mercoledì 23 maggio 2012

VICOPISANO (PI)

VICOPISANO IN 2000 BATTUTE (di Francesco Fiumalbi)
Vicopisano è uno splendido borgo situato su una altura ai piedi del Monte Pisano. Fu fondato in epoca altomedioevale col nome di Vicos Auserrisola, perché era in una posizione strategica, alla confluenza dell’Arno e di un ramo dell’Auser (il Serchio) che proveniva da nord attraversando il Lago di Sesto (o di Bientina, prosciugato alla metà dell’800).
Il vicus originario si trovava in piano, attorno all’antica Pieve di Santa Maria Assunta (ricostruita nel XII secolo). Ben presto la popolazione si spostò all’interno del castello sotto l’ala protettrice della Repubblica Pisana, che aveva costituito una formidabile linea difensiva il cui fulcro era rappresentato dalla fortezza della Verruca.
Vicopisano era munito di possenti opere difensive, di cui rimangono ben 9 torri medievali (la Torre di Brunelleschi, le due Torri Gemelle,e le torri dei Serretti, dell’Orologio, Malanima, delle Quattro Porte, del Soccorso e di via Petraia), oltre a quattro bastioni lungo il perimetro delle mura.
Secondo la tradizione, San Francesco d’Assisi, nel 1211, passò da qui fondando una chiesa con annesso ospedale, i cui resti sono identificabili in un piccolo edificio ai piedi del cassero.
Vicopisano seguì le sorti di Pisa e, nel 1406 cadde in mano ai Fiorentini, i quali riconobbero l’importante ruolo strategico del castello, ponendovi la sede del Vicariato delle Valli dell’Arno e del Serchio, e ricostruendo la rocca su progetto del celebre Filippo Brunelleschi.
Nel 1560 il Granduca Cosimo I promosse grandi opere idrauliche nella zona, fra cui il taglio dell’Arno. Vicopisano, perdendo l’importante via di comunicazione fluviale,  da questo momento in poi, rimase in una posizione marginale.
Non mancano a Vicopisano opere artistiche di notevole interesse come il bassorilievo altomedievale raffigurante la Decollazione di San Giovanni Battista collocato sulla facciata Pieve di Santa Maria Assunta. Nella stessa chiesa è conservata una bellissima Deposizione del XIII secolo.

Panorama di Vicopisano

La Torre del Brunelleschi

Pieve di Santa Maria Assunta

Decollazione di San Giovanni Battista,
Pieve di Santa Maria Assunta

Opera Cardinale Maffi

Opera Cardinale Maffi, particolare

Le Torri "Gemelle"

Municipio

Torre dei Seretti

Verso la rocca

Torre dell'Orologio

Palazzo Pretorio, già Palazzo dei Vicari

Stemmi e pavesi, Palazzo Pretorio, già Palazzo dei Vicari

Scala in pietra

Torre delle Quattro Porte

Viale alberato

Antico ospedale fondato da San Francesco

venerdì 18 maggio 2012

LEOPOLDO II IN TERAPIA INTENSIVA

di Francesco Fiumalbi

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Ci siamo! I lavori di restauro alla statua di Leopoldo II, Granduca di Toscana, sono iniziati per davvero. Dopo anni di degrado, l’Amministrazione Comunale di San Miniato ha deciso, finalmente, di occuparsi della statua in marmo che campeggia nel baricentro di piazza Buonaparte!

Il cantiere di restauro della statua di Leopoldo II
San Miniato, piazza Buonaparte
Foto di Francesco Fiumalbi

Ne abbiamo parlato molto in passato, ma è bene ricordarlo, il simulacro del Granduca Leopoldo II è un’opera del pregevole scultore fiorentino Luigi Pampaloni che utilizzò il bianco marmo delle Alpi Apuane. L’opera fu portata a termine nel 1843, ed inaugurata con solenni celebrazioni. Il costo della statua fu coperto attraverso una sottoscrizione popolare, organizzata da un comitato costituitosi all’uopo, e presieduto dal Canonico Pietro Bagnoli.


I lavori di restauro, condotti dall’impresa “Restauro Valeri s.r.l.” con sede a Camaiore (Lu), sono iniziati pochi giorni fa: mercoledì 16 maggio 2012. Il cronoprogramma prevede una durata dei lavori di 35 giorni; quindi, se tutto procederà senza intoppi, potremo ammirare nuovamente il Canapone più o meno a metà luglio 2012. Il costo dell’intervento è stimato in 17900 euro, interamente coperti dal Comune di San Miniato.


