Visualizzazione post con etichetta Statua. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Statua. Mostra tutti i post

domenica 9 aprile 2017

SAN MINIATO NELLA "GAZZETTA DI FIRENZE" DEL 1843 - NOTIZIE E REGESTO

SAN MINIATO NELLA "GAZZETTA DI FIRENZE" DEL 1843
NOTIZIE E REGESTO

a cura di Francesco Fiumalbi

INTRODUZIONE
In questa pagina è proposto il regesto delle notizie che riguardano San Miniato e il suo territorio, contenute all'interno della Gazzetta di Firenze nell'anno 1843. Si trattava del “giornale ufficiale” del Granducato di Toscana, stampato dal 1818 al 1848 con cadenza trisettimanale (usciva il martedì, il giovedì e il sabato). Raccoglieva le notizie riguardanti i principali decreti granducali, nonché le notizie di cronaca più importanti e i fatti politici più significativi del resto d'Italia e d'Europa. Assieme alla Gazzetta veniva diffuso il Giornale degli avvisi ed atti giudiciali, contenente le sentenze e i pronunciamenti dei tribunali toscani, oltre che notizie inerenti ingiunzioni, pignoramenti, purgazioni di ipoteche, etc. A tal proposito, si specifica che alcune notizie, pur riguardando il Tribunale di Prima Istanza di San Miniato, non sono state riportate in quanto inerenti persone o cose legate ad altri territori, che comunque ricadevano nella giurisdizione.




NOTIZIE SANMINIATESI NELLA GAZZETTA DI FIRENZE – ANNO 1843
Le notizie riguardanti la vita sanminiatese del tempo sono numerose e di varia natura:

Manifestazioni pubbliche e inaugurazioni Su tutte spicca l'inaugurazione della statua del Granduca Leopoldo II nell'odierna piazza Buonaparte (6-7 agosto 1843) che trovò un'ampia eco sulle colonne della Gazzetta [nn. 10/19, 11/19, 14/19]. Sulla stessa scia l'inaugurazione del nuovo apparato campanario della Cattedrale (25 dicembre 1842), la cui notizia fu diffusa nei primi giorni dell'anno successivo [n. 1/19].

Episodi, fatti di cronaca e curiosità Non mancano episodi e fatti di cronaca, come l'incendio che devastò una bottega con annessa abitazione a La Scala e il cui proprietario poté beneficiare del totale risarcimento assicurativo [n. 2/19]. Oppure il premio ottenuto all'Accademia Fiorentina dal giovane violinista sanminiatese Carlo Conti [San Miniato 1 maggio 1827 – 17 agosto 1868] [n. 15/19].

Gli avvisi giudiziari Rispetto alle notizie del Giornale degli avvisi ed atti giudiciali, si segnala la spartizione dell'eredità di Giocondo Conti fra tre dei quattro figli (era il padre del Proposto Mons. Giuseppe Conti, che rimase escluso dai beni paterni) [n. 4/19]. Oppure il “distacco” economico dal padre da parte di Pietro Antonini da Ponte a Elsa [n. 6/19]. Ed ancora il divieto di vendita di bestiame da parte di coloni allontanati dai rispettivi poderi a Montebicchieri [n. 3/19] e alla Fattoria Scaletta nei pressi di Ontraino [n. 19/19], oppure il divieto di caccia all'interno della Tenuta di Canneto di proprietà dei Bardi [n. 13/19]. Infine la vendita dei beni appartenuti al defunto Filippo Franchini per ristorare i creditori, fra cui il Podere La Tomba in Val d'Ensi [n. 12/19] e la Villa di Pino presso Ponte a Elsa [n. 7/19].

Necrologi Sulla Gazzetta non mancavano i necrologi, come quello dedicato alla memoria di Averardo Genovesi [n. 5/19], reso immortale dalla famosa “guerra poetica” che si scatenò a seguito del sonetto “Fu da una tedesca mammalucca...”, vedi il post AVERARDO GENOVESI E LA GUERRA POETICA DI SAN MINIATO >>>.

