domenica 16 ottobre 2016

DA VIALE PONTANARI A VIALE MATTEOTTI A SAN MINIATO, TRA FASCISMO E DAMNATIO MEMORIAE

a cura di Francesco Fiumalbi

[il post è stato modificato in data 24 aprile 2017 - 1° Aggiornamento]

Indice del post:
INTRODUZIONE
UMBERTO PONTANARI
LA LAPIDE COMMEMORATIVA
L'INTITOLAZIONE DEL VIALE PONTANARI
VIALE GIACOMO MATTEOTTI E LA DAMNATIO MEMORIAE

INTRODUZIONE
Anche a San Miniato il fascismo fece largo utilizzo della toponomastica stradale per veicolare i propri valori e commemorare le personalità più rappresentative. Ad esempio si veda il post IN PILLOLE [018] PIAZZA MUSSOLINI A SAN MINIATO. A dire il vero questo espediente non fu un'invenzione fascista, ma ebbe inizio molto tempo prima e trovò larga diffusione nel primo cinquantennio dopo l'Unità d'Italia. In questo post sono raccolte le informazioni relative a Umberto Pontanari, alla commemorazione legata alla sua morte e alla “damnatio memoriae” seguita alla caduta del fascismo.
Ad Umberto Pontanari venne dedicata la strada sanminiatese che dal “Riposo” conduce in Piazza Buonaparte, sotto al Convento di San Francesco e che anticamente veniva chiamata via Sant'Andrea.

L'attuale viale Giacomo Matteotti
già Viale Umberto Pontanari
Foto di Francesco Fiumalbi

UMBERTO PONTANARI
Nato a Montaione il 4 giugno 1882, Umberto Pontanari era sposato e padre di due figli. Reduce dalla Prima Guerra Mondiale, aderì al fascismo prendendo parte alle azioni squadriste nel territorio sanminiatese e nei comuni limitrofi. Durante una di queste operazioni, vista la richiesta di intervento urgente proveniente da Isola, una camionetta di squadristi si precipitò da San Miniato verso la pianura. Nel viaggio la camionetta che trasportava gli squadristi si ribaltò, avendo preso una curva a forte velocità nei pressi del cimitero di San Lorenzo a La Scala. Vi furono una quindicina di feriti e un morto: Umberto Pontanari. Tutto questo accadeva nella notte fra il 14 e il 15 maggio 1921.


Dei funerali che seguirono, si trova riscontro sul quindicinale d'ispirazione cattolica «La Vedetta», anno III, n. 21 del 22 maggio 1921:

Solenni onoranze funebri
al fascista
UMBERTO PONTANARI
Sabato a notte, all'ospedale, dove era stato ricoverato d'urgenza dalla Misericordia, in seguito ad incidente automobilistico accaduto nella vicina frazione la Scala, cessava di vivere il fascista Umberto Pontanari.
Ai funerali, che ebbero luogo il 17 c.m. a cura del locale fascio, intervennero i fasci di combattimento di Empoli, Fucecchio, Montopoli, S. Croce sull'Arno, Ponte a Egola, Vinci, Cerreto Guidi, le Associazioni cittadine, fra le quali notammo l'Ass. Nazionale dei Combattenti, l'Unione Politica Nazionale, le Scuole Tecniche pareggiate, le Scuole Elementari, l'Unione Magistrale, Società dei Reduci e Fratellanza Militare, Società Operaia, Arc. di Misericordia, Circolo Giovanile Cattolico «Augusto Conti», Società Cattolica «Fides», Società Sportiva «Voluntas», Comizio Agrario, Unione Sarti, Gioco del Pallone, Cassa di Risparmio, altre associazioni di fuori come l'Unione Politica di Castelfranco, il Circolo Cattolico di Balconevisi col suo magnifico gonfalone bianco ecc. Il corteo funebre interminabile, cui prestarono servizio d'onore le premiate filarmoniche di S. Miniato e Scala, dopo la benedizione di rito data alla salma in Cattedrale dal Can. Anziano Cosimo Martini, parroco dell'estinto, con l'intervento dei Cappellani corali al completo, passò fra due fitte ali di popolo commosso per tutte le vie della città imbandierata a lutto mentre da tutte le finestre si gettavano fiori sul feretro, portato a spalla in cassa nuda da squadre di fascisti, e tutte le campane mandavano al cuore di tutti la loro voce di pianto.
Innumerevoli le corone fra le quali quella della famiglia (dono del fascio), quella dei fascisti, dell'Unione Politica, dei Combattenti, delle donne cittadine, delle Sigg. Turini-Rigatti, della Banda Cittadina, del Fascio di Ponte a Egola ecc. Giunto il corteo al Conservatorio di S. Chiara dove uno stuolo di educande ricoprirono il feretro ancora di fiori, l'Avv. Pierazzi pronunziò un breve ma sentito discorso funebre destando in tutti fremiti di commozione, quindi scioltosi il corteo, il feretro proseguì per il cimitero sul carro di prima classe offerto dalla nostra Ven. Arc. di Misericordia che aveva curato anche il trasporto della salma.
I più vecchi dicevano che mai la nostra città vide un trasporto funebre così imponente.
Alla famiglia desolatissima, ai parenti tutti le nostre vivissime condoglianze.
Il fascio locale ha inviato alla Misericordia la seguente lettera di ringraziamento.

