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mercoledì 24 febbraio 2016

LA CASERMA MILITARE DI SAN MINIATO 1850-1852

a cura di Francesco Fiumalbi

INDICE DEL POST
INTRODUZIONE
IL CONTESTO: L'OCCUPAZIONE AUSTRIACA DELLA TOSCANA
IL GENERALE DE LAUGIER DE BELLACOUR
LA RIORGANIZZAZIONE DELL'ESERCITO TOSCANO
LA CASERMA E LE SCUOLE REGGIMENTARIE DI SAN MINIATO
IL BATTAGLIONE DELLE GIOVANI RECLUTE DI SAN MINIATO
LA FORMAZIONE DELLE RECLUTE A SAN MINIATO
I VANTAGGI PER LA CITTA' SAN MINIATO
UN GRANDE DISPENDIO PER SOLI DUE ANNI
LA CASERMA DI SAN MINIATO: UNA SCELTA DISCUSSA

INTRODUZIONE
In questo post sono proposte alcune interessanti notizie circa la riduzione a “caserma” dell'ex-monastero domenicano della SS. Annunziata di San Miniato – soppresso nel 1810 – comunemente ed erroneamente detto di “San Martino”, che oggi ospita l'Hotel San Miniato.
La caserma militare rimase in funzione solamente due anni, dal 1850 al 1852, prima che i locali dell'ex-convento venissero dati in affitto a privati, salvo poi essere trasformati in carcere mandamentale dal Comune di San Miniato nel 1856. Era una caserma un po' particolare, infatti ospitava le giovani reclute che frequentavano le Scuole Reggimentarie, e che necessitavano di una adeguata formazione prima di proseguire gli studi nelle Scuole di Plotone o di essere inviate nei campi di battaglia. Per la Toscana di quei tempi si trattava quasi di una novità assoluta. Cercheremo di ripercorrere le vicende che portarono all'istituzione della caserma e di osservare il contesto storico del tempo.

L'ex-Monastero della SS. Annunziata
(detto erroneamente San Martino)
Foto di Francesco Fiumalbi

IL CONTESTO: L'OCCUPAZIONE AUSTRIACA DELLA TOSCANA
La caserma militare di San Miniato fu istituita in un clima di grandi tensioni ed incertezze. Il 23 marzo 1848 era iniziata la Prima Guerra d'Indipendenza e anche Leopoldo II, cercando di dare sfogo alle tensioni interne, dichiarò guerra all'Austria, affiancando l'esercito toscano (costituito per buona parte da volontari, ovvero studenti, artisti e intellettuali fra cui i sanminiatesi Augusto Conti e Gaetano Pini) a quello piemontese e a quello pontificio. Nel frattempo, la difficile situazione interna sul finire del 1848, portò il Granduca ad affidare il governo ai democratici e ben presto fu costretto ad abbandonare Firenze nel gennaio successivo. Di lì a poco fu proclamata la Repubblica Toscana (febbraio 1849), ma Leopoldo II chiese ed ottenne aiuto agli austriaci dell'Imperatore Francesco Giuseppe I, suo parente. Questi, forti di un contingente di 18000 uomini, penetrarono in Toscana nel maggio di quell'anno e restaurarono il governo granducale. Leopoldo II rientrò a Firenze nel luglio 1849, anche se le truppe austriache si ritirarono definitivamente dalla regione solamente nel 1855. E' quindi nei primi due anni dell'occupazione austriaca della Toscana che venne costituita la caserma sanminiatese.

IL GENERALE DE LAUGIER DE BELLACOUR
Durante la Prima Guerra d'Indipendenza, a seguito di alterne vicende, il comando del contingente toscano venne affidato al Generale Cesare de Laugier de Bellacour [Porto Ferraio, 15 ottobre 1789 – Fiesole, 25 maggio 1871]. Questi, impossibilitato a riorganizzare le sue truppe, si trovò nella difficile situazione di dover fronteggiare un esercito molto più numeroso e meglio organizzato come era quello austriaco. Nonostante queste difficoltà, il Generale De Laugier riuscì comunque a far fallire la manovra austriaca volta ad aggirare le truppe piemontesi, nella cosiddetta Battaglia di Curtatone e Montanara. Rimasto fedele a Leopoldo II durante le vicende della prima metà del 1849, una volta restaurata l'autorità granducale fu nominato Ministro della Guerra nel nuovo Governo Baldasserori. In questa veste ebbe un duplice incarico: tenere i rapporti con il Maresciallo Kostantit D'Aspre, comandante delle forze di occupazione austriache, e riorganizzare l'esercito toscano. Rimase in carica fino all'ottobre del 1851 e fu lui ad istituire la caserma militare di San Miniato.

Luigi Pampaloni, Simulacro di Leopoldo II Granduca di Toscana,
detto “Il Canapone”, San Miniato, Piazza Buonaparte, 1843
Foto di Francesco Fiumabo

LA RIORGANIZZAZIONE DELL'ESERCITO TOSCANO
Fin dai primi momenti dell'occupazione austriaca, Leopoldo II – probabilmente spinto dall'Imperatore Francesco Giuseppe – si preoccupò di organizzare un valido esercito che potesse difendere i confini, ma anche e soprattutto mantenere l'ordine interno alla luce dei rivolgimenti del 1848-49. La riorganizzazione, pianificata attraverso il Decreto granducale del 19 settembre 1849, venne affidata al Ministero della Guerra, presieduto dal Generale Cesare de Laugier de Bellacour. La prima operazione programmatica del Ministero fu quella di istituire delle vere e proprie scuole militari, in modo da poter formare un corpo d'armata adeguato per le esigenze belliche dell'epoca.
Vennero istituiti il Liceo Militare Arciduca Ferdinando (della durata di 5 anni), il Collegio per i figli dei militari (6 anni), la Scuola d'Artiglieria (4 anni), le Conferenze Istruttive per gli Uffiziali, le Scuole Reggimentarie, la Scuola del Soldato e del Plotone (5 anni) detta anche Plotone di Scuola.