Celebri Sanminiatesi E poi una serie di interessanti notizie riguardanti il celebre sanminiatese Mons. Pietro Bagnoli, il quale intervenne con proprie relazioni alle adunanze dell'Accademia della Crusca [n. 16/19] e dell'Ateneo Italiano [n. 17/19], oltre alla notizia dell'uscita della seconda edizione del suo poema Orlando Savio [n. 18/19].

Prodotti in vendita nelle botteghe di San Miniato Infine alcune curiosità inerenti alcuni prodotti in vendita presso la Farmacia Rondoni [n. 9/19] e dal Libraio Cesare Benvenuti [n. 8/19] di San Miniato.

REGESTO DELLE NOTIZIE SANMINIATESI – ANNO 1843
Di seguito è proposto il regesto e dunque la trascrizione delle notizie sanminiatesi contenute all'interno della Gazzetta di Firenze nell'anno 1843:

domenica 1 maggio 2016

APSM-ISVP-014 L'EDICOLA MARIANA A CALENZANO IN VIA MONTEGRAPPA

di Francesco Fiumalbi
APSM-ISVP-014
L'EDICOLA DELLA MADONNA DEL CARMELO A CALENZANO IN VIA MONTEGRAPPA

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola mariana
Luogo: San Miniato, Loc. Calenzano, via Montegrappa
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: Statuetta in terracotta dipinta
Soggetto: Madonna del Carmelo
Altri soggetti: Gesù Bambino
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: NO
Indulgenza: NO
Periodo: seconda metà del XX secolo
Riferimenti:
Id: APSM-ISVP-014

Lungo l'antica strada di crinale che da San Miniato conduce in Valdelsa, in Località Calenzano (attuale via Montegrappa) si trova un'edicola mariana. Si tratta di un manufatto in muratura inserito all'interno della recinzione di un'abitazione, realizzato nella seconda metà del XX secolo.
L'edicola è in muratura, intonacata, e caratterizzata stilisticamente da due paraste laterali sormontante da un piccolo timpano in modo che la composizione acquisti le sembianze di un piccolo tempietto classico. Al timpano, in realtà, manca la trabeazione nella parte inferiore e in questo spazio è inserita una croce in bassorilievo, sul monte di tre cime. Esattamente un piccolo Calvario in miniatura.

L'edicola mariana in via Montegrappa, Loc. Calenzano
Foto di Francesco Fiumalbi

Al centro del manufatto è ricavata una nicchia contenente l'immagine mariana. Si tratta di una piccola statua in terracotta (?) dipinta, che risponde al tipo iconografico della “Madonna del Carmelo”. La Vergine è in piedi con Gesù Bambino in braccio ed entrambe le figure hanno in mano una coppia di “scapolari” ciascuno. Secondo la tradizione la Madonna apparve a San Simone Stock nel 1251, allora Generale dell'Ordine dei Carmelitani, consegnandogli lo “scapolare” o “abitino” affinché venisse usato come segno distintivo dell'Ordine. Si tratta di un elemento di stoffa da indossare sulle spalle.

L'edicola mariana in via Montegrappa, Loc. Calenzano
Foto di Francesco Fiumalbi

Sul fondo della nicchia, appena visibile dietro la statua, è collocato anche il simbolo del Sacro Cuore di Gesù. Questo simbolo troverebbe collegamenti con alcuni istituti carmelitani di diritto pontificio: le Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù (Berlino, 1891), le Carmelitane del Sacro Cuore (Messico, 1904) e le Suore Carmelitane del Sacro Cuore di Gesù (Malaga, 1924).
Tuttavia l'abbinamento fra Madonna del Carmelo e Sacro Cuore di Gesù, all'interno di questa edicola, potrebbe dipendere da tutt'altre circostanze, come la devozione dei proprietari.

Particolare della Madonna del Carmelo e del Sacro Cuore di Gesù
Edicola mariana in via Montegrappa, Loc. Calenzano
Foto di Francesco Fiumalbi

mercoledì 1 aprile 2015

LA VERGINE RAPITA

di Giuseppe Chelli

LA VERGINE RAPITA

Soltanto a una “testa calda” com’era il canonico Francesco Maria Galli Angelini, poteva venire in mente di rapire alle monache clarisse di San Paolo la statua della Madonna Addolorata!

