sabato 5 novembre 2011

LA DIRUTA PIEVE DI BARBINAIA (seconda parte) DOCUMENTI

di Francesco Fiumalbi

Nella prima parte abbiamo analizzato il contesto geografico entro cui si collocava la perduta Pieve di Barbinaia, di cui rimangono solo poche tracce. In questo post tratteremo invece delle notizie provenienti dalle fonti documentarie, che ci consentono di tracciare un quadro abbastanza completo della storia di questa antichissima pieve.

La strada che da Bucciano conduce in Loc. Barbinaia
Foto di Francesco Fiumalbi

Il primo documento che testimonia della Pieve di Barbinaia è datato 898 d.C.. Si tratta di una pergamena conservata nell’Archivio Arcivescovile di Lucca (1), in cui il presbitero Rachiprando, figlio di  Ostrifusi, si impegna a non allivellare i beni della pieve senza la dovuta licenza, pena 200 soldi d’argento. L’atto è stato rogato a Lucca e ci fornisce tutta una serie di informazioni. Rachiprando era stato ordinato sacerdote nella Pieve Santa Maria Vergine di Barbinaia dal Vescovo Gherardo (in carica dall’869 al 895 (2)), mentre l’atto veniva sancito con il Vescovo Pietro (in carica dall’896 al 932). La pieve era dotata di un fonte battesimale e aveva chiese suffraganee, anche se queste non vengono specificate.
Il secondo documento porta la data del 27 luglio 917. Anche in questo caso si tratta di una pergamena conservata nell’Archivio Arcivescovile di Lucca (3). Viene sancita l’ordinazione del presbitero Pietro, da parte sempre del suddetto Vescovo Pietro (in carica dal 896 al 932), che a lui affida la gestione del patrimonio della pieve sia da un punto di vista religioso, attraverso le chiese suffraganee (anche stavolta non indicate) che da quello economico, attraverso l’amministrazione dei terreni, dei frutti, dei beni mobili e immobili. La pieve in questo caso è indicata come Eccl. S. Johan. Et S. Maria (…) sita loco et finibus Berbinaria. Da notare la doppia intitolazione, con l’aggiunta di San Giovanni Battista, essendo quella di Barbinaia una pieve dotata di fonte battesimale.

L’edificio contenente porzioni di muri
appartenuti all’antica Pieve di Barbinaia
Foto di Francesco Fiumalbi

La terza pergamena, conservata anch’essa nell’Archivio Arcivescovile di Lucca (4), ed è simile alla precedente. Il Vescovo Corrado (in carica dal 935 al 964) ordina il presbitero Pietro, confermando la gestione dei beni, in quella che viene chiamata Eccles. Illa cui vocabulum est beati S. Johan. Baptiste et S. Maria sita in loco et finibus ubi dicitur Berbinaia, quod est ultra fluvio Arno.
A questo punto nei documenti c’è un vuoto lungo più di tre secoli. Il documento successivo è datato 1251. Il pievano di Barbinaia, prete Matteo, fu chiamato, assieme a Gerardo proposto della pieve di Santa Maria San Genesio di San Miniato, a districare la questione tra l'abate del Monastero di San Salvatore di Fucecchio e il Vescovo di Lucca circa i diritti sulla pieve di Salamarzana (oggi Collegiata di San Giovanni Battista) (5).  
Nel 1260 la pieve di Barbinaia è inserita nell’Estimo delle chiese della Diocesi di Lucca (6). Qui, per la prima volta, sono indicate anche le chiese suffraganee:
Ecclesia S. Reguli de Bucciano
Ecclesia S. Blasii de Montebicchieri
Ecclesia S. Iacobi de Chiecina
Ecclesia S. Petri de Collelungo
Ecclesia Ss. Stephani e Laurenti de Pratilione
Ecclesia S. Barbare de Brucciano
Ecclesia S. Martini de Corneto de Cumulo

Nelle decime pontificie del 1275-76 e del 1277-78 sono segnalate soltanto tre suffraganee: San Regolo a Bucciano, San Pietro di Collelungo e San Martino di Corneto (7).
In quelle del 1302-03 tornano ad essere sei: San Biagio di Montebicchieri, San Martino di Corneto, SS. Martino e Lorenzo di Pratiglione, San Regolo di Bucciano, Santa Barbara di Bricciano e di San Pietro di Collelungo (8).

