Cosa
sono, ovvero a cosa servivano quelle "bocche di doccio" ai
lati della porta, una a destra e una a sinistra, della Chiesa della SS. Trinità (Misericordia) in
via Rondoni a San Miniato?
Ora
se ne vedono poche di "bocche" ma per molti anni erano
all'ingresso di quasi tutte le chiese! Servivano
per spengere le torce alla fine di una processione o di un funerale.
Quel
tipo di torcia era fatto per lo più da funi ritorte, ma anche di
stoppao
canapa imbevuta nella pece oppure in resine e anche nella cera.
Difficilmente si spengevano sotto la pioggia; il vento invece aizzava
la fiamma. Puzzavano di copertone bruciato e facevano un fumo
appiccicoso del diavolo...
L'unico
modo per spengerle era infilarle nelle "bocche di doccio",
spingendo la fiamma bene nel fondo per asfissiarla. Per me, ragazzo,
quei finali di doccio che non mescevano mai acqua sono stati per anni
un busillis!
La chiesa della SS. Trinità a San Miniato, fra la Scuola Primaria e la Scuola Media
Foto di Francesco Fiumalbi
La
porta di accesso alla chiesa della SS. Trinità a San Miniato
con
evidenziata la posizione delle “bocche di doccio” Foto di Francesco Fiumalbi
La “bocca di doccio” di sinistra della chiesa della
SS. Trinità a San Miniato
Foto
di Giuseppe Chelli
La
“bocca di doccio” di destra della chiesa della SS. Trinità a San Miniato
A San Miniato, la cerimonia
del Corpus Domini ha avuto nel passato una notevole rilevanza non solo
religiosa, ma pure socio-politica ed antropologica.
Fino agli '50 del
1900 la processione percorreva tutta la Città: da Santa Caterina a Santa Chiara
e durava oltre tre ore! Era formata dalle sole compagnie maschili, in cappa e
stendardo, della Città e del suburbio (termine non più in uso, oggi si direbbe hinterland!)
e dagli ordini religiosi. Anche il Comune partecipava direttamente con il Gonfalone
e provvedeva ad infiorare il tratto di strada antistante il palazzo, come del
resto facevano tutte le famiglie davanti le loro case. Dalle finestre e dai
balconi sventolavano variopinti setini ed il suono continuativo delle campane
accompagnava il corteo.
La rilevanza
specifica della processione del Corpus Domini aveva forse radici ben lontane:
negli "Statuti Comunitari" ove
era regolamentata dettagliatamente. Ad esempio, dietro al Santissimo stava il
personaggio più rappresentativo della Città, a cui spettava l'onore di portare
l'ombrellino che serviva ad accompagnare l'Ostensorio quando il Vescovo sostava
nelle chiese parrocchiali o presso il Monastero delle clarisse di San Paolo.
Mentre l’onore/onere di portare il baldacchino durante la processione del
Corpus Domini, Statuti alla mano,
poteva essere affidato ai soli nobili, sorteggiati appositamente. Per ben
capire, si sappia che la gestione della cosa pubblica era incombenza riservata esclusivamente
ai nobili, i quali erano tali se non esercitavano alcun tipo di commercio,
ufficio, professione manuale e per l'esercizio del potere erano sorteggiati
"dalla borsa".
Per dare un'idea
dell'importanza della festività del Corpus Domini vale la pena di riferire un episodio,
oggi dal sapore folkloristico, che avvenne nell'anno 1768.
Con l'assottigliarsi
del numero delle famiglie nobiliari, venne a mancare il numero sufficiente dei
nobili a portare il baldacchino da 8 mazze, che richiedeva 8 persone. Per questo
motivo il Cancelliere Talinucci impartì precise disposizioni per stabilire chi,
tra i cittadini, poteva coadiuvare il trasporto del baldacchino.
Alcuni nobili non vollero
"accomunarsi" ai semplici cittadini in questa loro prerogativa e
minacciarono di abbandonare "le mazze" appena varcata la porta delle
Cornacchie, cioè appena usciti da Piazza del Duomo in direzione di San
Francesco, mettendo a repentaglio la processione. Nel mentre in sacrestia
stavano discutendo, allo scopo di non compromettere la buona riuscita della
processione ".....i Signori canonici
in cappa magna improvvisamente accederono con un piccolo ed indecente
baldacchino a 4 mazze..."
La cosa fu presa
molto male dal Magistrato ritenendo l'atto dei canonici un'ingiuria alla
magistratura civile ed una usurpazione di un diritto fissato dagli Statuti.
La disputa tra Capitolo e Magistrato durò del tempo e
fu molto aspra. Al povero cancelliere Talinucci sarebbe toccato cavar le
castagne dal fuoco se il Granduca Pietro Leopoldo, con apposito motuproprio,
non avesse deciso di mettere fine "all'increscioso inconveniente".