La statua l’aveva regalata alla Compagnia della Madonna dei Sette Dolori, fondata da prete Matteucci in Cattedrale nel 1683, la signora Antonia Visdomini Cortigiani, madre del vescovo Carlo. Quando, agl’inizi del ‘700 il vescovo Poggi fondò la Compagnia della Misericordia con sede in Duomo, la statua, per suo volere, fu trasferita nel convento di Santa Chiara. Lì rimase anche dopo la fusione delle due compagnie, nonostante che la Misericordia ne fosse legittimamente proprietaria.
Nella chiesa di San Paolo, invece, la statua ci giunse in compagnia delle monache di Santa Chiara quando vi furono trasferite nel 1890. Erano tempi quelli in cui chi sedeva in alto si divertiva a sopprimere conventi, ordini religiosi, congregazioni, salvo poi derogare dalle proprie decisioni se fossero ricorsi interessi di famiglia o intercessioni di matrone facoltose. Questa sorte, toccò anche ai due conventi cittadini: uno soppresso, l’altro graziato!

Al canonico Galli non andava proprio giù che il simulacro dell’Addolorata non ricevesse la devozione dei fedeli nella chiesa della Misericordia: per l’Arciconfraternita lui vedeva e stravedeva! Aveva percorso tutte le cariche all’interno dell’Associazione: da semplice fratello era arrivato a Priore e poi a Provveditore, una specie di amministratore delegato, carica adatta a lui per il suo energico carattere di factotum! Pensate un po’: una trentina d’anni dopo il rapimento, arrivò persino a proporre ai Tedeschi, nel luglio del ‘44, di minare la sua casa invece del palazzo Roffia che gli stava di fronte, dove era la sede dell’Arciconfraternita.

Struffiava, il canonico, con quelli del Consiglio che non si decidevano mai a richiedere la statua alle Clarisse e sopportava a malincuore l’inerzia dei suo confratelli: ma un posto decoroso dove sistemare la Vergine Addolorata la Misericordia non l’aveva davvero!

La morte di Benedetto Borsarelli, capitò a fagiolo!
La mattina del 5 luglio 1914, per chi non crede ai miracoli, il postino recapitò a Palazzo Roffia una busta abbrunita, di quelle un tempo usate per tutto l’anno di lutto dalle vedove, quando le vedove vestivano di nero da capo a piedi. Nella busta c’era una lettera, anch’essa abbrunita torno torno, con la quale la signora Vincenzina Risi ved. Borsarelli partecipava di voler adempiere alle volontà del defunto marito, Conservatore dell’Arciconfraternita, versando la somma di lire cento da impiegare esclusivamente per la chiesa della Misericordia.

Vuoi vedere il Canonico Galli: dall’oggi al domani radunò il Magistrato e fece decidere all’unanimità che le 100 lire piovute dal cielo dovevano essere spese, testuali parole del verbale, per l’esecuzione di un’urna nella Chiesa onde collocarvi la Venerata Immagine di Maria SS. Addolorata, di nostra proprietà ora custodita dalle suore di San Paolo di questa Città!

Non mise tempo in mezzo: a settembre, dato che i soldi non bastavano per costruire una teca come aveva stabilito il Magistrato, aveva bell’e fatto fare una nicchia nella parete destra della chiesa della SS. Trinità con tanto di stemmi gentilizi dei vescovi Cortigiani e Pierazzi. A questo punto, il Magistrato non aveva più scuse, doveva far valere presso le monache il diritto di proprietà sul prodigioso Simulacro di Maria SS Addolorata.

La richiesta venne ufficializzata in quattro e quattr’otto all’ora di cena, la sera del 25 settembre 1914. Bisogna ora sapere che tutti gli anni, nella terza domenica di settembre, si celebrava la festa della Madonna Addolorata e che in quella occasione la statua era trasferita in duomo e poi riportata donde era partita, nella chiesa delle suore di San Paolo, a festa finita. L’aveva stabilito il vescovo Poggi, assegnando l’incombenza della traslazione ai fratelli della Misericordia.
Il canonico Galli aveva architettato un piano per riprendersi la Madonna, ma sapeva che non sarebbe stata una passeggiata. Conosceva bene i suoi polli: volevano mettere bocca in tutte le faccende di chiesa; e la bocca, i canonici, l’avevano messa sempre, anche quando si era dovuto decidere dove collocare la statua dopo la chiusura del convento di Santa Chiara.

