domenica 3 ottobre 2010

TESORO NASCOSTO

di Francesco Fiumalbi


Quante volte ci troviamo inconsapevolmente vicinissimi a dei veri e propri tesori nascosti? Tante, troppe volte. La colpa spesso non è nemmeno nostra, in quanto certi luoghi sono spesso non accessibili.
E’ il caso dell’Oratorio di San Matteo: si trova lungo la strada che dalla Borghigiana conduce al Genovini, attraverso Moriolo, nei pressi della Villa di Sorrezzana dalla quale dipendeva.
Si tratta di una piccolo, quanto grazioso, edificio religioso di proprietà privata. Solo in rare occasioni viene aperto al pubblico. Grazie all’intervento di Don Luciano Marrucci, SMARTARC è riuscito ad entrarvi, ed ha ottenuto l’autorizzazione a pubblicare anche le immagini interne. Si tratta di un vero e proprio privilegio.

L’Oratorio dedicato a San Matteo
Foto di Francesco Fiumalbi


Quello che colpisce appena giunti nei pressi del piccolo Oratorio è la presenza di un vero e proprio circuito sacro, costituito da alcuni grandi cipressi. Non poteva essere altrimenti (sul ruolo sacro dei cipressi si veda l’articolo: Usque ad Sidera, Usque ad Inferos).

Vialetto d’accesso all’Oratorio di San Matteo,
Foto di Francesco Fiumalbi


Lo stato delle ricerche non consente una datazione precisa, tuttavia, da una sommaria analisi delle caratteristiche architettoniche, possiamo far risalire il piccolo edificio a cavallo tra XVII e il XVIII secolo.
Interessanti sono la posizione e l’orientamento, tutt’altro che casuali.
L’Oratorio si trova su una piccola altura che domina buona parte della Valdegola, da una parte il centro abitato di La Serra, dall’altra Corazzano, all’intersezione fra la via Volterrana e alcuni percorsi storici, oggi secondari, ma un tempo molto battuti. L’orientamento dell’edificio è perfettamente allineato all’asse est-ovest, con la facciata sul fronte di ponente. Si tratta di una bussola fatta chiesa.


L’Oratorio di San Matteo visto da nord-est
Foto di Francesco Fiumalbi


Purtroppo le immagini non rendono merito a questo luogo. Una volta entrati all’interno del recinto segnato dai cipressi, l’aria che si respira cambia. E’ la sensazione di essere vicini ad un luogo speciale, la cui sacralità, gelosamente custodita all’interno, riesce ad oltrepassare le pareti e a raggiungere coloro che vi si avvicinano.
L’edificio è una vera e propria cella templare. Non è sbagliato avvicinarla, idealmente, ad un forziere, in fondo si tratta proprio di questo, di un involucro protettore del microcosmo sacro in esso conchiuso.

Oratorio di San Matteo, prospetto frontale
Foto di Francesco Fiumalbi

Al visitatore che vi si trova al cospetto è impossibile sfuggire alla curiosità: cosa vi sarà al suo interno?
Purtroppo gran parte delle strutture di questo tipo hanno perso qualsiasi decorazione interna, ma questo Oratorio ha vissuto una vera e propria rinascita, in contrapposizione ad una morte.
In un moto estremamente vitale, qual è quello del costruire o restaurare, i lavori furono eseguiti in memoria di Alberto Posarelli, la cui breve esistenza terrena fu improvvisamente troncata. Era il 1999 e un gruppo di ragazzi, sostenuto da Don Luciano Marrucci, inaugurò la riapertura di questo edificio, che per troppi anni ha versato in pessime condizioni di conservazione.  Questa nobile operazione di restauro, dedicata alla memoria dell’amico perduto, si trasformò ben presto in un piccolo grande capolavoro, di cui possiamo renderci conto soltanto entrando all’interno.
Non è possibile descrivere l’emozione che si prova una volta che la vecchia serratura decide di aprirsi. Una vera sorpresa: la superficie delle pareti laterali è stata interamente decorata con pitture murarie, opera del pittore Luca Macchi.
Fulcro del piccolo ambiente è l’altare, sormontato da uno splendido pannello in legno dipinto, raffigurante Cristo Crocifisso. Non è una semplice croce, si avvicina molto ad una vera e propria pala d’altare.