Si tratta di un’operazione della massima necessità, viste anche le condizioni poco decorose in cui la statua versava da anni. Il marmo, oltre ad essere ricoperto da un cospicuo strato di depositi superficiali di colore grigio/nero (provenienti dai tubi di scarico delle autovetture), risultava danneggiato anche nella sua compattezza. Un intervento, quindi, finalizzato non soltanto all’aspetto e al decoro della scultura, ma anche e soprattutto di consolidamento della stessa.
Vi terremo aggiornati sul prosieguo dei lavori.






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mercoledì 16 maggio 2012

sabato 12 maggio 2012

IL CATASTO LEOPOLDINO DI SAN MINIATO

I gruppi SMARTARC e Della Storia d’Empoli, in collaborazione con l’Associazione Kampino e col patrocinio del Comune di San Miniato, hanno promosso la conversazione San Miniato al tempo dei Lorena.

Un evento che ha visto un grande interesse da parte del pubblico intervenuto e di cui, oggi, siamo a proporre i risultati. La ricerca, condotta da Tommaso Borghini e da Letizia Coltellini, si è basata sulla digitalizzazione della porzione di Catasto Leopoldino inerente il Comune di San Miniato e datato 1834. E’ stato formato un database su base cartografica georeferenziata, all’interno del quale sono stati inseriti il codici identificativi (i numeri di particella), la proprietà, l’uso del suolo, la consistenza. Uno strumento in grado di fornire informazioni preziosissime, attraverso l’interrogazione diretta sulla mappa, oppure grazie alla possibilità di effettuare ricerche incrociate.
Il database, da oggi, è a disposizione di quanti desiderano prenderne visione, in forma gratuita, attraverso una piattaforma Web-GIS, curata dall’Associazione Urbaz00m di Firenze.
Avvertenza: con una versione non aggiornata di Internet Explorer ci sono alcuni problemi di visualizzazione; si consiglia di utilizzare Modzilla Firefox, Chrome, o un altro browser aggiornato.





sabato 5 maggio 2012

LA "MADONNINA" DEL PONTE ALLA BADIA

di Francesco Fiumalbi

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APSM-ISVP-002
MADONNA CON BAMBINO A LA CATENA, PRESSO IL PONTE ALLA BADIA

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, Loc. La Catena, via Tosco-Romagnola Est
Tipologia: Edicola in muratura
Tipologia immagine: Formella in ceramica dipinta
Soggetto: Madonna con Bambino
Altri soggetti: No
Autore: sconosciuto
Epigrafe: No
Indulgenza: No
Periodo: Formella fine '700 - inizio '800. Edicola più recente.
Riferimenti: -
Id: APSM-ISVP-002

Lungo le strade sanminiatesi vi sono molte immagini sacre. Una di queste ha una storia davvero molto suggestiva: si tratta della Madonna con Bambino collocata in prossimità del ponte alla Badia, lungo la Strada Statale n. 67 – Tosco-Romagnola Est.
L’immagine è costituita da una formella in bassorilievo di ceramica dipinta, stilisticamente riconducibile al tardo ‘700. Negli ultimi mesi è stata oggetto di numerosi atti vandalici che ne hanno compromesso l’integrità. Originariamente l’immagine raffigurava la Madonna, vestita con un abito dorato, decorato con motivi floreali e con un mantello azzurro. Sulle ginocchia Gesù e nella mano destra la coroncina del rosario. Ignoti hanno dapprima danneggiato il Bambino e infine sfigurato il volto della Madonna. Senza contare la tinteggiatura azzurra, apprezzabile per il pensiero, ma poco consona ad una edicola votiva, la copertura letteralmente da rifare, la grata da rimettere (ci sono ancora le cerniere del cancelletto).

