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lunedì 5 gennaio 2015

IN PILLOLE [033] LA BEFANA DELLA NUNZIATINA A SAN MINIATO NEL 1673

a cura di Francesco Fiumalbi

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La “Befana” è un personaggio caratteristico della tradizione toscana, ed italiana in genere, che probabilmente trae la propria origine dalle antiche credenze pagane. Il nome di “befana” compare nel XVI secolo, con evidente richiamo al termine “Epifania” di cui sarebbe una corruzione.
Almeno nel passato, la Chiesa Cattolica non ha mai visto di buon occhio una simile tradizione, incentrata sulla figura di una donna anziana, munita di abiti consunti e di una scopa, che fa visita ai bambini nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, distribuendo dolcetti o carbone. In ogni caso, si tratta di una tradizione che è sempre stata abbastanza tollerata, almeno finché circoscritta all'ambito familiare e per questo è giunta fino ai giorni nostri.
Non fu tollerato, tuttavia, l'episodio che vide coinvolti i frati agostiniani del Convento della SS. Annunziata detta “Nunziatina”. Quest'ultimi tennero il convento e la chiesa dal 1522, quando fu loro assegnata dalla Compagnia della SS. Annunziata, fino alle soppressioni leopoldine della fine del '700.

La chiesa della SS. Annunziata detta “Nunziatina” a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

Nel 1673 i frati agostiniani della Nunziatina avevano fatto un fantoccio, dalle sembianze tipiche della Befana, e lo avevano esposto ad un terrazzo proprio la mattina dell'Epifania. Un po' come se oggi venisse esposto in una chiesa il bambolotto di Babbo Natale, di quelli che vengono posizionati alle finestre delle case durante il periodo natalizio. La figura di Babbo Natale ha un'origine “commerciale” e non presenta alcun richiamo alla sfera religiosa.
Curiosamente il terrazzo utilizzato per esporre la Befana esiste ancora oggi. Non è proprio un balcone, ma piuttosto una loggia. Anzi, per essere precisi, si tratta di una cosiddetta “altana”, simile a quelle presenti nei palazzi nobiliari come Palazzo Grifoni e Palazzo Sanminiati-Pazzi, oggi Piccolo.

L'altana del convento della Nunziatina dove,
verosimilmente, fu esposto il fantoccio della Befana
Foto di Francesco Fiumalbi

La cosa non sfuggì agli occhi di chi di dovere e finì a carte bollate di fronte al Tribunale Ecclesiastico di San Miniato, connesso alle attività della Diocesi. Di questo episodio, se ne trova testimonianza nell'Archivio Vescovile di San Miniato, fondo Tribunale Ecclesiastico, filza 1638-1690, fascicolo n. 10 e riportato sinteticamente in Processi informativi ed atti criminali dal 1622 al 1707. Repertorio del Tribunale Ecclesiastico Diocesano di San Miniato, a cura di Livio Tognetti, Accademia degli Euteleti della Città di San Miniato, Tip. Palagini, San Miniato, 1994, p. 68.

Non è conosciuto il contenuto e il tono della sentenza che fu certamente di condanna. Verosimilmente, la questione fu risolta con un accorato richiamo al rispetto delle regole canoniche e con un provvedimento sanzionatorio, sia di tipo spirituale (celebrazioni liturgiche in riparazione dell'offesa) che di tipo materiale (sequestro o pignoramento di oggetti, materiali e prodotti agricoli).