Ill.mo Signor Conte
Ci preghiamo di partecipare al Consiglio ed ai suoi fratelli tutti i vivissimi ringraziamenti che la Commissione Esecutiva di questo Fascio fa a nome della Famiglia del defunto fascista UMBERTO PONTANARI, e di tutti i fascisti, alla R. Arc. di Misericordia, di cui V.S. degnamente ne è Presidente, per quanto è stato fatto per rendere più solenni gli onori funebri da tributarsi alla prima vittima di questo Fascio di Combattimento.
S. Miniato 19 Maggio 1921
p. La Commissione Esecutiva
Alemanno Vannini

Il 14 maggio 1922, ad un anno esatto di distanza, sulla prima pagina del quindicinale sanminiatese «La Voce Fascista», il segretario del fascio sanminiatese Giulio Giani dedicò un ampio editoriale alla memoria del defunto. Come in ogni documento o fonte storica, sono parole da leggere tenendo presente il clima e la retorica del tempo.

Nell'anniversario della morte, i fascisti di S. Miniato uniti in una fede ed in una volontà rinnovano il fraterno alalà al fascista UMBERTO PONTANARI
Se ai fascisti fosse lecito piangere i loro morti, oggi il Fascio di S. Miniato si dovrebbe raccogliere al completo in un religioso silenzio ad eternare nella solitudine un immenso dolore.
Oggi un anno si compie, dacché alle sue balde squadre manca all'appello un uomo, cui un fato crudele troncò l'esistenza, mentre sul camion combattuto, giulivo e cantando si recava a compiere l'alta missione di fascista, che egli aveva fin dall'inizio compresa.
Chi di noi, non si sente oppresso dal triste ricordo del 14 maggio 1921?
Chi di noi, ritornando indietro col pensiero non vede ancora il fratello Umberto Pontanari, dinanzi alla sede del Fascio, disciplinato e pronto a tutto, sempre giulivo, più giulivo quando sapeva che un pericolo era imminente?
Egli, figlio del popolo, operaio e lavoratore, era l'espressione viva che anche fra il popolo nella tempesta che ne aveva sconvolto quasi totalmente le coscienze, ardeva ancora un fuoco d'amore, una lampada votiva ma ancora da esso accesa sull'ara della Patria.
Anziano più di altri, ma forse più giovane di affetti e di amore, Umberto Pontanari, non curante se pericoli sovrastavano, ad onte che una consorte e due teneri figli ogni sera trepidassero in casa per lui, era stato uno dei primi fascisti; lo era diventato così come tutti, per un istintivo impulso che proveniva da un petto generoso da un innato amore alla Patria immortale.
La morte? Io non la curo, egli mi diceva durante una spedizione. Occorre piuttosto vincere la nostra santa battaglia, occorre debellare i sobillatori del diritto, della pace, della giustizia, gli svalorizzatori della nostra vittoria. Se mai morissi, egli continuava, credo che la Provvidenza non abbandonerebbe mia moglie ed i miei bambini: e ritornato in isquadra con una fierezza sua particolare e con un lampo negli occhi intonava nella notte: «La nostra Patria è l'Italia bella».
Sono frasi queste che io non ho mai dimenticato, sono fatti questi che nessuno deve dimenticare: che ogni fascista ed anche ogni avversario deve seriamente meditare.
Sono tutto un poema di fede, di amore, di bontà, di entusiasmo; inutile tessere un elogio più lungo.
