venerdì 23 luglio 2010

23 LUGLIO 1944: SAN MINIATO DECAPITATA

di Francesco Fiumalbi

Giovedì 20 luglio 1944
E’ già stato fatto l’impianto elettrico per far esplodere le mine messe in Rocca. Un filo elettrico tinto di minio dalla Piazza del Seminario, per le scale della Loggetta, il prato del Duomo lungo le Sagrestie, è portato alla Torre”.

“Domenica 23 luglio 1944
Nella tarda sera i tedeschi, prima di lasciare San Miniato, compirono l’ultima distruzione di molte case e palazzi ed infine circa le ore 22,30 fecero brillare le mine poste nella rocca, che con grande fragore crollò all’istante. Prima si udì un grande scoppio seguito da un boato e da un grande bagliore, quindi una nube nera avvolse la collina. Quando essa si fu dileguata la rocca non c’era più. Così mi ha narrato uno spettatore che si trovava a Scacciapuce, verso i Cappuccini. (…)

Dal Diario del Canonico F. M. Galli-Angelini

Prima del ’58, Rossano Nistri 1972

Sembra impossibile. Eppure, per quattordici lunghi anni, il profilo del colle di San Miniato non fu quello che era stato nei settecento precedenti. Una tragedia nella tragedia. Mentre ogni famiglia piangeva i propri morti, una comunità intera gemeva per la perdita della sua identità, racchiusa nell’immagine della sua rocca, forse perduta per sempre.
La Torre, erroneamente confusa per sineddoche, con la “rocca”, aveva rappresentato per secoli una presenza costante nella vita degli abitanti di gran parte della Toscana. Dalla piana dell’Arno e dalle valli dell’Elsa e dell’Egola era impossibile sfuggirle.
La Torre non era solo un ammasso di mattoni disposti uno sopra l’altro. E non era neppure solo un punto privilegiato di osservazione. Era simbolo di potere, controllo e vigilanza, ma anche di sicurezza, riparo, rifugio, attorno al quale una comunità si era sempre strinta, fiera, e ne traeva forza nell’affrontare la quotidiana lotta per la sopravvivenza. La Torre era San Miniato e San Miniato era la Torre. E da un giorno all’altro, la Torre non c’era più.

Città di San Miniato, Panorama
Cartolina di Alessio Guardini
Utilizzo ai sensi dell’art. 70 comma 1-bis, della Legge 22 aprile 1941, n. 633

Fin da subito un comitato cittadino di San Miniato si adoperò per la ricostruzione. Il Provveditore alle OO.PP. della Toscana, l'Ing. Arch. G. E. Leschiutta, nel luglio 1955, incaricò l’arch. Renato Baldi e l’ing. Emilio Brizzi di redigere un progetto per la ricostruzione della Torre di Federico II. L’arduo compito si proponeva di ricostruire fedelmente il monumento, basandosi su un’adeguata indagine storica e stilistica. Il piano di lavoro dei due tecnici fu il seguente (1):
-  rilevamento diretto e misurazione delle fondazioni della torre e degli elementi superstiti di tutto il complesso della rocca;
-  documentazione fotografica di tutto il materiale superstite;
-  ricerche bibliografiche di documenti storici e di antichi rilievi eseguiti sulla rocca;
-  ricerca di materiale fotografico riguardante la torre prima della distruzione;
-  ricostruzione fotogrammetrica delle principali dimensioni esterne e dei particolari architettonici dell'edificio;
-  scavi e saggi sulle fondazioni superstiti;
-  indagini sulle mura della rocca al fine di dare una sistemazione stabile e definitiva;
-  studio per una più agevole rampa di accesso.

Chissà quale sarà stato lo stupore nei giovani che, nel 1958, videro per la prima volta nella loro vita il ritrovato monumento venir liberato dai ponteggi. Lo avranno forse percepito come un oggetto estraneo? No, l’edificio militare sopravvisse nella memoria delle persone, che ne tramandarono, con orgoglio e fierezza, le fattezze fisiche e ontologiche. La Torre è sempre stata dentro di essi, nel loro cuore, anche se non avevano potuto goderne col senso della vista.

Città di San Miniato, Panorama
Cartolina di Alessio Guardini
Utilizzo ai sensi dell’art. 70 comma 1-bis, della Legge 22 aprile 1941, n. 633

Città di San Miniato, Panorama
Cartolina di Alessio Guardini
Utilizzo ai sensi dell’art. 70 comma 1-bis, della Legge 22 aprile 1941, n. 633

Il criterio base della progettazione, come detto, fu quello della ricostruzione più fedele possibile sia per la forma e le dimensioni che per l'impiego dei materiali e soprattutto delle tecniche costruttive (2).
Questo importante operazione culminò con l’apertura del cantiere nel 1957 . Il profilo del “colle” fu restituito alla Città di San Miniato nel 1958 alla presenza del Ministro Giuseppe Togni (del Governo Fanfani). La popolazione tutta, aveva di nuovo il suo simbolo, con cui lasciarsi alle spalle, senza dimenticare, i momenti difficili della guerra, e guardare con rinnovata fiducia verso il futuro.

