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domenica 22 maggio 2011

LA MADDALENA PENITENTE

di Francesco Fiumalbi

In questo post parleremo di un bassorilievo molto speciale. Si tratta di un’opera tardo medioevale, collocata sulla facciata dell’ex Monastero, poi Conservatorio, di Santa Chiara a San Miniato.
Il “Santa Chiara” rappresenta uno dei maggiori complessi monastici sanminiatesi, sia per le sue dimensioni monumentali, che per la storia quasi millenaria. E’ situato nella zona occidentale della città, al di fuori dell’antica Porta di Ser Ridolfo oggi distrutta. L’ordine ispirato da San Francesco d’Assisi e da Santa Chiara, fu fondato ai margini della città di San Miniato, su una precedente struttura benedettina e poi cistercense (forse anteriore all’anno 1000), nel 1226 per volontà di Buonincontro Buonincontri (1). Quest’ultimo fu tra coloro che più si adoperarono nel 1211, al passaggio di San Francesco d’Assisi, affinché gli fosse concessa una chiesa sanminiatese; vestì l’abito dei minori e seguì San Francesco in Francia. Al suo ritorno assunse il ruolo di Superiore del Convento di San Francesco, fondò il Monastero di Santa Chiara e morì nel 1230 in concetto di santità (2).

Il Monastero poi Conservatorio di Santa Chiara
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Monastero, fu ristrutturato e ampliato a seguito di un cospicuo lascito, quale strumento di espiazione, da parte di Ser Michele di Bindo Portigiani nel 1339 (3), anche se non vi sono documenti che attestano la presenza di luoghi di culto propriamente detti. Solo nel 1352 Lamberto Buonincontri, Segretario Apostolico di Papa Innocenzo VI (4), fece costruire l’Oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena Penitente annesso al convento (5). In facciata si notano ancora oggi i segni delle ammorsature murarie fra la chiesa “esteriore” (così chiamata per distinguerla da quella “interiore” utilizzata come coro), dedicata a Santa Chiara e il suddetto oratorio. Sempre in facciata si può osservare anche una specie di zoccolatura, una sorta di basamento in laterizio, che arriva ad una quota di circa un metro e mezzo rispetto al piano della strada.
Solo nel 1466 la Cappella di Santa Maria Penitente passò, tramite lascito, dai fratelli Ruffolo (subentrati ai Buonincontri nella proprietà) al Monastero (6).

La facciata dell’ex Oratorio di Santa Maria Maddalena Penitente
Foto di Francesco Fiumalbi

Fra la seconda metà del ‘400 e la prima metà del ‘500 fu probabilmente costruita l’attuale chiesa dedicata a Santa Chiara, che portò al declassamento dell’antico oratorio in cappella e, successivamente, in sacrestia. La struttura doveva essere abbastanza consolidata già nella seconda metà del ‘500 come risulta evidente dagli atti della “visita” del Visitatore Apostolico Mons. Castelli nel 1575 (7).
L’antico Oratorio è riconoscibile all’interno della imponente facciata in laterizio del complesso claustrale, per la presenza di un arco a sesto acuto al di sopra del portale, nel quale si trova il bassorilievo in marmo a cui abbiamo fatto cenno all’inizio.

L’arco a sesto acuto e il bassorilievo marmoreo
Facciata dell’Oratorio di Santa Maria Maddalena Penitente
Monastero poi Conservatorio di Santa Chiara
Foto di Francesco Fiumalbi

Il colore bianco spicca, come una gemma preziosa, nella possente muratura scarlatta dei laterizi. Il bassorilievo è così candido perché, in realtà, è recente. Si tratta infatti di una copia, realizzata a seguito della caduta dell’originale sul finire degli anni ’80 del secolo scorso. L’antico bassorilievo, restaurato, fa oggi parte della collezione di opere appartenenti al Museo della Fondazione Conservatorio di Santa Chiara. Al centro della pietra si trova, un po’ consumata, la figura di Maria Maddalena Penitente.