Per la sua duplice veste di Camarlengo del Capitolo e Provveditore della Misericordia, il canonico Galli riteneva che il suo piano fosse troppo rischioso per lui: doveva accollarselo il Magistrato. Lasciamo che sia il Canonico stesso a raccontare:

La mattina del 28 settembre il Sacrista don Omero Guidotti in rappresentanza del Capitolo partì in processione dalla Cattedrale per riportare l’immagine dell’Addolorata al monastero di San Paolo da dove era stata presa una settimana prima per celebrare l’annuale festa dell’Addolorata, con ottava.
L’immagine era portata a mano da quattro fratelli dell’Arciconfraternita, ed accompagnata da uno stuolo di fedeli.
Quando giunsero davanti la Chiesa della SS. Trinità in via Umberto I, il Capo di Guardia, quello che comanda la processione, batté le mani, fermò la processione, tirò fuori di tasca un foglio e ad alta voce lesse: per ordine del Venerabile Magistrato la Madonna sia depositata nella nostra chiesa. Don Guidotti liperlì non si accorse di nulla. Quando si rese conto che la Statua veniva introdotta in chiesa, tornò sui suoi passi e sull’uscio di chiesa trovò il Presidente Antonio Ceccherelli, me, Provveditore e tutti i Membri del Magistrato vestiti di cappa a ricevere la Venerata Immagine.”

In seguito, il Canonico ricordava l’episodio con goduria, nasicando per via del diabete che curava col pane di segale, come un capolavoro di furbizia: un vero scherzo da prete, come lui stesso celiava con la sua nota ironia, ma tralasciando di dire cosa successe dopo!

Alle insistenze di Don Guidotti per sapere se la cosa era stata permessa dal Capitolo, il Presidente Ceccherelli, senza aprire bocca, consegnò una lettera da recapitare al Capitolo, ove erano trascritte le decisioni del Magistrato, a proposito della statua. Apriti cielo, appena si seppe che cosa c’era nella lettera! Si scatenò un putiferio tale che il canonico Galli credette bene dimettersi da Provveditore per far vista che lui non c’entrava nulla, e che anzi era contrario: salvo poi riprendersi la carica a bocce ferme.

Il Capitolo dei Canonici pretendeva il rispetto del riservato dominio esercitato da sempre sulla Statua; le Clarisse, per bocca della badessa suor Maria Pia Cipriani, difendevano l’inviolabile privilegio della custodia della Sacra Immagine, affidata loro dal vescovo Poggi; il vescovo Carlo Falcini ordinava che lo stesso simulacro fosse con ogni cura e premura restituito alla sua “primiera custodia” presso le monache clarisse di San Paolo.
Verrebbe da dire che il Magistrato non se ne fece né qua né là: la statua apparteneva alla Misericordia! Gliela aveva assegnata il Vescovo Pierazzi e la consegna l’aveva fatta il canonico Alessandro Franchini, per conto del Capitolo, nel dicembre 1791, con tanto di verbale d’inventario.
A dar man forte agli uomini del Magistrato, il canonico Galli, fedele al suo ruolo di burattinaio, credette bene di coinvolgere nella faccenda l’intera fratellanza e tutti i Sanminiatesi, facendo arrivare sul tavolo della Misericordia spontanee dichiarazioni giurate in Pretura e all’Ufficio del Registro che, a memoria di decine di cittadini, la Sacra Immagine era sempre appartenuta alla Misericordia. Mise su una specie di sommossa popolare che avrebbe dovuto sostenere le ragioni del Magistrato e dare torto alle gerarchie religiose, monache comprese, convinto che in quattro e quatr’otto tutto si sarebbe sistemato.

Questa volta aveva fatto male i conti: non aveva previsto la reazione del vescovo Falcini. Questi, alle prime avvisaglie di sommossa non ci pensò due volte, butto giù un Decreto, ingiungendo di riportare la statua a San Paolo, entro dieci giorni, dopo di che l’Oratorio della Misericordia sarebbe, ipso facto, interdetto “cosicché non sia lecito ai sacerdoti di celebrarvi i Sacri Misteri e qualsiasi funzione religiosa ed ai fedeli di assistervi.

