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lunedì 3 aprile 2017

ISVP-029 L'EDICOLA MARIANA IN VIA GARGOZZI A SAN MINIATO

di Francesco Fiumalbi


APSM-ISVP-029
L'EDICOLA MARIANA IN VIA GARGOZZI A SAN MINIATO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, via Gargozzi
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: Immagine a stampa
Soggetto: Madonna delle Grazie di Montenero
Altri soggetti: Statuetta – Madonna di Fatima
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: NO
Indulgenza: NO
Periodo: anni '70 del XX secolo circa
Riferimenti: nessuno
Id: APSM-ISVP-029

L'edicola mariana in via Gargozzi a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

DESCRIZIONE
All'intersezione tra via Gargozzi e via della Fornace Vecchia è situata un'edicola votiva. Si tratta di un piccolo manufatto in muratura, a base quadrangolare, interamente rivestito da intonaco e tinteggiato di bianco. Il basamento è leggermente pronunciato, così come la cornice posizionata a metà altezza. Nella parte alta è ricavata la nicchia, chiusa da una grata metallica. Il coronamento è caratterizzato da un tettuccio a due spioventi, privo di tegole o altri sistemi di rivestimento da copertura. Una piccola croce metallica è posizionata sul colmo del tettuccio e sovrasta l'intera edicola.

L'edicola mariana in via Gargozzi a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

All'interno della nicchia è collocato un quadretto contenente una riproduzione a stampa dell'immagine della Madonna delle Grazie venerata nel Santuario di Montenero, presso Livorno. Dal buono stato di conservazione della carta, si può ipotizzare che non sia l'immagine originaria. Se lo fosse, avrebbe almeno 35-40 anni. Infatti, dalle ortofoto, consultabili sulla piattaforma Geoscopio – Regione Toscana, è possibile circoscrivere la realizzazione di tale manufatto attorno agli anni '70 del '900 (nell'immagine del 1965 non è certamente presente, nel 1975 non si riesce a capire, nel 1978 pare esserci, nel 1988 c'è senza dubbio).
Oltre al quadretto, sono presenti altre due piccole statuette di produzione seriale: una copia in scala ridotta della cosiddetta Madonna di Lourdes e una Madonna con Bambino di incerto riferimento iconografico (ricorda alcune realizzazioni dell'ambito di Andrea Pisano).

La riproduzione della Madonna di Montenero
all'interno dell'edicola mariana in via Gargozzi a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

L'edicola mariana all'intersezione tra via Gargozzi
e via della Fornace Vecchia a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

martedì 6 dicembre 2016

APSM-ISVP-0021 L'EDICOLA MARIANA IN VIA CAPOCAVALLO - ISOLA

di Francesco Fiumalbi


APSM-ISVP-021
L'EDICOLA MARIANA IN VIA CAPOCAVALLO - ISOLA

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, fraz. Isola, via Capocavallo
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: Fotografia su carta
Soggetto: Madonna di Fatima
Altri soggetti: NO
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: No
Indulgenza: NO
Periodo: XIX-XX secolo (immagine anni '60-'70 del '900)
Riferimenti: nessuno
Id: APSM-ISVP-021

L'edicola mariana in via Capocavallo
Foto di Francesco Fiumalbi

DESCRIZIONE
Lungo via Capocavallo, a poca distanza dall'omonimo mulino e in corrispondenza dell'intersezione con una diramazione traversa di via Mezzopiano, si trova un'edicola votiva contenente un'immagine mariana. La piccola costruzione in muratura non è immediatamente visibile, ma si trova inglobata all'interno di una folta vegetazione. Inoltre, per avvicinarci all'edicola occorre superare una piccola fossa.
Il manufatto è intonacato grossolanamente, non tinteggiato e presenta una terminazione cuspidata fortemente accentuata. L'immagine sacra, inserita in una semplice cornice di legno, è “protetta” da una rete a maglia sciolta di colore verde, del tipo che viene comunemente impiegato per le recinzioni.
L'immagine è costituita da una fotografia stampata su carta e, da un punto di vista iconografico, rappresenta la cosiddetta “Madonna di Fatima”, in cui la Vergine è raffigurata con una tunica completamente bianca e con il “Cuore Immacolato” sul petto. Tuttavia, è inverosimile che questa sia l'immagine originale, dal momento che l'edicola sembra essere molto più datata.

