Visualizzazione post con etichetta via Carducci. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta via Carducci. Mostra tutti i post

lunedì 2 giugno 2014

L'EDICOLA MARIANA IN VIA CARDUCCI A SAN MINIATO

di Francesco Fiumalbi
APSM-ISVP-011
L'EDICOLA MARIANA IN VIA DALMAZIA A SAN MINIATO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola mariana
Luogo: San Miniato, via G. Carducci
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: stampa su carta
Soggetto: Madonna – Immacolata Concezione
Altri soggetti: No
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: No (solo una didascalia nell'immagine)
Indulgenza: No
Periodo: 1950 circa, su immagine precedente
Riferimenti: –
Id: APSM-ISVP-011

DESCRIZIONE
Scendendo da Piazza Grifoni in direzione delle Colline, percorsi pochi metri lungo via Giosué Carducci, si incontra una piccola immagine mariana. Si trova quasi davanti alla casa dove soggiornò l'illustre letterato, sul lato destro della strada. E' custodita all'interno di un'edicola, in mattoni, costituita da una cornice rettangolare, sormontata da una terminazione cuspidata, a formare un piccolo timpano.

L'immagine mariana in via Carducci
Foto di Francesco Fiumalbi

L'immagine, protetta da un vetro, è costituita da una stampa su carta. Da un punto di vista iconografico, raffigura l'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Si tratta del dogma, proclamato da Pio IX nel 1854, che riconosce la nascita della Madonna senza il peccato originale. La figura di Maria, che si rifà abbastanza esplicitamente alla cosiddetta Madonna di Lourdes, è vestita con una tunica bianca, simbolo di purezza, coperta con una mantella celeste sorretta da due angioletti. La testa della Vergine è circondata da dodici stelle, esattamente come la Donna dell'Apocalisse che, secondo varie interpretazioni, rappresenterebbe anche la figura di Maria. Altro particolare legato all'Immacolata Concezione è il drago di colore verde, simbolo del peccato originale, che è letteralmente schiacciato dai piedi della Madonna, proprio a simboleggiare la purezza della sua nascita, preservata da ogni macchia del maligno.
Se non bastasse l'immagine iconografica, una breve didascalia fuga ogni dubbio su come interpretare la raffigurazione:

REGINA SINE LABE ORIGINALI
CONCEPTA ORA PRO NOBIS

Tradotto: “Regina concepita senza peccato originale, prega per noi”.

L'immagine mariana in via Carducci
Foto di Francesco Fiumalbi

La posizione dell'edicola non è casuale. Esattamente in quel punto, infatti, si trovava l'antica Porta di Ser Ridolfo, una delle porte medievali di San Miniato, distrutta dalle mine tedesche nel luglio del 1944. Come si vede dalla cartolina proposta più avanti, al di sotto dell'arco che costituiva l'apertura, era collocata, esattamente nel punto dell'attuale, una immagine sacra. Purtroppo non c'è una fotografia dell'epoca scattata in posizione frontale all'edicola, per cui non conosciamo quale immagine fosse collocata al suo interno. Potrebbe essere stata dedicata anch'essa alla Madonna, ma anche ad un altro santo. Non lo sappiamo.
Quando fu risistemata l'abitazione nel primissimo dopoguerra, e la porta non fu ricostruita, venne rifatta la piccola nicchia, anche se molto più in basso rispetto alla quota della strada, e realizzata la cornice in mattoni come la vediamo ancora oggi.
E' un particolare interessante, questo dell'immagine conservata sotto all'arco della porta, perché era un uso diffuso ovunque, quello di apporre immagini sacre a “presidio” e a “protezione” delle porte. Come è noto, erano proprio le porte, i punti più vulnerabili delle cerchie difensive e dove generalmente si concentravano gli sforzi degli assedianti. Si potrebbe fare centinaia di esempi sparsi in tutto il mondo, vicini e lontani. Ne faremo solo uno: la bellissima porta di San Gervasio a Lucca che, nel lato interno, ospita l'immagine del Madonna in Maestà con Gesù Bambino, con i Santi Gervasio e Protasio ai lati ed inginocchiati.