LA CASERMA E LE SCUOLE REGGIMENTARIE DI SAN MINIATO
A San Miniato, almeno formalmente venne istituita una sede delle Scuole Reggimentarie, così descritte da Attilio Zuccagni-Orlandini nel Tomo Secondo delle Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, stampato presso la Tipografia Tofani a Firenze nel 1850 alla p. 477:
« […] nel riordinare i regolamenti della milizia si diè facoltà ai Comandanti dei diversi corpi di aprire scuola in tutte le guarnigioni, per iniziarvi il soldato nella lettura, nella calligrafìa, nell'aritmetica e nella ginnastica. La suprema vigilanza e la direzione di tali Scuole, che si vollero distinguere col vocabolo di Reggimentarie, è affidata agli Uffizia li superiori, i quali scelgono i Maestri tra i Sottouffiziali del loro Corpo. Conseguentemente il Battaglione dei Veliti in Firenze; il Primo Reggimento di Linea in Pisa, Lucca, Arezzo, Volterra, S. Miniato, Orbetello, Piombino e Portoferraio; i Cacciatori a Cavallo in Firenze, Siena, Pisa e Lucca; il Reggimento di Artiglieria in Firenze, Livorno, Viareggio, Rosignano, Piombino, Grosseto, Orbetello, Portercole e Portoferraio; il Battaglione dei Cannonieri insulari, e le Compagnie di Correzione e di Disciplina in Lungone, hanno ora il vantaggio di poter frequentare Scuole di Reggimento.»

L'ex-chiesa conventuale della SS. Annunziata
(detta erroneamente San Martino)
Foto di Francesco Fiumalbi

IL BATTAGLIONE DELLE GIOVANI RECLUTE DI SAN MINIATO
Rispetto alle altre Scuole Reggimentarie, a partire dal marzo 1851, quella sanminiatese ebbe una prerogativa “speciale”: quella di formare le reclute fra le quali sarebbero stati scelti i 70 soldati da inviare alla nuova Scuola di Plotone. Ancora Attilio Zuccagni-Orlandini, alla medesima p. 477:
«Lo zelo di chi dilesse nei suoi primordii quella militare istituzione, rese sollecito il Ministro promotore della medesima a determinarne meglio i Regolamenti nel Marzo del 1851. Fu confermato il titolo di Plotone di Scuola o Scuola di Plotone; si decretò che fosse formata quella nuova famiglia degli Uffiziali che allora vi si trovavano, di un Sergente maggiore, di un Foriere e di 70 soldati: questi poi dovevano essere scelti nel Battaglione delle giovani reclute, alle quali fu modernamente assegnato quartiere nella città di S. Miniato.»

LA FORMAZIONE DELLE RECLUTE A SAN MINIATO
Le giovani reclute delle Scuole Reggimentarie di San Miniato dovevano sottostare ad un rigido e intenso programma di formazione, stabilito da appositi regolamenti. I ragazzi imparavano a leggere e a scrivere, erano impegnati in aritmetica elementare, oltre a cimentarsi in attività motorie come la scherma e il ballo [Attilio Zuccagni-Orlandini, Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, Tipografia Tofani, Firenze, 1850, p. 392]. Certamente curiosa l'educazione alla danza, che richiama ritualità e cerimonie fortemente radicate nell'immaginario collettivo. Pensiamo, ad esempio, al cosiddetto “ballo delle debuttanti”, in cui ragazze e giovani militari trascorrono una serata a ritmo di valzer.
San Miniato, a detta dello stesso Zuccagni-Orlandini, si prestava felicemente per la formazione delle reclute in quanto era una località centrale, equidistante da tutte le città più popolose, che potevano comunque essere facilmente raggiunte grazie alla ferrovia (realizzata fra il 1844 e il 1848). Inoltre era lontana da quei vecchi soldati e in luogo appartato, tale da non offrire distrazioni in divertimenti cittadineschi. San Miniato era piccola, ma aveva il necessario: un ospedale pubblico (attivo dalla fine del '700), un ampio piazzale per le esercitazioni (l'attuale Piazza Dante Alighieri, realizzata fra il 1844 e il 1846) e prezzi a buon mercato.

A. Zuccagni-Orlandini, Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana,
Tomo Secondo, Tipografia Tofani, Firenze, 1850, frontespizio.

I VANTAGGI PER LA CITTA' DI SAN MINIATO
Un così nutrito apporto di giovani reclute, nonché di personale utile a garantire il funzionamento della caserma, dovette generare benefici economici a tutta la comunità sanminiatese. Ne trassero certamente giovamento le attività commerciali al dettaglio, ma anche il mercato immobiliare ed in particolare il mercato degli affitti. Gli ufficiali-docenti, infatti, non risiedevano assieme alle reclute, bensì dovevano trovare abitazioni in città, in cui poter ospitare anche le rispettive famiglie.
Inoltre si può immaginare anche la formazione di un piccolo “indotto” attorno alla caserma, legato agli approvvigionamenti di generi alimentari.