Quando lo rividi freddo, irrigidito nella morte adagiato su un letto di fiori, avvolto nel tricolore coi gagliardetti nuovissimi che gli facevano guardia d'onore, ripensai a queste sue frasi, mi venne meno la forza: ma con me piangeva tutto uno stuolo di forti e baldi reduci della trincea.
E pensavo alla bellezza ideale del miracolo che il Fascismo aveva compiuto, e pensavo anche allora che il Fascismo è una fede incrollabile, una fede che ha dei martiri, e dei martiri puri, meravigliosi, immortali.
Indietro o profanatori delle tombe dei nostri eroi! chi avversa il Fascismo non ha né cuore, né anima, né patria, né sentimento.
***
Oggi un anno è passato. - Quest'oggi le nostre squadre si recheranno in silenzio nel lugubre cimitero. - Sarà cerimonia austera e solenne: sarà pellegrinaggio devoto di meditazione e di raccoglimento.
Non oggi corografia e rettorica; cerimonia intima, quasi familiare, dei fratelli ancora vivi, che recano il saluto al fratello che più non è.
E quale il saluto fascista? L'ho detto in principio: a noi non è dato di piangere: ma, o Umberto Pontanari, tutta la falange sorella, è ancora compagine salda, è ancora compagine forte, ha ancora una incrollabile fede.
Immobile e militarmente irrigiditi innanzi alla tua tomba gli squadristi sanminiatesi, questo ti diranno col loro pensiero:
«Per l'onore all'Italia per cui fosti fascista, per l'onore all'Italia per cui tu moristi, tutti i compagni di fede, ed i vecchi ed i giovani, oggi ti giurano di continuare l'opera iniziata, coll'intendimento di raggiungere completa vittoria, fino a che morte non ci conduca nell'eterno regno da cui oggi Tu benedici i 500.000 italiani, in cui s'è di nuovo incarnato lo spirito dei morti del Grappa e del Piave».
IL SEGRE. POLITICO
del Fascio Sanminiatese

Via Samminiatese incrocio con via Erti
nei pressi del Cimitero di San Lorenzo a La Scala
luogo dell'incidente dove perse la vita Umberto Pontanari
Foto di Francesco Fiumalbi

LA LAPIDE COMMEMORATIVA
Alcuni mesi dopo, il 27 agosto 1922 venne organizzata presso La Scala un'ampia adunanza di tutti i “fasci” locali, ovvero di tutte le diramazioni di cui si componeva l'organizzazione del partito fascista nella zona. Nell'occasione venne inaugurata la “sede rionale” (in pratica la casa del fascio) all'estremità sud-occidentale dell'attuale Piazza Trieste e scoperta una lapide commemorativa, dedicata ad Umberto Pontanari, nel luogo ove accadde l'incidente. Di seguito l'annuncio su «La Voce Fascista» del 20 agosto 1922, p. 2:

Domenica 27 corr. verrà inaugurata nella vicina frazione di “Scala” la sede del “Circolo Fascista”.
Nel contempo verrà anche scoperta la lapide che ricorda il Fascista Umberto Pontanari, fatalmente caduto la sera del 14 maggio 1921.
Indico perciò anche per quel giorno l'Adunanza Generale di tutti i fascisti di tutti i nuclei e di tutte le squadre, secondo le modalità che verranno posteriormente indicate.
Invito nel contempo a nome del Direttorio tutti i fasci del Circondario, a recarsi per quel giorno con baldanza di squadre e di fiamme, nella sud.a località, onde accrescere l'importanza della simpatica cerimonia.