Era troppo anche per chi aveva promesso al vescovo obbedienza e rispetto nel giorno della consacrazione sacerdotale. Il canonico Galli non voleva venir meno alla sua promessa, ma l’eventuale interdizione dell’Oratorio, avrebbe reso inutile il rapimento della Vergine!  Il canonico non ci dormì una notte. All’alba però aveva già escogitato il modo di tenersi la Madonna senza disubbidire al vescovo. Non era proprio sicuro di farla franca, ma non vedeva altra scappatoia. Doveva tentare, era l’ultima carta da giocare. Azzardò, come sempre conoscendo i suoi polli!

Convincere il Magistrato a sottoporre l’Interdetto vescovile e tutti gli allegati documenti alla valutazione del Tribunale della Sacra Romana Rota, fu questione di un amine!
Non si è saputo, e il Canonico Galli non ha mai fiatato sull’argomento, se il ricorso alla Sacra Rota fosse preparato per far sul serio o per celia, conoscendo il tipo. Per certo lui sapeva che l’esposto prima di essere spedito doveva ricevere a una specie di imprimatur del vescovo, altrimenti il Vaticano l’avrebbe rispedito al mittente. Era quello che voleva: far sapere al vescovo, senza dirglielo, che il suo Interdetto era connotato da vizi di legalità, in quanto si presentava come sentenza giudicata in assenza di un dibattimento procedurale.

Il plico non partì per Roma. Il 27 marzo 1915, nell’episcopio, un incontro tra il vescovo Falcini e il presidente Ceccherelli si concluse con una stretta di mano. La Vergine Rapita rimase dove ancora si trova!
Dimenticavo. Ci sono alcuni che dicono che la faccenda non si sia chiusa così sbrigativamente a tarallucci e vino. Ci vollero alcuni giorni prima di trovare un accordo. Può darsi che costoro abbiano ragione. Per togliersi ogni dubbio basta verificare se nell’Archivio della Misericordia esista ancora il fascicolo n. 30, foglio 13, con su scritto “Vertenza Simulacro Maria SS. Decreto Vescovile”.
Io l’ho fatto.

La processione settembrina della Madonna Addolorata
in Piazza del Seminario a San Miniato
Foto di Filippo Del Campana Guazzesi – Fine XIX secolo
Immagine tratta da Il silenzio del negativo. Filippo Del Campana Guazzesi fotografo in San Miniato, a cura di G. Marcenaro, CRSM, Sagep Editrice, Genova, 1981, p. 121, n. 113.
Utilizzo ai sensi art. 70 comma 1-bis della
Legge 22 aprile 1941, n. 633

sabato 26 ottobre 2013

APSM-ADIA-03D-001 STATUA ETRUSCA ACEFALA

APSM-ADIA-03D-001
STATUA FEMMINILE ACEFALA – FONTEVIVO MONTAPPIO


SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Statua femminile acefala
Epoca: Etrusca, Periodo Ellenistico (III sec. a.C.)
Rinvenimento: 1891
Località: Fontevivo - Montappio
Collocazione: Museo Archeologico Nazionale di Firenze (Villa di Castello)
Id: APSM-ADIA-03D-001

VAI ALLA MAPPA DELL'ATLANTE DELLE AREE DI INTERESSE ARCHEOLOGICO ↗

DESCRIZIONE SINTETICA
La statua, riconducibile al III secolo a.C. (Periodo Ellenistico), fu rinvenuta nei pressi della località Fontevivo e dal 1891 è conservata nell'ambito del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
La statua, delle dimensioni di 103 cm di altezza per una larghezze di 33 cm alla base, è realizzata in marmo “italico”, probabilmente Apuano. Rappresenta una figura femminile, di cui è andata perduta la testa. Sul corpo indossa una lunga tunica, fermata in vita, che prende il nome di “chitone”. Nella parte superiore, il mantello doveva avvolgere la testa e la parte del corpo stesso, ma non il petto. Il braccio destro, aderente al busto, termina con la mano che trattiene l'abito. Il braccio sinistro, anch'esso aderente col resto del corpo, termina con la mano che stringe quella che è stata riconosciuta come una melagrana. Sulla parte alta del busto, all'attacco con il collo, si riconoscono una collana a pendenti e alcune ciocche di capelli. Sul braccio destro si riconosce un altro elemento decorativo, simile ad un braccialetto alto o ad una “armilla”. Dalla lunga tunica, spuntano i piedi, sistemati con appositi calzari.
Per le sue caratteristiche stilistiche ed estetiche, la statua è stata accostata ad altre similari, come l'esemplare rivenuto a San Martino alla Palma (Scandicci).