UN GRANDE DISPENDIO PER SOLI DUE ANNI
Giuseppe Piombanti, nella sua Guida della Città di San Miniato al Tedesco (S. Miniato, 1894) lamentò che per procedere all'operazione di costituire la nuova caserma, adeguata e ristrutturata per ospitare la scuola militare sanminiatese, era occorso un grande dispendio per soli due anni. Queste le sue parole:
«Nel 1850 il generale De Lauger (sic!) avendo scelto S. Miniato come luogo atto alle esercitazioni militari, vi mandò il battaglione dei soldati novelli, che giornalmente ricevevano l'istruzione sul piazzale da poco finito. Essi dimoravano nel soppresso monastero della SS. Annunziata, con grande dispendio ridotto a caserma, e soli due anni vi stettero. […] Questo grande monastero domenicano, che godeva bella fama in Toscana, fu soppresso nel 1810. Ripristinati i domenicani a S. Miniato, ebbero anche il possesso di questo monastero, a condizione di lasciarci tornare le religiose, che ancor vivessero, le quali avevano ottenuto di poterci finire la vita (1818). Nel 1850 lo prese in affitto il governo per ridurlo a caserma, come è stato già detto, facendone uscire, con dispiacere di tutti, le ultime due domenicane, che allora vi erano. Poi l'ebbero in affitto i fratelli Federigo e Giorgio Salvatori; ma tutta quella parte che è accanto alla chiesa, nel 1856, la prendeva il comune e a carceri la riduceva, togliendole dal palazzo della Sotto-Prefettura» Estratto da G. Piombanti, Guida della Città di San Miniato al Tedesco. Con notizie storiche antiche e moderne, Tipografia M. Ristori, San Miniato, 1894, pp. 46, 60-61.

LA CASERMA DI SAN MINIATO: UNA SCELTA DISCUSSA
La lontananza dai grandi centri della regione e l'essere un luogo “appartato”, che per Attilio Zuccagni-Orlandini costituivano un vantaggio utile alla formazione delle reclute, erano probabilmente anche i maggiori difetti attribuiti alla scuola militare sanminiatese. Si può immaginare una certa ritrosia da parte degli ufficiali a venir destinati a San Miniato, luogo tanto ameno quanto di scarsa attrattiva sociale. Che la decisione di costituire una caserma a San Miniato non avesse trovato unanime entusiasmo è lo stesso Zuccagni-Orlandini ad ammetterlo. Addirittura, essendo egli il Segretario-Capo della Sezione Statistica del Ministero delle Finanze, si trovò nella posizione di dover giustificare l'operazione. Tuttavia il malcontento dello Stato Maggiore, unitamente al ritiro dal Ministero e dall'Esercito del Generale Cesare de Laugier de Bellacour nel febbraio 1851 – il quale aveva condotto la riorganizzazione dell'esercito e aveva costituito la scuola a San Miniato – rese insostenibile il mantenimento della caserma sanminiatese. Nel 1852 la struttura venne dismessa e affittata ai privati, prima che subentrasse il Comune di San Miniato per insediare in quel luogo il nuovo carcere mandamentale.

Molte delle informazioni contenute in questo post sono tratte dal testo redatto da Attilio Zeccagni-Orlandini nel volume Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, Tomo Secondo, pubblicato a Firenze nel 1850:

«[491] III. Quartiere per le Reclute in S. Miniato. — L' articolo precedente collegasi con questo, destinato a dare un cenno della moderna apertura di un Quartiere per le giovani reclute nella città di S. Miniato. Giovi qui il ricordare che nei primi anni del corrente secolo, prima della invasione e dominazione dei francesi dai quali fu introdotto in Toscana l'ordinamento della Coscrizione, praticavasi infelicemente di provvedere al personale delle truppe con Leve forzate di scostumati giovani, ossia collo spurgo della popolazione; quindi in Firenze erasi introdotta la voce discolame, come sinonimo di leva di soldati! Ed infatti, in buona lingua chiamasi discolo il riottoso e il malvivente, e talvolta l'idiota. Se nonché i moderni regolamenti per raccogliere reclute sarebbero poco dissimili da quelli della Coscrizione, se, come di sopra fu avvertito, l'insaziabile voracità dei monopolisti non avesse trovato il modo di intrudersi anco nelle scelte dei soldati, facendo mercato dei peggiori soggetti per cambio dei migliori. E convien dire che un tal monopolio produca conseguenze funeste, poiché il Ministero trovò nel 1850 necessaria la misura, di formare un deposito delle giovani reclute in un luogo appartato, perché il contatto coi vecchi soldati più non le guastasse.
Ma la soverchia moderna smania di propor sempre cose nuove, potrebbe far nascere il dubbio, se la scelta di un Locale in S. Miniato debbasi riguardare come conveniente e opportuna: la risposta é semplicissima. Siede S. Miniato in sito discretamente elevato, ridentissimo e di aria eccellente: oltre di ciò quella posizione può considerarsi come centrale, perché posta
[492] quasi in mezzo tra Firenze, Pisa, Livorno, Lucca, Siena, e con Via Ferrata in vicinanza, che molto facilita quei differenti accessi.
L'edifizio destinato all'uso predetto è di una vastità sufficiente, e sebbene alquanto vetusto fu migliorato con opportuni restauri, e non può ora abbisognare che di vigilante conservazione; per cui resta solamente a desiderarsi la formazione entro il medesimo di un quartiere per Uffiziali, per rendere più diretta la sorveglianza. Che se nel caso di siccità straordinaria la truppa dové talvolta provvedersi d'acqua in qualche distanza, tal contrarietà non fu che accidentale e sembra che vi sarà in breve provveduto dal Municipio.
Risentì frattanto quella piccola città vantaggi moltiplici e notabilissimi; primario dei quali l'aumento di popolazione proveniente da classe di soggetti mantenuti a pubbliche spese, e che posero per conseguenza in circolo non tenue somma di denaro: nel tempo stesso si aumentarono i mezzi di industria ai manifattori e ai trafficanti, e ne trassero profitto anco i possidenti, affittando quartieri agli Uffiziali, senza aumento di pigione per le casette della classe indigente. Certo è insomma che la istituzione di un Tribunale di prima Istanza e di un Quartiere militare, fecero cambiar d'aspetto a quella città, che in passato contar non poteva se non che sopra i soli prodotti del suolo. E non potrebbesi ragionevolmente muover lagnanza, se alcun poco aumentarono di prezzo i generi di prima necessità, senza cadere in un grave errore di pubblica economia. Al ché si aggiunga, che la popolazione indigena non ebbe da risentirne il minimo danno nemmeno per la parte della costumatezza, poiché la condotta dei giovani soldati si mantenne irreprensibile, grazie alla rigorosa disciplina tenuta in vigore da chi ne ha il comando. Ne resta finalmente da notare che in S. Miniato trovano i soldati il necessario a buon mercato : in caso di malattie evvi la comodità di uno spedale; né manca una vasta Piazza per gli esercizii militari. Certo è frattanto che il Ministero della Guerra non molti mesi dopo l'apertura del predetto Quartiere, poté ottenere da quel Battaglione di reclute un'ottima compagnia di guarnigione per Volterra, estrarne 200 soldati che furono incorporati ne' Veliti, ed altri aggregarne al Plotone di Scuola, esistente allora in S. Iacopo della capitale. Concludesi che chi facesse voti per veder soppresso il Quartiere di S. Miniato, manifesterebbe oblique mire contro le utili istituzioni, o come parte interessata farebbe supporre negli Uffiziali destinati al comando e all'istruzione, il desiderio, ben poco lodevole in prodi soldati, di maggiori agiatezze e di distrazioni in divertimenti cittadineschi.»