Cartolina “Città di San Miniato – Porta Ser Ridolfo”
45010 – Ed. Ubaldo Ubaldi – San Miniato – 1919
In evidenza l'edicola situata sotto l'arco della porta

L'immagine mariana in via Carducci
Foto di Francesco Fiumalbi

Lucca, Porta di San Gervasio
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 28 settembre 2012

LA FONDAZIONE DELLA "NUNZIATINA"

di Francesco Fiumalbi

La chiesa della SS. Annunziata, comunemente chiamata "Nunziatina" è una delle chiese sanminiatesi più suggestive. La pianta a croce greca iscritta in un ottagono, gli affreschi di Domenico Bamberini, l'affresco quattrocentesco dell'Annunciazione, la bellissima statua di Sant'Antonio Abate, sono tutti elementi caratteristici di questo piccolo, ma affascinante edificio di culto.
Presso l'Archivio Storico del Comune di San Miniato, a seguito della soppressione settecentesca delle compagnie religiose, sono confluite le carte che una volta appartenevano alla Compagnia della SS. Annunziata, l'istituzione laicale a cui si deve la fondazione del primo nucleo della chiesa. Fra queste, si trovano quelle relative alla fondazione della chiesa della Nunziatina (1).
Si tratta di un manoscritto, redatto da Piero di Lorenzo Gucci, scrivano della Compagnia, il 27 aprile 1542. E' estremamente interessante, in quanto ci fornisce una serie di informazioni relative alla costruzione della chiesa, ricopiando una memoria registrata nel 1383 da Giovanni di Piero Gucci, probabilmente un avo di Piero di Lorenzo.

Chiesa della SS. Annunciata, detta "Nunziatina"
Foto di Francesco Fiumalbi

Dal documento si evince che nel 1383 (ad appena 13 anni dalla caduta di San Miniato nelle mani di Firenze) la Compagnia della SS. Annunziata decise di "staccarsi" dalla chiesa dei SS. Jacopo e Lucia (detta di San Domenico), che era stata la sede dell'associazione religiosa fin dalla sua istituzione, ipotizzabile alla fine del '200 (2). Il luogo prescelto ad accogliere il nuovo edificio fu individuato lungo la strada che conduceva verso le "Colline", appena fuori dalla Porta di Ser Ridolfo. Alla chiesa vera e propria fu deciso di affiancare uno spedale per il sovvenimento delli poveri.
Poiché tale operazione richiedeva l'ottenimento del consenso da parte del Vescovo di Lucca, che all'epoca era Antonio da Riparia (eletto il 29 ottobre 1380 e morto il 16 agosto 1383), la Compagnia elesse come procuratore Giovanni di Jacopo che, coadiuvato dal notaio Bindo del fu Pietro Manni di San Miniato, presentò la richiesta. L'episcopo dette il suo benestare e stabilì l'onere di corrispondere annualmente una libbra di cera in occasione della festività di San Martino, specificando che, in caso di guerra o di impossibilità a raggiungere Lucca, l'obolo sarebbe stato consegnato al rettore della Pieve di Santa Maria di San Miniato (oggi Cattedrale).
L'oratorio, con annesso ospedale, sorse nel luogo indicato, all'interno del territorio parrocchiale della chiesa di Santa Maria a Fibbiastri, suffraganea dell'ormai decadente Pieve di San Saturnino in Fabbrica, la cui giurisdizione si estendeva fino alla Porta di Ser Ridolfo. Infatti la cerimonia di posa della prima pietra vide la partecipazione del rettore della chiesa di San Michele Arcangelo di Cigoli, che aveva assunto le funzioni proprie del pievano, essendo la pieve di Fabbrica formalmente ancora attiva, ma di fatto decaduta.
La chiesa e l'ospedale rimasero sotto il controllo della Compagnia della SS. Annunziata fino al 1522, quando fu stabilito che il complesso passasse agli Agostiniani di Lecceto. Da quel momento in poi, alla confraternita rimase solo l'oratorio, mentre i frati edificarono l'attuale chiesa (poi ristrutturata nel '600 e nel '700) e trasformarono l'ospedale in convento. La nuova sede della Compagnia fu costruita nella seconda metà del '600: la Chiesa della Crocetta.
Come si vede dalla foto qua sotto, a ricordo della donazione fu collocata sulla facciata della chiesa un'epigrafe di cui proponiamo la trascrizione e la traduzione:

DEO OPT[IMO] MAX[IMO] ATQ[VE] ILIC[ITANAE] AVG[USTINIANORVM] CONG[REGATIONI] FR[ATR]ES VIRG[INIS] AN[N]VN[TIATAE] AERE PROPRIO CO[N]STRVCTV[M] TE[M]PLV[M] ET MONAST[ERIVM] MVNIFICE AC PIE DONA[VERVUNT] 1522
(Trascrizione a cura di Rossano Nistri)

A Dio, Ottimo Massimo. Nell'anno 1522 gli appartenenti alla Confraternita della Vergine Annunziata, di quella stessa Congregazione dei padri Agostiniani, fecero dono della della chiesa e del monastero costruiti a loro spese con impegno devoto e generoso.
(Traduzione a cura di Don Luciano Marrucci)

Epigrafe sulla facciata della chiesa
Foto di Francesco Fiumalbi

Ed ecco, infine il documento trascritto. Alcune parole sono praticamente illeggibili, in generale sono state riportate le lettere così come sono state scritte, quindi senza correzioni o aggiustamenti. Alcune abbreviazioni sono state indicate, anche se il significato del testo è comunque comprensibile. Se, leggendo, troverete nuovi particolari o errori di interpretazione, non avete che da segnalarceli, in modo da aggiornare il post.

Copia di una memoria quando la compagnia della nunziata era in sancto jacopo et  trasferissi alla porta di ms (da leggere “messer”, n.d.r.) Ridolfo – cioè –
L’anno 1383 la compagnia della nunziata essendo in sancto jacopo stata già anticamente spirata dalo onnopontente idio volse tornari fuor della porta di ms Ridolfo et qui far uno spidale et compagnia ad honore di dio et di tutta la corte celestiale et a utile et sovvenimento delli poveri ma fu necessario innanzi haverne licentia dal reverendo vescovo di Luccha et po (da leggere “poscia”, poi, n.d.r) ragunata la sopraddetta compagnia instituì Giovanni di Jacopo maniscalco sindico et procurator in questa faccenda et po levassi una supplica dal reverendo vescovo di Lucca et po fatta la supplica p il diligente huomo Giovanni sopra detto si attenne cose sotto scritto:

Antonius dei et aplce sedis gra(tia) luc(encis) epsi dilechi nostro epo  (da leggere “episcopo”, n.d.r.)… nomine et fratris societatis sancte marie nunziate de S Miniate santem in domino sempiterna (sempre, eterna, n.d.r.) ura (?) nobis nup fuit porretta petitio p joanne jacobi maliscalco (e)orum sind(ico) et procur(atore) nuius tenor segt in hac forma:
Cora nob reverendo in cristo padre e D(omi)no D(omi)no Antonio dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) ep(iscop)o reverendo et  iosut(?) foaes ohm jacobi maniscalcus de S Miniate dindicus et procurator societatis seu fraternitatis sacte ma (da leggere Maria, n.d.r.) annuntiate S Jacobi de Sancto Miniate or dita et alia splr costituto ut des sindicatu et man(iscalcus) apparet pub mato(?) manu. S(er) Bindo quo(s)dam Petri Manni de S Miniate not(a)i(o) pub(lico) vice et nore sce societatis os in zelis fidei et fervor charitatis disponente deo into cir currate. Et corde deiderant fauoi parupum yhu xpi (da leggere Gesù Cristo, n.d.r.) sub vocabulo S marie Annuntiate, fundare et costruer ppe terra sa(ncto) miniatis uz et porta domini Rodulfi in parrocchia ecclesie S. Marie de fibiastri quodda oratoriu sive cappella in qua altare et tintinnabula sive campanella in nel et techi. (H)Ac quodda hospitale ipi cappelle contigui et comunichi eriger et appsorni retiner ingbus(?) quidem ad reverentia onnipotentis dei et die(?) close(?) virginis marie totuesqu insco celestis i missa et alia omino officia celebrari possint: (H)Ac aggregari recolligi pariter et reapi paups yhu xpi (da leggere Gesù Cristo, n.d.r.) ppuis futuris temporibus: ft(?) op(?) dictus joannes sind(icus) et procuro pds(?), cognoscens utiusmodi fundatione et costrutionem fieri no posse, sine cura espressa licenti aut decreto at obsuata forma sur(?) audens  joa(nn)es sindicus et procuro predictis d(omi)no noe(?) humiliter quatemus potest eidem reverende patentasi supplicat qt(?) eide orato noe(?) splem(?) gratia facientes orgnemini et nelitis(?) erde joan(n)i dicto nore(?) elargiri et conceder dicta cappella et hospitale costruer et edificari facer forma mors(?) de quib auti e(?): que quisdem caooella sive oratoriu ad ipsu hospitale accessorie nessiat et q(?) qiudem cappella et hospitale sulari gauder possit et debeat qbusaunq(?) imunitatis privilegius et libertati§ qbus gaudem alie cappella et hospitalia orgnantes et nunc committer nestris miris: d(omi)no preposito sancti miniati et S(ancto) m(ichelis) de Ceuli ut ipsoru alteri q nelint et debeant in fundazione predicto ad lande dei poner primi lapide: In quib omnia et smgtis(?) sopradectis dictus Joannes sindicus et procuro predictis d(omi)no noe tamq fundactionis autor et costructor resuat et dedio noe(?) re§uatu ee(?) intendit et nult jus patronati sta mi d(icta) cappella q ni hospitali et qualibet ipsoru: cuius urum desiderino tanq pui ompletantes et dududerantes ta dinisi cultus q hospitalites auaori  tenore presentiu uob nista cintinentia et tenore die(?) uesre petitiois et regsiti mis indulgemus et plena in domino concedimus faundate posse in loco et parrochia pnotaris oratoriu seu cappella et hospitale ad xpi paupum usum costruer et edificandi quatitatib mais et formis in emsde(?) petitione et pressatis saluo semp iure parrochiatis ecclesie reservando no set nunc pro ut sunc et uris(?) successoribus et defensioms dicto hyospitalis et cappelle: Nos niro(?) nrusq(?) successori§ e opis capatui Lucano pro censu et noie census dabini(?) in festo S(ancti) martini libra una cere propesoris temporit decetero et p soluti ad op solutione dicta cappella et hospitale teneri decernimus: Si uo(?) pp hospitatis in cursu nel guerraru dusteninabun seu alia insta impedimenta dca(?) solutio luce fieri et posint tunc et eo casu depositio et consignatio dicte solutionis cere fieri possit et liute rev(eren)do preposito plebis de S(ancto) miniate q ptor fieri set predicto irro(?) episcopatus reapoeni(?): In quor(?) oiu testimoni:
Antonius dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) eps (da leggere “episcopo”, n.d.r.) universis xpi fidelibus i presente stras in spettaturis, salutatem, et semputerà in d(omi)no charitatem Sanctoru honoranda sunt opera et uberibus candri(?) preconijs attollenda, que grosis opibus et miramdovi insignis, maiestas omnia conditoris honoras. Ut nos illoru adiusi preci§, suffia gijs circumfulti, apud regis eterni clementia, post mire presentis ex cursu stortis stabilem no habenta, dehitorni(?) faulius attenta venia, supre beatitudini gaudio ppnis duratura tempori§ consequamun: Cù itaq dilecti filij societatis glose virginis marie annuntiate de S(ancto) miniate quodda intendant hospitate cu(m) oratorio sialbonis proprijs fundari sub vocabulo S(ancte) Marie Annunciate situ in parochia de Fibbiastri prope s(anc)tum miniate tui diocesi ad usu pauperum yhu xpi (Gesù Cristo, n.d.r.) quod pro ipsoriu parte nob oxtitu expo situ ut narrari et allud facendi eisdem concessimus mandari, capiente ut hospitale ipsu et oratorio congruis honoribus frequentatur, omnibus ve(ni)re(?) penitensibus et confessis qui hospitale ipsu et oratorui venerabiliter insitaverint in festo gloriose virginis m(arie) annuntiate de mense marti jet in vigilia ipsius quadrigenta dies eis vero qui hospitale ia(?) dicti et oratorium siglis primis dominus cuiuslibet mensis XL dies et arlijs qui§cumq(ue) diebus XL dies annis singlis de omnipotentis dei misericordia et beatoru(m) et apostoloru(m) petri et pauli antea cofisi de miuntis penitentis misericorditer relaxamus in quorum.


