martedì 1 ottobre 2013

OTTOBRE - I MESI DI PIETRO BAGNOLI

a cura di Anna Orsi


Idillio tratto da "POESIE VARIEdi Pietro Bagnoli Can. Samminiatese, Prof. di Lettere Greche e Latine nella R. Università di Pisa, Antonio Canesi, Tomo II, Samminiato, 1834: GLI ULTIMI SEI MESI DELL'ANNO - Idilli, pp. 173-175.



Ottobre a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi 


IL PRIMO
D'OTTOBRE

I.
Dicon che noi col nostro cinguettio
Facciam sviar gli augei dal paretaio,
Dicea Dorina a un stuol di Ninfe, ed io
Da questi discortesi mi dispaio,
Uomini che non vanno a genio mio,
Cui perduta una preda è maggior guaio,
Che un amante, e le spose fredde in letto
Lascian, che della caccia han più diletto.

II.
Siam pur noi cacciatrici. Amiche, udite,
Andianne a caccia di quel colle in vetta.
Si mise in via, la seguìr quelle unite.
Era in cima del colle una piazzetta.
Fùr le parti da lei distribuite;
Pose dei rami: è questa la fraschetta;
Io tenderò, voi fate da zimbelli,
E voi qui intorno da canori augelli.

III.
Voi che avete più snelle i piè leggeri,
Figuratevi aver l'ali volanti;
Scorrete intorno com'augei stranieri
Allettati al boschetto e a'dolci canti;
Risponderete ai versi lusinghieri
Col chioccolar, per l'alto volo erranti.
Sarete quanti sete augelli maschi.
Alcun non se ne salvi, ognun s'infraschi.

IV.
Poi fingea trar le reti, e venian fuori
Più donzelle alle prede d'improvviso.
Schiacciamo il capo ai nostri sprezzatori,
Dicean, ciascuna il suo fingendo ucciso.
Ma alfin nel paretaio degli amori
L'uccisione un bacio era nel viso.
Fingendo altrove poi la gruccia e il fischio
Altra caccia facean di verghe e vischio.

V.
Rapide fughe e repentini assalti
Facean di cani e schioppi in altra caccia,
Con iscoppi di voce or bassi or alti
Come in aria ad augelli, a fere in traccia;
Poi risi e balli e canti, e tresche e salti,
Pur come stuol, che gran fracasso faccia,
Per farsi udire, ad agitar si diero
In quel ch'era d'Ottobre il dì primiero.

VI.
Turba di cacciator, che di lontano
Gli occhi e gli orecchi a'suoni e a'moti intese,
Vider le Ninfe, e l'additàr con mano
Ad altri: ognun la caccia sua sospese.
Venivan chi da colle e che dal piano,
Lasciavano capanni e reti tese;
E spettator di quel femineo giuoco
Un drappol se ne accolse in erto loco.

VII.
Se n'avvidero scaltre, e maggiormente
Si misero a adescarli le donzelle.
Quei rapiron la strada, e ponean mente
Alla più corta, per recarsi ad elle.
Ma quando mossi fur, rapidamente
Se ne fuggiron via le Ninfe snelle,
Ch'essi non eran pur giunti alla valle,
Quand'esse risalirono un altro calle.

VIII.
E dopo quella ancora un'altra costa
Superata, fermarsi in erta cima,
Da lor sicure, perocchè frapposta
V'era una valle assai scoscesa ed ima,
E di lassù dalla collina opposta,
Per farli vello vello e lima lima,
Ver lo stuol, che lasciato avean schernito,
Steser le man, fregando dito a dito.


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