Estratto da A. Zuccagni-Orlandini, Ricerche Statistiche del Granducato di Toscana, Tomo Secondo, Tipografia Tofani, Firenze, 1850, pp. 491-492.

martedì 2 dicembre 2014

APSM-ISVP-008 L'ANNUNCIAZIONE DI TERRACOTTA SMALTATA IN VIA CARDUCCI A SAN MINIATO

L'ANNUNCIAZIONE DI TERRACOTTA SMALTATA IN VIA CARDUCCI A SAN MINIATO

SCHEDA SINTETICA
Oggetto: Immagine sacra, tipo iconografico “Annunciazione”
Luogo: San Miniato, via Giosuè Carducci
Tipologia: Terracotta smaltata
Tipologia immagine: terracotta dipinta e smaltata
Soggetto: Madonna “Nunziata” 
Altri soggetti: Arcangelo Gabriele, Spirito Santo
Autore: Sconosciuto
Epigrafe: NO
Indulgenza: NO
Periodo: 1710
Riferimenti: nessuno
Id: APSM-ISVP-008

DESCRIZIONE
Da Piazza Grifoni, scendendo in direzione de Le Colline e oltrepassato il luogo dove un tempo si ergeva l'antica Porta di Ser Ridolfo, si incontra, sul lato settentrionale di via Carducci l'organismo architettonico che fino ad un paio di secoli fa ospitava il convento di frati agostiniani annesso alla chiesa della SS. Annunziata. La chiesa era stata fondata dall'omonima compagnia nel 1383 e nel 1522 fu donata alla congregazione dei Agostiniani di Lecceto perché vi costituisse una comunità. La chiesa, costruita sul finire del '600, consacrata nel 1698 dal Vescovo Michele Carlo Visdomini Cortigiani, ma completata nell'apparato decorativo entro i primi due decenni del '700, ha mantenuto fino ad oggi la sua funzione di luogo sacro, a differenza della vicina chiesa della Crocetta. Diverso il discorso della comunità religiosa, costretta ad abbandonare il convento a seguito della soppressione napoleonica dei primi anni del XIX secolo. L'edificio ex-convento, in parte oggi è adibito ad attività sociali e assistenziali, in parte fu venduto a privati e ridotto in varie abitazioni. Sul muro che si affaccia sulla strada di una di queste abitazioni, si trova l'immagine che raffigura l'episodio dell'Annunciazione richiamando, evidentemente, il titolo della chiesa e del convento, realizzata in terracotta dipinta e smaltata nell'anno 1710.
Il manufatto è molto semplice, ha la dimensione di un piccolo stemma, e non sembra possibile stabilire con certezza se la sua collocazione attuale coincida con quella originaria. E' probabile anche che fosse collocato all'interno o anche in un altro luogo. Da un punto di vista stilistico è un'opera di scarso pregio, probabilmente realizzato con uno stampo per quanto riguarda la forma, decorato da mano inesperta per quanto riguarda l'immagine sacra vera e propria. Indubbio è invece il suo valore storico dal momento che l'elemento è datato al 1710 e, dunque, ha oltre 300 anni.
Iconograficamente, l'immagine è perfettamente rispondente alla tradizione dell'episodio dell'Annunciazione così come è stato rappresentato a partire dai secoli del basso medioevo.

L’episodio dell’Annunciazione, molto conosciuto, è tratto dal Vangelo di Luca:
“Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.” Luca 1,26-38

La scena avviene in un ambiente interno, precisamente in una camera, come si evince dall’elegante baldacchino che sbuca sulla destra, dietro la Madonna.
La Vergine appare con sembianze giovanili, come da tradizione, e intenta nella preghiera sostando su di un inginocchiatoio, dove sono collocate le Sacre Scritture, proprio quelle scritture dove viene annunciata la profezia messianica. Ed ecco che appare l’Arcangelo Michele, con due ali, sospeso su una soffice nuvola. In alto fa il suo ingresso sulla scena una colomba: è il simbolo dello Spirito Santo, per mezzo del quale si compie il miracolo dell’Immacolata Concezione, preannunciato, appunto, nell’episodio dell’Annunciazione.

L’angelo tiene in mano un mazzo composto da cinque gigli bianchi. Il bianco come noto è simbolo di purezza, mentre i gigli dovrebbero rappresentare la purezza di Maria. Dal canto suo, Maria, appare serena e devota al cospetto dell’angelo. Il suo sguardo volge al basso in segno di rispetto e con la mano sinistra sembra far cenno di accoglienza.