Edicola votiva presso il ponte de “La Badia”
maggio 2011, Gesù Bambino è già danneggiato
Foto di Francesco Fiumalbi

Edicola votiva presso il ponte de “La Badia”
aprile 2012, E’ stato sfigurato il volto della Madonna
Foto di Francesco Fiumalbi

Molte delle immagini votive collocate lungo le nostre strade possono vantare una storia, una tradizione, un episodio. Pensando di fare cosa gradita, visto anche l'interesse per queste edicole che fanno parte della nostra cultura religiosa e non, riproponiamo il suggestivo articolo redatto da Don Cesare Gemignani, già rettore della Parrocchia di San Giovanni Battista di Cigoli. Fu pubblicato per la prima volta molti anni fa sul settimanale “La Domenica” ed è stato ripresentato nell’opuscolo parrocchiale distribuito alle famiglie in occasione della Santa Pasqua 2012. Si tratta del racconto di alcuni episodi miracolosi, che vedono protagonista la venerata immagine de La Catena, e che merita sicuramente attenzione.

LA MADONNA DEL PONTE
Quella mattina, ci perdoni, sembrò che la Madonnina del tabernacolo presso il ponte della Badia versasse lacrime.
Nessuno seppe con precisione il perché, ma lo intuirono e ne dettero una spiegazione gli abitanti del rione, quando appresero che Michele, il vecchio Maniscalco, era stato colpito da una sincope e dopo poche ore di spasimo se ne era spirato nel bacio del Signore.
***
Michele da parecchi anni abitava con la sua numerosa famiglia presso il ponte dirimpetto al tabernacolo.
Era sempre stato un uomo molto semplice e modesto, ma soprattutto pacifico nel vero significato della settima beatitudine evangelica. Cristiano di stampo antico, non aveva mai fatto mistero della sua fede praticata e vissuta.
Una particolare e meticolosa attenzione poi aveva sempre avuto nel cuore il tabernacolo della Madonna, nell’accendere tutte le sere dinanzi alla sacra immagine il lumino, che egli confezionava da sé col cerume acquistato dal Pievano o dal custode del cimitero.
A quella Sacra immagine, posta lì come a guardia del ponte, attribuiva l’incolumità da tanti pericoli e disgrazie, che altrimenti sarebbero avvenute.

Da quando aveva visto Gaspero dell’Ulivi schizzare incolume col carro e i buoi entro il fosso, lui, uomo di fede soleva spesso esclamare. “Qui c’è la Madonna che ci protegge!”.
E da allora quanti barrocciai aveva visto scivolare sotto le ruote, mentre sulla rampa levigata facevano da bilancino al cavallo! Quanti camions, guidati da autisti imprudenti, aveva visto fermarsi in tronco dinanzi a una brenna o al carretto trainato da una fiascaia, senza che mai fosse successo niente, neppure una scalfitura!
- Bambini – ripeteva spesso ai suoi nipotini – prima di attraversare la strada, fate attenzione e poi guardate la Madonnina! –
E i frugoletti del ponte della Badia sembrava giocassero in scaltrezza coi camions e colle velocissime auto senza mai nessun incidente.
Michele poi conservava in cuor suo anche altre storie, meno belle, di quella sacra Immagine.
Un giorno, un omaccio – almeno allora era così – preso dall’ira, aveva scaraventato con tutta forza contro il tabernacolo una ciabatta. Il bambino Gesù lo riparo con le sue tenere manine, le quali però al dir della gente, gli restarono come rattrappite.

Edicola votiva presso il ponte de “La Badia”
aprile 2012, Foto di Francesco Fiumalbi

Ma nella notte quell’uomo sentì colpirsi in viso da uno schiaffo forte, forte. Li per li non seppe che ringraziare; ma poi, dopo qualche giorno ebbe degli attimi di resipiscenza.
Quasi impressionato, si portò da Michele e a lui raccontò l’accaduto.
Michele rispose all’uomo della ciabatta: - La Madonna è buona e non percosse neppure quelli che gliLo crocifissero!
- Forse sarà stato San Giuseppe ad avvisarmi che non si tratta in quel modo la sua Sopsa e il Bambino Gesù?
- Ma no – aveva risposto Michele – San Giuseppe non salì in collera neppure contro Erode, quando dové fuggire notte tempo con la famiglia in Egitto!
- E allora chi sarà stato?
E Michele aveva risposto per la terza volta – Forse perché la Madonna ti vuol bene, avrà mandato San Giovanni Battista. Vedi sulla facciata della Pieve com’è magro e ossuto e che manona ha sospesa per aria, quando benedice!...
Dopo quell’uomo non osò più passare davanti alla Madonnina del ponte senza cavarsi il cappello.
***
Approssimandosi all’ottantina, Michele era stato toccato da parecchi acciacchi.
Le cateratte abbassate gli avevano tolto quasi completamente la vista. Passava la notte nell’insonnia. Però non aveva mai perso quella sua solita dolcezza d’animo che lo rendeva amabile da tutti.
Sapeva che si accorciavano i giorni e che bisognava prepararsi. Ed egli infatti si preparava.
Sull’imbrunire come al solito inchino davanti al tabernacolo, apriva il cancelletto di ferro e accendeva il lumino, che durava fin verso la Mezzanotte. Poi, al chiaro del lumino, dava uno sguardo alla sua bella Madonnina, la quale glielo contraccambiava di certo; come se fossero stati in due innamorati. Quindi iniziava la recita del Santo Rosario: ma dovremmo dire, forse dei Santi Rosari, perché il buon vecchio, non potendo prender sonno, tornato in casa, si poneva alla finestra, e dopo uno ne cominciava un altro. Uno in suffragio della povera Eleonora… un altro per il povero Berto… uno… fissando sempre con lo sguardo la sua Madonnina.