Statua acefala di età etrusca rinvenuta
in Loc. Fontevivo, Comune di San Miniato
Museo Archeologico Nazionale di Firenze
Utilizzo ai sensi dell'art. 70 c. 1-bis
Legge 22 aprile 1941, n. 633

BIBLIOGRAFIA
- L. A. Milani, Il museo archeologico di Firenze, Firenze, 1912, p. 162.
- N. Nieri, Aggiunte al foglio I05 della Carta Archeologica d'Italia, in «Studi Etruschi», Istituto di Studi Etruschi ed Italici, Firenze, 1930, vol. IV, p. 344.
- A. De Agostino, San Miniato. Scoperta di una necropoli etrusca in località “Fonte Vivo”, in «Notizie degli scavi di antichità», Atti della Regia Accademia Nazionale dei Lincei, Roma, 1935, vol. XI, serie VI, fasc. 1-3, p. 33.
- A. De Agostino, Statue e statuette femminili con l'attributo della melograna, in «Studi Etruschi», Istituto di Studi Etruschi ed Italici, Firenze, 1936, vol. X, pp. 93-94, tav. XXXI.
- A. Andrén, Marmora Etruriae, in «Antike Plastik», Deutsches Archaologischen Institut, Berlin, 1967, S7, pp. 32-33, n. 8, tav. 18.
- R. Bianchi Bandinelli, La kourotrophos Maffei del Museo di Volterra, in «Revue Archéologique», Nouvelle Séries, fasc. 2, Paris, 1968, p. 234, fig. 7.
- R. Bianchi Bandinelli, Recensione a A. Andrén, in «Dialoghi d'Archeologia», 1968, Serie II, n. 2, p. 235.
- G. De Marinis, Topografia storica della Val d'Elsa in periodo etrusco, Biblioteca della Miscellanea Storica della Valdelsa, Società Storica della Valdelsa, 1977, p. 59.
- G. Ciampoltrini, La collezione archeologica del Palazzo Comunale di San Miniato, in Miscellanea Storica della Valdelsa, n. 86, fasc. 1-3, 1980, p. 137.
- M. Bonamici, in S. Settis (a cura di), Camposanto Monumentale di Pisa. Le antichità II, Modena, 1984, p. 268ss.
- G. Ciampoltrini, L'insediamento tra Era e Elsa dall'età dei metalli alla tarda antichità, in Le Colline di San MIniato (Pisa). La natura e la storia, Supplemento n. 1 ai Quaderni del Museo di Storia Naturale di Livorno, n. 14, 1995, pp. 60-61, 69.
- G. Ciampoltrini, Il museo archeologico di San Miniato. L'antica collezione comunale, Sistema Museale di San Miniato, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2008, pp. 21-22.
- C. Spataro, San Miniato (PI). Saggi diagnostici per la valutazione dell'impatto archeologico in via Fontevivo, Notiziario per la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, n. 4, I, 2008, pp. 234-236.
- G. Ciampoltrini, Un crocevia degli itinerari dell'Etruria Settentrionale: l'area di San genesio nel sistema degli insediamenti del Valdarno Inferiore fra VI e II secolo a.C., in F. Cantini e F. Salvestrini (a cura di), Vico Wallari – San Genesio. Ricerca storica e indagini archeologiche su una comunità del medio Valdarno Inferiore fra Alto e Pieno Medioevo, Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo di San Miniato, Firenze University Press, Firenze, 2010, p. 18.