L'Annunciazione del convento della "Nunziatina"
San Miniato, via Giosué Carducci, terracotta invetriata e smaltata
Foto di Francesco Fiumalbi

L'Annunciazione del convento della "Nunziatina"
San Miniato, via Giosué Carducci, terracotta invetriata e smaltata
Foto di Francesco Fiumalbi

L'Annunciazione del convento della "Nunziatina"
San Miniato, via Giosué Carducci, terracotta invetriata e smaltata
Foto di Francesco Fiumalbi

venerdì 28 settembre 2012

LA FONDAZIONE DELLA "NUNZIATINA"

di Francesco Fiumalbi

La chiesa della SS. Annunziata, comunemente chiamata "Nunziatina" è una delle chiese sanminiatesi più suggestive. La pianta a croce greca iscritta in un ottagono, gli affreschi di Domenico Bamberini, l'affresco quattrocentesco dell'Annunciazione, la bellissima statua di Sant'Antonio Abate, sono tutti elementi caratteristici di questo piccolo, ma affascinante edificio di culto.
Presso l'Archivio Storico del Comune di San Miniato, a seguito della soppressione settecentesca delle compagnie religiose, sono confluite le carte che una volta appartenevano alla Compagnia della SS. Annunziata, l'istituzione laicale a cui si deve la fondazione del primo nucleo della chiesa. Fra queste, si trovano quelle relative alla fondazione della chiesa della Nunziatina (1).
Si tratta di un manoscritto, redatto da Piero di Lorenzo Gucci, scrivano della Compagnia, il 27 aprile 1542. E' estremamente interessante, in quanto ci fornisce una serie di informazioni relative alla costruzione della chiesa, ricopiando una memoria registrata nel 1383 da Giovanni di Piero Gucci, probabilmente un avo di Piero di Lorenzo.

Chiesa della SS. Annunciata, detta "Nunziatina"
Foto di Francesco Fiumalbi

Dal documento si evince che nel 1383 (ad appena 13 anni dalla caduta di San Miniato nelle mani di Firenze) la Compagnia della SS. Annunziata decise di "staccarsi" dalla chiesa dei SS. Jacopo e Lucia (detta di San Domenico), che era stata la sede dell'associazione religiosa fin dalla sua istituzione, ipotizzabile alla fine del '200 (2). Il luogo prescelto ad accogliere il nuovo edificio fu individuato lungo la strada che conduceva verso le "Colline", appena fuori dalla Porta di Ser Ridolfo. Alla chiesa vera e propria fu deciso di affiancare uno spedale per il sovvenimento delli poveri.
Poiché tale operazione richiedeva l'ottenimento del consenso da parte del Vescovo di Lucca, che all'epoca era Antonio da Riparia (eletto il 29 ottobre 1380 e morto il 16 agosto 1383), la Compagnia elesse come procuratore Giovanni di Jacopo che, coadiuvato dal notaio Bindo del fu Pietro Manni di San Miniato, presentò la richiesta. L'episcopo dette il suo benestare e stabilì l'onere di corrispondere annualmente una libbra di cera in occasione della festività di San Martino, specificando che, in caso di guerra o di impossibilità a raggiungere Lucca, l'obolo sarebbe stato consegnato al rettore della Pieve di Santa Maria di San Miniato (oggi Cattedrale).
L'oratorio, con annesso ospedale, sorse nel luogo indicato, all'interno del territorio parrocchiale della chiesa di Santa Maria a Fibbiastri, suffraganea dell'ormai decadente Pieve di San Saturnino in Fabbrica, la cui giurisdizione si estendeva fino alla Porta di Ser Ridolfo. Infatti la cerimonia di posa della prima pietra vide la partecipazione del rettore della chiesa di San Michele Arcangelo di Cigoli, che aveva assunto le funzioni proprie del pievano, essendo la pieve di Fabbrica formalmente ancora attiva, ma di fatto decaduta.
La chiesa e l'ospedale rimasero sotto il controllo della Compagnia della SS. Annunziata fino al 1522, quando fu stabilito che il complesso passasse agli Agostiniani di Lecceto. Da quel momento in poi, alla confraternita rimase solo l'oratorio, mentre i frati edificarono l'attuale chiesa (poi ristrutturata nel '600 e nel '700) e trasformarono l'ospedale in convento. La nuova sede della Compagnia fu costruita nella seconda metà del '600: la Chiesa della Crocetta.
Come si vede dalla foto qua sotto, a ricordo della donazione fu collocata sulla facciata della chiesa un'epigrafe di cui proponiamo la trascrizione e la traduzione:

DEO OPT[IMO] MAX[IMO] ATQ[VE] ILIC[ITANAE] AVG[USTINIANORVM] CONG[REGATIONI] FR[ATR]ES VIRG[INIS] AN[N]VN[TIATAE] AERE PROPRIO CO[N]STRVCTV[M] TE[M]PLV[M] ET MONAST[ERIVM] MVNIFICE AC PIE DONA[VERVUNT] 1522
(Trascrizione a cura di Rossano Nistri)

A Dio, Ottimo Massimo. Nell'anno 1522 gli appartenenti alla Confraternita della Vergine Annunziata, di quella stessa Congregazione dei padri Agostiniani, fecero dono della della chiesa e del monastero costruiti a loro spese con impegno devoto e generoso.
(Traduzione a cura di Don Luciano Marrucci)

Epigrafe sulla facciata della chiesa
Foto di Francesco Fiumalbi

Ed ecco, infine il documento trascritto. Alcune parole sono praticamente illeggibili, in generale sono state riportate le lettere così come sono state scritte, quindi senza correzioni o aggiustamenti. Alcune abbreviazioni sono state indicate, anche se il significato del testo è comunque comprensibile. Se, leggendo, troverete nuovi particolari o errori di interpretazione, non avete che da segnalarceli, in modo da aggiornare il post.