Maria Maddalena Penitente
Bassorilievo, Conservatorio di Santa Chiara
Foto di Francesco Fiumalbi

Purtroppo l’usura del tempo non permette di decifrare compiutamente le parole scolpite ai margini del bassorilievo. Tuttavia se ne intuisce il contenuto (se qualcuno vuole proporre nuove letture è il benvenuto!!):

QUESTA CHESA FACTA
FARE DISIM(?) DERAU(?) PP
II MAESTRO LAMBERTO DI STEF-
-ANO DE BONONCONTRI D-
-A SMMINIATO AD MCCCLII
MDICTOCU(?)

Per quale motivo Lamberto Buonincontri avrebbe dovuto costruire una chiesa accanto ad un monastero di clarisse e dedicarla a Santa Maria Maddalena?

Non lo sappiamo con esattezza, tuttavia possiamo fare alcune ipotesi. Proprio in quegli anni erano molto frequenti i lasciti ai conventi come opere di espiazione per ricchezze accumulate peccaminosamente (specialmente  con l’usura), oppure come ex-voto per la protezione ricevuta dalla peste (in particolare quella del 1348). Il fatto poi che si sia scelta la figura di Maria Maddalena Penitente dovrebbe essere molto indicativo.

Maria Maddalena Penitente
Bassorilievo, Conservatorio di Santa Chiara
Foto di Francesco Fiumalbi

Ancora oggi la figura di Maria Maddalena è stata accostata alla Penitente di cui si parla rispettivamente in Luca 7,36-50 e Luca 8,1-2 nonostante che questa associazione sia stata messa in discussione a più riprese. Anche se appartenenti a capitoli diversi, i due brani sono contigui. Nel bassorilievo, così come spesso nell’iconografia, la figura di Maria Maddalena è raffigurata con in mano un contenitore di olio profumato (per i cultori di Dan Brown si tratterebbe invece del Santo Graal, ma chiudiamo qui la questione), esattamente come viene descritta la Peccatrice che, in casa di Simone il Fariseo, si avvicinò a Gesù:

“Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.

A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di' pure». «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?».Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?».Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».” Lc 7,36-50



Non sappiamo in realtà se la Peccatrice fosse Maria di Magdala (associata spesso anche alla Adultera e a Maria di Betania), tuttavia è diventata una figura simbolo del perdono, dell’amore di Dio nei confronti dell’uomo. "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!”  Gv 1,29.

Anche se non abbiamo documenti in grado di testimoniarlo, per costruire una chiesa, probabilmente, il nostro Lamberto Buonincontri aveva molto da farsi perdonare.


NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Matteoli Anna (a cura di) Località ed Istituzioni, in Piombanti Giuseppe, Guida storico-artistica di San Miniato, Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, pag. XLVI.
(2) Boldrini Roberto, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi, Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, pag. 63, voce: Buonincontri Buonincontro.
(3) Matteoli, Op. Cit., pag. XLVI.
(4) Boldrini, Op. Cit., pag. 63, voce: Lamberto Bonincontri.
(5) Giannoni Rocchi Graziana, Arte e devozione nell’antico Monastero di Santa Chiara, Conservatorio di Santa Chiara di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 1999, pag. 116.
(6) Ibidem.
(7) Coturri Enrico, La “visita” del visitatore Apostolico Mons. Castelli alle Chiese ed ai luoghi pii di San Miniato nell’anno 1575, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 33, 1960, pag. 14.

domenica 19 settembre 2010

IL MARMO BIANCO DI MARIA MADDALENA D'AUSTRIA

di Francesco Fiumalbi

[2° revisione - 23 marzo 2014]

Andando dal Convento di San Francesco verso Piazza Bonaparte, attraverso via Angiolo Del Bravo, ci troviamo, giusto a metà del percorso, all'innesto con via Rondoni, nel cosiddetto Canto di Sant'Andrea. Questo piccolo slargo, che prende il nome dall'omonima contrada cittadina, documentata già negli Statuti del 1337, colpisce per la presenza di due elementi molto particolari. Proprio sul muro dell’edificio d’angolo è collocato il crocifisso in ceramica, opera di Dilvo Lotti, posto a sostituirne uno più antico in legno, andato perduto durante l’ultimo conflitto bellico (1). Più in basso, a livello della strada, si trova una grande “blocco” di marmo bianco, ingrigito dalla polvere e dal tempo. Siamo di fronte ad un elemento enigmatico, anche se l’aria che vi si respira davanti stilla solennità.

