabbriche e restaurazioni della chiesa e del convento suddetto della Nunziata, ereggendovi il bel vaso d’una grande eruditissima libreria.

Santuario del SS. Crocifisso di Castelvecchio
Foto di Francesco Fiumalbi

Gli fu offerto nel 1697. il vescovado di Civita Castellana, che egli accettare non volle. Ma il nostro degnissimo Generale ricusar non poté il vescovado di San Miniato al Tedesco, vacato per la traslazione di Monsig. Michel-carlo Visdomini Cortigiani alla chiesa di Pistoia e di Prato, dalla vigilante pietà del Granduca Cosimo III. ben volentieri nominato nominato alla Santità di Clemente XI che bene il conosceva. Fu perciò in Roma consacrato Vescovo il dì 24 di febbraio del 1703 nella chiesa di San Marcello per mano del Cardinale Sebastiano Antonio Tanara.
Gito alla sua diocesi, non si può mai a bastanza spiegare, con quanta assiduità e diligenza egli impiegasse il suo talento nelle visite, nella disciplina del clero, nelle predicazioni, che bene spesso egli medesimo faceva con grande zelo, e in tutte le sue pastorali incombenze. Adunò pubblicamente il sinodo diocesano l’anno 1707 e in un grosso volume stampandolo in Lucca, il pubblicò a utilità del clero; e avendovi fatte poi non poche aggiunte, il ristampò l’anno 1710. E l’anno dopo avendo disteso ancora un sinodo utilissimo per le monache, similmente con le stampe di Lucca lo diede in luce.
Né contento d’essersi adoperato indefessamente nella riforma de’ costumi, e nel ripulimento della anime della sua cura commesse, pose anche ogni studio in adornare di sacre fabbriche la sua città, per maggiore decoro del culto di Dio, e per insinuare vie maggiormente la devozione ne’ popoli. Principiò a tal effetto nel 1706 la fabbrica in aggiunta al seminario, adornandolo e faccendolo molto più comodo; in servigio del quale il Sig. Domenico Stecchi, sacerdote Fiorentino, e rettore e maestro del medesimo, stampò due utili opuscoli, dedicandoli al nostro zelantissimo Vescovo; il primo intitolato: “La poesia universale”, ec. il secondo: “Fundamenta latine sciendi”, ec.
Abbellì similmente la sua chiesa cattedrale, ove alzò due cappelle, dedicate, l’una a San Filippo Benizzi, e l’altra a San Francesco di Paola. Ma l’opera maggiore, ov’egli impiegò ogni sua premurosa sollecitudine, fu la magnifica chiesa, da lui fondata di nuovo, per collocarvi la miracolosa immagine del Crocifisso, che in quella città è con grandissima devozione venerata.
Gettò egli la prima pietra fondamentale per questo sacro edificio il dì 3 di maggio del 1706 e con l’altrui generoso sussidio, e con le proprie entrate, lo vedde condotto alla fine, com’egli è al presente, adornato di varj marmi e stucchi, con ispesa che passò la somma di quattordicimila scudi; e l’anno 1718 del mese di luglio vi collocò solennemente la detta santa immagine; e nell’oratorio da cui la trasse, vi adattò l’immagine di Maria Vergine di Loreto. Nella medesima città ridusse all’uso moderno la chiesa di Pancoli, abbellendola, e consacrandola nel 1715. Accanto ad essa l’anno avanti diede principio allo spedale de’ poveri infermi, ereggendovi un altare a San Noccolò di Mira, oltre all’entrate che vi lasciò per lo sostentamento dell’altri menditicità: il che tutto, per una città piccola, com’è San Miniato, riesce di non poca utilità, bellezza, e decoro.