Copia di una memoria quando la compagnia della nunziata era in sancto jacopo et  trasferissi alla porta di ms (da leggere “messer”, n.d.r.) Ridolfo – cioè –
L’anno 1383 la compagnia della nunziata essendo in sancto jacopo stata già anticamente spirata dalo onnopontente idio volse tornari fuor della porta di ms Ridolfo et qui far uno spidale et compagnia ad honore di dio et di tutta la corte celestiale et a utile et sovvenimento delli poveri ma fu necessario innanzi haverne licentia dal reverendo vescovo di Luccha et po (da leggere “poscia”, poi, n.d.r) ragunata la sopraddetta compagnia instituì Giovanni di Jacopo maniscalco sindico et procurator in questa faccenda et po levassi una supplica dal reverendo vescovo di Lucca et po fatta la supplica p il diligente huomo Giovanni sopra detto si attenne cose sotto scritto:

Antonius dei et aplce sedis gra(tia) luc(encis) epsi dilechi nostro epo  (da leggere “episcopo”, n.d.r.)… nomine et fratris societatis sancte marie nunziate de S Miniate santem in domino sempiterna (sempre, eterna, n.d.r.) ura (?) nobis nup fuit porretta petitio p joanne jacobi maliscalco (e)orum sind(ico) et procur(atore) nuius tenor segt in hac forma:
Cora nob reverendo in cristo padre e D(omi)no D(omi)no Antonio dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) ep(iscop)o reverendo et  iosut(?) foaes ohm jacobi maniscalcus de S Miniate dindicus et procurator societatis seu fraternitatis sacte ma (da leggere Maria, n.d.r.) annuntiate S Jacobi de Sancto Miniate or dita et alia splr costituto ut des sindicatu et man(iscalcus) apparet pub mato(?) manu. S(er) Bindo quo(s)dam Petri Manni de S Miniate not(a)i(o) pub(lico) vice et nore sce societatis os in zelis fidei et fervor charitatis disponente deo into cir currate. Et corde deiderant fauoi parupum yhu xpi (da leggere Gesù Cristo, n.d.r.) sub vocabulo S marie Annuntiate, fundare et costruer ppe terra sa(ncto) miniatis uz et porta domini Rodulfi in parrocchia ecclesie S. Marie de fibiastri quodda oratoriu sive cappella in qua altare et tintinnabula sive campanella in nel et techi. (H)Ac quodda hospitale ipi cappelle contigui et comunichi eriger et appsorni retiner ingbus(?) quidem ad reverentia onnipotentis dei et die(?) close(?) virginis marie totuesqu insco celestis i missa et alia omino officia celebrari possint: (H)Ac aggregari recolligi pariter et reapi paups yhu xpi (da leggere Gesù Cristo, n.d.r.) ppuis futuris temporibus: ft(?) op(?) dictus joannes sind(icus) et procuro pds(?), cognoscens utiusmodi fundatione et costrutionem fieri no posse, sine cura espressa licenti aut decreto at obsuata forma sur(?) audens  joa(nn)es sindicus et procuro predictis d(omi)no noe(?) humiliter quatemus potest eidem reverende patentasi supplicat qt(?) eide orato noe(?) splem(?) gratia facientes orgnemini et nelitis(?) erde joan(n)i dicto nore(?) elargiri et conceder dicta cappella et hospitale costruer et edificari facer forma mors(?) de quib auti e(?): que quisdem caooella sive oratoriu ad ipsu hospitale accessorie nessiat et q(?) qiudem cappella et hospitale sulari gauder possit et debeat qbusaunq(?) imunitatis privilegius et libertati§ qbus gaudem alie cappella et hospitalia orgnantes et nunc committer nestris miris: d(omi)no preposito sancti miniati et S(ancto) m(ichelis) de Ceuli ut ipsoru alteri q nelint et debeant in fundazione predicto ad lande dei poner primi lapide: In quib omnia et smgtis(?) sopradectis dictus Joannes sindicus et procuro predictis d(omi)no noe tamq fundactionis autor et costructor resuat et dedio noe(?) re§uatu ee(?) intendit et nult jus patronati sta mi d(icta) cappella q ni hospitali et qualibet ipsoru: cuius urum desiderino tanq pui ompletantes et dududerantes ta dinisi cultus q hospitalites auaori  tenore presentiu uob nista cintinentia et tenore die(?) uesre petitiois et regsiti mis indulgemus et plena in domino concedimus faundate posse in loco et parrochia pnotaris oratoriu seu cappella et hospitale ad xpi paupum usum costruer et edificandi quatitatib mais et formis in emsde(?) petitione et pressatis saluo semp iure parrochiatis ecclesie reservando no set nunc pro ut sunc et uris(?) successoribus et defensioms dicto hyospitalis et cappelle: Nos niro(?) nrusq(?) successori§ e opis capatui Lucano pro censu et noie census dabini(?) in festo S(ancti) martini libra una cere propesoris temporit decetero et p soluti ad op solutione dicta cappella et hospitale teneri decernimus: Si uo(?) pp hospitatis in cursu nel guerraru dusteninabun seu alia insta impedimenta dca(?) solutio luce fieri et posint tunc et eo casu depositio et consignatio dicte solutionis cere fieri possit et liute rev(eren)do preposito plebis de S(ancto) miniate q ptor fieri set predicto irro(?) episcopatus reapoeni(?): In quor(?) oiu testimoni:
Antonius dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) eps (da leggere “episcopo”, n.d.r.) universis xpi fidelibus i presente stras in spettaturis, salutatem, et semputerà in d(omi)no charitatem Sanctoru honoranda sunt opera et uberibus candri(?) preconijs attollenda, que grosis opibus et miramdovi insignis, maiestas omnia conditoris honoras. Ut nos illoru adiusi preci§, suffia gijs circumfulti, apud regis eterni clementia, post mire presentis ex cursu stortis stabilem no habenta, dehitorni(?) faulius attenta venia, supre beatitudini gaudio ppnis duratura tempori§ consequamun: Cù itaq dilecti filij societatis glose virginis marie annuntiate de S(ancto) miniate quodda intendant hospitate cu(m) oratorio sialbonis proprijs fundari sub vocabulo S(ancte) Marie Annunciate situ in parochia de Fibbiastri prope s(anc)tum miniate tui diocesi ad usu pauperum yhu xpi (Gesù Cristo, n.d.r.) quod pro ipsoriu parte nob oxtitu expo situ ut narrari et allud facendi eisdem concessimus mandari, capiente ut hospitale ipsu et oratorio congruis honoribus frequentatur, omnibus ve(ni)re(?) penitensibus et confessis qui hospitale ipsu et oratorui venerabiliter insitaverint in festo gloriose virginis m(arie) annuntiate de mense marti jet in vigilia ipsius quadrigenta dies eis vero qui hospitale ia(?) dicti et oratorium siglis primis dominus cuiuslibet mensis XL dies et arlijs qui§cumq(ue) diebus XL dies annis singlis de omnipotentis dei misericordia et beatoru(m) et apostoloru(m) petri et pauli antea cofisi de miuntis penitentis misericorditer relaxamus in quorum.


