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domenica 12 febbraio 2023

IL CROCIFISSO PER IL GIUBILEO DELLA DIOCESI DI SAN MINIATO - PRESENTAZIONE 11 FEBBRAIO 2023

Nella mattina di sabato 11 febbraio 2023, presso la Cattedrale dei SS. Maria e Genesio, si è svolta la cerimonia di presentazione e donazione del Crocifisso realizzato dal pittore Luca Macchi per celebrare il Giubileo della Diocesi di San Miniato, nel 400° anno dalla fondazione.

Alla cerimonia, oltre all'autore, hanno preso parte le autorità civili e religiose, con gli interventi di Giovanni Urti (Fondazione CRSM), don Francesco Zucchelli (parroco di San Miniato), mons. Andrea Migliavacca, Vescovo di Arezzo, Cortona, Sansepolcro e Amministatore Apostolico della Diocesi di San Miniato.

L'opera di Luca Macchi è intitolata Gesù in croce tra i Santi Maria e Giovanni, Miniato e Genesio. E' stata realizzata nel corso dell'anno 2022 e da un punto di vista materico è una tempera e foglia d'oro su tavola sagomata di dimensioni 295x170 cm.

Il Crocifisso per il Giubileo della Diocesi di San Miniato
appena completata ed ancora era nello studio del pittore Luca Macchi

Di seguito il video della presentazione e della cerimonia di donazione, a cura di Alexander Di Bartolo e Carlo Fermalvento:


Un commento a caldo di Alexander Di Bartolo:
Quella di Luca Macchi, è un'opera degna di essere definita l'opera di arte sacra contemporanea più importante del Duomo di San Miniato. La collocazione in Cattedrale la rende autorevole e ancora più prestigiosa. Le figure hanno una forza espressiva notevole, per non parlare della composizione equilibrata e della ricchezza dell'apparato simbolico. Tuttavia mi ha colpito un particolare. Il blu che fa da sfondo e che non è affatto scontato per opere del genere, che ci aspetteremmo in fondo oro (alla maniera dei primitivi) o al massimo in tonalità del legno. Invece il blu, che tanto Luca ha usato e sta usando nelle ultime fatiche pittoriche e che apprezzo particolarmente per i suoi rimandi alla dimensione della notte, della quiete notturna di una serata limpida di mezza estate quando la luce della luna schiarisce il nero del cielo buio cangiandolo in tonalità di blu. È lo sfondo di una notte non oscura ma illuminata, come il sacrificio della Croce illumina tutti noi dalle tenebre degli inferi nei quali, senza la Salvezza, saremmo altrimenti destinati.

mercoledì 11 dicembre 2019

APSM-ISVP-036 FORMELLA RAFFIGURANTE GESU' CROCIFISSO IN VIA RONDONI A SAN MINIATO

di Francesco Fiumalbi


APSM-ISVP-036
FORMELLA RAFFIGURANTE GESU' CROCIFISSO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, via Pietro Rondoni n. 32
Tipologia: Formella
Tipologia immagine: Formella in terracotta dipinta e smaltata
Soggetto: Gesù Crocifisso
Altri soggetti: No
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: No
Indulgenza: No
Periodo: XIX secolo
Riferimenti: nessuno
Id: APSM-ISVP-036

La formella in terracotta dipinta e smaltata
raffigurante Gesù Crocifisso in via Rondoni a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

DESCRIZIONE
Al n. 32 di via Pietro Rondoni, nel tratto compreso fra l'intersezione con via Mangiadori e via Angiolo Del Bravo, al di sopra della porta di ingresso di un'abitazione, è collocata una formella rettangolare di modeste dimensioni. Raffigura Gesù Crocifisso ed è un manufatto in terracotta dipinta e smaltata, databile al XIX secolo (anche se la data di collocazione potrebbe essere molto più recente).
Iconograficamente, la Croce è inserita fra le due parti della lancia, simbolo della Passione, ed è collocata su un piccolo rilievo rappresentante il Monte Calvario, al di sotto del quale è presente un teschio, ovvero la morte. Gesù è raffigurato vivo, vigile, con lo sguardo leggermente inclinato verso destra, vestito del solo sudario. Non è presente la tradizionale iscrizione INRI.
Da un punto di vista teologico la composizione sta a significare che Gesù, col sacrificio della Croce, ha vinto la morte. Egli infatti, nonostante stia sul supplizio, è vivente. Tuttavia, anche se il significato può apparire simile, l'immagine è molto diversa dal Christus Triunphans, anche se non è inquadrabile neppure nel tipo iconografico del Christus Patient.

La formella in terracotta dipinta e smaltata
raffigurante Gesù Crocifisso in via Rondoni a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

L'edificio su cui è collocata l'immagine sacra
raffigurante Gesù Crocifisso in via Rondoni a San Miniato

Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 18 febbraio 2019

ISVP-034 IL CROCIFISSO DI SANT’ANDREA DI DILVO LOTTI

a cura di Francesco Fiumalbi

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Crocifisso
Luogo: San Miniato, via Angiolo Del Bravo angolo via Pietro Rondoni
Tipologia: Ceramica dipinta e smaltata
Tipologia immagine: Ceramica dipinta e smaltata
Soggetto: Gesù Crocifisso, Christo Triumphans
Altri soggetti: Madonna, San Giovanni Apostolo, San Genesio, San Miniato
Autore: Dilvo Lotti
Epigrafe: NO
Indulgenza: NO
Periodo: 1956-1957 circa
Riferimenti: Nessuno
Id: APSM-ISVP-034

