mercoledì 24 dicembre 2014

G. PIOMBANTI – GUIDA DI SAN MINIATO – SANT'JACOPO E LUCIA, COMUNEMENTE S. DOMENICO




Estratto da G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco. Con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia M. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 63-68.

[063] SANT'JACOPO E LUCIA, COMUNEMENTE S. DOMENICO

Ugo Malpigli proposto di S. Maria e Genesio a San Miniato, col permesso del vescovo di Lucca, concedeva nel 1329 ai domenicani, i quali ne avevan fatto domanda, l'antica chiesa parrocchiale di S. Jacopo e Lucia, fuori dalla porta del castello. Anche questa chiesa si trovava nominata nella sopraccennata bolla di Celestino III del 1194. Vissero in principio di limosine; ma, benveduti e amati, ebbero in dono denari e possessi, e presto trovaronsi in grado d'ingrandire la chiesa e di erigersi un modesto convento su terreno dal comune [064] donato. La pestilenza, che fece perire le domenicane, come sopra è detto, anche questi religiosi disperse. Ritornati ad abitare il loro convento, perché meglio fiorisse in avvenire la religiosa osservanza, vi mandò il generale i domenicani riformati della congregazione di S. Marco a Firenze. Ebbero a soffrire persecuzioni per cagione del cambiamento dell'abito delle monache della SS. Annunziata, onde abbiamo parlato. Santi e dotti religiosi lo abitarono di S. Miniato e di fuori. In diverse epoche e chiesa e convento vennero ingranditi fino all'ampiezza presente. Napoleone nel 1810 li soppresse e, sette anni dopo, Ferdinando III li ripristinò. Dopo la soppressione ultima, la sola parrocchia rimase. Il suo chiostro fu aperto al pubblico per uso di mercato e di passeggio. Nella parte più bassa del medesimo sono le Scuole elementari femminili; sopra risiedono alcune società, e trovasi la pubblica biblioteca. Sulla porta di questa vedesi un tondo bassorilievo di Giovanni della Robbia, esprimente l'Annunziata coll'eterno Padre in alto fra le nubi, il quale fu qui trasportato dal soppresso monastero della SS. Annunziata. Questo lavoro, dice il prof. Rondoni, è finito in ogni parte con diligenza amorosa, e l'attitudine divota e gentile dell'angelo, e l'affetto grande che spira da tutta la composizione sono proprio parola viva di quell'arte cristiana, che nel marmo e nella creta seppe infondere tanta vita ed eloquenza di affetto.
[065] La chiesa, di bello e devoto aspetto, è un grande quadrilatero con due cappelle in cima, a guisa di crociera, e altre due di fronte, ai lati del maggiore altare. Gli undici altari che ci sono li eressero le famiglie facoltose del paese, presso i quali religiosamente prepararono i loro sepolcri. Il primo altare, a destra di chi entra, che appartiene alla famiglia Gucci, è dedicato a S. Rosa di Lima, che riceve il bambino dalla Vergine (detta Vergine del bambino bello), a S. Lodovico Beltrando e a S. Lucia, contitolare della chiesa; il secondo, fatto dai frati, a S. Domenico; il terzo, edificato dalla famiglia Di-Soldo, a S. Rocco. La cappella, dedicata ai santi medici Cosimo e Damiano, fu eretta dal valente medico sanminiatese Giovanni Chellini, che trasportò la sua famiglia a Firenze e morì nel 1461. Il monumento eretto nella sua tomba dal nipote è un capolavoro di disegno e d'arte di Mino da Fiesole o di Donatello. Vedesi egli magistralmente scolpito sul letto di morte con naturalezza mirabile, e vaghissimi ornati a basso rilievo il circondano. Sta sull'altare una tavola, a fondo d'oro, in cui è colorita la Vergine coi santi Cosimo, Damiano e Giacomo apostolo. E' pregevole lavoro della scuola dell'Angelico. La cappella passò ai Pazzi e poi ai Settimanni. Quella che segue, dedicata a S. Vincenzo Ferreri, era della famiglia Armaleoni. Nella nicchia, che