Un “Babbo Natale” appeso ad una finestra a San Miniato
Foto di Francesco Fiumalbi

martedì 2 dicembre 2014

APSM-ISVP-008 L'ANNUNCIAZIONE DI TERRACOTTA SMALTATA IN VIA CARDUCCI A SAN MINIATO

L'ANNUNCIAZIONE DI TERRACOTTA SMALTATA IN VIA CARDUCCI A SAN MINIATO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Immagine sacra, tipo iconografico “Annunciazione”
Luogo: San Miniato, via Giosuè Carducci
Tipologia: Terracotta smaltata
Tipologia immagine: terracotta dipinta e smaltata
Soggetto: Madonna “Nunziata” 
Altri soggetti: Arcangelo Gabriele, Spirito Santo
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: NO
Indulgenza: NO
Periodo: 1710
Riferimenti: nessuno
Id: APSM-ISVP-008

DESCRIZIONE
Da Piazza Grifoni, scendendo in direzione de Le Colline e oltrepassato il luogo dove un tempo si ergeva l'antica Porta di Ser Ridolfo, si incontra, sul lato settentrionale di via Carducci l'organismo architettonico che fino ad un paio di secoli fa ospitava il convento di frati agostiniani annesso alla chiesa della SS. Annunziata. La chiesa era stata fondata dall'omonima compagnia nel 1383 e nel 1522 fu donata alla congregazione dei Agostiniani di Lecceto perché vi costituisse una comunità. La chiesa, costruita sul finire del '600, consacrata nel 1698 dal Vescovo Michele Carlo Visdomini Cortigiani, ma completata nell'apparato decorativo entro i primi due decenni del '700, ha mantenuto fino ad oggi la sua funzione di luogo sacro, a differenza della vicina chiesa della Crocetta. Diverso il discorso della comunità religiosa, costretta ad abbandonare il convento a seguito della soppressione napoleonica dei primi anni del XIX secolo. L'edificio ex-convento, in parte oggi è adibito ad attività sociali e assistenziali, in parte fu venduto a privati e ridotto in varie abitazioni. Sul muro che si affaccia sulla strada di una di queste abitazioni, si trova l'immagine che raffigura l'episodio dell'Annunciazione richiamando, evidentemente, il titolo della chiesa e del convento, realizzata in terracotta dipinta e smaltata nell'anno 1710.
Il manufatto è molto semplice, ha la dimensione di un piccolo stemma, e non sembra possibile stabilire con certezza se la sua collocazione attuale coincida con quella originaria. E' probabile anche che fosse collocato all'interno o anche in un altro luogo. Da un punto di vista stilistico è un'opera di scarso pregio, probabilmente realizzato con uno stampo per quanto riguarda la forma, decorato da mano inesperta per quanto riguarda l'immagine sacra vera e propria. Indubbio è invece il suo valore storico dal momento che l'elemento è datato al 1710 e, dunque, ha oltre 300 anni.
Iconograficamente, l'immagine è perfettamente rispondente alla tradizione dell'episodio dell'Annunciazione così come è stato rappresentato a partire dai secoli del basso medioevo.

L’episodio dell’Annunciazione, molto conosciuto, è tratto dal Vangelo di Luca:
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.” Luca 1,26-38

La scena avviene in un ambiente interno, precisamente in una camera, come si evince dall’elegante baldacchino che sbuca sulla destra, dietro la Madonna.
La Vergine appare con sembianze giovanili, come da tradizione, e intenta nella preghiera sostando su di un inginocchiatoio, dove sono collocate le Sacre Scritture, proprio quelle scritture dove viene annunciata la profezia messianica. Ed ecco che appare l’Arcangelo Michele, con due ali, sospeso su una soffice nuvola. In alto fa il suo ingresso sulla scena una colomba: è il simbolo dello Spirito Santo, per mezzo del quale si compie il miracolo dell’Immacolata Concezione, preannunciato, appunto, nell’episodio dell’Annunciazione.

L’angelo tiene in mano un mazzo composto da cinque gigli bianchi. Il bianco come noto è simbolo di purezza, mentre i gigli dovrebbero rappresentare la purezza di Maria. Dal canto suo, Maria, appare serena e devota al cospetto dell’angelo. Il suo sguardo volge al basso in segno di rispetto e con la mano sinistra sembra far cenno di accoglienza.