Luca Macchi, Oratorio di San Matteo, interno
Foto di Francesco Fiumalbi

Il piccolo ambiente è avvolgente e trasporta la persona, che vi si trova all’interno, verso una dimensione altra, sospesa. La luce soffusa che risalta le forti tonalità cromatiche delle pareti, proviene da una piccola apertura posta al di sopra della porta e da due finestre sulle pareti laterali. E’ un’emozione forte. Alla sinistra un angelo lucente che infonde una grande serenità rispetto al paesaggio tetro in cui è inserito. Alla destra San Matteo Evangelista, una figura sfiancata, consumata dall’ardore e dal sacrificio nell’opera di narrare le vicende terrene di Cristo. Non a caso la scena si svolge di notte, sotto un cielo blu intenso.
San Matteo è circondato dal fuoco, lo Spirito Santo, fonte divina di ispirazione, richiamato poi dalla raffigurazione nel basamento dell’altare: un libro sovrastato dal fuoco. Si tratta del Vangelo. Il fuoco ispira la scrittura, non la consuma. Anche se non ci sono riferimenti particolari, la mente corre inevitabilmente all’immagine del roveto ardente a cui si trova di fronte Mosè: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!» (Esodo 3,5). E qui sentiamo di essere davvero in una terra sacra.

Luca Macchi, Oratorio di San Matteo, parete sinistra
Foto di Francesco Fiumalbi

Luca Macchi, Oratorio di San Matteo, parete destra
Foto di Francesco Fiumalbi

Siamo in un’altra dimensione. Fuori la vita agreste, con i suoi ciclici ritmi stagionali, dentro un luogo in cui il tempo si è come fermato. Un piccolo ambiente, in cui lo spazio si dilata verso orizzonti immensi, infiniti, sapientemente creati dalla mano dell’artista la cui ispirazione è ancora viva, avvertibile anche a distanza di anni.
Il visitatore si sente immerso in questo ambiente, sensazione acuita dalla formazione di un basamento, dipinto, in cui le “bugne” sono intervallate da raffigurazioni simboliche. Per struttura ricorda quasi un fregio, in cui le metope sono intervallate non dai triglifi, bensì da bugne che idealmente sostengono la fascia.
Vedere San Matteo durante il suo lavoro da un punto di vista particolare, dal basso verso l’alto, come distesi sul pavimento della sua abitazione ci trasmette un’incredibile sensazione di intimità.
Nelle “icone” del basamento si leggono molti simboli che richiamano alla tradizione biblica. In più, alla destra della porta d’ingresso, in una formella si notano i simboli del pellegrino: un bastone, una bisaccia, una borraccia e la conchiglia di Santiago de Compostela, il tutto inserito in un ambiente desertico. Il riferimento è duplice. Non è un caso che sia vicina all’entrata, che è anche l’uscita. La possiamo scorgere solo una volta che, girate le spalle all’altare, ci accingiamo a lasciare quel luogo. Ci ricorda che siamo pellegrini su questa terra, pellegrini allo stesso modo di coloro che nella loro vita hanno lasciato la propria casa per raggiungere le più importanti mete di pellegrinaggio. C’è anche un riferimento alla via Francigena, che non ebbe un percorso preciso, netto. Il tracciato è stato più volte modificato, per varie esigenze, e non è da escludere che i pellegrini, un tempo, potessero passare anche da qui, attraverso l’antica via Volterrana.

Luca Macchi, Oratorio di San Matteo, controfacciata
Foto di Francesco Fiumalbi
Lasciare questo luogo è quasi drammatico. Il cuore vorrebbe rimanervi a lungo. La luce che filtra attraverso l’apertura sopra la porta è un potente segno. Ci ricorda che siamo ancora nel mondo, che è la fuori, a cui siamo chiamati. Usciamo, ma un pezzo del nostro cuore è rimasto ancora là dentro.

Luca Macchi, Oratorio di San Matteo, firme dell’autore
Foto di Francesco Fiumalbi

Visto che le immagini non possono rendere giustizia a questo luogo piccolo, ma immenso, si è pensato di realizzare un piccolo video, nella speranza non di trasmettere l’emozione (è oggettivamente impossibile), ma di avvicinare a questo luogo, a far capire che è ancora vivo e che aspetta soltanto di essere vissuto. Un luogo dove è possibile rifugiarsi. Al sicuro.

video
L’Oratorio di San Matteo, Moriolo, Loc. Sorrezzana.
Video di Francesco Fiumalbi

Si ringraziano Don Luciano Marrucci, Rita Costagli e la Sig.ra Anna per il contributo nella stesura di questo articolo.



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