Il “Canto di Sant’Andrea”
foto di Francesco Fiumalbi


Quasi in religioso silenzio, ci avviciniamo a questo manufatto dalle sembianze, a prima vista, incomprensibili. Dopo una prima analisi sommaria, l’occhio si sofferma su alcuni dettagli sopravvissuti: sebbene consunti, si notano ancora i panneggi finemente decorati della vecchia statua che fu.
Abbandonata in un fosso nella vallata di Pancole (2), raccolta e affidata al deposito del Comune di San Miniato, fu “ritrovata” da Dilvo Lotti (3), e riconosciuta come la statua dedicata a Maria Maddalena d’Austria, Arciduchessa d’Austria, nonché, Granduchessa Reggente di Toscana.
Si trattava della moglie di Cosimo II Granduca di Toscana, col quale si era sposata a Graz nel settembre del 1608. Morto prematuramente nel 1621, lo scettro di Cosimo II, passò alla madre Cristina di Lorena e alla moglie Maria Maddalena, alla quale lasciò anche il governo della terra di San Miniato e il suo Vicariato (4).


Statua di Maria Maddalena d’Austria
foto di Francesco Fiumalbi


Alta quasi due metri, la statua di Maria Maddalena d’Austria doveva essere un monumento davvero grandioso, per un piccolo centro quale era San Miniato nei primi anni del '600. Ad eccezione di Leopoldo II “Canapone”, non si hanno notizie di altre opere scultoree di simili proporzioni, sia per dimensione che per fattura. Questa persona doveva, quindi, aver rappresentato molto più di una semplice governante, così come erano stati i suoi predecessori.
Simone Alessandro dei Gatti, nelle sue Annotazioni (5) ci offre la descrizione della prima visita ufficiale di Maria Maddalena d’Austria, avvenuta nel 1622 (6), la quale era accompagnata dai figli Ferdinando, Giovanni Carlo, Francesco e Leopoldo. Fu accolta dai nobili e dal popolo, mentre il Gonfaloniere Anchise Seragoni proruppe in un commosso pianto, tradito dall’emozione, e non riuscì a pronunciare una parola del discorso che si era preparato per l’occasione. La regnante dimorò nel Palazzo Grifoni, dove si trattenne per due giorni, concedendo udienze, erogando sussidi in opere di beneficienza, e liberando carcerati (7).
Al di là di questo episodio, Maria Maddalena d’Austria è stata una figura chiave per le vicende sanminiatesi del XVII secolo, i cui effetti si protraggono fino ai giorni nostri.


Statua di Maria Maddalena d’Austria
foto di Francesco Fiumalbi

Maria Maddalena d’Austria contribuì in modo decisivo ad attribuire a San Miniato il titolo di Città, necessario per l’erezione della Diocesi. Il Papa Gregorio XV, in data 5 dicembre 1622, firmò il decreto che attribuiva l’ambita qualifica (8). Seguì, in data 11 marzo 1624 la nomina del primo vescovo.
In precedenza erano già stati fatti ben due tentativi non andati a buon fine: nella prima metà del ‘400 durante il pontificato di Alessandro V e nel 1587, sotto la spinta del Granduca Ferdinando I che aveva promosso un’iniziativa in questo senso presso il Papa Clemente VIII. Quest’ultimo episodio riguardava non solo San Miniato, ma anche Colle Val d’Elsa. Il Pontefice, messo alle strette, irrigidì la sua apertura iniziale e costrinse il Granduca a preferire uno dei due centri abitati. La scelta, è noto, cadde sulla città di Colle Val d’Elsa (9).