L'Annunciazione del convento della "Nunziatina"
San Miniato, via Giosué Carducci, terracotta invetriata e smaltata
Foto di Francesco Fiumalbi

L'Annunciazione del convento della "Nunziatina"
San Miniato, via Giosué Carducci, terracotta invetriata e smaltata
Foto di Francesco Fiumalbi

L'Annunciazione del convento della "Nunziatina"
San Miniato, via Giosué Carducci, terracotta invetriata e smaltata
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 28 settembre 2012

LA FONDAZIONE DELLA "NUNZIATINA"

di Francesco Fiumalbi

La chiesa della SS. Annunziata, comunemente chiamata "Nunziatina" è una delle chiese sanminiatesi più suggestive. La pianta a croce greca iscritta in un ottagono, gli affreschi di Domenico Bamberini, l'affresco quattrocentesco dell'Annunciazione, la bellissima statua di Sant'Antonio Abate, sono tutti elementi caratteristici di questo piccolo, ma affascinante edificio di culto.
Presso l'Archivio Storico del Comune di San Miniato, a seguito della soppressione settecentesca delle compagnie religiose, sono confluite le carte che una volta appartenevano alla Compagnia della SS. Annunziata, l'istituzione laicale a cui si deve la fondazione del primo nucleo della chiesa. Fra queste, si trovano quelle relative alla fondazione della chiesa della Nunziatina (1).
Si tratta di un manoscritto, redatto da Piero di Lorenzo Gucci, scrivano della Compagnia, il 27 aprile 1542. E' estremamente interessante, in quanto ci fornisce una serie di informazioni relative alla costruzione della chiesa, ricopiando una memoria registrata nel 1383 da Giovanni di Piero Gucci, probabilmente un avo di Piero di Lorenzo.

Chiesa della SS. Annunciata, detta "Nunziatina"
Foto di Francesco Fiumalbi

Dal documento si evince che nel 1383 (ad appena 13 anni dalla caduta di San Miniato nelle mani di Firenze) la Compagnia della SS. Annunziata decise di "staccarsi" dalla chiesa dei SS. Jacopo e Lucia (detta di San Domenico), che era stata la sede dell'associazione religiosa fin dalla sua istituzione, ipotizzabile alla fine del '200 (2). Il luogo prescelto ad accogliere il nuovo edificio fu individuato lungo la strada che conduceva verso le "Colline", appena fuori dalla Porta di Ser Ridolfo. Alla chiesa vera e propria fu deciso di affiancare uno spedale per il sovvenimento delli poveri.
Poiché tale operazione richiedeva l'ottenimento del consenso da parte del Vescovo di Lucca, che all'epoca era Antonio da Riparia (eletto il 29 ottobre 1380 e morto il 16 agosto 1383), la Compagnia elesse come procuratore Giovanni di Jacopo che, coadiuvato dal notaio Bindo del fu Pietro Manni di San Miniato, presentò la richiesta. L'episcopo dette il suo benestare e stabilì l'onere di corrispondere annualmente una libbra di cera in occasione della festività di San Martino, specificando che, in caso di guerra o di impossibilità a raggiungere Lucca, l'obolo sarebbe stato consegnato al rettore della Pieve di Santa Maria di San Miniato (oggi Cattedrale).
L'oratorio, con annesso ospedale, sorse nel luogo indicato, all'interno del territorio parrocchiale della chiesa di Santa Maria a Fibbiastri, suffraganea dell'ormai decadente Pieve di San Saturnino in Fabbrica, la cui giurisdizione si estendeva fino alla Porta di Ser Ridolfo. Infatti la cerimonia di posa della prima pietra vide la partecipazione del rettore della chiesa di San Michele Arcangelo di Cigoli, che aveva assunto le funzioni proprie del pievano, essendo la pieve di Fabbrica formalmente ancora attiva, ma di fatto decaduta.
La chiesa e l'ospedale rimasero sotto il controllo della Compagnia della SS. Annunziata fino al 1522, quando fu stabilito che il complesso passasse agli Agostiniani di Lecceto. Da quel momento in poi, alla confraternita rimase solo l'oratorio, mentre i frati edificarono l'attuale chiesa (poi ristrutturata nel '600 e nel '700) e trasformarono l'ospedale in convento. La nuova sede della Compagnia fu costruita nella seconda metà del '600: la Chiesa della Crocetta.
Come si vede dalla foto qua sotto, a ricordo della donazione fu collocata sulla facciata della chiesa un'epigrafe di cui proponiamo la trascrizione e la traduzione:

DEO OPT[IMO] MAX[IMO] ATQ[VE] ILIC[ITANAE] AVG[USTINIANORVM] CONG[REGATIONI] FR[ATR]ES VIRG[INIS] AN[N]VN[TIATAE] AERE PROPRIO CO[N]STRVCTV[M] TE[M]PLV[M] ET MONAST[ERIVM] MVNIFICE AC PIE DONA[VERVUNT] 1522
(Trascrizione a cura di Rossano Nistri)

A Dio, Ottimo Massimo. Nell'anno 1522 gli appartenenti alla Confraternita della Vergine Annunziata, di quella stessa Congregazione dei padri Agostiniani, fecero dono della della chiesa e del monastero costruiti a loro spese con impegno devoto e generoso.
(Traduzione a cura di Don Luciano Marrucci)

Epigrafe sulla facciata della chiesa
Foto di Francesco Fiumalbi

Ed ecco, infine il documento trascritto. Alcune parole sono praticamente illeggibili, in generale sono state riportate le lettere così come sono state scritte, quindi senza correzioni o aggiustamenti. Alcune abbreviazioni sono state indicate, anche se il significato del testo è comunque comprensibile. Se, leggendo, troverete nuovi particolari o errori di interpretazione, non avete che da segnalarceli, in modo da aggiornare il post.

Copia di una memoria quando la compagnia della nunziata era in sancto jacopo et  trasferissi alla porta di ms (da leggere “messer”, n.d.r.) Ridolfo – cioè –
L’anno 1383 la compagnia della nunziata essendo in sancto jacopo stata già anticamente spirata dalo onnopontente idio volse tornari fuor della porta di ms Ridolfo et qui far uno spidale et compagnia ad honore di dio et di tutta la corte celestiale et a utile et sovvenimento delli poveri ma fu necessario innanzi haverne licentia dal reverendo vescovo di Luccha et po (da leggere “poscia”, poi, n.d.r) ragunata la sopraddetta compagnia instituì Giovanni di Jacopo maniscalco sindico et procurator in questa faccenda et po levassi una supplica dal reverendo vescovo di Lucca et po fatta la supplica p il diligente huomo Giovanni sopra detto si attenne cose sotto scritto:

Antonius dei et aplce sedis gra(tia) luc(encis) epsi dilechi nostro epo  (da leggere “episcopo”, n.d.r.)… nomine et fratris societatis sancte marie nunziate de S Miniate santem in domino sempiterna (sempre, eterna, n.d.r.) ura (?) nobis nup fuit porretta petitio p joanne jacobi maliscalco (e)orum sind(ico) et procur(atore) nuius tenor segt in hac forma:
Cora nob reverendo in cristo padre e D(omi)no D(omi)no Antonio dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) ep(iscop)o reverendo et  iosut(?) foaes ohm jacobi maniscalcus de S Miniate dindicus et procurator societatis seu fraternitatis sacte ma (da leggere Maria, n.d.r.) annuntiate S Jacobi de Sancto Miniate or dita et alia splr costituto ut des sindicatu et man(iscalcus) apparet pub mato(?) manu. S(er) Bindo quo(s)dam Petri Manni de S Miniate not(a)i(o) pub(lico) vice et nore sce societatis os in zelis fidei et fervor charitatis disponente deo into cir currate. Et corde deiderant fauoi parupum yhu xpi (da leggere Gesù Cristo, n.d.r.) sub vocabulo S marie Annuntiate, fundare et costruer ppe terra sa(ncto) miniatis uz et porta domini Rodulfi in parrocchia ecclesie S. Marie de fibiastri quodda oratoriu sive cappella in qua altare et tintinnabula sive campanella in nel et techi. (H)Ac quodda hospitale ipi cappelle contigui et comunichi eriger et appsorni retiner ingbus(?) quidem ad reverentia onnipotentis dei et die(?) close(?) virginis marie totuesqu insco celestis i missa et alia omino officia celebrari possint: (H)Ac aggregari recolligi pariter et reapi paups yhu xpi (da leggere Gesù Cristo, n.d.r.) ppuis futuris temporibus: ft(?) op(?) dictus joannes sind(icus) et procuro pds(?), cognoscens utiusmodi fundatione et costrutionem fieri no posse, sine cura espressa licenti aut decreto at obsuata forma sur(?) audens  joa(nn)es sindicus et procuro predictis d(omi)no noe(?) humiliter quatemus potest eidem reverende patentasi supplicat qt(?) eide orato noe(?) splem(?) gratia facientes orgnemini et nelitis(?) erde joan(n)i dicto nore(?) elargiri et conceder dicta cappella et hospitale costruer et edificari facer forma mors(?) de quib auti e(?): que quisdem caooella sive oratoriu ad ipsu hospitale accessorie nessiat et q(?) qiudem cappella et hospitale sulari gauder possit et debeat qbusaunq(?) imunitatis privilegius et libertati§ qbus gaudem alie cappella et hospitalia orgnantes et nunc committer nestris miris: d(omi)no preposito sancti miniati et S(ancto) m(ichelis) de Ceuli ut ipsoru alteri q nelint et debeant in fundazione predicto ad lande dei poner primi lapide: In quib omnia et smgtis(?) sopradectis dictus Joannes sindicus et procuro predictis d(omi)no noe tamq fundactionis autor et costructor resuat et dedio noe(?) re§uatu ee(?) intendit et nult jus patronati sta mi d(icta) cappella q ni hospitali et qualibet ipsoru: cuius urum desiderino tanq pui ompletantes et dududerantes ta dinisi cultus q hospitalites auaori  tenore presentiu uob nista cintinentia et tenore die(?) uesre petitiois et regsiti mis indulgemus et plena in domino concedimus faundate posse in loco et parrochia pnotaris oratoriu seu cappella et hospitale ad xpi paupum usum costruer et edificandi quatitatib mais et formis in emsde(?) petitione et pressatis saluo semp iure parrochiatis ecclesie reservando no set nunc pro ut sunc et uris(?) successoribus et defensioms dicto hyospitalis et cappelle: Nos niro(?) nrusq(?) successori§ e opis capatui Lucano pro censu et noie census dabini(?) in festo S(ancti) martini libra una cere propesoris temporit decetero et p soluti ad op solutione dicta cappella et hospitale teneri decernimus: Si uo(?) pp hospitatis in cursu nel guerraru dusteninabun seu alia insta impedimenta dca(?) solutio luce fieri et posint tunc et eo casu depositio et consignatio dicte solutionis cere fieri possit et liute rev(eren)do preposito plebis de S(ancto) miniate q ptor fieri set predicto irro(?) episcopatus reapoeni(?): In quor(?) oiu testimoni:
Antonius dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) eps (da leggere “episcopo”, n.d.r.) universis xpi fidelibus i presente stras in spettaturis, salutatem, et semputerà in d(omi)no charitatem Sanctoru honoranda sunt opera et uberibus candri(?) preconijs attollenda, que grosis opibus et miramdovi insignis, maiestas omnia conditoris honoras. Ut nos illoru adiusi preci§, suffia gijs circumfulti, apud regis eterni clementia, post mire presentis ex cursu stortis stabilem no habenta, dehitorni(?) faulius attenta venia, supre beatitudini gaudio ppnis duratura tempori§ consequamun: Cù itaq dilecti filij societatis glose virginis marie annuntiate de S(ancto) miniate quodda intendant hospitate cu(m) oratorio sialbonis proprijs fundari sub vocabulo S(ancte) Marie Annunciate situ in parochia de Fibbiastri prope s(anc)tum miniate tui diocesi ad usu pauperum yhu xpi (Gesù Cristo, n.d.r.) quod pro ipsoriu parte nob oxtitu expo situ ut narrari et allud facendi eisdem concessimus mandari, capiente ut hospitale ipsu et oratorio congruis honoribus frequentatur, omnibus ve(ni)re(?) penitensibus et confessis qui hospitale ipsu et oratorui venerabiliter insitaverint in festo gloriose virginis m(arie) annuntiate de mense marti jet in vigilia ipsius quadrigenta dies eis vero qui hospitale ia(?) dicti et oratorium siglis primis dominus cuiuslibet mensis XL dies et arlijs qui§cumq(ue) diebus XL dies annis singlis de omnipotentis dei misericordia et beatoru(m) et apostoloru(m) petri et pauli antea cofisi de miuntis penitentis misericorditer relaxamus in quorum.