Il Crocifisso di Sant’Andrea, Dilvo Lotti
Foto di Francesco Fiumalbi

All’intersezione fra via Pietro Rondoni e via Angiolo del Bravo, a due passi da Piazza Buonaparte, in “contrada Sant’Andrea”, si trova una delle opere più affascinanti di Dilvo Lotti, protagonista della vita artistica e culturale di San Miniato del XX secolo.
Si tratta di un grande Crocifisso realizzato con 32 formelle di ceramica dipinta e smaltata. Andando da San Francesco verso Piazza Buonaparte è impossibile non vederlo, poiché si trova sospeso sul muro di un’abitazione in posizione pressoché perpendicolare rispetto alla strada.
L’occasione per la realizzazione di quest’opera fu la ricostruzione dell’edificio, che era andato pressoché distrutto nel luglio del 1944, dalle mine posizionate dai militari germanici che volevano rallentare l’avanzata degli statunitensi. Durante la ricostruzione fu deciso di allargare l’incrocio in modo da favorire la circolazione veicolare. Per compensare la perdita di superficie dell'abitazione, allora di proprietà del sig. Primo Vitali, fu concessa la sopraelevazione dell'edificio originario, che fu eseguita dall'impresa edile di Nello Brotini su progetto di Varo Tinghi. Ne risultò una parete molto alta, completamente cieca, che si prestava perfettamente all’inserimento di un’opera d’arte. In un secondo momento, lì fu collocato anche collocato ciò che rimaneva della statua di Maria Maddalena d’Austria, un tempo situata in Piazza del Seminario e distrutta dalla furia giacobina nel 1799.

Il Crocifisso di Sant’Andrea, Dilvo Lotti
Foto di Francesco Fiumalbi

Da un punto di vista temporale, l’opera si colloca nella seconda metà degli anni ’50 del ‘900, fra il 1956 e il 1957, in un periodo di fervente attività di Dilvo Lotti a San Miniato: nei medesimi anni realizzò l’Allegoria del Buon Governo per la sala della Cassa di Risparmio di San Miniato a Palazzo Formichini, l’Ultima Cena per il refettorio del Seminario Vescovile, le pitture murali nel salone del Circolo Cheli, la Sacra Famiglia in ceramica all’intersezione fra via Rondoni e via Mangiadori.

Il materiale utilizzato, la ceramica dipinta e smaltata, è rivelatrice sia della poliedricità artistica di Dilvo Lotti, sia della sua praticità: trattandosi di un’opera destinata a stare all’aperto, occorreva un materiale durabile, facilmente pulibile, che non si deteriorasse nel tempo. Ed oggi, a distanza di oltre 60 anni dalla sua realizzazione, possiamo riconoscere la felicità di tale scelta. Senza dimenticare il fondale in laterizio facciavista, la cui opacità risalta ancora di più i colori e la brillantezza della ceramica.

Da un punto di vista iconografico, la figura del Crocifisso si colloca nella categoria del Christo Triumphans: Gesù è raffigurato vivo sullo strumento di morte, la croce, proprio perché è resuscitato ed ha vinto la morte. L’inserimento dell’ampia tunica manicata ricorda in qualche modo il Volto Santo di Lucca, o il Crocifisso di Santa Croce sull’Arno, ma le analogie con l’opera lucchese terminano qui. La tunica, infatti, è bianca, candida, simbolo di purezza ed è impreziosita dalla decorazione sul collo e sulle estremità delle braccia e delle gambe. A differenza del Christo Triumphans, la testa non ha la corona regale, in oro, bensì è avvolta dalla corona di spine. E poi si nota lo squarcio della veste: la ferita prodotta dalla lancia di Longino, il soldato che avrebbe verificato l’avvenuta morte di Gesù.
La forma del crocifisso è mistilinea e ricorda esempi medievali molto conosciuti, su tutti il Crocifisso di San Damiano.

Il Crocifisso di Sant’Andrea, Dilvo Lotti
Foto di Francesco Fiumalbi

Nella porzione superiore, la figura del Cristo è sovrastata dalla scritta INRI su cui cala la mano di Dio che indica la discesa dello Spirito Santo, rappresentato dal classico tipo iconografico della colomba. Alle estremità dei due bracci della Croce sono collocati i dolenti: a sinistra la Madonna, a destra San Giovanni Apostolo ed Evangelista. In basso, ai fianchi di Gesù compaiono i Santi protettori della città: a sinistra San Genesio con la maschera da mimo, a destra San Miniato con la testa staccata dal busto.
Ai piedi della Croce, le tre formelle inferiori, contengono la raffigurazione della Città di San Miniato, vista dal classico scorcio panoramico che si può scorgere a sud, dalle colline di Scacciapuce o di Marzana.

BIBLIOGRAFIA
Dilvo Lotti. Un maestro della pittura, a cura di L. Macchi, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2007, p. 52; Dilvo Lotti. L’arte e la fede, a cura di L. Macchi, Diocesi di San Miniato, Fondazione CRSM, Edizioni ETS, Pisa, 2008, pp. 29-30, 67.