L'edicola mariana in via Capocavallo all'interno della vegetazione
Foto di Francesco Fiumalbi

L'edicola mariana in via Capocavallo

Foto di Francesco Fiumalbi

L'edicola mariana in via Capocavallo
particolare dell'immagine sacra
raffigurante la Madonna di Fatima
Foto di Francesco Fiumalbi

domenica 27 novembre 2016

APSM-ISVP-0019 L'EDICOLA DELLA SACRA FAMIGLIA IN VIA MAREMMANA, LOC. PALAGIO

di Francesco Fiumalbi


APSM-ISVP-019
L'EDICOLA DELLA SACRA FAMIGLIA IN VIA MAREMMANA, LOC. PALAGIO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola votiva
Luogo: San Miniato, via Maremmana, Loc. Palagio
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: Ceramica dipinta e smaltata
Soggetto: Sacra Famiglia
Altri soggetti: San Regolo, Santa Lucia e San Giovanni Battista
Autore: Sconosciuto (immagine principale); M. T. (le tre figure laterali)
Epigrafe: NO
Indulgenza: NO
Periodo: XVIII secolo (edicola), anni '90 del '900 (immagini sacre).
Riferimenti: nessuno
Id: APSM-ISVP-0019

L'edicola della Sacra Famiglia in via Maremmana
Foto di Francesco Fiumalbi

DESCRIZIONE
Lungo via Maremmana, la strada che collega Ponte a Egola a La Serra, all'altezza di Loc. Palagio, si trova un'edicola votiva dedicata alla Sacra Famiglia. Il percorso è molto antico e costituisce la strada principale della Valdegola che, in posizione pedecollinare, costeggia più o meno parallelamente alla riva di sinistra del Torrente Egola.
L'edicola è un manufatto parallelepipedo in muratura a pianta rettangolare, caratterizzato da un piccolo zoccolo basamentario e, con i suoi quasi 3 metri d'altezza, da una significativa elevazione. In ognuno dei quattro lati è presente un archivolto: quello principale è più profondo e contiene l'immagine della Sacra Famiglia; gli altri tre hanno un rientro più modesto e vi sono collocate le immagini dedicate a San Regolo, a Santa Lucia e a San Giovanni Battista. La copertura è a padiglione, leggermente aggettante in gronda, sormontata da una piccola cuspide in pietra su cui è inserita una croce in metallo equilatera, con terminazioni a forma di freccia (per questo viene chiamata anche “croce frecciata”).

L'edicola della Sacra Famiglia in via Maremmana
Foto di Francesco Fiumalbi

LA STORIA
Da un punto di vista storico, l'edicola è rappresentata già nel Catasto Generale Toscano (che per il territorio di San Miniato è datato agli anni '30 dell'800). Per questo si può ipotizzare che la costruzione fosse presente già nel '700. L'attuale sistemazione, invece, si deve ai parrocchiani di La Serra-Bucciano-Montebicchieri che, negli anni '90 del XX secolo, restaurarono l'antico manufatto sotto la guida dell'allora parroco Don Luciano Niccolai.
L'edicola, infatti, si trovava in pessime condizioni di manutenzione: nell'archivolto principale, sulla superficie intonacata, era ancora lievemente avvertibile l'antica immagine dipinta, raffigurante una Sacra Famiglia. Tuttavia la pittura murale era talmente danneggiata da risultare ormai irrecuperabile. A quel punto, vista l'impossibilità di ripristinare la vecchia immagine, fu comunque deciso di mantenere il soggetto della Sacra Famiglia. A questa composizione, furono affiancate le figure di San Regolo, Santa Lucia e San Giovanni Battista.

Estratto dal Catasto Generale Toscano, Comunità di San Miniato, Sezione “S”, Montebicchieri, Foglio n. 2 – Archivio di Stato di Pisa, Catasto Terreni, Mappe, San Miniato, n. 77
Con evidenziata la posizione dell'edicola della Sacra Famiglia
[tratto da Geoscopio – Regione Toscana]

Estratto dal Catasto Generale Toscano, Comunità di San Miniato, Sezione “S”, Montebicchieri, Foglio n. 2 – Archivio di Stato di Pisa, Catasto Terreni, Mappe, San Miniato, n. 77
con evidenziata la posizione dell'edicola della Sacra Famiglia
[tratto da Geoscopio – Regione Toscana]