Edicola votiva presso il ponte de “La Badia”
Confronto maggio 2011 - aprile 2012
Foto di Francesco Fiumalbi

Il 4 gennaio, quasi all’ora consueta di alsarzi, una sincope lo inchiodò nel letto. Il dottore ne constatò la gravità. Il Pievano gli somministrò l’estrema unzione e recitò tutte le preghiere di rito per gli agonizzanti.
Alle ore 11 in punto. Tra il pianto dei figli e dei numerosi nipoti e il cordoglio di tutti quelli del rione, spirò.
Il giorno appresso molti uomini e molte donne con le candele accese, si erano radunati tra il tabernacolo e la porta di casa.
Il Pievano, dopo la benedizione della salma, aveva intonato a voce alta il salmo “Miserere” mentre il corteo funebre si stava muovendo.
Lo credereste? La Madonnina posta a guardia del Ponte fu veduta allora sorridere e versare dagli occhi perle di lacrime d’argento sul lumino acceso, mentre il Bambino Gesù muoveva le manine non più rattrappite per benedire.
(Don Cesare Gemignani)

venerdì 4 maggio 2012

VIDEO - San Miniato al tempo dei Lorena

I gruppi SMARTARC e Della Storia d’Empoli, in collaborazione con l’Associazione Kampino e col patrocinio del Comune di San Miniato, hanno promosso la conversazione San Miniato al tempo dei Lorena, tenutasi venerdì 4 maggio 2012.
In questa occasione è stata presentata l'interessante ricerca condotta da Letizia Coltellini e da Tommaso Borghini e che ha visto come base, lo studio del Catasto Leopoldino del Comune di San Miniato, redatto nel 1834. Di seguito proponiamo i video della conversazione:
Riprese e montaggio di Alessio Guardini








lunedì 30 aprile 2012

DELLA VITA DI PIETRO BAGNOLI (seconda parte)

di Francesco Fiumalbi


In questa seconda parte, continueremo a parlare della vita di Pietro Bagnoli, una delle figure di maggior rilievo della prima metà dell’800 a San Miniato. La fonte principale è ancora la sua Autobiografia, una raccolta di carte da lui scritte e conservate presso al Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Nella prima parte abbiamo parlato della sua giovinezza a San Miniato, dei suoi studi presso l’ateneo pisano, e del suo servizio alla corte di Ferdinando III, dapprima a Firenze, poi a Vienna, Salisburgo e Wurtzburg.

Pietro Bagnoli
Disegno di Francesco Fiumalbi
(sulla base del monumento funebre collocato nel Duomo di San Miniato)