Il Crocifisso di Sant’Andrea, Dilvo Lotti
Particolare con la raffigurazione della Città di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

domenica 26 marzo 2017

ISVP-028 L'EDICOLA CON LA CROCE DELLE MISSIONI DEI PASSIONISTI A ISOLA IN VIA DELLE ROSE

di Francesco Fiumalbi


APSM-ISVP-028 L'EDICOLA CON LA CROCE DELLE MISSIONI DEI PASSIONISTI A ISOLA IN VIA DELLE ROSE

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, Isola, via delle Rose
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: Croce metallica
Soggetto: Croce, Gesù Risorto
Altri soggetti: Maria di Magdala e Maria di Cleofa
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: SI
Indulgenza: NO
Periodo: 1911, 1938, anni '70 del XX secolo
Riferimenti: Don Aldo Stacchini
Id: APSM-ISVP-028

L'edicola con il Crocifisso della Missione dei Passionisti
Isola, via delle Rose
Foto di Francesco Fiumalbi

DESCRIZIONE
Esattamente davanti alla chiesa parrocchiale di Isola è situata una edicola votiva contenente un crocifisso realizzato in metallo. La piccola costruzione in muratura, interamente intonacata, è caratterizzata da un'ampia apertura arcuata in posizione centrale e dal tetto a due spioventi. Il perimetro dell'apertura, gli spigoli e il coronamento sono caratterizzati da un trattamento cromatico di colore grigio, rispetto al giallo scuro con cui è tinteggiato il resto dell'edicola.

L'edicola con il Crocifisso della Missione dei Passionisti
Isola, via delle Rose
Foto di Francesco Fiumalbi

La parte interna, delimitata da una piccola cancellata in ferro, ospita una croce in ghisa realizzata nei primi anni del '900 e posizionata su di un basamento in mattoni lasciati a vista. Da notare Cristo Risorto che trova posto al centro e le figure femminili ai piedi della croce. Anche se i Vangeli non sono concordi nell'indicare le persone che stavano presso la Croce e poi al Sepolcro, le due donne rappresentate, verosimilmente, dovrebbero essere Maria di Magdala e Maria di Cleofa: assieme alla Madonna rimasero ai piedi della Croce sul Monte Calvario [Gv, 19,25] e la mattina del terzo giorno, recatesi al sepolcro, furono le prime testimoni dell'avvenuta Resurrezione [Mt, 1-7].

Come indicato da un'apposita iscrizione su marmo, la croce fu collocata in occasione delle Sante Missioni, condotte dai Padri Passionisti nell'anno 1911. E' verosimile che tale iniziativa si svolgesse durante il periodo quaresimale, in preparazione dei riti della “settimana santa”, ovvero della memoria liturgica della Passione, Morte e Resurrezione. D'altra parte i religiosi della Congregazione della Passione di Gesù Cristo, detti Padri Passionisti, hanno come elemento peculiare la spiritualità incentrata sul mistero della Passione e Morte di Gesù, quale manifestazione più grande dell'infinito amore di Dio. Inoltre hanno un ministero specifico per la “missione”, dettato dal cosiddetto “quarto voto” incentrato sulla propagazione della devozione per il mistero della Passione di Gesù, oltre ai tre voti tipici degli ordini mendicanti quali povertà, obbedienza e castità.

Particolare del Crocifisso della Missione dei Passionisti
Isola, via delle Rose
Foto di Francesco Fiumalbi

Ai piedi del basamento trova posto una seconda iscrizione che ricorda l'avvenuto “restauro” del crocifisso, in occasione delle Sante Missioni che si tennero nel febbraio del 1938, ancora una volta dai Padri Passionisti. Lo si deduce dalle tre iniziali poste quasi a titolo di questa seconda epigrafe: J.X.P., che stanno per “JESU XPI PASSIO” [trad. Passione di Gesù Cristo], ovvero le tre parole collocate nell'emblema della Congregazione. Molto probabilmente non si trattò di un restauro in senso stretto, ma di una vera e propria risistemazione. Infatti, le croci posizionate in occasione delle Missioni di solito venivano collocate sulle facciate delle chiese (per rimanere in zona, alla chiesa di Roffia c’è ancora). Esattamente nel 1938 venne deliberata la costruzione della nuova chiesa dell’Isola e il progetto, fin dall’inizio, prevedeva l’abbattimento dell’allora chiesa esistente. Per questo, dunque, è assai probabile che in quell’occasione venisse spostata la croce: dalla facciata della chiesa che sarebbe stata demolita al lato opposto della strada.
Tuttavia l'edicola vera e propria fu costruita solamente qualche decennio più tardi. Non conosciamo l'anno esatto, ma dalle ortofoto – consultabili sulla piattaforma Geoscopio della Regione Toscana –  si vede chiaramente che l'edicola non c'è nel 1965, ma è perfettamente visibile nell'immagine del 1981. Dunque possiamo circoscrivere l'epoca di tale costruzione fra le due date, verosimilmente durante gli anni '70 del secolo scorso.
Una terza iscrizione venne collocata, invece, sulla parete interna di sinistra. Fu installata nel 1996 in occasione del completamento dei restauri all'edicola, operati in memoria di Don Aldo Stacchini [San Miniato, 1911-1996] che fu parroco ad Isola per oltre 50 anni, dal 1939 al 1990.

Di seguito il testo delle iscrizioni:

Epigrafe 1:
1911
S.S. MISSIONI
P.P. PASSIONISTI
Epigrafe 2:
J.X.P.
IL POPOLO DELL'ISOLA
A RICORDO DELLE SS. MISSIONI
2-13 FEBBRAIO 1938
QUESTA S. CROCE RESTAURO'
Epigrafe 3:
IN MEMORIA
DI DON ALDO STACCHINI
PARROCO DI ISOLA
DAL 1939 al 1990
LA COMUNITA' CRISTIANA
21-7-1996

Particolare dell’iscrizione più antica
relativa al ricordo delle Missioni del 1911
Foto di Francesco Fiumalbi

Particolare della seconda iscrizione
relativa alla risistemazione del 1938
Foto di Francesco Fiumalbi