L'EDICOLA COME UNA BUSSOLA
San Regolo è il titolare della chiesa di Bucciano, la cui parrocchia comprendeva, in antico, il territorio dove oggi sorge La Serra e confinava a nord-ovest con la parrocchia di Santa Lucia a Montebicchieri. Infine San Giovanni Battista era il santo co-titolare delle antiche pievi di Santa Maria a Barbinaia e di San Saturnino di Fabbrica, da cui dipendevano le due chiese di Bucciano e Montebicchieri.
Nel collocare le figure sui lati del parallelepipedo fu fatta attenzione al contesto geografico e alla posizione delle chiese: la figura di San Regolo è collocata sul lato retrostante, in direzione sud, ovvero idealmente rivolto alla chiesa di Bucciano; l'immagine di Santa Lucia è sul lato destro, verso la strada e in direzione ovest, cioè rivolta a Montebicchieri; San Giovanni Battista invece è sul lato sinistro, verso l'Egola, in direzione Est, rivolto idealmente verso la posizione dell'antica Pieve di San Saturnino, che si trovava a Molino d'Egola [vedi il post: FABBRICA E LA PIEVE DI SAN SATURNINO] Praticamente, l'edicola votiva funziona come un'ideale bussola delle chiese della bassa Valdegola.

L'edicola della Sacra Famiglia in via Maremmana
Foto di Francesco Fiumalbi

L'edicola della Sacra Famiglia in via Maremmana
Foto di Francesco Fiumalbi

Carta Tecnica Regionale, scala 1:10000
con evidenziata la posizione dell'edicola della Sacra Famiglia
[tratto da Geoscopio – Regione Toscana]

LE IMMAGINI SACRE
L'immagine principale raffigura una Sacra Famiglia ed è costituita da un bassorilievo in ceramica dipinta e smaltata. Da un punto di vista stilistico si rifà alle celebri “robbiane”, ovvero quei manufatti ceramici usciti dalla famosa manifattura fiorentina gestita dai Della Robbia (Luca, Andrea, Giovanni, etc) a partire dal '400. Il manufatto in questione è un prodotto artigianale, realizzato “a stampo” e decorato a mano.
Gesù Bambino è seduto sulle ginocchia della Madonna, che lo abbraccia teneramente. Di fianco San Giuseppe, con il bastone e la lunga barba. Le tre figure, lasciate di colore bianco, risaltano nel fondale azzurro. La scena è idealmente inserita all'interno di una cornice, costituita da una ricca ghirlanda colorata. Al suo interno si riconoscono vari frutti: la prugna, il limone, la pesca (o mela), la melagrana e l'uva. Senza entrare nei dettagli, sono tutte allegorie simboliche legate alla Passione e alla Resurrezione di Cristo, ma anche agli attributi della Madonna e della Chiesa. Stesso discorso per i bianchi fiori di narciso sparsi all'interno della ghirlanda. Tutta la composizione è poi sostenuta da due mensole, nella forma ideale di cornucopie, colme di frutta. E al centro delle due, ancora una coppia di mazzi floreali, costituiti da gigli o narcisi.
Le altre tre formelle, raffiguranti San Regolo, Santa Lucia e San Giovanni Battista, sono state realizzate da un decoratore che ha lasciato solo le proprie iniziali, “M. T.”, presenti in basso a destra di ogni elemento. Le tre figure, di semplice ed immediata composizione, seguono i tratti caratteristici dell'iconografia tradizionale.