Chiesa della SS. Annunziata, Portale di Ingresso
Foto di Francesco Fiumalbi


Antonius dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) ep(i)s(copus) dilectis in xpo hor§ et fratri§ societatis s(ancte) m(arie) annuntiata de s(an)c(t)o miniate salut(at)e in d(omi)no sempiterni: iura nobis nuper extit p. joannis jacobi nostri sindicu et procuro po recta pontio, uius tenor seguit in hac forma in. Iora nobis reverendo in xpo patre et d(omi)no d(omi)no Antonio dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis)  ep(iscop)o reveren(di)s et pomi joannes olim jacobi maniscalcus de s. miniate sind(icus) et procuro societatis s(ancte) marie annunziate et sancti jacobi de s(an)c(t)o miniato od ita et alia splr(?) constitutus ut de S sindicatu et manto apparet pub instro stato et rogato mano s(er) bindo quonda s(er) Petri manni de S(ancto) miniate notaio publ. Ex ab olim divino disponete sinorati et boni viri terre sacti miniatis nuo matro uno (?) cenuentes(?) et pui desideriu anplexontes(?) q(ue) dà in sancto miniate in ecclesia sancti jacobi de fuorisporta societate ordinaverunt et aveauerunt q(ue) usq(e) ad hoc tempora disciplius dei laudi§ orationibus et actibus multicipliter pijs instrument et insictent(?) et cuntaro(?) honori u argitore(?) promerente(?) crenit(?) veru(nt)(?) sepodia solo suadente dinfensiones intedu et iurgia q(ue) eos arlogna(?) st exorta: Illui intedu indiscrete q(ue) eos alligando g societate ipia anbernatoru ordinaria parabola sine anteno exitit gubernato sine uallata quamodre dictus joannes d(i)c(t)o sindicatu et procuro nore sanpulu(?) quodunq(ue) desiderans toller et ut in eusdem loco et societate part ppuo sine qua pacis autor bn(?) coli(?) no potest est veritas q(ue) dens est ropiatur(?) et sit et contra ipsa societate tati et dicit promulgata indebite deceteri taliantur nec obia possint fidem reverende parontatu iure supplicat gt(?) societate conde ut collegra suc tempori§ retro hachis nra(?) ordinamenta aute digremini consimare(?): Qua qdem petitione eiusq(ue) tenore paisso(?) et discusso dihgento tenor presentiu quecumq(ue) iuste et ortemus(?) nos sine stabitiendo sine ordinando gesta surt(?) et de cetero fient in d(omi)no confirmamus eag(?) grata et rato habentes. Nec no uos(?) in allum fiuti(?) si inste petitis approbamus omologamus et confirmamus in domino xsu xpo oi ina sure forma ed modu tafat gibus melius possumus et nalemus in quoro(?).

FINIS

Le soprascritte suppliche copiai io piero di m° lorenzo gucci scrivano della compagnia di un certo protocollo della curia episcopale rogato s(er) Giovanni di s(er) Piero Gucci nel 1383. Copiato io li anno 1542 a dì 27 du aprile in domenica a’hore presso sette di notte et pero lectore studioso ti p(re)go tu preghi dio p(er) me et minate(?) in concordia.
Fassi ricordo anchora come detto luogo et cappella p(er) detta compagnia fu dato a’frati di sancto agostino di leccieto l’anno 1522 come appare nell’epitaffio di marmo murato di fuori della faccia di detta chiesa et così tutti e beni che detti frati posseggano riverdossi(?) detta compagnia quelli beni che appariscono (alcune parole illeggibili) et corte.