vi si trova, fu [066] collocato, l'anno 1853, un crocifisso, che nel monastero della SS. Annunziata ebbe grande venerazione; sotto il quale si riposero, in tre distinte cassette, le reliquie della domenicana venerabile suor Maria Teresa del Mazza livornese, cioè: teschio, ossa, strumenti di penitenza. La famiglia Roffia, proveniente da Lucca, inalzò l'altar maggiore, dedicato a S. Jacopo apostolo, sul quale un grande crocifisso collocava a ricordanza del Volto Santo. La cappella del Rosario, già della famiglia Spadalunghi, ha sull'altare una delle migliori tele del Milanese Giovan Battista Pozzi, rappresentante la Vergine in mezzo a un coro d'angeli, con i piedi a S. Domenico e S. Pio V. Viene quella di S. Pietro martire, fatta dalla famiglia Grifoni, ed ora passata ai Catanti, sul cui altare una tavola di gran pregio si ammira di Francesco Morandini da Poppi, la quale pietosamente esprime la deposizione della croce, colla Vergine, la Maddalena, ed altri santi. Ai lati due altre tavole si vedono dello stesso autore con S. Domenico e S. Jacopo. La famiglia Lupenghi eresse l'altare a S. Giacinto, la Morali a S. Michele Arcangelo, e quella Fiamminghi a S. Tommaso d' Aquino, che è l'altare ultimo. La chiesa è in alto, tutt'all'intorno dipinta, e sonoci rappresentati i fatti principali della vita di D. Domenico e di altri santi dell'ordine suo. – Altri pregevoli dipinti nella sagrestia si conservano. Sulla porta [067] d'una più interna cappelletta si vede una bella tavola della scuola del Botticelli (secolo XV), esprimente la Vergine seduta, col bambino, in mezzo ai Santi Rocco, Sebastiano, Giovan Battista e Martino vescovo, con figurette in basso, che rappresentano i committenti. Appesa sul banco dei parati, tu vedi una tavola, a fondo d'oro, colla Madonna in trono e i santi Andrea apostolo e Giovanni Battista, attribuita alla scuola di Raffaellino del Garbo (sec. XVI). Sotto è una tavoletta della scuola del Gaddi colla mezza figura d'un vescovo domenicano. Dalla parte opposta vedesi in tavola la bella figura di S. Michele Arcangelo, che Agnolo Gaddi, o la scuola, dipinse a tempera. La predella di questa tavola, dello stesso autore, fa vedere la lotta tra gli angioli e i demoni. Della stessa scuola del Gaddi (sec. XIV) sono creduti: la tavola rappresentante il dottor S. Girolamo a studio, benissimo conservata, colla sua predella, in cui vedesi il medesimo santo in una caverna, che riceve il pane da un angelo; quella grande con santa Caterina verg. e martire molto bene eseguita, e la piccola, su fondo d'ora, esprimente la nascita di S. Giovanni Battista e la sua gita al deserto. V'ha poi altra tavola con S. Domenico, a tempera, della scuola dell'Angelico; e una piccola, pure a tempera della scuola di Giotto, con S. Caterina verg. e martire. Sono in fine del secolo XIV, ma di ignoto autore, le [068] altre tre tavolette: con S. Giovanni nel deserto e battezzante Gesù Cristo, col medesimo santo alla presenza di Erode e di Erodiade, e colla sua decapitazione.
Di fianco alla chiesa, per uno sdrucciolo or chiuso, o prima aperto col nome di via Angelica, si va alla cappella di S. Urbano, che rimane sotto la chiesa medesima, uffiziata presentemente dalla compagnia del Corpus Domini. Essa è dipinta assai bene con ornati e figure nella volta, e con fatti miracolosi di S. Domenico nelle pareti. Ha sull'altare un crocifisso antico detto di S. Urbano, e sotto un Gesù morto, nella settimana santa molto venerati. Qualche altra cappella, sotto la stessa chiesa esisteva, appartenente ad antiche compagnie ora soppresse (18) [VAI ALLE NOTE ↗].

La chiesa dei SS. Jacopo e Lucia, detta S. Domenico
Foto di Francesco Fiumalbi

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