Di questo episodio venne pubblicato un resoconto su «La Voce Fascista» del 3 settembre 1922, p. 3:

La magnifica Adunata di Domenica 27 u.s. a “La Scala”
Come già annunziammo nel numero scorso, Domenica, fra uno splendore di sole e di tricolore fu inaugurata la sede Rionale de «La Scala» e fu scoperta la lapide che ricorda il luogo ove cadde il nostro concittadino U. Pontanari.
Il paese era magnificamente addobbato, grazie alla fede ed alla volontà dei fascisti di quella località, che nessuna fatica si rispiarmarono per rendere più solenne la cerimonia.
Intervennero alla cerimonia le rappresentanze di una quindicina di Fasci dei dintorni: a rendere più solenne e maestoso il rito contribuirono anche la famiglia del defunto Umberto Pontanari e quella del Gen. Moriani che ancor reca il lutto per la barbara uccisione del figlio fascista trucidato a Livorno.
Il Fascio di S. Miniato era presente al completo con fanfara.
Alle ore 18 precise, formatosi il corteo e giunto questo in faccia alla pietra ricordo, prese la parola il Segretario Politico del Fascio di S. Miniato (Giulio Giani, n.d.r.) il quale con commossa parola ricordò il caduto compagno di fede ed ordinò lo scoprimento della lapide, mentre irrigiditi salutarono i fascisti e squillarono le note di «Giovinezza».
Presentò quindi gli altri oratori e scusò l'assenza del Marchese Perrone e dell'avv. Pierazzi.
Ricompostosi il corteo, sul Piazzale del paese tennero due riuscitissimi comizi il Sig. Ettore Casadei Segretario Regionale delle Avanguardie, ed il carissimo amico e compagno Ing. Marzi di Certaldo, il quale inaugurò il bel vessillo del Circolo Fascista.
Ambedue gli oratori riscossero unanime il plauso dell'immensa popolazione adunatasi.
Durante tutta la ceriminia prestò lodevolissimo servizio la Filarmonica della Scala.

Piazza Trieste a La Scala, dove aveva sede la casa del fascio
Foto di Francesco Fiumalbi

IN S. MARIA AL FORTINO ED ALTRI RICONOSCIMENTI
Il 6 novembre 1932 il Re Vittorio Emanuele III giunse a San Miniato. Fra le varie cerimonie, presenziò all'inaugurazione del Sacrario di Santa Maria al Fortino, quale Cappella Votiva, dedicata ai Caduti della Prima Guerra Mondiale e ai “martiri” della rivoluzione fascista. Fra i corpi sepolti in Santa Maria al Fortino vi fu anche quello di Umberto Pontanari, che lì si trova ancora oggi.

Nel dicembre 1933 Umberto Pontanari fu iscritto ad onorem al Comitato Pisano della Società Dante Alighieri. Questo il testo riportato nel settimanale «Il Ponte di Pisa» del 9-10 dicembre 1933, p. 3:
Soci perpetui della Dante Alighieri. — Al Comitato Pisano è pervenuta la gradita inscrizione a socio perpetuo del Sig. Cav. Giovanni Caniato di Navacchio.
Il Comitato, oltre la inscrizione del Comm. Avv. Lecci, ha provveduto pure a quella ad honorem del Martire fascista di S. Miniato Umberto Pontanari.