 


martedì 2 aprile 2013

LA "RESTAURAZIONE" DI MARIA MADDALENA D'AUSTRIA

di Francesco Fiumalbi

Finalmente! Sui giornali era stata più volte inserita nell'elenco delle opere da restaurare e/o ripulire, e finalmente la statua di Maria Maddalena d'Austria è stata ripulita da quella coltre grigia di polvere che da anni la ricopriva! L'intervento, che pare sia stato di sola pulitura superficiale, è stato promosso dal Comune di San Miniato e avvenuto nella seconda metà del mese di marzo 2013 per cura della ditta "Pertici Imbiancature" di Moreno Pertici che l'ha presa in adozione. Il colore molto più chiaro del marmo, adesso ben risalta sul fondale grigio del muro retrostante.
Ne avevamo parlato diffusamente attraverso un apposito post, IL MARMO BIANCO DI MARIA MADDALENA D'AUSTRIA: si tratta di una scultura realizzata da Antonio Susini detto “Il Susina”, fra il 1622 e il 1624, e raffigurante la Granduchessa Maria Maddalena d'Austria. Quest'ultima si era adoperata per l'elevazione di San Miniato al rango di “Città”, e per la conseguente erezione della Diocesi sanminiatese nel 1622. Per intenderci, fu quella "tedesca mammalucca" che "dichiarò Città questa bicocca"!
Da qui l'idea del ringraziamento attraverso un simulacro in marmo, operazione che fu poi replicata nell'800 per Leopoldo II in Piazza Buonaparte, che a sua volta era stato oggetto di restauro, nei mesi di maggio e giugno del 2012
La scultura, originariamente, era collocata al centro di Piazza del Seminario: la Granduchessa era effigiata con lo scettro nella mano destra e con la sinistra posata su un marzocco, che sosteneva con la zampa lo stemma fiorentino. Nel 1799, in occasione del passaggio dell'esercito rivoluzionario francese, tutti i simboli dell'Ancien Régime furono distrutti, fra cui la statua di Maria Maddalena d'Austria, che fu letteralmente fatta a pezzi. Il corpo, l'unico elemento rimasto abbastanza integro, rimase in un fondo di magazzino per oltre un secolo, quando fu ricollocato all'angolo fra via Rondoni e via Del Bravo negli anni '60, all'interno di un più ampio intervento che vide anche il posizionamento del bel crocifisso in ceramica di Dilvo Lotti.
Ecco le immagini, che mostrano la situazione della scultura nel luglio del 2010 a confronto con quella in data odierna. Mi sia consentito solo un piccolo appunto: la necessità di una targa, o comunque di un elemento informativo che indichi il significato preciso del manufatto, dal momento che spesso è scambiato per tutt'altra cosa dal passante distratto o poco informato. Personalmente, ne ho sentite di tutti i colori (statua etrusco-romana, statua di Santa Maria Maddalena... e molto altro).

Antonio Susini, Maria Maddalena d'Austria, 1622-1624
San Miniato, via Rondoni angolo via Del Bravo
Luglio 2010 – aprile 2013
Foto di Francesco Fiumalbi
(E' vietata la riproduzione)

Antonio Susini, Maria Maddalena d'Austria, 1622-1624
San Miniato, via Rondoni angolo via Del Bravo
Luglio 2010 – aprile 2013
Foto di Francesco Fiumalbi
(E' vietata la riproduzione)

Antonio Susini, Maria Maddalena d'Austria, 1622-1624
San Miniato, via Rondoni angolo via Del Bravo
Luglio 2010 – aprile 2013
Foto di Francesco Fiumalbi
(E' vietata la riproduzione)

Antonio Susini, Maria Maddalena d'Austria, 1622-1624
San Miniato, via Rondoni angolo via Del Bravo
Luglio 2010 – aprile 2013
Foto di Francesco Fiumalbi
(E' vietata la riproduzione)