Chiesa della SS. Annunziata, Portale di Ingresso
Foto di Francesco Fiumalbi


Antonius dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) ep(i)s(copus) dilectis in xpo hor§ et fratri§ societatis s(ancte) m(arie) annuntiata de s(an)c(t)o miniate salut(at)e in d(omi)no sempiterni: iura nobis nuper extit p. joannis jacobi nostri sindicu et procuro po recta pontio, uius tenor seguit in hac forma in. Iora nobis reverendo in xpo patre et d(omi)no d(omi)no Antonio dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis)  ep(iscop)o reveren(di)s et pomi joannes olim jacobi maniscalcus de s. miniate sind(icus) et procuro societatis s(ancte) marie annunziate et sancti jacobi de s(an)c(t)o miniato od ita et alia splr(?) constitutus ut de S sindicatu et manto apparet pub instro stato et rogato mano s(er) bindo quonda s(er) Petri manni de S(ancto) miniate notaio publ. Ex ab olim divino disponete sinorati et boni viri terre sacti miniatis nuo matro uno (?) cenuentes(?) et pui desideriu anplexontes(?) q(ue) dà in sancto miniate in ecclesia sancti jacobi de fuorisporta societate ordinaverunt et aveauerunt q(ue) usq(e) ad hoc tempora disciplius dei laudi§ orationibus et actibus multicipliter pijs instrument et insictent(?) et cuntaro(?) honori u argitore(?) promerente(?) crenit(?) veru(nt)(?) sepodia solo suadente dinfensiones intedu et iurgia q(ue) eos arlogna(?) st exorta: Illui intedu indiscrete q(ue) eos alligando g societate ipia anbernatoru ordinaria parabola sine anteno exitit gubernato sine uallata quamodre dictus joannes d(i)c(t)o sindicatu et procuro nore sanpulu(?) quodunq(ue) desiderans toller et ut in eusdem loco et societate part ppuo sine qua pacis autor bn(?) coli(?) no potest est veritas q(ue) dens est ropiatur(?) et sit et contra ipsa societate tati et dicit promulgata indebite deceteri taliantur nec obia possint fidem reverende parontatu iure supplicat gt(?) societate conde ut collegra suc tempori§ retro hachis nra(?) ordinamenta aute digremini consimare(?): Qua qdem petitione eiusq(ue) tenore paisso(?) et discusso dihgento tenor presentiu quecumq(ue) iuste et ortemus(?) nos sine stabitiendo sine ordinando gesta surt(?) et de cetero fient in d(omi)no confirmamus eag(?) grata et rato habentes. Nec no uos(?) in allum fiuti(?) si inste petitis approbamus omologamus et confirmamus in domino xsu xpo oi ina sure forma ed modu tafat gibus melius possumus et nalemus in quoro(?).