Particolare della terza iscrizione del 1996
in memoria di Don Alto Stacchini
Foto di Francesco Fiumalbi



lunedì 1 dicembre 2014

IMMAGINI SACRE LUNGO LE STRADE SANMINIATESI - ORDINE DI CENSIMENTO



ISVP-001 SACRA FAMIGLIA DI D. LOTTI, VIA RONDONI A SAN MINIATO
ISVP-002 EDICOLA MARIANA AL PONTE ALLA BADIA - LA CATENA
ISVP-003 CROCIFISSO DE "I CAPPUCCINI"
ISVP-004 EDICOLA MARIANA A SAN MINIATO, LOC. IL RIPOSO
ISVP-005 EDICOLA MARIANA, VIA DALMAZIA A SAN MINIATO
ISVP-006 MADONNA CON BAMBINO DI G. GIANNONI, VIA DALMAZIA A S. MINIATO
ISVP-007 EDICOLA MARIANA IN VIA ALDO MORO A SAN MINIATO
ISVP-008 ANNUNCIAZIONE IN VIA CARDUCCI A SAN MINIATO
ISVP-009 EDICOLA MARIANA A SAN MINIATO, VIA AUGUSTO CONTI
ISVP-010 EDICOLA MARIANA A SAN MINIATO, VIA ALDO MORO
ISVP-011 EDICOLA MARIANA A SAN MINIATO, VIA CARDUCCI
ISVP-012 L'OSSARIO DI SANT'ESPEDITO A PONTE A EGOLA
ISVP-013 EDICOLA MADONNA DEL BUON CONSIGLIO IN VIA SFORZA S. MINIATO
ISVP-014 EDICOLA MADONNA DEL CARMELO A CALENZANO VIA MONTEGRAPPA
ISVP-015 IL CRISTO RISORTO NELLA SCALINATA DEL SS. CROCIFISSO A S. MINIATO
ISVP-016 EDICOLA MARIANA A ROFFIA IN VIA ERTI
ISVP-017 L'EDICOLA DELLA CROCIFISSIONE A LA SCALA IN VIA TOSCO-ROMAGNOLA
ISVP-018 L'AFFRESCO DI SANTA LUCIA IN VIA ENSI NEL COMUNE DI SAN MINIATO
ISVP-019 L'EDICOLA DELLA SACRA FAMIGLIA IN VIA MAREMMANA, LOC. PALAGIO
ISVP-020 L'EDICOLA MARIANA IN VIA POGGIO A PINO - PONTE A ELSA
ISVP-021 L'EDICOLA MARIANA IN VIA CAPOCAVALLO - ISOLA
ISVP-022 IMMAGINI SACRE IN VIA CAPOCAVALLO - ISOLA
ISVP-023 EDICOLA DELLA MADONNA DI POMPEI IN VIA PALAGETTO - LA SCALA
ISVP-024 L'EDICOLA DI SAN RANIERI A BUCCIANO
ISVP-025 L'EDICOLA MARIANA A LA SERRA, IN VIA XXIV MAGGIO
ISVP-026 L'EDICOLA VOTIVA IN LOC. POGGIO BARCO
ISVP-027 L'EDICOLA DELLA MADONNA DEL CARDELLINO IN VIA POZZO
ISVP-028 L'EDICOLA CON LA CROCE DELLE MISSIONI DEI PASSIONISTI A ISOLA
ISVP-029 L'EDICOLA MARIANA IN VIA GARGOZZI A SAN MINIATO
ISVP-030 L'EDICOLA MADONNA CON BAMBINO VIALE MARCONI S. MINIATO BASSO
ISVP-031 L'IMMAGINE MARIANA ALLA PORTA DEL CASTELLO DI CIGOLI
ISVP-032 CIGOLI: LA CROCE E LE LAPIDI CON LE VITTIME 2° GUERRA MONDIALE

ISVP-033 L'EDICOLA VOTIVA DEL MOLINO VECCHIO A ISOLA 
ISVP-034 IL CROCIFISSO DI SANT'ANDREA DI DILVO LOTTI
ISVP-035 IMMACOLATA CONCEZIONE - VIA DALMAZIA, BORGHIGIANA 
ISVP-036 FORMELLA CROCIFISSO - VIA RONDONI A SAN MINIATO
ISVP-037 EDICOLA MARIANA, LA SCALA, VIA ERTI - VIA TOSCO-ROMAGNOLA

domenica 18 dicembre 2011

IL CROCIFISSO AI CAPPUCCINI

di Francesco Fiumalbi
APSM-ISVP-003
IL CROCIFISSO AI CAPPUCCINI

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, Loc. I Cappuccini, via Calenzano
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: Pittura murale
Soggetto: Gesù Crocifisso
Altri soggetti: No
Autore: Antonio Luigi Gajoni
Epigrafe: No
Indulgenza: No
Periodo: Pittura primi anni '60, edicola più antica fine '700-inizio '800
Riferimenti: Antonio Luigi Gajoni

Id: APSM-ISVP-003

Fondato nel 1609, l’ex convento dei Frati Cappuccini si trova lungo la strada di crinale che dall’antica, e distrutta, porta di Poggighisi conduce alla frazione di Calenzano (1). E’ oggi sede del Centro Studi “I Cappuccini” della Cassa di Risparmio di San Miniato.
La facciata della chiesa e, più in generale, l’antico convento, sono orientati a nord, ovvero verso coloro che, uscendo da San Miniato, percorrono la strada per Castelfiorentino. Si rivolgono quindi non tanto a chi viene, ma soprattutto a chi va. All’ingresso del sagrato della chiesa è situata una grande edicola (150x280 cm circa), inserita all’interno della cinta muraria del convento, contenente una Crocifissione dipinta da Antonio Luigi Gajoni attorno al 1964 (2).
Antonio Luigi Gajoni (Milano, 1889 – San Miniato, 1966) è stato un pittore molto attivo a San Miniato, dove si stabilì a partire dal 1940. Anche se della sua ricca biografica tratteremo in un apposito post, vale la pena ricordare la sua imponente produzione pittorica per la Diocesi di San Miniato (3).