Chiesa della SS. Annunziata, Portale di Ingresso
Foto di Francesco Fiumalbi


Antonius dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis) ep(i)s(copus) dilectis in xpo hor§ et fratri§ societatis s(ancte) m(arie) annuntiata de s(an)c(t)o miniate salut(at)e in d(omi)no sempiterni: iura nobis nuper extit p. joannis jacobi nostri sindicu et procuro po recta pontio, uius tenor seguit in hac forma in. Iora nobis reverendo in xpo patre et d(omi)no d(omi)no Antonio dei et ap(osto)lice sedis gra(tia) luc(ensis)  ep(iscop)o reveren(di)s et pomi joannes olim jacobi maniscalcus de s. miniate sind(icus) et procuro societatis s(ancte) marie annunziate et sancti jacobi de s(an)c(t)o miniato od ita et alia splr(?) constitutus ut de S sindicatu et manto apparet pub instro stato et rogato mano s(er) bindo quonda s(er) Petri manni de S(ancto) miniate notaio publ. Ex ab olim divino disponete sinorati et boni viri terre sacti miniatis nuo matro uno (?) cenuentes(?) et pui desideriu anplexontes(?) q(ue) dà in sancto miniate in ecclesia sancti jacobi de fuorisporta societate ordinaverunt et aveauerunt q(ue) usq(e) ad hoc tempora disciplius dei laudi§ orationibus et actibus multicipliter pijs instrument et insictent(?) et cuntaro(?) honori u argitore(?) promerente(?) crenit(?) veru(nt)(?) sepodia solo suadente dinfensiones intedu et iurgia q(ue) eos arlogna(?) st exorta: Illui intedu indiscrete q(ue) eos alligando g societate ipia anbernatoru ordinaria parabola sine anteno exitit gubernato sine uallata quamodre dictus joannes d(i)c(t)o sindicatu et procuro nore sanpulu(?) quodunq(ue) desiderans toller et ut in eusdem loco et societate part ppuo sine qua pacis autor bn(?) coli(?) no potest est veritas q(ue) dens est ropiatur(?) et sit et contra ipsa societate tati et dicit promulgata indebite deceteri taliantur nec obia possint fidem reverende parontatu iure supplicat gt(?) societate conde ut collegra suc tempori§ retro hachis nra(?) ordinamenta aute digremini consimare(?): Qua qdem petitione eiusq(ue) tenore paisso(?) et discusso dihgento tenor presentiu quecumq(ue) iuste et ortemus(?) nos sine stabitiendo sine ordinando gesta surt(?) et de cetero fient in d(omi)no confirmamus eag(?) grata et rato habentes. Nec no uos(?) in allum fiuti(?) si inste petitis approbamus omologamus et confirmamus in domino xsu xpo oi ina sure forma ed modu tafat gibus melius possumus et nalemus in quoro(?).

FINIS

Le soprascritte suppliche copiai io piero di m° lorenzo gucci scrivano della compagnia di un certo protocollo della curia episcopale rogato s(er) Giovanni di s(er) Piero Gucci nel 1383. Copiato io li anno 1542 a dì 27 du aprile in domenica a’hore presso sette di notte et pero lectore studioso ti p(re)go tu preghi dio p(er) me et minate(?) in concordia.
Fassi ricordo anchora come detto luogo et cappella p(er) detta compagnia fu dato a’frati di sancto agostino di leccieto l’anno 1522 come appare nell’epitaffio di marmo murato di fuori della faccia di detta chiesa et così tutti e beni che detti frati posseggano riverdossi(?) detta compagnia quelli beni che appariscono (alcune parole illeggibili) et corte.

NOTE BIBLIOGRAFICHE
(1) Archivio Storico Comune di San Miniato, Preunitario, 443, Compagnia dell'Annunziata, cc. 195-197.
(2) Don Livio Tognetti colloca la fondazione dopo il 1348, ma non ci sono documenti in proposito. Nel 1383 la fondazione della compagnia viene indicata come un fatto "antico". Cfr. Tognetti Livio, Il convento dei SS. Jacopo e Lucia di San Miniato nel racconto del primo libro della Cronaca, in Centi, Morelli, Tognetti, SS. Jacopo e Lucia: una chiesa, un convento. Contributi per la storia della presenza dei Domenicani in San Miniato, Accademia degli Euteleti, Palagini, San Miniato, 1995, pag. 140.