FINIS

Le soprascritte suppliche copiai io piero di m° lorenzo gucci scrivano della compagnia di un certo protocollo della curia episcopale rogato s(er) Giovanni di s(er) Piero Gucci nel 1383. Copiato io li anno 1542 a dì 27 du aprile in domenica a’hore presso sette di notte et pero lectore studioso ti p(re)go tu preghi dio p(er) me et minate(?) in concordia.
Fassi ricordo anchora come detto luogo et cappella p(er) detta compagnia fu dato a’frati di sancto agostino di leccieto l’anno 1522 come appare nell’epitaffio di marmo murato di fuori della faccia di detta chiesa et così tutti e beni che detti frati posseggano riverdossi(?) detta compagnia quelli beni che appariscono (alcune parole illeggibili) et corte.

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Archivio Storico Comune di San Miniato, Preunitario, 443, Compagnia dell'Annunziata, cc. 195-197.
(2) Don Livio Tognetti colloca la fondazione dopo il 1348, ma non ci sono documenti in proposito. Nel 1383 la fondazione della compagnia viene indicata come un fatto "antico". Cfr. Tognetti Livio, Il convento dei SS. Jacopo e Lucia di San Miniato nel racconto del primo libro della Cronaca, in Centi, Morelli, Tognetti, SS. Jacopo e Lucia: una chiesa, un convento. Contributi per la storia della presenza dei Domenicani in San Miniato, Accademia degli Euteleti, Palagini, San Miniato, 1995, pag. 140.

domenica 18 settembre 2011

IL FORO DELLA CHIESA DELLA "CROCETTA"

di Francesco Fiumalbi

La piccola chiesa detta della “Crocetta” ha un foro. Si trova nel suo fronte principale, lungo via Giosuè Carducci, appena fuori della distrutta Porta di Ser Ridolfo, proprio davanti all’ex Monastero della SS. Annunziata, meglio conosciuto come “La Nunziatina”.
La chiesa della “Crocetta” fu costruita fra il 1660 e il 1668 dalla Compagnia dell’Annunziata (1). Tale “associazione laicale”, istituita probabilmente dopo la peste del 1348 (2), si era già adoperata per la costruzione della chiesa della SS. Annunziata a partire dal 1383. Nel 1522 la Compagnia donò l'edificio agli Eremitani di Lecceto osservanti la regola di Sant’Agostino, tuttavia mantenendo la propria sede in un oratorio adiacente alla chiesa. La situazione perdurò fino alle controversie degli inizi del XVII secolo, quando la Compagnia si staccò definitivamente dal convento costruendo l'edificio che ancora oggi fronteggia la Nunziatina, anch'esso dedicato alla SS. Annunziata (3). La Compagnia poi fu soppressa nel 1784 a seguito delle riformagioni Leopoldine (4).

La chiesa della Crocetta
Foto di Francesco Fiumalbi

La chiesa della Crocetta si affaccia, col fianco settentrionale, sull’attuale via Giosuè Carducci, dalla quale è possibile accedere all’interno attraverso due porte. Al centro del prospetto troviamo il nostro foro, praticato su una pietra abbastanza grande nelle dimensioni. Si tratta di un blocco di pietra serena, che essendo molto sensibile agli sbalzi di temperatura tende a “esfoliarsi”, cioè a perdere pezzi secondo piani paralleli, consumandosi sempre di più.
Molti di voi lo avranno certamente notato, ma in tantissimi si saranno fatti “distrarre” dalla lapide bianca, posta al di sopra, che cattura inevitabilmente l’attenzione del passante. Non è un elemento che risalta agli occhi. Va saputo cercare. A differenza degli altri elementi presenti in questa porzione di muro, come le due buche pontaie, i due paracarro in pietra, l’epigrafe e la cornice in mattoni disposti di taglio a sottolineare il piano di calpestio interno, il nostro “foro” non trova una spiegazione immediata, evidente.