LA RESTAURAZIONE E IL RITORNO A SAN MINIATO
Napoleone era stato sconfitto definitivamente e il Congresso di Vienna riportò la situazione allo stato precedente alla rivoluzione francese. “In patria, dimorando sotto una carta di sicurezza, senza essere stato mai suddito d’altri che del mio Principe, accadde quel gran rovescio di cose, per la quali il Padrone e Sovrano di Toscana ritornò felicemente al suo governo colla Real Sua famiglia, e con quel caro Figlio (Leopoldo, n.d.r.) che ora fa la felicità e la gloria della Toscana. E me accolsero per loro clemenza con quella medesima bontà, in cui mi avevano tenuto in Germania; ciò è a tutti noto, che basta per testimonianza e premio di mia fedeltà, perché trovai in loro quell’amore nelle parole e nei fatti, che aveva lasciato a Wurtzburgo” (1).
Pietro Bagnoli nei primi anni Dieci dell’800 aveva fatto ritorno in Toscana, proprio nella sua città natale: San Miniato.
“Samminiato di Toscana, torno qui a ripeterlo, in Italia è la mia patria. Piccola città in mezzo posta tra Firenze e Pisa in quella catena di colline che dalla Val d’Evola alla Val d’Elsa si estendono (…). Dolce è ritornare indietro sulle vestigia della prima età, che si ritrovano nel cuore, e ricordar dosi più delle persone, dei luoghi trastulli sicuri da ogni dolore e cura, di noiosi pensieri e di bisogni, che portano seco gli anni seguenti e li addossano alla crescente vita” (2).
Il Granduca Ferdinando III, per gratitudine e riconoscenza nei confronti di Pietro Bagnoli, gli concesse la medaglia d’oro intitolata “MERENTIBUS” e qualche anno dopo lo nominò Cavaliere di Santo Stefano (3).

San Miniato, veduta panoramica
Foto di Francesco Fiumalbi

LE SCUOLE REGIE E LA RESTITUZIONE DI SAN FRANCESCO
Pietro Bagnoli si occupò anche dell’organizzazione scolastica in San Miniato presso il Granduca Ferdinando III. Propose San Miniato quale sede per un collegio da affidare ai Padri Scolopi (la scelta cadde su Empoli), ma nella “Città della Rocca” arrivarono soltanto Maestri non regolari e con essi furono le Scuole formate, che esistono, con vantaggio del paese e della pubblica istruzione (4). Per la sede della scuole pubbliche propose il convento di San Francesco, che era stato confiscato in ordine al decreto del 25 aprile 1810 promulgato da Napoleone e la cui proprietà era passata al Granducato di Toscana. Il concordato del 4 dicembre 1815 fra Toscana e Santa Sede, infatti, non prevedeva il ripristino del convento francescano di San Miniato. La cosa non andò in porto poiché la spesa per trasformare il convento in collegio si presentava ingentissima. Così, furono acquistati i locali del convento di SS. Trinità nel 1818 (5) (ancora oggi sede delle scuole elementari e medie), mentre il complesso francescano rimase abbandonato, e i frati ancora sistemati nel monastero di San Paolo (6).

San Miniato, Chiesa di San Francesco
Foto di Francesco Fiumalbi

“Ora stando in quello stato di abbandono S. Francesco, accadde un avvenimento che parve del Santo medesimo mandato, che standomi io un giorno nella Reale Biblioteca domestica, a cui il principe mi aveva gratificato l’accesso, ecco che egli entrò; e fermatosi ivi, perché aspettava il suo maggior Domo per andar fuori, cominciò a parlare come affabile e […?] e per incidenza del discorso entrato a dire di San Miniato, dov’Egli non era mai stato, mi domandò di quella gran fabbrica che lassù si vedeva, passando dalla Scala. Mi sentii come ispirato la mente a quella domanda, e la risposta andò dritta al suo scopo.
Lo informai di quanto sopra ho esposto. Aggiunsi la santità del luogo, l’essere la Chiesa contigua e non interna alla città, e dominante l’adiacenza della vasta pianura del Valdarno, grande e comoda, ed effigiata, richiamava tutta la gente del contado alle Perdonanze, ed alle altre ritornate di devozione dell’anno, nelle quali alle confessioni grande sempre era il concorso. Ora i Frati interni nella città con una piccola Chiesa quasi inutili al Sacro Ministero, col loro patrimonio, l’uso del quale sarebbe servito anco a conservare quella dignitosa fabbrica, d’onde era la loro origine che gran danno veramente era quello di vederla deperire, ed annidarvi animati, e servire chi si nascondesse, a chi volesse romperne qualche pezzo per materiali o ad altra più […?] opera. E così, dettemi Egli alcune cose, e risposto avendo io sempre diretto alla reintegrazione di quel convento, si venne al punto di dire, che una sola sua parola poteva restituirlo. Questa parola venne.
Domandai di […?] un Memoriale. L’accettò, fu fatto, e riscritto. E quando si venne ai sussidi per restaurarlo, il io Signore ne dette il primo esempio con settanta zecchini d’elemosina; qualche altra somma dette l’Arciduchessa Luisa, altra il Maggior Domo, ed altre pie persone della corte. E fu in San Miniato una deputazione magistrale all’uopo del rifacimento preposta, fatta giurare una nota, e noi paesani ci prestammo in modo che si fece una somma competente che il convento e la Chiesa restituì in grado che non tale sarà stata quando era nuova. I frati vi tornarono in gran festa, venderono la fabbrica di S. Paolo, su cui fondarono un annuo livello per il mantenimento di S. Francesco” (7). Il ripristino ufficiale avvenne nel 1817 e i francescani poterono farvi ritorno solo nel 1827, dopo che la chiesa e il convento furono restaurati (8).
Il convento di San Paolo fu acquistato dallo stesso Pietro Bagnoli, per la somma di 900 scudi, dove prese residenza assieme ai suoi familiari; la situazione del convento rimase inalterata fino al 1889, anno in cui fu riacquistato e vi tornarono le monache clarisse (9).