Ex convento dei Padri Cappuccini a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Come nelle altre sue opere d’arte sacra, anche per questa Crocifissione, Gajoni utilizza un linguaggio espressivo che trova ideale fondamento nella grande tradizione pittorica manierista e barocca, mutuata, però, da soluzioni compositive decisamente moderne. Anche l’utilizzo di colori accessi, forti, contrastanti, dotati, però, di una complessità tutta interiore, con la ricerca di cangiantismi e gradazioni tonali (4) segue la medesima direzione.

Antonio Luigi Gajoni, Crocifissione
Ex convento dei Padri Cappuccini a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Come possiamo vedere dall’immagine, la figura del Cristo Crocifisso è perfettamente aderente alla tradizione iconografica. Della figura spicca il volto, contratto, sofferente, ma che ha la forza di volgersi verso l’alto, verso Dio, quasi a pronunciare le parole: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno” (Gv, 23,34).
Ma la cosa davvero insolita è il sipario, dipinto ai lati della croce. Non si tratta del velo del tempio che si squarciò al momento della morte di Gesù: è un sipario; Gesù è ancora vivo. Interessante è notare anche la posizione della croce: la base sembra posizionata oltre il sipario, mentre la parte superiore è chiaramente davanti. E’ un’illusione.
Il telone è rosso, come quello dei teatri, che apre, ed al tempo stesso chiude, la rappresentazione. Una visione degli ultimi momenti della vita terrena di Gesù, quindi un sipario che si chiude, ma anche il nuovo che porterà la morte e la resurrezione, e quindi è anche un sipario che si apre.
Il tema del sipario non è nuovo nella pittura del primo novecento, basti pensare al Sipario per Parade di Pablo Picasso (1917). Tema che verrà sviluppato fra le due guerra, ma che verrà recuperato alcuni anni più tardi da altri grandi maestri della pittura del ‘900, fra cui De Chirico, con le opere Orfeo trovatore stanco (1970) e Orfeo solitario (1973), e da Savador Dalì con Il sipario della memoria (1983).

Antonio Luigi Gajoni, Crocifissione
Ex convento dei Padri Cappuccini a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

E’, quindi, una Crocifissione “spettacolare” quella di Gajoni, è uno spettacolo. E’ l’evento al culmine della vita di Cristo, la scena finale del primo atto, quello terreno. Il sipario è ormai pronto a chiudersi, ma anche a riaprirsi con la morte e resurrezione di Gesù.
La figura del Cristo emerge chiara e luminosa rispetto al “cielo oscurato” dello sfondo. Il terreno su cui poggia la croce diventa un palcoscenico. Infatti non è collinare, come vorrebbe la tradizione, bensì piatto.
La composizione è contraddistinta da forti contrasti cromatici: il rosso morbido e denso del sipario, il bianco luminosissimo del perizoma, il giallo composto dell’aureola che, legati da tonalità  più cupe, caratterizzano la fervida attività pittorica di Antonio Luigi Gajoni.

Antonio Luigi Gajoni, Crocifissione
Ex convento dei Padri Cappuccini a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Anche se, probabilmente, non si era ancora concluso, Gajoni con questa opera dimostra certamente di respirare quella ventata di aria nuova proveniente dal Concilio Vaticano II e che, proprio nei messaggi conclusivi, riserverà agli artisti un posto speciale.



NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Piombanti Giuseppe, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tipografia Ristori, San Miniato, 1894, in Matteoli Anna (a cura di), Guida storico-artistica di San Miniato, Bollettino dell'Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, pag. 127-129.
(2) Macchi Luca, Immagini sacre per le pubbliche vie di San Miniato e del suo territorio comunale, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 61, 1994, San Miniato, pag. 200.
(3) Per le notizie biografiche su Antonio Luigi Gajoni si rimanda a Fagioli Marco, Antonio Luigi Gajoni pittore. Da Parigi a San Miniato, Aion, Firenze, 2001.
(4) Fagioli Marco, Roberta Roani (a cura di), Anton Luigi Gajoni, artista tra Italia e Francia. Pitture e bozzetti dal 1904 al 1966, Catalogo della Mostra tenutasi a Palazzo Grifoni – San Miniato (Pisa), Bandecchi e Vivaldi, Pontedera, 2002, pag. 79.

domenica 6 febbraio 2011

PER UNA NUOVA LETTURA ICONOGRAFICA DEL SANTUARIO DEL SANTISSIMO CROCIFISSO DI SAN MINIATO (prima parte)



Tutto ciò che ha a che fare col SS Crocifisso (detto “di Castelvecchio”) a San Miniato ha un’aura speciale. Dalla leggenda del suo ritrovamento alla volontà di costruire la sala consiliare del “Palazzo del Popolo” alla fine del ‘200 sopra all’Oratorio che lo custodiva (oggi detto “Oratorio del Loretino”). Dalle compagnie dei “Bianchi” che lo brandivano nelle processioni, all’antica Compagnia del SS Crocifisso che ancora oggi esiste (1). Anche l’interno urbano entro cui si colloca il Santuario possiede questo “carisma”.
Diremo subito che della chiesa vera e propria e del simulacro ligneo in esso contenuto, ce ne occuperemo in un apposito intervento. Nel presente faremo un riassunto delle vicende che portarono all’edificazione dell’attuale complesso (chiesa + scalinata) e che, secondo la tradizione ebbero inizio nel 1631. Approfondiremo poi quanto è stato detto in testi e pubblicazioni relativamente alla sua sistemazione urbanistica e ai suoi possibili significati iconografici. A tal fine vale la pena ricordare che la Città di San Miniato aveva ottenuto la sede della Diocesi soltanto pochi anni prima (2), nel 1622, e s’imponeva un rinnovamento degli edifici di culto non più idonei per il ruolo sia cittadino che extraterritoriale che erano chiamati a svolgere.