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Archivio Storico Comune di San Miniato, Preunitario, 443, Compagnia dell'Annunziata, cc. 195-197.
(2) Don Livio Tognetti colloca la fondazione dopo il 1348, ma non ci sono documenti in proposito. Nel 1383 la fondazione della compagnia viene indicata come un fatto "antico". Cfr. Tognetti Livio, Il convento dei SS. Jacopo e Lucia di San Miniato nel racconto del primo libro della Cronaca, in Centi, Morelli, Tognetti, SS. Jacopo e Lucia: una chiesa, un convento. Contributi per la storia della presenza dei Domenicani in San Miniato, Accademia degli Euteleti, Palagini, San Miniato, 1995, pag. 140.

domenica 22 maggio 2011

LA MADDALENA PENITENTE

di Francesco Fiumalbi

In questo post parleremo di un bassorilievo molto speciale. Si tratta di un’opera tardo medioevale, collocata sulla facciata dell’ex Monastero, poi Conservatorio, di Santa Chiara a San Miniato.
Il “Santa Chiara” rappresenta uno dei maggiori complessi monastici sanminiatesi, sia per le sue dimensioni monumentali, che per la storia quasi millenaria. E’ situato nella zona occidentale della città, al di fuori dell’antica Porta di Ser Ridolfo oggi distrutta. L’ordine ispirato da San Francesco d’Assisi e da Santa Chiara, fu fondato ai margini della città di San Miniato, su una precedente struttura benedettina e poi cistercense (forse anteriore all’anno 1000), nel 1226 per volontà di Buonincontro Buonincontri (1). Quest’ultimo fu tra coloro che più si adoperarono nel 1211, al passaggio di San Francesco d’Assisi, affinché gli fosse concessa una chiesa sanminiatese; vestì l’abito dei minori e seguì San Francesco in Francia. Al suo ritorno assunse il ruolo di Superiore del Convento di San Francesco, fondò il Monastero di Santa Chiara e morì nel 1230 in concetto di santità (2).

Il Monastero poi Conservatorio di Santa Chiara
Foto di Francesco Fiumalbi

Il Monastero, fu ristrutturato e ampliato a seguito di un cospicuo lascito, quale strumento di espiazione, da parte di Ser Michele di Bindo Portigiani nel 1339 (3), anche se non vi sono documenti che attestano la presenza di luoghi di culto propriamente detti. Solo nel 1352 Lamberto Buonincontri, Segretario Apostolico di Papa Innocenzo VI (4), fece costruire l’Oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena Penitente annesso al convento (5). In facciata si notano ancora oggi i segni delle ammorsature murarie fra la chiesa “esteriore” (così chiamata per distinguerla da quella “interiore” utilizzata come coro), dedicata a Santa Chiara e il suddetto oratorio. Sempre in facciata si può osservare anche una specie di zoccolatura, una sorta di basamento in laterizio, che arriva ad una quota di circa un metro e mezzo rispetto al piano della strada.
Solo nel 1466 la Cappella di Santa Maria Penitente passò, tramite lascito, dai fratelli Ruffolo (subentrati ai Buonincontri nella proprietà) al Monastero (6).

La facciata dell’ex Oratorio di Santa Maria Maddalena Penitente
Foto di Francesco Fiumalbi

Fra la seconda metà del ‘400 e la prima metà del ‘500 fu probabilmente costruita l’attuale chiesa dedicata a Santa Chiara, che portò al declassamento dell’antico oratorio in cappella e, successivamente, in sacrestia. La struttura doveva essere abbastanza consolidata già nella seconda metà del ‘500 come risulta evidente dagli atti della “visita” del Visitatore Apostolico Mons. Castelli nel 1575 (7).
L’antico Oratorio è riconoscibile all’interno della imponente facciata in laterizio del complesso claustrale, per la presenza di un arco a sesto acuto al di sopra del portale, nel quale si trova il bassorilievo in marmo a cui abbiamo fatto cenno all’inizio.