La chiesa di San Lorenzo a Pratiglione
Probabilmente ricostruita, si trova nel Comune di Montopoli
Foto di Francesco Fiumalbi

Nel diario di Giovanni di Lemmo da Comugnori (9) non è mai citata Barbinaia. Nella sua cronaca, che va dal 1299 al 1319, solo un episodio potrebbe essersi svolto nei pressi della pieve è quello descritto alla carta 38r (10):
Die domenicho X martii (del 1314, n.d.r.) illi de Montebicchario de Stibbio et quidam alii famuli guelfi posuerunt se in insidis terram di Bucciano, et ceperunt Cioncerum Farolfi et Gradum Arrigi de Comugnori qui ibant de Agliati ad Buccianum.
In poche parole, uomini di Montebicchieri, insieme ad altri, tesero un’imboscata nel territorio di Bucciano, riuscendo a catturare due persone che stavano andando da Agliati proprio a Bucciano.
Quest’ultimi insediamenti si trovano su due colli situati rispettivamente sulla sponda sinistra e su quella destra del torrente Chiecina. La strada che li unisce passava, allora come oggi, proprio dalla pieve di Barbinaia. Considerando che la valle è isolata e che l’attraversamento del fiumiciattolo avrebbe comportato l’esposizione ad eventuali nemici, non è inverosimile pensare che il luogo dell’imboscata fosse proprio vicino alla pieve. Tuttavia questa non viene nominata, segno evidente che doveva trovarsi in uno stato di abbandono, tale da non considerarla come punto di riferimento. Ignoriamo i motivi dell’agguato, anche se potrebbe esserci un collegamento con le ribellioni e gli attacchi causati dai Pisani guidati da Uguccione della Faggiuola, che soltanto pochi giorni prima (21 febbraio 1314) aveva compiuto una prima scorribanda nei pressi di Stibbio. Infatti viene specificato che gli uomini di Montebicchieri erano insieme a dei servitoriguelfi e questo potrebbe far pensare che i catturati probabilmente erano filo pisani o, più semplicemente, dei ribelli.

Mappa della Val di Chiecina
Disegno di Francesco Fiumalbi

Dell’insediamento di Barbinaia non vi è traccia neppure negli Statuti del Comune di San Miniato, datati 1337 (11). In particolare, nella rubrica 47 <50> del libro IV (12), Barbinaia non viene menzionata all’interno dell’elenco delle comunità che dovevano costituire una societas, ovvero quelle entità amministrative che dovevano fornire quei piccoli contingenti che in caso di guerra sarebbero andati a costituire l’esercito sanminiatese. Non figurano neppure Agliati o Bucciano, che si erano ribellati durante la parentesi segnata da Uguccione della Faggiuola (1314-1317). Con la pace di Napoli del 1328, poi ratificata a Montopoli nel 1329, questi castelletti dovevano essere restituiti dai Pisani ai Sanminiatesi. Potrebbe darsi che a questi insediamenti fosse toccata la stessa sorte di Moriolo che, una volta tornato sotto il controllo sanminiatese, fu immediatamente raso al suolo (13). Infatti anche Moriolo non risulta nell’elenco delle societas del 1337.
Il territorio circostante la Pieve di Barbinaia doveva aver subito gravi conseguenze durante gli scontri con i pisani e forse, anche lo stesso edificio religioso doveva essere stato fortemente danneggiato.