Particolare dell'immagine della Sacra Famiglia
Foto di Francesco Fiumalbi

Particolare della formella di San Regolo
Foto di Francesco Fiumalbi

Particolare della formella di Santa Lucia
Foto di Francesco Fiumalbi

Particolare della formella di San Giovanni Battista
Foto di Francesco Fiumalbi

lunedì 1 dicembre 2014

IMMAGINI SACRE LUNGO LE STRADE SANMINIATESI - ORDINE DI CENSIMENTO



ISVP-001 SACRA FAMIGLIA DI D. LOTTI, VIA RONDONI A SAN MINIATO
ISVP-002 EDICOLA MARIANA AL PONTE ALLA BADIA - LA CATENA
ISVP-003 CROCIFISSO DE "I CAPPUCCINI"
ISVP-004 EDICOLA MARIANA A SAN MINIATO, LOC. IL RIPOSO
ISVP-005 EDICOLA MARIANA, VIA DALMAZIA A SAN MINIATO
ISVP-006 MADONNA CON BAMBINO DI G. GIANNONI, VIA DALMAZIA A S. MINIATO
ISVP-007 EDICOLA MARIANA IN VIA ALDO MORO A SAN MINIATO
ISVP-008 ANNUNCIAZIONE IN VIA CARDUCCI A SAN MINIATO
ISVP-009 EDICOLA MARIANA A SAN MINIATO, VIA AUGUSTO CONTI
ISVP-010 EDICOLA MARIANA A SAN MINIATO, VIA ALDO MORO
ISVP-011 EDICOLA MARIANA A SAN MINIATO, VIA CARDUCCI
ISVP-012 L'OSSARIO DI SANT'ESPEDITO A PONTE A EGOLA
ISVP-013 EDICOLA MADONNA DEL BUON CONSIGLIO IN VIA SFORZA S. MINIATO
ISVP-014 EDICOLA MADONNA DEL CARMELO A CALENZANO VIA MONTEGRAPPA
ISVP-015 IL CRISTO RISORTO NELLA SCALINATA DEL SS. CROCIFISSO A S. MINIATO
ISVP-016 EDICOLA MARIANA A ROFFIA IN VIA ERTI
ISVP-017 L'EDICOLA DELLA CROCIFISSIONE A LA SCALA IN VIA TOSCO-ROMAGNOLA
ISVP-018 L'AFFRESCO DI SANTA LUCIA IN VIA ENSI NEL COMUNE DI SAN MINIATO
ISVP-019 L'EDICOLA DELLA SACRA FAMIGLIA IN VIA MAREMMANA, LOC. PALAGIO
ISVP-020 L'EDICOLA MARIANA IN VIA POGGIO A PINO - PONTE A ELSA
ISVP-021 L'EDICOLA MARIANA IN VIA CAPOCAVALLO - ISOLA
ISVP-022 IMMAGINI SACRE IN VIA CAPOCAVALLO - ISOLA
ISVP-023 EDICOLA DELLA MADONNA DI POMPEI IN VIA PALAGETTO - LA SCALA
ISVP-024 L'EDICOLA DI SAN RANIERI A BUCCIANO
ISVP-025 L'EDICOLA MARIANA A LA SERRA, IN VIA XXIV MAGGIO
ISVP-026 L'EDICOLA VOTIVA IN LOC. POGGIO BARCO
ISVP-027 L'EDICOLA DELLA MADONNA DEL CARDELLINO IN VIA POZZO
ISVP-028 L'EDICOLA CON LA CROCE DELLE MISSIONI DEI PASSIONISTI A ISOLA
ISVP-029 L'EDICOLA MARIANA IN VIA GARGOZZI A SAN MINIATO
ISVP-030 L'EDICOLA MADONNA CON BAMBINO VIALE MARCONI S. MINIATO BASSO
ISVP-031 L'IMMAGINE MARIANA ALLA PORTA DEL CASTELLO DI CIGOLI
ISVP-032 CIGOLI: LA CROCE E LE LAPIDI CON LE VITTIME 2° GUERRA MONDIALE

ISVP-033 L'EDICOLA VOTIVA DEL MOLINO VECCHIO A ISOLA 
ISVP-034 IL CROCIFISSO DI SANT'ANDREA DI DILVO LOTTI
ISVP-035 IMMACOLATA CONCEZIONE - VIA DALMAZIA, BORGHIGIANA 
ISVP-036 FORMELLA CROCIFISSO - VIA RONDONI A SAN MINIATO
ISVP-037 EDICOLA MARIANA, LA SCALA, VIA ERTI - VIA TOSCO-ROMAGNOLA

lunedì 2 giugno 2014

L'EDICOLA MARIANA IN VIA CARDUCCI A SAN MINIATO

di Francesco Fiumalbi
APSM-ISVP-011
L'EDICOLA MARIANA IN VIA DALMAZIA A SAN MINIATO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola mariana
Luogo: San Miniato, via G. Carducci
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: stampa su carta
Soggetto: Madonna – Immacolata Concezione
Altri soggetti: No
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: No (solo una didascalia nell'immagine)
Indulgenza: No
Periodo: 1950 circa, su immagine precedente
Riferimenti:
Id: APSM-ISVP-011

DESCRIZIONE
Scendendo da Piazza Grifoni in direzione delle Colline, percorsi pochi metri lungo via Giosué Carducci, si incontra una piccola immagine mariana. Si trova quasi davanti alla casa dove soggiornò l'illustre letterato, sul lato destro della strada. E' custodita all'interno di un'edicola, in mattoni, costituita da una cornice rettangolare, sormontata da una terminazione cuspidata, a formare un piccolo timpano.