giovedì 21 giugno 2012

LA "RESTAURAZIONE" DI LEOPOLDO II

di Francesco Fiumalbi


Finalmente!
Dopo 169 anni, la statua di Leopoldo II, detto “Canapone”, è tornata allo splendore originale. Avevamo dato l’annuncio dell’inizio dei lavori di restauro il 16 maggio 2012, e con una puntualità degna di un orologio svizzero, dopo 35 giorni “sotto i ferri”, il simulacro del Granduca è tornato come nell’agosto del 1843, quando fu inaugurato tra solenni celebrazioni.
Adesso possiamo apprezzare nella sua perfezione, la plasticità dell’opera neoclassica che lo scultore Luigi Pampaloni aveva plasmato da un blocco di marmo Ravaccione, una varietà del bianco di Carrara fra le più apprezzate al mondo. La statua è tornata candida, come la neve, nell’ideale di assoluta purezza e nobiltà, col quale venne celebrato il Granduca per aver dotato la Città di San Miniato del Tribunale Collegiale di Prima Istanza, della Sottoprefettura, della Cassa di Risparmio. L’intera piazza Buonaparte gode del monumento rinnovato, come una nuova luce che, dal baricentro, si irradia tutt’intorno.
Un plauso all’impresa “Restauro Valeri s.r.l.” di Camaiore (Lu) per l’ottimo lavoro, e all’Amministrazione Comunale, che ha scongiurato il degrado di uno dei monumenti più importanti di San Miniato. L’intervento, dal costo di 17.900 euro, non è stato solo estetico: alla pulitura dei consistenti depositi superficiali, è seguito il consolidamento del marmo, per evitare la formazione di eventuali crettature, fessurazioni e microfratture, che alla lunga avrebbero seriamente compromesso la stabilità della scultura.
Segnaliamo inoltre, che sono iniziati i lavori anche presso il vicino Oratorio di San Rocco!

La statua di Leopoldo II restaurata
Foto di Francesco Fiumalbi

Prima e dopo il restauro
Foto di Francesco Fiumalbi

Prima e dopo il restauro
Foto di Francesco Fiumalbi

La statua di Leopoldo II restaurata
Foto di Francesco Fiumalbi

La statua di Leopoldo II restaurata
Foto di Francesco Fiumalbi

La statua di Leopoldo II restaurata
Foto di Francesco Fiumalbi

La statua di Leopoldo II restaurata
Foto di Francesco Fiumalbi

La statua di Leopoldo II restaurata
Foto di Francesco Fiumalbi

La statua di Leopoldo II restaurata
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 18 maggio 2012

LEOPOLDO II IN TERAPIA INTENSIVA

di Francesco Fiumalbi

Post correlati: LA STATUA DI LEOPOLDO II

Ci siamo! I lavori di restauro alla statua di Leopoldo II, Granduca di Toscana, sono iniziati per davvero. Dopo anni di degrado, l’Amministrazione Comunale di San Miniato ha deciso, finalmente, di occuparsi della statua in marmo che campeggia nel baricentro di piazza Buonaparte!

Il cantiere di restauro della statua di Leopoldo II
San Miniato, piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

Ne abbiamo parlato molto in passato, ma è bene ricordarlo, il simulacro del Granduca Leopoldo II è un’opera del pregevole scultore fiorentino Luigi Pampaloni che utilizzò il bianco marmo delle Alpi Apuane. L’opera fu portata a termine nel 1843, ed inaugurata con solenni celebrazioni. Il costo della statua fu coperto attraverso una sottoscrizione popolare, organizzata da un comitato costituitosi all’uopo, e presieduto dal Canonico Pietro Bagnoli.


I lavori di restauro, condotti dall’impresa “Restauro Valeri s.r.l.” con sede a Camaiore (Lu), sono iniziati pochi giorni fa: mercoledì 16 maggio 2012. Il cronoprogramma prevede una durata dei lavori di 35 giorni; quindi, se tutto procederà senza intoppi, potremo ammirare nuovamente il Canapone più o meno a metà luglio 2012. Il costo dell’intervento è stimato in 17900 euro, interamente coperti dal Comune di San Miniato.


Si tratta di un’operazione della massima necessità, viste anche le condizioni poco decorose in cui la statua versava da anni. Il marmo, oltre ad essere ricoperto da un cospicuo strato di depositi superficiali di colore grigio/nero (provenienti dai tubi di scarico delle autovetture), risultava danneggiato anche nella sua compattezza. Un intervento, quindi, finalizzato non soltanto all’aspetto e al decoro della scultura, ma anche e soprattutto di consolidamento della stessa.
Vi terremo aggiornati sul prosieguo dei lavori.






Post correlati: LA STATUA DI LEOPOLDO II
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...