Il Santuario del SS Crocifisso di Castelvecchio
Foto di Francesco Fiumalbi

La popolazione sanminiatese si era rivolta con devozione e speranza al “prodigioso” simulacro durante i difficili anni, dal 1628 al 1631, segnati dal flagello della peste. Proprio al 1631 risale infatti anche il famoso “voto” da cui sarebbe scaturita la costruzione del nuovo Santuario, quale ringraziamento e rinnovata devozione alla sacra immagine di Gesù Crocifisso, grazie al quale la popolazione sarebbe stata risparmiata dall’ennesima epidemia.
La costruzione iniziò ben 74 anni dopo, nel 1705, grazie al Vescovo Poggi che ruppe gli indugi sullo scioglimento del “voto”. Il nuovo Santuario fu progettato dall’architetto e ingegnere fiorentino Antonio Ferri, che ne curò anche la direzione dei lavori. All’interno operò il pittore fiorentino Antonio Domenico Bramberini (3). La nuova chiesa fu inaugurata il 26 luglio 1718 e consacrata da Mons. Cattani il 3 maggio 1729. Della vicenda della costruzione, oltre che nei documenti relativi all’Opera del SS. Crocifisso, conservati presso l’Archivio della Diocesi di San Miniato,  se ne parla nelle Memorie della Sacra Immagine e dell’Oratorio del Santissimo Crocifisso detto del Castel-vecchio, redatte dall’ “Operaio” e “Festaiolo” Bernardo Morali, nel 1755, e pubblicate nel Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 45 del 1976, all’interno di un intervento curato da Anna Matteoli.

Innanzitutto il luogo deputato ad accogliere il nuovo Santuario era lo sperone diruto dove sorgeva l’ostello visitato dai pellegrini-angeli consegnatari del simulacro (4). Quindi tutto secondo la tradizione sanminiatese.
Il terreno su cui sarebbe dovuto sorgere inizialmente l’edificio era un orto adiacente al palazzo dei Priori; questa ipotesi iniziale venne meno allorché l’architetto Poggi suggerì il sito attuale per conferire alla costruzione maggiori “magnificenza” e “decoro” (5). La scelta cadde quindi su una porzione di pendio che fu acquisita dalla famiglia Donati-Mercati, proprietaria a partire dal XVI secolo del “colle” della Rocca, comperato da Mons. Michele Mercati, e che lo aveva trasformato in un orto-giardino botanico (6).

Il Santuario del SS Crocifisso di Castelvecchio
Foto di Francesco Fiumalbi

Come nota anche la Cristiani Testi (7), un edificio del genere, con pianta a “croce greca” non poteva inserirsi nell’allineamento della strada medioevale, oggi via Vittime del Duomo. La soluzione adottata fu quella di arretrare l’edificio rispetto alla sede stradale. Questo provocava la difficoltà del salto di quota, di circa 10 metri, che fu risolto attraverso l’inserimento della scalinata. In questo modo si venne a rompere lo schema medioevale, si costruì un vuoto, colmato dalla formazione della quinta urbana costituita dalla scala e dal Santuario, replicando schemi e modelli prospettici propri della tradizione urbanistica rinascimentale e rivisitati in chiave barocca. La Cristiani Testi argomenta il suo intervento dilungandosi molto sugli aspetti “cinestetici”, in particolare sul movimento orizzontale determinato dalla strada e quello verticale proposto dalla scalinata; visioni diverse della medesima “scena”: di scorcio, frontale, nuovamente di scorcio e poi da molto in basso e piano piano verso l’alto (8).
Questo interno urbano è stato trattato dal progettista come una quinta teatrale. Lo stesso Antonio Ferri, in un carteggio col Vescovo Poggi, per definire il complesso del Santuario utilizza la parola “macchina”, termine mutuato dal linguaggio tecnico proprio di uno scenografo. Il Ferri, d’altra parte aveva maturato esperienze di allestimento teatrale, in particolar modo nella villa di Pratolino per conto della famiglia di “costruttori di teatri” Galli-Bibiena (9).

La sistemazione originaria del raccordo altimetrico fra l’edificio e la strada non era esattamente quella odierna. Importanti lavori furono eseguiti durante l’ ‘800 e ce ne fa una sintesi il Simoncini (10):
“La grandiosa scalinata che, unica in principio, si biforca in due rampe su di un primo piano per accedere ad una più alta spianata sulla quale si aprono la porta principale del Santuario e le due laterali, fu ideata e costruita dal Ferri. Questa magnifica scalinata che richiama quella romana di Trinità dei Monti, si alza sul livello stradale di ben 10 metri, è tutta in pietra serena, con i bozzati che sostengono le rampe laterali e la terrazza centrale in travertino. Un’artistica ringhiera in ferro accompagna le rampe e chiude il balcone. Bozzato e ringhiera furono inaugurati nel 1867 e in quella occasione furono collocati, nella nicchia, il “Cristo Risorto”, opera berniniana di un frate francescano che l’aveva scolpita nel 1723 (collocata fino a quel momento sull’altare maggiore della chiesa di San Francesco, ndr) e, all’altezza del ripiano centrale, i due angeli del celebre scultore fiorentino Luigi Pampaloni. Furono invece inaugurate nel 1888 le statue degli apostoli Pietro e Paolo che, pur non avendo alcun pregio artistico, contribuiscono ad accrescere il decoro e l’armonia della scalinata e del Tempio”.