Particolare della statua di Maria Maddalena d’Austria,
foto di Francesco Fiumalbi

Le città di Colle Val d’Elsa e di San Miniato rappresentavano due nodi strategici all'interno della politica di rafforzamento del Granducato di Toscana, volto a far coincidere la giurisdizione politica con quella ecclesiastica.
San Miniato, pur essendo controllata direttamente dai Fiorentini a partire dal 1370, era ancora sotto la giurisdizione ecclesiastica lucchese (10). Frequenti erano le visite di dignitari lucchesi, e altrettanto assidui erano i viaggi da parte di canonici nella “Città delle 99 chiese”. Lo scambio culturale era, tanto per necessità quanto per opportunità, decisamente florido, sebbene affievolito a partire dalla dominazione fiorentina, e questo costituiva un fattore di indebolimento dell’autorità granducale.
Diversa era la situazione di Colle Val d’Elsa. Il vicino Ducato di Siena era stato assegnato nel 1555, per volontà dell’Imperatore Carlo V, al vicino Duca di Firenze, divenuto, con tanto di investitura papale, Granduca di Toscana. La città senese nutriva insoddisfazione per questo nuovo ruolo subalterno e maturava sentimenti di rivendicazione. Per questo motivo, la Città di Colle Val d’Elsa, avrebbe costituito un importante caposaldo per un maggiore controllo dei vicini territori annessi. A questo va aggiunto il riconoscimento per la fedeltà dimostrata a Firenze, fra il 1478 e il 1479, in occasione della cosiddetta “Guerra dei Pazzi” (11).

Il nuovo tentativo, promosso dalle reggenti Cristina di Lorena e Maria Maddalena d’Austria nel 1622, ebbe buon esito presso il Pontefice Gregorio XV, al termine di una copiosa attività diplomatica tra l’ambasciatore toscano Francesco Niccolini, il segretario per il Consiglio di Reggenza Andrea Cioli, il segretario del Consiglio Carlo Picchena, la stessa Arciduchessa e i cardinali Medici e Barberini (12). Di seguito è riportato un piccolo brano tratto dalla corrispondenza fra l’Arcivescovo di Firenze Alessandro Manzi Medici a Carlo Picchena (13):
“Oggi con l’occasione dell’Audienza Ordinaria ho ringraziato il signor Cardinale Ludovisi della grazia ottenuta per San Miniato. Sua Signorìa Illustrissima mi ha partecipato come l’agente di Lucca et un nipote del vescovo (Alessandro Guidiccioni, n.d.r.) gridono e sclamono e sono stati da N.S. e SS.Ill.ma quale mi dice haver risposto loro che comportino in patientia questo negozio, poiché egli medesimo s’è fatto ministro del Granduca in questa parte e come mezzano ha impetrata da N.S. la gratia per l’A.S. e che avendo ridotto il negozio a questi termini non può hora far di meno di non lo proseguire sino all’ultimo. Ho di nuovo ringraziato il Signor Cardinale della costanza sua in proteggere l’interesse di codesta Serenissima casa […]”

Cosa poteva aver indotto il Cardinale Ludovisi a sposare la causa Sanminiatese, contribuendo al buon esito della stessa?
E’ evidente, come già detto, che dietro a questo negoziato fossero celati importanti equilibri politici, tuttavia la “carta” decisiva che Maria Maddalena d’Austria pose sul tavolo delle trattative non fu di natura economica, come nel precedente tentativo del 1587, bensì squisitamente religiosa.