L'immagine mariana in via Carducci
Foto di Francesco Fiumalbi

L'immagine, protetta da un vetro, è costituita da una stampa su carta. Da un punto di vista iconografico, raffigura l'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Si tratta del dogma, proclamato da Pio IX nel 1854, che riconosce la nascita della Madonna senza il peccato originale. La figura di Maria, che si rifà abbastanza esplicitamente alla cosiddetta Madonna di Lourdes, è vestita con una tunica bianca, simbolo di purezza, coperta con una mantella celeste sorretta da due angioletti. La testa della Vergine è circondata da dodici stelle, esattamente come la Donna dell'Apocalisse che, secondo varie interpretazioni, rappresenterebbe anche la figura di Maria. Altro particolare legato all'Immacolata Concezione è il drago di colore verde, simbolo del peccato originale, che è letteralmente schiacciato dai piedi della Madonna, proprio a simboleggiare la purezza della sua nascita, preservata da ogni macchia del maligno.
Se non bastasse l'immagine iconografica, una breve didascalia fuga ogni dubbio su come interpretare la raffigurazione:

REGINA SINE LABE ORIGINALI
CONCEPTA ORA PRO NOBIS

Tradotto: “Regina concepita senza peccato originale, prega per noi”.

L'immagine mariana in via Carducci
Foto di Francesco Fiumalbi

La posizione dell'edicola non è casuale. Esattamente in quel punto, infatti, si trovava l'antica Porta di Ser Ridolfo, una delle porte medievali di San Miniato, distrutta dalle mine tedesche nel luglio del 1944. Come si vede dalla cartolina proposta più avanti, al di sotto dell'arco che costituiva l'apertura, era collocata, esattamente nel punto dell'attuale, una immagine sacra. Purtroppo non c'è una fotografia dell'epoca scattata in posizione frontale all'edicola, per cui non conosciamo quale immagine fosse collocata al suo interno. Potrebbe essere stata dedicata anch'essa alla Madonna, ma anche ad un altro santo. Non lo sappiamo.
Quando fu risistemata l'abitazione nel primissimo dopoguerra, e la porta non fu ricostruita, venne rifatta la piccola nicchia, anche se molto più in basso rispetto alla quota della strada, e realizzata la cornice in mattoni come la vediamo ancora oggi.
E' un particolare interessante, questo dell'immagine conservata sotto all'arco della porta, perché era un uso diffuso ovunque, quello di apporre immagini sacre a “presidio” e a “protezione” delle porte. Come è noto, erano proprio le porte, i punti più vulnerabili delle cerchie difensive e dove generalmente si concentravano gli sforzi degli assedianti. Si potrebbe fare centinaia di esempi sparsi in tutto il mondo, vicini e lontani. Ne faremo solo uno: la bellissima porta di San Gervasio a Lucca che, nel lato interno, ospita l'immagine del Madonna in Maestà con Gesù Bambino, con i Santi Gervasio e Protasio ai lati ed inginocchiati.

Cartolina “Città di San Miniato – Porta Ser Ridolfo”
45010 – Ed. Ubaldo Ubaldi – San Miniato – 1919
In evidenza l'edicola situata sotto l'arco della porta

L'immagine mariana in via Carducci
Foto di Francesco Fiumalbi

Lucca, Porta di San Gervasio
Foto di Francesco Fiumalbi

martedì 13 maggio 2014

L'EDICOLA MARIANA IN VIA DALMAZIA A SAN MINIATO

APSM-ISVP-005
L'EDICOLA MARIANA IN VIA DALMAZIA A SAN MINIATO

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SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Edicola mariana
Luogo: San Miniato, via Dalmazia
Tipologia: Edicola
Tipologia immagine: scultura in terracotta dipinta e smaltata
Soggetto: Madonna
Altri soggetti: No
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: SI
Indulgenza: SI, 40gg
Periodo: seconda metà '800
Riferimenti: Mons. Annibale Barabesi
Id: APSM-ISVP-005

DESCRIZIONE
Scendendo in direzione di Loc. Borghigiana, lungo l’attuale via Dalmazia, sul lato sinistro della strada si incontra un'edicola votiva, contenente una piccola statua mariana. Siamo all’estremità sud-occidentale di San Miniato, nella zona denominata Le Colline, e precisamente in Loc. Case Magazzini.
L'edicola, di modesta dimensione, si eleva al di sopra di un basamento in laterizi, anticipato da due scalini in pietra. L'immagine mariana, costituita da una statua in terracotta dipinta, si trova all'interno di una nicchia chiusa da una rete, inserita in uno sportello con cornice in legno. Ai lati dell'apertura due pilastrini in bassorilievo, che sostengono idealmente un'architrave sormontata da una cornice. Al di sopra, chiude la composizione una piccola croce metallica.
Nel basamento è inserita una epigrafe, scolpita su marmo bianco, con la seguente iscrizione:

INDULGENZA
DI GIORNI QUARANTA
CONCESSA DALL'ILL.MO MONSIGNORE
ANNIBALE BARABESI
VESCOVO DI SAN MINIATO
A CHI DEVOTAMENTE RECITERA'
UNA AVE MARIA