Il “buco” della Crocetta
Foto di Francesco Fiumalbi


Notiamo che la pietra, seppur gravemente danneggiata, doveva ospitare un’iscrizione. Abbiamo rintracciato due frasi che, seppur leggermente diverse, indicano il medesimo significato. Probabilmente si tratta di una diversa traduzione dal latino all’italiano.

ELEMOSINE PER REDIMERE GLI STIAVI DAI TURCHI – 1664
Samuels (5)

ELEMOSINE PER LA REDENZIONE DEGLI STIAVI – 1644
Piombanti (6)

Secondo Rossano Nistri, il testo sarebbe stato un'altro ancora:
[ELEM]OSINE P. RISCATTAR / LI STIAVI DA' TURCHI

Non sappiamo quale sia corretta. Vista la costruzione della chiesa fra il 1660 e il 1668 sembrerebbe più plausibile la prima datazione, tuttavia non dobbiamo escludere che la pietra non sia un elemento di riuso e quindi precedentemente databile, anche perché nel 1641 avvenne qualcosa di interessante.
Per quale motivo si raccoglievano a San Miniato le elemosine per riscattare gli schiavi cristiani dai turchi musulmani?

Il “buco” della Crocetta
Foto di Francesco Fiumalbi

Il 9 febbraio 1641 i membri della Compagnia dell’Annunziata chiesero di entrare a far parte alla Compagnia del Riscatto di Roma per la liberazione degli schiavi dai “mori”. L’unione fu sancita l’11 aprile 1645, e da quel momento il nome variò in Compagnia del Riscatto (7).
Tale istituzione romana, faceva capo all’Ordine della Santissima Trinità che aveva come nome completo “Ordine della Santissima Trinità e redenzione degli schiavi” (8). Secondo la tradizione, infatti, il fondatore Giovanni De Matha, originario della Provenza, nel giorno della sua prima celebrazione della Santa Messa solenne, il 28 gennaio 1193, ebbe la visione di Cristo Redentore tra uno schiavo bianco e uno moro. Tale immagine fu riprodotta nel 1210 attraverso un mosaico cosmatesco, tutt’ora esistente, sul portale dell'antico convento di San Tommaso in Formis sul Celio a Roma (9).
I membri della nuova Compagnia del Riscatto sanminiatese, come i confratelli romani, erano riconoscibili da una cappa nera con cintura bianca, contraddistinta da una croce a due colori, rosso e celeste, sulla spalla bianca. Esattamente come i frati “trinitari”, chiamati, appunto, crocettini (10). Per questo motivo la chiesa della Compagnia prese il nome di “Crocetta”.


NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) Piombanti Giuseppe, Guida storico-artistica della città di San Miniato al Tedesco, Tip. Ristori, San Miniato, 1894, ristampa anastatica in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, San Miniato, pag. 71.
(2) Tognetti Livio, Il convento dei SS. Jacopo e Lucia di San Miniato nel racconto del primo libro della Cronaca, in Centi, Morelli, Tognetti, SS. Jacopo e Lucia: una chiesa, un convento. Contributi per la storia della presenza dei Domenicani in San Miniato, Accademia degli Euteleti, Palagini, San Miniato, 1995, pag. 140.
(3) Tognetti, Op. Cit., pagg. 142-143
(4) Piombanti, Op. Cit., pag. 71.
(5) Salmuels Olga, Due ore a San Miniato, Accademia Degli Euteleti, Palagini, San Miniato, 1987, pag. 6.
(6) Piombanti, Op. Cit., pag. 72.
(7) ASCSM, n. 443, Compagnia dell’Annunziata, Deliberazioni, in Tognetti, Op. Cit., pag. 143
(10) Piombanti, Op. Cit., pag. 72.
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