Ingresso del Monastero di San Paolo
Da notare le iniziali “PB” nella rostra
Foto di Francesco Fiumalbi

IL NUOVO PONTE SULL’ARNO
Nel frattempo era morto il Granduca Ferdinando III, e il suo posto fu occupato dal figlio Leopoldo II, il quale, abbiamo visto nella prima parte, aveva avuto per maestro proprio Pietro Bagnoli.
In quegli anni il Bagnoli si occupò, fra le varie cose, anche del ponte in progetto nei pressi di Bocca d’Elsa a Marcignana. Bagnoli si oppose a costruire l’importante infrastruttura in quella località, puntando sull’asse viario San Miniato-Fucecchio. Nonostante l’opposizione di Bagnoli, il ponte fu costruito a Marcignana e inaugurato il 16 dicembre 1835 (10).

L’ACCADEMIA DEGLI EUTELETI
Non mancò il Bagnoli, neppure di partecipare alla vita culturale sanminiatese, con la sua adesione all’Accademia degli Euteleti (rifondata nel 1822 sulle ceneri della vecchia Accademia degli Affidati (11). “Incominciarono l’Accademia degli Euteleti alcuni scolari miei di Greco nel tempo delle vacanze; e volendosi denominare volontari sbagliarono il termine dicendosi Eutelici; e sotto questo nome avanzarono la domanda al governo per la sanzione che ottennero. Essendo venuti ad invitarmi perché volessi assisterli, gli avvertì del nome errato, che non significava quello che volevano, anzi presso che il contrario. E i vari nomi dal Greco dissi loro, come Protimi, o altro simile, ma essi vergognandosi di esser usciti col nome di Eutelici in faccia al pubblico, e al governo stesso, mi pregarono di un nome più somigliante all’esposto, e non trovai che Eutelete altro che più si accostasse, benché si trovi parola nel greco di cui siano i Greci giovati, mettendo l’al […?]. Pure la feci così accoppiando semplici usatissime a elementi legittimi, e per legittimo fu adottato. Quindi l’insegna inventai allusiva, Il cavallo non spronato nell’arena che significa i volontari senza impulso estraneo e la società fu formata, e cumulata di un numero abondantissimo ed insigne di corrispondenti toscani, Italiani, ed Europeo, oltre i dodici ordinari che leggono la Prosa ad ogni tenuta. E le tenute sono mensuali ogni secondo giovedì del mese, dal settembre ed ottobre in fuori. L’apertura si fece nella casa paterna del Sig. Canonico Torello Pierazzi istitutore primiero, insieme al di lui fratello Gabriello (…), ed ivi si tennero le adunanze, e crebbero e fiorirono, finché per insigni meriti il canonico, già per anni Vicario Generale, e poi capitolare della Città e della Diocesi, fu innalzato alla cattedra vescovile (…). Io fui eletto Presidente perpetuo dell’Accademia. E quando il canonico istiture fu fatto vescovo traslocò dalla casa nativa nel palazzo vescovile dov’è al presente” (12).