Stemma dell’Arciconfraternita di Misericordia, San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Da tutti questi pensieri egli non disgiunse mai l’applicazione a’sacri studi, dandone segnalati saggi nella compilazione de’suddetti Sinodi, e della Vita del buon Servo di Dio, Padre Giulio Arrighetti, Fiorentino, Generale dell’ordine suo, vivuto e morto in concetto di straordinaria bontà; dedicata dall’autore a’suoi Padri e confratelli Serviti, a’quali afferma, d’avergli date grande impulso a fare tal Vita, l’esser stato scolare nell’età sua giovanile, confidente nell’età più adulta. E segretario nel lungo tempo del generalato di quel degnissimo religioso; onde poté stenderla, quanto con affetto, con altrettanta verità, come testimonio, il più delle volte, di veduta; non lasciando di spargersvi per entro, con bella proprietà di toscana eloquenza, riflessioni sode ad ogni tanto, e massime principali di cristiana filosofia, corredati con molti passi della Sacra Scrittura e de’santi Padri. De quella Vita, che fu stampata in Lucca, nel 1713 se n’è fatta menzione nel tomo XV del Giornale pagina 440 con lode del nostro insigne Prelato.
Finalmente pieno d’anni e di meriti, dopo aver sofferta una penosissima infermità d’asma e idropisia, rendé l’anima al suo fattore il dì 15 d’aprile a ore 17 del 1719 nelle braccia del Padre Maestro Luigi-maria Garbi, continuatore degli Annali de’Servi, di cui pure s’è fatta menzione nel XXXII Giornale, che da lui, come suo confidente, chiamato fu da Pisa ad assisterlo in quel punto estremo.
Dopo la celebrazione delle solenni esequie, fattegli dal suo dilettissimo gregge, afflittissmo per la sua morte, ebbe sepoltura, conforme al suo desiderio, nella chiesa cattedrale, avanti la cappella da lui dedicata, come s’è detto a San Filippo, propagatore de’Servi di Maria Vergine, e con questa semplice devota iscrizione, da lui medesimo molto tempo fa preparatasi, e fatta intagliare in marmo, per iscolpir nel suo cuore il salutevole pensiero della morte.

OSSA
MISERRIMI PECCATORIS
F. IO FRANC. M. POGGI. FLORENT
ORD. SERVOR DEI PARAEALUMNI
ET EPISCOPI MINIATENSIS
HIC REQUIESC IN P.
(in realtà l’epigrafe è costituita solo dalle parole OSSA MISERRIMI PECCATORIS HIC REQUISCUNT, n.d.r.)

Chiesa del Monastero di Santa Maria Novella e San Michele Arcangelo
Santa Croce sull’Arno
Foto di Francesco Fiumalbi

Ma una tanta umiltà non volle restar punto addietro la grata riconoscenza de’Canonici della sua chiesa. Onde avendo determinato di fabbricare un nobil sepolcro al lor diletto Pastore presso alla suddetta memora, ne fecer distendere l’inscrizione al Sig. Abate Antonmaria Salvini, per collocarvela in questo tenore.

D.O.M.
Is qui peccatorem se vocatiustus floret ut palma. Summis in Servorum B. M. V. ordine perfunctus honoribus, mox hujus sacrae sedis Antistes, seminarium perficiendo, nosocomium exaedificando,  sacram J. Chr. Crucifixi aedem a fundamentis erigendo, aliaque pietatis munia sollicite obeundo: vir summa integritate, religione, doctrina, con stantia, omnes episcopi, idest terrestris Angeli, partes implevit.
Obiit ann. Aetatitis suae LXXII
Patri benemerenti Canonici Miniatenses, ejus memoriae devoti, posuere A.S. MDCCXVIIII

Fu egli di statura giusta e di forte complessione, grande di spirito, elevato d’ingegno, nemico dell’ozio, amator delle lettere e d’ogni virtu, frugale nella mensa, e in ogni sua azione attento e sollecito. Non solo nel convento de’Servi di Pisa, ma in quello tanto celebre di Firenze, erede de’suoi libri e d’altro, come che egli di quello era figliuolo, gli furono celebrate solenni esequie, lasciando la consolazione al suddetto Padre Garbi di farne quella memoria, che la lunga pratica avuta con effetto lui somministrerà alla sua dotta penna nella continuazione degli Annali del suo ordine generabilissimo.


NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Simoncini Vasco (a cura di), San Miniato e la sua Diocesi, CRSM, Edizioni del Cerro, Pisa, 1989, pagg. 76-81.
(2) Simoncini, Op. Cit., pag. 31.
(3) Richetti Paola, Il vescovo Poggi a San Miniato: arte e devozione nel primo Settecento, in Maria Adriana Giusti e Matteoni Dario (a cura di), La chiesa del SS. Crocifisso a San Miniato, restauro e storia, Umberto Allemandi & C, Torino, 1991, pag. 39.
(4) Moreschini Benedetta, Un binomio affiatato: il Vescovo Poggi e il Bamberini “pittor fiorentino”, in AAVV, La Cattedrale di San Miniato, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, pag. 126.
(5) Gagliardi Elisabetta, Vescovi sanminiatesi del Settecento, in Morelli Paolo (a cura di), San Miniato nel Settecento. Economia, Società, Arte., CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2003, pagg. 160-161.
(6) Giornale de’ Letterati d’Italia, Tomo XXXIII, parte II, anni 1719-1720, Gio. Gabriello Hertz, Venezia, 1722, pagg. 265.
(7) Richetti, Op. Cit., pag. 39
(8) Matteoli Anna, Arte e storia del Santuario del Santissimo Crocifisso a San Miniato, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 45, 1976, pag. 36.
(9) Archivio di Stato di Firenze, Corp. Rel. Sopp. 119, f. 56, c. 690 in Moreschini, Op. Cit., pag. 125.
(10) Piombanti Giuseppe, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tipografia Ristori, San Miniato, 1894, , in Matteoli Anna (a cura di), Guida storico-artistica di San Miniato, Bollettino dell'Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, pp. 60-61.
(11) Synodus Dioecesana Miniatensis Celebrata in Ecclesia Cathedrali [...] XII. et XI. Kal. Julii MDCCVII. , Lucca, Venturini, 1708.
(12) Archivio di Stato di Firenze, Compagnie Religiose Soppresse 119, f. 56, c. 690 in Moreschini Benedetta, Un binomio affiatato: il Vescovo Poggi e il Bamberini “pittor fiorentino”, in AAVV, La Cattedrale di San Miniato, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2004, pag. 125.
(13) Ibidem
(14) Archivio di Stato di Firenze, Compagnie Religiose Soppresse 2869 (Compagnia del Suffragio di San Miniato), CCCXXV, c. 10, in Moreschini Benedetta, Op. Cit., pag. 143.
(15) Piombanti, Op. Cit., p. 89.
(16) Giornale de’ Letterati d’Italia, Tomo XXXIII, parte II, anni 1719-1720, Gio. Gabriello Hertz, Venezia, 1722, pag. 266;
(17) Archivio di Stato di Firenze, Compagnie Religiose Soppresse 119, f. 56, c. 691, in Moreschini, Op. Cit., pag. 129.
(18) Marchetti Elisabetta (a cura di), Settecento anni di vita del Monastero di Santa Maria Novella e San Michele Arcangelo in Santa Croce sull’Arno comunemente detto di Santa Cristiana, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 1994.
(19) Piombanti, Op. Cit., pag. 76.
(20) Archivio del Capitolo della Cattedrale di San Miniato, Inventari e prospetto di beni, n. 35, in Parentini Manuela, Chiesa di San Jacopo e Filippo di Pancole, in http://www.delcampana.it/NotizieStoriche.htm
(21) Archivio di Stato di Firenze, Compagnie Religiose Soppresse 119, f. 56, c. 691, in Moreschini, Op. Cit., pag. 129.
(22) Archivio della Curia Vescovile di San Miniato, Acta beneficialia, anni 1716-1718, A a/2, n. 1 in Richetti, Op. Cit. pag. 42; Rondoni Giuseppe, Memorie storiche di San Miniato al Tedesco, Tipografia Massimo Ristori, San Miniato, 1876, pag. 196.
(23) Matteoli Anna, Arte e storia del Santuario del Santissimo Crocifisso a San Miniato, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 45, 1976, pag. 44.
(24) Giornale de’ Letterati d’Italia, Tomo XXXII, anno 1719, Gio. Gabriello Hertz, Venezia, 1719, pagg. 513-514.
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