Mons. Annibale Barabesi fu Vescovo della Diocesi di San Miniato dal 1867 al 1897, ed è a questo periodo, che va ascritta la costruzione dell'edicola. Non è possibile, tuttavia, scartare la possibilità che in precedenza, nello stesso luogo, fosse collocata un'immagine sacra, seppur non siano emersi, ad oggi, riscontri documentali. Sia nelle Carte dei Capitani di Parte [C. 660, Popolo di S. Maria a Fibiastri, anni 1580-1595], che nel Catasto Generale della Toscana [Comunità di San Miniato, Sez. B, Colline adiacenti alla Città, foglio n. 4, anno 1834] in quel punto non è segnala la presenza di immagini sacre. E' probabile, inoltre, che la piccola statua mariana non corrisponda all'immagine originaria. Sul retro del simulacro è presente anche un piccolo quadretto, la cui immagine è celata dalla figura in terracotta.
Non va poi dimenticato il fatto che l'edicola si trova in prossimità dell'intersezione fra via Dalmazia e via Sforza, ovvero fra l'antica via delle Colline e l'antica via per Cigoli. Potrebbe trattarsi, dunque, di un'immagine lì posizionata anche quale punto di stazione durante l'annuale pellegrinaggio al Santuario di Maria “Madre dei Bimbi” di Cigoli, che proprio negli ultimi anni dell'800 venne ampliato e restaurato.

L'edicola mariana in via Dalmazia a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

L'edicola mariana in via Dalmazia a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

L'edicola mariana in via Dalmazia a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

L'iscrizione con l'indulgenza concessa dal Vescovo Barabesi
Foto di Francesco Fiumalbi

domenica 2 settembre 2012

I TABERNACOLI DEL VINO SANMINIATESI

di Francesco Fiumalbi

In Occidente, fin dall'antichità, il vino è un alimento legato alla sfera sacra, tanto nelle religioni pagane, quanto in quelle monoteiste.
Da qui a farne quasi un oggetto di culto ce ne corre, ma in pratica è quello che è accaduto a Firenze a partire dai secoli XV e XVI. Dei veri e propri "Tabernacoli del Vino" si aprivano sulle strade della Firenze rinascimentale, realizzati alla stessa maniera delle edicole sacre.
In realtà si chiamano "Buchette del Vino", ma la tradizione popolare le ha accostate ai tabernacoli proprio per loro forma, presa in prestito dalle edicole religiose.
Costituivano l'apertura degli "spacci" per la vendita del vino e dell'olio, in diretta comunicazione con la cantina, che generalmente si trovava nei piani bassi o interrati degli edifici. Essendo un commercio molto florido, proprio per ripararsi dal rischio delle rapine, queste buchette consentivano a mala pena il passaggio di un "toscanello", il tipico fiasco toscano la cui produzione era concentrata nell'empolese.

 Cantina Capponi, Firenze, via de'Bardi
Foto di Francesco Fiumalbi

A Firenze se ne contano a decine e decine, alla base dei palazzi nobiliari e non, tutte più o meno caratterizzate dalla tipica forma a edicola in pietra, con archetto superiore, con o senza la punta a goccia, e tutte rigorosamente chiuse da una porticina in miniatura. Nacquero fra il '400 e il '500, dopo che la crisi finanziaria aveva quasi messo in ginocchio Firenze (come non ricordare il fallimento dei Bardi e dei Peruzzi, per la mancata restituzione del debito da parte di Edoardo, Re d'Inghilterra). I banchieri cominciarono, così, a diversificare i propri investimenti, concentrandoli sempre di più sul "bene rifugio" per eccellenza: la terra. Divennero proprietari terrieri, e grandi produttori di vino e di olio, che vendevano direttamente dalle proprie cantine per evitare l'intermediazione da parte di osti e vinai, ricavandone un guadagno maggiore. L'avventore lasciava il fiasco vuoto e ne prendeva uno pieno, che poi avrebbe riportato la volta successiva.
Negli anni, moltissime buchette sono state alterate notevolmente: sono diventate cassette per la posta, eleganti porta-campanelli o, più semplicemente, murate. Tante altre sono andate perdute irrimediabilmente.