Stemma dell’Accademia degli Euteleti, ideato da Pietro Bagnoli
Foto di Francesco Fiumalbi

LA BANCA E IL TRIBUNALE
Grazie all’influenza che Pietro Bagnoli poté esercitare sul Granduca Leopoldo II, suo allievo in tenera età, la città di San Miniato fu dotata di importanti istituzioni.
Nel 1829 alcuni membri dell’Accademia degli Euteleti presentarono istanza presso il Granduca, affinché potessero costituire una cassa di risparmio affiliata a quella fiorentina. La risposta affermativa non tardò ad arrivare, anche perché tra i firmatari figurava proprio il Can. Pietro Bagnoli (13). Il decreto granducale fu promulgato il 23 gennaio 1830 e l’accordo con il Consiglio della Cassa di Risparmio di Firenze fu sancito il 25 febbraio 1830. La Cassa di Risparmio San Miniato aprì la prima filiale il 6 luglio 1830 (14).
Con il motuproprio del 2 agosto 1838, Leopoldo II istituì i cosiddetti tribunali collegiali di prima istanza, civili e criminali, nelle città di Firenze, Livorno, Pisa, Siena, Arezzo, Grosseto, Pistoia, Montepulciano, Rocca San Casciano e, appunto, di San Miniato (15). Anche questa conquista per la “Città della Rocca” è da attribuire al vivo e stretto rapporto tra Pietro Bagnoli e Leopoldo II. Di lì a pochi anni, giunse anche la Sottoprefettura, come distaccamento di quella fiorentina.
In virtù degli importanti istituti, si formò nel 1838 una deputazione cittadina, presieduta da Pietro Bagnoli, per l’erezione di una statua in onore al Granduca Leopoldo II (16). Tale monumento fu inaugurato con una solenne cerimonia nel 1843.

Palazzo Grifoni, oggi sede della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, tra i cui fondatori  risulta Pietro Bagnoli.
Foto di Francesco Fiumalbi

GLI ULTIMI ANNI
Ormai ottantenne, Pietro Bagnoli si ritirò definitivamente a San Miniato nel 1845, non prima di aver ricevuto dal municipio una medaglia commemorativa per gli onori che aveva portato alla nativa città, con su scritto “TANTO FILIO PATRIA” (17)
Pietro Bagnoli spirò il 22 ottobre del 1847 e il suo corpo fu sepolto all’interno della chiesa di San Paolo (18). “Lo accompagnava al sepolcro tutto il clero secolare e regolare, a capo il Vescovo vestito degli abiti pontificali; del quale era il Bagnoli Vicario Generale. Il feretro, sorretto dai fratelli della Misericordia, era circondato dai reali Carabinieri. Seguivano la banda in corrotto, la Deputazione delle regie scuole e quella dell’Accademia degli Euteleti di cui era il Bagnoli Presidente perpetuo. Terminarono il sacro corteggio due lunghe file di cittadini; né il dolore dei volti era mentito. Sulle fredde spoglie nella Cattedrale il Prof. Santi Neri diceva in encomio del Defunto parole di dolore sentito e ricche di pensiero e di affetto” (19).
Sul monumento funebre vi si legge (20):
NOBILTA’ E RETTITUDINE DELL’ANIMO – ACUME DI INTELLETTO – GENTILEZZA DI COSTUME INNOCENZA DI VITA – RELIGIONE EVANGELICA – ALLA VASTA SAPIENZA PARI LA MODESTIA – APOSTOLATO DELLA CATTEDRA – LEPOLDO SECONDO – PIU’ CHE DISCEPOLO AMICO – ITALIA IN CIMA A TUTTI AFFETTI  - E DI AUREI VOLUMI ARRICCHITA – IN NATIO LOCO BENEFICATO – LA STORIA RICORDANO AD ESEMPIO – AI POSTERI DIRA’ QUAL FOSSE – PIETRO BAGNOLI – FATTO CELESTE AI 22 D’OTTOBRE 1847 – OTTANTESIMOTERZO DI SUA MORTALITA’.
P. PIETRO CONTRUCCI
Frontespizio de L’Orlando Savio