L’arco a sesto acuto e il bassorilievo marmoreo
Facciata dell’Oratorio di Santa Maria Maddalena Penitente
Monastero poi Conservatorio di Santa Chiara
Foto di Francesco Fiumalbi

Il colore bianco spicca, come una gemma preziosa, nella possente muratura scarlatta dei laterizi. Il bassorilievo è così candido perché, in realtà, è recente. Si tratta infatti di una copia, realizzata a seguito della caduta dell’originale sul finire degli anni ’80 del secolo scorso. L’antico bassorilievo, restaurato, fa oggi parte della collezione di opere appartenenti al Museo della Fondazione Conservatorio di Santa Chiara. Al centro della pietra si trova, un po’ consumata, la figura di Maria Maddalena Penitente.

Maria Maddalena Penitente
Bassorilievo, Conservatorio di Santa Chiara
Foto di Francesco Fiumalbi

Purtroppo l’usura del tempo non permette di decifrare compiutamente le parole scolpite ai margini del bassorilievo. Tuttavia se ne intuisce il contenuto (se qualcuno vuole proporre nuove letture è il benvenuto!!):

QUESTA CHESA FACTA
FARE DISIM(?) DERAU(?) PP
II MAESTRO LAMBERTO DI STEF-
-ANO DE BONONCONTRI D-
-A SMMINIATO AD MCCCLII
MDICTOCU(?)

Per quale motivo Lamberto Buonincontri avrebbe dovuto costruire una chiesa accanto ad un monastero di clarisse e dedicarla a Santa Maria Maddalena?

Non lo sappiamo con esattezza, tuttavia possiamo fare alcune ipotesi. Proprio in quegli anni erano molto frequenti i lasciti ai conventi come opere di espiazione per ricchezze accumulate peccaminosamente (specialmente  con l’usura), oppure come ex-voto per la protezione ricevuta dalla peste (in particolare quella del 1348). Il fatto poi che si sia scelta la figura di Maria Maddalena Penitente dovrebbe essere molto indicativo.

Maria Maddalena Penitente
Bassorilievo, Conservatorio di Santa Chiara
Foto di Francesco Fiumalbi

Ancora oggi la figura di Maria Maddalena è stata accostata alla Penitente di cui si parla rispettivamente in Luca 7,36-50 e Luca 8,1-2 nonostante che questa associazione sia stata messa in discussione a più riprese. Anche se appartenenti a capitoli diversi, i due brani sono contigui. Nel bassorilievo, così come spesso nell’iconografia, la figura di Maria Maddalena è raffigurata con in mano un contenitore di olio profumato (per i cultori di Dan Brown si tratterebbe invece del Santo Graal, ma chiudiamo qui la questione), esattamente come viene descritta la Peccatrice che, in casa di Simone il Fariseo, si avvicinò a Gesù:

“Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.

A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di' pure». «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?».Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?».Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».” Lc 7,36-50



Non sappiamo in realtà se la Peccatrice fosse Maria di Magdala (associata spesso anche alla Adultera e a Maria di Betania), tuttavia è diventata una figura simbolo del perdono, dell’amore di Dio nei confronti dell’uomo. "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!”  Gv 1,29.

Anche se non abbiamo documenti in grado di testimoniarlo, per costruire una chiesa, probabilmente, il nostro Lamberto Buonincontri aveva molto da farsi perdonare.


NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Matteoli Anna (a cura di) Località ed Istituzioni, in Piombanti Giuseppe, Guida storico-artistica di San Miniato, Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, pag. XLVI.
(2) Boldrini Roberto, Dizionario Biografico dei Sanminiatesi, Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, pag. 63, voce: Buonincontri Buonincontro.
(3) Matteoli, Op. Cit., pag. XLVI.
(4) Boldrini, Op. Cit., pag. 63, voce: Lamberto Bonincontri.
(5) Giannoni Rocchi Graziana, Arte e devozione nell’antico Monastero di Santa Chiara, Conservatorio di Santa Chiara di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 1999, pag. 116.
(6) Ibidem.
(7) Coturri Enrico, La “visita” del visitatore Apostolico Mons. Castelli alle Chiese ed ai luoghi pii di San Miniato nell’anno 1575, in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 33, 1960, pag. 14.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...