Cantina, Firenze, via de'Bardi
Foto di Francesco Fiumalbi

A San Miniato i "tabernacoli" sopravvissuti sono soltanto tre, ma un tempo dovevano essere molti di più. Sono elementi "d'importazione", e decisamente più semplici rispetto ai corrispettivi fiorentini.
Dopo la conquista del 1370, e per tutto il '400, i Fiorentini esportarono nel territorio sanminiatese il loro modello di organizzazione territoriale, basato sulle ville-fattoria a controllo del capillare sistema mezzadrile. Dal Catasto fiorentino del 1427 sappiamo che il territorio sanminiatese era coltivato a vigneto per quasi un quarto della superficie produttiva dichiarata (corrispondente a circa 2400 staiora), e ad oliveto per circa il 40 % (circa 4300 staiora) (1). Considerando che lo staio è la quinta parte dell'ettaro, possiamo trasformare le due superfici in 480 e 860 ettari. Approssimativamente un ettaro di vigneto produce circa 80 quintali di uva, dai quali si ricava il vino con una resa del 70 %, quindi da ogni ettaro di vigneto possiamo ottenere 56 quintali di vino, circa 5500 litri. Analogo ragionamento possiamo farlo per gli oliveti: un ettaro di olivi, disposti a sesto d'impianto, produce circa 50 quintali di olive, dai quali si ricava olio con una resa del 12 % circa, ovvero olio per 6 quintali/ettaro, corrispondente a circa 660 litri. Quindi in totale abbiamo circa 2,5 mln di litri di vino e circa 0,5 mln di litri di olio, prodotti nel territorio sanminiatese nel primo Quattrocento (2).

Scala del Vescovado, San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Il "tabernacolo" più bello, ma anche molto sciupato, è quello situato ai piedi della vecchia Torre dei Pallaleoni; la torre costruita nel 1310 si ergeva al centro dell'odierno Palazzo Vescovile, di fianco al Palazzo "vecchio" del Popolo (3) e scapitozzata nel 1746 (4). Nel 1489, anno in cui il palazzo fu destinato ai canonici dell'allora Collegiata dei SS. Maria e Genesio (poi dal 1622 Cattedrale), secondo il Piombanti venne realizzato lo sdrucciolo che da Piazza del Seminario conduce a Piazza del Duomo passando sotto al palazzo, chiamato Scala del Vescovado, sopra il quale è collocato uno stemma consunto dal tempo, la cui appartenenza ci è ignota (5). La muratura ai margini non è esattamente sagomata, il che fa pensare alla "buchetta" come elemento aggiunto in un momento successivo. Probabilmente fu realizzata dai Canonici posteriormente al 1489, come punto di vendita del vino prodotto nelle cospicue proprietà ecclesiastiche, anche se non è da escludersi una datazione anteriore.
Questa buchetta è caratterizzata da una edicola in pietra serena, molto consunta, con terminazione a punta. Sul lato sinistro si notano ancora gli alloggi per le cerniere metalliche, che dovevano sostenere la porticina in legno. Negli anni è stata tamponata in muratura.

Buchetta del Vino "dei Canonici"
San Miniato, Scale del Vescovado
Foto di Francesco Fiumalbi

La seconda "buchetta" è quella del Palazzo Roffia, edificato nel '500 a partire da una più antica abitazione risalente per lo meno al '300 (6). Si tratta di un'edicola in pietra arenaria, con terminazione arcuata, e con trattamento superficiale liscio. L'antica porticina è stata tamponata con muratura e poi intonacata.
Esternamente l'apertura è collocata molto in basso, in prossimità del piano stradale. Internamente invece si trova ad una quota di circa 60 cm dal pavimento, essendo il solaio dell'edificio più basso rispetto alla strada. Tale differenza di quota è da attribuirsi al progressivo innalzamento della sede carrabile, avvenuta negli ultimi due secoli.

 Palazzo Roffia, particolare
San Miniato, via Augusto Conti
Foto di Francesco Fiumalbi

La buchetta era collegata direttamente con la cantina del palazzo, situata dove oggi c'è il Circolo "La Cisterna". Lo sdrucciolo, che oggi fa da accesso al circolo, consentiva di trasportare i fiaschi del vino fino al piano terreno, dove venivano venduti al pubblico attraverso l'edicola.
I Roffia avevano consistenti possedimenti proprio a Roffia, nella pianura nei pressi dell'odierna San Miniato Basso, nella valle dell'Ensi (nei pressi di Marzana "bassa"), e in quella del Rio Pilerno (Catasto Generale della Toscana, 1834). Quindi dalla campagna, parte della produzione del vino raggiungeva San Miniato, dove veniva venduta ai cittadini direttamente dal palazzo padronale.