domenica 18 settembre 2011

IL FORO DELLA CHIESA DELLA "CROCETTA"

di Francesco Fiumalbi

La piccola chiesa detta della “Crocetta” ha un foro. Si trova nel suo fronte principale, lungo via Giosuè Carducci, appena fuori della distrutta Porta di Ser Ridolfo, proprio davanti all’ex Monastero della SS. Annunziata, meglio conosciuto come “La Nunziatina”.
La chiesa della “Crocetta” fu costruita fra il 1660 e il 1668 dalla Compagnia dell’Annunziata (1). Tale “associazione laicale”, istituita probabilmente dopo la peste del 1348 (2), si era già adoperata per la costruzione della chiesa della SS. Annunziata a partire dal 1383. Nel 1522 la Compagnia donò l'edificio agli Eremitani di Lecceto osservanti la regola di Sant’Agostino, tuttavia mantenendo la propria sede in un oratorio adiacente alla chiesa. La situazione perdurò fino alle controversie degli inizi del XVII secolo, quando la Compagnia si staccò definitivamente dal convento costruendo l'edificio che ancora oggi fronteggia la Nunziatina, anch'esso dedicato alla SS. Annunziata (3). La Compagnia poi fu soppressa nel 1784 a seguito delle riformagioni Leopoldine (4).

La chiesa della Crocetta
Foto di Francesco Fiumalbi

La chiesa della Crocetta si affaccia, col fianco settentrionale, sull’attuale via Giosuè Carducci, dalla quale è possibile accedere all’interno attraverso due porte. Al centro del prospetto troviamo il nostro foro, praticato su una pietra abbastanza grande nelle dimensioni. Si tratta di un blocco di pietra serena, che essendo molto sensibile agli sbalzi di temperatura tende a “esfoliarsi”, cioè a perdere pezzi secondo piani paralleli, consumandosi sempre di più.
Molti di voi lo avranno certamente notato, ma in tantissimi si saranno fatti “distrarre” dalla lapide bianca, posta al di sopra, che cattura inevitabilmente l’attenzione del passante. Non è un elemento che risalta agli occhi. Va saputo cercare. A differenza degli altri elementi presenti in questa porzione di muro, come le due buche pontaie, i due paracarro in pietra, l’epigrafe e la cornice in mattoni disposti di taglio a sottolineare il piano di calpestio interno, il nostro “foro” non trova una spiegazione immediata, evidente.


Il “buco” della Crocetta
Foto di Francesco Fiumalbi


Notiamo che la pietra, seppur gravemente danneggiata, doveva ospitare un’iscrizione. Abbiamo rintracciato due frasi che, seppur leggermente diverse, indicano il medesimo significato. Probabilmente si tratta di una diversa traduzione dal latino all’italiano.

ELEMOSINE PER REDIMERE GLI STIAVI DAI TURCHI – 1664
Samuels (5)

ELEMOSINE PER LA REDENZIONE DEGLI STIAVI – 1644
Piombanti (6)

Secondo Rossano Nistri, il testo sarebbe stato un'altro ancora:
[ELEM]OSINE P. RISCATTAR / LI STIAVI DA' TURCHI

Non sappiamo quale sia corretta. Vista la costruzione della chiesa fra il 1660 e il 1668 sembrerebbe più plausibile la prima datazione, tuttavia non dobbiamo escludere che la pietra non sia un elemento di riuso e quindi precedentemente databile, anche perché nel 1641 avvenne qualcosa di interessante.
Per quale motivo si raccoglievano a San Miniato le elemosine per riscattare gli schiavi cristiani dai turchi musulmani?

Il “buco” della Crocetta
Foto di Francesco Fiumalbi

Il 9 febbraio 1641 i membri della Compagnia dell’Annunziata chiesero di entrare a far parte alla Compagnia del Riscatto di Roma per la liberazione degli schiavi dai “mori”. L’unione fu sancita l’11 aprile 1645, e da quel momento il nome variò in Compagnia del Riscatto (7).
Tale istituzione romana, faceva capo all’Ordine della Santissima Trinità che aveva come nome completo “Ordine della Santissima Trinità e redenzione degli schiavi” (8). Secondo la tradizione, infatti, il fondatore Giovanni De Matha, originario della Provenza, nel giorno della sua prima celebrazione della Santa Messa solenne, il 28 gennaio 1193, ebbe la visione di Cristo Redentore tra uno schiavo bianco e uno moro. Tale immagine fu riprodotta nel 1210 attraverso un mosaico cosmatesco, tutt’ora esistente, sul portale dell'antico convento di San Tommaso in Formis sul Celio a Roma (9).
I membri della nuova Compagnia del Riscatto sanminiatese, come i confratelli romani, erano riconoscibili da una cappa nera con cintura bianca, contraddistinta da una croce a due colori, rosso e celeste, sulla spalla bianca. Esattamente come i frati “trinitari”, chiamati, appunto, crocettini (10). Per questo motivo la chiesa della Compagnia prese il nome di “Crocetta”.


NOTE BIBLIOGRAFICHE:
(1) Piombanti Giuseppe, Guida storico-artistica della città di San Miniato al Tedesco, Tip. Ristori, San Miniato, 1894, ristampa anastatica in Bollettino dell’Accademia degli Euteleti, n. 44, 1975, San Miniato, pag. 71.
(2) Tognetti Livio, Il convento dei SS. Jacopo e Lucia di San Miniato nel racconto del primo libro della Cronaca, in Centi, Morelli, Tognetti, SS. Jacopo e Lucia: una chiesa, un convento. Contributi per la storia della presenza dei Domenicani in San Miniato, Accademia degli Euteleti, Palagini, San Miniato, 1995, pag. 140.
(3) Tognetti, Op. Cit., pagg. 142-143
(4) Piombanti, Op. Cit., pag. 71.
(5) Salmuels Olga, Due ore a San Miniato, Accademia Degli Euteleti, Palagini, San Miniato, 1987, pag. 6.
(6) Piombanti, Op. Cit., pag. 72.
(7) ASCSM, n. 443, Compagnia dell’Annunziata, Deliberazioni, in Tognetti, Op. Cit., pag. 143
(10) Piombanti, Op. Cit., pag. 72.
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