Lastra tombale di Umberto Pontanari
presso il Sacrario di Santa Maria al Fortino
Foto di Francesco Fiumalbi

L'INTITOLAZIONE DEL VIALE PONTANARI
Con delibera del 25 febbraio 1937, per volere dell'allora Podestà Giuseppe Pellicini, la strada sanminiatese anticamente denominata via Sant'Andrea e poi via Ciccioni, fu ribattezzata “viale Umberto Pontanari”. Di seguito il testo contenuto in Archivio Storico del Comune di San Miniato, F200 S022 UF32, Deliberazioni del Podestà 1934-1940, Delibera n. 25 del 25 febbraio 1937:

L'anno Millenovecentotrentasette, addì venticinque del mese di Febbraio, anno XV°, in una sala del civico palazzo di S. Miniato.
IL PODESTA'

per l'Amministrazione di questo Comune, Avv. Giuseppe PELLICINI, assistito ad ogni effetto di legge dal Segretario Capo del Comune Cav. Michele Castiglioni:

Affinché anche questa Città abbia denominazione di vie che commemorano la fondazione dell'Impero Fascista e il Caduto per la Revoluzione, Umberto Pontanari morto il 15 maggio 1921;

DELIBERA

di sostituire la denominazione di Piazza “Gioacchino Taddei” con “Piazza dell'Impero”, la via dei “Ciccioni” con “Viale Umberto Pontanari” e la “Via S. Francesco” con “Viale 9 Maggio”.

VIALE GIACOMO MATTEOTTI E LA DAMNATIO MEMORIAE
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, nonostante le morti e le distruzioni provocate dal conflitto e dal ventennio di governo fascista, l'Italia ripartì con nuovi o rinnovati valori: la “Pace”, la “Liberazione”, la “Repubblica”, la “Democrazia”, l'“Antifascismo”, il “Lavoro”, etc. Questi valori fondativi andarono a sostituire, se non proprio a cancellare, quelli su cui si era fondata l'epoca precedente. E questo avvenne in tutti campi della vita socio-culturale e quindi anche nella toponomastica stradale. Ad esempio Piazza dell'Impero non tornò a chiamarsi Piazza Gioacchino Taddei, ma venne ribattezzata Piazza del Popolo; la piazzetta antistante il Municipio, che fin dal 1933 aveva il nome di Piazza Arnaldo Mussolini, venne reintitolata a Giuseppe Mazzini. Ed ancora, la vecchia Piazza del Seminario, da Piazza Vittorio Emanuele III venne chiamata Piazza della Repubblica. Si trattò di una vera e propria operazione di “damnatio memoriae” che investì tutti gli elementi e le denominazioni che avessero potuto rimandare al periodo fascista e alla monarchia.
Della nuova denominazione del Viale Umberto Pontanari in Viale Giacomo Matteotti si ha notizia dalla comunicazione del Sindaco Concilio Salvadori del 2 agosto 1945 all'Ufficio di Stato Civile. Il Documento è conservato presso l'Archivio Storico Comunale e pubblicato nel volume San Miniato durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Documenti e cronache, Amministrazione Comunale San Miniato, Biblioteca Comunale San Miniato, Giardini Editori, Pisa, 1986, p. 259.

L'attuale viale Giacomo Matteotti
già Viale Umberto Pontanari
Foto di Francesco Fiumalbi

E così, anche per Umberto Pontanari scattò la cancellazione dal pantheon della memoria collettiva. Nel lessico del ventennio, era stato celebrato come un “martire” della rivoluzione fascista, forzando di parecchio il significato di quel termine. Come abbiamo visto in precedenza, in realtà Pontanari rimase vittima di un incidente stradale e non di un'offesa alla sua persona in quanto fascista o squadrista.
In ogni caso, per contrapporre un “martire” ad un altro “martire”, la strada venne ribattezzata viale Giacomo Matteotti, come ancora oggi si chiama. Da una persona morta mentre operava in nome del fascismo, ad una personalità assassinata proprio per la sua attività contro il regime fascista.
Lo ricordiamo, Giacomo Matteotti fu segretario del Partito Socialista Unitario (formazione politica nata dalla scissione del PSI), rapito ed assassinato il 10 giugno 1924 da una squadra di fascisti per le contestazioni mosse rispetto ai brogli avvenuti nella tornata elettorale di quell'anno e per alcuni episodi di corruzione che vedevano coinvolto il governo.

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