Buchetta del Vino "dei Roffia"
San Miniato, Palazzo Roffia, via Augusto Conti
Foto di Francesco Fiumalbi
 
Analogo discorso, vale per il "tabernacolo" di quello che un tempo era il Palazzo Pini, poi Pini-Maioli, Maioli e infine Viviani, situato in Piazza XX settembre, sul lato opposto rispetto all'ospedale. L'edificio presenta una facciata articolata, evidentemente frutto di ampliamenti e rifacimenti. Tuttavia sappiamo che i Pini, a cui probabilmente si deve il nucleo originario dell'abitazione, erano presenti a San Miniato già nel XIII secolo, e nel '400 vengono indicati come nobili (7). La famiglia continua a sopravvivere fino a tutto l'800, e detiene possedimenti dalle parti di Bucciano, Balconevisi, Agliati e a San Miniato sul fronte settentrionale della contrada di Pancole. Erano quindi proprietari terrieri, e vendevano il vino prodotto.

 Palazzo Pini, poi Pini-Maioli, Maioli, Viviani
San Miniato, piazza XX settembre
Foto di Francesco Fiumalbi

 La "buchetta" del vino dei Pini è quella più semplice delle tre. Costituita da una edicola in pietra arenaria, arcuata, e con la terminazione che presenta una punta accennata. Negli anni è stata murata, ed è situata alla sinistra del portone di ingresso, ad una altezza da terra di circa un metro. Al basamento dell'edificio, esattamente in prossimità della buchetta, si aprono tre finestrelle quadrangolari, una sorta di piccole "bocche di lupo", che servivano per aerare ed illuminare i locali seminterrati, verosimilmente adibiti a cantine.

Buchetta del Vino "dei Pini"
Palazzo Pini, poi Pini-Maioli, Maioli, Viviani
San Miniato, piazza XX settembre
Foto di Francesco Fiumalbi

Quelli che abbiamo visto sono i tre "tabernacoli del vino" superstiti. Probabilmente ogni famiglia nobile, aveva una edicola attraverso la quale vendere vino e olio direttamente dalle proprie cantine. Chiunque abbia notizia di altre "buchette", è invitato a segnalarcele!
 
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Salvestrini Francesco, San Miniato al Tedesco. Le risorse economiche di una città minore della Toscana fra XIV e XV secolo, in Rivista di Storia dell'Agricoltura, n. 1, 1992, pp. 111-118.
(2) E' bene precisare che i valori considerati non sono quelli odierni, ma cautelativamente più bassi, e sempre arrotondati per difetto, tenendo conto della minore produttività dell'epoca. Non vanno intesi come dati effettivi e certi, ma solo come indicazione quantitativa. E lo stesso dicasi per le superfici, sicuramente inferiori a quelle effettive: nel computo non è considerato il seminativo alborato vitato, e poi essendo il catasto basato su accertamenti che non prevedevano la misurazione scientifica del terreno, è ragionevole ipotizzare una consistente approssimazione al ribasso. Inoltre il territorio sanminiatese non era quello attuale. Buona parte della Valdegola ricadeva nei comuni di Barbialla, Cigoli, Stibbio e Montebicchieri, ma di San Miniato erano i territori di Marcignana, Ponte a Elsa, Monteprandi e Brusciana, poi riordinati con la riforma comunitativa del 1774. Si veda il Regolamento Generale per le Comunità del Distretto Fiorentini del 29 settembre 1774 e il Regolamento Locale per la Comunità di Samminiato del 14 Novembre 1774. Quindi la superficie del territorio sanminiatese dell'epoca è da considerarsi circa l'60-70 % di quella attuale.
(3) "Pulienses et Malederate de sancto Miniate fecerunt simul consortium, et se invicem ad cartam ligaverunt et obligaverunt de manutenendo guerram et pacem simul etc, sub anno predicto et indictione, die XXVIII novembris. Postea anno MCCCX, de mense agusti , fecerunt fieri turrim de lateribus prope palatium, et vocabatur <<La torre dei Pallaleoni>>", Giovanni di Lemmo da Comugnori (ed. a cura di Vieri Mazzoni), Diario (1299-1319), Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2008, c. 18r, p. 22.
(4) Piombanti Giuseppe, Guida della Città di San Miniato al Tedesco con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia di Massimo Ristori, San Miniato, 1894, rist. anast. Matteoli Anna (a cura di), Bollettino dell’Accademia degli Euteleti di San Miniaro al Tedesco, n. 44, 1975, p. 79; cfr. Cristiani Testi Maria Laura, San Miniato al Tedesco. Saggio di storia urbanistica e architettonica, Marchi & Bertolli, Firenze, 1967, pp. 101-102.
(5) Piombanti, Op. Cit., p. 79.
(6) Cristiani Testi, Op. Cit., p. 123.
(7) Boldrini Roberto (a cura di), Dizionario Biografico dei Sanminiatesi (secoli X-XX), Comune di San Miniato, Pacini Editore, Pisa, 2001, p. 229.
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