Palazzo Vescovile di San Miniato,
Foto di Francesco Fiumalbi

Gregorio XV, durante il suo pontificato, era assai impegnato nella riforma della Chiesa cattolica, secondo i risultati del Concilio di Trento. Le dame reggenti, fecero notare al Pontefice l’“infezione” luterana che affliggeva Lucca e la sua resistenza alla costituzione in città di una sede del Tribunale dell’Inquisizione, e della formazione della Compagnia di Gesù. Infine, l’elemento decisivo: la possibilità di sanare l’anomalia della cosiddetta “Episcopessa di Fucecchio”. Si trattava della badessa del Monastero delle Clarisse di Santa Maria della Selva, altrimenti noto come della Gattaiola, che, in virtù dei molti privilegi elargiti negli anni, era solita tenere un comportamento prossimo a quello proprio di un vescovo: usava il pastorale, il baldacchino, poteva concedere assoluzioni, stabiliva i confessori, esaminava i postulanti, poteva benedire chiese, altari e cimiteri (14). La situazione venutasi a creare nei secoli, dopo il Concilio di Trento, era divenuta decisamente inconciliabile con l’opera riformatrice pontificia.
Il Papa innalzò San Miniato al rango di Città e vi costituì l’ambita sede vescovile, che molto contribuì ad evitare lo scadere verso una posizione marginale e periferica della Città nei secoli XVII e XVIII.
I sanminiatesi dimostrarono la propria riconoscenza verso Maria Maddalena d’Austria erigendo in suo onore una statua in Piazza della Cittadella (l’attuale Piazza della Repubblica, meglio nota come Piazza del Seminario). Sappiamo che fu scolpita dal Susina (15), al secolo Antonio Susini, conosciuto anche come Antonio del Susina, morto a Firenze nel 1624 e collaboratore del Giambologna. La statua potrebbe essere scolpita fra il 1622 e il 1624. Il condizionale è d’obbligo in quanto non è da escludere l’intervento sull’opera da parte del nipote Giovanni Francesco Susini (Firenze, 1585-1646) e quindi la lavorazione potrebbe essersi protratta negli anni successivi. Così dice Filippo Baldinucci a proposito di Giovanni Francesco:
"Finalmente ha la Città di S. Miniato al Tedesco la statua di marmo dell'Arciduchessa Maria Maddalena d'Austria madre del Gran Duca Ferdinando Secondo, erettagli da quella terra in segno di gratitudine per aver essa Serenissima operato circa l'anno 1620 ch'ella fusse fatta Città; questa statua, però, per vero dire, riuscì cosa difettosa, e ordinarissima; e tanto basti di Francesco Susini" (16).
Non siamo a conoscenza di cerimonie inaugurali; sappiamo dal Vensi che la statua era stata effigiata con lo scettro nella mano destra e con la sinistra posata su un leone, emblema della città, sostenente con la zampa lo stemma mediceo (17). Dall'Ughelli, invece, conosciamo il testo dell'epigrafe collocata sul piedistallo (18):


Mariae Magdalenae Austriacae Magnae
Etruscorum Duci, quod augustae muni-
ficientiae instinctu hanc Jamdiu Minia-
tensem Rempublicam, & Regum Lon-
gobardorum, Praetorumque Imperia-
lium sedem conspicuam, etiam urbanae
nobilitatis honore illustrare voluerit,
grati cives cum nec melium, nec majus
redonare potuerint, ipsam ipsi sua in ef-
figie donaverunt. Anno Rep. Salutis
MDCXXIV

Statua di Maria Maddalena d’Austria, ipotesi ricostruttiva,
Disegno di Ilaria Cioni

La statua rimase al suo posto fino al 1799. In quell’anno nel giorno 3 aprile giunsero a San Miniato cinque ufficiali francesi, dopo che il 25 marzo ottomila soldati d’Oltralpe erano entrati a Firenze e il giorno seguente avevano detronizzato il Granduca Federico III. Nel giorno 4 aprile fu disposto dai suddetti ufficiali che venissero rimossi e distrutti tutte le effigi, stemmi e simili, sia quelli nei palazzi che quelli nelle chiese. “Inoltre nel suddetto giorno fu da Michele Vannini ed altri Giacobini sotto la Presidenza del cittadino Simone Cardi e Dario Mercati, atterrata e messa in pezzi la statua di marmo che stava in mezzo alla Piazza del Seminario, la quale la legarono per il collo con una grossa fune e la tirarono a terra con gran forza” (19).
Non sappiamo come furono fatte sparire le tracce del monumento. E’ probabile il tentativo di condurne i pezzi fuori città e abbandonati, alla stregua di un cadavere da occultare, in un fosso. Da qui il ritrovamento nel secondo dopoguerra. Sappiamo che al posto della statua fu collocato il cosiddetto “albero della Libertà” dai rivoluzionari, poi sostituito nel 1800, con solenne cerimonia, da una croce “adornata”. La memoria della regnante, impersonificata dalla statua, fu così commemorata (20).

Di Maria Maddalena d'Austria, rimane anche un quadro collocato all'ingresso del Palazzo Vescovile di San Miniato.
Si ringrazia Rita Costagli e Ilaria Cioni per aver il contributo nella realizzazione di questo articolo.


NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) F. P. Il “pezzo di marmo” in Sant’Andrea, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 36, San Miniato, 1963.
(2) Questa notizia è emersa durante un colloquio col Sig. Del Bubba.
(3) F. P. Il “pezzo di marmo” in Sant’Andrea, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 36, San Miniato, 1963.
(4) Il brano è trascritto nel 3° volume delle memorie di Antonio Venzi e riportato in F. P. Il “pezzo di marmo” in Sant’Andrea, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 36, San Miniato, 1963.
“Per ragioni di legati lasciamo alla medesima Arciduchessa perdurante sua vita naturale come sopra e stanti ferme le altre soprascritte condizioni di eredità, nelli abitare nelli Stati con li figli, e di non ripetere le sue doti, l’Amministrazione e governo della nostra città di Colle e sua Podesteria, e la terra di San Miniato al Tedesco e suo Vicariato, con l’esercizio di ogni giurisdizione, civile, criminale e mista e mero imperio, con facoltà di deputare ministri, et uffiziali di giustizia, e di guerra come presente noi medesimi facciamo, potendo ridurre et eleggere a mano quelli dei predetti andassero tratti, e che a Lei si spetti l’elezione dei Capitani delle Bande di Poggibonsi, di Empoli, e tutto il comando, e cura dei quali Capitani sieno descritti di Colle e sua Podesteria e di Samminiato e suo Vicariato.”
(5) V. A. Gamucci, Simone Alessandro dei Gatti. Serenissime Annotazioni dell’antichissima città di San Miniato al Tedesco, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 35, San Miniato, 1962.
(6) In realtà vi sono notizie contrastanti, pare vi sia stata una visita nel 1623, per cui non è dato da sapersi se si tratta della medesima, oppure se Maria Maddalena d’Austria sia venuta due volte a San Miniato. La questione è stata sollevata in F. P. Il “pezzo di marmo” in Sant’Andrea, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 36, San Miniato, 1963.
(7) Notizia fornita da un altro cronista, G. Rondoni, Memorie storiche di San Miniato al Tedesco, pag. 192; 3° volume delle memorie di Antonio Venzi; riportato in F. P. Il “pezzo di marmo” in Sant’Andrea, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 36, San Miniato, 1963.
(8)  Simoncini, San Miniato e la sua Diocesi, I vescovi, le istituzioni e la sua gente, Cassa di Risparmio di San Miniato, 1989, pag. 31
(9) Ibidem, pag. 15
(10) Regoli Ivo, La fine del libero comune di San Miniato, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 58
(11) Cardini Franco, Storia Illustrata di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2006, pag. 175-176.
(12) Ibidem, pag. 178. Il carteggio intercorso durante l’attività diplomatica è stato trascritto integralmente da Paolo Morelli, nella sua tesi di laurea “Chiesa, stato e società a San Miniato fra Cinque e Seicento”, relatore prof. E. Fasano Guarini, a.a. 1975-76.
(13) Gagliardi Isabella, Vescovi e Curia a San Miniato nel periodo granducale, in La Cattedrale di San Miniato, Cassa di Risparmio di San Miniato, 2004. Per il carteggio si veda la nota n. 15.
(14) P. Morelli Il territorio separato, in L’abbazia di San Salvatore di Fucecchio, Fucecchio, 1987, e citato in Cardini Franco, Op. Cit.
(15) Venzi Antonio, Memorie, notizia riportata in F. P. Il “pezzo di marmo” in Sant’Andrea, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 36, San Miniato, 1963.
(16) F. Baldinucci, Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua, Decennale I della parte III del secolo IV, dal MDLXXX al MDLXC, Milano, 1812, p. 477.
(17) Venzi Antonio, Memorie, notizia riportata in F. P. Il “pezzo di marmo” in Sant’Andrea, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 36, San Miniato, 1963.
(18) F. Ughelli, Italia Sacra sive de Episcopis Italiae, (2° Edizione) Venezia, 1718, Tomo III, col. 274.
(19) Venzi Antonio, Memorie, notizia riportata in F. P. Il “pezzo di marmo” in Sant’Andrea, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 36, San Miniato, 1963.
(20) Venzi Antonio, Memorie, notizia riportata in F. P. Il “pezzo di marmo” in Sant’Andrea, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 36, San Miniato, 1963.
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