OPERE DI PIETRO BAGNOLI (21)
·         L’Agricoltura, poemetto pubblicato per la prima volta a Pisa nel 1795;
·         Ottave per la liberazione della Toscana, redatte per la breve restaurazione del Granducato di Toscana nel 1799 e pubblicate in Firenze lo stesso anno;
·         Sul problema perché i tedeschi riescono perfetti di gusto e di genio nella musica e non così nella poesia, poemetto pubblicato a Pisa nel 1804;
·         Per la Venere Italica scolpita da Antonio Canova, sonetto pubblicato a Pisa nel 1812;
·         Per il faustissimo ritorno in Toscana di S. A. I. e R. il Gran Duca Ferdinando III, nostro augusto sovrano, poemetto composto in occasione della restaurazione e pubblicato a Firenze nel 1814;
·         Stanze sul ritorno dei monumenti delle belle arti ricuperati dalla Toscana per la pace del 1815, raccolta di poesie, Firenze, 1815;
·         Stanze per l'avvenimento di Mons. Morali all'Arcivescovado di Firenze, raccolta di poesie, Firenze, 1815;
·         La felicità dell'Arno, poemetto, Firenze, 1817;
·         Per le R. Nozze del Principe di Carignano con S. A. I. e R. Maria Teresa d'Austria, poesia, Firenze, 1817;
·         Giove in Creta, dramma, Firenze, 1819;
·         Il Cadmo, ossia l'introduzione della civil cultura, poema in ottava rima, considerato la sua massima opera, pubblicata a Pisa nel 1821, ristampata a San Miniato nel 1836 e rammentata anche da Giosué Carducci in Le risorse di San Miniato al Tedesco.
·         Poesie varie, prima edizione pubblicata a Pisa nel 1822, ristampata nel 1834 a San Miniato e a Firenze nel 1857 con prefazione di Augusto Conti;
·         Canzone pel parto dell'Arciduchessa M. Anna di Sassonia Gran Principessa di Toscana, Pisa, 1822.
·         Orlando Savio, pubblicato per la prima volta nel 1835 e ristampato in Firenze nel 1843 con prefazione dell’Abate Giuseppe Bertini;
·         Collaborò con il Nuovo giornale dei letterati dal 1822 al 1827, nella cui sezione dedicata alla letteratura comparvero molti suoi scritti.


NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Bagnoli Pietro, Autobiografia, trascrizione a cura di Candela Sabina, Comune di San Miniato, 1998, originale conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, c.146r, p. 64.
(2) Bagnoli, Op. Cit., c.173r, p. 75.
(3) Bagnoli, Op. Cit., c.177r, c.178r, pp. 77-78.
(4) Micheletti Nello, Nel 1° centenario della morte del poeta Pietro Bagnoli, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 13, 1947, San Miniato, p. 14.
(5) Piombandi, Guida della Città di San Miniato al Tedesco, Tipografia Ristori, San Miniato, 1894, p. 54, in Matteoli Anna (a cura di), Guida storico-artistica di San Miniato, Bollettino dell'Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975.
(6) Bagnoli, Op. Cit., c.178r, c.179r, p. 78-79.
(7) Bagnoli, Op. Cit., c.180r, c.181r, p. 79.
(8) Piombandi, Op. Cit., p. 107.
(9) Piombanti, Op. Cit., pp. 114-115.
(10) Repetti Emanuale, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, Firenze, 1841, vol. IV, p. 391, voce: PONTE NUOVO A BOCCA D’ELSA.
(11) Simoncini Vasco (a cura di), San Miniato e la sua Diocesi, CRSM, Edizioni del Cerro, 1989, p. 116.
(12) Bagnoli, Op. Cit., c.189r, pp. 83-84.
(13) Nanni Paolo, Profilo storico della Cassa di Risparmio di San Miniato, in A.A.V.V., Cassa di Risparmio di San Miniato 1830-2005, p. 62. I soci fondatori furono: Torello Pierazzi Vescovo di San Miniato, Cosimo Pini, Baldassare Ansaldi, Giovacchino Mantovani, Maurizio Alli Maccarani, Nicola Gazzarrini, Dario Mercati, can. Giuseppe Vallini, can. Cesare Lottini, Giuseppe Berni, Iacopo Toscani, can. Giuseppe Piccardi, Giuseppe Morali, Vincenzo Migliorati, Pietro Paroli, can. Vincenzo Giunti, Damiano Morali, can. Pietro Bagnoli, Giuseppe Pazzini, Michele Mannini, Andrea Mannini, Giuliano Gelati.
(14) Ibidem.
(16) Archivio Storico del Comune di San Miniato, Fondo Preunitario, F4549.
(17) Micheletti, Op. Cit., p. 14.
(18) Rondoni Giuseppe, Memorie Storiche di San Miniato al Tedesco, Tip. Ristori, San Miniato, 1876, p. 344.
(19) Conti Giuseppe, Cenni biografici, elogio funebre e canto lirico in memoria di Pietro Bagnoli, San Miniato, Stamperia Vescovile, 1849, p. 8.
(20) Micheletti, Op. Cit., p. 15.
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