L’edificio contenente porzioni di muri
appartenuti all’antica Pieve di Barbinaia
Foto di Francesco Fiumalbi

Nella visita pastorale del 1360, il covisitatore diocesano riferisce che la pieve era tenuta dal presbitero Guido da San Giovanni e che la località era ormai abbandonata. I canonici erano ridotti a due ma lì nessuno vi abitava e lo stesso Guido afferma che essendo rettore anche della chiesa di Pratiglione, a Barbinaia officiava soltanto una volta al mese (14).
Da alcuni contratti stipulati negli anni '70 del '300 si evince la presenza di una chiesa dedicata a San Bartolomeo nel castello di Agliati, che però non risulta negli elenchi delle suffraganee della Pieve di Barbinaia nei secoli precedenti (15). Il 1 ottobre 1373 Guido, pievano di Barbinaia, insedia il sacerdote Bernardo Ugolini nella chiesa di San Martino di Corneto di Cumolo, che era di patronato degli abitanti del castello di Agliati (16).
Il 29 giugno 1383 una nuova visita fu effettuata dal presbitero Giovanni, vicario della diocesi lucchese, che trova la pieve ruinatam et delectam et omnia mala deposita. Il rettore della pieve abitava nella canonica adiacente la chiesa di San Regolo presso Bucciano (17). 
Il 30 maggio 1422, nella riunione fra i rettori delle pievi della zona (fra cui Fabbrica, Corazzano e San Miniato e altre) per far fronte all'imposta di 10000 fiorini da corrispondere al vicario fiorentino di stanza a San Miniato, Giovanni Corbinelli, è documentata la presenza del pievano di Barbinaia (18).
Una nuova visita pastorale fu effettuata il 4 settembre del 1466 che trovò la chiesa sine tecto et ruinam inans. Il pievano era Giuliano Nardi da Monteboro che dichiarò di non sapere chi si occupasse della cura della chiesa. Il rettore mostrò al visitatore l'atto di nomina a pievano e dichiarò la rendita della pieve pari a 60 staia di grano e 50 orci d'olio. Il visitatore ordinò che la chiesa fosse restaurata, tenuta chiusa per non farvi entrare gli animali, e che vi fosse celebrata la messa almeno ogni anno, in occasione della festa di San Giovanni Battista. Disposizioni queste che probabilmente non furono seguite (19). Il battesimo veniva amministrato nella chiesa di Bucciano (20), che però è indicata come semplice oratorio (21). Stessa situazione di abbandono per la vicina chiesa di San Martino di Cumulo (oggi Agliati) retta dal prete Antonio Tornabuoni (il quale deteneva anche il beneficio sull'altare di Santa Caterina nella chiesa di Bucciano), che risultava parzialmente senza copertura, sporca e circondata dalla vegetazione (22). Lo stesso Pievano Giuliano Nardi risultava rettore anche della chiesa di San Jacopo di Chiecina, che non aveva cura d'anime e venne trovata in stato di forte abbandono, ormai immersa fra i rovi. La rendita della chiesa era di 14 staia di grano e il visitatore comanda di celebrarvi comunque una messa all'anno, in onore di San Jacopo, santo titolare (23).
Un secolo più tardi, nel 1564, della pieve non rimaneva che poco, essendo stata trovata dal visitatore dischopertum, et pars que est choperta, manet clausa, et cappellanus… in ea celebrat missam… semel in mense. Il pievano era Michelangelo Betti che però, abitando a Pescia, non si presentò. Lo stesso visitatore non poté raggiungere la pieve, ma il cappellano lo informò che la chiesa, disabitata, un tempo era grande e bella (24)Almeno una volta al mese, sembra vi si celebrasse una funzione, seppur la chiesa fosse in gran parte priva del tetto.