La “Rocca”
Foto di Fabio Giantini

Si ringrazia Fabio Giantini per l’importante contributo nel reperire il materiale, e Alessio Guardini per aver gentilmente messo a disposizione le cartoline storiche.

BIBLIOGRAFIA
(1) Baldi Brizzi, Studio per la ricostruzione della torre di Federico II sulla Rocca di San Miniato, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 30, 1957, p. 8.
(2) Ibidem.

10 commenti:

  1. Ho il numero del bollettino degli ingegneri con il progetto Baldi Brizzi. Spero possa essere utile a completare questo bel lavoro.

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  2. @Moti Carbonai...
    Non sarebbe male! Per la stesura dell'articolo è stato utilizzato, fra gli altri documenti, il Bollettino dell'Accademia degli Euteleti n. 30 del 1957 che riporta l'articolo firmato da Baldi e Brizzi in merito alla ricostruzione. Non so se è la stessa cosa, visto che l'articolo a cui si riferisce è stato pubblicato su un'altra rivista.
    In questo articolo è stata privilegiata la trattazione completa della storia del monumento, seppur in forma riassunta. In pratica vorrebbe essere la base di partenza per nuovi approfondimenti mirati e, perché no, concernenti nel dettaglio anche la vicenda della ricostruzione, trattando nello specifico i vari problemi che i due tecnici hanno dovuto affrontare.

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  3. Grazie per la citazione.
    Cmq x quanto riguarda il materiale, mi sa che già io avevo consultato il bollettino degli ingegneri, grazie al Prof. Tampone

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  4. Per la citazione, beh, mi sembra il minimo! Grazie ancora!!
    Per quanto riguarda il Bollettino degli Ingegneri, l'arch. Braschi dovrebbe fare una ricerca nel suo archivio, sai mica se c'è in Biblioteca di Facoltà? Così le evito la ricerca.. In più, e questo mi sembra un gran passo avanti, sempre l'arch. Braschi dovrebbe avere del materiale sulla ricostruzione di Sampaolesi! Così poi facciamo un bell'articolo che parla solo della ricostruzione!

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  5. Per avere i Bollettini dell'Ingegnere che servono basta recarsi alla sede dell'Ordine a Firenze, che sta vicino alla stazione di s.m.n. All'archivio fanno consultare qualsiasi cosa, soprattutto se ci spacciamo x studenti del veneratissimo Prof. Tampone

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  6. beppino,beppino...1 agosto 2012 11:17

    Ci deve essere un destino che perseguita San Miniato da parte dei tedeschi: loro la fanno e poi la disfanno; loro la munificano e loro l'abbandonano, e quando non sanno fare di meglio gli tagliano gli spunzoni!
    Su la lapide che gli dà la colpa del duomo i comunisti avevano fatto scrivere " Lo straniero di ogni parte sia sempre tenuto lontano dalle belle contrade rifiutando ogni lusinga o d'aiuto o d'impero" L'avevano indovinata!Bastava scriverla qualche anno prima, s'aveva sempre l'originale! ( ma credo che la canzoncina la cantassero agli americani, era in voga a quei tempi! )

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  7. Coloro che progettarono la ricostruzione della torre nel 1957 non si vollero lasciar sfuggire neanche i danni che il tempo aveva inflitto all'originale in quanto mancante del coronamento merlato presente e tutt'ora visibile nell'affresco che ritrae San Miniato nella sala consiliare del comune. Da cartoline d'epoca mi sembra di ricordare che la torre aveva parti danneggiate del paramento laterizio e che non versasse in buono stato. Mi sbaglio?

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    1. Non ti sbagli affatto! La torre fu danneggiata anche da un terremoto, come si vede nella fotografia pubblicata nel post I TERREMOTI DI SAN MINIATO E DEI SANMINIATESI

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  8. Giuseppe Chelli23 luglio 2015 17:16

    Ma la rocca (cioè la torre) per tutto il territorio valdelsarno e anche della valdera era anche FARO. La gente s'era abituata alla sua luce che nelle notte di veglia estive le donne aspettassero il raggio per infilare il refe nella cruna e continuare al buio il rammendo. Ma quando era quasi tutto pronto per rimettere il faro i comunisti nostrani s'inventarono che il faro era fascista come anni a dietro si erano inventato che l'eccidio del duomo era roba dei nazisti. La malvagità di questa ideologia incancrenita in tanti cervelli ancora partorisce mostruosità impensabili e a ad un tempo comiche a tal punto di inaugurare il 22 luglio 2015 come nuove due lapidi da discarica, di nessun valore ed importanza.

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