Quindi il completamento della sistemazione della scalinata avvenne in due momenti. Il primo, settecentesco, vide la costruzione della rampa, forse con gli attuali “bracci”, come suggerito dalla raffigurazione di San Miniato nella copertina degli Atti del Sinodo, celebrato nel 1707 e che mostra ancora l’edificio nella versione “a pianta ottagonale” (11). Il secondo momento, ottocentesco, vide invece la realizzazione del rivestimento bugnato, il posizionamento della balaustra e il collocamento dell’apparato scultoreo.
Il problema che si pone a questo punto è se i due momenti facciano parte dello stesso progetto iconografico, oppure se questo sia cambiato fra ‘700 e ‘800. Nella citata immagine della copertina degli Atti del Sinodo del 1707, si apprezza la presenza nel disegno di una nicchia, posizionata esattamente dov’è quella odierna e più o meno delle stesse dimensioni. Pare quindi che le operazioni ottocentesche siano soltanto una sorta di re-styling per conferire maggior decoro all’interno urbano offerto dal complesso del Santuario con relativo completamento dell’apparato  iconografico. Insomma, il progetto della sistemazione urbanistica dell’Oratorio doveva essere matura fin dall’inizio, ma fu completato in maniera definitiva soltanto nel 1867, ben 149 anni dopo l’inaugurazione della chiesa.

Scalinata del Santuario del Santissimo Crocifisso
Foto di Francesco Fiumalbi

Come è noto tutte le opere d’arte sacra, siano esse pitture, sculture, architetture, musiche, etc, non sono mai frutto del caso. Esiste sempre un significato, un filo conduttore, un richiamo alle Sacre Scritture o ad esperienze ed episodi della tradizione cristiana. Non è un caso che a partire dal Concilio di Trento il rigore si fece sempre più serrato e alle opere fu riconosciuta la sempre maggiore importanza narrativa e comunicativa. Anche il Santuario del Santissimo Crocifisso dovrebbe avere una sua precisa iconografia; di questa ce ne parla Antonio Vensi (12):
“L’architetto Ferri presentò a Monsignor Poggi due disegni, una rotonda e una croce; ma il vescovo scelse il secondo disegno, acciocché l’Oratorio rassomigliasse a quello che dopo la vittoria di Costantino torreggiò sulle vette del monte Calvario. L’Oratorio è adunque foggiato sull’emblema della redenzione con bracci equilateri (…)”.

Anche Maria Adriana Giusti afferma che la storiografia locale ha attribuito alla forma del Santuario non solo il valore iconografico di reliquia ma anche e soprattutto di memoria del luogo della crocifissione di Cristo, con evidente riferimento alla tipologia del Sacro Sepolcro, richiamando le forme del martyrium della cultura bizantina, identificato con la forma della croce (13).

Come molti di voi si saranno certamente accorti le parole del Vensi sono completamente sbagliate. La Basilica del Santo Sepolcro costruita per volere di Costantino sul sito del Monte Calvario non era affatto con “bracci equilateri”. Per la precisione si trattava di tre corpi: la “Basilica”, un “Atrio” colonnato situato sopra il Sacro Sepolcro e la famosa “Rotonda”. Nessun cenno ad una pianta a “croce greca”. Tra l’altro la parte più “copiata” del complesso della Basilica del Santo Sepolcro è proprio la “Rotonda” che fece probabilmente da modello al Battistero di Pisa. (per approfondire il tema della Basilica del Sacro Sepolcro vedi Wikipedia)
Insomma il Santuario del Santissimo Crocifisso di Castelvecchio non è nemmeno lontanamente parente della Basilica del Sacro Sepolcro di Gerusalemme. Probabilmente il disegno originario, la “rotonda”, si ispirava effettivamente all’edificio costantiniano, ma non la versione scelta dal Vescovo Poggi. E se è vero che i martyrium bizantini, chiamati in causa dalla Giusti, erano effettivamente a “croce greca” è perché derivano, non dalla Basilica del Santo Sepolcro, ma dalla costantiniana Chiesa dei Santi Apostoli, detta Apostoleion (vedi Wikipedia), costruita a Costantinopoli, l’odierna Istambul, e concepita inizialmente come il mausoleo imperiale. La chiesa considerata più verosimigliante all’Apostoleion è il San Marco di Venezia. Insomma, l’impostazione planimetrica può anche essere similare al santuario sanminiatese, ma non il suo sviluppo verticale che nella ricostruzione della basilica costantiniana attraverso lo studio del modello veneziano, sarebbe stata costituita da ben 5 cupole, con un nartece che separava la chiesa vera e propria dall’esterno, raccordato da una sorta di recinto sacro. Queste ipotesi ci convincono fino ad un certo punto.

Come detto l’edificio è a “pianta centrale” della forma cosiddetta a “croce greca” con cupola emisferica. I riferimenti cristiani verso la costruzione di chiese con questo impianto planimetrico sono molteplici. Non staremo ad elencarli tutti e, ci scuserete per le imprecisioni, desideriamo puntare l’accento sul fatto che le chiese siffatte, generalmente, enfatizzano il collegamento fra Terra e Cielo. La “croce greca” della pianta si inserisce in un quadrato, simbolo terreno, che costituisce la matrice. E’ costituita da quattro braccia, i quattro elementi terreni, le quattro virtù dell’uomo, i quattro punti cardinali. Il centro della pianta è anche il centro della cupola, che invece è emisferica e richiama al mondo Celeste, alla centralità di Cristo nel Cosmo e della Fede rispetto ai punti cardinali (14). Insomma un “ponte” fra terra e cielo, una sorta di “scala” per salire verso Dio.