L’edificio contenente porzioni di muri
appartenuti all’antica Pieve di Barbinaia
Foto di Francesco Fiumalbi

Nel 1575 fu classificata come “oratorio” (25). Nelle Carte del Popolo di San Regolo a Bucciano, redatta dai Capitani di Parte Guelfa fra il 1580 e il 1595, compare il Luogo detto Barbinaia (26), segno che ormai era un zona scarsamente abitata e lontana dalle principali vie di comunicazione dell’epoca. Infatti, nel corso dell’ultima visita, datata 1603, la pieve fu trovata destructa la maggior parte e dove è destructa vi è degli arbori, et ha tre navi; nelle vicinanze viene segnalata la presenza di una abitazione (27). Nel 1622 il beneficio della Pieve di Barbinaia, insieme a quello di altre pievi, andò a costituire la “mensa” del nuovo vescovato di San Miniato (28). Almeno fino al 1829 sembra che nel luogo dove sorgeva l’antica pieve, vi si celebrasse ancora una messa al mese. Tuttavia da quell’anno, gli obblighi relativi alla Pieve di Barbinaia furono trasferiti definitivamente alla Cattedrale di San Miniato (29).

Pianta del Popolo di San Regolo a Bucciano, anni 1580-1595
Carte dei Capitani di Parte Guelfa, c. 692
Rielaborazione schematica

Nel 1860, Ignazio Donati affermava che la pieve era “tutta in rovina non restando in piedi che poche braccia di mura laterali e molta parte della muraglia sovrastante il coro. All’intorno è tutto ingombro il terreno di pietre quadre e sassi fra spine e dumi, ma questi avanzi fanno giudicare soltanto a vederli, che questa chiesa doveva esser bella e assai spaziosa e forse distinta in tre navate, poiché, oltre le grosse pietre di cui erano costruite le mura, si vedono fra le macerie alcuni capitelli di colonne, larghi più di un metro atti a sostenere un peso molto rilevante, e che fosse destinata a contenere una popolazione assai numerosa” (30).
Vista l’abbondanza di pietre già squadrate, nel corso dei secoli la Pieve di Barbinaia fu utilizzata come cava per materiali da costruzione: la chiesa di Bucciano ha murature di pietra arenaria del medesimo tipo; anche per il campanile, eretto nel biennio 1874-75, furono utilizzate le pietre dell’antica chiesa, trasportate dagli abitanti della zona che prestarono i carri per il trasporto (31).
I Lorenzelli, un tempo proprietari della Villa di Bucciano e dei terreni circostanti, decisero di costruire, ai primi del ‘900, un nuovo tracciato stradale che fu fatto passare esattamente all’interno dell’antica costruzione. Fortunatamente i Lorenzelli recuperarono i basamenti delle colonne ed altri elementi di pregio che, dal 1966, sono conservati presso il Museo Diocesano d’Arte Sacra (32).


NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) Barsocchini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, Francesco Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1841, tomo IV, parte II, pagg. 67-68. Doc. L, Archivio Arcidiocesi di Lucca (d’ora in avanti AAL) ++K.86.
(3) Barsocchini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, Francesco Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1841, tomo V, parte III, pag. 94. Doc. MCLXXIV, AAL *L.38.
(4) Barsocchini, Memorie e Documenti per servire alla Istoria del Ducato di Lucca, Francesco Bertini Tipografo Ducale, Lucca, 1841, tomo V, parte III, pag. 198. Doc. MCCXCVIII, AAL *E.84.
(5) Concioni Graziano, Le vicende di una Pieve nella cronologia dei suoi pievani. San Genesio di Vico Vallari 715-1466, Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti, Edizioni ETS, Pisa, 2010, p. 45. Cfr. Morelli Paolo, Il territorio separato di Fucecchio, in L'Abbazia di San Salvatore di Fucecchio e la «Salamarzana» nel basso medioevo, Atti del Convegno, Comune di Fucecchio, 1987, p. 23.
(6) Guidi Pietro, Tuscia Rationes decimarum Italiae, Roma, 1932, BPL, Ms. 135, in Dini Francesco, Dietro i nostri secoli, Centro Editoriale e Grafico, Santa Croce sull’Arno, 1979, pag. 117.
(7) Coturri Enrico, Note di storia relative alla Pieve di Barbinaia, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 51, 1984, pag. 66.
(8) Ibidem.
(9) Mazzoni Vieri (a cura di), Diario di Ser Giovanni Lemmo Armaleoni da Comugnori”, Olschky, Firenze, 2008.
(10) Mazzoni, Op. Cit., pag. 50.
(11) Salvestrini Francesco (a cura di), Statuti del Comune di San Miniato al Tedesco (1337), Centro Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo, ETS, Pisa, 1994.
(12) Salvestrini, Op. Cit., pagg. 335-336.
(13) Repetti Emanuele, Dizionario Storico Fisico Geografico della Toscana,Tofani Editore, Firenze, 1833, volume III, pagg. 428-429, voceMoriolo.
(14) AAL Visite pastorali 1, c. 130, in Morelli Paolo, Pievi, castelli e comunità fra Medioevo ed età moderna nei dintorni di San Miniato in AAVV Le colline di San Miniato (Pisa): la natura e la storia, supplemento n. 1 al vol. 14 (1995) dei Quaderni del Museo di Storia Naturale di Livorno, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Provincia di Pisa, pag. 87.
(15) Ciampoltrini Giulio, Insediamenti medievali abbandonati nel territorio di Palaia. Cerretello e Agliati fra ricerca archeologica di superficie e fonti documentarie, in Morelli Paolo (a cura di), Palaia e il suo territorio fra antichità e medioevo, Atti del Convegno di Studi, Palaia 9 gennaio 1999, Comune di Palaia, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2000, pp 94-95.
(16) Ciampoltrini Giulio, Insediamenti medievali... Op. Cit., p. 95.
(17) AAL Visite pastorali 2, c. 132v. in Coturri Enrico, Note di storia relative alla Pieve di Barbinaia, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 51, 1984, pag. 66. e Morelli, Pievi, castelli... Op. Cit., pag. 87.
(18) Archivio Arcivescovile di Lucca, Libri Antichi di Cancelleria, n. 59, c. 11v; Cfr. Concioni, Le vicende... Op. Cit., p. 62.
(19) AAL, Visite pastorali 9, c. 284; Cfr. Coturri, Op. Cit., pag. 66; Cfr. Concioni, Le vicende... Op. Cit., p. 88.
(20) AAL, Visite pastorali 9, cc. 284-285; Cfr. Morelli, Pievi, castelli... Op. Cit., pag. 87.
(21) AAL, Visite pastorali 9, c. 286; Cfr. Concioni, Le vicende... Op. Cit., p. 78.
(22) AAL, Visite pastorali 9, c. 289; Cfr. Concioni, Le vicende... Op. Cit., p. 78.
(23) AAL, Visite pastorali 9, c. 285; Cfr. Concioni, Le vicende... Op. Cit., p. 88.
(24) Coturri, Op. Cit., pag. 67.
(25) AAL, Visite patorali 26, c. 257v, in Morelli, Pievi, castelli... Op. Cit., pag. 87.
(26) Archivio di Stato di Firenze, Carte dei Capitani di Parte Guelfa, c. 692.
(27) Coturri, Op. Cit., pag. 67.
(28) Ughelli Ferdinando, Italia sacra, vol. III, Venezia, 1719, pag. 271, in Morelli, Pievi, castelli... Op. Cit., pag. 87.
(29) Coturri, Op. Cit., pag. 67.
(30) Donati Ignazio, Memorie e documenti per la storia di Montopoli, Montopoli, 1860, pag. 445.
(31) Dini Francesco, Dietro i nostri secoli, Centro Editoriale e Grafico, Santa Croce sull’Arno, 1979, pag. 43.
(32) Ibidem.

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