Il Santuario del Santissimo Crocifisso di San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

La stessa Giusti afferma che “…il legame prospettico fra la città e il suo tempio – centro visivo della composizione –“ si pone “in chiave simbolica, come 'Via Crucis', percorso processionale volto a commemorare l’itinerario che conduce Cristo alla Croce, fino al momento culminante del suo sacrificio e quindi della sua Resurrezione; in chiave evangelica, la traduzione della 'via regia' alla quale possono accedere 'i salvati" e che collega 'la città degli uomini' con l’agostiniana 'città di Dio' (…).” (15).

Difficilmente si può spiegare il collocamento della statua del Cristo Risorto nella nicchia ai piedi della scarpata se la chiesa si fa simbolo della Morte e Resurrezione di Cristo. Soprattutto come può la scalinata porsi come “Via Crucis” dove il momento culminante, l’aggiunta quindicesima stazione, la Resurrezione, è collocata all’inizio e non al termine? Insomma se da una parte è vero che la scalinata rimanda a certi cerimoniali legati al SS Crocifisso, connotati da percorsi processionali è altrettanto vero che si sarebbe di fronte ad un articolazione narrativa incongruente. Detta in parole povere, quante volte risorge Cristo nella Via Crucis?

Cristo Risorto
Scalinata del Santuario del SS Crocifisso
Foto di Francesco Fiumalbi

Qualcuno, in effetti, potrebbe sindacare affermando che il Cristo Risorto  vi sia stato collocato praticamente un secolo e mezzo più tardi e che quindi l’impostazione originaria sia congruente. Tuttavia la stessa Giusti poco dopo afferma (16):
L’itinerario segnato dalla verticale sulla quale si allineano, in successione ascendente, le statue degli angeli e dei quattro evangelisti, la porta del tempio, il tiburio e la lanterna, scandisce i luoghi commemorando la cesura tra le due civitas. La fruizione unitaria del percorso (…) segue una direttrice liturgica la quale, preannunciata all’esterno attraverso l’emblematica ascesa, culmina all’altare dove si custodisce la sacra immagine”.
Nella nota 26, collegata al sopracitato testo, la Giusti asserisce che le statue (degli evangelisti all’interno, ndr) sono state collocate soltanto nel 1845, ma la sistemazione di nicchie all’interno e di appositi spazi all’esterno fanno supporre che il progetto, così minuziosamente definito, comprendesse l’architettura con il suo corredo statuario. Poi come sappiamo le statue degli angeli e del Cristo Risorto furono collocate qualche anno più tardi, nel 1867. Quindi, delle due, l’una.

Se il progetto originario prevedeva un diverso apparato scultoreo, quello che è stato ridefinito nell’ ‘800 appare una forzatura iconografica. Viceversa, è molto più probabile, come abbiamo detto precedentemente, che fin dall’inizio si avesse ben chiara l’idea iconografica da attribuire alla chiesa, alla quinta urbana e all’orchestrazione statuaria. Come abbiamo visto, le interpretazioni formulate fino a questo momento non ci sembrano del tutto convincenti. Lo sono per parti, ma una volta riunite assieme costituiscono un qualcosa di disorganico. E allora, quale significato potrebbe avere il complesso del Santuario del SS. Crocifisso?

Nella seconda parte di questo intervento tratteremo, invece, una nostra ipotesi iconografica che è stata suggerita da Don Luciano Marrucci e che risulta essere congruente con la sistemazione urbanistica e con l’apparato scultoreo.









NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Simoncini Vasco, Il Crocifisso di Castelvecchio nella storia e nella vita di San Miniato, Edizioni del Cerro, Pisa, 1992, cap. I-III.
(2) Simoncini Vasco, San Miniato e la sua Diocesi, CRSM, Edizioni del Cerro, Pisa, 1989, pagg. 21-33.
(3) Simoncini, Il Crocifisso…, cap. V-VIII.
(4) Lotti Dilvo, San Miniato. Vita di un’antica città, SAGEP, Genova, 1980, pag. 118.
(5) Giusti Maria Adriana, La chiesa del SS. Crocifisso di San Miniato, in Giusti – Matteoni (a cura di), La chiesa del SS. Crocifisso a San Miniato. Restauro e storia., CRSM, Allemandi, Torino, 1991, pag. 29.
(6) Esposito e Vitolo, Michele Mercati, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 26, 1950, pag. 32 e segg.
(7) Cristiani Testi Maria Laura, San Miniato al Tedesco, Bertolli, Firenze, 1967, pagg. 134-137.
(8) Ibidem.
(9) Giusti, Op. Cit., pag. 34.
(10) Simoncini, Op. Cit., pag. 71.
(11) Marcori Emilia, Per una storia settecentesca di Castelvecchio: documenti e immagini del Palazzo dei Vicari e dei Ministri, in Morelli Paolo (a cura di), San Miniato nel Settecento. Economia, Società, Arte, CRSM, Pacini Editore, Pisa, 2003, pag. 179.
(12) Vensi Antonio, Materiali raccolti per formare il tomo I e II dei documenti per la storia di San Miniato da Antonio Vensi l'anno 1874, Accademia degli Euteleti, pag. 567, in Cristiani Testi Maria Laura, San Miniato al Tedesco, Marchi & Bertolli, Firenze, 1967, pag. 134.
(13) Giusti, Op. Cit., pag. 30.
(14) Giusti, Op. Cit., pag. 32.
(15) Giusti, Op. Cit., pag. 33.
(16) Ibidem.

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